Goffredo Tripi

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Consulente finanziario

Fideuram S.p.a.
Firenze
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Oltre a 10 anni
Laurea specialistica
55 anni
62
09/04/2021

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Vuoi guadagnare il 3.75% l’anno rispetto ai tuoi attuali investimenti? Confrontati e affidati ad un Consulente Finanziario

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  • Consulenti finanziari
Scritto il 07.06.2021

Un consulente finanziario rende, al netto, circa il 3.75% annuo in più rispetto ai rendimenti ottenuti con l’offerta “statica” delle banche tradizionali o della Posta. Rispetto al passato, oggi sempre più persone si chiedono se vale la pena farsi assistere da un consulente finanziario per la gestione dei propri investimenti. Di solito, le domande più frequenti riguardano l’entità della commissione annua (“…sarà ragionevole o troppo alta?”) da pagare,il costo medio degli strumenti finanziari consigliati, la loro capacità di lavorarenell’interesse del cliente e così via. Nel mondo Anglosassone, dove il ruolo della consulenza finanziaria è centrale per i risparmiatori, un singolo professionista in genere costa dallo 0.5 all’1.0% annuo, calcolato sul valore di portafoglio. Pertanto, i clienti vogliono sapere se stanno ottenendo i risultati attesi per cui pagano, e pretendono legittimamente che il costo sostenuto possa determinare un rendimento maggiore di quello ottenibile con il fai da te. Vanguard,una delle più grandi societàdi investimento del mondo, da 25 anni effettua ricerche e analisi grazie alle quali ha certificato che c’è una convenienza ben quantificabile nel servirsi di un consulente finanziario. Vanguard ha anche definito specificatamente tale convenienza calcolabile ed ha pure definito matematicamente un nuovo indicatore finanziario ad hoc: l’Alpha del consulente (Aα). In particolare, se vengono seguite alcune best practice (principi di gestione finanziaria che attribuiscono qualità e sicurezza) nella gestione del denaro e degli altri asset patrimoniali, il risultato si assesta ad un Alpha compreso nell’intervallo del 3-4%all’anno. Ad una conclusione simile arriva anche uno studio separato di Russell Investments, che stima l’aumento medio del rendimento ottenuto grazie al lavoro di un buon consulente finanziario nel 3,75% annuo.   D’altronde non è un mistero che le Banche Retail e le Poste Italiane offrano ai loro clienti family/lower class (questa la definizione di segmentazione interna degli istituti finanziari per definire gli investitori con meno di 250.000 €) prodotti standardizzati, concentrati su pochi strumenti emessi della stessa banca, quali obbligazioni strutturateo certificates o obbligazioni classiche bancarie, che forniscono rendimenti poverie aleatori, anche per l’elevato costo di collocamento implicito nell’acquisto del prodotto. Per fortuna, molti risparmiatori, all’interno di un rapporto fiduciario (ma condiviso), hanno deciso di avvalersi di un consulente finanziario, il quale ha diversi modi per aggiungere valore agli investimenti o aiutare i giovani risparmiatori a formare un capitale mediante programmi di accumulo e accantonamenti nel tempo. I piccoli risparmiatori, che per le Banche e le Poste sono di fatto quasi fastidiosi, vengono invece “coccolati” e guidati dai consulenti finanziari che, di norma, dedicano la stessa attenzione, competenza e professionalità a qualunque cliente, senza guardare alle dimensioni del portafoglio da essi detenuto. In particolare, ciò che fa la differenza è lo sviluppo di una strategia di investimento sostenibile, con un occhio attento anche alla previdenza ed alla protezione del patrimonio, un progetto di investimento con obbiettivi concreti, visibili e facilmente quantificabili. Il modo più efficace per ottenere benefici in termini di rendimento, contrariamente a quanto si pensi, non è solo legato ai numeri, ma bensì al c.d. coaching comportamentale, ossia la capacità dei consulenti finanziari di insegnare a tenere sotto controllo le paure e le emozioni dei loro clienti, fornendo consulenza e rassicurazioni costanti, basate sui fatti e sulla razionalità, quando i mercati “impazziscono”. Uno studio di Morningstar (la più importante società di informazione, monitoraggio e valutazione degli strumenti di risparmio gestito) rivela che gli investitori “fai da te” spesso ricevono rendimenti molto più bassi rispetto ai fondi in cui investono. Il motivo risiede nel fatto che essi rincorrono i fondi dopo le loro migliori performance, oppure li abbandonano proprio prima di un loro “decollo”, magari perché li hanno visti “un po’ fermi”e si sono spazientiti. Un buon consulente, grazie al coaching comportamentale, può prevenire tali atteggiamenti irrazionali e controproducenti, spiegando ai clienti che smarrire l’obbiettivo prefissato nella costruzione del proprio portafoglio di fronte ad eventi strettamente contingenti genera solo squilibri nel portafoglio ottimizzato, impoverendone la crescita. Ricordiamoci inoltre che le c.d. correzioni (fasi in cui tutti i mercati scendono, ivi compreso quello obbligazionario, determinando una diminuzione del valore dell’investimento) sono sempre esistite, durano poco e bisogna semplicemente stare tranquilli e farle passare. Anzi, è proprio in questi momenti che bisognerebbe investire, approfittando dei prezzi più bassi. Nel dettaglio, affidarsi alla consulenza finanziaria consente di: costruire un portafoglio che rispecchia le qualità, le attese e la propensione al rischio del cliente, oltre che le sue esigenze personali e le prospettive future; investire in modo efficace e diversificato; valutare un piano di pensionamento complementare solido che genererà un reddito sufficiente nell’età avanzata; suggerire le coperture assicurative più efficaci per proteggere la tua casa, la tua auto, la tua vita, le tue entrate e qualsiasi altra cosa che necessiti di protezione, ivi compreso il patrimonio nella sua interezza; tenere sotto controllo il livello di indebitamento; supportare tutta la famiglia nella pianificazione patrimoniale e nei passaggi generazionali. Un buon consulente finanziario, soprattutto all’inizio del rapporto, guarderà al quadro generale, valutando tutte le esigenze della famiglia ed i mezzi necessari per raggiungere gli obiettivi. Egli, in questo, modo, potrà guidare l’investitore attraverso la pianificazione delle esigenze finanziarie, previdenziali e pensionistiche, le strategie di investimento, le questioni fiscali collegate agli investimenti e altro ancora. Soprattutto, saprà tradurre in concretezza ciò che, senza la sua presenza costante, si scontrerebbe con l’improvvisazione, quella con cui si affrontano spesso i grandi eventi della vita: pagare l’università ai figli, comprare o vendere una casa, andare in pensione, ma anche (per i più giovanimillennials) progettare il futuro, sposarsi, avere o adottare un bambino, ereditare dei beni oppure determinare la scelta tra un leasing o l’acquisto diretto dell’auto, rifinanziare un mutuo o evitare maggiori imposte sul trasferimento delle proprietà familiari. In tutto il mondo, i consulenti finanziarie patrimoniali sono circa 20 milioni (35.000 solo in Italia), e tutti loro condividono economicamente con i propri clienti le diverse fasi di mercato: la loro remunerazione è legata al valore del portafoglio di investimenti, pertanto essi guadagnano meno quando i rendimenti scendono, e di più quando salgono (provate a non pagare o a ridurre la parcella di un avvocato se avete perso la causa,o quella di un commercialista se le vostre imposte sono aumentate rispetto all’anno precedente.…). Questa caratteristica rende la loro professione unica, come solo la condivisione dei risultati, nella buona e nella cattiva sorte, può fare.

