Alessandro Albanese

Consulente finanziario

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ESG, quale approccio

Scritto il 13.02.2020

  Senza alcun dubbio c’è un collegamento diretto tra investimento responsabile (ESG, cioèenvironmental, social and governance, che in italiano sta per “Ambientale, sociale egovernativo”)e rendimenti a lungo termine. Una strategia di investimento responsabile che mira ad accrescere il valore degli investimenti a vantaggio degli investitori, assicurando loro elevati standard di sicurezza e redditività degli asset, non solo nel contesto attuale ma anche in quello futuro, deve prendere in considerazione il cambiamento climatico e gli aspetti ambientali, sociali e di governance, rimanendo sempre consapevoli che l’intervento sul real estate (immobili sia ad uso civile che commerciale), segmento produttivo di primaria importanza, incide sui consumi energetici e produce considerevoli emissioni di anidride carbonica.   L’investimento responsabile, riconosce un ruolo di primo piano all’impatto sociale.   Infatti i progetti delle comunità, i piani di sviluppo e le iniziative educative e formative locali, con particolare attenzione alla salute e al benessere degli occupanti edell’ambiente circostante, si sostanzia in un vero e proprio impegno per la sostenibilità, al fine di ridurre l’impatto ambientale.   Nei paesi del nord Europa, ad esempio, il 75% dei rifiuti di cantiere è stato riciclato e oltre il 10% dei materiali da costruzione proviene da fonti locali e materiale riciclato.   Tra le altre importanti iniziative di green design ci sono, il risparmio idrico ed energetico realizzato grazie ai sistemi di efficientamento, per una migliore qualità dell’aria.   ESG significa anche studiare l’impatto degli edifici sulla salute e il benessere dell’uomo.Questo perché si tiene conto di diversi aspetti, quali ad esempio ecologia, contesto sociale, accessibilità, consumi, salute, comfort e sicurezza e molti altri.   Non poca cosa quindi, ma soprattutto avere sempre presente quanto noi siamo tenuti a fare per le generazioni che ci sopravvivranno, nel tentativo costante di lasciare un“testimone” degno di essere chiamato con questo nome.   Ma come incidono i fattori ESG per l’investitore? Per anni si è diffusa l’errata convinzione che investire sostenibilmente significhi ridurre   i rendimenti. In realtà, l’approccio responsabile mira ad aggiungere valore a uninvestimento aumentandone la resilienza e limitando il rischio di inadempienzenormative o l’erosione della sua posizione competitiva sul mercato.   In molti casi le certificazioni di sostenibilità rendono più allettante una proprietà immobiliare, per coloro che sono per la propria idea di immobile in linea con gli obiettivi di responsabilità sociale e quindi con la possibilità di ridurre i costi dioccupazione grazie all’efficienza energetica degli edifici.   Oggi gli investitori chiedono con sempre maggiore insistenza che le decisioni di investimento prendano in considerazione anche gli aspetti di sostenibilità.   Mentre le considerazioni ambientali in molti casi sono diventate parte integrante della valutazione degli asset immobiliari e infrastrutturali, la “S” dei fattori ESG, ovvero l’aspetto sociale, è sempre stata più difficile da misurare. Lavorare sul campo per comprendere e misurare aspetti quali i livelli locali di impiego, le attività di tirocinio, le opportunità di lavoro in casi di delinquenza giovanile, gli eventi della comunità organizzati presso le proprietà e le attività di volontariato, sono quanto di più indispensabile ci sia per un futuro più sostenibile.   E sul fronte dei green bond?   Negli ultimi anni, i green bond, le obbligazioni verdi, sono diventati una presenza costante nell‘universo degli investitori sostenibili. Questo perché tali obbligazioni sonospecificamente dedicate al finanziamento di “progetti verdi”. In altre parole, i fondiraccolti con le emissioni di questi titoli vengono utilizzati per finanziare progetti ecologici che hanno un impatto sul clima. Tra questi troviamo, per esempio,investimenti nei settori energie rinnovabili, lotta all‘inquinamento, gestione sostenibiledei rifiuti, approvvigionamento idrico ed edilizia sostenibile. Gli emittenti di questeobbligazioni possono essere, tra l’altro, società, Stati, enti locali o banche di sviluppomultinazionali.   I green bond, cioè i tioli obbligazionari emessi da società che operano con criteri di sostenibilità ESG, possono rappresentare una fonte innovativa di finanziamento in grado di avvantaggiare investitori e mercato.   Nella conduzione degli asset reali ESG, le considerazioni ambientali sono ormai diventate un aspetto consolidato, in particolare le iniziative degli investitori per la riduzione dell’impronta di carbonio. La firma dell’accordo sul clima di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite sono chiari segnali del forte slancio dell’ESG a livello globale. La sfida è continuare a ridurre sempre più i consumi energetici in linea con gli obiettivi di Parigi.   Nel tempo, l’accelerazione normativa per indurre le figure coinvolte a soddisfare obiettivi globali sempre più impegnativi, renderà più rapida ed evidente la transizione verso l’integrazione dei fattori ESG.   Ora, analizzare questo segmento finanziario e diversi altri, è compito di chi come me svolge questa professione. Il “costo” emotivo di saper interpretare al meglio le esigenze specifiche del cliente, “matchandole” con i migliori servizi finanziari selezionati senza logiche di “negozio”, è un percorso per il quale mi sono specializzato.   Non ci resta che iniziare a lavorare insieme...

