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Parliamo di fondi pensione

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  • PIP Piani Individuali Pensionistici
Scritto il 11.11.2019

Parlo da millennial quando dico che i nostri genitori e i nostri nonni hanno vissuto il periodo d’oro, pensionisticamente parlando: il loro pensiero su questo argomento potrebbe essere quello di un meritato riposo a 60 anni “quando sei ancora giovane” (per non parlare dei pre-pensionati a 38 anni) e di una pensione “più o meno come l’ultimo stipendio”, continuare ad avere lo stesso tenore di vita, ma con molto più tempo libero per coltivare le proprie passioni, i nipoti, fare i viaggi che non hai mai avuto il tempo di fare.   Purtroppo per noi, e per tutte le generazioni che verranno, questo bel sogno è terminato bruscamente! Si è capito che il sistema della previdenza obbligatoria così non poteva andare avanti: i soldi sono finiti, ovvero, i lavoratori di oggi non bastano più a coprire i pensionati e le prestazioni che assicura il nostro sistema di welfare, quindi l’unica soluzione percorribile è stata quella di allungare l’età per andare in pensione ed abbassare la rendita che percepiremo passando dal sistema retributivo di prima a quello contributivo, tanto che, se ci va bene, avremo come pensione il 60/70% dell’ultimo stipendio percepito (noi autonomi forse il 38%) lavorando fino a 67/70 anni. Un incubo. Saltano tutti i progetti di una vecchiaia serena.   Quota 100 non risolve la situazione, infatti la manovra finanziaria introdotta in via sperimentale per 3 anni è una sommatoria tra età anagrafica e contributi versati e permette a chi la raggiunge di anticipare di qualche anno il momento del pensionamento rispetto alla pensione di vecchiaia che dal 2019 si raggiunge a 67 anni. Il minimo di età è comunque 61 anni e di fatto comunque penalizzerà per circa il 30% l’importo della pensione percepita.     Le uniche frecce al nostro arco sono: il prodotto giusto, il tempo e la capitalizzazione composta: Cerchiamo di trovare una soluzione.   Lo Stato, con la riforma previdenziale, ha introdotto il pilastro della previdenza complementare, i fondi pensione, cui riconosce agevolazioni fiscali anche per i familiari fiscalmente a carico. Vediamo i punti fondamentali: I contributi sono volontari, pertanto non vi è obbligatorietà. Tutti i contributi versati, compresi quelli versati dal datore di lavoro (ad esclusione del TFR) sono interamente deducibili fino al raggiungimento dell’importo di 5.164 euro , cioè vanno a ridurre la base imponibile IRPEF del proprio reddito Per i lavoratori dipendenti vi è la possibilità di destinare il proprio TFR ad un fondo pensione con il vantaggio di una maggiore rivalutazione (in azienda circa il 1,50%, nei fondi pensione vi sono tanti comparti, dal garantito all’azionario il rendimento medio degli ultimi 10 anni è stato del 2,5%) e con minore tassazione (in azienda viene tassato circa il 23-25% mentre nel fondo pensione da 15% fino al 9% per chi è più giovane). Inoltre, anche i rendimenti realizzati dalla gestione del fondo hanno una tassazione agevolata, visto che l’aliquota è del 12,5% per gli investimenti che il fondo ha fatto in titoli di Stato, ma solo del 20%, anziché del 26%, per le obbligazioni societarie e le azioni. Insomma, non solo l’aderente al fondo pensione paga meno tasse in valore assoluto rispetto ad altri investimenti, ma non le paga nemmeno subito. E in finanza anche il tempo ha un valore – 1 euro di tasse domani vale meno di 1 euro di tasse oggi. Infine, sui fondi pensione non si paga nemmeno il bollo di legge che c’è su tutti gli altri investimenti: è un altro 0,2% che si risparmia ogni anno. Le somme versate sul fondo pensione sono di proprietà personale dell’aderente, sono impignorabili e insequestrabili, possono essere nominati come beneficiari non solo gli eredi previsti per legge, ma chiunque, e le somme non rientrano nell’asse ereditario, quindi non sono imponibili per le imposte di successione. Inoltre le rendite sono reversibili a chiunque si voglia, non per forza al coniuge come prevede INPS L’aderente ha facoltà di richiedere delle anticipazioni anche prima del raggiungimento dell’età pensionabile, le anticipazioni possono arrivare fino al 75% dell’importo della posizione individuale maturata Tutti possono aderire ad un fondo pensione, lavoratori e non, anche i minori. Quale miglior regalo da parte di un genitore o di un nonno per un bambino che vedersi aprire una posizione previdenziale dalle persone che gli vogliono bene;   Un aspetto che mi sento di sottolineare fortemente, se i vantaggio che ho elencato sopra sono comuni a tutti i tipi di fondi pensione, in quanto previsti dalla legge, quello che differenzia invece le varie forma di fondi pensione sono i costi. Vi sono molti fondi pensione che offrono i vantaggi sopra esposti a costi di gestione contenuti, ma non tutti!    Sul sito istituzionale della covip (www.covip.it) che è l’ente di vigilanza sui fondi pensione, sono disponibili le schede costi di tutti i fondi pensione esistenti in Italia, questo permette a chi fosse interessato a prenderne visione, di fare dei facili raffronti. In sostanza, i fondi (soprattutto i chiusi) costano di meno rispetto ai Pip: per esempio, se si aderisce per 10 anni a un fondo chiuso si ha un costo annuo medio dello 0,4%, se si aderisce a un Pip, il costo medio annuo sale al 2,2%. Addirittura, dopo 35 anni di adesione, confrontando il Pip meno costoso in assoluto si vedrà che è comunque solo di poco più conveniente del fondo chiuso più costoso (0,4% contro 0,6%). Non è un dato solamente statistico, ma un dato che ha un risvolto pratico – e molto importante: infatti, più gli strumenti costano, come i Pip, più bassa sarà la pensione integrativa. I fondi aperti si collocano come costi poco sopra i fondi chiusi, comunque molto più convenienti dei PIP.   La scelta del fondo pensione e di quanto destinarci dipende da vari fattori, come gli anni che mancano prima di andare in pensione, il reddito percepito, la situazione contributiva, il fatto di essere un lavoratore autonomo oppure dipendente. In questo aspetto subentra il lavoro del Consulente, che aiuterà il cliente sia nella scelta del migliore fondo pensione adatto alle sue esigenze, sia nello stabilire importo dei contributi e periodicità dei versamenti   Richiedimi una consulenza gratuita

