Linda Leodari

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Previdenza: come districarsi nella giungla dei fondi pensione

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  • Previdenza e Pensioni
Scritto il 18.04.2024

Nel contesto italiano, caratterizzato anche dalla presenza dei fondi pensione privati, il sistema pensionistico pubblico rappresenta uno dei pilastri del welfare, che per molti decenni è stato in grado di permettere a milioni di persone di poter contare su una pensione dignitosa senza doversene occupare di persona. Tuttavia, mai come oggi lo Stato si trova ad affrontare sfide cruciali per la tenuta di questo sistema, che per tanti anni ha rappresentato un’ancora di sicurezza per i cittadini. Un tempo il sistema pensionistico pubblico era basato sul meccanismo detto “a cassaforte piena”, ovvero i contributi cumulati dal lavoratore durante la sua vita lavorativa venivano materialmente accantonati, per poi fungere da serbatoio al quale attingere per garantire la rendita pensionistica, una volta superata l’età minima per poterne godere. Un meccanismo che da una parte immobilizzava una grande quantità di risorse, e dall’altra rischiava di vedere la rivalutazione del capitale pesantemente inficiata dall’inflazione. Un tesoretto al quale lo Stato attinse in più occasioni per motivazioni ben diverse dall’esigenza previdenziale. Si passò quindi al sistema a “cassaforte vuota”, nel quale le pensioni non sono più prese dai contributi accumulati dal lavoratore. Si utilizzano invece i contributi versati da chi lavora per pagare direttamente le pensioni, senza alcun accumulo. Un sistema basato sul cosiddetto patto generazionale, ovvero la consapevolezza di pagare le pensioni agli anziani di oggi sulla base della promessa che chi verrà dopo farà altrettanto. Dal sistema retributivo a quello contributivo Il primo sistema di questo tipo è stato quello retributivo, nel quale l’importo della pensione veniva calcolato sulla base delle ultime retribuzioni, a prescindere da quelle precedenti e quindi dai contributi effettivamente versati in precedenza. Questa modalità di calcolo ha potuto essere applicata fintanto che le persone in età da lavoro erano in numero molto superiore rispetto a quello dei pensionati, ed è stato il caso dell’Italia dal dopoguerra fino alla situazione attuale. Tuttavia, è evidente che questo metodo non è sostenibile, in quanto assegna pensioni ben più ricche di quanto il pensionato abbia effettivamente contribuito al sistema. Senza contare l’ampio uso a fini elettorali delle cosiddette baby pensioni, ovvero la prestazione previdenziale pubblica erogata a favore di persone con pochissimi anni di contributi. Considerando che dal punto di vista legislativo la pensione è un diritto acquisito, essa non è modificabile e pertanto gli impegni accumulati dallo Stato a causa del sistema retributivo rappresentano tuttora un enorme fardello. Per rendere il sistema più sostenibile si è poi passati al sistema contributivo, nel quale l’importo della pensione è commisurato ai contributi realmente versati. Considerando gli impegni precedenti, tuttavia, questo si è tradotto nella definitiva rottura del patto generazionale: da una parte i retributivi, in pensione prima e con importi elevati; dall’altra i contributivi, che dopo aver pagato per una vita le più alte pensioni dei retributivi si troveranno con una prestazione più bassa. Con il nuovo millennio e la crisi dei debiti sovrani degli anni Dieci, è stato necessario mettere nuovamente mano al sistema previdenziale pubblico, legandolo non più solo all’importo dei contributi versati, ma anche all’aspettativa di vita nel determinare la data di pensionamento: la cosiddetta riforma Fornero. Il sistema è comunque destinato a future ulteriori modifiche. Il metodo a “cassaforte chiusa”, infatti, di certo non risente dell’inflazione come il precedente, ma è esposto a un rischio esistenziale che si sta già manifestando: quello demografico. Il rischio demografico L’Italia è un Paese con un’età media molto elevata, dove il ricambio generazionale è inceppato e la piramide demografica si sta invertendo rapidamente, tanto che la data nella quale ci sarà un rapporto 1:1 tra lavoratori e pensionati si avvicina sempre di più. Questo fenomeno mette pressione sul sistema pensionistico, poiché ci sono meno contribuenti per sostenere gli attuali e futuri pensionati. L’aumento dell’aspettativa di vita aggrava questa situazione, in quanto le persone vivono più a lungo e, di conseguenza, ricevono la pensione per un periodo più esteso. Secondo le stime abbiamo già superato il punto di non ritorno: anche se da oggi si cominciassero a fare improvvisamente molti più figli, questi ultimi non farebbero in tempo a entrare nel mondo del lavoro in tempo. In questo senso, l’apporto esterno di nuovi contribuenti sarà cruciale per garantire la sostenibilità futura del sistema pensionistico pubblico. Come tutelarsi con i fondi pensione Dove il pubblico non arriva esistono comunque alternative in ambito privato, con le quali costruirsi in maniera autonoma una rendita che possa andare a integrare la pensione pubblica. Per gli aspetti principali, le varie forme di investimento previdenziale sono simili: hanno tutte sottostanti dei fondi d’investimento (fondi comuni o etf) e delle gestioni separate, e tutte sono ad accumulazione, pertanto la pensione integrativa verrà calcolata sui contributi accumulati dal lavoratore nel corso del tempo rivalutati dei rendimenti realizzati (con la possibilità di aggiungere al montante anche il TFR). Lo Stato ha la consapevolezza di questo problema, pertanto ha messo in campo diverse agevolazioni per incentivare la sottoscrizione dei piani pensionistici privati da parte dei cittadini. Vediamo le più importanti: I contributi versati nei fondi pensione privati sono subito deducibili dai redditi e quindi esentati dal calcolo delle tasse,fino a un importo massimo annuale di 5.164,57 euro. Coloro che non potessero portarli in deduzione dai redditi (ad esempio, i lavoratori in regime forfettario) o  coloro che versassero più di €.5.164,57 annui, possono comunque recuperare questo vantaggio fiscale alla fine del periodo di accumulo. Tutti i versamenti non dedotti devono essere comunicati al fondo annualmente e all’atto della consegna della prestazione finale (sia in forma di capitale che di rendita), non sono assoggettati a tassazione. Al pensionamento sul montante o rendita ottenuti vi è una tassazione agevolata al 15%. Dopo il 15°anno di permanenza nel fondo pensione viene applicata una riduzione della tassazione di uno 0,30% per ogni anno, fino a portare la tassazione ad un minimo del 9% annuo. I rendimenti derivanti dalla gestione finanziaria dei fondi pensioni sono assoggettati ad un’aliquota di tassazione ridotta dal 26% al 20%, mentre rimane invariata l’aliquota al 12,50% su rendimenti derivanti da titoli di stato. Per gli aderenti a fondi pensione legati alla propria categoria lavorativa è stato istituito il diritto di ottenere un contributo dal datore di lavoro, a patto che anch’essi versino nel fondo pensione il TFR e una quota del proprio stipendio. L’entità del contributo del datore di lavoro e dei dipendenti è indicata nei contratti collettivi nazionali di ogni categoria lavorativa. Per gli aderenti di prima occupazione, qualora nei primi 5 anni di  permanenza nel fondo pensione non riuscissero a versare fino a €.5.164,57 all’anno, hanno la possibilità di recuperare il plafond non versato negli anni che vanno dal 6° al 20°. Esistono comunque differenze sostanziali tra le varie forme di previdenza privata: Fondi preesistenti: sono forme pensionistiche complementari che risultavano già in essere alla data del 15 novembre 1992, cioè prima che venisse disciplinato in modo organico il sistema della previdenza complementare. Questa tipologia di fondo pensione raggruppa forme di previdenza complementare di varia tipologia a carattere collettivo, destinate a specifici ambiti di lavoratori. Fondi pensione chiusi (o negoziali): questi fondi sono riservati solo ad alcune categorie di lavoratori e istituiti da accordi o contratti collettivi di lavoro. Essendo organizzazioni senza scopo di lucro, presentano un ISC (Indicatore Sintetico dei Costi) medio per 10 anni di contribuzione pari allo 0,47%, secondo i dati del Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) relativi al 2022. Fondi pensione aperti: questi fondi sono accessibili a tutti, indipendentemente dalla categoria lavorativa di appartenenza. Sono istituiti presso banche, imprese assicurative, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM). L’ISC medio dei fondi aperti, calcolato sul medesimo orizzonte temporale, si attesta all’1,35%. Piani individuali pensionistici (PIP): questi piani possono essere istituiti esclusivamente da imprese assicurative. Pur essendo nella forma dei contratti di assicurazione sulla vita, i PIP sono a tutti gli effetti dei fondi pensione. L’ISC medio dei PIP a 10 anni si attesta al 2,17%. Tutte queste categorie di fondi pensioni sono vigilate da COVIP – Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione e offrono al lavoratore le medesime tutele. Come scegliere il fondo pensione? Nella scelta del fondo pensione è importante prendere in considerazione principalmente due aspetti: i costi del fondo pensione sono di varia natura e possono essere difficili da percepire per il risparmiatore: costi di ingresso e uscita, di gestione, di performance, di switch, di garanzia. L’insieme di tutti questi costi viene sintetizzato in una misura percentuale, rappresentata dall’indicatore ISC (indicatore sintetico di costo), riportato nel materiale informativo del fondo. I costi vanno a erodere il rendimento del fondo stesso e, nel lunghissimo periodo che caratterizza di solito questo tipo di investimento, anche piccole differenze dell’ISC possono avere un considerevole impatto sulla prestazione previdenziale finale, che si tramutano in migliaia di euro in meno per l’aderente. il tempo mancante al pensionamento, per poter scegliere la linea di investimento più congrua alla propria situazione. La scelta del fondo pensione è un momento importante e di lunghissimo periodo, da fare considerando molte variabili tra le quali, come detto, gli anni mancanti alla pensione, il reddito, il regime lavorativo (dipendente o autonomo). Per questo motivo è consigliabile avvalersi di un consulente, per non incappare in scelte fortemente penalizzanti per il proprio futuro. Cosa accade alla fine del periodo di accumulo? Quando arriva il momento del riscatto del fondo pensione il denaro accumulato tramite il versamento dei contributi viene restituito insieme ai rendimenti, al netto delle tasse. Il riscatto può avvenire in diverse modalità: tramite una rendita periodica vitalizia o, in alcuni casi specifici, sotto forma di capitale, o come mix di rendita e capitale. È stata prevista anche la possibilità, dopo 5 anni di permanenza nel fondo pensione e nel rispetto di determinati requisiti lavorativi, di  poter richiedere l’erogazione di una rendita temporanea (Rita), facendosi quindi anticipare parte di quanto accumulato prima del pensionamento. Esiste comunque la possibilità di prelevare una parte di quanto versato prima del pensionamento, a patto di rispettare determinate condizioni. Il fondo pensione infatti è uno strumento ideato per poter garantire una rendita integrativa alla pensione pubblica e quindi scoraggia i prelievi anticipati.

