Orsola Rea

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Fondo Pensione, perché conviene pensarci subito?

Scritto il 12.08.2020

  Attualmente il nostro sistema pensionistico è basato sul metodo contributivo, questo significa che ogni lavoratore, al momento che andrà in pensione, riceverà un assegno INPS in base ai contributi che avrà effettivamente versato nel corso della sua vita lavorativa. Nessuno di noi può sapere in anticipo per quanto tempo sarà in grado di lavorare e a quanto ammonterà, al momento del pensionamento, il totale dei contributi versati, pertanto, per non essere colti impreparati, possiamo fin da subito correre ai ripari, cercando di aumentare il più possibile la pensione INPS che ci spetterà, attraverso la previdenza complementare. E’ una forma di pensione integrativa e volontaria che si aggiunge a quella obbligatoria, anche attraverso il versamento di piccoli importi può portare a grandi rendite Ha molti benefici fiscali ( TFR tassato dal 9 al 15% anziché al 25% e contributi volontari con 100% di deduzione fiscale)…destinare il TFR non costa nulla, si ottiene solo una minore tassazione rispetto a tenerlo in azienda, inoltre anche il datore di lavoro ottiene dei benefici  come minori oneri contributi per i lavoratori che destinano il loro TFR a un fondo pensione Nei fondi di categoria si può ottenere un versamento aggiuntivo da parte del datore di lavoro. Non è obbligatorio proseguire i versamenti, che si possono interrompere e riprendere in qualsiasi momento Vi sono casistiche per cui si può accedere a quanto versato, anche fino al 100% della somma rivalutata, senza costi eccessivi né penali I benefici fiscali si possono ottenere anche nel caso di versamento per persone a carico del proprio stato di famiglia (moglie, figli) Tutto questo non è sufficiente? Dobbiamo considerare che i lavoratori di oggi riceveranno la pensione di vecchiaia verso i 70 anni! Questo significa che abbiamo tantissimo tempo per mettere da parte piccole cifre che cresceranno nel tempo il mondo del lavoro per come è impostato attualmente sta creando ampi buchi contributivi, si vedono sempre meno contratti a tempo indeterminato e un incremento del lavoro autonomo e delle collaborazioni a progetto, anche per soddisfare la nuova domanda di mercato che incrementerà i trasferimenti per motivi di lavoro da una regione ad un’altra e da un paese europeo ad un altro. Crearsi una propria personale posizione previdenziale significa raccogliere man mano il proprio TFR da varie esperienze lavorative, averlo meno tassato, più rivalutato, e poterne usufruire al bisogno. Il fondo pensione infatti differisce dal sistema INPS perché è un conto individuale nominativo della persona che lo sottoscrive, dove affluiscono i contributi versati, che vengono investiti sui mercati finanziari, ma anche in comparti a capitale garantito, a scelta di chi lo sottoscrive. Al momento del pensionamento le somme rivalutate possono essere liquidate come capitale o come rendita, a scelta della persona. Non si può affatto escludere che nei prossimi anni le esigenze del bilancio statale impongano nuovi tagli alle pensioni pubbliche, oppure tagli ai benefici fiscali Aderire oggi alla previdenza complementare significa fermare le condizioni e i benefici fiscali attuali per i prossimi 40 anni! Quando ero piccola i nostri nonni aprivano il libretto di risparmio o prodotti simili che scadevano a 18 anni Oggi pensare al futuro dei propri figli o dei propri nipoti con il fondo pensione, sfruttando anche i benefici fiscali, potrebbe essere un’ottima idea! Aprire un fondo pensione al figlio/nipote già alla sua nascita o nei suoi primi anni di vita, permettendogli di ritrovarsi all’età di 35 anni con un capitale che potrà mantenere sino al momento della pensione o utilizzare nel corso della sua vita lavorativa in base alle proprie necessità. Nello stesso tempo, i genitori potranno risparmiare sulle tasse dal momento che i versamenti in favore di un figlio possono essere ugualmente dedotti dal reddito. Naturalmente esistono tantissime tipologie di fondi pensione, ognuno differisce per caratteristiche e costi, ma tutti hanno questi vantaggi che ho descritto. Quale scegliere? Se vuoi un aiuto inviami una richiesta ti aiuterò a compiere una scelta più adatta alla tua situazione lavorativa e personale

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BTP Futura: conviene sottoscriverli?

