Marco Renaudo

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Consulente finanziario

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212
14/01/2021

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Quanto ci costa la liquidità?

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  • Banche e prodotti bancari
Scritto il 06.04.2021

Analizzando la composizione dei portafogli delle famiglie italiane, è possibile notare un forte peso delle componenti Liquidità (31,4%) e Titoli Obbligazionari (8,6%) a discapito degli strumenti che vengono solitamente ricondotti al mondo del risparmio gestito (Fondi comuni e/o strumenti Assicurativi e Previdenziali). Tale composizione è sicuramente dettata dalla grande influenza che il mondo bancario ha nel nostro paese: non a caso i depositi sono lo strumento maggiormente diffuso. In altri paesi, come Stati Uniti e Regno Unito, dove la componente bancaria è meno forte e impatta meno sulle scelte di investimento delle persone, ecco che vediamo emergere il mondo del risparmio gestito. Ma come impatta questa differenza di strategia nella vita di tutti i giorni? Prendendo in considerazione il decennio 2006-2016 e ipotizzando di investire la liquidità italiana seguendo le strategie di investimento di Canada, Regno Unito e Stati Uniti, possiamo notare una grandissima differenza sul piano dei rendimenti: Investendo il 7,3% di liquidità in azioni globali, ovvero la differenza tra la quota media di liquidità italiana (31,4%) e quella media canadese (24,1%), il portafoglio delle famiglie italiane avrebbe beneficiato di un rendimento aggiuntivo del +12,5%. Investendo il 10,4% di liquidità in azioni globali, la differenza tra la quota media di liquidità italiana (31,4%) e quella media britannica (21%), il portafoglio delle famiglie italiane avrebbe avuto un extra rendimento del +17,5%. Investendo il 17,8% di liquidità in azioni globali, la differenza tra la quota media di liquidità italiana (31,4%) e quella media statunitense (13,6%), il portafoglio delle famiglie italiane avrebbe avuto un rendimento aggiuntivo del +30,2%. Fonte: Financialounge.

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Strategie di lungo termine e Risparmi

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  • Investimenti
Scritto il 29.03.2021

A livello europeo, gli italiani possono vantare di essere la popolazione che più risparmia anno su anno. Il grande problema però è dato dal fatto che questi risparmi non vengono investiti, ma dimenticati e abbandonati sui conti correnti. Un comportamento di questo tipo è sicuramente dettato da un desiderio di protezione e da una fortissima avversione alla paura: paura di perdere denaro, paura di non essere pronti alle avversità della vita, paura di non riuscire a soddisfare i propri bisogni un domani. Certamente le incertezze generate dalla pandemia di Covid-19 hanno giocato un ruolo attivo nella tendenza al risparmio degli italiani, ma l’assenza di una strategia d’impiego di questi capitali è di lunga data. Un ragionamento di questo tipo non è affatto sbagliato, è però inefficiente. Una strategia finanziaria, assicurativa e previdenziale di lungo termine potrebbe infatti permettere di raggiungere i medesimi obiettivi ma in maniera più proficua. L’immagine mostra la percentuale di persone che dichiarano di avere obiettivi finanziari a lungo termine sforzandosi di raggiungerli. Appare abbastanza chiaro il gap tra l’Italia e gli altri paesi (sia quelli più sviluppati sia i cosiddetti “paesi emergenti”). Tale divario dovrebbe anche aiutarci a cogliere il nostro enorme potenziale inespresso negli ultimi anni in termini di pianificazione e gestione dei risparmi.

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“Due strategie a confronto: PIC e PAC”.

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  • PAC Piano accumulo capitale
Scritto il 02.03.2021

Entrando nel mondo degli investimenti potremmo imbatterci in due “sigle” particolari: PIC e PAC. Questi due acronimi tanto simili hanno in realtà un significato completamente diverso: nel primo caso si parla di Piano di Investimento di Capitale, nel secondo di Piano di Accumulo di Capitale. Sottoscrivendo un PIC decidiamo di investire i nostri soldi tutti in un’unica volta; scegliendo un PAC, invece, andiamo a diluire il nostro investimento nel tempo (ad esempio possiamo decidere di investire ogni mese una determinata somma per un determinato periodo). Come scegliere l’uno o l’altro? Molto dipende dai nostri bisogni e dalle nostre possibilità. Chi ha un capitale sul conto corrente potrebbe essere più interessato ad un PIC così da entrare sul mercato e approfittare di possibili rialzi; chi invece non possiede una somma di partenza potrebbe essere intenzionato a crearsela e quindi sottoscrivere un PAC per mettere da parte tutti i mesi una certa somma (anche “solo” 50 euro). I più “coraggiosi” potrebbero scegliere un PIC per entrare nel vivo sin da subito; i più “indecisi” potrebbero preferire un PAC per investire in più momenti ed essere così sicuri di star facendo la scelta giusta. Insomma, la scelta tra PIC e PAC non è un qualcosa di prefissato o di prestabilito. Nella vita di tutti i giorni, queste due strategie sono molto spesso complementari e la loro unione si sposa bene con i diversi bisogni dell’investitore. L’importante è decidere di fare qualcosa: mantenere la liquidità sul conto corrente è purtroppo dannoso, mentre questa doppia strategia di investimento ci permette di entrare nei mercati come meglio crediamo. PIC per chi non vede l’ora di togliersi la liquidità dal conto, PAC per chi ha bisogno di una conferma in più prima di lanciarsi.

