Simone Sgamma

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23/06/2022

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Il fallimento di FTX, colosso delle Criptovalute

Scritto il 17.11.2022

La caduta di FTX uno dei giganti della finanza di ultima generazione rischia di mettere in crisi l’intero sistema delle criptovalute coinvolgendo oltre 1 milione di investitori, fra istituzionali e retail per una perdita totale di circa 30 miliardi di dollari. Solo qualche mese fa il fondatore del terzo Exchange di criptovalute al mondo, FTX, aveva dichiarato al Financial Times che volendo avrebbe potuto anche acquistare un colosso della finanza tradizionale come Goldman Sachs. La notizia del fallimento di FTX ha creato una certa ansia sui mercati finanziari e in particolar modo a quei settori che sono legati alle crypto. Infatti negli ultimi mesi sono stati molteplici i fallimenti di società impegnate nel settore crypto, i quali potrebbero generare un vero e proprio effetto domino. Cosa è accaduto prima del fallimento? Tutto ha preso avvio dal clamoroso fallimento del token Luna, ad aprile, che aveva generato il panico nel mercato e trascinato con sé quattro società, che nel giro di tre mesi hanno dovuto dichiarare bancarotta per insolvenza. Per ironia della sorte, era stato proprio fondatore di FTX in quelle settimane a cercare di tranquillizzare mercati ed investitori, sulla solidità del sistema, proponendosi come garante per gli investitori coinvolti. Inoltre ad inizio novembre Coindesk, aveva espresso dubbi circa la solvibilità di Alameda Research, società controllata da FTX, tanto che la stessa controllante e il suo token FTT sono caduti in una crisi di liquidità. Alla fine FTX è stata costretta a richiedere la protezione dei creditori attraverso il Chapter 11 al fine di gestire l’operatività aziendale. Cosa è successo dopo la caduta del colosso FTX? Nelle ore successive alla notizia Bitcoin e Ethereum hanno ceduto il 15 e 24% in un mercato che negli ultimi mesi ha visto performance negative addirittura del 90%. In tutto ciò anche grandi clienti sono stati coinvolti. Esattamente BlackRock e Sequoia si aggiungono ad un altro milione di investitori rimasti a mani vuote dopo il fallimento della società. Inoltre Sequoia in una nota ha chiaramente specificato ai propri clienti la svalutazione a zero di FTX. D’altronde la stessa FTX negli ultimi mesi era nel mirino della SEC (la società che si occupa del controllo della borsa negli USA), che da tempo chiede al governo e al Congresso una legge che regolamenti un settore, cresciuto a dismisura negli ultimi anni, senza adeguati controlli e regole per garantire investitori e sistema finanziario. Nello scorso marzo il presidente americano Biden ha emanato un ordine esecutivo in cui chiedeva espressamente al Congresso di riunirsi per deliberare sul tema delle regole del settore, che vale più di 2000 miliardi di dollari. Questa richiesta deriva anche dai molteplici fallimenti, tanto che vari governi lavorano per cercare una soluzione volta a ridurre tutte quelle operazioni ai limiti della legalità messe in atto da tali società. Un esempio è il Regno Unito il quale ha vietato l’operatività di Binance sul suolo britannico a causa di carenza di trasparenza operativa. Il fallimento di FTX porterà ad una svolta del mercato crypto che non sarà più quello di prima. Tutti ci interroghiamo sul futuro e su quali azioni verranno messe in campo dalle autorità competenti. Con buona probabilità possiamo già anticipare che l’evento di per sé ha condotto ad una perdita di fiducia delle cryptovalute tanto da portate sempre più investitori ad effettuare domande sulla solidità delle aziende operanti nel settore.

