Andrea Braglia

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Consulente finanziario

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16/12/2020

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EFFETTO DRAGHI SUL FTSE-MIB

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 02.03.2021

Il Ftse-Mib è best performer tra le Borse mondiali nel mese di febbraio  Nonostante il Governo guidato dal premier Mario Draghi sia operativo solo da tre settimane, gli effetti positivi sul Ftse Mib erano iniziati già prima della sua nomina e stanno continuando tuttora, dal momento che la nostra Borsa è stata la migliore al mondo, in termini di performance positiva, nel mese di febbraio. I settori ed i titoli migliori I titoli ed i settori che hanno performato meglio, sono quelli legati alla futura ripresa economica del nostro Paese, frutto degli interventi che il mercato si aspetta che Draghi attuerà, così come ha fatto quando era Presidente della Bce: interventi mirati ad utilizzare il nostro sistema bancario, per iniettare liquidità (come fece con i 3.000 Mld Eur alla Bce) e nella nostra economia. Analisi tecnica e fondamentale del Ftse Mib Dal punto di vista fondamentale, basandomi su un Eps stimato da Bloomberg tra 2000 e 2200 ed applicando un multiplo di 11-12, si ottiene un presunto fair value tra 22.000 e 26.400 punti: questo significa che il Ftse Mib può tornare verso i massimi pre-pandemia, ovvero verso 25.000 punti. Se i mercati azionari mondiali saranno in grado di mantenere l’attuale trend rialzista, il supporto a 23.000 punti può dare slancio al Ftse Mib, per chiudere il gap lasciato aperto lo scorso anno ed arrivare in area 25.000 punti: in questo senso un buon indicatore è rappresentato dall’andamento dell’RSI che mantiene il proprio trend al rialzo (come evidenzia il grafico). La componente bancaria del Ftse Mib dovrebbe contribuire a sostenere il rialzo fino a 25.000 punti. La forza relativa del Ftse Mib rispetto alle altre Borse Tutti questi elementi (sia di natura tecnica\fondamentale che economica\politica) evidenziano una netta forza relativa del Ftse Mib, rispetto alle altre Borse mondiali, che sembra essere in grado di privilegiare il nostro mercato in termini di sostenibilità dell’attuale trend rialzista, almeno fino all’area di 25.000 punti.    

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MARTIN ARMSTRONG SPIEGA “IL DIETRO LE QUINTE” DEL CASO GAMESTOP

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  • Investimenti
Scritto il 26.02.2021

Chi è Martin Armstrong  Martin Armstrong è stato nominato Hedge Fun Manager of the Year nel 1998 ed ha gestito diversi Hedge Funds per diverse società, inclusa Deutsche Bank: l’aspetto più notevole del suo curriculum, è il fatto che ha sempre avuto il più basso draw-down di qualsiasi altro gestore di Hedge. Nell’autunno 1987, Martin Armstrong fu invitato dalla Commissione Brady a condividere le sue opinioni sul crollo del mercato del 1987, che aveva previsto con esattezza, utilizzando i suoi modelli di computer. Nel numero di febbraio 1990 la rivista “Equity” lo ha nominato “il miglior economista d’America”. Nel luglio 1996, è stato invitato dalla Commissione della Camera degli Stati Uniti per una testimonianza sui flussi dei capitale finanziari globali. Il 20 maggio 1997, Armstrong ricordò al Segretario del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, Robert Rubin, che la loro politica monetaria Usa avrebbe aumentato molto la volatilità dei mercati finanziari. Sempre nel 1997, Armstrong è stato invitato a fornire consulenza alla Banca Popolare Cinese durante la crisi valutaria asiatica. Nel 1998 ha iniziato a gestire un Hedge Fund per conto di Magnum Global Investments ed utilizzando la sua teoria (secondo cui i cicli boom-bust si verificano con regolarità ogni 8,6 anni) ha definito correttamente il collasso finanziario della Russia nel 1998 ed ha anche indicato un picco appena prima del crollo del mercato azionario giapponese Nikkei 225 nel 1989. Un video di 6 minuti spiega come leggere il “caso Gamestop” Martin Armstrong spiega che il caso Gamestop fa parte di un trend globale, nel quale sta avvenendo uno switch di investimenti dal settore pubblico a quello privato: gli investitori internazionali stanno progressivamente disinvestendo le loro posizioni in “asset pubblici”, come ad esempio i Bond Governativi (da lungo tempo con rendimenti negativi e sostenuto dall’intervento delle Banche Centrali), per privilegiare gli “asset privati”, ovvero equity, ma anche real estate, commodities (tra cui il Bitcoin) ed arte. Switch da “public asset” verso “private asset" Il motivo per cui le “asset class private” continuano nel loro trend al rialzo, (nonostante periodi di crash come quello che ha caratterizzato il mercato azionario nel primo trimestre del 2020) ed in alcuni casi si trovano a quotazioni che rappresentano i rispettivi massimi storici, risiede proprio in questo “switch globale” di cui parla Armstrong. Il “caso Gamestop”, per quanto eclatante ed unico nel suo genere, non si spiega perciò solamente con il desiderio sfrenato di trading da parte dei numerosi day-traders di Robinhodd e di altri brokers Usa, ma rappresenta uno degli innumerevoli esempi di come le asset class che vengono privilegiate sono quelle “private”. Il grafico evidenzia che il mercato azionario Usa (nonostante sia in un trend rialzista che lo ha portato ripetutamente ai massimi storici e ci siano valutazioni di aziende, come Tesla ad esempio, che hanno raggiunti livelli stratosferici) può ancora crescere, prima di raggiungere le valutazioni massime che aveva ad esempio negli anni 1968 o 1999. To be continued

