Umberto Rota

Consulente finanziario

Leggi tutti i miei post


BAIL IN – BANCHE – CRISI – RECESSIONE – CROLLO MERCATI – BEAR MARKET – COSA FARE?

Scritto il 29.01.2016

Sono tutti argomenti di estrema attualità e che sicuramente nell’ultimo periodo assillano i media italiani e non solo. Ma ci troviamo davvero di fronte a una crisi? Dobbiamo scappare? Dobbiamo sforzarci di vedere di fronte a noi un’opportunità? I nostri investimenti hanno sofferto nel 2015? Cosa ci dobbiamo aspettare nel 2016? Se avessi una sfera di cristallo darei una risposta chiara a queste e tante altre domande. Purtroppo però non lo può sapere nessuno. In questo momento come non mai è fondamentale avere al proprio fianco un consulente che sappia supportarci e consigliarci ma soprattutto che possa proporci soluzioni concrete per far fronte ad un anno difficile e che sarà caratterizzato da una volatilità molto marcata. Cosa vi voglio dire? Voi avete le vostre esigenze. Io la presunzione (in senso buono) di avere tante diverse soluzioni che possono fare al caso vostro. Avete bisogno di assoluta stabilità? La soluzione c’è! Avete bisogno di de-correlazione dai mercati? La soluzione c’è! Avete voglia di cercare opportunità nel contesto attuale? La soluzione c’è! Avete voglia di non dovervi preoccupare della gestione attiva del vostro patrimonio? La soluzione c’è! Avete bisogno di sicurezze? La soluzione c’è! Avete bisogno di pensare al futuro e non preoccuparvi del presente? La soluzione c’è! Parliamo insieme delle vostre esigenze e lasciatevi aiutare, come credo, nel trovare la soluzione a voi più congeniale.

Continua a leggere

Bail in: focus sui Bond

Scritto il 02.12.2015

Pochi giorni fa si è proceduto al semi-salvataggio di quattro istituti di credito (Banca Marche, Banca Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti) in dissesto finanziario, attraverso l’intervento del fondo di risoluzione, a cui contribuiranno tutte le banche del sistema. Dal primo gennaio 2016, con l’entrata in vigore della direttiva UE per le risoluzioni delle crisi bancarie(cosiddetta Bail-In), questo non sarà più possibile e, in caso di necessità, scatterà il salvataggio interno. La nuova modalità prevede che non sia più lo Stato ad intervenire spostando sui privati l’onere dei salvataggi. I primi a pagare saranno quindi gli azionisti degli istituti di credito coinvolti, poi gli obbligazionisti (subordinati o meno) e, in ultima istanza, i correntisti con depositi superiori a 100mila euro. Un cambiamento per il quale, in modo che facciano estrema attenzione ai rischi di alcune tipologie di investimento, in particolare al momento della sottoscrizione. Il decreto “salva-banche”, approvato pochi giorni fa dal Governo, ha coinvolto in tutti e quattro i casi (Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti) gli azionisti e i possessori di obbligazioni subordinate (in tutto circa 100 mila investitori per un conto totale di oltre 750 milioni di euro). Non sono stati coinvolti invece né i possessori di bond “classici” né i titolari di conti correnti con saldo superiore a 100 mila euro. Ma cosa sono le obbligazioni subordinate? I bond subordinati sono strumenti di rafforzamento patrimoniale emessi dagli istituti di credito in alternativa agli aumenti di capitale, quindi rientrano tra gli strumenti collocati dalle banche per sostenere quel famoso rapporto di patrimonio/impieghi che non può andare al di sotto dell’8%. Le prime obbligazioni a essere azzerate in caso di bail in sono i bond tier 1, poi quelli tier 2. Il riferimento va ai coco-bond, ovvero contingent convertible bonds: si tratta di strumenti ibridi, ossia di azioni “mascherate” da obbligazioni che possono essere titoli di debito subordinati, Tier 1 (con scadenza perpetua) o Tier 2 (con scadenza predefinita, in genere di durata non superiore ai 10 anni).
In caso di fallimento della banca, per ripianare le perdite, si aggrediscono quindi prima le azioni e poi le obbligazioni tier1 azzerandole. Se però questo non basta, vengono colpite le obbligazioni tier2 e se questo non è ancora sufficiente dall’1 gennaio 2016 si aggrediranno anche le obbligazioni ordinarie, cioè i cosiddetti “bond senior” che non sono garantiti. Tra un mese, quindi, in caso di bail in si salveranno soltanto i possessori di obbligazioni senior garantite, di covered bond e i titolari di conto corrente al di sotto dei 100.000 euro.