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BTP Italia 2030, un titolo da maxi cedole

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  • Titoli di Stato, Spread e Tassi di i
Scritto il 11.11.2022

Nel 2022 l’inflazione in Italia è cresciuta arrivando ad un livello elevato tale da allarmare i risparmiatori. Per proteggerli il tesoro nel mese di giugno 2022 effettuò l’emissione del BTP indicizzato all’inflazione che stando ai dati odierni promette una maxi cedola per coloro che lo hanno sottoscritto. Nel mese di ottobre, l’indice dei prezzi è cresciuto dell’11,9% annuo. Questo è un dato che non si vedeva in Italia da molto tempo, infatti dobbiamo tornare indietro fino al 1984 per trovarne uno più alto. Il contesto attuale preoccupa molto i consumatori ma non i possessori di BTP Italia 2030 ISIN: IT0005497000, i quali sono in attesa di riscuotere a dicembre la loro prima cedola. BTP Italia 2030 è un bond con indicizzazione all’inflazione FOI dell’Istat. Ogni sei mesi il titolo effettua una rivalutazione del capitale e della cedola in base all’andamento del suddetto indice, a cui si aggiunge il rendimento minimo fissato all’ 1,6% annuo. Inoltre per coloro che hanno sottoscritto il prodotto in fase di emissione, il tesoro ha previsto anche un premio fedeltà pari all’1% del capitale investito. Il premio verrà erogato solo ai risparmiatori che deterranno il titolo fino a scadenza in due tranche: lo 0,4% nel giugno 2026 come premio intermedio e il restante 0,6% a scadenza ovvero il 28 giugno 2030. Meccanismo di rivalutazione di BTP Italia Nello specifico, il Tesoro comunicò per il BTp Italia 2030 un indice FOI iniziale di 109,72. Nel mese di settembre, era salito a 113,50. Sulla base del dato preliminare di ottobre, tale indice è salito ulteriormente del 3,5%. Non lo avrebbe immaginato nessuno, tant’è che si tratta di un massimo storico. Dunque, dovremmo attenderci un indice FOI ad ottobre a circa 117,50, in rialzo del 7,1% su base semestrale. Questo significa che i possessori del BTp Italia 2030 avrebbero diritto a una rivalutazione del 7,1%. Su ogni 1.000 euro nominali detenuti in portafogli, incasserebbero 71 euro a titolo di capitale e altri 8,57 euro a titolo di interessi. In totale, 79,57 euro, l’8% del capitale nominale investito. Al netto dell’imposizione fiscale del 12,50%, sarebbe il 7%. La protezione dall’inflazione ci sarebbe quasi tutta. Chiaramente, serviranno i dati ufficiali del Tesoro per trovare conferma per le nostre stime. Forse non a caso, dopo la pubblicazione del dato sull’inflazione, il BTp Italia 2030 ha incrementato anche il suo valore ad oggi pari a 98,4. Malgrado ciò, resta sotto la pari, per cui si continua a poterlo acquistare a sconto rispetto al suo valore di rimborso a scadenza.

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Obbligazioni, quali acquistare contro l’inflazione?

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  • Obbligazioni - investimenti obbligaz
Scritto il 06.10.2022