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Effetti del Covid-19 (Coronavirus)

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 12.02.2020

Gli effetti collaterali del coronavirus, benché la situazione sia in continua evoluzione, si sono estesi sui mercati globali e sugli investitori finali, generando reazioni nervose sulle Borse, sempre più altalenanti.   Nonostante l'apparente indifferenza dei mercati alle notizie positive degli ultimi giorni, personalmente, sono fiducioso che nel secondo trimestre dell'anno vi sarà una rapida ripresa, sostenuta da possibili annunci di una progressiva riduzione dei contagi, anche in virtù di quanto asserito dall’OMS ditrovare un vaccino efficace entro i prossimi 18 mesi, nonché da ricadutepositive sull’economia, dovute alle misure di sostegno monetario e fiscaleattuate dalla Banca Centrale Cinese.   Queste misure, oltre a far ripartire il PIL, dovrebbero normalizzare la propensione al rischio degli investitori, imprese o privati che siano.   Sebbene sia prevedibile una forte volatilità dei mercati nel breve termine,l’attuale contesto di mercato può offrire grandi opportunità sul mercato cinese per gli investitori di lungo periodo.   E noi, cosa abbiamo imparato come investitori? È ancora presto per prevedere quando verrà arginata l’epidemia, ma possiamo già imparare molto dalla risposta del mercato, soprattutto perché la reazione sbagliata a un evento imprevisto può compromettere le probabilità di successo degli investimenti a lungo termine. Questo ci insegna che sia necessario rimanere fedeli al piano d’investimentostabilito, che sia indispensabile considerare la possibilità di entrare gradualmente sul mercato (PAC), che potrebbe essere efficace valutare l’acquisto di strumenti di copertura, ma soprattutto che sia di fondamentalel’importanza di concentrarsi sui fondamentali.   Infatti i fondamentali sono rimasti favorevoli, soprattutto in Asia, escluso il Giappone e nel complesso dei mercati emergenti, dove, in fondo ci si potrebbe aspettare una crescita degli utili a due cifre nel 2020. Mercato azionario quindi, caro lettore, meglio se attraverso un piano di accumulo e meglio nei mercati emergenti, dove si evidenzia proprio in quell’area, un buon potenziale a lungo termine.   Con quali strumenti e attraverso quali società di gestione, sono argomenti che potremmo affrontare di persona. Per me, sarà un vero piacere.

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Animal wellbeing

Scritto il 07.02.2020

Il benessere degli animali non ha tassi di crescita giganteschi come l'internet delle cose, l'elettromobilità o la robotica, ma in compenso ha un altro vantaggio: è in larga misura indipendente dalle fluttuazioni economiche.   Sto parlando del benessere degli animali, più precisamente del benessere degli animali domestici, o animal wellbeing appunto, cioè del mercato di tutto ciò che riguarda il benessere degli animali, che è diventato così attraente che esistono una serie di aziende che se ne occupano in via esclusiva. Il che, a sua volta, è positivo per gli investitori che vogliono approfittare di questa tendenza, neanche a dirlo.   Un mercato in continua crescita in cui molte famiglie nelle moderne società industriali non possono più fare a meno degli animali domestici.   Pensate che circa il 30% di tutti gli austriaci ne ha uno o più. La situazione in Germania è simile: in circa una famiglia su due troviamo animali da compagnia.   Per questi animali e per il loro benessere si spendono sempre più soldi. La crescita di questo mercato è dovuta principalmente al fatto che la spesa per animale è in costante aumento. Ciò che un tempo si limitava per lo più al cibo per animali e alle visite dal veterinario, ora si sta estendendo in ambiti sempre più nuovi: tappetini refrigeranti contro il caldo estivo, cibo per animali “gourmet”, giocattoli, “toelettatori” per cani, abbigliamento, fino ai collari di lusso con pietre Swarovski. Un eccellente complemento ad altri megatrend ciclici. Nel 2016 sono stati spesi 130 miliardi di dollari USA in tutto il mondo per la cura degli animali domestici di ogni tipo. Entro il 2025 si prevede un aumento del volume a 200 miliardi di dollari.   Con circa il 5% all'anno, non è poi così spettacolare come per molti altri megatrend ma rimane pur sempre al di sopra della crescita economica generale e soprattutto questa crescita dovrebbe essere in gran parte assicurata, anche quando l'economia globale non andrà così bene.   Ciò non significa che il settore non venga per niente influenzato dagli andamenti economici, anzi. Il "benessere animale" rappresenta un eccellente complemento e una diversificazione ad altri megatrend più sensibili all’andamento congiunturale.   È evidente che difficilmente si farà morire di fame il proprio animale domestico, anche quando il bilancio familiare si ridurrà durante una recessione economica. Tuttavia, la stabilità e la crescita relativamente costante dell'industria degli animali domestici vengono alimentate anche da altre fonti. A dire il vero, qui si incontrano diversi altri megatrend. Uno di questi è la crescente urbanizzazione e la conseguente alienazione relativamente improvvisa dalla natura.   Ciò è ulteriormente rafforzato dalla crescente digitalizzazione e virtualizzazione della vita, ed in molte persone questo risveglia il desiderio di riconnettersi con il tipo di ambiente che per millenni ha caratterizzato la civiltà umana: convivere con gli animali domestici è un modo per farlo. Anche le tendenze demografiche giocano un ruolo in questo senso. Infatti gli animali domestici sostituiscono sempre più spesso la famiglia, i fidanzati, i compagni di vita e persino i "partner terapeutici". Per esempio per molti giovani single, piccole famiglie, anziani vedovi o divorziati, gli animali domestici vengono sempre più umanizzati, trattati e curati di conseguenza.   Se questo abbia ancora molto a che fare con il "benessere degli animali", resta tutto da vedere, fatto sta che sempre più persone sono disposte a spendere sempre più soldi per i loro amici a quattro zampe e, se necessario, preferiscono piuttosto risparmiare su altre spese.   Questa tendenza può essere osservata anche nei paesi emergenti dove con l'aumento del reddito, salgono anche le spese per i nostri amici animali. L'intero mercato del benessere degli animali domestici è così attraente che un numero crescente di aziende se ne sta occupando seriamente.   Ciò consente agli investitori di partecipare in modo molto diretto a questo trend, per coloro che intendessero investire in questo segmento finanziario.   Il settore degli animali domestici ormai viene in gran parte considerato come un'industria a parte ed il crescente numero di "pure player", cioè di aziende che si concentrano esclusivamente su quest'area, rende il settore molto interessante per gli investitori. Una buona crescita e l'indipendenza relativamente elevata dall'andamento congiunturale sono argomenti forti che al momento parlano a favore di questo settore.   Tuttavia, non si pensi che il settore del benessere degli animali si un "successo garantito": anche in questo caso è necessaria un'attenta e continua osservazione del mercato e una intelligente selezione delle società da parte di colui che segue nel percorso di investimento il cliente, il quale dovrà tenere conto dei rischi generalmente associati agli investimenti azionari, che valgono naturalmente, ed anche di più, per le azioni di questo segmento di mercato.