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ASSOCIAZIONE ITALIANA EDUCATORI FINANZIARI (AIEF)

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 18.02.2021

Chi è e cosa fa un Educatore Finanziario. E’ con grande orgoglio e soddisfazione che annuncio la mia iscrizione all’Associazione Italiana Educatori Finanziari (AIEF), che mi permetterà di svolgere un ruolo attivo, come educatore finanziario, nel diffondere la cultura dell’educazione finanziaria, nel migliorare le conoscenze economiche e finanziarie dei cittadini, svolgendo un’attività professionale indipendente nelle scuole ed in qualsiasi altro contesto richiesto. L’Educatore finanziario:   è una nuova figura che, validata dall’iscrizione di AIEF nell’elenco delle Associazioni Professionali tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico (Legge 4/2013), lavora per migliorare le conoscenze economiche e finanziarie dei cittadini, aiutandoli a riconoscere e a utilizzare al meglio i prodotti più diffusi e fare scelte consapevoli; svolge la propria attività nelle istituzioni scolastiche o bancarie ovvero in qualsiasi contesto in cui sia richiesta la progettazione e l’attuazione di un percorso formativo di alfabetizzazione e/o approfondimento dei temi relativi al mondo economico e finanziario; può acquisire le competenze necessarie per arricchire e perfezionare il proprio bagaglio culturale per l’iscrizione al Registro Unico degli Intermediari (Sez. “E”-“C”). Considerata l’importanza e la delicatezza della materia oggetto dell’attività di AIEF, è indispensabile pianificare un’attività continua di monitoraggio, valutazione ed implementazione del sistema direttivo e organizzativo dell’Associazione. AIEF è il primo Ente privato che si occupa di educazione finanziaria certificato UNI EN ISO 9001:2015  La certificazione di qualità ISO 9001, è il metodo formale che garantisce la bontà del lavoro quotidiano e conferma la propensione di AIEF all’auto-analisi, nell’interesse prioritario dei cittadini; di tutti coloro che scelgono i servizi e partecipano alle attività di promozione e diffusione della cultura economica e finanziaria in Italia. Cosa fa l’Associazione Italiana Educatori Finanziari (AIEF) L’Associazione Italiana Educatori Finanziari è una libera associazione professionale di categoria, la cui attività è indipendente da ogni confessione religiosa e da ideologie politiche e si propone di: • diffondere la cultura dell’educazione finanziaria, attraverso la promozione della figura dell’operatore, inteso quale specialista dell’educazione; • far riconoscere tale ruolo professionale nell’ambito delle Amministrazioni pubbliche e private, stabilendo rapporti con Istituzioni, Enti, Università, Istituti, Associazioni e Organizzazioni sociali e culturali interessate    alle tematiche del settore; • promuovere, coordinare, incentivare e svolgere attività scientifica e di ricerca per contribuire allo sviluppo professionale dell’educatore finanziario e favorirne il perfezionamento tecnico e culturale; • promuovere la regolamentazione della professione di educatore finanziario; • promuovere e gestire un sistema strutturato di formazione e/o di perfezionamento continuo; • promuovere ogni iniziativa atta a conseguire il riconoscimento dell’Associazione sia in ambito nazionale che internazionale, sia in ragione della normativa vigente che di quella emananda in conformità alle    direttive comunitarie; • prendere parte al dibattito in atto in ambito comunitario, anche attraverso un’attiva partecipazione ad altre similari realtà associative internazionali, in modo da favorire un proficuo scambio di idee ed esperienze  tra i diversi modelli organizzativi.

