Vincenzo Carrano

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Consulente finanziario

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09/01/2018

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Quando la mente sbaglia

Scritto il 19.12.2018

La vecchia pagina del Corriere, per darsi un tono da Sole 24 Ore, è diventata tutta gialla. Una civetteria giustificabile visto che è datata merc. 29/02/1984. L’articolo ha per titolo: COME DECIDIAMO? A FURIA D’ERRORI! “Sorprendenti scoperte sui meccanismi del giudizio umano”   La conservo come un cimelio perché fu il mezzo che mi fece scoprire Daniel Kahneman a cui, nel 2002, venne assegnato il premio Nobel per l’economia, proprio per quegli studi. Le ingegnose ricerche di Kahneman e dell’amico Amos Tversky, diedero vita alla “Finanza Comportamentale”. Una nuova scienza relativa ai processi mentali che conducono alle decisioni economiche. Fu così smontata la teoria dell’Homo Oeconomicus che presumeva la capacità umana di operare scelte sempre razionali nella ricerca della massima utilità. Che si fosse squarciato il velo è stato poi confermato dai Nobel assegnati a Robert Shiller nel 2013 ed a Richard Thaler nel 2017, per gli ulteriori sviluppi. Questi studi hanno individuato e catalogato molti errori cognitivi che il cervello umano commette in modo sistematico nell’assumere decisioni in situazioni d’incertezza. (praticamente quasi tutte) Considerato che “provare” è il modo migliore per capire, Le propongo di cimentarsi in un test basico, che ho scelto tra quelli utilizzati da Kahneman e Tversky per le loro ricerche. Non mi deve comunicare la risposta; non conta neppure che il risultato sia corretto. L’unico scopo è quello di fornirle uno spunto di riflessione sul processo mentale utilizzato. Ecco il test (risponda in un minuto):            di Pietro sappiamo che è timido - molto meticoloso - porta gli occhiali - ama la lettura. DOMANDA 1: che probabilità assegna al fatto che di mestiere faccia il bibliotecario? Indicare una percentuale _ _ _ _% DOMANDA 2: che probabilità è assegna al fatto che di mestiere faccia l’agricoltore?Indicare una percentuale _ _ _ _% Fatto?  Molto bene! Non sapendo come ha risposto Le fornisco alcuni elementi di Finanza Comportamentale quale strumento di auto-verifica. (. . . magari a scuola procedessero così) Le manchevolezze del cosiddetto “pensiero veloce” - decidiamo anche quando disponiamo soltanto d’informazioni superficiali, insufficienti, non verificate (over confidence) - le decisioni sono frequentemente viziate da stratagemmi mentali e pregiudizi (heuristics and biases) cui ricorriamo in modo compulsivo e nostro malgrado - la cosa sorprendente è che professori, artigiani Sofà, scienziati e allevatori di lumache da corsa, sbagliano con percentuali d’errore molto simili Ora torniamo a Pietro. La maggior parte delle risposte al test assegna una probabilità più alta al mestiere del bibliotecario. Percentuali molto inferiori, con le motivazioni disparate e spesso non pertinenti, vanno all’agricoltore ed al salomonico 50 e 50. La vittoria del bibliotecario nasce dalla descrizione di Pietro che, in realtà, è basata solo su indicazioni del tutto inutili ad individuarne il mestiere. L’unico dato razionale, ma non fornito, è quello che ciascuno di noi conosce certamente: nella realtà, per un bibliotecario, ci sono migliaia di contadini, quindi, statisticamente . . . Gli errori di valutazione più frequenti: a) A fronte di un probabile guadagno, scegliamo “la certezza”, pur se realizzeremo un risultato minore. (pochi, maledetti e subito, senza soppesare pro e contro) Invece, nel caso di una possibile perdita, preferiamo “l’incertezza” anche se rischiamo un danno maggiore. (invece di ragionare calcolando l’utilità, ci affidiamo allo stellone) b) Lo stesso evento negativo ci appare meno gravoso se diluito in un insieme numeroso. c) Restiamo ancorati ad un dato, solo perché è il nostro. Si tratta a volte del prezzo a cui abbiamo comprato. Se è sceso deve per forza tornare al nostro valore di riferimento. d) Dalla piccola parte di un fenomeno, o da un caso, estrapoliamo conclusioni universali e) Il rimpianto per una perdita è maggiore di quello per un minor guadagno di pari entità Perché affronto questo argomento proprio adesso? Perché l’unico mezzo per ridurre il numero di pericolose “cantonate” è la conoscenza dei meccanismi che governano i processi decisionali in situazioni d’incertezza. Perché dopo un anno di mercati negativi (non si è salvata alcuna asset class) mi aspetto una certa irrazionalità da parte dei risparmiatori. Un esempio? In qualsiasi cosa investiremo il prossimo anno pagheremo di certo un prezzo inferiore a quello del 2018, e perciò, più conveniente. Il prossimo anno sarà quindi tutto un Black Friday ma . . . vedremo le file di investitori in coda per sfruttare i saldi? Chiudo sottoponendole un quesito finale: Il test di San Nicola di Mira Di lui sappiamo che ha una lunga barba; che vive in una casa di legno; che comunica via posta cartacea e, per gli spostamenti, usa ancora un biroccio trainato da quadrupedi. SOLUZIONE: Questa volta, pensare che al mondo ci sono alcuni miliardi di poveri a fronte di un solo dispensatore di doni, non è d’aiuto. Non serve neppure disporre di un camino perché . . . la magia del Natale può ciò che razionalità e Finanza Comportamentale escluderebbero. Pertanto, a mio nome, San Nicola, Santa Claus e, per noi, il più familiare Babbo Le porge Sentiti auguri di un sereno Natale e di un magnifico anno nuovo! 19 dicembre 2018 Vincenzo Carrano    

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Porto o non porto i soldi all'estero?

Scritto il 15.11.2018

Tanti italiani, in ansia per la situazione del paese, si stanno chiedendo se trasferire i risparmi all’estero. Apra la scheda allegata per farsi un'idea generale di cosa è consentito e da quali misure ci si può difendere. Per decidere “se farlo” Le offro l’opportunità, di un incontro esplorativo, per un’analisi personalizzata.

