Giovanni Donini

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Consulente finanziario

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06/09/2016

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QUELLO CHE NUOCE DI PIÙ ALL’INVESTITORE

Scritto il 11.01.2021

Leggo da Plus 24 del 2 Gennaio 2021 il grande titolo di copertina “FORZA 2021. Dove Investire. Borse e beni su cui puntare. Le previsioni dei gestori”. E lo sconforto, che si è impossessato di me mentre decidevo l’argomento dell’editoriale, mi ha suggerito una domanda: “possibile che nel 2021, dopo tutto quello che è successo nel 2020, non si sia ancora imparata la lezione più importante che è quella di smettere di spacciare previsioni per verità? Possibile?”. Purtroppo sì, lo è. Ogni anno qualcuno tenta, non so quanto inutilmente, di rifilare a tutti noi previsioni sull'andamento futuro dei mercati, salvo poi dimenticarsi di fare ammenda quando le cose non si avverano.   Ma sì, tutto è possibile, in fondo poi nessuno controlla perché la memoria degli investitori viene riportata a zero all'inizio dell’anno successivo, facendo così dimenticare anche che in un investimento la linea del tempo deve rimanere SEMPRE continua. Così sullo stesso settimanale a pagina 14 di sabato 9 gennaio 2021, troviamo il più grande paradosso tra i paradossi, mascherato tra le parole del titolo dell'articolo “Come il virus ha stravolto le previsioni nel 2020”. Tralascio il testo e mi soffermo su questa frase che ci spiega come loro, in qualità di esperti, “avevano visto giusto ma poi è arrivato quel cattivone del virus e allora ...”. Insomma la colpa per non avere azzeccato le previsioni non è mai di chi non azzecca la realtà, ma sempre di qualcosa d'altro che influisce sulle loro giuste ipotesi. Eppure la previsione su una possibile pandemia era riportata ma con un basso livello di probabilità, di scarso impatto sull’economia. Un virus mai avrebbe potuto inficiare le loro tesi, poiché basate sui suggerimenti dei migliori algoritmi previsionali, quelli compilati sulla base della collaborazione con i migliori guru di mercato. E i guru non scommettevano nemmeno una imminente recessione endogena, nonostante i grandi rialzi del momento, quindi i semafori erano tutti verdi.   Siamo seri, le previsioni sono fatte per essere smentite solo che spesso si cercano inutili argomentazioni per giustificare una mancata realizzazione. Ricordate cosa scrivevano i giornali all'inizio del marzo scorso, quando i mercati scendevano e il mondo pareva stesse per finire? I più pronosticavano crolli superiori a quelli della crisi del periodo 2007-2009, quanto Wall Street aveva avuto un ribasso del 57%. Il consiglio meno catastrofico era quello che suggeriva di uscire dagli asset d’investimento rimanendo in liquidità oppure investendo addirittura in beni rifugio, in attesa della tanto vaticinata fine del mondo. Erano poche le cassandre che invitavano gli investitori a non aprire le porte della città liquidando i loro portafogli! Possibile che i più si siano già dimenticati di cosa scrivevano i giornali?   Capire invece come sono andate le cose è utile, magari utilizzando il grafico qui a fianco redatto da T Rowe Price.      Qui è rappresentata l'evoluzione dei maggiori mercati nell'anno 2020. Naturalmente manca solo quello cinese, ma solo perché è ricompreso in quello dei Paesi Emergenti, sui quali qualcuno consigliava di rimanere sottopesati! Visto il grafico pensiamo a come si sentono oggi tutti coloro che, liquidati i propri investimenti nel pieno della crisi di marzo, non sono più rientrati sul mercato perché spaventati e, confidando sulle aspettative di un peggioramento della situazione, si sono persi uno dei più grandi e veloci rialzi di sempre. Mettiamoci invece ora nei panni di chi in quei momenti ha deciso di investire, confidando sugli insegnamenti della storia, oppure a chi, mantenendo con freddezza la posizione dei propri investimenti, ha seguito il consiglio di non liquidare datogli dal consulente. A tutti questi virtuosi dell’investimento vanno sommati tutti coloro che, pur spaventati dal momento difficile, sono comunque rientrati gradatamente, riportando il proprio asset strategico verso la situazione consolidata a prima della pandemia. Sicuramente possiamo dire che c’è differenza tra le due posizioni in termine di soddisfazione finale. E voi che leggete, da quale parte avreste voluto stare oggi con il senno del poi? La verità è un'altra però. Non servono grandi insegnamenti per navigare sui mari dell’investimento, naturalmente ciascuno con la propria rotta e con la propria imbarcazione, costruita su misura per affrontare il percorso tracciato e arrivare al rendimento più consono alle proprie preferenze, cioè dentro il cono d’onda più vicino al proprio livello di rischio tollerabile. Quello che serve fare è semplice:   1. non prestare mai fede alle previsioni ma al proprio piano d’investimento strategico; 2. rispettare il tempo dato per ogni singolo investimento, che è poi il migliore attenuatore di rischio sulla faccia della terra; 3. controllare continuamente la qualità dei prodotti del proprio investimento; 4. cercare di evitare strategie avventate di market time, nell'illusione di poter battere il mercato anche per proteggersi: non ci riescono i migliori gestori figuriamoci i consulenti o i clienti. Per questo è sempre meglio rimanere investiti, anche durante le burrasche più terribili. E se proprio non si può fare a meno di ritornare verso la costa perché la tempesta spaventa, ricordarsi di rimettersi in rotta il prima possibile, senza aspettare che il mare ritorni piatto. Ed ora che ho appena finito di scrivere,  mi accorgo d’improvviso che lo sconforto è ormai passato. 

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DECIDERE DA QUALE PARTE STARE