Scritto il 03.07.2020

  L'emissione sarà dedicata a finanziare le spese previste dagli ultimi provvedimenti del Governo per affrontare l’emergenza Covid-19 e sostenere la ripresa, precisamente per le misure a sostegno del reddito e la tutela del lavoro, il rafforzamento del sistema sanitario nazionale e l'aiuto a famiglie e imprese italiane nonché il rilancio dell’economia nazionale. Conviene? Ecco un paio di riflessioni sulle caratteristiche e la convenienza: Durata 10 anni Il titolo di questa emissione è rivolto esclusivamente  ai sottoscrittori retail, i piccoli risparmiatori, pertanto è strutturato in quest’ottica per essere “attraente” per questa categoria di investitori, che per definizione hanno un approccio a tenerlo fino a scadenza e non un’ottica speculativa. Questo implica che il suo massimo rendimento è a scadenza. Cedole dal 1 al 4 anno 1,15%, dal 5 al 7 anno 1,30%, dal 8 al 10 anno 1,45% La prima riflessione è sulla tipologia di cedola, le cedole sono fisse crescenti, quindi in caso di tassi crescenti il prezzo sarà maggiormente sottoposto ad avere fluttuazioni rispetto ad una cedola indicizzata. Inoltre, per valutarne la convenienza occorre confrontare il rendimento con quello dell’attuale BTP decennale sul mercato secondario, che è circa del 1,40% annuo. Questo significa che, per attrarre, questa emissione deve essere superiore; inoltre, occorre valutare il cosiddetto premio al rischio, ovvero il rischio che l’investitore si assume rinunciando alla liquidità per 10 anni, al rischio di risalita dei prezzi o al rischio di instabilità politica per il periodo di durata, gli analisti stimano il premio al rischio intorno allo 0,60% Per questi motivi un tasso adeguato potrebbe essere il 2% di rendimento netto a scadenza.  Premio fedeltà per chi acquista il titolo in collocamento e lo detiene fino a scadenza dal 1% al 3% legato all’andamento del PIL italiano Il bonus a scadenza verrà riconosciuto esclusivamente se i titoli vengono detenuti fino a scadenza, il minimo garantito è del 1% con un massimo del 3% legato all’andamento del PIL italiano nominale nei prossimi 10 anni. Il premio è impostato in modo allettante ma facendo due calcoli, che probabilità ci sono di raggiungere premi superiori al minimo, considerando la crescita del paese degli ultimi anni? Poche per non dire nessuna Facendo un semplice calcolo matematico, per poter avere un premio superiore al 1%, quindi un PIL intorno al 1,5% per i prossimi 10 anni considerando che il PIL del 202 è stato negativo al -10% significa avere nei prossimi 9 anni del 2,8%! Questa crescita è sicuramente molto sostenuta, e non si è mai avuta negli ultimi 15-20 anni. Diciamo che molto verosimilmente il premio sarà del 1% Il prezzo di emissione è 100 e rimborso unico a scadenza 101 considerando il premio con le considerazioni di cui sopra Tassazione agevolata al 12,50% e esenzione in caso di successione Come tutti i titoli di Stato è più conveniente, fiscalmente parlando, rispetto agli altri tipi di strumenti finanziari, tutti tassati al 26% Nessuna commissione di acquisto durante il collocamento Per questi motivi non ritengo questa emissione particolarmente conveniente. Per chiarimenti o altre domande potete contattarmi via mail!    

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ETF e fondi comuni di investimento non sono alternativi ma complementari. Quali sono le differenze tra ETF e Fondi Comuni di Investimento?

Scritto il 25.06.2020

Mi capita spesso di ricevere questa domanda, rispondere senza sembrare di parte non è sempre facile!   Tecnicamente entrambi sono strumenti di risparmio gestito , hanno caratteristiche simili tra loro, ma anche molte differenze. Entrambi delegano l’investimento diretto dei propri soldi in titoli finanziari a un investitore istituzionale, entrambi raccolgono i risparmi da una pluralità di investitori e li investono gestendo finanziariamente tale patrimonio.   Le differenza sostanziale invece è lo stile della gestione passiva per gli ETF, cioè consiste esclusivamente nella replica di un indice (il cosiddetto benchmark, azionario o obbligazionario): per questo motivo il rendimento di un investimento in ETF tenderà a seguire abbastanza precisamente i movimenti del benchmark cui si riferisce. Attiva per il fondo comune di investimento, che mira a rendere di più del benchmark di riferimento.   Ovviamente dalle differenze scaturiscono costi e rendimenti diversi, il fondo comune di investimento costa di più ma tenderà a rendere di più quando il mercato è positivo, ma soprattutto a perdere di meno quando vi sono degli shock di mercato, come è successo negli mesi scorsi.   Qual è meglio? Il punto è sempre che è meglio diversificare, il consulente utilizza in modo sapiente un insieme di strumenti in equilibrio, selezionandoli e inserendoli in modo personalizzato nel portafoglio del cliente, a seconda delle caratteristiche del cliente, del mercato, del momento economico.   