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Consigli pratici per migliorare la consapevolezza patrimoniale

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 03.02.2020

Un nuovo anno è qui e oltre a sentirci più vecchi o, per chi preferisce più saggi, è il momento che più di tutti si presta al dichiarare a noi stessi nuovi obiettivi personali e professionali.   Che sia una dieta o intraprendere un percorso di crescita, il fine ultimo è essere la versione migliore di noi stessi.   Il 2020 è l’anno perfetto per raggiungere la sicurezza finanziaria tanto contemplata. Allora, qual è la soluzione?   Alcuni passi utili a raggiungere gli obiettivi economici e finanziari:   Abbiate la consapevolezza di dove siete finanziariamente parlando; è bene infatti riuscire a valutare complessivamente il proprio patrimonio.   Fate la somma di tutti i vostri beni e sottraete la somma dei vostri debiti: otterrete il patrimonio netto, il punto di riferimento per capire dove volete arrivare e quantificare gli “sforzi”. In questo processo fate anche una valutazione al flusso di cassa, che coincide con ciò che guadagnate e ciò che spendete ogni mese.   Stilare gli obiettivi per l’anno entrante sarà facile; risparmiare, aderire a un fondo pensione, ripagare dei debiti. Una volta definiti gli obiettivi, il budget sarà il vostro alleato che dovrà presentarsi suddiviso in spese mensili essenziali e non. Prendete sempre le decisioni in base ai vostri target e ricalcolate le spese nei mesi successivi.   Esaminate i vostri investimenti almeno trimestralmente per assicurarvi che stiate ancora seguendo i vostri obiettivi e tempistiche. Se non avete fatto una revisione di fine 2019, iniziate il 2020 esaminando la vostra asset allocation e modificate il necessario per mantenere investimenti in linea con i vostri obiettivi.   Condividete le vostre priorità, il budget, in modo che tutti i membri della vostra famiglia facciano la loro parte. È più facile cambiare abitudini quando le persone coinvolte si sostengono a vicenda e lavorano per lo stesso scopo.   Rivolgetevi in ogni caso a un consulente finanziario, per ottimizzare la pianificazione patrimoniale e nel qual caso desideraste rivolgervi a me, sarò ben lieto di offrirvi tutto il mio supporto e la ultraventennale professionalità che caratterizza da sempre il mio intervento nei confronti di coloro che assito.

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Strategia del momento o percorso condiviso coi clienti?

Scritto il 30.01.2020

Tornando indietro di 10 anni, nel gennaio del 2010 stavamo iniziando a intravedere la luce dopo il biennio nero scaturito dalla grande crisi finanziaria del 2007-2008. I risparmiatori, ancora scottati dalle forti perdite subite dai mercati finanziari, andavano ricercando sempre più protezione e sicurezza.   Eppure, a posteriori, si può dire che il decennio alle spalle è stato un decennio di risultati straordinari per tutte le classi di investimento: le azioni hanno guadagnato tra il 100% e il 200%, le obbligazioni tra il 50% e il 100%.   A dimostrazione che non sempre le decisioni di investimento ricavate dalla storia passata, si rivelano efficaci.   In tale contesto estremamente positivo per i mercati finanziari, il settore del risparmio gestito in Italia ha subito numerose trasformazioni. Per esempio, nel 2010 la banca tradizionale rappresentava il caposaldo nel mondo della consulenza alle famiglie; oggi, invece, noi consulenti finanziari abbiamo assunto un ruolo fondamentalenell’accompagnare i risparmiatori nelle loro scelte di investimento.   L’ultimo scossone, in ordine di tempo, subìto dal settore, è stato legato al contestonormativo, che con MiFID II ha posto l’accento in modo ancora più forte sulla trasparenza e sull’offerta di reale valore ai clienti.   Si tratta di una trasformazione che ha cambiato in parte le regole del gioco, ma che ha rappresentato anche un’opportunità per chi ha sempre fatto della qualità dei prodotti edel servizio, la base del proprio modo di operare.   Il decennio che ci lasciamo alle spalle è, infine, il decennio dell’architettura aperta, in cui i consulenti hanno aderito all’offerta prodotti di circa 80 asset manager esteri,cresciuti del 190%, nel periodo.   Infatti, tutto questo non sarebbe stato possibile in assenza del patto fiduciario, chiave del successo negli investimenti, che lega i gestori, i distributori, i consulenti e gli investitori finali.   Un patto che si basa sull’allineamento di interessi nel lungo periodo, al di sopra dellemode del momento, e costruito con trasparenza, impegno e ascolto reciproco.   Da sempre ritengo che il nostro compito primario come consulenti sia di guidare gli investitori nella comprensione dei cambiamenti in atto nel mondo (a livello sociale, demografico, economico e tecnologico) per trarne beneficio con gli investimenti.   Tuttavia, un aspetto altrettanto cruciale del lavoro, è coadiuvare i clienti ad affrontare con serenità questo cambiamento, offrendo possibili soluzioni da mettere in atto per non essere impreparati.   Questa è stata la regola del nostro gioco in questi 10 anni di collaborazione con i nostri clienti italiani e ritengo sia ancora la giusta formula per affrontare insieme anche il prossimo.   Se “incertezza” è la parola ricorrente, come spesso accade quando si guarda avanti nel tempo, stretti tra “deglobalizzazione”, crescita moderata, fine delle politiche espansivedelle banche centrali e passaggio a politiche fiscali espansive, dobbiamo individuare quei punti fermi nell’immediato futuro a cui ancorare le nostre convinzioni, masoprattutto quelle della nostra clientela.   La conoscenza è, infatti, da sempre la migliore arma per combattere l’incertezza.   La fiducia che ci lega ai nostri clienti si basa esattamente su questo: la capacità,attraverso la conoscenza e il confronto, di ridurre l’incertezza e resistere, anche nei momenti più difficili, all’emotività, per non perdere mai di vista gli obiettivi di lungoperiodo.   Non solo un doppio giro di corda ci unisce in questa improba sfida contro gli elementi imprescindibili dei mercati finanziari, ma soprattutto un patto, una coalizione sia contro gli istituti di credito tradizionali, sempre intenti nella vendita forsennata dei prodotti al alta redditività, sia contro il sempre costante impulso psicologico a vendere presi dal “panico”, piuttosto che ad una specifica volontà di perseguire quegli obiettivi identificati “ab origine”.

