Marco Minotti

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10/10/2018

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Settori di investimento di maggiore interesse, attenzione ai megatrend!

Scritto il 28.07.2020

  Ho già parlato in passato dei c.d. Megatrend come delle forze dirompenti in grado di determinare cambiamenti strutturali nell'economia globale, guidare l'innovazione, ridefinire le priorità delle società e i modelli di business. Oggi più che mai, un numero sempre crescente di investitori si chiede come trarre vantaggio dai megatrend, e come riconoscerli. Attualmente, sembrano essere quattro i megatrend che influenzano significativamente il presente e il futuro: cambiamento demografico, urbanizzazione, scarsità delle risorse e progresso tecnologico sotto forma di digitalizzazione e intelligenza artificiale. Ad esempio, l’allungamento dell'aspettativa di vita media e gli stili di vita moderni trasformeranno il settore sanitario e le abitudini dei consumatori; si stima un incremento del 45%della popolazione mondiale over 60 da qui al 2030.   E ancora, la migrazione di massa verso le città renderà necessaria l’adozione di nuovi modelli di business e investimenti nelle infrastrutture: nel 2050 2/3della popolazione mondiale risiederanno in una città, il doppio rispetto al 1950.   E infine, la domanda di un futuro più green e più pulito sosterrà il progresso in ambito energetico e la salvaguardia dell’ambiente, nel prossimo futuro il solare e l’eolico rappresenteranno il 50%della produzione di energia globale rispetto ad appena il 7% nel 2015. Va però precisato che i megatrend sono troppo astratti, troppo ampi e troppo di lungo termine per potervi investire efficacemente. Prendiamo ad esempio l’urbanizzazione, questa va declinata in temi di investimento tramite un processo di attenta analisi, in modo da concentrarsi su dei sottotrend – quali le smart city - di più breve termine e che coinvolgano una gamma di applicazioni che siano investibili da parte di un gestore attivo.

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Quale strada intraprenderanno i mercati?

Scritto il 10.07.2020

Sulla scia di quanto espresso al precedente post, i mercati finanziari sono ormai in prossimità di un bivio dove sentiment e posizionamento degli investitori potrebbero prendere strade divergenti. Secondo l’American Association of Individual Investors (AAII), la percentuale di investitori “orsi” resta ancora appena inferiore al 50%. Il timore di una seconda ondata di coronavirusè sempre presente, anche fra i gestori di fondi il rischio principale per il mondo degli investimenti rimane quello di un risveglio del virus e una ripresa dei contagi di Covid-19 nel mondo, e i mercati più sensibili a un eventuale nuovo contagio sono proprio quelli azionari. Ciononostante, la percentuale di gestori che hanno paura di una recessione prolungataè diminuita, passando dal 93% di aprile al 46% di giugno. Al contempo, i flussi di capitale netti misurati dal provider di dati EPFR indicano un netto incremento della propensione al rischio. Fino a prova contraria, e in linea generale, chi investe in azioni continuerà probabilmente a mantenere l’atteggiamento ‘risk-on’, soprattutto alla luce della stabilizzazione del prezzo del greggio e della distensione sui mercati del credito. In definitiva, la graduale rimozione delle misure di contenimento lascia margine alla speculazione. Dunque, anche se tutto sembra propendere per un’accelerazione della ripresa economica trainata da ingenti stimoli monetari e fiscali, è consigliabile mantenere la calma. Anche la costante guerra commerciale tra Cina e USA (soprattutto in vista delle prossime elezioni presidenziali americane) potrebbe essere fonte di maggiore volatilità.

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Segnali incoraggianti dagli ultimi dati di mercato

Scritto il 08.07.2020

  Lo Standard & Poor’s 500, il più importante indice azionario nordamericano, si trova a solo il 7,7% rispetto ai massimi registrato il 20 febbraio, con una volata di oltre il 40% dai minimi del 23 marzo, i mercati marciano spediti, fiduciosi di una decisa ripresa sul fronte degli utili per azione. Il consenso si attende una ripresa del 28,2% dell'eps nel 2021, dopo un calo del 21,1% previsto per il 2020, con la conseguenza che fra un anno e mezzo l'utile per azione avrà recuperato più che completamente le perdite causate dalla pandemia da Covid-19. In base alle previsioni medie degli analisti sul Pil degli Stati Uniti, inoltre, il pil potrebbe non tornare al massimo registrato nell'ultimo trimestre del 2019 fino alla seconda metà del 2022, e anche i tassi della Fed non dovrebbero andare incontro ad un innalzamento. Sul fronte europeo, la Bce ha annunciato l'ampliamento del piano di acquisti per 600 miliardi di euro, in aggiunta all’annuncio della Commissione Europea di un Recovery Fund da 750 miliardi di euro Tutti segnali, questi, più che incoraggianti. Inoltre, c'è ancora molta liquidità sul mercato: gli investitori sono alla ricerca di investimenti che offrano rendimento in un contesto di tassi bassi/negativi. Anche in considerazione del fatto che la maggior parte dei Paesi ha allentato le misure di lockdown, sembra che siamo entrati appieno nella fase della “danza”, di cui ai miei precedenti post: se da un lato è probabile che il miglioramento dei dati economici vada di pari passo con quello dei dati sulla mobilità, dall’altro il ritorno alla normalità è ancora lontano, e quindi, prepariamoci ad affrontare nuove fasi di volatilità elevata.

