Reinaldo Ferreri

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Consulente finanziario

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Prepariamoci a cambiare: l'accordo di libero scambio siglato la scorsa settimana tra Cina e altri 14 paesi asiatici apre scenari di investimento finora impensabili.

Scritto il 24.11.2020

Anestetizzati, nel migliore dei casi confusi, sicuramente non adeguatamente informati ; questo a mio avviso è oggi più che mai la desolante situazione del risparmiatore  medio bombardato esclusivamente di notizie, più o meno attendibili, chiare e meno chiare sull'unico argomento possibile il Coronavirus. Intanto parafrasando Vasco Rossi,  “..il mondo rotola” e continua la sua strada verso uno sviluppo che appare ai più oscuro e incomprensibile,.... ai più, ma non a tutti. Cerchiamo insieme di delineare le direttrici del futuro per cercare, in qualità di investitori, di posizionare in maniera quantomeno adeguata il proprio portafoglio, per l'occasione facciamoci aiutare dai numeri di alcuni avvenimenti che temo siano sfuggiti : 2,7 Miliardi di persone , questo è il numero della popolazione di Cina e altri 14 paesi dell'area Asiatica che la scorsa settimana hanno siglato l'accordo di libero scambio commerciale denominato RCEP ( Regional Comprehensive Economic Partnership) ; 25.800 miliardi di Dollari il PIL combinato di questi 15 paesi , attualmente pari al 30% del PIL mondiale e atteso ad una crescita importante nel prossimo decennio. Per fare un paragone, il NAFTA, l'accordo sul libero scambio fra USA,Canada e Messico interessa circa 490 milioni di personeper un valore di circa 23.000 miliardi di dollaridi PIL, mentre l'area Euro  interessa 447 milioni di cittadinipari ad un PIL di 16.400 miliardi di dollari. Questi pochi numeri ci danno una indicazione di come la geografia economica  stia spostando il suo asse dall'atlantico al pacifico e di quanto fermento esista in ampie aree del globo che forse i nostri investimenti ancora non hanno adeguatamente esplorato, ma c'è di più, queste dinamiche economiche sociali oggi  incrociano le loro strade in  un periodo storico attraversato da secolari cambiamenti nella vita degli individui spinti dall'impulso tecnologico. Prima di oggi, solo nel rinascimento troviamo tracce di un così intenso “salto in avanti” della società, che ha visto uno sviluppo sincrono della scienza, delle arti corroborato dalle nuove frontiere geografiche offerte dalla scoperta dell'America e dall'epopea delle esplorazioni. Oggi la nuova frontiera è rappresentata dallo sviluppo delle biotecnologie e delle scienze mediche che ci autorizzano a sperare in una vita più longeva e sana, nella stessa direzione muove l'applicazione della tecnologia in ambito alimentare e nello sviluppo delle macchine per la diagnostica che mirano a migliorare la qualità della vita. Si affiancano a queste dinamiche anche le applicazioni tecnologiche nell'ambito dell'elaborazione dei Big data e dei sistemi di intelligenza artificiale che si candidano a pieno titolo a motori di sviluppo negli ambiti produttivi dando vita a nuove scienze quali la  robotica e la meccatronica. Tutto ciò si muove all'alba dello sviluppo del 5G (la quinta generazione della telefonia mobile) che potenzierà ancora di più la nostra capacità di comunicare e di agire a distanza, oltre a fornire nuovi e stupefacenti contenuti alla neopercezione sensoriale della “realtà aumentata” ? Grande fermento non c'è dubbio, ma come spesso accade esistono anche “rovesci della medaglia” che di questi tempi si chiamano sovrasfuttamento delle risorse energetiche, inquinamento, diseguaglianza , cambiamenti climatici, ecc. e che minano lo sviluppo armonico e portatore di progresso lasciato intravedere dalle nuove frontiere. Anche il contrasto o perlomeno il contenimento degli impatti negativi del “rovescio della medaglia”  ci indicano nuovi importanti settori ed ambiti nei quali saremo chiamati come genere umano a confrontarci e che dobbiamo debitamente tenere in considerazione nelle scelte di investimento. In quest'ottica, scegliere di inserire nei propri portafogli titoli legati alle industrie dei trend secolari o legati al contrasto dei cambiamenti climatici, non è solo utile, è lungimirante e promettente. Attenzione però, una delle caratteristiche fondamentali delle nostre società è rappresentata dalla velocità con i quali i cambiamenti si verificano e l'estrema specificità dei nuovi settori, per questo motivo è importante affidarsi nelle scelte di investimento a professionisti del settore informati e formati. La capacità di selezione delle aziende più promettenti, unita all'interpretazione dei cambiamenti in atto sono il grande valore aggiunto che il consulente fornisce ai risparmiatori assistiti e rappresenta un grande valore sopratutto in periodi complessi come l'attuale. Fra 10 anni forse ricorderemo poco dell'intensità di questi mesi, forse avremo dimenticato molto della forza emozionale del 2020, ma sicuramente raccoglieremo i frutti delle nostre scelte di investimento impostate oggi, …. sempre se stiamo correttamente allocando le nostre scelte di investimento approcciando il tema in maniera razionale e non emotiva . Per capire come questo concetto non sia un banale esercizio mentale fine a se stesso, vi propongo la lettura dei dati della seguente tabella , dove vengono riportati i primi 10 gruppi mondiali per capitalizzazione nel 2010 a confronto con quelli del 2018 . Noterete che in solo 8 anni sono state travolte le convinzioni di decenni e sono mutati i protagonisti del panorama economico mondiale Immaginiamo ora la differenza in termini di risultati economici fra chi nel 2010 avesse investito nell'allora selezione dei più importanti titoli e chi invece avesse deciso di investire in quei titoli emergenti che rappresentavano il nuovo all'orizzonte e che oggi a buona ragione sono presenti nella colonna di destra. Per il futuro, ho alcune idee, se le vuoi condividere sono pronto.  

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L'investimento migliore ? Noi e il nostro mondo

Scritto il 21.10.2020

E' noto a molti ed è avvertito da tutti che la società contemporanea è oggetto di un profondo mutamento  che appare a molti particolarmente tumultuoso, se paragonato alle dinamiche economiche del secolo scorso. Il periodo post industriale per effetto dello sforzo economico produttivo di ricostruire un mondo distrutto dalle due guerre mondiali ha permesso ad ampie fette di popolazione di migliorare il proprio status economico e ha garantito un progresso che per diffusione e profondità non è paragonabile a nessun periodo storico precedente. Nasce e si afferma  nella seconda metà del secolo scorso la cosidetta “Classe media” che ha rappresentato per grande parte il motore alla crescita economica sociale di intere nazioni e continenti. Grazie a lei,  i consumi hanno conosciuto uno sviluppo notevole in termini di crescita alimentando una distribuzione di reddito che ha rappresentato un solido e fertile terreno sul quale ha potuto produrre i suoi effetti il moltiplicatore Keynesiano. Secondo tale dottrina, elaborata da Keynes nella prima metà del 900, un incremento nei consumi , degli  investimenti o della spesa pubblica, produce un incremento di reddito complessivo con un effetto moltiplicatore, ovvero con un effetto “N” volte superiore rispetto alla misura impiegata. Tale moltiplicatore è tanto più elevato tanto più sono alti i consumi e questi sono direttamente proporzionali al reddito procapite (e quindi al reddito da lavoro) che il lavoratore percepisce  . Secondo tale teoria, le politiche di sviluppo devono contemplare sostegni all'occupazione e ai consumi, ciò si tradurrà “con un effetto moltiplicatore”  in crescita di reddito complessivo della società. Attenzione però, questo moltiplicatore sarà tanto più elevato quanto più la popolazione sarà in grado di destinare risorse ai consumi , questa predisposizione peculiare è misurabile e nota in economia con il termine “propensione al consumo” e ogni sistema economico, ogni paese,  ha una propia propensione al consumo. E' evidente come lo sviluppo della classe media sia stata alla base di  un forte ampliamento  dei consumi nazionali e quindi della propensione al consumo dei paesi nella seconda metà del secolo scorso e ciò ha portato in diversi contesti alla nascita e sviluppo di numerose attività economiche produttive di beni destinati al consumo (si pensi ai meravigliosi anni 60 in Italia o considerando periodi più vicini la crescita di economie emergenti come la Corea del Sud negli anni 80 o la  Cina di oggi) che hanno costituito o costituiscono oggi il motore di una poderosa crescita del reddito nazionale (PIL) e quindi della ricchezza globale di questi paesi. Grazie alla classe media hanno conosciuto enormi fortune le industrie alimentari, automobilistiche o degli elettrodomestici, colonna vertebrale dell'impetuoso sviluppo economico del dopoguerra e sul successo di questi settori si sono affacciati nel panorama produttivo i nuovi ambiti produttivi legati all'informatica, alle scienze mediche e biotecnologiche.   Questa dinamica virtuosa relativa alla classe media è andata via via esaurendosi, fino a conoscere unasensibile battuta di arresto verso la fine del secolo scorso e un costante e per molti versi regressiva dinamica negli ultimi 4 lustri che incessantemente sta riducendo il peso specifico della classe media  nella socialità post moderna, a favore di una polarizzazione della ricchezza. Secondo il report Oxfam, presentato al World Economic Forum di Davos del 2019 sulle disuguaglianze, la dinamica della distribuzione del reddito nei diversi paesi del mondo ormai da diversi anni, si muove nella direzione di una costante e forte crescita della disuguaglianza. Cio avviene nella maggioranza delle parti del mondo seppur con velocità diverse e i paesi “ricchi” per intenderci i paesi industrializzati, non ne sono assolutamente esenti. Pur in presenza di crescita della ricchezza mondiale, si assiste all'incremento della concentrazione di tale ricchezza, per cui oggi i 2.153 individui più ricchi del pianeta detengono un patrimonio superiore ai 4,6 miliardi di persone meno abbienti , sempre da questi studi emerge che le 22 persone più facoltose della terra, superano la ricchezza di tutte le donne del continente africano !. Nel 2019, l'1% più ricco della popolazione mondiale detiene più del doppio della ricchezza posseduta da 6,9 miliardi di persone meno abbienti.   Questi dati sono ancora più sorprendenti se considerato l'attuale periodo storico, dominato da una visione economico finanziaria  definita in modo inappropiato  “liberista” molto deformata rispetto ai nobili  intenti dei padri ideatori del pensiero liberista che muoveva dalla volontà di garantire un sistema economico spinto dalla ricerca individualistica del miglior profitto, base per la realizzazione del  miglior benessere possibile per la totalità  degli individui e quindi della società nel suo insieme. Oggi si parla di “Neoliberismo” avvicinando in maniera impropia l'idea liberista originale. Secondo la dottrina classica liberista, un primo e importante caposaldo per permettere prosperità economica è dato dalla libera concorrenza e quindi dall'assoluta necessità di evitare oligopoli, o peggio ancora monopoli che per definizione sono inefficienti. Oggi, la tecnologia e l'assenza di una regolamentazione adeguata ai tempi (si pensi solo all'imposizione fiscale dei colossi di internet) si sta imponendo realizzando  forti barriere all'entrata di competitors nei settori economici più remunerativi dando loro importanti rendite di posizione che hanno l'effetto di produrre  monopoli  e oligopoli   che determinano una distribuzione del reddito sempre  più concentrata in pochi operatori ( quando non persone) che rappresenta un pericoloso freno, se non addirittura un enorme ostacolo allo sviluppo economico sociale dei paesi.   Lo sviluppo selvaggio e utilitaristico della tecnologia  distrugge e non crea posti di lavoro,  generando rendite di posizione che concentrano ricchezze in mano di pochi, invece di incrementare concorrenza e innovazione, ricchezze che poi spesso vengono utilizzate per  acquisire competitors ancora poco strutturati e poco solidi limitando la concorrenza e la crescita economica di diversi operatori, con il risultato finale di generare disuguaglianze e sopratutto mettendo i presupposti per  rendere inefficaci le possibili politiche di stimolo alla crescita del reddito che come visto sono tanto più positive, quanto maggiore è la distribuzione del reddito nazionale.   In una situazione di questo genere, pandemie come Covid19 o calamità naturali (magari dovute all'insostenibilità del modello produttivo) hanno l'effetto di velocizzare ed ampliare dinamiche sociali ed economiche distruttive (disruptivecome si ama dire oggi) che però fondano le loro radici in una distonica e al meglio “distratta e non regolata” distribuzione delle risorse economiche. Tornano di attualità come elementi imprescindibili di sviluppo e importanza (se mai fossero scomparsi !) i temi universali della distribuzione delle risorse, dell'accesso alla conoscenza (istruzione) del diritto alla salute e a tutti i diritti universali  che oggi si declinano nelle moderne  tematiche  quali la sostenibilità dei consumi, i cambiamenti climatici, l'utilizzo delle risorse coerente con la vita delle generazioni future, ecc. Da qui dobbiamo partire anche per la selezione dei nostri investimenti.   In questo senso, la tecnologia mantiene nella società moderna  il suo naturale valore di strumento di crescita , ma perde quell'eccesiva connotazione di unico motore di sviluppo a favore di un suo utilizzo critico e governato quantomai necessario per permettere all'intera umanità di intraprendere un sentiero di crescita economico, sociale e politico equilibrato e .   Questa esigenza di progettare e dirigere lo sviluppo delle società è alla base delle scelte che determinano gli ambiti dei nostri investimenti, dove investire non vuol dire “indovinare” la soluzione più remunerativa, quanto piuttosto saper “immaginare” le più ampie e sostenibili tendenze a cui stiamo andando incontro.   In questo senso, anche la rinuncia al consumo immediato per una progettualità futura ( mia definizione nobile del risparmio) deve secondo chi scrive prendere corpo dalle considerazioni sopra esposte e definire una naturale e coerente scelta di allocazione dei propi investimenti nelle direzioni che possano garantire continuità e perchè no, miglioramento delle nostre società, ciò rappresenta la migliore, se non l'unica possibilità di successo anche dei nostri investimenti, perchè coinciderà con  il successo delle nostre società.   In conclusione per investire,... partiamo da noi !       