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Ritorno al futuro

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 19.11.2019

Questa settimana nel 1955, esattamente il 12 novembre, Marty McFly riusciva finalmente a tornare al 1985 a bordo dell’iconica Delorean. Sto parlando di “Ritorno al Futuro”, film cult degli anni ’80 in cui il protagonista si trova catapultato nel passato.   Oltre alla ricorrenza del viaggio di Marty McFly, c’è un altro motivo per cui questo film mi è tornato alla mente oggi, abbiamo recentemente assistito ad un altro “ritorno al passato” e sto parlando del programma di quantitive easing della BCE. Nonostante si tratti di una misura straordinaria, non è certo la prima volta che la BCE decide di farvi ricorso. La prima volta è infatti stata a marzo del 2015 con l’obiettivo di far fronte ai rischi derivanti da un periodo troppo prolungato di bassa inflazione.   In breve, il programma di acquisto di attività è fissato attualmente in 20 miliardi di Euro al mese, dei quali le obbligazioni societarie dovrebbero rappresentare circa il 15% (dunque 3 miliardi di Euro al mese in media). A titolo di confronto, al picco del primo Quantitative Easing nel 2017 la BCE effettuava acquisti per 80 miliardi di Euro al mese.   La BCE ha acquistato 2,8 miliardi di Euro di obbligazioni societarie nella prima settimana (4-8 novembre), con una spesa totale di 9 miliardi di Euro su tutte le classi di attivo. Si tratta di un livello doppio rispetto alla media a lungo termine attesa dal mercato per il programma, pari a un volume mensile complessivo di 4,6 miliardi di Euro. Probabilmente la BCE ha deciso di anticipare una parte degli acquisiti in vista della pausa natalizia del 19-31 dicembre.   La BCE detiene adesso obbligazioni societarie per 180 miliardi di Euro, pari al 20% dell'universo di titoli idonei e all'8% circa dell'intero mercato “Investment Grade” in Euro.   Se il ricorso a manovre di un certo valore, nell’ Europa economica, la fanno da padrone, nel resto del mondo le cose sembrerebbero prendere una piega a dir poco bizzarra.   Infatti chi l’avrebbe detto, cinque anni fa, che nel novero delle “zone calde” del rischio politico globale, avremmo un giorno potuto contare Hong Kong (uno dei centri più ricchi di tutta l’Asia nonché polo finanziario mondiale), il Cile (l’economia più ricca e stabile del Sud America), il Regno Unito (patria di uno dei parlamenti più antichi del mondo) e gli Stati Uniti (la principale economia mondiale e la più antica democrazia vivente).   Può darsi che gli investitori siano pronti a scendere in campo e la fiducia nei dati economici è in aumento. Tuttavia la cautela nei confronti delle incertezze politiche e della “disfunzione fiscale” non toccava livelli così alti da anni.   Nelle ultime due settimane, del resto, i titoli di Stato “core” hanno subito una flessione e le curve dei rendimenti si sono irripidite, tornando ai livelli registrati l’estate scorsa. I sondaggi tra gli investitori e i flussi di investimento evidenziano una rotazione verso l’azionario e più specificamente, verso le azioni cicliche e “value”, più sensibili all’andamento dell’economia, contrariamente alle azioni “growth” e difensive. La settimana scorsa, Trump è intervenuto con un discorso all’Economic Club di New York. Sembra che le frasi pronunciate dal presidente siano parse un test dei discorsi elettorali, in vista dell’imminente inizio della campagna per le presidenziali.   De resto, come dare torto al capo della Casa Bianca?   Come ha fatto notare, il PIL reale degli Stati Uniti per il 2018 si è collocato tra i più alti del G7; il tasso di disoccupazione è ai minimi storici, soprattutto tra i segmenti asiatici, ispanici e afroamericani della popolazione; la disoccupazione femminile è quasi ai minimi su 70 anni; il reddito dei consumatori è in crescita; e l’S&P 500 si è attestato a valori prossimi ai massimi storici.   Davanti a simili dati economici e di mercato, qualunque altro presidente della storia si aspetterebbe una travolgente riconferma alle elezioni di novembre. Trump, invece, deve affrontare sondaggi non particolarmente favorevoli e un’imminente udienza per impeachment che lo esporrà al giudizio del pubblico.   Se la Brexit non è uno dei soliti bisticci interni dell’UE e i disordini di Hong Kong non sono una delle solite dimostrazioni politiche che si vedono nel mondo, anche Trump non è uno dei soliti presidenti degli Stati Uniti. Tutte queste situazioni sono fonti di forte incertezza ed elevata volatilità nel quadro politico ed economico globale.   I rappresentanti di Trump, impegnati nei negoziati commerciali creano echi positivi, ma il giorno dopo il presidente dichiara che “in assenza di un accordo, aumenteremo considerevolmente i dazi”.   Tutte queste situazioni assumeranno contorni ben più definiti con le elezioni presidenziali degli Stati Uniti.   Il prossimo novembre, i due candidati si troveranno probabilmente su posizioni mai così distanti da 50 anni a questa parte. La fazione democratica sta attualmente testando politiche interventiste, suscettibili di avere un impatto notevole sui settori dell’energia, della finanza, della tecnologia e dell’assistenza sanitaria, che costituiscono oltre la metà dell’S&P 500.   Cosa fare quindi? Trovare modalità “free risk” di parcheggio in attesa delle elezioni presidenziali in Usa, oppure approfittare del momento di incertezza determinata dalle dichiarazioni di un tipo, ma i dati “macro” di un altro? Il mio intento personale è quello di rimanere con i “piedi a terra”, ma con la “testa tra le nuvole”, intervenendo in modo da inserirmi nel trend di crescita dell’indice statunitense, con particolare determinazione al fine di ottenere nei limiti del possibile, il miglior “timing” di investimento. Se anche per te che mi leggi, ritrovi la stessa linea di condotta letta nelle mie parole, forse è il momento di approfondire con più cura il tema, concordando un incontro, riservato, in grado di fugare dubbi.