Continua a leggere

Investire in obbligazioni: ecco i dieci errori tipo

Scritto il 19.11.2015

Quali sono i dieci errori tipici dell’investitore in obbligazioni, che segue l’approccio tradizionale? A metterli in fila ci ha pensato Lombard Odier, con una nota di Kevin Corrigan, numero uno della divisione Fundamental fixed income. “Per concentrarsi su qualità e rischio gestito – è l’incipit del gestore – gli investitori dovrebbero applicare agli investimenti in obbligazioni lo stesso rigore che userebbero per decidere se dare in prestito i propri soldi, in qualsiasi ambito”. Cosa significa? “La maggior parte di chi investe in prodotti fixed income – spiega il manager – si attiene a strategie che seguono un approccio tradizionale, basato sulla capitalizzazione di mercato. Questo li porta a prestare più soldi agli emittenti con il debito più alto. Concentrandosi invece sui fattori fondamentali di emittenti governativi e societari, gli investitori in obbligazioni sono stimolati a pensare a se stessi come a chi presta denaro, e a dare priorità alla capacità di ripagare i debiti, invece che all’abilità nel prendere in prestito importi maggiori”. Da cui dieci errori fondamentali: 1- LA BOLLA DEL DEBITO La storia, secondo Corrigan, “mostra che investire in indici di mercato porta verso i debitori e i settori che più fanno ricorso alla leva finanziaria, spesso con conseguenze disastrose. Alzi la mano chi ha pensato che settembre 2008, con il crollo di Lehman, fosse un buon momento per avere il 56% del proprio portafoglio obbligazionario societario impegnato in finanziari”. Quando un settore peggiora, spiega il manager, emette più debito e gli indici di mercato possiedono una quantità maggiore di tale debito. “Con il migliorare delle condizioni, gli investitori disinvestono. Questa non è una formula d’investimento vincente”. 2- TROPPA CONCENTRAZIONE Il denaro è oggi concentrato e investito in meno posizioni. Una tendenza, dice il manager, incoraggiata dagli indici di debito basati sulla capitalizzazione di mercato. Insomma mettere i soldi dove li stanno mettendo tutti. Ebbene questa è una logica da cui conviene “non lasciarsi intrappolare”. 3- DIMENTICARSI DEL DIRETTORE DI BANCA Così come per ottenere un mutuo è necessario riempire un modulo dettagliatissimo, allo stesso modo dovrebbe agire l’investitore in fixed income. “Affidandosi agli indici di capitalizzazione di mercato e prestando denaro a chiunque abbia preso di più in prestito, la maggior parte degli investitori non applica la logica di base che il loro direttore di banca segue per decidere se concedere un prestito”. 4- SEGUIRE LE DIMENSIONI Più grande non è necessariamente meglio, dice Corrigan. “I recenti episodi di avversione al rischio hanno mostrato che anche i prestatori più grandi sono sensibili all’illiquidità. In periodi di questo tipo, la diversificazione orientata alla qualità può servire da argine”. 5- ASSUEFARSI AL RENDIMENTO È quello che avrebbero fatto in questi anni gli investitori obbligazionari. Ma, dice il gestore, utilizzando una metafora alimentare, “il forte picco di zuccheri dato da alti rendimenti, debito periferico e capitale bancario non può sostenere i rendimenti indefinitamente. Meglio concentrarsi su parametri più equilibrati per misurare il credito societario, piuttosto che guardare a chi emette più carta: meglio cinque porzioni di frutta e verdura al giorno che una scorpacciata eccessiva”. 6- GUARDARE AGLI EMERGENTI CON UN OCCHIO SOLO Pensare agli EM senza considerare Cina e India, dice il manager, “è come lavarsi senza acqua e sapone”. “Sia Cina che India sono tradizionalmente escluse dagli indici tradizionali, con la motivazione che sono di difficile accesso per gli investitori. Questo però non rende meno importanti le loro economie”. 7- TRASCURARE IL PREZZO Ovvero è meglio “seguire un indice che tenga conto dei fondamentali di un debitore, e non solo del prezzo”, dal momento che “il quantitative easing ha gonfiato i prezzi del debito per la maggior parte dei debitori, non sempre i migliori, e questo aumenta la perdita potenziale in caso di default e la capitalizzazione di mercato non discrimina”. 8- NON GUARDARE LA CAPITALIZZAZIONE Secondo Corrigan, “le capitalizzazioni degli emittenti ignorano i driver fondamentali che determinano l’abilità e volontà di un debitore di pagare”. Un investitore può quindi affidarsi alla gestione attiva in una asset class illiquida per risolvere il problema? Risposta: “crediamo di no”. 9- ASCOLTARE LE SIRENE Secondo il gestore potrebbe non esserci corda a sufficienza, quando scoppierà la prossima bolla, perché tutti gli investitori possano fare come Ulisse e legarsi all’albero maestro. “Meglio dunque concentrarsi su una diversificazione basata sulla qualità, bassa concentrazione e fattori fondamentali”. 10- DIMENTICARSI IL BUON SENSO Corrigan chiede retoricamente se abbia più senso dare soldi a banche e assicurazioni, che hanno in sostanza bisogno di prendere soldi in prestito, creando così poportafogli disallineati dal mondo reale, oppure darl

