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SIM e Società di consulenza finanziaria

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Diario di trading - settimana del 26 luglio 2021

Scritto il 26.07.2021

La settimana del 19 Luglio è stata, a mio avviso,  tra le più difficile da affrontare degli ultimi mesi. I mercati azionari hanno aperto il lunedì in forte ribasso sulla scia delle ultime contrattazioni della settimana precedente e toccando in molti casi anche perdite intra giornaliere superiori al 3%. La causa principale è stata attribuita al forte rialzo dei casi di Covid in Europa e allo spauracchio di possibili nuovi chiusure e restrizioni che potrebbero minare la prodigiosa ripresa economica in atto. A conferma di ciò solo l’indice Nasdaq, a prevalenza tecnologica, ha chiuso la giornata con un leggero -1,06%. E fino a qui nulla di strano. Io stesso nella nota settimanale precedente avevo ipotizzato questo tipo di scenario e le operazioni che avevo deciso di intraprendere si fonavano su queste intuizioni e su questo breve trend al ribasso che poteva innescarsi. Ma da martedì 20 abbiamo visto entrare i compratori in gamba tesa al grido “Buy on dip” e subito i principali mercati hanno iniziato una veloce virata al rialzo che si è conclusa sui massimi settimanali alla chiusura di venerdì e con nuovi record storici per i listini Americani. I timori per l’aumento dei casi spazzati via in un attimo, i timori per la crescita dei prezzi idem. A dare sostegno e poi slancio al forte rimbalzo ha senza dubbio contribuito la conferenza stampa della BCE che ribadito che la politica monetaria rimarrà accomodante e con tassi bassi ancora a lungo e che non sarebbe la scelta giusta iniziare già da ora una normalizzazione monetarie visto che siamo nel mezzo della ripresa e che i pericoli non sono ancora del tutto superati. A gran voce il mercato ha fatto da eco a queste dichiarazioni e ha continuato senza ostacoli la corsa verso la chiusura sui massimi di venerdì’ sera. Dal punto di vista monetario il dollaro nelle ultime settimane ha recuperato molto terreno nei confronti dell’euro probabilmente scontando una riduzione del sostegno monetario che sarà anticipata oltreoceano. I rendimenti dei titoli di stato decennali ha continuato a scendere arrivando a -0,40% per il Bund, +0,68% per il BTP e a +1,25% per il T-Note (decennale americano). In una situazione normale sarebbe difficile vedere una situazione simile, ma nella nostra “nuova normalità” come viene descritta da alcuni la liquidità è ovunque e per cui vediamo forti acquisti sia azionario che su obbligazionario. La stagione delle trimestrali americane è entrata nel vivo e molte aziende hanno confermato utili sopra le attese il che ha ulteriormente confermato il rally in corso ma come già detto nelle scorse puntate siamo arrivati a quotazioni in rapporto prezzo/utili o prezzo/ricavi molto molto alte, quasi ai livelli del ’99/00. È fondamentale in queste situazioni navigare a vista e essere pronti ad agire quando gli scenari cambiano e in questa economia cambiano molto velocemente. Dando un occhio alla mia operatività settimanale, rispetto a quanto annunciato la settimana scorsa: Long Gold chiuso con lo stop in profitto a 1800, avevo acquistato in area 1750. Short Nasdaq chiuso in pareggio; era andato molto in profitto da 14600 di apertura fino a 14450 ma credevo scendesse ancora per cui ho deciso di mettere lo stop in pari e così si è chiusa lì il giorno dopo. Long Bitcoin molto bene, target preso su tutte e due le operazioni; super profitto. In generale è stata una settimana molto positiva. Per quella entrante ho deciso quanto segue: Short Dax da 15580, con stop a 15650 e target a 15450 Short Nasdaq da 15100, con stop a 15200 e target a 14850 Long Bitcoin da 35k con target a 41k.   Buon trading a tutti!!

