Fabrizio Carpi

Fabrizio Carpi

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Belt and Road

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 24.09.2019

La Nuova Via della Seta (Belt and Road) promette grandi opportunità di sviluppo per i Paesi che si trovano sulla rotta tracciata dalla Cina: ecco su quali settori investire La Nuova Via della Seta (Belt and Road) rappresenta un’iniziativa strategica della Cina che si pone l’obiettivo di costruire una nuova rete infrastrutturale capace di ottimizzare i collegamenti commerciali con i paesi nell’Eurasia, permettendo così di accorciare il continente asiatico. L’idea del progetto ci riporta alle avventure di Marco Polo e delinea possibilità uniche per le aziende che operano nei Paesi attraversati dalla Nuova Via della Seta: questi Paesi, infatti, potranno sviluppare progetti di costruzione come nuove strade, aeroporti, ponti e porti. A questo proposito il caso del Pireo, il porto di Atene, è da manuale. La compagnia cinese Cosco, che ne è proprietaria, ne ha fatto in pochi anni un nodo cruciale per lo smistamento merci tramite una cooperazione porto-ferrovia capace di raggiungere in modo veloce il cuore dell’Europa. Una mission ben definita che ha proiettato il porto greco al sesto posto in Europa secondo quanto riportato da “Trasporto Europa” nel marzo 2019. URBANIZZAZIONE SOSTENIBILE Se si allarga l’orizzonte e si guarda alle aree che sono nelle fasi iniziali di urbanizzazione e che vogliono prevenire crisi ambientali, si constata come le potenzialità di business scaturite dalla Nuova Via della Seta tendano ad allargarsi alle aziende specializzate che vantano esperienza anche nell’urbanizzazione sostenibile, necessaria a costruire un corridoio economico fondamentale per sostenere l’economia dei Paesi da esso attraversati.  Come fanno notare gli analisti e le pubblicazioni che seguono l’iniziativa, in alcuni dei Paesi attraversati dalla Via della Seta, le strade sono completamente da rifare, se non da costruire da zero. Basti pensare all'Africa,  A oggi i contratti siglati nel solo settore delle costruzioni ammontano a 340 miliardi di dollari americani. “Per tutte queste ragioni, molte società attive nelle costruzioni, nell’ingegneria, nella manifattura avanzata e nella logistica– se coinvolte in questo progetto – potranno , a nostro avviso, beneficiare negli anni di una significativa spinta rivalutativa in Borsa” puntualizzano, ad esempio, gli esperti di Invesco. Molte Società specializzate potranno infatti fornire la tecnologia necessaria e il supporto strategico nei contratti firmati nel settore delle costruzioni ( per esempio Alstom, Schneider Electric e Thales ) UN’ACCURATA SELEZIONE DELLE AZIENDE Il problema è che selezionare queste aziende e tenerle costantemente sotto osservazione per verificarne la valutazione, l’affidabilità patrimoniale e reddituale e la sostenibilità del business nel corso degli anni in funzione delle effettive capacità manageriali e dei risultati di bilancio non è affatto un esercizio per investitori improvvisati. Occorrono competenza, esperienza sul campo ed enormi risorse per l’analisi comparativa di settore e di mercato. La Via della Seta del terzo millennio percorribile dagli investitori. Un’opzione a disposizione per gli investitori in Fineco Bank tramite la selezione di Società di gestione e di Fondi e/o comparti di Sicav con profilo di rischio moderato che potrebbero beneficiare, direttamente o indirettamente, delle ricadute della Nuova Via della Seta.   

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Recupero Minusvalenza ?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 16.07.2018