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I RISCHI LEGALI DELLE COPPIE DI FATTO IN ITALIA

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  • Pianificazione successoria
Scritto il 29.03.2024

Se una coppia sceglie di unirsi in maniera non ufficiale ha dei vantaggi indiscutibili. Il matrimonio e l’unione civile, infatti, presuppongono una lista di doveri piuttosto lunga e vincolante, cui le coppie di fatto non sono sottoposte. Senza contare gli obblighi e le lungaggini che si evitano nel caso si decida di interrompere la relazione. Oltre a questo, quando ci sono figli sempre più coppie scelgono di non registrare la convivenza in alcun modo, al fine di ottenere vantaggi sul piano fiscale – ad esempio con un ISEE più basso, inerente al genitore che si prende carico fiscalmente dei figli – e per poter accedere alle agevolazioni per i genitori single, sebbene il rischio di incorrere in problemi legali in caso di verifiche sia tutt’altro che nullo. Di converso, a fronte dei minori vincoli le coppie di fatto devono fare i conti con una serie di diritti sui quali non possono fare affidamento. Entriamo nel dettaglio. In Italia, il matrimonio non è più l’unica forma di unione tra due persone che si amano. Dal 2016, infatti, esistono le unioni civili, riservate alle coppie omosessuali, e le convivenze di fatto, aperte a tutti. La legge Cirinnà, che ha introdotto proprio i concetti di unione civile e di convivenza di fatto, ha cercato di dare una risposta al problema delle tante coppie che non possono o non vogliono sposarsi. Tuttavia, la Cirinnà non è risolutiva: le coppie di fatto, infatti, devono fare i conti con una serie di ostacoli e di incertezze che possono compromettere la loro stabilità e la loro sicurezza. I diritti delle coppie di fatto Se da una parte le coppie di fatto non hanno il dovere di fedeltà, dall’altra non hanno neppure il diritto al mantenimento in caso di separazione, il diritto alla comunione o alla separazione dei beni, il diritto alla reversibilità della pensione in caso di morte del partner, o la tutela del patrimonio immobiliare e dell’impresa familiare. Inoltre, le coppie di fatto non hanno diritto a ereditare la quota legittima del patrimonio del partner deceduto, se esistono altri eredi legittimi o testamentari, e hanno diritto a ereditare esclusivamente la quota disponibile, cioè quella di cui il defunto poteva liberamente disporre con testamento, solo se la convivenza di fatto è stata attestata da almeno due anni prima della morte. Nel concreto, le coppie di fatto devono accontentarsi di una tutela ridotta e precaria, e devono affidarsi alla buona volontà del partner e della sua famiglia, o alla discrezionalità del giudice, per risolvere le questioni più delicate e importanti della loro vita. L’uso scorretto delle polizze vita Spesso ricevono anche consigli imprecisi che nascondono ulteriori rischi, soprattutto in caso di decesso di uno dei due componenti. È il caso, ad esempio, dell’uso di polizze vita e strumenti simili, al fine di aggirare i limiti relativi alla successione legittima cui i conviventi di fatto non hanno diritto di partecipare. Adottare questi stratagemmi può sembrare una scelta furba per aggirare il problema, ma spesso viene sottovalutato il rischio che questo tipo di investimento venga riconosciuto quale donazione indiretta, generando una serie di grattacapi legali e costi anche importanti, in un momento già di per sé difficile dal punto di vista emotivo. Il contratto di convivenza per le coppie di fatto Un modo per limitare in parte questi rischi è il contratto di convivenza. Si tratta di un accordo scritto tra i due conviventi, che regola i rapporti patrimoniali e personali derivanti dalla loro unione. Il contratto dev’essere redatto per atto pubblico o scrittura privata autenticata e può contenere clausole relative alla contribuzione alle spese comuni, alla destinazione e alla gestione dei beni acquistati o posseduti in comune, alla regolamentazione dei rapporti in caso di scioglimento della convivenza, alla designazione di un tutore o di un amministratore di sostegno, alla donazione di organi o tessuti in caso di morte, alla nomina di un rappresentante per il riconoscimento dei diritti sanitari, previdenziali e assistenziali. Il contratto di convivenza, però, non è risolutivo e non sostituisce i diritti e i doveri previsti per le coppie sposate o unite civilmente. Piuttosto li integra, o li modifica in parte. Inoltre, il contratto di convivenza non è vincolante per i terzi, come le banche, le assicurazioni, le amministrazioni pubbliche, che spesso non lo riconoscono. Il contratto di convivenza non è obbligatorio ma facoltativo, e richiede la volontà e la capacità di entrambi i conviventi di stipularlo e poi, cosa niente affatto scontata, di rispettarlo. Non esiste una soluzione definitiva In conclusione, le coppie di fatto in Italia sono ancora in una situazione di svantaggio e di vulnerabilità rispetto alle coppie sposate o unite civilmente. La legge Cirinnà ha rappresentato un passo avanti – ma non sufficiente – per garantire loro una piena tutela e una pari dignità. Il contratto di convivenza può essere uno strumento utile per regolare i rapporti tra i conviventi e per prevenire o gestire i conflitti, ma va tenuto presente che si tratta di uno strumento non risolutivo. L’unica soluzione definitiva sarebbe quella di equiparare le convivenze di fatto alle unioni civili e al matrimonio, riconoscendo loro gli stessi diritti e doveri, senza distinzioni di sesso, di orientamento sessuale o di forma giuridica. Tuttavia, per questo servirebbe una riforma costituzionale, che al momento appare alquanto improbabile. Nella situazione attuale e considerati i rischi appena esposti, è pertanto consigliabile di rivolgersi a un professionista di fiducia, al fine di pianificare il proprio futuro di coppia con tranquillità e consapevolezza.

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Rendiconto costi e oneri: cos’è, come si legge e perché è importante