Continua a leggere

L'America vista oggi da MACQUARIE. 10 grafici che mostrano che l'economia US è ancora sottostimata.

Scritto il 12.11.2015

Interessante articolo di Macquarie che sottolinea il perchè, secondo le loro stime, l'economia AMERICANA è ancora sottovalutata. In allegato trovate i grafici. Qui di seguito il link ed il testo in inglese dell'articolo. http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-11-10/macquarie-10-charts-that-show-the-u-s-economy-is-still-underestimated MACQUARIE: 10 CHARTS THAT SHOW THE U.S. ECONOMY IS STILL UNDERESTIMATED - LET THE EAGLE SOAR. Third-quarter headline economic growth growth of just 1.5 percent belies the American economy's underlying prowess, according to Macquarie analysts David Doyle and Brendan Livingstone. "Despite a strong employment report for October, doubts persist in some corners about the resilience of the U.S. economic expansion," they wrote. "We remain confident in the outlook and believe strength should continue in equities with disproportionate exposure to the U.S. economy." To this end, the pair compiled a list of 10 reasons why the American economy is better than you think. 1. The U.S. manufacturing renaissance is alive You wouldn't know it from the widely-cited ISM manufacturing purchasing managers' index, which suggests that the secondary sector is barely eking out any growth, but structures investment in this segment is booming: "Nominal investment in this area is up over 60 percent year-over-year and has more than doubled since 2012," the analysts wrote. "[M]anufacturers are increasingly building new plants and making improvements to existing plants. 2. Air travel is taking off Cheap fuel, the lofty U.S. dollar, and an improving economy have served as tailwinds for miles flown domestically and abroad to surge: "Enplanement growth is accelerating and has reached its fastest pace of growth in five years," wrote Doyle and Livingstone. 3. People are going to restaurants Another clear beneficiary of the plunge in gas prices: restaurateurs. Nine readings into 2015, the average annual growth is running at roughly its peak rate during the previous cycle: 4. Consumers are increasingly optimistic A sub-component of the University of Michigan consumer sentiment survey shows that the net percentage of respondents who expect their financial situation to be better in a year has hit its highest level since 2007: This bodes well for future spending growth, according to the analysts. 5. Workforce entrants come with caps and gowns "Over the past two years, a net 3.5 million workers with bachelor degrees or higher have entered the labor force, while a net 1.1 million workers with less than this level of education have departed from it," wrote Doyle and Livingstone. The negative impact that the slowing in labor force additions has on gross domestic product growth may be somewhat offset by higher productivity from these better-educated employees. An environment in which well-educated workers drive labor force growth also augurs well for a reduction in income inequality, as those offering jobs that require fewer prerequisites find that the pool of available workers has shrunk, at least in relative terms. 6. The labor force is tight ... A survey of Human Resource executives shows companies are having trouble finding new prospects: Slack in the services sector, by far the dominant portion of the American economy, is particularly scarce, compared to the previous cycle. 7. So new hires are getting pay raises Unsurprisingly, the dearth of good talent has resulted in new hires getting pay raises "well above the average from 2005 to 2007, yet another sign of a tight labor market," the analysts wrote. 8. Private sector credit growth pushing higher "While headline consumer credit has been stable at 7 percent year-over-year, this masks firming fundamentals," wrote Doyle and Livingstone. "Credit growth from the federal government and not for profits has been decelerating, while credit growth from private sector for profit lenders has been rising steadily." 9. Robust investment in innovation The growth in research and development expenditures has eclipsed its pre-recession pace, moving steadily higher since 2012: 10. Producer price inflation is hotter under the hood While market-based measures of inflation compensation suggest that fears about deflation can remain elevated, producer prices tell a different story. Excluding food and energy, the core producer price index is up a healthy 2.1 percent, year-over-year, Macquarie observes: Make America great again? That'd be redundant based on this particular Macquarie analysis.

