Cristiana Sergio

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Consulente finanziario

Top MoneyController Financial Educational
Deutsche Bank Financial Advisors
Treviso
Fino a €20MLN
Da 5 anni a 10 anni
Laurea specialistica
57 anni
1037
19/03/2018

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Dal Finanziario al Patrimoniale: la consulenza per proteggere il patrimonio del cliente.

Scritto il 28.10.2020

Prima di spiegare cosa intendo quando parlo di Consulenza Patrimoniale, vorrei partire dalle basi, o meglio dalle radici, attingendo alla saggezza dei nostri avi. Il termine di patrimonioderiva dall’unione di due vocaboli latini: pater (padre) e munus (dovere, compito); pertanto il significato di patrimonio è prima il "compito del padre", e poi quello di “cose appartenenti al padre”. Quindi già nel suo significato più antico, questo termine racchiude in sè la natura di ricchezza da trasmettere, identificando quell’insieme di beni che venivano procurati dal pater familias e che venivano lasciati ai figli. Oggi, in diritto, il patrimonio viene definito come l’insieme dei rapporti giuridici, aventi contenuto economico, che fanno capo ad un soggetto giuridico (il titolare). La Consulenza Patrimoniale è una consulenza che va ben oltre l’aspetto meramente finanziario, abbraccia tutto il patrimonio del cliente, a 360 gradi. Si sta affermando sempre di più negli ultimi anni, in quanto è figlia dell’evoluzione naturale della Società Civile, che sta vivendo profonde trasformazioni: pensiamo all’evoluzione della famiglia (da quella tradizionale alle unioni civili, alle coppie di fatto, alla famiglia mono genitoriale), pensiamo alla concentrazione dei patrimoni e delle leve decisionali nella fascia di età over 65, pensiamo al progressivo invecchiamento della popolazione e quindi alla necessità del mantenimento del proprio tenore di vita. A questo possiamo aggiungere la scarsa propensione degli italiani a pianificare la successione familiare: Secondo una ricerca recente, il 77% dei detentori di patrimonio non sta facendo niente di concreto per pianificare la successione (neanche il testamento). Se a questo mutamento di scenario, aggiungiamo i continui interventi normativi, capiamo perché oggi, il CF non può servire al meglio la clientela se si limita a gestire il patrimonio da un unico punto di vista, come faceva in passato, cioè quello finanziario. Io sono convinta che, proprio perché esiste questo bisogno, l’Asset Protection Advisory, cioè la consulenza sulla protezione patrimoniale,  diventerà la frontiera più avanzata della consulenza finanziaria, il cui format attuale non è più sufficiente a soddisfare le richieste dei clienti lungo l’intero ciclo di vita del patrimonio, visto nella sua interezza: quote societarie, immobili, denaro, auto e moto veicoli, preziosi e opere d’arte; ma anche affetti e tradizioni familiari, nonché le competenze trasmissibili alle nuove generazioni. E’ utile sottolineare che il patrimonio non è un concetto statico, immutabile nel tempo, ma muta a seconda delle fasi della vita di un individuo. La prima fase è quella della COSTITUZIONE: matrimonio/convivenza, casa di abitazione, mutui, figli, lavoro/carriera, accumulo capitale. In questa fase assume particolare importanza il capitale umano che rappresenta il valore attuale dei futuri redditi (specialmente lavoro) che un individuo potenzialmente percepirà nel corso della sua esistenza lavorativa. In pratica il capitale umano misura la potenziale capacità di un individuo di generare reddito nel corso degli anni. Sostanzialmente rappresenta il valore economico di una persona e come tale va protetto con soluzioni assicurative: TCM, invalidità, malattia, ecc.   La seconda fase è quella della CONSERVAZIONE e PROTEZIONE: è la fase della maturità di un individuo che spesso coincide con l’apice della carriera lavorativa. Qui il soggetto ha bisogno di organizzare e conservare il patrimonio, con investimenti diversificati, assicurazioni vita e fondi pensione. La terza ed ultima fase è quella relativa al TRASFERIMENTO DEL PATRIMONIO: riguarda gli over 65enni, che necessitano di pianificare il trasferimento del patrimonio. Gli strumenti che abbiamo a disposizione sono vari ed articolati, poiché come dico sempre, il nostro ordinamento è un sistema evoluto che offre la possibilità di scegliere tra vari istituti giuridici: polizze vita, testamento, donazione, trust, patti di famiglia, successione testata. Concludendo, possiamo definire il consulente patrimoniale una figura professionale evoluta, con competenze trasversali ( finanza, diritto di famiglia, successorio, immobiliare, assicurativo e fiscale), con caratteristiche tecniche elevate e ottime capacità relazionali. Attenzione! Non è un tuttologo! Opera in sinergia con altri professionisti, mantenendo però un ruolo centrale per la gestione coordinata delle esigenze patrimoniali globali del cliente. Il vantaggio per il cliente è di avere un unico riferimento professionale per le esigenze patrimoniali, che sa unire le diverse competenze e figure professionali necessarie al raggiungimento dello scopo: al fine di ottenere una strategia patrimoniale personalizzata. In questo modo, si evitano dispersioni di competenze ed energie professionali, la frammentazione dei ruoli professionali e di conseguenza maggiori costi per il cliente ed una minore efficacia.

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EDUFIN - LA PROTEZIONE DEL PATRIMONIO.

Scritto il 02.10.2020

Gentili lettori, Ottobre è il mese dedicato all'Educazione Finanziaria. Sono previsti eventi gratuiti e di qualità, senza fini commerciali, volti ad accrescere la conoscenza di base sui temi assicurativi, previdenziali e di gestione e programmazione delle risorse finanziarie personali e familiari. A tal fine, ho deciso di dare anche io un piccolo contributo, mettendo a fattor comune le mie conoscenze e competenze su un tema oggi molto importante: la PROTEZIONE DEL PATRIMONIO. Dopo mesi di incontri virtuali, utilissimi in fase di lockdown per raggiungere una vasta platea, ho programmato una serie di incontri "fisici" sul territorio per tornare finalmente tra le persone, con il giusto distanziamento. Il contatto umano è insostituibile! Parleremo di come gestire, tutelare e trasmettere il patrimonio, con focus sui rischi a cui lo stesso è esposto, gli strumenti giuridici da utilizzare per prevenirli, con attenzione alla normativa fiscale. Chi fosse interessato a partecipare può contattarmi in privato.

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PERCHE’ SCEGLIERE UNA POLIZZA VITA MULTIRAMO.