Scritto il 15.03.2024

Se avete investito i vostri risparmi riceverete a breve un documento chiamato “rendiconto costi e oneri”. Introdotto dalla direttiva europea Mifid 2, si pone l’obiettivo di rendere più trasparente e comprensibile il rapporto tra gli investitori e gli intermediari che offrono servizi di consulenza finanziaria. Vediamo di cosa si tratta, come si legge e perché è importante conoscerlo.   Cos’è il rendiconto costi e oneri Il rendiconto costi e oneri è un documento che l’intermediario è tenuto a inviare all’investitore ogni anno. Questo documento riassume tutte le spese che l’investitore ha sostenuto o che sosterrà per i suoi investimenti in strumenti finanziari (ad esempio azioni, obbligazioni, OICR, derivati). I costi e gli oneri presenti nel rendiconto possono essere di varia natura, come ad esempio il costo della consulenza, le commissioni di gestione, di performance, d’ingresso e di uscita, le spese di intermediazione, gli oneri fiscali. Il rendiconto permette all’investitore di conoscere il costo totale degli investimenti presenti nel suo portafoglio, e come questi impattano sul rendimento finale. È uno strumento molto utile, che permette di valutare se il servizio ricevuto è stato adeguato e conveniente, in modo da poterlo confrontare con eventuali diverse offerte in maniera più consapevole e informata. Le caratteristiche del rendiconto costi e oneri Il rendiconto costi e oneri dev’essere inviato almeno una volta all’anno: entro il mese di aprile nel caso di banche e società di gestione, ed entro fine febbraio per quanto riguarda i consulenti finanziari autonomi. Il rendiconto può essere inviato per posta ordinaria, ma con la digitalizzazione del mondo bancario è spesso caricato in formato elettronico all’interno dell’home banking. In quest’ultimo caso è consigliabile porre la giusta attenzione al fine di non perdere questa importante comunicazione, in quanto l’intermediario non è tenuto a inviare alcuna notifica di avvenuto caricamento. Il documento dev’essere chiaro, completo ed esaustivo, e deve contenere le seguenti informazioni: Il periodo di riferimento, che di norma coincide con l’anno solare precedente; Il controvalore medio investito nel periodo; Il rendimento netto del portafoglio, ovvero la variazione percentuale del valore del portafoglio, al netto dei costi e degli oneri sostenuti; Il dettaglio dei costi e degli oneri, suddivisi per tipologia e per singolo strumento finanziario. I costi e gli oneri devono essere espressi sia in valore assoluto che in percentuale sul valore del portafoglio. Inoltre, devono essere indicati i costi e gli oneri previsti per il futuro, se già noti o stimabili; Il confronto con il rendimento lordo del portafoglio, ovvero il rendimento che si sarebbe ottenuto senza alcun costo e onere. Questo permette all’investitore di capire quanto i costi e gli oneri hanno inciso sul suo investimento. Cosa è cambiato con la Mifid 2 La Mifid 2 ha introdotto l’obbligo del rendiconto costi e oneri per aumentare la trasparenza e la tutela degli investitori. Prima di questa direttiva, infatti, gli intermediari erano tenuti a fornire solo un’informativa sui costi e sugli oneri ex ante, ovvero a monte, prima cioè di concludere il contratto di investimento, e non ex post, ovvero a valle, cioè dopo aver prestato il servizio. Inoltre, l’informativa ex ante era spesso generica, incompleta e poco comprensibile, e non permetteva di avere una visione d’insieme dei costi e degli oneri effettivi. Con il rendiconto costi e oneri, invece, gli investitori possono avere una maggiore consapevolezza e controllo sui propri investimenti, e possono verificare se il servizio ricevuto è stato in linea con le proprie aspettative e con il profilo di rischio. Cosa fare dopo aver ricevuto il rendiconto costi e oneri Dopo aver ricevuto il rendiconto costi e oneri, il consiglio è di leggerlo attentamente e di confrontarlo con l’informativa ex ante che avete ricevuto prima di investire. In questo modo potete verificare se ci sono state delle variazioni significative dei costi e degli oneri, e se queste sono state giustificate e comunicate in modo adeguato. Se avete dei dubbi o delle domande, potete rivolgervi al vostro intermediario e chiedere delle spiegazioni. Se invece ritenete di aver subito un danno o una violazione dei vostri diritti, potete presentare un reclamo scritto al vostro intermediario e, in caso di insoddisfazione, ricorrere all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), un organismo indipendente e gratuito che si occupa di risolvere le controversie tra gli investitori e gli intermediari. Le decisioni dell’ACF non sono vere e proprie sentenze, e pertanto non sono vincolanti. Tuttavia, in caso di mancata applicazione delle decisioni in favore del cliente, la notizia viene pubblicata sul sito dell’ACF per cinque anni, e per sei mesi anche sul sito dell’intermediario inadempiente. In ogni caso, il rendiconto è uno strumento prezioso per valutare il rapporto costi/benefici del servizio reso dal proprio intermediario attraverso informazioni standardizzate, sebbene il modello grafico, per ora, non sia lo stesso per tutti. Ad ogni modo, l’uniformità delle informazioni presenti lo rende particolarmente utile per confrontare le diverse offerte presenti sul mercato, al fine di scegliere il servizio di intermediazione che fa più al caso proprio.  

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Polizze multiramo: chi fa il vero affare? Chi vende o chi acquista?

Scritto il 01.03.2024

Conosci le polizze multiramo?  Ti sono state proposte o ne possiedi già una o più? Se non sai cosa siano o non ti è chiaro come funzionano, puoi scoprirlo leggendo questo articolo così da farti un’idea se possano essere uno strumento effettivamente utile nella tua situazione.   Come sono costituite le polizze multiramo? Le polizze multiramo uniscono al loro interno una polizza gestione separata e una polizza unit linked. Per spiegarti cosa sia una gestione separata e cosa sia una unit linked ti invito a leggere i miei articoli ad esse dedicati e che trovi pubblicati in Moneycontroller e nella sezione "Post" del  blog nel mio sito www.lindaleodari.it  Puoi scegliere la multiramo con una componente di gestione separata (meno rischiosa della parte unit linked) più o meno elevata, a seconda del grado di rischio che decidi di voler assumere. Di norma si trovano polizze multiramo con delle percentuali già prestabilite all’interno della quota parte in gestione separata e di quella in unit linked; percentuali che puoi aumentare o diminuire o che rimangono fisse nei pesi prestabiliti dalla compagnia. Questa variabilità dipende dal tipo di prodotto che ti viene proposto. Vi sono infatti molte tipologie di polizze multiramo, con caratteristiche di composizione differenti. La parte in gestione separata di solito viene investita in un fondo appositamente creato e gestito dalla compagnia assicurativa e di solito genera, al netto dei costi, un rendimento molto modesto, a fronte della garanzia di mantenimento del capitale versato (al netto dei costi trattenuti sui premi versati). La parte in unit linked può essere costituita da fondi interni, fondi comuni, Sicav e talvolta in Etf è soggetta all’andamento dei mercati finanziari. Può essere più o meno esposta al rischio, a seconda di quanta parte si desideri destinare agli strumenti più aggressivi, come fondi, Sicav o etf azionari. Non ha di per sé un rendimento certo e nemmeno la garanzia di mantenimento del capitale, salvo in alcune tipologie ove questa garanzia di protezione, parziale o totale viene offerta (a fronte ovviamente di un costo maggiore). In alcuni casi ti è data la possibilità di scegliere i fondi o gli etf in cui investire, in altri no e la scelta è affidata ad un gestore. Di per sé quindi non stai acquistando un prodotto innovativo, ma solo un mix di tipologie di polizze già esistenti nel mercato, con grado di rischio molto diverso una dall’altra. I costi in una polizza multiramo Dal punto di vista dei costi una polizza multiramo non è assolutamente un prodotto economico, tutt’altro. Unisce infatti i costi della gestione separata e della unit linked che ingloba e ciò penalizza fortemente il suo potenziale di rendimento. Quali sono i vantaggi delle polizze multiramo? Se i costi sono elevati che erodono pesantemente i potenziali guadagni, quali sono i vantaggi che ti possono essere evidenziati da chi te la propone? Di norma viene esaltata la possibilità che offre di avere un’ampia diversificazione di investimento. La parte investita nella gestione separata è protetta e garantita e con la valorizzazione sempre al costo storico, consente una protezione dalle oscillazioni del mercato, offrendo una tranquillità emotiva (ideale per persone anziane o avverse al rischio). La parte in gestione separata è esente da imposta di bollo (pari oggi allo 0,20% del valore investito) e la tassazione, secondo le attuali norme fiscali, avviene solo alla liquidazione della polizza (tax deferall). Nella parte in unit linked tutte le tipologie di minusvalenze e plusvalenze generate dai fondi o etf interni alla polizza sono compensabili tra loro, contribuendo a migliore l’efficienza fiscale del prodotto. Nella parte in unit linked la tassazione, secondo le attuali norme fiscali, avviene solo alla liquidazione della polizza (tax deferall), così come l’addebito dell’imposta di bollo, oggi dello 0,20%, che quindi viene solo registrata dalla compagnia nel corso della vita del prodotto e poi addebitata al momento del rimborso. Il beneficiario di una multiramo può essere chiunque (anche al di fuori di parenti e affini) La polizza multiramo non concorre alla formazione dell’attivo ereditario ed è esente da imposte di successione Considera che se hai un patrimonio complessivo inferiore a 1 milione di euro, i trasferimenti al tuo coniuge o ai tuoi figli o ai tuoi parenti in linea retta sono esenti da imposte di successione. Trovi qui il link alle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate con le  attuali regole sulle imposte di successione. La polizza multiramo è impignorabile e insequestrabile   Ricordati che… Comprendere gli strumenti finanziari che ci vengono proposti è sicuramente importante per conoscerne limiti e potenzialità, ma la scelta di quali usare si può fare con consapevolezza solo se si è definito dove si vuole arrivare e quale sia il loro scopo nel tuo piano di vita. La buona gestione delle tue risorse e del tuo patrimonio passa attraverso la pianificazione finanziaria e si estende a una corretta gestione del bilancio famigliare, all’investimento del risparmio orientato ai tuoi bisogni e obiettivi, fino alle decisioni in ambito assicurativo, previdenziale e successorio. Questo approccio è la base per una vita finanziaria più serena e sicura.   Contattami per saperne di più o per una consulenza personalizzata. Scrivimi a info@lindaleodari.it.  

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Polizze Unit Linked: sono un vero vantaggio per i tuoi obiettivi?