Continua a leggere

I 5 grafici più spaventosi sull'economia globale

Scritto il 30.10.2015

29/10/2015 (NELL'ALLEGATO) I 5 grafici più spaventosi sull'economia globale di Alessandro Chiatto Analisi di Anthony Doyle, investment director del team retail fixed interest di M&G Investments Halloween si avvicina ed Anthony Doyle presenta i 5 grafici più spaventosi sull'economia globale, di cui perfino Freddy Krueger, personaggio cinematografico protagonista della serie Nightmare, sarebbe orgoglioso. 1. LE SOCIETÀ SONO SPAVENTATE DAL RISCHIO C’è stato un ingorgo di emissioni societarie dalla crisi finanziaria, quando le aziende hanno emesso titoli di debito a tassi d’interesse bassi. Che ne hanno fatto di tutta quella liquidità ricevuta in prestito dai mercati dei capitali? In un gran numero di casi, le società statunitensi hanno avviato operazioni di riacquisto di azioni e di fusione o acquisizione, contribuendo a spingere verso l’alto il mercato azionario. Solo una piccola parte dei proventi ricavati dal collocamento di debito sui mercati obbligazionari è stata impiegata nella spesa per investimenti. Ciò suggerisce che le imprese sono tuttora restie ad assumere rischi, anche in un ambiente in cui, secondo la percezione di molti, l’economia statunitense è pronta a sostenere tassi d’interesse più alti. 2. PER GLI INVESTITORI, NESSUN LUOGO IN CUI NASCONDERSI Una volta gli investitori potevano aspettarsi che la componente obbligazionaria del portafoglio andasse bene nelle fasi di correzione delle azioni e viceversa. Adesso non più. L’analisi condotta dal FMI mostra che le asset class si stanno muovendo sempre più nella stessa direzione, e questo vuol dire che la regola d’oro dell’investimento – la diversificazione – non vale più come un tempo. Ciò che preoccupa è la tendenza mai così marcata dei prezzi degli asset globali a muoversi in sincronia, unita al fatto che le correlazioni sono rimaste elevate anche durante i periodi di bassa volatilità. Un grosso spavento sui mercati potrebbe mettere a dura prova la fragilità del sistema finanziario, se i valori degli asset dovessero subire un deterioramento generalizzato. 3. PREVISIONI TERRIBILI I prezzi delle commodity sono altamente volatili e imprevedibili, come ha dimostrato l’andamento del mercato dei future sul petrolio greggio. E questo crea non poche difficoltà a chi è chiamato a definire le politiche nei Paesi ricchi di risorse. Nella maggioranza delle nazioni esportatrici di commodity, un’ampia quota delle entrate statali deriva proprio dal settore delle risorse. Lo shock attuale sui prezzi dei prodotti primari potrebbe mettere sotto pressione i bilanci pubblici, in particolare in zone calde sotto il profilo geopolitico come Medio Oriente, Russia, Nigeria e Venezuela. Chi prevede (o spera) che i prezzi delle commodity risalgano rischia di essere deluso. 4. ESPOSIZIONE MOSTRUOSA AI DERIVATI Il valore nominale dei derivati nel sistema finanziario globale è di circa 630.000 miliardi di dollari. Per dare un’idea delle proporzioni, il PIL globale ha un valore di 77.300 miliardi di dollari. Per quanto 630 mila miliardi di dollari siano una cifra enorme, i pericoli che si nascondono nel mercato mondiale dei derivati non sono così gravi. L’importo nominale non riflette gli asset a rischio in un’operazione su contratti derivati. Secondo la BRI, il valore lordo del mercato mondiale dei derivati OTC è pari a 20.900 miliardi di dollari (quasi un terzo del PIL globale). 5. NON SI STA FACENDO ABBASTANZA PER PREVENIRE IL RISCALDAMENTO GLOBALE E, per finire, il grafico più spaventoso di tutti. Le emissioni globali di gas serra continuano ad aumentare, creando ulteriori pressioni sull’ambiente. L’OCSE stima che tali emissioni nocive aumenteranno di oltre il 50% entro il 2050, a causa di un incremento del 70% dell’anidride carbonica rilasciata con il consumo di energia. La domanda di energia è prevista in aumento dell’80% da qui al 2050. Se questa previsione dovesse rivelarsi accurata, le temperature globali dovrebbero vedere un incremento compreso fra 3 e 6 gradi Celsius. Secondo le aspettative, ciò provocherà l’alterazione dei modelli di precipitazioni, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare e un’intensificazione mai vista degli eventi meteorologici estremi. Potrebbe quindi causare stravolgimenti naturali con esiti potenzialmente catastrofici o irreversibili per l’ambiente e la società. Dal punto di vista economico, il problema principale insito in qualsiasi tentativo di ridurre le emissioni di anidride carbonica è che il mondo sviluppato deve trovare un modo di fornire alle nazioni in via di sviluppo sussidi finanziari per adottare tecnologie energetiche rinnovabili (più care). Questo potrebbe costare centinaia di miliardi di dollari. Secondo i Paesi in via di sviluppo, spetta al mondo sviluppato accollarsi il peso economico dei tagli alle emissioni, in quanto nelle nazioni più ricche il livello pro capite di emissioni dannose è più elevato.

