Alessandro Albanese

Consulente finanziario

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Io credo nell’Asia

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 02.07.2021

Grazie ad una migliore gestione della pandemia di COVID-19, alla qualità della crescita e all’aumento della produttività, l’Asia sta raggiungendo i livelli dei mercati sviluppati e sta diventando una risorsa fondamentale che l’investitore non può più ignorare. Del resto, l’Asia è diventata un centro di potere post-pandemia; un anno e mezzo dopo il COVID-19, l’attività economica in tutta la regione è tornata in gran parte ai livelli precedenti e l’Asia è uscita dalla crisi più forte e con una posizione più influente sulla scena mondiale. L'aumento della ricchezza dimostra il passaggio del livello di reddito da basso a medio. Questo inevitabilmente trainerà i consumi interni con spostamenti della spesa verso beni e servizi discrezionali e presenterà opportunità interessanti per gli investitori. Una regione poco considerata con forti prospettive di crescita quindi, anche perché si prevede che l’Asia emergente (tra cui India e Cina) contribuirà a più della metà del PIL globale entro il 2045. Tanto è vero che le sue dimensioni, il ritmo e la qualità della crescita stanno raggiungendo i livelli dei mercati sviluppati. La regione è tuttavia ancora poco rappresentata negli indici azionari e obbligazionari. L'Asia emergente costituisce solo il 10% dell'indice dei mercati azionari globali (MSCI ACWI) e solo il 3% di quello obbligazionario (JPM GBI Broad), sebbene rappresenti circa il 24% sia dell'economia mondiale, sia degli utili societari globali. Senza dimenticare poi la battaglia per la supremazia tecnologica, perché la Cina sta rapidamente avanzando sul fronte dell'innovazione tecnologica e al tempo stesso sta riducendo il divario con gli Stati Uniti in termini di spesa per ricerca e sviluppo (R&S). Recentemente, il piano quinquennale della Cina ha definito le ambizioni in termini di leadership tecnologica e di autosufficienza, concentrandosi sull’investimento in nuove infrastrutture e mantenendo al contempo un settore manifatturiero competitivo. Bisognerebbe prestare tuttavia maggiore attenzione verso l’ambiente e la transizione energetica. E infatti La “rivoluzione verde” è in corso e la Cina si è impegnata a diventare carbon neutral entro il 2060, con conseguenti investimenti significativi in infrastrutture di energia rinnovabile e miglioramenti tecnologici. La Corea del Sud prevede di diventare carbon neutral una decina di anni prima della Cina con il suo“nuovo Green Deal”. I due Paesi, insieme all’India, rappresentano il 73% di tutte le vendite di green bond dei mercati emergenti negli ultimi cinque anni. E le valute? Le valute asiatiche appaiono straordinariamente convenienti, tanto è vero che il mercato obbligazionario cinese rappresenta un’opportunità di investimento interessante, anche in valuta locale. È l’unico grande mercato in cui si prevede un calo dei rendimenti obbligazionari nei prossimi anni e la riduzione dello spread rispetto ai Treasury USA dal livello attuale. Un risultato record!

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Essere SRI coi Green Bond

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  • Green economy - Green bond
Scritto il 01.07.2021

Negli ultimi anni sono state intraprese molte iniziative a carattere globale che hanno permesso al tema della rivoluzione verde, della sostenibilità e priorità ambientale, di ricoprire un ruolo di primaria importanza su tutti i tavoli istituzionali. Tali eventi rappresentano l’inizio verso la costruzione e messa a regime di un green new deal che sta riguardando sempre di più tutti i settori dell’economia, della finanza e di tutto ciò che nella vita quotidiana impatta l’ambiente. Diversi obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 firmati da 193 Paesi membri ONU nel settembre 2015 fanno esplicito riferimento all’ambiente e al clima ma la loro attuazione è ancora in fase di realizzazione tra mille difficoltà ed egoismi nazionali che mettono il profitto e la ricchezza immediata di fronte alla sostenibilità e alla conservazione del pianeta Terra. L’obiettivo 13 in particolare, promuovere azioni a tutti i livelli per combattere il cambiamento climatico, sincera lo stato di degrado del clima raggiunto negli ultimi 30 anni e la necessità di agire per non continuare a sconvolgere intere economie nazionali con costi altissimi per persone, comunità e Paesi che saranno ancora più gravi nei prossimi anni rispetto ad oggi. Tutti stiamo sperimentando significativi impatti del cambiamento climatico, quali ad esempio, alluvioni, siccità innalzamento del mare e fenomeni metereologici ancora più estremi. Le emissioni di gas serra sono al massimo della storia e si prevede che la temperatura media della superficie terrestre aumenterà di tre gradi in questo secolo con effetti devastanti. In questi giorni siamo di fronte alla notizia della sperimentazione dell’apertura della rotta artica alle navi container. Dal punto di vista commerciale una notizia positiva in quanto collegare la Cina e la Russia al nord Europa diventerebbe molto più rapido e meno costoso tagliando fuori il Canale di Suez, ma da un punto di vista ambientale una nuova pessima notizia in quanto la navigazione avverrebbe tra i ghiacci in scioglimento, con rischi enormi di incidenti e catastrofi ambientali. Nonostante la situazione sia grave ci sono soluzioni accessibili e flessibili per permettere a tutti i Paesi di diventare economie più pulite e resistenti. Le iniziative sono molteplici e riguardano i campi più disparati. In ambito finanziario sono ormai diventate una certezza e non più una novità i green bond. Si tratta di semplici obbligazioni la cui emissione è legata a progetti che hanno un impatto positivo per l’ambiente,come l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti pulite, l’uso sostenibile deiterreni. I Green Bond permettono infatti di finanziare vari tipi di progetti con caratteristichedi sostenibilità ambientale, come il trattamento dell’acqua e dei rifiuti, iniziative legate alla prevenzione e controllo dell’inquinamento, infrastrutture per i trasporti, tra cui le ferrovie, centrali eoliche e più in generale iniziative legate all’utilizzo sostenibile dell’acqua o all’edilizia eco-compatibile. Recentemente la Commissione Europea ha enfatizzato le potenzialità e il funzionamento del mercato dei Green Bond, presentando un pacchetto di misure intitolato “Energia pulita per tutti gli europei”, secondo il quale dal 2021 sarà necessario un supplemento di 177 miliardi di euro all’anno per raggiungere gli obiettivi individuati per il 2030 su clima ed energia per i quali questi nuovi meccanismi di finanziamento e di investimento potrebbero giocare un ruolo essenziale. L’espansione di tali strumenti, inizialmente emessi da Banca Mondiale e Banca europea degli investimenti, ha avuto una forte accelerazione grazie alla spinta impressa dal mercato cinese. La Cina infatti, sta attuando un programma di riequilibrio nell’utilizzo dei materiali energetici cercando di riequilibrare l’utilizzo di combustibili fossili con energie rinnovabili e ridurre le emissioni di gas serra. Un altro volano alla diffusione di tali strumenti è rappresentato dalla crescente attenzione delle istituzioni sovranazionali al tema della sostenibilità ambientale. Da parte degli investitori, entrambe le tendenze portano ad una maggiore attenzione a tematiche connesse al cambiamento climatico e all’inclusione finanziaria, due temi centrali nell’agenda mondiale che trovano un forte riscontro nelle linee guida definite all’interno dei Sustainable Development Goals, promossi dalle Nazioni Unite. A livello europeo un enorme passo in avanti è stato compiuto lo scorso 10 Marzo con l’entratain vigore del “Sustainable finance disclosure regulation”, un nuovo regolamento volto a disciplinare il mondo degli investimenti ESG (Environmental, Social e Governance). Sono state create una serie di regole armonizzate sulla rendicontazione dei “rischi di sostenibilità” nei portafogli dei gestori con obbligo tra gli altri di una maggiore trasparenza sui risultati degli investimenti green. Inoltre, le stesse istituzioni europee stanno progettando una serie di azioni volte a contrastare la crisi innescata dal coronavirus e ridisegnare un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità come principio guida di tutte le proprie strategie politiche nel cui ambito si iscrivono sia il programma Next Generation Eu sia l’European GreenNew Deal. Siamo quindi di fronte a una situazione che si sta delineando sotto diversi punti di vista e la stessa pandemia ha reso evidente la necessità di un cambiamento radicale del nostro modo di vivere e di gestire le questioni socioeconomiche ed ambientali. Tuttavia, sia il Green New Deal che gli obiettivi 2030 potranno essere raggiunti e mantenuti oltre che con accordi tra Stati e imprese attraverso un programma mondiale di green education. Le nuove generazioni devono essere formate con uno spirito verde e l’unico modo per ottenere risultati è quello di un programma educativo fin dai primi anni di vita. L’insegnamento al rispetto ambientale, alla sostenibilità, all’utilizzo delle risorse rinnovabili e al non abuso di quelle non rinnovabili rappresentano dei concetti che se portati avanti nel corso della vita rappresentano il più grande aiuto alla sopravvivenza della malata Madre Terra.