Scritto il 10.09.2020

Gentili lettori, ben ritrovati. Oggi vorrei parlarvi di uno strumento molto versatile che assolve contemporaneamente a varie funzioni: di protezione e trasmissione del patrimonio, di investimento e di tutela assicurativa. Mi riferisco alla polizza vita multi ramo. La polizza si chiama multi ramo perchè permette, grazie ad un doppio motore, assicurativo e finanziario, di trovare il giusto equilibrio tra stabilità di rendimento e opportunità di crescita.   Il motore assicurativo è rappresentato dalla Gestione Separata – Ramo I. Qui il capitale è garantito. Tutto quello che si investe non può diminuire, semmai aumentare per effetto del rendimento annuo della gestione. Il rendimento si consolida nel capitale e non si può perdere mai più. Il motore finanziario consente invece di investire nei mercati finanziari attraverso una selezione di fondi, opportunamente selezionati in base al profilo di rischio del cliente – Ramo III.La porzione di risparmio qui destinata, cogliendo le opportunità nei mercati finanziari, serve per alzare i rendimenti medi annui di polizza. E’anche possibile trasferire le eventuali plusvalenze conseguite sul ramo III nel comparto garantito. Ad esempio, se ho investito in una linea dinamica e ho conseguito un rendimento del 10%, posso trasferire il guadagno, al lordo delle imposte, nel comparto a capitale garantito, azzerando il rischio di perdere il guadagno che ho ottenuto. Ho specificato, al lordo delle imposte, perché la tassazione è differita al momento della liquidazione del capitale, consentendo dunque un notevole risparmio fiscale.   La funzione di protezione o segregazione è riconosciuta dal legislatore, che l’ha normata nell’art. 1923 C.C., che parla di impignorabilità e insequestrabilità (che è un modo diverso per dire segregazione), “le somme dovute al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva e cautelare”. Naturalmente la segregazione trova un limite nella tutela dei creditori, di cui all'articolo 2740 del codice civile, che impone una regola fondamentale: “Il debitore risponde delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Eventuali limitazioni a questo principio sono ammesse ma solo quando lo preveda la legge.” Questo significa che viene meno la segregazione della polizza vita se è possibile esperire una azione revocatoria, posta a difesa del creditore. Del resto questa vulnerabilità è tipica di tutti gli strumenti di asset protection, non solo della polizza, poiché il nostro ordinamento salvaguarda in primis le ragioni del creditore.  Oppure, viene meno la segregazione della polizza vita, se c’è la responsabilità penale, ad esempio in caso di reati fiscali. Quindi, per sfruttare appieno la finalità della segregazione, occorre stipulare la polizza vita quando si è in bonis, cioè quando i rischi non sono ancora manifesti. La funzione di trasmissione del patrimonio trova il fondamento normativo nell’art. 1920 C.C. che dice” E valida l’assicurazione sulla vita a favore di un terzo. La designazione del beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione, o con successiva dichiarazione scritta comunicata all’assicuratore, o per testamento…” Vuol dire che, per effetto della designazione, il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione. Il capitale che la compagnia darà al beneficiario designato in caso di morte non è ricompreso nell’asse ereditario. Significa che la polizza vita attribuisce un diritto “iure proprio” al beneficiario, che acquisisce un capitale in forza di un diritto estraneo al diritto successorio. Sul piano fiscale, questo vuol dire che i capitali derivanti dalle polizze vita, liquidati ai beneficiari in caso di morte dell’assicurato, non concorrono a formare l’attivo ereditario. Oltre ad essere esente dal punto di vista fiscale, non consuma neanche franchigia ai fini delle imposte disuccessione e donazione, dunque si rivela uno strumento eccellente per ottimizzare fiscalmente il passaggio dei beni. Per concludere, vorrei portare la vostra attenzione su un punto molto importante, che puntualmente torna alla ribalta della cronaca, ovvero il rischio di RIQUALIFICAZIONE DELLA POLIZZA VITA IN UN PRODOTTO FINANZIARIO. Per comprendere questo rischio, che farebbe venire meno tutti i vantaggi appena visti, occorre sapere cosa distingue un prodotto finanziario da una polizza vita. Il legislatore l’ha individuato con molta chiarezza: la FINALITA’ PREVIDENZIALE. Cioè il fatto che, sottoscrivendo una polizza vita, non sto facendo un investimento, ma sto trasferendo alla compagnia un rischio demografico di lunga sopravvivenza o un rischio morte. Sul rischio demografico non centra nulla il motore finanziario. Non rileva affatto il motore finanziario, cioè che sia una linked (Ramo III) o una gestione separata (Ramo I), ma la tipologia della polizza: caso morte, vita intera, ecc. E’ essenziale sapere questo per qualificare la polizza. Occorrerà dunque massima attenzione nella scelta della tipologia di polizze vita, tra tutte quelle che propongono le varie compagnie, prediligendo quelle che offrono una componente importante di protezione, che va valutata con particolare riguardo all’ammontare della parte di premio che copre il rischio morte, oltre all’orizzonte temporale e alla tipologia di investimento.    

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HOLDING DI FAMIGLIA E CONFERIMENTO A REALIZZO CONTROLLATO.