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Diario di trading- settimana del 19 luglio 2021

Scritto il 19.07.2021

Il calo d’interesse verso i mercati finanziari ha iniziato a farsi sentire durante la settimana del 12 Luglio. Credo che questo sia stato il primo market mover durante questa settimana, il che è facilmente deducibile dal sostanziale calo di volumi negli scambi nei principali mercati. Probabilmente anche la mancanza di un vero motivo d’acquisto unito al fatto che i rendimenti nell’azionario da inizio anno possano spingere ad un consolidamento delle performance acquisiste in mancanza di un chiaro segnale d’acquisto e in previsione di un periodo di turbolenze dettate dalle preoccupazioni legate all’aumento dei contagi in Europa e alla spinta inflattiva negli Stati Uniti. Oltre a ciò il repentino aumento dei prezzi delle materie prime e le difficoltà di approvvigionamento a livello globale potrebbe frenare le vendite nel medio periodo e far rivedere al ribasso le generose previsioni legate alla ripresa economica nel terzo a quarto trimestre del 2021. Jerome Powell a capo delle Federeral Reserve Bank durante l’audizione al Congresso americano dell’ultimo mercoledì ha ribadito che il recente aumento dell’inflazione è per i loro analisti totalmente temporaneo e passeggero. Qualora ciò non fosse la banca centrale sarebbe costrette ad un irrigidimento della politica monetaria per andare a contenere un aumento dei prezzi troppo elevato e per un periodo di tempo troppo prolungato. In risposta a ciò l’indice del dollaro americano ha ripreso forza ed è salito nei confronti delle principali valute; contro Euro il dollaro americano per qualche ora ha rivisto le quotazioni a 1,178 per poi chiudere la settimana a 1,1806 in netto recupero nelle ultime settimane ricordando che fino ad un mese e mezzo fa il pair scambiava a tra 1,21 e 1,22. Sempre molto debole il Bitcoin e tutto il comparto Crypto che nell’ultima settimana ha perso ulteriore terreno. Bitcoin chiude la settimana di contrattazione a quota 31.500$, livello molto vicino ai minimi degli ultimi due mesi, da quando cioè il Bitcoin ha iniziato a perdere fortemente terreno e circa il 50% dai massimi toccati ad Aprile. In chiave rialzista possiamo vedere come le ricerche su Google relative a Bitcoin, crypto e affini è ai minimi negli ultimi 12 mesi. Guardando ad un dato statistico che inizia ad avere una certa valenza quando questo dato è al minimo, come nella situazione attuale, è probabile un successivo incremento del prezzo del Bitcoin e prelude un futuro ciclo rialzista. Credo sia anche normale che le quotazione facciano fatica a lasciare il range 30-35k dopo che ogni 2-3 giorni arriva un attacco frontale verso le crypto e verso la relativa industria, ne è un recente esempio il caso Binance. A mio avviso il fatto che i trader e gli investitori difendano da 8 settimane quota 30k mi fa ben sperare per le future quotazione del re delle crypto. Fino a prova contraria la mia visione resta rialzista. Analizzando l’operatività della scorsa settimana: Long Gold in positivo da 2 settimane, il target a 1850 si avvicina e la posizione cresce in maniera lineare. Short Nasdaq molto positivo, ho aggiunto posizioni short nel corso della settimana da livelli pi alti per prendere la discesa tra giovedì e venerdì. Long Bitcoin da 33k in leggera perdita ma tengo la posizione. Per la settimana del 19 mi concentro sui seguenti strumenti: Long Gold che continua con stop in profit a 1800 e target a 1850 dollari per oncia. Short Nasdaq da 14600 con stop 14750 e target a 14300. Long Bitcoin che continua da 33k e secondo buy a 30,5k con target 36k. Buon trading a tutti!!