Scritto il 04.01.2021

È difficile parlare dell'anno appena trascorso dal punto di vista finanziario, presi come siamo dalla paura latente che i vaccini non siano così efficaci nel condurci velocemente fuori dall'incubo che stiamo vivendo. E il solo pensiero dell'arrivo di una terza ondata ci rende tutti ancora più inquieti. I miei più attenti lettori sanno quanto io sia sempre attratto dagli insegnamenti che la storia impartisce, piuttosto che dai segni che attraggono e orientano il futuro di tanti improvvidi investitori. Ricordate la scomposta reazione dei mercati durante l'inizio della pandemia? Avevamo parlato di come quella reazione fosse già stata vissuta altre volte nel passato e di quanto quel cigno nero dell’imprevedibilità fosse riuscito a scatenare le paure più profonde dell'essere umano. La storia dell’economia ci ha però insegnato che quando i mercati scendono, prima o poi risalgono. È sempre stato così, dopo due guerre mondiali, in occasione di recessioni o di altri pesanti crisi finanziarie, persino quando altre pandemie hanno colpito l'umanità. L'uomo non si è ancora estinto nonostante tutti gli errori che ha commesso. La ricchezza è comunque sempre salita (provino gli scettici a smentire ciò!!). Questa volta l’incertezza non verteva però tanto sul se sarebbe risalita la ricchezza ma sul quando.   Dopo avere avuto l'ennesima dimostrazione che i mercati tanto più velocemente scendono, tanto più rapidamente salgono, siamo ancora qui a discutere se valga ancora la pena investire. Eppure i fatti ci hanno dimostrato ancora una volta come le cose siano andate diversamente da quanto i catastrofisti avevano previsto. Siamo però sicuri di avere imparato che chi si lascia trascinare dalla paura è sempre e comunque l’unico sconfitto? Forse l'errore sta proprio nel non volere credere quanto siano importanti gli insegnamenti del passato. Mentre dico questo, penso a coloro che nei mesi scorsi hanno liquidato il loro investimento, in particolare a tutti quelli che, una volta usciti dal mercato, non hanno più avuto il coraggio di rientrare, pronti a subire rassegnati l’imminente catastrofe che si stava per abbattere su di loro, magari sospinti dalle opinioni di tutti quei guru con il senno del poi che adesso invocano l’imminente ripresa economica.   Tutti noi investitori dovremmo invece gioire per come la pandemia è stata combattuta. Non si può dimenticare lo sforzo messo in campo per la ricerca del vaccino che ci ha portati dalla scoperta alla somministrazione in meno di un anno. Per la validità poi vedremo ma i presupposti sono comunque di buon auspicio. Certo ci vorranno ancora mesi per ottenere l'immunità da covid-19 ma presto lo saremo. Questo è l'importante! E nel futuro tutto diventerà più veloce, sempre più veloce. Bisognerà abituarsi alla velocità dei cambiamenti che saranno sempre più frequenti. Tuttavia questo appare essere un elemento non rilevante per i molti che ancora non credono che per l’umanità questo sia un record positivo e trainante per una prossima crescita, seppur momentaneamente dominata dal dubbio. Possibile che ci sia ancora chi non crede che la crescita economica sia inarrestabile? Mai nella storia dell'umanità le peggiori catastrofi hanno determinato una regressione economica. Mai! Tuttavia questo non significa che bisogni innestare il cambio automatico per lasciarsi andare ad una tranquillità assoluta.   La volatilità sarà quindi la nuova normalità dei mercati, ma non solo a causa del virus che ha contribuito ad un processo inarrestabile già in corso. I tassi zero o negativi erano già tra noi prima dell’arrivo del virus. Oggi sappiamo come e quanto le trasformazioni economiche, sanitarie e sociali possano dare il loro contributo per generare profonde modificazioni anche nel nostro comportamento da investitori. La nuova regola è che chi non si adatta velocemente al cambiamento lo subisce: a questa realtà dovranno attenersi tutti coloro che saranno alla ricerca di performance, qualsiasi ne sia la misura ricercata. La tendenza a tassi obbligazionari nulli o negativi spingerà molti al superamento inconsapevole della loro bassa propensione all’accettazione del rischio, contribuendo a molti errori nella costruzione del portafoglio strategico. Noi italiani siamo sempre stati i maestri cerimonieri del rischio nullo o basso. Tuttavia, il nostro alto indebitamento ha costretto il nostro Governo a pesanti limiti nel sostegno alla nazione durante le fasi di lockdown e questo debito dovrà prima o poi essere ripagato. E questo non vale solo per il nostro Paese.   I rendimenti azionari sono così diventati sempre più una scelta obbligata per molti, ma non ancora per tutti. Eppure la strada alternativa più seguita oggi è quella di mantenere liquido il portafoglio, usando sempre più il conto corrente come un serbatoio per una improbabile quanto inefficiente auto assicurazione. Questa però è la scelta di chi si espone ai pericoli di un improvviso rialzo dell’inflazione oppure a quelli di una patrimoniale, certamente improbabile ma non impossibile. A meno di non essere attratti dall’acquisto di obbligazioni a rendimento nullo o negativo, l'opzione più ragionevole risulta essere quella di sondare il mercato High Yield, che offre alti tassi a fronte di un notevole aumento del rischio. In questo caso è sempre necessario sforzarsi per una maggiore selettività per non lasciarsi abbagliare dagli alti rendimenti delle tante società zombie destinate certamente a fallire, non appena terminerà il sostegno dato loro dalle banche centrali. Tutto ciò genera però un curioso paradosso: c'è chi preferisce scommettere su obbligazioni emesse dalle molte aziende decotte prossime al fallimento, piuttosto che acquistare partecipazioni di solide società che nel tempo hanno sempre distribuito importanti dividendi.   Comunque la si voglia vedere, dalla storia ci viene sempre un importantissimo insegnamento di cui bisognerebbe sempre tenere conto: dal cambiamento c'è sempre chi trae profitto e chi invece, per la sua diffidenza, lo subisce.   Fortunatamente però, dipende da noi decidere da quale parte stare.  

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ANTICIPARE IL MERCATO

Scritto il 18.12.2020

La scorsa settimana avevo suggerito la costruzione di un portafoglio usando la strategia Core e Satellite. Tuttavia ho ricevuto una serie di critiche verso quell’approccio, per qualcuno troppo complesso, per altri troppo teorico. Voglio proporre oggi qualcosa di più semplice, come la scelta di un solo prodotto in grado di rappresentare un portafoglio, questo naturalmente partendo sempre dall’assunto che la diversificazione non serve per ottenere il massimo rendimento possibile ma bensì per ridurre il rischio. La tesi che propongo è che, rispettando un congruo periodo di investimento, dato un certo livello di rischio ritenuto sopportabile, sia sempre possibile ottenere risultati apprezzabili. Rappresentiamo quindi il rischio di un fondo attraverso l’indice SRRI, quello che viene normalmente usato nei KIID con una scala da 1 a 7, dove 1 è il rischio più basso, 7 quello più alto. La nostra scelta è stata di usare portafogli-fondi con indice SRRI compreso tra 2 e 6. Nella tabella che segue sono rappresentati gli andamenti di sei fondi di diverse categorie, con SRRI a volatilità crescente, per la durata di 10 anni. La performance annua di ogni singolo prodotto, valutata per il rischio assunto, ci dice quanto sia possibile ottenere performance a parità di tempo. Certo l'analisi in oggetto non vuole essere un invito a replicarla nel futuro, ma può aiutare a comprendere quanto la volatilità sia determinante per ottenere un rendimento. Scorrendo la tabella possiamo osservare come nei 10 anni al rischio più basso (SRRI 2) corrisponda una bassa performance annuale (1,40%), mentre è da un rischio molto più alto (SRRI 6) che arrivano maggiori risultati annui (9,75%). La cosa interessante è che se avessimo scelto il prodotto ad indice SRRI 3, cioè con un piccolo sforzo supplementare di sopportazione del rischio (volatilità da 1,93% a 2,09%), avremmo ottenuto un rendimento cumulativo molto più alto (da 14,96% a 47,42%). Questo è il potere della volatilità! È evidente che è facile, con la logica del senno del poi, scegliere il portafoglio con la volatilità più alta alla ricerca del rendimento migliore. Nessuno infatti, conoscendo il risultato finale, avrebbe scelto un indice SRRI 2 a parità di tempo, a fronte di così pochi guadagni. Il problema però è che nella realtà il futuro non lo conosciamo e il vero rischio è di non sapere cosa ci riservano i mercati. Se non si accetta l'assunto che la forza dei mercati sta proprio nella loro volatilità, è meglio non investire e tenere la liquidità a morire sul conto corrente, senza però poi lamentarsi dei rendimenti nulli o negativi.  Quanti tra noi nel marzo di quest'anno hanno avuto la forza di resistere ai ribassi? Chi è riuscito non se ne è di certo pentito. Quanti invece, tra coloro che hanno venduto per paura, lo avrebbero fatto se avessero saputo in anticipo come sarebbe poi andato il mercato? Quale è il loro rammarico per essere usciti senza più rientrare perché timorosi di nuovi ribassi? Quale il loro rimpianto per non avere invece investito il doppio di quanto hanno tolto? Bisognerebbe avere la forza di tenere lo sguardo sempre rivolto al futuro, senza mai preoccuparsi troppo di quello che si sta vivendo nel momento in cui scatta la paura. Se ho tempo e investo con un rischio superiore, posso soffrire nel vedere scendere di molto il mio capitale durante i drawdown, ma alla fine godrò dei risultati della mia pazienza. Questo è il premio per il rischio. Non si tratta di perdere ma di cogliere tutte le opportunità che il tempo offre. A questo punto so che nella testa dei miei lettori c'è una domanda. Eccola: “come mai gli altri due fondi con indice SRRI 4 e 5, che avrebbero dovuto performare di più per tempo e volatilità rispetto al prodotto con indice SRRI 3, hanno reso meno?”. Da qui la risposta: “i due fondi appartengono alla categoria dei fondi flessibili, che possiamo paragonare semplificando alla gestione di chi, pensando di anticipare, gestendo il mercato, prova ad uscire e rientrare al momento giusto per sfruttare il momento”. Noi sappiamo però quanto sia deleterio per il risultato finale, sbagliare questi momenti. Come si vede, talvolta “sbagliano” anche quei gestori che sono dotati di potenti strumenti di analisi, di competenza e delle giuste conoscenze e informazioni. Pensate quanto possiamo sbagliare noi quando vogliamo indossare gli abiti del gestore. L'analisi degli ottimi fondi flessibili scelti dimostra che gestire il mercato è difficile anche per loro. Meglio sarebbe allora per noi investire aspettando la fine del periodo che ci siamo concessi!   Mi si perdonerà se ho esagerato con la semplificazione, ma con questo ho voluto trasmettere il concetto che, scegliendo i giusti prodotti e mantenendoli nel tempo senza strafare, si possono spesso ottenere migliori risultati che non affannandosi nell'inutile tentativo di voler superare il mercato, anticipandolo.