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Bussola dei Risparmi

Scritto il 23.10.2018

Il rischio del "falso scopo" Per gestire oculatamente i propri risparmi occorre saper leggere il tempo che si sta vivendo. Senza illudersi di prevedere il futuro ma pronti a cogliere le opportunità e, cosa ancora più importante, ad evitare le insidie che potrebbero generare traumi difficili da recuperare. Delle circa 200 “Bussole” scritte in oltre 12 anni, questa potrebbe essere la più breve. Diciannove caratteri in tutto: Tanto tuonò che piovve Difficile sapere quando e con che intensità ma, che si stia preparando un temporale . . .  La situazione è resa più inquietante dal rischio che qualcuno stia utilizzando falsi scopi. Il termine, oltre che in artiglieria, viene usato metaforicamente per indicare una tattica, di negoziazione o di gioco, tesa ad ingannare l’avversario circa le proprie vere intenzioni. (il trappolone!) Ora in merito alla situazione che si sta sviluppando attorno al DEF (Documento Economia e Finanza), allo scarso gradimento dei mercati e allo scontro con l’a Commissione Europea, evidenziamo, per quanto possibile fatti e non opinioni. 1) Lega e 5S hanno elettorati molto diversi e programmi quasi perfettamente opposti     mentre a qualsiasi paese serve una visione, una politica economica, una direzione.     Solo attuando una strategia definita si può sperare di capire cosa funziona e cosa no. 2) In campagna elettorale tutti i partiti spalano mucchi di . . . promesse, poi in governo di coalizione fanno sintesi. Questa volta, per la grande diversità che li caratterizza, i nemici-amici, le hanno sommate anteponendo l’interesse di parte al bene comune.  3) Dopo mesi finalmente si parla di Politica Economica:   - Di Maio annuncia: “Non abbiamo paura dei numeretti, poi dal balcone festeggia la montagna di nuovi debiti come se annunciasse la fine di un’epidemia di peste.         - Salvini dichiara: “Io me ne frego dello spread”. E perchè dargli torto se, come lui ci ricorda sempre, è il popolo che gli ha chiesto di buttare via miliardi in interessi? Visti i punti 1-2-3 tanti osservatori, compresi molti di quelli che tifano per il Governo, sospettano (o sperano) che tutta questa ammuina (manfrina attuata solo per distratte l’attenzione) sia solo un Falso Scopo. Lo scopo vero potrebbe essere: l’uscita dall’Unione? il ritorno alla lira? la vittoria dei populisti-sovranisti alle prossime elezioni europee? Obiettivi o scopi che, con la sindrome del tergicristallo, sono state più alternativamente evocate, negate, ri-affermate, ri-negate ate ate ate Quindi perché stupirsi se osservatori esterni e mercati si fanno nervosetti? In tutto questo, la Commissione europea e alcuni suoi portavoce più o meno autorevoli stanno dando il meglio per attizzare l’allergia con dichiarazioni provocatorie e offensive.   Senza contare che, in quanto a balle spaziali, anche Juncker non scherza affatto, visto che stiamo ancora aspettando i tanti miliardi di investimenti europei, per lo sviluppo e le infrastrutture, che aveva annunciato a inizio del mandato e che non si sono mai visti. Cosa ci riserva il futuro? Visto che a cinque anni, in un epico scontro, trafissi con la spada di Zorro la sfera di cristallo di nonna Amelia, ora sono costretto ad agitare una palla di vetro, vecchio souvenir della cittadina di Salem, per leggere il futuro. Nel turbinio della neve finta vedo, vedo, vedo . . . ma non riesco a vedere troppo lontano, anzi, NON VOGLIO. Non voglio perché la “Bussola” si occupa di politica solo in quanto è la politica ad occuparsi d’economia, di fisco e di altri aspetti collegati alla gestione dei risparmi. E’ solo in questa veste e con uno sguardo rivolto ai prossimi mesi che mi assumo la responsabilità di tracciare tre scenari a rischiosità crescente: - ciascuno è libero di pensare che, tra dieci anni, le scelte del Governo si riveleranno un terribile errore o una strategia vincente ma, intanto, i mercati ci fanno ballare - l’aumento dello spread danneggia i risparmi già accantonati, vanifica i progetti del governo attuale e buona parte dei sacrifici fatti da noi tutti negli ultimi anni per raddrizzare il deficitario bilancio dello stato (ben sapendo che lo stato siamo noi) - la coincidenza tra un rallentamento del ciclo economico ed un imprevedibile evento internazionale, potrebbe generare un crollo di fiducia e una scarsa adesione alle aste dei Titoli di Stato con conseguente crisi di liquidità. A quel punto potrebbero diventare realtà le peggiori previsioni: prelievi forzosi (vedi Amato nel 92); imposta patrimoniale, consolidamento e/o ristrutturazioni del debito; uscita dall’Euro.     Come proteggersi? Dai prelievi “notturni” sui conti correnti ci si difende tenendoci il minimo indispensabile. Dal consolidamento o ristrutturazione dei BTP, e da un’uscita dall’Euro, ci si protegge attuando, per tempo, precise e legittime strategie d’investimento. (*) Naturalmente tifiamo tutti per il superamento delle attuali difficoltà ma tali auspici ed il tono volutamente leggero non siano alibi per sminuire la complessità della situazione. Mi spiacerebbe molto dover scrivere un’altra Bussola dal titolo: “Ve lo avevo detto!”                                                                                 Con i miei migliori saluti 23 ottobre 2018                                                Vincenzo Carrano (*) Il prof. GT titolare di un prestigioso studio legale ed ex ministro, ad uno convegno riservato cui ho recentemente partecipato, ha espresso preoccupazioni analoghe ed ha fornito un parere professionale sulle contromisure difensive che ricalca sostanzialmente le indicazioni di Allianz GI. Data la delicatezza della materia, le illustrerò a richiesta, solo in colloqui riservati e personali.

