Giovanni Donini

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Consulente finanziario

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06/09/2016

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COME SELEZIONARE UN FONDO (3): Indicatore R2 (R-Quadro) e Benchmark

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 23.02.2015

Quante volte abbiamo desiderato avere un prodotto di risparmio gestito fosse esattamente una replica del Benchmark scelto o, viceversa, qualcosa in cui il gestore desse dimostrazione della propria abilità gestionale? L’indicatore che stiamo analizzando ci aiuta a rispondere a questa domanda, che è fondamentale quando si costruisce un portafoglio. Innanzitutto partiamo dalla definizione di Benchmark cosi come riportato alla pag.5 della GUIDA DI ASSOGESTIONI (http://www.assogestioni.it/index.cfm/3,154,567/09_92020.pdf) che così recita “…è un indice, oppure una composizione di indici finanziari, che chiarisce al risparmiatore quale è l’identità del prodotto offerto dal fondo e quale è la valutazione del rischio di quel tipo di investimento”. Detto questo scopriamo che l’indicatore R2 (R-Quadro) misura la percentuale di oscillazione di un fondo che dipende dal proprio Benchmark, rispetto a quelle che dipendono da altri fattori: tanto più il nostro indicatore tende a 100, tanto più il nostro fondo replica l’indice di riferimento dichiarato da prospetto. Infatti passando dalla teoria alla pratica, un R2 pari al 70% indica che un fondo replica un Benchmark al 70%, mentre uno al 100% dice che il fondo lo replica esattamente. Questo indicatore ci aiuta a comprendere se quel fondo è a GESTIONE PASSIVA (replica del Benchmark o mercato di riferimento) oppure a GESTIONE ATTIVA, cioè se il gestore prende decisioni di investimento nel tempo finalizzate ad ottenere una risultato di gestione superiore a quella dell’indice di riferimento.

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Come selezionare un fondo (2): INDICE DI SHARPE

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 16.02.2015

Cominciamo dall’indice più discusso lo SHARPE INDEX, normalmente utilizzato per verificare l’efficienza di gestione di un fondo. L’indice è dato dalla differenza tra l’andamento di un fondo rispetto ad una attività finanziaria priva di rischio (semplificando, un BOT), rapportato al rischio sostenuto, rappresentato dalla deviazione standard, cioè la dispersione dei rendimenti intorno alla media degli stessi (la tratteremo più diffusamente più avanti: per ora definiamola come misura della volatilità). In via teorica più l’indice è elevato più l’attività di gestione dimostra la sua efficienza, ma in realtà sarebbe sufficiente riflettere sui numeri: più il denominatore è basso e tanto più l’indice risulta alto, ma noi sappiamo che un’alta volatilità non è sempre segnale di cattiva gestione: una volatilità positiva genera performance, mentre un violento drawdown, riduce il capitale. Il nostro indice invece premierà quei gestori che sono stati parchi di volatilità: più questa sarà bassa più il denominatore non frazionerà il numeratore, ma questo non sarà sinonimo necessariamente di performance. Se infatti un gestore avesse ottenuto una intensa volatilità positiva al denominatore, questo valore penalizzerebbe l’indice a fronte di uno con una più bassa volatilità ma con una performance minore. Ciò significa che se si scegliesse un fondo solo in base all’indice di Sharpe si eviterebbero generalmente tutti i fondi con volatilità elevata, anche se noi sappiamo che la volatilità può essere positiva o negativa: questo indice non discrimina e le considera entrambe alla stessa stregua. Come avevo già anticipato, per la scelta di un fondo non serve affidarsi solo ad un solo indicatore: scegliere è sempre una mediazione tra quello che noi cerchiamo e quello che il “meglio del mercato” offre, poiché scegliere tra le offerte peggiori è molto più facile dato che il loro numero è certamente superiore a quelle migliori.