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UN'IDEA DI PORTAFOGLIO

Scritto il 11.12.2020

Tempo fa avevo scritto un post che illustrava, seppur sommariamente, quella tecnica di costruzione di portafoglio che lo divide in componenti Core e Satellite. Senza entrare in troppe complicazioni, si tratta di separare il portafoglio in due macro componenti: la prima detta Core o principale, quantitativamente più rilevante, che punta ad avere risultati più stabili, naturalmente in linea con il proprio rischio e le proprie preferenze. Alla seconda spetta invece il compito di trovare l'extra rendimento, meglio sarebbe se con prodotti con potere di de correlazione, in modo da abbassare il rischio totale di portafoglio. Semplificando il più possibile, la componente quantitativamente maggiore verrebbe costruita mediante l’inserimento di quote azionarie e obbligazionarie tradizionali (es. azionario globale e obbligazionario globale), mentre quella minore è destinata ad aumentare parte della volatilità di portafoglio mediante l'inserimento di “specializzazioni”, come ad esempio l’oro che è un de correlatore per eccellenza, oppure strategie alternative. In questa componente trovano naturalmente ampio spazio soprattutto i fondi settoriali. Appartengono invece ad entrambe le categorie i fondi ESG, poiché rappresentano una scelta filosofica di prodotto da inserire in portafoglio, che naturalmente può riguardare entrambe le componenti. Discutevo appunto con un collega su cosa oggi non deve mancare in un portafoglio pronto ad affrontare le sfide di mercato. Abbiamo così convenuto che nella parte Core azionaria di portafoglio è necessario un sovrappeso del mercato azionario americano, che da anni è considerato tra i più remunerativi e stabili, non essendoci ancora sufficienti ragioni per credere che così non sarà nel prossimo futuro. Abbiamo deciso poi di sottopesare il mercato azionario europeo, non tanto per le sue indubbie potenzialità, ma piuttosto tenendo in considerazione i difficili rapporti politici al suo interno. Impossibile poi da dimenticare l'area pacifico, con particolare attenzione al Giappone dopo gli ottimi risultati raggiunti. Nemmeno l’Asia è da escludere, dato che è ormai considerata in ampia e solida crescita, pronta ad equiparare la capitalizzazione del mercato USA. Tutto ciò, naturalmente sovrappesato Cina, India e Thailandia. Per quanto invece riguarda la componente obbligazionaria Core, le cose si fanno più complicate poiché il premio per il rischio si concentra prevalentemente sulla curva lunga dei tassi, a meno che non si vogliano inserire obbligazioni di paesi emergenti oppure High Yield. La componente obbligazioni governative Europa e Usa viene sottopesata vista la scarsità dei rendimenti che viaggiano dai livelli negativi della Germania a 10 anni a quelli inferiori al 2% dei titoli trentennali USA. Meglio sarebbe, invece che per il rendimento, usarli come de correlatori di portafoglio, riducendo così la volatilità di portafoglio. Cosa inserire invece nella parte Satellite? A questa possiamo certamente riservare gli investimenti settoriali, puntando in particolare su quelli che hanno dimostrato di avere un trend di crescita consolidato, in particolare se rallentato a causa della pandemia. Qui possiamo ricordare la ristorazione e il turismo in generale, pronti a scattare verso i massimi raggiunti non appena il vaccino sarà pronto per l'occidente: per questo riteniamo che una prima apertura verso la normalità potrebbe costituire il momento ideale per un incremento in portafoglio. Da non dimenticare i settori che hanno trascinato l'economia nel periodo più profondo della crisi: tra questi spiccano certamente la tecnologia, indispensabile in un mercato che punta all’economia circolare e alla limitazione dei danni derivanti dal cambiamento climatico, la demografia, con la sua attenzione agli sviluppi economici derivanti dall'invecchiamento della popolazione mondiale e alla ricerca del benessere. Non potranno certo mancare gli investimenti sul digitale, sulla transizione energetica da fossile ad elettrico, la cyber security, e, dulcis in fundo, la farmacologia e la biotecnologia, con tutte le implicazioni del caso. Questa è una semplice semplificazione che non vuole certamente essere esaustiva tante sono e saranno le occasioni di investimento. Infine, nelle componenti Satellite, bisogna certamente inserire una quota dell’obbligazionario cinese, soprattutto ora con l'apertura al mondo del mercato del debito, e il mercato asiatico che è sempre più alla ricerca di capitali stranieri per crescere e consolidarsi. Insomma, il portafoglio potrebbe essere costruito con questi ingredienti, naturalmente pesati per ogni cliente secondo durate, propensione al rischio e preferenze specifiche. La cosa sconsigliata è invece quella di rinunciare a quote azionarie, perché si corre il rischio di non vederlo crescere a sufficienza in caso di aumento dell’inflazione. Infatti non c'è molto valore nelle obbligazioni se non inserendone ad alta volatilità, come le High Yield oppure quelle dei Paesi Emergenti. In questo modo, naturalmente a seconda del peso di queste ultime, il portafoglio acquisirebbe significativa volatilità senza garantire un sufficiente premio al rischio. Per questo suggerisco allora di inserire alfa mediante la formula del piano di accumulo, anche attraverso disinvestimenti programmati dalla componente obbligazionaria di BT, in modo da tenere sotto controllo la volatilità. Naturalmente sono da escludere a priori titoli o fondi con durata inferiore ai 3 anni. Attraverso questo semplice sistema di portafoglio Core e Satellite, si possono raggiungere maggiori risultati con minore sforzo emotivo, comprimendo il rischio. Scommettiamo che funziona?    