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PERCHE’ DRAGHI E’ IL PREMIER GIUSTO, AL MOMENTO GIUSTO

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 11.02.2021

Curriculum Vitae di Mario Draghi Piedigree di Mario Draghi: Master al Massachusetts Institute of Technology; Ex Governatore della Banaca Centrale d’Italia; Consulente delle più importanti multinazionali; Presidente del Financial Stability Board; Professore ordinario in politica monetaria; Member of the Board of Trustees di Princeton; Presidente per 8 anni della Banca Centrale Europea; Chairman di Goldman Sachs Europe. Inoltre Draghi arriva in un momento nel quale: il PIL dell’Italia è crollato del -9%, ovvero il valore più basso dal 1990 e quindi “entra sul minimo”, come si dice in Borsa; si sta riducendo il Lockdown; le Banche sono stracolme di liquidità, anche perché di fatto non erogano più credito; la BCE sta comprando tutti i BTP e lo farà fino al 2022; Come risolvere l’attuali crisi economica in Italia Il 26 marzo del 2020, nel pieno della pandemia, Mario Draghi ha firmato un lungo intervento sul Financial Times, in cui ha parlato di come gli Stati dovevano affrontare la crisi economica: il tema è molto interessante, perché sposta il discorso sulle Banche, evidenziando cosa sta succedendo negli ultimi anni in economia sia in Europa che nel resto del mondo, ma soprattutto perchél’Italia sia l’unico paese in crisi, mentre tutti gli altri si sono ripresi. Innanzi tutto in Italia, a differenza della Francia e di altri Paesi europei, le Banche operano "nell’interesse dell’economia nazionale, attraverso livelli di debito pubblico più elevati, accompagnati da misure di cancellazione del debito privato”.   A differenza dell’Italia, paesi come l’Olanda (o Francia, Spagna, Portogallo, Svezia, Danimarca), non usano il deficit pubblico come strumento principale di finanziamento dell’economia, ma usano invece il credito bancario interno, le proprie Bancheinsomma.   L'Italia è l'unico Paese Ocde in cui c’è poco credito A riprova, mostriamo il confronto con l’Olanda, che non ha bisogno di deficit pubblici perché ha iniettato un'enorme quantità di credito nell’economia e per la precisione quasi il 260% del Pil, contro solo il 110% del Pil dell’Italia, ovvero una differenza del 150% del Pil.: se il nostro Paese avesse seguito l’esempio dell’Olanda, significa che ci sarebbero 2.000 Mld Eur in più in circolazione nella nostra economia. L’Olanda si indebita molto meno di noi in termini di Titoli di Stato, perché ha creato una massa enorme di mutui, credito al consumo, fidi e prestiti ad aziende e bonds societari: questo corrisponde ad un finanziamento dell’economia interno, quasi tutto tramite le Banche olandesi, che non è soggetto a spread sui mercati e neppure ai parametri UE sul debito, che riguardano solo quello pubblico: lo stesso meccanismo lo si nota negli altri Paesi nordici (eccetto la Germania), in Belgio, Francia e Spagna. Se vogliamo uscire dall’austerità permanente che ci affligge da oltre venti anni, dobbiamo anche noi seguire l’esempio dei paesi “virtuosi”, ma in realtà anche più astuti o accorti se vogliamo, che limitano il deficit pubblico, ma si finanziano internamente, iniettando il credito tramite le Banche.   "Grazie, ci rivedremo in Parlamento” La formula con cui Draghi conclude ogni consultazione è la prova che i partiti politici avranno solo la facoltà di decidere se concedere la fiducia al futuro Governo con premier lo stesso Draghi, perché su tutto il resto, deciderà lui: con Draghi sono saltati i vecchi rituali e le “doglie” che anticipavano la nascita di ogni esecutivo, ovvero le rose dei nomi, le terne di candidati per ogni ministero, le combinazioni incrociate e la contabilità dei gruppi parlamentari che incideva sul peso dei dicasteri da assegnare. Mario Draghi è il premier giusto, al momento giusto, perché si sta consultando solo con il capo dello Stato e non parla deiministri con le rispettive delegazioni, ma solo con i diretti interessati: il programma, l’agenda ed i nomi dei ministri li decide lui e chi siede in Parlamento dovrà solo ratificare.      

