Laura Facchin

Laura Facchin

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MiFID II COMPLAINT.....TO BE OR NOT TO BE?

Scritto il 10.04.2020

Spesso leggendo qua e là ci imbattiamo nella famosa quanto controversa MiFID II che non è il titolo di una serie TV in onda su Netflix, anche se siamo ormai prossimi alla terza stagione con la MiFID III, ma l'acronimo di Markets In Financial Instruments Directive: è una direttiva emanata dal Parlamento Europeo per la costruzione di un mercato finanziario integrato, efficiente e competitivo nell'Unione Europea (il cd "level playing field") che nasce con il nobile intento di offrire una maggior tutela, protezione e trasparenza ad investitori e risparmiatori.   Una premessa: non ti tedierò con i riferimenti normativi della MiFID.   Perché ne parlo proprio ora? Perché è il tempo della ripartenza, per tutti noi, e prima di guardare avanti, come siamo chiamati a fare rimboccandoci le maniche, petto in fuori e pancia in dentro, dobbiamo aver chiaro in mente cosa abbiamo in mano oggi. Si ricostruisce partendo dalle fondamenta, che devono essere le più solide possibili: oggi è doveroso verificare lo siano effettivamente per non rendere vani gli sforzi futuri.   Il mio vuole essere un invito alla riflessione: se in sede di Commissione Europea è in corso una consultazione per il terzo rilascio della medesima direttiva, deve sorgere il lecito dubbio che i primi due livelli (MiFID e MiFID II) non abbiano raggiunto un soddisfacente grado di tutela rispetto ai rapporti intercorrenti tra investitori/risparmiatori da una parte e l'industria dei servizi di investimento dall'altra, a tutt'oggi separati da un'asimmetria informativa che sembra incolmabile nonostante gli sforzi del legislatore tesi a limitarne, in ultima analisi, i conflitti di interessi.   L'industria dei servizi di investimento è estremamente complessa ed in continua evoluzione, per cui anche redigere un bignamino del suo funzionamento non sarebbe di grande aiuto per il risparmiatore cui, forse, sono più utili poche ma essenziali indicazioni per la sua tutela, dove per sua intendo "cui può provvedere direttamente, in prima persona".   Eh già, la scomoda verità: il risparmiatore ha una diretta responsabilità per quanto concerne la propria tutela in materia di investimenti che non è delegabile a nessun altro. Certamente ci sono le disposizioni di legge cui, nel caso di controversie, può appellarsi ma, in primo luogo, è chiamato ad essere direttamente e consapevolmente responsabile della propria situazione finanziaria.   Il questionario MiFID è lo strumento degli strumenti, quello che definisce la tua carta di identità come investitore, l'architrave di tutti i tuoi investimenti, il manuale di guida per il consulente che ti accompagna nelle tue scelte di investimento.   Il questionario ti profila come risparmiatore per situazione finanziaria e patrimoniale conoscenza ed esperienza in materia di investimenti orizzonte temporale di riferimento degli investimenti obiettivi di investimento e propensione al rischio capacità di sostenere le perdite   Attraverso una serie di domande cui devi (non dovresti, devi!) rispondere con la massima oggettività e trasparenza per un'anamnesi finanziaria a supporto di tutte le tue scelte in termini di investimenti, profilandoti come investitore prudente piuttosto che aggressivo a seconda dell'elaborazione delle risposte date.   L'anamnesi finanziaria che ne deriva deve essere la stessa presso ogni intermediario in cui detieni o intendi detenere investimenti perché i punti sopra richiamati, quelli che ti profilano come investitore, possono variare nel tempo (al variare delle tue condizioni di vita, ad esempio in seguito alla nascita di un figlio) ma non nello spazio.   La tua carta di identità finanziaria deve essere unica, valevole per qualsiasi intermediario, non puoi averne una con la banca A che ti identifica come investitore prudente ed un'altra con la banca B che ti identifica come investitore dinamico perchè significherebbe non aver correttamente rappresentato te stesso in uno dei due casi o, peggio, in entrambi, per reticenza a rispondere, incomprensione delle domande o generale superficialità nella compilazione.   La prima grande forma di tutela verso i tuoi risparmi sei tu: non ci sono presidi di protezione che tengano se non presti attenzione tu per primo a compiere il primo scalino di ingresso nel complesso mondo degli investimenti che è per l'appunto rappresentato dalla tua profilatura come investitore.   Il questionario MiFID definisce in modo oggettivo ciò che è adeguato per te, ciò che è coerente con i tuoi obiettivi di investimento: è ben altro rispetto mettere una x in una domanda a scelta multipla.   Definire un obiettivo di investimento, quantificarlo, attribuirgli un orizzonte temporale non è facile, sono aspetti che vanno esplorati correttamente e farlo richiede tempo, attenzione e competenza: dare un nome ai propri soldi, ovvero pianificare il proprio futuro, richiede l'assistenza di un professionista che sappia fornire la giusta cornice ai tuoi progetti.   Il questionario MiFID non è una formalità di cui sbarazzarsi velocemente per parlare di altro: è la chiave di lettura dei tuoi progetti, è la garanzia che sei e sarai sul binario giusto per raggiungerli.   Questo poi è, a mio avviso, il modo corretto, trasparente ed immediato per rappresentarlo: una carta di identità finanziaria, di facile lettura, sempre a tua disposizione, che non consente scambi di persona.  