Scritto il 15.02.2024

Polizze Unit Linked: sono un vero vantaggio per i tuoi obiettivi? Conosci le polizze unit linked?  Ti sono state proposte o ne possiedi già una o più? Se non sai cosa siano o non ti è chiaro come funzionano, puoi scoprirlo leggendo questo articolo così da farti un’idea se possano essere uno strumento effettivamente utile nella tua situazione. Le polizze unit linked sono polizze di ramo III e sono un prodotto finanziario-assicurativo che combina al suo interno le caratteristiche di un investimento in fondi comuni o etf con quelle di una polizza vita. Questo articolo è il terzo di quattro dedicati alle polizze vita. Se non hai letto i primi due: Polizze vita come investimento abbinato a garanzia per caso morte e Polizze gestione separata: cosa sono, come funzionano, vantaggi e svantaggi, puoi cercarli nel mio profilo in Moneycontroller o nel blog del mio sito https://www.lindaleodari.it/category/articoli-di-linda-leodari/ Ma cosa significa in termini pratici? Ebbene, hai presente le matriosche? Una cosa  simile: esse sono una sorta di contenitore che può investire in altri contenitori con specifici profili di investimento (fondi interni) i quali, a loro volta, acquistano fondi comuni, sicav o etf, o singoli titoli azionari/obbligazionari e al tutto si abbina una garanzia che si attiva in caso di morte del contraente. Fondi ed etf utilizzati possono essere di tipo azionario, obbligazionario, bilanciato o flessibile. In alcuni tipi di polizze hai la possibilità di scegliere i fondi di investimento, in altre no. Cosa offre la Garanzia Caso Morte? In caso di morte del contraente, essa offre la possibilità ai beneficiari della polizza di ottenere una maggiorazione di valore che si aggiunge al valore di quanto investito nei fondi comuni e/o etf al momento del decesso del contraente. Questa maggiorazione di norma corrisponde a una percentuale di quanto investito (di solito con un valore massimo prefissato dalla compagnia). Percentuale che diminuisce con l’aumentare dell’età del contraente fino quasi ad azzerarsi. Quindi in sostanza, viene riconosciuta una maggiorazione più elevata ai beneficiari nel caso in cui il decesso del contraente avvenga in giovane età; valore che si riduce enormemente nel caso in cui invece il decesso avvenga in età più avanzata. Il capitale versato è garantito? Vi sono due tipologie di polizze unit linked, in base al grado di protezione del capitale. Quando sottoscrivi una polizza unit linked, puoi versare in essa uno o più premi periodici, che vengono investiti in uno o più fondi comuni di investimento o etf (come indicato sopra) interni alla polizza stessa. Il valore della polizza unit linked varierà in base all’andamento di tali strumenti nei mercati finanziari. Nel tipo “puro” il capitale versato non è garantito ed è possibile subire delle perdite. Nel tipo “garantito” il capitale versato è protetto totalmente o parzialmente. Attenzione ai costi in una polizza unit linked! Queste polizze sono strumenti piuttosto complessi, in linea generale con costi importanti, non sempre semplici da individuare e comprendere. Esse potremmo dire siano una sorta di scatole cinesi in cui all’interno di ognuna vi sono dei costi che nell’insieme erodono una fetta molto consistente degli eventuali guadagni. Quali sono i costi in una polizza unit linked e come individuarli? Se desideri farti un’idea immediata di tutti i costi della polizza unit linked che ti hanno proposto o che hai già acquistato (chiedendoti se hai fatto un buon affare o meno), ti consiglio di chiedere il suo KID (Documento contenente le informazioni chiave) o di scaricarlo dal sito internet della compagnia assicurativa.  Il KID è un documento informativo di sole tre pagine in cui vengono riepilogate le caratteristiche principali, il grado di rischio e i costi della polizza. Alla sezione costi del KID sono visionabili il costo annuo complessivo del prodotto, se tenuto per un solo anno, o se mantenuto fino alla fine del periodo di detenzione raccomandato. Sono inoltre indicate in modo schematico le diverse tipologie di costi e l’incidenza di ognuna. Le tipologie di costi di questi strumenti sono molteplici. Spesso viene applicato un caricamento (leggi commissione) sui tuoi versamenti, che riduce quindi quello che destini all’investimento. Possono essere addebitate delle commissioni di uscita in caso tu decida di vendere anticipatamente il prodotto rispetto al periodo di detenzione minimo consigliato. Di norma queste commissioni di uscita decrescono con il passare degli anni fino ad azzerarsi, ma di fatto sono una barriera per scoraggiarti nel caso tu intenda uscire dal prodotto. Vi è un costo per la copertura assicurativa offerta, anche se spesso è la voce che ha il peso minore, dal momento che anche il valore stesso di questa garanzia è molto modesto. Ai costi sopra riportati si aggiungono i costi di gestione della polizza (di diversi tipi), ai quali si sommano i costi di gestione dei fondi comuni e/o etf in cui essa investe, a cui si possono aggiungere anche le commissioni di performance di alcuni dei fondi comuni. Vi è inoltre l’imposta di bollo annuale dello 0,2% sul valore investito in fondi comuni o etf. Polizza unit linked meglio se con all’interno fondi comuni o etf Nel caso in cui la polizza unit linked investa in etf anziché in fondi comuni, si ha una sicura riduzione dei costi di gestione di questi strumenti rispetto ai fondi comuni. Ti consiglio comunque di controllare tutte le altre condizioni economiche del prodotto per comprendere cosa costi nel suo insieme e controllare che a fronte di minori costi degli etf non vi siano maggiori costi di altro tipo. Verifica quindi nel suo KID tutti i costi della polizza unit linked. Non vi sono condizioni e costi standard prefissati e uguali per tutte le polizze unit linked. Per ogni strumento, quindi, va controllato quali siano le condizioni che lo regolano. Ma quali sono i vantaggi offerti da questi strumenti? I vantaggi sono più di uno. Una volta compreso quali siano però, ti consiglio di valutare la tua situazione e di chiederti se essi siano effettivamente utili nel tuo caso. Non è detto infatti che questi vantaggi siano importanti per chiunque. Non lasciarti influenzare su questo punto! Se questi vantaggi non ti servono, non ha senso acquistare un prodotto così costoso! Ecco, infine, i punti a favore di una polizza unit linked Il beneficiario può essere chiunque (anche al di fuori di parenti e affini) La polizza non concorre alla formazione dell’attivo ereditario ed è esente da imposte di successione Considera che se hai un patrimonio complessivo inferiore a 1 milione di euro, i trasferimenti al tuo coniuge o ai tuoi figli o ai tuoi parenti in linea retta sono esenti da imposte di successione. Trovi qui il link alle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate con le  attuali regole sulle imposte di successione  https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/schede/pagamenti/imposta-di-successione/aliquote-e-franchigie   La polizza è impignorabile e insequestrabile Tutti le tipologie di minusvalenze e plusvalenze generate dai fondi o etf interni alla polizza sono compensabili tra loro, contribuendo a migliore l’efficienza fiscale del prodotto. La tassazione, secondo le attuali norme fiscali, avviene solo alla liquidazione della polizza, così come l’addebito dell’imposta di bollo, oggi dello 0,20%, che quindi viene solo registrata dalla compagnia nel corso della vita del prodotto e poi addebitata al momento del rimborso. Come sono tassate le polizze unit linked intestate a persone fisiche? Per l’investitore persona fisica, la tassazione viene calcolata sul rendimento ottenuto dalla polizza e viene addebitata al momento del suo rimborso come imposta sostitutiva. Ciò significa che una volta pagata non è necessario dichiarare questa entrata nella propria dichiarazione dei redditi o mod.730. L’aliquota dell’imposta sostitutiva è variabile e dipende dalla quota media di titoli di stato e di altri titoli presenti nella polizza nel periodo in cui la si è detenuta. I titoli di stato europei o di altri stati in white list subiscono alle norme attuali una tassazione del 12,50%, mentre ai titoli differenti viene applicata una tassazione del 26%. La compagnia rileva, per ogni anno di permanenza nella polizza, la quota di titoli di stato e white list e la quota di altri titoli e alla liquidazione calcola una percentuale media degli uni e degli altri, determinando così quanta parte di rendimento è stato generato da titoli soggetti a imposta al 12,50% e quanta parte da titoli soggetti a imposta del 26%. Calcola quindi il valore dell’imposta complessiva come somma delle due parti. Per l’investitore persona giuridica (azienda) invece il rendimento della polizza al rimborso viene considerato reddito imponibile, sommato agli altri redditi prodotti dall’azienda e assoggettato alle imposte di legge previste per le aziende. Ricordati che… Comprendere gli strumenti finanziari che ci vengono proposti è sicuramente importante per conoscerne limiti e potenzialità, ma la scelta di quali usare si può fare con consapevolezza solo se si è definito dove si vuole arrivare e quale sia il loro scopo nel tuo piano di vita. La buona gestione delle tue risorse e del tuo patrimonio passa attraverso la pianificazione finanziaria e si estende a una corretta gestione del bilancio famigliare, all’investimento del risparmio orientato ai tuoi bisogni e obiettivi, fino alle decisioni in ambito assicurativo, previdenziale e successorio. Questo approccio è la base per una vita finanziaria più serena e sicura. Contattami per saperne di più o per una consulenza personalizzata. Scrivimi a info@lindaleodari.it. Seguimi anche su Facebook, LinkedIn e Instagram per rimanere sempre aggiornato sui miei approfondimenti e non perdere i prossimo e ultimo articolo sulle polizza vita.  

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POLIZZE RAMO I - GESTIONE SEPARATA Cosa sono e come funzionano?