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COSA PUO’ FARE DRAGHI COME PREMIER, PER L’ECONOMIA ITALIANA

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 05.02.2021

Draghi Presidente della Bce Mario Draghi è noto per la frase “faremo tutto quello che è necessario, e credetemi, sarà più che sufficiente” con cui, come Presidente della Bce, ha iniziato il Quantitative Easing, ovvero l’acquisto di debito pubblico in misura superiore a quello della Fed o della Banca di Inghilterra: Draghi ha fatto l’opposto di quello che, con l’austerità, Mario Monti o altri premier “tecnici”, come Lamberto Dini o Carlo Azeglio Ciampi (a cui potrebbe essere equiparato) hanno scelto come soluzione ai nostri problemi. Draghi, dal 2014 al 2019, come Presidente della Bce, ha iniziato il maggiore finanziamento (indiretto) di deficit pubblici della storia, che di fatto continua tuttora ed ha consentito a tutti i Paesi Ue di aumentare i deficit pubblici di 3.000 Mld Eur.   Cosa può fare adesso Draghi per l’economia italiana.? Draghi ha dichiarato sul Financial Times le sue intenzioni, ovvero “far creare denaro alle banche” (come riporta la sua intervista allegata), senza ricorrere perciò ai soliti governi tecnici, cioè alle note “riforme strutturali”, che richiederebbero anni per essere attuate e non avrebbero nessun beneficio concerto immediato per la nostra economia. Lo Stato deve coordinare, garantire e indirettamente finanziare l’espansione del credito Draghi sottolinea come lo Stato debba coordinare, garantire e indirettamente finanziare l’espansione del credito: questo approccio in realtà è già seguito in altri Paesi Ue, ad esempio in Francia, dove il credito a famiglie ed imprese è circa al 260% del Pil, mentre in Italia si ferma al 110% del Pil: l’Italia è il Paese Ocde in cui famiglie e imprese ricevono meno credito. Il credito, soprattutto nel contesto economico attuale, rappresenta il modo in cui si “crea il denaro“, che potrebbe circolare e sostenere la nostra economia, soffocata dalla mancanza di denaro creato dalle Banche: Draghi ha indicato una soluzione di tipo finanziario/monetario, ovvero la necessità di deficit pubblici ampi, che compensino le perdite di reddito del settore privato e l’uso del settore bancario, indirizzato dallo Stato a finanziare l’economia.

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QUALI AZIONI ITALIANE COMPRARE CON MARIO DRAGHI COME PREMIER.?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 03.02.2021

Ampio mandato dal Presidente della Repubblica Mattarella Quali azioni italiane comprare se Mario Draghi diventasse premier ?Come Presidente della BCE è passato alla storia per aver fatto aumentare il finanziamento dei deficit (“QE”) di 4mila mld Eur, creati dal nulla, perciò è possibile che ora, a 73 anni, faccia il contrario del Governo Monti, ovvero metta in circolazione molto denaro. Mario Draghi potrebbe creare denaro attraverso le Banche italiane Draghi ora potrebbe fare quello che hanno deciso in USA, UK e Francia, ovvero creare denaro attraverso le Banche italiane, così’ come ha spiegato tempo fa nella sua intervista e “manifesto”. Draghi potrebbe togliere il lockdown per stimolare l’economia Gli italiani sono in attesa di un premier che si prenda la responsabilità di decidere interventi concreti per la nostra economia, prima che affondi del tutto, a seguito degli effetti negativi del Covid e del lockdown. In questo scenario, i titoli azionari italiani da privilegiare sono: AGL – Autogrill OVS – Oviesse WBD – We Build  

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COME HA CHIUSO IERI SERA L’ARGENTO A WALL STREET.?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 02.02.2021

Quando il gioco si fa duro…i duri cominciano a giocare $PSLV è l’unico Fondo che detiene i lingotti di argento in cassaforte in Svizzera (mentre la maggior parte dei Fondi investe su futures) e da 9$ e rotti era arrivato fino a 13$ cioè +40%. SPLV: da 24 mln di pezzi scambiati a 250 mln. $SPLV è l’unico Fondo con dentro argento e di solito scambia 24 milioni di pezzi, oggi ne ha scambiati 250 milioni e si è creata una frenesia per i lingotti, monete o altro argento fisico. Il mercato dell’argento vale 1.400 Mld $: si fa più fatica a muoverlo Gamestop, AMC, Nokia, Blackberry sono un gruppo di titoli che assieme valgono solo 50 mld $, per cui potevi incastrare alcuni fondi allo scoperto, ma L’Argento vale 1,400 mld $ in totale, per cui ci vogliono molti più soldi per farlo muovere (inoltre i fondi hedge erano long Argento). Oggi Gamestop ha perso il -30% ed i fondi hedge che erano allo scoperto si sono salvati, hanno dimezzato la posizione grazie all’argento (di cui erano long) ed hanno mandato gente a scrivere in modo anonimo nei forum di WallStreetBets nel weekend, per agitare le masse contro l’Argento oggi  Dopo GameStop ed argento, forse tocca al Vxx Sul forum di WallStreetBets ci sono ora 8 milioni di persone e nel 2019 erano 1,3 milioni ed ora stanno cercando qualcosa che possa esplodere al rialzo di 10 volte: potrebbe essere il VXX.  

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SHORT SQUEEZE SULL’ARGENTO: A CHE PUNTO SIAMO?

