Reinaldo Ferreri

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26/09/2018

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Come ottenere meno imposte e più rendimento dai propi investimenti

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  • Investimenti
Scritto il 14.07.2021

Investire in maniera remunerativa ed efficiente non è mai stata una attività semplice, oggi resa ancora più difficile dai rendimenti o meglio,  dai “non rendimenti” offerti da una ampia fetta di investimenti obbligazionari . Il quadro generale è evidenziato nella tabella allegata, che mostra alla fine del 2020 (oggi le cose non sono praticamente cambiate) i rendimenti dei titoli di stato nazionali a seconda delle diverse durate dei titoli selezionati. Per capirci, un investitore che opti per sottoscrivere un titolo di stato francese a 3 anni non solo non riceverà remunerazione, ma avrà garantito una perdita di 0,66% annuale. Va meglio per l'investitore in Titoli del tesoro Italiano che invece limiterà la propia perdita allo 0,17% annuo, tuttavia quest'ultimo se decidesse di investire con una scadenza decennalericeverebbe un rendimento lordo annuo pari allo 0,79% , corrispondente ad un 0,69% annuo netto! ...non certo rendimenti generosi dunque. Se tuttavia il risparmiatore volesse comprare titoli in dollari americani emessi dal tesoro USA, già con una scadenza triennale avrebbe un rendimento positivo (0,18% annuo) ma dovrebbe sopportare i rischi e le opportunità delle variazioni del rapporto di cambio Eur/usd ,... non c'è che dire, con questi presupposti,  il campo di azione è tutt'altro che entusiasmante per l'investitore obbligazionario. Di contro gli investimenti alternativi, quali le azioni non offrono rendimenti certi ed espongono il risparmiatore a rischi in termini di minusvalenze poco auspicabili.   Con uno scenario di questo tipo, ogni aspetto dell'investimento selezionato dai risparmiatori acquista importanza, un ulteriore ambito rilevante a cui dare il giusto peso sopratutto per gli investitori di medio lungo periodo, è rappresentato dall'aspetto fiscale degli investimenti.   Quando selezioniamo i nostri investimenti, non dobbiamo trascurare il peso delle ritenute fiscali a cui sono sottoposti gli investimenti stessi, che determinano la differenza fra rendimento lordoe rendimento nettodei nostri attivi (quello a cui tutti facciamo riferimento). In Italia  distinguiamo in termini generali 3 aliquote, una relativa ai titoli di stato, governativi ed equiparati pari al 12,5%, una per i fondi pensione al20%e per la restante casistica che comprende ampie categorie quali le azioni o le obbligazioni societarie trattate con ritenute del 26%. Oltre alle aliquote altri aspetti distinguono le tassazioni sugli strumenti di capitale, individuandone 2 tipologie di reddito tassabile. Il  TUIR agli articoli 44 e 45 elenca in maniera precisa i componenti che individuano la categoria dei redditi di capitale , definiti secondo il criterio di cassa e ascrivibili alle cedole delle obbligazioni e ai dividendi pagati dalle azioni. Questo tipo di reddito è considerato una sorta di remunerazione di impiego del capitale ed è certo o prevedibile e comunque legato al titolo che lo genera.   Esiste poi un'altra tipologia di redditi prodotti dagli investimenti chiamati redditi diversi. Questi sono definiti agli articoli 67-71 del TUIR, a differenza dei redditi da capitale non hanno stretta attinenza con l'utilizzo del capitale ed hanno una valenza  residuale . Nell'ambito finanziario per esempio il cd capital gain generato a seguito di negoziazione di un titolo  azionario o obbligazionario rientra in questa categoria di reddito .   Chiediamoci ora, perchè è importante sapere se gli strumenti in cui investo generano redditi di capitale o redditi diversi ?   La normativa Italiana, nell'ambito dell'armonizzazione dei diversi regimi applicabili al risparmio,  prevede per l'investitore la possibilità di compensare le minusvalenze con le plusvalenze generate . Nel sistema dichiarativo ciò avviene per azione dell'investitore che riporta in dichiarazione dei redditi le poste di plusvalenza e minusvalenza e sul saldo pagherà l'imposta, nell'ambito del risparmio gestito è l'intermediario che al termine di ogni periodo di imposta compenserà le partite in plusvalenza e quelle in minusvalenza applicando la tassazione all'investimento globale. Nel regime delrisparmio amministrato(deposito titoli )  sarà l'istituto di credito che agirà (su delega del risparmiatore) come sostituto di imposta del contribuente applicando la tassazione sulle operazioni in plusvalenza e riportando entro 4 esercizi le minusvalenze a compensazione. Attenzione però !, le minusvalenze sono compensabili solo con le plusvalenze dello stesso tipo, ovvero minusvalenze da redditi diversi si compensano con plusvalenze da redditi diversi e non con plusvalenze da redditi di capitale. E' quindi evidente che la buona consulenza deve tenere conto di questi aspetti senza limitarsi a scegliere gli ambiti di investimento tralasciando il trattamento fiscale degli stessi; in altri termini vanno privilegiate scelte che contemplano la possibilità, ove possibile, di realizzare compensazioni fiscali fra strumenti di investimento selezionati , ciò ottimizzerà il risultato finale per l'investitore.   Ma il beneficio di una buona selezione degli strumenti di investimento in ambito fiscale è quantificabile e se si quanto pesa sul capitale investito ?   Non è facile poter quantificare con un numero il vantaggio per l'investitore nel ottimizzare la scelta degli strumenti di investimento tenendo conto anche della fiscalità, sopratutto per la varietà di strumenti e la complessità della normativa fiscale nazionale. Per fortuna, l'ambito consulenziale finanziario ci viene in aiuto, nel dettaglio, Ebaf Consultig una società specializzata nel settore della consulenza tributaria, si è cimentata nella realizzazione di   una app in grado di quantificare il “vantaggio cliente” determinato dall'utilizzo di un investimento in UNIT (dove esiste piena compensazione fra plusvalenze e minusvalenze degli strumenti finanziari)  rispetto ad un equivalente investimento (in termini di asset class) in fondi di investimento (OICR) dove esistono minusvalenze e plusvalenze non  compensabili. Pur tenendo conto della maggiore onerosità dello strumento Unit rispetto agli OICR, ipotizzato in 0,4% annuo sul capitale investito e per portafogli con volatilità intorno al 6% annuo, con un orizzonte temporale di 10 anni e un turnover di portafoglio del 100% nei 10 anni (considerato un valore medio) il beneficio per l'investitore nell'utilizzo di strumenti fiscalmente più efficienti è pari al 8,26% del capitale , equivalente a 0,82%su base annua. In altri termini se ipotizziamo un investimento iniziale di eur 1.000.000,00il vantaggio annuo in termini di risparmio fiscale è pari a eur 8260 che in 10 anni sono eur 82.600,00, una cifra tutt'altro che trascurabile e che fornisce un chiaro valore al corretto approccio nella scelta degli investimenti anche con attenzione alla fiscalità degli strumenti scelti. La Unit, paga le ritenute una volta sola all'atto del  disinvestimento, ecco perchè (linea blu) al termine del periodo subisce un calo repentino, tuttavia tale linea resta abbondantemente sopra il valore degli stessi investimenti effettuati in OICR sui quali vengono periodicamente,all'atto del turnover del portafoglio,  le ritenute (linea Rossa)   Non trascurare l'incidenza fiscale nelle scelte di investimento, se anche tu vuoi sapere come contenere il peso delle imposte sul valore dei tuoi investimenti contattami e sarò felice di selezionare per te gli investimenti più efficienti fiscalmente, nel rispetto del tuo profilo di rischio.  

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Perchè tassare Amazon e Google ?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 10.06.2021

Fra i tanti effetti della pandemia sicuramente uno dei più evidenti consiste nell'aumento delle disparità sociali ed economiche fra le popolazioni mondiali e all'interno dei singoli stati. E' indubbio che per una rilevante e maggioritaria parte della popolazione mondiale, la pandemia ha rappresentato una perdita di ricchezza e una maggiore instabilità economica, quando non addirittura un vero e proprio impoverimento . La contrazione dell'occupazione e il ridimensionamento degli scambi commerciali hanno prodotto evidenti cali nei redditi di intere categorie di lavoratori solo marginalmente contrastati dalle politiche economiche messe in atto dai singoli governi e dalle banche centrali. Ma è stato così per tutti ? Parafrasando uno slogan pubblicitario, direi : per molti, ma non per tutti !. Poche categorie di lavoratori  concentrati prevalentemente nei paesi industrializzati e appartenenti ai settori tecnologici e sanitari hanno tratto vantaggio dalla pandemia vedendo crescere in maniera esponenziale la loro ricchezza per effetto dell'improvvisa domanda mondiale. I già benestanti capitani di industria di questi settori (e i loro indotti)  hanno incrementato il gap con il resto della popolazione mondiale in maniera macroscopica, il trend è apparso così evidente e distopico rispetto alla realtà che ha spinto la classe dirigente e politica a affrontare il tema della distribuzione del reddito e delle risorse, attraverso la realizzazione di  diversi piani di rilancio economico  ( Recovery fund) che richiedono ingenti risorse economiche pubbliche che per definizione vengono raccolte dalla fiscalità. La necessità di non compromettere la ripresa con incrementi di tasse generalizzati, ha obbligato i policy makers di tutto il mondo ad affrontare lo spinoso problema della tassazione dei colossi del web e delle aziende strutturate che sfruttano gli enormi vantaggi in termine di bassa, quando non inesistente, tassazione dei redditi di numerosi paradisi fiscali mondiali. Questa situazione ormai anacronistica ed insostenibile va assolutamente presa in carico e risolta in maniera adeguata altrimenti produrrà a livello globale i presupposti per una nuova crisi economica e sociale di portata simile, se non superiore di quella pandemica. E' di questi giorni la notizia della bozza di accordo firmata dai paesi del G7 per istituire una tassazione minima del 15% delle grandi multinazionali che da più parti è stata accolta con favore e entusiasmo che ritengo eccessivi per una serie di considerazioni che a parere di chi scrive vanno evidenziate. Innanzi tutto stiamo parlando di una bozza di accordo e non di un accordo formalmente firmato, in secondo luogo riguarda un impegno fra i paesi del G7 e quindi di una parte limitata del mondo , ma sopratutto l'ipotesi di tassazione è prevista per margini di profitto superiori al 10% ciò escluderebbe una gran parte deg colossi del commercio elettronico e se possibile renderebbe ancora di più il settore concentrato con rischi di monopoli crescenti. Seppur insufficiente e troppo contenuta l'aliquota del 15% risulta essere un primo importante passo, tuttavia dobbiamo tenere conto che nella quasi totalità dei paesi industrializzati e in via di sviluppo la pressione fiscale contempla aliquote ben superiori, armonizzare le aliquote dei colossi con il resto delle unità produttive resterebbe ancora un obiettivo da raggiungere, ma una prima aliquota al 15% rispetto agli standard attuali sarebbe comunque un buon inizio. Ritengo pertanto che vi sia ancora molta strada da fare dal punto di vista delle aliquote di imposta, credo però che sia ancora più importante cercare di sensibilizzare chi legge a cogliere gli importanti e rilevanti benefici che una adeguata distribuzione del reddito produce nelle società sia in termini finanziari “contabili”  ma sopratutto in termini di progresso economico e sociale in prospettiva. Le società con un reddito procapite elevato e una ampia distribuzione del reddito permettono a fasce crescenti di consumatori di poter acquistare beni e servizi, che oltre ad incrementare la singola soddisfazione del consumatore garantiscono elevati livelli di occupazione e reddito ad altre fasce di lavoratori portando un benessere distribuito e un gettito fiscale rilevante per la nazione (che se ben utilizzato !) permette un livello di servizi sociali e infrastrutturali elevati, che costituiscono altro terreno fertile sul quale crescere ulteriormente. Queste società godono inoltre di livelli elevati di “pace sociale” e solidarietà fra generazioni che costituiscono elementi essenziali di progresso che esulano dal semplice computo del PIL. Al contrario, nelle società con elevato livello di reddito, ma con una forte concentrazione della ricchezza in mano ad un numero limitato di super ricchi, vediamo che esistono elevate fasce della popolazione con redditi bassi, scolarizzazione limitata e conseguente capacità di generare reddito contenuta. In questi paesi le dispasrità sociali sono notevoli e la capacità globale di consumare beni e prodotti all'interno del paese è compromessa visto che pochi hanno possibilità di spendere. Questo tipo di paesi risulta poco organizzato nelle sue strutture sociali, non presenta livelli di innovazione elevati e non permette la partecipazione di ampie fasce della popolazione allo sviluppo economico sociale della nazione. In questi paesi vige un'economia fondata sullo sfruttamento delle risorse (lavoro compreso) e bassa professionalità e scolarizzazione, in altre parole parliamo di società con forti tensioni sociali e forti rischi di instabilità . Il mantenimento di un ordine sociale e di una pace fra generazioni è garantito a costi  elevati (economici e sociali) e drena molte risorse alla società che altrementi potrebbero essere meglio impiegate, un paese di questo tipo non ha una sua capacità di autosussistenza e attinge molto spesso know out e risorse dall'estero risultando molto dipendente da altre economie. E' evidente che ogni paese che abbia visioni di medio/lungo periodo e che voglia prosperare in ambito di pace sociale e progresso debba più che mai preoccuparsi che la sua ricchezza economica (che oggi viene sintetizzata nel PIL ) venga ben distribuita e ben allocata per poter garantire stabilità, meno dipendenze dall'esterno e sopratutto un diffuso contributo allo sviluppo da parte della più ampia parte della popolazione. Ben venga la tassazione dei giganti del web (seppur tardiva) ma consideriamo che questa rappresenta un primo passo verso un importante cammino di sviluppo che non può prescindere da un sistema di distribuzione del reddito efficiente che coinvolga ampie fasce della popolazione mondiale . In conclusione, nelle società inclusive, con giustizia sociale diffusa, senza barriere all'ingresso nei settori produttivi e con un sistema fiscale efficiente è preferibile investire i propri denari perchè i presupposti garantiscono migliori e più stabili ritorni e tu hai mai provato ad investire tenendo conto anche di questi aspetti ?... parliamone.