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Come calcolare il rendimento dei propri investimenti ?

Scritto il 16.09.2020

Nella mia esperienza professionale incontro diverse persone che si differenziano fra loro  per una molteplicità di connotazioni quali : cultura generale, attività lavorative, formazione scolastica, sesso , età , ecc., ecc. Le diverse combinazioni di questi elementi caratterizzano le persone in maniera profonda determinando aspettative e obiettivi di investimento che devo saper comprendere e declinare negli investimenti. In questo modo le soluzioni del risparmiatore prudente sono diverse da quello più aperto alla volatilità, così come il mix e le quantità degli strumenti finanziari di un giovane non possono coincidere con quelle di una persona matura. Questi “tratti” distintivi vanno delineano una pluralità di profili di investimento specifici, direi unici che tuttavia esprimono una esigenza comune e fondamentale che trova una sintesi  nella comune seguente richiesta : Quanto mi hanno reso gli investimenti ?   La risposta a questa domanda è semplice solo nel caso in cui l'investitore abbia conferito una cifra iniziale nota e stabilita (meglio se tonda !) e alla fine di un periodo preciso (es. un anno) la confronta con il valore del patrimonio in quel momento , come nel seguente esempio : Un investitore conferisce Eur 10.000 il 23 Febbraio del 2018 in un investimento che il 23 Febbraio 2019 sono divenuti Eur 10.850, il suo rendimento annuo sarà :         Cap. Finale – Capitale Iniziale = Delta         Deltaè la variazione del capitale nel periodo     (Delta / Capitale Iniziale )X 100                    sarà positivo se guadagno negativo se perdo   Nell'esempio :       [ (Eur 10.850 – Eur 10.000) / Eur 10.000 ] x 100  >>  8,5% Rendimento ottenuto   Nella realtà però l'investitore non detiene solo uno strumento, ma in linea con il principio della diversificazione, con ogni probabilità investirà  in più strumenti finanziari, in questo caso va precisato che il rendimento totale del portafoglio sarà dato dalla somma dei rendimenti degli investimenti in portafoglio pesati per il loro importo . Fino ad ora non abbiamo incontrato particolari criticità, (se non di calcolo nel caso di più strumenti) tuttavia la realtà quotidiana è un pochino più complessa, accade infatti  che gli investitori vogliano conoscere in qualunque momentoil  rendimento del loro portafoglio (e non solo una volta l'anno in occasione della scadenza dell'annualità) e sopratutto accade spesso che nel tempoil portafoglio subisca variazioni per effetto diconferimenti (per esempio di nuovi risparmi o di stacchi cedolari di titoli in portafoglio) o riduzioni per effetto di disinvestimenti (dovuti alla necessità di fare fronte a spese più o meno programmate) tutto ciò può rendere non agevole, al risparmiatore, il calcolo del rendimento complessivo dei propi investimenti. Esiste un metodo specifico di calcolo del rendimento effettivo di un portafoglio che tiene conto delle decisioni di conferimento e disinvestimento effettuate dal risparmiatore nell'ambito di uno specifico arco temporale in grado di fornire il rendimento uperiodale di un portafoglio, il cosidetto MWRR,acronimo di Money Weighted Rate of Return che in italiano possiamo tradurre in Tasso di rendimento effettivo pesato, dove “pesato” è relativo al tempo che i diversi importi restano investiti  nel portafoglio. Questo metodo è molto importante, perchè è il più usato e il più significativo strumento di misurazione delle performance di un portafoglio e fornisce al risparmiatore un elemento chiave per la valutazione della reddittività degli investimenti,  vediamo ora con un esempio come funziona. Supponiamo che a una certa data , 1 luglio 2019 vengano investiti eur 30.000 di patrimonio in un portafoglio diversificato di strumenti finanziari; il 1 agosto 2019 il patrimonio vale eur 36.000 e in questa data vengono conferiti in aggiunta eur 10.000. Il 16 agosto del 2019 il patrimonio valorizzato ammonta a eur 40.000 e in quella data vengono disinvestiti eur 6.000 per necessità del caso. Il 30 settembre del 2019 si procede alla valutazione del patrimonio che ammonta a eur 34.500. Quanto è stato il rendimento dell'investimento per il risparmiatore ? Per rispondere inseriamo i dati nella seguente tabella:   Data Valore patrimonio prima dei movimenti Conferimenti o riscatti Giorni di permanenza nell'investimento 01/07/19 Eur 30.000   92 (fino 30 settembre) 01/08/19 Eur 36.000 Eur 10.000 60 (fino 30 settembre) 16/08/19 Eur 40.000 Eur -6.000 45 (fino 30 settembre) 30/09/19 Eur 34.500       Applichiamo la formula del MWRR   Eur (34.500-30.000+6.000-10.000) =   Eur 500  ( variazione patrimonio nel periodo considerando                                                                               conferimenti e disinvestimenti )   (30.000X92+10.000X60-6000X45)/92 = 33.586,95  (giorni globali di ogni posta di investimento                                                                           pesati per i giorni di permanenza nell'investimento)   MWRR =  [(Variazione media globale patrim) / (giorni globali di ogni posta ponderata)] X 100   MWRR =  ( 500 / 33.586,95) X 100  =  + 1,49%  (rendimento investimento nel periodo) Oltre a fornire un chiaro ed univoco elemento per la valutazione dell'andamento dei propri investimenti, il MWRR tiene in considerazione i movimenti di afflusso e deflusso dei capitali investiti e se ciò è anche frutto dei suggerimenti del consulente, rappresenta anche una indiretta unità di misura per l'investitore , dell'apporto consulenziale sugli investimenti. Infatti se prendiamo il rendimento storico di un fondo in un determinato periodo, ipotizziamo 6% in 18 mesi e paragoniamo l'MWRR del nostro investimento in quel fondo, se MWRR è superiore al rendimento del fondo, significa che le operazioni di conferimento o disinvestimento fatte su quel fondo (in questo caso ipotizziamo siano caldeggiate dal consulente) hanno fornito ulteriore valore all'investimento stesso, altrimenti vale il contrario.   Conoscere il valore del nostro MWRR  permette, all'investitore di apprezzare il duplice vantaggio dalla consulenza : 1- Ottenere una selezione preventiva degli strumenti migliori sul mercato selezionati dal consulente e inseriti nel portafoglio di investimento ; 2-  Beneficiare di una consulenza costante atta ad ottimizzare i rendimenti attraverso conferimenti o riscatti  di investimento nelle diverse fasi del mercato.  

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La diversificazione degli investimenti, indicazioni operative

Scritto il 04.08.2020

L'approccio professionale agli investimenti determina come naturale conseguenza una ampia diversificazione degli investimenti nei portafogli dei risparmiatori, tale diversificazione si realizza non solo nel peso da attribuire alle singole classi di investimento (azioni, obbligazioni, materie prime, ecc) ma anche nella scelta delle aree geografiche di provenienza degli emittenti che conseguentemente sono denominati nelle valute del paese di elezione.   Le diverse valute nazionali, per effetto delle correlazioni inverse e dirette fra le diverse monete possono rappresentare elementi di bilanciamento dei portafogli, ma anche elementi capaci di amplificare o smorzare (se non di annullare del tutto) le performance di un portafoglio. Va sottolineato, che l'investitore, pur apprezzando il valore della diversificazione, ha un proprio territorio di appartenenza e una propia moneta di elezione alla quale fa naturalmente riferimento nei propi investimenti. Così per un investitore dell'unione europea è naturale valutare i propi investimenti convertendo tutti i propi attivi in euro, mentre per uno statunitense la valutazione va fatta in riferimento ai controvalori in  dollari americani. Va da se, che la capacità di saper tenere in giusta considerazione il valore del tasso di cambio attuale e quello storico determina la corretta comprensione da parte del risparmiatore del risultato delle propie scelte di investimento e sopratutto permette una valutazione prospettica delle dinamiche economiche. Per migliorare la comprensione, facciamo alcuni esempi per capire come “l'effetto cambio” alcune volte distorce la corretta percezione degli investimenti. Dall'inizio dell'anno ad oggi (4 agosto 2020) l'indice DJ Industrial della borsa Americana ha realizzato una performance di -6,45%, non brillante, ma tutto sommato non un pessimo risultato se pensiamo all'impatto devastante sull'economia mondiale del covid 19, tuttavia questo è il valore dell'indice americano e quindi espresso in dollari USA. Lo stesso investimento per un investitore dell'area Euro, un italiano per esempio, ha prodotto una performance di -11% e ciò per effetto della svalutazione del dollaro USA sull'euro nello stesso periodo (pari ad oggi al 4,66%) che per l'investitore europeo ha rappresentato una perdita di valore dei beni espressi in dollari americani in portafoglio. Questo tipo di “deformazione cognitiva” è molto più diffusa di quanto crediamo e troppo spesso tendiamo a sottovalutarla, prendiamo per esempio il prezzo delle materie prime che per convenzione sono definite da indici espressi in dollari americani. Il petrolio “Brent” negli ultimi 5 anni ha visto molto oscillare il proprio prezzo realizzando a fine  periodo un calo del 12,55%, per un europeo il calo del prezzo però è stato del 20% circa visto che nello stesso periodo l'euro si è rafforzato di circa l'8%,  mentre per un britannico, per effetto delle oscillazioni della sterlina, nello stesso periodo il prezzo del petrolio è aumentato del 7% circa ! Allontanandoci dalle valute principali le oscillazioni dei cambi possono risultare ancora più determinanti nel risultato degli investimenti e oggi visto i risicati tassi offerti dal mercato obbligazionario (che ricordiamo rappresenta circa il 70% dell'asset di investimento dell'investitore nazionale) è più che mai importante tenere in considerazione questa variabile.   Come può l'investitore medio evitare che la componente cambio infici in maniera considerevole o comprometta il rendimento del proprio portafoglio ?   L'investitore deve prendere coscienza del problema mettendo in campo le corrette contromisure e trattandosi di argomenti specifici, in prima istanza è bene farsi aiutare da professionisti del settore.   Nell'ambito delle specifiche scelte di investimento possiamo distinguere 2 principali azioni :   1- Se si possiedono titoli denominati in valute diverse dalla propia, devono essere valutate le correlazioni storiche fra valute di investimento e la propia valuta di riferimento in modo da poter determinare, stimandola, l'ampiezza delle possibili variazioni dei cambi . Una volta fatto ciò si possono acquistare sul mercato strumenti che permettano di “compensare” le oscillazioni dei cambi . Fra gli strumenti più noti segnalo gli ETF certificates o le opzioni su cambi, che però sono strumenti da selezionare con l'aiuto di esperti.   2- Una valida alternativa offerta dal mercato degli strumenti finanziari è rappresentata dai fondi di investimenti “Hedgiati” , si tratta di fondi di investimento che pur investendo in titoli espressi in varie valute, prevedono al loro interno la “copertura” del cambio nella valuta del sottoscrittore (eur per gli italiani) . Tale copertura altro non è che la neutralizzazione dell'effetto cambio sul portafoglio, per cui se per esempio il fondo acquista azioni Inglesi, e è coperto dal rischio cambio Eur /Sterlina ,  il sottoscrittore in euro seguirà il valore assoluto dei titoli, senza l'effetto cambio. In questo modo l'investitore può trovare uno stesso fondo che investa in azioni USA denominato per esempio in $ o uno “Hedgiato “ per l'investitore europeo che non vuole correre il richio/ opportunità cambio, denominato in Euro.   Di seguito riporto il grafico di 2 ETF che replicano il prezzo dell'oro da inizio anno e negli ultimi 3 mesi. Uno è in dollari (Wisdom)  e l'altro in euro (Hedgiato) Xtrakers.