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Inizio di una nuova era, il 5G

Scritto il 14.01.2021

Di fatto, il 2020 ha rappresentato solamente l’anno di inizio della diffusione su scala globale di questa tecnologia rivoluzionaria. Di fatto, quest’anno non potremo non assistere ad un ulteriore consolidamento della trasformazione digitale dopo l’accelerazione impressa dalla pandemia. Durante la crisi del coronavirus, numerosi consumatori e aziende hanno iniziato a lavorare, fare acquisti e accedere ai servizi interamente da casa. La tesi in favore della digitalizzazione e dell’automazione negli stabilimenti, nei magazzini, negli uffici, sul lavoro e nelle abitazioni ha subito un ulteriore impulso. Quando la pandemia rallenterà, grazie alla disponibilità del vaccino, è probabile un parziale ritorno alla situazione precedente, ma il trend della digitalizzazione non solo ha subito un’accelerazione, ma si è rafforzato cambiando molte abitudini di consumo e commerciali, in modo strutturale e irreversibile. Nel corso del 2021, avverrà un consolidamento della transizione nel mondo della connettività 5G, dell’Internet of Things e dei servizi in cloud. Questo nuovo mega trend è ben posizionato per beneficiare dal rivoluzionario trend digitale in atto, in quanto gli investitori continueranno a focalizzarsi su opportunità di crescita, in un mondo caratterizzato da bassa crescita e da tassi di interesse che rimarranno prevedibilmente bassi a lungo. Nel 2021, inevitabilmente si assisterà ad un’accelerazione nell’implementazione delle reti 5G negli USA, in Cina, in Giappone e in Europa. Questa accelerazione avvantaggerà i fornitori di apparecchiature di rete, avvantaggiando così le major mondiali che operano nel settore. Ci si potrà anche attendere, di conseguenza un’accelerazione dell'adozione di smartphone 5G. Qualcomm, ad esempio, prevede che nel 2021 verranno spediti 450-550 milioni di smartphone con connettività 5G nel mondo (+150% anno su anno) e circa 750 milioni nel 2022 (+50% anno su anno). Questa ed altre major del settore, stanno già registrando un forte incremento di nuovi ordini. Guardiamo, infine, con grande interesse alla proliferazione delle applicazioni di nuova generazione, come il live-streaming e-commerce e il mobile cloud gaming, che stanno emergendo come "killer” app nel mondo 5G e le principali società che le hanno adottate, per fare un nome su tutte, la Alibaba di Jack Ma, trarranno un grande vantaggio da questo trend rivoluzionario. Strutture di investimento che hanno ad oggetto la gestione di questi titoli ormai sono una realtà consolidata nel panorama finanziario. L’abilità è quella di saper cogliere il “market timing”, ma soprattutto la formula di investimento ed il prodotto migliore per partecipare al business. Vogliamo farlo insieme?

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Scenari e scenette

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 22.12.2020

Dal 2022 i rischi climatici entreranno a pieno titolo negli stress test delle banche europee. Lo ha confermato la Banca centrale europea, lo scorso 27 novembre, in occasione della pubblicazione del testo definitivo della “Guide on climate-related and environmental risks”. La guida spiega come la Bce si aspetta che le banche gestiscano in modo prudente e divulghino in modo trasparente tali rischi in base alle attuali regole prudenziali. Il documento è stato pubblicato al termine di una consultazione pubblica sui rischi ambientali che si è conclusa lo scorso 25 settembre ed ha ricevuto oltre 50 commenti da parte di una vasta platea di stakeholder, diventando così immediatamente applicabile. Francoforte ha anche delineato i prossimi passaggi che vedranno un’iniziale richiesta alle banche di condurre, nel 2021, un’autovalutazione alla luce delle aspettative di vigilanza delineate nella guida e di elaborare piani d’azione su tale base. La Banca centrale effettuerà un esame completo delle autovalutazioni nel 2022 le metterà in discussione nel dialogo con le autorità di vigilanza nazionali competenti ed in seguito, inserirà i rischi legati al clima nei prossimi stress test programmati, appunto, nel 2022. Nel report “ECB report on institutions’ climate-related and environmental risk disclosures” pubblicato insieme al testo della Guida sui rischi climatici, la Bce rileva un ritardo, da parte delle banche, nella comunicazione dei rischi climatici e ambientali. Sebbene vi sia stato un certo miglioramento rispetto all’anno precedente, le banche devono compiere sforzi significativi per supportare meglio le loro dichiarazioni di disclosure con informazioni quantitative e qualitative rilevanti. Nella seconda metà del 2021 la Bce intende individuare le lacune rimanenti e discuterne con le banche. Questo è quanto emerso nel report. Sebbene quanto dichiarato da ECB, cozzi apertamente con quanto avviene, almeno per ora oltre oceano, staremo infatti a vedere con molta attenzione, quanto la prossima poltrona presidenziale sarà sensibilizzate al tema, Trump, uscito sconfitto, ha denunciato brogli e manipolazioni a favore del democratico Biden. L’onda blu democratica non si è materializzata tuttavia, ed il mercato ha accolto con entusiasmo il “gridlock”. Una legislatura divisa infatti, diminuisce la probabilità che il nuovo pacchetto di stimolo sia di ampie dimensioni, ed al contempo rappresenta una vittoria per le società tecnologiche che hanno visto allontanarsi lo spettro di una maggiore tassazione e regolamentazione. Da noi in Europa, invece l’UE deve gestire la presa di posizione di Polonia e Ungheria che stanno ostacolando l’approvazione del bilancio comunitario dei prossimi sette anni. Il tema contestato riguarda il nuovo meccanismo approvato dall’UE che lega ogni erogazione di fondi ai paesi membri al rispetto dello stato di diritto. I mercati festeggiano i risultati in fase 3 di Pfizer, Moderna e Astrazeneca: i tre vaccini mostranoun’efficacia superiore rispetto alle attese. Il recentissimo via libera da parte degli enti preposti (FDA e EMA) alla commercializzazione e all’utilizzo del vaccino, che sarà comunque prodotto su larga scala solamente nel 2021, è stato distribuito ed iniziato ad essere inoculato ai primi soggetti. Intanto la situazione sanitaria continua a peggiorare e le misure di contenimento rallentano a fatica l’avanzata del virus, soprattutto in virtù di quella che è stata definita, in attesa di ulteriori e più approfondite verifiche, la variante a seguito della mutazione che si è identificata nel Regno Unito, dove continua la never ending saga Brexit, tra dichiarazioni che indicano il prossimo raggiungimento di un accordo e strappi che fanno pensare a un’uscita della Gran Bretagna senza alcuna firma: un mancato accordo, a questo punto, non sarebbe da escludere. Sul tavolo dei negoziati sono ancora aperti almeno tre temi spinosi: i diritti di pesca, gli aiuti di Stato e chi sarà l’arbitro di futuri contenziosi tra UK e UE. Come si dice, “in the other side of the lake”, tra le prime nomine da parte del nuovo Presidente viene accolta con entusiasmo quella di Janet Yellen a segretario del tesoro. Questo ed gli altri eventi statunitensi, non hanno portato movimenti significativi a livello di curva, per quanto sembra affermarsi una lenta tendenza allo “steepening”, almeno negli Stati Uniti. Il comparto obbligazione d’oltre oceano infatti, mantiene un approccio prudente al rischio tasso ed il mercato del credito sembra ben sostenuto da una abbondante liquidità ancora in cerca di allocazione, nonostante le valutazioni meno attrattive. Certo, nonostante i diffusi rialzi nel mercato azionario, c’è da chiedersi quanto ancora possa durare questo trend positivo. Ed allora, a prevenire eventuali storni o peggio trend discendenti non ci siamo altre che noi, investitori e consulenti, che con la nostra, medesima capacità di saper interpretare i movimenti, riusciamo insieme a identificare quei programmi che potranno mettere insieme le vostre esigenze, con le nostre capacità professionali.  