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Prevedere il futuro

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 13.02.2015

Leggo spesso articoli su finanza e mercati e sono puntuale nell’analisi degli Outlook che buona parte delle Società di Gestione mi inviano con cadenza periodica; vado poi con piacere ai road show di importanti case d’investimento. E poi convegni, saloni e fiere, per tenersi sempre aggiornati, dove spesso mi trovo a dovere interpretare grafici sul passato o sul presente, che qualcuno vuole vendere come anticipazione sicura sul futuro. Tutto ci è innegabilmente affascinante poiché ritengo che la preparazione, la conoscenza e la formazione siano elementi fondamentali in un mondo, dove i più generosi considerano i promotori finanziari furbi venditori. Partendo dal presupposto che di furbi ce ne sono in ogni categoria, così come di ogni categoria fanno parte ottimi professionisti, volevo esternare una mia riflessione sulla costruzione di un portafoglio sulla base dei vaticini. Non credo nelle figure dei Guru i quali, essendo umani, sbagliano poco ma quando sbagliano, lo fanno alla grande; allo stesso modo non credo nelle previsioni. Credo però nella bravura e nella sensibilità di alcuni gestori, quando sostenuta dalla competenza, dall'onestà intellettuale e dalla scienza applicata. Detto ciò la cosa migliore è quella quindi di costruire un portafoglio che contenga una buona diversificazione strategica (valutaria, geografica, settoriale, ecc.), con un buon orizzonte temporale, cioè coerente con il livello di rischio per noi accettabile, supportato da prodotti di ottima qualità e performance: è poi assolutamente indispensabile fare in modo che i prodotti selezionati mantengano nel tempo le loro qualità, per i quali sono stati scelti, attraverso un sistema di allarmi che ci avvertano quando qualcosa non funziona più a dovere, in modo da correggere la direzione quando sia necessario. Il più è fatto dunque cominciamo a navigare nel mare degli investimenti, poiché le tempeste saranno sempre inevitabili e spesso imprevedibili.

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Come selezionare un fondo (1)

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 09.02.2015

Come avevo anticipato a cominciare da oggi, ogni lunedì mi occuperò di come scegliere un fondo confrontandolo con altri della stessa categoria. Come punto di riferimento abbiamo preferito usare la base dati fornita da MORNINGSTAR, che reputiamo tra le migliori e affidabili. Uno dei primi suggerimenti, prima di partire per il nostro viaggio, è comunque di non affidarsi ad un solo indice, il che avviene molto più spesso di quanto non si voglia credere, per motivi di tempo o di comodità. La scelta deve essere vece frutto di un insieme di valutazioni, usando l’arte del compromesso, in relazione a quello che noi ci aspettiamo che lo strumento debba fare per noi, partendo dal presupposto che il gestore è l’unico a dovere fare scelte da gestore. Quello che noi mortali dobbiamo fare è qualcosa di molto più semplice ma altrettanto emozionante: selezionare tra le varie categorie, i prodotti che rispondano ai criteri che noi stiamo cercando per il nostro investimento (redditività, volatilità, stile di gestione, innovazione, costo, ecc.). Tali criteri dovranno poi essere ammantati di criticità (dobbiamo eliminare i pregiudizi), di scientificità (mai scegliere a caso qualcosa che può essere scelto con parametri numerici) e di rigorosità (mai abbandonare l’investimento a se stesso, solo perché abbiamo scelto un ottimo prodotto). Alla fine della nostra analisi sugli indici concluderò con alcuni suggerimenti pratici per migliorare la gestione del portafoglio sulla base del controllo periodico dello stesso.