Assolutamente possibile, spesso molto conveniente utilizzando i certificate. Ultimamente sto inserendo nei portafogli di Clienti con Minusvalenze importanti un prodotto di Natixis, a mio avviso molto utile in questi casi. Il titolo quotava negli ultimi giorni sotto quota 900, rendendolo a mio parere ancora più attrattivo e conveniente per lo scopo di cui sopra. Il certificato ha sostanzialmente quattro obiettivi. Primo Obiettivo: la supercedola. La supercedola iniziale pagherà 100 euro ogni 1000 euro di nominale acquistato (10% del nominale) con data di osservazione il prossimo 13 agosto e data di pagamento il 22 agosto. Con la quotazione al momento sotto la parità, tale cedola, interamente utilizzabile come compensazione di minusvalenze, ha un rendimento addirittura superiore al 10%, a poco più di un mese dalla pubblicazione di questo articolo. I tre sottostanti del certificato, che sono i titoli Faurecia (componentistica per auto), LVMH (lusso) e Rheinmetall (armi), affinché la cedola venga erogata, devono trovarsi al di sopra della barriera, stabilita al valore del 60% della loro quotazione al momento della emissione del certificato. Secondo Obiettivo: il rimborso anticipato Il certificato ha un’ottima condizione di autocallable (cioè di rimborso anticipato, rispetto alla sua scadenza naturale di cinque anni) a partire dal 13 febbraio del 2019, e ad ogni scadenza trimestrale successiva, fino a maggio 2023, a condizione che tutti e tre i titoli siano sopra il valore di strike iniziale della quotazione. Terzo obiettivo: cedola trimestrale Finché il certificato non viene rimborsato viene erogata una cedola trimestrale dello 0.70% nel caso in cui tutti e tre i titoli non perdano più del 25% rispetto allo strike iniziale. Quarto Obiettivo: protezione del capitale. Alla scadenza naturale del certificato, nel 2023, se il peggior titolo è sopra il 60% del valore preso a riferimento come strike iniziale, il certificato rimborsa il 100% del valore nominale. Se un titolo alla scadenza ha un valore inferiore al 60%, verrà rimborsata la performance del titolo peggiore. Conclusioni Segnalo alla tua attenzione di lettore questo certificato, come prodotto potenzialmente interessante per le finalità esposte sopra. Contattatemi per avere il codice ISIN !!!

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Obbligazioni Indiane, ottima opportunità

