Cristiana Sergio

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Consulente finanziario

Top MoneyController Financial Educational
Deutsche Bank Financial Advisors
Treviso
Fino a €20MLN
Da 5 anni a 10 anni
Laurea specialistica
57 anni
954
19/03/2018

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“INVESTI CON NOI”

Scritto il 21.07.2020

  Siamo reduci da un periodo difficile, in cui le certezze di ciascuno di noi sembravano sul punto di sgretolarsi. Io sono un ottimista di natura ed ho affrontato questo momento restando accanto ai miei clienti con ogni mezzo possibile, per sostenerli, per trasferire loro la mia positività e soprattutto il concetto che le crisi possono capitare, ma si superano. Perché la storia non si ferma per una crisi, ma va avanti. Questo è il momento di dimostrare GRINTA e CORAGGIO! Qualcuno disse “ONLY THE BRAVE”! Per questo ti invito a sfruttare la bellissima iniziativa che la mia banca ha realizzato, pensata proprio per te. Se vorrai scegliermi come tuo consulente di fiducia, riceverai un premio dell’1% calcolato sulle somme chead andremo investire, all’interno di un tuo personale progetto di vita, che terrà conto dei tuoi obiettivi finanziari, patrimoniali e previdenziali. Il premio verrà erogato all’interno di un buono di acquisto elettronico, utilizzabile per l’acquisto di beni e servizi presso tutti gli esercizi commerciali sul territorio italiano convenzionati al circuito e dotati di Pos. I soldi che noi ti regaleremo e che tu spenderai daranno anche un importante contributo a far ripartire l’economia italiana! Ti aspetto!  

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LA CONSULENZA PATRIMONIALE AI TEMPI DI SERPICO

Scritto il 16.07.2020

Gentili lettori, ben ritrovati. Oggi voglio condividere con voi alcuni spunti sulle donazioni informali, cioè quelle effettuate senza l’atto pubblico prescritto dalla legge, che rappresentano la modalità più ricorrente con la quale gli Italiani trasferiscono ricchezza e soprattutto sugli effetti fiscali “indesiderati” che queste provocano!  Per seguirmi in questo percorso, è fondamentale voi conosciate le armi che l’Ade detiene e utilizza in tema di accertamento fiscale, anche per comprendere le modalità con cui queste minacciano il vostro patrimonio. Sintetizzando, diciamo che le persone fisiche possono essere sottoposte in via esclusiva alle seguenti tipologie di accertamento: analitico(artt. 38 comma 1-2, 39 comma 1 e 40 Dpr 600/73 per le imposte sui redditi e artt 5455 Dpr 633/72 in materia di Iva); sintetico(art. 38 comma 3-5 Dpr 600/73). L’accertamento si dice analitico quando l’Ufficio, sebbene la dichiarazione sia incompleta o infedele, è in grado di determinare analiticamente, ossia voce per voce, il maggior reddito conseguito o le indebite detrazioni effettuate dal contribuente. L’accertamento si dice sintetico quando l’Ade determina il reddito sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel periodo d’imposta da parte del contribuente (cd. Accertamento Puro o Spesometro,) tradotto, io Ade sostengo che tutto quello che spendi è reddito soggetto ad Irpef; oppure sul contenuto induttivo di elementi indicativi della capacità contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza (cd. Redditometro), tradotto io Ade sostengo che una famiglia composta da quattro persone, che vive in una zona centrale di Milano, che possiede una seconda casa al mare, ecc. debba dichiarare un certo reddito; L’accertamento è disposto dall’Ufficio a condizione che il reddito complessivo, così come determinato in base ai precedenti punti, ecceda di almeno un quinto quello dichiarato. Dunque, FINO A PROVA CONTRARIA, (ovvero dovremo essere noi contribuenti a dimostrare il contrario) il reddito così determinato, sarà quello che l’Ade si aspetta da noi nella dichiarazione dei redditi. Inoltre, per combattere l’evasione fiscale(leggi evasione Irpef), l’Ade si avvale dal 2013 di Ser.pi.co, un software potentissimo che ha accesso agli archivi informatici della Sogei, fortemente voluto dall’allora premier uscente, Monti, e caldeggiato dall’allora direttore dell’Ade, Befera. Accedendo a Serpico infatti il Fisco può monitorare in qualsiasi momento tutte le banche dati collegate online con il cervellone della Sogei (catasto, demanio, motorizzazione, Inps, Inail, dogane, registri) rilevando senza bisogno di alcuna previa autorizzazione auto, case, terreni ma anche beni di lusso come aerei e barche intestate ad ogni contribuente italiano per incrociare i dati con quelli contenuti nelle dichiarazioni dei redditi e valutarne la congruenza. Serpico scova anche nelle utenze di luce, gas e acqua e mette in risalto qualsiasi spesa sospetta (ad esempio polizze). Il Grande fratello informatico del Fisco monitora 24 ore su 24 conti correnti, titoli bancari e tutte le operazioni sopra i mille euro. Questo potente impianto normativo, ideato per “stanare” gli evasori dell’Irpef, ha ripercussioni di non poco conto su tutte le liberalità cosiddette “informali”, cioè tutte quelle donazioni effettuate senza la forma solenne che il C.C. prescrive per la donazione, l’atto pubblico redatto dal notaio alla presenza di due testimoni, art. 769 C.C. Va detto che tutte le liberalità, anche informali, sono soggette alle imposte di donazione - art. 1 del TUS (dec leg 346 del 31 ottobre del 1990). Se effettuate con atto pubblico, il notaio, in qualità di sostituto d’imposta, provvede a versare le imposte se dovute e annota la franchigia consumata, che ricordo essere la stessa dell’imposta di successione. Nella maggioranza dei casi, però, le liberalità vengono poste in essere senza ricorrere all’atto pubblico. Pensiamo al genitore che effettua un consistente bonifico dal suo conto a quello del figlio (magari ancora studente, oppure alle prime esperienze lavorative) per consentirgli di acquistare casa, oppure ad una cointestazione fittizia di conto corrente tra genitore e figlio, ove la provvista sia apportata quasi esclusivamente dal padre, con l’intenzione di trasferire una parte del suo patrimonio al figlio senza farlo cadere in successione. Poiché queste liberalità determinano un arricchimento patrimoniale del figlio, l’Ade (grazie a Serpico) si accorgerà subito che le spese effettuate dal figlio non risulteranno congrue con il reddito dichiarato. L’amministrazione finanziaria chiamerà pertanto il figlio ad un contraddittorio (attenzione: non perché non ha versato le imposte sulla donazione ricevuta dal padre) ma perché ha evaso l’Irpef sul denaro utilizzato per l’acquisto della casa. Il figlio si difenderà sostenendo che il denaro gli è stato fornito dal padre dato che il bonifico è tracciabile. L’Ade contesterà allora il mancato pagamento delle imposte di donazione, applicando l’aliquota massima – 8% - sull’importo eccedente la franchigia, più le sanzioni che vanno da un minimo del 120% al 240% dell’imposta evasa. Dopodiché, l’Ade sposterà l’accertamento sul padre, per accertare che il denaro donato al figlio abbia a suo tempo scontato l’Irpef. Capite dunque, in che razza di ginepraio andiamo ad infilarci! A conclusione di questo ragionamento, non voglio che passi il messaggio che le donazioni informali vadano assolutamente evitate, tutt’altro! Se sapientemente utilizzate, possono rivelarsi un ottimo strumento di trasferimento di ricchezza, anticipando la successione. Occorre effettuare, con un bravo consulente patrimoniale, un accurato Tax Planning su ogni specifico patrimonio di famiglia, per individuare le aree di vulnerabilità, e, ove ve ne fossero, valutare l’esposizione al rischio e conseguentemente trovare le soluzioni più idonee che consentano anche un risparmio fiscale. Ricordo che non esiste liberalità indiretta che non possa essere “sanata” a posteriori, a patto di affidarsi ad un professionista competente che utilizzerà, di volta in volta, gli strumenti giuridici più adeguati, naturalmente prima di ricevere l’avviso di accertamento da parte dell’Ade. Dopo, sarà troppo tardi…          