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Il miglior investimento? Un buon consulente finanziario

Scritto il 08.10.2019

Capita molto spesso che mi venga rivolta la fatidica domanda: qual è il miglior investimento? Il mio pensiero? Un consulente finanziario attento ma soprattutto preparato!   La preparazione si misura sicuramente attraverso l’esperienza, ma a mio avviso primariamente attraverso la certificazione delle competenze: in ogni ambito professionale la certificazione è sinonimo di qualità, impegno e preparazione, ed anche per i professionisti del risparmio la formazione e l’aggiornamento continui sono importantissimi, nonché obbligatori.   La certificazione EFPA è una delle più importanti nella tutela i risparmiatori, in quanto attesta un processo di formazione professionale da parte del consulente, che è continuo e permanente nel tempo, perché ogni anno per mantenerla il Consulente Finanziario deve fruire di 30 ore di aggiornamento, di matrice europea, cioè la medesima in tutta l’unione europea, di qualità, e basato sulla fissazione di standard comuni, a seguito del superamento di un esame a cui si è ammessi esclusivamente se in possesso di predeterminati requisiti, come una laurea in materie economico-finanziarie.   L’esame EFPA certifica la competenza del professionista in ben 15 aree di competenza: Investimento e rischio di investimento (comprensione e analisi dei più importanti asset finanziari (azioni, obbligazioni, derivati, ecc) per valutarne l’adeguatezza nel portafoglio dei propri clienti Fondi (background esaustivo in materia di fondi comuni di investimento per scegliere il migliore in funzione dei vincoli e degli obiettivi del cliente) Gestione del portafoglio Assicurazioni Pensioni e pianificazione pensionistica Investimenti immobiliari Credito/finanziamenti Tassazione Leggi, regolamenti, etica e legislazione nazionale Valutazione delle esigenze della clientela e individuazione di una soluzione finanziaria   In questo modo il cliente ha il vantaggio di ricevere la consulenza di un professionista la cui competenza è riconosciuta da standard europei, un’assistenza costantemente aggiornata, perché questo prevede il metodo certificato EFPA, ed al passo con i cambiamenti del mercato, affiancando all’analisi fondamentale classica criteri innovativi di asset allocation come quelli di finanza comportamentale, etica e sostenibile.