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5G una valida opportunità di investimento

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  • Investimenti
Scritto il 12.04.2021

Le nuove opportunità di sviluppo  sono spesso il risultato di trend e fattori che traggono origine da un avvenimento o una innovazione che come la crepa nella terra dovuta ad un terremoto, producono una profonda  discontinuità con il passato e determinano nuove direttrici allo sviluppo socio  economico, non sempre immediatamente comprese. Attenzione però, non tutte le innovazioni, che si tratti di  elaborazioni del pensiero, piuttosto che invenzioni tecniche o scoperte nell'ambito sanitario incidono nella realtà allo stesso modo. La portata innovatrice dell'umanesimo alla base del rinascimento, piuttosto che l'introduzione dei motori a vapore prima e elettrici poi, elementi basilari della rivoluzione industriale o ancora l'impulso prepotente della costituzione di una rete di comunicazione capillare che permise  alla fine degli anni 80 il collegamento fra più computer  (World Wide Web) , sono “innovazioni”  uniche capaci di determinare un cambio epocale dello sviluppo socio economico, alcune volte sotto forma di accellerazione di processi appena iniziati, altre come veri e propi cambiamenti di direzione delle direttrici di sviluppo  modificando profondamente il modo di produrre, pensare e vivere di intere società e generazioni. E' a questo tipo di “innovazioni”a cui dobbiamo saper dare maggior importanza, sapendo interpretare l'impatto che avranno sulla nostra vita . Saper cogliere con anticipo la portata dei cambiamenti, per non subirli è importante non solo per poter agire di conseguenza, adattandosi, ma anche per poterne trarre benefici . Ciò è fondamentale in molti ambiti, da quello sociale a quello economico e naturalmente anche nell'ambito degli investimenti. Oggi, siamo bersagliati costantemente da una moltitudine di prodotti e nuovi stili di vita  che fanno della tecnologia l'elemento determinate, computer con processori sempre più potenti, smartphone con mille funzioni e applicazioni di ogni genere, utilizzo crescente di strumenti di comunicazione a distanza quali le video chiamate o videoconferenze, automobili governate da intelligenza artificiale, ecc. Tutto ciò è stato reso possibile dalla nascita di poche ma significative innovazioniche hanno dato il via a sviluppi esponenziali di numerosi settori. Solo grazie al WWW sopra citato si sono potuti mettere in comunicazione più computer e creare le possibilità di comunicare via mail, accedere a siti web, realizzare insomma  sistemi di scambi dati fra  un numero elevatissimo di apparecchi . La capacità di elaborare e inviare un certo numero di datialla volta ha condizionato e condiziona molto lo sviluppo tecnologico e rappresenta un elemento fondamentale di differenziazione. Per comprendere questo concetto, vediamo quali sviluppi hanno permesso le aumentate capacità di trasmissione dati nel recente passato. Alla fine degli anni 90' il sistema 2G (erede del vecchio GSM) permise ai dispositivi di poter comunicare fra loro velocemente permettendo l'invio di messaggi (SMS) fra apparecchi mobili, ciò permise un incremento degli apparecchi venduti (epopea di marchi quali Motorola e Ericsson) , con un successivo contenimento dei costi di comunicazione e un miglioramento della produttività . Nei primi anni 2000, il 3G, con la sua maggior velocità nel trasferire dati ha aperto la strada a Internet e ai servizi in mobilità favorendo lo sviluppo di nuove opportunità di business, è il periodo dello sviluppo di marchi come Blackberry e Apple . La successiva connettività 4G , con la sua maggiore velocità di trasmissione dati, ha permesso la nascita e lo sviluppo di nuovi servizi erogati da società quali  Facebook, Tencent e Uber che grazie alla potenzialità della banda larga si sono imposte nel panorama mondiale come nuovi leader fornitori di servizi sino a quel momento inesistenti!. Per poter dare un'idea di che cosa potrà rappresentare l'utilizzo del 5G consideriamo che rispetto al 4G  attualmente usato permette la connessione di un numero 100 volte superiore di dispositivi, con una velocità di trasmissione 100 volte superioree con una Latenza (tempo di risposta ) inferiore a 0,001 secondi. Quest'ultimo rappresenta l'elemento più significativo per lo sviluppo delle moderne applicazioni di tecnologie a distanza (guide autonome, realtà aumentata, diagnostica ed interventi chirurgici a distanza, ecc). Oggi viviamo l'alba del 5G e le evoluzioni a cui assisteremo saranno di più ampia portata e avranno un impattorivoluzionario nel prossimo decennio a livello globale, su una vasta gamma di servizi e settori industriali (dalla vendita al dettaglio all'istruzione, dal trasporto all'intrattenimento) rappresentando il substrato sul quale potranno svilupparsi tecnologie sempre più avanzate . Per questo motivo, molti paesi considerano il 5G un asset strategico nel quale investireper guadagnare importanti vantaggi competitivi . Si stima che l'impatto economico globale del 5G in termini di nuovi beni e servizi raggiungerà i 13.200 miliardi di dollari entro il 2035. Molti stati e sopratutto diverse aziende stanno destinando quantità crescenti di investimento in infrastrutture e reti private per il 5G con l'intento di migliorare la propia connettività e quindi la loro produttività e profittabilità. Queste aziende rappresentano opportunità interessanti di investimento e per loro ritengo debba essere riservata una particolare attenzione da parte dell'investitore che si ponga obiettivi di medio lungo periodo. Nelle scelte di investimento che propongo ai miei clienti, ove il profilo di rischio contempli tale possibilità,  uno spazio dedicato è riservato al comparto degli investimenti in aziende che troveranno beneficio dall'applicazione del 5G. Per sapere in che misura e con quali investimenti specifici puoi avere accesso a questa opportunità di investimento sono assolutamente disponibile ad un approfondimento confacente al profilo di rischio e agli obiettivi di investimento de tuo portafoglio. Parliamone !

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Capisci Bitcoin ?  … approfondiamo insieme