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Quali i settori di investimento da privilegiare dopo gli interventi delle banche centrali?

Scritto il 28.04.2020

  Sappiamo tutti quale devastante impatto abbia avuto il covid19 sulle vite di  milioni di persone, non solo per effetto dei decessi, ma anche  in termini di limitazioni alle attività, alla mobilità e ai comportamenti.   E' indubbio che il costo economico dell'impatto sulle attività produttive atteso rincarerà ulteriormente la dose e anche se non ne sono chiari i contorni, sappiamo che il conto sarà salato e  non presenterà sconti.   In questo contesto alcuni si sentono impotenti, molti cercano di mettere in atto  reazioni che appaiono disordinate e ardite, quasi tutti però propongono ricette e soluzioni che troppo spesso non reggono alla logica dei fatti in quanto contaminate da una diffusa disinformazione .   Oggi voglio aiutare il lettore a focalizzare le differenze e i tratti comuni delle reazioni messe in campo delle autorità politiche  economiche europee ed americane.   Essenzialmente possiamo distinguere 2 attori principali : le autorità politiche  e le autorità monetarie (Banche Centrali) .   Quando gli orientamenti di base di queste entità coincidono, l'azione appare più incisiva, chiara ed efficace, pertanto per poter apprezzare le azioni messe in atto da queste istituzioni è fondamentale apprezzarne non solo la tempestività ma la logica sottostante.     Le banche centrali sono indipendenti dal potere politico e agiscono essenzialmente con modalità comuni quali :   1- Sorvegliano il sistema bancario del paese (o unione) di cui sono riferimento ;   2- Effettuano operazioni di finanziamento del sistema creditizio ;   3- Definiscono i tassi di riferimento e la quantità di massa monetaria in circolazione ;   Tutte queste mansioni sono effettuate con il fine comune di garantire il funzionamento del sistema finanziario vigilato, ma con due importanti differenze, la prima è che l'unione europea rappresenta una realtà economica molto più eterogenea rispetto agli stati americani e la seconda è che  gli obiettivi che le due banche centrali vogliono perseguire non sono identici .   Mentre per la FED l'azione ha come primo obiettivo il mantenimento della massima occupazione (cd piena occupazione) e quindi la crescita economico ed in secondo luogo il contenimento di tassi di inflazione specifici,  la BCE  ha come mandato principale quello di mantenere la stabilità dei prezzi salvaguardando il valore della moneta comune, l'Euro .   Vediamo ora quali azioni sono state messe in atto dalle banche centrali europee e americane e quali le conseguenze per gli investimenti.   La BCE ha di fatto rafforzato il quantitative easing aumentando l'importo per il 2020 di 750 miliardi di euro , con questo importo la BCE acquista sul mercato primario (in emissione) titoli eleggibili costituiti per massima parte di titoli di stato di paesi dell'unione (secondo il programma di acquisti già in essere) .   La novità sul nuovo programma rispetto al precedente riguarda la possibilità di acquisto da parte della BCE di un importo maggiore di obbligazioni e di Titoli di Stato non più secondo la rigida proporzione del peso dello stato all'interno dell'UE (cd. Capital key) ma secondo criteri meno restrittivi dettati dalle esigenze del caso che possono prevedere maggiori emissioni per alcuni paesi, con deficit maggiori (es. Italia) rispetto a quelli “più virtuosi”, come la Germania.   La drammaticità del momento, ha aperto le porte all'acquisto anche di una maggiore quantità di titoli  obbligazionari corporate (sempre fra la tipologia di quelli ritenuti eleggibili) e all'inclusione fra gli asset acquistabili dei titoli greci e le commercial paper.   L'azione della banca centrale americana (FED) si è distinta su due interventi di politica monetaria, il primo  per 700 miliardi di dollari e un secondo  della portata di 2.300 miliardi di dollari di prestiti concessi secondo il seguente schema  :   600 miliardi usd per le grandi aziende con oltre 10.000 dipendenti ;   850 miliardi usd per ampliamento acquisto sul mercato primario e secondario di obbligazioni societarie incluso i cd junk bond (titoli a basso merito creditizio);   500 miliardi usd di prestiti agli stati americani utilizzati per acquisto di debiti degli enti locali, cd Municipal Liquidity Facility)   350 miliardi usd utilizzati per acquisire prestiti concessi dalle banche a piccole medie aziende.   Un terzo intervento di politica monetaria messo in campo riguarda la riduzione dei tassi di finanziamento a zero.   Le azioni delle due importanti istituzioni finanziarie sono espressione degli obiettivi che le stesse si prefiggono e di conseguenza hanno riflessi diversi sull'economia e sugli investimenti, vediamo i possibili sviluppi sugli investimenti :   Europa   La prima conseguenza dell'azione di aquisto diretto di titoli obbligazionari sul mercato primario è quello di tranquillizzare in generale gli investitori sulla capacità di finanziarsi e rifinanziarsi del sistema pubblico e privato , ciò sostiene i prezzi o perlomeno attenua le tensioni di calo dei prezzi dei titoli di stato e di alcune  obbligazioni  di aziende europee e dei corrispondenti corsi azionari.   Tuttavia, il tratto comune di tali politiche  è quello di portare nel medio periodo ad un incremento del debito pubblico dei paesi delle rispettive unioni, tale incremento sarà noto e prevedibile per gli USA, ma all'interno dell'Unione Europea vista l'eterogeneità dei paesi che la compongono produrrà incrementi dei debiti pubblici nazionali di entità diverse in termini assolute, ma anche in termini relativi.   In altre parole a fine intervento, con ogni probabilità il debito pubblico tedesco, francese e italiano aumenteranno, ma in termini percentuali il rapporto debito/Pil a fine manovra sarà più gravoso per noi italiani che per i primi .   Pertanto l'Italia rischierà di doversi finanziare o rifinanziare in futuro a tassi più elevati rispetto agli attuali e ciò genererebbe una spinta al ribasso dei valori dei titoli di stato, nel medio periodo, ma già strisciante ed evidente nelle ultime emissioni dei titoli del debito nazionale (BTP, CCT, BOT, ecc) con  un outlook negativo per la sostenibilità dei conti pubblici.   Questo aspetto come sappiamo impatta in primis sui bilanci delle banche che detengono in propietà significative quantità del debito italiano traducendosi nel tempo,  in una maggior vulnerabilità dei prezzi di obbligazioni e azioni delle banche nazionali.   I paesi più virtuosi dell'unione invece potrebbero essere apprezzati dagli investitori alla ricerca di investimenti sicuri, in questo scenario le obbligazioni e i titoli di stato delle nazioni europee con la migliore sostenibilità dei conti pubblici sarebbero particolarmente richiesti e quindi sostenute nei loro valori (prezzi) sia in termini assoluti che relativi rispetto alle nazioni meno performanti.   In un contesto del genere, in generale i titoli azionari non risultano particolarmente sostenuti, in quanto con un costo dell'indebitamento aziendale  non più comprimibile (tassi ai minimi storici) il loro apprezzamento può essere garantito solo dalla capacità di generare costanza di  cash flow dovuta al fatto di essere  leader di mercato o perchè appartenenti a settori specifici (es. e -commerce o settore farmaceutico) o ancora per avere una particolare efficienza produttiva rispetto ai competitors.   I valori dei titoli azionari e obbligazionari delle aziende di beni di consumo durevoli o semidurevoli, di servizi non essenziali e quelle che hanno un elevato livello di debito e producono bassi livelli di fatturato (cash flow) in questo contesto sono le più esposte a rischi di perdita di valore , per loro è elevato il rischio di erosione di profittabilità se non addirittura di sopravvivenza (aziende del settore edile, automobilistico o ristorazione...).   Per queste aziende l'impatto delle politiche monetarie della BCE può essere poco significativo, il valore dei titoli espressioni di tali aziende possono essere sostenuti solo da politiche economiche fiscali governative, pertanto l'analisi va arricchita con le valutazioni degli impatti economici sulle politiche economico fiscali messe in campo dai vari paesi, con l'accortezza che in questo settore l'impatto delle politiche fiscale mostra effetti a medio termine.          USA   L'azione della FED si muove essenzialmente in due direttrici la prima con l'istituzione del nuovo Quantitative easing e la seconda con una azione di riduzione tassi di interesse (a differenza che in Europa i tassi Usa erano positivi due mesi fa) .   La riduzione dei tassi di interesse ha un immediato beneficio sulle obbligazioni a tasso fisso e sulle azioni  USA (sopratutto quelle appartenenti ad aziende ben gestite e attive su settori strategici)  in quanto permette alle aziende minori oneri finanziari che si traducono in migliori conti economici.   L'azione del  QE invece garantisce liquidità al mercato dei titoli ad ampio spettro, in altre parole genera nella FED un compratore “di ultima istanza” che sostiene in qualche misura i prezzi dei titoli, ma a differenza del QE europeo lo fa su una tipologia di titoli più ampia determinando effetti più incisivi .   Il QE americano  prevede in modo naturale e diretto l'acquisto non solo di titoli di stato, ma anche di  obbligazioni corporate (cioè di aziende) garantite da finanziamenti .   In un paese trainato dai consumi, sostenuti da debiti dei privati,  molte aziende rientrano in questo comparto, ciò rende l'azione della FED tutt'altro che marginale per l'economia in termini di numero di aziende interessate, garantendo un importante sostegno alle aziende che finanziano i consumi e quindi l'economia.   Non sostenere i finanziamenti dei privati per gli USA corrisponde a non sostenere l'economia.   Il QE americano quando agisce sui titoli del tesoro USA, genera effetti simili a quelli Europei permettendo allo stato emittente di titoli di incrementare la spesa pubblica a sostegno dell'economia trovando nella banca centrale un acquirente sicuro al debito emesso, ma diversamente che per la BCE, quando acquista obbligazioni, la FED diviene anche un sostenitore primario  alle aziende in quanto acquirente diretto del loro debito.   Ciò si traduce in una forte fiducia dell'investitore del mercato sul debito USA e sulle obbligazioni aziendali delle società a stelle e striscie, con l'effetto di  sostenere ( o limitare le discese) dei prezzi delle obbligazioni e in maniera indiretta anche delle azioni.   L'ampiezza dello spettro della tipologia di acquisti delle obbligazioni rappresenta un elemento distorsivo nel breve periodo, sul mercato obbligazionario e azionario, in quanto sostiene i prezzi anche di titoli di aziende relativamente indebitate e con una bassa reddittività.   Ciò perchè scopo principale del QE in salsa americana è quello di tenere in vita le aziende in momenti di crollo economico evitando che le recessioni diventino depressioni, in questo modo  la FED assolve al mandato di assicurare livelli occupazionali elevati, che poi è il principale obiettivo dichiarato della banca centrale.   Solo in un secondo momento, quando l'economia avrà superato lo shock, le aziende più forti cresceranno e quelle meno competitive usciranno dalla scena in un normale ricambio che però non dovrà portare a forti tensioni del mercato del lavoro, perchè in USA, diversamente che da noi vige l'adagio “ Chi non lavora , non fa...consumi!” .   In questo contesto, i titoli di stato USA e il dollaro USA rappresenteranno veri e propi beni rifugio, insieme all'oro, così come le azioni delle aziende solide e con businnes solidi continueranno ad essere sostenute dal businnes e dagli alti livelli di consumo, le aziende meno attrezzate resisteranno per un po' perchè sostenute nel breve periodo, ma essendo meno competitive in un secondo tempo soccomberanno a scapito delle migliori.   Nel mercato obbligazionario USA ci sono alcune opportunità in aziende solide e strutturate e diversi punti interrogativi in settori deboli come quello dello “Shale Oil”  mentre il comparto delle obbligazioni  ad alto rendimento ed elevato rischio  oggi offre più incertezze che opportunità .   Il mercato azionario americano risulta selettivo, presenta luci ed ombre, questa è una occasione per “qualificarlo” ovvero per fare una sorta di “tagliando” per capire come si è posizionati e se il caso modificarne la composizione, tenendo conto però che gli attuali livelli di prezzo scontano una situazione economica migliore rispetto a quella attuale e probabilmente anche rispetto a quella di un prossimo futuro, per cui... cautela.   