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IL TEMPO, IL RISCHIO, LA DIVERSIFICAZIONE E IL CONTROLLO 

Scritto il 03.12.2020

Ci siamo. Finalmente siamo arrivati al tasso zero anche sui “nostri” BTP quinquennali che, nell’ultima delle tre giornate di collocamento di aste pubbliche, hanno chiuso con un rendimento lordo record pari allo 0,01%, con una richiesta di poco inferiore al doppio dell’offerta. Il collocamento del decennale ha chiuso invece con un modesto 0,59%, anche questo con una richiesta ampiamente superiore all’offerta. Per tutto questo dobbiamo ringraziare il supporto della BCE. Con il raggiungimento di un “tasso zero o quasi”, molti si chiedono come sia desiderabile allocare il proprio denaro per 5 o 10 anni, con l'unico obiettivo di ottenere rendimenti praticamente nulli. Anche per questo, la cosa che mi stupisce di più è che ci siano persone che scelga volontariamente di tenere il capitale non destinato al consumo fermo sul conto. Fortunatamente però, per i cultori della diversificazione, le opportunità non mancano affatto, anzi ce ne sono talmente tante che è impossibile non riconoscerle per approfittarne. Guardare ai BTP con gli occhi rivolti al passato, non produce che un aumento del dolore per il rimpianto di quei tempi dove investire era facile. Per sentirsi anche peggio basterebbe vedere le tante opportunità di mercato che tutti siamo riusciti a sprecare da inizio anno! Il punto è però un altro. Quello che oggi manca a molti che si definiscono investitori, non sono le opportunità di guadagno ma qualcosa d’altro. Questo qualcosa d'altro è la pazienza di aspettare il momento giusto per raccogliere i frutti del proprio investimento, sconfitti come siamo dalla paura di perdere. Il tempo è infatti una delle variabili meno rispettate per abbattere il rischio. A questo riguardo, questa settimana durante un incontro, ho usato una analogia per fare comprendere al mio preoccupato interlocutore cosa significasse investire, cosa assai diversa dal collocare denaro sul conto oppure acquistare un titolo a rendimento nullo. Tutto è partito dalle sue lamentele riguardanti i miseri rendimenti dei tassi obbligazionari, tanto bassi da fargli preferire una improbabile diversificazione composta da conto corrente e BTP dal rendimento quasi azzerato. Così ho provato a raccontargli la favola di quel contadino che preoccupato per una tempesta improvvisa, decide di disseppellire tutti i semi piantati per la paura di perdere il raccolto. Tutti sappiamo infatti che fuori dal terreno il seme bagnato marcisce. Per metafora allo stesso modo, liquidare un investimento, per paura che quella tempesta finanziaria chiamata volatilità ci precluda la possibilità di guadagnare, non è MAI la soluzione giusta. Anzi! Qualcuno dovrebbe dire al contadino che rimettere nella terra i semi finita le tempesta non sarebbe servito, poiché la situazione era già compromessa. Allo stesso modo sbagliare il momento di rientro di un investimento può riservare brutte sorprese. Meglio sarebbe allora dimenticarsi di quel denaro, cioè senza guardare “come sta andando”, pur in presenza di tempeste, per il tempo che è stato deciso di impiegare. Importante è invece seminare il giusto seme nel giusto terreno, facendo attenzione a come la pianta si sviluppa, cogliendone poi i frutti nel giusto momento. Come per il contadino anche per noi, tutto dipende sempre dalle nostre scelte, dalle nostre preferenze e dai nostri comportamenti. Purtroppo la paura di rimanere sui mercati quando ci sono tempeste finanziarie è infinitamente più forte degli eventuali frutti che potremmo ricavare rimanendo investiti.  Infatti basterebbe avere tempo per ottenere migliori risultati senza preoccuparsi continuamente delle conseguenze derivanti dal rimanere investiti. Questa verità ce la dimostra l'interpretazione della curva dei tassi obbligazionari di lungo periodo, che ci racconta che in un investimento obbligazionario, più tempo abbiamo a disposizione, più rendimento avremo. Figuriamoci poi cosa accadrebbe in quello azionari! Se il rendimento aumenta in funzione del tempo, lo fa anche in funzione del rischio. In questa fase di mercato, spostarsi da obbligazioni governative a rendimento nullo o negativo a quelle corporate o high yield, comporterebbe un aumento di rendimento dai 3 ai 5 punti. Allo stesso modo andrebbe se si acquistassero obbligazioni dei paesi emergenti, magari puntando sull’Asia (Grande Cina o Indonesia, tanto per fare un esempio). In questa occasione mi sia consentito di evitare ogni riferimento al mercato azionario mondiale che, pur in presenza di pandemia, è riuscito a dare risultati sicuramente più che interessanti, addirittura esaltanti in alcuni casi. Suggerisco infine, come già detto altre volte, di non concentrarsi mai solo sul rendimento!  Sarebbe bene smettere di raccontarci che i mercati non offrono opportunità quando sappiamo che siamo solo troppo condizionati dalle nostre paure. Basterebbe "controllarle" applicando le poche ma  tanto bistrattate regole di un buon investimento: il rispetto del tempo dato, l’assunzione del giusto rischio sopportabile e la presenza di una buona diversificazione. Va da sé che non dovrebbe mai mancare anche il controllo degli andamenti rispetto a quanto deciso al momento dell’investimento.    

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AVVISO AI SIGNORI INVESTITORI CULTORI DEL “FAI DA TE”

Scritto il 27.11.2020

Quando ho cominciato la mia attività professionale quasi 30 anni fa, una delle più grandi difficoltà di noi consulenti era quella di reperire dati finanziari attendibili, che ci consentissero di fare valutazioni obiettive sull'andamento dei mercati. Oggi invece siamo in una diversa condizione perché abbiamo a disposizione una tale quantità di dati, che il vero problema è la difficoltà di selezionare le fonti più affidabili e attendibili. Per questo motivo volevo dare alcuni spunti di riflessione soprattutto ai seguaci del “faccio da me perché mi fido di più”, che ricercano dati per confermare le loro convinzioni. Vorrei innanzitutto segnalare che, a causa della situazione pandemica, gli attuali rendimenti su obbligazioni governative rimarranno ancora per lungo tempo invariati e cioè inesorabilmente tendenti ad un tasso zero o negativo. Sappiamo infatti che solo 1/3 di tutte quelle disponibili hanno un rendimento con segno positivo superiore allo zero. In questo fine settimane tra i tassi governativi positivi segnalo quelli americani a 5, 10 e 30 anni (0,38%, 0,85% e 1,57%) e quelli italiani (0,07%, 0,65% e 1,50%). Qualche segno meno si ha su quelli di altri Stati europei quali Germania  (-0,75%, -0,57% e -0,18%) e Francia (-0,66%, -0,34% e 0,32), tanto per citarne qualcuno. Anche per la BoJ in Giappone, che ha lanciato per prima molti anni fa la politica del tasso zero, non ci sono significative differenze sui rendimenti delle durate indicate (-0,12%, 0,01% e 0,63%). Pare quindi non esserci grande valore nell’investimento sui governativi, se non andando nella parte più lunga della curva, dove si riesce a spuntare qualche decimale in più, in presenza di una volatilità ben più alta. Per quanto attiene i bond corporate invece, si possono trovare tassi di poco superiori, con flussi cedolari variabili in funzione della solvibilità del debitore. Per gli amanti del rischio obbligazionario invece, la pandemia ha generato ritorni interessanti tra i titoli High Yield, con rendimenti che in taluni casi possono raggiungere e superare anche il 9%. Segnalo però che anche qui esistono limiti dovuti al taglio minimo che raramente oscilla tra i 1.000 e 10.000 euro, sempre più spesso orientato a quantità minime intorno ai 50.000 - 100.000 euro, se non addirittura superiori. Ed è proprio su queste obbligazioni che bisogna sempre ponderare molto bene il trade off rischio-rendimento, senza mai dimenticare che qui una ampia diversificazione deve sempre essere preferita alla concentrazione su titoli più remunerativi, anche a costo della rinuncia a porzioni di rendimento. Tutto questo però ha delle conseguenze, poiché il tasso di default per le Società meno solvibili che hanno emesso debito aumenterà. Alcune sono inesorabilmente destinate a scomparire non appena il sostegno delle banche centrali verrà meno. Da una recente ricerca di Bloomberg sull'indice americano Russell 3000 emerge che oltre 527 Società tra quelle a più alta capitalizzazione, cioè il 20% di esse, non sono state in grado nel 2020 di guadagnare abbastanza per ripagare gli interessi sul proprio debito, così come non saranno in grado di rimborsare nemmeno il capitale a debito (es. Boeing, Delta Airlines, ExxonMobil, Macy’s e Carnival Corp.). La pandemia ha aggravato questa situazione, aggiungendone altre alle 378 che erano già in queste condizioni a fine 2019. Per quanto riguarda l’Europa uno studio effettuato da Generali Investments rivela invece che il tasso di default previsto si assesterà qui invece ad un livello più basso, non superiore al 5-6% entro prossimi 12 mesi, proprio in virtù del sostegno della BCE, che certamente dovrà continuare per un periodo di tempo superiore a quello dichiarato dalla Fed. Certamente, sino a che continuerà l'impegno delle banche centrali sui mercati, si assisterà ad un aumento generalizzato del debito, che qualcuno prima o poi oi qualcuno dovrà ripagare. Sia significativo a questo riguardo il solo dato americano del debito societario che ammonta ormai alla straordinaria cifra di oltre 1,4 trilioni di dollari. E questa situazione di indebitamento, supportato ma condizionato al tempo che non sarà infinito, creerà certamente ostacoli alla crescita lineare dei mercati, aumentando la volatilità. Qualche eccezione ci sarà ed alcune delle realtà che oggi sono vicine al default si salveranno, magari aiutate dalla scoperta dei vaccini. Parte degli effetti che si produrranno li abbiamo già vissuti parzialmente all'annuncio del primo vaccino: innalzamento delle quotazioni di società farmaceutiche e di quelle di aziende legate ai trasporti, al turismo e alla ristorazione. Per questo motivo ritengo doveroso segnalare che sarà anche con il contributo del risparmio gestito, con i suoi ricercati processi di investimento, che sfruttando anche l’inarrestabile interesse per le tematiche ESG, riuscirà a garantire i necessari controlli sulle Società più in difficoltà, abbandonando quelle ormai non più in grado di sopravvivere, incrementando invece gli investimenti su quelle il cui progresso sarà inevitabile dopo questa pandemia (es. transizione energetica, ricerca scientifica e tecnologica, la protezione informatica e la gestione dei Big Data, salute e telemedicina, domotica e robotica, ecc.). Oggi insomma, il portafoglio deve essere curato con maggiore attenzione e impegno, non solo per non perdere tutte le occasioni generate dalla crescita dei macro trend accelerati dalla scoperta del vaccino, ma soprattutto per non rimanere ancorati a vecchi concetti di investimento ormai destinati ad un veloce e inesorabile declino. Tra questi deve essere incluso anche il “fai da te”.   