Scritto il 18.08.2020

  La risposta ad interpello 9 giugno 2020 n. 170 dell’Agenzia delle Entrate mi offre lo spunto per parlare di un tema ricorrente nelle aziende italiane, costituite per lo più da piccole e medie realtà imprenditoriali, che va affrontato con estrema cautela considerati i risvolti fiscali. Mi riferisco alla valutazione antiabuso di una riorganizzazione aziendale attuata mediante il conferimento contestuale di partecipazioni da parte di persone fisiche in una società di capitali di nuova costituzione. Il caso è quello di una Società per azioni partecipata da una pluralità di persone fisiche, legate da vincoli di parentela di vario grado tra le quali solo alcune interessate alle dinamiche aziendali e coinvolte nella gestione societaria. Poiché l’eccessiva frammentazione della compagine societaria non assicurava unità di indirizzo e di governo imprenditoriale alle attività svolte dalla società, i soci valutavano l’opportunità di mettere in atto una riorganizzazione dei rispettivi assetti proprietari, attraverso la costituzione di una holding di famiglia (società di capitali), cui trasferire la maggioranza (57,27%) delle azioni della società, rappresentativa anche della maggioranza assoluta dei diritti di voto esercitabili in assemblea. Pertanto i soci interpellavano l’Agenzia sulla possibilità di usufruire del regime di cui all’articolo 177, comma 2, del TUIR, come una legittima alternativa alla regola generale di cui all’art. 9 TUIR, senza incorrere in un abuso del diritto, richiedendo altresì la conferma che al conferimento fosse applicabile l'imposta di registro in misura fissa. Con tale risposta, l’Agenzia affronta il tema del regime del realizzo controllato o di “neutralità indotta” che cercherò di sintetizzare nei punti essenziali. Gli articoli che disciplinano il regime di realizzo controllato sono il 175 ed il 177 del TUIR. Quello che rileva in questo caso è il secondo, in quanto applicabile anche ai soggetti privati non imprenditori. Con riguardo alle imposte dirette, l'articolo 177, comma 2, del TUIR stabilisce che le azioni o quote ricevute a seguito di conferimenti in società, mediante i quali la società conferitaria acquisisce il controllo di un'altra società (cd. "scambiata"), ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, n. 1, del codice civile, ovvero incrementa (in virtù di un obbligo legale o di un vincolo statutario) la percentuale di controllo, "sono valutate, ai fini della determinazione del reddito del conferente, in base alla corrispondente quota delle voci di patrimonio netto formato dalla società conferitaria per effetto del conferimento". In parole semplici, la norma non prevede tout court un regime di neutralità, ma un modo particolare di quantificazione del valore di realizzo del conferimento, basato sul valore contabile dell’incremento di patrimonio netto a seguito del conferimento e quindi “controllato” dalle parti (realizzo controllato) con l’opportunità di ottenere, come nel caso in oggetto, una sostanziale “neutralità” (neutralità indotta). L’acquisizione deve però avvenire “uno actu”, cioè all’interno di un progetto ordinato di acquisizione della partecipazione e deve avere ad oggetto una partecipazione che consenta, comunque, alla società acquirente di assumere il controllo della società scambiata. Inoltre, il comma 2 dell'articolo 175 del TUIR, richiamato dal citato articolo 177, comma 3 del medesimo testo unico, reca una norma di carattere antielusivo finalizzata ad evitare che lo scambio di partecipazioni possa essere strumentalizzato per trasformare partecipazioni plusvalenti estranee all'ambito applicativo della participation exemption, previsto dall'articolo 87 del TUIR, in interessenze idonee a fruire del regime di parziale esenzione. Infatti il richiamato articolo 175, comma 2 prende in considerazione l'ipotesi in cui, a fronte dell'apporto di partecipazioni ex articolo 2359 del codice civile richiamato dall'articolo 177, comma 2, per le quali non sia fruibile la pex, il conferente consegua titoli potenzialmente rientranti nella sfera di esenzione. Considerato che nella fattispecie in esame i soggetti conferenti sono persone fisiche non imprenditori, l’Agenzia ha ritenuto di escludere tout court l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 87 del TUIR (e di conseguenza, dell'articolo 177, comma 3); infatti, per tale tipologia di contribuente le plusvalenze eventualmente realizzate costituiscono un reddito diverso ai sensi dell'articolo 67 del TUIR. Pertanto, con riguardo al caso in esame, l’Agenzia ha rilevato che l'operazione è inquadrabile nell'articolo 177 comma 2 del TUIR e, pertanto, non emergerebbero plusvalenze tassabili in capo ai soggetti conferenti. Concludendo, l’Agenzia ha ritenuto che l'operazione di conferimento di cui sopra non fosse idonea a produrre un vantaggio fiscale in contrasto con alcuna norma o principio dell'ordinamento, né con la ratio della norma applicata. La neutralità fiscale, seppur "indotta" dal comportamento contabile della società conferitaria, è un effetto implicitamente previsto dal legislatore che ha, in tal modo, inteso agevolare le riorganizzazioni societarie, con riferimento tanto alle operazioni di scambio che attuino un'aggregazione di imprese tra soggetti terzi, quanto a quelle realizzate all'interno dello stesso gruppo per modificare gli assetti di "governance".  

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“INVESTI CON NOI”

Scritto il 21.07.2020

  Siamo reduci da un periodo difficile, in cui le certezze di ciascuno di noi sembravano sul punto di sgretolarsi. Io sono un ottimista di natura ed ho affrontato questo momento restando accanto ai miei clienti con ogni mezzo possibile, per sostenerli, per trasferire loro la mia positività e soprattutto il concetto che le crisi possono capitare, ma si superano. Perché la storia non si ferma per una crisi, ma va avanti. Questo è il momento di dimostrare GRINTA e CORAGGIO! Qualcuno disse “ONLY THE BRAVE”! Per questo ti invito a sfruttare la bellissima iniziativa che la mia banca ha realizzato, pensata proprio per te. Se vorrai scegliermi come tuo consulente di fiducia, riceverai un premio dell’1% calcolato sulle somme chead andremo investire, all’interno di un tuo personale progetto di vita, che terrà conto dei tuoi obiettivi finanziari, patrimoniali e previdenziali. Il premio verrà erogato all’interno di un buono di acquisto elettronico, utilizzabile per l’acquisto di beni e servizi presso tutti gli esercizi commerciali sul territorio italiano convenzionati al circuito e dotati di Pos. I soldi che noi ti regaleremo e che tu spenderai daranno anche un importante contributo a far ripartire l’economia italiana! Ti aspetto!  