Continua a leggere

avete mai digitato Piano di Accumulo Capitale in internet?

Scritto il 23.10.2015

Se non lo avete mai fatto, provate.... Di solito si riscontra una unica controindicazione...i costi. Ma se vi dicessi che tali costi non ci fossero? Non ci sarebbero nemmeno più controindicazioni... Il PAC (Piano di Accumulo Capitale), è uno degli strumenti finanziari che investono in fondi comuni in modo costante nel tempo. A CHI è RIVOLTO: per le sue caratteristiche, il PAC è adatto a soddisfare molteplici esigenze: • di un Giovane, appena entrato nel mondo del lavoro e che vuole iniziare a investire in maniera graduale, con piccoli importi • di un Genitore, che desidera costruire un capitale per i propri figli • di un Lavoratore, che vuole costruire un capitale di cui poter beneficiare in futuro • di un Professionista, che desidera accantonare gradualmente i soldi per le tasse ALCUNI ESEMPI DI OBIETTIVI PER IL PAC – regalo ai nipoti – pagamento Università per i figli – pagamento delle tasse a fine anno per i Professionisti e non – acquisto autovettura – acquisto casa vacanze – costruzione di una riserva di liquidità – varie ed eventuali PERCHE’ IL PAC Entrare sul mercato passo dopo passo, mediante versamenti periodici, permette infatti di costruire un capitale riducendo il rischio di effettuare l’investimento sui massimi, o comunque di entrare sul mercato in un momento poco favorevole. L’entrata sul mercato in differenti momenti, a scadenze fisse, consente inoltre di mediare nel tempo il prezzo di ingresso nell’investimento e quindi di trasformare le oscillazioni dei mercati in opportunità. • INVESTIMENTO GRADUALE E CONTENUTO – si possono investire con gradualità anche piccole somme, costituendo così una soluzione ideale per l’investimento di lungo termine. • FLESSIBILITÀ – possibilità di disinvestimento totale o parziale in qualsiasi momento, così come la facoltà di sospendere o interrompere l’investimento senza oneri aggiuntivi. • LIVELLAMENTO DEL RISCHIO – la distribuzione degli acquisti nel tempo attenua l'impatto della volatilità dei mercati (o degli eventuali ribassi del mercato) rendendo l'investimento maggiormente sopportabile per una più ampia fascia di investitori. • CONTENIMENTO DEI COSTI – la soddisfazione del cliente passa anche attraverso strutture di investimento che siano a costi ridotti (possibilità di riduzione dei costi del PAC) COME FUNZIONA • in base al profilo di rischio del cliente si sceglie il comparto in cui investire nella gamma dei comparti disponibili • si stabilisce l’importo dei versamenti periodici, che possono essere mensili, bimestrali o trimestrali, da un minimo di € 50 • si sceglie la durata del piano (dai 5 ai 20 anni) • possibilità di disinvestimento totale o parziale in qualsiasi momento, così come possibilità di sospendere o interrompere l’investimento senza oneri aggiuntivi. • costi ridotti rispetto alla maggior parte delle polizze assicurative o strumenti analoghi Andando incontro a sempre più ricorrenti fasi di spiccata volatilità, se non avete ancora attivi almeno un paio di Piani di Accumulo, correte ai ripari, e correte e sottoscriverne almeno uno. Vi potrà aiutare ad affrontare il periodo che si prospetta con maggiore serenità e con la consapevolezza di poter ottenere soddisfazioni sul lungo periodo. Se volete approfondire o sapere in concreto quali vantaggi posso offrirvi attraverso un Piano di Accumulo di Capitale tramite Azimut, non esitate a contattarmi.

Continua a leggere

PAC....una soluzione vincente con ogni tempo...

