Cristiana Sergio

Vai al mio profilo

Consulente finanziario

Top MoneyController Financial Educational
Deutsche Bank Financial Advisors
Treviso
Fino a €20MLN
Da 5 anni a 10 anni
Laurea specialistica
58 anni
1311
19/03/2018

Leggi tutti i miei post


LA FISCALITA’ DEGLI STRUMENTI FINANZIARI IN PAROLE SEMPLICI!

  • 150
  • 1
  • Consulenza patrimoniale
Scritto il 07.05.2021

L’intento che mi sono proposta con questo mio breve scritto è quello di far comprendere ai lettori il trattamento fiscale delle attività finanziarie, cosa tutt’altro che facile data la complessità della materia ed i limiti della trattazione in poche righe. Proviamoci! Partiamo dall’entrata in vigore della Riforma Visco, nel 1998. Questa legge ha stabilito un principio fondamentale: i guadagni di carattere finanziario non rientrano tra i redditi soggetti ad IRPEF,ma sono soggetti ad un’Imposta Sostitutiva, che vuol dire in sostituzione dell’imposta per eccellenza, che è l’Irpef. Il Testo Unico Imposte sui Redditi (la Bibbia della legislazione fiscale italiana) classifica tassativamente i redditi di natura finanziaria in due categorie: redditi di CAPITALE e redditi DIVERSI, entrambi tassati con imposta sostitutiva del 26% e del 12,5% (per i titoli di stato). La domanda che sorge spontanea è, perché occorre dividerli in due categorie se sono tassati nello stesso modo? Perché le due categorie di reddito hanno presupposti e natura diversi. I Redditi di Capitale sono quelli derivanti dall’impiego di capitale finanziario, cioè i redditi con cui uno strumento finanziario nasce, i “frutti” del titolo, ad esempio le cedole delle obbligazioni, i dividendi delle azioni, gli interessi, ecc, potremmo dire che fanno riferimento al Codice Isin dello strumento. Sono CERTI, cioè possono essere quantificati, poiché lo strumento finanziario incorpora già al momento dell’emissione, le regole che lo contraddistinguono. Questi redditi non possono essere negativi, ma solo positivi o nulli. I Redditi Diversi sono legati a eventi aleatori, da cui si può ottenere sia un utile che una perdita dipendente dal comportamento dell’investitore e/o dall’andamento dei mercati, come le plusvalenze o minusvalenze realizzate con la negoziazione (cessione o rimborso) di strumenti finanziari. Quindi non riguardano lo strumento finanziario, ma la Persona che compra o vende, cioè riguardano il Codice Fiscale. Sono INCERTI nel tempo (non so quando li realizzerò) e nell’ammontare (non so quanto ci guadagnerò o perderò). Possono essere positivi, nulli o negativi, cioè Plusvalenze o Minusvalenze. Questa classificazione non è solo nozionistica, ma incide direttamente sul tema fiscale, dal momento che le minusvalenze possono essere PRODOTTE attraverso tutti gli strumenti finanziari, mentre, al contrario, possono essere COMPENSATE solo con gli strumenti finanziari che producono Reddito Diverso. Quali sono gli strumenti finanziari che producono Reddito di Capitale? (Art. 44 e 45 TUIR) Gli strumenti finanziari che generano reddito di capitale, e che quindi non sono utili per compensare minusvalenze, sono gli ETF, i fondi comuni di investimento ma anche le cedole delle obbligazioni e i dividendi delle azioni. Quali sono gli strumenti finanziari che producono Reddito Diverso? (Art. 67 – 71 TUIR) Gli strumenti finanziari che generano reddito diverso, e che quindi permettono di recuperare minusvalenze, sono leazioni, le obbligazioni, gli etc e i certificates. La tabella sottostante riassume la tipologia di reddito prodotto dai principali strumenti finanziari e se sono in grado di recuperare minusvalenze:  

Continua a leggere

VINCITRICE ASSOLUTA DI CATEGORIA CONSULENZA PATRIMONIALE, PRIMA IN ITALIA

Scritto il 09.04.2021

Gentili lettori e lettrici, oggi voglio condividere con tutti voi un importante traguardo che ho raggiunto. Mi sono classificata VINCITRICE ASSOLUTA DI CATEGORIA CONSULENZA PATRIMONIALE, PRIMA IN ITALIA, nell’ambito dei PFAwards2021! E’ questo un concorso prestigioso che si tiene ogni anno, organizzato da Professione Finanza, società leader in formazione, e che vede partecipanti, i migliori Consulenti Finanziari d’Italia, appartenenti a tutte le banche e reti. Vengono messe alla prova le conoscenze e le competenze di ogni consulente finanziario in materia giuridica, fiscale, finanziaria e patrimoniale. Comprenderete la mia soddisfazione per questo risultato, che premia la passione e lo studio che dedico a questa affascinante materia! I PFAwards sono una fantastica iniziativa nel mondo della consulenza finanziaria, che ho scoperto solo due anni fa. Si tratta di una vera e propria gara tra professionisti che hanno la possibilità di mettere in luce la loro preparazione nell’ambito della categoria di riferimento. E’ una sfida, in primis con sé stessi, poi con i colleghi, che consente di mappare le proprie competenze e soprattutto applicarle ai casi concreti. Perché non è solo una sfida del sapere, ma del saper fare! Ho scelto di gareggiare nell’ambito della Consulenza Patrimoniale ed ho ottenuto il riconoscimento più prestigioso: vincitore assoluto della categoria: PFExpert2021!  Questo straordinario risultato mi rende orgogliosa e consapevole che in questi anni ho lavorato nella direzione giusta per offrire al cliente una risposta di qualità a tutti i suoi bisogni in ambito patrimoniale. Sarà il mio vissuto professionale, ho svolto l’attività di dottore commercialista, prima di approdare alla consulenza finanziaria, ma sono profondamente convinta cheil Consulente Finanziario non può servire al meglio la clientela se si limita a gestire il patrimonio da un unico punto di vista, come faceva in passato, cioè quello finanziario. I clienti richiedono ai loro consulenti assistenza su tutto il loro patrimonio: immobiliare, mobiliare, aziendale e reale e lungo tutto il ciclo di vita: dalla creazione, allo sviluppo, al mantenimento sino alla trasmissione ed alla successiva creazione di nuovo patrimonio. Questo senza dimenticare l’importante attività di tutela personale, familiare e patrimoniale presente in ogni fase del ciclo. In una parola, la Consulenza Patrimoniale! Se foste interessati a seguire la Premiazione in diretta live che si terrà lunedì 12 Aprile, potete scrivermi e vi invierò il link per il collegamento. Grazie a tutti voi!

Continua a leggere

LA PAURA IRRAZIONALE DI INVESTIRE!