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LA CONSULENZA PATRIMONIALE AI TEMPI DI SERPICO

Scritto il 16.07.2020

Gentili lettori, ben ritrovati. Oggi voglio condividere con voi alcuni spunti sulle donazioni informali, cioè quelle effettuate senza l’atto pubblico prescritto dalla legge, che rappresentano la modalità più ricorrente con la quale gli Italiani trasferiscono ricchezza e soprattutto sugli effetti fiscali “indesiderati” che queste provocano!  Per seguirmi in questo percorso, è fondamentale voi conosciate le armi che l’Ade detiene e utilizza in tema di accertamento fiscale, anche per comprendere le modalità con cui queste minacciano il vostro patrimonio. Sintetizzando, diciamo che le persone fisiche possono essere sottoposte in via esclusiva alle seguenti tipologie di accertamento: analitico(artt. 38 comma 1-2, 39 comma 1 e 40 Dpr 600/73 per le imposte sui redditi e artt 5455 Dpr 633/72 in materia di Iva); sintetico(art. 38 comma 3-5 Dpr 600/73). L’accertamento si dice analitico quando l’Ufficio, sebbene la dichiarazione sia incompleta o infedele, è in grado di determinare analiticamente, ossia voce per voce, il maggior reddito conseguito o le indebite detrazioni effettuate dal contribuente. L’accertamento si dice sintetico quando l’Ade determina il reddito sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel periodo d’imposta da parte del contribuente (cd. Accertamento Puro o Spesometro,) tradotto, io Ade sostengo che tutto quello che spendi è reddito soggetto ad Irpef; oppure sul contenuto induttivo di elementi indicativi della capacità contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza (cd. Redditometro), tradotto io Ade sostengo che una famiglia composta da quattro persone, che vive in una zona centrale di Milano, che possiede una seconda casa al mare, ecc. debba dichiarare un certo reddito; L’accertamento è disposto dall’Ufficio a condizione che il reddito complessivo, così come determinato in base ai precedenti punti, ecceda di almeno un quinto quello dichiarato. Dunque, FINO A PROVA CONTRARIA, (ovvero dovremo essere noi contribuenti a dimostrare il contrario) il reddito così determinato, sarà quello che l’Ade si aspetta da noi nella dichiarazione dei redditi. Inoltre, per combattere l’evasione fiscale(leggi evasione Irpef), l’Ade si avvale dal 2013 di Ser.pi.co, un software potentissimo che ha accesso agli archivi informatici della Sogei, fortemente voluto dall’allora premier uscente, Monti, e caldeggiato dall’allora direttore dell’Ade, Befera. Accedendo a Serpico infatti il Fisco può monitorare in qualsiasi momento tutte le banche dati collegate online con il cervellone della Sogei (catasto, demanio, motorizzazione, Inps, Inail, dogane, registri) rilevando senza bisogno di alcuna previa autorizzazione auto, case, terreni ma anche beni di lusso come aerei e barche intestate ad ogni contribuente italiano per incrociare i dati con quelli contenuti nelle dichiarazioni dei redditi e valutarne la congruenza. Serpico scova anche nelle utenze di luce, gas e acqua e mette in risalto qualsiasi spesa sospetta (ad esempio polizze). Il Grande fratello informatico del Fisco monitora 24 ore su 24 conti correnti, titoli bancari e tutte le operazioni sopra i mille euro. Questo potente impianto normativo, ideato per “stanare” gli evasori dell’Irpef, ha ripercussioni di non poco conto su tutte le liberalità cosiddette “informali”, cioè tutte quelle donazioni effettuate senza la forma solenne che il C.C. prescrive per la donazione, l’atto pubblico redatto dal notaio alla presenza di due testimoni, art. 769 C.C. Va detto che tutte le liberalità, anche informali, sono soggette alle imposte di donazione - art. 1 del TUS (dec leg 346 del 31 ottobre del 1990). Se effettuate con atto pubblico, il notaio, in qualità di sostituto d’imposta, provvede a versare le imposte se dovute e annota la franchigia consumata, che ricordo essere la stessa dell’imposta di successione. Nella maggioranza dei casi, però, le liberalità vengono poste in essere senza ricorrere all’atto pubblico. Pensiamo al genitore che effettua un consistente bonifico dal suo conto a quello del figlio (magari ancora studente, oppure alle prime esperienze lavorative) per consentirgli di acquistare casa, oppure ad una cointestazione fittizia di conto corrente tra genitore e figlio, ove la provvista sia apportata quasi esclusivamente dal padre, con l’intenzione di trasferire una parte del suo patrimonio al figlio senza farlo cadere in successione. Poiché queste liberalità determinano un arricchimento patrimoniale del figlio, l’Ade (grazie a Serpico) si accorgerà subito che le spese effettuate dal figlio non risulteranno congrue con il reddito dichiarato. L’amministrazione finanziaria chiamerà pertanto il figlio ad un contraddittorio (attenzione: non perché non ha versato le imposte sulla donazione ricevuta dal padre) ma perché ha evaso l’Irpef sul denaro utilizzato per l’acquisto della casa. Il figlio si difenderà sostenendo che il denaro gli è stato fornito dal padre dato che il bonifico è tracciabile. L’Ade contesterà allora il mancato pagamento delle imposte di donazione, applicando l’aliquota massima – 8% - sull’importo eccedente la franchigia, più le sanzioni che vanno da un minimo del 120% al 240% dell’imposta evasa. Dopodiché, l’Ade sposterà l’accertamento sul padre, per accertare che il denaro donato al figlio abbia a suo tempo scontato l’Irpef. Capite dunque, in che razza di ginepraio andiamo ad infilarci! A conclusione di questo ragionamento, non voglio che passi il messaggio che le donazioni informali vadano assolutamente evitate, tutt’altro! Se sapientemente utilizzate, possono rivelarsi un ottimo strumento di trasferimento di ricchezza, anticipando la successione. Occorre effettuare, con un bravo consulente patrimoniale, un accurato Tax Planning su ogni specifico patrimonio di famiglia, per individuare le aree di vulnerabilità, e, ove ve ne fossero, valutare l’esposizione al rischio e conseguentemente trovare le soluzioni più idonee che consentano anche un risparmio fiscale. Ricordo che non esiste liberalità indiretta che non possa essere “sanata” a posteriori, a patto di affidarsi ad un professionista competente che utilizzerà, di volta in volta, gli strumenti giuridici più adeguati, naturalmente prima di ricevere l’avviso di accertamento da parte dell’Ade. Dopo, sarà troppo tardi…          

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PATRIMONI DI FAMIGLIA. LE NUOVE MINACCE DAL FISCO.

Scritto il 08.06.2020

La proposta della Commissione Europea di riconoscere all'Italia 173 miliardi di euro per uscire dalla crisi scatenata dall'emergenza del Coronavirus, rappresenta un'àncora di salvezza per il nostro Paese ma la sua approvazione non è così scontata vista l'opposizione di Svezia, Olanda, Danimarca e Austria. Le soluzioni di cui si parla da settimane per risolvere il deficit, sono molteplici. Ma hanno tutte un comune denominatore...l'inasprimento fiscale che potrebbe provocare danni ai patrimoni di famiglia. Per questo il 1 luglio 2020 alle ore 18 incontreremo in una serata live un esperto che ci illustrerà i possibili scenari e le strategie di soluzione. I posti disponibili sono in esaurimento ma se qualcuno fosse interessato può contattarmi al numero 329 7437824 oppure può inviare una mail a: cristiana.sergio@dbfinancialadvisors.it

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PROTEGGI, TRASFERISCI E OTTIMIZZA FISCALMENTE IL TUO PATRIMONIO CON SOCIETA' SEMPLICE E POLIZZA VITA