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Diario di trading: settimana del 12 luglio 2021

Scritto il 14.07.2021

La settimana del 5 Luglio si chiude con uno 0 a 0 palla al centro per i principali mercati. Sia i prezzi dei più importanti mercati azionari, che materie e per fino delle Crypto sono all’incirca gli stessi della settimana precedente. Non per questo è stata una settimana scarica di volatilità, ma le quotazioni hanno fluttuato più o meno in trading range sugli stessi prezzi per tutta la settimana. Ponendo l’attenzione all’azionario vediamo una giornata di forte calo in giovedì 8 immediatamente recuperata nella giornata successiva con Nasdaq e S&P500 che hanno raggiunto nuovi massimi storici e il Dax tedesco a pochi punti dal proprio record storico. Nell’ultima settimana c’è stata una minor forza, anche se per pur positiva, verso i titoli Tech che comunque in molti casi hanno raggiunto anch’essi i propri massimi storici come nel caso di Apple ed Amazon. Il G20 economico di Venezia che ha sancito l’intesa delle grandi potenze mondiali ad un “minimum tax” al 15% per le grandi mutilazioni non ha scalfito la fiducia del mercato anche se mi viene difficile pensare che prima o poi questi 150 miliardi di dollari in tasse, e non più profitti, che ogni verranno drenati dalle aziende alle casse dei vari stati non abbia un’influenza sulle valutazioni future delle aziende considerando che stiamo viaggiando già oggi a quotazioni molto alte rispetto alla media storica. Sul fronte europeo ero convinto che l’aumentare dei casi e delle paure oggettive legate alla variante delta si ripercuotesse sulle quotazioni dei listini europei e nello specifico nel Dax in quanto presumo che le quotazioni attuali, a pochi punti dal massimo storico, stiamo sempre scontando una piena ripresa e un pieno recupero economico e finanziario già tra quest’anno e il 2022.  D’altro canto negli ultimi mesi si visto come le brutte, ma non bruttissime, notizie abbiamo dato sempre spinta alle quotazioni quasi sperando in un perdurare degli stimoli fiscali messi in atto dai vari paesi e dell’espansività delle varie Banche Centrali.  Personalmente credo che riguardo la politica economica le Banche Centrali hanno sparato quasi tutti i colpi che avevano anche perché un perdurare di iniezioni di liquidità a questi ritmi porterebbe certamente ad una super inflazione certamente dei titoli azionari ma anche del costo delle materie prime e dei principali beni di consumo.  Ad oggi iniziano ad essere messi in discussione alcuni rifornimenti a livello mondiale e per conoscenze ed esperienze personali sto vedendo seri ritardi nelle consegne di lavorati e semi lavorati industriali a livello europeo il che mi fa pensare che a breve anche “l’uomo della strada” avrà la percezione che non tutto quello che vuole acquistare in alcuni settori merceologici sarà immediatamente disponibile e ad un prezzo che pian piano inizierà ad aumentare sensibilmente. Portando queste considerazioni nell’attività di trading, ho deciso di continuare a puntare contro il Nasdaq per i motivi visti sopra e al rialzo di oro e bitcoin, due beni che considero in modo diverso anti inflattivi.  Il lieve crollo e immediato recupero dell’indice tra giovedì e venerdì è un chiaro segnale di forza e probabilmente il momento preciso dell’inversione non è ancora sancito. Ma un bel segnale a mio favore sta nel fatto la scorsa settimana il Nasdaq è cresciuto molto meno che nelle settimane precedenti e abbia iniziato a dare segnali di stanchezza dopo una corsa senza ostali di quasi 8 settimane. Analizzando l’operatività della settimana precedente: Long Gold invariato, ad oggi le quotazioni sono le medesime di una settimana fa e non ci siamo avvicinati né allo stop e né al target Short Nasdaq in profitto, partita in rosso l’operazione si è chiusa in profitto dopo la discesa di oltre 300 punti tra mercoledì 7 e giovedì 8. Visto il grande movimento ho messo uno stop in profitto di sicurezza a 14.600 Long Bitcoin chiuso con stop in profitto a 34,5k Per la settimana del 12 Luglio ho deciso di proseguire come segue: Long Gold come da settimana precedente con stop a 1790 e target a 1850 Short Nasdaq da 14.850 e stop a 14.990 e target a 14.400 Long Bitcoin a 33k con target 39k Buon trading a tutti!!