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Volatilità sui mercati finanziari

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 25.02.2021

Nelle ultime settimane i mercati finanziari sono stati caratterizzati da un forte ritorno della volatilità: si sono alternati giorni in cui sembrava non potessero far altro che salire e giorni in cui, invece, sembravano destinati a crollare. Le previsioni ci dicono che questo periodo di volatilità (per quanto quest’ultima sia sempre esistita nei mercati e sempre esisterà) non sarà poi così breve. Nell’anno in cui ci si aspetta una ripresa economica ed un attenuarsi della crisi sanitaria causata dal Covid, la nostra emotività continuerà a giocare un ruolo chiave sulle scelte finanziarie. Già nel 2020 gli investitori sono stati messi alla prova dal punto di vista emotivo a causa del crollo generale dei mercati a cui abbiamo assistito a fine febbraio. Crollo breve ma sicuramente intenso: per quanto poi la ripresa sia stata veloce, un evento del genere lascia una gran paura che possa succedere di nuovo. Questo ricordo torna alla mente ogniqualvolta sui mercati si scende con forza. E non importa che poi si possa tornare a salire e riprendere a guadagnare: quella paura sarà sempre presente nella nostra mente. Come combattere quindi quell’irreprensibile voglia di vendere tutto e non pensarci più?   FOCUS SULLA NOSTRA ASSET ALLOCATION. Perché abbiamo investito in quel settore piuttosto che in un altro? Quali sono le prospettive future di quel settore? Essere consapevoli delle scelte fatte e delle previsioni sul nostro investimento rappresenta il primo passo per non farsi prendere dall’ansia in tempi di crisi. FOCUS SUL NOSTRO ORIZZONTE TEMPORALE. Bisogna sempre essere consci di dove vogliamo arrivare: un portafoglio costruito per resistere nel tempo non teme le intemperie di breve periodo. Non ha senso giudicare dopo 6 mesi un investimento fatto in un’ottica di medio-lungo periodo (ad esempio 5 anni) solo perché il mercato sta scendendo o perché si teme il peggio. NON GUARDARE TUTTI I GIORNI I RISULTATI OTTENUTI, ci pensa il consulente. Guardare tutti i giorni la variazione del proprio portafoglio genera di solito euforia quando tutto sale e paura quando si scende. Nel primo caso si è felici e contenti, nel secondo, oltre a non chiudere occhio la notte, non si vede l’ora di vendere tutto e non rientrare mai più.

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Perchè investire nei certificati

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  • Cosa sono i Certificates
Scritto il 10.02.2021

Che cosa sono i Certificati o Certificates? Borsa Italiana ci dice che “i certificates sono strumenti finanziari derivati cartolarizzati negoziati sul mercato che replicano, con o senza effetto leva, l’andamento dell’attività sottostante.” In altri termini, i certificati non sono altro che strumenti il cui valore/prezzo dipende dall’andamento del sottostante (azioni, indici, materie prime e così via). Ipotizziamo di comprare un certificato il cui sottostante è rappresentato dalla Società X: il suo prezzo andrà ad aumentare nel momento in cui la Società X aumenterà di valore e, viceversa, scenderà di prezzo nel momento in cui la Società X perderà valore. Negli ultimi anni questa tipologia di prodotto sta trovando sempre più spazio all’interno dei portafogli degli investitori e sempre più persone ne conoscono il funzionamento. Cosa spinge questi investitori ad affrontare il mercato dei certificati? Come sempre le motivazioni sono le più svariate e ogni investitore ha la propria strategia personale. Proviamo però ad analizzarne qualcuna: DIVERSIFICAZIONE DEL PORTAFOGLIO (si introducono strategie differenti dal classico acquisto di Fondi o Etf) CREAZIONE DI UN FLUSSO CEDOLARE (moltissimi certificati permettono di ricevere delle cedole durante la vita del prodotto. Scegliendo i prodotti migliori e/o più sicuri è possibile garantirsi un flusso cedolare anche nei periodi più volatili e difficili di mercato) INTELLIGENZA FISCALE (i certificati permettono di recuperare eventuali minusvalenze accantonate sia in caso di vendita in gain, a differenza di Fondi ed Etf, sia in caso di stacco delle cedole, a differenza di azioni e obbligazioni. Quindi, dal punto di vista fiscale, sono dei prodotti pressoché perfetti) POSTICIPAZIONE DELLE MINUSVALENZE (come è noto le minusvalenze possono essere compensate per un periodo massimo di quattro anni, al termine del quale vengono perse. Alcune tipologie di certificati prevedono una maxi-cedola iniziale che permette così di compensare eventuali minusvalenze o almeno di ritardare la loro scadenza di altri quattro anni) * *Si parla di posticipare la cedola nel momento in cui compriamo un certificato, incassiamo la cedola e rivendiamo immediatamente il certificato. Attuando un’operazione di questo genere è difficile riuscire ad ottenere un guadagno dalla compravendita del certificato e quindi si chiude l’operazione iscrivendo una nuova minusvalenza nel nostro zainetto fiscale.