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USA, politica e finanza

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 08.12.2020

In un giorno di festa come quello di oggi, l’Immacolata Concezione, mi soffermo a riflettere sulla qualità e la diversa tipologia tra contenuti e modalità che caratterizzano i due poli della politica statunitense. Le differenze tra le politiche democratiche e quelle repubblicane possono significare molto per gli investitori, ma purtroppo abbiamo assistito a una ben poco illuminante gara a chi urlava più forte. Eravamo in molti ad attendere con forte interesse un approfondito dibattito presidenziale per paragonare e cogliere le differenze tra le posizioni di Donald Trump, presidente in carica degli Stati Uniti, e quelle di Biden, ex vicepresidente dell’amministrazione Obama. In quello che si è caratterizzato per essere stato uno dei confronti elettorali più significativi della storia moderna del Paese, un esame approfondito delle principali problematiche da affrontare, era un’esigenza imprescindibile per tutti. E invece abbiamo assistito a qualcosa di più simile a una rissa all’uscita da scuola: non fosse stato per l’obbligo di distanziamento sociale forse avremmo visto volare i pugni e le tirate dicapelli! Molto si è detto dopo tutti quei dibattiti svolti per capire chi ne fosse uscito vincitore, ma ritengo sia chiarissimo chi ne sia uscito sconfitto: il popolo americano. Mi vengono i brividi se penso che i figli degli americani hanno assistito a questo disastroso spettacolo. Io stesso ho provato un tale fastidio che mi sono dato allo zapping, finendo per guardare la solita emittente digitale CNBC. Forse c’è chi ha apprezzato questo teatrino politico, ma personalmente lo ritengo una cosa terribilmente scoraggiante per gli investitori di tutto il mondo. Il “dibattito” ha confermato l’infimo livello a cui è sprofondata la politica della principale economia mondiale. A malapena si è parlato di politiche economiche, fiscali e normative, nonostante i due partiti si trovino agli antipodi su questi argomenti, come non accadeva da decenni. Temo che per capirci qualcosa saremo costretti a fare affidamento solo sulle nostre forze. Per ciò che concerne le politiche economiche fiscali e normative, lo scorso agosto in previsione dell’imminente apertura della stagione politica, scrivevo “Il circo sta arrivando in città” eanticipavo che l’evento sarebbe stato accompagnato da un probabile aumento della volatilità. Un mese fa le elezioni presidenziali erano uno dei motivi per cui pensavo ad un autunno di passione. La volatilità è arrivata, sebbene in parte a settembre, quando l’S&P 500 ha perso quasi il 10%.I future del VIX Index statunitense hanno evidenziato una ulteriore impennata delle aspettative di volatilità per il periodo successivo al giorno della consultazione elettorale. Il motivo, a mio avviso, è ovvio se pensiamo alla confusione e alle incertezze emerse dal dibattito circense a cui abbiamo assistito. La conferma che Trump abbia contratto il coronavirus, non ha fatto altro che aumentare il clima di incertezza e successivamente non è stato del tutto chiaro quali ripercussioni abbia avuto tutto questo sui protocolli di Washington. Con i pieni poteri, i democratici, quasi sicuramente vareranno stimoli fiscali di portataenorme, forse nell’ordine dei 5.000 miliardi di dollari. Parte delle misure iniziali avrebbero come obiettivo più probabile la protezione dei posti di lavoro e del reddito in risposta al prolungarsi della crisi del coronavirus, ma verosimilmente vi sarà anche una forte spinta di lungo termine favorevole alla crescita, con azioni volte aridurre l’indebitamento degli Stati, potenziare le infrastrutture, incentivare le energierinnovabili e implementare il 5G. Una spesa fiscale a orientamento strategico potrebbe benissimo produrre effetti positivi sull’attività economica e contribuire a sostenere la ripresa. Si tratterebbe di uno sviluppo favorevole per i mercati. Tuttavia, come sempre, ci dovrà essere qualcuno che tiri fuori i soldi. L’aumento delle imposte proposto da Biden è considerevole e se venisse attuato nel 2021 potrebbe benissimo annullare gli effetti positivi della spesa fiscale. Secondo gli analisti, rischierebbe di abbattere del 9-10% gli utili per azione dell’S&P 500. L’aumento delle imposte sul reddito individuale e sul reddito da capitale potrebbe mettere il freno alla crescita economica e ai mercati. Non ci resta ora che sperare che gli aumenti delle tasse, a quanto pare inevitabili, con Biden al potere, vengano attuati in modo graduale nel tempo, per consentire all’economia di metabolizzarli senza troppi danni. Un altro aspetto da tenere sott’occhio sono le politiche relative al quadro normativo, che potrebbero nuocere alla fiducia dei CEO e delle PMI, riducendo gli investimenti aziendali nella capacità produttiva. Anche senza controllare il Senato, non essendosi innescato l’effetto “onda blu”, Biden potrebbe comunque intervenire in maniera determinante sulla regolamentazione emettendo ordini esecutivi. In questi ambiti, è difficile immaginare come lo scenario che ci ha accompagnato negli ultimi quattro anni possa subire un capovolgimento più drastico, in particolare per quanto riguarda le politiche fiscali e di regolamentazione. Secondo l’attuale consenso dei mercati, una prosecuzione dello status quo o un governo diviso costituirebbero un contesto più favorevole rispetto a una vittoria democratica su tutti i fronti. A mio avviso, pur riconoscendo che un aumento delle imposte e della regolamentazione potrebbero avere effetti psicologici negativi sugli investitori, incidendo quindi negativamente sui multipli prezzo/utili, ritengo che se la stretta fiscale e normativa venisse attuata in modo graduale, gli effetti negativi sulle azioni potrebbero manifestarsi in modo meno turbolento di quanto alcuni analisti sembrano temere. E non dimentichiamoci del virus! Se consideriamo la portata delle ripercussioni causate dalla chiusura dell’economia, unmiglioramento delle notizie sul fronte del coronavirus farebbe presumibilmente passare in secondo piano gli effetti a breve termine delle elezioni. Un ritorno alla normalità dell’attività economica mondiale avrebbe implicazioni considerevoli per il reddito dei consumatori e delle aziende e darebbe quasi sicuramente un enorme impulso ai mercati. Tuttavia, ritengo che il virus e le elezioni rivestano una considerevole rilevanza nel lungo termine ed anche io, come molti investitori che sembrano attuare coperture in vista della probabile volatilità del nuovo anno, sto tenendo a freno i livelli di rischio, anche in considerazione del gran numero di possibili sviluppi. Se noi, insieme, in quel connubio fatto di fiducia reciproca e del rispetto dei rispettivi ruoli, identificassimo un orientamento chiaro ed univoco, per quanto possibile, nei prossimi quattro anni, coincidenti con l’inizio della politica democratica che si troverà a guidare un’economia da 22.000 miliardi di dollari, non sarebbe male se ne riuscissimo ad approfittarne, determinando sin dall’inizio una diversificazione di portafoglio efficace che realizzi gli obiettivi prefissati.

