Andrea Braglia

Andrea Braglia

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Aumenti fuori controllo. Le spedizioni via mare costano quasi 1000 volte più di prima

Scritto il 10.08.2022

Il costo delle spedizioni via mare di merci e materie prime sta aumentando in modo “vertiginoso”, aggiungendo un’ulteriore variabile alla già complicata inflazione globale e alla crisi energetica.  Secondo i dati del Baltic Exchange, riportati da Bloomberg, i tassi di trasporto hanno raggiunto un massimo che non si vedeva da aprile 2020. Aumenti fino a quasi 1000 volte tra Medio Oriente e Giappone Il passaggio TC-5, comunemente usato per trasportare carburante dal Medio Oriente al Giappone, costava circa $ 61 al giorno a febbraio, mentre oggi è salito a un costo “allarmante” di $ 50.000 al giorno, con un incremento di + 81867% Non va meglio per le altre rotte… I costi di spedizione dagli Stati Uniti al Brasile, sulla rotta TC-18, sono aumentati da $ 3.800 al giorno, a febbraio, a un massimo attuale di $ 37.000 al giorno, pari a un incremento di +873%.   Le sanzioni autolesionistiche dell’Europa Il mondo dipende dai combustibili trasportati via mare e si prevede che la domanda aumenterà del 6% solo quest’anno: l’Europa si è letteralmente “sparata ai piedi”, eliminando l’uso del petrolio russo con le sue attuali sanzioni. E le crisi energetiche auto-inflitte di USA e Canada Allo stesso modo, gli Stati Uniti e il Canada hanno creato le proprie crisi energetiche nazionali, diventando dipendenti dalle importazioni di carburante.       

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Samsung ha 50 milioni di cellulari invenduti: la domanda è crollata

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 05.08.2022

Gli smartphone scarseggiavano dalla fine del 2021: Counterpoint Research ha abbassato le previsioni sulle spedizioni globali di smartphone da 1,45 miliardi di unità, ad 1,41 miliardi, evidenziando che gli OEM (Original Equipment Manufacturer) di smartphone hanno ricevuto, da inizio anno, solo l’80% dei componenti indispensabili per produrre telefoni durante la seconda metà dell’anno. Il caso Samsung Samsung è stata costretta a cancellare il suo modello “Galaxy Note” e i consumatori hanno dovuto aspettare settimane, per poter acquistare un telefono Samsung. https://www.androidheadlines.com/2021/10/chip-shortage-smartphone-shipments-2021.html Di recente, sono comparse pubblicità nelle quali Samsung propone ai propri clienti di riportare i loro vecchi telefoni (di qualsiasi anno e in qualsiasi condizione), prima di acquistare un modello più recente. La domanda di telefoni cellulari è decisamente calata e ora Samsung ha 50 milioni di telefoni in stock, che non riescono a vendere, dal momento che l’acquisto di un nuovo smartphone non è più una priorità per i consumatori, spaventati dall’attuale inflazione fuori controllo. Samsung stima che spedirà 270 milioni di nuovi telefoni quest’anno, ma con un 18% d’inventario invenduto, nella migliore delle ipotesi: la società ha notato che i loro modelli a basso prezzo costituiscono la maggior parte dell’inventario inattivo, indicando un segno dei tempi. Tutto il mercato al dettaglio è saturo Samsung, però, non è l’unica azienda che soffre di un’offerta che supera la domanda, dal momento che anche Walmart, Gap, Target e American Eagle hanno tutte evidenziato, nelle loro ultime previsioni sugli utili, di avere più prodotti di quanti ne possano vendere. I costi di magazzino per l’inventario inattivo stanno portando alcune aziende a considerare d’invertire la loro politica di restituzione: “ecco i tuoi soldi, tieni l’articolo”. “Per ogni dollaro di vendita, l’utile netto di un rivenditore è compreso tra un centesimo e cinque centesimi di Usd: mentre con i resi, per ogni dollaro di merce restituita, il costo del rivenditore è compreso tra 15 e 30 centesimi Usd”, ha detto alla CNN l’esperto di vendita al dettaglio Burt Flickinger. Tutto il mercato al dettaglio è saturo di forniture arrivate troppo tardi e con una domanda inferiore all’offerta, adesso corrono anche il rischio che i clienti possano iniziare a restituire la merce acquistata, creando ulteriori perdite al settore.  