Scritto il 21.09.2015

In allegato un articolo di un paio di settimane fa di Corriere Economia... Qual è l'obiettivo di un Pac L'obiettivo del PAC anche se potrebbe sembrare quello di massimizzare il rendimento potenziale di un investimento in breve tempo è, al contrario, ridurre il rischio legato al timing, cioè il momento in cui si effettua l'investimento. Il timing sbagliato è una delle principali cause dei rendimenti bassi o negativi dei portafogli di molti investitori, anche di quelli che hanno sottoscritto fondi ben gestiti. Diluendo l'investimento nel tempo, il PAC permette di smorzare la volatilità dei mercati riducendo il rischio legato all'investimento azionario. Il PAC permette di ottenere non il massimo rendimento possibile, ma risultati migliori in termini di rapporto rischio/rendimento. Lati negativi? Ben volentieri disponibile ad approfondirli con voi...

Continua a leggere

La carica delle Opa: 10 miliardi in arrivo in Piazza Affari

Scritto il 11.09.2015

Corriere Economia a fine agosto annunciava l'arrivo su Piazza Affari di opa per un controvalore di 10 miliardi di euro. Chi è davvero pronto a trarne profitto? http://www.corriere.it/economia/15_agosto_30/carica-opa-10-miliardi-arrivo-piazza-affari-187e7a2e-4f44-11e5-ad01-b0aa98932a57.shtml Ci sono prodotti studiati e costruiti per lavorare proprio in questa direzione. AZ FUND ARBITRAGE può esserne un esempio. Collocamento riservato alla sola rete distributiva del gruppo Azimut. Questa è una storia che vi possiamo raccontare solamente noi in Italia. E sarei ben lieto di approfondire con Voi casomai possiate essere interessati.

Continua a leggere

Previdenza complementare: un bisogno inespresso...

Scritto il 29.07.2015

In futuro la pensione pubblica non basterà più. Sembrano averlo capito anche gli italiani, almeno a giudicare dai numeri raccolti dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip), che ha evidenziato nel 2014, adesioni in crescita, del 5,4%. Sono, infatti, oltre 6,5 milioni i lavoratori che, alla fine dello scorso anno, risultavano iscritti a forme pensionistiche complementari, per una quota pari al 29,4% degli occupati totali.
 E anche nei primi mesi di quest’anno, il sistema dei fondi pensione ha continuato a svilupparsi, anche se i tassi di crescita restano comunque bassi. Alla fine del primo trimestre 2015, gli iscritti alla previdenza complementare hanno oltrepassato i 6,76 milioni, con un incremento delle adesioni di circa 220.000 unità, pari a un aumento del 3,4%. Ma se il numero degli aderenti può sembrare significativo, non bisogna dimenticare che il dato complessivo rappresenta meno del 30% degli occupati. E questo porta molti ad affermere che, a oltre 20 anni dalla riforma Amato del 1992, che ha introdotto forme di previdenza complementare e integrativa, la previdenza complementare sia in stallo. Secondo Assoprevidenza, l’Associazione Italiana per la previdenza complementare, i piani previdenziali e assistenziali complementari diverranno uno strumento fondamentale nella struttura retributiva del prossimo futuro. Ora però la situazione è in stand-by. Assoprevidenza ha, infatti, fatto notare come da oltre un quinquennio, in virtù della perdurante situazione di crisi economica, ci sia una fisiologica diminuzione degli iscritti ai fondi preesistenti, accompagnata da una continua contrazione nel numero delle adesioni ai fondi negoziali di nuova istituzione (-5% dal 2008). “L’aumento delle adesioni registrato negli ultimi anni è dunque frutto essenzialmente dell’appeal dei fondi aperti e, soprattutto, dei Pip (i noti piani individuali pensionistici di tipo assicurativo, ndr) che, a fine 2014, detenevano oltre il 50% del totale degli aderenti alla previdenza complementare”, ha precisato l’Associazione. Il nostro ordinamento prevede, infatti, diverse forme di previdenza complementare. Si va dai fondi pensione chiusi negoziali (che nascono da contratti o accordi collettivi anche aziendali, che individuano i possibili aderenti in base all’appartenenza a un determinata categoria o impresa), ai fondi pensione aperti (istituiti direttamente da banche, sim, compagnie di assicurazione e Sgr), fino ai più gettonati piani individuali pensionistici (Pip). Anche se ancora poco sviluppata, la previdenza complementare sarà sempre più necessaria per compensare la minore copertura offerta dal sistema pensionistico di base. L’argomento resta quindi “scottante” per molti italiani, visto che attualmente è alto il tasso di individui che ancora non hanno affrontato il tema in termini materiali. E questo, nonostante la consapevolezza che in futuro le pensioni saranno su livelli decisamente bassi. In allegato alcuni spunti per una prima riflessione che sarò ben lieto di approfondire insieme laddove di interesse.