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EQUILIBRISTI D’AZIONE

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 01.12.2020

Le continue crescite del mercato azionario sottolineano la forte necessità di un bilanciamento nei portafogli ed un insieme particolarmente intricato di fattori ne rende difficile la realizzazione. Novembre ha portato notizie incoraggianti sul fronte degli studi clinici di due vaccini (Pfeizer e Moderna), contro il coronavirus. Ve ne sono altri in corso di sperimentazione (Astrazeneca) e ogni serie di risultati positivi aumenta le probabilità di una distribuzione su ampia scala della protezione antivirale l’anno prossimo. Oggi è anche più chiaro il panorama politico statunitense per i prossimi due anni, nonostante rimangano in ballo ancora due seggi al Senato. Personalmente avevo già una preferenza per l’azionario e il credito rispetto ai titoli di Stato e stavo già trasformando il mio orientamento verso i titoli “growth” di qualità, in una view più ottimista, per gli asset ciclici e sensibili all’economia, avendo intuito un consolidamento della ripresa già in atto. E allora, perché non assumere un orientamento più deciso verso gli asset rischiosi e le esposizioni cicliche? Perché, come abbiamo già visto un paio di settimane fa, nel breve termine ci sono ancora ostacoli da affrontare e nel più lungo termine, ci attendono diverse incertezze. In primo luogo, non è così galeotta la possibilità che un pacchetto di stimoli fiscali da 500 miliardi di dollari, a sostegno del reddito e delle amministrazioni statali e locali, venga approvato durante il periodo di transizione amministrativa. Si tratterebbe di una misura di entità modesta rispetto a quella anticipata nel caso in cuiun’“ondata blu” avesse conquistato il governo degli Stati Uniti. Il consenso per ulteriori misure di questa natura potrebbe diminuire, anche perché l’andamentopositivo dei dati economici, la resilienza dei consumi e la riapertura dell’economia, con la popolazione che sta imparando a convivere con il virus, sollevano interrogativi sull’effettivanecessità di ulteriori stimoli. In secondo luogo, sebbene l’efficacia dei vaccini possa costituire un’ottima notizia per l’economianel secondo semestre del 2021, fino ad allora potrebbe rivelarsi comunque necessario affrontarel’ondata in atto di nuovi contagi e risolvere le difficoltà logistiche e comportamentali legate alladistribuzione dei vaccini e alla loro accettazione da parte della popolazione. In ultimo, pur ritenendo che voi investitori possiate mettere in conto un aumento dell’inflazione l’anno prossimo, rimango dell’avviso che nel più lungo termine questa dinamica ritornerà a unastagnazione secolare. Se tutto questo non bastasse, la drastica rotazione che il 9 novembre ha investito i mercati ai primi annunci di un successo dei vaccini come un avvertimento a non imprimere ai portafogli azionari pesanti orientamenti fattoriali. Ritengo pertanto sia rischioso concentrarsi unicamente sugli effetti positivi prodotti dalla mitigazione della crisi sanitaria nel medio termine oppure sugli effetti negativi della battaglia a breve termine con i nuovi contagi o della minaccia a più lungo termine della stagnazione secolare. Il bilanciamento dei portafogli è quindi un aspetto fondamentale a mio credere, ma datal’estrema peculiarità del contesto attuale, raggiungere il bilanciamento sarà inevitabilmente una questione complessa. Per descrivere le dinamiche fattoriali dei mercati azionari degli ultimi mesi, è stato spesso affermato che i titoli “growth” (titoli azionari di aziende in crescita) stiano sovraperformando quelli value (titoli azionari di aziende che creano ed hanno già creato valore). È sicuramente così, ma si tratta di un’affermazione piuttosto riduttiva. La sovraperformance dei titoli growth è riconducibile, a ben vedere, più alla duration che alla crescita. La duration, vale a dire la sensibilità alle variazioni dei tassi di interesse, è solitamente associata alle obbligazioni, ma è visibile anche nelle azioni con utili più stabili e visibili. Il calo dei tassi reali ha determinato un’espansione dei multipli di valutazione dei titoli di societàgrowth con duration lunga, ad esempio le mega-cap tecnologiche (Apple, Microsoft) e una compressione dei multipli dei titoli di società con duration più breve e utili più volatili. Qualora ci si ponesse la domanda se il dualismo duration lunga/duration corta nell’azionario sisovrappone al dualismo titoli difensivi/titoli ciclici, ci si potrebbe rispondere sì, ma non del tutto. E questi fattori non si sovrappongono perfettamente neppure al nuovo scenario di mercato,influenzato dal “fattore coronavirus”. Se è vero che il 9 novembre la rotazione che ha interessato il binomio duration lunga/duration corta ha avuto una portata maggiore rispetto a quella vista nei binomi growth/value o difensivo/ciclico, è anche vero che si è rivelata inferiore a quella registrata per il binomio “stare a casa/viaggiare”. Qualora si avesse avuto una posizione sottopesata alle compagnie aeree e ai settori dei trasporti, delle vendite al dettaglio e del tempo libero, si avrebbe subito un duro colpo. Ecco perché è importante che tutti questi fattori vengano valutati individualmente, cliente per cliente, portafoglio per portafoglio, ma soprattutto obiettivo/aspettativa per obiettivo/aspettativa e poi integrati nei portafogli azionari, bilanciandoli con attenzione. Riassumendo, dal mio punto di vista sarebbe opportuno avere un orientamento ottimista verso gli asset rischiosi a 12-18 mesi. Le notizie sul risultato delle elezioni statunitensi e sullo sviluppo di un vaccino per il coronavirus hanno corroborato questo mio modo di vedere. Tuttavia, il ventaglio di possibili sviluppi rimane ampio: i fattori favorevoli nel medio termine sono ancora in gara con quelli sfavorevoli nel breve e più lungo termine, per non parlare delle dinamiche incrociate derivanti da un intrigo insolitamente complesso di fattori di rischio. In conclusione, per muoversi sui mercati nei prossimi mesi occorrerà fare come gli equilibristi, cioè mantenersi bilanciati; la vera sfida sarà trovare quel bilanciamento.

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USA – Europa contrasteranno la crescita Orientale?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 25.11.2020