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È appena avvenuta la maggiore vendita di azioni USA della storia

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 01.08.2022

Nelle ultime settimane di contrattazioni sui mercati finanziari USA, ci sono stati 5 giorni in cui più del 90% delle azioni USA ha perso: non è mai successo prima nella storia dei mercati finaziari, da quando si tengono delle statistiche; dal 1928 a oggi non si è mai verificata una situazione di mercato del genere, che rappresenta la maggiore vendita di azioni USA nella storia. Da inizio anno, inoltre, il valore di tutti gli asset finanziari mondiali è sceso di 15.000 Mld. Usd, ben oltre il livello segnato nel 2008, durante la crisi di Lehman Brothers: anche in questo caso, è stato segnato un nuovo record (negativo) storico, ovvero la maggior perdita della storia in sei mesi. Il mercato obbligazionario mondiale, a seguito del rialzo dei tassi d’interesse (che in particolare in Europa non venivano alzati da 11 anni), dell’inflazione fuori controllo e del fatto che le Banche Centrali mondiali stanno “drenando” liquidità dai mercati finanziari, sta “crollando”: l’intervento straordinario della BCE non credo che possa arrestare questo trend.      

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Crisi del debito europeo: BCE “all’angolo”

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  • Titoli di Stato, Spread e Tassi di i
Scritto il 27.07.2022

La Banca Centrale Europea ha annunciato che intende creare un nuovo strumento per affrontare il rischio di frammentazione finanziaria dell’Eurozona, eliminando le disparità dei tassi d’interesse pagati dagli Stati membri, che, pur in presenza di una moneta unica, vedono un aumento dei tassi nell’Europa meridionale rispetto a quella settentrionale: siamo nel 24° anno dall’introduzione dell’Euro e il mancato consolidamento del debito europeo (come avviene, invece, per il debito federale degli Stati americani) sta creando ulteriori problemi alla gestione fiscale della Comunità Europea La Bce ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Da quando il graduale processo di normalizzazione delle politiche è stato avviato nel dicembre 2021, il Consiglio direttivo si è impegnato ad agire contro i rischi di recrudescenza della frammentazione”. “La pandemia ha lasciato vulnerabilità durature nell’economia dell’area dell’euro, che stanno effettivamente contribuendo alla trasmissione non uniforme della normalizzazione della nostra politica monetaria tra le giurisdizioni” Maggiore disparità La BCE sostiene ora che “reinvestirà i rimborsi” dal suo programma d’emergenza per l’ acquisto di Bond europei, ovvero che, in altre parole, non ridurrà il suo bilancio relativo alle obbligazioni che sono sotto pressione (ovvero i Titoli di Stato europei, i cui rendimenti stanno salendo, a seguito del rialzo dei tassi d’interesse, con conseguente crollo dei prezzi), causando, di conseguenza, una maggiore disparità e frammentazione finanziaria. La Bce ha inoltre affermato che il suo impegno nei confronti dell’Euro, rappresenta di fatto la sua politica anti-frammentazione e che questo impegno “non ha limiti”. La pressione sugli Stati dell’Europa meridionale Gli Stati meridionali dell’Ue hanno dovuto sostenere costi d’indebitamento più elevati, a seguito dell’introduzione dell’Euro, durante la “crisi del debito sovrano” nel 2011 e ora, in mancanza di un consolidamento del debito europeo, si trovano a pagare tassi d’interesse più alti rispetto agli altri Stati membri: il presupposto di una politica monetaria unica (Euro), per 19 diverse posizioni fiscali (quelle degli Stati membri Eu), non può funzionare. Crisi del debito sovrano europeo La decisione della Bce di reinvestire ciò che aveva acquistato in precedenza, conferma che è in corso una grave crisi del debito sovrano europeo. Il rendimento annuo dei Titoli di Stato italiani con scadenza 30 anni, ha raggiunto il 4%, rompendo al rialzo la trend-line (linea rossa) di lungo periodo, che parte dai rendimenti massimi del 1994.  