Continua a leggere

Private equity e takeover, il rally delle Borse favorisce le fusioni

Scritto il 10.07.2015

Al crescere dei prezzi di mercato, la quota relativa delle operazioni di private equity scende, mentre aumentano le acquisizioni tra i gruppi industriali perché le imprese sono meno preoccupate dei rendimenti dell’investimento, ma più attente alle sinergie industriali delle operazioni stesse. Questo quanto emerge all’interno della ricerca “Does Private Equity Generate Value?” realizzata dal Centro Baffi Carefin della Bocconi in collaborazione con Goldman Sachs, che ha evidenziato come quello attuale sia un mercato più favorevole ai corporate takeover che ai buyout. Dallo studio emerge che nel 2007, i private equity europei hanno realizzato operazioni per 194 miliardi di dollari, avendo in cassa risorse per 197 miliardi. Nel 2014, invece, a fronte di impegni di investimento a disposizione per quasi 300 miliardi, i deal conclusi hanno totalizzato appena 94 miliardi. Lo studio è stato effettuato analizzando tutte le 31.792 operazioni registrate da Bloomberg dal 2005 al 2014: si tratta di 4.088 operazioni di private equity, per un valore totale di 648,7 miliardi di dollari, e di 27.704 corporate takeover, per un ammontare complessivo di 2.900 miliardi. Dopo un periodo pre-crisi (2005-2008) sono seguiti due ulteriori fasi: un periodo post-crisi (2009-2011), caratterizzato da buone condizioni di credito, basse valutazioni e incertezza diffusa tra gli investitori, e un periodo post quantitative easing (2012-2014) caratterizzato da credito poco costoso, rinnovata fiducia degli investitori e alte valutazioni di mercato. In questa fase di mercato, quindi, il private equity europeo si muove piano, ma le cose potrebbero cambiare. Secondo i ricercatori l’attenzione degli operatori di private equity dovrebbe spostarsi verso target di dimensioni inferiori rispetto al passato oppure gli stessi attori dovrebbero specializzarsi in specifici mercati, “perché il vantaggio competitivo degli operatori, in un mercato sempre più concorrenziale, sarà dato da expertise, capacità di selezione dei target ed efficiente esecuzione delle operazioni”. La grande sfida consiste quindi nel trovare opportunità interessanti per i fondi di private equity, che hanno importanti munizioni da spendere. Ma non tutti i settori sono uguali: alcuni saranno più attivi, altri meno. Secondo i ricercatori, il farmaceutico, la distribuzione, la tecnologia e i media sono i comparti più interessanti. Il nuovo fondo Az Arbitrage, può essere una risposta CONCRETA al desiderio di affacciarsi ad una strategia NON REPLICABILE dal singolo risparmiatore all'interno di un settore in forte espansione investendo in operazioni REALI e non strutturate su DEBITI, mantenendo un profilo SVINCOLATO dagli attuali chiaro-scuri dei mercati. Per maggiori informazioni sul funzionamento della strategia Arbitrage continuate pure a contattarmi in privato, tramite email o telefono.

Continua a leggere

Tassi a zero! Borse giù! SOLUZIONI NUOVE? Eccola...

Scritto il 08.06.2015

Siamo a giugno 2015, i tassi sono a zero! Le borse vanno giù! I violenti repricing di titoli e obbligazioni fanno vacillare i rendimenti cumulati fino a questo momento. E quindi cosa si deve fare? Assumere più rischi? Abbassare i rating degli emittenti? Allungare le scadenze? Spostarsi sull’azionario? A ragion veduta nei giorni scorsi abbiamo sentito molto parlare di tutti questi argomenti. È importantissimo fare informazione finanziaria, ma vorrei anche provare a suggerire SOLUZIONI CONCRETE in alternativa a quanto accennato sopra!!! Proprio in questo contesto, il Gruppo Azimut ha pensato ad AzArbitrage, una soluzione alternativa che investe sulle attività economiche e non sulle passività, ricavando il tasso di interesse non dal debito bancario o governativo, ma dalle operazioni di fusione e acquisizione di aziende nel mondo. Una strategia innovativa, che nell’attuale contesto di mercato, presenta diversi vantaggi quali: • Assenza rischio di credito, tasso, e di cambio • Alta diversificazione, bassa correlazione con i mercati azionari e volatilità simile alle obbligazioni • Prospettive di rendimento interessanti Caro LETTORE, lo sa che gran parte degli investimenti a breve/medio termine non rendono nulla o addirittura hanno un rendimento negativo? Le darebbe soddisfazione investire senza un ritorno economico reale o addirittura negativo? Se esistesse invece una soluzione che in questo contesto, in un orizzonte temporale definito di breve/medio termine risolvesse l’esigenza? Mi permetta una provocazione: fino ad oggi Lei può esser stato una VITTIMA, come migliaia e migliaia di altre persone. Qualora però dopo oggi non dovesse reagire, qualora non dovesse prendere provvedimenti, allora da vittima Lei diventerebbe COMPLICE !!! Come si sentirebbe se tra qualche anno sua moglie o i suoi figli le rimproverassero di non aver agito per impedire che da una posizione economica sicura la sua famiglia sia passata ad una precaria? Qualora sia interessato al video di presentazione di AZ Arbitrage Le chiedo di diventare mio follower affinché io possa inviarLe per email quanto richiesto, non avendo la possibilità di caricare direttamente tale filmato. Qualora interessato ad approfondire insieme i vantaggi della nuova strategia AZ Arbitrage, sarò ben lieto di incontrarla e fornire ulteriori indicazioni.