Investire in obbligazioni è certamente più sicuro rispetto ai titoli azionari non dal punto di vista della remunerazione ma bensì in termini di sicurezza. Acquistando azioni l’investitore parteciperà al rischio della società emittente, mentre sottoscrivendo obbligazioni presterà denaro che avrà indietro a scadenza insieme a degli interessi periodici. Attenzione; acquistare obbligazioni è rischioso se lo si fa a scatola chiusa. Bisogna conoscere attentamente la situazione dello Stato o dell’azienda per scongiurare l’eventualità che non possa onorare il debito. Nello scenario odierno le obbligazioni continuano ad essere, uno degli strumenti preferiti sia per chi ha un basso profilo di rischio, sia per chi vuole rischiare qualcosa in più. Il settore obbligazionario è uno dei più variegati in cui qualunque investitore può trovare uno strumento che sia in linea con le sue prospettive di rischio-rendimento. Scegliere però le migliori non è affatto facile, proprio perché sul mercato sono presenti prodotti diversi tra loro che possono presentare  diverse prospettive di rendimento ma anche differenti prospettive di rischio Che cosa sono le obbligazioni? L’obbligazione è un titolo di credito “ per chi acquista” e uno di debito “ per chi vende”. Rientrano nei debiti di una società o di uno stato emessi al fine di finanziare  le proprie attività. Chi le acquista ha la garanzia di riscuotere l’ intero capitale a scadenza più gli interessi previsti dal titolo obbligazionario. In italia le obbligazioni si suddividono in due tipologie: OBBLIGAZIONI STATALI, emesse da autorità statali al fine di finanziare la spesa pubblica. OBBLIGAZIONI CORPORATE, emesse da aziende che ricercano capitali per poter finanziare le attività correnti. È sicuro investire in obbligazioni? Parlare di investimenti completamente sicuri non è corretto. Un investimento per sua natura non è mai sicuro, quindi l’investitore dovrà tenere a mente la possibilità di generare un profitto o una perdita. Tuttavia, confrontandosi con esperti del settore si riuscirà a valutare l’affidabilità degli strumenti finanziari da inserire in portafoglio al fine di ridurre il  grado rischio. Obbligazioni indicizzate all’inflazione cosa sono? L’inflazione è un problema crescente soprattutto nell’anno in corso, che sta mettendo a dura prova gli italiani ed i loro investimenti. Le obbligazioni indicizzate all’inflazione offrono rendimenti sull’andamento del tasso d’inflazione proteggendo i risparmi e dando anche la possibilità di generare una rendita attraverso l’aumento dei tassi d’interesse. Questi titoli presentano lo stesso sistema di rimborso dei titoli di stato classici a cui si aggiunge una componente variabile, che cambia proporzionalmente al variare del tasso d’inflazione nazionale.   Le obbligazioni indicizzate all’inflazione italiane Lo stato offre due tipologie di titoli obbligazioni indicizzate all’inflazione. BTP ITALIA: Titolo con indicizzazione all’inflazione italiana. Emesso a giugno 2022 ha durata di 8 anni ed il suo collocamento è mirato al rifinanziamento dell’emergenza Covid-19. Il titolo offre un rendimento minimo dell’1,6% a cui va aggiunto il doppio premio fedeltà dell’1%. A questo si aggiunge anche l’evoluzione dell’inflazione nazionale. BTPi: Titolo indicizzato all’inflazione dell’Eurozona. Ha durata variabile che va dai 18 mesi ai 30 anni con cedole semestrali crescenti dallo 0,1% al 3,2% rivalutate sull’inflazione europea.  Conviene investire in obbligazioni indicizzate? Davanti all’attuale situazione macroeconomica i titoli di stato indicizzati all’inflazione possono essere un ottimo strumento di protezione. Il basso rischio che presentano li rende adatti ad un’ampia fetta d’investitori.  Sono strumenti che premiano in periodi di alta inflazione mentre premiarono molto in caso di deflazione e proprio per questo aspetto bisogna sempre valutare le previsioni d’inflazione in base alla durata delle obbligazioni. Prospettive future Con l’aumento del costo del denaro, dei prezzi, dell’inflazione e con il relativo aumento dei tassi d’interesse le obbligazioni risultano essere interessanti. In particolare modo in Italia, abbiamo degli ottimi prodotti collocati sul mercato secondario, che potranno aiutare gli investitori a superare questo momenti di crisi contendendo le eventuali perdite causate dall’inflazione e dalla conseguente riduzione di potere d’acquisto. Come sempre resto  a disposizione dei lettori di MoneyController per fornire ulteriori informazioni.

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Quale è il prezzo della liquidità?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 29.09.2022