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PATRIMONI DI FAMIGLIA. LE NUOVE MINACCE DAL FISCO.

Scritto il 08.06.2020

La proposta della Commissione Europea di riconoscere all'Italia 173 miliardi di euro per uscire dalla crisi scatenata dall'emergenza del Coronavirus, rappresenta un'àncora di salvezza per il nostro Paese ma la sua approvazione non è così scontata vista l'opposizione di Svezia, Olanda, Danimarca e Austria. Le soluzioni di cui si parla da settimane per risolvere il deficit, sono molteplici. Ma hanno tutte un comune denominatore...l'inasprimento fiscale che potrebbe provocare danni ai patrimoni di famiglia. Per questo il 1 luglio 2020 alle ore 18 incontreremo in una serata live un esperto che ci illustrerà i possibili scenari e le strategie di soluzione. I posti disponibili sono in esaurimento ma se qualcuno fosse interessato può contattarmi al numero 329 7437824 oppure può inviare una mail a: cristiana.sergio@dbfinancialadvisors.it

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PROTEGGI, TRASFERISCI E OTTIMIZZA FISCALMENTE IL TUO PATRIMONIO CON SOCIETA' SEMPLICE E POLIZZA VITA

Scritto il 02.06.2020

Ho affrontato in altri articoli cosa significa fare Consulenza Patrimoniale, quali elementi del patrimonio prendiamo in considerazione e da quali rischi ci possiamo tutelare. Riprendendo il discorso, potremmo dire che la consulenza patrimoniale è oggi il servizio più completo ed avanzato per quanto riguarda i servizi alla persona ed alla sua famiglia, perché si tratta di una consulenza ad ampio raggio che va ben oltre l’aspetto meramente finanziario. È una analisi rivolta all’intero patrimonio, fatto sicuramente da una parte finanziaria, ma anche da immobili e terreni, da partecipazioni aziendali, beni di lusso e soprattutto elementi non tangibili di indubbio valore per il cliente stesso come il capitale umano, le relazioni affettive, il proprio modo di pensare ed i desiderata. Per questo è una consulenza molto più ricca e sfaccettata, all’interno della quale l’aspetto finanziario diventa uno strumento per realizzare un disegno più ampio. Ho elencato precedentemente gli strumenti giuridici che il nostro ordinamento ci mette a disposizione per costruire una efficiente strategia di protezione patrimoniale. Oggi vorrei analizzare più in dettaglio due di questi strumenti, che a me piacciono molto, perché molto versatili, cioè in grado di essere utilizzati per diverse finalità, e soprattutto a costi molto più contenuti rispetto ad altri strumenti, più blasonati, come ad esempio il trust. Mi riferisco alla società semplice ed alla polizza vita. Cercherò di esporre gli aspetti salienti di questi strumenti con il dono della sintesi che è necessario quando abbiamo tempi ridotti e gli argomenti sono complessi. La Società Semplice La società semplice è uno strumento che consiglio in tutti quei casi in cui l’esigenza principale non sia la mera protezione del patrimonio, ma la pianificazione del passaggio generazionale o la regolamentazione della governance del patrimonio di famiglia, in particolare per gli asset illiquidi o difficilmente divisibili (es: immobili, partecipazioni in società non quotate, portafoglio finanziario, opere d’arte). Le caratteristiche che la rendono idonea ai nostri scopi sono soprattutto la flessibilità, in quanto essendo basata sull’ “intuitu personae”, cioè il rapporto di fiducia che lega i soci, permette agli stessi un’ampia discrezionalità nella regolamentazione sia nei rapporti interni che esterni, ad esempio ponendo il consenso come regola generale, si può blindare l’ingresso a nuovi soci, oppure si può, a mezzo atto costitutivo, prevedere alcune clausole volte ad agevolare la trasferibilità delle quote societarie, anche ai fini del passaggio generazionale. In questo modo si può disciplinare il grado di coinvolgimento dei membri della famiglia nella gestione. Un esempio classico è la holding di famiglia costituita nella forma di s.s. della famiglia Agnelli, la Dicembre società semplice fondata nel 1984, vera e propria cassaforte di famiglia. Altra caratteristica è la riservatezza, poiché la società semplice non ha l’obbligo di tenuta delle scritture contabili, né della redazione del bilancio ma deve solo redigere il rendiconto; inoltre non vi è obbligo di iscrizione nel Registro Imprese per venire ad esistenza. La possiamo utilizzare come cassaforte, in una dinamica di anticipazione del passaggio generazionale su patrimoni mobiliari e immobiliari. I portafogli, detenuti presso intermediari finanziari, che altrimenti vedrebbero tutta una serie di complicazioni tecniche nell’ambito del passaggio generazionale o dell’anticipazione dello stesso. Conferendo invece ad una s.s.  un portafoglio, abbiamo la possibilità di trasferirlo successivamente agli eredi, donando semplicemente le quote o la nuda proprietà delle stesse. Nel caso della successione ereditaria relativa ad un bene immobile, alla morte del socio, si trasferiscono agli eredi le sole quote societarie e NON le quote di proprietà sui singoli beni del de cuius. Questo meccanismo consente di evitare la "piaga" della Comunione Ereditaria che colpisce gran parte delle famiglie italiane, in assenza di pianificazione, con il risultato che se non vi è l'accordo di tutti gli eredi, l'immobile non si può ne manutenere, ne vendere. Occorrerà infatti il consenso di tutti per assumere qualunque decisione in merito all’immobile ed in caso di disaccordo tra coeredi, occorrerà intraprendere un giudizio per lo scioglimento della comunione e la successiva vendita del bene. Viceversa il conferimento di un immobile all'interno di una società semplice consentirà agli eredi di subentrare nella proprietà delle sole quote sociali, mentre la proprietà dell'immobile rimarrà in capo alla società stessa: sarà quindi l'amministratore di quest'ultima ad occuparsi, in piena autonomia decisionale, della sua manutenzione ed eventualmente della sua vendita a terzi. Di contro, non la consiglio come mero strumento di protezione del patrimonio poiché presenta alcuni limiti: primo tra tutti, la responsabilità illimitata dei soci per le obbligazioni contratte dalla società, come accade in tutte le società di persone, con la facoltà del creditore personale del socio di chiedere la liquidazione della quota, qualora il suo patrimonio risulti incapiente o non sufficiente per soddisfare il credito, anche se, va detto, che non è ammesso il pignoramento. Quindi se l’esigenza è quella di proteggere o tutelare, sarebbe opportuno utilizzare altri strumenti. La Polizza Vita La polizza vita nasce per proteggere il tenore di vita, che è minacciato da due grandi rischi: la lunga sopravvivenza o la morte prematura. Nel corso del tempo però ci si è resi conto che la polizza si poteva utilizzare per scopi diversi, preziosissimi per chi fa consulenza patrimoniale. La prima finalità è la segregazione, la polizza è uno strumento potentissimo nel campo dell’asset protection, e la seconda riguarda il passaggio dei beni. La segregazione, non è una finalità perseguita dal consulente patrimoniale, ma riconosciuta dal legislatore. Infatti, la segregazione è normata dall’art. 1923 C.C. che parla di impignorabilità e insequestrabilità (che è un modo diverso per dire segregazione), “le somme dovute al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva e cautelare”. Naturalmente la segregazione trova un limite nella tutela dei creditori, di cui all'articolo 2740 del codice civile, che impone una regola fondamentale: “Il debitore risponde delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Eventuali limitazioni a questo principio sono ammesse ma solo quando lo preveda la legge.” Questo significa che viene meno la segregazione della polizza vita se è possibile esperire una azione revocatoria, posta a difesa del creditore. Del resto questa vulnerabilità è tipica di tutti gli strumenti di asset protection, non solo della polizza, poiché il nostro ordinamento salvaguarda in primis le ragioni del creditore.  