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Scusi, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?

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Scritto il 06.04.2020

"Investing is simple, but not easy". "It's time to say Good Buy". "Chiedo a mio cugggino". "Ripresa a V"."Ripresa a U". "Ripresa a Y".   In queste settimane in cui i mercati sono nella tempesta riecheggia nell'aria il "cosa faccio adesso?" e in ogni diverso angolo del web si possono trovare indicazioni, riflessioni, azzardi su cosa sia meglio fare, oggi.   Tanto a beneficio dell'investitore quanto del consulente finanziario che, sprovvisto della sfera di cristallo, si trova a gestire l'emotività del cliente e la propria.    Siamo inondati di analisi comparative, tabelle, grafici, portafogli robusti, portafogli modello, evidenze dei rimbalzi dopo le crisi precedenti dal 1929 ad oggi e, soprattutto, previsioni. Le stesse che sono mancate ad anticipare la crisi finanziaria in cui il Covid19 è deflagrato.    "Non sono le cose che non sai a metterti nei guai. È quello che dai per certo che, invece, non le è".    I mercati sono quella cosa che oscilla, tentenna, traballa mentre sale nel tempo, purtroppo mai in modo lineare: si può partecipare all'andamento del mercato riuscendo a selezionare gli investimenti migliori ma, se manca un'adeguata consulenza, le "stelle" sono perfettamente inutili.    Possiamo aver individuato un fondo 5 stelle Morningstar che chiude un decennio con una performance a tripla cifra ma essere noi usciti in perdita, in un qualsiasi momento lungo questo decennio.    Durante la corsa, per sudditanza psicologica rispetto a ciò che accade mentre siamo investiti, possiamo infatti prendere delle decisioni irrazionali, non programmate, sulla scorta di condizionamenti esterni che ci disarcionano dal mercato, con un timing purtroppo quasi mai adeguato.    Sui risultati di mercato non possiamo agire, sono autodeterminati: il mercato fa ciò che deve fare senza chiedere il permesso a nessuno. Sui risultati del nostro portafoglio i nostri comportamenti invece sono ciò che contribuiscono a determinarne il risultato.    Alla luce di tutto quanto osservato negli anni e confermato in queste settimane, quello che ho acquisito come fondamentale è un corretto approccio all'investimento che ponga pari attenzione a strumenti di investimento e comportamento, mettendo in conto preventivamente gli avvenimenti che fanno parte del mercato.    Se razionalmente stabiliamo a priori un business plan comportamentale, un percorso che ci impegniamo a rispettare al verificarsi di una determinata condizione, sia essa positiva o negativa, continuiamo a partecipare all'andamento del mercato senza però cadere nella trappola delle previsioni, del "cosa bolle in pentola oggi", che creano condizionamenti fuorvianti rispetto gli obiettivi che con l'investimento ci eravamo prefissati di raggiungere.    Per definire un business plan comportamentale, che stabilisca il come, deve essere necessariamente prima elaborato un business plan patrimoniale integrato ovvero un piano che ricomprenda tutte le nostre esigenze in termini di tutela, protezione ed investimenti, attribuendo ad ognuna risorse e priorità: disciplinare una pianificazione finanziaria in questi termini ci rende resilienti finanziariamente parlando.