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  • Materie prime
Scritto il 01.02.2021

Il future sull’argento apre a +6,5% , in attesa delle quotazioni delle Call Siamo a 29$ sul future e stanno salendo anche tutti i titoli delle miniere di argento come  $PAAS, $FSM, $CDE: le opzioni Call oggi varranno 4 volte tanto, rispetto alla chiusura di venerdì scorso. I day traders di Reddit alla caccia dell’argento Il pubblico dei forum di Reddit, che ha fatto esplodere $Gamestop,  questo weekend si è riversato sull’acquisto di argento, monete e barre.  JP Morgan manipola il mercato dell’oro e dell’argento.? C’è manipolazione del prezzo di Oro e Argento da parte di JPMorgan ? A settembre scorso, 2020, JP Morgan ha pagato 920 milioni di $ per evitare il processo, in quanto accusata di manipolare il mercato di Oro e Argento. L’argento può salire fino a 100$ Questo è l’andamento dell’argento dal 1860 ad oggi: ha oscillato da 3$ l’oncia a 0,3$, poi è arrivato a 6$ negli anni ’60, un picco a 48$, poi è crollato a 12$ e ora siamo a 28$.    

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REDDIT, ROBINHOOD E GEMESTOP SFIDANO WALL STREET: ED ORA TOCCA ALL'ARGENTO

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 31.01.2021

Il volume delle opzioni call su azioni ed Indici Usa è quadruplicato Wall Street è stata trainata al rialzo dai derivati invece ed invece di comprare ad es 100mila $ di azioni, si comprano 5 o 10 mila $ di opzioni equivalenti, in modo che i market makers siano costretti comprare 100mila $ di azioni per protezione. Posizioni short su Gamestop Gamestop è una catena di negozi di video in perdita che valeva meno di 1 miliardo di $ come società, ma la posizione al ribasso dei Fondi Hedge è di 57 Mln di azioni e vale 11 Mld. Usd Gli Hedge Fund rovinati dagli acquisti su Gamestop Il grosso degli acquisti sono stati costretti a farli gli hedge fund che erano short Gamestop e si sono rovinati. Ora è il momento dell'argento   Il pubblico dei forum ha scoperto che ci sono mega posizioni “Short" e le ha sfruttate su GME, AMC, BB ecc… costringendo i fondi Hedge a ricomprarle: sull’argento da noi si dice che c’è una mega posizione short di JP Morgan. Se ora centinaia di migliaia di day-traders si convincono che può essere vera, si buttano sull’Argento, come è stato per Gamestop: le opzioni sull’Argento ora sono molto care, segno che ci sono investitori che ci scommettono: paghi 91 centesimi per Call a 30$ Marzo.  

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CONSULENTI: AUMENTA LA DOMANDA DI PROFESSIONISTI

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  • Consulenti finanziari
Scritto il 26.01.2021