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Volatilità in crescita, borse al ribasso, obbligazioni a tassi zero… Cosa fare?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 24.05.2021

In molti, in momenti di mercato come questi, mi chiedono in che modo comportarsi. Capisco la domanda e il motivo per cui viene posta: dopo una vera e propria galoppata senza freni che ha visto ogni asset (o quasi…) finanziario crescere in maniera forte e senza sosta, ecco che il mercato, proprio quando le situazioni più preoccupanti (coronavirus, attività in crisi, cassa integrazione,) sembrano finalmente diradarsi, inizia a tentennare e a perdere valori, mentre anche i rendimenti obbligazionari si alzano, facendo quindi perdere redditività ai vostri investimenti obbligazionari. Non esiste, come è ovvio, una risposta univoca, anche perché i profili di rischio personali e le situazioni diogni cliente meritano uno studio approfondito ed autonomo, svincolato da valutazioni generalistiche, ma alcuni consigli possono essere comunque forniti, ad usum fabricae. 1 Ricordatevi sempre che il vostro portafoglio è stato costruito con un obbiettivo, e che intervenire “a caso”snaturandone i bilanciamenti, o incassando le parti attive mantenendo quelle in perdita non è proprio il modo migliore per raggiungere quel traguardo che vi eravate prefissati al momento in cui avete organizzato il vostro portafoglio. 2 Di fronte a crescite significative di diversi settori correlati, è eventualmente consigliabileuno ”stacco” dei guadagniche devono però essere utilizzati per un reinvestimento sotto forma di pac, in asset correlati agli investimenti disinvestiti almeno per i ¾. In questo modo si realizza da una parte una concretizzazione di un guadagno che però sarà utilizzata per mediare, ed eventualmente approfittare di momenti di debolezza, i valori degli stessi sottostanti. 3 Verificate sempre se il vostro portafoglio, al momento attuale, rispetta in percentuali quella divisione negli asset che avevate deciso all’inizio dell’investimentoe, eventualmente, riottimizzatelo a fronte degli squilibri che potrebbero essere stati generati dalla diversa crescita degli elementi nel portafoglio. 4 Se i guadagni “virtuali” sono diffusi, differenziati e si presentano nella loro totalità come una somma interessante sia in percentuale che in quantità assoluta, un eventuale azzeramento del portafoglio, riconducendolo alle dimensioni e alle proporzioni originali, vi permetterebbe di utilizzare la somma guadagnata per investirla in settori ancora mancanti nel vostro portafoglio (aumentando così il livello di diversificazione dello stesso) o, nel caso siate particolarmente difensivi, in asset con un rischio modestoo quasi nullo, al fine di “congelare”, al netto dell’inflazione, i guadagni fin qui maturati. 5 Il prezzo che il mercato offre è sempre quello giusto, a prescindere. Con l’attuale diffusione delle informazioni, gli analisti e gli investitori “big players” dei mercati hanno già scontato la situazione attuale e si preoccupano di quello che potrebbe accadere nel prossimo futuro. Quindi, se da una parte il momento sembra propizio, gli analisti iniziano a chiedersi cosa accadrà da ottobre, come si pagheranno gli enormi debiti acquisiti dagli stati in questa pandemia, quante aziende saranno in grado di reggere di fronte al rifinanziamento ottenuto, come verrà affrontata l’inflazione che genererà l’immensa somma di liquidità iniettata nei mercati in questi mesi. Ed ecco perché proprio adesso, dopo una corsa di quasi un anno, e i raggiungimenti di diversi massimi storici su molti benchmarks, una frenata, fra l’altro anche abbastanza naturale sul fronte del consolidamento e delle prese di profitti, i mercati sembrano essere diventati più riflessivi e non così ottimisti. Rimane però sempre valido il consiglio più importante: se il portafoglio è stato ben differenziato per una prospettiva di medio/lungo periodo e soddisfa le vostre caratteristiche sul fronte del rischio,è sempre bene attendere o, al massimo, effettuare piccoli restyling in quelle aree che hanno decisamente overperformato nel vostro portafoglio. L'obbiettivo da raggiungere rimane sempre in essere, ed è su quello che i vostri risparmi sono stati organizzati.