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Tre civette sul comò

Scritto il 16.05.2018

Come in analoghe circostanze scrivo solo per riflettere sugli impatti che la politica ha, inevitabilmente, sulle nostre tasche. Redditi, tasse, pensioni e risparmi compresi. In termini politici mi limito all’amara constatazione che “il nuovo” sta semplicemente replicando i rituali, i giochi di palazzo e l’appetito alle poltrone, del “vecchio”. Tra l’altro, i tre pennuti installatisi sul comò, tormentano i nostri sogni ripetendoci: “faccio questo solo per il tuo bene” oppure “lo faccio solo perché me lo hai chiesto tu”. Mi sveglio tutto sudato e per sfuggire ai complessi di colpa provo, sommessamente, a far notare che non mi ricordo di averlo fatto. Poi, durante il giorno, appena mi azzardo ad aprire un giornale o accendere il televisore qualcuno me lo rinfaccia nuovamente! Come tanti italiani, comincio a dubitare: “possibile sia proprio colpa mia?” Per il momento i mercati sono stati indulgenti. Solo qualche accenno di salita dei tassi e qualche colpetto alle quotazioni azionarie. In termini pugilistici credo si chiami “jab” quel colpetto ripetuto, di diretto sinistro, usato per tenere a distanza l’avversario. Mentre scrivo, sembra di essere giunti finalmente ad una svolta. Lega e Cinque Stelle tornano a negoziare, se non con la benedizione, almeno con il Nulla-Osta di Berlusconi. (chi sa cosa avrà ottenuto in cambio) Ciò nonostante, non sarà facile spartire i ruoli ne armonizzare le promesse elettorali: - temi economici: costi per superamento Fornero; flat tax; reddito di cittadinanza - politica estera: restare legati all’occidente filo USA o amoreggiare con Putin - Europa ed €uro: collaborazione per miglioramento o scontro e minacce di uscita C’è da scongiurare l’aumento dell’iva e, a giugno, ci saranno negoziati di fondamentale importanza per le future strategie europee, che solo un governo saldamente in sella e, con il paese schierato a supporto, può affrontare con successo. Non è che tifo perché l’accordo fallisca, anzi. Se così fosse e si confermassero nuove elezioni in estate, ancora con l’attuale legge elettorale, altro che jab di avvertimento. Potrebbe arrivare un gancio da KO. Del resto, come non essere preoccupati di un ulteriore periodo di stallo? Nell’occasione, tutti quelli che, con senso di responsabilità, dovrebbero dar vita ad un mea culpa, cominceranno invece ad accusare: i poteri forti, la lobby finanziaria, le mezze stagioni, il buco nell’ozono e le scie chimiche. In realtà, tutti i governi alternatisi in questi anni, e di qualsiasi colore politico, non hanno colto le opportunità dei tassi bassi, di cui abbiamo goduto grazie all’Euro e alla BCE guidata da Draghi, per ridurre significativamente il debito. A chi lamenta che, per la Germania, i mercati hanno serenamente atteso sei mesi, bisogna ricordare che, se è vero che un gatto ed un leone sono entrambi felini, questo non significa che si possano allevare entrambi a piattini di latte e croccantini. Misurati sul debito pubblico, la parte del leone la facciamo noi e chi lo finanzia, investendo nei nostri Titoli di Stato, ha il diritto di uscirne quando teme di perdere il capitale o quando rischia di vederselo tramutato il Lire. Per concludere: siamo nuovamente sotto osservazione. Se, come nel 2011, grandi investitori e speculatori, dovessero decidere di vendere a man bassa i titoli italiani: - salirebbero tassi d’interesse e spread (con relativa caduta del prezzo di BTP etc) - tornerebbero in tensione i bilanci delle banche (per il calo di valore degli attivi) - perderebbe fluidità il mercato del credito (di cui la ripresa ha tanto bisogno) Ora mi scusi. Tenterò di avvicinare le civette. Chi sa se mi riesce di convincerle a fare poche cose concrete, varare la legge di bilancio, rifare una legge elettorale con un premio di maggioranza e, solo fra un annetto, ripensare alle elezioni. Lei è d’accordo? Vuole venire con me? Piano piano, facendo finta di niente, avviciniamoci canticchiando, per non spaventarle: “Ambarabà Ciccì Coccò, tre civette sul comò, che facevano . . . “ Milano, 16 maggio 2018 Vincenzo Carrano PS: Chi avesse dubbi e/o perplessità mi chiami, 335 387 910 ma non si faccia sentire dai volatili.

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Pillole di mercati, investimenti e strategie, sciolte in tre paradossi

Scritto il 02.05.2018

Confesso che i paradossi mi hanno sempre intrigato come strumenti per spiegare fenomeni strani. Confesso anche che la modestia del mio Q. I. non mi consente di affrontare grandi temi di logica. Li scomodo solo per dare una chiave di lettura per alcuni eventi, apparentemente inspiegabili, che stanno impattando con i mercati finanziari e l’impiego dei risparmi. Paradosso dei mercati: perché snobbano eventi potenzialmente pericolosi? In queste settimane abbiamo visto: - dazi e contro-dazi rimbalzare tra i continenti come le frenetiche palline di un flipper - armi chimiche dispensate con generosità a ex spie a Londra e povera gente in Siria - lanci di missili usati come farebbe un arbitro di calcio con i cartellini d’ammonizione Nonostante ciò, i mercati stanno recuperando, lentamente ma con una certa costanza, il sonoro ceffone rimediato in febbraio e marzo. Soluzione: il ciclo economico è ancora in crescita; la salita dei tassi è marginale e, al momento, relegata agli USA; l’inflazione è generalmente modesta e, in alcune zone, addirittura ancora troppo bassa; gli utili aziendali sono in ulteriore crescita (12% circa) Morale: “Le fasi rialziste sui mercati non muoiono di vecchiaia, nemmeno si accorgono del tempo che passa. Si esauriscono con la fine di una fase di ripresa economica, oppure quando la politica monetaria diventa troppo restrittiva”, ha dichiarato a fine marzo H.J. Naumer (responsabile Allianz G.I. dei mercati dei capitali globali e le ricerche tematiche) Ora, vi sembra che la ripresa economica soffra già di Alzheimer o di demenza senile? A me non risulta sia poi tanto cagionevole anche perché, se è vero che dura da tanto, è altrettanto vero che non ha corso ai ritmi elevati di molti cicli del passato. In conclusione: ripresa economica e tassi bassi, possono ancora andare a braccetto con i mercati pur dovendo mettere in conto qualche bisticcio. Paradosso dei risparmi: perché un terzo dei risparmi è parcheggiato in liquidità? Da alcuni anni, il danaro lasciato in conti correnti e investimenti a breve rende niente, o quasi, ed è poco affidabile perché non diversificato. Ciò nonostante, dall’indagine di Banca d’Italia, pubblicata il 12 marzo, emerge che gli impieghi liquidi (contanti-conti correnti-depositi a breve) sono arrivati a un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. Soluzione: l’incerta visione del futuro nata dalla lunga crisi, dal vacillare dei servizi sociali (pensioni-sanità-assistenza) e dalla disoccupazione a due cifre, fanno preferire il materasso all’impiego produttivo del denaro. Come nel romanzo Comma 22 di Joseph Heller, ambientato nella seconda guerra mondiale, che narra di un reparto dell’aviazione Usa e di un surreale articolo del regolamento che enuncia: “Chi è pazzo può chiedere l’esenzione dalle missioni di guerra ma, chi chiede l’esenzione dalle missioni di guerra, non è pazzo”. Proprio quando le accresciute esigenze presenti e future richiederebbero di pianificare in modo protetto ed efficiente le risorse economiche familiari, molti risparmiatori le abbandonano ad un destino di inerzia. Così, perfino il risparmio, resterà disoccupato. Morale: Qualcuno potrebbe obbiettare che tanti non hanno risparmi o non riescono a risparmiare ma, con tutta la comprensione, devo ricordare che qui si parla d’altro. La banca d’Italia certifica che, dall’inizio della crisi, la liquidità accumulata dagli italiani ha superato i 1.300 miliardi di euro. Una montagna di denaro improduttiva per l’economia e per chi l’ha risparmiata. Nei giorni scorsi, un valente professionista, è venuto a trovarmi su suggerimento di un mio cliente, suo socio di studio. Nell’occasione mi spiegava di aver mantenuto in conto una cifra rilevante perché gli avevano prospettato un incremento annuo solo del 3%. “A quelle condizioni, il gioco non vale la candela” mi ha detto più che convinto. Allora ho preso la mia vecchia, eroica, calcolatrice tascabile ed ho impostato il calcolo: 100.000€ x (1 + 0,03)^20 Ovvero: centomila euro, investiti al 3% annuo, con reivestimento degli interessi, per venti anni. Quando gli ho mostrato il controvalore pari a 180.611 € mi ha sorriso con benevola sufficienza ed ha sussurrato: “mi scusi, non è possibile, Lei deve aver sbagliato qualche cosa” Anch’io ho sorriso ed ho risposto, in pieno spirito di servizio: “sono felice di notare che potrò esserle molto utile” Ho il massimo rispetto per questa persona che, nel suo settore, è un vero genio. . . ma il suo settore, è un altro. Il paradosso del risparmiatore: che non riconosce i limiti delle sue competenze Il paradosso del non sapere: “l’aspetto peggiore dell’ignoranza (intesa quale mancata o carente conoscenza) è che, chi ignora, non sa di ignorare” Ora sembra che, la maggioranza degli italiani abbia in merito una visione strabica. Da una parte, conscia della mancata/carente preparazione in diversi settori si rivolge ai professionisti del ramo quali l’avvocato, il pediatra, il commercialista, il veterinario; dall’altra, per la gestione dei risparmi, si dedica spesso al fai da te, segue i consigli dell’amico, compra quello che il bancario gli vende senza farsi domande. Soluzione: i soldi non fanno la felicità ma “aiutano” in tutti gli aspetti pratici della vita. Una valida strategia di accumulazione dei risparmi ed un’efficace pianificazione di quanto già risparmiato meritano altrettanta cura ed un professionista del ramo. Saluti: La prossima volta che passo dal Cilento faccio un salto a Velia, depongo qualche fiore in onore di Zenone e poi chiedo al suo glorioso spirito di filosofo della Magna Grecia: “adesso mi spieghi per favore perché Achille, piè veloce, non acchiappa mai la tartaruga?” Poi vi faccio sapere! Milano, 2 maggio 2018 Vincenzo Carrano