Scritto il 03.03.2021

Mai come in questi mesi le persone mi chiedono informazioni sul bitcoin attratti dalla risonanza che i media riservano alle crescite di valore che tale criptovaluta sta realizzando, evidenti nel seguente grafico delle quotazioni del Bitcoin contro dollaro americano da settembre 2020 al 3 marzo 2021. Legato al principio, secondo il quale si debba investire in ciò che si conosce, credo che prima di investire in bitcoin sia importante avere almeno una idea di cosa si tratti e di quali sono gli elementi che apportano valore o che possono rappresentare elementi di criticità nelle valutazioni, per questo motivo cercherò quindi di esporre in termini non troppo complicati (cosa non semplice, visto che il Bitcoin non è assolutamente un prodotto semplice) le caratteristiche del Bitcoin. Il Bitcoin è “il compenso” con il quale vengono remunerati i partecipanti (miners) alla realizzazione di un blocco di transazioni riportate su un registro digitale (ledger) dove le informazioni una volta validate dal sistema non possono più essere modificabili. Spiegato in questo modo il Bitcoin non pare rivestire particolare interesse o utilità e allora perchè il suo prezzo è così cresciuto nel tempo ? E sopratutto, quali sono gli elementi che forniscono un valore al Bitcoin e quali invece i limiti ?  Siamo in presenza di pura speculazione ?... Ognuno di noi può farsi una propia idea , ma prima di lanciarsi in ipotesi credo sia importante uno sforzo di comprensione al quale vorrei fornire un mio contributo che non vuole essere esaustivo o definitivo, ma che può servire a fornire elementi di riflessione e valutazione del fenomeno Bitcoin o criptovalute in generale. Per fare ciò torniamo alla realtà e usciamo dal tecnicismo del mondo “cibernetico”per tuffarci nel quotidiano. Il forte sviluppo economico e sociale dell'ultimo secolo ha fatto crescere in maniera esponenziale le interazioni fra un crescente numero di persone fisiche, società e oggi con l'IOT (internet of things) persino fra dispositivi elettronici quali gli elettrodomestici o le automobili. Queste “interazioni” richiedono l'utilizzo di specifici registri che appunto “registrino” e rendono utilizzabili le informazioni al loro interno,  forse non ci rendiamo conto, ma siamo circondati e parte di innumerevoli registri. Grazie ai registri del settore immobiliare (catasto) possiamo per esempio stabilire le propietà immobiliari registrandone le variazioni per effetto delle compravendite, attingendo ai registri della società emittente della nostra carta di credito possiamo avere contezza delle operazioni e la società potrà addebitarci gli importi sul nostro conto e i nostri acquisti (presenti anche nel registro del venditore) certificheranno il nostro diritto ad averli in propietà,  venendo ancora più nello specifico, l'anagrafe è un registro, gli Iban di una banca sono inseriti in un registro, così come pure le transazioni quali i bonifici, gli acquisti titoli, ecc.,... le comunicazioni fra privati o società sono inseriti in registri (server di archiviazione, computer degli utenti, ecc) potremmo continuare per ore a elencare le tipologie di “registri” per i quali siamo parte attiva e componenti. Con lo sviluppo delle interrelazioni sociali ed economiche di una popolazione mondiale in crescita utilizzatori di un numero crescente di dispositivi elettronici, a loro volta inseriti delle più svariate applicazioni che permettono di effettuare numeri crescenti di operazioni si pone più che mai il problema della conservazione e della non modificabilità e ancorpiù della certificazione delle operazioni disposte. Pensate che danno per un paese se venissero distrutti o modificati i registri dell'anagrafe, molti non avrebbero più la loro identità e non saprebbero come provarla, e che cosa accadrebbe se improvvisamente gli iban di una filiale bancaria fossero oggetto di pirateria informatica e non più accessibili agli utenti ? E che  succederebbe se il pagamento della mia auto  fosse stato cancellato e il venditore mi richiedesse il pagamento ? ..vi è mai capitato o avete mai sentito  di clonazioni della  carta di credito e di effettuazione di addebiti di spese mai fatte? ..si tratta di problemi tutt'altro che impossibili o lontani dalla realtà che producono quotidianamente milioni di euro di danni e milioni di euro di investimenti in sicurezza cibernetica (Cyberg security). Il settore informatico da diverso tempo sta affrontando il problema e attraverso la tecnologia definita Blockchain ha messo in atto un processo che utilizza algoritmi informatici complessi in maniera decentrata e non replicabili (e quindi non attaccabili) che permettono di iscrivere in specifici registri (ledger) blocchi (block) di transazioni immutabili e quindi inataccabili. Ogni blocco è generato grazie all'algoritmo ed è successivo ad un blocco che lo precede, per questo motivo questa tecnologia è definita “Blockchain”. Ma cosa centra il Bitcoin in tutto questo ? Per poter generare un blocco e consolidare delle transazioni (nella catena del  Bitcoin ogni blocco contiene da 1000 a 2000 transazioni) è necessario che molti nodi (computer o gruppi di computer) siano collegati e risolvano i contenuti di un algoritmo complesso , che richiede enorme capacità di calcolo e sopratutto la realizzazione di “calcoli” in maniera decentratasu più unità di calcolo. Questa “decentralità” rappresenta la più ampia garanzia di sicurezza e inattaccabilità, infatti oggi i pirati infiormatici agiscono tramite procedure elaborate da un processore potente capace di generare password che permette loro di entrare in un server dove sono archiviati i dati e da li modificare o asportare i database violando il sistema. Se invece per entrare in un registro devo poter contemporaneamente controllare e “hackerare” n dispositivi che contemporaneamente devono risolvere un algoritmo complesso in un tempo definito l'operazione diviene impossibile e il sistema risulta inataccabile. Le informazioni archiviate in un simile registro sono custodite all'interno di un “blocco” che si realizza appena si giunge alla soluzione di un complesso algoritmo, il primo che risolve l'algoritmo fa chiudere il blocco che risulta inacessibile e unico inibendo agli altri operatori la possibilità di chiudere il blocco. Una volta fatto ciò si riparte per generare il blocco successivo applicando le regole dell'algoritmo. La ricompensa per la generazione di tale blocco è il Bitcoin. Risolvere l'algoritmo,  necessita di una forte capacità di calcolo (processori e server) e anche di un discreto apporto di energia (oggi per 1 Bitcoin servono circa l'equivalente di Eur 10.000 di energia elettrica oltre che una potenza di calcolo con processori onerosi) per questo motivo, chi arriva a generare un blocco viene remunerato con i Bitcoin. Questo complesso processo è praticamente impossibile da copiare e quindi rende il blocco inviolabile e le transazioni inserite sicure. Quanto vale secondo voi un processo di registrazione di informazioni inviolabili ? Quanto può valere per uno Stato ? E per una Banca ? Il suo valore come cambia nel tempo ? Inizialmente ogni blocco della Blockchain remunerava ai miners (operatori che si attrezzavano per risolvere l'algoritmo) 50 Bitcoin ora siamo a 6,25 Bitcoin a blocco, va precisato che ogni 210.000 blocchi ( stabilito dalle regole della Blockchain ) la ricompensa viene dimezzata sino al termine che nel caso della catena del  Bitcoin è fissato a 21.000.000 (ora ne sono stati generati circa 17.500.000). Un ultimo dato, ogni 10  minuti viene generato un blocco. Sulla scorta di ciò, i Bitcoin verranno generati sino all'anno 2140. Questi sono gli elementi che ci servono per poter in qualche misura dare una nostra valutazione anche in prospettiva sul valore del Bitcoin, come vedete criteri tecnici che non credo siano di padronanza di molti e che impongono ancora una volta uno sforzo di comprensione e uno studio degli strumenti di investimento e ...una capacità di visione futura. Va precisato che ad oggi non possiamo considerare in pieno il Bitcoin come strumento di investimento in quanto esterno al sistema di trattazione dei mercati finanziari regolati dalle normative finanziarie e dagli intermediari (banche) verso i quali il Bitcoin e le criptovalute si pongono come prodotti della blockchain che rappresenta per tali intermediari un temibile possibile concorrente. Vi saranno altre opportunità per approfondire il tema, con questo primo articolo sul Bitcoin e sulla Blockchain ho voluto esporre in maniera sintetica (e quindi non pienamente esaustiva) alcuni tratti salienti del Bitcoin , il panorama delle criptovalute è ampio,variegato e di non immediata comprensione . Investire è una attività che richiede un approccio informato e consapevole, non può prescindere dallo studio e dall'approfondimento costante dei temi , a me l'onere di approfondire e selezionare i migliori investimenti per ogni persona espinendo in maniera chiara e comprensibile rischi e potenzialità,  ai miei clienti la pazienza o il piacere di voler confrontarsi per essere investitori consapevoli. Da che parte state ?

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L'interessante opportunità di investire in obbligazioni convertibili

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  • Obbligazioni - investimenti obbligaz
Scritto il 19.01.2021

Ormai da diversi anni il panorama che si presenta agli investitori appare sempre più delineato: Mercato obbligazionario che si divide fra obbligazioni governative di elevato rating con rendimenti bassi o addirittura negativi e obbligazioni alto rischio con rendimenti “attesi” di pochi punti percentuali. Mercato azionario , reduce in molti ambiti da ritorni molto positivi, ma volatile e esposto a ulteriori salite ma soggetto anche a possibili rovinose cadute. La continua perdita di salvaguardia del potere di acquisto offerto dalle obbligazioni, oggi convive con la preoccupazione per le possibili violente discese tipiche del mercato azionario, che a molti appaiono sempre più probabili dopo i recenti record il risultato porta all' atteggiamento generale del risparmiatore attuale bloccato che procastina le scelte di investimento . Oggi infatti, assistiamo all'incertezza all'azione nell'investire da parte dei risparmiatori  che si traduce in un costante incremento delle giacenze di liquidità nei conti correnti, come si suol dire, la paura immobilizza l'azione, ma stare fermi spesso è una non scelta che porta a poco.   Mai come ora, l'obiettivo della grande massa degli investitori obbligazionari coincide con quella degli investitori in azioni, ovvero ottenere un rendimento soddisfacente senza rischiare troppo . Esistono, nel panorama degli investimenti strumenti finanziari che soddisfino le esigenze dei due player ? Si, e si chiamano Obbligazioni Convertibili. L' obbligazione convertibile è definita dal Glossario di Borsa Italiana come :   Titolo obbligazionario il cui possessore ha la facoltà di decidere se convertirlo in un titolo azionario (azioni di compendio) oppure no. Ciò di fatto le pone in posizione intermedia fra una obbligazione e una azione. Si chiama Obbligazione perchè garantisce un tasso di interesse nel momento in cui non è convertita in azione  e quindi apporta al sottoscrittore un flusso reddituale certo. Viene definita convertibile, perchè in determinati momenti della vita dell'obbligazione esiste la facoltà per il sottoscrittore di “convertire” lo strumento in azioni dello stesso emittente secondo un preciso rapporto , da questo momento l'investitore risulterà sottoscrittore di una azione con i relativi ritorni in termini di dividendo e in termini di plusvalore o minusvalore dovute alle variazioni della quotazione del prezzo titolo. Per questa loro natura “ibrida” le obbligazioni convertibili risultano essere meno esposte alle variazioni dei tassi di mercato rispetto alle obbligazioni perchè  hanno una duration contenuta e una volta convertite seguono in pieno le variazioni di prezzo dell'azione , permettendo una piena partecipazione al rialzo dei mercati azionari combinata con una efficace mitigazione del rischio di ribasso. Le Obbligazioni convertibili sono quindi un asset valido per tutte le stagioni e possono allo stesso modo rappresentare il primo passo dell'investitore in obbligazioni verso il più volatile mercato azionario o l'alternativa meno volatile alle azioni per l'investitore azionario. Sul mercato esistono diverse emissioni relative a diverse aziende quotate, per questo motivo l'approccio alle obbligazioni convertibili va fatto affiancati da specialisti del risparmio che sappiano selezionare e dosare l'investimento, a tale proposito confermo la mia disponibilità all'approfondimento individuale sui portafogli dei clienti all'inserimento di questa forma di investimento fra gli attivi di risparmio di ognuno di voi. Per permettere al lettore di cogliere la valenza delle obbligazioni convertibili, mi servirò del grafico allegato che propone l'andamento del comparto “convertibile” con l'andamento di un indice azionario globale e di un indice relativo all'andamento del valore delle obbligazioni in euro di durate 5/7anni. Si nota che l'ampiezza delle oscillazioni del comparto delle convertibili è compresa fra quelle più elevate del mercato azionario e quelle più contenute del comparto obbligazionario e il rendimento (in questo caso considerato a 3 anni) risulta essere mediano fra azioni e obbligazioni. Mediani sono anche i rendimenti ottenuti a fine periodo e le volatilità storiche specifiche.   In prospettiva, dove ancora per qualche tempo i tassi delle obbligazioni resteranno compressi e dove le azioni manterranno livelli di volatilità storica elevati, il comparto delle obbligazioni convertibili si candida a valido e imprescindibile strumento di investimento e diversificazione nei portafogli dei risparmiatori, sopratutto quelli a vocazione obbligazionaria. Un ultimo inciso, per caratteristiche specifiche e per la variegata offerta di strumenti finanziari convertibili presenti sul mercato, raccomando sempre di approcciare tale investimento assistiti da un consulente preparato che ci aiuti ad inserire le obbligazioni convertibili nel giusto peso e nel rispetto degli obiettivi di investimento e del profilo di rischio dell'investitore.