Scritto il 05.02.2024

Polizze gestione separata Cosa sono? Le polizze a gestione separata sono degli strumenti così chiamati perché il patrimonio che vi è investito è separato dalle altre attività della compagnia assicurativa e quindi maggiormente tutelato. Sono polizze sulla durata della vita umana e sono dette di ramo 1. Ciò che destini ad una gestione separata viene investito per la maggior parte in titoli di stato, soprattutto italiani ed europei e in misura minore in titoli emessi da aziende, sempre nel rispetto del criterio della prudenza. In conseguenza al moderato rischio dei titoli in cui investono, queste polizze non offrono rendimenti particolarmente elevati. Come funzionano le polizze gestione separata? Le gestioni separate hanno la particolarità di mantenere il loro valore stabile nel tempo e di non subire la volatilità dei mercati finanziari, garantendo così a chi le sottoscrive una tranquillità emotiva, assieme alla garanzia di rimborso del capitale versato, garanzia talvolta comprendente anche la rivalutatazione annuale del rendimento ottenuto dalla gestione, al netto dei suoi costi. Di fatto però i titoli interni alla gestione separata subiscono delle oscillazioni di valore dovute al loro andamento nei mercati finanziari, ma vengono comunque valorizzati contabilmente nel bilancio della gestione al costo di acquisto, fino al momento del loro rimborso o della loro eventuale vendita. Per spiegare questo concetto considera ad esempio che la gestione separata compri un titolo il cui valore è €.1000. La compagnia manterrà nel bilancio della gestione questo titolo a €.1000, a prescindere dal suo valore nel mercato. Ciò fino al momento della sua vendita o del suo rimborso. In questo modo il valore che versi nella gestione separata può solo crescere, aumentato annualmente del rendimento ottenuto dalla stessa. In passato le compagnie offrivano dei rendimenti minimi garantiti, ma con il ribasso dei tassi di interesse degli ultimi 10 anni questa garanzia è andata scomparendo. Da cosa deriva il rendimento di una gestione separata? Il rendimento è dato da cedole e dividendi riconosciuti dai titoli in portafoglio e dagli utili o perdite generati via via da vendite e/o rimborsi degli stessi. Esso va a incrementare il valore di quanto hai versato, al netto dei costi. Quali sono i costi in una gestione separata? Nelle gestioni separate vi sono diversi tipi di costi: I caricamenti sui premi versati che riducono il valore destinato all’investimento e che sono trattenuti subito dalla compagnia, in misura fissa o in percentuale. A titolo di esempio, supponi di versare un premio di €.10.000 in una gestione separata con costi di caricamento sui premi dell’1%. Il valore trattenuto dalla compagnia sarà di €.100,00 l’investito di €.9.900. Gli oneri di gestione. Essi vanno a ridurre il rendimento annuo della gestione. Possono essere applicati dalla compagnia di solito in due modi. In misura percentuale fissa che mediamente si aggira attorno al 1%-1,5%, sottratto al rendimento annuo della gestione.Quindi se ad esempio la gestione ha reso il 3% e il costo di gestione è stabilito nell’1,3%, a te sarà riconosciuta la differenza, ovvero l’1,7% Tramite l’applicazione di un’aliquota di retrocessione. La compagnia si trattiene una quota parte del rendimento e la differenza ti viene riconosciuta. In questo caso la compagnia trattiene, ad esempio, il 20% del rendimento annuo e il resto rimane a te. Quindi nel caso di un rendimento annuo del 3%, il 20% di esso, pari allo 0,60% è trattenuto dalla compagnia e l’80% ti viene riconosciuto, pari al 2,40%. Penali di uscita: in molte polizze a gestione separata vengono applicate nei primi anni dalla sottoscrizione delle commissioni di uscita, di norma decrescenti fino all’azzeramento, anno dopo anno. Hanno lo scopo di scoraggiare la vendita dal prodotto dopo poco tempo. Quali sono i vantaggi offerti da una gestione separata? Il beneficiario può essere chiunque (anche al di fuori di parenti e affini) Non concorre alla formazione dell’attivo ereditario ed è esente da imposte di successione. Considera che se hai un patrimonio complessivo inferiore a 1 milione di euro, i trasferimenti al tuo coniuge o ai tuoi figli o ai tuoi parenti in linea retta sono esenti da imposte di successione. Per approfondire, puoi leggere le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate con le  attuali regole sulle imposte di successione. È impignorabile e insequestrabile È esente da imposta di bollo (pari oggi allo 0,20% del valore investito) Offre una tranquillità emotiva (ideale per persone anziane o avverse al rischio), con la protezione dalle oscillazioni del mercato Talvolta offre un rendimento minimo garantito, che, per chi detiene vecchie polizze poteva essere anche del 3-4%, ma che nei contratti degli ultimi anni si attesta allo 0%. Forse dopo il recente rialzo dei tassi di interesse potremo vedere in futuro nuove proposte di polizze gestione separata con rendimenti minimi garantiti più alti dello 0%. Quali sono gli svantaggi delle polizze gestione separata? I rendimenti non particolarmente elevati generati da questo tipo di prodotto sono pesantemente erosi dai costi applicati e la parte che rimane e che incrementa il valore di quanto versato è veramente molto magra. Vi è un rischio, anche se remoto, che la compagnia assicurativa possa non essere sufficientemente patrimonializzata per far fronte a numerose e contemporanee richieste di rimborso da parte dei clienti. Per tutelare i clienti da questo rischio, la Legge di Bilancio 2024, ha previsto l’obbligo di creazione di un fondo di garanzia, a carico delle compagnie assicurative che raccolgono o intermediano un valore di premi superiore a €.50.000.000. Il fondo avrà la stessa funzione del fondo interbancario di garanzia delle banche. La norma, tuttavia, permette loro di accantonare il valore minimo richiesto con molta tranquillità, nell’arco di 11 anni. La scadenza prevista per arrivare a regime è stata fissata nel 2035! Come sono tassate le polizze gestione separata? Per l’investitore persona fisica la tassazione viene calcolata sul rendimento ottenuto dalla polizza e viene addebitata al momento del suo rimborso come imposta sostitutiva. Ciò significa che una volta pagata non è necessario dichiarare questa entrata nella propria dichiarazione dei redditi o mod.730. L’aliquota dell’imposta sostitutiva è variabile e dipende dalla quota media di titoli di stato e di altri titoli presenti nella polizza nel periodo in cui la si è detenuta. I titoli di stato europei o di altri stati in white list subiscono alle norme attuali una tassazione del 12,50%, mentre ai titoli differenti viene applicata una tassazione del 26%. La compagnia rileva, per ogni anno di permanenza nella polizza, la quota di titoli di stato e white list e la quota di altri titoli e alla liquidazione calcola una percentuale media degli uni e degli altri, determinando così quanta parte di rendimento è stato generato da titoli soggetti a imposta al 12,50% e quanta parte da titoli soggetti a imposta del 26%. Calcola quindi il valore dell’imposta complessiva come somma delle due parti. Un esempio concreto Supponiamo tu abbia acquistato la gestione separata nel 2018 e disinvesta nel 2022 e che il suo portafoglio fosse stato costituito come nella tabella sotto riportata Per l’investitore persona giuridica (azienda) invece il rendimento della polizza al rimborso viene considerato reddito imponibile, sommato agli altri redditi prodotti dall’azienda e assoggettato alle imposte di legge previste per le aziende. Cosa è accaduto negli ultimi anni fino al 2022? Negli ultimi anni i titoli di stato italiani ed europei hanno offerto rendimenti sempre più ridotti rispetto al passato. Conseguentemente anche i rendimenti offerti dalle gestioni separate, piene di questi titoli, si sono via via ridotti nel tempo, tanto che una volta decurtati i costi di gestione della compagnia assicurativa, al cliente rimaneva ben poca cosa, rendendo questi strumenti sempre meno attraenti per i risparmiatori. Per far fronte a questo problema e per cercare di generare maggior rendimenti, le compagnie hanno ridotto negli anni la parte investita in titoli di stato, investendo in altri titoli  più remunerativi, sempre nel rispetto comunque del principio di investimento in strumenti prudenti. Nel 2018 l’IVASS inoltre ha permesso la creazione di un fondo utili in cui ogni gestione separata può far confluire le plusvalenze generate dalle vendite degli strumenti al suo interno, per redistribuirle poi nell’arco di 8 anni, regolando quindi nel tempo i rendimenti. Cosa è accaduto nel 2022-2023? Tra il 2022 e il 2023 abbiamo vissuto il prepotente ritorno dell’inflazione, rimasta sonnecchiante per anni e risvegliata in seguito ai blocchi produttivi e di trasporto delle merci durante i lockdown del periodo pandemico, a cui è seguito il blocco delle importazioni di gas e petrolio dalla Russia, come sanzione per la sua invasione dell’Ucraina. Per contenere l’inflazione le banche centrali dalla metà del 2022 e per tutto il 2023 hanno dato il via al rialzo dei tassi di interesse più rapido e pesante mai visto fino ad oggi. Quali sono le conseguenze di un aumento dei tassi di interesse sulle polizze gestione separata? Prima di spiegare questo concetto, ricordo per chi non avesse alcuna conoscenza di finanza, cosa sono le obbligazioni. Volendo dare una definizione molto sintetica e semplificata, le obbligazioni sono dei titoli che rappresentano dei prestiti. Quando acquisti un’obbligazione presti dei soldi a chi l’ha emessa, fino a una scadenza prefissata. Di norma le obbligazioni sono emesse ad un valore fisso, di norma 100, o inferiore in alcune tipologie e vengono rimborsate a 100. Se acquisti un’obbligazione alla sua emissione, hai diritto a ricevere un guadagno, che può derivare da cedole pagate periodicamente o dalla differenza tra il valore di acquisto (inferiore a 100) e di rimborso (a 100), fino alla sua scadenza. Se decidi di venderla prima della scadenza, il prezzo a cui la venderai dipenderà dal mercato. Devi sapere che, qualora vi sia un aumento dei tassi, il valore di tutte le obbligazioni presenti nel mercato, titoli di stato compresi (dei quali le gestioni separate sono piene) si riduce in proporzione alla loro durata. Quindi tanto più lontana è la loro scadenza e tanto maggiore è il calo del loro valore. Un esempio per capire meglio Per fare un esempio semplificato, supponi di avere acquistato, in emissione al prezzo di 100, un titolo di Stato con scadenza tra 10 anni, con cedola del 0%. Se i tassi di interesse oggi aumentano del 5%, il rendimento di un titolo di Stato di nuova emissione, sempre con durata 10 anni, aumenterà al 5%. Per essere altrettanto attraente per il mercato, il tuo titolo di Stato con cedola annua allo 0% dovrà offrire anch’esso un rendimento annuo del 5%, come il titolo di nuova emissione, e l’unico modo per fare ciò è che il suo prezzo scenda da 100 a circa 50 euro (con un calo del 50% del suo valore iniziale, pari al 5% per ognuno dei suoi 10 anni di durata!). In questo modo, chi lo acquistasse oggi a 50, otterrebbe comunque fino a scadenza un rendimento annuo del 5% derivante dal minor prezzo pagato. Che conseguenze ha portato l’aumento dei tassi di interesse nelle gestioni separate? La prima conseguenza è che in questo anno e mezzo, i titoli di stato europei (ma non solo) hanno subito forti cali di valore. Chi li ha acquistati direttamente, dopo i numerosi cali, ha ottenuto rendimenti superiori alle gestioni separate, con minori costi e minor rischio. Questo cambio radicale di scenario ha portato quindi molti risparmiatori a riscattare le proprie gestioni separate, optando per l’acquisto diretto dei titoli di stato. La seconda conseguenza è che le gestioni separate hanno incamerato pesantissimi cali di valore per tutti i titoli di stato che avevano in portafoglio, con scadenze lunghe/lunghissime. Come detto, esse infatti riportano in bilancio i valori dei titoli al loro costo iniziale e quindi i cali che essi hanno subito non toccano il risparmiatore, ma creano alle compagnie un importante problema. Qualora infatti molti clienti dovessero richiedere contemporaneamente il riscatto delle loro posizioni, esse si vedrebbero costrette a dover intaccare le riserve accantonate e a vendere molti dei titoli in portafoglio per poter effettuare i rimborsi, concretizzando così le perdite dovute al calo di valore che questi hanno subito e prendendosene pienamente carico, dal momento che ai clienti non possono rimborsare un valore inferiore al capitale da essi versato. Il caso Eurovita: cosa è successo? Il caso della compagnia assicurativa Eurovita è stato l’esempio di questa tempesta perfetta. La compagnia, con insufficienti riserve accantonate e in seguito al forte calo di valore dei titoli nella propria gestione separata, non sarebbe più stata in grado di rimborsare i risparmiatori che avevano acquistato i suoi prodotti. Nel 2023 è stata quindi posta in amministrazione straordinaria, per intervento del Ministero dell’Impresa e del Made in Italy, su proposta dell’IVASS (Ente che vigila le compagnie assicurative). Gli asset in gestione di Eurovita, gestioni separate comprese, sono stati distribuiti tra alcuni grandi gruppi assicurativi e in extremis i clienti sono stati comunque tutelati. Il caso Eurovita, nonostante vi sia stato un lieto fine per i risparmiatori, è stato un terremoto nell’ambito delle gestioni separate, da sempre ritenute sicure e ha fatto emergere una potenziale fragilità nell’attuale sistema delle polizze vita. Ricordati che… Comprendere gli strumenti finanziari che ci vengono proposti è sicuramente importante per conoscerne limiti e potenzialità, ma la scelta di quali usare si può fare con consapevolezza solo se si è definito dove si vuole arrivare e quale sia il loro scopo nel tuo piano di vita. La buona gestione delle tue risorse e del tuo patrimonio passa attraverso la pianificazione finanziaria e si estende a una corretta gestione del bilancio famigliare, all’investimento del risparmio orientato ai tuoi bisogni e obiettivi, fino alle decisioni in ambito assicurativo, previdenziale e successorio. Questo approccio è la base per una vita finanziaria più serena e sicura. Contattami per saperne di più o per una consulenza personalizzata.   Nei prossimi due articoli approfondirò altre tipologie di contratti.         