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Guadagnare tempo

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Scritto il 05.11.2019

Per sostenere l’economia, i consumatori e le banche centrali hanno bisogno dell’aiuto delle imprese e dei governi.   La settimana scorsa sono stati diffusi i dati sulla crescita del PIL statunitense per il terzo trimestre 2019 che, attestandosi all’1,9%, ha battuto le attese della maggior parte degli economisti. Anche sul fronte dell’occupazione l’America ha proseguito la sua corsa, creando decine di migliaia di nuovi posti di lavoro nel solo mese di ottobre.   Il merito va riconosciuto sia ai tagli fiscali che hanno contribuito a sostenere l’economia a stelle e strisce nel 2018, sia alla politica di riduzione dei tassi adottata da una fortissima banca centrale, sia al fatto che il PIL del Paese viene generato principalmente dai settori dei servizi e dei consumi.   Sono le politiche monetarie e i consumi che stanno tenendo in piedi la crescita americana e che stanno impedendo all’Europa e al Giappone di sprofondare. Ciò che i consumatori di tutto il mondo stanno facendo con la loro spesa è estremamente importante: stanno guadagnando tempo per le imprese e per i governi, in attesa che le une e gli altri trovino il coraggio di investire.   Ma per quanto ancora il peso dell’economia potrà gravare sulle spalle dei consumatori?   Bilanci Tutto sommato, la scommessa pare ragionevole.   Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, le cifre relative alla spesa in conto capitale rientrano perfettamente in questo quadro. Venerdì, l’indice del settore manifatturiero statunitense diffuso dall’Institute for Supply Management (ISM) ha evidenziato un ulteriore calo della fiducia delle imprese. Gli ultimi indici PMI hanno evidenziato che il settore manifatturiero continua a languire nella maggior parte dei Paesi europei dove, per di più, anche la crescita del credito sta arretrando.   Il pessimismo delle imprese potrebbe proseguire se i governi non adotteranno misure di sostegno. Un accordo tra Washington e Pechino potrebbe contribuire in modo positivo. Ma tra i Paesi del Nord Europa i segnali favorevoli alle misure di stimolo non si sono ancora tradotti in nulla di concreto.   Negli Stati Uniti i consumatori spendono   Ma quando la disoccupazione è ai minimi, la crescita dei salari supera l’inflazione del 3% e i consumatori spendono, non stupisce che l’economia statunitense cresca a un ritmo prossimo al 2%, offrendo tra l’altro un significativo sostegno al resto del mondo.   Come detto, si tratta di una scommessa ragionevole... ma una scommessa non è una strategia.   I consumi ci sono e sono innegabili, ma gli indicatori di fiducia, negli Stati Uniti come in Europa, sembrano evidenziare un’incipiente inquietudine per il futuro. Un motivo non trascurabile sta nel fatto che molti consumatori lavorano nel settore manifatturiero o nel ramo del terziario che fornisce servizi al manifatturiero. E un numero ancor maggiore teme le incertezze che accompagneranno il lancio della campagna elettorale statunitense.   La settimana scorsa l’S&P 500 ha raggiunto un nuovo record. Il mercato è influenzato da chi compra, sotto più di un aspetto. Tuttavia prima di dichiarare che nell’azionario i rischi di rialzo sono superiori a quelli di ribasso, si vorrebbe poter constatare che l’economia può contare sul sostegno di qualcun altro, oltre che dei consumatori.   America? Asia? Europa? Quali continenti possono performare al meglio, piuttosto che non lasciare sul campo punti percentuali, aggregati con fatica al nostro patrimonio?   Chiamami con fiducia analizzeremo senza alcun impegno patrimonio e portafoglio, confermando o migliorando le scelte effettuate.   Io vivo e respiro di questo e per questo.

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Cambiamento climatico e i tassi di interesse negativi