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Diario di trading: settimana del 5 luglio 2021

Scritto il 06.07.2021

La settimana del 28 Giugno ha sancito il sorpasso di Wall Street sugli indici europei in termini di performance da inizio anno. Nel 2021 infatti le performance dei principali indici azionari mondiali sono ovunque molto positive e quasi sempre superiori al 10% già nella prima metà dell’anno; ma i tre principali indici USA (S&P500, Nadsaq e Dow Jones) viaggiano a +15% da inizio anno superando la cara e vecchia Europa nello sprint dell’ultimo mese. Chi mi segue sa bene che sono molto attento alle quotazioni dei principali indici e che la mia operatività di trading spesso è concentrata su quest’ultimi piuttosto che su singole azioni perché l’abbondanza di strumenti e derivati su S&P500, Nasdaq e Dax e il loro appeal internazionale li rendono molto più liquidi e a mio avviso più scalabili nell’uso di diverse strategie. Tenendo in considerazione che nel lungo periodo i prezzi degli indici azionari tendono a crescere in quanto rispecchiano l’espansione economica e monetaria, non dimentichiamo che ciò è vero spesso ma non sempre, come nel caso dell’indice Topix giapponese o delle valutazione pre 2008 del listino italiano. Con uno sguardo al breve e brevissimo periodo e dovendo scommettere su una direzione di fondo ho deciso di andare contro trend rispetto ai recenti forti rialzi, sopratutto dell’indice Nasdaq che ha sovraperformato gli altri nelle ultime settimane. Il contro-trend, come molti trader sanno, è psicologicamente difficile da sopportare in quanto è molto probabile che l’operazione resti in “rosso” per la maggior parte del tempo e che comunque ad un certo punto si decida di chiuderla in perdita per non mettere a rischio troppo capitale. Ad un amico lo sconsiglierei perché conosco lo stato d’animo che si prova ogni volta che si controlla l’andamento delle quotazioni eppure decido di operare così in quanto alle valutazioni attuali vedo possibile un allungo delle quotazioni e quindi una probabile perdita della mia operazione ma vedo anche una discreta possibilità di inversione veloce, netta e abbastanza profonda che mi possa portare ad un guadagno decisamente maggiore rispetto alla perdita inizialmente preventivata. Ad oggi le quotazioni USA hanno un rapporto prezzo/utili di 30 contro una media a 10 anni di 20 e molti indicatori del “rischio bolla” iniziano ad accendersi. Non credo che in questo momento siamo nella stessa situazione del 2000 o pre 2008 ma è anche vero che le inversioni in borsa avvengono anche molto prima dello scoppio definitivo della bolla con ribassi anche del 20% come è avvenuto nell’ultimo trimestre del 2018. Con i tassi reali negativi in America, il comparto tech/growth rappresenta ancora un’ottima alternativa alle obbligazioni ma credo che siamo comunque vicini alla fine di questo ciclo. Un incremento dei tassi futuri, quando verranno scontati dal mercato, porterà di nuovo interesse verso le obbligazioni governative e verso i titoli value della old economy, come per esempio i finanziari. In entrambi i casi credo che il tech soffrirà per questi motivi e che la presa di profitto, ricordo che il Nasdaq ha guadagnato circa il 100% negli ultimi 12 mesi, porterà ad uno storno significativo, come significativa è stata la corsa fin qui intrapresa dal principale indice tecnologico mondiale. Rispetto alla settimana precedente la mia operatività ha visto i seguenti risultati: short Nasdaq andato in stop, 150 punti di indice persi Long gold da 1750 ancora in essere ed in profitto vista la quotazione attuale sopra i 1810$ Long Bitcoin chiuso in profitto appena sotto i 35.900$, quasi un 10% di profitto preso Per questa settimana: continuo il long Gold fino a 1850 o stop in profitto a 1795 Continuo lo short Nasdaq da martedì 6, visto che il 5 Wall Street era chiusa per l’Indipendence Day, sempre con 150 punti di stop e 500 di target Long Bitcoin da 33k con target 39k   Buon trading a tutti!