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Polizze vita come investimento abbinato a garanzia per caso morte

Scritto il 24.01.2024

Questo articolo è il primo di quattro articoli dedicati all’approfondimento delle polizze vita come investimento e strumento di tutela per i tuoi cari. Lo scopo di questo lavoro è di fornirti delle spiegazioni semplici e chiare, così da permetterti di comprendere questi strumenti e decidere se possano essere per te effettivamente utili, o meno. Ti è mai capitato che la banca o la Posta ti propongano come forma di investimento una polizza vita? È accaduto anche a te, ma non ti è chiaro cosa siano questi strumenti e non sai bene se siano effettivamente vantaggiosi? Spesso chi le propone ne decanta i numerosi vantaggi, senza spiegarne però bene il funzionamento, gli altrettanti limiti, come ad esempio gli elevati costi, e spesso le suggerisce senza conoscere la tua situazione, i tuoi bisogni e senza preoccuparsi se esse possano essere effettivamente utili per te. Ho preparato una raccolta di quattro articoli e questo è il primo su questi prodotti. Vorrei fare chiarezza su queste tematiche, spiegando in modo semplice e senza conflitti di interesse, quali tipologie di strumenti puoi trovare nel mercato e le loro caratteristiche, con pro e contro, così da aiutarti a valutare se uno di esse possa effettivamente essere ciò che ti serve o evitare che ti venga venduto qualcosa che non ti serve nulla e che impegna il tuo patrimonio senza dare adeguati frutti e con costi importanti. Qualche premessa sulle polizze vita per capire meglio l’investimento Prima di iniziare va detto che vi sono due gruppi di polizze vita. Vi sono le polizze vita che hanno unicamente lo scopo di protezione (come le temporanee caso morte o le assicurazioni di rendita) e che, a fronte del decesso del contraente, riconoscono un capitale o una rendita ai beneficiari e quelle che sono una forma di investimento del risparmio, abbinata ad una garanzia di copertura del caso morte del contraente. I quattro articoli che pubblicherò da oggi è concentrata su questa seconda categoria: le polizze vita come strumento di investimento abbinato a garanzia per la morte del contraente. In questo ambito vi sono nel mercato sostanzialmente tre tipologie di contratti, tutte normate e controllate dall’IVASS. Le gestioni separate (dette anche polizze rivalutabili di ramo I) Le polizze unit linked (dette polizze di ramo III) Le polizze multiramo (che sono l’unione di una gestione separata e di una unit linked) Vi sarebbe stata poi una quarta tipologia delle polizze index linked, oggi ormai non più in commercio e della quale quindi non parlerò in questi scritti. Qualora la tua banca o la posta ti prone una polizza vita, ricorda che ogni intermediario ha i suoi prodotti, ognuno dei quali con il proprio nome commerciale. Ti consiglio quindi di chiedere sempre spiegazioni su come funzioni e cosa costi, oltre a farti indicare a quale delle tre categorie sopra indicate faccia parte. Se non comprenderai le spiegazioni del consulente che te la propone, sapendo di che tipologia sia il prodotto suggerito, potrai riprendere questi articoli, per rileggere le spiegazioni delle sue caratteristiche di massima e se lo vorrai, potrai consultarmi per una valutazione. Ricordati che… Comprendere gli strumenti finanziari che ci vengono proposti è sicuramente importante per conoscerne limiti e potenzialità, ma la scelta di quali usare si può fare con consapevolezza solo se si è definito dove si vuole arrivare e quale sia il loro scopo nel tuo piano di vita. La buona gestione delle tue risorse e del tuo patrimonio passa attraverso la pianificazione finanziaria e si estende a una corretta gestione del bilancio famigliare, all’investimento del risparmio orientato ai tuoi bisogni e obiettivi, fino alle decisioni per assicurarti una tranquillità in ambito assicurativo, previdenziale e successorio. Questo approccio è la base per una vita finanziaria più serena e sicura. Nei prossimi tre articoli approfondirò le singole tipologie di contratti ora solo introdotti.

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Educatore finanziario, un nuovo traguardo professionale

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 15.01.2024

Il nuovo anno è ormai avviato e siamo tutti concentrati nella definizione dei propri buoni propositi e obiettivi da realizzare. Come consulente finanziario autonomo, mi impegno sempre per rimanere aggiornata non solo sulle novità del mio settore o su quanto accade nel mondo, ma anche sull’evoluzione di altre professioni vicine alla consulenza finanziaria. Troppo spesso nel settore della consulenza finanziaria si rischia di incappare in sedicenti guru che promettono risultati sorprendenti. Ottenere una certificazione di qualità permette a noi consulenti di dimostrare la nostra competenza e garantire affidabilità e professionalità. Ora sono anche un Educatore finanziario Ho deciso di arricchire la mia figura professionale con quella dell’Educatore finanziario. Ho svolto con profitto il corso di alta formazione tenuto dall’AIEF – Associazione italiana educatori finanziari e ottenuto l’iscrizione al Registro degli educatori finanziari, con il fine di poter portare una maggiore consapevolezza finanziaria alla comunità. Ma cosa significa essere un Educatore finanziario? In poche parole, consiste nell’essere un professionista che insegna l’educazione finanziaria, aiutando le persone a prendere decisioni consapevoli per gestire saggiamente le proprie risorse, spiegando i concetti di base dell’economia e di come questa possa influire nella vita quotidiana e nelle scelte di vita, piccole o grandi che siano. Questa figura opera in diversi contesti, dalle istituzioni scolastiche alle banche, progettando e attuando percorsi formativi che mirano a sviluppare un’autentica alfabetizzazione finanziaria. Formazione come valore Come già accennato, la formazione continua è una delle colonne portanti della mia attività. Proprio per questo durante il 2024 continuerò il mio percorso di arricchimento professionale, intraprendendo il percorso per ottenere la certificazione, riconosciuta a livello mondiale, CFP di Financial Planner di Financial Planning Standards Board Italia. In questo percorso, che durerà alcuni mesi e si concluderà con un esame, potrò approfondire diversi concetti legati all’ambito della pianificazione finanziaria, fondamentali per una consulenza finanziaria di eccellenza. Potrò ripassare e approfondire quindi diverse tematiche, come la matematica finanziaria con analisi quantitativa, l’ analisi e selezione dei prodotti di investimento, l’ analisi dei mercati, la composizione di asset allocation, la finanza comportamentale, la pianificazione finanziaria, previdenziale, assicurativa, immobiliare e successoria. Sono certa che questa esperienza arricchirà la mia professionalità e la qualità de servizio offerto ai miei clienti, ai quali già da anni propongo la gestione del loro patrimonio sulla base della pianificazione per obiettivi di vita.