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I Rendimenti del tuo portafoglio deludono? Hai controllato le correlazioni??

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 10.05.2021

I rendimentidi un portafoglio dipendono da molte scelte che vengono effettuate prima di costruirlo. Alcune di esse sono ovviamente personali: dalla propensione al rischio, all’attesa di rendimento, alla volatilità sopportabile, alle eventuali esigenze di liquidità ad una certa data, e potremmo continuare a lungo. Fatte però queste valutazioni, individuate le costanti e le esigenze, la costruzione di un portafoglio è sostanzialmente racchiusa nella capacità di chi lo organizza nel saper scegliere gli strumenti e le soluzioni più opportune per realizzare l’obbiettivo dichiarato. In questa fase, saper scegliere investimenti non correlati fra loro e con un adeguato rapporto rischio/rendimento è decisamente cruciale: un portafoglio che non rispetti tali regole comporta spesso squilibri di volatilità e con rischi maggiori sul fronte dei rendimenti. Infatti, se la regola “diversificare tutto” rimane la bussola di ogni tipo di investimento, il suo corollario consequenziale è: differenziare bene. Al momento che escludiamo strumenti di risparmio che ci possano esporre a rischi “non sistematici”, la nostra attenzione deve focalizzarsi sullo scegliere comparti, settori, aree geografiche e qualità e duration obbligazionaria che siano fra loro il meno correlate possibile. Per i neofiti, la correlazione fra due strumenti finanziari è un dato numero che oscilla teoricamente dal -1 al +1 che ci dice come si comportano due determinati titoli fra loro al variare del mercato nel tempo. Due titoli che si comportano in maniera simile avranno una correlazione che si avvicina ad 1 e si definiranno correlati positivamente (o direttamente correlati). In poche parole, sebbene abbiamo differenziato in due strumenti diversi, in realtà questi due elementi si somiglieranno a tal punto da ritenerli, in termini statistici, pressoché identici. Al contrario due titoli che si comportano in maniera opposta avranno una correlazione vicina al -1, si diranno correlati negativamente (o inversamente correlati) e, a fronte del guadagno di uno dei due, consegue una perdita simile dell’altro titolo, ottenendo così rendimenti molto poveri. Pare evidente quindi che la ricerca dovrà essere strutturata in modo che il proprio portafoglio, complessivamente, abbia una matrice di correlazione il più vicina possibile allo “0”, rendendo così gli elementi che compongano il vostro portafoglio non collegati, indipendenti nei rendimenti e quindi, in ultima analisi, perfettamente diversificati.   Questa la teoria. Spesso però in pratica molti gestori dimenticano questa regola aurea per diversi motivi: una scelta attiva del portafoglio, che mira a individuare in tempo determinati trend per cavalcarli il meglio possibile e coprire le spese che comporta questa continua trasformazione; il dover collocare strumenti di investimento della propria banca, che forniscono un ritorno molto più alto alla bancae al consulente; confluire l’intero capitale in gestioni patrimoniali che spesso utilizzano solo un elevato indice rischio/rendimento, piuttosto che ad una diversificazione scientifica, al fine di poter coprire con un extra-rendimento il costo elevato delle commissioni di gestione. Sapere come è organizzato il proprio portafoglio e conoscere la matrice di correlazione dei propri strumenti è quindi una efficiente cartina di tornasole per comprendere se si stia perseguendo innanzitutto il ritorno reddituale del cliente o quello del gestore. Se, fino ad adesso, non avete mai visto la matrice di correlazione del vostro portafoglio, probabilmente è perché riserverebbe sorprese non gradite. In questo caso, qualora lo riteniate opportuno, posso fornirvi gratuitamente la matrice di correlazione dei vostri investimenti, conoscendone la composizione e la quantità dell’investito, qualunque siano gli strumenti inseriti nel vostro portafoglio. Conoscere è sempre il punto di partenza di qualunque percorso e, come diceva una persona molto più importante di me, non abbiate mai paura della verità perché solo la verità vi renderà liberi (e consapevoli).  