Oppure, viene meno la segregazione della polizza vita, se c’è la responsabilità penale, ad esempio in caso di reati fiscali. Quindi, per sfruttare appieno la finalità della segregazione, occorre stipulare la polizza vita quando si è in bonis, cioè quando i rischi non sono ancora manifesti. La seconda finalità di cui dicevamo riguarda il passaggio dei beni. Si fa riferimento all’art. 1920 C.C. che dice” E valida l’assicurazione sulla vita a favore di un terzo. La designazione del beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione, o con successiva dichiarazione scritta comunicata all’assicuratore, o per testamento…” Vuol dire che, per effetto della designazione, il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione. Il capitale che la compagnia darà al beneficiario designato in caso di morte non è ricompreso nell’asse ereditario. Significa che la polizza vita attribuisce un diritto “iure proprio” al beneficiario, che acquisisce un capitale in forza di un diritto estraneo al diritto successorio. Immaginiamo che un soggetto nomini, nel testamento, Tizio come erede universale. All’apertura della successione si scopre che tale soggetto aveva stipulato una polizza vita indicando come beneficiari gli eredi legittimi. Bene, la compagnia, disattenderà completamente quanto scritto nel testamento e liquiderà il capitale ai soggetti indicati quali beneficiari nella polizza, proprio perché la polizza conferisce un diritto che non rientra nella successione, appunto iure proprio. Le conseguenze o gli effetti dello “iure proprio” della polizza vita si esplicano sul piano giuridico e fiscale. Giuridico perché il beneficiario della polizza che dovesse rinunciare all’eredità o che dovesse accettarla con beneficio d’inventario, perché magari teme che l’eredità possa essere gravata da debiti, ha comunque diritto ad incassarlo. Non solo, accettando con beneficio di inventario, non risponderà degli eventuali debiti del de cuius, poiché tale modalità impedisce la confusione dei patrimoni, quello dell’erede e quello del decuius. Questo è un privilegio molto importante che, sottolineo, ha solo la polizza vita, in quanto consente di trasferire ricchezza a coloro che amiamo, anche se dovessimo temere di avere debiti al momento della morte. Lo iure proprio consente di creare anche liquidità per gli eredi quando c’è un patrimonio immobiliare importante che cade in successione; ricordo che le imposte ipo-catastali vanno pagate anticipatamente, prima ancora di poter accedere alla liquidità che cade in successione perché le banche non consentono di accedere alle posizioni finanziarie fino a che non si presenta la dichiarazione di successione che a sua volta si può presentare solo dopo aver pagato le ipo-catastali. Infine il capitale erogato dalla compagnia al beneficiario non è oggetto di azione di riduzione in difesa dei diritti dei legittimari, eventualmente lesi, cioè di coloro che hanno diritto alla quota di legittima. Possono essere oggetto di azione di riduzione solo i premi versati, perché costituiscono una liberalità e dunque un depauperamento del patrimonio del disponente. Infatti, la Cassazione con una importante sentenza nel 2017 ha classificato le polizze vita donazioni indirette. Va ricordato che la riservatezza, di cui dicevamo prima, viene meno se c’è lesione di legittima, perché mentre in passato non vi era modo di ricostruire, oggi esiste il Registro delle Imprese, a cui le compagnie hanno l’obbligo di comunicare, di tutte le polizze in essere, contraente, premi versati e beneficiario. Al Registro Imprese accede solo il giudice quando accerta la lesione di legittima, in questo caso, dichiarerà la presenza di questa polizza, l’ammontare dei premi versati ed il nominativo del beneficiario. Se uno degli eredi legittimi chiede informazioni, la compagnia è tenuta a mantenere la riservatezza sui beneficiari e può solo comunicare l’importo dei premi versati.    Un altro importantissimo privilegio della polizza vita derivante dallo iure proprio che voglio sottolineare è il seguente. Nel nostro ordinamento vige il principio del divieto di patto successorio, in base al quale è sempre possibile revocare il testamento ed è vietato e pertanto nullo il patto tra disponente in vita e futuri eredi. Significa che il disponente non può stringere accordi personali con gli eredi quando è in vita per assegnare i suoi beni. Questo è un principio sacrosanto del nostro ordinamento che si spiega con la volontà del legislatore di tutelare la libertà testamentaria. In poche parole, il testatore può cambiare la sua volontà rispetto alla propria successione fino ad un istante prima della sua morte. Per questo motivo si ritiene il testatore non possa essere vincolato contrattualmente a disporre per testamento in un determinato modo piuttosto che in un altro. La sua volontà è quindi assolutamente libera, fino alla morte. L’unico strumento, presente nel nostro ordinamento giuridico, che ci consente di “aggirare” questa norma e di creare lo stesso effetto di un patto successorio (vietato) è la polizza vita con beneficio accettato. Ma quando la polizza diventa Patto Successorio? Facendo coincidere la figura del contraente con quella di assicurato, il contraente dichiara che rinuncia a cambiare beneficiario, rinuncia ai riscatti anticipati, cioè a prelevare le somme all’interno della polizza e rinuncia a mettere a pegno quelle somme. L’accettazione del beneficio avviene con la firma del contraente e del beneficiario di un modulo fornito dalla compagnia, il cosiddetto vincolo di appendice, in questo modo il contraente blinda in modo definitivo quella liquidità all’interno della polizza a favore del beneficiario designato. Non sarà più revocabile, neanche con testamento, a meno che la revoca non sia espressa con l’accordo di tutti, contraente e beneficiari. Il beneficio accettato è utilissimo per la compensazione nel patto di famiglia, per compensare un figlio con la liquidità rispetto ad un altro che ha ricevuto un immobile, come liquidazione una tantum nei divorzi, oppure quando il genitore è in quarta età ed i figli hanno paura che badanti o persone interessate possano plagiare l’anziano e far cambiare il beneficiario. Anche sul piano fiscale, dallo iure proprio ne consegue un privilegio assoluto, cioè che i capitali derivanti dalle polizze vita, liquidati ai beneficiari in caso di morte dell’assicurato, non concorrono a formare l’attivo ereditario. Oltre ad essere esente dal punto di vista fiscale, non consuma neanche franchigia ai fini delle imposte di successione e donazione, dunque si rivela uno strumento eccellente per ottimizzare fiscalmente il passaggio dei beni. Per concludere, aggiungo che è possibile potenziare ulteriormente la polizza vita, per aumentarne l’efficacia sia ai fini segregativi che per il passaggio dei beni, utilizzando congiuntamente ad essa altri strumenti giuridici. Non svelerò qui di cosa si tratta, ma ne parlerò solo con i lettori che saranno interessati ad approfondire con me l’argomento. Sono temi delicati, credo dunque sia giusto condividere solo con chi vuole realmente capire come trasmettere al meglio il proprio patrimonio.    