Ormai la scorsa settimana il presidente della Federal Reserve Jay Powell ha annunciato un cambiamento epocale nelle politiche monetarie della banca centrale. La decisione, che va adaggiungersi alle manovre già varate in quest’epoca di eccezionale attivismo, frutto di una situazione economica senza precedenti, era nell’aria già da tempo. Powell ha dichiarato che la Fed non utilizzerà più l’aumento dei tassi di interesse in chiave preventiva, con lo scopo di impedire il futuro aumento dell’inflazione oltre la soglia del 2%. Al contrario, attenderà prove concrete di un aumento dei prezzi prima di intervenire. Powell ha inoltre fatto sapere che l’istituto centrale modificherà il metodo di valutazione dellamassima occupazione, così da raggiungere un maggior numero di lavoratori durante la fase di crescita degli impieghi. Con un unico discorso, il presidente della Fed ha modificato in modosignificativo l’approccio della banca centrale al suo “doppio mandato”, vale a dire stabilità deiprezzi e piena occupazione. È dalla crisi finanziaria globale che la Fed e altre banche centrali lottano con un’inflazionebassissima, cercando nuovi approcci che possano determinare una crescita più sostenuta.Tuttavia, la crisi da Coronavirus ha imposto l’adozione di politiche di emergenza. La Fed ha ridotto a zero i tassi di interesse, espandendo in modo aggressivo il proprio bilancio per intervenire sui mercati, in primis quello dei Treasury e quello monetario e, successivamente, quello delle obbligazioni societarie. Alla luce della grave situazione attuale dovuta a diversi fattori, quali senza dubbio la pandemia e la difficoltà con cui Trump ha lasciato la poltrona presidenziale a Biden, e delle politichemonetarie eccezionalmente accomodanti, l’allontanamento della Fed dalle sue politiche storiche in materia di inflazione è giunto tutt’altro che inaspettato e sembra essere stato accettato senzaproblemi come uno degli elementi integranti dello scenario post-crisi. Inoltre, contrariamente alle misure che potrebbero indicare debolezze sistematiche nascoste, difatto ribadisce l’impegno a cercare di preservare l’attuale fase favorevole dell’economia che, pur incespicando, si sta muovendo verso una condizione di apparente normalità. Questo “tira e molla” emerge chiaramente dai recenti trend economici e dall’andamento statisticodel virus. In linea generale, i contagi da coronavirus hanno registrato un rallentamento negli StatiUniti, ma con notevoli differenze tra uno stato e l’altro. In Europa, dove la ripresa è in fase più avanzata, lo scoppio di alcuni nuovi focolai ha interferitocon i piani di riapertura. L’America Latina continua a lottare per contenere la diffusione della malattia, mentre la Cina si è messa praticamente il virus alle spalle, con chiari benefici per laripresa dell’economia, al punto che il Paese potrebbe essere l’unica grande economia del pianetaad archiviare un PIL di segno positivo quest’anno. Anche i dati economici del mondo sviluppato sono stati contrastanti. I più recenti dati settimanalisull’occupazione negli Stati Uniti non sono parsi entusiasmanti, mentre la fiducia dei consumatoriè bassa. In Europa, gli indici PMI hanno toccato livelli deludenti, contrariamente agli Stati Uniti, dove sono risultati sorprendentemente robusti. E sempre negli USA, le costruzioni di nuove abitazioni ha segnato un +23% nel mese di luglio. Infine, mentre l’UE sembra aver raggiunto un accordo sulla condivisione della responsabilità fiscale, il Congresso degli Stati Uniti è in stallo sulla possibilità di una nuova serie di misure di stimolo. Nel frattempo, le notizie sul fronte dei vaccini e delle terapie continuano a essere incoraggianti, sebbene non definitive. Sono in corso di sviluppo oltre 100 vaccini e i progressi compiuti nelle fasi avanzate dei trial clinici sono stati accolti positivamente dai mercati, così come le buone notizie sul versante delle terapie. Infatti, se da una parte Pfeizer ha alzato l’indice di efficacia del propriovaccino al 95% e Moderna al 94,5%, anche i nostri colori nazionali sono presenti in questo settore con una partnership con Astrazeneca che, col proprio vaccino annuncia una efficacia dal 70% al 90%. Si spera che i primi vaccini vengano autorizzati a cavallo tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 e che siano ampiamente disponibili l’anno prossimo. Le tempistiche, però, per ora, restano incerte. Per gli investitori, questo quadro contrastante richiede un approccio ragionato. A mio avviso, occorre tenere a mente un’impostazione strategica sia offensiva che difensiva, così da sfruttare al meglio le opportunità nel caso in cui le condizioni dovessero migliorare, senza comunque abbassare la guardia davanti a un eventuale aumento dei rischi e a possibili cambiamenti dello scenario attuale. Nel caso di una prosecuzione della ripresa a “U” che si sta manifestando in modo sempre più evidente, ma che tuttavia non implica un immediato “cessato allarme” per quanto riguarda ilvirus, disegna un contesto in cui i diversi Paesi attraverseranno fasi altalenanti, sia dal punto di vista sia medico che economico, pur diventando sempre più efficienti nel contenere la pandemia, fino al momento in cui diverranno disponibili vaccini efficaci. Mentre i record raggiunti di recente da alcuni prezzi nel mercato azionario suggeriscono unaripresa a “V”, inducendoci inevitabilmente ad una maggiore cautela, gli esiti peggiori di unaripresa a “L” sembrano essere stati in parte allontanati dalle politiche aggressive adottate dabanche e governi. Le politiche accomodanti delle banche centrali, tra cui anche l’ultima manovra della Fed, costituiscono un benvenuto e importante pilastro dell’attuale ripresa, anche se non risulta galeotto l’attendersi progressi incostanti nella lotta al virus e nel ritorno a una rinascita economica significativa. Come ho scritto precedentemente, avere a mente una strategia con cui prepararsi a diversipossibili scenari può essere d’aiuto quando si deve affrontare la gestione in un mondo pieno diincertezze e soprattutto in ripartenza non appena le incertezze dettate dalla pandemia, saranno dissolte.

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In America, autunno si dice fall, caduta

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 20.11.2020

L’ autunno è tradizionalmente una stagione irta di ostacoli per i mercati, ma questo autunno in particolare sembra riservare una dose extra di insidie. Per molti di coloro che vivono in Europa e nelle Americhe saranno passati otto mesi dall’inizio della fase di smart working, lontano dall’ufficio, in osservanza delle misure di lockdown imposte dall’epidemia dicoronavirus. Se questo fatto, da solo, non fosse sufficiente a confermare la natura assolutamente anomala di questo 2020, certamente il secondo trimestre dell’anno ha visto il PIL degli Stati Uniti segnare il risultato peggiore dellastoria. Ciò nonostante, proprio mentre venivano diffuse queste cifre, gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq hanno entrambi segnato nuovi massimi, guadagnando circa un terzo del suo valore da inizio anno, sebbene le flessioni registrate successivamente, ma ampiamente recuperate da quando Pfeizer e Moderna hanno annunciato al mondo intero di aver trovato un vaccino contro il Sars – Cov 2, con una copertura al 95%. La ventata di rialzi generalizzati che stiamo osservando, spinge gli investitori a porsi questo interrogativo: il mercato scenderà da solo coi piedi per terra o sarà la cruda realtà a riportarcelo? Anche se il mio può sembrare pessimismo, addirittura di leopardiana memoria, in realtà dobbiamo sempre tenere presente che a fare da propulsore ai mercati finanziari non è la sola crescita, ma la volatilità. Soprattutto per chi come noi, agisce nel segmento temporale del medio – lungo periodo, ricordo a me stesso ed a chi mi legge, che è essenziale osservare il “trend” dei mercati, non solo se crescano quotidianamente. In estrema ratio, la continua crescita, addirittura non risulta essere un elemento positivo laddove si sia investito attraverso PAC, che conta invece su una oscillazione dei mercati al fine di acquistare un maggior numero di quote, allo stesso importo di rata. In linea generale, i mesi di settembre e ottobre sono tendenzialmente i più deludenti per le azioni statunitensi.È vero che i due mesi peggiori in assoluto per l’S&P 500 dal 1900 a oggi sono stati il novembre del 1929 e l’apriledel 1932, ma è anche vero che nello stesso periodo il maggior numero di perdite a doppia cifra si è registrata nel mese di ottobre (8 anni su 121), seguito a ruota dal mese di settembre. Dal 1900 in poi, la performance media del mese di ottobre è stata pari al -0,29% e anche i giorni peggiori della crisi finanziaria del 2008-2009, nonché il lunedì nero del 1987 e la crisi bancaria del 1907, sono tutti caduti in ottobre. In America “autunno” si dice “fall”, stesso termine usato per indicare una “caduta”: nomen omen, direbbero imercati finanziari e, sebbene non sia la storia a tracciare il destino, l’autunno di quest’anno sembra riservareuna dose extra di insidie. Dopo un lungo periodo di stabilità e progresso sotto la mano del primo ministro Shinzo Abe, il Giappone deve ora affrontare le incertezze che aleggiano sulla guida del Paese. Ed a guardar ben, si delineano minacciosi anche i negoziati commerciali post Brexit, al momento arenati sugli spinosi argomenti degli aiuti di stato. La seconda ondata di contagi è già arrivata da quando le misure di lockdown sono state allentate. L’arrivo della stagione invernale e, negli Stati Uniti, i viaggi interstatali in occasione delle festività (Thanks Giving e Natale), potrebbero causare una ulteriore impennata dei contagi, se non verranno adottate rigorosissime precauzioni. Allo stesso tempo, i progressi compiuti sul fronte dei vaccini e delle terapie antivirali aprono prospettive positive per le economie e per i mercati. Oltre alla situazione sanitaria, lo scadere delle aspettative dei lavoratori consentirà di iniziare a capire meglio la portata delle ripercussioni di lungo termine di questa crisi sull’occupazione (rispetto agli impatti di brevetermine). Il fatto che negli Stati Uniti le richieste di sussidi di disoccupazione si mantengano elevate e che i consumi di alimentari e altri generi di prima necessità abbiano registrato una flessione, potrebbero costituire già una prima indicazione. I livelli a cui attualmente si attesta l’indice non sono del tutto ingiustificati: le economie sono pronte a ripartirea razzo non appena un vaccino sarà stato sviluppato. Le banche centrali sembrano orientate a mantenere politiche più accomodanti più a lungo. E anche l’indebolimento del dollaro costituisce un elemento favorevole,in particolare per i mercati non statunitensi. Il rally è frutto soprattutto delle performance delle grandi società del settore tecnologico, capaci di offrireun’esposizione ai temi growth di lungo termine che, se non altro, hanno beneficiato della forte spinta generatadalla recente evoluzione in direzione del lavoro e degli acquisti da casa, come Amazon ci insegna dopo che ha avuto la concessione di vendere anche prodotti farmaceutici. Detto questo, le valutazioni di alcuni titoli azionari, spesso molto amati da una nuova schiera di investitori retail ad inclinazione rialzista, sono da capogiro. E mentre i sondaggi condotti tra gli investitori istituzionali rivelano un posizionamento nel complesso relativamente conservativo, le strategie degli hedge fund, in particolare, appaiono audaci. Infatti, il sottocomitato congressuale di vigilanza sulle leggi antitrust, commerciali e amministrative, ha reso noto che nel mese di novembre, riferirà in merito alla posizione di predominanza sul mercato di Amazon, Apple, Facebook e Google: un altro ostacolo che va ad aggiungersi a quelli già presenti sul cammino di questo autunno. Queste difficoltà potrebbero spiegare perché, nonostante le quotazioni azionarie abbiano raggiunto nuovi massimi, gli indici di volatilità per S&P 500 e Nasdaq, si stiano muovendo costantemente al rialzo. Sembra che gli investitori stiano adottando misure di copertura per affrontare le settimane a venire. Può darsi che i mercati non cadranno quest’autunno, ma l’autunno certamente cadrà sui mercati e sarà una stagione movimentata. Per affrontare al meglio questa stagione finanziaria, parliamone insieme per trovare quanto di meglio ci sia in termini di prodotti che si attagliano alle tue esigenze.