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2021: Ha ancora un senso investire in obbligazioni?

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  • Obbligazioni - investimenti obbligaz
Scritto il 03.05.2021

Con i tassi a zero investire in obbligazioni è diventata un’attività difficile! Da un lato, i tassi bassi comportano che le obbligazioni di recente emissione offrano interessi bassissimi e, in certi casi, addirittura negativi!! Dall’altro, le obbligazioni a lunga scadenza emesse in passato hanno quotazioni così elevate da rendere anche in questo caso i rendimenti bassissimi. Il rischio di investire in obbligazioni, tuttavia, non è solo quello di portarsi a casa un rendimento minimo, e quindi di perdersi opportunità d’investimento alternative, ma è, soprattutto, quello di realizzare delle forti perdite se i prezzi dovessero iniziare a scendere e si rendesse necessario, per qualsiasi esigenza, disinvestire prima del dovuto. La maggior parte degli investitori quando pensa alle obbligazioni immagina un investimento a basso rischio. In realtà, le obbligazioni, se paragonate alle azioni, effettivamente presentano un rischio inferiore. Se si portano a scadenza si perde il capitale solo se l’emittente fa default, cosa che non si verifica proprio così frequentemente. E la volatilità è senza dubbio inferiore. Tuttavia, questo non significa che le obbligazioni siano esenti da qualsiasi rischio di perdite. Il contesto storico attuale caratterizzato da tassi bassi, come anticipato prima, ha quasi del tutto azzerato i rendimenti obbligazionari. Le obbligazioni a media scadenza (decennali) oggi offrono rendimenti netti attorno al mezzo punto percentuale! Stiamo parlando praticamente del nulla! Rendimenti così ridotti potrebbero spingere gli investitori a cercare rendimenti obbligazionari più interessanti, magari spingendosi su scadenze molto più lunghe. Il rischio è che i prezzi di queste obbligazioni, già molto alti, potrebbero iniziare a scendere. Una delle motivazioni che potrebbe spingere in basso i prezzi delle obbligazioni a lunga scadenza è l’aumento delle aspettative sull’inflazione che, secondo le teorie economiche classiche, comporterebbero un intervento restrittivo sul TUS da parte delle banche centrali. L’aumento dell’inflazione è uno degli obiettivi che da tempo si sono poste le banche centrali. In teoria, quindi, prima o poi dovremmo assistere ad un effettivo aumento dei prezzi, scenari economici permettendo.   Investire in obbligazioni nel 2021: cosa scegliere? Sicuramente in questo contesto economico investire in obbligazioni è un’attività che presenta un rapporto rischio rendimento non favorevolissimo. Tuttavia, questo non significa che devi evitare a propri di investire in obbligazioni, anche perché non esiste alternativa a questo asset in un portafoglio ben organizzato. Occorre quindi definire quali, per diversi motivi, offrono un rapporto rischio/rendimento capace di sostenere motivazioni redditizie nell’acquistarle. A mio parere sono tre i macrosettori su cui posizionarci:       le obbligazioni high yield     le obbligazioni inflation linked     le obbligazioni a tasso variabile   Obbligazioni high yield Le obbligazioni high yield, dove il termine letteralmente significa “alto rendimento”, sono obbligazioni emesse da società non “investment grade“. Si tratta, quindi, di società che presentano un profilo patrimoniale-finanziario e economico non solidissimo. Queste società per attrarre capitale chiaramente devo garantire rendimenti più allettanti e quindi più alti della media. A fronte di questi vantaggi, tuttavia, c’è da considerare che le obbligazioni high yield, per loro natura, presentano un rischio emittente più alto ed una maggiore volatilità dei prezzi. Ovviamente, Il rischio emittente, decisamente reale, deve essere azzerato investendo in un paniere ampio di obbligazioni high yield tramite Fondi comuni di Investimento, Sicav o ETF. Allo stesso modo, possiamo proteggerci dal rischio cambio scegliendo FCI, SICAV e ETF in obbligazioni high yield “hedgiati”,costruiti cioè a monte con una assicurazione che neutralizza le oscillazioni dei cambi valutari La volatilità implicita nei sottostanti è invece difficile da contrastare. Qui interviene il granus salis nella pesatura dell’investo complessivo da esporre a questi strumenti, che varierà a seconda della vostra propensione di rischio e del vostro orizzonte temporale sul portafoglio che andremo a costruire.   