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Tre paradossi (sciolti in un mezzo bicchiere di consulenza)

Scritto il 24.04.2018

Confesso che i paradossi mi hanno sempre intrigato come strumenti per spiegare fenomeni strani. Confesso anche che la modestia del mio Q. I. non mi consente di affrontare grandi temi di logica. Li scomodo solo per dare una chiave di lettura per alcuni eventi, apparentemente inspiegabili, che stanno impattando con i mercati finanziari e l’impiego dei risparmi. Paradosso dei mercati: perché snobbano eventi potenzialmente pericolosi? In queste settimane abbiamo visto: dazi e contro-dazi rimbalzare tra i continenti come le frenetiche palline di un flipper armi chimiche dispensate con generosità a ex spie a Londra e povera gente in Siria lanci di missili usati come farebbe un arbitro di calcio con i cartellini d’ammonizione. Nonostante ciò, i mercati stanno recuperando, lentamente ma con una certa costanza, il sonoro ceffone rimediato in febbraio e marzo. Soluzione: il ciclo economico è ancora in crescita; la salita dei tassi è marginale e, al momento, relegata agli USA; l’inflazione è generalmente modesta e, in alcune zone, addirittura ancora troppo bassa; gli utili aziendali sono in ulteriore crescita (12% circa) Morale: “Le fasi rialziste sui mercati non muoiono di vecchiaia, nemmeno si accorgono del tempo che passa. Si esauriscono con la fine di una fase di ripresa economica, oppure quando la politica monetaria diventa troppo restrittiva”, ha dichiarato a fine marzo H.J. Naumer (responsabile Allianz G.I. dei mercati dei capitali globali e le ricerche tematiche) Ora, vi sembra che la ripresa economica soffra già di Alzheimer o di demenza senile? A me non risulta sia poi tanto cagionevole anche perché, se è vero che dura da tanto, è altrettanto vero che non ha corso ai ritmi elevati di molti cicli del passato. In conclusione: ripresa economica e tassi bassi, possono ancora andare a braccetto con i mercati pur dovendo mettere in conto qualche bisticcio. Paradosso dei risparmi: perché un terzo dei risparmi è parcheggiato in liquidità? Da alcuni anni, il danaro lasciato in conti correnti e investimenti a breve rende niente, o quasi, ed è poco affidabile perché non diversificato. Ciò nonostante, dall’indagine di Banca d’Italia, pubblicata il 12 marzo, emerge che gli impieghi liquidi (contanti-conti correnti-depositi a breve) sono arrivati a un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. Soluzione: l’incerta visione del futuro nata dalla lunga crisi, dal vacillare dei servizi sociali (pensioni-sanità-assistenza) e dalla disoccupazione a due cifre, fanno preferire il materasso all’impiego produttivo del denaro. Come nel romanzo Comma 22 di Joseph Heller, ambientato nella seconda guerra mondiale, che narra di un reparto dell’aviazione Usa e di un surreale articolo del regolamento che enuncia: “Chi è pazzo può chiedere l’esenzione dalle missioni di guerra ma, chi chiede l’esenzione dalle missioni di guerra, non è pazzo”. Proprio quando le accresciute esigenze presenti e future richiederebbero di pianificare in modo protetto ed efficiente le risorse economiche familiari, molti risparmiatori le abbandonano ad un destino di inerzia. Così, perfino il risparmio, resterà disoccupato. Morale: Qualcuno potrebbe obbiettare che tanti non hanno risparmi o non riescono a risparmiare ma, con tutta la comprensione, devo ricordare che qui si parla d’altro. La banca d’Italia certifica che, dall’inizio della crisi, la liquidità accumulata dagli italiani ha superato i 1.300 miliardi di euro. Una montagna di denaro improduttiva per l’economia e per chi l’ha risparmiata. Nei giorni scorsi, un valente professionista, è venuto a trovarmi su suggerimento di un mio cliente, suo socio di studio. Nell’occasione mi spiegava di aver mantenuto in conto una cifra rilevante perché gli avevano prospettato un incremento annuo solo del 3%. “A quelle condizioni, il gioco non vale la candela” mi ha detto più che convinto. Allora ho preso la mia vecchia, eroica, calcolatrice tascabile ed ho impostato il calcolo: 100.000€ x (1 + 0,03)^20 Ovvero: centomila euro, investiti al 3% annuo, con reivestimento degli interessi, per venti anni. Quando gli ho mostrato il controvalore pari a 180.611 € mi ha sorriso con benevola sufficienza ed ha sussurrato: “mi scusi, non è possibile, Lei deve aver sbagliato qualche cosa” Anch’io ho sorriso ed ho risposto, in pieno spirito di servizio: “sono felice di notare che potrò esserle molto utile” Ho il massimo rispetto per questa persona che, nel suo settore, è un vero genio. . . ma il suo settore, è un altro. Il terzo paradosso, che non serve spiegare, dice: “l’aspetto peggiore dell’ignoranza (intesa quale mancata o carente conoscenza) è che, chi ignora, non sa di ignorare” Saluti: La prossima volta che passo dal Cilento faccio un salto a Velia, depongo qualche fiore in onore di Zenone e poi chiedo al suo glorioso spirito di filosofo della Magna Grecia: “adesso mi spieghi per favore perché Achille, piè veloce, non acchiappa la tartaruga?” Poi le faccio sapere! Vincenzo Carrano