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Il Diario del Trading di Luca Padovan – settimana 28 giugno – 2 luglio

Scritto il 28.06.2021

L’ottava appena conclusa ha sancito i nuovi record dei principali listini di Wall Street e la conferma dell’impostazione RISK ON tra gli investitori. Archiviate le preoccupazioni a riguardo dell’inflazione, al momento considerata un evento passeggero, il focus degli investitori si è concentrato sul forte piano di stimoli varato da Joe Biden e su un rasserenamento generale del clima internazionale. La mia personale opinione non è al 100% allineata con l’idea comune. Non sono certo un catastrofista ma non penso nemmeno che allo stato attuale delle cose non ci siano dei rischi nel breve che possano deviare la rotta e portare un po’ di avversione al rischio verso il mercato azionario. A livello globale potrebbero ritornare prima del previsto le tensioni con la Cina, rispetto al pressante controllo sulle libertà ad Hong Kong o su una possibile azione aggressiva verso Taiwan. Inflazione che, con le prossime misurazioni, se continuasse a persistere potrebbe ad un certo punto dare l’impressione di una situazione fuori controllo che agirebbe sulle banche centrali come molla ad un innalzamento dei tassi prima del previsto. Prezzi elevati delle materie prime per un periodo di tempo troppo prolungato metterebbero certamente in difficoltà una buona parte delle aziende che non hanno pienamente recuperato la redditività ante Covid. Ad oggi secondo un report S&P ratings questa situazione vedrebbe un aumento di almeno il 20% del numero delle aziende super indebitate, quelle con un debito superiore a 4 volte l’EBITDA.  Inoltre, il G20 del prossimo luglio a Venezia vedrà tra i temi caldi da affrontare quello della “minimum tax” annunciata da Biden e fortemente voluta anche dalla maggior parte dei grandi paesi europei. É inevitabile pensare che se questo tipo di imposta vedesse la luce o qualche altra forma di tassazione sui ricavi e non sui profitti, le grandi società tech del Nasdaq vedrebbero una forte riduzione degli utili. Tutto questo mentre il Nasdaq nell’ultima di settimana ha raggiunto il suo ultimo record storico a quota $14.414.  Per finire l’aumento dei casi positivi di Covid in Gran Bretagna che negli scorsi giorni ha ritoccato quota 16.000 casi giornalieri potrebbe portare una vena pessimistica sulle promesse che ormai il peggio è alle spalle visto che all’ultimo minuto anche il Regno Unito si è visto costretto a perdurare con le misure restrittive che aveva previsto di eliminare a fine Giugno. Non nego che anche gli aspetti postivi per guardare ad uno scenario positivo nel prossimo periodo esistono e ci sono e come investitore di lungo periodo è ovvio che io sia rialzista verso l’azionario, se ben diversificato, per il lungo periodo. Credo anche che ad ogni crisi l’essere umano sia capace di reagire e trovare soluzioni che fino a prima non erano nemmeno calcolate. Ma in ottica di trading di breve periodo in questa situazione e a questi prezzi sulla base delle considerazioni fatte prima ho deciso di iniziare a prendere il rischio di andare contro trend e provare a prendere posizioni significativamente short contro i principali listini di Wall Street, specialmente il Nasdaq.  Il contro-trend è difficile da attuare, può sembrare intuitivo se si guarda un grafico visto che vendere quando il prezzo è in alto a destra è ciò che ci consiglia la mente, ma poi quando il trend rialzista continua, ed è così nella maggior parte dei casi, il prolungarsi dell’operazione in perdita diventa logorante per il trader finché ad un certo punto non è più sostenibile e si getta la spugna. Ecco spesso quello è il vero punto di inversione.  Personalmente affronto questo tipo di operatività metabolizzando a priori il peggior scenario possibile, decidendo a priori il capitale da mettere a rischio.  Se la lettura del mercato risulta corretta e la fortuna aiuta spesso queste inversioni veloci dai massimi portano con loro una flessione di 4 o 5 punti percentuali in pochi giorni con un movimento bello e lineare. Queste sono le occasioni dove portare a casa un buon profitto da dei cali fisiologici del mercato che avvengono ciclicamente. Riguardo la settimana precedente: Short multiday Nasdaq andato in stop a 14.150 Short in scalping Nasdaq 3 giorni positivi e 2 negativi Long Gold a 1750, operazione non entrata Long Bitcoin chiuso con stop in profit a 35k l’operazione aperta a 32k e un’altra aperta a 30k. Resta in essere il long da 35k. Per la settimana del 28 Giugno mi concentrerò su quanto segue: long Bitcoin da 32k e 29k con target 38k Long gold 1750 con target 1850 e stop a 1720 Short Nasdaq multiday e di scalping in aperture. Sempre 150 punti di stop dopo l’apertura della posizione con target sui 14.000 Buon trading a tutti!

