Giovanni Donini

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Consulente finanziario

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COME SELEZIONARE UN FONDO (11): CONCLUSIONI 1.0

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 27.04.2015

In queste dieci settimane abbiamo visto alcuni tra i più importanti indici, attraverso i quali è possibile selezionare un Fondo Comune di Investimento o una Sicav. Certamente non siamo riusciti ad analizzarli tutti e dalla nostra analisi sono rimasti fuori l’ Indice di Treynor (che serve a rapportare due prodotti differenti e a confrontarli sulla base del rischio sistematico, cioè al rischio di mercato) e l’Indice di Sortino (che analizza principalmente la serie di rendimenti negativi giornalieri trascurando il comportamento del fondo nelle fasi di rialzo e può essere considerato una sorta di Sharp più evoluto, che si concentra sulla volatilità negativa e non su quella assoluta, che talvolta può dare risultati non credibili). In realtà tutti questi indicatori devono servirci per prendere decisioni su un prodotto, per non lasciarci spiazzati nel momento in cui, rispetto al mercato, quello che abbiamo scelto ha preso una direzione diversa dalle nostre aspettative. Il problema non sta però nel prodotto ma in quello che noi vogliamo davvero all’interno dell’universo delle scelte possibili. Il mito del massimo rendimento, senza il minimo rischio e con la massima liquidabilità possibile, si scontra con le leggi della fisica della chimica e, soprattutto, del buon senso. Se fosse possibile sempre e comunque prevedere i risultati, i Signori del risparmio gestito e della finanza in generale, applicherebbero delle formule matematiche per predire gli andamenti futuri e OTTENERE SEMPRE E COMUNQUE RISULTATI. In realtà ciò NON E’ MAI POSSIBILE, come tutti noi clienti_ investitori_ risparmiatori sappiamo bene. Quello che possiamo fare però, è scegliere sempre il meglio, applicando rigorosi criteri scientifici e comportamentali, per agire al momento opportuno senza improvvisare, senza lasciarci prendere dal panico evitando di rimanere cosi in balia del mercato.

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COME SELEZIONARE UN FONDO (10): IL RATING MORNINGSTAR (QUANTITATIVO E QUALITATIVO)

Scritto il 20.04.2015

Il rating Mornigstar, tanto usato per la valutazione di un fondo comune, è una misura quantitativa delle performance passate, applicabile a fondi appartenenti tutti alla stessa categoria, che si basa sul calcolo dei rendimenti corretti per il rischio e i costi, su un orizzonte temporale di almeno tre anni, che si estende sino a cinque e dieci anni. Il primo 10% di fondi di una categoria riceve le cinque stelle (valutazione eccellente), il successivo 22,5% quattro stelle (valutazione superiore), l’ulteriore 35% tre stelle (valutazione standard), mentre al successivo 22,5% e all’ultimo 10% vengono assegnate rispettivamente due stelle (valutazione inferiore) e una stella (valutazione scarsa). Da pochi anni, Morningstar ha introdotto anche un criterio qualitativo, basato sull’analisi di un team di analisti che valutano cinque pilastri (gestore, società di gestione, processo di investimento, performance e costi) che, attribuiscono un rating Gold, Silver, Bronze, Neutral o Negative, come scala dal migliore al peggiore. Il punto principale è che il rating quantitativo ha come pecca quella di “dare le stelle” anche in presenza di risultati non apprezzabili, proprio perché comunque le attribuisce in base alla posizione rispetto agli altri fondi della stessa categoria; inoltre questo rating, a differenza di quello qualitativo, non è in grado di cogliere il cambiamento del fund manager, la storia e i successi del gestore. Per quanto attiene il rating qualitativo, non rappresenta che un numero molto basso di fondi, quindi ha una base dati di valutazione insufficiente a coprire l’enorme massa di prodotti disponibili sul mercato. Un consiglio pratico: non scegliamo mai un fondo solo ed esclusivamente in base alle stelle Morningstar. Come abbiamo già detto, sono molti i parametri in base ai quali fare le nostre scelte.