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I marcati, un vecchi papero e l'imprevedibile presidente

Scritto il 06.04.2018

A Trumpopoli, come a Paperopoli, accadono cose mai viste prima, neanche ai bastioni di Orione. In entrambe le città c'è un attempato signore pieno di soldi che ha “in testa” qualcosa di insolito. Il papero ha un desueto cappello a cilindro, mentre l'umano, ha una sorta di scultura, in bronzo lucidato, di Boccioni. E non basta perché, ciò che hanno sulla testa, per quanto insolito, è ben poca cosa rispetto a quanto ci frulla dentro: - il papero, che è diventato ricco da self made man, se la gode facendo il bagno in un forziere stracolmo di monete d'oro. - l'umano, che è ricco per eredità, si è realizzato con la conquista del potere e, in quello, sguazza lanciando spruzzi in ogni direzione. Ecco gli spruzzi, o se preferisce, le cose che non si erano mai viste: - Ridurre le tasse, in fase di ripresa economica, produce scarsi risultati e scarica un'arma che poteva essere usata nella prossima fase di crisi. - Imporre dazi, dopo un periodo di globalizzazione selvaggia equivale a chiudere le stalle a buoi già scappati. Speriamo si tratti solo di una mossa tattica per ottenere un riequilibrio degli scambi commerciali. - Il combinato dei punti precedenti dice che, nelle casse dello stato, ci saranno minori entrate e maggiori uscite facendo lievitare il deficit federale di 136 mld di Dollari nel 2018 e di 280 mld nel 2019. Senza contare l’ulteriore aggravio dei conti, conseguente al programma di investimenti infrastrutturali, se verrà approvato. Non ci resta che dare agli USA (di Obama prima e di Trump dopo) il benvenuto nel novero dei paesi indebitati. Impatti sull’economia mondiale e implicazioni per gli investimenti : 1) La riduzione fiscale e il lancio del programma di investimenti infrastrutturali andavano fatti in una fase diversa del ciclo economico ma, a questo punto, butteranno paglia su un fuoco che ardeva già. A breve periodo (9-18 mesi) possono produrre un effetto di prolungamento della ripresa economica, di incremento dei multipli e dei margini per ulteriori rialzi dei mercati azionari. A lungo, possono invece giocare a sfavore, l’indebitamento e la mancanza di armi per combattere la prossima fase di recessione. (avendole sprecate oggi) 2) I dazi, se sono solo un’arma tattica per ottenere un riequilibrio degli scambi commerciali, non faranno danni. Se invece scateneranno una guerra di azioni e ritorsioni, porteranno ad un rallentamento che avvicinerà la fine della fase di ripresa economica. 3) Per adesso, le incertezze sul rialzo dei tassi, le minacce di dazi, lo scandalo Facebook, hanno dato slancio ai venditori (soprattutto in febbraio) chiudendo un primo trimestre penalizzante per qualsiasi investimento ma, senza intaccare la solidità di fondo dei mercati e, al momento, senza passare le soglie che delimitano graficamente la banda di un percorso di ulteriore rialzo. Se, nelle prossime settimane, l’imprevedibile americano si dovesse esibire in altri improponibili spruzzi e dazi, i mercati reagiranno nervosamente. In tale eventualità è opportuno tenere la calma e mantenere gli investimenti, soprattutto i piani di accumulo automatico, perché poi tutto potrebbe andare molto meglio di quanto oggi si possa immaginare. PS: è mia opinione, personale e professionale, che un mondo aperto al libero movimento di persone, merci, servizi e capitali, sia il miglior albergo per ospitare la pace e la prosperità ma, non porto il cilindro e, purtroppo, non ho più una folta chioma altrimenti . . . Milano, 6 aprile 2018 Vincenzo Carrano

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Elezioni fatte ma, adesso ... ?