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Salsa di malafede: il risparmio tradito

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 23.08.2019

In questi giorni ho analizzato diversi portafogli detenuti presso terzi e gli esiti di questa analisi non sono molto confortanti: si va da portafogli caratterizzati da accanimento terapeutico (della serie “tu clienti ti fidi ed io ne approfitto” perché ho un budget da portare a casa e tra 10 minuti mi arriva la mail cui devo dare riscontro) a portafogli in cui è palese che, nella migliore delle ipotesi, durante la comunicazione delle esigenze cliente-consulente ci devono essere state parecchie interferenze, se non momenti di totale black out, tali da portare il consulente assolutamente fuori strada.   Il risparmiatore affida i propri averi al consulente di fiducia, ovvero lascia con fiducia i propri averi alla cura di una persona (significato di “affidare”) che gli trasmette un sentimento di sicurezza (significato di “fiducia”).   La sicurezza, a sua volta, viene definita “condizione oggettiva esente da pericoli” ovvero “padronanza assoluta, piena acquisizione di una capacità” ovvero “carattere assolutamente attendibile e degno di credito”.   Andando a ritroso, partendo dal significato dei termini, appare evidente che affidare i propri averi ad una terza persona è un esemplare atto di coraggio: troppo spesso, purtroppo, la storia racconta del consulente lupo travestito da docile agnellino che con capacità comunicative, relazionali, dialettiche, empatiche, offre al proprio cliente (meglio se storico) ottimi sorci verdi in salsa di malafede.   Ma chi è questo losco figuro? Il consulente della banca tradizionale? O forse quello delle reti di consulenza, viste le continue recenti evidenze di truffa?    Di certo, narra la leggenda, non un consulente indipendente, figuro anzichenò illuminato, mosso esclusivamente da etica e professionalità.   E cosa sono questi sorci verdi? Polizze unit? Subordinati? Gestioni patrimoniali? O forse fondi azionari?   Di certo, narra sempre la leggenda, non gli ETF, nostra panacea quotidiana.   Si parla di industria del risparmio gestito, e non certamente a caso, in cui operano una pluralità di attori, ad ogni titolo e grado, per produrre e commercializzare un’ampia gamma di prodotti e servizi a scopo di lucro: il suo destino, quindi, è e sarà sempre la realizzazione di profitti.    Consulenti indipendenti ed ETF compresi.   Generalizzare è sempre sbagliato o quanto meno fuorviante ma, in campo economico, alla luce della enorme varietà degli elementi che lo caratterizzano, è finanche pericoloso per la pluralità di esperienze cui è assolutamente impossibile attribuire il medesimo significato.   Ci si deve aspettare, quindi, di trovare all’ingresso di questa complessa industria un laconico cartello con scritto “LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE”?   Il giusto approccio è, secondo me, invertire le parti: non è il risparmiatore che, con cappello in mano, deve varcare le porte dell’industria del risparmio gestito ma è quest’ultima a dover bussare alla porta del risparmiatore, qualificandosi, dimostrando di presentarsi per il tramite di un soggetto abilitato alla professione, di cui sono note (e preferibilmente attestate) competenze e conoscenze, mettendogli a disposizione tutti gli strumenti per poter verificare autonomamente, in qualsiasi momento, in modo semplice trasparente ed intuitivo, la propria situazione che, pertanto, non occorre venga interpretata perché perfettamente cristallina anche per i non addetti ai lavori.   Ed in caso di dubbio, per atto di cortesia aprire la porta, far accomodare l’ospite, ringraziare per l’attenzione dedicata e prendersi tutto il tempo necessario per aver maggior conforto tecnico da un professionista terzo qualificato.   Se stai cercando un professionista qualificato, contattami senza impegno: sarà un vero piacere poterti essere d’aiuto.