Scritto il 04.06.2018

Mentre l'Occidente è alle prese con un'ondata di populismo, l'Asia meridionale sta vivendo una rivoluzione più pacata: la trasformazione dell'India in una ruggente economia del XXI secolo. Questo ha creato un'opportunità straordinaria per chi investe nei mercati obbligazionari internazionali. Nel 2018, l'India si appresta a diventare la quinta economia mondiale. Malgrado le inevitabili difficoltà , il governo del primo ministro Narendra Modi e la Banca centrale stanno gestendo con successo questa transizione economica. Le riforme stanno apportando rapidi miglioramenti alle infrastrutture nazionali e al modo stesso di fare business. In questi ultimi anni, la bilancia dei pagamenti dell'India si è notevolmente irrobustita. Il deficit delle partite correnti ha continuato a diminuire e le politiche governative volte ad aprire l'economia hanno migliorato sensibilmente il flusso degli investimenti diretti esteri. Le autorità stanno ora valutando la possibilità di innalzare le soglie per gli investimenti dei portafogli esteri, visto che quelle attuali vengono da tempo utilizzate quasi interamente. Ciò renderebbe il mercato obbligazionario indiano più accessibile ai non residenti. L'anno scorso, la partecipazione degli investitori esteri al mercato obbligazionario indiano è aumentata e il rischio di eventi avversi non è certo mancato, tuttavia la volatilità è rimasta relativamente contenuta. Ciò dovrebbe essere di grande conforto per le autorità e, visto che il miglioramento della crescita induce i legislatori a promuovere maggiori investimenti privati, potrebbe essere il momento ideale per aprire i mercati dei capitali, fornendo alle aziende un maggior margine di manovra per finanziarsi da sole e ridurre i costi del debito. La recente legge di bilancio annunciata dal primo ministro Modi è stata alquanto sobria, puntando alla riduzione del deficit pubblico e dell'accumulo di debito nel breve e lungo periodo. Ciò è di particolare importanza in quanto incide sul rating creditizio del paese, un fattore fondamentale per chi investe in obbligazioni. Lo slittamento rispetto all'obiettivo di deficit fissato per il 2017/2018 dal 3,5% al 3,2% era stato ampiamente anticipato visti gli shock inferti all'economia da misure quali la demonetizzazione e l'introduzione della tassa su beni e servizi (GST). Con le elezioni federali in programma il prossimo anno, la finanziaria 2018/2019 rischiava di dover incorporare uno slittamento ben più consistente, oltre a misure populiste e a una sospensione del percorso di consolidamento. Il governo ha invece predisposto una legge di bilancio credibile che punta a un risanamento fiscale al 3,3% dal 3,5%. L'amministrazione ha inoltre accettato due raccomandazioni nell'ambito della legge Fiscal Responsibility & Budget Management Act (FRBM), una delle quali prevede la riduzione del rapporto tra debito pubblico centrale e statale e PIL al 60% del PIL entro il 2023, mantenendo l'atteggiamento prudenziale più a lungo termine. L'introduzione della GST è stata una delle riforme più importanti mai attuate e, di certo, la più rilevante sul versante fiscale. La sua promulgazione ha visto il coinvolgimento del governo centrale e dei vari governi statali, chiamati in ultima istanza ad accettare, recepire e attuare le proposta normativa. Questo successo la dice lunga sulle capacità del governo attuale, che è riuscito a sanare diverse fratture con gli Stati per arrivare all'approvazione della legge. Una legge magari non impeccabile, ma che rappresenta comunque un enorme passo avanti. Fortunatamente, i livelli di indebitamento dell'India e il suo rapporto debito/PIL non sono particolarmente elevati, specie se confrontati a quelli di altri mercati emergenti. Il debito estero, perlopiù a lungo termine e privo di emissioni sovrane, ammonta ad appena il 20% del PIL ed è coperto per quasi l'80% da riserve, che superano i 400 miliardi di dollari. I parametri delle riserve valutarie dell'India sono tra i più solidi al mondo, coprendo quasi 10 mesi di importazioni, mentre il debito a breve termine ne assorbe appena il 20% circa. Anche se le agenzie di rating sono state probabilmente lente a prendere atto di molti di questi miglioramenti, gli investitori riconoscono che le prospettive per il paese sono migliorate e che sono state gettate le basi perché l'iter delle riforme economiche vada avanti. I credit default swap sovrani a cinque anni scambiano sui livelli più bassi dell'ultimo quinquennio. Non meno encomiabile dell'impegno profuso dal governo Modi per riequilibrare i conti pubblici è stato l'approccio proattivo di politica monetaria adottato dalla Banca centrale. Urjit Patel, governatore della Reserve Bank of India (RBI), ha tenuto fede in maniera impeccabile al suo regime di controllo dell'inflazione. In occasione dell'ultima riunione, la RBI ha deciso di lasciare invariato il tasso di riferimento al 6%. Pur esprimendo qualche timore circa la "ripresa [della crescita] che va nutrita con grande cura", i funzionari hanno intrapreso un percorso prudente, scegliendo a ragione di trascurare gli shock di breve termine causati dalla demonetizzazione e dall'introduzione della GST e anticipando una possibile risalita dell'inflazione dovuta a una crescita rinvigorita. L'accelerazione dell'inflazione negli ultimi mesi è dovuta in parte a fattori transitori. Verso la fine del 2017 diverse aree dell'India sono state colpite da inondazioni che hanno danneggiato i raccolti agricoli e causato un repentino rincaro della verdura e dei