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LA "TEMPESTA PERFETTA" SI STA ABBATTENDO SUI MERCATI FINANZIARI GLOBALI ED IN PARTICOLARE SULL’ITALIA - III PARTE

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 28.06.2022

LA "TEMPESTA PERFETTA" SI STA ABBATTENDO SUI MERCATI FINANZIARI GLOBALI ED IN PARTICOLARE SULL’ITALIA - III PARTE     Negli ultimi 7 giorni di contrattazioni sui mercati finanziari Usa, ce ne sono stati 5, in cui più del 90% delle azioni Usa ha perso e questo non è mai successo prima, nella storia dei mercati finanziari, da quando si tengono delle statistiche: dal 1928 ad oggi non si è mai verificata una situazione di mercato del genere, che rappresenta la maggiore vendita di azioni Usa nella storia. Da inizio anno, inoltre, il valore di tutti gli asset finanziari mondiali è sceso di 15.000 Mld. Usd, ben oltre il livello segnato nel 2008, durante la crisi di Lehman Brothers: anche in questo caso, è stato segnato un nuovo record (negativo) storico, ovvero la maggior perdita della storia in sei mesi.   Il mercato obbligazionario mondiale   Il mercato obbligazionario mondiale, a seguito del rialzo dei tassi di interesse (che in particolare in Europa non venivano alzati da 11 anni), dell’inflazione fuori controllo e del fatto che le Banche Centrali mondiali stanno “drenando” liquidità dai mercati finanziari, sta “crollando”: l’intervento straordinario della Bce non credo che possa arrestare questo trend.  

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LA CRISI DEL DEBITO EUROPEO: BCE “ALL’ANGOLO”.

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Scritto il 24.06.2022

La Banca Centrale Europea ha annunciato che intende creare un nuovo strumento per affrontare il rischio di frammentazione finanziaria dell’eurozona, eliminando le disparità dei tassi di interesse pagati dagli Stati membri, che, pur in presenza di una moneta unica, l’Euro, vedono un aumento dei tassi nell’Europa meridionale, rispetto a quella settentrionale: siamo nel 24° anno dall’introduzione dell’Euro ed il mancato consolidamento del debito europeo (come avviene, invece, per il debito federale degli Stati americani) sta creando ulteriori problemi alla gestione fiscale della Comunità Europea   Dichiarazioni della Bce   La Bce ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Da quando il graduale processo di normalizzazione delle politiche è stato avviato nel dicembre 2021, il Consiglio direttivo si è impegnato ad agire contro i rischi di recrudescenza della frammentazione". "La pandemia ha lasciato vulnerabilità durature nell'economia dell'area dell’euro, che stanno effettivamente contribuendo alla trasmissione non uniforme della normalizzazione della nostra politica monetaria tra le giurisdizioni”   Nuovo programma di emergenza della Bce   La Bce sostiene ora che "reinvestirà i rimborsi" dal suo programma-d'emergenza per l’ acquisto di Bond europei, ovvero che, in altre parole, non ridurrà il suo bilancio relativo alle obbligazioni che sono sotto pressione (ovvero i Titoli di Stato europei, i cui rendimenti stanno salendo, a seguito del rialzo dei tassi di interesse, con conseguente crollo dei prezzi), causando, di conseguenza, una maggiore disparità e frammentazione finanziaria. La Bce ha inoltre affermato che il suo impegno nei confronti dell’Euro, rappresenta di fatto la sua politica anti-frammentazione e che questo impegno "non ha limiti”.   Gli Stati meridionali dell'Ue hanno dovuto sostenere costi di indebitamento più elevati, a seguito dell’introduzione dell’Euro, durante la "crisi del debito sovrano" nel 2011 ed ora, in mancanza di un consolidamento del debito europeo, si trovano a pagare tassi di interesse più alti rispetto agli altri Stati membri: il presupposto di una politica monetaria unica (Euro), per 19 diverse posizioni fiscali (quelle degli Stati membri Eu), non può funzionare. La decisione della Bce di reinvestire ciò che aveva acquistato in precedenza, conferma che è in corso una grave crisi del debito sovrano europeo.   Il rendimento dei BTP a 30 anni   Il rendimento annuo dei Titoli di Stato italiani con scadenza 30 anni (grafico allegato), ha raggiunto il 4%, rompendo al rialzo la trend-line (linea rossa) di lungo periodo, che parte dai rendimenti massimi del 1994.  