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Cosa è il buyback e che effetti produce sugli investimenti ?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 18.12.2020

Come è noto i prezzo degli strumenti finanziari vengono quotati all'interno dei diversi mercati di riferimento, in questo senso distinguiamo per esempio i mercati delle obbligazioni , il mercato azionario o quello delle valute. Pur essendo costituiti da sottostanti diversi, l'ambito di “scambio”  ha come comune denominatore quello di svolgersi in un “mercato” che è sottoposto alle leggi della domanda e dell'offerta. In generale in un mercato dove la domanda di un bene supera l'offerta, si  produrrà un aumento dei prezzi dei titoli trattati in quanto più un bene limitato nella quantità (il nostro titolo nel caso) viene  richiesto  più gli acquirenti saranno disposti a pagarlo e il valore di equilibrio determinerà il prezzo al quale tutta l'offerta dell'articolo sul mercato verrà soddisfatta. Allo stesso modo un eccesso di offerta di un bene, genererà una dinamica di riduzione del prezzo del bene sino al livello in cui  l'intera offerta verrà acquistata. Questo meccanismo è ben noto ai paesi produttori di petrolio che quando ritengono che il prezzo del greggio si attesti a livelli troppo bassi, concordano tagli alla produzione con l'intento di provocare l'incremento del prezzo del barile sui mercati petroliferi. Sui mercati finanziari, la forte domanda di azioni ha prodotto negli ultimi tempi una crescita degli indici borsistici particolarmente rilevante, non pienamente giustificata dall'andamento economico in termini di PIL. Ciò è particolarmente evidente nei mercati azionari americani. Negli ultimi 5 anni, l'indice S&P 500 è cresciuto del 82% mentre il Nasdaq addirittura del 154%,  questa salita così impetuosa si è realizzata in un periodo dove il PIL è cresciuto a tassi compresi tra 1,6% e 3%, tali da non giustificare l'andamento cosi impetuoso dei mercati finanziari. A questo punto è lecito chiedersi: cosa  ha contribuito a generare una così  forte domanda di azioni sul mercato americano negli ultimi anni tale da spingere le quotazioni a questi livelli ? e sopratutto quanto ancora questa forza è presente nel mercato ? e come condizionerà le quotazioni nel futuro? Dal punto di vista dell'offerta, va considerato che il volume di offerta di azioni sul mercato è poco elastica e si può incrementare per effetto o di aumenti di capitale di aziende esistenti  (che però hanno l'effetto di ridurre i prezzi delle azioni) o per il collocamento di nuove società nel listino azionario (IPO) mentre  può ridursi essenzialmente per uscite di azioni dal listino (c.d. Delisting) o per il riacquisto di azioni propie da parte di aziende, questo aspetto merita un approfondimento. La domanda invece di titoli è soggetta alle dinamiche degli operatori finanziari e dei risparmiatori; più nel dettaglio la domanda si compone di un aggregato che è l'espressione di diversi fattori. Sul mercato azionario essenzialmente gli operatori che acquistano azioni sono 3, i singoli risparmiatori, le società di gestione capitali o banche e le società quotate. Le prime due categorie comprano titoli guardando alle prospettive delle aziende , alla reditività e al modello di business e impiegando risorse  rinvenienti o da altri investimenti ritenuti meno promettenti o nel caso delle famiglie dal risparmio privato. Le società quotate e non invece, utilizzano le liquidità propie . Queste liquidità, sono cresciute costantemente nel corso degli ultimi 10 anni  e sono state spesso utilizzate per operazioni finanziarie  di acquisto sul mercato delle proprie azioni. Questo meccanismo è stato perpetrato con continuità negli ultimi anni e ha rappresentato una fetta importante sul totale delle transazioni, si pensi che negli USA negli ultimi 5 anni, hanno pesato per ben   il 65% / 75% almeno di tutti gli scambi azionari quotidiani. Questo meccanismo è noto con il nome di “Buyback” e per dimensioni rappresenta il propellente più usato e potente nella crescita del mercato azionario USA degli ultimi anni, per questo motivo va approfondito nei contenuti, in quanto non è scevro da rischi e controindicazioni. La prima “criticità” del buybacksta nella dimensione del fenomeno che per importi e volumi condiziona in modo rilevante le quotazioni dei titoli, producendone un incremento decorrelato dall'effettivo valore delle aziende quotate. L'elevato controvalore delle attività  di buyback ha permesso non solo la crescita “sproporzionata” di singoli titoli, ma anche una maggiore valutazione dell'indice di riferimento ( es. indice Nasdaq)  determinando una distorsione dei prezzi che risulta  tanto maggiore quanto più grande è la capitalizzazione della società interessata all'interno dell'indice. In questa situazione il mercato è maggiormente esposto a forti volatilità in quanto più vulnerabile a improvvise azioni di vendita dei titoli dovute a crisi economiche cicliche. Si dice allora che il mercato è in“ bolla” , ovvero che le quotazioni dei titoli sono molto sopra gli effettivi valori corretti impostati sulla redditività aziendale (P/E) o sul valore libro dell'azienda o ancora non sono giustificabili dalle attese di utili futuri. Le bolle per definizione possono...scoppiare. Quando scoppia una “bolla”  i movimenti al ribasso sono imprevedibili e violenti, spesso irrazionali e si autoalimentano per effetto del  panico, il risultato sono veri e propi crolli che destabilizzano intere economie e contagiano l'intero mercato finanziario. Esempi del recente passato di mercati in “bolla” li ritroviamo appena prima del crollo de 2001 della cosidetta “Crisi Dot-com”dovuto alla iper valutazione delle aziende del settore tecnologico collegate ad Internet, o ancora all'alba del crollo del 2008 degli indici borsistici di tutto il mondo  a seguito degli effetti della crisi deimutui subprimee del fallimento Lehman Brothers. Tutte queste situazioni sono state originate in settori diversi, ma in comune hanno l'eccessivo livello dei prezzi  del mercato azionario di riferimento di partenza Il  buyback azionario, così tanto utilizzato negli ultimi anni, rappresenta una pratica che ha l'effetto di condizionare fortemente il prezzo delle azioni, gonfiandone il valore attraverso la riduzione del  numero  delle azioni in circolazione sul mercato di una azienda quotata , in quanto acquistate dall'azienda stessa,  in questo modo il valore della capitalizzazione aziendale  viene suddiviso su un numero minore di azioni incrementandone il singolo prezzo. Le disponibilità utilizzabili dalle aziende per questa pratica sono  state rafforzata negli ultimi anni  da politiche fiscali espansive che hanno avuto l'effetto di far crescere la reddittività aziendale, incrementandone la  liquidità disponibile a bilancio che è stata spesso  impiegata per acquisti di azioni propie. Sono gli stessi manager delle aziende che deliberano operazioni di buyback beneficiandone in primis, visto che spesso le loro remunerazioni vengono arricchite da generose competenze in stock options (conferimento di azioni) che loro poi monetizzano sul mercato vendendo ai prezzi elevati. In questo modo il buyback produce una ulteriore distorsione economica, in quando destina liquidità aziendali provenienti da utili  (conseguita anche con una leva fiscale espansiva che magari si riprometteva di rilanciare le economie nazionali ) non a pagare dividendi ad azionisti di lungo corso (risparmiatori) e nemmeno ad intraprendere programmi di ricerca e sviluppo per rafforzare la competitività  aziendale, o per investimenti destinati alla produzione (es. assunzioni di personale o acquisto macchinari) ma per  emolumenti da pagare immediatamente a manager e amministratori che arricchiscono  pochi e impoveriscono l'azienda . La necessità del management poi di mantenere elevato il prezzo delle quotazioni dei titoli propi,  li spinge  a non utilizzare la liquidità aziendale per remunerare i lavoratori o per far crescere l'azienda con acquisizioni di altre aziende o investendo in brevetti, quanto piuttosto a mettere in atto politiche di contenimento salariale o di riduzione degli organici con l'unico intento di ridurre i costi ed incrementare i profitti di breve periodo e quindi le disponibilità liquide aziendali da utilizzare per acquisto di azioni propie . In questo modo si beneficia di un immediato elemento di crescita del valore delle azioni  , indebolendone le basi e contribuendo, dal punto di vista sociale, ad un incremento delle disparità di ricchezza che premiano chi ha di più e penalizzano i meno abbienti, determinando una debolezza della base dei consumi nella società moderna. Non è un caso che nei paesi industrializzati le disparità di ricchezza si sono incrementate costantemente negli ultimi 4 lustri. Considerando quanto sopra, l'eccessivo ricorso al buyback rappresenta un elemento che mina, nel lungo periodo la sostenibilità del businness aziendale, i cui prodotti possono non trovare acquirenti sul mercato per le deteriorate condizioni economiche, con la conseguenza di  compromettere nel lungo periodo la profittabilità dell'azienda e in ultimo la sua stessa esistenza ,  diffondendo una maggior vulnerabilità  al settore economico nella sua totalità. Non è un caso che una forte spinta in USA all'utilizzo del buyback si è avuto anche grazie alla normativa sul Jobs Act varata nel 2018 da Trump volta a ridimensionare la forza contrattuale dei lavoratori portando le aziende in una condizione di forza nei confronti delle richieste salariali  dei dipendenti. In questo modo si è  limitato l'impatto della voce “costo del personale”  nei bilanci aziendali con l'effetto di produrre maggior utile e quindi maggiori risorse da destinare al buyback. La pratica del buyback nel mercato azionario a stelle e striscie è così tanto “apprezzata” dalle classi dirigenti, che addirittura alcune aziende, approfittando dei bassi tassi di interesse degli ultimi anni, non hanno esitato ad indebitarsi per acquistare azioni propie zavorrando i bilanci aziendali di debiti che ne hanno ridotto la solidità a sistema e che potrebbero risultare letali in un momento di contrazione economica. Il caso della Generl Electric (una delle più longeve e capitalizzate aziende USA)  è emblematico, nel corso del 2018 il titolo è crollato di circa il 60%, passando da 18,54 usd del 5 gennaio 2018 a 8,00 usd  del 16 novembre 2018 (nello stesso periodo il Djones risultava pressochè invariato)   in quanto a causa di un rallentamento del ciclo economico, l'azienda si è mostrata indebitata e con pochi strumenti per poter mettere in atto azioni di rilancio . L'eccessivo ricorso al buyback e le distorsioni di cui è capace rappresentano un elemento importante da tenere in considerazione nella valutazione delle azioni e dei mercati nei quali si investe prerogativa questa , più di operatori del settore preparati e informati che del risparmiatore comune. Ancora una volta, emerge come  nella scelta degli investimenti sia importante  farsi assistere da specialisti competenti con i quali fare le corrette valutazioni e approcciare nel migliore dei modi la gestione del proprio portafoglio e del rischio ad esso associato.    

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Prepariamoci a cambiare: l'accordo di libero scambio siglato la scorsa settimana tra Cina e altri 14 paesi asiatici apre scenari di investimento finora impensabili.