Le commissioni di gestione Gli ETF hanno commissioni molto inferiori, i fondi comuni sono più cari per via della gestione attiva del portafoglio; possono essere in classe load (possibilità di inserire commissioni di ingresso e con commissioni di gestione più basse) e in classe no load (zero commissioni di ingresso ma commissioni di gestione più elevate)   I tempi di regolamento Gli ETF sono quotati nel mercato regolamentato e la loro partecipazione è rappresentata da azioni, pertanto possono essere acquistati e venduti in ogni momento, al prezzo di quotazione, con regolamento pressoché immediato; i fondi comuni di investimento invece hanno delle quote di partecipazione dette NAV rappresentate dal patrimonio del fondo diviso le quote. Per acquisto o disinvestimento occorrono qualche giorno lavorativo, variabile a seconda della casa di gestione del fondo. Gli ETF sono negoziati dalle 9 alle 17,25 sul mercato ETFPlus, si possono acquistare direttamente dalla piattaforma del proprio home banking, per i fondi bisogna rivolgersi a un collocatore, una banca o un consulente finanziario che funge da intermediario, ma sempre più spesso le banche abbastanza innovative permettono ugualmente di poterli acquistare o vendere in autonomia.   In entrambi i casi i costi di negoziazione o di ingresso dipendono dalla banca, dal consulente e dalla piattaforma mediante la quale si effettua l’operazione.       ATTENZIONE al rischio Essendo dei contenitori di strumenti finanziari il rischio associato agli ETF è quello tipico del sottostante che lo strumento va a replicare; gli ETF replicano l’indice senza possibilità di attutirne le variazioni al ribasso, come invece avviene nei fondi comuni di investimento, che detengono sempre una percentuale obbligatoria di liquidità . Le analisi storiche sui mercati azionari mostrano delle perdite dai massimi fino al 40%, pertanto  questo gioco potrebbe diventare molto pericolo. La gestione attiva, è vero più costosa, dei fondo comuni, risulta più tutelante in caso di shock dei mercati, come è successo a marzo di quest’anno. Inoltre optare per un ETF obbligazionario espone l’investitore al rischio tasso di interesse, sempre per l’aspetto della gestione passiva. L’investitore dovrebbe essere estremamente consapevole della duration dello strumento in confronto all’orizzonte temporale del proprio investimento Si propone a investitori molto spesso molto poco competenti di operare in titoli che di per sé hanno un utilizzo semplice, ma che se non ben collegati al contesto economico e finanziario rischiano di diventare una bomba per i portafogli. Non si hanno tutele. In parole più semplici l’ETF è un contenitore di un certo numero di obbligazioni che seguono la relazione matematicamente certa prezzi/tassi legati tra loro in modo inversamente proporzionale. Se i tassi salgono i prezzi scendono e viceversa. In uno scenario di tassi in rialzo l’ETF obbligazionario che contiene obbligazioni a medio lungo termine perderà di valore senza possibilità di difendersi. Un altro aspetto cruciale  della replica sintetica o fisica a campione degli indici obbligazionari è che essa prevede l’acquisto di un paniere sostitutivo attraverso un contratto swap, questo implica che l’ETF non contenga gli stessi titoli dell’indice, in più si aggiunge il rischio di controparte, rendendo il contenitore più rischioso. Nell’ipotesi di fallimento della controparte, lo swap non verrebbe onorato, e l’investitore potrebbe incorrere in una perdita   La verità sta sempre nel mezzo Negli ultimi anni si sono diffusi moltissimi siti di guru degli investimenti che propongono metodi infallibili per la selezione degli ETF e piattaforme per la loro compravendita, puntando a presentarli come alternativi ai fondi comuni concentrando il focus della presentazione sul fatto che i costi di gestione sono più bassi rispetto ai fondi comuni, ma la realtà è molto più articolata. Intanto si dovrebbe considerare che non esiste il portafoglio perfetto, esiste il portafoglio perfetto per te. Non esistono pranzi gratis, non si può pensare di investire denaro in strumenti finanziari che danno un rendimento senza costi. Per quanto riguarda i rischi poi, tante proposte non spiegano bene i rischi che si corrono.   Anziché considerare ETF e fondi come strumenti alternativi, credo molto più opportuno utilizzarli in modo complementari, attuando la diversificazione di portafoglio mediante l’utilizzo di entrambi. Per gli ETF mercati semplici ed evoluti, in una fase tranquilla del mercato, per i fondi comuni  i mercati più difficili, lasciando la gestione a un team di professionisti. Un consulente attento saprà certamente consigliare il migliore strumento per ogni mercato di riferimento, personalmente ho effettuato una selezione di fondi che battono costantemente il benchmark, così come una selezione di ETF molto efficienti per i mercati per cui ritengo siano adatti. Vorrei proporre  ai lettori un’analisi senza impegno del loro portafoglio titoli per valutare se fosse possibile inserire nella diversificazione dei titoli, degli ETF o altri strumenti che possano abbassare il costo medio del portafoglio.