Obbligazioni inflation linked Le obbligazioni indicizzate all’inflazione traggono vantaggio dall’aumento dei prezzi dei beni e servizi. Questo perché le obbligazioni inflation linked rivalutano le cedole ed il capitale a scadenza all’inflazione di periodo. Le politiche monetarie ultraespansive delle banche centrali potranno fare crescere l’inflazione. In questo senso l’investitore in bond inflation linked è avvantaggiato. Grazie alla rivalutazione, il patrimonio sarà protetto da una svalutazione monetaria. Al tempo stesso, la redditività dei bond indicizzati supererà quella dei titoli di stato a tasso fisso. Inoltre non bisogna dimenticare della probabilità che io giudico medio alta che, nell’area euro il TUS non varierà, anche a fronte di un inflazione elevata, in quanto i piani di recovery, il sure e tutti i denari che arriveranno nelle casse degli stati europei saranno alimentati dall’emissione di eurobond e che quindi, così come nel passato abbiamo vissuto momenti di attuazione di politiche monetarie non convenzionali per salvare l’economia europea, potremmo assistere anche alla situazione (impensabile nell’economia “classica”) di un inflazione che superi il 2/3 % senza che la BCE intervenga sul Tasso Ufficiale.   Obbligazioni a tasso variabile Il vantaggio d’investire in obbligazioni a tasso variabile è intuitivo. Le obbligazioni a tasso variabile hanno il vantaggio di rimodulare il tasso d’interesse riconosciuto, in funzione dell’andamento di alcuni parametri. Tali parametri sono collegati, in maniera più o meno diretta a secondo del parametro scelto, ai tassi definiti dalle banche centrali. Investire in obbligazioni a tasso variabile ha il vantaggio di beneficiare di un aumento dei tassi definiti dalle banche centrali. Per tale motivo, un aumento dei tassi limiterà la discesa dei prezzi di questo tipo di obbligazioni. Lo svantaggio è che di norma le obbligazioni a tasso variabile riconoscono un tasso d’interesse base più basso dei tassi medi. Questo significa che, qualora i tassi non dovessero aumentare, si porterà a casa ancora meno di un già misero rendimento offerto da un’obbligazione a tasso fisso. La volatilità di queste obbligazioni è di norma ridotta. Ne consegue che sono limitati anche i guadagni in conto capitale.   Un ultimo pensiero Benché alti, i prezzi delle obbligazioni potrebbero ancora continuare a salire. Del resto, in Europa è dalla fine del 2015 che si disincentiva l’investimento in obbligazioni tradizionali a lunga scadenza. Si riteneva che quei tassi, già allora così eccezionalmente bassi, sarebbero nel giro di poco tempo aumentatie di conseguenza i rendimenti obbligazionari scesi. Le cose, viste a distanza di anni, non sono andate proprio in quel modo! I tassi sono rimasti eccezionalmente bassi fino ad oggi, ed è probabile che lo siano ancora per qualche (o tanti?) altro anno.Inoltre, gli interventi delle banche centrali, che hanno già in pancia e stanno ancora acquistando miliardi di titoli di Stato,ne hanno sorretto le quotazioni portandole a livelli mai pensati. Se impensabili sono i livelli attuali, dobbiamo a rigor di logica considerare che esista anche questa possibilità e che cioè i prezzi possano (assurdamente) continuare a salire! Rimane comunque un settore da curare con molta attenzione e da tenere costantemente sotto un accurato controllo perché se fossimo esposti pesantemente su questi strumenti, se e quando dovesse scoppiare la bolla obbligazionaria, uscrine in tempo sarà fondamentale per non trascinarsi una pesante perdita in quota capitale che potrebbe portarci a rimanere “impiccati” su questi titoli per diversi anni.