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CINA, LA NUOVA USA?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 18.11.2020

La Cina continua ad essere al centro dei riflettori globali: è stato il primo Paese a dover affrontare la diffusione della pandemia ma è anche stato il primo che sembra aver vinto la battaglia contro il Covid-19, infatti è attualmente l’unico stato al mondo, COVID free. Nonostante gli ultimi dati di crescita del PIL del terzo trimestre abbiano deluso le aspettative di mercato, la Cina continua ad avanzare ad un passo sostenuto, evidenziando un tasso di espansione del 4.9% annuo. In un mondo ancora alle prese con la difficile risoluzione di una pandemia dilagante, le prospettive economiche del gigante cinese rimangono saldamente positive, grazie anche alla ripresa dell’attività industriale, alla normalizzazione dell’operatività nel settore manifatturiero e ai segnali evidenziati da diversi indicatori legati ai consumi. È ormai frequente sentire di storie sulla capacità del Covid-19 di accelerare alcuni trend strutturali di cui potevamo già individuare dei segnali prima dello scoppio della pandemia. Queste dinamiche stanno già esprimendo tutta la loro forza proprio in Cina. Da tempo il governo di Pechino si stava adoperando per modificare il modello di sviluppo economico anche in ottica strategica per rispondere alle tensioni commerciali e politiche con Washington, con l’obiettivo dipassare da un sistema trainato dalle esportazioni ad uno focalizzato su innovazione e consumi interni. La crescita del settore dei consumi al dettaglio in Cina è un fenomeno ampiamente documentato: si tratta infatti di un mercato che negli ultimi 10 anni ha nettamente dimostrato una maggiore vitalità rispetto agli Stati Uniti, con una crescita di circa il 13% su base annua, rispetto ad appena il 4% degli USA. Con i consumi privati che rappresentano soltanto il 39% del Pil rispetto al 50-60% delle economie sviluppate, le potenzialità di crescita sono particolarmente elevate. L’impatto delle misure di lockdown a livello di circolazione di merci e persone è stato impressionante, con l’interruzione dei flussi del turismo internazionale. Ma una nuova linfa vitale è stata fornita dal turismo domestico e dai consumi interni: basti pensare che nella tradizionale Golden Week di ottobre, sono stati più di 600 milioni i cinesi che hanno deciso di trascorrere le proprie vacanze in Cina. E, forse, non è un caso che in questo 2020 il Singles Day in Cina abbia portato ad un forte aumento delle vendite on-line; Alibaba ha ottenuto un nuovo record con vendite complessive per 75 miliardi USD, con unincremento del 26% rispetto all’anno precedente. Tutte queste dinamiche, ancora una volta, dimostrano come la Cina sia già fortemente proiettata nel futuro post-pandemia. Ora, tenuto conto che la nuova presidenza americana, sebbene con modalità diverse, oserei dire senza tema di smentita, più educatamente umane, abbia intenzione di continuare la campagna dei dazi doganali nei confronti del primo competitor mondiale, questo non significa che la il quadro debba orientarsi verso una fase più tranquilla. Tutt’altro. Con l’avvento del 5G, di cui i dragoni ne sono i più diretti produttori, soprattutto con Huawei Technologies, ma considerando che sia allo studio il nuovo sistema ancora più veloce e di facile gestione, il 6G, gli Usa temono una disfatta pressoché totale per tutto il sistema tecnologico che viene ormai impiegato in ogni processo produttivo. Lettori, nel giro dei prossimi 5 anni, si giocherà il futuro della leadership mondiale a livello essenzialmente economico – finanziario, ma anche a livello militare. Come anticipare quindi questo inevitabile cambiamento degli scenari? In che misura ed attraverso quali variabili finanziarie poter sfruttare al meglio, anticipando gli eventi, questo mutamento? Parliamone insieme...

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Ottobre, il mese dell'educazione finanziaria: il punto della situazione

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  • La Finanza Comportamentale
Scritto il 12.10.2020