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LA "TEMPESTA PERFETTA" SI STA ABBATTENDO SUI MERCATI FINANZIARI GLOBALI ED IN PARTICOLARE SULL’ITALIA - II PARTE

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 20.06.2022

Se la Federal Reserve porterà, entro fine anno, i tassi d’interesse al 4%, la Bce li aumenterà fino al 2%-2.5%. Questo significa che, visto l’attuale “spread” sui Titoli di Stato italiani, i rendimenti del Btp decennale potrebbero salire dal 3.3% attuale al 4.5%-5% e di conseguenza i prezzi crollare ulteriormente da 118 Eur attuali a 100 Eur. Il Btp decennale ha già perso il 24% dai massimi di 155 Eur a oggi. FED fino al 4% entro fine anno   Il mercato adesso si aspetta che la Fed porti i tassi d’interesse al 4% entro fine anno, dal momento che Eurodollar Future con scadenza Dicembre 2022 (il cui valore, per un singolo contratto, è di 250.000 Usd e ne vengono scambiati milioni, principalmente da clienti Istituzionali globali, per “scommettere” su dove saranno i tassi d’interesse entro fine anno) adesso quota 96 Usd. l rialzo globale dei tassi di interesse   Tutte le potenze economiche mondiali, a parte il Giappone e la Russia, stanno alzando i tassi d’interesse. Da 7 anni la Bce compra debito pubblico, tenendo bassi i rendimenti da 8 anni tiene i tassi ufficiali a zero da 11 anni non si procede a un rialzo Il cortocircuito del Gas I consumi industriali di gas, in Italia, sono in calo del 10% rispetto alla media degli anni precedenti (escluso il lockdown del 2020), ovvero la domanda di gas è calata, anche se l’offerta russa è aumentata, dal momento che è stato richiesto il “massimo contrattuale” e la Russia sta inviando tutto il gas richiesto: ciò consente di riempire gli stoccaggi (attività che procede a rilento, poiché effettuata in perdita) e quindi se ci fosse una domanda industriale normale, non riusciremmo a soddisfarla. Per la legge della domanda\offerta, con un consumo industriale di gas in calo, i prezzi del gas dovrebbero diminuire e invece sono aumentati di 5 volte: le privatizzazioni di Autostrade, Eni, Snam e di molte Banche, sono diventate un “boomerang”, perché adesso sono controllate da Fondi e investitori esteri, che non si curano affatto delle sorti economiche del nostro Paese, ma pensano solo ai propri profitti. L’Eurozona è esposta   Da Maastricht a oggi, il presupposto di una Comunità Europea economicamente più forte, è stato del tutto disatteso: dopo 30 anni, appare evidente che i Paesi dell’ Eurozona sono stati quelli più colpiti dalle crisi economiche/finanziarie, mentre le economie avanzate mondiali, si sono sempre comportate meglio.      

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Effetto boomerang delle sanzioni alla Russia: ci stiamo dando la zappa sui piedi.