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La parità di genere come sottostante degli investimenti: un modo “Smart” per far fruttare i propri risparmi

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  • Investimenti ESG
Scritto il 24.04.2021

Immagina un mondo dove puoi premiare le aziende che rispettano la parità di genere: immagina di poter scegliere di investire i tuoi risparmi, in piccola od in gran parte (o tutti, se vuoi), solo su quelle aziende che non hanno fatto nessuna discriminazione fra i sessi o fra le etnie al momento di decidere chi assumeree che, come unico vero parametro di giudizio, all’atto dell’assunzione abbiano puntato su qualità e capacità, sulla così detta meritocrazia. Immagina che esista un indice accuratamente costruito con metodologie scientifiche, trasparenti e calcolabili che permetta di affermare in maniera indipendente quale azienda sia virtuosa e quale no in questa specifica graduatoria e che quindi ti permetta di replicarlo al fine di poter puntare solo su quelle aziende che abbiamo dimostrato di possedere queste caratteristiche. Se questa idea di mondo ti piace, benvenuto, perché questa possibilità è(finalmente!) realtà. Possiamo parlare a lungo di diritti negati, possiamo filosofare su queste questioni e anche essere a volte infervorati da certe situazioni ma, alla fine, quello che conta è poter avere la possibilità fattivamente di fare la scelta giusta, se vogliamo, e di sostenere coi fatti, e non solo a parole, che questo modello di societàdi liberi e di uguali, non sessista e non discriminatoria, è esattamente ciò che vogliamo. La cosa che rende ancora più solida una scelta di questo tipo è che quelle aziende che puntano su queste policies di parità di genere ed etnie sono solitamente anche quelle che offrono un maggiore valore aggiunto, una più elevata qualità e, alla fine dei conti, una maggiore profittabilità. Basti pensare che, fra le Blue Value dell’indice troviamo Unilever, Astrazeneca, Roche e AT&T, aziende solide, dall’ottimo prospetto economico nei loro rispettivi settori, avanzate e dedicate anche alla ricercae a nuove soluzioni per problemi vecchi e noti. L’indicedi riferimento è il Solactive Equileap Gbl Gender Eqa, affiancato poi anche dal Morningstar gender diversity index. Dall’indicesi possono estrarre i titoli delle singole aziende virtuose e puntare su quelle che, a vostro giudizio, meritano di più il vostro denaro o, molto più semplicemente, ci si può affidare a dei replicatori di indice, attivi o passivi (ETF o FCI o SICAV), che al tempo stesso garantiscono anche una diversificazione accurata e una selezione più o meno orientata, a seconda delle vostre preferenze (volatilità, aree geografiche o settoriali), rimanendo nell’ambito di titoli inclusi nell’indice. E’ etico, è redditizio, è people friendly ed, in un ottica di medio lungo periodo, costituisce un indice fra i più competitivi rintracciabili sul tabellone finanziario. Regalatevi, dunque, un mattone che, assieme ad altri, contribuirà a trasformare il mondo in cui viviamo e a costruire un futuro più giusto e sostenibile.  

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Animali di Compagnia: Un investimento in Amore.

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  • Investimenti
Scritto il 19.04.2021