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COME SELEZIONARE UN FONDO (9): STYLE BOX MORNING STAR

Scritto il 14.04.2015

Chi utilizza la base dati di Morningstar si sarà sicuramente trovato di fronte a due quadrati, suddivisi in 9 quadrati più piccoli. Queste due matrici a nove quadranti forniscono una rappresentazione visiva e intuitiva del posizionamento dei fondi, utile nel processo di costruzione di portafogli. Possiamo suddividere questa ripartizione in due macro categorie: STYLE BOX AZIONARIA: Classifica i fondi azionari in base alla capitalizzazione di mercato (asse ordinate) large, mid e small cap e in base allo stile di investimento (asse ascisse) scelto dal gestore, a seconda delle prospettive di crescita del fondo value, blend e growth. Combinandoli si arriva a nove posizionamenti: in questo modo è possibile selezionare la strategia di investimento che si intende seguire attraverso il fondo selezionato. STYLE BOX OBBLIGAZIONARIA: Classifica la sensibilità ai tassi di interesse (asse ascisse) e la qualità del credito (asse ordinate), basati rispettivamente su rating e duration. Basso, medio e alto sono i gradini della scala di riferimento. L’esposizione ai tassi di interesse è un elemento fondamentale per valutare il rischio relativo agli investimenti nel reddito fisso. In genere, gli strumenti a più lungo termine sono esposti a un rischio maggiore rispetto a quelli di breve durata. La qualità del credito non è altro che la capacità di fronteggiare il rischio di insolvenza. Una più elevata probabilità d’insolvenza (basso merito creditizio) si traduce in maggiori oscillazioni dei corsi. Nel caso in cui siano presenti nella scheda del fondo entrambe le matrici, sappiamo che il portafoglio ha una componente mista.

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I TASSI NEGATIVI SONO ARRIVATI: SCOMMETTIAMO CHE …

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 09.04.2015

Non più tardi di un mese fa leggevo sui giornali finanziari, dei tassi di interesse negativi sulle nuove emissioni di titoli governativi europei, quasi fossero pericoli a cui ci stavamo avvicinando ma IMPOSSIBILI DA RAGGIUNGERE: chi mai infatti presterebbe denaro a qualcuno pagandogli addirittura un interesse? E come in un bel film di fantascienza, dove l’impossibile si trasforma in realtà, leggo su MF di oggi che la Svizzera, protagonista ultimamente per avere abbassato al - 0,75% il tasso di interesse sui depositi e abbandonato il rapporto di cambio fisso tra franco e euro, ha emesso ieri un bond decennale con un rendimento del -0,055%. La cosa interessante sta però nel fatto che sono stati raccolti 232 milioni di franchi svizzeri con una domanda pari a 410 milioni, che evidenza come la ricerca di affidabilità dell’emittente risulti talvolta (ma solo talvolta!) più stimolante della ricerca del rendimento. Aspettiamo quindi il prossimo passo delle nuove emissioni di bund con tasso negativo, dato che per la Germania i rendimenti delle emissioni sino a sette anni sono già negativi, come già avevamo ricordato nel post del 13 marzo scorso, mentre quelli a 10 anni sia italiani (+ 1,20%) che francesi (+ 0,44%), si stanno avvicinando al tasso zero. La domanda così sorge spontanea: ci saranno molti investitori e risparmiatori italiani portati a sottoscrivere per molti anni un rendimento negativo, a fronte della garanzia della SOLA restituzione del capitale investito? Se la risposta tra i più che mi leggono è NO, tra breve ci potrà essere una bella occasione offerta dal Messico, che attualmente ha tassi sui decennali intorno al 5,67%: l’emissione di una obbligazione a 100 anni (cento anni) in euro con un tasso lordo del 4,5%. Scommettiamo che con la fame di rendimenti che c’è in giro e la prospettiva di anni con rendimenti prossimi allo zero, la richiesta da parte di investitori europei sarà altissima?