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PATRIMONIO: I VANTAGGI DELLE DONAZIONI INDIRETTE ESENTI DA IMPOSTA.

Scritto il 13.05.2020

La recente sentenza del 3 febbraio 2020, n. 263 della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia mi offre lo spunto per parlare di un argomento che non dovrebbe essere oggetto di “attenzione” da parte dell’Agenzia delle Entrate, stante la chiarezza normativa che lo disciplina, ma evidentemente così non è per l’amministrazione finanziaria. Il caso concreto riguardava una donazione effettuata dal marito alla moglie avente ad oggetto somme di denaro e titoli per un importo inferiore alla franchigia di un milione di euro, preceduta però da una liberalità indiretta posta sempre in essere tra gli stessi soggetti, consistente nel pagamento del prezzo di un immobile nell’ambito di una compravendita immobiliare di importo superiore ad un milione di euro – prezzo versato integralmente da parte del coniuge a titolo di liberalità indiretta. L’amministrazione finanziaria era intervenuta emanando un avviso di liquidazione dell’imposta sulle donazioni, contestando che la prima liberalità indiretta avesse già integralmente eroso la franchigia e che dunque la seconda donazione dovesse scontare l’imposta sulle donazioni, applicando l’aliquota del 4% sul valore eccedente la franchigia. L’istituto giuridico che qui viene tirato in ballo dall’amministrazione finanziaria è il COACERVO (Art. 57 D. Lgs. N. 346/1990) secondo cui, ai fini dell’applicazione della franchigia, si deve tenere conto di tutte le donazioni precedenti intervenute tra lo stesso donante e lo stesso donatario. Premesso che il coacervo aveva il suo fondamento quando erano in vigore le aliquote progressive sulle imposte di donazione e successione, abrogate dalla L. n. 342/2000, da cui la Cassazione ne ricava l’abrogazione del coacervo per incompatibilità con la nuova normativa; l’Agenzia delle Entrate rimane ferma sul coacervo (Circolare 3/E del 2008) e continua a considerare il cumulo delle donazioni effettuate in vita tra donante e donatario ai fini del calcolo del consumo di franchigia. Quello che l’AdE non ha considerato, è che è prevista una disciplina specifica che esclude l’applicazione di imposta di donazione ad alcune liberalità indirette in virtù di una particolare esenzione. La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha accolto infatti il ricorso dei coniugi, affermando che è prevista una disciplina specifica che esclude l’applicazione dell’imposta di donazione alla liberalità indiretta posta in essere dai ricorrenti. Infatti, l’art. 1 comma 4-bis del D.Lgs. 346/1990, dispone che non sono soggette ad imposta le donazioni “collegate” ad atti concernenti il trasferimento di immobili, se soggetti ad imposta di registro proporzionale o Iva. In altre parole, l’imposta di donazione non è dovuta, in quanto l’operazione è soggetta alle imposte applicate sull’atto di compravendita immobiliare. Se così non fosse, si realizzerebbe a carico del contribuente una ingiustificata doppia imposizione, in quanto sarebbe costretto a pagare sia l’imposta di registro/Iva per l’acquisto dell’immobile, sia l’imposta sulle donazioni per il pagamento del prezzo dello stesso. Le conclusioni che possiamo trarre da questa vicenda riguardano le modalità con le quali possiamo porre in essere delle liberalità per ottimizzare la fiscalità. Nel caso di donazione di immobile da acquistare, sarà sicuramente più conveniente procedere con l’acquisto (con pagamento del prezzo da parte del donante) ed intestazione dell’immobile in nome altrui (donatario). Questa modalità che, rientra nella fattispecie del contratto a favore di terzo, oltre ad essere esente da imposta di donazione, gode del vantaggio di non erodere la franchigia, che resta disponibile per eventuali future donazioni.  