  • 83
  • 0
  • La Finanza Comportamentale
Scritto il 27.03.2021

Oggi dedico questa mia a tutti coloro che “Investire è rischioso, meglio tenere i soldi sul conto corrente”. Come dico sempre attenti a ciò che definite come “rischio”, perché spesso è qualcosa di molto diverso da ciò che pensate. La sicurezza costa, la non conoscenza ancora di più. La notizia più commentata di questi giorni è che FINECO provvederà a chiudere i conti correnti con liquidità superiore a 100.000 euro, perché troppo onerosi per la banca stessa. Non occorre essere dei geni per capirne il motivo: con i tassi negativi, le banche non solo non guadagnano ad avere tanti depositi, ma devono sopportare un costo per versarli presso la Banca Centrale, per cui cercano di disincentivare in tutti i modi questa modalità improduttiva di risparmio tanto amata nel nostro Paese! Negli ultimi 10 anni, 10.000 Euro investiti sul mercato azionario, nella peggiore delle ipotesi hanno generato un rendimento del 5.4% annuo, il che significa che nella peggiore delle ipotesi oggi 10.000 Euro sarebbero diventati circa 17.000. Nello stesso periodo, i soldi non investiti a causa dell’inflazione (in un decennio dove l’inflazione comunque è rimasta ai minimi storici) avrebbero perso circa un 10%, quindi 10.000 Euro oggi sarebbero 9.000 Euro (in termini reali). Negli ultimi 10 anni le persone a cui mi riferivo prima hanno lasciato sul tavolo quasi il doppio del proprio capitale, la mia domanda è a questo punto la seguente: Quanto volete lasciare nei prossimi 10 anni con l’inflazione che molto probabilmente sarà anche più elevata? Oggi il tradizionale portafoglio 60/40 (o 50/50) bond/equity è paradossalmente molto rischioso (per la parte bond). Le obbligazioni (specie di Paesi Sviluppati) hanno vissuto 40 anni di bull market ed i prezzi sono ai massimi storici (quindi i rendimenti ai minimi). La mole di debito globale e la stampa ininterrotta di Moneta ha portato il valore della liquidità e delle obbligazioni in negativo in termini reali (corretti per l’inflazione). Gli economisti ed analisti finanziari spiegano esattamente quello che vado dicendo da mesi ai miei clienti, ovvero state molto attenti a  COSA SIGNIFICA OGGI IL “RISCHIO” PER I VOSTRI INVESTIMENTI. NON È RISCHIO la volatilità (oscillazioni) del mercato azionario. È RISCHIO mettere i vostri soldi (o lasciarli nel caso dei conti correnti) su QUALCOSA CHE DOMANI VI RENDERÀ PIÙ POVERI e su qualcosa che vi permetterà di rientrare del vostro capitale dopo appena 150 anni. La liquidità è a livelli record, nel nostro paese, a fine febbraio, i depositi da clientela residente erano pari a 1.746 miliardi, il 10% in più del dato registrato un anno prima. L’aspetto più incredibile di tutto ciò (e che dovrebbe indurre ad una seria riflessione) è che spesso la motivazione di questa scelta è la PAURA… di perdere i soldi! Si sceglie cioè una PERDITA CERTA per paura della volatilità che, se sfruttata correttamente ed investendo in modo diversificato, ha sempre premiato nel tempo. Questa paura irrazionale di investire fa di noi dei GRANDI RISPARMIATORI E dei PESSIMI INVESTITORI. Le cause delle basse performance degli investitori italiani vanno ricercate appunto nella bassa partecipazione al mercato azionario, in errori nella percezione rischio/rendimento, alla scarsa diversificazione ed eccessiva movimentazione del portafoglio. Per correggere questo approccio non corretto, ritengo sia molto importante, cercare di far capire alle persone l’importanza di essere seguiti da professionisti in grado di supportarci nella scelta di comportamenti virtuosi e dunque performanti. Far capire la differenza fondamentale tra rischio di default e oscillazioni di prezzo è il punto di partenza, perché chi non sopporta la volatilità dell’azionario (correttamente pesato in portafoglio in base al profilo di rischio individuale) dovrà subire la perdita certa di valore della liquidità. P.S. Sulla scia del successo dell’iniziativa dell’anno scorso, Deutsche Bank ha riproposto anche quest’anno (con scadenza 30 giugno) la campagna INVESTI CON NOI, che prevede l’erogazione di un BONUS dell’1% sulle somme che i clienti decideranno di trasferire (da altre banche) o investire ex novo con noi, vedi allegato. Potresti approfittarne per scoprire una consulenza diversa per i tuoi risparmi ed ottenere come regalo di benvenuto una carta prepagata, caricata con la somma che ti verrà regalata dalla mia banca proporzionale al capitale trasferito/investito. Ricordandovi che sono a disposizione di chi volesse condividere un’analisi gratuita del proprio portafoglio, auguro una SERENA PASQUA a tutti.    

Continua a leggere

MUTUO, RENDITA VITALIZIA, NUDA PROPRIETA’, PRESTITO VITALIZIO IPOTECARIO, OVVERO COME “MONETIZZARE” LA CASA SENZA VENDERLA.

  • 258
  • 0
  • Consulenza patrimoniale
Scritto il 26.02.2021

Nel corso dell’ultimo anno la pandemia, con la crisi economica che ha portato soprattutto in alcuni settori, ha costretto le persone a trovare delle fonti alternative di reddito, per mantenere inalterato il proprio tenore di vita. Una delle possibilità è quella di monetizzare l’immobile di proprietà che può avvenire utilizzando: il mutuo liquidità, la rendita vitalizia, la vendita della nuda proprietà o l’accensione del prestito vitalizio ipotecario. Il mutuo di liquidità è una particolare forma di finanziamento che permette di ottenere una somma in prestito a fronte della garanzia di un immobile di proprietà. L’importo del finanziamento può giungere fino al 70% del valore e non è necessario dichiarare le modalità di impiego della quota ricevuta. Questo strumento viene usato più frequentemente quando il soggetto richiedente abbia la necessità di dover affrontare una spesa ingente, ma sia anche in grado di far fronte al rimborso con i propri redditi. La rendita vitalizia è un contratto con il quale un soggetto (vitaliziante) si obbliga a corrispondere ad un altro soggetto (vitaliziato) una prestazione periodica, normalmente una somma di denaro (la rendita), per tutta la durata della vita del beneficiario della rendita o di una o più persone indicate, in cambio del trasferimento della casa. La rendita può essere costituita a favore di più persone o di un terzo. Il vantaggio della rendita vitalizia consiste, per il vitaliziato, nel potersi garantire per tutta la durata della sua vita (o della/e persona/e da lui indicate) una prestazione vitalizia di denaro, periodica e continuativa, destinando le somme per il soddisfacimento delle proprie esigenze e necessità, ad es. arrotondare la pensione, pagare le spese di gestione della propria casa, eccetera, mentre per il vitaliziante il vantaggio consiste nel diventare proprietario di un bene senza dover pagare il prezzo al momento della conclusione del contratto, dovendo, per contro, corrispondere una rendita periodica, costituendo, pertanto, un indubbio vantaggio per coloro che non dispongono di immediata liquidità e hanno difficile accesso al credito. Con la vendita della nuda proprietà e il mantenimento del diritto di usufrutto, il soggetto cedente può cedere la proprietà del proprio immobile, traendone liquidità immediata, e mantenendo allo stesso tempo il diritto di abitarvi vita natural durante. In pratica viene a crearsi una situazione in cui sullo stesso immobile vengono a coesistere due diritti reali distinti e separati, il diritto di piena proprietà si scinde in due diritti minori: l’usufrutto e la nuda proprietà. L’usufruttuario ha pertanto il possesso dell’immobile. Il nudo proprietario è invece il proprietario dell’immobile che però non può goderne fin quanto dura l’usufrutto. Il nudo proprietario ha quindi in pratica solo una un’aspettativa di poter usare e godere dell’immobile al termine dell’usufrutto.  In caso di due venditori (marito e moglie) è consigliabile stipulare un atto che preveda la clausola di accrescimento reciproco, che consente all’usufruttuario superstite di avere l’usufrutto a proprio favore sull’intero bene. La valutazione dell’usufrutto avviene in conformità a tabelle, con dei coefficienti, redatte periodicamente dal Ministero delle Finanze e che servono per il calcolo delle imposte da applicare all’acquirente al momento del trasferimento, basate sulle aspettative di vita statistica in Italia. È evidente che più il soggetto cedente è anziano tanto più il controvalore incassato sarà alto, perché minore l’aspettativa di vita. Il prestito vitalizio ipotecario è un finanziamento a medio - lungo termine, attraverso il quale un proprietario di età superiore a sessant’anni ottiene un finanziamento da una banca parametrato al valore peritato dell’immobile, mantenendone la proprietà piena. Con questa formula, il mutuatario non è obbligato a corrispondere, durante il suo ciclo di vita, né capitale né interessi (ha comunque una facoltà in questo senso). La scelta se riscattare l’immobile o venderlo sul mercato per saldare il prestito con l’istituto di credito sarà opzionale per gli eredi. Entro 12 mesi dalla morte del mutuatario, la banca potrà vendere l’immobile a un prezzo di mercato, determinato da un perito indipendente, ed estinguere, così, il prestito. Gli eredi, comunque, possono sempre procedere direttamente alla vendita, d’accordo con l’istituto di credito, purché l’operazione si perfezioni entro 12 mesi. Nella prassi, le banche erogano prestiti d’importo variabile compreso tra il 15% e il 50-55% del valore dell’immobile. Tutti questi strumenti presentano vantaggi e controindicazioni, da tenere in debita considerazione, caso per caso.