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UN FONDO TRA GLI OBBLIGAZIONARI FLESSIBILI EUR

Scritto il 03.04.2015

Qualche giorno fa stavo cercando, per il portafoglio di un cliente, un ottimo Fondo tra quelli della categoria OBBLIGAZIONARI FLESSIBILI EUR, quando improvvisamente mi sono imbattuto in questo ISIN: FR0010923375. Faccio tutte le ricerche sulla Base Dati Morningstar e comincio a leggere e rileggere quegli "esami del sangue", quasi incredulo: 1. Benchmark: JPM GBI Global TR EUR 2. Patrimonio netto:333,21 Mln 3. Rquadro: 2,41. 4. Tracking Error 3a: 8,76. 5. Deviazione Standard 3a: 8,79. 6. Draw Down 3a: 7,3. 7. Sharpe 3a: 3.10. 8. Alfa 3a: 25.00. 9. Beta 3a: 0,54. 10. Information Ratio 3a: 2,99. 11. Percentili: 1° YTD; 1° 3m; 1° 6m; 1° 1a; 1° 3a. 12. Performance annualizzate: YTD 20,32%; 1a 42,82%; 3a 30,55. 13. Performance annualizzata dalla data partenza 23.8.2010: 18,11%. 14. Spese sottoscrizione: 1,00%. 15. Spese correnti: 1,07% + eventuale % della sovra performance rispetto all'indice. La cosa che ho evitato di scrivere sono i differenziali positivi rispetto al Benchmark e alla Media di Categoria, proprio perché quelli hanno dell’incredibile. Certo possiamo dire che il gestore assume molti rischi, sia in termini valutari che di strategia rispetto al Benchmark, ma la persistenza dei risultati nel tempo mi dice che il Fondo si comporta sempre in modo egregio. Comunque sia merita di essere seguito, se proprio non lo si vuole acquistare perché in attesa del rialzo dei tassi USA o perché considerato troppo rischioso. Dimenticavo di segnalare il nome del Fondo, della SGR, del gestore e di chi lo distribuisce. Faccio subito ammenda: • H2O Multibonds RC • H2O AM LLP • Jérémy Touboul • Natixis Global Asset Management.

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QUOTAZIONE DEI FONDI COMUNI E SICAV IN BORSA: QUALE FUTURO?

Scritto il 01.04.2015

Leggo su Corriere Economia di lunedì 30 marzo a pag. 27 un interessante articolo di Pieremilio Gadda a titolo “Fondi: Anche gli italiani sbarcano in Piazza Affari”, che fa riferimento alla quotazione dei Fondi comuni direttamente in borsa. Durante la lettura mi soffermo in particolare sulle parole del presidente di AcomeA, Alberto Foà, il quale dice espressamente “Gli investitori devono essere agguerriti, far valere le proprie ragioni. Il nuovo mercato permette di scardinare le regole del gioco, spezzando molti conflitti d’interesse». In particolare Foà si riferisce alle Reti di distribuzione che incassano Commissioni di collocamento e Management, agendo in pieno conflitto di interesse. Solo pochissimi investitori_risparmiatori hanno la competenza per scegliere il meglio tra i fondi attualmente sul mercato italiano: se così non fosse, ancorché in presenza del conflitto di interesse a cui Foà fa riferimento, tutti i clienti sarebbero in grado di discriminare tra Fondi e Sicav, rifiutando di sottoscrivere quelli decisamente scadenti. E poi sulle dita di una mano si contano i clienti in grado di discernere tra il bene e il male offerto e fatto sottoscrivere. Qualcuno ricorda poi il rischio di over confidence a cui faceva riferimento il premio Nobel Daniel Kanhemann, che ha decretato il bagno di sangue che ha avuto come vittime gli utenti delle piattaforme di trading? Tutti bravi e capaci, pochissimi in grado però di guadagnare davvero. La verità è che forse non serve creare stuoli di investitori forzatamente infarciti di nozioni, difficili da comprendere addirittura per gli addetti al settore: serve piuttosto chiarezza e semplicità, per fare comprendere che investire non è giocare, che impiegare denaro necessita di vera assistenza: ben venga allora la selezione tra operatori del settore. Caro Foà, i migliori tra i commercialisti avvocati e notai si pagano, non lavorano gratis, cosi come i migliori promotori finanziari non temono la quotazione del risparmio gestito.