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IL VERO RISCHIO È “FARE DA SOLI”

Scritto il 20.11.2020

Mi piace cominciare questo editoriale partendo da una domanda che mi è stata rivolta in settimana mentre aspettavo di essere sottoposto ad un controllo medico. Nel dialogare con un altro paziente che attendeva con me, venuto a conoscenza della mia professione, mi ha rivolto una interessantissima domanda: “lei che se ne intende, mi può suggerire un metodo semplice per costruire un portafoglio che possa reggere l'impatto del mercato in ogni condizione, possibilmente senza necessariamente l'ausilio di esperti del settore?”. La domanda nasceva da una serie di brutte esperienze vissute con alcuni consulenti finanziari, dei quali voleva disfarsi il prima possibile. Ho così pensato di coinvolgerlo in una serie di riflessioni sulla cattiva abitudine degli italiani consigliandogli poi in modo provocatorio, di seguire un metodo che prende il nome di “investimento perfetto”. Per quanto attiene la prima parte della risposta, ho evocato la capacità di noi italiani nel fare da soli perché condizionati troppo dagli eventi negativi vissuti anche recenti, senza dimenticare però che non sono i mercati che sbagliano ma il modo con cui si approcciano. Sono infatti le persone che commettono errori non gli strumenti finanziari. Purtroppo nel tempo siamo stati abituati ad ogni tipo di proposta finanziaria che mira a parlare dello strumento e mai del bisogno che deve soddisfare. Soprattutto oggi per la cura dei propri investimenti serve un professionista, perché farlo è diventato molto complicato. Non molti anni fa acquistare un titolo di Stato con alti rendimenti e bassissimi rischi era facile. Oggi non è più così, dato che siamo circondati da tassi negativi o nulli, ecco perché trovare valore sul mercato è diventato molto più complicato. Conseguenza di ciò è l’abitudine ormai consolidata di tenere troppo denaro liquido sul conto. Si tende in generale ad allontanare il problema di come investire, usando la scusa della volontà di farlo non appena la situazione contingente sarà in via di miglioramento. Meglio quindi tenere il denaro liquido sul conto anche in attesa di quel “non si sa mai”, che però non è certo che arrivi. Fortunatamente però ogni tanto qualche moto di preoccupazione risveglia le coscienze sugli investimenti: alzi la mano chi oggi non ha paura di una mossa a sorpresa del nostro Governo che possa mettere le mani sulle ricchezze mobiliari o immobiliari degli italiani? Diciamo la verità, chi non si è informato nelle scorse settimane circa possibili manovre governative che hanno risvegliato i vecchi fantasmi di una patrimoniale sui conti correnti? In verità il problema della liquidità è (quasi) sempre una questione di fiducia verso qualcuno o di diffidenza verso qualcosa: non sarà certo una pandemia a risolverlo.   Nella seconda parte della risposta ho quindi suggerito al mio cortese compagno di sala d’aspetto di leggere un libro pubblicato nel 1999, opera dell’analista finanziario Harry Edson Browne, dal titolo Fail-Safe Investing (Investimento a prova di errore: sicurezza finanziaria permanente in 30 minuti). Il testo è tuttora in vendita su Amazon e nella descrizione possiamo leggere: “Non devi diventare un genio degli investimenti per proteggere i tuoi risparmi. Trasformando la saggezza della sua esperienza trentennale in lezioni che possono essere applicate in trenta minuti, Harry Browne ti mostra ciò che devi sapere per rendere i tuoi risparmi e investimenti sicuri e redditizi, indipendentemente da ciò che fanno l'economia e i mercati degli investimenti”. Su questa citazione l'animo del mio curioso interlocutore si è ripreso nella certezza di avere trovato l'appiglio per risolvere facilmente il suo annoso problema di ridurre i costi della consulenza, facendo tutto da solo, evitando così di chiedere consigli alle persone sbagliate! L’investimento perfetto di cui stiamo parlando è realizzabile con alcuni semplici passaggi: diversificare il capitale acquistando il 25% in azioni del mercato americano, il 25% in oro, il 25% in obbligazioni USA di lungo termine e il 25% restante in obbligazioni di breve termine sempre sul mercato americano. Il tutto con l'accortezza di bilanciare annualmente il portafoglio riportandolo nella proporzione iniziale, indipendentemente dalle condizioni di mercato. Ora ditemi, siete curiosi anche voi di sapere se il metodo funziona? La risposta è ampiamente positiva poiché la strategia funziona davvero molto bene. Chi ad esempio avesse scelto questa diversificazione nel marzo del 2008, alla soglia della grande crisi finanziaria, cadendo all'inizio del suo viaggio di investimento nel baratro del crollo di mercato (dal marzo all'ottobre 2008) avrebbe realizzato una performance negativa di portafoglio soltanto del -13,38%, che sarebbe stata del -24,63%, senza il bilanciamento richiesto, a fronte però di un mercato azionario che era crollato del 50%. Ci sono però voluti ulteriori 11 mesi affinché le quotazioni ritornassero ai valori del pre drawdown.A conferma della bontà di questa metodica sul sito troviamo anche un interessante studio che ci conforta anche per periodi più ampi (1978 – 2018) dove il rendimento annuo composto è stato in quel periodo dell’8,58% (4,89% al netto dell’inflazione).    Ma io sono un provocatore: se il metodo è così da perfetto da mettere in crisi l'attività di consulenza, suggerirei a chi ne volesse intraprendere la strada di farlo solo dopo avere risposto ad alcune domande, in modo da avere consapevolezza che questa metodica È SOLO UNA SEMPLICE SCORCIATOIA. Per formularle nel modo giusto userò la similitudine con l'attività del medico, nella cui veste dovrà mettersi l’investitore fai da te:  1. Come formulare la diagnosi? (quali esigenze risolve il portafoglio perfetto, è rispettoso delle attuali preferenze, dei tempi necessari, del grado di sopportabilità personale ed oggettivo del rischio scelto); 2. Come somministrarsi da soli la terapia? (quali prodotti acquisterà tra i tanti disponibili, con quale diversificazione, con quali pesi e con quale tempo); 3. Come controllare l'effetto dei farmaci e con quali criteri (come controllare e quando ri-bilanciare eventualmente l’asset); 4. Come comportarsi in caso di effetti collaterali? (se la crisi durasse troppo reggerà il ribasso, cosa modificherà in caso di rialzo)? 5. Chi gli suggerirà nel futuro nuovi farmaci per una più efficace somministrazione della terapia, per una migliore e più veloce guarigione? (ad esempio come impatterà ad esempio il portafoglio non ESG sui nuovi trend di crescita in previsione di una necessaria rotazione settoriale nel tempo).    Insomma per concludere, crediamo davvero che il semplice metodo del "FAI DA TE", ancorché dotato di infallibilità come quello che ho appena descritto, possa sopperire ai tanti fattori necessari per svolgere l'attività di consulenza finanziaria (competenza, cultura, esperienza, conoscenza dei prodotti e delle strategie di investimento, ecc.), tra l'altro riservata per legge agli iscritti di un albo professionale a cui si accede tramite un esame non così facile?  