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Il Diario del Trading di Luca Padovan – settimana 21-25 giugno

Scritto il 21.06.2021

  Finalmente dopo settimane monocolore l’ottava appena conclusa ha dato una bella scossa alle quotazioni di quasi tutte le asset class da investimento. La miccia è stata accesa mercoledì sera dalle pubblicazioni dei verbali FOMC e dalla successiva conferenza stampa che ha fatto presagire un innalzamento dei tassi d’interesse USA prima del tempo, forse già sul finire 2022 o 1Q2023, in anticipo rispetto a quanto universalmente ritenuto probabile. Il primo a correre è stato il dollaro americano che ha iniziato una veloce ripresa nei confronti delle principali valute e in 48 ore è passato da 1,21500 a 1,18500 contro l’euro; un movimento che non si vede tutti i giorni, specialmente su questo cross valutario. L’oro non è stato a guardare e anche il metallo prezioso ha perso circa 100 punti in due giorni passando da circa 1860$ l’oncia a 1760$ l’oncia. Personalmente sono rialzista di lungo periodo e vedo questi livelli come ottimi punti di entrata per investimenti pazienti e di lungo periodo. Credo che l’inflazione non sarà un fenomeno passeggero e proprio per questo motivo vedo nell’oro e in altre materie prime un buon investimento che se comprato ai giusti prezzi può offrire un’ottima resa in ottica d’investimento.  Se aggiungiamo all’equazione la variabile di una, ad oggi poco probabile, crisi futura abbiamo nell’oro un ottimo asset da detenere nel prossimo periodo. I mercati azionari hanno messo la retromarcia. Nulla fa paura al mercato in questo decennio più del mancato supporto di banche centrali accomodati e politiche espansive. Il solo accenno di innalzamento dei tassi ha fatto cedere tra il 2 e il 4% in un paio di giorni i principali listini. Unica eccezione il Nasdaq che è arretrato di poco, dopo aver conseguito l’ennesimo record storico a quota 14.217. Spesso quando tutto va bene, come nel mercato azionario degli ultimi 12 mesi, ci si dimentica che un agente imprevisto può cambiare totalmente lo scenario futuro. Quello che abbiamo visto è nulla in confronto allo storno che i mercati avrebbero se circolasse veramente l’idea di uno stop di FED e BCE. Al momento non lo vedo come lo scenario futuro più probabile ma senz’altro è un’ipotesi che va tenuta in considerazione quando si costruiscono strategie di trading e non si può procedere solo con un’idea ma bisogna avanzare sapendo che in qualsiasi momento potrebbe succedere qualcosa che fa cambiare direzione al vento. Analizzando la mia operatività rispetto alle idee prese lo scorso weekend: – Lo short su EurUsd è andato oltre il target in quanto ho seguito in diretta la forte discesa del cross e spostato il take profit di mezza figura a circa 1,20000. Nelle ultime ore della settimana ho addirittura provato una leggera prova di rimbalzo a 1,19000 che ha portato una piccola perdita visto che il cambio ha chiuso venerdì sera a circa 1,18600. – Short Nasdaq100: weekly position andata in stop a 14.150, prima che l’indice stornasse purtroppo, mentre gli short in apertura sono stati profittevoli 4 giorni su 5, unico giorno negativo il giovedì. – Long Bitcoin in profitto, senza prendere il target a 44k ho chiuso l’operazione con uno stop in profitto a 40.000$ dopo che il prezzo aveva superato i 41.000 prima di rintracciare. Per la settimana entrante: – long Gold da 1750 con posizione settimanale, target a 1850 e stop a 1730. – Long Bitcoin da 35k e poi da 32k con target 44k – Short Nasdaq100 da 14.000, stop 14150 e target 13550, oltre allo scalping short in apertura. Buon trading a tutti!