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 24.11.2020

Anestetizzati, nel migliore dei casi confusi, sicuramente non adeguatamente informati ; questo a mio avviso è oggi più che mai la desolante situazione del risparmiatore  medio bombardato esclusivamente di notizie, più o meno attendibili, chiare e meno chiare sull'unico argomento possibile il Coronavirus. Intanto parafrasando Vasco Rossi,  “..il mondo rotola” e continua la sua strada verso uno sviluppo che appare ai più oscuro e incomprensibile,.... ai più, ma non a tutti. Cerchiamo insieme di delineare le direttrici del futuro per cercare, in qualità di investitori, di posizionare in maniera quantomeno adeguata il proprio portafoglio, per l'occasione facciamoci aiutare dai numeri di alcuni avvenimenti che temo siano sfuggiti : 2,7 Miliardi di persone , questo è il numero della popolazione di Cina e altri 14 paesi dell'area Asiatica che la scorsa settimana hanno siglato l'accordo di libero scambio commerciale denominato RCEP ( Regional Comprehensive Economic Partnership) ; 25.800 miliardi di Dollari il PIL combinato di questi 15 paesi , attualmente pari al 30% del PIL mondiale e atteso ad una crescita importante nel prossimo decennio. Per fare un paragone, il NAFTA, l'accordo sul libero scambio fra USA,Canada e Messico interessa circa 490 milioni di personeper un valore di circa 23.000 miliardi di dollaridi PIL, mentre l'area Euro  interessa 447 milioni di cittadinipari ad un PIL di 16.400 miliardi di dollari. Questi pochi numeri ci danno una indicazione di come la geografia economica  stia spostando il suo asse dall'atlantico al pacifico e di quanto fermento esista in ampie aree del globo che forse i nostri investimenti ancora non hanno adeguatamente esplorato, ma c'è di più, queste dinamiche economiche sociali oggi  incrociano le loro strade in  un periodo storico attraversato da secolari cambiamenti nella vita degli individui spinti dall'impulso tecnologico. Prima di oggi, solo nel rinascimento troviamo tracce di un così intenso “salto in avanti” della società, che ha visto uno sviluppo sincrono della scienza, delle arti corroborato dalle nuove frontiere geografiche offerte dalla scoperta dell'America e dall'epopea delle esplorazioni. Oggi la nuova frontiera è rappresentata dallo sviluppo delle biotecnologie e delle scienze mediche che ci autorizzano a sperare in una vita più longeva e sana, nella stessa direzione muove l'applicazione della tecnologia in ambito alimentare e nello sviluppo delle macchine per la diagnostica che mirano a migliorare la qualità della vita. Si affiancano a queste dinamiche anche le applicazioni tecnologiche nell'ambito dell'elaborazione dei Big data e dei sistemi di intelligenza artificiale che si candidano a pieno titolo a motori di sviluppo negli ambiti produttivi dando vita a nuove scienze quali la  robotica e la meccatronica. Tutto ciò si muove all'alba dello sviluppo del 5G (la quinta generazione della telefonia mobile) che potenzierà ancora di più la nostra capacità di comunicare e di agire a distanza, oltre a fornire nuovi e stupefacenti contenuti alla neopercezione sensoriale della “realtà aumentata” ? Grande fermento non c'è dubbio, ma come spesso accade esistono anche “rovesci della medaglia” che di questi tempi si chiamano sovrasfuttamento delle risorse energetiche, inquinamento, diseguaglianza , cambiamenti climatici, ecc. e che minano lo sviluppo armonico e portatore di progresso lasciato intravedere dalle nuove frontiere. Anche il contrasto o perlomeno il contenimento degli impatti negativi del “rovescio della medaglia”  ci indicano nuovi importanti settori ed ambiti nei quali saremo chiamati come genere umano a confrontarci e che dobbiamo debitamente tenere in considerazione nelle scelte di investimento. In quest'ottica, scegliere di inserire nei propri portafogli titoli legati alle industrie dei trend secolari o legati al contrasto dei cambiamenti climatici, non è solo utile, è lungimirante e promettente. Attenzione però, una delle caratteristiche fondamentali delle nostre società è rappresentata dalla velocità con i quali i cambiamenti si verificano e l'estrema specificità dei nuovi settori, per questo motivo è importante affidarsi nelle scelte di investimento a professionisti del settore informati e formati. La capacità di selezione delle aziende più promettenti, unita all'interpretazione dei cambiamenti in atto sono il grande valore aggiunto che il consulente fornisce ai risparmiatori assistiti e rappresenta un grande valore sopratutto in periodi complessi come l'attuale. Fra 10 anni forse ricorderemo poco dell'intensità di questi mesi, forse avremo dimenticato molto della forza emozionale del 2020, ma sicuramente raccoglieremo i frutti delle nostre scelte di investimento impostate oggi, …. sempre se stiamo correttamente allocando le nostre scelte di investimento approcciando il tema in maniera razionale e non emotiva . Per capire come questo concetto non sia un banale esercizio mentale fine a se stesso, vi propongo la lettura dei dati della seguente tabella , dove vengono riportati i primi 10 gruppi mondiali per capitalizzazione nel 2010 a confronto con quelli del 2018 . Noterete che in solo 8 anni sono state travolte le convinzioni di decenni e sono mutati i protagonisti del panorama economico mondiale Immaginiamo ora la differenza in termini di risultati economici fra chi nel 2010 avesse investito nell'allora selezione dei più importanti titoli e chi invece avesse deciso di investire in quei titoli emergenti che rappresentavano il nuovo all'orizzonte e che oggi a buona ragione sono presenti nella colonna di destra. Per il futuro, ho alcune idee, se le vuoi condividere sono pronto.  

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L'investimento migliore ? Noi e il nostro mondo

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 21.10.2020

E' noto a molti ed è avvertito da tutti che la società contemporanea è oggetto di un profondo mutamento  che appare a molti particolarmente tumultuoso, se paragonato alle dinamiche economiche del secolo scorso. Il periodo post industriale per effetto dello sforzo economico produttivo di ricostruire un mondo distrutto dalle due guerre mondiali ha permesso ad ampie fette di popolazione di migliorare il proprio status economico e ha garantito un progresso che per diffusione e profondità non è paragonabile a nessun periodo storico precedente. Nasce e si afferma  nella seconda metà del secolo scorso la cosidetta “Classe media” che ha rappresentato per grande parte il motore alla crescita economica sociale di intere nazioni e continenti. Grazie a lei,  i consumi hanno conosciuto uno sviluppo notevole in termini di crescita alimentando una distribuzione di reddito che ha rappresentato un solido e fertile terreno sul quale ha potuto produrre i suoi effetti il moltiplicatore Keynesiano. Secondo tale dottrina, elaborata da Keynes nella prima metà del 900, un incremento nei consumi , degli  investimenti o della spesa pubblica, produce un incremento di reddito complessivo con un effetto moltiplicatore, ovvero con un effetto “N” volte superiore rispetto alla misura impiegata. Tale moltiplicatore è tanto più elevato tanto più sono alti i consumi e questi sono direttamente proporzionali al reddito procapite (e quindi al reddito da lavoro) che il lavoratore percepisce  . Secondo tale teoria, le politiche di sviluppo devono contemplare sostegni all'occupazione e ai consumi, ciò si tradurrà “con un effetto moltiplicatore”  in crescita di reddito complessivo della società. Attenzione però, questo moltiplicatore sarà tanto più elevato quanto più la popolazione sarà in grado di destinare risorse ai consumi , questa predisposizione peculiare è misurabile e nota in economia con il termine “propensione al consumo” e ogni sistema economico, ogni paese,  ha una propia propensione al consumo. E' evidente come lo sviluppo della classe media sia stata alla base di  un forte ampliamento  dei consumi nazionali e quindi della propensione al consumo dei paesi nella seconda metà del secolo scorso e ciò ha portato in diversi contesti alla nascita e sviluppo di numerose attività economiche produttive di beni destinati al consumo (si pensi ai meravigliosi anni 60 in Italia o considerando periodi più vicini la crescita di economie emergenti come la Corea del Sud negli anni 80 o la  Cina di oggi) che hanno costituito o costituiscono oggi il motore di una poderosa crescita del reddito nazionale (PIL) e quindi della ricchezza globale di questi paesi. Grazie alla classe media hanno conosciuto enormi fortune le industrie alimentari, automobilistiche o degli elettrodomestici, colonna vertebrale dell'impetuoso sviluppo economico del dopoguerra e sul successo di questi settori si sono affacciati nel panorama produttivo i nuovi ambiti produttivi legati all'informatica, alle scienze mediche e biotecnologiche.   Questa dinamica virtuosa relativa alla classe media è andata via via esaurendosi, fino a conoscere unasensibile battuta di arresto verso la fine del secolo scorso e un costante e per molti versi regressiva dinamica negli ultimi 4 lustri che incessantemente sta riducendo il peso specifico della classe media  nella socialità post moderna, a favore di una polarizzazione della ricchezza. Secondo il report Oxfam, presentato al World Economic Forum di Davos del 2019 sulle disuguaglianze, la dinamica della distribuzione del reddito nei diversi paesi del mondo ormai da diversi anni, si muove nella direzione di una costante e forte crescita della disuguaglianza. Cio avviene nella maggioranza delle parti del mondo seppur con velocità diverse e i paesi “ricchi” per intenderci i paesi industrializzati, non ne sono assolutamente esenti. Pur in presenza di crescita della ricchezza mondiale, si assiste all'incremento della concentrazione di tale ricchezza, per cui oggi i 2.153 individui più ricchi del pianeta detengono un patrimonio superiore ai 4,6 miliardi di persone meno abbienti , sempre da questi studi emerge che le 22 persone più facoltose della terra, superano la ricchezza di tutte le donne del continente africano !. Nel 2019, l'1% più ricco della popolazione mondiale detiene più del doppio della ricchezza posseduta da 6,9 miliardi di persone meno abbienti.   Questi dati sono ancora più sorprendenti se considerato l'attuale periodo storico, dominato da una visione economico finanziaria  definita in modo inappropiato  “liberista” molto deformata rispetto ai nobili  intenti dei padri ideatori del pensiero liberista che muoveva dalla volontà di garantire un sistema economico spinto dalla ricerca individualistica del miglior profitto, base per la realizzazione del  miglior benessere possibile per la totalità  degli individui e quindi della società nel suo insieme. Oggi si parla di “Neoliberismo” avvicinando in maniera impropia l'idea liberista originale. Secondo la dottrina classica liberista, un primo e importante caposaldo per permettere prosperità economica è dato dalla libera concorrenza e quindi dall'assoluta necessità di evitare oligopoli, o peggio ancora monopoli che per definizione sono inefficienti. Oggi, la tecnologia e l'assenza di una regolamentazione adeguata ai tempi (si pensi solo all'imposizione fiscale dei colossi di internet) si sta imponendo realizzando  forti barriere all'entrata di competitors nei settori economici più remunerativi dando loro importanti rendite di posizione che hanno l'effetto di produrre  monopoli  e oligopoli   che determinano una distribuzione del reddito sempre  più concentrata in pochi operatori ( quando non persone) che rappresenta un pericoloso freno, se non addirittura un enorme ostacolo allo sviluppo economico sociale dei paesi.   Lo sviluppo selvaggio e utilitaristico della tecnologia  distrugge e non crea posti di lavoro,  generando rendite di posizione che concentrano ricchezze in mano di pochi, invece di incrementare concorrenza e innovazione, ricchezze che poi spesso vengono utilizzate per  acquisire competitors ancora poco strutturati e poco solidi limitando la concorrenza e la crescita economica di diversi operatori, con il risultato finale di generare disuguaglianze e sopratutto mettendo i presupposti per  rendere inefficaci le possibili politiche di stimolo alla crescita del reddito che come visto sono tanto più positive, quanto maggiore è la distribuzione del reddito nazionale.   In una situazione di questo genere, pandemie come Covid19 o calamità naturali (magari dovute all'insostenibilità del modello produttivo) hanno l'effetto di velocizzare ed ampliare dinamiche sociali ed economiche distruttive (disruptivecome si ama dire oggi) che però fondano le loro radici in una distonica e al meglio “distratta e non regolata” distribuzione delle risorse economiche. Tornano di attualità come elementi imprescindibili di sviluppo e importanza (se mai fossero scomparsi !) i temi universali della distribuzione delle risorse, dell'accesso alla conoscenza (istruzione) del diritto alla salute e a tutti i diritti universali  che oggi si declinano nelle moderne  tematiche  quali la sostenibilità dei consumi, i cambiamenti climatici, l'utilizzo delle risorse coerente con la vita delle generazioni future, ecc. Da qui dobbiamo partire anche per la selezione dei nostri investimenti.   In questo senso, la tecnologia mantiene nella società moderna  il suo naturale valore di strumento di crescita , ma perde quell'eccesiva connotazione di unico motore di sviluppo a favore di un suo utilizzo critico e governato quantomai necessario per permettere all'intera umanità di intraprendere un sentiero di crescita economico, sociale e politico equilibrato e .   Questa esigenza di progettare e dirigere lo sviluppo delle società è alla base delle scelte che determinano gli ambiti dei nostri investimenti, dove investire non vuol dire “indovinare” la soluzione più remunerativa, quanto piuttosto saper “immaginare” le più ampie e sostenibili tendenze a cui stiamo andando incontro.   In questo senso, anche la rinuncia al consumo immediato per una progettualità futura ( mia definizione nobile del risparmio) deve secondo chi scrive prendere corpo dalle considerazioni sopra esposte e definire una naturale e coerente scelta di allocazione dei propi investimenti nelle direzioni che possano garantire continuità e perchè no, miglioramento delle nostre società, ciò rappresenta la migliore, se non l'unica possibilità di successo anche dei nostri investimenti, perchè coinciderà con  il successo delle nostre società.   In conclusione per investire,... partiamo da noi !       

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Come calcolare il rendimento dei propri investimenti ?