Scritto il 17.06.2022

In questo momento la Russia sta continuando ad incassare miliardi dall’esportazione di petrolio, gas e materie prime, a scapito di quelle aziende che sono state in un modo o nell'altro tagliate fuori dal suo mercato: le sue casse traboccano di entrate dalle materie prime, che sono diventate più redditizie che mai grazie all'impennata dei prezzi globali, determinata in parte dalla guerra in Ucraina. Il rublo continua ad apprezzarsi Oltretutto il rublo si è apprezzato in maniera importante su euro e dollaro rispetto ai valori pre-guerra. Ci ritroviamo quindi una Russia rafforzata in maniera significativa nelle esportazioni di commodities, con una valuta forte e resiliente che si apprezza rispetto alle altre, assolutamente autosufficiente da un punto di vista delle materie prime, e che sta facendo alleanze di ogni tipo con Cina e India (che da sole costituiscono circa il 40% della popolazione mondiale...più di tre volte UE e USA messe insieme…) Effetto boomerang delle sanzioni Uno dei grandi “buchi" nelle sanzioni contro la Russia è la volontà di altre nazioni di continuare ad acquistare petrolio, anche se in alcuni casi con uno sconto. Le raffinerie indiane hanno acquistato più di 40 milioni di barili di petrolio russo tra l'inizio dell'invasione ucraina, la fine di febbraio e l'inizio di maggio: questo corrisponde al 20% in più rispetto ai flussi Russia-India per l'intero 2021, secondo i calcoli di Bloomberg basati sui dati del ministero del Commercio, dal momento che le raffinerie cercano accordi privati ​​invece di appalti pubblici per ottenere barili russi a un prezzo inferiore rispetto ai prezzi di mercato. Il mondo non è tutto contro la Russia "La stragrande maggioranza del mondo non è coinvolta nell'imposizione di sanzioni", ha affermato Wouter Jacobs, fondatore e direttore dell'Erasmus Commodity & Trade Center presso l'Università Erasmus di Rotterdam. "Il commercio andrà avanti, ci sarà la necessità di combustibili" e gli acquirenti in Asia o Medio Oriente aumenteranno, ha affermato.    

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La tempesta perfetta si sta abbattendo sui mercati e sta per travolgere l'Italia

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  • Titoli di Stato, Spread e Tassi di i
Scritto il 16.06.2022

Se la Federal Reserve porterà, entro fine anno, i tassi d’interesse al 4%, la Bce li aumenterà fino al 2%-2.5%. Questo significa che, visto l’attuale “spread” sui Titoli di Stato italiani, i rendimenti del Btp decennale potrebbero salire dal 3.3% attuale al 4.5%-5% e di conseguenza i prezzi crollare ulteriormente da 118 Eur attuali a 100 Eur. Il Btp decennale ha già perso il 24% dai massimi di 155 Eur a oggi. FED fino al 4% entro fine anno   Il mercato adesso si aspetta che la Fed porti i tassi d’interesse al 4% entro fine anno, dal momento che Eurodollar Future con scadenza Dicembre 2022 (il cui valore, per un singolo contratto, è di 250.000 Usd e ne vengono scambiati milioni, principalmente da clienti Istituzionali globali, per “scommettere” su dove saranno i tassi d’interesse entro fine anno) adesso quota 96 Usd. Mercati finanziari nel panico   Tutte le potenze economiche mondiali, a parte il Giappone e la Russia, stanno alzando i tassi d’interesse. Da 7 anni la Bce compra debito pubblico, tenendo bassi i rendimenti da 8 anni tiene i tassi ufficiali a zero da 11 anni non si procede a un rialzo Tutte e tre queste cose, adesso sono finite e i mercati finanziari sono nel panico.   Il cortocircuito del Gas   I consumi industriali di gas, in Italia, sono in calo del 10% rispetto alla media degli anni precedenti (escluso il lockdown del 2020), ovvero la domanda di gas è calata, anche se l’offerta russa è aumentata, dal momento che è stato richiesto il “massimo contrattuale” e la Russia sta inviando tutto il gas richiesto: ciò consente di riempire gli stoccaggi (attività che procede a rilento, poiché effettuata in perdita) e quindi se ci fosse una domanda industriale normale, non riusciremmo a soddisfarla. Per la legge della domanda\offerta, con un consumo industriale di gas in calo, i prezzi del gas dovrebbero diminuire e invece sono aumentati di 5 volte: le privatizzazioni di Autostrade, Eni, Snam e di molte Banche, sono diventate un “boomerang”, perché adesso sono controllate da Fondi e investitori esteri, che non si curano affatto delle sorti economiche del nostro Paese, ma pensano solo ai propri profitti. L’Eurozona è esposta   Da Maastricht a oggi, il presupposto di una Comunità Europea economicamente più forte, è stato del tutto disatteso: dopo 30 anni, appare evidente che i Paesi dell’ Eurozona sono stati quelli più colpiti dalle crisi economiche/finanziarie, mentre le economie avanzate mondiali, si sono sempre comportate meglio.  

