Dario Casetti

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24/05/2018

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Spread a 193

Scritto il 29.05.2020

L'ufficializzazione del piano da 750 miliardi di euro dell'Ue per rilanciare l'economia travolta dal virus ha dato la spinta ai BTp con lo spread che ha chiuso gli scambi a quota 193 punti riportandosi sui minimi da inizio aprile.    Il rendimento del titolo decennale, che a inizio mese veleggiava poco sotto la soglia del 2% ha chiuso gli scambi a quota 1,51% come non accadeva ai primi di aprile.   L'annuncio della Commissione e le prime indiscrezioni sull'ammontare di risorse potenziali per l’Italia hanno incentivato gli acquisti ma il vero rally è iniziato con l'intesa franco-tedesca in cui per la prima volta si è introdotto il concetto di erogazione a fondo perduto. Ora la partita si gioca trai 27 Paesi membri che dovranno trovare l'intesa all'unanimità.    Il mercato pare convinto che la strada verso una prima iniziale mutualizzazione del debito in Europa sia segnata.    La volatilità dei titoli italiani, sebbene ancora superiore ai livelli pre-crisi, si è ridotta grazie alla Bce. Questo fattore è stato decisivo nell'attenuare i riscatti da parte degli investitori esteri che avevano terremotato il mercato nelle settimane più volatili di marzo.    Guardando al futuro tuttavia le incognite non mancano. «Le pressioni sui Paesi più indebitati e vulnerabili sono destinate ad aumentare» ha avvertito di recente la Bce, mettendo in luce l'elevata quota di debito che dovrà essere rifinanziato dal nostro Paese il prossimo anno: il 15% del totale contro il 10% di Spagna, Francia, Portogallo e Belgio.    L'accesso al mercato tuttavia non pare essere un problema per il Tesoro che è tornato ad emettere titoli sul mercato primario collocando 6,5 miliardi di euro di BoT a sei mesi con un rendimento in calo allo 0,012% da 0,227% del collocamento di aprile.

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Italia: la convenienza del Mes

Scritto il 13.05.2020

L'Italia risparmierebbe fino a 7 miliardi con il prestito da 36 miliardi a dieci anni, a un tasso prossimo allo 0%, messo a disposizione per l'emergenza pandemica della crisi Covid-19.   A calcolare il risparmio per l'Italia è il direttore generale del Mes, Klaus Regling il quale in un'intervista ha dichiarato che si tratta di denaro vantaggioso e il Paese che deve finanziare il proprio deficit ha più vantaggi a chiedere al Mes piuttosto che fare tutto da solo sui mercati, perché il tasso di interesse è più basso.   Ed è più vantaggioso anche rispetto alla Bce: gli acquisti tramite i programmi Pspp e Pepp sembrano "incondizionati" a costo zero per gli Stati, mentre invece sono dettati solo da logiche di politica monetaria. Il finanziamento Mes resta dunque "imbattibile", quando a confronto con i mercati e con il Qe.   Il Mes si è impegnato a mettere a disposizione di tutti gli Stati dell'area dell'euro una linea di credito con vita media decennale, tasso attorno allo 0%, per un importo calcolato sul benchmark pari al 2% del Pil dei singoli Paesi che vorranno richiederla. Il Mes si impegna da ora a rendere disponibile questo maxi-prestito in tempi rapidi, a condizioni equivalenti a quelle di un emittente con rating "AAA".   Messo a confronto con il rendimento attuale dei BTP decennali, che oscilla attorno al 2%, il prestito Mes consente un risparmio di 640 milioni l'anno circa.   Il Sistema europeo di banche centrali acquista titoli di Stato con logiche esclusivamente legate al grado di accomodamento della politica monetaria, mira a ridurre la frammentazione perché questa impedisce la trasmissione della politica monetaria. Per battere la convenienza della linea pandemica Eccl, a condizioni prefissate, la Bce dovrebbe poter monetizzare il debito pubblico. Ma non lo fa, questo è vietato dal Trattato.   Nel bilancio 2019, la Banca d'Italia ha restituito al Tesoro 4.393 milioni degli interessi dal Pspp e €563 milioni dei titoli di Stato italiani detenuti con il vecchio Securities market programme.   Il programma di acquisti netti di titoli di Stato Pspp in corso rientra nel programma App da 20 milioni al mese senza scadenza e con reinvestimento dei titoli acquistati. Per contro il Pepp, il programma pandemico da 750miliardi, per il momento è previsto in chiusura a dicembre e senza reinvestimento del capitale dei titoli che scadono.