Ottobre, il mese dell’educazione finanziaria: il punto della situazione L’emergenza sanitaria per il Covid-19 rappresenta inevitabilmente un test per la resilienza finanziaria individuale, ma è anche una opportunità per concentrarsi sull'importanza dell'alfabetizzazione finanziaria. La durata e la gravità della crisi giustificano un'azione urgente in materia di istruzione e consulenza finanziaria. L'uso intensificato di strumenti digitali da parte della popolazione e la consapevolezza della criticità della situazione possono essere utilizzati per promuovere contenuti educativi. Lo stato dell'educazione finanziaria in Italia presenta attualmente molti margini di miglioramento e spazi per accrescere la cultura ed il benessere finanziario e ridurre differenze di genere manifeste e latenti che in questo particolare periodo storico tendono ad aumentare. L'attuale contesto socioeconomico richiede un piano di sviluppo tale da coinvolgere intere generazioni di cittadini per cercare di allineare i comportamenti e le conoscenze degli stessi almeno alla media europea, visto che da analisi e ricerche OCSE emerge in Italia uno stato di alfabetizzazione bassa e a parità di conoscenze i comportamenti con gli altri cittadini europei risultano diversi e meno virtuosi. Nello specifico l'OCSE definisce la cultura finanziaria come una combinazione di consapevolezza, conoscenza, abilità, attitudini, e comportamenti necessari per effettuare decisioni finanziarie efficaci e migliorare il proprio benessere economico. In questa semplice definizione sono espressi dei concetti che possono influenzare sia il benessere futuro delle nuove generazioni sia uno stile di vita adeguato alle esigenze delle generazioni che si avvicinano alla fine di un percorso lavorativo durato anni. Alla base dell'alfabetizzazione finanziaria ci sono tre elementi fondanti: a) la conoscenza, ossia la comprensione base di concetti economici quali l'inflazione, il tasso di interesse; b) il comportamento finanziario inteso come la fissazione di obiettivi di lungo termine e la programmazione di bilanci personali e familiari; c) l'attitudine finanziaria, ossia il tenere comportamenti volti a massimizzare il benessere presente e futuro attraverso il risparmio. Gli elementi sopra descritti hanno l'obiettivo dichiarato di aumentare l'inclusione finanziaria attraverso la conoscenza e l'utilizzo di diversi prodotti, di aumentare la resilienza finanziaria in caso di eventi avversi e di aumentare il benessere finanziario. La situazione in Italia rispetto a quanto sopra elencato, è che purtroppo l'alfabetizzazione finanziaria sia particolarmente bassa. Da analisi OCSE emerge come gli intervistati abbiano ottenuto solo il 60% del punteggio massimo di alfabetizzazione, il benessere finanziario è al di sotto della media possibile. Da questi studi emerge inoltre come le disparità tra uomini e donne sono importanti, gli uomini dimostrano una conoscenza finanziaria e punteggi relativi al benessere finanziario maggiori. Anche l'età gioca un ruolo determinate. I giovani tra i 15 e i 29 anni presentano dei bassi livelli di alfabetizzazione. Questo dato dovrebbe essere oggetto di analisi in quanto la generazione in oggetto andrà a costruire la futura classe dirigente del Paese ed il rischio di aumentare il “gap” con gli altri Paesi europei rimane una fonte di preoccupazione. Ugualmente sorprendente risulta essere il benessere e l'alfabetizzazione delle persone oltre i 60 anni, tra i più bassi di tutte le economie. Il benessere finanziario risulta essere in linea con Paesi come l'Indonesia ed il Portogallo ed inferiore a quasi tutti i Paesi europei. Ciò suggerisce che in media le persone intervistate non considerano la loro situazione finanziaria come un contributo positivo al benessere ma piuttosto una fonte di stress e preoccupazione. Gli intervistati risultano essere insicuri sul controllo delle proprie finanze, della propria capacità di assorbire gli shock finanziari in futuro e sono più propensi a concordare che le loro finanze limitano le loro scelte di vita e che si sentono in ritardo rispetto ai loro piani di lungo termine. Tutto ciò porta inevitabilmente ad una resilienza finanziaria debole. Un terzo degli adulti riferisce di avere un sostegno finanziario di circa una settimana in caso di perdita del proprio reddito principale. Gruppi significativi di persone non hanno risparmi liquidi, sono vittime di frodi ed hanno enormi difficoltà a pianificare e a mantenere il controllo sulle spese. Il risultato finale sono dei comportamenti finanziari non corretti che precludono lo sviluppo e l'uso di servizi e strumenti finanziari digitali innovativi. La crisi sanitaria che stiamo vivendo rappresenta inevitabilmente un test per la resilienza finanziaria individuale, ma è anche una opportunità per concentrarsi sull'importanza dell'alfabetizzazione finanziaria. La durata e la gravità della crisi giustificano un'azione urgente in materia di istruzione e consulenza finanziaria. L'uso intensificato di strumenti digitali da parte della popolazione e la consapevolezza della criticità della situazione possono essere utilizzati per promuovere contenuti educativi. Corsi di personal finance sul luogo di lavoro dimostrano come possano influenzare in termini positivi sulle scelte di risparmio previdenziale soprattutto per i lavoratori con redditi più bassi. Come possiamo quindi cercare di risolvere tali problematiche? La via maestra è quella di iniziare con corsi di educazione finanziaria a tutti i livelli dalla scuola primaria fino ai centri anziani perché tutti hanno bisogno di assistenza per gettare le basi per la propria sicurezza finanziaria. Tutti hanno bisogno di costruirsi fin dall'età adulta un piano previdenziale che permetta di vivere il futuro con benessere, ma soprattutto, la costruzione di solide fondamenta di educazione finanziaria permette di elaborare piani a medio lungo termine per la crescita finanziaria e il raggiungimento di propri obiettivi. La mancanza di pianificazione finanziaria, l'inconsapevolezza della quantità di denaro di cui si potrebbe avere bisogno in futuro, il seguire consigli da fonti non qualificate che portano ad aspettative irrealistiche o addirittura a perdite di valore non sono situazioni più sostenibili. Bisogna quindi agire e programmare uno sviluppo educativo finanziario che permetta a tutti di acquisire conoscenze per gestire nel miglior modo possibile le risorse finanziarie a disposizione. Di tutto quanto detto, ne posso parlare con una certa autorevolezza essendo particolarmente sensibilizzato a questo tema ed essendo, per conto dell’associazione nazione nazionale di categoria, stato autorizzato a poter insegnare “educazione finanziaria” presso le scuole medie superiori di primo e secondo grado. Tanto dovrebbe essere sufficiente per un confronto non solo con lo studente, ma soprattutto con l’investitore privato che decide di evolvere la propria cognizione finanziaria ad un livello superiore.

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Virus o non virus, questo il dilemma

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 30.07.2020

  Una ripresa dei contagi da coronavirus ci ricorda che la crisi è tutt’altro che allespalle. Sta arrivando la seconda ondata di contagi che era stata paventa? Ma abbiamo mai davvero superato la prima ondata? Rischiamo una serie di ondate successive fino a quando non sarà disponibile un vaccino a livello globale? Impossibile rispondere a queste importanti domande. Sappiamo però che, secondo i dati diffusi, ogni giorno muoiono di coronavirus 5.000 persone al mondo. Non è una cifra grave come quella di metà aprile, ma segnala un peggioramento rispetto alla prima settimana di maggio. Ma quello che più preoccupa è che i numeri sono in aumento. Sebbene la maggior parte delle recenti notizie negative sul coronavirus provengadall’America Latina ed ora dai Balcani, il problema non riguarda unicamente i mercati emergenti. Negli Stati Uniti, il numero dei contagi riferito a Florida, Texas e California non è mai stato così alto e ha spinto il totale nazionale a circa 60.000 casi al giorno. La chiusura delle scuole si estenderà probabilmente fino al mese di ottobre e questo, probabilmente, renderà difficile ai lavoratori ritornare in ufficio, rallentandoulteriormente la ripresa dell’economia. Di conseguenza i dati di giugno sull’occupazione statunitense sono rimasti invariatirispetto a maggio e alcuni fornitori di dati come Open Table e Yelp sembrano indicare che le prenotazioni presso i ristoranti abbiano subito una nuova flessione, in particolare in presenza di focolai, mentre la chiusura delle imprese statunitensiavrebbe subito un’accelerazione. Non stupisce quindi che le banche stiano accantonando enormi riserve per coprire la prevista ondata di insolvenze sui prestiti. La maggior parte delle società continua a mostrarsi esitante nel fornire previsioni sugli utili proprio per via delle forti incertezze. E non sono solo le attività del commercio al dettaglio a ridimensionaregli organici, in previsione di un calo strutturale della domanda nell’economia post- coronavirus. Non mancano comunque le buone notizie, infatti sebbene negli Stati Uniti i decessi da coronavirus siano andati aumentando e nessun tasso di mortalità sopra la normasi possa considerare una “buona notizia”, il fatto che ci si mantenga nella fascia delle centinaia di casi, anziché i 2.000 al giorno circa del picco di metà aprile, è comunque positivo. A parte lo scoppio di alcuni focolai locali, nella maggior parte d’Europa ilvirus sembra essere sotto controllo. Sembrano essere stati superati anche i timori di una recrudescenza in Cina. Può darsi che anche negli Stati Uniti la situazione si stia evolvendo in tale direzione, seppure con qualche sussulto. Speriamo sia così Inoltre, il “precipizio fiscale”, che potrebbe materializzarsi con l’imminente sospensione del reddito integrativo per i disoccupati, ha reso ancor più impellenti i preparativi per un quinto pacchetto di stimoli a Washington. I Democratici hanno già presentato alla Camera dei Rappresentanti una proposta legge da 3.000 miliardi di dollari a cui i Repubblicani dovrebbero rispondere questa settimana con una contro proposta di portata minore, avviando una fase di negoziato. Nel frattempo, le principali banche centrali di tutto il mondo continuano a far fluire liquidità attraverso i mercati finanziari. Come sempre, la domanda importante di Voi investitori è se i mercati scontano buone notizie o cattive notizie. Anche se gli Stati Uniti dovessero emanare nuove misure di stimolo e registrare un appiattimento dei contagi, è probabile che la fiducia si mantenga ai livelli attualianziché subire un’impennata. La notizia di importanti passi avanti sui vaccini costituirebbe uno sviluppo positivo considerevole, ma anche in questo caso il ritorno della fiducia ai livelli pre-crisi difficilmente sarebbe veloce. Gli investitori stanno cavalcando l’onda della liquidità fornita dalle banche centralialle large cap, ma occorre una ripresa più sostenuta dei consumi e di altre attività economiche, grazie soprattutto alla scoperta di una soluzione al virus, vedi vaccino. Se aziende e consumatori continuano a dover lottare per tenersi a galla tra le onde, una simile ripresa ci metterà trimestri, non mesi, a concretizzarsi. Noi possiamo prendere opportuni provvedimenti, se solo lo volessimo...