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COME SELEZIONARE UN FONDO (8): IL TOTAL EXPANSIVE RATIO

Scritto il 30.03.2015

Il Total Expansive Ratio è la rappresentazione di una delle componenti dei costi dovuti dall’acquirente di un Fondo o Sicav: in termini tecnici è il rapporto fra gli oneri posti a carico del fondo e il patrimonio medio dello stesso. Semplificando il TER è la percentuale del patrimonio prelevata dal fondo, in un anno solare, per la remunerazione dei servizi di gestione. Tra questi costi abbiamo le commissioni di gestione e di performance, le spese di revisione e il compenso per la banca depositaria, spese legali e giudiziarie, spese di pubblicazione del valore quota, del prospetto informativo e altri minori. Da questo indice in realtà sono escluse altre spese che possiamo definire invisibili che però incidono sul costo totale. Tra queste possiamo inserire i costi di negoziazione, che le Società non sono tenute a dichiarare, e gli eventuali “market-impact costs”, costi dovuti a compravendite massive effettuate in momenti particolari di mercato. Sono sempre da escludere dal TER i costi di sottoscrizione, che il più delle volte possono essere trattati con il distributore. Aggiungiamo poi due cose sulle quali eventualmente ritorneremo: 1. Non è vero che un fondo che costa molto sia solo per questo performante; non è vero che un fondo che costa molto debba essere solo per questo escluso; 2. Attenzione alle classi di sottoscrizione: qualche volta dietro un ingresso no load si nascondono TER elevati: la cosa importante è sapere cosa si sta comprando e quali sono i costi effettivi. Chi compra una Ferrari non guarda tanto i costi dell’auto ma piuttosto quello che sta comprando: perciò attenzione quando comprate qualcosa di caro, valutate bene se il prezzo è adeguato al modello di Ferrari che volete comprare. Viceversa, quando vi offrono qualcosa senza costo apparente, valutate se l’offerta è davvero cosi conveniente: gli indici servono appunto per fare delle scelte sulla base di numeri che non sono liberamente interpretabili, pur essendo frutto di compromesso.

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Le tre A del mercato azionario europeo: Agire, Agire e Agire

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 24.03.2015

Segnalo alcuni dati che possono farci sognare, riflettere e, perché no, forse agire, prima che sia troppo tardi. Vediamo se riesco in poche parole (e pochi numeri) a spiegare il perché. Alla data del 12 marzo 2015 i Titoli di Stato italiani avevano i seguenti rendimenti lordi: scadenza 3 mesi 0,055%, 1 anno 0,115%, 5 anni 0,514% e 10 anni 0,147% (Fonte dati: it.investing.com). Questi numeri ci rivelano come il numero dei titoli circolanti con rendimenti negativi stia ormai crescendo, generando così una sorta di paradosso per cui prestare soldi allo Stato diventa nonostante tutto un affare, visto che le aste hanno avuto mediamente una domanda di 1,6 volte superiore all'offerta. Non voglio annoiarvi con dati che già conoscete ma voglio rivolgervi una domanda: qualcuno tra voi l’avrebbe mai detto che il debito pubblico italiano composto dai BTP fosse solo per il 35% in mani straniere? Se così è (lo dice la Banca d’Italia in un report del novembre 2014), dobbiamo forse pensare che investitori istituzionali e investitori privati siano tutti improvvisamente impazziti, per andare a cercare un segno meno? Certo non è che in giro ci sia di meglio se parliamo di sicurezza e rendimento. Le domande che comunque tutti fanno sono indirizzate alla ricerca di impieghi più remunerativi, verso Stati o società con un rating più basso o addirittura in azioni: ma noi conosciamo bene l’atavica avversione degli italiani al rischio e la spasmodica dedizione al rendimento. Pare poi che con il recente QE i tassi scenderanno ancora e allora cosa potrà accadere se non una spinta propulsiva, già da mesi in lento movimento in Europa, verso l’economia reale, verso cioè il cosiddetto mercato azionario. Si, teniamoci tutti per mano e scateniamo il coraggio, perché più i tassi scenderanno, più l’avversione al rischio (di tutti) calerà. Ecco perché in alto ho scritto “… forse agire”, ma qui modificherei con “… agire subito, senza aspettare ancora”.