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Evento: Invito inaugurazione ufficio di Follonica

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 26.09.2019

CHEBANCA! GRUPPO MEDIOBANCA APRE IL NUOVO UFFICIO CONSULENTI FINANZIARI IN PIAZZA XXV APRILE, 16 FOLLONICA   ABBIAMO IL PIACERE DI INVITARLA AL COCKTAIL DI INAUGURAZIONE VENERDI’ 4 OTTOBRE 2019 DALLE ORE 17.00 ALLE ORE 20.00   I nostri consulenti saranno lieti di farle visitare i nuovi uffici, un ambiente unico che le potrà offrire un elevato servizio e la massima riservatezza.   Iscrivti all'evento  

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Che cosa sono i piani di accumulo e quali caratteristiche devono avere (o non avere) per essere convenienti

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  • PAC Piano accumulo capitale
Scritto il 14.08.2019

Sono i cosiddetti PAC, i Piani di Accumulo di Capitale, semplicemente una modalità di sottoscrizionedi molti strumenti finanziari, anziché con un unico versamento, attraverso la pianificazione di una serie limitata di “rate” prestabilite. Si possono sottoscrivere in modalità PAC fondi comuni di investimento, gli ETF, sono da non confondere con i piani assicurativi che hanno tutt’altre caratteristiche, vincoli e soprattutto costi.   Quando al piano di accumulo viene abbinata un’assicurazione, lievitano i costi e molto spesso vengono inserite delle penali per l’uscita anticipata di modo che se non viene portato a termine il piano le penalizzazioni implicano di non rientrare in possesso nemmeno del capitale investito, per via di costi e penali, anche dopo molti anni di versamenti.   In questo post io mi sto riferendo ai PAC sui prodotti finanziari, in particolare modo su fondi comuni di investimento: l’investimento in modalità Piano di Accumulo permette all’investitore di accedere all’investimento partendo da cifre veramente alla portata di tutti.   Gli aspetti positivi sono veramente molteplici, a partire dal fatto che matematicamente il PAC riduce di molto gli effetti della volatilità, perché applica la media ponderata ai prezzi di ingresso degli acquisti delle quote, praticamente è come se comprassimo con i saldi, specialmente in caso di ribasso dei mercati nei primi periodi di accumulo!   Effettuando versamenti regolari predeterminati, a cadenze prestabilite, l’investitore si obbliga ad un risparmio forzato (ma volontario, in quanto non si perde nulla né si incorre in penali sospendendo il versamento delle rate), eliminando inoltre la componente legata all’emotività, che porterebbe ad investire di più in momenti di rialzi di mercato, nonché a vendere in momenti di crollo. Già con un versamento mensile di 100 euro si arriva ad accumulare una base di 12.000 euro in 10 anni, suscettibile di variazione, nella rivalutazione, più o meno alta a seconda del rischio che l’investitore sceglie, e beneficiando dell’effetto montante.   Questa modalità di investimento utilizza in proprio il modello Dollar Cost average di Benjamin Graham, che prevedeva l’investimento in azioni a intervalli regolari, ma ne rappresenta un’evoluzione! In meglio!   Acquistando i singoli titoli si spende molto di più in commissioni di sottoscrizione, che invece nel caso del PAC vengono solitamente applicate esclusivamente una tantum (all’inizio del piano).    La pianificazione certamente deve essere sottoposta alla vigilanza di un buon consulente, in quanto la buona gestione di un piano di accumulo è tutto per ottenere dei buoni risultati. Il piano infatti può essere sospeso, ripreso, si può vendere o fare dei versamenti aggiuntivi senza solitamente aggravio di costi.   Le cadenze dei versamenti possono essere mensili, trimestrali, semestrali o annuali a seconda delle case di investimento. Un ulteriore aspetto migliorativo rispetto al modello originario di Graham è la maggiore diversificazione rispetto a investire in uno o pochi singoli titoli.    Il versamento iniziale varia per ogni casa di investimento, talvolta può essere richiesta come prima rata un importo pari a 3/6 o 12 rate. Anche la durata è variabile, anche se predefinita, ma solitamente il PAC viene lanciato nel lungo periodo, per beneficiare al massimo delle sue caratteristiche, al minimo 60 mesi.   Un aspetto da tenere sotto controllo sono i costi, che variano a seconda della casa di gestione, della banca che funge da intermediario e del consulente: il PAC può prevedere costi di gestione, di sottoscrizione e diritti fissi ad ogni rata: è importante valutare l’impatto di tali costi specialmente su rate di importo ridotto. La valutazione nell’insieme deve considerare la convenienza di questo tipo di investimento rispetto ai suoi vantaggi e i costi. In molti casi, infine, anche se non sempre, i costi di sottoscrizione sono molto sbilanciati all’inizio, potendo prevedere di dover pagare da subito una percentuale importante delle commissioni totali (anche il 25%-30%). Attenzione infine ad eventuali costi di uscita.   Tirando le somme: tenendo nella dovuta considerazione i costi, come in tutti gli investimenti, a mio avviso il bilancio su vantaggi /svantaggi del PAC è positivo: uno o più PAC non dovrebbe mancare in nessun portafoglio.