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Come un elefante in una cristalleria. Tecniche ninja per fare meno danni possibile

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 26.07.2019

Caro risparmiatore, quanto elefante ti senti nel muoverti nell’insidioso mondo degli investimenti?   Per chi ha dei risparmi da investire, siamo franchi, il periodo non è dei più semplici ed in alcuni giorni la voglia di tenere tutto sotto il materasso immagino diventi incalzante.   Ogni tanto accadono degli episodi tragicomici diffusi dai media, come quello dei 40mila euro nascosti nel forno letteralmente andati in fumo a causa di un intempestivo strudel, che fanno riprendere ai più il controllo della razionalità sui malumori della pancia, forieri di decisioni spesso incaute ed economicamente svantaggiose.   Investire non è mai un fatto banale ed ogni ciclo economico esprime le insidie che ne complicheranno gli esiti, in modo esponenziale se strada facendo si ha la sfortuna di incappare in fenomeni geopolitici cui corrispondono per gli investitori periodi di apnee e acutizzazione del dolore nel vedere il proprio portafoglio subire delle perdite.   Rispetto al passato, il legislatore, con l’introduzione della MIFID 2, ha cercato di mettere a disposizione del risparmiatore alcuni strumenti che lo possano aiutare ad orientarsi in un mercato che offre migliaia di prodotti di investimento: Ex ante: il KIID ed il KID, i “bugiardini” dei prodotti di investimento che il risparmiatore deve avere prima della sottoscrizione Ex post: il report costi, una sintesi dettagliata di quanto costano gli investimenti detenuti in portafoglio   In entrambi in casi, nonostante le migliori intenzioni di elevare il livello di trasparenza a favore degli investitori, gli strumenti messi a loro disposizione rimangono di facile lettura principalmente per gli addetti ai lavori: basti pensare ai tomi che alcuni riceveranno al posto di un sintetico quanto immediato report costi, che è un po’ come se lo scontrino della spesa fosse scritto all’interno di un articolo di giornale.   Dice il saggio che “prevenire è meglio che curare” quindi, bugiardino alla mano (il KIID per i fondi, il KID per gli investimenti “pre-assemblati” come ad esempio le polizze unit e index linked), ecco 5 punti di attenzione per imparare a muoverti come un ninja e fare meno danni possibile ai tuoi risparmi.   L’INDICATORE SINTETICO DI RISCHIO: basta un colpo d’occhio per capire quanto rischioso sia ciò che ti è stato proposto e quanto quindi sia in linea con il profilo di rischio che pensi di aver espresso con il questionario MIFID depositato in banca (a proposito, già che ci siamo, quando lo hai verificato l’ultima volta?). 1 è meglio di 6 o viceversa? La risposta è DIPENDE: non esiste una risposta univoca che vale per tutti. La valutazione non può partire dal singolo prodotto in sé ma dall’analisi dei tuoi bisogni che, abbiamo già condiviso, debba essere olistica, ovvero debba considerare tutti gli aspetti che incidono direttamente ed indirettamente sulla tua sfera patrimoniale. Ciò che è oggettivo è che il prodotto con l’indicatore pari a 6 sia ben più rischioso di quello con indicatore pari ad 1: l’obiettivo del legislatore di rendere più facilmente confrontabili prodotti di investimento diversi, con questo specchietto di immediata lettura, è perfettamente centrato.     