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SILK FAW - NONOSTANTE I RITARDI, IL PROGETTO NON SI FERMA

Scritto il 13.06.2022

Silk Faw, il progetto delle hyper-car elettriche di lusso made in Reggio Emilia, nonostante qualche difficoltà nelle ultime settimane, sembra procedere secondo la tabella di marcia: sarebbe infatti in arrivo un importante finanziamento dal Kuwait ed inoltre la firma del rogito per l’acquisizione dell’area in cui sarà realizzato lo stabilimento sarebbe imminente. Capitali dal Kuwait Come riporta il quotidiano “La verità” infatti, ripreso da Reggionline, “60 milioni di Euro dal fondo sovrano “Kuwait Investiment Authority” per finanziare il progetto Silk Faw a Reggio. Sarebbe questo il primo risultato della raccolta di capitali avviata tra i mercati statunitensi e arabi dall’uomo d’affari newyorkese Jonathan Krane, presidente della stessa Silk Faw. Una raccolta che avrebbe come obiettivo quello di arrivare a quota 200 milioni di euro entro fine anno.                                                                 Tra una decina di giorni la compagnia sino-americana sarebbe nelle condizioni di firmare il rogito per l’acquisizione dell’area in cui sorgerà quella che è stata ribattezzata la cittadella dell’auto elettrica di lusso.                 Rassicurazioni in tal senso sarebbero arrivate nelle ultime ore dai dirigenti della Silk Faw all’amministrazione comunale di Reggio. Del coinvolgimento del fondo targato Kuwait (costituito nel 1953, il terzo più grande al mondo) parla in maniera approfondita il quotidiano “La verità”. Ma c’è di più: il gruppo starebbe selezionando nuovi manager dopo l’addio di Amedeo Felisa e Roberto Fedeli, appena approdati alla Aston Martin. Una figura di rilievo sarebbe stata individuata a Londra tra le fila di una nota casa automobilistica.“L’investimento complessivo da 1 miliardo e 300 milioni di Euro è confermato”, ha dichiarato, intanto, al quotidiano “Il Giornale”, Katia Bassi, managing director di Silk Faw, aggiungendo: “La nostra è una grande iniziativa, uno dei pochi investimenti esteri di rilievo in Italia”. Le rassicurazioni del management Già ad aprile, fondatore Jonathan Krane rassicurava: “Prevediamo di iniziare i lavori di costruzione del sito produttivo a maggio e di sfornare la prima vettura tra il 2023 e il 2024”, a cui faceva seguito nelle settimane successive Katia Bassi, direttore generale della Silk-Faw, che smentiva le voci delle sulle difficoltà del progetto e sostanzialmente ribadiva la tabella di marcia:  “Confermo le tempistiche annunciate nel 2021: entro il primo semestre di quest’anno ci sarà la posa della prima pietra, il grosso delle assunzioni avverrà nella seconda parte del 2023 e debutteremo sul mercato con la prima vettura nel 2024”.                    Un mega-progetto che, una volta realizzato, garantirebbe oltre un miliardo di euro di investimenti sul territorio e ricadute occupazionali che oscillerebbero tra i 1.500 ed i 3.000 nuovi posti di lavoro.

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E’ IL MOMENTO DI INVESTIRE SULL'URANIO

Scritto il 09.06.2022

  L'uranio non è una fonte rinnovabile e negli ultimi anni il costo della materia prima ha subito un aumento di costo dell’800%: l'uranio, utilizzato oggi per la fissione, è e resta una risorsa finita ed attualmente e le centrali nucleari funzionano secondo il principio della fissione nucleare, utilizzando l'uranio come combustibile. Il nucleare non emette CO2 Il nucleare non emette carbonio (CO2) quando viene utilizzato per produrre calore ed energia elettrica ed (tranne l’inquinamento e le emissioni che si producono nella fase di estrazione dell’uranio) inoltre non partecipa al riscaldamento globale ed ai cambiamenti climatici: ma dal momento che l’uranio non è una risorsa rinnovabile, perchè la natura non lo produce in continuità, quando finirà, sarà finita anche la possibilità di alimentare le centrali nucleari.  Nell'attuale contesto di transazione ecologica e di crisi energetica, il nucleare potrebbe rappresentare una valida alternativa, dal momento che la Cina sta investendo centinaia di miliardi di dollari nel settore ed intende costruire 150 nuovi reattori nei prossimi 15 anni: anche la Russia sta costruendo nuove centrali sul proprio territorio ed è uno dei principali esportatori di tecnologia nucleare nel mondo, dal momento che le sue aziende stanno lavorando per costruire decine di centrali nucleari all’estero. Chi produce energia nucleare nel mondo Attualmente, in Europa, la situazione della produzione di energia nucleare è divisa quasi perfettamente in due: ci sono 13 paesi che hanno reattori nucleari attivi (Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Romania, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia) e 14 paesi che non producono energia nucleare e che, al massimo, ospitano nel loro paese un singolo reattore per scopi di ricerca (Danimarca, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Austria, Polonia, Portogallo). Buy uranio Questo è il momento di investire sull’uranio, ovvero il “futuro petrolio”, risorsa sulla quale hanno scommesso da tempo i Family Office delle più ricche famiglie di industriali europei: https://www.bnnbloomberg.ca/family-office-for-oil-fortune-gets-200-gain-on-uranium-bet-1.1776076  