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FOMO – Fear of missing out. Paura di rimanere esclusi

Scritto il 27.07.2020

FOMO – Fear of missing out. Paura di rimanere esclusi Probabilmente alcune delle poste del Recovery Fund europeo proposto dall’asse franco-tedesco potrebbero rivelarsi fondamentali per l’Italia. Circa un mese fa, Parigi e Berlino avevano proposto un vigoroso piano di recupero per far ripartire l’attività economica in tutta Europa dopo l’emergenza coronavirus, con particolare attenzione per i settori più colpiti e i Paesi più deboli. Due settimane or sono, la Commissione europea, vale a dire il ramo esecutivo dell’Unione Europea, ha definito gli aspetti fondamentali del piano e i dettagli della proposta di stanziamento di fondi pubblici. Il valore totale del pacchetto sarebbe pari a 750 miliardi di euro, vale a dire il 4,5% del PIL dell’UE. L’aspetto più importante, però, è forse rappresentato dal fatto che per la prima volta gli stati membri dell’UE hanno preso in considerazione l’ipotesidi un trasferimento fiscale tra i diversi Paesi. Si tratta quindi di un passo fondamentale nell’integrazione europea. A causa della bassa produttività, la crisi economica e bancaria che ha colpito il Sud Europa nel 2010-2013 ha privato numerosi Paesi dei propri motori di crescita nel settore industriale e in quello immobiliare. Nonostante i segnali di ripresa degli ultimi 18 mesi, l’emergenza coronavirus ha allargato il divario tra i Paesi del Nord Europa, che dispongono di attività industriali altamente produttive, e quelli del Sud, che sono diventati dipendenti dai flussi d’investimento. Inoltre, l’eccessivo indebitamento dei Paesi del Sud, causato dalla necessità difinanziare le misure varate per affrontare le crisi precedenti, oggi impedisce loro di attuare interventi fiscali robusti e credibili. Per riavviare in modo efficiente l’attività economica di questi Paesi siamo dell’avviso che siano necessari afflussi di capitali esterni, non un gravoso indebitamento aggiuntivo. Di conseguenza, l’intervento posto in essere, si suddivide in due segmenti: il primo è un pacchetto di prestiti, del valore di 250 miliardi di euro, e il secondo, ben più sostanzioso, è un pacchetto di “stanziamenti a fondo perduto” del valore di 500 miliardi di euro, che verrà distribuito agli stati membri sotto forma di trasferimenti dal bilancio comunitario. Il tutto sarà finanziato tramite l’emissione di titoli di debito da parte della Commissione europea per contro degli stati membri dell’UE. Il pagamento del debito verrà poi incluso nei futuri bilanci dell’UE,il cui contribuente principale è la Germania. I fondi saranno stanziati in base alle necessità individuate dalla Commissione europea, anzichéin base alle consuete regole europee in materia di “capital key”. Il capital key è quel criterio cheviene usato per quantificare il contributo di ciascuno stato membro dell’UE alla Banca Centrale Europea e che sin dalla crisi dell’Eurozona è stato utilizzato per calcolare il valore dei titoli diStato che la banca centrale può acquistare per ciascun Paese nell’ambito dei suoi programmi diquantitative easing. La Germania è il Paese che più contribuisce in termini di capitale, ma per sua sfortuna i principali beneficiari dei programmi di acquisto di attivi sono i Paesi del Sud Europa. Viceversa, pare che l’Italia sarà il principale beneficiario del nuovo Recovery Fund europeo, con 82 miliardi di euro in finanziamenti d’emergenza a fondo perduto e fino a 91 miliardi inprestiti a tasso agevolato. La Spagna dovrebbe ricevere 77 miliardi a fondo perduto, la Grecia32, la Francia 39, la Germania 30 e il Portogallo 18. All’annuncio di questa notizia, gli spreadcreditizi dei Paesi del Sud Europa si sono ristretti considerevolmente. È da anni che i Paesi del Sud Europa perorano la causa dei trasferimenti di bilancio e degli“Eurobond”, cioè titoli di debito emessi a livello europeo. Stavolta, però, la Germania è dalla loro parte, avendo capito che l’emergenza coronavirus non lascia altra scelta. Il colpo sferrato alla crescita è stato talmente duro che alcuni Paesi semplicemente non ce la farebbero a riprendersi da soli. Da canto suo, a bene vedere, la Cina è destinata a diventare presto la prima potenza economica del pianeta: un traguardo che il Covid, anziché allontanare, ha avvicinato. E con sé trascinerà l’interoindotto asiatico, la cui ascesa prosegue in modo incessante. Non detenere posizioni in questa parte di mondo equivale a perdere probabilmente le maggiori opportunità di estrarre alpha oggi disponibili nel mercato. Il colosso asiatico non solo continua a crescere a spron battuto, ma sta trasformando radicalmente ilproprio sistema economico: con l’ambizioso programma “Made in China 2025”, la Cina punta adabbandonare il ruolo di fabbrica del mondo per diventare una regione che esprime innovazione ai massimi livelli nei due pilastri del nuovo mondo, ovvero tecnologia e sostenibilità. La Cina è oggileader assoluta in tecnologie chiave come l’Intelligenza artificiale e il 5G, con largo distacco rispetto agli USA con cui rivaleggia in una guerra fredda che non è più militare e neppure commerciale, come nei proclami di Donald Trump, ma appunto tecnologica. Ed è anche il Paese che spende di più al mondo nelle energie pulite: nel 2019, ha investito 83 miliardi di dollari contro i 55 degli USA e i 16,5 del Giappone. Pechino sta d’altronde conducendo da 40 anni una politica mirata a rendere il suo sviluppo piùqualitativo che quantitativo. Lo dimostra anche il fatto che il governo di Xi Jinping non abbia fissato target di PIL per il 2020, abbandonando il diktat della crescita a ogni costo che voleva il raddoppio dell’economia in un decennio. Il progresso cinese non è, insomma, qualcosa che si costruisce in pochi anni e non è qualcosa che tre mesi di crisi possono intaccare, ma, a ben vedere, in realtà, il dominio del Paese è molto più antico: a partire dal 15° secolo e fino alla guerra dell’Oppio nel 19° secolo, la Cina è stata la più grande potenza economica del mondo. Ora, sta semplicemente tornando al vertice. Io, come Voi del resto, vorrei approfitarne!

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