Il 40% degli investitori nel 2020 non sapeva di pagare il servizio di consulenza ricevuto Il 2020 ha portato ad un aumento del 14% nella richiesta di consulenti finanziari da parte dei clienti: nel 2019, gli investitori che si affidavano a gestori e professionisti erano il 30%, mentre nel 2020 sono diventati il 41%. Anche se la Consob ha confermato che l’educazione finanziaria degli italiani resta limitata, sebbene in lieve miglioramento, secondo l’ultima ricerca pubblicata da Moneyfarm, a decidere, in totale autonomia, come investire i propri risparmi erano il 40% degli investitori nel 2019, mentre l’anno scorso la percentuale è scesa al 29%. Il 40% degli investitori nel 2020 non sapeva di pagare per il servizio di consulenza che ha ricevuto: pur essendo i costi l’unica variabile certa (e controllabile) di ogni investimento, tale concetto è minato alla base da una consapevolezza purtroppo ancora poco diffusa circa la loro stessa applicazione. Il rapporto “la relazione consulente – cliente” pubblicato dalla Consob, sottolinea infatti come nell’identificare i tratti distintivi della consulenza, gli investitori citano più frequentemente la nozione di ‘“serenità” (85% dei casi), mentre agli ultimi posti vengono menzionati i compiti fondamentali di un consulente quali il “controllo dei rischi dell’investimento” ed il “controllo dei costi dell’investimento”. L’educazione finanziaria degli italiani In generale, la Consob ha confermato che l’educazione finanziaria degli italiani resta limitata sebbene in lieve miglioramento: la quota di intervistati che risponde correttamente alle domande sulle conoscenze finanziarie di base oscilla dal 38% (concetto di diversificazione) al 60% (rapporto rischio-rendimento), mentre l’ aspetto su cui gli intervistati vorrebbero ricevere maggiori informazioni riguarda il “come investire i propri risparmi” . Secondo i dati interni di Moneyfarm, il tempo trascorso dai consulenti al telefono è cresciuto del 75%, rispetto al 2019 ed anche gli scambi via mail e chat sono significativamente aumentati (+43%). Il Consulente rappresenta una figura chiave nel panorama finanziario italiano, caratterizzato da un debito pubblico che è arrivato a quota 2.587 miliardi Eur, con una liquidità di sistema pari a più di 1.700 miliardi Eur : la liquidità eccessiva caratterizza però tendenzialmente tutti quei risparmiatori che non si avvalgono di un consulente.  Infatti, sottolinea la Consob, chi investe i propri risparmi con la guida di un consulente tende a lasciare in liquidità una quota meno importante del proprio patrimonio: secondo i dati Moneyfarm, fissare un appuntamento con il consulente raddoppia le probabilità che un cliente inizi effettivamente ad investire e, a parità di patrimonio dichiarato, porta ad un investimento iniziale medio superiore del 40% circa.  Dare continuità nel tempo a questa relazione, inoltre, rende il cliente più fedele ai suoi obiettivi di investimento e più incline a incrementare l’investimento nel tempo: gli investimenti aggiuntivi annuali sono 3.5 volte superiori (sempre a parità di patrimonio dichiarato). Controversie finanziarie, raddoppiano i risarcimenti La presenza di un Consulente, inoltre, è una garanzia per il cliente nei confronti di truffe e raggiri, dal momento che sono 1.772 i ricorsi pervenuti l’anno scorso all’Arbitro delle controversie finanziarie (+5,6% rispetto ai 1.678 del 2019) e perciò sale a 7.113 il numero complessivo dei ricorsi trasmessi dai risparmiatori nel primo quadriennio di attività (2017/2020). Superiore ai 100 Mln Eur il valore complessivo dei risarcimenti richiesti nel 2020, oscillanti tra un minimo di 94,66 Eur ed un massimo di 500.000 Eur, corrispondente al limite di competenza per valore dell’Acf. Il valore medio delle singole controversie è stato di poco inferiore ai 60.000 Eur, in linea con quanto fatto registrare negli anni precedenti ed a fine 2020 il valore complessivo dei risarcimenti richiesti nel quadriennio ha superato la soglia dei 400 Mln Eur. Procedimenti in aumento (+13,2%), raddoppiano risarcimenti Nel 2020 sono stati conclusi 1.514 procedimenti con un incremento del 13,2% rispetto ai 1.337 del 2019 ed è quasi raddoppiato (+81,5%) il valore complessivo dei risarcimenti riconosciuti a favore dei risparmiatori: 28,5 milioni di euro nel 2020 a fronte dei 15,7 milioni di euro fatti registrare a consuntivo 2019 (sale così a 84,4 Mln Eur il totale dei risarcimentiriconosciuti dal 2017 ad oggi, con una media pro-capite pari a circa 40.000 euro). Le aree di maggiore criticità riscontrate nei rapporti tra risparmiatori ed intermediari si sono rivelate essere, anche nell’anno appena conclusosi, quelle relative all’informativa messa a disposizione dei clienti all’atto dell’investimento e alle situazioni di illiquidità di titoli diffusamente collocati negli anni scorsi tra investitori retail, che hanno reso di fatto impossibile per molti risparmiatori dismettere le partecipazioni detenute, oltretutto spesso caratterizzate da un notevole decremento di valore rispetto all’investimento iniziale. Il Consulente Finanziario e l’intelligenza emotiva: uno strumento cruciale per preservare e coltivare il legame con la clientela   La pandemia ha acuito la distanza sociale, mettendo in luce il valore dell’ intelligenza emotiva e dell’ empatia nella consulenza finanziaria, contribuendo a ridefinire i contorni dei rapporti umani, rendendoli in alcuni casi anche “più autentici e naturali”: dietro lo schermo dei propri laptop, professioniste e professionisti hanno lasciato nel proprio armadio cravatte e tailleur, integrando la propria quotidianità in un nuovo ecosistema ufficio-famiglia, “senza pregiudicare la propria professionalità” (un mondo digitale in cui diventa sempre più necessario che i consulenti finanziari scovino la propriaintelligenza emotiva per preservare e coltivare il legame con la clientela). Nel settore finanziario le competenze tecniche sono un requisito necessario, ma la pura competenza tecnica da sola non basta: ci sono altri concetti rilevanti, come l’intelligenza emotiva, che permette di gestire le scelte di impulso, che sono una parte imprescindibile del nostro modo di essere, agire, operare e, a lungo andare, anche di investire; così come l’empatia, una soft skill importantissima, che ci permette di metterci nei panni di un’altra persona e diventare partecipi delle sue sensazioni. Ascolto attivo e soft skills Bisogna cercare di comprendere quali sono i propri valori profondi e poi quali sono quelli del cliente e si tratta di un allenamento costante, per nulla intuitivo: una volta raggiunto questo obiettivo, si potrà definire quali sono i punti in comune sui quali basarsi, per poi costruire una relazione professionale stabile. Adattare il livello comunicativo, in questo contesto, è importantissimo e molto gira intorno alla formazione legata alle soft skill: l’’esperienza permette di comprendere come gestire il lavoro e le relazioni, ma non necessariamente può essere poi applicata ad ogni tipologia di clientela.  Fondamentale è l’ascolto attivo, soprattutto nell’era digitale, perché l'apertura mentale deve essere ampia e i consulenti finanziari devono essere in grado di aiutare i clienti ad approcciarsi a un nuovo modo di comunicare: l’ascolto attivo è indispensabile perché permette di comprendere i i veri bisogni, desideri e obiettivi dei propri clienti.    