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Diversificazione, rischio e rendimento

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 29.01.2021

La relazione rischio-rendimento ed i mercati In finanza vige una regola che dovrebbe essere chiara a tutti quelli che intraprendono un percorso, breve o lungo che sia, all’interno del suo mondo: rischio e rendimento sono tra di loro legati. In che modo? Positivamente. Già, più vogliamo guadagnare e più ci toccherà rischiare. Più siamo disposti a rischiare e maggiore sarà il nostro rendimento atteso sull’investimento. La loro relazione non è però un qualcosa di definito e fisso (sarebbe troppo facile!!): è infatti possibile avere due investimenti con medesimo rischio ma rendimento atteso diverso o, viceversa, con medesimo rendimento ma rischio diverso. In quest’ultimo caso entra in gioco la cosiddetta diversificazione. Come? Andando a modificare proprio la relazione rischio-rendimento. Diversificare i propri investimenti ed il proprio portafoglio, infatti, ci permette di ridurre il rischio a fronte di un medesimo rendimento atteso. Ma nel dettaglio, cosa significa “diversificare”? Immaginiamo di avere 1000 euro da investire e di volgere il nostro sguardo al mercato azionario: Mettere tutto su un’unica azione non è diversificare; Comprare 2/3 azioni di società dello stesso settore non è diversificare; Acquistare azioni di società che operano in settori diversi ma nello stesso paese (ad esempio l’Italia) non è diversificare. Tutti questi esempi hanno un comun denominatore: sono esposti ad un solo rischio. Nel primo caso, il rischio è che la nostra società abbia problemi economici; nel secondo che il settore delle nostre società vada in crisi; nel terzo che il paese in cui si investe possa attraversare momenti difficili. Diversificare significa invece allargare il proprio orizzonte, guardare al mercato in maniera più ampia andando a selezionare società di diversi paesi, di diversi settori, di diversa natura e con diversi obiettivi. Il primo obiettivo di ciascun investitore deve essere quello di capire il proprio rischio, ovvero capire quanto si è disposti a rischiare pur di raggiungere un determinato rendimento atteso. Il secondo obiettivo deve essere quello di diversificare, così da ridurre il proprio rischio sul mercato e ottimizzare i propri investimenti.

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Liquidità e conto corrente

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 25.01.2021

Tutti i giorni, tutti i mesi, tutti gli anni, ognuno di noi accumula del denaro tramite stipendi, rendite, eredità, “paghette” dei genitori, lavori fissi o momentanei e in mille altri modi diversi.  Tutti i giorni noi italiani risparmiamo.  Secondo uno studio condotto da Euler-Hermes, dal 2003 al 2017 gli italiani sono diventati sempre più ricchi: di questa maggior ricchezza l’87% deriva dal risparmio, il 13% da investimenti vari.  Nel 2020 la liquidità totale nazionale parcheggiata sui conti correnti ha superato la soglia dei 1.700 miliardi di euro, con un aumento di più di 150 miliardi solo nell’ultimo anno.  Certo il Covid in tutto questo ha detto la sua: crisi, maggiore insicurezza, maggiore paura. Tutti ottimi motivi per risparmiare e per sentirsi più sicuri pensando al domani.  Tenere il denaro sul conto corrente ci fa dormire bene e ci fa fare sogni tranquilli, siamo però sicuri che sia la scelta migliore?  Probabilmente fino a qualche anno fa la risposta a questa domanda poteva essere messa in discussione, oggi purtroppo questo non è più possibile.  Oggi, la risposta è NO.  Mantenere un’eccessiva liquidità sui conti correnti significa, da un lato, perdere la possibilità di godere di eventuali guadagni sui mercati e, dall’altro, assicurarsi una perdita di valore del proprio denaro a causa dell’inflazione e dei vari costi di conto corrente (costi diretti e indiretti).  Inoltre, mantenere un’eccessiva liquidità sui conti correnti oggi è controproducente anche perché, nel 2021, sono ormai disponibili innumerevoli servizi che permettono di investire i propri capitali ad un rischio estremamente basso. Servizi il cui obiettivo è quello di permettere all’investitore di proteggersi almeno dall’inflazione conservando comunque una protezione sul capitale.