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COME SELEZIONARE UN FONDO (7): DEVIAZIONE STANDARD E DRAWDOWN

Scritto il 23.03.2015

Un indice che si usa spesso per la scelta di un Fondo è la DEVIAZIONE STANDARD. Statisticamente questa può essere definita come la misura del grado di dispersione dei rendimenti rispetto alla loro media, in un determinato periodo temporale. Semplificando invece, una DS del 5% in un anno significa che le performance del fondo hanno avuto uno scostamento dalla media di rendimento appunto del 5%. Usare questo indice in modo assoluto per la scelta di un fondo può essere pericoloso: il principale difetto della deviazione standard, dal punto di vista dell'utilizzo finanziario, non è il fatto di essere associata alla distribuzione normale dei rendimenti (casualità), bensì che è un indicatore simmetrico, ovvero non è in grado di distinguere i rendimenti negativi da quelli positivi, essendo elevati al quadrato nella formula matematica. Pertanto, considerando che la DS descrive una volatilità in termini assoluti e non positiva o negativa, potremmo dire che, facendo una simmetria impropria con la medicina, non distingue tra il colesterolo buono (guadagno) e colesterolo cattivo (perdita). Così facendo due fondi con performance opposte ma speculari (-4 e +4) presentano la stessa volatilità. Per questo motivo può venirci in soccorso il DRAWDOWN di un fondo, che è la differenza percentuale tra il massimo assoluto ottenuto dalla serie storica e il successivo punto con il valore minimo: In termini statistici è il vero rischio di perdita che un investitore può subire, tralasciando che i record sono fatti per essere battuti e che non è assolutamente scritto da nessuna parte che se una serie storica ha come massimo drawdown storico per esempio un -40%, non possa perdere molto di più in futuro. Quindi, sempre considerando che la scelta tra due fondi appartenenti alla stessa categoria è frutto di un compromesso tra più indicatori, possiamo dire che a parità di rendimento sceglieremo un fondo con un drawdown inferiore.

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COME SELEZIONARE UN FONDO (5): PERCENTILI E QUARTILI

Scritto il 16.03.2015

L'analisi dei PERCENTILI o QUARTILI è una metodologia di valutazione statistica della persistenza di un valore nel tempo: nel nostro caso misura la continuità della performance di un Fondo rispetto ad altri Fondi appartenenti alla stessa categoria. In molti snobbano questa metodica perché ritengono sia sbagliato prendere come parametro di riferimento la performance: io penso invece che sia utilissima per valutare un portafoglio di Fondi e per prendere decisioni sui singoli prodotti che lo compongono. Attraverso questa tecnica di misurazione, una volta ordinati in ordine crescente dati omogenei divisi poi per 4, ne viene definita la distribuzione in QUARTILI pari al 25%, 50%, 75%, oppure in PERCENTILI, se al denominatore si mette invece il numero 10. Nel nostro caso dunque, QUARTILI o PERCENTILI rappresentano la misurazione della performance di un Fondo rispetto ad altri, tutti appartenenti alla stessa categoria, ma all'interno dello stesso intervallo temporale. Ad esempio, ipotizzando di avere 100 Fondi della categoria Azionari Italia, i primi 7 classificati per performance si collocheranno nel primo quartile (25%) o nel primo percentile (10%), gli ultimi 9 invece, nell'ultimo quartile (oltre 75%) o percentile (oltre 90%). Pertanto, più un Fondo è riuscito a mantenere alta nel tempo la sua classifica nei PERCENTILI o QUARTILI, maggiore considerazione andrà riservata alla sua attività di gestione. Tuttavia, la persistenza dello stesso in alta classifica per un lungo periodo di tempo, NON ci dice che sarà sempre così ma, piuttosto, che rispetto agli altri analizzati all'interno della stessa categoria, la capacità di gestione è stata tra le migliori. Spetta poi a noi l’onere di tenere sotto controllo che questa rimanga inalterata nel tempo, altrimenti dovremo cambiare il Fondo con altro della stessa categoria, ma migliore per performance e persistenza.