Scritto il 02.06.2020

Ho affrontato in altri articoli cosa significa fare Consulenza Patrimoniale, quali elementi del patrimonio prendiamo in considerazione e da quali rischi ci possiamo tutelare. Riprendendo il discorso, potremmo dire che la consulenza patrimoniale è oggi il servizio più completo ed avanzato per quanto riguarda i servizi alla persona ed alla sua famiglia, perché si tratta di una consulenza ad ampio raggio che va ben oltre l’aspetto meramente finanziario. È una analisi rivolta all’intero patrimonio, fatto sicuramente da una parte finanziaria, ma anche da immobili e terreni, da partecipazioni aziendali, beni di lusso e soprattutto elementi non tangibili di indubbio valore per il cliente stesso come il capitale umano, le relazioni affettive, il proprio modo di pensare ed i desiderata. Per questo è una consulenza molto più ricca e sfaccettata, all’interno della quale l’aspetto finanziario diventa uno strumento per realizzare un disegno più ampio. Ho elencato precedentemente gli strumenti giuridici che il nostro ordinamento ci mette a disposizione per costruire una efficiente strategia di protezione patrimoniale. Oggi vorrei analizzare più in dettaglio due di questi strumenti, che a me piacciono molto, perché molto versatili, cioè in grado di essere utilizzati per diverse finalità, e soprattutto a costi molto più contenuti rispetto ad altri strumenti, più blasonati, come ad esempio il trust. Mi riferisco alla società semplice ed alla polizza vita. Cercherò di esporre gli aspetti salienti di questi strumenti con il dono della sintesi che è necessario quando abbiamo tempi ridotti e gli argomenti sono complessi. La Società Semplice La società semplice è uno strumento che consiglio in tutti quei casi in cui l’esigenza principale non sia la mera protezione del patrimonio, ma la pianificazione del passaggio generazionale o la regolamentazione della governance del patrimonio di famiglia, in particolare per gli asset illiquidi o difficilmente divisibili (es: immobili, partecipazioni in società non quotate, portafoglio finanziario, opere d’arte). Le caratteristiche che la rendono idonea ai nostri scopi sono soprattutto la flessibilità, in quanto essendo basata sull’ “intuitu personae”, cioè il rapporto di fiducia che lega i soci, permette agli stessi un’ampia discrezionalità nella regolamentazione sia nei rapporti interni che esterni, ad esempio ponendo il consenso come regola generale, si può blindare l’ingresso a nuovi soci, oppure si può, a mezzo atto costitutivo, prevedere alcune clausole volte ad agevolare la trasferibilità delle quote societarie, anche ai fini del passaggio generazionale. In questo modo si può disciplinare il grado di coinvolgimento dei membri della famiglia nella gestione. Un esempio classico è la holding di famiglia costituita nella forma di s.s. della famiglia Agnelli, la Dicembre società semplice fondata nel 1984, vera e propria cassaforte di famiglia. Altra caratteristica è la riservatezza, poiché la società semplice non ha l’obbligo di tenuta delle scritture contabili, né della redazione del bilancio ma deve solo redigere il rendiconto; inoltre non vi è obbligo di iscrizione nel Registro Imprese per venire ad esistenza. La possiamo utilizzare come cassaforte, in una dinamica di anticipazione del passaggio generazionale su patrimoni mobiliari e immobiliari. I portafogli, detenuti presso intermediari finanziari, che altrimenti vedrebbero tutta una serie di complicazioni tecniche nell’ambito del passaggio generazionale o dell’anticipazione dello stesso. Conferendo invece ad una s.s.  un portafoglio, abbiamo la possibilità di trasferirlo successivamente agli eredi, donando semplicemente le quote o la nuda proprietà delle stesse. Nel caso della successione ereditaria relativa ad un bene immobile, alla morte del socio, si trasferiscono agli eredi le sole quote societarie e NON le quote di proprietà sui singoli beni del de cuius. Questo meccanismo consente di evitare la "piaga" della Comunione Ereditaria che colpisce gran parte delle famiglie italiane, in assenza di pianificazione, con il risultato che se non vi è l'accordo di tutti gli eredi, l'immobile non si può ne manutenere, ne vendere. Occorrerà infatti il consenso di tutti per assumere qualunque decisione in merito all’immobile ed in caso di disaccordo tra coeredi, occorrerà intraprendere un giudizio per lo scioglimento della comunione e la successiva vendita del bene. Viceversa il conferimento di un immobile all'interno di una società semplice consentirà agli eredi di subentrare nella proprietà delle sole quote sociali, mentre la proprietà dell'immobile rimarrà in capo alla società stessa: sarà quindi l'amministratore di quest'ultima ad occuparsi, in piena autonomia decisionale, della sua manutenzione ed eventualmente della sua vendita a terzi. Di contro, non la consiglio come mero strumento di protezione del patrimonio poiché presenta alcuni limiti: primo tra tutti, la responsabilità illimitata dei soci per le obbligazioni contratte dalla società, come accade in tutte le società di persone, con la facoltà del creditore personale del socio di chiedere la liquidazione della quota, qualora il suo patrimonio risulti incapiente o non sufficiente per soddisfare il credito, anche se, va detto, che non è ammesso il pignoramento. Quindi se l’esigenza è quella di proteggere o tutelare, sarebbe opportuno utilizzare altri strumenti. La Polizza Vita La polizza vita nasce per proteggere il tenore di vita, che è minacciato da due grandi rischi: la lunga sopravvivenza o la morte prematura. Nel corso del tempo però ci si è resi conto che la polizza si poteva utilizzare per scopi diversi, preziosissimi per chi fa consulenza patrimoniale. La prima finalità è la segregazione, la polizza è uno strumento potentissimo nel campo dell’asset protection, e la seconda riguarda il passaggio dei beni. La segregazione, non è una finalità perseguita dal consulente patrimoniale, ma riconosciuta dal legislatore. Infatti, la segregazione è normata dall’art. 1923 C.C. che parla di impignorabilità e insequestrabilità (che è un modo diverso per dire segregazione), “le somme dovute al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva e cautelare”. Naturalmente la segregazione trova un limite nella tutela dei creditori, di cui all'articolo 2740 del codice civile, che impone una regola fondamentale: “Il debitore risponde delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Eventuali limitazioni a questo principio sono ammesse ma solo quando lo preveda la legge.” Questo significa che viene meno la segregazione della polizza vita se è possibile esperire una azione revocatoria, posta a difesa del creditore. Del resto questa vulnerabilità è tipica di tutti gli strumenti di asset protection, non solo della polizza, poiché il nostro ordinamento salvaguarda in primis le ragioni del creditore.  Oppure, viene meno la segregazione della polizza vita, se c’è la responsabilità penale, ad esempio in caso di reati fiscali. Quindi, per sfruttare appieno la finalità della segregazione, occorre stipulare la polizza vita quando si è in bonis, cioè quando i rischi non sono ancora manifesti. La seconda finalità di cui dicevamo riguarda il passaggio dei beni. Si fa riferimento all’art. 1920 C.C. che dice” E valida l’assicurazione sulla vita a favore di un terzo. La designazione del beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione, o con successiva dichiarazione scritta comunicata all’assicuratore, o per testamento…” Vuol dire che, per effetto della designazione, il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione. Il capitale che la compagnia darà al beneficiario designato in caso di morte non è ricompreso nell’asse ereditario. Significa che la polizza vita attribuisce un diritto “iure proprio” al beneficiario, che acquisisce un capitale in forza di un diritto estraneo al diritto successorio. Immaginiamo che un soggetto nomini, nel testamento, Tizio come erede universale. All’apertura della successione si scopre che tale soggetto aveva stipulato una polizza vita indicando come beneficiari gli eredi legittimi. Bene, la compagnia, disattenderà completamente quanto scritto nel testamento e liquiderà il capitale ai soggetti indicati quali beneficiari nella polizza, proprio perché la polizza conferisce un diritto che non rientra nella successione, appunto iure proprio. Le conseguenze o gli effetti dello “iure proprio” della polizza vita si esplicano sul piano giuridico e fiscale. Giuridico perché il beneficiario della polizza che dovesse rinunciare all’eredità o che dovesse accettarla con beneficio d’inventario, perché magari teme che l’eredità possa essere gravata da debiti, ha comunque diritto ad incassarlo. Non solo, accettando con beneficio di inventario, non risponderà degli eventuali debiti del de cuius, poiché tale modalità impedisce la confusione dei patrimoni, quello dell’erede e quello del decuius. Questo è un privilegio molto importante che, sottolineo, ha solo la polizza vita, in quanto consente di trasferire ricchezza a coloro che amiamo, anche se dovessimo temere di avere debiti al momento della morte. Lo iure proprio consente di creare anche liquidità per gli eredi quando c’è un patrimonio immobiliare importante che cade in successione; ricordo che le imposte ipo-catastali vanno pagate anticipatamente, prima ancora di poter accedere alla liquidità che cade in successione perché le banche non consentono di accedere alle posizioni finanziarie fino a che non si presenta la dichiarazione di successione che a sua volta si può presentare solo dopo aver pagato le ipo-catastali. Infine il capitale erogato dalla compagnia al beneficiario non è oggetto di azione di riduzione in difesa dei diritti dei legittimari, eventualmente lesi, cioè di coloro che hanno diritto alla quota di legittima. Possono essere oggetto di azione di riduzione solo i premi versati, perché costituiscono una liberalità e dunque un depauperamento del patrimonio del disponente. Infatti, la Cassazione con una importante sentenza nel 2017 ha classificato le polizze vita donazioni indirette. Va ricordato che la riservatezza, di cui dicevamo prima, viene meno se c’è lesione di legittima, perché mentre in passato non vi era modo di ricostruire, oggi esiste il Registro delle Imprese, a cui le compagnie hanno l’obbligo di comunicare, di tutte le polizze in essere, contraente, premi versati e beneficiario. Al Registro Imprese accede solo il giudice quando accerta la lesione di legittima, in questo caso, dichiarerà la presenza di questa polizza, l’ammontare dei premi versati ed il nominativo del beneficiario. Se uno degli eredi legittimi chiede informazioni, la compagnia è tenuta a mantenere la riservatezza sui beneficiari e può solo comunicare l’importo dei premi versati.    Un altro importantissimo privilegio della polizza vita derivante dallo iure proprio che voglio sottolineare è il seguente. Nel nostro ordinamento vige il principio del divieto di patto successorio, in base al quale è sempre possibile revocare il testamento ed è vietato e pertanto nullo il patto tra disponente in vita e futuri eredi. Significa che il disponente non può stringere accordi personali con gli eredi quando è in vita per assegnare i suoi beni. Questo è un principio sacrosanto del nostro ordinamento che si spiega con la volontà del legislatore di tutelare la libertà testamentaria. In poche parole, il testatore può cambiare la sua volontà rispetto alla propria successione fino ad un istante prima della sua morte. Per questo motivo si ritiene il testatore non possa essere vincolato contrattualmente a disporre per testamento in un determinato modo piuttosto che in un altro. La sua volontà è quindi assolutamente libera, fino alla morte. L’unico strumento, presente nel nostro ordinamento giuridico, che ci consente di “aggirare” questa norma e di creare lo stesso effetto di un patto successorio (vietato) è la polizza vita con beneficio accettato. Ma quando la polizza diventa Patto Successorio? Facendo coincidere la figura del contraente con quella di assicurato, il contraente dichiara che rinuncia a cambiare beneficiario, rinuncia ai riscatti anticipati, cioè a prelevare le somme all’interno della polizza e rinuncia a mettere a pegno quelle somme. L’accettazione del beneficio avviene con la firma del contraente e del beneficiario di un modulo fornito dalla compagnia, il cosiddetto vincolo di appendice, in questo modo il contraente blinda in modo definitivo quella liquidità all’interno della polizza a favore del beneficiario designato. Non sarà più revocabile, neanche con testamento, a meno che la revoca non sia espressa con l’accordo di tutti, contraente e beneficiari. Il beneficio accettato è utilissimo per la compensazione nel patto di famiglia, per compensare un figlio con la liquidità rispetto ad un altro che ha ricevuto un immobile, come liquidazione una tantum nei divorzi, oppure quando il genitore è in quarta età ed i figli hanno paura che badanti o persone interessate possano plagiare l’anziano e far cambiare il beneficiario. Anche sul piano fiscale, dallo iure proprio ne consegue un privilegio assoluto, cioè che i capitali derivanti dalle polizze vita, liquidati ai beneficiari in caso di morte dell’assicurato, non concorrono a formare l’attivo ereditario. Oltre ad essere esente dal punto di vista fiscale, non consuma neanche franchigia ai fini delle imposte di successione e donazione, dunque si rivela uno strumento eccellente per ottimizzare fiscalmente il passaggio dei beni. Per concludere, aggiungo che è possibile potenziare ulteriormente la polizza vita, per aumentarne l’efficacia sia ai fini segregativi che per il passaggio dei beni, utilizzando congiuntamente ad essa altri strumenti giuridici. Non svelerò qui di cosa si tratta, ma ne parlerò solo con i lettori che saranno interessati ad approfondire con me l’argomento. Sono temi delicati, credo dunque sia giusto condividere solo con chi vuole realmente capire come trasmettere al meglio il proprio patrimonio.    