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IL MODELLO FEE-ONLY NEL MONDO

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 07.01.2021

In USA, dove il modello FeeOnly ha iniziato a svilupparsi già negli anni ’70, una recente ricerca del Certified Financial Planning Board registra come “9 americani su 10 ritengono che il consulente debba mettere i loro interessi al di sopra dei propri e debba informarli su eventuali conflitti di interesse”. La Commissione UE sta valutando, nella nuova revisione della Direttiva Europea che darà vita a MiFid 3, il bando delle commissioni sulla vendita dei prodotti finanziari come avvenuto in UK con la RDR: nel nostro Paese la Consob, in una survey sulle abitudini di investimento degli italiani, evidenzia come il 50% degli intervistati - di qualsiasi età, classe sociale e livello di istruzione - sia disposto a versare una parcella per il servizio di consulenza finanziaria.    Secondo la società di analisi di mercato Finer, il 90% della clientela Private ed il 99% negli HNWI (High Newt Worth Individuals) sono interessati alla consulenza FeeOnly (2019). Una società di consulenza internazionale, ha stimato che nei prossimi cinque anni la quota di mercato per la consulenza FeeOnly possa arrivare al 10% delle masse complessive attualmente in gestione al sistema bancario ed a quello delle reti, pari a circa 5.000 miliardi di Eur: questo porterebbe le masse sotto consulenza indipendente dagli attuali 10 miliardi Eur a 500 miliardi Eur. Il mondo finanziario sta vivendo quello che è già in atto in altri settori, ovvero una costante disintermediazione ed un calo dei margini, in presenza di una crescente domanda di consulenza indipendente, che però non trova ancora un’adeguata offerta in grado di soddisfarla.   Secondo il rapporto trimestrale di Assoreti, del primo trimestre 2020, in Italia ci sono 46.064 Consulenti Finanziari di cui 22.912 operativi, che gestiscono 4.537.260 clienti, a fronte di 340 Consulenti Finanziari Indipendenti iscritti ad apposito Albo nazionale, che lavorano senza alcun conflitto di interesse e sono remunerati esclusivamente a parcella dai propri clienti.

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IL VALORE DELL'INDIPENDENZA

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  • Consulenti finanziari indipendenti
Scritto il 28.12.2020