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 16.09.2020

Nella mia esperienza professionale incontro diverse persone che si differenziano fra loro  per una molteplicità di connotazioni quali : cultura generale, attività lavorative, formazione scolastica, sesso , età , ecc., ecc. Le diverse combinazioni di questi elementi caratterizzano le persone in maniera profonda determinando aspettative e obiettivi di investimento che devo saper comprendere e declinare negli investimenti. In questo modo le soluzioni del risparmiatore prudente sono diverse da quello più aperto alla volatilità, così come il mix e le quantità degli strumenti finanziari di un giovane non possono coincidere con quelle di una persona matura. Questi “tratti” distintivi vanno delineano una pluralità di profili di investimento specifici, direi unici che tuttavia esprimono una esigenza comune e fondamentale che trova una sintesi  nella comune seguente richiesta : Quanto mi hanno reso gli investimenti ?   La risposta a questa domanda è semplice solo nel caso in cui l'investitore abbia conferito una cifra iniziale nota e stabilita (meglio se tonda !) e alla fine di un periodo preciso (es. un anno) la confronta con il valore del patrimonio in quel momento , come nel seguente esempio : Un investitore conferisce Eur 10.000 il 23 Febbraio del 2018 in un investimento che il 23 Febbraio 2019 sono divenuti Eur 10.850, il suo rendimento annuo sarà :         Cap. Finale – Capitale Iniziale = Delta         Deltaè la variazione del capitale nel periodo     (Delta / Capitale Iniziale )X 100                    sarà positivo se guadagno negativo se perdo   Nell'esempio :       [ (Eur 10.850 – Eur 10.000) / Eur 10.000 ] x 100  >>  8,5% Rendimento ottenuto   Nella realtà però l'investitore non detiene solo uno strumento, ma in linea con il principio della diversificazione, con ogni probabilità investirà  in più strumenti finanziari, in questo caso va precisato che il rendimento totale del portafoglio sarà dato dalla somma dei rendimenti degli investimenti in portafoglio pesati per il loro importo . Fino ad ora non abbiamo incontrato particolari criticità, (se non di calcolo nel caso di più strumenti) tuttavia la realtà quotidiana è un pochino più complessa, accade infatti  che gli investitori vogliano conoscere in qualunque momentoil  rendimento del loro portafoglio (e non solo una volta l'anno in occasione della scadenza dell'annualità) e sopratutto accade spesso che nel tempoil portafoglio subisca variazioni per effetto diconferimenti (per esempio di nuovi risparmi o di stacchi cedolari di titoli in portafoglio) o riduzioni per effetto di disinvestimenti (dovuti alla necessità di fare fronte a spese più o meno programmate) tutto ciò può rendere non agevole, al risparmiatore, il calcolo del rendimento complessivo dei propi investimenti. Esiste un metodo specifico di calcolo del rendimento effettivo di un portafoglio che tiene conto delle decisioni di conferimento e disinvestimento effettuate dal risparmiatore nell'ambito di uno specifico arco temporale in grado di fornire il rendimento uperiodale di un portafoglio, il cosidetto MWRR,acronimo di Money Weighted Rate of Return che in italiano possiamo tradurre in Tasso di rendimento effettivo pesato, dove “pesato” è relativo al tempo che i diversi importi restano investiti  nel portafoglio. Questo metodo è molto importante, perchè è il più usato e il più significativo strumento di misurazione delle performance di un portafoglio e fornisce al risparmiatore un elemento chiave per la valutazione della reddittività degli investimenti,  vediamo ora con un esempio come funziona. Supponiamo che a una certa data , 1 luglio 2019 vengano investiti eur 30.000 di patrimonio in un portafoglio diversificato di strumenti finanziari; il 1 agosto 2019 il patrimonio vale eur 36.000 e in questa data vengono conferiti in aggiunta eur 10.000. Il 16 agosto del 2019 il patrimonio valorizzato ammonta a eur 40.000 e in quella data vengono disinvestiti eur 6.000 per necessità del caso. Il 30 settembre del 2019 si procede alla valutazione del patrimonio che ammonta a eur 34.500. Quanto è stato il rendimento dell'investimento per il risparmiatore ? Per rispondere inseriamo i dati nella seguente tabella:   Data Valore patrimonio prima dei movimenti Conferimenti o riscatti Giorni di permanenza nell'investimento 01/07/19 Eur 30.000   92 (fino 30 settembre) 01/08/19 Eur 36.000 Eur 10.000 60 (fino 30 settembre) 16/08/19 Eur 40.000 Eur -6.000 45 (fino 30 settembre) 30/09/19 Eur 34.500       Applichiamo la formula del MWRR   Eur (34.500-30.000+6.000-10.000) =   Eur 500  ( variazione patrimonio nel periodo considerando                                                                               conferimenti e disinvestimenti )   (30.000X92+10.000X60-6000X45)/92 = 33.586,95  (giorni globali di ogni posta di investimento                                                                           pesati per i giorni di permanenza nell'investimento)   MWRR =  [(Variazione media globale patrim) / (giorni globali di ogni posta ponderata)] X 100   MWRR =  ( 500 / 33.586,95) X 100  =  + 1,49%  (rendimento investimento nel periodo) Oltre a fornire un chiaro ed univoco elemento per la valutazione dell'andamento dei propri investimenti, il MWRR tiene in considerazione i movimenti di afflusso e deflusso dei capitali investiti e se ciò è anche frutto dei suggerimenti del consulente, rappresenta anche una indiretta unità di misura per l'investitore , dell'apporto consulenziale sugli investimenti. Infatti se prendiamo il rendimento storico di un fondo in un determinato periodo, ipotizziamo 6% in 18 mesi e paragoniamo l'MWRR del nostro investimento in quel fondo, se MWRR è superiore al rendimento del fondo, significa che le operazioni di conferimento o disinvestimento fatte su quel fondo (in questo caso ipotizziamo siano caldeggiate dal consulente) hanno fornito ulteriore valore all'investimento stesso, altrimenti vale il contrario.   Conoscere il valore del nostro MWRR  permette, all'investitore di apprezzare il duplice vantaggio dalla consulenza : 1- Ottenere una selezione preventiva degli strumenti migliori sul mercato selezionati dal consulente e inseriti nel portafoglio di investimento ; 2-  Beneficiare di una consulenza costante atta ad ottimizzare i rendimenti attraverso conferimenti o riscatti  di investimento nelle diverse fasi del mercato.  

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La diversificazione degli investimenti, indicazioni operative

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  • Investimenti
Scritto il 04.08.2020

L'approccio professionale agli investimenti determina come naturale conseguenza una ampia diversificazione degli investimenti nei portafogli dei risparmiatori, tale diversificazione si realizza non solo nel peso da attribuire alle singole classi di investimento (azioni, obbligazioni, materie prime, ecc) ma anche nella scelta delle aree geografiche di provenienza degli emittenti che conseguentemente sono denominati nelle valute del paese di elezione.   Le diverse valute nazionali, per effetto delle correlazioni inverse e dirette fra le diverse monete possono rappresentare elementi di bilanciamento dei portafogli, ma anche elementi capaci di amplificare o smorzare (se non di annullare del tutto) le performance di un portafoglio. Va sottolineato, che l'investitore, pur apprezzando il valore della diversificazione, ha un proprio territorio di appartenenza e una propia moneta di elezione alla quale fa naturalmente riferimento nei propi investimenti. Così per un investitore dell'unione europea è naturale valutare i propi investimenti convertendo tutti i propi attivi in euro, mentre per uno statunitense la valutazione va fatta in riferimento ai controvalori in  dollari americani. Va da se, che la capacità di saper tenere in giusta considerazione il valore del tasso di cambio attuale e quello storico determina la corretta comprensione da parte del risparmiatore del risultato delle propie scelte di investimento e sopratutto permette una valutazione prospettica delle dinamiche economiche. Per migliorare la comprensione, facciamo alcuni esempi per capire come “l'effetto cambio” alcune volte distorce la corretta percezione degli investimenti. Dall'inizio dell'anno ad oggi (4 agosto 2020) l'indice DJ Industrial della borsa Americana ha realizzato una performance di -6,45%, non brillante, ma tutto sommato non un pessimo risultato se pensiamo all'impatto devastante sull'economia mondiale del covid 19, tuttavia questo è il valore dell'indice americano e quindi espresso in dollari USA. Lo stesso investimento per un investitore dell'area Euro, un italiano per esempio, ha prodotto una performance di -11% e ciò per effetto della svalutazione del dollaro USA sull'euro nello stesso periodo (pari ad oggi al 4,66%) che per l'investitore europeo ha rappresentato una perdita di valore dei beni espressi in dollari americani in portafoglio. Questo tipo di “deformazione cognitiva” è molto più diffusa di quanto crediamo e troppo spesso tendiamo a sottovalutarla, prendiamo per esempio il prezzo delle materie prime che per convenzione sono definite da indici espressi in dollari americani. Il petrolio “Brent” negli ultimi 5 anni ha visto molto oscillare il proprio prezzo realizzando a fine  periodo un calo del 12,55%, per un europeo il calo del prezzo però è stato del 20% circa visto che nello stesso periodo l'euro si è rafforzato di circa l'8%,  mentre per un britannico, per effetto delle oscillazioni della sterlina, nello stesso periodo il prezzo del petrolio è aumentato del 7% circa ! Allontanandoci dalle valute principali le oscillazioni dei cambi possono risultare ancora più determinanti nel risultato degli investimenti e oggi visto i risicati tassi offerti dal mercato obbligazionario (che ricordiamo rappresenta circa il 70% dell'asset di investimento dell'investitore nazionale) è più che mai importante tenere in considerazione questa variabile.   Come può l'investitore medio evitare che la componente cambio infici in maniera considerevole o comprometta il rendimento del proprio portafoglio ?   L'investitore deve prendere coscienza del problema mettendo in campo le corrette contromisure e trattandosi di argomenti specifici, in prima istanza è bene farsi aiutare da professionisti del settore.   Nell'ambito delle specifiche scelte di investimento possiamo distinguere 2 principali azioni :   1- Se si possiedono titoli denominati in valute diverse dalla propia, devono essere valutate le correlazioni storiche fra valute di investimento e la propia valuta di riferimento in modo da poter determinare, stimandola, l'ampiezza delle possibili variazioni dei cambi . Una volta fatto ciò si possono acquistare sul mercato strumenti che permettano di “compensare” le oscillazioni dei cambi . Fra gli strumenti più noti segnalo gli ETF certificates o le opzioni su cambi, che però sono strumenti da selezionare con l'aiuto di esperti.   2- Una valida alternativa offerta dal mercato degli strumenti finanziari è rappresentata dai fondi di investimenti “Hedgiati” , si tratta di fondi di investimento che pur investendo in titoli espressi in varie valute, prevedono al loro interno la “copertura” del cambio nella valuta del sottoscrittore (eur per gli italiani) . Tale copertura altro non è che la neutralizzazione dell'effetto cambio sul portafoglio, per cui se per esempio il fondo acquista azioni Inglesi, e è coperto dal rischio cambio Eur /Sterlina ,  il sottoscrittore in euro seguirà il valore assoluto dei titoli, senza l'effetto cambio. In questo modo l'investitore può trovare uno stesso fondo che investa in azioni USA denominato per esempio in $ o uno “Hedgiato “ per l'investitore europeo che non vuole correre il richio/ opportunità cambio, denominato in Euro.   Di seguito riporto il grafico di 2 ETF che replicano il prezzo dell'oro da inizio anno e negli ultimi 3 mesi. Uno è in dollari (Wisdom)  e l'altro in euro (Hedgiato) Xtrakers.