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Qualora non fosse la fine?

Scritto il 26.03.2020

E' indubbio, siamo preoccupati per la situazione sanitaria nazionale ed internazionale, siamo disorientati dal bombardamento di informazioni quotidiano, siamo sconcertati dalla quantità di fake news che leggiamo o ascoltiamo dai nostri apparecchi e soprattutto siamo (chi più e chi meno) rattristati o addirittura depressi dal blocco domestico e lavorativo che ci catapulta in una condizione innaturale del quotidiano e ci angoscia al solo pensiero di non poter riprendere come prima la nostra attività lavorativa o di semplice vita quotidiana dalla quale traiamo le sostanze per mantenere o cercare di migliorare il nostro tenore di vita.   In questa situazione è di fondamentale importanza capire che per quanto profonda ed imprevedibile, questa crisi, prima o poi verrà superata ma che una volta ripresa l'attività, nulla sarà più come prima. Quindi, per chi crede che questa crisi non sia la fine del mondo, è utile concentrarsi sulle aspettative del tempo necessario per superarla , sugli strumenti più adeguati da mettere in atto per limitarne gli effetti negativi e perché no, trovo utile anche ipotizzare come riprenderemo la vita di tutti i giorni e con che modalità riprenderemo ad operare.    Ad oggi abbiamo un riferimento importante davanti a noi, l'esempio cinese, da dove tutto è partito e dove lentamente possiamo dire che si stia tornando ad una vita vicino alla normalità, così come la si conosceva prima del covid19. In Cina (anche se con errori che ne hanno ritardato l'intervento) alla comparsa del covid 19, memori probabilmente dell'esperienza della SARS comparsa fra il 2002 e il 2003 nella provincia cinese del Guangdong per poi interessare parte della Cina ed Hong Kong, per superare la crisi ci si è mossi su due direttrici importanti, quella sanitaria e quella economica.    La prima direttrice, quella sanitaria è stata messa in atto, bloccando le attività produttive e la circolazione delle persone isolando in maniera decisa l'ampia area del contagio (città di Whuan e la sua provincia) e costruendo rapidamente enormi capannoni sanitari dove trattare i contagiati isolandoli, disponendo ampi comparti riservati alle terapie intensive, per trattare le polmoniti che colpivano i pazienti più anziani e quelli giovani esposti a patologie specifiche pregresse.   Non solo, abbiamo assistito da parte del governo ad una decisa attività volta a limitare fortemente il numero di infetti da assicurare tempestivamente all'isolamento, con una vasta campagna di rilevazione delle temperature corporee negli aeroporti, sui mezzi di trasporto e nei luoghi pubblici. In questo modo al minimo caso di febbre o sintomi compatibili con il covid19, scattava il tampone con esiti resi noti in poche ore e conseguenti prese in carico in quarantena dei casi positivi con il risultato di contenere lo sviluppo di possibili nuovi focolai.    Questa coordinata e forte attività sanitaria ha permesso il contenimento prima e la cura poi dell'infezione permettendo oggi, dopo circa 2 mesi dalla prima messa in quarantena (quella della città di Whuan del 23 gennaio) di poter iniziare il ritorno alla vita normale e all'attività lavorativa.    Contestualmente, sul fronte economico, consapevoli che il forte isolamento e blocco delle attività produttive avrebbe comportato perdita di reddito per i lavoratori e difficoltà finanziarie per le aziende, si sono messe in atto specifiche contromisure, a favore dei lavoratori e delle aziende. Per i primi si sono disposte quote di spesa pubblica per garantire loro redditi e quindi consumi, mentre per le aziende si sono previsti finanziamenti diretti volti a mantenerle in piedi durante il fermo imposto, in modo da non permettere loro di fallire e risultare pronte a ripartire a crisi superata.    Sono altresì state rinviate scadenze di pagamento affitti e oneri finanziari alle piccole e medie aziende e sono state ridotte le restrizioni nazionali alla vendita di immobili. L'insieme delle misure economiche del governo cinese sono stimate nell'ordine di un deficit fiscale al 6%/6,5% , una potenza di fuoco importante e immediatamente resa disponibile.    Sul fronte bancario, la PBOC (banca centrale cinese) ha tagliato il 19 febbraio i tassi a 1 e 5 anni rispettivamente di 10 bps e 5 bps e contestualmente ha iniettato liquidità nel sistema con un importo di 150 miliardi di RMB (pari a circa 2,1 mld usd) . Questa iniezione ha permesso di non compromettere il funzionamento del mercato dei capitali che ha potuto garantire un normale approvvigionamento a banche e indirettamente a tutto il settore delle aziende, sostenendole nel momento del calo di lavoro dovuto alla riduzione degli ordini e al blocco produttivo imposto a macchia di leopardo (oltre che quello totale a Wuhan) laddove si andavano verificando nuovi focolai.    L'azione combinata degli interventi sopra descritti, anche se messi in atto con ritardo rispetto ai primi casi rilevati che pare risalgano al dicembre 2019, ha permesso al paese di “limitare” il blocco produttivo a circa 2 mesi e ora si sta preparando lentamente a ripartire.    Come sappiamo l'epidemia da noi si è presentata all'inizio di febbraio, ma soltanto nella seconda metà del mese abbiamo preso coscienza della situazione, il 23 febbraio si è imposta la prima quarantena a Codogno e successivamente l'8 marzo alla Lombardia e aree limitrofe (c.d. zone rosse) e poi all'intera Italia.    Lentamente, in ordine sparso e con (troppa) poca convinzione anche il resto d'Europa, il Regno Unito e gli USA prendono coscienza del problema e attuano in ordine sparso misure di contenimento della mobilità o quarantene più o meno stringenti, il risultato è una crescita rapida ed esponenziale dei contagi e un impatto economico sociale enorme, l'occidente reagisce da impreparato, nonostante il caso Italiano .    La reazione economico finanziaria non tarda, i riflessi sui mercati finanziari sono enormi, indici di borsa che crollano in sedute drammatiche mai viste prima, mercato obbligazionario molto rallentato, forte perdita di valore di obbligazioni e titoli di stato, caduta del prezzo dell’oro, bene rifugio per eccellenza mentre sul fronte sanitario aumentano in maniera esponenziale i contagiati e le vittime.    A questo punto l'emergenza è totale e diffusa, le banche centrali prendono iniziative per sostenere i mercati fornendo liquidità e abbassando i tassi ove possibile, ma dopo un primo momento di stasi, il panico invade i mercati riproponendo cadute di valore. A poco valgono gli interventi poco autorevoli di importanti esponenti politici ed economici , Lagarde in primis, sfavoriti da un contesto di disunione di azione fra paesi e confusione totale, l'azione nell'area euro in questo contesto è goffa e fornisce continuamente argomenti ai suoi detrattori , mentre Boris Johnson e Donald Trump appaiono più che mai in balia degli eventi .    La situazione appare surreale, nonostante avessimo l'esempio cinese dinnanzi a noi, non abbiamo saputo reagire nei migliori dei modi e solo ora intuiamo che la soluzione deve passare da una forte collaborazione fra paesi, sia in termini di decisioni politiche, che economico che sanitarie. In questo polverone è di ieri l'autorevole intervento dell'ex governatore della Banca Centrale , l'italiano Mario Draghi, che incita ad agire tempestivamente, con interventi economici a sostegno dei consumi e dei posti di lavoro, lasciando in secondo piano il problema del debito e concentrandosi su azioni fiscali ed economico con focus sull'economia reale, a sostegno del lavoro e dei lavoratori ed imprenditori che rischiano di perdere il loro posto di lavoro e la loro capacità di spesa per effetto della crisi. Indicazioni queste chiare e corrette che per molti aspetti ricalcano le azioni dei cinesi, per questo motivo credo che analizzare l'evoluzione del caso cinese, iniziato due mesi prima che da noi, possa in qualche misura darci un'idea di cosa ci aspetti.    Dal punto di vista dei contagi e della diffusione della malattia, la Cina oggi non presenta da giorni nuovi contagi e lentamente ma decisamente sta tornando alla normalità anche produttiva.      È quindi ragionevole pensare che se continueremo in maniera decisa ad attuare le norme di isolamento e la profilassi impostata, entro 2/3 settimane potremmo assistere ad un sensibile miglioramento della situazione e ad una stabilizzazione di contagi a livelli perlomeno gestibili, ciò sarebbe un ottimo dato per autorizzarci ad iniziare a programmare l’azione di ripartenza.    Come detto in precedenza, l'uscita economico finanziaria dall'emergenza non può prescindere dalla soluzione sanitaria, anche in questo caso un grafico storico può aiutarci ad intravedere il futuro. Di seguito si riportano gli andamenti degli indici borsistici Italiani, Americani (S&P 500) e Cinese.      Si nota come gli indici occidentali si muovano in sincrono fra loro e accusino pesanti e paragonabili flessioni nel periodo di esplosione del problema nelle rispettive aree (con inizio nella seconda parte di febbraio 2020) . L'indice cinese invece mostra lo stesso movimento con un anticipo di circa 40 giorni, iniziando a flettere nella seconda metà di gennaio esattamente in concomitanza dell'esplosione del problema in Cina, ma grazie ai tempestivi interventi nel comparto fiscale ed in quello sanitario prima e finanziario monetario poi, si vede come la flessione venga riassorbita in parte nelle settimane successive.    Naturalmente trattandosi di una crisi mondiale la Cina non può ritenersi totalmente incolume dall'impatto della crisi in altri paesi, per questo motivo il suo recupero non è ancora stato totale. Questa dinamica dovrebbe rafforzare sempre più la nostra attenzione e convinzione nell'applicare le norme sanitarie di “emergenza” e soprattutto dovrebbe autorizzarci a guardare al futuro con un minimo di speranza fondata su dati oggettivi, secondo i quali, in un tempo ragionevole (30/40 giorni) potremo realisticamente pensare di rimettere in moto gradatamente l'attività produttiva , inizialmente a ritmi contenuti e poi via via sempre più velocemente sino a ritmi che provino a recuperare almeno una parte della produzione persa.    In questo momento, dal punto di vista economico è importante tenere la macchina produttiva accesa al minimo e come auspicato da Draghi, mettere in campo tutte le azioni di spesa pubblica e stimolo fiscale per sostenere lavoratori e imprese, in modo da non condurre l'economia in un pericoloso sentiero di recessione profonda.    Non voglio trasmettere ottimismo a basso costo, abbiamo già una volta sottovalutato l'esempio cinese, farlo di nuovo potrebbe costarci caro. Direi che per questa volta dovremo comportarci noi da “cinesi” copiando dalla loro esperienza, in questo modo potremmo uscire dalla crisi limitando i danni per ripartire con nuovo dinamismo.    Non limitiamoci a questo, il covid 19 ci sta impartendo una altra grande lezione, il modello di sviluppo e il modello produttivo non sono in linea con un progresso che contempli tutto il mondo unito e sempre più legato dalla globalizzazione selvaggia. Il profitto non deve essere l'unica direttrice sulla quale costruire uno sviluppo economico sostenibile, l'attenzione alla salute e alla dignità umana, alla sostenibilità dei processi produttivi nel rispetto delle risorse del pianeta e perché no delle generazioni future dovrà necessariamente permeare in maniera completa i modelli produttivi .    Questa crisi ci sta insegnando molto anche sull'importanza e ausilio dell'impatto tecnologico nelle nostre vite (smartworking, video comunicazioni, ecc.) come strumenti di un nuovo benessere, al pari della ricerca sanitaria che grazie a strumenti come i big data e l'intelligenza artificiale si candida a direttrice di progresso auspicata e auspicabile per la nostra civiltà.    Riflettiamoci ora che per forza maggiore non siamo inglobati nella frenesia produttiva quotidiana, altrimenti rischiamo di dimenticarcene, ma come la storia insegna il covid di turno non si scorda di noi! .