I COSTI DI SOTTOSCRIZIONE: quanto ti costa “voler” sottoscrivere l’investimento proposto? I costi di ingresso, se vi sono, non vanno demonizzati a priori ma devono trovare una loro giustificazione economica che spesso è difficile da trovare e sostenere, come nel caso del prodotto in esempio. Accetteresti di buon grado di fare la spesa per 10 lunghi anni, ogni singola volta pagare 100 euro e dover lasciare alla cassa 9,5 euro di merce comprata e già pagata? C’è da dire che dopo 21 anni il supermercato ti premia, puoi portarti a casa tutta la spesa. Non aggiungo altro altrimenti mi parte un tic all’occhio.     I COSTI RICORRENTI: quanto ti costa annualmente “voler” tenere l’investimento in portafoglio? Nel KID di questo investimento, ad esempio, è dichiarato un impatto sui rendimenti per anno del 4,30% : rendimenti incerti vs costi certi, quanto deve “correre” ogni anno questo investimento per offrire performance positive nette?     OMD: non è l’acronimo in italiano di OH MY GOD ma di ORIZZONTE MINIMO DI DETENZIONE, ovvero quanto tempo viene consigliato di mantenerlo investito. Chi te lo consiglia? un amico? NO, te lo indica come raccomandazione chi il prodotto lo ha “costruito”.  C’è da credergli.     COSTI DI RISCATTO: hai un imprevisto, devi liquidare un investimento, quanto ti costa? Quanto più alti sono i costi di riscatto e quanto più è esteso il periodo di applicazione (1 o 4 anni?) tanto più lungo sarà l’orizzonte minimo di detenzione consigliato. La loro importanza è inversamente proporzionale all’attenzione posta nel costruire il portafoglio in termini di analisi dei bisogni.     Caro investitore, i costi fanno parte del mercato, di qualsiasi attività di natura commerciale, quindi non devono generare moti di indignazione.   Non servono crociate, serve piuttosto acquisire maggior consapevolezza che accolga intimamente un’amara verità ovvero che l’Italia, grande Paese di eroici risparmiatori, sia tutt’oggi fanalino di coda, tra i Paesi avanzati, in termini di alfabetizzazione finanziaria.   E’ difficile entrare nel merito dei tecnicismi dei prodotti di investimento (a volte anche per gli stessi addetti ai lavori) ma avere in nota i punti di attenzione elencati, anche se non è sufficiente per una piena comprensione del prodotto in sé, ti è assolutamente necessario per capirne la convenienza economica nel senso più ampio del termine.   In generale, non ci sono prodotti di investimento sbagliati in senso assoluto: ci sono piuttosto vari livelli di etica e deontologia professionale da parte degli operatori cui corrispondono crescenti stadi di conflitto di interessi fino al raggiungimento del limite superiore del cosiddetto “pollo da spennare”.   E’ facile acquisire questa maggior consapevolezza? NO, non è facile, bisogna applicarsi un pochino, come in ogni processo di crescita.   E’ immediato? NO, ci vuole un po’ di pazienza ma i risultati ti sorprenderanno.   Affidarsi ad un professionista che ti accompagni in questo percorso mettendoti a disposizione le proprie competenze e conoscenze, ancor meglio se certificate come nel mio caso, significa semplificarne il processo: all right, let’s start together! 