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Quali i settori di investimento da privilegiare dopo gli interventi delle banche centrali?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 28.04.2020

  Sappiamo tutti quale devastante impatto abbia avuto il covid19 sulle vite di  milioni di persone, non solo per effetto dei decessi, ma anche  in termini di limitazioni alle attività, alla mobilità e ai comportamenti.   E' indubbio che il costo economico dell'impatto sulle attività produttive atteso rincarerà ulteriormente la dose e anche se non ne sono chiari i contorni, sappiamo che il conto sarà salato e  non presenterà sconti.   In questo contesto alcuni si sentono impotenti, molti cercano di mettere in atto  reazioni che appaiono disordinate e ardite, quasi tutti però propongono ricette e soluzioni che troppo spesso non reggono alla logica dei fatti in quanto contaminate da una diffusa disinformazione .   Oggi voglio aiutare il lettore a focalizzare le differenze e i tratti comuni delle reazioni messe in campo delle autorità politiche  economiche europee ed americane.   Essenzialmente possiamo distinguere 2 attori principali : le autorità politiche  e le autorità monetarie (Banche Centrali) .   Quando gli orientamenti di base di queste entità coincidono, l'azione appare più incisiva, chiara ed efficace, pertanto per poter apprezzare le azioni messe in atto da queste istituzioni è fondamentale apprezzarne non solo la tempestività ma la logica sottostante.     Le banche centrali sono indipendenti dal potere politico e agiscono essenzialmente con modalità comuni quali :   1- Sorvegliano il sistema bancario del paese (o unione) di cui sono riferimento ;   2- Effettuano operazioni di finanziamento del sistema creditizio ;   3- Definiscono i tassi di riferimento e la quantità di massa monetaria in circolazione ;   Tutte queste mansioni sono effettuate con il fine comune di garantire il funzionamento del sistema finanziario vigilato, ma con due importanti differenze, la prima è che l'unione europea rappresenta una realtà economica molto più eterogenea rispetto agli stati americani e la seconda è che  gli obiettivi che le due banche centrali vogliono perseguire non sono identici .   Mentre per la FED l'azione ha come primo obiettivo il mantenimento della massima occupazione (cd piena occupazione) e quindi la crescita economico ed in secondo luogo il contenimento di tassi di inflazione specifici,  la BCE  ha come mandato principale quello di mantenere la stabilità dei prezzi salvaguardando il valore della moneta comune, l'Euro .   Vediamo ora quali azioni sono state messe in atto dalle banche centrali europee e americane e quali le conseguenze per gli investimenti.   La BCE ha di fatto rafforzato il quantitative easing aumentando l'importo per il 2020 di 750 miliardi di euro , con questo importo la BCE acquista sul mercato primario (in emissione) titoli eleggibili costituiti per massima parte di titoli di stato di paesi dell'unione (secondo il programma di acquisti già in essere) .   La novità sul nuovo programma rispetto al precedente riguarda la possibilità di acquisto da parte della BCE di un importo maggiore di obbligazioni e di Titoli di Stato non più secondo la rigida proporzione del peso dello stato all'interno dell'UE (cd. Capital key) ma secondo criteri meno restrittivi dettati dalle esigenze del caso che possono prevedere maggiori emissioni per alcuni paesi, con deficit maggiori (es. Italia) rispetto a quelli “più virtuosi”, come la Germania.   La drammaticità del momento, ha aperto le porte all'acquisto anche di una maggiore quantità di titoli  obbligazionari corporate (sempre fra la tipologia di quelli ritenuti eleggibili) e all'inclusione fra gli asset acquistabili dei titoli greci e le commercial paper.   L'azione della banca centrale americana (FED) si è distinta su due interventi di politica monetaria, il primo  per 700 miliardi di dollari e un secondo  della portata di 2.300 miliardi di dollari di prestiti concessi secondo il seguente schema  :   600 miliardi usd per le grandi aziende con oltre 10.000 dipendenti ;   850 miliardi usd per ampliamento acquisto sul mercato primario e secondario di obbligazioni societarie incluso i cd junk bond (titoli a basso merito creditizio);   500 miliardi usd di prestiti agli stati americani utilizzati per acquisto di debiti degli enti locali, cd Municipal Liquidity Facility)   350 miliardi usd utilizzati per acquisire prestiti concessi dalle banche a piccole medie aziende.   Un terzo intervento di politica monetaria messo in campo riguarda la riduzione dei tassi di finanziamento a zero.   Le azioni delle due importanti istituzioni finanziarie sono espressione degli obiettivi che le stesse si prefiggono e di conseguenza hanno riflessi diversi sull'economia e sugli investimenti, vediamo i possibili sviluppi sugli investimenti :   Europa   La prima conseguenza dell'azione di aquisto diretto di titoli obbligazionari sul mercato primario è quello di tranquillizzare in generale gli investitori sulla capacità di finanziarsi e rifinanziarsi del sistema pubblico e privato , ciò sostiene i prezzi o perlomeno attenua le tensioni di calo dei prezzi dei titoli di stato e di alcune  obbligazioni  di aziende europee e dei corrispondenti corsi azionari.   Tuttavia, il tratto comune di tali politiche  è quello di portare nel medio periodo ad un incremento del debito pubblico dei paesi delle rispettive unioni, tale incremento sarà noto e prevedibile per gli USA, ma all'interno dell'Unione Europea vista l'eterogeneità dei paesi che la compongono produrrà incrementi dei debiti pubblici nazionali di entità diverse in termini assolute, ma anche in termini relativi.   In altre parole a fine intervento, con ogni probabilità il debito pubblico tedesco, francese e italiano aumenteranno, ma in termini percentuali il rapporto debito/Pil a fine manovra sarà più gravoso per noi italiani che per i primi .   Pertanto l'Italia rischierà di doversi finanziare o rifinanziare in futuro a tassi più elevati rispetto agli attuali e ciò genererebbe una spinta al ribasso dei valori dei titoli di stato, nel medio periodo, ma già strisciante ed evidente nelle ultime emissioni dei titoli del debito nazionale (BTP, CCT, BOT, ecc) con  un outlook negativo per la sostenibilità dei conti pubblici.   Questo aspetto come sappiamo impatta in primis sui bilanci delle banche che detengono in propietà significative quantità del debito italiano traducendosi nel tempo,  in una maggior vulnerabilità dei prezzi di obbligazioni e azioni delle banche nazionali.   I paesi più virtuosi dell'unione invece potrebbero essere apprezzati dagli investitori alla ricerca di investimenti sicuri, in questo scenario le obbligazioni e i titoli di stato delle nazioni europee con la migliore sostenibilità dei conti pubblici sarebbero particolarmente richiesti e quindi sostenute nei loro valori (prezzi) sia in termini assoluti che relativi rispetto alle nazioni meno performanti.   In un contesto del genere, in generale i titoli azionari non risultano particolarmente sostenuti, in quanto con un costo dell'indebitamento aziendale  non più comprimibile (tassi ai minimi storici) il loro apprezzamento può essere garantito solo dalla capacità di generare costanza di  cash flow dovuta al fatto di essere  leader di mercato o perchè appartenenti a settori specifici (es. e -commerce o settore farmaceutico) o ancora per avere una particolare efficienza produttiva rispetto ai competitors.   I valori dei titoli azionari e obbligazionari delle aziende di beni di consumo durevoli o semidurevoli, di servizi non essenziali e quelle che hanno un elevato livello di debito e producono bassi livelli di fatturato (cash flow) in questo contesto sono le più esposte a rischi di perdita di valore , per loro è elevato il rischio di erosione di profittabilità se non addirittura di sopravvivenza (aziende del settore edile, automobilistico o ristorazione...).   Per queste aziende l'impatto delle politiche monetarie della BCE può essere poco significativo, il valore dei titoli espressioni di tali aziende possono essere sostenuti solo da politiche economiche fiscali governative, pertanto l'analisi va arricchita con le valutazioni degli impatti economici sulle politiche economico fiscali messe in campo dai vari paesi, con l'accortezza che in questo settore l'impatto delle politiche fiscale mostra effetti a medio termine.          USA   L'azione della FED si muove essenzialmente in due direttrici la prima con l'istituzione del nuovo Quantitative easing e la seconda con una azione di riduzione tassi di interesse (a differenza che in Europa i tassi Usa erano positivi due mesi fa) .   La riduzione dei tassi di interesse ha un immediato beneficio sulle obbligazioni a tasso fisso e sulle azioni  USA (sopratutto quelle appartenenti ad aziende ben gestite e attive su settori strategici)  in quanto permette alle aziende minori oneri finanziari che si traducono in migliori conti economici.   L'azione del  QE invece garantisce liquidità al mercato dei titoli ad ampio spettro, in altre parole genera nella FED un compratore “di ultima istanza” che sostiene in qualche misura i prezzi dei titoli, ma a differenza del QE europeo lo fa su una tipologia di titoli più ampia determinando effetti più incisivi .   Il QE americano  prevede in modo naturale e diretto l'acquisto non solo di titoli di stato, ma anche di  obbligazioni corporate (cioè di aziende) garantite da finanziamenti .   In un paese trainato dai consumi, sostenuti da debiti dei privati,  molte aziende rientrano in questo comparto, ciò rende l'azione della FED tutt'altro che marginale per l'economia in termini di numero di aziende interessate, garantendo un importante sostegno alle aziende che finanziano i consumi e quindi l'economia.   Non sostenere i finanziamenti dei privati per gli USA corrisponde a non sostenere l'economia.   Il QE americano quando agisce sui titoli del tesoro USA, genera effetti simili a quelli Europei permettendo allo stato emittente di titoli di incrementare la spesa pubblica a sostegno dell'economia trovando nella banca centrale un acquirente sicuro al debito emesso, ma diversamente che per la BCE, quando acquista obbligazioni, la FED diviene anche un sostenitore primario  alle aziende in quanto acquirente diretto del loro debito.   Ciò si traduce in una forte fiducia dell'investitore del mercato sul debito USA e sulle obbligazioni aziendali delle società a stelle e striscie, con l'effetto di  sostenere ( o limitare le discese) dei prezzi delle obbligazioni e in maniera indiretta anche delle azioni.   L'ampiezza dello spettro della tipologia di acquisti delle obbligazioni rappresenta un elemento distorsivo nel breve periodo, sul mercato obbligazionario e azionario, in quanto sostiene i prezzi anche di titoli di aziende relativamente indebitate e con una bassa reddittività.   Ciò perchè scopo principale del QE in salsa americana è quello di tenere in vita le aziende in momenti di crollo economico evitando che le recessioni diventino depressioni, in questo modo  la FED assolve al mandato di assicurare livelli occupazionali elevati, che poi è il principale obiettivo dichiarato della banca centrale.   Solo in un secondo momento, quando l'economia avrà superato lo shock, le aziende più forti cresceranno e quelle meno competitive usciranno dalla scena in un normale ricambio che però non dovrà portare a forti tensioni del mercato del lavoro, perchè in USA, diversamente che da noi vige l'adagio “ Chi non lavora , non fa...consumi!” .   In questo contesto, i titoli di stato USA e il dollaro USA rappresenteranno veri e propi beni rifugio, insieme all'oro, così come le azioni delle aziende solide e con businnes solidi continueranno ad essere sostenute dal businnes e dagli alti livelli di consumo, le aziende meno attrezzate resisteranno per un po' perchè sostenute nel breve periodo, ma essendo meno competitive in un secondo tempo soccomberanno a scapito delle migliori.   Nel mercato obbligazionario USA ci sono alcune opportunità in aziende solide e strutturate e diversi punti interrogativi in settori deboli come quello dello “Shale Oil”  mentre il comparto delle obbligazioni  ad alto rendimento ed elevato rischio  oggi offre più incertezze che opportunità .   Il mercato azionario americano risulta selettivo, presenta luci ed ombre, questa è una occasione per “qualificarlo” ovvero per fare una sorta di “tagliando” per capire come si è posizionati e se il caso modificarne la composizione, tenendo conto però che gli attuali livelli di prezzo scontano una situazione economica migliore rispetto a quella attuale e probabilmente anche rispetto a quella di un prossimo futuro, per cui... cautela.   