Continua a leggere

LA RIFORMA DEL CATASTO e L’IMPATTO SUL TUO PATRIMONIO!

  • 193
  • 0
  • Consulenza patrimoniale
Scritto il 31.01.2021

Gentili Signori, ben ritrovati. Diceva un vecchio proverbio: UOMO AVVISATO MEZZO SALVATO! Mentre eravamo “distratti” dalle note e tristi vicende del nostro governo, forse ci è sfuggito che con il Provvedimento n. 20143 del 26 gennaio 2021, il Fisco ha provveduto a disciplinare la consultazione degli atti e degli elaborati catastali e ha formulato nuovi criteri per eseguire le visure. IL 1° FEBBRAIOentrerà in vigore il nuovo software dell’Agenzia delle Entrate, chiamato SIT (Sistema Integrato del Territorio), che raccoglierà in un unico archivio digitale tutte le informazioni, dagli atti ai valori catastali, dalle mappe alle immagini satellitari, di oltre 74 milioni di immobili in tutto il Paese. Si tratta di un ARCHIVIO INTEGRATO dove verranno mappati tutti gli immobili. Grazie a questa piattaforma online sarà possibile accedere a tutte le informazioni di tipo fiscale relative ad un determinato immobile. E’ lo strumento (che fino ad oggi mancava) che consentirà di procedere con celerità alla tanto annunciata riforma del Sistema Catastale. Tramite il SIT, infatti, l’Agenzia delle Entrate è in grado di assegnare un livello indicativo del valore di mercato di qualsiasi immobile, utilizzando i dati disaggregati di tutti i rogiti in suo possesso, le rilevazioni di prezzo e sistemi cartografici dettagliati, dei quali è arrivata a dotarsi fino a oggi. Tutti strumenti utili a rendere tecnicamente corrispondenti valori immobiliari e valori fiscali. In parole povere, il valore catastale verrà aggiornato al valore commerciale, abbandonando il vecchio criterio del numero dei vani e passando ai metri quadrati. L’impatto a livello fiscale sarà enorme, poiché la Rendita Catastale costituisce nel nostro sistema tributario, la base imponibile di una lunga lista di imposte e tasse. In questa foto avete un’idea del prelievo fiscale sul “Mattone”, suddiviso nelle varie imposte e tasse. Alcune di queste sono legate al REDDITO (es. Irpef per le case in affitto), altre legate ai SERVIZI ( es. Tasi), altre ancora collegate a TRASFERIMENTI (es. Successioni e Donazioni),  altre semplicemente PATRIMONIALI ( es. Imu). Nel nostro Paese, la ricchezza complessiva degli italiani è composta per il 68% da immobili, distribuiti in tutti gli strati sociali della popolazione. Ebbene, questo patrimonio immobiliare, nei prossimi 35 anni, verrà trasmesso gradualmente agli eredi, i quali si troveranno a pagare, in occasione del passaggio generazionale, le imposte di successione vigenti tempo per tempo, in base alla franchigia (oggi pari ad un milione di euro per coniuge e figli, 100.000 euro per fratelli e sorelle). C’è da dire che oggi l’Italia, oggettivamente, è una sorta di “paradiso fiscale delle successioni”, del tutto disallineato agli altri paesi dell’U.E.. Infatti, mentre in Italia le aliquote vanno dal 4 all’8%, in Francia vanno dal 5 al 40% e per gli altri eredi fino al 60%; in Inghilterra l’aliquota è del 40%, mentre in Germania varia dal 7 al 30% per parenti in linea retta e dal 15 al 43% per fratelli, sorelle, nipoti (dal 30 al 50% per altri soggetti). Le franchigie previste in questi paesi, poi, sono nettamente inferiori a quelle previste in Italia. Però, non sono solo le aliquote a determinare lo status di “paradiso fiscale successorio” del nostro Paese, bensì la BASE DI CALCOLO, ossia il valore attribuibile al patrimonio soggetto a successione e, in particolar modo, quello immobiliare, calcolato in base al valore catastale (numero di vani) e non al valore venale o commerciale (basato sui metri quadri e sulla zona). Lo so che rischio di diventare noiosa, ma l’invito a valutare (fino a che siamo in tempo) la vostra situazione patrimoniale (pianificando le opportune strategie di efficienza fiscale, anche in ottica di trasmissione del patrimonio) fa parte del servizio di consulenza che mi pregio di offrire ai miei clienti. Non solo finanziario, ma protezione del patrimonio, di cui il finanziario costituisce solo una parte.  

Continua a leggere

IL RECOVERY PLAN: L’IMPATTO SULLA GOVERNANCE AZIENDALE.

  • 90
  • 0
  • Consulenza patrimoniale
Scritto il 12.01.2021

Il Recovery Plan costituisce la risposta dell’Europa alla crisi indotta dalla pandemia che stiamo vivendo. E’ uno stimolo non solo per una stagione di riforme, ma per ripensare il modello di sviluppo, che dovrà basarsi su un’economia sostenibile non solo ambientale ma anche economica e sociale. La crisi ha messo in discussione alcuni fattori di governance aziendale. La stabilità che si credeva fosse insita nel sistema ha mostrato segni di fragilità, soprattutto per le aziende con limitati flussi di reddito e strutture di capitale non sostenibili. Mai come ora assume importanza una governance solida per preservare il patrimonio e la continuità aziendale, anche in caso di imprevisti. La realtà imprenditoriale italiana è caratterizzata da imprese a conduzione familiare ove spesso si sovrappongono due sistemi: quello della famiglia e quello dell’impresa. Occorrerà sviluppare la capacità di distinguere l’azienda dalla famiglia, poiché se è naturale che i due sistemi si sovrappongono, bisognerà trovare il giusto equilibrio per affrontare i nuovi scenari post Covid. Il più evidente tra questi scenari è che la pandemia ha assegnato un ruolo sempre più importante al livello dimensionale dell’impresa sotto il profilo competitivo. Tutte le operazioni straordinarie, di acquisizione, fusione, conferimento, che facilitino il passaggio generazionale o l’apertura del capitale verso nuovi investitori, potranno essere attuate da un management moderno, solo dopo aver separato organi familiari da organi aziendali. Una delle soluzioni potrebbe essere quella di creare una holding di famiglia per separare la proprietà dalla gestione. La separazione passa, a mio avviso, anche attraverso la creazione di un CdA indipendente dalla famiglia, valutando la competenza più dell’appartenenza, poiché se è vero che la proprietà si tramanda per diritto, la capacità manageriale si acquisisce per formazione. Si dovrà poi definire un accordo di famiglia definendo le regole per la successione nella proprietà. Ci si dovrà preparare ad affrontare l’imprevisto, prevedendo che una parte del patrimonio sia sempre disponibile per poter liquidare le quote dei soci che intendano recedere, che il patrimonio sia frazionato tra i familiari per ridurre i rischi in caso di morte improvvisa di uno di essi. Infatti, se nella fase di avvio dell’attività è giusto accumulare capitale nell’impresa per farla crescere, in seguito occorrerà frazionare il capitale tra i familiari, anche attraverso una attenta politica di distribuzione dei dividendi. Infine, sarebbe auspicabile che le imprese italiane compiano questo sforzo di ristrutturazione patrimoniale, sfruttando le agevolazioni che attualmente la legge offre, dal conferimento di partecipazioni di maggioranza in società holding sino alla normativa sulle rivalutazioni dei beni, di cui l’ultima è contenuta nel D.L. n. 104/2020 che offre l’opportunità alle aziende di patrimonializzarsi a costi contenuti.