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La straordinario potere del riordino: Il goals based investing

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 21.07.2019

Condividerai che vivere in un ambiente ordinato consenta di valorizzare le cose che ti circondano (dando loro il giusto collocamento) e che, a sua volta, questo contribuisca a farti stare bene e quindi ad aumentare la fiducia in te stesso perché gratificato da un ambiente confortevole, curato a tua misura.    Di contro, se ti trovi in un ambiente in cui regna il caos difficilmente sarai in grado di dare il giusto valore a ciò che vedi e potresti essere assalito dalla frustrazione di non trovare ciò che cerchi.   L’ORDINE genera GRATIFICAZIONE, il CAOS provoca FRUSTRAZIONE.   Secondo i dati di Banca d'Italia, le famiglie italiane hanno 4mila miliardi di ricchezza finanziaria ed oltre 6mila miliardi di ricchezza immobiliare e reale: gli investimenti in immobili sono pari a 1,7 volte la ricchezza finanziaria disponibile.   Ebbene, da recenti indagini, solo il 48% di questo valoroso esercito di risparmiatori sente di vivere nel benessere economico e solo il 28% si sente sereno dal punto di vista finanziario: per i messicani (i messicani!) la stessa percentuale sale al 53% (la media mondiale è del 42%).   E non è tutto: sui conti correnti c'è una liquidità di 1371 miliardi ovvero di soldi che non vengono spesi, né investiti, né fatti fruttare in qualche modo, nel 43,10% dei casi perché si temono “imprevisti”.   Riannotiamoci mentalmente questa equazione: l’ORDINE genera GRATIFICAZIONE, il CAOS provoca FRUSTRAZIONE.   Se accumuli "ricchezza" senza dare una giusta collocazione ai tuoi risparmi, ovvero senza dare un "nome" ai tuoi soldi, difficilmente sarai in grado di valorizzare correttamente il benessere economico fino ad oggi traguardato e questo provocherà frustrazione.   Rata del mutuo, bollette da pagare, spese per la casa, per i figli, per le vacanze, qualche investimento qua e là di cui non ti ricordi le caratteristiche e la cui contrattualistica è finita chissà dove, qualche assicurazione sottoscritta con poca convinzione giusto perché quelli della banca non ti rompessero più: tutto in un maxi frullatore da cui il tuo reddito esce a brandelli e la percezione di una qualche pur minima forma di benessere economico drammaticamente polverizzata.   Anche l’eccesso di immobili in portafoglio, raggiunto a causa di un overconfidence verso il mattone, può raggiungere in alcuni casi soglie di attenzione rispetto all’equilibrio generale del patrimonio disponibile, ricadendo nel poco noto fenomeno dell’”HOUSE RICH, CASH POOR” ovvero della situazione in cui si trovano coloro che dispongono di un patrimonio immobiliare consistente che genera loro un flusso di spese non adeguatamente sostenibile con gli incassi ricorrenti (stipendi o pensioni).   In alcuni casi, non sempre cosiddetti limite, l’unica soluzione per rientrare da questo disequilibrio finanziario è la vendita dell’immobile, da sostenersi in un contesto di mercato caratterizzato da un’offerta 3 volte superiore alla domanda e in cui i prezzi continuano a scendere.   E’ giocoforza necessario fare un po’ di odine patrimonialmente parlando, ovvero aprire i cassetti e verificare di cosa li hai riempiti in questi anni per rispondere ad una fondamentale (e non di immediata comprensione) domanda: per te i soldi sono un mero fine od un ambizioso mezzo?   La MIFID 2 con l’obbligatorietà del report costi che la tua banca deve fornirti, ti offre un’ottima occasione per fare ordine: Cos’hai in portafoglio? Quanto ti costa? (tieni i sali a disposizione che non si sa mai) Il consulente che ti segue rappresenta per te un valore aggiunto che giustifica i costi evidenziati in un report che mai prima d’ora era stato così esplicito su quanto ti costano i tuoi investimenti?   E soprattutto, quello che hai è coerente con le tue attuali esigenze?    Fatto un accurato ordine, ti sarà più facile definire “DOVE SEI” e, attraverso un’attenta analisi dei bisogni, delineare “DOVE VUOI ANDARE”: ogni tappa (ogni obiettivo) dovrà avere un nome, una priorità ed una scadenza perché il contesto di mercato in cui ci troviamo, per una pluralità di variabili che lo rendono complesso, ci suggerisce che sia vietato improvvisare.   Se cerchi uno sparring partner che ti aiuti a raggiungere con metodo i tuoi obiettivi, contattami: ti sosterrò in modo professionale nelle tue scelte più importanti.