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La pianificazione dei vostri obiettivi, un regalo importante per tutta la famiglia

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  • Consulenza patrimoniale
Scritto il 19.12.2023

Il Natale è un momento speciale, un momento in cui la famiglia si può riunire, fermarsi dalla routine quotidiana e dedicarsi a sé stessa e ai propri cari. È un'occasione preziosa per riflettere sulle cose che ci sono importanti, sulle nostre priorità e sui nostri desideri. Perché non approfittare di questo momento per fare a se stessi e alla propria famiglia un regalo importante? Un regalo che non ha un prezzo, ma che ha un valore inestimabile: quello della condivisione, della riflessione e della pianificazione del futuro. Prendetevi un po' di tempo tutti insieme e riflettete su cosa vorreste realizzare. Quali sono i vostri obiettivi? Quali sono i vostri sogni? Quali sonoi vostri punti deboli? Una volta che li avrete individuati, metteteli per iscritto, dando loro un ordine di priorità e indicando per ognuno quando dovrebbe avvenire e quale costo economico dovrebbe avere. Questa attività vi permetterà di ragionare assieme su obiettivi, desideri e punti critici di tutti, nessuno escluso! Confrontateli con le vostre risorse economiche, considerando anche le entrate future, nel tempo che intercorre fino alle scadenze dei vostri obiettivi. Prevedete poi di tenere qualcosa per le emergenze o gli imprevisti così da affrontare eventuali difficoltà senza mettere a rischio i vostri obiettivi. Questo lavoro, fatto assieme a tutta la famiglia, vi porterà a creare un quadro chiaro, ma soprattutto condiviso, dei vostri obiettivi. Vi permetterà di comprendere se siano realizzabili e, in caso contrario, di modificarli o di riorganizzarli in modo da renderli più realistici. Includere i vostri figli in questi ragionamenti li responsabilizzeràe li farà sentire importanti Questa è un'attività che unisce, che rafforza i legami e che fa capire loro che state costruendo qualcosa assieme, che vi state muovendo insieme verso il futuro e in modo ragionato, considerando anche la loro opinione. Ma quali sono gli obiettivi da individuare? Non possiamo definirli in modo netto e uguale per tutti: ognuno di noi può averne uno o più e possono essere diversi da una persona all’altra. Ad esempio, per i nostri figli possiamo desiderare di potergli offrire la possibilità di un buon percorso di studio; per noi e per il nostro futuro al ritiro dal lavoro potremmo aver bisogno di una rendita che ci permetta di vivere in tranquillità. Guardando ad orizzonti temporali più vicini, per molti un obiettivo potrebbe essere un bel viaggio o l'acquisto della nuova auto, o di una casa più grande. Qualunque siano i vostri obiettivi, prendervi un momento per voi, in cui riflettere su tutto questo e su come gestire al meglio le vostre risorse per arrivare a raggiungerli, sarà un passaggio di grande importanza e di crescita familiare Non vi eviterà le difficoltà di ogni giorno e non spariranno gli imprevisti. Avere però già un piano, che tenga conto di molte variabili e in cui avrete previsto già delle soluzioni, vi permetterà di vivere e guardare al futuro con molta più serenità

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Obbligazioni in portafoglio: il punto della situazione

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  • Obbligazioni - investimenti obbligaz
Scritto il 28.11.2023

Su Plus 24 de Il Sole 24 Ore di sabato 25/11/23, trovate il mio contributo all’articolo sul tema “Bond governativi fino a 5 anni. Lungo termine? In chiave tattica”  Nell’articolo si è parlato di inflazione e di tassi di interesse e mi è stato chiesto quale durata media dovrebbero avere oggi i titoli presenti nella parte obbligazionaria di un portafoglio investimenti ideale. Le mie risposte sono partite da un analisi dello scenario attuale, in cui probabilmente siamo giunti alla fase conclusiva dell’aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali europea e statunitense, anche se non si può dare per certo che l’inflazione sia domata del tutto, nonostante il suo trend sia in evidente rallentamento. Quali obbligazioni inserire nel portafoglio?  Considerando di giungere alla fase che stiamo vivendo ora, già qualche mese fa ho iniziato a proporre ai clienti di inserire nel comparto obbligazionario dei loro portafogli strumenti con una duration (durata finanziaria, di cui spiego in seguito il significato del termine) più lunga, portandosi mediamente su scadenze intorno ai cinque anni. Ovviamente, essendo i portafogli dei miei clienti creati su misura delle loro esigenze e obiettivi, anche la parte obbligazionaria segue questa logica, per cui, in linea con l’orizzonte temporale degli obiettivi, propongo strumenti obbligazionari con scadenze e tipologie diverse (governativi, aziendali, di buona qualità e ad alto rischio/rendimento). La mia strategia come consulente finanziario indipendente Ho ritenuto interessante iniziare questo cambiamento nei portafogli già qualche mese fa, in quanto in quel periodo il comparto obbligazionario presentava quotazioni molto depresse rispetto al passato e, in molti casi, rispetto a oggi. Avevo preparato i miei clienti per comprendere che, anche se il momento di ingresso non fosse stato quello ottimale, avrebbero comunque potuto acquistare degli strumenti con un grado di rischio non particolarmente elevato (es. titoli governativi o obbligazioni societarie di buona qualità), con rendimenti molto interessanti (generati soprattutto dalle quotazioni allettanti, più che dalle cedole offerte), fissandoli per più anni, anche a fronte di qualche sbalzo di valore iniziale. In diversi casi, ma per quote di portafoglio più limitate, ho suggerito anche l’acquisto di BTP con durate lunghe, oltre i dieci anni. Per clienti con necessità di recuperare le minusvalenze ho consigliato l’utilizzo ad esempio di un BTP scadenza 2037 con cedola molto bassa, in combinazione con altri strumenti che permettano la compensazione dei guadagni ottenuti con le perdite pregresse, dal momento che i guadagni in conto capitale ottenuti dai titoli di stato sono compensabili solo per il 48,077%. A titolo di esempio, il  BTP 12/01/21-01/03/37 0.95% – IT0005433195, cedola annua 0.95% lordo, con cadenza semestrale e prezzo di acquisto ad oggi di circa 65. Offre al momento un rendimento annuo lordo del 4,50% lordo fino alla scadenza del 01/03/2037, di cui la maggior parte derivante da guadagno in conto capitale.  L’idea è di sfruttare l’incremento del prezzo che il titolo dovrebbe ottenere in seguito all’avvio del calo dei tassi di interesse fra qualche mese, in quanto la sua lunga duration funge da amplificatore della performance. Duration: cosa è importante sapere le obbligazioni in portafoglio Che cos’è la duration? E perché è importante conoscerla e tenerne conto nella scelta degli strumenti che vanno a comporre la parte obbligazionaria del portafoglio?  La duration è espressa in anni e giorni e misura il tempo necessario per recuperare il capitale investito attraverso le cedole e il rimborso a scadenza di un’obbligazione. Essa misura la sensibilità del prezzo dell’obbligazione alle variazioni dei tassi di interesse. In generale, un’obbligazione con una duration più lunga è più sensibile alle variazioni dei tassi di interesse rispetto a un’obbligazione con una duration più breve. Cosa significa in sostanza? Facciamo un esempio. Immaginiamo di avere un’obbligazione che scade tra 10 anni e che offre un rendimento del 5%. Se i tassi di interesse aumentano di 1%, il prezzo dell’obbligazione diminuirà di circa il 5%. Questo perché gli investitori saranno disposti a pagare un prezzo inferiore per un’obbligazione che offre un rendimento inferiore ai tassi di interesse correnti. La duration si utilizza per determinare l’impatto di un aumento dei tassi di interesse sul prezzo di un’obbligazione. Ad esempio, se la duration di un’obbligazione è di 5 anni, un aumento dei tassi di interesse di 1% comporterà una diminuzione del prezzo dell’obbligazione di circa il 5% (ipotizzando che si tratti di un titolo che non paga cedola). In un periodo di aumento dei tassi di interesse quindi, il valore delle obbligazioni cala proporzionalmente tanto più quanto la loro duration è lunga. Al contrario invece, in fase di calo dei tassi di interesse, tanto più è lunga la duration e tanto più è la crescita di valore dell’obbligazione. Obbligazioni in portafoglio con duration lunghe quindi sono molto volatili e possono quindi avere oscillazioni di valore importanti, sia in positivo, che in negativo. Quali altri fattori determinano il rendimento di uno strumento obbligazionario? La duration non è l’unico parametro che determina le variazioni di valore di un’obbligazione o di un ETF o fondo comune obbligazionario. Vanno considerati altri fattori, come la qualità creditizia degli emittenti delle obbligazioni, o l’influenza del cambio valutario, se si acquistano strumenti in valuta estera, senza la copertura valutaria. Conoscere questi concetti e conoscere in quale scenario ci si trovi, è estremamente importante al fine di scegliere gli strumenti giusti per comporre un portafoglio equilibrato e adatto alle proprie esigenze.

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Cosa è importante considerare quando si decide di investire in T-Notes.