Scritto il 29.10.2019

Due temi hanno tenuto banco in occasione degli incontri della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale: il cambiamento climatico e i tassi di interesse negativi.   Si sa che un’idea inizia a diffondersi quando le banche centrali cominciano a farla propria.   Questo è il messaggio principale dell’ultima giornata dell’intensa settimana di incontri annuali del Consiglio dei Governatori della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, tenuti a Washington.   Quali sono le idee che stanno prendendo piede?   Una riguarda l’importanza dei cambiamenti climatici e dell’ambiente per le politiche macro e microprudenziali. L’altra è la crescente opposizione ai tassi di interesse negativi.   Ogni anno, si tengono gli incontri organizzati dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale. È un’occasione speciale per incontrarsi e condividere idee con i rappresentanti politici dei mercati emergenti, i Paesi donatori, le agenzie di sviluppo, le banche centrali e commerciali e gli investitori.   Non è un segreto che quest’anno i temi della sostenibilità e dell’ambiente abbiano progressivamente acquistato una crescente importanza a livello mediatico. Ma alcuni mesi fa, quando ci stavamo preparando per questo evento, mai avremmo immaginato che avrebbero dominato l’agenda.   Tanto per fare un esempio, ci sono state sessioni per discutere il picco dei consumi dell’energia globale, l’importanza delle foreste, le prospettive di un New Deal ecologico globale, il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, il valore nascosto della biodiversità e le chance di evitare un “Minsky moment climatico”.   Va soprattutto rilevato il fatto che Kristalina Georgieva, in uno dei suoi primi interventi come nuovo direttore generale dell’FMI, abbia catalizzato l’attenzione generale chiedendo: “Le banche centrali sono in grado di contrastare il cambiamento climatico?”.   La Georgieva evidentemente desidera che le banche centrali di tutto il mondo mettano al centro delle politiche monetarie i temi del clima e dell’ambiente. Allo stesso tempo, però, sempre la Georgieva ha sottolineato come questo rivesta una grande rilevanza anche per la normativa microprudenziale: ad esempio assicurarsi che i mutui concessi sugli immobili collocati lungo le coste o i prestiti erogati alle infrastrutture alimentate a carbone tengano conto dei rischi.   Le banche centrali stanno adeguandosi sempre di più al messaggio del cambiamento climatico. Sono forse maggiormente sorprendenti le critiche sempre più chiare che gli istituti centrali stanno muovendo ai tassi di interesse negativi. Come mai le banche centrali mettono in discussione uno dei loro strumenti di politica monetaria? Uno dei pochi che hanno a disposizione per affrontare lo spettro di una crisi finanziaria o di una profonda recessione?   La risposta, ovviamente, è che le banche rappresentate agli incontri della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale non sono quelle nordamericane, europee, giapponesi e australiane, ma quelle del mondo emergente.   Più e più volte i delegati di queste banche centrali ci hanno ricordato gli sforzi compiuti dai loro Paesi, dopo le crisi ripetute dei mercati emergenti sulla fine degli anni ’90 del secolo scorso, per adottare “l’ ortodossia” del mondo sviluppato, vale a dire obiettivo di stabilità dei prezzi fissato da banche centrali indipendenti e, contestualmente, il varo di riforme strutturali. I risultati ottenuti sono stati una crescita resiliente, un’inflazione moderata e i tassi reali positivi che oggi osserviamo nella maggior parte dell’universo emergente.   Il messaggio neppure troppo velato è questo: i Paesi in via di sviluppo hanno messo la testa a posto 20 anni fa, ma i progressi compiuti sono oggi messi in pericolo dalle politiche monetarie estreme dei Paesi più ricchi e dall’assenza di riforme strutturali e di decisi interventi di bilancio da parte di quegli stessi Paesi.   Forse non è un caso che il mondo emergente rischi di dover accusare gran parte dell’impatto prodotto dal cambiamento climatico e dai fallimenti delle politiche fiscali e monetarie. Sono timori che si sono fatti sempre più acuti con il passare del tempo. Ma quando al coro si aggiungono le voci dei signori in giacca e cravatta che decidono le politiche delle banche centrali, gli investitori prudenti sanno che avrebbero dovuto prestarvi ascolto già da un pezzo.   Nel proseguire la mia dissertazione, oggi vorrei condividere con te, caro lettore, una simpatica metafora sul “braccio di ferro” che si sta svolgendo tra fondamentali   Braccio di ferro appunto, e fattori tecnici nel mercato del credito High Yield europeo, Timoteo.   Infatti, nonostante l’eurozona stia attraversando un periodo di rallentamento economico creando un contesto di fondamentali deboli che mette sotto pressione le obbligazioni del vecchio continente, fattori tecnici positivi, quali la continua crescita di titoli con rendimenti negativi che spinge gli investitori verso strumenti a più alto rendimento, supportano la domanda di titoli societari High Yield denominati in euro.   Questo “braccio di ferro” aiuta a stabilizzare il mercato mantenendo gli spread in un range relativamente ristretto, ma se guardiamo oltre le apparenze la dispersione tra settori e emittenti nel credito societario High Yield europeo è ai livelli più alti dalla crisi sovrana del 2011 (ad esempio il settore dell’industria metallurgica e mineraria con rating B ha perso il - 5% nel terzo trimestre mentre il mercato dell’HY europeo ha generato una performance positiva dell’1.3%).   Su una nota decisamente meno seria, ho recentemente letto un aneddoto su un più noto Braccio di Ferro: il fumetto che quest’anno ha compiuto 90 anni.   La leggenda dei superpoteri conferitogli dagli spinaci deriva in realtà da un errore “tipografico”: nel 1890 alcuni nutrizionisti resero noto il contenuto di ferro delle verdure, ma per un banale errore di stampa, una virgola al posto sbagliato, si attribuì un contenuto di ferro 10 volte superiore al reale.   Quando l’errore fu scoperto Braccio di Ferro e i suoi spinaci erano già diventati famosi!

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Fed e Mercato dei mutui Statunitensi

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 21.10.2019

Buon inizio settimana caro lettore.   Immagino si sia già sentito parlare del principio dell’Iceberg di Hemingway, attraverso il quale lo scrittore spiegò il suo punto di vista sulla preparazione intellettuale per aspiranti scrittori con queste parole: «Io cerco sempre di scrivere secondo il principio dell’iceberg. I sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Tutto quel che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L’importante è quel che non si vede.”   Tale teoria è stata applicata a diversi ambiti nel corso della storia, tra cui quello della psicologia dove si sostiene che prestiamo attenzione solo a quello che avvertiamo a prima vista, mentre il resto passa inosservato. Un esempio attuale riguarda i mercati obbligazionari dove si continua a parlare (e leggere) di emissioni con rendimento negativo che hanno ormai raggiunto i 15 mila miliardi di dollari, nonostante le emissioni obbligazionarie a livello mondiale ammontino a circa 100 mila miliardi di dollari e, guardando dunque al di sotto della superficie, ci sono circa 85 mila miliardi di obbligazioni con rendimento positivo!   Insomma il singolo investitore può magari avere accesso a una limitata parte del mondo obbligazionario (la punta dell’iceberg) laddove un investitore istituzionale può invece accedere a un mondo vastissimo di obbligazioni attraverso le sue ampie risorse.   Per fare un esempio concreto, un settore in cui si individua particolare valore sono i mutui cartolarizzati emessi da agenzie, un settore complesso che, scambia ora a prezzi estremamente interessanti rispetto ai livelli storici e che dovrebbe beneficiare delle future politiche di bilancio della Fed, negli Stati Uniti.   Dopo diversi anni di progressivo inasprimento della politica monetaria, la Federal Reserve si è ora orientata verso un allentamento. I policymaker hanno tagliato il tasso sui fed funds già due volte quest'anno (a luglio e settembre) e hanno lasciato la porta aperta per ulteriori tagli, e hanno fermato la “fuoriuscita” di Treasury dal bilancio della Fed. Inoltre, la scorsa settimana la Fed ha annunciato l'intenzione di iniziare aumentare le riserve acquistando circa $ 60 miliardi di T-Bills al mese a partire dal 15 ottobre. Tuttavia, è improbabile che ciò aiuti i mercati del debito ipotecario.   Mentre i tassi ipotecari sono bassi, potrebbero essere molto più bassi sulla base dell'andamento dei tassi del Tesoro USA. Inoltre, mentre la Fed si è impegnata a migliorare i finanziamenti nei mercati dei Treasury, i tassi di finanziamento delle agenzie rimangono elevati, con una media di circa 60 pb al di sopra del Libor a un mese. Si sono visti tassi di finanziamento così elevati solo nella crisi finanziaria.   Ad esempio, un proprietario di abitazione che ha un tasso di interesse del 4,5% su un mutuo ipotecario di $ 300.000 pagherebbe circa $ 1.418 al mese. Tuttavia, solo circa il 25% di tale pagamento sarebbe destinato a rimborsare il prestito nei primi anni. Al contrario, con un prestito al 3,5%, il pagamento mensile diminuirebbe di $ 161 al mese, a $ 1,257 e il pagamento sul capitale aumenterebbe al 35% del pagamento totale, contribuendo a rimborsare un ulteriore $ 1.000 di debito all’ anno.   Se desideri approfondire il tema, facendo qualche esempio concreto, come sempre rimango a disposizione per un confronto e ti auguro un ottimo proseguimento di settimana.