Scritto il 08.03.2018

“Non mettetemi alle strette, sono solo canzonette...” si scherniva il mio conterraneo Edoardo Bennato e, come lui, messo alle strette o meno, sento l’obbligo di dichiarare che queste sono solo osservazioni finanziarie. Per le mie idee politiche... ci vediamo con Gino Paoli e “Quattro amici al bar”.  Come era facile prevedere, il risultato prodotto dalla sgangherata legge elettorale (forse avremmo fatto meglio a non bocciare le riforme con il referendum del 4 dic. 2016) nega ai vincitori i numeri indispensabili a sostenere un Governo. Il fatto che, per adesso, i mercati abbiano reagito compostamente non dice molto perché, festeggiare o strapparsi le vesti, sarebbe comunque prematuro. Le camere si riuniranno solo il 23 marzo per dare inizio alle procedure di insediamento e per eleggere i rispettivi presidenti. Sarebbe facile per Centro Destra e Cinque Stelle trovare l’accordo per dividersi le poltrone senza liti e perdite di tempo. Purtroppo è più probabile che diventi il primo terreno di scontro. Di Maio e Salvini, avendone diritto, si proclamano entrambi vincitori e, come è noto, due baldi galli in un pollaio possono solo azzuffarsi per conquistare le galli . . volevo dire “le poltrone di presidenza”. Anche per il Governo, la soluzione più facile sarebbe una maggioranza Cinque Stelle e Lega ma, come già detto, fortunatamente, sembra poco probabile. Sottolineo l’avverbio perché, quella soluzione, è la più invisa ai mercati finanziari. Qui vale la pena ricordare che i mercati non sono soltanto, il covo dei “poteri forti” che qualcuno addita per addebitare ad altri la responsabilità delle nostre inadeguatezze. I mercati finanziari sono anche le persone che investono e tutelano direttamente, o tramite gestori professionali, i loro risparmi, le loro assicurazioni, i loro fondi pensione. I mercati finanziari siamo anche: Lei, io e la signora della porta accanto. Parlo da anni con analisti e gestori internazionali è posso testimoniare che, prima della crisi del 2011, l’elevatissimo debito pubblico, era considerato sostenibile grazie ai surplus Commerciale e di Bilancio Primario (entrate > uscite al netto degli interessi). Poi, con l’ingigantirsi della crisi greca e delle vicende politiche e personali del Governo in carica, l’enfasi fu posta sulla dimensione abnorme del debito pubblico e sui bilanci traballanti delle banche. Crollarono i prezzi dei BTP, s’impennarono tassi e Spread, ne fu travolto il Governo che, fino a pochi mesi prima, aveva negato esistesse una crisi. Oggi, anche grazie alla BCE, i mercati ci lasciano più tranquilli perché hanno spostato l’attenzione dal debito, che pure è cresciuto, all’avvio di un percorso di riduzione del deficit e di crescita economica. Tale percorso, seppur lento, è ritenuto idoneo a disinnescare la bomba del debito e, in seguito, possibilmente, ridurne i megatoni. L’enorme e micidiale ordigno è però sempre in santabarbara e basterebbe poco a far cambiare umore agli investitori con conseguenze simili a quelle vissute nel 2011-12. Questo paese, che in alcune epoche storiche, è stato faro e guida dell’intera civiltà; che, in qualche campo, ancora esprime straordinarie individualità, oggi, preso nel suo complesso, sembra aver perso l’orientamento.  Prima la globalizzazione, più tardi la quarta rivoluzione industriale, che pure erano ben visibili, ci hanno colto di sorpresa perché siamo vittime della miopia dell’oggi e subito. Le persone, i cittadini, il ceto medio, penalizzati da questi fenomeni hanno tutto il diritto di chiedere un cambio di visione, di passo, di strategia di sviluppo. Purtroppo a tali sacrosante esigenze c’è chi risponde con una sorta di psicopatologia del Nemico Immaginario. Tutto, tranne l’assunzione di una qualsiasi responsabilità. Così, piuttosto che attaccare le cause, ci propongono la più facile cura dei sintomi o, peggio, si salta direttamente alla terapia del dolore “percepito”. Molte promesse elettorali sono un attacco al buon senso prima che al Debito Pubblico. Immaginate l’insieme di: reddito di cittadinanza; rimborso alle famiglie di pannolini, pannoloni e affini; abolizione della Fornero; tasse basse e uguali per tutti; ritorno in servizio di uno degli orrori della prima repubblica: nazionalizzare le banche in crisi. Con questi programmi, chi governerà, dovrà scegliere tra, deludere i mercati, tradire gli elettori o seguire una terza via: dire che i conti veri dello Stato non sono quelli a bilancio, che ci sono buchi nascosti, che si vorrebbe mantenere le promesse ma... Un vero colpo da maestro: ci si imbullona saldamente alle poltrone; si placano i mercati; si gabbano gli elettori. Dovremmo volare alto per avere una visione prospettica della direzione in cui si muove la storia e invece ci perdiamo a discutere di cose come quella di creare un inutile e costosissimo servizio di dentiere a domicilio. Se non fossero già da tempo trapassati, i bizantini che discutevano del sesso degli angeli, morirebbero d’invidia o cadrebbero in depressione. CONSEGUENZE PER GLI INVESTIMENTI a breve i mercati fanno spallucce, anzi, in alcune occasioni, l’assenza di un governo è stata vissuta come un’opportunità (no governo = no danni) un simile atteggiamento distaccato, difficilmente potrà perdurare nel caso non si riuscisse a coagulare una maggioranza e si andasse a nuove elezioni scelte di finanza allegra, di posizioni anti Euro e/o di scontro frontale con l’Unione Europea, verrebbero considerate dai mercati in modo particolarmente negativo. COSA FARE CONCRETAMENTE  I miei clienti niente, o meglio, quello che facciamo di solito, come se nulla fosse. Da quando, molti anni fa, fu aperta la possibilità di investire all’estero, ho sempre progettato portafogli diversificati con la componente italiana assente o in percentuali del tutto trascurabili. Non sarà patriottico ma funziona e fa dormire più sereni. Quelli che non lo sono, hanno tre possibilità: telefonarmi per fissare un incontro fare gli scongiuri pregare Chi sa se è vero che “un sorriso li seppellirà” Intanto, conto di averglielo strappato. Cordialmente Milano, 7 marzo 2018  Vincenzo Carrano

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E per il 2018? Tutti a San Patrignano!