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I sette passi per superare il corona virus

Scritto il 18.04.2020

In questo momento abbiamo moltissimi motivi per cui essere preoccupati, la nostra famiglia, i nostri amici, il nostro lavoro…. tutte le certezze sono state messe in crisi dal COVID-19 e nessuno sa come e quando finirà.   L’aspetto finanziarioè passato per un po’ in secondo piano alla salute, ma in ogni caso rappresenta una delle principali preoccupazioni per ciascuno di noi: i mercati finanziari sono crollati, le aziende hanno sospeso le produzioni,  i centri commerciali sono vuoti e si potrebbero perdere posti di lavoro. L’incertezza è diffusa, in momenti come questi amaramente ci rendiamo conto di quanto siamo finanziariamente solidi o fragili.   Il lato positivo di tutta questa situazione è che possiamo renderci conto che le cose di cui abbiamo riempito le nostre case sono sufficienti, possiamo orientarci in modo nuovo al consumo, cercando di indirizzare le risorse che indubbiamente si sono ridotte verso altre vie, che prima per la mancanza di tempo non avevamo adeguatamente considerato.   Possiamo provare ad impostare un piano finanziario familiare per superare questo momento difficile.    1.    Creiamoci un budget di emergenza:   Facciamo il puntosulle nostre spese fisse MENSILI che non possiamo permetterci di non pagare: affitto o mutuo, bollette, rate di finanziamenti, spesa alimentare di base, spese per medicinali. Consiglierei di avere abbastanza soldi per coprire almeno 6 mesi, per proteggersi da emergenze come ammalarsi o perdere il lavoro (o entrambi). Questa è la liquidità da lasciare disponibile, sul conto corrente, cercando sempre di non scendere al di sotto.   2.    Bilanciamo il portafoglio:   Abbiamo già avuto occasione di parlare dei comportamenti da NON adottare. Mantenere la calma ed evitare di vendere ci permetterà di non trasformare le perdite che adesso sono teoriche in perdite reali. E’ vero che le scorte potrebbero diminuire ulteriormente (anche se non è detto) ma quando la minaccia del Coronavirus rientrerà , anche i valori di portafoglio rientreranno. Guardando indietro nel tempo a casi simili, i mercati si sono sempre ripresi, dobbiamo ricorrere a tutta la pazienza di cui siamo capaci.    Se abbiamo un portafoglio investimenti è necessario invece confrontarsi con il proprio Consulente per verificare che non vi siano asset che potrebbero risentire della situazioneche si è creata a livello internazionale.  Bilanciare il portafoglio e diversificarlo spostando quelle parti di portafoglio su altre asset che da ora in poi saranno meno coinvolte dagli accadimenti internazionali, dalle decisioni dei governi e delle banche centrali ci aiuterà ad impostare un’adeguata strategia difensiva per il futuro a breve.    3.    Cerchiamo opportunità di investimento   Chi ha un portafoglio di investimenti avrà visto che la parte azionaria ha subito un maggior danno a livello di perdite rispetto alla parte obbligazionaria/flessibil/monetaria. Avrà notato altrettanto che in questa ultima settimana ha ripreso un terzo del valore. Questo significa che possiamo approfittare di questa caduta dei mercati per fare degli acquisti a prezzi stracciati.   Questa è una fantastica opportunità per investire utilizzando la parte eccedente della liquidità che non fa parte del budget di emergenza del punto 1). Attenzione, questo non significa comprare a caso e in modo spregiudicato, ogni azione andrà fatta con criterio e prudenza, meglio se in soluzione piano di accumulo, e sempre confrontandosi con il proprio consulente che potrà consigliare il segmento di mercato migliore su cui puntare. Questo aiuterà chi ha già un portafoglio a rientrare prima delle perdite eventualmente subite nei mesi scorsi, e chi inizia adesso, ad iniziare a impostare un portafoglio che sicuramente guadagnerà della situazione attuale già nei prossimi mesi.   4.    Ridimensioniamo le posizioni debitorie   Un altro modo di utilizzare meglio la liquidità è ridimensionare tutte quelle posizioni debitorie che ci costano molto a titolo di interessi e spese. Prendiamo tutti i nostri finanziamenti, carte revolving, carte di credito, cerchiamo di chiudere le posizioni che ci costano di più, una alla volta, se non ci sentiamo sicuri, chiediamo al nostro consulente di aiutarci a trovare una soluzione meno costosa, questo ci permetterà di diminuire le spese per interessi e quelle inutili: in questo modo le spese mensili piano piano diminuiranno, permettendoci di affrontare con maggiore serenità eventuali imprevisti.   5.    Non sprecare i soldi   E’ fin troppo facile sprecare soldi per mangiare fuori, vestiti, vacanze, ma per adesso quei giorni sono finiti, pertanto possiamo approfittare di questo momento per effettuare un’analisi delle nostre spese dell’ultimo anno, cercando di capire dove abbiamo sprecato soldi.    Non abbiamo ancora raggiunto il budget di emergenza? Dall’analisi delle spese possiamo trovare la fonte per alimentare la nostra riserva! Conti correnti carissimi che non utilizziamo da anni, carte di credito, libretti bancari e postali dimenticati, convogliamo tutto da una parte, quella meno costosa. Tagliamo i rami secchi! 6.    Valutiamo le nostre vulnerabilità   Nessuno sa cosa accadrà dopo con il coronavirus. Se fossimo certi di mantenere il nostro lavoro, tutto dovrebbe andare bene, ma cosa succederà se non sarà così?   Potremmo approfittare di questa situazione di reclusione forzata per migliorare le nostre capacità lavorative e conoscenze tecniche, colmare i nostri punti deboli, noi sappiamo benissimo quali sono!   Possiamo lavorarci su utilizzando piattaforme di apprendimento online oppure corsi di aggiornamento professionale, corsi di lingua, di specializzazione.   Possiamo stabilire obiettivi di carriera e creare piani di sviluppo personale per realizzare un miglioramento personale. Non ci sono garanzie, si tratta solo di aumentare le probabilità di un’alternativa lavorativa se dovessero esserci problemi con il datore di lavoro attuale, questo può ridurre il rischio di essere licenziato, in quanto maggiori abilità aggiungono valore alla nostra professionalità.   7.    Prepariamo il proprio CV   Cestiniamo il nostro vecchio CV, o diamogli una bella revisionata. Aggiorniamolo con le nostre ultime esperienze lavorative. Cerchiamo di essere pronti quando tutto ricomincerà!   Impariamo a fare networking, un’abilità molto preziosa di questi tempi, ci sono alcune piattaforme professionali molto valide. Si possono costruire buoni rapporti di lavoro con i colleghi e aumentare la reputazione di svolgere le proprie attività.    Sicuramente la nostra professione supererà l’emergenza  Covid-19, ma è meglio essere preparati, per ogni evenienza.   Sono convinta che niente sarà più come prima, e questo potrebbe essere positivo. Possiamo cogliere l’occasione di rottamare quello che non ci piaceva del passato utilizzando questo momento di calma per immaginare il nostro futuro ed iniziare a costruirlo, un passo dopo l’altro.

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I mercati trovano sempre la soluzione!