Continua a leggere

CESSIONE DELL’IMMOBILE CON OBBLIGO DI MANTENIMENTO: PRECISAZIONI.

  • 285
  • 0
  • Consulenza patrimoniale
Scritto il 21.12.2020

A seguito delle richieste di informazioni ed approfondimenti che mi sono pervenute dai lettori di Money Controller, reputo utile aggiungere alcune considerazioni di carattere civilistico e fiscale, in merito all’argomento in oggetto, poiché se è vero che può costituire una valida alternativa alla donazione, è altrettanto vero che, se l’atto non è costruito correttamente, può sconfinare nella SIMULAZIONE, con tutte le conseguenze del caso! Rivediamo cos’è il Contratto di Mantenimento; è il contratto con il quale un soggetto cede la propria casa ad uno degli eredi o ad altri soggetti a condizione che questi ultimi si prendano cura di lui negli ultimi anni della sua vita. In questo caso, il soggetto acquirente non paga il corrispettivo ma si obbliga ad eseguire prestazioni di mantenimento del donante in termini di dare (alimenti, medicinali, vestiario) e di fare (compagnia, assistenza, pulizia della persona e della casa). Questa alternativa alla donazione prevede anche la possibilità di estendere l’obbligo del versamento di una retta ad un istituto per anziani o disabili se il cedente dovesse accedervi. La scelta di stipulare un contratto di mantenimento va ben ponderata poiché il bene oggetto di trasferimento con obbligo di mantenimento non rientrerà nell’asse ereditario, a differenza di quanto accade nella donazione che può essere fatta oggetto di azione di riduzione, da parte dei legittimari lesi nella quota di legittima.  Proprio perché la cessione con obbligo di mantenimento, non scavalca la normativa inerente l’asse ereditario, ogni situazione andrebbe valutata attentamente da un notaio. Una volta che l’accordo è stato raggiunto dalle parti, si formalizza l’atto davanti al notaio alla presenza di due testimoni. Nel contratto devono essere individuati, in modo chiaro specifico e dettagliato, impegni ed obblighi ed una clausola risolutiva espressa che, in caso di inadempimento degli obblighi di assistenza, preveda lo scioglimento dello stesso. Elemento essenziale del contratto è l’ALEA, ossia l’incertezza. In mancanza di tale elemento, il contratto è NULLO per mancanza di causa. L’alea deve essere collegata a due fattori di incertezza iniziale: incerta deve essere la durata della vita del beneficiario ed incerte devono essere le prestazioni in relazione allo stato di bisogno e di salute. La prestazione assistenziale deve pertanto essere suscettibile di subire modifiche nel tempo in ragione di vari fattori non predeterminabili, tra cui quelli inerenti alle condizioni di salute del beneficiato. Diversamente il contratto di mantenimento è nullo per mancanza di causa. Quindi, l’alea presuppone una situazione di incertezza circa il vantaggio economico a favore di una delle parti. Proprio per questo suo carattere di aleatorietà, onde evitare la strumentalizzazione di questa ipotesi contrattuale, occorre che le prestazioni a carico delle parti siano caratterizzate da omogeneità e proporzione. Criteri base per effettuare tale comparazione sono, ad esempio, la rendita generata dall'immobile trasferito comparato al vitalizio erogato periodicamente dall'onerato. La Cassazione ha ribadito con varie sentenze il suo orientamento costante secondo cui nel contratto di mantenimento, caratterizzato essenzialmente dall’incertezza delle prestazioni, l’individuazione di detto elemento richiede una comparazione effettiva delle prestazioni, secondo un giudizio di presumibile equivalenza o di palese sproporzione, con riferimento al momento di conclusione del contratto. Tradotto in termini concreti: il contratto di mantenimento è valido a condizione che il proprietario dell’immobile non sia, al momento della cessione, prossimo alla morte sia per età che per condizioni di salute. In questo caso, si verificherebbe una sproporzione tra le due prestazioni contrattuali (la cessione dell’immobile da un lato, l’assistenza per un brevissimo tempo dall’altro), sproporzione che renderebbe nullo il trasferimento del bene. Chiarita l’impostazione giuridica, passiamo alla parte fiscale. Con la Risoluzione n. 113/E del 25 agosto 2017, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sul regime di tassazione dei cd. “Contratti atipici di mantenimento” (in cui rientra a pieno titolo il nostro). In particolare, viene precisato che, in presenza delle specifiche condizioni, deve ritenersi applicabile il regime agevolato di determinazione dell’imponibile per le imposte di registro, ipotecaria e catastale col criterio del prezzo – valore. Tale criterio, introdotto dalla Finanziaria 2006, rappresenta una deroga al sistema ordinario di determinazione della base imponibile previsto dal Testo unico dell’imposta di registro: per le cessioni di abitazioni e relative pertinenze nei confronti di persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo, la tassazione dell’atto (quindi, l’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale) può avvenire, a seguito di opzione espressa dall’acquirente al notaio e riportata in atto, sulla base del valore catastale dell’immobile, ossia moltiplicando la rendita per determinati coefficienti, diversificati a seconda della tipologia di fabbricato. Ciò, a prescindere dalcorrispettivo pattuito, benché lo stesso vada obbligatoriamente indicato nell’atto.  Il prelievo fiscale, in tal modo, risulta meno oneroso rispetto al criterio generale, secondo cui la base imponibile è rappresentata dal valore commerciale del bene trasferito ovvero, in mancanza o se superiore, dal corrispettivo concordato tra le parti. Nell’atto deve essere altresì dichiarato il valore della controprestazione assunta dal cessionario, determinata in via presuntiva; se poi nel corso dello svolgimento del contratto emerge che il valore effettivo della controprestazione è differente rispetto all’importo precedentemente indicato e ciò comporta l’applicazione di un’imposta maggiore (in quanto il valore della prestazione è superiore al valore del bene ceduto), il contribuente deve denunciare il valore definitivo del corrispettivo. In altri termini, l’imposta è applicata in base al valore dichiarato dalla parte che richiede la registrazione, salvo conguaglio o rimborso dopo la determinazione definitiva del corrispettivo. Ricordo, per concludere, che il beneficiario, se in presenza dei requisiti, potrà godere delle agevolazioni per l’acquisto prima casa.

Continua a leggere

LA PROTEZIONE PATRIMONIALE E LA RESPONSABILITA’ DEL DEBITORE, EX ART. 2740 C.C.