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Il Piano di Accumulo: impariamo a conoscerlo e ad utilizzarlo

Scritto il 16.04.2020

Gentili lettori, ben ritrovati.   Oggi vi parlo di un eccellente strumento finanziario, poco utilizzato, per entrare gradualmente nei mercati finanziari, molto utile in questo momento caratterizzato da elevata volatilità.   Le famiglie italiane risparmiano molto ma detengono una parte enorme del loro patrimonio in liquidità, più di 1/3. Questo significa non canalizzare il risparmio verso soluzioni di investimento si meno liquide ma che potrebbero generare ritorni più interessanti nel medio/lungo periodo.   Perché un concetto così semplice viene metabolizzato con fatica dagli Italiani? Perché vi sono dei “tunnel mentali”! Vediamo quali.   Disponibilità finanziarie contenute, che fanno scartare gli investimenti perché ritenuti insostenibili economicamente o non accessibili a tutti.   La volatilità dei mercati, cioè la tendenza dei prezzi delle attività finanziarie ad oscillare intorno al loro valore medio, genera emotività.   Market timing, fare previsioni, ovvero cercare di prevedere i movimenti futuri dei mercati nel tentativo di entrare ed uscire nel “momento giusto”, correndo il rischio di acquistare quando i prezzi sono più alti e di vendere quando il mercato scende.   Restare investiti. Il passato insegna che a conclusione delle “fasi orso”, quando arriverà il punto di inversione la ripresa sarà forte e gran parte dei rialzi avverrà in un numero limitato di sessioni, quindi non si potrà tornare ad investire in tempo. In tutti i cicli orso dei mercati, il punto di flessione è diventato evidente solo con il passare del tempo. Non c’è nessun campanello che segnala quando il mercato tocca il punto di minimo.   Il tempo è la chiave del successo. Se accettiamo un orizzonte temporale di lungo termine, l’investimento ha una migliore possibilità di crescere, rinforzarsi e contrastare una eventuale discesa del mercato. I dati storici insegnano che i mercati finanziari possono subire anche forti fluttuazioni, ma nel lungo periodo, la tendenza è orientata alla crescita. Occorre rendere il tempo amico, poiché aiuta a rendere possibile realizzare l’obiettivo che vogliamo raggiungere.   Una volta abbattuti questi “ostacoli mentali”, vediamo brevemente le caratteristiche del PAC.   Questo strumento finanziario può essere avviato in qualsiasi momento ed è accessibile a tutti, perché non servono grandi disponibilità finanziarie. E’ possibile iniziare anche con piccole somme (rata mensile 100 euro). Tali somme vengono versate con cadenza regolare – mensile o trimestrale – in modo automatico una volta aperto il Piano. Il vantaggio di questo meccanismo è che azzera l’impatto di scelte d’investimento irrazionali guidate dall’emotività.   L’acquisto mensile o trimestrale delle quote del fondo avverrà ad un prezzo sempre diverso, ovvero compreremo più quote in una fase di ribasso e meno quote in una fase di rialzo. In questo modo l’acquisto delle quote avverrà ad un prezzo medio consentendo un’esperienza di investimento più tranquilla ed evitando il rischio del market timing visto prima. Grazie alla mediazione del costo di acquisto delle quote, il PAC consente una migliore gestione della volatilità nel medio/lungo termine.   Un’ultima osservazione. Con il PAC è importante non perdere mai di vista la ragione per cui si investe – il nostro obiettivo - e operare in un’ottica di lungo termine. Il tempo, in questo caso, diventa nostro amico, perché aiuta a rendere possibile un obiettivo e a gestire la volatilità dell’investimento.  

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CORONA VIRUS: RISCHIO E DANNO COLLATERALE

Scritto il 02.04.2020

 Negli ultimi 20 anni, nel mondo, si sono succeduti 5 virus ad alta mortalità. In successione temporale abbiamo dovuto fronteggiare: nel 2003 la SARS, nel 2009 l’influenza A/H1N1, nel 2012 la MERS; nel 2014 Ebola e, infine, nel 2020 il nuovo Coronavirus COVID-19.   L’Italia, ad oggi, è la nazione più colpita perché ha una popolazione anziana importante e soprattutto perché i giovani abbandonano il tetto familiare sempre più tardi.   Considerate le modalità di trasmissione del contagio, è evidente come nelle famiglie italiane, in cui spesso convivono genitori, figli e nonni, sia più facile la diffusione del virus. In Germania, ove i giovani si rendono indipendenti dalla famiglia di origine molto prima che in Italia, i casi sono nettamente inferiori.    Tralasciando il rigido protocollo previsto per i decessi da Covid19 che impone il divieto assoluto per i malati di ricevere visite dai loro cari, con la conseguenza terribile che queste persone vengono a mancare prive della vicinanza e dell’affetto dei loro congiunti, tale virus impatta notevolmente anche da un punto di vista economico.   Poiché il 70% della ricchezza in Italia è detenuta da persone di età superiore a 65anni, l’improvvisa dipartita dell’anziano o del capo famiglia, porta l’apertura di una successione necessaria per legge, quindi si aprono scenari imprevisti o inaspettati in quel momento.   Perché mi riferisco ad una successione legittima è presto detto. La causa va ricercata, come ho già avuto modo di evidenziare altrove, nella scarsa abitudine degli Italiani a pianificare in tempo il passaggio dei loro beni. Questa “negligenza” è frutto di scarsa informazione e conoscenza delle dinamiche successorie, di una buona dose di scaramanzia e della convinzione della maggior parte degli Italiani che “tanto a me non capiterà mai”.   Purtroppo il virus non ci da un congruo preavviso, colpisce in modo inaspettato.   Prova ne è che molti anziani che godevano di ottima salute purtroppo sono venuti a mancare perché colpiti in modo letale da questo virus. Proprio perché l’impatto è stato repentino queste persone non hanno avuto modo di pianificare il loro passaggio dei beni, sono stati colti alla sprovvista.   Gli scenari che si aprono per gli eredi possono essere piuttosto rischiosi. Può accadere intanto che il chiamato all’eredità non possa o riesca ad accettare con beneficio d’inventario (art. 484 C.C.), stante la repentinità del decesso del congiunto, oppure che accetti l’eredità senza avere il tempo di informarsi circa l’esistenza di eventuali debiti.   Partendo dal presupposto stabilito dall’art. 2740 C.C. in tema di responsabilità personale, che dispone che il debitore risponde delle proprie obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, l’art. 754 C.C. dice che gli eredi sono tenuti a pagare i debiti ereditari in proporzione alla loro quota di eredità. Sebbene non sia dunque prevista la solidarietà passiva, spesso i contratti di finanziamento e le fidejussioni prevedono che le obbligazioni contratte dal de cuius siano solidali nei confronti degli eredi e aventi causa. Si tratta di una deroga convenzionale alla regola della parziarietà che pone un rischio molto alto sugli eredi.   In tutti questi casi l’erede, anche se dovesse rinunciare all’eredità, lascerebbe nelle mani del creditore la possibilità di opporsi, qualora subisse un pregiudizio dalla rinuncia, per far accettare l’eredità al chiamato alla stessa.   Per questa e molte altre ragioni, i titolari di patrimonio, dovrebbero iniziare a pianificare e proteggere consapevolmente il proprio patrimonio utilizzando gli strumenti legali che oggi il codice civile offre.   Prevenire è meglio che curare…