Scritto il 16.03.2020

Gli esperti di epidemiologia e le autorità ci hanno indicato quali sono le misure da seguire per contenere l’emergenza dal punto di vista della nostra salute. Quale operatore di mercato mi sento chiamata da un senso di responsabilità nei confronti dei clienti che manifestano una certa preoccupazione per la salute dei loro portafogli!   Pertanto, in queste giornate di forzato smart working ho avuto modo di fare delle riflessioni sulle implicazioni di questa crisi sui portafogli dei piccoli investitori, ed ho cercato conforto nei big data. Ho voluto fare una ricerca sui tempi di reazione degli indici di borsa successivamente a ogni crisi avvenuta dal 1929 a oggi. Ho preso a modello l’indice S&P 500 in quanto l’unico in grado di restituire dei dati storici dal 1929 a oggi; logicamente si parla di un indice, totalmente esposto ai movimenti dei titoli; risulta doveroso sottolineare che vi sono delle differenze sostanziali con i portafogli che generalmente i Consulenti finanziari concordano con i clienti. Principalmente i portafogli sono:    Molto più diversificati in quanto non includono solo America e non solo le aziende a larga capitalizzazione,  Più gestiti in quanto ogni fondo adotta delle strategie al momento che si presenta un rischio o un’opportunità, quindi in media ha un rendimento più alto in caso di salita del mercato o meno basso in caso di discesa lo abbiamo già riscontrato nel passato   Diciamo che però può essere una buona base di partenza per le riflessioni che ci interessano.     Le crisi che ho compreso nell’analisi sono:   Crisi dal settembre 1929 al giugno 1932; perdita di - 86,1%, durata 34 mesi   Ci vollero circa 23 anni dal crollo per tornare ai livelli del 1929, ma già intorno al 1934 l’indice aveva recuperato un terzo dei valori, dopo 9 anni 2/3 dei valori   Crisi dal maggio 1946 al giugno 1949; perdita di -29,6% durata 37 mesi   Già l’anno successivo (1950) i valori erano rientrati   Crisi dal dicembre 1961 al giugno 1962; perdita di - 28% durata: 6 mesi   i valori entrano rientrati, dopo neanche un anno dal crollo.   Crisi dal novembre 1968 al maggio 1970; perdita di -36,1% durata: 18 mesi   Nel 1972 i valori erano rientrati, cioè dopo circa 2 anni dal crollo.   Crisi dal gennaio 1973 all’ottobre 1974; perdita di - 48% durata: 21 mesi   A causa della lunghezza della fase di recessione ci vollero circa 12 anni dal crollo per tornare ai valori prima della crisi    Crisi dal  novembre 1980 all’agosto 1982; perdita di - 27,8% durata: 21 mesi   A metà del 1983 i valori erano completamente rientrati, dopo circa 2 anni dall’inizio della crisi, 9 mesi dal crollo.   Crisi da agosto 1987 a dicembre 1987; perdita di -33,5% durata: 3 mesi   Intorno a luglio del 1989 i valori erano rientrati, nemmeno dopo 2 anni dal crollo   Crisi da marzo 2000 a ottobre 2002; perdita di - 49,1% durata: 30 mesi   I valori di agosto 2000 non rientrarono fino a febbraio 2015, comunque già nel 2007 avevano recuperato 2/3 del valore   Crisi da ottobre 2007 a marzo 2009; perdita di -56,4% durata: 17 mesi   A maggio 2013 i valori erano rientrati cioè a 4 anni dal crollo   Conclusioni:   Facendo la media dei tempi di rientro arriviamo a 58 mesi (quasi 5 anni) che si riducono a 22 mesi (quasi 2 anni) non considerando le grandi crisi che sono eventi eccezionali (le cosiddette code in analisi statistica). Questo, come già detto sopra, per un mercato non gestito e non diversificato.   Personalmente posso testimoniare, e i miei clienti con me, che abbiamo vissuto qualche crisi di queste sopra riportate e nel corso dell’anno successivo, attraverso strategie di acquisto mirate, abbiamo sempre recuperato le perdite e oltre.   Concordo che questa crisi ci tocca profondamente e maggiormente rispetto alle precedenti, sarà per il riposo forzato che non avevamo mai vissuto, ma cerchiamo di continuare a ragionare in un’ottica di obiettivi di investimento e orizzonti temporali.   D’altra parte, cercare di evitare le perdite uscendo dai mercati a crollo avvenuto per cercare di rientrare a crisi terminata potrebbe risultare molto costoso, in quanto è molto complicatonella pratica intercettare il momento giusto per rientrare nell’investimento, e pertanto si corre il rischio di perdersi il rimbalzo che avviene sempre subito dopo le cadute, con la sola conseguenza di impiegare più tempo per rientrare nei valori di prima della crisi. Vi sono molti studi che quantificano in una differenza del 35% del valore del portafoglio di un investitore che vende e poi ricompra, rispetto all’investitore che attende la ripresa. Vanno anche considerati gli oneri per le commissioni di vendita e riacquisto.   Per concludere, ribadisco che al termine della crisi sanitaria potremo valutare più adeguatamente il quadro economico, che ora è falsato dai comportamenti emotivi dettati dal panico, e irrazionali.   La ripresa potrebbe avvenire in tempi estremamente brevi o con un po’ più di pazienza, ma comunque la storia ci insegna che i mercati finanziari e l’economia trovano sempre una cura per reagire alle situazioni negative, quale che sia il motivo che le ha innescate.   Per chiarimenti resto a disposizione! 

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Non facciamoci prendere dal panico anche il Covid19 passerà

Scritto il 09.03.2020

Il corona virus ha gettato nel panico la popolazione, che è molto preoccupata non solo per la salute pubblica, ma anche per quella economica. Nell’ultimo fine settimana il Consiglio dei Ministri ha varato un decreto con l’obiettivo di contenere la diffusione dell’infezione, limitando gli spostamenti da e per le zone rosse ai gravi motivi sanitari e di lavoro. A mio modo di vedere ciò che ha generato più confusione sono le modalità di comunicazione delle notizie, fin dai primordi dell’emergenza, che hanno aggravato e non migliorato la diffusione del COVID19, causando panico nelle persone che in molti casi si sono abbandonati a comportamenti che hanno messo a repentaglio la loro e la salute più di quella degli altri cittadini. In questo momento così difficile è fondamentale mantenere la calmae non prendere decisioni guidate dalle emozioni. Questa è la regola d’oro che vale in ogni ambito e circostanza, naturalmente limiterò le mie valutazioni all’ambito finanziario, che è il mio campo. I motivi sono molteplici, e supportati dalla storiae dalla razionalità, entrambe sono affidabili e aiutano tantissimo in questi momenti; un paio di riflessioni: Questa situazione ha provocato degli shock a livello dei mercati finanziari e dell’economia a livello mondiale, e può darsi che per un breve periodo continui a provocarne, ma al momento non vi è carenze di risorse, in quanto le banche centrali forniscono liquidità illimitata ed i tassi di finanziamento delle famiglie e imprese rimangono invariati. L’influenza, basandosi sui dati del passato, cesserà con i primi caldi, quindi la situazione rientrerà a breve. Gli shock vanno visti come buone occasioni di acquisto Nonostante il blocco degli spostamenti, la tecnologia ci supporta enormemente, infatti ricorrendo allo smart working (anche nella pubblica amministrazione) praticamente tutte le attività operative e di assistenza ai clienti funzionano a regime. Se hai un dubbio contatta il tuo consulente, sicuramente saprà darti buone indicazioni. Se hai bisogno di una consulenza contattami dall’apposito link Buona giornata!