Scritto il 19.01.2018

Articolo scritto il 16/01/2018. "La flotta inglese, schierata al largo di Canton, apre il fuoco contro la fortezza cinese dando inizio alla Guerra dell’Oppio. Gli albionici cannoni scagliano i proiettili a grande distanza grazie alla polvere da sparo che proprio i cinesi hanno inventato ma che, fino ad allora, hanno usato per creare spettacolari fuochi d’artificio e poco altro. E’ l’autunno del 1839 e la tecnologia militare inglese piega il pur immenso e popoloso impero. La Cina che, a casa sua, ha osato porre limiti all’uso smodato dell’oppio che fiacca vasti strati di popolazione dei ceti medio-alti, deve subire l’imposizione inglese. La Compagnia delle Indie Orientali non solo ottiene mano libera ma le strappa il controllo di Hong Kong da cui potrà sviluppare ulteriormente il suo sporco traffico." Quando si dice “il bene e la civiltà che noi occidentali abbiamo portato nel modo... Nell’autunno del 2008, visto che abbassare i tassi dal 5,25% a zero in soli 12 mesi è servito a poco, la Federal Reserve schiera le cannoniere al largo di Wall Street. Tanti pensano che anche Ben Bernanke abbia fumato qualcosa di molto strano quando annuncia la partenza di misure non convenzionali avviando il  Quantitative Easing. Da quel giorno al giugno 2010 creerà una massa inusitata di liquidità acquistando da banche e Governo la bellezza di 1,3 trilioni di dollari in titoli ed attività finanziarie. Lo seguiranno, uno dopo l’altra, molte banche centrali con in testa quella d’Inghilterra, del Giappone e, dopo un cambio al vertice e molti tira e molla, la BCE di Mario Draghi. Che tali manovre, oggi concluse o in riduzione, siano state responsabili del prolungarsi della crisi economica, forse e sottolineo forse, lo scopriranno solamente i posteri. Quello che invece è chiaro sin da ora è che, questa enorme massa di liquidità, che ha raggiunto l’apice nel corso del 2017, ha salvato i mercati immobiliari e quelli finanziari da un collasso pressoché certo e poi ne ha sostenuto la ripresa. Nello specifico: i mercati immobiliari sono stati più lenti a riprendersi e, in molti paesi, ancora non sono tornati ai valori pre-crisi i mercati obbligazionari, i cui prezzi erano già parecchio alti a seguito dalla riduzione dei tassi di interesse, hanno poi raggiunto livelli inimmaginabili quelli azionari, con la borsa americana a dare il buon esempio, sono ripartiti dalla primavera 2009 e, quasi ovunque, hanno fatto  segnare nuovi massimi Sostanzialmente, l’enorme  liquidità immessa nel sistema dalle banche centrali, è diventata in qualche modo l’oppio che ottunde la sensibilità dei mercati e li tiene in un confortevole stato di calma e serenità. L’indice VIX, che misura le oscillazioni del mercato nord americano, ha fatto l’ultima puntata sopra media a fine agosto 2015; si è appoggiato alla media in febbraio 2016 e poi, da allora, ha continuato a scendere. C’è chi sostiene non ci sia niente di male ma sospetto non sia del tutto disinteressato. I mercati non sono delle ONLUS con la mission di portare soccorso o distribuire aiuti. I mercati sono il luogo di scontro tra acquirenti e venditori e, in condizioni normali, non può vincere sempre la Juve... pardon, l’acquirente. C’è anche chi sostiene, con valide ragioni, che una parte dell’Animus Speculandi si stia sfogando sui mercati delle cripto valute. Che lo facciano speculatori di professione, detentori di ingenti capitali, mi lascia indifferente. Ciò che invece mi preoccupa sono i Sigg. Rossi, che sembrano disposti a puntarci i loro risparmi mentre, solo un mese fa, pensavano che il Bit Coin fosse un grande magazzino. Stando così  le cose sarà meglio fare una visita a San Patrignano. Non dico per un lungo soggiorno ma, ameno, un fine settimana. Anche a chi, essendosi fatto controllare, ne sia orgogliosamente uscito pulito, un’occhiata in giro per capire quanto può essere pericoloso farsi contagiare, farà solo bene.                   Indicazioni terapeutiche: (Sintesi meditata di alcuni incontri diretti con Gestori e dei report di circa 20 case d’investimento. Valida fino all’autunno, quando entreranno in campo altre variabili) Il venir meno del sostegno delle Banche Centrali porterà maggiore volatilità ma l’economia continua a crescere e l’inflazione, per ora, è un ostaggio. Quindi non sarà il caso di fare fagotto e darsela a gambe ad ogni oscillazione. I Titoli di Stato, in genere a tassi bassi o negativi, sono più pericolosi che utili. Le Obbligazioni Corporate, offrono un miglior rendimento ponderato per il rischio. Se non si verificheranno eventi oggi imprevedibili, l’investimento azionario darà maggiori soddisfazioni di quello obbligazionario pur senza strafare. Avendo ben presente l’autolesionismo europeo, non rinuncerei in toto al Dollaro USA ma ne limiterei il ruolo alla pura diversificazione di portafoglio. Le ultime “sorprese elettorali”, sono state snobbate dai mercati ma l’Italia, con il gigantesco debito pubblico, che per oltre il 40% è in mano straniera, potrebbe essere maltrattata in caso di risultato che, quasi certamente, si annuncia scadente. Il fiume di sconclusionate promesse elettorali, dice che tanti politici nostrani non ne abbiano sentore e quindi, anche per loro, un giretto in Comunità sarebbe salutare. Ciò premesso, anche la borsa italiana, con le quotazioni a buon mercato, la ripresa economica in atto e la raccolta dei PIR, può offrire opportunità. Ricordando che qualsiasi indicazione è valida solo fino a prova contraria, porgo i miei migliori saluti.

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Cosa lascia il 2017 al nuovo anno?

Scritto il 19.01.2018

Articolo scritto il 25/12/2017. Cosa lascia il 2017 al nuovo anno? La trasmissione genetica dai genitori ai figli, e la conseguente somiglianza somatica, può essere talvolta e inaspettatamente disattesa, come narra un’antica canzone napoletana. Il testo, ironizza sulle ragioni addotte per giustificare il colore, decisamente troppo scuro, della carnagione del pupo spiegando che, con qualsiasi nome lo si chiami: “O fatt è niro niro, niro niro comm’a cche!” Come dal padre al figlio, anche l’anno che termina trasmetterà alcuni tratti al nuovo. Proviamo a riassumerne alcuni: Il 2017 si conclude con l’Oscar della crescita simultanea in tutte le aree del mondo. L’eccezionalità dell’evento non sta tanto nella dimensione numerica degli incrementi quanto nella sincronizzazione del fenomeno di cui si ricordano rarissimi precedenti. La crescita globale della domanda di beni e dell’occupazione, in barba ai manuali di economia ed alla curva di Phillips (relazione inversa tra tasso d’inflazione e disoccupazione), non hanno generato un’inflazione significativa. Tutto ciò preannuncia un nuovo anno con una situazione sufficientemente solida da poter escludere sia una nuova recessione che un surriscaldamento dell’economia. Ovviamente, anche in questi ambiti, l’aspettativa può essere disattesa per il verificarsi di eventi finanziari imprevedibili o, di altrettanto imperscrutabili, mattane di politici. Un esempio a caso? Forse anzitempo perfuso da spirito natalizio, Trump ha elevato Gerusalemme al rango di capitale di Israele, suscitando gli entusiastici apprezzamenti del governo di Lillliput mentre quelli di tutto il resto del mondo non pare l’abbiano presa proprio bene. Per spiegare l’inatteso colpo di genio Donaldone ha dichiarato di averlo deciso solo perché: “nessuno lo aveva fatto prima”. Sembra che, essendone stato informato, il prode kim Jong-un, battendo le manine abbia esclamato: “Ma allova posso divlo anch’io per giustificave il mio plogettino di lanciave sugli USA qualche missile con acclusa testatina nucleave?” Facezie a parte, se a Sfasciotutto e Missilomane, si deve riconoscere l’eccellenza per megalomania applicata, in giro per il mondo abbondano gli epigoni. Persino da noi, emergono seppur modesti imitatori che svolazzano ignari tra: uscite dall’euro, orari dei negozi, pensioni da tagliare e infrastrutture essenziali da bloccare. Per sfortuna dell’Italia, senza niente in testa e, per fortuna del mondo, senza testate. Per adesso, i mercati finanziari, forse cresciuti in termini di maturità o anche solo in snobistica strafottenza, fanno spallucce e ignorano ma, potrebbero cambiare umore. Tutto ciò premesso, cosa eredita il 2018? Potenziali problemi L’azione delle banche centrali non sarà più totalmente espansiva: la FED che ha già iniziato a rialzare lievemente i tassi e la BCE che ridurrà ulteriormente gli acquisti da metà gennaio 2018 faranno diminuire il sostegno ai mercati obbligazionari Le difficoltà di Merkel a formare un governo; le elezioni in Catalogna del 21 dicembre e quelle in Italia a marzo, potrebbero indebolire la fiducia nell’Unione Europea. Dalle nostre urne è poco probabile possa uscire una maggioranza solida e duratura e, se è vero che i mercati hanno imparato a colpire dove intravedono debolezze, è altrettanto vero che si può sempre investire altrove. Fattori positivi L’attesa riforma fiscale di Trump con la riduzione delle imposte, soprattutto a favore delle imprese, lascerebbe più soldi nei bilanci con un incremento degli utili che gli analisti valutano mediamente del 14%. Se approvata con decorrenza dal gennaio 2018 aprirebbe nuovi spazi ad ulteriori rialzi delle quotazioni azionarie. (l’applicazione rimandata al 2019, o la rinuncia, sarebbero invece accolte piuttosto male) La crescita sincronizzata vede: gli USA realizzare due trimestri al 3%; la zona Euro, se pur ritardataria, concludere un anno molto positivo; il Giappone stupire con il settimo trimestre di crescita al 2,5%; gli emergenti che, per la maggior parte, sono usciti dalla crisi del 2016. Mai visto un simile andamento universalmente positivo. Quindi, smentendo la vecchia canzone potremmo dire che: “O fatt non è poi così niro”. Intanto quel pupetto che era il XXI secolo sta crescendo e, anzi, con il 2018 diventerà maggiorenne e, visti i “fattori positivi” che erediterà, si spera ne faccia buon uso. Qualche suggerimento su come tenere d’occhio il giovinastro, e come posizionare gli investimenti, lo affronteremo con la Bussola di gennaio. Per adesso, considerato che Trump ha già vietato l’uso di sette termini, tra cui “Feto”, non vorrei arrivasse subito dopo anche al “Bambinello” ed allora mi affretto.