Un pensiero comune che associa una grande fetta di persone è quello di riuscire ad accumulare quanti più soldi possibili sul proprio conto corrente al fine di avere una serenità futura. Questo è un trend in forte ascesa, che ha portato a registrare un aumento di liquidità in conto corrente del +12% negli ultimi due anni. Questa tendenza è stata accentuata anche dal periodo di incertezza che stiamo vivendo che porta sempre più risparmiatori ad evitare i mercati finanziari al fine di non correre troppi rischi. Tutto ciò si traduce come un effetto boomerang, che in un periodo di alta inflazione amplifica l’effetto erosione del potere di acquisto del proprio patrimonio. Perché accantonare liquidità in conto non è la scelta migliore? Parcheggiare somme di denaro in conto corrente non è la scelta più giusta. Osserviamo quali sono le cause che ci conducono ad affermare con certezza questa tesi Rendimento nullo: Il denaro fermo in conto non genera né interessi né rendimenti. Inoltre nel tempo non possiamo beneficiare di una rivalutazione del denaro anzi più che un beneficio possiamo ricevere un danno a discapito del potere d’acquisto. Imposta di bollo: L’ imposta di bollo è dovuta per tutti i depositi che presentano una giacenza media superiore a 5000 euro e costa al cliente 34,20 euro all’anno. Gli investimenti finanziari di contro pagano un’ imposta pari allo 0,2%.  Prelievo forzoso:  Tutti ricordiamo il prelievo del 6 per mille applicato nel 1992 dal governo Amato al fine di ripianare la situazione di bilancio dello stato italiano. Inoltre non sono da escludere anche probabili futuri prelievi forzosi da parte dello stato. Basti considerare che in questo scenario il governo sta applicando varie manovre per contenere il debito pubblico, ma se non saranno sufficienti potrà aprirsi la possibilità di un prelievo sui conti correnti. Inflazione:  Il 2022 è un anno in cui si è registrato un livello medio di inflazione che non si vedeva da almeno un paio di decenni. L’ inflazione in questo contesto storico è una minaccia che ritroviamo tutti i giorni; dalla spesa al supermercato al pagamento delle bollette. Ad oggi anche l’oro bene rifugio per eccellenza non protegge gli investitori. Infatti il suo suo prezzo ha toccato il minimo storico dall’ agosto 2020. Questo accade principalmente perché l’oro in un momento di rialzo dei tassi non genera reddito cosi da renderlo meno appetibile. Infatti gli investitori in uno scenario come questo  possono ottenere rendimenti maggiori attraverso strumenti di stampo obbligazionario. Spese Varie:  Tra queste riportiamo le spese di tenuta conto, l’invio del cartaceo e tutti gli altri servizi che il cliente  paga. Infatti se consideriamo un conto che in media ha un costo di 5 euro al mese, solo di spese tenuta conto il cliente a fine anno pagherà 60 euro che graveranno direttamente sul suo patrimonio. Se a queste aggiungiamo cartaceo, bancomat e carta di credito la spesa sarà sicuramente più elevata. Quali soluzioni? Considerato lo scenario economico attuale, la scelta migliore sarebbe quella di confrontarsi con un consulente finanziario che sappia ascoltare le esigenze e i bisogni del cliente. Ad oggi il mercato offre strumenti con bassissimo rischio che possono coprire o addirittura neutralizzare l’effetto inflazione mantenendo al tempo stesso l’investitore lontano da troppi rischi. Nel caso foste interessati sono disponibile per un appuntamento al fine di ricercare lo strumento adatto alla gestione del vostro patrimonio.

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Quali strategie adottare da qui a fine anno?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 17.09.2022