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Consigli per il 2020 - Investimenti di protezione 2020

Scritto il 17.02.2020

Quali strumenti non devono mancare nel portafoglio del 2020 dell'investitore previdente?   Fare previsioni in finanza di per sé rappresenta una pratica comune che diviene ardita, quando deve confrontarsi con la prova dei fatti!.   Tuttavia, molto spesso il buon senso e alcune semplici ma ragionevoli considerazioni ( e un buon consulente) ci possono aiutare nella scelta degli investimenti adeguati alle circostanze.   Come spesso vado affermando l'economia e la finanza sono discipline sociali non esatte e soprattutto esposte alle scelte di individui e come tali condizionate dal contesto in cui ogni persona opera e dalla percezione della realtà e dalle esperienze pregresse di ognuno.   Come se non bastasse la conoscenza del mercato da parte di molti operatori è fortemente influenzata dalle fonti da cui attingono le notizie e dalla capacità di elaborazione di ognuno e non ultimo dall'importanza che ognuno attribuisce alle variabili economiche.   Queste distorsioni nella conoscenza degli avvenimenti economico finanziari, nota come   asimmetria informativa è, insieme alla percezione personale degli avvenimenti, una delle principali cause che impediscono a molti investitori di fare scelte di investimento efficienti.   Oggi, vorrei insieme a voi, provare a confrontarmi su alcuni principi guida che possano aiutarci a seguire un processo di scelta di alcuni strumenti finanziari che ritengo debbano essere presenti nei portafogli degli investitori in questo 2020.   Il primo accorgimento che ritengo fondamentale è quello di non cercare necessariamente nel passato similitudini con il contesto attuale che ci permettano di compiere scelte di investimento corrette.   Gli avvenimenti non si ripetono mai nello stesso modo.   Il secondo aspetto, strettamente collegato al primo è quello di non escludere alcune possibilità solo perché fino a questo momento non si sono concretizzate...molto spesso le cose avvengono in maniera apparentemente repentina cogliendoci alla sprovvista, salvo poi ad una attenta analisi (ahimè spesso ex post) farci scoprire che le avvisaglie di tali fenomeni erano evidenti e presenti in maniera chiara, già da tempo.   La scelta degli strumenti da inserire in portafoglio deve partire dalle considerazioni dell’orizzonte temporale e rischio che ognuno vuole assumersi, oggi vorrei concentrarmi sugli strumenti che possono garantire protezione.   Partiamo dal contesto: Tassi di interesse delle obbligazioni governative bassi, nulli e in diversi casi negativi; Il prezzo delle materie prime è  piuttosto contenuto e storicamente tendenzialmente in contrazione negli ultimi anni ;   Tassi di crescita economici positivi in molte aree del mondo, con paesi emergenti più dinamici (Cina in testa) e paesi industrializzati meno brillanti (USA a parte); Incremento del rapporto Debito/Pil generalizzato nei paesi OCSE. Tassi di disoccupazione globalmente costanti e in tensione in alcuni paesi industrializzati; Dinamica negativa dei prezzi degli immobili dei paesi industrializzati; Veniamo da un periodo di crescita economica mondiale lungo oltre un decennio dove gli investimenti azionari hanno garantito ritorni superiori ai tassi di inflazione; Il progresso è trainato dallo sviluppo tecnologico e la popolazione mondiale cresce a ritmi sostenuti; la distribuzione di reddito mondiale tende a polarizzarsi, aumenta la distanza fra ricchi e poveri, i 26 individui più ricchi del pianeta (erano 61 nel 2016) posseggono la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale pari a 3,8 miliardi di persone (fonte Oxfam) ;   La selezione personale di ciò che considero gli elementi principali che connotano il secondo decennio degli anni 2000 rappresenta allo stesso tempo il limite e la forza di una analisi, la necessità di compiere una sintesi richiede la selezione dei dati e la successiva analisi determinerà alcune considerazioni, ognuno è libero di attribuire pesi e valori diversi agli elementi economico finanziari.   L'elemento fondamentale nella scelta degli investimenti che proteggano il capitale è quello di capire rispetto a “cosa” voglio ottenere protezione.   Credo che per protezione vada intesa la capacità di garantire “il potere di acquisto” del capitale nel tempo, bisogna quindi necessariamente stabilire il tempo in cui voglio effettuare la misurazione parametrandola a dei beni o servizi costanti, ma in soldoni come fare?   Proverò a spiegarlo con un esempio: se dopo 3 anni con il mio patrimonio riesco a comprare beni e servizi in uguale quantità rispetto a 3 anni prima sono riuscito a proteggere il potere di acquisto del patrimonio, se ne posso comprare di più significa che ho aumentato il potere di acquisto e viceversa.   Pertanto se in 3 anni il prezzo di beni e servizi aumenta per esempio del 4% il mio patrimonio deve crescere almeno del 4% se voglio conservare il suo potere di acquisto.   Secondo questa impostazione, se il mio capitale diminuisse nel tempo per esempio del 3%, ma i prezzi dei beni e servizi calassero in maniera maggiore, ipotizziamo il -4% mi potrei ritrovare in una situazione in cui, pur avendo meno patrimonio non solo avrei protetto il mio potere di acquisto, ma lo avrei addirittura incrementato!   L'elemento su cui fare le valutare la protezione del potere di acquisto è quindi l'inflazione che potremmo definire come “la variazione del livello medio dei prezzi di un paniere di beni e servizi in un determinato periodo di tempo”     Nel grafico seguente è riportato l'andamento dell'inflazione Italiana dal 2006 al 2018.     Notiamo subito che dalla fine del 2008 per un anno e per un triennio successivo al 2012 il livello di inflazione in Italia ha conosciuto tassi praticamente nulli o addirittura negativi, questa dinamica che ormai con diverse oscillazioni caratterizza la nostra vita da oltre 10 anni ha limitato la perdita di potere di acquisto del nostro reddito, per assurdo, chi nell'ultimo triennio avesse mantenuto il suo capitale, avrebbe aumentato il suo potere di acquisto.   Questa situazione ha spinto i rendimenti obbligazionari ad “adeguarsi” ai tassi inflattivi portando le nuove emissioni obbligazionarie governative di molti paesi ad offrire rendimenti nulli o negativi.   Ciò inevitabilmente ha prodotto nei risparmiatori disaffezione nell'investimento obbligazionario, spingendo gli investitori ad una spasmodica ricerca di strumenti alternativi.   Coloro che vogliono investire senza incrementare sensibilmente il rischio del portafoglio, oggi devono ricercare strumenti di protezione dall'inflazione che rappresenta il vero elemento che “lima” il potere di acquisto del portafoglio nel tempo.   Anche se per ora l'inflazione è bassa o quasi nulla, vi sono diverse forze che spingono i prezzi ad una possibile salita (dazi, aumento della domanda materie prime, pressioni salariali nei paesi a bassa disoccupazione, difficoltà nel finanziamento per alcune aziende, ecc.)  tali dinamiche pur essendo mitigate da diversi fattori contingenti ( basso costo del denaro, apporto all'efficienza produttiva da parte della tecnologia, ecc.) non devono produrre eccessivi allarmi, ma di contro non vanno troppo sottovalutati soprattutto dopo prolungati periodi di inflazione asfittica, oggi un incremento di un solo punto percentuale di inflazione, potrebbe produrre conseguenze importanti in termini di minusvalenze sugli investimenti obbligazionari e azionari in portafoglio ai quali non siamo abituati che possono compromettere il valore del patrimonio in modo sensibile.   Pertanto oggi un portafoglio difensivo deve prevedere una parte di titoli o fondi che investano in strumenti indicizzati all'inflazione (denominati Inflation link) che possono garantire rendimento e protezione del capitale e che sono a buone quotazioni visto l'assenza attuale di spinte inflazionistiche.   Diversamente dalle obbligazioni a tasso fisso che perdono valore, i titoli inflation link in caso di aumenti di inflazione si apprezzano e lo fanno in maniera più efficace e diretta  rispetto ai titoli a tasso variabile indicizzati a BOT o tassi euribor che garantiscono un adeguamento del rendimento non sulle base dei dati inflattivi ma  sulla base dell'andamento dei tassi interbancari o dei tassi  delle emissioni governative, che pur essendo correlati con i livelli di inflazione non ne seguono in toto i  movimenti.   In misura minore ma valutando la situazione attuale un altro strumento può oggi essere inserito (soprattutto se totalmente assente) nei portafogli conservativi con l'ottica di proteggere il patrimonio nel lungo periodo e con una particolare valenza nei momenti di elevata turbolenza e instabilità che si possano palesare nel tempo, sto parlando dell'investimento in oro o più in generale nel settore estrattivo.   Questa tipologia di titoli ha la caratteristica di avere una volatilità molto variabile nel tempo, a lunghi periodi di stabilità o di bassa volatilità si possono contrapporre mesi o anni di intense oscillazioni e ciò va tenuto in debita considerazione.   Come spesso accade, un grafico può aiutare meglio di mille parole ad esprimere la dinamica possibile di tale settore.   Ecco l'andamento in dollari Usa del prezzo dell'oro in 30 anni     Va specificato che l'investimento in oro o nelle attività minerarie rappresentano investimenti spesso poco correlati con il resto dei titoli, ciò esalta il loro potere di diversificazione nei portafogli, vale la pena però a tale proposito evidenziare una ultima precisazione, questi investimenti possono essere espressi anche in dollari USA, in questo caso nell'inserire tali strumenti in portafoglio vanno valutate anche le diversificazioni prodotte dalle valute.   Per le loro caratteristiche, questi strumenti vanno inseriti nei portafogli secondo percentuali che vanno valutate tenendo bene in considerazione gli orizzonti temporali, gli obiettivi di protezione e le correlazioni con i diversi altri investimenti del portafoglio, una attività questa riservata a specialisti professionisti.