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Diamanti, pianisti e vecchi saloon

Scritto il 19.01.2018

Articolo scritto il 20/11/2017. Leggenda narra e film western confermano che, al tempo dei Cowboy, nei saloon era frequente trovare un cartello con la scritta [NON SPARATE SUL PIANISTA] Divieto effimero in pubblici locali dove, uomini rudi e diversamente sobri, spesso e volentieri, scambiavano opinioni a suon di pistolettate. Perché nel saloon era vietato sparare al pianista? perché era un componente basilare del servizio offerto perché suonava per guadagnarsi la pagnotta (e qualche birra) perché non scatenava la rissa, si limitava ad accompagnarla Mutando epoca e paese oggi, in Italia, cosa scriveremmo sul cartello? A me viene in mente: “NON SPARATE SUL BANCARIO” perché: è il fulcro dell’obsoleta e costosa struttura chiamata filiale esegue gli ordini, anche se non gli piacciono, perché tiene famiglia altri decidono cosa deve vendere e lui si limita ad “affabulare” l’offerta. Il parallelo, in apparenza frutto di creatività, è invece dettato dalla cronaca. Il 31 ottobre si è celebrata la 93^ Giornata internazionale del Risparmio. Con l’alto Patronato del Presidente della Repubblica e i discorsi di rito, ci hanno ricordato che il risparmio è una virtù che lo Stato lo tutela in tutte le sue forme. Ad onorare l’impegno lo stesso giorno è giunta notizia di un’altra lieta cerimonia. La Festa dei Diamanti a cui le banche hanno invitato i migliori clienti. Per spronarli a partecipare, hanno usato falsi andamenti di mercato; hanno garantito rapida liquidabilità alle stesse quotazioni; e dulcis in fundo, glieli hanno venduti a prezzi molto più cari del loro valore. Quali sono le banche multate dall’Antitrust per la truffa dei diamanti? Le maggiori: Intesa-SanPaolo; Unicredit; Banco (Popolare + BPM); Monte Paschi. Il cliente che non fosse stato invitato a questa festa o a quelle precedenti per le Azioni della banca o per le Obbligazioni Argentina, Cirio, Parmalat, Lehman o per le subordinate, potrà inoltrare reclamo per essere stato ingiustamente trascurato. In una recente cena con amici, pensando di scherzare, ho detto che i diamanti servivano per migliorare la diversificare e, proseguendo nel lodevole intento, le banche, avrebbero presto venduto anche televisori, biciclette, scooter e cellulari. “Già fatto” ha detto, con le lacrime agli occhi Cinzia, direttrice di filiale Unicredit, “e dovreste sentire le pressioni che mi fanno per spingermi a vendere di tutto” Chi è responsabile per le troppe feste? la politica: che si ricorda del problema solo a bubboni scoppiati le istituzioni: CONSOB e Banca d’Italia stanno pubblicamente palleggiandosi le responsabilità per la crisi di Veneto Banca e Carige come per le altre in passato gli intermediari: sabato 4 novembre, dibattito Omnibus su La7. Il presidente di Banca Etica alla domanda: “come vanno i vostri fondi d’investimento?” Ha testualmente risposto: “rendono tutti più del 10% da parecchi anni.” La banca sarà pure Etica ma la comunicazione è scorretta oltre che bugiarda. E i risparmiatori? Non sempre sono un modello di razionalità e di vigile autodifesa dei loro stessi interessi. A volte peccano d’ingordigia o si fanno tentare dall’affarone pur se di dubbia correttezza. Peraltro, nella generalità dei casi, va loro riconosciuto lo status di vittime a seguito della Asimmetria Conoscitiva (differenza di preparazione ed informazione), con l’intermediario. I problemi nascono, quando l’intermediario mente o leggiadramente sorvola sui dettagli fondamentali dell’offerta. E’ soprattutto da tali comportamenti che i risparmiatori vanno tutelati. Purtroppo la protezione fornita da leggi e regolamenti è improntata ad un paternalismo burocratico e molto complesso. Dunque, inefficace. Il modo migliore per tutelare i risparmiatori è quello di aumentare le loro capacità di autodifesa riducendo la citata Asimmetria, attraverso la formazione finanziaria di base. In attesa di un tale miracolo, come puoi difenderti caro lettore? Diffida di chi ti garantisce facili ed elevati guadagni Ricorda che il paziente è il primo medico di se stesso Depenna l’alibi del “tanto non ci capisco niente” e . . . provaci Fare domande, documentarsi, verificare, più che un diritto è un dovere. Se Vespasiano considerava inodore il denaro guadagnato con le pubbliche latrine, allora il risparmio profuma di buono perché è la risorsa con cui finanziamo i nostri progetti di vita e tutto ciò che ci sta a cuore. Senza donazioni anche l’eroica madre Teresa di Calcutta sarebbe stata meno efficace. Proprio per ridurre il Gap Conoscitivo, almeno delle persone con cui mi rapporto, investo in convegni tenuti da specialisti di diverse discipline; ho attivato due siti web in cui, oltre a tentare (vanamente) di farmi bello, indico modelli di pianificazione; durante gli incontri personali dedico tempo all’In-Formazione; scrivo, da 10 anni, la Bussola dei Risparmi. Non risolvo i problemi di tutela dei risparmio italiano. Do il mio modesto contributo. Spero altresì, gentile lettore, di evitarle noie con lo sceriffo che non la prenderebbe bene se Lei dovesse, pur con mille ragioni, ma in barba al cartello . . . sparare sul bancario.

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