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IL RIALZO DEI TASSI DI INTERESSE? NON SERVIRA’ A RIDURRE L'INFLAZIONE

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Scritto il 03.06.2022

L’inflazione core, che non include cibo o energia, ha raggiunto il suo minimo nel 2010, dopo la chiusura annuale più alta di sempre nel 1979 (come mostra il grafico) ed ora ha di nuovo iniziato un trend decisamente rialzista: questo è ancora più evidente, se all’inflazione core aggiungiamo anche le componenti di cibo ed energia, che sono quelle che stanno salendo più velocemente e che stanno spingendo al rialzo l’inflazione complessiva, ad un ritmo ancora più più veloce.  Il rialzo dei tassi di interesse da parte delle Banche Centrali, non potrà arrestare l’attuale inflazione, dal momento che gli effetti del lockdown globale hanno creato una situazione “strutturale di carenza di materiali e di manodopera”, che sta contribuendo all’aumento dei costi, che a sua volta si riflette sui prezzi al consumo. Si tratta di un trend di medio-lungo termine, dal momento che il prolungato lockdown mondiale ha creato una situazione senza precedenti, per la prima volta nella storia, che non potrà essere tenuta sotto controllo con interventi di politica monetaria da parte delle Banche Centrali. L’aumento dei costi di trasporto delle merci provenienti dall’Asia ha ridotto, in Europa, la disponibilità di alcuni beni di largo consumo: si tratta di un problema che riguarda l’importazione di una larga gamma di merci che acquistiamo in Cina, perché vengono prodotti lì e che a causa delle difficoltà indotte dalla pandemia, hanno visto lievitare i loro prezzi. Superato il primo lockdown dell’anno scorso, la Cina già a novembre 2021 ha visto crescere le esportazioni del 21% rispetto all’anno precedente, nei settori produttivi di elettrodomestici, giocattoli, dispositivi di protezione individuale come mascherine e guanti, che come ben sappiamo sono una merce molto richiesta, ma anche di frutta secca o di biciclette. Questa è solo una delle conseguenze più problematiche sia dell’aumento delle esportazioni, sia delle conseguenze causate dal pandemia, per cui in questo periodo in Cina non è facile trovare container vuoti, con i quali viene spostato il 60% delle merci globali e, secondo le statistiche commerciali dell’ONU, attualmente ne circolano 180 milioni. I prezzi delle rotte verso l’Europa sono quadruplicati, dal momento che le aziende di spedizione si contendono quelle disponibili e, di conseguenza, continueranno le difficoltà produttive nelle aziende e gli aumenti dei prezzi di molti prodotti: l’aumento dei prezzi delle rotte, inoltre, non riguarda solo le merci spedite dall’Asia, ma si tratta di un trend globaleche coinvolge anche altri mercati, sia occidentali che asiatici. La recente chiusura del porto marittimo di Shanghai, il più trafficato al mondo, oltre alle sanzioni imposte alla Russia, ha ulteriormente esasperato l’attuale crisi della catena di approvvigionamento e di conseguenza il rialzo incontrollato dell’inflazione, che non potrà essere ridimensionato con il rialzo dei tassi di interesse da parte delle Banche Centrali.  

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