generi alimentari. Da allora, l'inflazione è diminuita dopo la semina e il raccolto delle colture rabi nel primo trimestre, che allenteranno le pressioni sul fronte dell'offerta. Un secondo fattore è stato l'incremento programmato dei salari dei dipendenti pubblici, il cui impatto massimo era previsto per dicembre dello scorso anno. Pertanto, ipotizzando che il petrolio rimanga relativamente stabile (l'India è un importatore netto), i rischi relativi a inflazione e deficit pubblico risultano incorporati nei prezzi in maniera ampiamente adeguata. Il governo resta fedele al suo programma di riforme e le sue priorità rimangono il miglioramento del tenore di vita dei lavoratori agricoli, l'edilizia sociale e gli investimenti in infrastrutture quali ferrovie e strade, obiettivi che vengono preferiti a misure più populiste come l'erogazione di sussidi. L'amministrazione, inoltre, ha finalmente portato a termine il piano di dismissioni superando l'obiettivo prefissato per il 2017/2018 e dimostrando un'accresciuta capacità esecutiva che si spera possa essere preservata. Dopo l'introduzione della GST il tasso di adempimento fiscale ha già mostrato dei progressi e dovrebbe ricevere ulteriore supporto una volta che l'Electronic-Way Bill sarà entrato in vigore. Si tratta di un'autorizzazione elettronica richiesta per movimentare le merci attraverso i confini dei vari Stati che comporterà la rimozione di tutti i posti di blocco, con effetti positivi sulla logistica e la produttività, e sulle attività di monitoraggio e i tassi di adempimento. Ciò avviene parallelamente allo sviluppo di alcuni dei progetti infrastrutturali di maggior respiro a livello mondiale, ad esempio la costruzione di imponenti sistemi di trasporto merci, che dovrebbero cominciare ad essere operativi nel 2019 e collegare vaste aree del paese. Tali progressi produrranno effetti molto significativi in termini di riduzione dei costi logistici e aumento della produttività. Ovviamente, non mancano le zone d'ombra, soprattutto sul fronte delle sofferenze bancarie. La recente frode bancaria per 1,8 miliardi di dollari presso la filiale di Mumbai della Punjab National Bank, la seconda banca statale indiana, non ha certo giovato. Inoltre, nonostante il recente miglioramento, la crescita del credito privato resta debole. Non esistono soluzioni rapide a tali criticità. Le iniezioni di capitale alleggeriranno in parte il peso che grava sul sistema finanziario, ma solo un piano di riforme mirate e di lungo termine è in grado di portare miglioramenti sostenibili. Si capisce quindi che i fondamentali dell'India sono solidi e in miglioramento. Il governo ha intrapreso un percorso coerente di risanamento e la bilancia dei pagamenti continua a migliorare. Cosa fondamentale, sia il governo che la Banca centrale sono credibili e la rivoluzione riformista mette in fila un successo dopo l'altro. I vantaggi offerti dalle obbligazioni indiane Il miglioramento del contesto politico ed economico dell'India è un'ottima notizia sia per gli attuali investitori in obbligazioni, che per quelli potenziali. Guardando poi alla maturazione registrata dal mercato obbligazionario indiano, il quadro diventa ancora più roseo. L'India rappresenta il secondo mercato asiatico dei titoli di Stato per dimensioni e il terzo a livello mondiale per le obbligazioni corporate in valuta locale. La liquidità giornaliera è tra le più elevate nella regione e gli spread domanda/offerta dei titoli di Stato sono decisamente ridotti, attestandosi intorno ai 2 punti base (pb) per le obbligazioni liquide. I rendimenti obbligazionari indiani mantengono la loro attrattiva, specie se comparati ai rendimenti rasoterra osservabili negli Stati Uniti e in Europa. A fine gennaio 2018, il rendimento medio dell'indice era pari al 7,7% a fronte di un'inflazione del 5,1%: un risultato particolarmente sorprendente se si pensa che i titoli di Stato indiani sono di qualità investment grade (ossia hanno un rating pari a BBB). L'extra-rendimento delle obbligazioni quasi sovrane e corporate di alta qualità è pari rispettivamente a 40-80 pb e a 80-130 pb. Questo rendimento del 7,7% è ottenibile a fronte di un livello sorprendentemente basso di volatilità, dato che la rupia indiana è una delle divise meno volatili al mondo, con una volatilità pari a circa la metà di quella delle principali valute del G10. Inoltre, l'economia indiana è essenzialmente di matrice nazionale. Importazioni ed esportazioni rappresentano solo il 15% circa del PIL, il che significa che l'economia interna è scarsamente correlata alla crescita globale. Storicamente, chi investe in obbligazioni globali ha mantenuto un'esposizione nulla o estremamente contenuta al mercato del reddito fisso indiano che, per motivi legati all'accessibilità, è escluso dai principali indici dei mercati emergenti o sviluppati. Le obbligazioni indiane presentano una ponderazione minore persino negli indici obbligazionari prettamente asiatici. Gli investitori esteri detengono appena il 5% circa del mercato obbligazionario indiano, mentre le obbligazioni indiane in valuta locale costituiscono in media solo l'1% dei portafogli investiti in emissioni dei mercati emergenti in valuta locale. Ne consegue che le obbligazioni indiane rappresentano una valida fonte di diversificazione per chi investe nei mercati obbligazionari internazionali. Le prospettive per le obbligazioni indiane appaiono decisamente promettenti e gli obbligazionisti di tutto il mondo stanno cominciando a rivolgere il proprio sguardo all'India.