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Che cos'è l'inflazione?

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 21.01.2021

Per inflazione si intende l'aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del potere d'acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie. Un esempio semplice ma che rende molto l’idea può essere quello del gelato: vent’anni fa si andava a prendere il caratteristico cono e con 1,50 euro si poteva avere anche il resto, adesso ne servono almeno 2,50 euro. Questo aumento dei prezzi non è dovuto all’avidità dei gelatai, bensì alla svalutazione della nostra moneta (la cosiddetta inflazione). Perché però l’inflazione oggi deve spaventare più che mai? Semplice: con i tassi di interesse ormai a zero, il capitale parcheggiato sui conti correnti non ha alcuna difesa dalla sua erosione e anno dopo anno perde di valore. Dati alla mano, negli ultimi 20 anni l’inflazione è riuscita ad erodere circa un terzo della nostra liquidità. Come possiamo difenderci da questa sicura perdita? Come possiamo difenderci da un qualcosa che non si vede, non si sente e che molto spesso nemmeno percepiamo? Come possiamo difenderci da un qualcosa che giorno dopo giorno colpisce i nostri risparmi in un modo così nascosto e subdolo? Investendo. Già, la risposta è sempre quella e sembra anche semplice. Investire i propri risparmi non è però sempre facile: bisogna per prima cosa sconfiggere la paura. Quella paura che ci ferma, che ci dice di non andare verso un mondo che conosciamo poco, verso un mondo in cui può capitare di perdere ulteriore denaro e risparmi. Ognuno di noi, a questo punto, deve fare una scelta: non agire e accettare una perdita certa e sicura oppure decidere di correre un rischio ed investire, consapevole però che, negli investimenti, tutti i rischi vengono pagati.

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Che cos’è un investimento?

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 18.01.2021

Nel mondo “finanziario” di tutti i giorni la parola investimento viene spesso associata alla frase “investire in Borsa”. Ma che cosa significa davvero investire in Borsa?  Proviamo a leggere due semplici definizioni:  Investimento - Impiego di una somma di denaro in un’impresa o nell’acquisto di valori o anche di oggetti. In senso più tecnico, la trasformazione di risparmio in capitale. [Treccani] Speculazione - Operazione commerciale o finanziaria consistente nell’acquistare per rivendere, o nel vendere per ricomprare, con il fine di conseguire un profitto dalla differenza di prezzo (di merci, valute o titoli) in diversi momenti del mercato. [Treccani] Nell'immaginario collettivo “investire in Borsa” viene spesso visto come un sinonimo di “speculazione”, i Mercati come un Casinò: poche volte si vince, spesso si perde. Ma è davvero così?  A questo proposito, possiamo prendere in prestito le parole di Benjamin Graham: “un’operazione di investimento è un’attività che, dopo un’analisi approfondita, promette la sicurezza del capitale e un rendimento adeguato. Le operazioni che non soddisfano questi requisiti sono speculative”. Con queste semplici tre righe dovremmo già avere trovato risposta alla nostra domanda… ma lasciamo da parte per un momento il mondo finanziario e proviamo a pensare alla parola “investimento”. Noi investiamo del tempo nello studio per ottenere un diploma di maturità o una laurea ed affrontare il mondo del lavoro con una marcia in più; investiamo nello sport per divertirci, svagarci e prenderci cura del nostro corpo; investiamo nelle relazioni personali che ci rendono felici e che ci aiutano; investiamo nel nostro lavoro per raggiungere vari obiettivi.  Ognuno di noi tutti i giorni compie delle scelte di investimento: si sceglie quello che ci piace, quello che ci interessa e molto spesso quello che si deve fare. Anche a livello economico tutti i giorni compiamo delle scelte:non a caso il denaro è lo strumento più utilizzato per soddisfare i propri bisogni e le proprie necessità.  Facciamo quindi un passo indietro… che cos’è un investimento?

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