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TRA PROVOCAZIONI E SUGGERIMENTI

Scritto il 13.11.2020

La domanda che più spesso mi è stata rivolta in questo periodo è: “quando è il momento giusto per investire?”. Ho già risposto molte volte al quesito. Oggi voglio darne una diversa e molto più provocatoria: “è sempre il momento giusto per investire solo quando si ha a disposizione il denaro per farlo, soprattutto quando si è nella condizione mentale di affermare con consapevolezza che quel capitale non servirà per un congruo numero di anni, consci che quella scelta è la migliore per garantire il nostro futuro”. È infatti risaputo che l’accumulo di denaro sul conto venga spesso utilizzato dagli italiani come una sorta di auto assicurazione per gli imprevisti. Allo stesso modo sappiamo che un’assicurazione non va scelta per il costo ma per i rischi che copre. Per fare un esempio, se l’idea fosse di accumulare denaro sul conto per fare fronte alla pandemia, bisognerebbe avere la forza di guardarsi allo specchio per identificare il nostro rischio reale, invece di farci trasportare nelle scelte solo dalle emozioni. Senza voler mancare di rispetto a nessuno, vorrei condividere una mia riflessione. Se io fossi pensionato dovrei convincermi del fatto che non è la quantità di denaro che c'è sul conto a darmi la tranquillità di salvarmi dal contagio, ma ben altro. Allo stesso modo, dovrei impormi di pensare a cosa fare per ottenere una migliore remunerazione per quel denaro, perché certamente mi farebbe comodo al momento giusto. Per il lavoratore invece, c'è sempre la possibilità della sottoscrizione di una polizza specialistica sulla malattia. Certo, c’è il problema del costo da sostenere, come se tenere denaro in liquidità sul conto quando non serve non fosse comunque un costo. Non dimentichiamo poi che moltissimi rischi sono assicurabili e le Compagnie di assicurazione “servono” proprio per questo scopo, eliminando alcune incertezze della vita. In verità il punto vero è che basterebbe avere la voglia di capirne un pochino di più, evitando di ragionare sempre con il pregiudizio. Le assicurazioni servono per questo scopo e costano il giusto solo se identifichiamo molto bene la nostra paura in modo da renderla visibile per affrontarla al meglio. Nascondersi dietro un dito non serve mai, specie quando si tratta di tutelare noi e i nostri cari! Se infatti gli italiani imparassero ad usare le assicurazioni per coprire i rischi reali della vita, potrebbero investire tutto il resto con tranquillità guardando al futuro, senza essere bloccati da quel pericoloso timore latente di rimanere sempre senza denaro. Ed è per questo che tenerlo oggi fermo sul conto, senza un vero obiettivo di consumo o di investimento, è non solo uno spreco ma soprattutto un errore. E questo è tanto grave quanto quello di non investire nei momenti di ribasso.   Ora voglio invece lanciare una provocazione a tutti quegli investitori che ancora credono che l’investimento obbligazionario sia privo di rischio, consigliando loro di guardare nel tempo l'evoluzione non solo del flusso cedolare ma anche del capitale. Nel nostro presente, come nel nostro futuro, i rendimenti cui siamo stati abituati sono una esperienza positiva ma irripetibile, specialmente oggi che l’indebitamento mondiale è in crescita esponenziale a causa del virus. Questo è il motivo per cui i tassi sono in discesa e lo rimarranno stabilmente per un lunghissimo periodo. Cosa farà dunque l’obbligazionista quando i titoli in portafoglio scadranno? Rimarrà ancora in liquidità? Si sentirà obbligato a cercare altre strade o investirà a un tasso nullo o negativo? Se è saggio e oculato dovrà cercare necessariamente altre strade, magari investendo fuori dal suo paese, cercando alti rendimenti nei paesi emergenti meglio se asiatici, oppure in obbligazioni High Yield europee o mondiali, dove, con il pesante sostegno delle banche centrali, la possibilità di trovare aziende zombie è per oravicino allo zero. Ciononostante la prudenza consiglierebbe comunque di guardare anche al rischio, invece di inseguire solo quel pericoloso faro per falene che si chiama rendimento.Per concludere, non dimentico di ricordare anche che oggi l'investimento obbligazionario con cedola necessitadi capitali sempre crescenti, alle volte non inferiori a 50, 100 mila euro o più, costringendo gli investitori meno capienti a cercare forme di impiego sempre più complicate, dove la competenza diventa necessaria. Ecco il motivo per cui la scelta del risparmio gestito potrebbe costituire una soluzione vincente, a condizione di acquistare sempre ottimi prodotti ed effettuare sempre controlli periodici.     Concludo la mia riflessione rivolgendomi a tutti gli amanti dei portafogli Buy and Hold azionari, cioè a tutti coloro che sono abituati a comprare titoli o fondi abbandonandoli al loro destino, senza mai effettuare controlli, nella speranza che le quotazioni salgano senza soluzione di continuità. A loro mi sento di suggerire di imparare a dedicare sempre più attenzione alle verifiche qualitative e di obiettivo del portafoglio. Ormai i cambiamenti di rotta dell'economia e dei mercati sono così repentini che gli investimenti devono essere necessariamente sempre controllati. Oggi bisogna essere in grado di reagire in modo tempestivo agli eventi improvvisi, specie se sono forieri di cambiamenti strutturali e duraturi come quelli che stiamo vivendo. Per questo la costruzione strategica di portafoglio, come la sua modifica tattica, dovranno essere basate non più solo sulla classica diversificazione a livello geografico o sullo stile di gestione, ma anche inevitabilmente sui trend settoriali, senza escludere l’inarrestabile crescita e sviluppo delle nuove tematiche ESG. La pandemia ha dimostrato la necessità di essere pronti e reattivi alle accelerazioni o ai rallentamenti dei macro trend di lungo periodo, soprattutto se dovuti a motivi esogeni. Tra questi trend ci sono quelli della crescita secolare ed inarrestabile di alcuni settori. Esempi di ciò sono quelli della ristorazione e dei viaggi, i cambiamenti delle modalità di acquisto e dei gusti dei consumatori; nuovi trend sono inoltre l'aumento dell'uso di strumenti digitali grazie o a causa della pandemia. Quando lo tsunami che ci ha colpiti finirà, tutti noi certamente ritorneremo nei ristoranti e a viaggiare, cambieremo il nostro modo di acquistare e soprattutto cambieremo i nostri gusti negli acquisti. Nessuno poi rinuncerà più ad usare il web, facendo sempre più ricorso a tutti quegli strumenti informatici che siamo stati costretti ad usare per garantire il distanziamento! In realtà tutto il mercato riprenderà appunto con una forte accelerazione e l’investitore dovrà essere pronto a sfruttare la scia, non importa se in modo diretto o indiretto.  In realtà tutto il mercato riprenderà appunto con una forte accelerazione e l’investitore dovrà essere pronto a sfruttarne la scia, non importa se in modo diretto o indiretto. Investire dipende soprattutto dalla visione che si ha del presente e del futuro, a meno che non ci si lasci convincere che per l’umanità non c'è più speranza. Solo in questo caso converrebbe allora tenere tutto in liquidità sui conti correnti!    