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Il mercato del petrolio continua a tremare

Scritto il 23.04.2020

La sfiducia originata dal collasso del prezzo del petrolio, lunedì per la prima volta sotto zero in tutta la sua lunga storia, ha accelerato la corsa ad uscire dagli investimenti giudicati più a rischio, e ha fatto altre vittime finanziarie: le Borse sono scese mentre è aumentata la richiesta di titoli di Stato. Così Milano ha ceduto il 3,6% e Francoforte, la peggiore del Continente, il 3,99%.   Persino l’oro ha perso terreno perché diversi investitori avrebbero dovuto smobilizzare le loro posizioni per coprire le perdite accumulate sul fronte del petrolio.   Il Wti, la qualità Usa oggetto del tracollo di lunedì, ha perso più del 50% del proprio valore, scendendo sotto i 10 dollari al barile. Anche il Brent ha risentito del clima generale, lasciando a sua volta più del 25% a 19 dollari al barile.    Il problema di fondo resta l’eccesso di offerta, circa 30 milioni di barili in più, e l’insufficienza delle risposte fin qui date dai produttori.    I consumi sono drammaticamente scesi. L’Unione Petrolifera ha reso noto che il calo è stato del 31% in Marzo e del 50% in Aprile. Cifre simili a quelle dei Paesi sottoposti a  lockdown.   I rappresentanti dei Paesi Opec+ si sono riuniti in videoconferenza, ma non sembrano essere intenzionati ad aumentare la portata dei tagli già decisi una decina di giorni fa.    Sembra invece evidente che a muovere qualche passo debbano essere gli Stati Uniti, da tempo primo produttore mondiale.    Donald Trump ha annunciato l’intenzione di aprire i cordoni della borsa a favore dei produttori interni. Un loro fallimento sarebbe un disastro che potrebbe mettere in crisi anche le banche finanziatrici. Da evitare, soprattutto in un anno elettorale.   

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Compromessi per prestito all’Italia

Scritto il 03.04.2020

Nei lavori preparatori dell’Eurogruppo del 7 aprile prossimo, una apertura della Germania, capofila dei Paesi del Nord frugali nelle spese per l’Europa, avvicina il possibile accordo sugli interventi Ue per aiutare l’Italia e gli altri Stati membri più colpiti dalla pandemia di coronavirus. Il governo di Berlino accetterebbe condizioni leggere sui prestiti del Fondo salva Stati (Mes) in un pacchetto con interventi anche della banca Bei.   La Germania frena, peró, la richiesta di Italia, Spagna, Francia, e vari altri paesi di introdurre Coronabond come nuova forma di condivisione del debito. Il presidente della tedesca Bundesbank Jens Weidmann, confermandosi scettico sugli eurobond ha ribadito la soluzione di una linea di credito del Mes con vincoli non così severi.   Il presidente portoghese dell’Eurogruppo Mario Centeno ha messo in agenda anche altre soluzioni innovative e politiche per sostenere la ripresa.   Il Mes dovrebbe elevare i prestiti oltre il limite attuale del 2% del Pil nazionale con rimborsi a 30/50 anni e condizioni minime. Le erogazioni della Bei potrebbero salire oltre 200 miliardi. Altri 100 miliardi, per una assicurazione Ue anti dispccupazione verrebbero raccolti con titoli emessi dalla Commissione Ue.   I Paesi del Sud e una maggioranza trasversale nell’Europarlamento sollecitano anche un piano marshall con massicci stimoli all’economia.

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Debiti a causa del Virus

Scritto il 13.03.2020

I virus lasciano sempre una traccia del loro passaggio, anche quando sono ormai sconfitti.    Il Covid-19 ha procurato la rottura delle catene di produzione e fornitura, soprattutto quelle con al centro la Cina.   Il livello dei debiti nel mondo è già oggi elevato come non lo era mai stato prima e i governi avranno la necessità di fare più decifit per attutire e superare la crisi da virus.   Una recente analisi dell’Institute of International Finance (Iif) ha calcolato che alla fine del terzo trimestre del 2019, l’indebitamento di famiglie, governi, società finanziarie ha raggiunto il livello di 253 mila miliardi di dollari: è il 322% del Prodotto lordo planetario.   C’è da aspettarsi purtroppo che questi livelli facciamo balzi significativi, soprattutto per quel che riguarda le operazioni dei governi come risposta alla crisi da virus, la quale richiede investimenti e tagli delle tasse.   Naturalmente a fronte di tanto debito c’è altrettanto credito, anche se l’elevato indebitamento crea forti squilibri.   Sempre l’Iif segnala che il debito complessivo in Cina è ormai pari al 310% del Pil. Debito tra l’altro sicuramente in aumento a causa delle misure prese contro il Covid-19.   Alla fine della crisi virale è probabile che nel sistema finanziario globale gli squilibri si rivelino ancor più significativi.