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Cambio paradigma

Scritto il 09.12.2019

La complessità delle relazioni umane e delle interazioni socio economiche e culturali in ogni periodo storico si compongono di diverse sfaccettature e caratterizzazioni, tuttavia l’inclinazione dell’uomo alla semplificazione porta ad una naturale propensione alla definizione sintetica di concetti articolati e i periodi storici non ne sono esclusi.   Riconosciamo tratti comuni nell’arte, nella filosofia e letteratura del periodo del romanticismo, così come sappiamo dare una connotazione di una dinamica e a tratti esuberante caratterizzazione degli avvenimenti del periodo rinascimentale, mentre non riteniamo certo un complimento essere tacciati di avere concezioni “medioevali”.   Il periodo che stiamo vivendo figlio della rivoluzione digitale di fine secolo scorso è foriero di importanti cambiamenti su vasta scala in diversi settori che hanno impresso una sensibile accelerazione nello sviluppo socio economico che deve essere tenuto in corretta considerazione nell’ambito delle scelte di investimento.   Credo che il costante cambiamento del modo di vivere, produrre, consumare e pensare di questi ultimi anni trovi una particolare connotazione e una sorta di denominatore comune nella rapidità con cui si realizzano questi stessi cambiamenti.   La velocità del nostro tempo permea ogni ambito della vita,  veloci devono essere gli spostamenti sul territorio, sia per motivi professionali che di piacere; veloci si consumano  le relazioni fra esseri umani, veloce è il modo di alimentarsi (fast food) ma veloci nel cambiare sono anche le competenze  professionali richieste nel mondo del lavoro, anch’esso veloce nell’imporre costanti aggiornamenti professionali oltre ad imporre  “skill” che alcune volte sono più veloci nel comparire e mutare rispetto alla capacità stessa delle persone di acquisirli.   Catalizzatore e anche forza motrice di questa dinamica è la tecnologia, che non è più ad appannaggio di una elitè di specialisti relegati ad agire in specifici contesti anche fisicamente lontani dalle masse , ma che sempre di più è a portata di mano (anche in senso letterale se pensiamo allo smartphone)  e ad uso e consumo di quote rilevanti e crescenti di popolazione.   Innumerevoli settori della nostra vita sono ormai fortemente condizionati dalla tecnologia che applicata ad ambiti produttivi tradizionali generano  veri e propri nuovi settori; individuiamo nell’ambito industriale  la robotica e la meccatronica, nell’ industria della finanza si parla di industria del Fintech mentre il comparto della distribuzione vede svilupparsi con sempre più vigore l’ambito dell’e commerce e che dire delle  potenzialità quasi illimitate offerte dall’applicazione della tecnologia blockchain , quella per capirci alla base del Bitcoin   Tutte queste applicazioni e altre ancora ridefiniscono completamente regole e modalità operative di diversi settori determinando discontinuità tanto forti con il passato da essere definite con uno specifico termine “Disruption”.   Ecco allora che anche nel settore degli investimenti ci si trova costretti a confrontarsi con i cambiamenti in atto e ad agire di conseguenza.   Due sono gli ambiti sui quali il settore sta sviluppando una nuova impostazione che impone un nuovo modus operandi : la modalità di selezione e composizione degli investimenti; la capacità di visione prospettica dovuta al “cambio di paradigma”.   Il primo punto trova riscontro nella rinforzata capacità, fornita dalla tecnologia  di raccogliere ed elaborare dati finanziari, permettendo di  fornire utili elementi nella valutazione degli attivi selezionati in un portafoglio di investimento,  in questo  caso la tecnologia si mostra come preziosa collaboratrice del nostro lavoro, aiutandoci a elaborare analisi relative alle scelte di investimento e a confrontarle con altri strumenti finanziari.   Approfondendo il valore della correlazione fra gli attivi di portafoglio, elaboriamo indici di efficienza degli investimenti, costruiamo analisi comparate fra diversi indicatori e possiamo arrivare a ipotizzare le oscillazioni di portafoglio nell’ambito di scenari definiti.   Tutto ciò è auspicabile, ma non è sufficiente per imporre un approccio che si possa definire completamente innovativo nelle scelte di investimento, è necessario agire secondo le logiche nuove che impongono il cambio di paradigma.   Queste logiche prevedono una nuova competenza al consulente: la capacità di individuare ciò che oggi è nuovo e non ancora consolidato ma che grazie allo sviluppo impetuoso che ci aspettiamo diverrà con ogni probabilità colonna portante in futuro, in altri termini l'individuazione precisa dei  principali trend secolari.   Attenzione, tenuto conto che come abbiamo detto tali sviluppi sono veloci, per beneficiare al meglio di tali trend è importante approcciarli in tempo per goderne il più possibile i frutti !…Facile a dirsi, ma come fare ?   Come spesso avviene il migliore risultato si ottiene integrando competenze far loro diverse ma complementari, in questo caso è importante la capacità di sviluppare un processo di lavoro che integri pienamente la tecnologia  con il tratto personale e umano, la buona selezione degli investimenti richiede competenze che vanno oltre quelle di finanza, richiede apertura mentale e un minimo di conoscenza dei contesti di vita moderni (non è obbligatorio essere tecnici, è sufficiente documentarsi) ma soprattutto richiede capacità visionaria. Questo ultimo punto può apparire vago e per questo privo di valore, ma in realtà è una competenza fondamentale e da sempre ha rappresentato un elemento distintivo di valore rilevante, forse non ci abbiamo fatto caso, ma è così e con l'ausilio del grafico 1 voglio mostrarvelo.   Graf.1     Ho preso in considerazione 6 indici azionari mondiali, di questi 5 appartengono a specifici settori industriali/produttivi e sono : Biotecnologie, Finanziari, Salute e cura corpo (Health Care) , Information Technology (strumenti e metodi per trasmissione ed elaborazione dati), Real Estate (immobiliare)  e l'ultimo MSCI World invece è un indice globale che è composto da una selezione  titoli azionari di diversi settori dei paesi sviluppati pesati in base alla capitalizzazione dei mercati di riferimento (es. USA 59,2%, Giappone 9,1%, Regno Unito 6,7%, Francia 4,19%, Germania 3,6%, ecc. )  .   Il periodo di rilevazione è dal 1/12/2006 al 1/12/2019 pari a 13 anni.   Possiamo notare che il tipo di andamento dei diversi indici segue un comune sincronismo nel tempo dettato per lo più dall'andamento sottostante del ciclo economico, tuttavia dopo 13 anni le differenze in termini di rendimento fra i diversi indici sono molto diverse, vediamo ex post, quali avvenimenti autorizzavano una particolare attenzione a privilegiare gli indici relativi a specifici settori produttivi.   Fra il 2000 e il febbraio 2001 fu realizzata la mappa del genoma umano ad opera di due istituzioni concorrenti, la Celera Genomics e un Consorzio Pubblico internazionale.   Si tratta della codifica di tutte le informazioni genetiche depositate nella sequenza ad elica del DNA umano, una sorte di “codice della vita”  grazie nel quale si è potuto dare il via ad una nuovo settore di ricerca per la comprensione dei meccanismi genetici che regolano la vita umana, dalla costituzione dei tessuti e quindi degli organi al formarsi delle malattie, se la macchina ma vapore inserita nel ciclo produttivo nella prima metà dell'ottocento ha dato il via alla prima rivoluzione industriale che tipo di sviluppo era lecito aspettarsi ed è lecito ancora oggi aspettarsi dalla scoperta della mappa del genoma umano?   Passando al settore tecnologico proprio dell'Information Technology, l'avvento dell'era digitale iniziata negli anni 90 del secolo scorso, l’evoluzione delle applicazioni in termini di calcolo dei nuovi processori, lo sviluppo delle apparecchiature sia di uso comune (smartphone, PC e tablet) che professionali, chiediamoci, che tipo di aspettativa di sviluppo autorizzavano prima e autorizzano ancora oggi e a che velocità possiamo ipotizzare continueranno a evolversi?   Questo settore è per certi versi già così “maturo” e in fase di trasformazione da iniziare a generare specifici settori di sviluppo nuovi quali la Cybersecurity o l'ambito dell'Intelligenza Artificiale.   Non a caso anche l'indice relativo alla “Infotech” è il secondo in termini di crescita, distanziando non poco il successivo settore dell'Health Care, sostenuto da dinamiche demografiche mondiali che vedono nei paesi industrializzati ricchi il progressivo elevarsi dell'età media e contemporaneamente della speranza di vita e con essa la necessità/possibilità di popolazione crescente di spendere denaro in quell'ambito.   Fra l'altro il settore dell'Health Care beneficerà sempre più dei progressi nell'ambito degli studi delle Biotecnologie ed è verosimile ipotizzare che tale elemento rappresenterà un punto di sostegno al settore.   Come detto in precedenza alcuni nuovi settori assurgeranno a nuovi campioni e qualche volta lo faranno a scapito di altri, uno dei settori “perdenti” che negli ultimi anni si è ridimensionato per effetto dell'introduzione delle tecnologie e per effetto della nascita di nuovi concorrenti provenienti da altri settori è sicuramento quello dei servizi finanziari al quale aggiungerei il settore bancario, in questo caso, così come per il settore immobiliare un grafico risulta essere più eloquente di mille parole.   Un ultima osservazione va fatta analizzando i trend degli indici presi a riferimento nel periodo 1/12/2006 fino al febbraio 2009, punto in cui si sono realizzati dei minimi di lungo periodo per tutti gli indicatori (ad eccezione del Biotech) in questo caso i settori “più promettenti” hanno contenuto la perdita rispetto ai concorrenti e nel periodo successivo hanno realizzato sviluppi più impetuosi, in altri termini , un trend secolare robusto e con intatte prospettive riesce a salvaguardare meglio di altri l'investimento anche nei momenti difficili ed è quindi preferibile ad un paniere di titoli realizzato con logiche generaliste .   Allora, tutti pronti al “cambio di paradigma?”

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Lucciole per lanterne, lo strano caso dell'indice SP500

Scritto il 25.09.2019

Uno dei mantra più ricorrenti nell'agire dei consulenti finanziari è costituito dalla selezione di diversi strumenti di investimento che permettano una adeguata diversificazione del portafoglio.   In questo modo, si cerca di evitare che un avvenimento economico negativo che si verifichi in un paese comprometta l'intero portafoglio investito.   Per questo motivo è buona norma non concentrare l'investimento in emittenti di una singola nazione e tanto meno investire in un singolo emittente specifico, che sia lo stato o una azienda.   Questa elementare regola aurea purtroppo è tutt'altro che acquisita in Italia, infatti secondo la relazione Consob del 2017 sul risparmio degli italiani, l'investitore medio nazionale detiene forti liquidità depositate sui conti correnti bancari (poco meno del 50% del totale dei risparmi) e investe in titoli di stato, obbligazioni ed in misura minore azioni di emittenti nazionali per circa il 40% delle proprie disponibilità.   Non basta,  una adeguata selezione degli investimenti deve prevedere anche una diversificazione dei settori nei quali investire; infatti se decido di acquisire obbligazioni in euro di emittenti bancari di diversi  paesi dell'area euro, con ogni probabilità sarei esposto con intensità diverse fra paese e paese, alle medesime oscillazioni dei valori degli investimenti e in caso di una crisi del settore finanziario di un paese o dell'intera area, difficilmente  le banche di una nazione resterebbero completamente indenni a scapito di altre e ciò per effetto della globalizzazione.   In questo caso perderei anche il vantaggio della diversificazione valutaria perché non avrei contemplato la diversificazione in valute esterne all'area euro.   Ecco che ancora una volta scopriamo che la diversificazione è una prerogativa di specialisti e richiede particolari analisi e competenze che ci permettono di non confondere la luce intensa e apparentemente lontana delle lucciole con quella delle lanterne che illuminano la strada che percorriamo.   Ma attenzione, non è tutto oro ciò che luccica!   Un “illuminante” esempio ci viene fornito dall'analisi dell'indice S&P500 che segue l'andamento di un paniere azionario formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione, forse meno noto del Dow Jones fra il grande pubblico, lo S&P500 rappresenta l'indice più significativo dell'intero mercato americano ed è preso a riferimento di analisti finanziari e società di gestione del risparmio.   Investire percentuali elevate (per esempio del 60%) del proprio risparmio destinato alle azioni in questo indice rappresenta una scelta di concentrare il proprio investimento in una economia importante, ma pur sempre rappresentativa di una specifica area economica quale sono gli USA, esponendoci al rischio di andare contro il principio di diversificazione del portafoglio... siamo sicuri che è proprio così? o stiamo prendendo lucciole per lanterne?   Per rispondere a questa domanda dobbiamo considerare che gli Stati Uniti d'America pesano per il   23,9% del PIL mondiale, in questo senso potremmo a ragion veduta affermare che per esempio, detenere titoli dello S&P500 del portafoglio azionario per un peso del 55% significa aver elevato il proprio rischio concentrazione in maniera sensibile, ma le cose non stanno così...   Per comprendere pienamente ciò che intendo devo precisare che il mercato azionario USA si compone di 3 piazze di negoziazione note in tutto il mondo: Nyse, Nasdaq e Amex che con la loro importanza e trasparenza rappresentano un importante vetrina per le aziende quotate permettendo loro una ampia visibilità.   Gli standard di amissione e le modalità di negoziazione rendono questi mercati particolarmente liquidi evoluti e quindi molto attrattivi per le aziende di tutto il mondo che, appena ne hanno la possibilità e la dimensione, ambiscono a farsi quotare su tali circuiti.   Ne consegue che il listino americano e di conseguenza lo S&P500 che è il più rappresentativo indice annoveri al proprio interno aziende di tutto il mondo oltre che aziende americane che operano a livello globale.   Questo forte appeal ha permesso ad aziende di diversi settori industriali di quotarsi sui mercati americani rendendo l'indice molto diversificato e quindi rappresentativo di molti, se non tutti i settori produttivi, si veda la seguente tabella, in questo senso l'indice S&P500 rappresenta un ottimo strumento “diversificatore” per settori.     Da una ulteriore analisi dell'indice in questione e per quanto sopra esposto si evince che le aziende che compongono lo S&P500 avendo dimensioni rilevanti sono spesso multinazionali e pertanto operano in tutto il mondo.   Queste aziende, producono i loro ricavi per il 62% in USA e per il restante in altre aree del mondo, garantendo una interessante diversificazione geografica all’indice secondo i pesi esposti nella tabella seguente.     Dal dettaglio dell'allocazione dei ricavi delle aziende che compongono lo S&P500 si può intuire la vastità e il peso relativo esercitato dalle economie mondiali all'interno dell'indice , nella colonna a destra possiamo anche coglierne le dinamiche recenti, che ci confermano il peso crescente che le economie emergenti e i mercati europei vanno acquisendo all'interno di questo indice e che ci suggeriscono la necessità di tenere monitorata la composizione dello stesso al fine di poter valutare il forte “potere” di diversificazione intrinseco in ogni momento. Vediamo quindi che approfondendo la composizione dell'indice S&P500 possiamo affermare che può assolutamente rappresentare un efficace strumento di diversificazione del portafoglio sia in termini settoriali che geografici che non ha paragone a livello mondiale e che permette all'investitore un valore di diversificazione molto più significativo rispetto a molti indici ed in alcuni casi anche rispetto a diversi indici presi simultaneamente in considerazione di aree economiche comuni seppur espressione di economie  di diverse nazioni (es. area Euro).   La fiamma della torcia illumina il cammino ma se la impugni male … brucia le mani!