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PATRIMONIO: I VANTAGGI DELLE DONAZIONI INDIRETTE ESENTI DA IMPOSTA.

Scritto il 13.05.2020

La recente sentenza del 3 febbraio 2020, n. 263 della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia mi offre lo spunto per parlare di un argomento che non dovrebbe essere oggetto di “attenzione” da parte dell’Agenzia delle Entrate, stante la chiarezza normativa che lo disciplina, ma evidentemente così non è per l’amministrazione finanziaria. Il caso concreto riguardava una donazione effettuata dal marito alla moglie avente ad oggetto somme di denaro e titoli per un importo inferiore alla franchigia di un milione di euro, preceduta però da una liberalità indiretta posta sempre in essere tra gli stessi soggetti, consistente nel pagamento del prezzo di un immobile nell’ambito di una compravendita immobiliare di importo superiore ad un milione di euro – prezzo versato integralmente da parte del coniuge a titolo di liberalità indiretta. L’amministrazione finanziaria era intervenuta emanando un avviso di liquidazione dell’imposta sulle donazioni, contestando che la prima liberalità indiretta avesse già integralmente eroso la franchigia e che dunque la seconda donazione dovesse scontare l’imposta sulle donazioni, applicando l’aliquota del 4% sul valore eccedente la franchigia. L’istituto giuridico che qui viene tirato in ballo dall’amministrazione finanziaria è il COACERVO (Art. 57 D. Lgs. N. 346/1990) secondo cui, ai fini dell’applicazione della franchigia, si deve tenere conto di tutte le donazioni precedenti intervenute tra lo stesso donante e lo stesso donatario. Premesso che il coacervo aveva il suo fondamento quando erano in vigore le aliquote progressive sulle imposte di donazione e successione, abrogate dalla L. n. 342/2000, da cui la Cassazione ne ricava l’abrogazione del coacervo per incompatibilità con la nuova normativa; l’Agenzia delle Entrate rimane ferma sul coacervo (Circolare 3/E del 2008) e continua a considerare il cumulo delle donazioni effettuate in vita tra donante e donatario ai fini del calcolo del consumo di franchigia. Quello che l’AdE non ha considerato, è che è prevista una disciplina specifica che esclude l’applicazione di imposta di donazione ad alcune liberalità indirette in virtù di una particolare esenzione. La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha accolto infatti il ricorso dei coniugi, affermando che è prevista una disciplina specifica che esclude l’applicazione dell’imposta di donazione alla liberalità indiretta posta in essere dai ricorrenti. Infatti, l’art. 1 comma 4-bis del D.Lgs. 346/1990, dispone che non sono soggette ad imposta le donazioni “collegate” ad atti concernenti il trasferimento di immobili, se soggetti ad imposta di registro proporzionale o Iva. In altre parole, l’imposta di donazione non è dovuta, in quanto l’operazione è soggetta alle imposte applicate sull’atto di compravendita immobiliare. Se così non fosse, si realizzerebbe a carico del contribuente una ingiustificata doppia imposizione, in quanto sarebbe costretto a pagare sia l’imposta di registro/Iva per l’acquisto dell’immobile, sia l’imposta sulle donazioni per il pagamento del prezzo dello stesso. Le conclusioni che possiamo trarre da questa vicenda riguardano le modalità con le quali possiamo porre in essere delle liberalità per ottimizzare la fiscalità. Nel caso di donazione di immobile da acquistare, sarà sicuramente più conveniente procedere con l’acquisto (con pagamento del prezzo da parte del donante) ed intestazione dell’immobile in nome altrui (donatario). Questa modalità che, rientra nella fattispecie del contratto a favore di terzo, oltre ad essere esente da imposta di donazione, gode del vantaggio di non erodere la franchigia, che resta disponibile per eventuali future donazioni.  