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Recupero BTP a Breve termine

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 01.06.2018

I movimenti registrati dai Titoli di Stato italiani negli ultimi giorni sono stati violentissimi, soprattutto sulle scadenze a breve termine. Martedì 29 maggio il tasso sui BTP a 2 anni è passato da 0,9% a 2,8%, in aumento di 190 punti base: si tratta della variazione giornaliera più alta registrata dal 1993. A innescare la debolezza sono stati senza dubbio gli sviluppi politici, con la prospettiva di elezioni in tempi ravvicinati, che avrebbero potuto essere percepite come un referendum sulla permanenza dell’Italia nell’Unione Monetaria. Tuttavia, un ruolo di primo piano hanno avuto anche dei fattori tecnici. Il primo è la mancanza di liquidità sui mercati finanziari. Le pressioni sui BTP sono iniziate lunedì, con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna chiusi per festività e volumi di contrattazione molto modesti. Martedì il progressivo accentuarsi delle tensioni ha visto i mercati perdere rapidamente profondità e la liquidità si è prosciugata: le piattaforme elettroniche non mostravano prezzi ai quali fosse possibile eseguire le transazioni e i broker lamentavano l’impossibilità tecnica di aggiungere rischio ai portafogli, per motivi regolamentari. Venivano accettati solo ordini di vendita per importi molto modesti e a prezzi molto bassi, “fuori mercato”, come si dice in gergo. Un secondo fattore tecnico cruciale è stato il posizionamento degli investitori. I Titoli di Stato italiani a breve termine sono ormai utilizzati come strumento per la gestione della liquidità da svariate categorie di operatori e in molti prodotti: si tratta di titoli liquidi, con rendimenti superiori al tasso di deposito della BCE e bassa volatilità. L’impennata di quest’ultima e la violazione dei limiti di rischio che ne è derivata hanno costretto molti investitori a liquidare le posizioni, generando ordini insensibili al prezzo che hanno accentuato le turbolenze. Dirompente l’effetto sui prezzi: i BTP a 2 anni hanno ceduto il 3,6% nella sola giornata del 29 maggio. Valutazioni estreme, giustificabili solo con un rischio significativo di ridenominazione valutaria che al momento non sembra ragionevole prendere in considerazione. Lo conferma il recupero altrettanto violento a cui stiamo assistendo da ieri: al momento (ore 14:00 del 31 maggio 2018) più dell’80% di quelle perdite è stato recuperato. Alla stessa conclusione si giunge considerando quanto limitato sia stato per ora l’effetto contagio sulle altre asset class: dai titoli di stato degli altri paesi periferici, alle obbligazioni emesse dalle banche italiane con analoga scadenza, allo stesso mercato azionario italiano. Guardando al futuro, ovviamente gli sviluppi politici saranno determinanti: per molti mesi l’incertezza continuerà a pesare e la volatilità resterà alta. Ma probabilmente le recenti perdite subìte dai Titoli di Stato italiani a breve termine non sono state funzione solo di una rivisitazione della stabilità economica e finanziaria prospettica del nostro paese.

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IL RIFIUTO DELL'INCERTEZZA.

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  • Finanza Comportamentale
Scritto il 31.05.2018

Quando si tratta di investire il proprio denaro, il risparmiatore sembra agire in balìa di forze solo minimamente razionali: per questo la finanza comportamentale sta acquisendo sempre più valore, perché appare chiaro che non si può prescindere dallo studio della dinamica emotiva che è alla base della scelta dell’investimento. In questo spazio dedichiamo attenzione al “rifiuto dell’incertezza”. Studi in materia da parte di illustri nomi come Fischhoff, Thinès, Costall, Butterworth, hanno evidenziato che la mente umana tende a vedere: - la certezza anziché l’incertezza - la causa e l’effetto invece della correlazione. Nel momento in cui manca il controllo della situazione scaturisce l’ansia e in finanza si è notato come L’ILLUSIONE della CERTEZZA si trasformi in RIFIUTO DELL’INCERTEZZA (fenomeno spesso che coesiste con scarsa cultura e mancata conoscenza delle leggi di statistica). L’incertezza che caratterizza i mercati finanziari va accettata come un dato di fatto. Metodo, disciplina e pazienza consentono di individuare l’ordine in mezzo al caos. Attenzione al fai da te: in queste fasi delicate, occorre affidarsi ad un professionista in materia finanziaria il quale, oltre alla soluzione più adatta per il nostro risparmio, riesce a tenere sotto controllo “tentazioni” emotive che possono portare alla scelta sbagliata.

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