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Tassi di interesse bassi, evviva !... o forse no ?!

Scritto il 26.06.2019

La profonda crisi economica che dal 2008 partendo dagli USA ha contagiato ben presto il resto del mondo per effetto della globalizzazione determinando un veloce deterioramento della crescita economica seguita da un periodo di decrescita importante (Graf 1).     Grafico 1- Andamento Pil paesi Ocse - base 100 gennaio 2008   La necessità di contrastare la pesante recessione ha portato le autorità monetarie (banche centrali) a mettere in atto politiche di forte stimolo all’economia. In questo contesto la Banca Centrale USA (FED) si è distinta per velocità di reazione ed intensità, seguita poi dalle istituzioni del resto del mondo Europa compresa. In realtà le azioni di stimolo all'economia possono essere messe in atto da varie istituzioni e essere di varia natura: monetaria, fiscale e più in generale costituite da riforme economiche spinte dall'azione politica, tuttavia l'azione monetaria delle banche centrali ha il pregio di poter essere attuata in tempi brevi con la conseguenza di produrre altrettanti effetti in tempi brevi. Si potrebbe paragonare la politica monetaria alla stregua di una terapia d'urto quale per esempio l'utilizzo del defibrillatore utilizzato su persona con infarto in corso, questa azione emergenziale ha il pregio di far riattivare la funzione circolatoria tramite uno shock, ma non cura la malattia, la soluzione del problema dovrà prevedere l'utilizzo successivo di adeguate altre “terapie” che stabilizzino il paziente prima e mettano in atto una cura che risolva le cause del malanno poi, nell'esempio queste “terapie” sono rappresentate da politiche fiscali e riforme economiche senza le quali si rischia il ricomparire della “patologia” con effetti definitivi.     Come accennato sopra, al comparire della crisi le banche centrali hanno immediatamente ridotto i tassi di interesse con cui finanziavano il sistema creditizio (graf 2), questa riduzione avrebbe dovuto trasmettersi (e in buona parte è avvenuto soprattutto per le imprese medio/grandi) alle imprese permettendo loro di finanziarsi a tassi bassi con la conseguenza di renderle più competitive aumentando la produzione e di conseguenza l'occupazione.     Graf 2 Andamento tassi banche centrali dal 2000 al 2011   La riduzione dei tassi ha prodotto effetti anche dal lato dei risparmiatori, traducendosi in minore remunerazione degli investimenti obbligazionari che ha generato (e anche qui per certi paesi è avvenuto e per altri meno) la riduzione della propensione al risparmio della popolazione e aumentato quella al consumo con l'esito di assorbire la crescente produzione delle aziende permettendo il miglioramento della reddittività del sistema produttivo. Infine, una volta rimessa l'economia su un sentiero di crescita, per evitarne il surriscaldamento i tassi sarebbero dovuti nuovamente risalire verso la media storica, in modo da stabilizzare la crescita a livelli medi del 2%-2,5% evitando uno sviluppo economico troppo frenetico con il rischio di elevata inflazione. Questo meccanismo di causa effetto si è realizzato in maniera non uniforme nelle diverse economie; per gli USA, Canada, Germania e Gran Bretagna e paesi del nord Europa, gli stimoli monetari hanno prodotto apprezzabili risultati, mentre in paesi come Giappone e Francia i risultati sono stati meno brillanti, per finire con gli insoddisfacenti risultati raggiunti nei cosiddetti paesi periferici dell'area Euro (Italia, Grecia, Portogallo). Oggi, i tassi di crescita economica degli USA sono sostenuti e per il 2018 si sono attestati intorno al 2,5% , l'area Euro nel 2018 è cresciuta con una media del 1,8% circa, ma con una ampia differenza fra paesi, l'Olanda mette a segno un +2,6%, la Spagna +2,5% la Germania realizza un +1,4%, la Francia +1,5%, l'Italia +0,9%, in Asia il Giappone ha realizzato un +1,4%, anche per Cina ed emergenti si sono realizzate crescite ridotte rispetto al 2017 ma si tratta di contesti da analizzare a parte. Così come quanto realizzato in passato, anche le prospettive future fra le diverse regioni economichesi presentano piuttosto variegate; ad una confermata attesa di crescita vigorosa per gli USA, fa da contraltare una poco brillante situazione dell'area Euro (sempre variegata al proprio interno) e una crescita asiatica in contrazione molto condizionata dai contrasti per il commercio mondiale con gli USA.   Dal punto di vista degli investitori, il processo di riduzione dei tassi di interesse ha portato ormai da diversi anni i rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni in generale a livelli bassissimi, pari a zero o per alcune tipologie di investimenti addirittura negativi e nonostante la paventata possibilità espressa negli scorsi mesi da parte delle istituzioni finanziarie, di iniziare a programmare un inizio di processo di rialzo dei tassi di interesse, non a caso denominato “processo di normalizzazione dei tassi di interesse” , gli ultimi dati economici mostrano un deterioramento del quadro economico generale che ha fatto cambiare il vento delle aspettative e che ha radicalmente determinato un cambio di orientamento delle autorità monetarie, tanto che la FED (banca centrale americana) nel corso del l'ultimo FOMC (Federal Open Market Committee) di giugno per il tramite del suo governatore Powell comunicava al mercato il nuovo orientamento in materia monetaria che contempla l'interruzione del processo di rialzo tassi con un atteggiamento di stabilità di breve per poi prevederne entro l'anno una riduzione.   Stessa dinamica per l'area Euro, dove il governatore Draghi nel discorso di Sintra tenuto pochi giorni fa, apriva a nuove manovre monetarie di stimolo economico in materia di contenimento dei tassi di interesse sui finanziamenti con la Banca Centrale. Tutte politiche espansive che mostrano la volontà di perpetrare stimoli all'economia che evidentemente accusa dei preoccupanti rallentamenti che si ritiene di non sottovalutare. Immediatamente i mercati finanziari hanno festeggiato e le borse sono salite quasi ai massimi storici, di contro i rendimenti obbligazionari si sono contratti ulteriormente e oggi questa situazione si somma al trend di discesa rendimenti degli ultimi anni riproponendo per molti paesi e per durate fino a 10 anni rendimenti negativi !. Per esporre la situazione attuale, mi avvalgo del seguente esempio: un investitore che oggi decidesse di investire eur 100.000 in titoli di stato in euro emessi dalla Francia di durata 5 anni, riceverebbe a scadenza eur 97.335,00 (- 0,533% all'anno) che sarebbero eur 96.540,00 nel caso l'investitore optasse per i più solidi titoli tedeschi (si veda tabella 1). E' evidente che siamo di fronte ad una distorsione dei mercati mai conosciuta prima che condiziona molto le scelte di investimento , come si può investire in titoli che “garantiscono” rendimenti negativi ? E sopratutto a quali rischi siamo esposti in questa situazione ?      Tab. 1 rendimento dei titoli di stato dei principali paesi dell'area Euro   Va fatta a questo punto una importante ulteriore considerazione; l'area Euro risulta fra le più vulnerabili dal punto di vista dello sviluppo della crescita e ciò perché avendo i tassi praticamente a zero non potrebbe oggi contrastare una recessione con la politica monetaria di riduzione dei tassi, situazione assolutamente diversa da quella degli USA che invece hanno già da tempo potuto rialzare il tasso di interesse americano, il Federal Fund Rate al 2,5%. Tassi europei cosi bassi, oltre a compromettere le politiche monetarie di stimolo cosa comportano per l'investitore? La prima distorsione di questa situazione è quella di non offrire agli investitori alternative ai titoli di stato dei paesi dell'area euro con elevato standing, rendendo in qualche modo appetibile solo quelli di alcuni paesi periferici (Grecia, Italia o Cipro) che sono considerati più rischiosi. Con tassi di rendimento bassi o negativi, l'investitore opta per mantenere elevate liquidità in conto corrente o in liquidità, di fatto rinunciando ad investire o ricercando rendimenti positivi tende a prendere in considerazione obbligazioni di altri paesi emittenti non Euro espressi in altre valute accollandosi il rischio (o rendimento) dell'oscillazione del tasso di cambio e rischi di solvibilità dell'emittente; in entrambi i casi potrebbe incrementare la sua esposizione al rischio globale e indirizza i propri investimenti fuori dai paesi di residenza togliendo di fatto una importante fonte di finanziamento agli stati nazionali del proprio debito pubblico, ciò rappresenta non un rischio da poco se tale trend dovesse continuare a consolidarsi. Un altro rischio di questa situazione è quello che i tecnici chiamano incremento “dell'appetito al rischio” per cui l'investitore alla ricerca di ritorni positivi sceglie di investire in attivi più rischiosi ( obbligazioni aziende, azioni o certificates) che hanno una volatilità elevata e la cui selezione richiede competenze specifiche che l' investitore potrebbe non avere o avere solo in parte.   Tutti questi aspetti riportano ancora una volta alla ribalta la necessità da parte del risparmiatore di essere aiutato nella selezione dei propri investimenti tenendo bene in considerazione contesto in cui vive e opera e il rapporto rischio/opportunità offerto da ogni strumento finanziario e dell'intero portafoglio titoli in cui tale strumento è inserito, attività questa a scapito di consulenti preparati e informati ai quali è oggi più che mai indispensabile rivolgersi per la gestione dei propri risparmi.   Concluderei affermando: “Nonfarti prendere da sconforto se i tassi sono bassi, coraggio fatti aiutare da chi può condurre i tuoi passi”.

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Quanto è morbida la via della seta?