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CORONA VIRUS, CHE COSA FARE

Scritto il 04.02.2020

Si ripropone nuovamente, alla stregua dell’epidemia SARS del 2003, un motivo di nervosismo sui mercati asiatici, in particolar modo su quelli cinesi, causa di numerose vendite, quindi perdite nei portafogli degli investitori più suscettibili.   Vi sono grandi differenze  e analogierispetto a 13 anni fa: la prima differenza è l’immediatezza della reazione del governo cinese, che si  è mosso addirittura in anticipo rispetto all’Organizzazione Mondiale della sanità, coinvolgendo loro malgrado 41 milioni di abitanti nelle restrizioni alla circolazione delle principali città. Il sistema sanitario è molto più efficiente, il personale medico più preparato.    L’analogia attiene al comportamento di molti risparmiatori, che al primo accenno di volatilità sui mercati cinesi chiudono immediatamente le loro posizioni con conseguenze deleterie per i propri portafogli.   A mio avviso questo denota poca conoscenza delle caratteristiche di questo mercato, che indubbiamente va considerato un tema di investimento del lungo periodo.   Se il flusso di notizie attorno all’epidemia continuerà a causare ribassi si dovrebbe invece considerare l’opportunità di effettuare acquisti mirati per abbassare il prezzo medio di carico. Sempre rivolgendo gli occhi al passato, per l’esperienza e nuovi mezzi nel campo della ricerca, l’epidemia dovrebbe scomparire prima di ferragosto. Naturalmente occorre valutare attentamente l’entità di eventuali acquisti considerando primariamente di attuare un’adeguata diversificazione del portafoglio nel suo complesso.   Contattami per una consulenza

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NUOVI INDICATORI DEI COSTI COMPLESSIVI SUI CONTI CORRENTI: Più TRASPARENZA O Più CONFUSIONE?

Scritto il 30.01.2020

Una delle ultime novità in materia di trasparenza per i consumatori: l’ICC. E’ un indicatore della spesa annuale dei conti correnti : dovrebbe fare chiarezza, invece fa riferimento a dei profili di operatività che sono indicativi, falsando in certi casi anche di molto i costi reali dei conti correnti.   Solo a titolo di esempio se un conto corrente ha un canone azzerabile, la spesa viene considerata per intero, al pari dei canoni fissi, così come per i canoni azzerabili delle carte.    Le operazioni che continuano ad incidere di più sono quelle non conteggiate, più soventemente riferibili alle banche tradizionali, come i prelievi fuori sportello o sotto un minimo prestabilito, che invece sono molto frequenti, specialmente per i clienti più giovani. I costi per i bonifici, ancora incredibilmente alti nelle banche tradizionali, anche per i bonifici effettuati on line in autonomia dai clienti. Incredibile, esistono ancora le spese di spedizione dei documenti informativi! Quei pacchi di fogli che arrivano ogni tanto e che finiscono irrimediabilmente nel cestino a volte ancora imbustati. Infine i misteriosi costi di chiusura e conteggio competenze, inseriti ad libitum a fine trimestre, che non si capisce mai a che cosa sono riferiti.   Comunque, per la mia esperienza, la maggior parte delle volte che domando ai miei clienti : quanto spendi per il conto corrente? La risposta più frequente è : “non so”     Tra tenere sotto controllo le spese e non farlo purtroppo la differenza è molta. Consiglio vivamente di mettere mano al documento di sintesi e magari, se non si ha tempo, o voglia, confrontarsi con il proprio consulente. Chiedimi una consulenza!