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Cambio di visione nell’operatività settimanale di trading su Eur-Usd

Scritto il 18.06.2021

Ieri sera, mercoledì 16 Giugno 2021, alle 20:00 il cross Eur-Usd ha subito una violenta accelerazione al ribasso iniziata nei pressi delle quotazioni a 1,21200 per culminare oggi a 1,18900. Oltre due figure lasciate sul terreno in meno di 24 ore non sono poca cosa per il cross valutario più pesante del mondo. Il tutto è stato innescato dai verbali della riunione del FOMC in America e dalla successiva riunione che ha fatto presagire un futuro cambio di rotta nella politica monetaria ed un’eventuale innalzamento dei tassi d’interesse a partire dal 2023. La notizia in pochi secondi ha fatto scattare le vendite di euro e gli acquisti di dollaro oltre che massicce vendite su oro e per alcune ore anche sui listini azionari. Se i principali indici azionari hanno già recuperato nella giornata di oggi, capitanati dal Nasdaq, l’oro continua a puntare pesantemente verso il basso; la motivazione risiede nella comune idea che l’oro sia un ottimo strumento anti inflativo che però non stacca cedole. Essendo quotato in dollari USA un’eventuale innalzamento dei tassi rende più favorevole l’allocazione in titoli di stato del tesoro prezzati in dollari piuttosto che parcheggiati in riserve auree. Io credo anche che molti speculatori hanno accumulato ingenti profitti con l’ultima risalita dell’oro e ieri si sono manifestate le prime avvisaglie per spingerli a monetizzare questo profitto. Alla velocità della luce, non senza l’ausilio di particolari software di trading ad alta frequenza, il solo accenno a questa ipotesi ha fatto scattare le vendite anticipando una probabile rotazione da oro a usd cash, facendo recuperare al Dollar Index oltre due punti in poche ore. Per mia fortuna è da qualche settimana che sto puntando ad un movimento del genere nella mia attività di trading e ieri in poche ore questo super movimento inatteso ha portato a target una delle principali operazioni che avevo in essere, avendo annunciato già la scorsa domenica lo short su Euro-USD a 1.21500 con target 1.20500. Seguendo live la discesa sono riuscito ad ottenere un maggior profitto dal trade spostando il target a 1.20000 in chiusura di giornata. Un’operazione da un lotto ha portato a 1500$ di profitto. La discesa è continuata per un’altra figura durante tutta la giornata di oggi fino alla soglia del 1.1900 dove ho deciso di entrare al rialzo provando a prendere un’altra figura di rimbalzo entro la chiusura di domani fino all’area 1.19900/1.20100 Size dell’operazione il 30% della prima in quanto c’è ancora fortissima volatilità nel cambio e il rischio di annullare il primo profitto è reale. Se la lettura fosse giusta riuscirei nella stessa settimana a guadagnare dalla forte discesa e poi dalla forte risalita dello stesso strumento, che per un trader come me è come vincere lo scudetto.  