  • 108
  • 0
  • Consulenza patrimoniale
Scritto il 26.11.2020

LA PROTEZIONE PATRIMONIALE E LA RESPONSABILITA’ DEL DEBITORE, EX ART. 2740 C.C. Per creare una strategia efficace di protezione patrimoniale è opportuno, prima di tutto, individuare i rischi da cui vogliamo proteggerci e quali sono gli asset di ricchezza che vogliamo tutelare. Perché se è vero che il nostro Ordinamento prevede il ricorso a diversi mezzi di protezione del patrimonio, è anche vero che ognuno di questi risponde ad una propria specifica finalità, a seconda che serva a tutelare beni immobili, o mobili registrati, piuttosto che i risparmi. Ancora dobbiamo distinguere tra beni facenti capo alle attività imprenditoriali o a quelli inerenti la famiglia. Pertanto, sebbene a molti possa sembrare strano, la prima forma di difesa del patrimonio consiste nel fare attenzione a separare nettamente i due ambiti (impresa e famiglia), senza creare alcuna “confusione” tra le risorse ed evitando i punti di contatto tra le due aree. Dobbiamo partire dall’art. 2740 C.C., caposaldo del nostro ordinamento, che norma la Responsabilità Patrimoniale, tutto il patrimonio del debitore è posto dalla legge a garanzia dei creditori. La possibilità di segregare parte del patrimonio è dunque una deroga all’art. 2740 del c.c. che afferma che le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge. Sono previste quindi delle ipotesi tassative che consentono di limitare la responsabilità patrimoniale, ipotesi che trovano il loro fondamento nell’art. 1322 C.C., dell’autonomia negoziale delle parti, che possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge e purché siano meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico. Va sottolineato che la segregazione del patrimonio deve essere posta in essere in un momento di serenità; i creditori hanno infatti alcuni strumenti - a tutela delle ragioni creditorie - che possono rendere inefficaci gli strumenti segregativi. Uno di questi strumenti è l’AZIONE REVOCATORIA. L’art. 2901 del c.c. prevede che “il creditore può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni. I due presupposti per l’esercizio della revocatoria ordinaria sono l’eventus damni e il consilium fraudis. L’eventus damni è l’idoneità dell’atto ad arrecare pregiudizio alle ragioni dei creditori. Il secondo requisito è il consilium fraudis ossia la consapevolezza del terzo che l’atto arrecava pregiudizio ai creditori. Un creditore particolare è sicuramente il Fisco. L’art. 11 c.1 del D.Lgs. 74/2000 disciplina il reato di SOTTRAZIONE FRAUDOLENTA AL PAGAMENTO DELLE IMPOSTE. La ratio della norma va rapportata al pericolo che la pretesa tributaria non trovi capienza nel patrimonio del contribuente/debitore e più in generale al principio costituzionale per cui tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il reato è considerato di “pericolo concreto” poiché richiede, semplicemente, che l'atto simulato di alienazione o gli altri atti fraudolenti sui propri o altrui beni siano idonei ad impedire il soddisfacimento totale o parziale del credito tributario vantato dall’Erario. Vediamo quali sono le ipotesi previste dalla legge. Si può partire da strumenti semplici, come ad esempio la DONAZIONE, che consente di trasferire ricchezza in capo ad altri soggetti, allentando il rischio patrimoniale in capo al donante. Si prosegue con strumenti giuridici più articolati, come il Fondo Patrimoniale, i Vincoli di Destinazione, la Polizza Vita, il Fondo Pensione. Il FONDO PATRIMONIALEè uno strumento che attribuisce un primo livello di protezione, poiché attraverso esso, uno dei coniugi o entrambi, possono vincolare determinati beni destinandoli ai bisogni della famiglia. In tal modo, i beni individuati (immobili, auto e motoveicoli, titoli di credito e altro) costituiscono un patrimonio separato la cui funzione è quella di soddisfare i diritti di mantenimento e assistenza di tutti i componenti della famiglia. Il vantaggio è che i creditori particolari dei coniugi (per obblighi sorti per scopi estranei ai bisogni della famiglia) non possono soddisfare i loro diritti sui beni oggetto del fondo patrimoniale stesso. Va detto però che nel corso degli anni, la giurisprudenza della Suprema Corte ha elaborato una nozione piuttosto ampia del concetto “bisogni della famiglia”, e tale da non essere ricondotta ai soli bisogni essenziali. Se a questo, aggiungiamo il fatto che il fondo patrimoniale può essere utilizzato solo dalla famiglia fondata sul matrimonio, se ne ricava che per le coppie di fatto, o i conviventi (che oggi costituiscono un modello alternativo alla famiglia tradizionale, di impatto non trascurabile) occorrono altri strumenti di protezione. In questo caso, possiamo ricorrere ai cosiddetti Vincoli di Destinazione, ex art. 2645 ter C.C. Con l’ATTO DI DESTINAZIONE,un soggetto può sottrarre alla garanzia patrimoniale, di cui all’art. 2740 c.c., uno o più beni immobili o beni mobili registrati appartenenti al suo patrimonio imprimendo su di essi un vincolo di destinazione strumentale al soddisfacimento di interessi meritevoli di tutela, con beneficiari determinati (generalmente, i figli, ma non solo). Anche l’atto di destinazione, quindi, costituisce un patrimonio autonomoma, a differenza del fondo patrimoniale, ha il vantaggio di poter essere costituito da chiunque (compresi single e coppie di fatto), e la sua finalità si estende a un più generico interesse. Gli ultimi strumenti molto utilizzati, soprattutto per proteggere la parte liquida del patrimonio, sono il CONTRATTO DI ASSICURAZIONE SULLA VITA ED IL FONDO PENSIONE.     A questi strumenti, il legislatore riconosce un interesse meritevole di tutela, che è quello della finalità previdenziale. La POLIZZA VITAè uno strumento potentissimo nel campo dell’asset protection, grazie alla possibilità di segregazione, riconosciuta dal legislatore. La segregazione è normata dall’art. 1923 C.C. che parla di impignorabilità e insequestrabilità (che è un modo diverso per dire segregazione), “le somme dovute al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva e cautelare”. Naturalmente la segregazione trova un limite nella tutela dei creditori, di cui all'articolo 2740 del codice civile. Questo significa che viene meno la segregazione della polizza vita se è possibile esperire una azione revocatoria, posta a difesa del creditore. Del resto questa vulnerabilità è tipica di tutti gli strumenti di asset protection, non solo della polizza, poiché il nostro ordinamento salvaguarda in primis le ragioni del creditore.  Oppure, viene meno la segregazione della polizza vita, se c’è la responsabilità penale, ad esempio in caso di reati fiscali. Quindi, per sfruttare appieno la finalità della segregazione, occorre stipulare la polizza vita quando si è in bonis, cioè quando i rischi non sono ancora manifesti. Un altro vantaggio della polizza vita riguarda il passaggio dei beni. Si fa riferimento all’art. 1920 C.C. che, attribuisce un diritto “jure proprio” al beneficiario, che avrà diritto a riscuotere un capitale in forza di un diritto estraneo al diritto successorio. Pertanto, il beneficiario della polizza che dovesse rinunciare all’eredità o che dovesse accettarla con beneficio d’inventario, perché magari teme che l’eredità possa essere gravata da debiti, ha comunque diritto ad incassare il capitale erogato dalla polizza. Stesso discorso per i FONDI PENSIONE, in quanto i contributi versati alla forma di Previdenza complementare sono intangibili. In ambito imprenditoriale, gli strumenti di difesa del patrimonio che vorrei menzionare sono: conferimento dei beni in Società di Persone e di Capitali - Holding di famiglia -  e Trust   Conferimento dei beni in società di persone, di capitali e holding di famiglia. Conferire gli immobili all’interno di una società di persone offre il vantaggio di segregare i cespiti in quote societarie che sono di fatto impignorabili per tutta la durata della società. La Società Semplice (S.s.), permette ai soci un’ampia discrezionalità nella regolamentazione dei rapporti sia interni che esterni, non è obbligata alla tenuta delle scritture contabili; le si applica una tassazione per trasparenza e non richiede particolari formalità in sede di costituzione. Essa però si espone ad alcuni limiti quali: la responsabilità illimitata dei soci per le obbligazioni sociali, la possibilità per il creditore personale del socio di chiedere la liquidazione della quota ed il fatto che non può svolgere attività commerciale. E’ preferibile optare per la Società in nome collettivo (S.n.c.) e la Società in accomandita semplice (S.a.s.) Sono entrambe società di persone aventi natura commerciale, hanno obblighi di tenuta delle scritture contabili e dichiarativi più complessi rispetto alla S.s. I redditi percepiti sono considerati redditi di impresa sia in capo alla società che in capo ai soci, e questi ultimi potrebbero essere colpiti da pignoramento solo in relazione ai redditi (non anche ai beni conferiti, che sono “blindati” dal vincolo sociale e rimangono quindi impignorabili). Il creditore personale di un socio non può chiedere la liquidazione della sua quota finché dura la società. Inoltre, la S.a.s. consente di pianificare e gestire le dinamiche di passaggio generazionale tra i componenti della famiglia interessati all’amministrazione (accomandatari, illimitatamente responsabili) della società rispetto ad altri che ne siano disinteressati (accomandanti, limitatamente responsabili).   Una soluzione interessante potrebbe essere rappresentata dalla costituzione di una snc (o di una S.a.s.), nella quale far confluire gli immobili di proprietà della famiglia, e la costituzione di una holding di famiglia (ad es. sotto forma di S.r.l.) che a sua volta detiene una partecipazione rilevante nella società di persone. La holding (molto diffusa in Italia sotto forma di società in accomandita per azioni), diventa così una società detentrice di partecipazioni controllata dai componenti della famiglia, avente lo scopo di tutelare il patrimonio e garantire un adeguato passaggio generazionale. Infine il TRUST. E’ un istituto di Common Law, riconosciuto in Italia. Tale istituto ha trovato ingresso nell’ordinamento italiano grazie alla ratifica della Convenzione de l’Aja avvenuta nel 1989. Si tratta di un negozio giuridico piuttosto diffuso ma decisamente delicato, che consente di separare dal patrimonio di un soggetto alcuni beni per il perseguimento di specifici interessi a favore di determinati beneficiari, attraverso il loro affidamento e la loro gestione a una persona o ad una società professionale. Il Trust è un idoneo strumento giuridico di segregazione del patrimonio che consente di affrontare diverse esigenze nei più svariati campi del diritto, offre pertanto tutela legale in ambito dei patrimoni personali, familiari, societari e protezione di minori e incapaci. Il trust può anche trovare utili impieghi in campo imprenditoriale, in quanto può essere utilizzato per costituire garanzie patrimoniali oppure per segregare partecipazioni societarie.  