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UNO SGUARDO OLTRE LE NUBI

Scritto il 03.11.2020

“Cosa succederà se i casi di contagio dovessero ancora aumentare? Ce la faremo ad uscire dalla crisi (finanziaria) innescata dal virus?” Non conoscendo il futuro, con un occhio attento alla storia dell'umanità, nello scorso mese di luglio, quando ci casi di contagio erano diminuiti, avevo scritto un messaggio a tutti i miei clienti dicendo loro che comunque fossero andate le cose, l'economia non sarebbe morta, anzi! Ebbene, siamo arrivati al punto in cui ci eravamo fermati e la pandemia ha cominciato a coinvolgere il mondo nella sua corsa verso l'incertezza del domani. Eppure i tecnici ci avevano avvertiti che qualcosa avrebbe potuto riportarci ad una seconda ondata con un ulteriore possibile lockdown. Per questo riprendere quelle tre righe scritte a luglio mi dà conforto perché oggi mi appaiono ancora più attuali di ieri: “A questo riguardo sappiamo che quando si parla di futuro non ci sono mai risposte scontate o facili, proprio perché la maggior parte delle attività umane si fondano sull’incertezza. L’economia è una tra queste ma ha un’evidenza che è indiscutibilmente consolidata dall’esperienza: nessuna crisi dovuta a pandemia o a conflitti bellici ha mai fermato il progresso e, quindi, l'ascesa (dell'economia e) dei mercati”. Ci siamo già passati a marzo e probabilmente ci passeremo ancora. A questo punto, considerando l’elevata quantità di risparmio presente sui conti correnti degli italiani è giusto rispondere alla domanda delle domande: “vale la pena investire oggi oppure è meglio attendere tempi migliori?”. Nel breve le maggiori incognite che determinano un aumento della volatilità sono facili da individuare: un pesante aumento dell'indebitamento statale per fronteggiare la diffusione del virus, l'impegno delle banche centrali volto a supportare l'economia, la portata della Brexit, eventuali altre guerre commerciali con l'imposizione dei dazi, il crollo del prezzo del petrolio, l'elezione del nuovo presidente Usa. Cosa fare dunque quando sul conto corrente vengono accumulate risorse che sono destinate al futuro con la paura del presente? È possibile suggerire un comportamento corretto per tutelare il risparmio non destinato al consumo nel breve, proteggendolo da eventuali altri crolli di mercato? La parola che è necessario usare nel breve è cautela, senza per questo aumentare il pessimismo che comporta lo stallo per scelte future. Se riuscissimo per un istante a guardare oltre queste nubi solo passeggere, riportando alla memoria esperienze lontane o vicine già vissute e sempre superbamente superate (dalla bolla internet del 2000 sino al crollo delle Torri Gemelle 2001, dalla crisi della borsa cinese del 2015 alla guerra commerciale Usa – Cina, che ha innescato i ribassi del 2018), riusciremmo a vedere un futuro pieno di opportunità non solo per noi ma anche per il destino del nostro unico pianeta. Non ne abbiamo un altro da sfruttare così come abbiamo fatto sino ad ora. Per questo si sta diffondendo un altro NUOVO VIRUS che sta contagiando tutti e che speriamo sia incurabile, che ci aiuterà a superare brillantemente anche questa situazione. Questo nuovo virus si chiama cooperazione tra i popoli, condizione ormai necessaria per una rivoluzione anche in campo economico: questa è la nuova dimensione cui il mondo dovrà adeguarsi. Certamente saranno necessari massicci investimenti per il passaggio ad un'economia circolare dove gli sprechi saranno ridotti se non evitati, alla ricerca di un miglior uso delle risorse naturali, per una ottimizzazione della ricchezza tra i popoli, dove nessuno dovrà e potrà esserne escluso. La ricerca di un vaccino per la salvezza dell'intera umanità è il primo esempio di collaborazione mondiale in base all’incipit ormai universalmente riconosciuto che condividiamo un unico mondo e per questo è ormai necessario cooperare per salvarlo e salvarci. Posso sembrare portatore asintomatico di utopia ma qui sto guardando al nostro futuro non così lontano. Oltre quelle nubi che nel breve ci impediscono di guardare il domani con fiducia, ci sono grandi cambiamenti che ci aspettano sul piano sociale, demografico, ambientale e tecnologico. Tutto ciò offrirà infinite opportunità di investimento che basterà saper cogliere senza la scusa della paura, nell'attesa di tempi migliori. Mi rendo conto che tutto questo non è facile ma non è impossibile. Si può e si deve cominciare da subito ad investire nuovamente poiché gli strumenti e le strategie non mancano, naturalmente ciascuno secondo le proprie disponibilità e propensione al rischio. Spetta a tutti noi non perdere le occasioni che oggi ci vengono offerte.    

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PROBLEMI E OPPORTUNITÀ NEL COLLOCAMENTO DI UN PRODOTTO FINANZIARIO

Scritto il 29.10.2020

Cosa accade nella mente di un investitore quando decide di valutare l'andamento del suo portafoglio solo sulla base dei numeri, non sugli obiettivi per i quali quel denaro è stato investito? In un momento di forte ribasso, nel primo caso viene assalito dai dubbi sulla bontà del prodotto, mentre nel secondo sarà concentrato sulla capacità del “sistema” di portarlo verso la meta. Il modo con il quale uno strumento finanziario viene collocato è fondamentale per generare sul cliente resilienza o fragilità emotiva in caso di forte ribasso. Qui ci interessa suggerire quale sia il miglior modo per acquistarlo. Innanzitutto il cliente deve sempre essere coinvolto nel processo decisionale d’investimento, ancorché non comprenda esattamente nel dettaglio il funzionamento e la combinazione di tutti i prodotti che compongono quel portafoglio. Per questo l'intermediario ha sempre l'obbligo di fornirgli conoscenze, dati e criteri valutativi che possano aiutarlo in questa scelta. Un esempio ci chiarirà il concetto. Sappiamo che tenere troppo denaro sul conto corrente senza averne una esigenza immediata, è chiaramente una decisione sbagliata. Spetta al consulente fornire tutte le argomentazioni che supportino il cliente a preferire altro, usando una sintonia fine (grado di sopportazione del rischio, tempi di impiego, preferenze). Le tecniche di vendita, sfruttando l’avidità del cliente, possono facilitare il consulente a fornire argomentazioni in base alle quali appaia inadeguato stare liquidi. Tuttavia il problema è che la gestione del cliente con forte avversione alle perdite, in caso di forte ribasso diventerà molto difficile, specie quando l'avidità lascia spazio al rammarico per la perdita. Il guadagno nel lungo periodo deve essere frutto di scelta consapevole e condivisione, mai di improvvisazione o forzatura. Per questo motivo, se il cliente PREFERISCE tenere la liquidità, il consulente DEVE accettare e rispettare la scelta ancorché questa non ottimizzi la gestione. Per questo è tanto sbagliato sostituirsi al cliente quanto lo è non leggere un KIID, nel quale sono indicati alcuni dati fondamentali di funzionamento dello strumento finanziario. Diventa così sconveniente e pericoloso non indagare sulle motivazioni di acquisto, ma ancor peggio lo è non approfondire indicazioni basiche (tipo di investimento, periodo consigliato, grado di rischio, parametri di costo). Ecco perché è sempre richiesta la collaborazione tra cliente e consulente durante il processo di investimento. Scegliere per lui è sempre una forzatura così come lo è collocare strumenti finanziari senza indagare e rispettare le sue necessità, i suoi bisogni e le sue caratteristiche. Da questo ne deriva che non è mai colpa del prodotto la perdita di denaro, quanto piuttosto il suo cattivo impiego se dovuto a scelte sbagliate. Mifid obbliga il consulente a non assumere mai il ruolo di venditore ma, piuttosto, quello di facilitatore delle sue scelte, aiutandolo e supportandolo in queste, al punto da diventare un dissuasore quando queste siano palesemente inadeguate al raggiungimento dello scopo. È il consulente che dovrà fornirgli tutto il sapere necessario perché LUI possa effettuare una scelta consapevole nel rispetto delle SUE preferenze, delle SUE aspettative di guadagno, della SUA propensione al rischio e del SUO orizzonte temporale. Solo così gli alti e bassi del mercato, motivo di costante preoccupazione per il cliente e per il consulente, cesseranno di essere un problema trasformandosi davvero in reali opportunità.    

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Dialoghi sugli investimenti del futuro