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Parliamo di fondi pensione

Scritto il 11.11.2019

Parlo da millennial quando dico che i nostri genitori e i nostri nonni hanno vissuto il periodo d’oro, pensionisticamente parlando: il loro pensiero su questo argomento potrebbe essere quello di un meritato riposo a 60 anni “quando sei ancora giovane” (per non parlare dei pre-pensionati a 38 anni) e di una pensione “più o meno come l’ultimo stipendio”, continuare ad avere lo stesso tenore di vita, ma con molto più tempo libero per coltivare le proprie passioni, i nipoti, fare i viaggi che non hai mai avuto il tempo di fare.   Purtroppo per noi, e per tutte le generazioni che verranno, questo bel sogno è terminato bruscamente! Si è capito che il sistema della previdenza obbligatoria così non poteva andare avanti: i soldi sono finiti, ovvero, i lavoratori di oggi non bastano più a coprire i pensionati e le prestazioni che assicura il nostro sistema di welfare, quindi l’unica soluzione percorribile è stata quella di allungare l’età per andare in pensione ed abbassare la rendita che percepiremo passando dal sistema retributivo di prima a quello contributivo, tanto che, se ci va bene, avremo come pensione il 60/70% dell’ultimo stipendio percepito (noi autonomi forse il 38%) lavorando fino a 67/70 anni. Un incubo. Saltano tutti i progetti di una vecchiaia serena.   Quota 100 non risolve la situazione, infatti la manovra finanziaria introdotta in via sperimentale per 3 anni è una sommatoria tra età anagrafica e contributi versati e permette a chi la raggiunge di anticipare di qualche anno il momento del pensionamento rispetto alla pensione di vecchiaia che dal 2019 si raggiunge a 67 anni. Il minimo di età è comunque 61 anni e di fatto comunque penalizzerà per circa il 30% l’importo della pensione percepita.     Le uniche frecce al nostro arco sono: il prodotto giusto, il tempo e la capitalizzazione composta: Cerchiamo di trovare una soluzione.   Lo Stato, con la riforma previdenziale, ha introdotto il pilastro della previdenza complementare, i fondi pensione, cui riconosce agevolazioni fiscali anche per i familiari fiscalmente a carico. Vediamo i punti fondamentali: I contributi sono volontari, pertanto non vi è obbligatorietà. Tutti i contributi versati, compresi quelli versati dal datore di lavoro (ad esclusione del TFR) sono interamente deducibili fino al raggiungimento dell’importo di 5.164 euro , cioè vanno a ridurre la base imponibile IRPEF del proprio reddito Per i lavoratori dipendenti vi è la possibilità di destinare il proprio TFR ad un fondo pensione con il vantaggio di una maggiore rivalutazione (in azienda circa il 1,50%, nei fondi pensione vi sono tanti comparti, dal garantito all’azionario il rendimento medio degli ultimi 10 anni è stato del 2,5%) e con minore tassazione (in azienda viene tassato circa il 23-25% mentre nel fondo pensione da 15% fino al 9% per chi è più giovane). Inoltre, anche i rendimenti realizzati dalla gestione del fondo hanno una tassazione agevolata, visto che l’aliquota è del 12,5% per gli investimenti che il fondo ha fatto in titoli di Stato, ma solo del 20%, anziché del 26%, per le obbligazioni societarie e le azioni. Insomma, non solo l’aderente al fondo pensione paga meno tasse in valore assoluto rispetto ad altri investimenti, ma non le paga nemmeno subito. E in finanza anche il tempo ha un valore – 1 euro di tasse domani vale meno di 1 euro di tasse oggi. Infine, sui fondi pensione non si paga nemmeno il bollo di legge che c’è su tutti gli altri investimenti: è un altro 0,2% che si risparmia ogni anno. Le somme versate sul fondo pensione sono di proprietà personale dell’aderente, sono impignorabili e insequestrabili, possono essere nominati come beneficiari non solo gli eredi previsti per legge, ma chiunque, e le somme non rientrano nell’asse ereditario, quindi non sono imponibili per le imposte di successione. Inoltre le rendite sono reversibili a chiunque si voglia, non per forza al coniuge come prevede INPS L’aderente ha facoltà di richiedere delle anticipazioni anche prima del raggiungimento dell’età pensionabile, le anticipazioni possono arrivare fino al 75% dell’importo della posizione individuale maturata Tutti possono aderire ad un fondo pensione, lavoratori e non, anche i minori. Quale miglior regalo da parte di un genitore o di un nonno per un bambino che vedersi aprire una posizione previdenziale dalle persone che gli vogliono bene;   Un aspetto che mi sento di sottolineare fortemente, se i vantaggio che ho elencato sopra sono comuni a tutti i tipi di fondi pensione, in quanto previsti dalla legge, quello che differenzia invece le varie forma di fondi pensione sono i costi. Vi sono molti fondi pensione che offrono i vantaggi sopra esposti a costi di gestione contenuti, ma non tutti!    Sul sito istituzionale della covip (www.covip.it) che è l’ente di vigilanza sui fondi pensione, sono disponibili le schede costi di tutti i fondi pensione esistenti in Italia, questo permette a chi fosse interessato a prenderne visione, di fare dei facili raffronti. In sostanza, i fondi (soprattutto i chiusi) costano di meno rispetto ai Pip: per esempio, se si aderisce per 10 anni a un fondo chiuso si ha un costo annuo medio dello 0,4%, se si aderisce a un Pip, il costo medio annuo sale al 2,2%. Addirittura, dopo 35 anni di adesione, confrontando il Pip meno costoso in assoluto si vedrà che è comunque solo di poco più conveniente del fondo chiuso più costoso (0,4% contro 0,6%). Non è un dato solamente statistico, ma un dato che ha un risvolto pratico – e molto importante: infatti, più gli strumenti costano, come i Pip, più bassa sarà la pensione integrativa. I fondi aperti si collocano come costi poco sopra i fondi chiusi, comunque molto più convenienti dei PIP.   La scelta del fondo pensione e di quanto destinarci dipende da vari fattori, come gli anni che mancano prima di andare in pensione, il reddito percepito, la situazione contributiva, il fatto di essere un lavoratore autonomo oppure dipendente. In questo aspetto subentra il lavoro del Consulente, che aiuterà il cliente sia nella scelta del migliore fondo pensione adatto alle sue esigenze, sia nello stabilire importo dei contributi e periodicità dei versamenti   Richiedimi una consulenza gratuita

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Il miglior investimento? Un buon consulente finanziario

Scritto il 08.10.2019

Capita molto spesso che mi venga rivolta la fatidica domanda: qual è il miglior investimento? Il mio pensiero? Un consulente finanziario attento ma soprattutto preparato!   La preparazione si misura sicuramente attraverso l’esperienza, ma a mio avviso primariamente attraverso la certificazione delle competenze: in ogni ambito professionale la certificazione è sinonimo di qualità, impegno e preparazione, ed anche per i professionisti del risparmio la formazione e l’aggiornamento continui sono importantissimi, nonché obbligatori.   La certificazione EFPA è una delle più importanti nella tutela i risparmiatori, in quanto attesta un processo di formazione professionale da parte del consulente, che è continuo e permanente nel tempo, perché ogni anno per mantenerla il Consulente Finanziario deve fruire di 30 ore di aggiornamento, di matrice europea, cioè la medesima in tutta l’unione europea, di qualità, e basato sulla fissazione di standard comuni, a seguito del superamento di un esame a cui si è ammessi esclusivamente se in possesso di predeterminati requisiti, come una laurea in materie economico-finanziarie.   L’esame EFPA certifica la competenza del professionista in ben 15 aree di competenza: Investimento e rischio di investimento (comprensione e analisi dei più importanti asset finanziari (azioni, obbligazioni, derivati, ecc) per valutarne l’adeguatezza nel portafoglio dei propri clienti Fondi (background esaustivo in materia di fondi comuni di investimento per scegliere il migliore in funzione dei vincoli e degli obiettivi del cliente) Gestione del portafoglio Assicurazioni Pensioni e pianificazione pensionistica Investimenti immobiliari Credito/finanziamenti Tassazione Leggi, regolamenti, etica e legislazione nazionale Valutazione delle esigenze della clientela e individuazione di una soluzione finanziaria   In questo modo il cliente ha il vantaggio di ricevere la consulenza di un professionista la cui competenza è riconosciuta da standard europei, un’assistenza costantemente aggiornata, perché questo prevede il metodo certificato EFPA, ed al passo con i cambiamenti del mercato, affiancando all’analisi fondamentale classica criteri innovativi di asset allocation come quelli di finanza comportamentale, etica e sostenibile.