Oggi troviamo dei mercati molto simili a quelli del mese di luglio. Tutto ciò non sta ad indicare che il periodo estivo è stato un periodo privo di spunti. Durante questi due mesi abbiamo assistito a due differenti fasi di mercato. In una prima fase, in cui c’è stato un recupero dei mercati azionari ed obbligazionari:mediamente del +10 % sull’azionario e con rendimenti in calo di 50-100 punti base nel settore obbligazionario. Invece nella seconda fase si è registrata una forte correzione la quale ha portato le valutazioni azionarie ed obbligazionarie non lontano da quelle registrate ad inizio estate. Durante il mese di luglio si sono accumulati inoltre, timori recessivi a livello globale. In particolare negli USA questi timori, sono stati alimentati tra le altre cose dalla pubblicazione di un PIL negativo per il secondo trimestre consecutivo, cosí da porre le basi per uno scenario da recessione tecnica. D’altro canto in Europa, i timori recessivi sono stati alimentati dall’escalation dei costi energitici. Nonostante la Federal Reserve e La Banca Centrale Europea abbiano segnalato la volontà di contrastare aggressivamente la fiammata inflazionistica in atto, i mercati finanziari di contro hanno ipotizzato che l’atteso brusco rallentamento dell’economia sarebbe stato sufficiente per far rientrare l’inflazione in breve tempo. Nei prossimi mesi l’attenzione delle banche centrali sarà orientata su politiche disposte a sacrificare la crescita economica al fine di far rientrare l’inflazione. Questo dichiarato approccio provocherà sicuramente forte volatilità ed instabilità soprattutto nel mercato azionario e nell’ obbligazionario governativo. Nel contesto di una ipotetica recessione nel prossimo semestre, è possibile che la traiettoria dei rialzi dei tassi di interesse da parte della BCE possa essere meno aggressiva rispetto a quanto ora prezzato dai mercati. I mercati azionari, viceversa, restano vulnerabili. La correzione degli indici fin qui osservata è riconducibile prevalentemente a una revisione legata al rialzo dei tassi di interesse. Il deterioramento del contesto macroeconomico rischia di impattare gli utili societari, su cui è lecito ipotizzare nei prossimi mesi, in un contesto di recessione, anche in importanti ribassi. Pertanto ritengo utile consigliare la costruzione e il ribilanciamento dei portafogli con posizionamenti orientati verso un atteggiamento difensivo, attraverso l’ausilio di professionisti del settore che possano indirizzare l’investitore verso le migliori opportunità presenti sul mercato.

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ETF vs Fondi, chi la spunta?

Scritto il 12.09.2022

ETF oppure Fondi. Da sempre un braccio di ferro che divide consulenti ed investitori. Affrontiamo con questo articolo le differenze tra i due prodotti, andando ad analizzare i dati statistici. Differenze tra ETF e Fondi In teoria, la differenza sostanziale che salta subito all’occhio tra ETF e fondi è il tipo di gestione adottata. Infatti, nel caso di fondi a gestione attiva, ci sarà un gestore che opera direttamente sul mercato selezionando per quello specifico mercato i titoli più interessanti, mentre gli ETF sono composti in modo da replicare l’indice di riferimento. Oltre il tipo di gestione applicata sussistono ulteriori differenze tra fondi ed ETF. Una di queste è il tempo di acquisto e vendita proprio perché gli ETF sono acquistabili e vendibili come se fossero delle azioni con uno spread molto basso mentre per i Fondi il discorso è differente: generalmente un fondo impiega qualche giorno per acquisto e vendita, perché vengono valorizzati una volta al giorno ed inoltre è richiesto un tempo “t” dal momento di inserimento ordine a quando questo viene contabilizzato al cliente. Altra differenza meno importante ma che esiste è l’investimento minimo di accesso: i fondi hanno soglie minime che possono variare da alcune centinaia di euro ad alcune migliaia di euro, mentre, gli ETF sono scambiati come titoli quotati e quindi l’ammontare minimo è il valore di un titolo, più le commissioni di transazione che applica l’intermediario per acquistarlo. Cosa sono gli ETF Dopo aver elencato le differenze tra fondi ed ETF, spieghiamo cosa sono. Exchange Trade Fund da cui deriva l’acronimo ETF, sono dei cloni a gestione passiva che si limitano a replicare l’andamento di un indice di riferimento. Esempio: Consideriamo L’ETF X, che prende a riferimento il mercato azionario internazionale. In questo caso l’ETF copierà l’andamento dell’indice MSCI World. Pertanto, l’emittente si impegnerà a mantenere all’interno del prodotto una composizione uguale a quella presente nell’indice preso a riferimento. Cosa sono i Fondi comuni d’investimento. I fondi a differenza degli ETF sono strumenti a gestione attiva. Come detto in precedenza all’interno di questi prodotti è presente un gestore, il cui obiettivo è quello di battere il benchmark, ovvero l’indice di riferimento e per centrare quest’obiettivo può liberamente sovrappesare o sottopesare le azioni presenti nel paniere.  Investire in fondi o in ETF? Effettuata una prima analisi, e dopo aver elencato le differenze tra i due strumenti finanziari ora è il momento di definire in cosa conviene investire. Stando ai dati statistici risulta essere più redditizio investire in ETF rispetto ai fondi, soprattutto per i minor costi applicati negli strumenti a gestione passiva. Infatti la gestione attiva di un fondo richiede molta analisi e personale mentre l’ETF segue l’indice avvalendosi di un software. Oltre al rendimento puro dobbiamo anche considerare la diversificazione di un intero portafoglio. Infatti una delle regole basilari per investire è “ non concentrare tutto il denaro in un unico settore. Attraverso la diversificazione siamo in grado di impedire un decremento del portafoglio a causa di crisi di un comparto o di un paese ed in tal caso i fondi possedendo una gestione attiva risultano essere uno strumento più appetibile rispetto agli ETF. Insomma, come detto in apertura c’è un vero e proprio dibattito su chi sia il migliore. Il consiglio che posso dare è quello di affidarsi sempre a professionisti del settore, che sappiano effettuare un’attenta selezione degli strumenti finanziari da inserire nel portafoglio, soprattutto quando si parla di fondi. In tal caso il consulente dovrà individuare prodotti in cui i gestori riescono a generare “alfa”, nel medio lungo termine, ovvero l’extra rendimento che il gestore dovrebbe ottenere rispetto all’indice di riferimento.