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UNA PROVOC_AZIONE

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Scritto il 13.03.2015

L’ultima asta dei BTP decennali e dei BOT annuali, ha fatto segnare rispettivamente rendimenti lordi dell’ordine del 1,35% e dello 0,079%. Siamo ormai a rendimenti negativi sui tanto amati Titoli di Stato. In realtà la negatività era già stata raggiunta da mesi, purtroppo però il risparmiatore italiano lavora con la sua mente al lordo, quasi mai al netto, e, ancora, guarda più che altro a quanto costa una certa cosa o al rendimento nominale, più che a quanto gli rende EFFETTIVAMENTE. Senza alcuno spirito polemico, voglio qui rivolgermi a tutti quegli investitori che hanno da sempre preferito inseguire rendimenti sui Titoli di Stato, piuttosto che su altro. La riflessione nasce dalla lettura di un interessante articolo uscito su MILANOFINANZA sabato 7 marzo scorso, dal titolo La Vita si fa complicata (pag. 32), nel cui occhiello c’è questa affermazione: Nel 2014 le gestioni separate hanno reso in media il 3,7% lordo, in linea con il passato. Perché possono spalmare i guadagni nel tempo. Ma in un periodo di tassi quasi a zero sarà sempre più difficile tenere il ritmo. Ora per semplificare, propongo due domande e una conclusione: 1. Quanta fatica avete fatto voi per ottenere l’anno scorso un 3,7% lordo, cercando valore con i tanto noiosi e costosi compro, vendo o tengo? Quale è stato il rendimento medio del vostro portafoglio e quale il suo costo? Lo chiedo con un sorriso sincero: non barate e dite la verità, non a me, ma a voi stessi! 2. Diventa difficile ottenere rendimenti interessanti per coloro i quali gestiscono miliardi di euro, che usano sistemi sofisticati, che si affidano a strategie di gestione tra le più evolute e che soprattutto hanno conoscenze e professionalità. Quanto difficile è oggi per voi e quanto lo sarà domani? Dalle domande alla conclusione: non fate i timidi, parliamone insieme, perché dal dialogo e dal confronto si costruiscono i risultati del futuro, perché ciascuno di noi ha un risultato che vuole raggiungere e un futuro che l’attende.

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COME SELEZIONARE UN FONDO (5): L’INFORMATION RATIO

Scritto il 09.03.2015

Tra i vari indici per selezionare un Fondo Comune l’Information Ratio (IR) è quello che permette di valutare la capacità di gestione attiva di un gestore, più nel dettaglio come viene “remunerato” il rischio residuale aggiuntivo determinato da una strategia di stock picking o market timing, tesa ad ottenere un sovra-rendimento rispetto al mercato di riferimento (Benchmark): semplificando indica se quel gestore è più o meno bravo rispetto al mercato. L’IR ci dice che il gestore è si in grado di offrire un rendimento aggiuntivo rispetto al mercato (ricordate l’indice ALFA di cui abbiamo parlato?) ma soprattutto, se lo fa senza aumentare troppo il livello di rischio a cui è soggetto il portafoglio. Ci consente quindi di valutare la capacità del gestore di sovra-performare il benchmark, in relazione al rischio assunto: è calcolata rapportando il differenziale di rendimento tra fondo e indice di riferimento, alla Tracking Error Volatility , che indica la volatilità dei rendimenti differenziali di un fondo rispetto ad un Benchmark. Ma di TEV parleremo nelle prossime puntate. E’ in questo senso si comprende quanto l’IR viene in nostro soccorso: sareste interessati ad una unità di rendimento in più a fronte di un aumento della volatilità del vostro portafoglio di oltre il 50%? Forse no, ma la consapevolezza di un investitore passa proprio dal comprendere come debbano essere usati questi indici per migliorare il rapporto con il portafoglio, senza soffermarsi esclusivamente sulla performance. Infatti non è bravo il gestore che ci fa guadagnare molto ma lo è quello che ci fa guadagnare tanto quanto un altro, ma con un rischio decisamente inferiore.

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