Continua a leggere

QUALI SONO I RISCHI CHE METTONO IN PERICOLO IL NOSTRO PATRIMONIO.

  • 102
  • 0
  • Consulenza patrimoniale
Scritto il 17.11.2020

Il rischio è l’eventualità di subire un danno o una perdita. Poiché si tratta di avvenimenti futuri ed incerti, sui quali c’è scarsa informazione, le persone tendono a sottovalutare la portata dei rischi sul loro patrimonio, e pertanto sottostimano le conseguenze patrimoniali che ne conseguono. Il fatto poi di non conoscere comporta l’assenza di coinvolgimento emotivo della persona nell’immediato. Per sensibilizzare i clienti su questo tema, io spiego che il rischio è per ciascuno di noi un compagno di viaggio, dove per viaggio intendo tutta la nostra vita, è invisibile. Fino che è latente, non lo vediamo, non lo percepiamo, quando si manifesta generalmente è troppo tardi per trovare dei rimedi. Basterebbe riflettere sul fatto che ciascuno di noi è portatore di un proprio interesse economico e familiare, questo interesse è esposto ad eventi che ne possono minare l’integrità. Pertanto è utile intervenire con una strategia preventiva, se interveniamo quando la “frittata è fatta”, nessuno strumento giuridico di protezione patrimoniale può metterci al sicuro, poiché il nostro ordinamento garantisce in primis la tutela del creditore con l’art, 2740 C.C. sulla Responsabilità Patrimoniale e poi con l’art. 2901 C.C. sulla revocatoria ordinaria che consente ai creditori di poter rendere inefficace nei loro confronti gli atti dispositivi sul patrimonio, compiuti dal debitore. Con un’attenta analisi del patrimonio e della situazione famigliare del cliente si possono individuare i rischi a cui è esposto lo stesso e sensibilizzare il cliente che ignora! Quest’analisi consiste in una vera e propria mappatura del cliente: età, stato civile, stato di salute, professione, ecc. Perché i rischi che minacciano l’integrità dei patrimoni di famiglia possono essere di varia natura. Semplificando, potremmo raggrupparli in 4 categorie. Rischi di natura professionale Rischi specifici imprenditoriali Rischi coniugali Rischi legati all’inasprimento fiscale Per quanto riguarda i primi, possiamo dire che l’attività professionale ha sempre inevitabilmente dei risvolti, positivi o negativi sul patrimonio della famiglia. I rischi connessi all’assunzione di responsabilità nello svolgimento di un’attività professionale, riguardano chiunque svolga la libera professione, nessuno escluso. Un esempio per tutti potrebbe essere il medico che commette un errore durante un intervento e questo lo espone ad una richiesta di risarcimento dei danni dal paziente. Qui entra in gioco la responsabilità extra contrattuale o responsabilità civile, anche detta aquiliana, dalla legge romana che disciplinò per prima la responsabilità ex delicto. Per essere più chiari, è quella che consegue allorché un soggetto viola non già un dovere specifico, derivante da un preesistente rapporto obbligatorio (nel qual caso si configurerebbe responsabilità "contrattuale"), bensì un dovere generico. La norma fondamentale cui bisogna fare riferimento è l'art. 2043 C.C. in base al quale "qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno". A questo aggiungo i nuovi rischi professionali degli organi di amministrazione e controllo nelle società. Li definisco nuovi poiché sono la conseguenza dell’entrata in vigore del D. Lgs. N. 14/2019 meglio noto come Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Questa legge prevede un’estensione della responsabilità degli amministratori nelle S.r.l. che potranno subire l’azione di responsabilità anche da parte creditori sociali come già accade per le S.p.A. Spostandoci nella categoria degli imprenditori, l’analisi del rischio imprenditoriale specifico è legata all’assunzione della responsabilità limitata o illimitata. Io svolgo la mia attività in Veneto, una regione con un elevato numero di piccole e medie aziende, purtroppo molti imprenditori, ancora oggi, tendono a concentrare il loro patrimonio in un unico veicolo societario, in genere la Srl, esponendosi a rischi di aggressione, in caso di difficoltà. Al contrario, un’azienda dovrebbe diversificare creando più veicoli societari con cui gestire separatamente l’attività imprenditoriale, gli immobili strumentali e gli immobili di famiglia.  Una soluzione interessante è costituita dalla holding di famiglia, che se costituita utilizzando la veste giuridica di società a base personale, ad esempio la S.a.s. offre numerosi vantaggi, consente di separare la proprietà dalla gestione operativa, ma soprattutto protegge da responsabilità personali; ricordo che l’art. 2.305 del C.C. afferma che il creditore particolare del socio non può chiedere la liquidazione della quota del debitore finché la società è in essere. Infine, c’è il rischio connesso al rilascio di garanzie personali e reali. E’ frequente che il socio di S.r.l. rilasci garanzie personali o reali in funzione di finanziamenti alla società stessa. E sappiamo bene quanto possano essere pericolose le fidejussioni.   Poi ci sono i rischi connessi alla vita coniugale. Oggi il concetto di famiglia è molto cambiato rispetto al passato. Alla famiglia tradizionale si sono aggiunti altri modelli: famiglia mono genitoriale, Unioni civili, coppie di fatto. Ogni realtà famigliare è diversa ed ha esigenze e criticità patrimoniali specifiche. Pensiamo ai conviventi, che sono la categoria meno tutelata. La legge n. 76/2016, Cirinnà, dà loro la possibilità di stipulare un contratto di convivenza con il quale regolare i rapporti economici e scegliere il regime patrimoniale, ma non godono di nessun diritto successorio in mancanza di testamento, inoltre il convivente non gode di nessuna franchigia e paga l’imposta massima dell’8%. Nella famiglia tradizionale, le criticità emergono tra coniugi, in caso di divorzio. Fino a poco tempo fa, ai sensi della legge 898 del 1970, la legge divorzile italiana, il coniuge redditualmente e patrimonialmente più forte doveva riconoscere all’altro i mezzi adeguati al mantenimento dello stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. Questa è stata l’interpretazione della Cassazione che ha guidato per decenni i nostri giudici fino a poco tempo fa, poiché a maggio 2017, una nuova sentenza della Suprema Corte, relativa al caso Grilli di cui si è tanto parlato, ha completamente ribaltato tale principio, eliminando il criterio dello stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio ed introducendo solo il concetto di autosufficienza economica.  Nonostante ciò, un professionista preparato in materia potrebbe supportare vantaggiosamente il cliente ed aiutarlo, in vista di una separazione, a tutelare il patrimonio per evitare di soccombere alle richieste economiche dell’ex coniuge. Per quanto riguarda l’inasprimento fiscale, il rischio più elevato oggi è quello della riforma della Legge sulle Donazioni e Successioni. L’imposta sulle Donazioni e Successioni ha avuto da sempre un peso importante all’interno del nostro diritto tributario, ad eccezione del periodo 2001 – 2006 durante il quale il Governo Berlusconi la ha soppressa. Oggi, l’Italia è considerata un paradiso fiscale dall’Europa in questa materia, poiché le aliquote in vigore sono le più basse e le franchigie le più alte tra i paesi europei. La situazione è la seguente: un erede diretto, ad esempio, un figlio che si trovasse ad ereditare, sotto il milione non pagherebbe imposta, sulla parte eccedente pagherebbe solo il 4%, calcolato sugli immobili ancora a valore catastale, sulle aziende ancora a patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. In Francia, lo stesso erede, sopra i centomila euro, pagherebbe un’aliquota che oscilla tra il 5% ed il 45%. Si tratta di un’aliquota progressiva, più è alto il patrimonio oggetto di trasferimento, più elevata è l’aliquota. In Inghilterra, il nostro erede, al di sotto di 325mila sterline non pagherebbe nulla, oltre tale soglia si vedrebbe applicata un’aliquota unica fissa, pari al 40%.   Inoltre la direzione presa dall’Europa, che con il progetto di Riforma del 2014, ha voluto introdurre una armonizzazione fiscale di medio/lungo termine in tutti i Paesi membri, comporterà un abbattimento delle imposte sui redditi Irpef ed Ires ma un inasprimento della base imponibile sulla tassazione immobiliare. Corollario di quest’ultimo punto è la riforma della legge sul Catasto, avviata in Italia sempre nel 2014, in base alla quale i valori catastali verranno calcolati non più solo con riferimento al numero dei vani dell’immobile ma con riferimento anche alla metratura e alla ubicazione, con la conseguenza di moltiplicare il valore delle case ed il conto del fisco.