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Il Piano di Accumulo: impariamo a conoscerlo e ad utilizzarlo

Scritto il 16.04.2020

Gentili lettori, ben ritrovati.   Oggi vi parlo di un eccellente strumento finanziario, poco utilizzato, per entrare gradualmente nei mercati finanziari, molto utile in questo momento caratterizzato da elevata volatilità.   Le famiglie italiane risparmiano molto ma detengono una parte enorme del loro patrimonio in liquidità, più di 1/3. Questo significa non canalizzare il risparmio verso soluzioni di investimento si meno liquide ma che potrebbero generare ritorni più interessanti nel medio/lungo periodo.   Perché un concetto così semplice viene metabolizzato con fatica dagli Italiani? Perché vi sono dei “tunnel mentali”! Vediamo quali.   Disponibilità finanziarie contenute, che fanno scartare gli investimenti perché ritenuti insostenibili economicamente o non accessibili a tutti.   La volatilità dei mercati, cioè la tendenza dei prezzi delle attività finanziarie ad oscillare intorno al loro valore medio, genera emotività.   Market timing, fare previsioni, ovvero cercare di prevedere i movimenti futuri dei mercati nel tentativo di entrare ed uscire nel “momento giusto”, correndo il rischio di acquistare quando i prezzi sono più alti e di vendere quando il mercato scende.   Restare investiti. Il passato insegna che a conclusione delle “fasi orso”, quando arriverà il punto di inversione la ripresa sarà forte e gran parte dei rialzi avverrà in un numero limitato di sessioni, quindi non si potrà tornare ad investire in tempo. In tutti i cicli orso dei mercati, il punto di flessione è diventato evidente solo con il passare del tempo. Non c’è nessun campanello che segnala quando il mercato tocca il punto di minimo.   Il tempo è la chiave del successo. Se accettiamo un orizzonte temporale di lungo termine, l’investimento ha una migliore possibilità di crescere, rinforzarsi e contrastare una eventuale discesa del mercato. I dati storici insegnano che i mercati finanziari possono subire anche forti fluttuazioni, ma nel lungo periodo, la tendenza è orientata alla crescita. Occorre rendere il tempo amico, poiché aiuta a rendere possibile realizzare l’obiettivo che vogliamo raggiungere.   Una volta abbattuti questi “ostacoli mentali”, vediamo brevemente le caratteristiche del PAC.   Questo strumento finanziario può essere avviato in qualsiasi momento ed è accessibile a tutti, perché non servono grandi disponibilità finanziarie. E’ possibile iniziare anche con piccole somme (rata mensile 100 euro). Tali somme vengono versate con cadenza regolare – mensile o trimestrale – in modo automatico una volta aperto il Piano. Il vantaggio di questo meccanismo è che azzera l’impatto di scelte d’investimento irrazionali guidate dall’emotività.   L’acquisto mensile o trimestrale delle quote del fondo avverrà ad un prezzo sempre diverso, ovvero compreremo più quote in una fase di ribasso e meno quote in una fase di rialzo. In questo modo l’acquisto delle quote avverrà ad un prezzo medio consentendo un’esperienza di investimento più tranquilla ed evitando il rischio del market timing visto prima. Grazie alla mediazione del costo di acquisto delle quote, il PAC consente una migliore gestione della volatilità nel medio/lungo termine.   Un’ultima osservazione. Con il PAC è importante non perdere mai di vista la ragione per cui si investe – il nostro obiettivo - e operare in un’ottica di lungo termine. Il tempo, in questo caso, diventa nostro amico, perché aiuta a rendere possibile un obiettivo e a gestire la volatilità dell’investimento.  

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CORONA VIRUS: RISCHIO E DANNO COLLATERALE

Scritto il 02.04.2020

 Negli ultimi 20 anni, nel mondo, si sono succeduti 5 virus ad alta mortalità. In successione temporale abbiamo dovuto fronteggiare: nel 2003 la SARS, nel 2009 l’influenza A/H1N1, nel 2012 la MERS; nel 2014 Ebola e, infine, nel 2020 il nuovo Coronavirus COVID-19.   L’Italia, ad oggi, è la nazione più colpita perché ha una popolazione anziana importante e soprattutto perché i giovani abbandonano il tetto familiare sempre più tardi.   Considerate le modalità di trasmissione del contagio, è evidente come nelle famiglie italiane, in cui spesso convivono genitori, figli e nonni, sia più facile la diffusione del virus. In Germania, ove i giovani si rendono indipendenti dalla famiglia di origine molto prima che in Italia, i casi sono nettamente inferiori.    Tralasciando il rigido protocollo previsto per i decessi da Covid19 che impone il divieto assoluto per i malati di ricevere visite dai loro cari, con la conseguenza terribile che queste persone vengono a mancare prive della vicinanza e dell’affetto dei loro congiunti, tale virus impatta notevolmente anche da un punto di vista economico.   Poiché il 70% della ricchezza in Italia è detenuta da persone di età superiore a 65anni, l’improvvisa dipartita dell’anziano o del capo famiglia, porta l’apertura di una successione necessaria per legge, quindi si aprono scenari imprevisti o inaspettati in quel momento.   Perché mi riferisco ad una successione legittima è presto detto. La causa va ricercata, come ho già avuto modo di evidenziare altrove, nella scarsa abitudine degli Italiani a pianificare in tempo il passaggio dei loro beni. Questa “negligenza” è frutto di scarsa informazione e conoscenza delle dinamiche successorie, di una buona dose di scaramanzia e della convinzione della maggior parte degli Italiani che “tanto a me non capiterà mai”.   Purtroppo il virus non ci da un congruo preavviso, colpisce in modo inaspettato.   Prova ne è che molti anziani che godevano di ottima salute purtroppo sono venuti a mancare perché colpiti in modo letale da questo virus. Proprio perché l’impatto è stato repentino queste persone non hanno avuto modo di pianificare il loro passaggio dei beni, sono stati colti alla sprovvista.   Gli scenari che si aprono per gli eredi possono essere piuttosto rischiosi. Può accadere intanto che il chiamato all’eredità non possa o riesca ad accettare con beneficio d’inventario (art. 484 C.C.), stante la repentinità del decesso del congiunto, oppure che accetti l’eredità senza avere il tempo di informarsi circa l’esistenza di eventuali debiti.   Partendo dal presupposto stabilito dall’art. 2740 C.C. in tema di responsabilità personale, che dispone che il debitore risponde delle proprie obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, l’art. 754 C.C. dice che gli eredi sono tenuti a pagare i debiti ereditari in proporzione alla loro quota di eredità. Sebbene non sia dunque prevista la solidarietà passiva, spesso i contratti di finanziamento e le fidejussioni prevedono che le obbligazioni contratte dal de cuius siano solidali nei confronti degli eredi e aventi causa. Si tratta di una deroga convenzionale alla regola della parziarietà che pone un rischio molto alto sugli eredi.   In tutti questi casi l’erede, anche se dovesse rinunciare all’eredità, lascerebbe nelle mani del creditore la possibilità di opporsi, qualora subisse un pregiudizio dalla rinuncia, per far accettare l’eredità al chiamato alla stessa.   Per questa e molte altre ragioni, i titolari di patrimonio, dovrebbero iniziare a pianificare e proteggere consapevolmente il proprio patrimonio utilizzando gli strumenti legali che oggi il codice civile offre.   Prevenire è meglio che curare…