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PREZZO E VALORE DI UN'AZIONE: due facce della stessa medaglia

Scritto il 24.03.2020

La cultura classica, ovvero il patrimonio culturale dei popoli antichi, specialmente greci e latini, offre ancora oggi, a distanza di duemila anni, spunti attualissimi per comprendere la realtà che stiamo vivendo. Avendo una formazione umanistica, cerco sempre di analizzare concetti attuali attingendo alla saggezza del passato. Nei testi dei filosofi della Grecia antica, in particolare Platone e Aristotele, troviamo già delle riflessioni sull’economia, anche se non costituiscono una scienza economica propriamente detta, autonoma rispetto alle altre forme di sapere, che emergerà solo in epoca moderna con Adam Smith ed il suo trattato “Ricchezza delle nazioni”, nel 1776. Premesso che nel mondo greco il lavoro manuale e l’economia erano considerate attività inferiori e meno importanti rispetto alle altre attività intellettuali come lo studio, la spiritualità e la riflessione, ad Aristotele va il merito del primo approccio teorico all’economia politica, con il suo trattato “Etica Nicomachea”, basato sulla teoria del valore d’uso e del valore di scambio. Secondo Aristotele, il VALORE D’USO è il valore intrinseco di una merce, derivante dal consumo da parte dell’uomo. Il VALORE DI SCAMBIO è invece il valore della merce che si concretizza realmente sul mercato tra il venditore e l’acquirente. Il pensiero economico di Aristotele (non esistendo nella sua epoca i mercati finanziari!) pone su un piano centrale la giustizia commutativa. Secondo il filosofo, nello scambio il sacrificio del venditore (alienante) della merce deve essere uguale alla ricompensa in moneta che ottiene dalla vendita della merce. La quantità di moneta ottenuta dalla vendita di una merce deve consentire al venditore di acquistare merci con utilità/desiderio tali da compensare il suo sacrificio iniziale. Dal pensiero di Aristotele deriva, pertanto, la teoria del giusto prezzo. Traslando questi concetti ad oggi, possiamo parlare di PREZZO e VALORE di un’azione. I mercati finanziari sono l’espressione massima del principio di prezzo perché rendono possibile lo scambio in tempo reale. Oggi si è molto preoccupati dell’andamento dei prezzi delle azioni. Si ragiona sul quando avverrà il rimbalzo e sul quanto. Lasciando a chi di dovere queste speculazioni, credo sia doveroso ed utile concentrarci sui fondamentali, ovvero dovremmo cercare di capire come si valuta il prezzo di un’azione. Chi ha studiato economia, sa che sul tema ci sono due scuole di pensiero: l’Analisi Fondamentale e l’Analisi Tecnica. La prima fa riferimento ai Fondamentali di un’azienda, cioè essenzialmente al bilancio della società con i suoi indicatori, il mercato in cui opera, i rapporti che ha con clienti e fornitori, la qualità dei membri del CDA e l’attuale congiuntura economica. Obiettivo di questo approccio è calcolare il Fair Value, cioè il prezzo corretto di un’azione e successivamente paragonare questo Fair Value al prezzo di mercato per vedere se un’azienda è sopravvalutata o sottovalutata. I principali indicatori di questa analisi sono: P/E (Prezzo/Utili) che ci dice sostanzialmente se il prezzo di un’azione è caro o meno rispetto agli utili che quella stessa società produce; ed il P/BV (Price/Book Value) che rapporta il prezzo di un’azione al patrimonio netto dell’azienda, ci dice quante volte l’investitore paga, in più, l’azienda rispetto al suo valore patrimoniale. Warren Buffet è il fautore più famoso di questo tipo di analisi e non è che sia uno dei più sprovveduti! La seconda scuola di pensiero si basa esclusivamente sull’analisi dei grafici. Gli analisti si basano sui prezzi passati e cercano, in qualche modo, di stimare dall’osservazione di questi prezzi, l’andamento futuro. Premesso che, personalmente, prediligo l’analisi fondamentale perché più utile a valutare investimenti di lungo periodo, vediamo come si stima il prezzo di un’azione. Tecnicamente, il prezzo di un’azienda quotata in borsa è la stima dei valori attuali futuri dei flussi di cassa che si potranno ottenere da quel tipo di investimento. Scomodando la matematica finanziaria, diciamo che è un’attualizzazione dei dividendi futuri ottenibili da una azione, secondo un tasso corretto per il rischio. Con lo scenario attuale, in cui non vi è ancora certezza sull’evoluzione della crisi dovuta ai contagi del Coronavirus, e dunque nessuno è ancora in grado di valutare quale sarà l’impatto di tutto questo sugli utili futuri delle aziende, i mercati reagiscono deprezzando le azioni, che costituisce la reazione più naturale.  Ma è innegabile che il criterio di valutazione resta lo stesso nel tempo, ovvero il prezzo delle azioni sarà sempre legato alle aspettative sui dividendi futuri. L’altro elemento che ho citato, presente nella formula di matematica finanziaria utilizzata per calcolare il prezzo di un’azione, è il tasso di sconto, che attualizza i dividendi futuri, ovvero il tasso di rendimento richiesto dagli azionisti. Questo tasso dipende da due fattori: propensione al rischio degli investitori e tasso risk-free. Se gli investitori sono propensi a sopportare un rischio maggiore possono accettare un rendimento più basso con una ricaduta positiva sui prezzi. Questa propensione ad assumere rischio da parte degli investitori oggi è sicuramente favorita dal tasso risk-free, cioè il tasso base, che è in territorio negativo. E poiché i tassi rimarranno negativi ancora a lungo, questo favorirà i prezzi delle azioni. Mi auguro che queste mie riflessioni servano a far capire che i prezzi sono variabili che oscillano in base alle aspettative degli operatori economici, mentre i fondamentali delle aziende sono gli elementi a cui dobbiamo prestare attenzione, quando acquistiamo ed investiamo il nostro denaro, perché questi e solo questi produrranno valore. Concludo, citando ancora Warren Buffet che, con questa celebre affermazione, sintetizza il contenuto di questo mio scritto: “Il prezzo è quello che paghi. Il valore è quello che ottieni.”  