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Apple e la crisi produttiva ai tempi del Coronavirus

Scritto il 25.02.2020

Al dramma umano del Coronavirus si aggiunge anche quello economico. Apple è stata la prima grande azienda americana ad annunciare una revisione al ribasso dei suoi ricavi a causa degli effetti della malattia. Le borse mondiali hanno risposto con perdite che da Wall Street hanno contagiato un po’ tutto il globo, penalizzando non solo la compagnia fondata da Steve Jobs ma anche tutte le aziende di Cupertino. Nelle ultime settimane diversi fornitori cinesi sono stati costretti a sospendere l’attività e ora le operazioni stanno riprendendo più lentamente del previsto, anche per l’obbligo di rispettare la quarantena di 14 giorni per i dipendenti che tornano al lavoro. Secondo una stima le attività non torneranno al livello precedente alla crisi almeno fino a Giugno. Tutto ciò comporta due gravi problemi per Cupertino: primo, il rallentamento della costruzioni dei prodotti che esporta dalla Cina in tutto il mondo e secondo, la riduzione dei ricavi generati dalle vendite del mercato interno di Pechino. Gli effetti sono stati immediati e inevitabili in tutto il mondo. Non solo le azioni di Cupertino sono arrivate a perdere oltre il 3%, ma la flessione ha colpito anche fornitori di semiconduttori e Chip. Un tonfo generale che ha fatto bruciare a Apple 45 miliardi, restituendo alla Microsoft lo scettro di compagnia di maggior valore. La crisi potrebbe rilanciare  la spinta di Trump a riportare la produzione negli Usa. Nonostante l’impegno del ceo Cook riguardo l’occupazione in America, il ritorno della produzione non sembra imminente, e a causa dell’emergenza in corso non arriverebbe comunque in tempo.

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Attenzione ai bonifici - Non sempre si rivelano una giusta scelta

Scritto il 13.12.2019

Passaggi di ricchezza gestiti con bonifici possono comportare rischi o conseguenze impreviste, sia dal punto di vista civilistico, sia da quello fiscale.  Spesso, anche all'interno del nucleo familiare, il bonifico è lo strumento più comunemente utiizzato per trasferire il denaro.  Attenzione però, perché possono esserci dei risvolti negativi qualora si arrivasse al procedimento giudiziario. In molti casi, addirittura postumi alla morte del donatore, come ad esempio la rivendicazione della propria quota di legittima dell'eredità da parte di un familiare, i bonifici potrebbero essere annullati e le somme di denaro ritornare agli aventi diritto. Ovviamente tutto ciò a discapito dei "temporanei" beneficiari.  Come se questo non bastasse, il beneficiario può incorrere in un altro rischio ancora più insidioso: rientrare nel mirino dell'Agenzia delle Entrate. Infatti, in caso di donazioni dichiarate tali solo dopo essere state contestate dall’ADE, si prevede una tassazione assoggettata all’aliquota massima, che corrisponde all’8 per cento della cifra donata. Per fortuna ci sono altre soluzioni per gestire il passaggio di beni in maniera più responsabile. Il primo fra tutti è sicuramente quello di affidarsi a un consulente per evitare di incappare in spiacevoli inconvenienti come quelli appena citati.  

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L'aspettativa di vita è sempre più alta, e le pensioni? Sempre più lontane!