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PREZZO E VALORE DI UN'AZIONE: due facce della stessa medaglia

Scritto il 24.03.2020

La cultura classica, ovvero il patrimonio culturale dei popoli antichi, specialmente greci e latini, offre ancora oggi, a distanza di duemila anni, spunti attualissimi per comprendere la realtà che stiamo vivendo. Avendo una formazione umanistica, cerco sempre di analizzare concetti attuali attingendo alla saggezza del passato. Nei testi dei filosofi della Grecia antica, in particolare Platone e Aristotele, troviamo già delle riflessioni sull’economia, anche se non costituiscono una scienza economica propriamente detta, autonoma rispetto alle altre forme di sapere, che emergerà solo in epoca moderna con Adam Smith ed il suo trattato “Ricchezza delle nazioni”, nel 1776. Premesso che nel mondo greco il lavoro manuale e l’economia erano considerate attività inferiori e meno importanti rispetto alle altre attività intellettuali come lo studio, la spiritualità e la riflessione, ad Aristotele va il merito del primo approccio teorico all’economia politica, con il suo trattato “Etica Nicomachea”, basato sulla teoria del valore d’uso e del valore di scambio. Secondo Aristotele, il VALORE D’USO è il valore intrinseco di una merce, derivante dal consumo da parte dell’uomo. Il VALORE DI SCAMBIO è invece il valore della merce che si concretizza realmente sul mercato tra il venditore e l’acquirente. Il pensiero economico di Aristotele (non esistendo nella sua epoca i mercati finanziari!) pone su un piano centrale la giustizia commutativa. Secondo il filosofo, nello scambio il sacrificio del venditore (alienante) della merce deve essere uguale alla ricompensa in moneta che ottiene dalla vendita della merce. La quantità di moneta ottenuta dalla vendita di una merce deve consentire al venditore di acquistare merci con utilità/desiderio tali da compensare il suo sacrificio iniziale. Dal pensiero di Aristotele deriva, pertanto, la teoria del giusto prezzo. Traslando questi concetti ad oggi, possiamo parlare di PREZZO e VALORE di un’azione. I mercati finanziari sono l’espressione massima del principio di prezzo perché rendono possibile lo scambio in tempo reale. Oggi si è molto preoccupati dell’andamento dei prezzi delle azioni. Si ragiona sul quando avverrà il rimbalzo e sul quanto. Lasciando a chi di dovere queste speculazioni, credo sia doveroso ed utile concentrarci sui fondamentali, ovvero dovremmo cercare di capire come si valuta il prezzo di un’azione. Chi ha studiato economia, sa che sul tema ci sono due scuole di pensiero: l’Analisi Fondamentale e l’Analisi Tecnica. La prima fa riferimento ai Fondamentali di un’azienda, cioè essenzialmente al bilancio della società con i suoi indicatori, il mercato in cui opera, i rapporti che ha con clienti e fornitori, la qualità dei membri del CDA e l’attuale congiuntura economica. Obiettivo di questo approccio è calcolare il Fair Value, cioè il prezzo corretto di un’azione e successivamente paragonare questo Fair Value al prezzo di mercato per vedere se un’azienda è sopravvalutata o sottovalutata. I principali indicatori di questa analisi sono: P/E (Prezzo/Utili) che ci dice sostanzialmente se il prezzo di un’azione è caro o meno rispetto agli utili che quella stessa società produce; ed il P/BV (Price/Book Value) che rapporta il prezzo di un’azione al patrimonio netto dell’azienda, ci dice quante volte l’investitore paga, in più, l’azienda rispetto al suo valore patrimoniale. Warren Buffet è il fautore più famoso di questo tipo di analisi e non è che sia uno dei più sprovveduti! La seconda scuola di pensiero si basa esclusivamente sull’analisi dei grafici. Gli analisti si basano sui prezzi passati e cercano, in qualche modo, di stimare dall’osservazione di questi prezzi, l’andamento futuro. Premesso che, personalmente, prediligo l’analisi fondamentale perché più utile a valutare investimenti di lungo periodo, vediamo come si stima il prezzo di un’azione. Tecnicamente, il prezzo di un’azienda quotata in borsa è la stima dei valori attuali futuri dei flussi di cassa che si potranno ottenere da quel tipo di investimento. Scomodando la matematica finanziaria, diciamo che è un’attualizzazione dei dividendi futuri ottenibili da una azione, secondo un tasso corretto per il rischio. Con lo scenario attuale, in cui non vi è ancora certezza sull’evoluzione della crisi dovuta ai contagi del Coronavirus, e dunque nessuno è ancora in grado di valutare quale sarà l’impatto di tutto questo sugli utili futuri delle aziende, i mercati reagiscono deprezzando le azioni, che costituisce la reazione più naturale.  Ma è innegabile che il criterio di valutazione resta lo stesso nel tempo, ovvero il prezzo delle azioni sarà sempre legato alle aspettative sui dividendi futuri. L’altro elemento che ho citato, presente nella formula di matematica finanziaria utilizzata per calcolare il prezzo di un’azione, è il tasso di sconto, che attualizza i dividendi futuri, ovvero il tasso di rendimento richiesto dagli azionisti. Questo tasso dipende da due fattori: propensione al rischio degli investitori e tasso risk-free. Se gli investitori sono propensi a sopportare un rischio maggiore possono accettare un rendimento più basso con una ricaduta positiva sui prezzi. Questa propensione ad assumere rischio da parte degli investitori oggi è sicuramente favorita dal tasso risk-free, cioè il tasso base, che è in territorio negativo. E poiché i tassi rimarranno negativi ancora a lungo, questo favorirà i prezzi delle azioni. Mi auguro che queste mie riflessioni servano a far capire che i prezzi sono variabili che oscillano in base alle aspettative degli operatori economici, mentre i fondamentali delle aziende sono gli elementi a cui dobbiamo prestare attenzione, quando acquistiamo ed investiamo il nostro denaro, perché questi e solo questi produrranno valore. Concludo, citando ancora Warren Buffet che, con questa celebre affermazione, sintetizza il contenuto di questo mio scritto: “Il prezzo è quello che paghi. Il valore è quello che ottieni.”  

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