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CERTIFICATES: conoscerli per apprezzarli.

Scritto il 18.03.2020

La discesa repentina dei mercati europei, iniziata il 24 febbraio scorso, con una perdita dell’indice FTSEMIB del 40%, sta creando delle preoccupazioni in chi ha investito in certificates con sottostante legato all’indice italiano. Prendendo spunto da un ottimo articolo di Pierpaolo Scandurra, vorrei condividere alcune considerazioni, per fare chiarezza e tranquillizzare gli investitori. Prendiamo in considerazione la tipologia di certificates più utilizzati, i Cash Collect ed i Phoenix Memory. Dobbiamo ulteriormente distinguere se il certificato ha barriera europea o continua (americana). Premesso che personalmente non consiglio di acquistare certificati con barriera americana, per dovere di informazione, è doveroso spiegare come funziona e cosa comporta questo tipo di barriera. Se il certificato, stante la discesa di prezzo del sottostante, ha rotto la barriera, si è  persa definitivamente la protezione condizionata del capitale ed il diritto a ricevere il premio. Il certificato si trasforma in una sorta di replicante del sottostante e pertanto fino alla scadenza ne replicherà le variazioni esattamente come se si possedesse il sottostante stesso. Diversamente per il certificato con barriera europea, osservata solo alla scadenza, la rottura è per ora solo virtuale, in quanto c’è tempo e modo per il sottostante di recuperare terreno e risalire al di sopra del livello di barriera, consentendo al certificato di garantire alla scadenza la protezione condizionata del capitale ed i premi previsti. Il motivo che preoccupa di più gli investitori è quello per cui il certificato quota ad un prezzo inferiore rispetto a quello del sottostante. Tale motivo è legato principalmente alla volatilità. Va compreso che, i certificates sono costituiti da strategie in opzioni scritte sul sottostante e sono influenzate, nella formazione dei prezzi, da alcune variabili: andamento del sottostante, dividendi attesi, tassi d’interesse e volatilità. Proprio la VOLATILITA’ assume un ruolo fondamentale se il certificato è dotato di una barriera per la protezione condizionata del capitale a scadenza, come i Cash Collect ed i Phoenix Memory. Possiamo affermare che la relazione tra volatilità e prezzi dei certificati con barriera è inversa: Se la volatilità del sottostante è bassa, cioè le oscillazioni sono molto contenute, le probabilità di raggiungere il livello barriera, posizionato ad es. a -50% dal prezzo iniziale, risultano molto basse. Pertanto il prezzo dell’opzione si incrementa ed il valore di tutto il certificato tende ad essere più alto. Se la volatilità del sottostante è alta, cioè le oscillazioni sono molto ampie, le probabilità di raggiungere il livello barriera, posizionato come sopra, risultano molto alte. Pertanto il prezzo dell’opzione si decrementa e di conseguenza il valore di tutto il certificato tende ad essere più basso. Ecco perché moltissimi certificati stanno quotando a prezzi inferiori a quelli dei potenziali rimborsi a scadenza: perché è come se venisse data per certa la rottura della barriera ed un allineamento del certificato al valore corrente del sottostante, diminuito dei dividendi che staccherà fino alla scadenza. Tuttavia è doveroso ricordare che una volatilità oltre il 75%, come quella attuale, non è sostenibile per periodi prolungati, a prescindere dall’andamento futuro dei mercati azionari. A fronte di ciò, possiamo dunque ritenere ingiustificato l’allarmismo attuale. Rispetto all’investimento in azionario puro, con i certificati potrebbe non essere necessario un recupero dei mercati per rivedere i prezzi salire: come già detto, sarebbe infatti sufficiente un rallentamento della volatilità per permettere un apprezzamento dei certificati con barriera.

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RAGIONARE CON LA TESTA E NON CON LA PANCIA!

Scritto il 01.03.2020

Gentili lettori ben ritrovati, alcune considerazioni che condivido con voi. Nei giorni scorsi i mercati azionari sono scesi parecchio e si sente parlare di panico. “I mercati sono in preda al panico…”, “Gli operatori vanno in preda al panico…” Questi solo alcuni dei titoli apparsi sui giornali. Panico deriva dall’espressione inglese “panic selling”, che evoca immagini di persone terrorizzate che vendono tutto per paura di ulteriori crolli. Oggi questo non è più vero. Perché? Perché la maggioranza degli scambi sul mercato azionario americano è fatta da macchine. Computer (non uomini) che in base a sofisticati algoritmi vendono o comprano al verificarsi di dati eventi. I COMPUTER NON VANNO IN PANICO. VANNO IN AUTOMATICO. E stanno rendendo sempre più rapide e profonde le discese. Il calo di questi giorni sui mercati finanziari viene presentato come evento eccezionale, all’interno di un contesto (Corona Virus) che preoccupa ancora di più i risparmiatori. Vi invito a dare un’occhiata alla tabella che ho allegato, che mostra l’andamento dell’indice MSCI World dal 2007 ad oggi. Quanti investitori conoscono la crescita del mercato azionario mondiale negli anni (cosa non pubblicizzata dai giornali, telegiornali e mass media), mentre sanno quanto è scesa la borsa questa settimana appena trascorsa (cosa evidenziata e diffusa dalle Tv, Internet, persino sui social! Tutti consulenti finanziari!) Ricordate solo poche cose importanti: 1)  I mercati salgono. Sempre. Anche quando scendono. Perché, prima o poi, alla discesa seguirà la risalita. E’ solo questione di tempo. 2)  I Consulenti Finanziari propongono mercati (all’interno dei fondi comuni d’investimento), non titoli. 3)  Ci sono strumenti che possono aiutare ad “anticipare la risalita”: i Certificates. Alla prossima.    

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PARTECIPATE AL MIO SEMINARIO E SCOPRIRETE COSE CHE IGNORAVATE!