“E se vuoi un Amico, prenditi un Cane” Suonava così, in italiano, la frase che Gordon Gekko (Michael Douglas) urlava al suo pupillo Bud Fox (Charlie Sheen).  E’ assolutamente vero: per molti di noi, il nostro migliore amico è e rimarrà il nostro animale domestico, Cane, Gatto, Coniglio o quant’altro. Ormai, i nostri animali sono parte integrante della famiglia: spesso i più coccolati e anche quelli con maggiori attenzioni. Eppure, possono anche essere un Business, un affare economico che ha alle spalle numeri inaspettati. Partiamo dai dati spiccioli che rimangano impressi: nella parte più ricca del mondo, ci sono 1,3 animali da compagnia per due persone. Negli USA 95 milioni di famiglie hanno almeno un animale. In Italia, su 61 milioni di abitanti, ci sono oltre 40 milioni di animali domestici.  Solo in USA, si spendono all’annoper cibo per gli animali 31 miliardidi dollari, 16 Miliardiper le cure veterinarie, 22 Miliardiper gli accessori, altri 20 per i giochie le cose che li fanno vivere meglio, il cosiddetto “wellness”. Per la copertura sulla loro salute gli americani lo scorso anno hanno speso 2,5 miliardi di dollari in premi assicurativi. In Europa, pur non avendo un dato complessivo, il comportamento è identico. Di fatto: • Stiamo umanizzandoi nostri animali domestici. I proprietari di animali domestici spesso pensano ai loro animali domestici come farebbero con i loro figli. • Stiamo "premiando" la cura degli animali domestici. I proprietari di animali domestici stanno sviluppando un’attenzione sempre maggiore alla qualità del cibo dei loro animali paragonabile a quella che prestano al loro, se non addirittura con maggiore attenzione. • Stiamo fornendo agli animali domestici un'assistenza sanitaria paragonabile alla nostra e, di pari passo, i progressi nell'assistenza sanitaria veterinaria e la ricerca scientifica sulle cure dei loro mali sono allo stesso livello di quello per gli esseri umani. Inoltre, nei momenti di difficoltà economica, il comportamento dei proprietari è quasi unanimemente quello, di fronte ad una scelta personale, di privilegiare il bene del proprio animalepiuttosto che il proprio, soprattutto sul fronte alimentare e sanitario. Un dato su tutti: il settore che ruota attorno agli animali domestici è cresciuto il triplo rispetto al PIL periodale e questo ha ancora più valore soprattutto nei dati che vanno dal 2008 al 2012, il periodo della grande recessione mondiale, dove l’unico comparto in crescitaè risultato proprio quello per gli animali da compagnia. L’impatto sul mondo del risparmio non si è fatto attendere: ormai da 3 anni esiste un indice ufficiale del settore “pet wellness and care”, e sono in commercio ETF specifichi su questo settore ed anche fondi comuni di investimento con un approccio attivo. A coloro che ancora rimangono scettici, ecco i nomi di alcune delle aziende facenti parte dell’indice e verificate il loro andamento dal 2008 ad oggi: Zooplus AG, Freshpet Inc, CVSGroup plc, Elanco Animal Health Inc, Pets at Home Group plc, Dechra Pharmaceuticals plc, IDEXX Laboratories Inc, Animalcare Group plc, Trupanion Inc, IDEXX Laboratories Inc. In Conclusione, Il mercato globale dei prodotti e dei servizi legati al mondo degli animali da compagnia cresce del 7% all’anno, e le ricerche indicano che questo trendè destinato a continuare. Tale mercato, a mio avviso è a prova di recessione: quando un animale si ammala gli vengono fornite le migliori cure possibili, indipendentemente dal contesto economico. Tutti amano gli animali, dagli anziani ai millennial, ai Boomer. Alcune società offrono addirittura la possibilità di tenere un cane o un gatto in ufficio come incentivo per attrarre giovani talenti. Acquisire questo settore nel proprio portafoglio permetterà all’acquirente di inserirsi in un megatrend di lungo periodo con un’alta differenziazione con un rendimento competitivo, a forte tenuta anche nelle fasi ribassiste del mercato.

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Nel prossimo futuro sarà l'idrogeno ad avere la stessa importanza del petrolio??

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  • Green economy - Green bond
Scritto il 12.04.2021