Scritto il 22.10.2020

DIALOGO SUGLI INVESTIMENTI DEL FUTURO Su cosa è meglio investire oggi? Sono mesi che racconto di quello che stiamo vivendo e, interrogato spesso sull'argomento, cerco di trasmettere ottimismo in attesa di quel vaccino che ci riporterà alla nuova normalità, che sono certo non coincide con il ritorno al passato. Prima però di sviluppare il discorso che ho in mente devo fare una premessa. Ciascun investitore ha con il proprio denaro obiettivi da raggiungere ed ha anche una sensibilità al rischio, oltre ad una personale idea di guadagno che dovrebbe tendere a soddisfare le sue aspettative. Per questo motivo bisognerebbe porre fine all’inutile e dannosa abitudine di parlare di prodotti, dando maggiore attenzione ai motivi per i quali quel denaro sarà speso in un momento diverso nel tempo. La scarsa attenzione agli obiettivi è infatti una delle maggiori cause di insoddisfazione dell’investitore. Come dico spesso, “un ottimo callifugo non è efficace per guarire un’otite”: una diagnosi assente o errata è dannosa se porta all'uso di un farmaco sbagliato. Eppure basterebbe seguire alcune semplici regole per ritrovare la retta via nel campo degli investimenti, evitando errori banali, come le scommesse sul breve per ottenere risultati che si conseguono normalmente nel lungo periodo, oppure addirittura senza avere obiettivi precisi. Anche una sana e robusta diversificazione evita di trovarsi in condizioni negative qualora il denaro servisse prima del tempo stabilito. Tutto ciò richiede che il cliente diventi parte attiva negli investimenti: questo riduce l'asimmetria informativa con l'intermediario che genera errori difficili da correggere. Capitolo a parte meriterebbe poi il controllo del portafoglio nel tempo, attività in molti casi mai suggerita all’investitore ma che è l’unico vero strumento che dia risposte sulla validità delle scelte effettuate. A questo punto, evidenziate le ragioni della premessa necessaria da cui siamo partiti, rispondere alla curiosità dell’investitore attento non è difficile. Alcuni asset non dovrebbero mai mancare oggi, tanto più nel prossimo futuro, nella costruzione e nella manutenzione tattica di un portafoglio. Anche in questo caso l'elenco non è esaustivo ma solo indicativo di alcune tra le tante opportunità, tenendo primariamente conto che asset deve tenere conto del tempo, delle preferenze e delle caratteristiche di ogni singolo Investitore. Innanzitutto gli italiani sono molto poco investiti sul mercato asiatico, che sarà il vero motore della crescita economica del futuro, partendo da Cina e India, ancorché i loro andamenti siano oggi diversi. Altro elemento irrinunciabile è il mercato azionario Usa, uno dei pochi, anche nella stagione del coronavirus, che ha sempre mantenuto le promesse di rendimento nel tempo. L'Europa è pronta per una prova di forza sui mercati mondiali e l'esperienza Covid ci dirà se saprà sfruttare l'occasione che si è presentata. Per quanto attiene i settori economici suggerisco invece quelli relativi al cambiamento delle abitudini dei consumatori e quelli orientati allo sviluppo di tematiche demografiche (salute ed healthcare, bioingegneria, invecchiamento della popolazione). Non possiamo non porre l'attenzione sulle telecomunicazioni (con una previsione di investimenti nei prossimi 5-7 anni sul 5G di oltre 700 mld). Non dimentichiamoci dello sviluppo del cloud e dei servizi internet (gioco, istruzione, socializzazione, lavoro, consumi). Altre scommesse difficili da perdere sono quelle relative alla 4a rivoluzione industriale (robotica e cibernetica), quelle sull'intelligenza artificiale e sullo sfruttamento dei Big Data. Non possiamo evitare di citare il cambiamento climatico, definito nel 2017 dalla maggioranza dei grandi investitori mondiali (Asset Owner Disclosure Project) come un vero e proprio rischio finanziario da controllare e sul quale è impossibile non investire oggi. Ancora, il passaggio dall'energia fossile a quella green, la domotica che guiderà il futuro dell’urbanizzazione, la mobilità elettrica in tutte le sue declinazioni. Non da ultimo segnalo la sempre maggior attenzione degli investitori alla tutela dei diritti umani, sociali e dei lavoratori, per una diversa distribuzione della ricchezza, per un nuovo e più sostenibile ordine economico e finanziario. Insomma, i temi per investire non mancano e questa pandemia ha semplicemente accelerato macro trend già esistenti e ben definiti da tempo. Per dirla usando le parole del Prof. Joseph Stiglitz, premio Nobel per l'economia 2001 “Il Covid-19 ci ha fatto comprendere più chiaramente l’importanza della pianificazione a lungo termine degli investimenti responsabili sia nel settore pubblico che in quello privato e della creazione di una società con il giusto equilibrio tra mercati, Stato e società civile”. Questo è l'insegnamento che deriva dall’esperienza che stiamo vivendo: a tutti noi, investitori, consulenti e ad ogni stakeholder che partecipa al sistema, spetta il compito fondamentale di non sprecare nulla degli insegnamenti che stiamo ricevendo, per il nostro quotidiano, per il bene del nostro unico pianeta e per quello delle generazioni future.

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INVESTIRE OGGI NEL MERCATO IMMOBILIARE

Scritto il 15.10.2020

Stavo cercando dati statistici relativi alla decrescita del valore degli immobili in Italia per rispondere alla domanda di un cliente che mi chiedeva se non valesse la pena investire in immobili, visto il basso valore del momento di questi asset, piuttosto che su titoli, fondi o strumenti del mercato mobiliare. Certamente la richiesta di flussi cedolari spinge l’investitore a ricercare forme di investimento che possano dare delle certezze in un momento di estrema incertezza dei mercati. Per questo ho scelto di usare alcuni dati del settore immobiliare. L’Istat ci dice che nel 2019 quasi il 78% degli italiani possedeva una prima casa, per il 20% gravate da mutuo. Intorno al 15% invece la percentuale di nostri connazionali che ha “in portafoglio” anche una seconda casa. L'insieme dei dati ci conferma che tale scelta è, insieme a quella per i Titoli di Stato, tra gli asset preferiti dagli italiani. Il pensiero comune è infatti che l’investimento immobiliare sia sempre stato interessato da una crescita continua di valore nel tempo. A questo riguardo però l’Ufficio Studi di Tecnocasa ci dice che, pur aumentando il numero delle compravendite, la variazione media percentuale dei prezzi degli immobili ha subito una decisa decrescita concentrata nel decennio 2009 – 2019. Se analizziamo i numeri osserviamo che mediamente i prezzi delle case a Milano sono calati quasi del 10%, a Bologna del 24%, a Roma del 36%, a Napoli del 42%, fino ad arrivare al 53% di Genova. Sono molte le cause che hanno innescato tale fenomeno di disinnamoramento immobiliare. Tra queste annoveriamo l’inarrestabile calo delle nascite con riduzione progressiva della domanda di case, che sappiamo porterà entro il 2050 ad una popolazione italiana di almeno 10 milioni di unità meno numerosa, la diminuzione del prezzo degli affitti, derivante dalla notevole offerta di unità immobiliari, con conseguente decadimento del tasso di riempimento. Non secondario è poi il fenomeno dell'aumento di proprietari di seconde case che preferiscono tenere sfitto il proprio immobile per non rischiare di imbattersi in costose cause per il recupero delle morosità, aumentate di oltre il 40% solo nell'ultimo anno, o per sfratto. Come non considerare poi l’invecchiamento delle case esistenti a cui corrisponde anche una diminuzione della costruzione di nuove. Nel 2018 il rendimento medio derivante dall'affitto è stato del 3,9% a Milano, del 4,7% a Verona e del 3,3% a Firenze, il tutto al netto della cedolare secca. Risulta evidente quali pensieri inneschi questa diminuzione del ritorno di questi asset, se si pensa che questi valori devono essere diminuiti anche da altri costi non predeterminabili, quali le spese di manutenzione straordinaria cui gli immobili invecchiando sono sottoposti (caldaie, tubature, balconi) oltre a quelle per l'adeguamento a normative per la sicurezza e il risparmio energetico. Non dimentichiamo poi che bisogna sommare anche le spese per le ristrutturazioni dell'appartamento in caso di fine locazione, costi non calcolabili a priori che dipendono direttamente dallo stato dell'immobile al momento del rilascio. Da ultimo aggiungiamo il calcolo delle imposte di registro gravanti sulle seconde case, l'imposta catastale, le spese notarili oltre ad eventuali costi di intermediazione. Tutto ciò impatta negativamente sulla presunta redditività dell'investimento anche perché vendere al meglio potrebbe comportare anche lunghe attese. A questo punto non sarò certo io a consigliare cosa sia meglio tra un investimento immobiliare od uno mobiliare poiché in base a questi numeri, ciascuno sarà in grado di trarre le sue conclusioni una volta acquisita la conoscenza di quelli che sono i valori in campo, naturalmente considerando anche le proprie preferenze ed il proprio trade off tra rischio e rendimento di un asset così complesso come quello immobiliare. Tuttavia, stando che l'investimento di lungo periodo di un mercato azionario, come abbiamo già ripetuto innumerevoli volte, paga sempre con un segno ampiamente positivo nel lungo periodo, pur se toccato da momenti di crisi momentanee, voglio concludere il discorso con due domande provocatorie rivolte a chi preferisce l’investimento immobiliare:quale triste destino avrebbe colpito il consulente finanziario che avesse fatto perdere al proprio cliente tanto quanto hanno perso le case negli ultimi 10 anni, facendogli pagare anche tutti i costi sopra descritti? Inoltre, perché lo stesso rammarico non colpisce invece chi negli ultimi dieci anni ha investito (e perso) acquistando asset costituiti da prime e seconde case?  

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