Continua a leggere

Dal Finanziario al Patrimoniale: la consulenza per proteggere il patrimonio del cliente.

  • 83
  • 0
  • Consulenza patrimoniale
Scritto il 28.10.2020

Prima di spiegare cosa intendo quando parlo di Consulenza Patrimoniale, vorrei partire dalle basi, o meglio dalle radici, attingendo alla saggezza dei nostri avi. Il termine di patrimonioderiva dall’unione di due vocaboli latini: pater (padre) e munus (dovere, compito); pertanto il significato di patrimonio è prima il "compito del padre", e poi quello di “cose appartenenti al padre”. Quindi già nel suo significato più antico, questo termine racchiude in sè la natura di ricchezza da trasmettere, identificando quell’insieme di beni che venivano procurati dal pater familias e che venivano lasciati ai figli. Oggi, in diritto, il patrimonio viene definito come l’insieme dei rapporti giuridici, aventi contenuto economico, che fanno capo ad un soggetto giuridico (il titolare). La Consulenza Patrimoniale è una consulenza che va ben oltre l’aspetto meramente finanziario, abbraccia tutto il patrimonio del cliente, a 360 gradi. Si sta affermando sempre di più negli ultimi anni, in quanto è figlia dell’evoluzione naturale della Società Civile, che sta vivendo profonde trasformazioni: pensiamo all’evoluzione della famiglia (da quella tradizionale alle unioni civili, alle coppie di fatto, alla famiglia mono genitoriale), pensiamo alla concentrazione dei patrimoni e delle leve decisionali nella fascia di età over 65, pensiamo al progressivo invecchiamento della popolazione e quindi alla necessità del mantenimento del proprio tenore di vita. A questo possiamo aggiungere la scarsa propensione degli italiani a pianificare la successione familiare: Secondo una ricerca recente, il 77% dei detentori di patrimonio non sta facendo niente di concreto per pianificare la successione (neanche il testamento). Se a questo mutamento di scenario, aggiungiamo i continui interventi normativi, capiamo perché oggi, il CF non può servire al meglio la clientela se si limita a gestire il patrimonio da un unico punto di vista, come faceva in passato, cioè quello finanziario. Io sono convinta che, proprio perché esiste questo bisogno, l’Asset Protection Advisory, cioè la consulenza sulla protezione patrimoniale,  diventerà la frontiera più avanzata della consulenza finanziaria, il cui format attuale non è più sufficiente a soddisfare le richieste dei clienti lungo l’intero ciclo di vita del patrimonio, visto nella sua interezza: quote societarie, immobili, denaro, auto e moto veicoli, preziosi e opere d’arte; ma anche affetti e tradizioni familiari, nonché le competenze trasmissibili alle nuove generazioni. E’ utile sottolineare che il patrimonio non è un concetto statico, immutabile nel tempo, ma muta a seconda delle fasi della vita di un individuo. La prima fase è quella della COSTITUZIONE: matrimonio/convivenza, casa di abitazione, mutui, figli, lavoro/carriera, accumulo capitale. In questa fase assume particolare importanza il capitale umano che rappresenta il valore attuale dei futuri redditi (specialmente lavoro) che un individuo potenzialmente percepirà nel corso della sua esistenza lavorativa. In pratica il capitale umano misura la potenziale capacità di un individuo di generare reddito nel corso degli anni. Sostanzialmente rappresenta il valore economico di una persona e come tale va protetto con soluzioni assicurative: TCM, invalidità, malattia, ecc.   La seconda fase è quella della CONSERVAZIONE e PROTEZIONE: è la fase della maturità di un individuo che spesso coincide con l’apice della carriera lavorativa. Qui il soggetto ha bisogno di organizzare e conservare il patrimonio, con investimenti diversificati, assicurazioni vita e fondi pensione. La terza ed ultima fase è quella relativa al TRASFERIMENTO DEL PATRIMONIO: riguarda gli over 65enni, che necessitano di pianificare il trasferimento del patrimonio. Gli strumenti che abbiamo a disposizione sono vari ed articolati, poiché come dico sempre, il nostro ordinamento è un sistema evoluto che offre la possibilità di scegliere tra vari istituti giuridici: polizze vita, testamento, donazione, trust, patti di famiglia, successione testata. Concludendo, possiamo definire il consulente patrimoniale una figura professionale evoluta, con competenze trasversali ( finanza, diritto di famiglia, successorio, immobiliare, assicurativo e fiscale), con caratteristiche tecniche elevate e ottime capacità relazionali. Attenzione! Non è un tuttologo! Opera in sinergia con altri professionisti, mantenendo però un ruolo centrale per la gestione coordinata delle esigenze patrimoniali globali del cliente. Il vantaggio per il cliente è di avere un unico riferimento professionale per le esigenze patrimoniali, che sa unire le diverse competenze e figure professionali necessarie al raggiungimento dello scopo: al fine di ottenere una strategia patrimoniale personalizzata. In questo modo, si evitano dispersioni di competenze ed energie professionali, la frammentazione dei ruoli professionali e di conseguenza maggiori costi per il cliente ed una minore efficacia.