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Contro il sistema bancario tradizionale!

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  • Banche e prodotti bancari
Scritto il 10.10.2019

Mi ritrovo, sempre più spesso a dovermi confrontare con clienti di Istituti di credito tradizionali (di cui meglio non faccia nomi), che non solo non capiscono l'importanza del valore aggiunto che un intermediario finanziario come chi svolge il nostro ruolo, possa avere, ma addirittura appare diffidente quando si tenta di innescare un processo educativo che parta dalle sue esigenze e prosegua lungo un percorso, per arrivare poi al raggiungimento di obiettivi realizzabili.   Niente, preferisce continuare ad avere rapporti carenti e molto poco remunerativi (al momento addirittura negativi), purché continui ad intrattenere relazione di conto e di investimento con la propria banca tradizionale, psicologicamente sicuro che sia la cosa migliora da fare. E già che questa dinamica, devo riconoscere sia praticamente trasversale riguardo età anagrafica, posizione sociale, livello culturale.   Potrei citare diversi esempi in cui questo fenomeno si manifesta.   Inutile dire che, quando per miracolo piuttosto che per contingenze di qualunque natura, il rapporto si avvia, si trova ovviamente bene, meglio di quanto egli stesso avrebbe potuto immaginare.   I nostri clienti, vengono istruiti, sensibilizzati, assistiti, protetti da loro stessi, ma soprattutto gli si riconosce il ruolo centrale anche rispetto alla stessa banca per conto della quale operiamo.   Sono certo che il tempo (molto e lungo), sarà determinante per far capire al pubblico risparmiatore quanto importante sia la nostra funzione. Nel frattempo, la nostra guerra professionale contro il sistema bancario tradizionale, continuerà ad essere aspra e densa di risultati poco brillanti, fintanto che gli occhi del risparmiatore non si apriranno verso una figura professionale in grado di assisterli nel loro percorso di vita.

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Belt & Road

Scritto il 04.10.2019

I mercati emergenti asiatici hanno un grande potenziale di crescita di lungo termine, contrariamente a diverse economie avanzate, che mantengono elevati livelli di debito in un contesto demografico poco favorevole. Una rapida industrializzazione e laconseguente urbanizzazione, l’adozione di nuove tecnologie unitamente alla disponibilità di un costante ricambio generazionale con livelli crescenti di reddito, fanno dell’Asia una delle regioni più dinamiche e in più rapida crescita a livello globale.   Tra i mercati asiatici si distingue la Cina, la cui sorprendente crescita è alimentata dallo sviluppo e dall’espansione di svariati settori, nonché dal frequente lancio di nuove iniziative. A livello settoriale, la rete ferroviaria, è la più estesa al mondo per l’altavelocità, e la robotica, che registra una presenza sul mercato superiore a quella di USA e UK messi insieme. La Cina detiene, inoltre, una posizione dominante nel settore delle transazioni “cash-free” (pagamenti senza contanti), per un valore complessivo di 40 000 miliardi di USD. Un altro grande impulso alla crescita deriva dall’iniziativa Belt & Road che, prevedendo la realizzazione di un’imponente rete stradale, ferroviaria e di navigazione, aprirà nuove rotte commerciali in oltre 60 paesi (la Nuova Via della Seta).   La Belt & Road Initiative (BRI) o OBOR (dal corrispondente acronimo inglese – One Belt One Road) è un progetto strategico di dimensioni enormi che fa capo alla Cina, intenzionata a raccogliere attorno a sé il sostegno economico e politico internazionale necessario a realizzare un’opera maestosa di collegamento all’Europa e all’Africa Orientale, volta al miglioramento della cooperazione tra i Paesi dell’Eurasia attraverso l’apertura di due corridoi infrastrutturali fra Estremo Oriente e continente europeo sulla falsariga delle antiche “Vie della Seta”: uno terrestre (Silk Road Economic Belt) e uno marittimo (Maritime Silk Road).   L’obiettivo è quello di trasformare l’industria del Paese, favorendo il suo sviluppo tecnologico, il dominio di alcuni settori strategici dell’economia globale e l’individuazione di nuove rotte commerciali e nuovi mercati da raggiungere con le esportazioni di prodotti cinesi anche se la Belt and Road non si iscrive solo in una precisa agenda economica, ma intende anche essere uno strumento per aumentare il peso culturale (e quindi diplomatico e politico) della Cina a livello globale.   Lo scoglio maggiore per Pechino sta nell’adeguamento dell’impianto delle norme.   Attualmente la Cina ha siglato oltre 100 accordi contro la doppia imposizione fiscale, dei quali circa 60 con i Paesi coinvolti nel progetto.   Di questi, alcuni sono stati aggiornati per essere maggiormente fruibili nell’ambito del progetto stesso.     Approfondire il tema? Trovare soluzioni di investimento che possano essere favoriti da questo costante aumento della potenzialità economica?   Questo è il mio lavoro, che sarò felice di poter sviluppare insieme a te, lettore dei miei articoli. Attendo un tuo riscontro ed analizzeremo insieme, questo altri temi che troveranno il tuo interesse.