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Impariamo dai reducetariani a gestire il nostro portafoglio

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  • Banche e prodotti bancari
Scritto il 03.07.2019

I must sono moderazione ed equilibrio, meno quantità, più qualità. In questi giorni leggevo un articolo interessante su un movimento alimentare molto particolare, quello dei reducetariani, che promuove uno stile di vita in equilibrio con l’ambiente circostante; niente a che vedere con i vegan o similari, troppo estremisti per i miei gusti!  Quello che mi ha colpito nel movimento we reduceè la ricerca di una moderazione fondamentale per coesistere nel lungo periodo con il mondo che ci circonda. Si parte da un tema a me molto caro e che ho già trattato in altri miei post, dalla sostenibilità, in questo caso del modello di alimentazione occidentale, soprattutto quello esportato dagli Stati Uniti, che oggi non è sostenibile. Riportando tutto ciò alla gestione del portafoglio vi sono tantissimi paralleli da cui possiamo imparare. Rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto, noi millennials ci siamo complicati moltissimo la vita: questa continua ricerca di quel “di più” che ci contraddistingua dagli altri, ci ha portato a doverci districare tra una molteplicità di strumenti in cui investire complicatissimi, di cui spesso non conosce il comportamento finanziario neanche chi li ha strutturati, figuriamoci il rendimento! Fogli informativi complicatissimi e totalmente utopici. La domanda che dovremo porci è: ci servono davvero tutte queste sovrastrutture? Sono in grado di organizzare il mio patrimonio in modo da efficientare le prestazioni rispetto alla mia vita e alle mie esigenze? A mio avviso il punto di vista dei reducetariani è interessante e perfettamente applicabile a un’ottima gestione dei risparmi. Perché non migliorare i punti base di un sistema che nella sua semplicità funzionava benissimo?  Tornare ai fondamentali, fare un passo indietro per ottenere un migliore punto di vista per avanzare.  Suddividere i nostri orizzonti temporali in breve, medio e lungo termine ed applicarvi tipologie di investimenti che soddisfino in chiave moderna delle precise caratteristiche, senza stra-fare, senza pretendere che un solo prodotto possa soddisfare ogni esigenza, piuttosto utilizzarne di diversi per ciascuna esigenza. Questo, inevitabilmente, porterà meno sovrastrutture, meno costi di gestione, maggiori possibilità di diversificazione. Inoltre, al mutare delle esigenze del cliente, avere più prodotti destrutturati permetterà al consulente di poter sostituire il prodotto che non è più attuale senza sconvolgere la strategia di tutto il portafoglio, più velocemente, e a minori costi.