Continua a leggere

EDUFIN - LA PROTEZIONE DEL PATRIMONIO.

  • 93
  • 0
  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 02.10.2020

Gentili lettori, Ottobre è il mese dedicato all'Educazione Finanziaria. Sono previsti eventi gratuiti e di qualità, senza fini commerciali, volti ad accrescere la conoscenza di base sui temi assicurativi, previdenziali e di gestione e programmazione delle risorse finanziarie personali e familiari. A tal fine, ho deciso di dare anche io un piccolo contributo, mettendo a fattor comune le mie conoscenze e competenze su un tema oggi molto importante: la PROTEZIONE DEL PATRIMONIO. Dopo mesi di incontri virtuali, utilissimi in fase di lockdown per raggiungere una vasta platea, ho programmato una serie di incontri "fisici" sul territorio per tornare finalmente tra le persone, con il giusto distanziamento. Il contatto umano è insostituibile! Parleremo di come gestire, tutelare e trasmettere il patrimonio, con focus sui rischi a cui lo stesso è esposto, gli strumenti giuridici da utilizzare per prevenirli, con attenzione alla normativa fiscale. Chi fosse interessato a partecipare può contattarmi in privato.

Continua a leggere

PERCHE’ SCEGLIERE UNA POLIZZA VITA MULTIRAMO.

  • 654
  • 1
  • Polizze Vita
Scritto il 10.09.2020

Gentili lettori, ben ritrovati. Oggi vorrei parlarvi di uno strumento molto versatile che assolve contemporaneamente a varie funzioni: di protezione e trasmissione del patrimonio, di investimento e di tutela assicurativa. Mi riferisco alla polizza vita multi ramo. La polizza si chiama multi ramo perchè permette, grazie ad un doppio motore, assicurativo e finanziario, di trovare il giusto equilibrio tra stabilità di rendimento e opportunità di crescita.   Il motore assicurativo è rappresentato dalla Gestione Separata – Ramo I. Qui il capitale è garantito. Tutto quello che si investe non può diminuire, semmai aumentare per effetto del rendimento annuo della gestione. Il rendimento si consolida nel capitale e non si può perdere mai più. Il motore finanziario consente invece di investire nei mercati finanziari attraverso una selezione di fondi, opportunamente selezionati in base al profilo di rischio del cliente – Ramo III.La porzione di risparmio qui destinata, cogliendo le opportunità nei mercati finanziari, serve per alzare i rendimenti medi annui di polizza. E’anche possibile trasferire le eventuali plusvalenze conseguite sul ramo III nel comparto garantito. Ad esempio, se ho investito in una linea dinamica e ho conseguito un rendimento del 10%, posso trasferire il guadagno, al lordo delle imposte, nel comparto a capitale garantito, azzerando il rischio di perdere il guadagno che ho ottenuto. Ho specificato, al lordo delle imposte, perché la tassazione è differita al momento della liquidazione del capitale, consentendo dunque un notevole risparmio fiscale.   La funzione di protezione o segregazione è riconosciuta dal legislatore, che l’ha normata nell’art. 1923 C.C., che parla di impignorabilità e insequestrabilità (che è un modo diverso per dire segregazione), “le somme dovute al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva e cautelare”. Naturalmente la segregazione trova un limite nella tutela dei creditori, di cui all'articolo 2740 del codice civile, che impone una regola fondamentale: “Il debitore risponde delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Eventuali limitazioni a questo principio sono ammesse ma solo quando lo preveda la legge.” Questo significa che viene meno la segregazione della polizza vita se è possibile esperire una azione revocatoria, posta a difesa del creditore. Del resto questa vulnerabilità è tipica di tutti gli strumenti di asset protection, non solo della polizza, poiché il nostro ordinamento salvaguarda in primis le ragioni del creditore.  Oppure, viene meno la segregazione della polizza vita, se c’è la responsabilità penale, ad esempio in caso di reati fiscali. Quindi, per sfruttare appieno la finalità della segregazione, occorre stipulare la polizza vita quando si è in bonis, cioè quando i rischi non sono ancora manifesti. La funzione di trasmissione del patrimonio trova il fondamento normativo nell’art. 1920 C.C. che dice” E valida l’assicurazione sulla vita a favore di un terzo. La designazione del beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione, o con successiva dichiarazione scritta comunicata all’assicuratore, o per testamento…” Vuol dire che, per effetto della designazione, il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione. Il capitale che la compagnia darà al beneficiario designato in caso di morte non è ricompreso nell’asse ereditario. Significa che la polizza vita attribuisce un diritto “iure proprio” al beneficiario, che acquisisce un capitale in forza di un diritto estraneo al diritto successorio. Sul piano fiscale, questo vuol dire che i capitali derivanti dalle polizze vita, liquidati ai beneficiari in caso di morte dell’assicurato, non concorrono a formare l’attivo ereditario. Oltre ad essere esente dal punto di vista fiscale, non consuma neanche franchigia ai fini delle imposte disuccessione e donazione, dunque si rivela uno strumento eccellente per ottimizzare fiscalmente il passaggio dei beni. Per concludere, vorrei portare la vostra attenzione su un punto molto importante, che puntualmente torna alla ribalta della cronaca, ovvero il rischio di RIQUALIFICAZIONE DELLA POLIZZA VITA IN UN PRODOTTO FINANZIARIO. Per comprendere questo rischio, che farebbe venire meno tutti i vantaggi appena visti, occorre sapere cosa distingue un prodotto finanziario da una polizza vita. Il legislatore l’ha individuato con molta chiarezza: la FINALITA’ PREVIDENZIALE. Cioè il fatto che, sottoscrivendo una polizza vita, non sto facendo un investimento, ma sto trasferendo alla compagnia un rischio demografico di lunga sopravvivenza o un rischio morte. Sul rischio demografico non centra nulla il motore finanziario. Non rileva affatto il motore finanziario, cioè che sia una linked (Ramo III) o una gestione separata (Ramo I), ma la tipologia della polizza: caso morte, vita intera, ecc. E’ essenziale sapere questo per qualificare la polizza. Occorrerà dunque massima attenzione nella scelta della tipologia di polizze vita, tra tutte quelle che propongono le varie compagnie, prediligendo quelle che offrono una componente importante di protezione, che va valutata con particolare riguardo all’ammontare della parte di premio che copre il rischio morte, oltre all’orizzonte temporale e alla tipologia di investimento.    

Continua a leggere

Condividi