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BTP Italia 2030, lo strumento anti-inflazione?

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  • Titoli di Stato, Spread e Tassi di i
Scritto il 24.08.2022

Il 2022 si sta rivelando come un anno difficile per le famiglie italiane, soprattutto per i rincari registrati in tutti i settori da quello alimentare a quello energetico che pesano sui bilanci familiari. Per ovviare a questa svalutazione del denaro causata dall’ inflazione, nel mese di giugno il MEF ha indetto una nuova emissione di titoli di stato indicizzati all’ inflazione. La diciassettesima edizione del nuovo Btp Italia porta con sé la caratteristica più indicata dai gestori per i prodotti finanziari in grado di proteggere maggiormente il capitale in questo periodo di alta volatilità sui mercati con i prezzi alle stelle: l’indicizzazione all’inflazione. Il tasso cedolare reale annuo minimo garantito è fissato all’1,6% ,una cedola minima garantita per i risparmiatori anche in caso di deflazione.  Inoltre per coloro che hanno sottoscritto il prodotto in fase di emissione, il tesoro ha previsto anche un premio fedeltà pari all’ 1% del capitale investito. Il premio verrà erogato solo ai risparmiatori che deterranno il titolo fino a scadenza e in due tranche: lo 0,4% in data 28 giugno 2026 come premio intermedio ,mentre il restante 0,6% sarà conferito a scadenza ovvero il 28 giugno 2030.   Btp Italia, informazioni utili. Per sottoscrivere il BTP Italia 2030 non è presente commissione bancaria a carico degli investitori, mentre è prevista una fee nel caso di vendita anticipata o se viene acquistato dopo la fase di emissione. La tassazione dei redditi di capitale e diversi è pari al 12,5% come per tutti gli altri titoli di Stato. Il lotto minimo è pari a 1.000 euro e se ne possono acquistare per multipli di 1.000 euro.   Cosa succede in caso di deflazione Ogni sei mesi i Btp Italia pagano interessi a tasso fisso sul capitale rivalutato all’inflazione del semestre di riferimento sulla base dell’indice Istat sui prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati. Inoltre, con questa emissione, la rivalutazione del capitale viene corrisposta semestralmente con un recupero immediato dell’inflazione. In caso di deflazione le cedole vengono comunque calcolate sul capitale nominale investito, quindi con una protezione estesa non solo alla quota capitale, ma anche agli interessi.   Btp Italia 2030 pro e contro Con l’attuale inflazione, il tasso proposto risulta essere molto interessante: avendo una doppia indicizzazione il risparmiatore potrà beneficiare sia di una parte fissa che di una variabile. L’1,6% garantito è decisamente maggiore rispetto ai bond precedenti. Esempio: Btp Italia 2024 - cedola dello 0,35% Con l’attuale inflazione renderebbe un rendimento effettivo netto a scadenza del  5,3%. Invece se facessimo un esempio con il BTP Italia 2030, il risparmiatore nell’anno corrente riceverebbe una cedola annualizzata pari all’ 8% con rendimento effettivo netto a scadenza dell’8,1.  La domanda è: da qui al 2030 l’inflazione sarà ancora nel range attuale? In questo senso il minimo garantito dell’1,6% può proteggere il capitale anche in caso di probabili futuri rialzi dei tassi della BCE, che mirano ad abbassare i prezzi, elevati ancora per diversi anni, stando alle proiezioni delle banche centrali”. Di contro, bisogna dire che il titolo può pagare sicuramente il tema Italia, un paese con volatilità e poco stabile dal punto di vista politico.  Infine tornando al BTP Italia, oggi la resa e sicuramente più alta rispetto al tasso fisso che rende il 3,30 / 3,40 %.  Il titolo di per se non ha una lunga durata (8 anni), ma consideriamo sempre che l’ inflazione resterà elevata nei prossimi anni.