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Mercato obbligazionario: obiettivo 2015

Scritto il 03.02.2015

L'analisi di alcuni dati del mercato obbligazionario ci apre la strada ad alcune riflessioni. L'immissione di liquidità dei paesi sviluppati e la riduzione dei tassi di interesse, ha raggiunto la settimana scorsa anche l'Europa, forse con qualche mese di ritardo, a conferma che l'unione europea altro non è che una semplice unione monetaria e non politica. Oggi il mercato mondiale, dopo le politiche di QE, è, per quanto detto, letteralmente inondato di liquidità con una situazione che possiamo riassumere come segue: il 52% dei titoli di Stato rende oggi meno dell'1%, con 7,3 trilioni di titoli governativi che hanno un rendimento negativo, di cui almeno 1,2 solo nell'area Euro. Tra i Titoli a rendimento negativo non sono rimasti indenni i tanto amati Bot trimestrali, con il loro 0,16% lordo. La curva del mercato obbligazionario tra i paesi sviluppati, ha vissuto nell'ultimo anno un' accelerazione verso il basso con la conseguente ricerca di valore sui mercati emergenti o su titoli high yield. Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi dove tutta questa liquidità, dovrà trovare una riallocazione. Proprio per questo diventa necessario affidarsi a gestori seri e preparati, cioè a coloro che hanno dimostrato nel tempo di sapere affrontare ogni condizione di mercato, generando performance reali per i propri clienti. Oltre che scegliere in modo ottimale il miglior gestore, rappresentato dal miglior prodotto, bisogna anche controllare costantemente, che i parametri di redditività e di qualità restino in linea con il premio di rischio scelto per il nostro viaggio nell'oceano del mercato obbligazionario. E tale scelta non è facile poiché i prodotti disponibili sono davvero tanti, ma solo pochissimi sono di qualità eccelsa. Nei prossimi post cercherò di dare alcuni preziosi suggerimenti sui parametri di scelta dei prodotti di risparmio gestito del mercato obbligazionario.

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La positività abita qui

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 28.01.2015

Alcuni dati confermano che oggi, il risparmiatore italiano, può essere più positivo e tranquillo di qualche anno fa. Tra le tante cose segnalo quelle che hanno interessato maggiormente i miei clienti, senza per questo volere esaurire l’argomento, dato che ne tratterò diffusamente nei miei prossimi post: 1. Il PIL mondiale continua inesorabilmente a crescere (fonte CIA World Factbook): primo il Qatar +18% e ultimo lo Yemen -10,5%. Su 216 Stati analizzati, solo 18 presentano un PIL negativo, mentre ben 64 hanno un PIL compreso tra il +18 e il 3%, 55 tra l’1 e il 3%; 2. I tassi obbligazionari mondiali sono nella grande parte dei paesi occidentali ai minimi storici: in alcuni casi tendono a non restituire nemmeno il capitale investito. Nei paesi emergenti c’è molto valore da scoprire, a condizione però di fare scelte oculate; 3. La debolezza dell’euro per il rilancio dell’export oltre Europa; 4. Il rafforzamento del dollaro; 5. Le riforme strutturali in Cina; 6. Il petrolio ritornato sotto i 40 dollari, rende in generale l’energia meno cara e, in alcuni casi, restituisce al cittadino denaro da usare per i consumi; 7. La crisi mondiale del mercato immobiliare; 8. Dall’accesso alla Voluntary disclosure, partita dagli Stati Uniti e diffusasi in tutto l’occidente, sino ai recenti accordi tra Italia e Svizzera; 9. Il ricorso al QE partito dagli USA e poi diffusosi in altre parti del mondo, Europa compresa; 10. La riduzione della volatilità sui mercati. Insomma per tutti questi fattori, parlare di negatività risulta davvero difficile. Certo si ravvisa la necessità di invertire la diffusa abitudine di abbandonare il capitale investito sul prodotto scelto, facendo una selezione più attenta e scientifica, prestando cioè maggiore attenzione nella scelta degli strumenti e al loro controllo, che non deve diventare più come oggi è una “cosa da fare ogni tanto”, ma una necessaria routine, volta alla ricerca di valore sul mercato.