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I trend pessimisti dei mercati sono terminati

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 17.09.2019

I trend pessimisti dei mercati sono terminati. Bisogna concludere che ora gliinvestitori nutriranno sentimenti migliori nei confronti dell’economia?   Se gli investitori sono disposti a pagare un prezzo maggiore per i titoli growth, se temono un rallentamento generalizzato dell’economia, saranno disposti a pagare di più per ottenere flussi di reddito costanti dalle azioni difensive se temono cheun rallentamento dell’economia sia destinato a spingere al ribasso i rendimentiobbligazionari. Un’inversione di queste tendenze sarebbe coerente con l’aspettativa di un’accelerazione della crescita, un aumento dell’inflazione e uncalo dei rischi geopolitici.   A questo proposito, è incoraggiante osservare che le stesse dinamiche sono in atto anche nei mercati obbligazionari: il mese si era aperto con la flessione più forte dei Treasury USA degli ultimi tre anni.   L’inversione della curva dei rendimenti a 2 e 10 anni, che ad agosto avevagenerato fortissime preoccupazioni, è rientrata in territorio positivo. I rendimenti dei Bund tedeschi a 30 anni, che ai primi di agosto erano diventati negativi, la settimana scorsa sono ritornati sopra lo zero.   A tutto ciò, si aggiunge la necessità di porre un focus sui nuovi negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti che sono stati messi in programma.   L’imposizione di nuovi dazi è stata posticipata e la Brexit rischia di essere dinuovo rimandata.   Sebbene i dati sull’occupazione negli Stati Uniti siano risultati a dir pocomodesti, vi è stato un aumento delle assunzioni nonché un inaspettato aumento dei salari, due fattori che costituiscono indicatori, anticipatori diun’accelerazione dell’inflazione.   La settimana scorsa, sia gli Stati Uniti che la Cina hanno diffuso datisull’inflazione superiori alle attese.   E sono imminenti nuove misure di stimolo.   La Banca Popolare Cinese ha aggiunto un ulteriore taglio dei tassi alle misure già attuate da inizio anno. Anche le Banca centrale europea ha tagliato i tassi.L’istituto di Francoforte ha fatto inoltre ripartire il programma di acquisto dititoli, accompagnandolo con misure volte a mitigare gli effetti avversi dei tassi negativi sul settore bancario e prevedendo la permanenza dei tassi a livelli minimi per un periodo prolungato. Si è addirittura parlato di una manovrafinanziaria “ombra” in Germania, dedicata alle infrastrutture e alla protezione del clima e strutturata in modo da aggirare i rigidi vincoli di bilancio.   Per sostenere i nuovi trend di mercato, dovrà accadere molto di più.   Due settimane infatti, non bastano per decretare che una ripresa è in atto. Anzi, le probabilità di una recessione sono oggi più elevate rispetto a tre o sei mesi fa.   Mercoledì scorso, i business globali hanno mandato segnali rossi per l’interoarco della giornata mentre lo spread fra i Treasury a 2 e 10 anni è sceso in territorio negativo per la prima volta dal 2007.   Per misurare la pressione nell’economia globale basta guardare la Cina e la Germania: è lì che i venti che hanno iniziato a tirare la settimana scorsa, sono gelidi. Infatti, lunedì scorso, la Cina ha diffuso dati poco entusiasmanti sulla crescita monetaria e del credito.   È stato un segnale preoccupante, perché in passato la crescita del credito è stataun indicatore anticipatore positivo per l’economia più in generale.   Mercoledì, la Cina ha pubblicato altri dati: la crescita della produzione industriale è scesa ai minimi su 17 anni, le vendite al dettaglio sono risultate deboli, come pure gli investimenti nei beni strumentali immateriali, mentre la disoccupazione è leggermente aumentata.   In Germania, lo stesso giorno, è giunta la notizia di una contrazionedell’economia tedesca nel secondo trimestre.   Per comprendere bene che cosa è successo bisogna spostare lo sguardo indietro a ben più di un paio di anni.   In Germania, un’intera generazione ha vissuto approfittando della suaparticolare capacità di sfruttare tre potenti dinamiche: la debolezza dell’euro in relazione alla forza dell’economia tedesca, un’insaziabile domanda mondiale di automobili e macchinari tedeschi e una percentuale crescente del PIL globale spinto dagli scambi commerciali internazionali.   Oggi la Germania sta lottando perché si trova sul lato sbagliato delle correnti del cambiamento nel mercato automobilistico globale e perché ormai da dieci anni il commercio contribuisce sempre meno alla crescita globale. La controversiacommerciale tra Stati Uniti e Cina, che alle soglie dell’autunno e dell’inverno sembra destinata a inasprirsi, costituisce solo l’ultima e più turbolenta fase di quel trend.   Personalmente, ritengo che la Germania dovrebbe unire le sue forze alla Cina e spianare la via: è il Paese maggiormente orientato al vecchio modello e unagenerazione di successi l’ha dotata di ampie risorse per interventi fiscali.   Lo farà? Sarà necessario un cambiamento considerevole in termini di cultura politica.   Vivendo un periodo di crescita debole, ma non ancora in una fase recessione, che è possibile evitare se vengono adottate misure necessarie. Politica e aziende devono agire in sinergia.   Comunque si evolverà la situazione, all’orizzonte si stagliano volatilità eturbolenza.   Gli investimenti di capitale che scommettevano sull’espansione dei commerci e dell’integrazione a livello globale potrebbero essere esposti a rischi sempremaggiori.   Nonostante le prospettive, presuppongano dei margini positivi, qualora si dovesse ricorrere a manovre solide e strutturali, le incertezze potrebbero essere risolte attraverso una pianificazione dettata dal buon senso, che si rivela senza dubbio tra le migliori soluzioni cui, un risparmiatore/investitore avveduto, possa ricorrere.   Approfondiamo insieme i temi e programmiamo un incontro. Sarà motivo di interesse da parte tua caro lettore ed al contempo, sarà motivo di piacere professionale, da parte mia.   Ad maiora...

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