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Inflazione quanto ci costi

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 27.06.2022

L’escalation tra Russia ed Ucraina, continua a pressare l’economia mondiale, determinando un blocco degli scambi e contribuendo ad importanti quotazioni di beni energetici e materie prime. Tutto questo determinerà una crescita lenta nel breve periodo, crescita che viene ancor più frenata da un terzo attore, ovvero l’ inflazione. La BCE, prevede un inflazione molto elevata che si attesta in Europa su un livello del 6,8% tale resterà elevata per tutto il 2022, per poi decrescere nel 2023 attraverso aumenti di tassi d’ interessi di cui il primo previsto già per luglio 2022. Molti di voi si chiederanno come mai siamo arrivati ad un livello così elevato. Tutto è partito nel 2020 con la pandemia, infatti noi cittadini dopo esser stati per mesi e mesi chiusi dentro le nostre abitazioni, alla riapertura abbiamo iniziato a richiedere più servizi, più prodotti, tanto che la necessità di produrre maggiormente si è manifestata in un periodo in cui era più complicato farlo.La produttività  non è stata sufficiente. Non è stata in grado di rispondere alla domanda altissima che arrivava dal mercato così hanno cominciato a far lievitare i prezzi dei prodotti creando i presupposti per un aumento parziale dell’inflazione. Il restante aumento è stato determinato dalla guerra, combattuta in un territorio importantissimo per materie prime soprattutto per quelle energetiche. Quindi inflazione elevata e tassi ufficiali relativamente bassi, determinano una condizione in cui i nostri patrimoni ogni giorno perdono una piccola parte del loro valore. Ma quest’inflazione tanto elevata cosa determina per gli individui? Con un’inflazione così elevata mantenere 50 mila euro in conto corrente comporta a dover sostenere dei costi abbastanza impegnativi tali da penalizzare investimenti, risparmi e progetti futuri. Consideriamo di possedere un patrimonio pari a 50 mila euro e immaginiamo di lasciare questi soldi fermi sul conto corrente perché pensiamo che non sia il momento giusto per fare degli investimenti. Bene se a fine anno guardassimo il nostro estratto conto potremo notare che con un’inflazione del 6,8 % avremo generato una perdita certa del potere di acquisto di 3400 euro. Questo vuol dire che su base mensile avremo perso 283,33 euro e invece su base giornaliera la perdita sarebbe stata di 9,31 euro. Facendo questa considerazione, ci rendiamo conto che questa perdita può essere paragonata ad una rata di un piccolo prestito, ad un affitto di un immobile o di un automobile. Pertanto se non cambiamo da subito le nostre abitudini e se non mettiamo da parte la nostra emotività mantenere 50 mila euro in conto corrente determina nel 2022 una spesa fissa giornaliera di circa 10 euro.

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