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Home sweet home: Il life approach negli investimenti immobiliari

Scritto il 12.07.2019

Negli ultimi anni sembra essersi consolidata una rivitalizzazione del mercato immobiliare che non ha impattato sui prezzi la cui flessione prosegue ancora nel 2018 nonostante l’aumento delle compravendite: nella prima figura il numero delle unità compravendute dal 1995 ad oggi, nella seconda la linea rossa rappresenta la variazione delle compravendite e quella blu la variazione dei prezzi (fonte OMI, rapporto immobiliare 2019).     Noi Italiani stiamo alla casa di proprietà come una tartaruga sta al suo guscio: l’investimento immobiliare è ancora un’ambizione di molti Italiani che nel 73% dei casi sono proprietari di almeno una casa, verso cui nutrono un amore senza tempo e senza termini di paragone considerate altre forme di investimento: all’interno delle mura domestiche pulsa la vita famigliare ed è fisiologico che si attribuisca ad un bene che incamera così tante emozioni un valore inestimabile.   Peccato però che sul campanello di casa nostra non ci sia scritto quanto l’abbiamo pagata e quanto per noi valga e questo è un aspetto di cui non ci curiamo fin tanto che non arriva la necessità di metterla in vendita: d’altronde è casa nostra e siamo intimamente convinti che non ci tradirà mai, restituendoci tutti i soldi spesi ed i sacrifici fatti per averla, bella così com’è.   Se ci concediamo che l’erba del vicino possa essere più verde della nostra, i mattoni di casa nostra no, quelli sono i più belli di tutto il quartiere.   Per chi cerca un immobile da acquistare questo è sicuramente un buon periodo: i prezzi di mercato delle case sono tuttora vantaggiosi e le condizioni per accedere al credito sono favorevoli sia in termini di tassi che di spread.   Gli affari si dovrebbero fare in due ed un vecchio adagio dice che normalmente si fanno in acquisto: ergo, per chi deve vendere, è un buon periodo? Quelle linee rosse e blu sembrano raccontare una storia un po’ diversa da quella che abbiamo in testa ed ognuno di noi quasi certamente conosce persone che si sono trovate, anche a distanza di tempo, in situazioni di disagio nell’affrontare il post acquisto per una complessità di variabili non preventivamente valutate.   L’investimento immobiliare è per antonomasia un investimento di lungo periodo e come tale dovrebbe essere attentamente valutato in un processo di asset management, ovvero con un approccio quanto più professionale possibile che ne valuti oggettivamente  i due pilastri, ovvero i protagonisti dell’investimento:     Perché è così importante affrontare un investimento immobiliare secondo un life approach?   Perché indipendentemente dai tuoi desiderata, la casa è un bene IMMOBILE di per sé non facilmente liquidabile, peraltro in un contesto di mercato segnato da una costante decrescita demografica e da una rapida evoluzione sociologica della famiglia che ne sta definendo nuovi tratti anche in termini di esigenze di spazio da abitare.   La consulenza pertanto non può prescindere da una visione olistica che ricomprenda anche i beni immobili quali parte integrante della tua ricchezza, attuale e prospettica: se l’obiettivo è raggiungere un benessere economico, non possiamo guardare alla tua situazione patrimoniale come somma lineare dei singoli elementi che la caratterizzano (il tuo reddito, i tuoi risparmi, i tuoi investimenti, la tua situazione famigliare, i tuoi progetti ), come fossero variabili indipendenti le une dalle altre, ma in una logica di insieme.   Se condividi l’importanza di un approccio globale, contattami senza impegno: valuteremo insieme le tue esigenze patrimoniali.

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