Scritto il 02.02.2020

Avete fatto un bonifico a vostro figlio, senza andare dal notaio? Sappiate che quel bonifico è NULLO! Significa che chiunque, anche un parente invidioso, potrebbe contestare quella donazione e chiedere la restituzione dei soldi. C'è rimedio? Si, partecipate al mio seminario e lo scoprirete! Avete aperto un conto corrente cointestato con vostra moglie, a firma disgiunta, ove i soldi vengono versati esclusivamente o principalmente solo da voi? Sappiate che quella è una COINTESTAZIONE FITTIZIA di conto corrente, configurata come DONAZIONE INDIRETTA. In caso di crisi coniugale, separazione o divorzio, a vostra moglie andrà la metà dei soldi presenti sul conto, così come in caso di morte andrà in successione solo il 50% di quelle somme, perchè l'altro restante 50% sarà di vostra moglie. Ci avevate pensato? No? C'è rimedio? Sì. Partecipate al mio seminario e lo scoprirete. Avete cointestato il conto corrente, ove sono confluiti i risparmi di una vita, con il vostro unico figlio, sposato con una donna (vostra nuora) con cui non andate assolutamente d'accordo. Se dovesse mancare vostro figlio prima di voi, il 50% dei vostri risparmi andrà alla "odiata" nuora! Lo sapevate? No? C'è rimedio? Sì. Partecipate al mio seminario e lo scoprirete! Avete cointestato il conto corrente, ove sono confluiti i risparmi di una vita con vostro figlio e lui è sottoposto ad ACCERTAMENTO parte  dall'Agenzia delle Entrate. Sappiate che l'Ade può aggredire fino al 100% delle somme in conto, anche se il denaro non appartiene a lui, ma a voi che lo avete versato! C'è rimedio? Sì partecipate al mio seminario e lo scoprirete! Volete aiutare vostro figlio ad ACQUISTARE CASA. Sapete che esiste un alternativa al bonifico che vi consente di non pagare le imposte di donazione? Quale? Partecipate al mio seminario e lo scoprirete! Vi da proprio fastidio che, quando non ci sarete più, una parte del vostro patrimonio andrà ad un erede legittimario con cui avete chiuso i rapporti da tempo o che non ritenete degno di succedere? Sappiate che esistono modalità per "FORZARE" la legittima! Quali? Partecipate al mio seminario e lo scoprirete! Ci sono poi tante altre cose che ignorate e di cui non posso scrivere in un articolo, partecipate al mio seminario e le scoprirete! Potete dare un'occhiata anche al mio articolo precedente in cui ho pubblicato l'invito. Lo allego, per comodità, anche ora, pregando chi fosse interessato a partecipare, di dare conferma al numero: 329 7437824 (il mio cellulare) poiché i posti sono limitati. Grazie ed al piacere di incontrarvi!

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Cointestazione Fittizia di conto corrente: come trasformare un rischio in opportunità!

Scritto il 01.02.2020

Gentili lettori, ben ritrovati. È un pò che non scrivo su questa rivista, perchè sto organizzando un utilissimo seminario per voi! Da parecchi anni sto focalizzando la mia attività sulla Consulenza Patrimoniale, che prevede un approccio integrato a tutto il patrimonio del cliente, per vari motivi. Primo perché ritengo che questa sia la consulenza che farà la differenza in un futuro neanche troppo lontano, in termini di trasferimento di valore e competenze al cliente, secondo perché, nel contesto attuale dove tutti hanno tutto, l’approccio al cliente basato solo sul finanziario non pagherà più in termini di instaurazione di un rapporto fiduciario, perché si rischia di perdere di vista aspetti molto più importanti, come la pianificazione e la protezione patrimoniale, terzo perché sono animata da un’autentica passione per questa materia! Non è una strada facile da percorrere, occorre ( a mio modesto avviso) una preparazione solida in materie giuridiche e fiscali che si acquisisce all’università, poi, almeno nel mio caso, una lunga pratica sul campo  come dottore commercialista e un approfondimento costante dei temi che sono oggetto di frequenti cambiamenti per effetto delle sentenze della Cassazione e delle circolari dell’Ade. La serata clienti che ho pensato e ideato arriva in un momento in cui ho ottenuto un importante riconoscimento professionale. Mi sono classificata tra i PRIMI 10 CONSULENTI FINANZIARI IN ITALIA, nella categoria Consulenza Patrimoniale! Sono stata premiata da Professione Finanza, società leader in Italia per formazione dei professionisti che operano in questo settore e certificata UNI EN ISO 9001:2015 per la qualità delle attività proposte. Professione Finanza ha lanciato i PFAwards, un vero e proprio esame universitario della durata di tre mesi in cui, a seguito di test d'ingresso, elaborato scritto e vero e proprio colloquio orale, vengono identificati i migliori consulenti in Italia nelle varie aree, dalla Consulenza Finanziaria alla Consulenza Patrimoniale. La commissione tecnica giudicante è formata da dottori commercialisti, avvocati e notai appartenenti a prestigiosi studi professionali di Milano. Gentili lettori, potete comprendere dunque la mia soddisfazione nel far parte dei dieci vincitori della categoria Consulenza Patrimoniale! La vittoria implica competenze approfondite in tematiche estremamente importanti e complesse per coloro che vogliono specializzarsi in questo settore: dalla fiscalità alla consulenza d'impresa, dal passaggio generazionale alla pianificazione successoria, dagli strumenti di tutela del patrimonio alle protezioni assicurative. Ho ritirato il prestigioso premio, la MEDAGLIA D'ORO, il 4 dicembre scorso a Milano, nel corso della serata di gala che si è tenuta presso il Circolo Filologico Milanese. Potete trovare ulteriori dettagli nel mio profilo Linkedin. Ho ritenuto dunque di condividere alcuni spunti interessanti nel corso di un seminario. A differenza delle serate clienti che organizzano tutte le reti/banche sul Passaggio Generazionale, in cui c’è il “guru” di turno che intrattiene gli ospiti facendo una disamina sempre uguale sul testamento e gli strumenti di “Asset Protection”, in modo piuttosto asettico, che a mio avviso non coinvolge emotivamente le persone più di tanto, il mio intervento è pensato per indurvi  a riflettere su ciò che avete posto in essere per trasferire i vostri beni. Utilizzando un linguaggio semplice e ricorrendo ad esempi concreti, vi indurrò a considerare i rischi che ignorate sui bonifici effettuati tra famigliari, le cointestazioni fittizie di conto corrente, le donazioni indirette a rischio Ade e tanto altro ancora. Aggiungerò che questi rischi, nelle mani di un bravo Consulente Patrimoniale, possono trasformarsi in opportunità per “forzare” la legittima, “occultare” patrimonio ai creditori ed utilizzare strumenti alternativi alla donazione per ottimizzare fiscalmente. Mi piacerebbe poter contare sulla vostra partecipazione. Chi fosse interessato a partecipare, può inviare la propria conferma contattandomi al numero che troverete in calce all’invito. (Scaricare allegato)

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