Scritto il 20.11.2019

Secondo i dati, nel 2021/2022 si andrà in pensione con solo un mese di ritardo rispetto a oggi. La situazione non si prospetta così tragica quindi per i sessant'enni di oggi.  Ma quali sono le prospettive per chi oggi ha trent'anni?  Si stima che ci sia la possibilità per i trentenni di raggiungere la tanto ambita pensione alla veneranda età di 72 anni. Questo a causa dell'aspettativa di vita, che è destinata a slittare sempre più in avanti.  I giovani, almeno in teoria, hanno più tempo per attrezzarsi ecostruire un (indispensabile)piano finanziario per il futuro, in grado di integrare la magra pensione del regime contributivo. E' proprio seguendo questa logica che l'età pensionistica viene spinta sempre più in là.  Il futuro dei giovani è quindi estremamente precario e si basa totalmente sull’evoluzione della longevità nei prossimi decenni. Secondo le stime, un ragazzo nato nel 1999 potrà andare in pensione a 69 anni e un mese, nella migliore delle ipotesi, oppure a 74 anni e due mesi, nella peggiore. Dati alla mano, viene da sé la necessità di sviluppare un solido piano di risparmio fin dal principio, così da essere preparati a qualsiasi eventualità si prospetti nei prossimi decenni. 

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Evento: Pianificare al meglio il passaggio generazionale

Scritto il 05.11.2019

Pianificare al meglio il passaggio generazionale Partecipate all’ incontro del 12 novembre alle ore 18:00 presso ClubHouse Brera.   Iscrivti all'evento  

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INVESTIRE NELLE SMART CITY

Scritto il 03.10.2019

Ecco perché investire in un futuro smart è una buona scelta: oggi, più della metà della popolazione mondiale vive nelle città, e questo trend è destinato a incrementare sempre di più. Si stima infatti che la quota raggiungerà il 70% entro il 2050. Il 90% dell’aumento della popolazione urbana globale deriverà dalle economie emergenti, tra cui Cina e India, che saranno i maggiori contributori. Un futuro di questo tipo è possibile solo se ci saranno città sempre più SMART. Ma che cos’è di fatto una smart city? Traducendo dall’inglese, la smart city è una città intelligente 4.0, una città che gestisce le risorse in modo intelligente e che mira alla sostenibilità e a essere energeticamente autosufficiente. La tecnologia gioca un ruolo chiave in questo ambiente: più connessioni WiFi, infrastrutture e abitazioni tecnologiche ecc… Vediamo per esempio alcune delle soluzioni smart adottate dalla città di New York, dove questo tipo di cambiamento si sta già abbondantemente verificando: -          1200 cabine telefoniche riconvertite in hub con superfast WiFi -          Scansione continua dell’acqua -          I bus che saranno collegati a un servizio smart GPS e questi sono solo alcuni esempi delle evoluzioni in cantiere.   Per citare una realtà più vicina a noi, Milano non fa eccezione! Si stanno infatti attuando soluzioni green per il trattamento e il disinquinamento dell’aria in ambienti indoor e outdoor, sempre più di moda è la scelta di spostamenti meno inquinanti e dispendiosi come il car sharing e così via.   Investire in questa direzione è sicuramente una scelta efficace! Ecco alcuni esempi di settori in cui investire legati al futuro smart: sviluppo urbano, efficienza costruttiva, finanziamento e assicurazione urbani, soluzioni di mobilità, connettività e dati, soluzioni logistiche, cibi pronti…

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Evento: Investire in oro e metalli preziosi

Scritto il 01.10.2019

Dalla teoria alla pratica: Come valorizzare i beni rifugio. Partecipate all’ incontro del 17 ottobre alle ore 18:00 presso ClubHouse Brera.   Iscrivti all'evento  

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Bankitalia “dichiara guerra” al contante

Scritto il 13.09.2019

News da Bankitalia:  Dall’inizio di settembre è entrato in vigore un controllo maggiore per coloro che maneggiano più di 10 mila euro al mese sul proprio conto corrente tra prelievi e versamenti. La soglia “sospetta” prima ammontava a circa 15 mila. Così facendo verranno tenute d’occhio le transazioni sospette, che istituti bancari e uffici postali saranno tenuti a segnalare prontamente agli enti predisposti. Il primo check partirà il 15 settembre, tra due giorni, e riguarderà i movimenti dei mesi appena trascorsi. L’uso del cash è ancora molto forte in Italia. I fattori che lo influenzano sono svariati, dalla geografia al turismo e così via. Il sud per esempio, essendo più arretrato a livello tecnologico, non sfrutta abbastanza i pagamenti elettronici, preferendo l’utilizzo del contante. Fondamentale è la forte correlazione tra le operazioni sospette segnalate e le attività criminali illegali, estorsione, traffico di stupefacenti… insomma la lista è lunga e potrebbe continuare! Comprensibile quindi la decisione della Uif di un maggiore controllo sulle transazioni "anomale".

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