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Post investimento del futuro

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 05.11.2018

Negli ultimi tempi la tematica della sostenibilità, tanto cara a noi millennials (fortunatamente non solo a noi!), è arrivata anche nel mondo degli investimenti. Forse perché ESG non è solo una sigla, ma piuttosto un modo di vivere, e la gestione del patrimonio è uno degli aspetti più importanti della vita, parimenti alla salute. ESG è un acronimo (Environmental, Social and Governance) coniato dalle evolutissime Nazioni Unite nel 2005; i tre termini costituiscono i fattori essenziali per misurare la sostenibilità e l’impatto etico di un investimento: il fattore ambientale, sociale e di governance. ESG identifica un preciso approccio all’investimento, con particolare riguardo a questi fattori, che permette all’investitore di prendere decisioni più consapevoli sui propri investimenti, gestire meglio il rischio del portafoglio e generare rendimenti più sostenibili nel lungo periodo. Ma dove sta il vantaggio per l’investitore? Semplice! Il concetto di sostenibilità ormai va al di là delle mode del momento; problematiche di primaria importanza e di grande attualità come il surriscaldamento globale, la gestione dei rifiuti, l’aumento dell’obesità, la gestione degli sprechi alimentari da una parte e degli standard alimentari dall’altra, la decarbonizzazione mondiale entro il 2050 o lo sviluppo delle energie rinnovabili, sono diventate talmente importanti a livello globale da essere rese obbligatorie a livello legislativo. Di conseguenza, le aziende che adegueranno i propri processi produttivi alla sostenibilità in ottica ESG ottimizzeranno le proprie risorse divenendo più attuali, già pronte ad affrontare il futuro! Senza considerare che un adeguamento in senso positivo a tali tematiche permette anche un risparmio e un riciclo delle risorse. Tradotto in euro, i risparmiatori che avranno nel loro portafoglio azioni e obbligazioni di queste aziende all’avanguardia, avranno di base un portafoglio più equilibrato in termini di rischio/rendimento, già pronto al cambiamento che, volenti o nolenti, il futuro ci presenta: un ambiente più pulito, meno carbone e più energie pulite, meno sprechi, riciclo dei materiali, una vita più sana. Come funziona? L’investitore sceglie il gestore o la società di gestione dei fondi comuni di investimento, che a loro volta selezionano le aziende attraverso criteri ESG finanziariamente rilevanti. L’approccio più classico è quello di escludere dai propri investimenti le imprese o le attività aziendali ritenute poco etiche, o dannose per le persone o l’ambiente, individuate a livello popolare nei settori del tabacco, alcoolici, armi, energia nucleare, pornografia. Naturalmente tutto ciò è molto personale, e varia non solo da persona a persona, ma anche nel tempo. Poi, occorre abbinare l’analisi dei fondamentali aziendali classici, come indici di bilancio, margini di liquidità e di solvibilità, ecc. alle dinamiche più trasversali come l’impatto della produzione sull’ambiente, l’inquinamento, le questioni etiche che ho menzionato sopra: queste analisi sono molto complicate e articolate, e i gestori possono eseguirle in proprio o attraverso società specializzate. Pertanto, a mio avviso, l’investitore consapevole non può omettere questo aspetto nella scelta dei propri investimenti: coloro che si adopereranno fin da subito nella valutazione della sostenibilità del proprio portafoglio in ottica ESG otterranno sicuramente un maggiore equilibrio rischio/rendimento, maggiori guadagni, e, nel lungo periodo, rendimenti più stabili e sostenibili. Sicuramente si tratta di un aspetto non meramente etico, perché l’investimento sostenibile alimenta e si auto-alimenta in dinamiche di lunghissimo periodo; è piuttosto un approccio più olistico all’investimento, una visione più completa, che lancia l’investitore direttamente verso il futuro.

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