Gran parte degli operatori del settore della Consulenza Finanziaria oggi si definiscono indipendenti, ma “definirsi” è diventata più una questione di marketing che di sostanza, dal momento che la reale Consulenza Indipendente, oltre a prevedere l’iscrizione ad apposito Albo nazionale, opera nel rispetto di regole uniche nel settore, che stabiliscono che il consulente: non abbia alcun mandato con Banche, reti di vendita ed altri intermediari finanziari; non venda prodotti finanziari, ma fornisca solo consulenza; non sposti il patrimonio dei clienti, che rimane presso le sue Banche; sia remunerato solo a parcella dai propri clienti (come un avvocato ed un commercialista); non possa ricevere provvigioni da Banche ed intermediari finanziari (pena la radiazione immediata dall’Albo); non abbia alcun conflitto di interesse e condivida gli obiettivi dei suoi clienti. Il Consulente Finanziario Indipendente offre un servizio realmente privo di qualsiasi conflitto di interesse, a differenza di quanto accade nelle realtà bancarie e nelle reti di vendita, dove operano consulenti private o promotori finanziari che, senza nulla togliere alla loro professionalità, come ha dichiarato il Dr. Paolo Savona, Presidente della Consob "hanno il dilemma che caratterizza i gestori del risparmio tradizionali, ovvero quello di porre in equlibrio gli interessi dell'impresa per cui lavorano, con quelli della collettività”. La normativa europea Mifid ha definitivamente evidenziato questo conflitto di interesse, cercando di tutelare gli investitori, che di fatto sono seguiti da promotori finanziarie e consulenti bancari, che in un modo o nell’altro, sono retribuiti (con stipendi, fees, retrocessioni, bonus, incentive e campagne vendita) in base ai prodotti finanziari ed alle soluzioni di investimento che vendono ai clienti. Allego il discorso del Dr. Paolo Savona, Presidente della Consob, durante la presentazione della relazione sull'attività svolta dall'Organismo dei Consulenti Finanziari, nel 2019, presso la Camera dei Deputati, che ha dichiarato: "Anche io sono un utente dei Consulenti Indipendenti, che ritengo indispensabili, dal momento che non hanno il dilemma che caratterizza i gestori del risparmio tradizionali, ovvero quello di porre in equlibrio gli interessi dell'impresa per cui lavorano, con quelli della collettività: anche per questo motivo, i Consulenti indipendenti stanno introducendo nel nostro sistema finanziario nuovi equilibri per la tutela del risparmio”. https://www.youtube.com/watch?v=ww_B7Gx5j1U&feature=emb_logo Il numero dei Consulenti Finanziari Indipendenti nel mondo cresce in modo costante ogni anno, segno dell’evidente soddisfazione del mercato che continua a farne richiesta: da una recente analisi dei mercati dei Paesi finanziariamente più evoluti, è emerso, infatti, che la consulenza finanziaria indipendente, remunerata solo a parcella, rappresenta il punto di riferimento per le scelte finanziarie di milioni di investitori. In particolare negli USA, secondo l’ultima ricerca della CFP Board of Standards (la più grande organizzazione mondiale del settore) i consulenti fee only rappresentano la categoria professionale preferita da circa la metà degli investitori americani edal 54% di quelli anglosassoni.  Questo significa che nei Paesi con maggior cultura finanziaria, il consulente indipendente viene già percepito come l’unica figura professionale in grado di tutelare i patrimoni dei clienti senza alcun conflitto di interesse: in Italia i consulenti finanziari indipendenti iscritti all’Albo sono passati dai 100 iniziali (quando nacque l’Albo) agli attuali 300, mentre nel mondo ad oggi sono oltre 180.000 i professionisti certificati con oltre 26 programmi riconosciuti da CFP (Certified Financial Planner).  Nel mondo finanziario la vendita di un prodotto implica il trasferimento al cliente di rischi e commissioni e più alto è il livello di rischio trasferito, maggiori saranno le provvigioni che vengono incassate da chi ha creato e venduto il prodotto: gli investitori non sempre hanno piena consapevolezza del rischio e dei costi presenti negli investimenti e la nuova normativa europeache disciplina i servizi di investimento (MiFID) cerca di tutelare gli investitori, mettendoli in guardia sui possibili conflitti di interessi che possono insorgere sui dirigenti, i dipendenti e gli agenti delle reti bancarie tradizionali.  L’investitore potrebbe avere in portafoglio prodotti inefficienti, costosi e con scarso rendi-mento, ma che hanno generato alta redditività a chi li ha venduti: il consulente finanziario indipendente invece, grazie alle sue competenze certificate e alla libertà che solo chi si fa pagare una parcella può avere, assiste il cliente nel riequilibrio dei rischi e dei costi presenti negli investimenti che compongono il suo patrimonio, ottenendo di conseguenza un notevole miglioramento dei rendimenti e della scelta dei migliori gestori. Un’analisi di Banca d’Italia del 2017, denominata «il costo totale dell’investimento in fondi comuni - QEF n° 931» calcola, partendo dai dati dei bilanci delle case di gestione, un indicatore complessivo di costo, il TSC che è dato dal totale dei costi -TER- più le spese di sottoscrizione e rimborso dell’investimento.  Sono proprio queste ultime voci a far aumentare il costo totale dell’investimento, spesso poco chiaro al sottoscrittore, che perciò avrà guadagni inferiori a quelli stimati: il TSC, ovvero il costo complessivo dei Fondi, è sempre stato in costante crescita, come dimostra la tabella allegata. Il grafico evidenzia che nel periodo che va da 1999 al 2015, il 65% degli analisti finanziari ha consigliato di comprare investimenti azionari, il 35% ha suggerito di mantenere le azioni in portafoglio e solo il 5% ha consigliato di vendere: se l’investitore avesse seguito le indicazioni della propria banca, avrebbe dovuto solo mantenere azioni in portafoglio, senza mai venderle e quindi senza avere la possibilità di consolidare un profitto, a prescindere dall’andamento dei mercati finanziari.  Questo atteggiamento, poco serio e professionale, che penalizza solo i clienti, è figlio ancora una volta del conflitto d’interesse che gli operatori del settore vivono ogni giorno e conferma che l'indipendenza è l’unica soluzione.  Dalbar Inc, fondata nel 1976, la più importante società americana di consulenza finanziaria indipendente, ha calcolato che nel periodo che va dal 1984 al 2013, l’investitore che ha sottoscritto fondi azionari USA ha guadagnato in media il +3.69%, mentre il mercato azionario americano, nello stesso periodo, ha guadagnato 11,11% (grafico 1).    Perché gli investitori non sono riusciti a guadagnare tanto quanto il mercato?    Il motivo risiede nei costi e nel conflitto di interesse che guida gli operatori a vendere un prodotto rispetto ad un altro: i Fondiutilizzati sono inefficienti e costosi, perciò non possono guadagnare come il mercato Inoltre 8 Fondi d’investimento su 10 hanno performance peggiori del mercato: i 2 Fondi che si salvano, di solito peggiorano l’anno successivo (grafico 2) e questo conferma che gli strumenti di investimento sono spesso inefficienti per gestire i patrimoni dei clienti, che non avranno mai guadagni correlati all’andamento dei mercati. 

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