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Oceani e tempeste

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 26.01.2015

Posto la risposta ad una email di un cliente che oggi mi chiedeva preoccupato, cosa prevedessi sul mercato europeo dopo il QE e dopo il voto greco, per intervenire sul portafoglio. “In realtà, come lei sa bene Dr. XXXX preferisco non lanciarmi in previsioni azzardate, poiché noi poveri mortali, siamo solo naviganti di quell’immenso mare chiamato mercato e incapaci su previsioni di eventi futuri, non certificati e mai certificabili, quali sono le turbolenze o le crisi che portano instabilità. Partendo per il nostro viaggio d’investimento abbiamo scelto la rotta, senza accontentarci di navigare in un bacino chiuso e protetto, poiché volevamo andare lontano e attraversare l’oceano. Quindi abbiamo tracciato sulle mappe il punto di partenza e quello di arrivo, abbiamo scelto il quando partire e il modo per attraversare quell’enorme e sconfinata distesa d’acqua e, verosimilmente, il quando arrivare. Abbiamo poi costruito il nostro vascello: scegliendo tra i migliori progetti abbiamo dato forma e consistenza allo scafo, dotandolo dei migliori pezzi tra quelli offerti dai più quotati e affidabili fornitori. Abbiamo quindi installato il meglio tra i sistemi di controllo della nostra rotta: GPS, ECOSCANDAGLIO, SOLCOMETRO E ANEMOMETRO. Infine ci siamo accordati a fare in modo che ogni singolo elemento fosse sempre controllato e verificato, sostituendo quelli rotti o obsoleti. Per questo abbiamo accettato il rischio di tempeste improvvise ed inattese, generatrici di correnti che avrebbero potuto allontanarci dalla nostra destinazione ma anche spingerci più veloci verso la nostra meta, con la consapevolezza che avendo sempre in assoluto i migliori materiali possibili nessuna tempesta avrebbe mai potuto affondarci. Continuiamo il nostro viaggio tenendo ben saldo il timone, navigando decisi: noi stiamo nell’oceano, quello che succede in piccoli golfi del mondo non ostacolerà mai il nostro viaggio. E io sarò sempre con Lei, di questo può starne certo. Cordiali saluti GB Donini"

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Fondo Monetario Internazionale tra rallentamento e crescita

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 22.01.2015

Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso la crescita del PIL mondiale per gli anni 2015 e 2016: la cosa curiosa è che nell'ultimo outlook del giorno 20 gennaio, sono stati corretti i parametri di crescita verso il basso (area euro) e verso l'alto (Nord America), confermando poi un andamento soddisfacente per la zona Asiatica, nonostante il rallentamento della Cina, che sta attuando una serie di riforme strutturali, che certamente porteranno i loro frutti negli anni a venire, quelle riforme che sono ben lontane dall’essere attuate nella zona euro. L'abbassamento del prezzo del petrolio è comunque un toccasana per l'economia mondiale, ad eccezione di quei paesi dove la ricchezza prodotta dipende quasi esclusivamente dall'estrazione del greggio. Tenendo presente che forse solo la Norvegia è in break even tra produzione e vendita, tutti gli altri paesi si vedranno costretti a ricorrere ad “alchimie finanziarie” per sostenere tale regime di prezzi, che diventa quindi una perdita secca (Russia, Libia, Venezuela, Arabia Saudita ed altri). Il problema è dunque politico non economico ma certamente salutare per l’intera comunità mondiale e, per questo, rimaniamo in attesa di sviluppi per i prossimi mesi, certi anche del fatto che ogni Stato aumenterà le riserve strategiche, così come stanno facendo gli Stati Uniti. Certo che dai massimi del 2008 (132 $) passando per i minimi del febbraio 2009 (39 $) di strada ne è stata fatta. A noi qui interessa qui evidenziare che se l’economia americana è cosi solida e poco volatile oggi, dopo il QE e il successivo Tapering, i cittadini si ritroveranno ulteriori dollari in tasca da spendere, mantenendo alti i consumi. Credo forse sia venuto il momento di considerare il mercato Nord Americano come generatore di bassa volatilità (non nulla!!) e di un premio di rischio sempre più alto. Forse un sogno per il risparmiatore italiano che vuole tanto rendimento e poco rischio: il vero paradosso dei nostri giorni.

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