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Evento: Invito inaugurazione ufficio di Follonica

Scritto il 26.09.2019

CHEBANCA! GRUPPO MEDIOBANCA APRE IL NUOVO UFFICIO CONSULENTI FINANZIARI IN PIAZZA XXV APRILE, 16 FOLLONICA   ABBIAMO IL PIACERE DI INVITARLA AL COCKTAIL DI INAUGURAZIONE VENERDI’ 4 OTTOBRE 2019 DALLE ORE 17.00 ALLE ORE 20.00   I nostri consulenti saranno lieti di farle visitare i nuovi uffici, un ambiente unico che le potrà offrire un elevato servizio e la massima riservatezza.   Iscrivti all'evento  

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Che cosa sono i piani di accumulo e quali caratteristiche devono avere (o non avere) per essere convenienti

Scritto il 14.08.2019

Sono i cosiddetti PAC, i Piani di Accumulo di Capitale, semplicemente una modalità di sottoscrizionedi molti strumenti finanziari, anziché con un unico versamento, attraverso la pianificazione di una serie limitata di “rate” prestabilite. Si possono sottoscrivere in modalità PAC fondi comuni di investimento, gli ETF, sono da non confondere con i piani assicurativi che hanno tutt’altre caratteristiche, vincoli e soprattutto costi.   Quando al piano di accumulo viene abbinata un’assicurazione, lievitano i costi e molto spesso vengono inserite delle penali per l’uscita anticipata di modo che se non viene portato a termine il piano le penalizzazioni implicano di non rientrare in possesso nemmeno del capitale investito, per via di costi e penali, anche dopo molti anni di versamenti.   In questo post io mi sto riferendo ai PAC sui prodotti finanziari, in particolare modo su fondi comuni di investimento: l’investimento in modalità Piano di Accumulo permette all’investitore di accedere all’investimento partendo da cifre veramente alla portata di tutti.   Gli aspetti positivi sono veramente molteplici, a partire dal fatto che matematicamente il PAC riduce di molto gli effetti della volatilità, perché applica la media ponderata ai prezzi di ingresso degli acquisti delle quote, praticamente è come se comprassimo con i saldi, specialmente in caso di ribasso dei mercati nei primi periodi di accumulo!   Effettuando versamenti regolari predeterminati, a cadenze prestabilite, l’investitore si obbliga ad un risparmio forzato (ma volontario, in quanto non si perde nulla né si incorre in penali sospendendo il versamento delle rate), eliminando inoltre la componente legata all’emotività, che porterebbe ad investire di più in momenti di rialzi di mercato, nonché a vendere in momenti di crollo. Già con un versamento mensile di 100 euro si arriva ad accumulare una base di 12.000 euro in 10 anni, suscettibile di variazione, nella rivalutazione, più o meno alta a seconda del rischio che l’investitore sceglie, e beneficiando dell’effetto montante.   Questa modalità di investimento utilizza in proprio il modello Dollar Cost average di Benjamin Graham, che prevedeva l’investimento in azioni a intervalli regolari, ma ne rappresenta un’evoluzione! In meglio!   Acquistando i singoli titoli si spende molto di più in commissioni di sottoscrizione, che invece nel caso del PAC vengono solitamente applicate esclusivamente una tantum (all’inizio del piano).    La pianificazione certamente deve essere sottoposta alla vigilanza di un buon consulente, in quanto la buona gestione di un piano di accumulo è tutto per ottenere dei buoni risultati. Il piano infatti può essere sospeso, ripreso, si può vendere o fare dei versamenti aggiuntivi senza solitamente aggravio di costi.   Le cadenze dei versamenti possono essere mensili, trimestrali, semestrali o annuali a seconda delle case di investimento. Un ulteriore aspetto migliorativo rispetto al modello originario di Graham è la maggiore diversificazione rispetto a investire in uno o pochi singoli titoli.    Il versamento iniziale varia per ogni casa di investimento, talvolta può essere richiesta come prima rata un importo pari a 3/6 o 12 rate. Anche la durata è variabile, anche se predefinita, ma solitamente il PAC viene lanciato nel lungo periodo, per beneficiare al massimo delle sue caratteristiche, al minimo 60 mesi.   Un aspetto da tenere sotto controllo sono i costi, che variano a seconda della casa di gestione, della banca che funge da intermediario e del consulente: il PAC può prevedere costi di gestione, di sottoscrizione e diritti fissi ad ogni rata: è importante valutare l’impatto di tali costi specialmente su rate di importo ridotto. La valutazione nell’insieme deve considerare la convenienza di questo tipo di investimento rispetto ai suoi vantaggi e i costi. In molti casi, infine, anche se non sempre, i costi di sottoscrizione sono molto sbilanciati all’inizio, potendo prevedere di dover pagare da subito una percentuale importante delle commissioni totali (anche il 25%-30%). Attenzione infine ad eventuali costi di uscita.   Tirando le somme: tenendo nella dovuta considerazione i costi, come in tutti gli investimenti, a mio avviso il bilancio su vantaggi /svantaggi del PAC è positivo: uno o più PAC non dovrebbe mancare in nessun portafoglio.

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