  Ebbene sì,la tecnologia è finalmente matura per fare il salto di qualitàin particolare nel campo del settore dei trasporti. Alstom ha messo in produzione il primo treno all’idrogeno, Airbus progetta di realizzare aerei all’idrogeno di medio raggio a partire dal 2035. Forse è questo il momento di investire nell’idrogeno! Ma, ovviamente, sapere che questo gas sarà uno dei protagonistidella transizione energetica non basta, bisogna conoscerlo e sapere quali sono i nuovi campi di applicazione dove lo troviamo e lo troveremo. A seguire indicheremo le azioni delle aziende che investono in idrogeno e quali strumenti finanziari sono già pronti per conquistare le promesse della nuova commodity. Cos’è l’idrogeno e come si produce L’idrogeno, simbolo chimico H, è l’elemento chimico più semplice che troviamo in natura eil più abbondante nell’universo, si presenta sotto forma di gas biatomico (H2) ed è altamente infiammabile. Grazie all’idrogeno e all’ossigeno, combinati, abbiamo l’acqua (H2O). Se nell’universo è il “carburante” principale delle stelle, sulla Terra è scarsamente presente in forma libera e dobbiamo perciò produrlo prima di poterlo usare. Va detto che nell’industria si apprezza per la sua stabilità, il che lo rende sicuro. Usi dell’idrogeno Classicamente l’idrogeno viene utilizzato nell’industria chimicaper sintetizzare l’ammoniaca, il metanolo e per la produzione di idrocarburi con il processo noto come Fischer-Tropsch. Viene utilizzato anche per produrre alcoli superiori e alcoli da esteri di vario tipo, ed è utilizzato in campo alimentare per l’idrogenazione di oli e grassi vegetali e animali da cui si producono le margarine. Ma attraverso l’idrogenazione di oli e grassi vegetali si ottengono anche saponi, lubrificanti, vernici e appretti per l’industria tessile. Nel settore petrolifero l’idrogeno si usa per l’idrocrackinge per i trattamenti di idroraffinazione. Anche l’industria metallurgica lo usa per l’estrazione del tungsteno, molibdeno, ferro e rame. Viene utilizzato anche per la saldatura. In campo aerospaziale è già utilizzato allo stato liquido come propellente per i vettori, esso viene usato in combinazione con l’ossigeno che, bruciando, danno vita a una forza sufficiente a far “staccare” da terra tonnellate di peso. Come si produce l’idrogeno Ma come si produce l’idrogeno? Bisogna sapere che l’idrogeno non ama stare da solo e che allo stato libero è una rarità,lui di solito preferisce accompagnarsi con altre molecole. Ecco quindi che l’unico modo per estrarlo è disaccoppiarlo dagli altri elementi con cui s’accompagna, ma questo richiede ovviamente il consumo di energia. Le tecniche di produzione, o estrazione, sono quindi molte tra cui: conversione ossidante degli idrocarburi; distillazione secca dei carboni fossili; elettrolisi dell’acqua; gassificazione del coke a gas d’acqua; ossidazione parziale di gas naturale; processo biotecnolgico. Gli ultimi due in particolare sono processi di produzione/estrazione innovativi e di basso o nullo impatto ambientale perché richiedono basso impiego di energia elettrica. Idrogeno verde, idrogeno, blu, viola… Dopo aver compreso cos’è e come si estrae l’idrogeno e come si produce, chi intende investire nell’idrogeno, dovrà comprendere anche i vari nomi utilizzati per identificarne il tipo di produzione. Si usa infatti definire idrogeno verde, idrogeno blu, o grigio, ecc. in base alla provenienza dell’energia elettrica utilizzata per la sua produzione: centrale a carbone; centrale nucleare; centrale eolica; fotovoltaico; centrale idroelettrica. In base alla fonte da cui proviene l’energia elettrica o dal processo da cui viene ottenuto, si usa dare un “colore” diverso all’idrogeno. Idrogeno nero: la corrente deriva da centrali a carbone o a petrolio. Idrogeno grigio: derivato dallo scarto produttivo di una reazione chimica, o estratto dal metano. 90% produzione attuale deriva da qui. Idrogeno blu: estratto da idrocarburi fossili, ma il processo aggiunge la cattura dell’anidride carbonica derivante dal processo, così non viene liberata in atmosfera ma immagazzinata. Idrogeno viola: estrazione dall’acqua usando corrente di centrale nucleare. Idrogeno verde: estratto dall’acqua utilizzando corrente prodotta da una centrale alimentata da energie rinnovabili: idroelettrico, eolico, ecc. ETF idrogeno Alla Borsa Italiana si può optare per L&G Hydrogen Economy UCITS ETF USD Acc ETF. Al Nasdaq troviamo invece Clean Edge Green Energy Index Fund. Ed ancora abbiamo Invesco WilderHill Clean Energy ETF. Come è facile comprendere, è possibile investire nell’idrogeno già da adesso facendo trading su azioni ed ETF dedicati. Il futuro dell’idrogeno e perché investire Perché un investitore dovrebbe oggi investire nell’idrogeno del domani? Quale il futuro dell’idrogeno? Ebbene l’idrogeno non sarà solo impiegato nel campo aeronautico per far volare gli aerei, o nel campo dei trasporti terrestri per muovere treni regionali e autobus di linea, ma anche in parziale o totale sostituzione del gas naturale per produrre energia nelle nostre case: vedasi gli studi sulle caldaie a idrogeno. E anche l’industria siderurgica potrebbe presto passare alla produzione dell’energia a essa necessaria, utilizzando l’idrogeno come combustibile. Attualmente questo completo passaggio è di là da venire perché le tecnologie non sono completamente mature e perché mancano parzialmente le infrastrutture,ma nei prossimi anni le cose cambieranno, perché nel presente le imprese stanno investendo e programmando di investire molto nel lungo periodo (si parla di miliardi di euro di investimenti). A proposito delle infrastrutture va precisato che Snam ha avviato degli esperimenti per l’iniezione nella rete gas nazionale diidrogeno miscelato: l’esperimento si è svolto con successo.

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