Scritto il 02.04.2019

Passato il clamore mediatico circa l’adesione fra Cina e Italia al protocollo di intesa noto come “Via della seta”, proviamo a capire la possibile portata per la nostra economia di tale progetto che per dimensioni ed impatto economico può a ragion veduta essere paragonato al piano Marshall successivo alla seconda guerra mondiale. L'obiettivo dichiarato del progetto (che per alcuni cela anche obiettivi egemonici non dichiarati da parte della Cina) è quello di prevedere un massiccio programma di investimenti in infrastrutture che agevolino il commercio fra Cina e un vasto territorio ascrivibile all'Eurasia con terminale l'Europa.     Questo generico protocollo contempla investimenti in viabilità, ferrovie, porti e tecnologia, che in maniera sinergica si propongono di facilitare gli scambi commerciali fra le due aree. Secondo un osservatorio USA, il “Centro studi strategici internazionali” al settembre 2018 oltre 170 progetti collegati al piano “Via della seta” sono stati finanziati e messi in opera e molti altri sono in itinere. Investimenti di tale portata saranno determinanti per l'economia europea, in quanto area di ubicazione dei terminali di arrivo, partenza e stoccaggio merci e territorio sul quale creare o potenziare infrastrutture quali i porti, strade, ecc. Eviterei le polemiche relative ai rischi di colonizzazione economica dalla Cina e dei rischi di invasione ulteriore del nostro mercato di prodotti cinesi (da non trascurare mai) e vorrei concentrare l'attenzione sulle opportunità che si aprono per il nostro paese con l'adesione al protocollo. Prendendo a riferimento la situazione attuale ci si rende subito conto del ritardo accusato dal nostro paese nei confronti dei partner europei nell'interscambio con la Cina e ciò essenzialmente per un nostro ritardo nell'imbastire, perseguire e rafforzare i rapporti commerciali con il gigante asiatico. Nel 2017 il valore dell'interscambio fra Cina e Germania si attestava a 186 Mld euro mentre quello con la Gran Bretagna era di circa 75 mld eur e quello con la Francia di circa 70 Mld eur, fanalino di coda fra i paesi industriali europei l'Italia con circa 42 Mld eur di valore. Questa situazione è essenzialmente dovuta ad una più incisiva e storica attività politica ed economica dei nostri partners europei (o forse dovremmo dire competitors) nei confronti della Cina rispetto a quanto fatto dall'Italia in passato. Negli ultimi due lustri la Cina ha effettuato acquisizioni di 227 aziende nel Regno Unito, 225 in Germania 89 in Francia e 85 in Italia, oggi i cinesi possiedono il porto del Pireo in Grecia e sono azionisti nei porti di Rotterdam e in Belgio, oltre ad avere la proprietà dell'importante scalo aeroportuale di Francoforte. L'Italia sino ad ora è stata (spesso per sua colpa) ai margini dell'opportunità cinese, mentre altri paesi hanno saputo costruire e definire politiche più attive, ora è evidente che la “Via della seta “rappresenta una importante opportunità per tutti i paesi europei e forse un pochino di più per chi è rimasto sino ad ora ai margini. Da una analisi dei dati relativi agli scambi commerciali fra Italia e Cina prodotto dalla Farnesina su dati Istat, si evince che l'Italia accusa un saldo negativo fra importazioni ed esportazioni con la Cina per circa 16 MLDEur nel 2016, 15 MLDEur nel 2017 e 17,6 MLDEur nel 2018. Dall'analisi dei diversi settori merceologici possiamo trarre interessanti considerazioni circa i possibili margini di miglioramento nel tempo dei nostri saldi. Fra i settori che realizzano un avanzo sui quali quindi vantiamo un primato distinguiamo il settore autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, Macchinari e apparecchiature, Bevande e Prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici. Alcune sorprese invece sono riscontrate nei settori in disavanzo, mentre è lecito aspettarsi saldi negativi (anche se migliorabili) fra i Prodotti tessili o Articoli di abbigliamento,per effetto delle importazioni di manufatto a basso valore, risultano meno comprensibili (o per lo meno più agevolmente migliorabili) i deficit nel settore Prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicultura e Mobili dove vantiamo tradizione e qualità produttive note nel mondo. Sta all'Italia mettere in atto politiche commerciali e produttive che permettano nel tempo il miglioramento del saldo globale fra importazioni ed esportazioni con la Cina, lavorando sistematicamente sulle potenzialità dei settori più promettenti in un mercato enorme storicamente legato all’Italia dall’antico filo di seta che Marco Polo 700 anni fa iniziò ad intessere con l'Impero di Mezzo.    

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Storie di vita e approccio all'investimento settoriale

Scritto il 28.02.2019

Fra i tanti utilizzi per i quali sono utilizzati i social media, quello di fungere da operatore di ricerca di vecchi amici, compagni di scuola o vecchie fiamme, è sicuramente uno dei più gettonati. Fra gli esseri umani, la curiosità di vedere “che fine ha fatto tizio o caio” è un motore che brucia quantità industriali di carburante e alimenta aspettative e intriganti interrogativi che spingono molti ad organizzare rimpatriate nelle quali l'inaspettato regna sovrano. Capita allora di scoprire in questi incontri che la più carina della classe non ha saputo reggere al confronto del tempo, il trucco ora è divenuta una spuntata arma di seduzione in un corpo che riempie con disinvoltura una taglia 48. Ora la miss di un tempo, lavora in una ditta che produce semilavorati in metallo per il settore automobilistico. Di contro non è improbabile che succeda di restare sorpresi della ragazza dell'ultimo banco, per tutti “Maria Goretti”, timorata di Dio, vestita sempre un po’ demodé nel vederla completamente cambiata, ora si presenta ai nostri occhi come una disinibita e moderna show girl che prepotentemente è entrata nel mondo dello spettacolo... e pare proprio che anche una buona parte del mondo dello spettacolo sia entrata in lei! Oggi lavora come capoarea per una nota azienda produttrice di farmaci specifici contro malattie legate l’invecchiamento che ha appena lanciato sul mercato anche una linea di cosmetici a contenuto farmacologico di ultima generazione. E che dire di “Pac Man”, il casinista del gruppo appassionato di video game abbonato ai 4 in Italiano e Filosofia e sempre un pochino con la testa fra le nuvole, oggi si rivela a noi come un importante imprenditore nel campo dei giochi elettronici che fa la spola fra Milano e Tokyo come importatore esclusivo di giochi tecnologici e smartphone. Continuando fra i vecchi conoscenti presentatisi all'incontro, notiamo un signore il ragazzo in fondo al tavolo, con la giacca e la cravatta, che difficilmente riconosciamo, ci chiediamo tutti chi sarà mai? Dopo occhiate indagatrici lo si identifica chiaramente, ma si è lui, Giovanni detto il “ragioniere” , nascosto dietro i suoi occhiali spessi è intento continuamente a consultare il suo telefonino sulla app dei mercati finanziari e dei tassi di interesse. Ci racconta che lavora in banca e che da qualche tempo lo hanno messo come assistente agli investimenti della clientela, non è contento, dice che non è più come una volta e le seccature sono in costante aumento. E...il secchione?  Non può mancare. Anche se diverso nell'aspetto, resta puntiglioso e informato, parla di ogni argomento con dovizia di particolari e competenza, ...state sicuri che qualunque cosa faccia nella vita la farà al meglio, non lascerà nulla al caso e non importa se sarà amato o meno sul posto di lavoro, sarà comunque un punto di riferimento per la soluzione dei problemi.   Superata la sorpresa iniziale cominciamo a viaggiare con la memoria ricordando aneddoti e esperienze vissute insieme e ci rendiamo conto renderci conto che in molti di noi si potevano scorgere già in tenera età le caratteristiche personali che avrebbero poi costruito i binari su cui si sarebbe mosso il vagone della nostra vita. Si, prendiamo ad esempio “Pac Man”, lo ricordiamo bene, nell'ambito dei videogame è sempre stato molto informato e preparato, sapeva coinvolgere gli amici in sfide incredibili ed è stato il primo a iscriversi ad un corso di informatica quando tutti puntavano al 6 in Latino, famosa per tutti noi la sua massima: “l'uomo è nato per godersi la vita e il gioco è parte integrante del divertimento”,.... in fondo a modo suo era un filosofo, i 4 non gli rendevano giustizia. E il secchione?  Tutti concordi... abbiamo sempre saputo che qualunque cosa avrebbe fatto in vita sua l'avrebbe fatta al meglio e se sei il migliore non importa in che settore, avrai comunque successo! Continuando a evocare ricordi, ci si rende sempre più conto che come ognuno di noi, partendo dalle proprie inclinazioni ha costruito il proprio futuro, la rimpatriata da uno spunto di riflessione che spinge a vedere un interessante parallelismo fra l'evoluzione delle nostre vite e le evoluzioni nel tempo di diversi investimenti finanziari, in fondo ognuno di noi ha investito sui propri talenti determinando il proprio futuro. Come negli investimenti tutti i partecipanti alla rimpatriata sono accumunati dall' aver goduto dello stesso periodo di vita, avendo la stessa età, ma pur avendo vissuto in un'epoca di sviluppo hanno conosciuto carriere con dinamiche diverse. Anche qui vedo un parallelismo fra le reddittività nel tempo degli investimenti finanziari ed il successo economico attuale dei compagni; a parità di tempo investito (età), ogni investimento (obbligazioni, azioni, metalli, ecc) esprime un diverso rendimento, così come nel tempo le azioni hanno reso diversamente dalle obbligazioni o dalle materie prime. Il parallelismo però va oltre e permette una maggiore profondità di analisi che voglio esporre. I compagni della rimpatriata facevano parte di una stessa classe, veniva loro impartita la stessa lezione, gli stessi compiti e partecipavano alle stesse gite appartenevano cioè ad una specifica categoria. In questo senso possono essere equiparati ad una stessa categoria di investimenti, per esempio le azioni. Le loro inclinazioni e le loro competenze specifiche sviluppate nel tempo hanno, in alcuni casi perfettamente coinciso con le direttrici di sviluppo della società, in altri casi meno e ciò ha determinato la differenza di “successo” fra loro, ...con la sola eccezione del secchione.   Se proviamo a traslare queste considerazioni nell'ambito degli investimenti possiamo trarre a mio avviso dei consigli su come approcciare la scelta dei migliori investimenti nel lungo periodo. Supponiamo di agire nell'ambito del mercato azionario mondiale, nel nostro esempio rappresentato dall'indice MSCI All Country World, l'alter ego di tale mercato è costituito dal mondo in cui hanno vissuto i “rimpatrianti” nel periodo comune. Supponiamo ora di abbinare gli ambiti operativi di ciascuno ai diversi settori dell'investimento azionario corrispondenti, in questo modo abbiniamo il settore tecnologico MSCI World Information a” Pac man”, il settore Industriale MSCI World Industrial alla più carina della classe che lavora in una ditta, il settore finanziario MSCI World Financials  a Giovanni il “ragioniere” e il settore della salute  MSCI World Health Care e cura del corpo alla ormai ex “Maria Goretti”. Consideriamo ora un intervallo di tempo comune, per esempio 5 anni e vediamo i rendimenti realizzati da questi settori e la loro performance rispetto alla media azionaria mondiale nello stesso periodo. Grafico 1.     Ricaviamo subito alcune informazioni che altro non sono che la declinazione finanziaria delle carriere dei vecchi amici. La prima osservazione è che in un'epoca di sviluppo, tutti  (compagni e relativi settori) hanno conosciuto gratificazioni e crescita. Subito dopo balza all'attenzione come lo sviluppo generale si compone di settori che hanno avuto dinamiche (rendimenti ) sensibilmente diversi, Pac Man ha catturato meglio di tutti il settore trainante e anche la “Goretti” ha beneficiato della inclinazione dei paesi ricchi e con crescenti generazioni anziane, a spendere in salute, meno brillante, ma pur sempre sopra la media anche la nostra ex miss classe, che agendo nell'ambito della produzione ha potuto realizzare delle buone performance, mentre il caro “ragioniere” ancorato al settore finanziario soffre i postumi della crisi del 2008 e del costante sviluppo delle applicazioni digitali, ora i clienti vanno sul web a qualunque ora e a costi contenuti !. Questa bizzarra ma verosimile storia di vita raffrontata alle logiche di investimento, credo offra una riflessione tanto semplice quanto importante nell'ambito degli investimenti che potrei riassumere nei seguenti punti: approcciare gli investimenti con criteri settoriali può rappresentare un importante valore aggiunto nel lungo periodo; la scelta dei settori su cui investire va fatta con competenza e sforzandosi di interpretare le linee direttrici primarie del nostro tempo; l'aiuto di un consulente finanziario competente può rivelarsi un valore aggiunto che apporta notevole valore all'investimento l'approccio “secchione” secondo il quale prima di agire si deve approfondire l'ambito in cui si intende operare e si devono conoscere le dinamiche e le leggi che regolano i settori in cui si agisce...premia sempre e comunque!!

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