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Qualora non fosse la fine?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 26.03.2020

E' indubbio, siamo preoccupati per la situazione sanitaria nazionale ed internazionale, siamo disorientati dal bombardamento di informazioni quotidiano, siamo sconcertati dalla quantità di fake news che leggiamo o ascoltiamo dai nostri apparecchi e soprattutto siamo (chi più e chi meno) rattristati o addirittura depressi dal blocco domestico e lavorativo che ci catapulta in una condizione innaturale del quotidiano e ci angoscia al solo pensiero di non poter riprendere come prima la nostra attività lavorativa o di semplice vita quotidiana dalla quale traiamo le sostanze per mantenere o cercare di migliorare il nostro tenore di vita.   In questa situazione è di fondamentale importanza capire che per quanto profonda ed imprevedibile, questa crisi, prima o poi verrà superata ma che una volta ripresa l'attività, nulla sarà più come prima. Quindi, per chi crede che questa crisi non sia la fine del mondo, è utile concentrarsi sulle aspettative del tempo necessario per superarla , sugli strumenti più adeguati da mettere in atto per limitarne gli effetti negativi e perché no, trovo utile anche ipotizzare come riprenderemo la vita di tutti i giorni e con che modalità riprenderemo ad operare.    Ad oggi abbiamo un riferimento importante davanti a noi, l'esempio cinese, da dove tutto è partito e dove lentamente possiamo dire che si stia tornando ad una vita vicino alla normalità, così come la si conosceva prima del covid19. In Cina (anche se con errori che ne hanno ritardato l'intervento) alla comparsa del covid 19, memori probabilmente dell'esperienza della SARS comparsa fra il 2002 e il 2003 nella provincia cinese del Guangdong per poi interessare parte della Cina ed Hong Kong, per superare la crisi ci si è mossi su due direttrici importanti, quella sanitaria e quella economica.    La prima direttrice, quella sanitaria è stata messa in atto, bloccando le attività produttive e la circolazione delle persone isolando in maniera decisa l'ampia area del contagio (città di Whuan e la sua provincia) e costruendo rapidamente enormi capannoni sanitari dove trattare i contagiati isolandoli, disponendo ampi comparti riservati alle terapie intensive, per trattare le polmoniti che colpivano i pazienti più anziani e quelli giovani esposti a patologie specifiche pregresse.   Non solo, abbiamo assistito da parte del governo ad una decisa attività volta a limitare fortemente il numero di infetti da assicurare tempestivamente all'isolamento, con una vasta campagna di rilevazione delle temperature corporee negli aeroporti, sui mezzi di trasporto e nei luoghi pubblici. In questo modo al minimo caso di febbre o sintomi compatibili con il covid19, scattava il tampone con esiti resi noti in poche ore e conseguenti prese in carico in quarantena dei casi positivi con il risultato di contenere lo sviluppo di possibili nuovi focolai.    Questa coordinata e forte attività sanitaria ha permesso il contenimento prima e la cura poi dell'infezione permettendo oggi, dopo circa 2 mesi dalla prima messa in quarantena (quella della città di Whuan del 23 gennaio) di poter iniziare il ritorno alla vita normale e all'attività lavorativa.    Contestualmente, sul fronte economico, consapevoli che il forte isolamento e blocco delle attività produttive avrebbe comportato perdita di reddito per i lavoratori e difficoltà finanziarie per le aziende, si sono messe in atto specifiche contromisure, a favore dei lavoratori e delle aziende. Per i primi si sono disposte quote di spesa pubblica per garantire loro redditi e quindi consumi, mentre per le aziende si sono previsti finanziamenti diretti volti a mantenerle in piedi durante il fermo imposto, in modo da non permettere loro di fallire e risultare pronte a ripartire a crisi superata.    Sono altresì state rinviate scadenze di pagamento affitti e oneri finanziari alle piccole e medie aziende e sono state ridotte le restrizioni nazionali alla vendita di immobili. L'insieme delle misure economiche del governo cinese sono stimate nell'ordine di un deficit fiscale al 6%/6,5% , una potenza di fuoco importante e immediatamente resa disponibile.    Sul fronte bancario, la PBOC (banca centrale cinese) ha tagliato il 19 febbraio i tassi a 1 e 5 anni rispettivamente di 10 bps e 5 bps e contestualmente ha iniettato liquidità nel sistema con un importo di 150 miliardi di RMB (pari a circa 2,1 mld usd) . Questa iniezione ha permesso di non compromettere il funzionamento del mercato dei capitali che ha potuto garantire un normale approvvigionamento a banche e indirettamente a tutto il settore delle aziende, sostenendole nel momento del calo di lavoro dovuto alla riduzione degli ordini e al blocco produttivo imposto a macchia di leopardo (oltre che quello totale a Wuhan) laddove si andavano verificando nuovi focolai.    L'azione combinata degli interventi sopra descritti, anche se messi in atto con ritardo rispetto ai primi casi rilevati che pare risalgano al dicembre 2019, ha permesso al paese di “limitare” il blocco produttivo a circa 2 mesi e ora si sta preparando lentamente a ripartire.    Come sappiamo l'epidemia da noi si è presentata all'inizio di febbraio, ma soltanto nella seconda metà del mese abbiamo preso coscienza della situazione, il 23 febbraio si è imposta la prima quarantena a Codogno e successivamente l'8 marzo alla Lombardia e aree limitrofe (c.d. zone rosse) e poi all'intera Italia.    Lentamente, in ordine sparso e con (troppa) poca convinzione anche il resto d'Europa, il Regno Unito e gli USA prendono coscienza del problema e attuano in ordine sparso misure di contenimento della mobilità o quarantene più o meno stringenti, il risultato è una crescita rapida ed esponenziale dei contagi e un impatto economico sociale enorme, l'occidente reagisce da impreparato, nonostante il caso Italiano .    La reazione economico finanziaria non tarda, i riflessi sui mercati finanziari sono enormi, indici di borsa che crollano in sedute drammatiche mai viste prima, mercato obbligazionario molto rallentato, forte perdita di valore di obbligazioni e titoli di stato, caduta del prezzo dell’oro, bene rifugio per eccellenza mentre sul fronte sanitario aumentano in maniera esponenziale i contagiati e le vittime.    A questo punto l'emergenza è totale e diffusa, le banche centrali prendono iniziative per sostenere i mercati fornendo liquidità e abbassando i tassi ove possibile, ma dopo un primo momento di stasi, il panico invade i mercati riproponendo cadute di valore. A poco valgono gli interventi poco autorevoli di importanti esponenti politici ed economici , Lagarde in primis, sfavoriti da un contesto di disunione di azione fra paesi e confusione totale, l'azione nell'area euro in questo contesto è goffa e fornisce continuamente argomenti ai suoi detrattori , mentre Boris Johnson e Donald Trump appaiono più che mai in balia degli eventi .    La situazione appare surreale, nonostante avessimo l'esempio cinese dinnanzi a noi, non abbiamo saputo reagire nei migliori dei modi e solo ora intuiamo che la soluzione deve passare da una forte collaborazione fra paesi, sia in termini di decisioni politiche, che economico che sanitarie. In questo polverone è di ieri l'autorevole intervento dell'ex governatore della Banca Centrale , l'italiano Mario Draghi, che incita ad agire tempestivamente, con interventi economici a sostegno dei consumi e dei posti di lavoro, lasciando in secondo piano il problema del debito e concentrandosi su azioni fiscali ed economico con focus sull'economia reale, a sostegno del lavoro e dei lavoratori ed imprenditori che rischiano di perdere il loro posto di lavoro e la loro capacità di spesa per effetto della crisi. Indicazioni queste chiare e corrette che per molti aspetti ricalcano le azioni dei cinesi, per questo motivo credo che analizzare l'evoluzione del caso cinese, iniziato due mesi prima che da noi, possa in qualche misura darci un'idea di cosa ci aspetti.    Dal punto di vista dei contagi e della diffusione della malattia, la Cina oggi non presenta da giorni nuovi contagi e lentamente ma decisamente sta tornando alla normalità anche produttiva.      È quindi ragionevole pensare che se continueremo in maniera decisa ad attuare le norme di isolamento e la profilassi impostata, entro 2/3 settimane potremmo assistere ad un sensibile miglioramento della situazione e ad una stabilizzazione di contagi a livelli perlomeno gestibili, ciò sarebbe un ottimo dato per autorizzarci ad iniziare a programmare l’azione di ripartenza.    Come detto in precedenza, l'uscita economico finanziaria dall'emergenza non può prescindere dalla soluzione sanitaria, anche in questo caso un grafico storico può aiutarci ad intravedere il futuro. Di seguito si riportano gli andamenti degli indici borsistici Italiani, Americani (S&P 500) e Cinese.      Si nota come gli indici occidentali si muovano in sincrono fra loro e accusino pesanti e paragonabili flessioni nel periodo di esplosione del problema nelle rispettive aree (con inizio nella seconda parte di febbraio 2020) . L'indice cinese invece mostra lo stesso movimento con un anticipo di circa 40 giorni, iniziando a flettere nella seconda metà di gennaio esattamente in concomitanza dell'esplosione del problema in Cina, ma grazie ai tempestivi interventi nel comparto fiscale ed in quello sanitario prima e finanziario monetario poi, si vede come la flessione venga riassorbita in parte nelle settimane successive.    Naturalmente trattandosi di una crisi mondiale la Cina non può ritenersi totalmente incolume dall'impatto della crisi in altri paesi, per questo motivo il suo recupero non è ancora stato totale. Questa dinamica dovrebbe rafforzare sempre più la nostra attenzione e convinzione nell'applicare le norme sanitarie di “emergenza” e soprattutto dovrebbe autorizzarci a guardare al futuro con un minimo di speranza fondata su dati oggettivi, secondo i quali, in un tempo ragionevole (30/40 giorni) potremo realisticamente pensare di rimettere in moto gradatamente l'attività produttiva , inizialmente a ritmi contenuti e poi via via sempre più velocemente sino a ritmi che provino a recuperare almeno una parte della produzione persa.    In questo momento, dal punto di vista economico è importante tenere la macchina produttiva accesa al minimo e come auspicato da Draghi, mettere in campo tutte le azioni di spesa pubblica e stimolo fiscale per sostenere lavoratori e imprese, in modo da non condurre l'economia in un pericoloso sentiero di recessione profonda.    Non voglio trasmettere ottimismo a basso costo, abbiamo già una volta sottovalutato l'esempio cinese, farlo di nuovo potrebbe costarci caro. Direi che per questa volta dovremo comportarci noi da “cinesi” copiando dalla loro esperienza, in questo modo potremmo uscire dalla crisi limitando i danni per ripartire con nuovo dinamismo.    Non limitiamoci a questo, il covid 19 ci sta impartendo una altra grande lezione, il modello di sviluppo e il modello produttivo non sono in linea con un progresso che contempli tutto il mondo unito e sempre più legato dalla globalizzazione selvaggia. Il profitto non deve essere l'unica direttrice sulla quale costruire uno sviluppo economico sostenibile, l'attenzione alla salute e alla dignità umana, alla sostenibilità dei processi produttivi nel rispetto delle risorse del pianeta e perché no delle generazioni future dovrà necessariamente permeare in maniera completa i modelli produttivi .    Questa crisi ci sta insegnando molto anche sull'importanza e ausilio dell'impatto tecnologico nelle nostre vite (smartworking, video comunicazioni, ecc.) come strumenti di un nuovo benessere, al pari della ricerca sanitaria che grazie a strumenti come i big data e l'intelligenza artificiale si candida a direttrice di progresso auspicata e auspicabile per la nostra civiltà.    Riflettiamoci ora che per forza maggiore non siamo inglobati nella frenesia produttiva quotidiana, altrimenti rischiamo di dimenticarcene, ma come la storia insegna il covid di turno non si scorda di noi! .

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