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Il Diario del Trading di Luca Padovan – settimana 14-18 giugno

Scritto il 16.06.2021

L’ottava appena trascorsa è stata caratterizzata dalla bassa volatilità, dal lento allungo positivo dei principali indici azionari e da un leggere recupero anche del comparto Crypto; il tutto condito dalle conferme della BCE di espansione monetaria e politiche ultra-accomodanti. Lo scorso giovedì, infatti, Cristine Lagarde alla guida della BCE ha confermato invariati i tassi d’interesse, nonché il supporto della Banca Centrale Europea ed ha sminuito i possibili campanelli d’allarme legati all’inflazionedefinendoli come passeggeri e determinati quasi esclusivamente dall’innalzamento temporaneo delle materie prime. Questi segnali hanno dato il via ad un allungo dei principali listini che hanno chiuso la settimana sui massimi, molto vicino ai rispettivi record storici. In questi giorni si sta svolgendo in Cornovaglia il G7 a trazione USA-UK. Uno dei fascicoli sul tavolo dei potenti del mondo è l’introduzione di una “minimum tax” proposta dal presidente americano Joe Biden e ampiamente appoggiata dai leader europei in quanto potrebbe essere un super assist per iniziare a computare ai giganti del tech una tassazione dove vengono effettivamente venduti i servizi e non dove hanno sede le aziende digitali.  In maniera poco logica l’indice Nasdaq, il cui 50% è rappresentato dalle principali aziende Tech come Apple, Amazon e Google, non sta prezzando questa possibilità. Addirittura, è cresciuto più di altri nelle ultime settimane chiudendo la settimana una manciata di punti sotto il record storico di 14.064. Più marcata la discesa di EurUsd che ha visto una settimana favorevole per il dollaro americano rispetto alle principali valute globali, e il suo indice Dollar Index alzare chiaramente la testa sopra il livello chiave di 90.  Chi mi segue da un po’ conosce la mia visione di medio periodo, sono convinto a questi prezzi sia favorevole acquistare dollari, direttamente o tramite asset denominati in tale valuta. Sul fronte crypto settimana positiva, il Bitcoin ha lentamente recuperato terreno nel corso di tutta la settimana chiedendo il venerdì sera poco sotto i 37.500$. Oltre a ciò, per la prima nella storia una nazione sovrana, ElSalvador, ha sdoganato il Bitcoin rendendola una valuta corrente nel piccolo paese del centro-america. Andando a fare il punto sulle operazioni individuate la settimana scorsa: short EurUsd da 1.22000 preso in pieno e chiuso ieri a 1.21100. Operazione multiday lineare, che è quasi sempre stata in profitto, mai a rischio stop loss e che si è avvicinata al target nelle giornate di giovedì e venerdì. Quasi una “figura” di profitto. Short Nasdaq positivo per lo scalping in apertura 4 profitti e 1 perdita (giovedì) e negativo per la posizione Weekly. Molto bene il long Bitcoin in quanto è entrato il Buy limit martedì mattina a 33,5k ed ho chiuso tutto giovedì con uno stop in profit a 37,5k (sia il 33,5k che quelle aperte a 36k e 38k) Per la settimana entrante ho deciso di focalizzarmi sugli stessi strumenti come segue: EurUsd: short a 1.21500 con stop loss a 1.22100 e target a 1.20500 Nasdaq100: short weekly da 14.000 con target 13.500 e stop 14.150 e short lo scalping in apertura. Bitcoin: long a 35k e seconda entrata a 32,5k. Target ambizioso 44k Buon trading!

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