Continua a leggere

Macché robo-advisor: gli investitori vogliono consulenti in carne e ossa

Scritto il 18.05.2015

Quale posto migliore se non MoneyController per vedere se quanto detto rispecchia la realtà... Secondo una ricerca della società americana Charles Schwab, la maggior parte dei clienti non si fida degli algoritmi informatici per la gestione del portafoglio. LA RICERCA SUI ROBOADVISOR - Tecnologia sì, ma fino a un certo punto. Soprattutto quando si tratta di investimenti. Secondo l’ultima ricerca della firma statunitense Charles Schwab - che recentemente ha sviluppato un servizio di gestione automatizzata per la creazione del portafoglio - due terzi degli investitori preferiscono affidarsi a un consulente finanziario in carne e ossa piuttosto che ad algoritmi informatici per la gestione dei propri risparmi. LE PREFERENZA - Il dato più sorprendente arriva proprio da quella fascia di età, in teoria, più propensa a questo tipo di servizi tecnologici: i Millennials (25-35 anni). Tra di loro solo il 40% sceglie un portafoglio creato da un robo-advisor. Stessa percentuale anche tra la Gen X (36-50 anni). Da sottolineare soprattutto che la preferenza per un professionista aumenta quando la situazione finanziaria del cliente si complica o in concomitanza di qualche grande evento come matrimonio, laurea o morte di qualche familiare. FASCIA DI REDDITO - Non sorprende, invece, che i più ricchi vogliano i servizi di consulenti professionali. Secondo l'indagine Schwab, solo un terzo degli investitori ultra high net worth (quelli con più di un milione di dollari di patrimonio, preferiscono investire in maniera automatizzata, mentre ancora meno, il 28% di questi investitori, vogliono un portafoglio sulla base di un algoritmo informatico. qui di seguito il link all'interessante lavoro: http://pressroom.aboutschwab.com/press-release/schwab-investor-services-news/man-and-machines-new-charles-schwab-study-examines-how-d Reliance on Technology Has Limits for Everyone Revealing a general acceptance and trust in technology when it comes to money, Charles Schwab’s study found that investors across all generations and asset levels trust that their money is safe when they manage accounts online (66%). However, there are clear signs that trust in online interactions can vary depending on the nature of the interaction. Although technology is the preferred mode for transactions like booking a flight (96%), getting directions (95%), researching a new car (91%), and planning a vacation (90%), respondents feel differently when it comes to more private matters. Across the generations, the vast majority say they prefer to interact in person when dealing with a health issue (80%) or finding a date (68%). When it comes to investing, the human touch still appears to be crucial in certain situations, especially for Millennials and the ultra-high net worth. Findings that illustrate a preference for personal interaction when it comes to investing include: Seventy-five percent of Millennials are more interested in talking with a professional advisor when their financial situation gets more complicated compared to 72 percent of Gen-Xers, 71 percent of Boomers and 64 percent of Matures Sixty-four percent of Millennials are more interested in talking with a professional advisor when they have a significant life event like getting married, having a child or dealing with a death in the family compared to 60 percent of Gen-Xers, 60 percent of Boomers, and 53 percent of Matures The ultra-high net worth ($1 million+) are least likely to prefer automated investing (39%) or a portfolio based on a computer algorithm (28%) E COSA NE PENSATE VOI UTENTI DI MONEYCONTROLLER? Sarei davvero molto curioso di capire il vostro grado di interazione con la tecnologia. SARESTE e/o SARETE disposti ad affidare il vostro intero patrimonio in gestione al vostro PC?

Continua a leggere

Condividi