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  • Obbligazioni - investimenti obbligaz
Scritto il 15.11.2023

Nell’edizione del 07/11/2023  di PLUS 24 Rubrica Filo diretto a pagina 8, ho avuto modo di rispondere a una domanda di un lettore circa l’investimento in T-Notes. Riporto di seguito la domanda e la mia analisi su cosa è importante considerare quando si decide di investire in T-Notes. In base alle prospettive di andamento dell’inflazione e del cambio Euro/Dollaro, può essere conveniente attualmente investire in T-Bond (T-Notes, ndr) a medio lungo termine (tra i 5 e 10 anni). Qual è il rapporto tra andamento dell’inflazione americana e cambio euro/dollaro? Non conoscendo la situazione finanziaria del lettore, le sue necessità in ordine temporale e la sua propensione al rischio, consiglio prima di tutto di assicurarsi di aver impostato una strategia di investimento che tenga conto dei suoi obiettivi, per poi valutare in base a essi la convenienza della scelta di un asset di investimento rispetto a un’altra. Ciò premesso, la politica restrittiva di aumento dei tassi di interesse attuata dalla Banca centrale americana per ridurre l’inflazione, ha portato i rendimenti dei T-Notes (i titoli di stato americani con scadenze da 1 a 10 anni che interessano al lettore) ai livelli di vent’anni fa, oggi molto vicini ai rendimenti da dividendo del settore azionario, che però non sta offrendo un adeguato premio per il rischio. È più che lecito quindi chiedersi se non sia il caso di approfittarne per accumulare nel portafoglio una quota più importante, rispetto al passato, di titoli governativi, piuttosto che esporsi nel settore azionario. Quali fattori mantengono elevati i rendimenti dei T-Notes? Nel caso dei T-Notes va considerato che i rendimenti sono sostenuti anche da fattori ulteriori rispetto all’aumento del tasso praticato per contenere l’inflazione come la riduzione del numero degli acquirenti. Da un lato la banca centrale americana, oltre ad aver aumentato i tassi, sta riducendo gli acquisti di titoli di stato; dall’altro alcuni grandi compratori del passato, come Cina e Giappone, per motivi diversi uno dall’altro, li stanno riducendo.  Questa dinamica che contribuisce a mantenere i rendimenti agli elevati livelli attuali, rende le emissioni più interessanti per nuovi acquirenti, ma costituisce nel contempo un ostacolo nel processo di riduzione dei tassi di interesse. Il rischio del debito degli USA D’altro canto, va considerato il rischio rappresentato dalla grande mole del debito statunitense, che ha raggiunto un livello mai visto finora. Gli Stati Uniti se non fossero in grado di ridimensionare il rapporto tra debito e PIL, potrebbero essere considerati meno affidabili, arrivando a subire un declassamento del rating creditizio. In tal caso il Paese dovrebbe aumentare ulteriormente i tassi offerti dalle proprie emissioni, rendendo quelle precedenti meno attrattive, provocandone un inevitabile calo di valore. Cosa considerare quando si vuole investire in T-Notes? Arrivando alla domanda del lettore, i T-Notes ai tassi attuali e con scadenze diversificate sono interessanti, ma come investitore italiano deve considerare che li acquisterebbe con un dollaro relativamente forte, che, a una futura riduzione dei tassi, potrebbe perdere vigore, portando a una diminuzione del valore dell’investimento in euro. Il rafforzamento del dollaro è stato infatti la diretta conseguenza dell’aumento dei tassi di interesse praticato per contenere l’inflazione. I rendimenti più elevati hanno attratto capitali, incrementando la richiesta della valuta facendone impennare il valore. Viceversa un’inflazione in calo avrebbe come conseguenza una minore domanda di valuta americana e il suo relativo indebolimento Nel medio-lungo termine, tuttavia il preciso andamento del cambio euro/dollaro non è prevedibile.  Potrebbe giocare a favore, come compromettere l’esito dell’investimento. Per neutralizzare le oscillazioni del cambio euro dollaro si può optare per un Etf che replichi questi titoli con copertura valutaria, considerando che questa garanzia da un lato comporta un maggior costo, dall’altro preclude la possibilità di godere degli eventuali effetti positivi dall’esposizione alla valuta americana. Ritengo che, in un’ottica di diversificazione, una quota in T-Notes con scadenze diversificate, si possa comunque detenere, affiancata a emissioni di paesi europei in valuta euro con rating creditizi di buon livello e con scadenze medio lunghe dai rendimenti molto interessanti, senza esposizione al rischio di oscillazioni valutarie.  

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Investimenti a breve termine per far fruttare la tua liquidità dormiente

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 02.11.2023

La liquidità dormiente nel tuo conto corrente spesso rappresenta una mancata opportunità di gestire bene il proprio risparmio. In questo articolo approfondisco come gestirla al fine di farla fruttare grazie a investimenti mirati, senza vincoli di tempo e a costi contenuti. Da mesi tenere il denaro fermo in conto è diventato un onere da non sottovalutare, con il ritorno di un’inflazione galoppante, che ha eroso e tutt’ora erode il valore dei nostri risparmi, giorno dopo giorno. Conseguenze dell’inflazione sulla liquidità dormiente Per domare l’inflazione la banca centrale europea ha aumentato i tassi di interesse, portando a un aumento del costo di mutui e finanziamenti, arrivato in questo ultimo anno a livelli che non si vedevano da oltre 10 anni. Questo, tuttavia, ha portato anche un cambiamento positivo, seppur maturato in modo più lento. Ci ha riportato la possibilità di ottenere dei rendimenti interessanti dalla liquidità ferma in conto corrente, attraverso l’investimento in strumenti finanziari a basso rischio, a costi di gestione contenuti o nulli (escluse eventuali commissioni di acquisto e/o vendita) e spesso senza vincoli temporali di mantenimento. In questo modo riusciamo a guadagnare qualcosa che contribuisce a contrastare la perdita di valore del nostro denaro causata dell’inflazione. Gli strumenti per investimenti a breve termine della liquidità dormiente  Gli strumenti a disposizione sono principalmente tre: Titoli di stato: sono titoli di debito emessi da un governo o da una banca centrale. Sono considerati investimenti tra i più sicuri. Con l’aumento dei tassi di interesse le vecchie emissioni hanno subito degli importanti cali di valore e ancora oggi si trovano diverse occasioni a “sconto” che permettono guadagni più che discreti agevolati anche dalla tassazione ridotta al 12,50%, rispetto alle obbligazioni emesse da aziende, i cui rendimenti sono tassati al 26%. Va inoltre considerato che non hanno costi di gestione annui. ETF monetari: sono fondi comuni di investimento passivi (senza un gestore e con costi molto contenuti) che replicano l’andamento di titoli di stato e/o altri strumenti finanziari a breve termine. Offrono rendimenti a volte anche leggermente superiori ai titoli di stato, ma sono comunque considerati investimenti sicuri. La tassazione dei guadagni di questi etf dipende da quali titoli replicano. Può partire per alcuni dal 12,50% per arrivare in altri al 26%. Conti deposito: sono conti bancari che offrono un rendimento fisso sul deposito, che di norma è più elevato se si accettano dei vincoli sulle tempistiche di investimento. Se si decide di disinvestire prima della scadenza spesso si perde il guadagno accumulato. I rendimenti sono assoggettati all’imposta del 26%.   Come scegliere lo strumento adatto per noi? Nella scelta dello strumento, è importante considerare diversi fattori, tra cui: Liquidità: è la possibilità di poter liquidare l’investimento rapidamente e a costi contenuti (nel caso di titoli di stato ed etf vanno verificati quindi i volumi di scambio in borsa dello strumento e più elevati sono e minore è lo spread denaro/lettera, ovvero il differenziale tra il prezzo di acquisto e vendita, che rappresenta un costo implicito, che va a sommarsi alle commissioni di acquisto e vendita, addebitate dal proprio intermediario. Costi: è importante considerare i costi di gestione, di negoziazione e di tassazione dello strumento, cercando ove possibile il meno costoso. Tassazione: i rendimenti sono tassati in modo diverso a seconda dallo strumento da cui derivano, per cui vi può essere un impatto più che doppio della tassazione a seconda che derivi, ad esempio, da un titolo di stato o da un conto deposito. Un vantaggio da considerare nell’investimento della liquidità in titoli di stato con scadenze brevi è la possibilità di usarli in strategie di recupero delle minusvalenze. Di per sé comunque tenere i propri risparmi tutti in conto corrente non è una scelta adatta a chi ha degli obiettivi di medio lungo termine (come, a puro titolo di esempio, mettere da parte un capitale a sostegno della futura pensione, o per ritirarsi dal lavoro anticipatamente, o, ancora, per poter sostenere il percorso di studi dei propri figli…). L’investimento dei nostri risparmi, per poter essere veramente essere di aiuto nel contribuire al raggiungimento dei nostri obiettivi, va organizzato considerando le loro tempistiche, oltre al nostro personale grado di sopportare le oscillazioni dei mercati finanziari. Vuoi rivedere la tua gestione finanziaria? Ti aiuto io! Se sei abituato a tenere in conto corrente buona parte dei tuoi risparmi, ti consiglio vivamente di riflettere se sia proprio indispensabile lasciarli lì, o se non sia il caso di rivedere la tua gestione finanziaria, mettendo quello che hai al servizio dei tuoi obiettivi. Se credi sia arrivato il momento di fare ordine nell’organizzazione dei tuoi risparmi, per pianificare e attuare una strategia di investimento efficace, che ti aiuti a concretizzare i tuoi obiettivi, posso affiancarti in questo processo, passo dopo passo, lavorando per te e con te, senza nessun conflitto di interesse. Contattami per sapere come. Il primo colloquio è sempre gratuito. Ti spiegherò come lavoro, quali sono i vantaggi che la mia consulenza ti può offrire e ti darò già un preventivo di costo

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