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Segnali di forte volatilità, incertezze e incoraggiamenti

Scritto il 03.07.2020

  I principali indici della Borsa Italiana, così come le principali piazze finanziarie europee, hanno registrato variazioni frazionali la scorsa settimana, segnalando una forte tendenza alla volatilità; l’aumento dei contagi in Giappone, così come negli USA, e il timore sempre maggiore di una nuova ondata di ritorno in Cina, sembra aver inciso negativamente sulla propensione al rischio.   Ai suddetti timori di ordine sanitario, si aggiungono le incertezze derivanti dal mondo della politica, il cui epicentro, ancora una volta, risiede negli Stati Uniti, dove l’esito delle prossime elezioni presidenziali sembra essere sempre più imprevedibile, con importanti segnali di vantaggio a favore del candidato democratico Biden. Le incertezze, in questo senso, derivano soprattutto dal fatto che, stando alle sue ultime dichiarazioni, Biden avrebbe l’intenzione di aumentare le imposte su società e reddito, oltre a voler riconsiderare alcune delle decisioni dell’attuale Presidente in materia di deregolamentazione, e va da sé che imposte più alte porteranno ad una erosione degli utili aziendali.   D’altra parte, l’Empire State Index per il settore manifatturiero nello stato di New York ha fatto segnare un rimbalzo: le vendite al dettaglio sono aumentate più del previsto, così come la produzione del mese di maggio, seppur in misura inferiore alle attese. Nel Regno Unito il mercato del lavoro ha sorpreso ancora in positivo in aprile, con la creazione di 6.000 nuovi posti di lavoro.   Dunque, segnali contrastanti che, come preannunciato, hanno determinato un rialzo dell’Economic Policy Uncertainty Index, basato, appunto, sul numero di notizie inerenti a fonti di incertezza e rischi sui principali quotidiani globali.

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Prospettive nell’immediato futuro

Scritto il 01.07.2020

Dopo 50 giorni di un rally che potremmo definire “vigoroso”, cosa dobbiamo aspettarci ora dai mercati? Anche la settimana appena trascorsa si era aperta all’insegna della prosecuzione di un trend ormai duraturo, caratterizzato da un generale ottimismo sui mercati finanziari per il progressivo ritorno alla normalità, un graduale ritorno dell’appetito per il rischio, e la riduzione nella domanda di dollari come asset rifugio.   Ciò premesso, a mio modo di vedere ci si prospetta una fase di nuova volatilità, a fronte di eventuali notizie relative a nuovi focolai o a rallentamenti nelle riforme promesse dai governi. Pur volendo fortemente credere nel ritorno alla normalità e in una rapida crescita dell’economia, i mercati hanno infatti dovuto fare i conti con dati macro molto negativi, con il timore di una seconda ondata di contagi a partire dagli Stati Uniti e con l’allarme della Federal Reserve, che ha parlato di outlook estremamente incerto e di una strada lunga e tortuosa per la ripresa.   Questa non è però una notizia negativa, anzi, per certi versi rappresenterà una nuova opportunità di acquisto per chi ha investito in pac, o per chi, se e quando arriverà, vorrà sfruttare il momento.   In questi mesi i mercati hanno corso molto a fronte di un’economia reale in piena recessione, ma sappiamo anche che i mercati lavorano sulle aspettative, e in questo caso hanno scommesso sulla ripresa dell’economia dal 2021; è evidente che se le aspettative saranno contradette dai fatti si registrerà una nuova fase di volatilità, mentre al contrario un’uscita più rapida dalla crisi potrebbe dare nuova linfa ai mercati.   Personalmente, ritengo impensabile una crescita senza nuovi momenti di forte volatilità dei mercati, ma ciò non toglie che se ragioniamo con un orizzonte temporale di medio lungo termine, è fondamentale continuare ad accumulare, magari tramite un PAC.

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Bilancio di fine giugno, a distanza di un mese dalla ripresa della mobilità

Scritto il 30.06.2020

A inizio mese l’Istat stimava una marcata contrazione del Pil nel 2020, con una caduta dell’8,3%, rimarcando, in particolare, come il dilagare dell’epidemia di Covid-19 e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal Governo abbiano determinato un impatto profondo, la cui quantificazione è tuttavia caratterizzata da un’ampia incertezza. Ancora più pessimista si era mostrata la Commissione europea, che ha ipotizzato un calo del Pil del 9,5% nel 2020. Anche l’inizio di questa settimana ha effettivamente generato qualche scompiglio; i timori di una seconda ondata epidemica hanno infatti indotto gli investitori alla cautela. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato oltre 180.000 nuovi casi di Covid-19 rispetto al weekend precedente. D’altra parte, il graduale allentamento del lockdown in diversi Paesi sta contribuendo ad una lenta ripresa della vita sociale e dell’attività economica. Le statistiche sulle esportazioni dall’Asia sono positive e i PMI dell’area euro evidenziano un generalizzato incremento per questo mese, soprattutto nel settore dei servizi. Gli aumenti più significativi si sono registrati in Francia (+9,4), Paesi Bassi (+8,3), Spagna e anche Italia (entrambe +8,2), in netto miglioramento anche l'indicatore delle aspettative sull'occupazione. I dati in uscita nei prossimi giorni faranno probabilmente maggior chiarezza sul futuro dell’economia globale; diversi Stati renderanno infatti pubblici i PMI (Purchasing Managers Index, l'Indice composito dell'attività manifatturiera di un Paese), a partire dagli USA e dalla Cina, i due principali centri di interesse in quest’ultimo periodo.

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Qualche riflessione sulle strategie di investimento

Scritto il 29.06.2020

Il dato sulla liquidità dei conti degli italiani è invero estremamente preoccupante: 54 miliardi. Nei mesi in cui le aziende erano ferme con il fatturato, in cui le famiglie erano serrate in casa e l’Italia era bloccata dal lockdown, le imprese italiane hanno aumentato la liquidità sui depositi bancari di 19,9 miliardi e le famiglie di 34,4 miliardi.   Certamente, un ruolo cruciale in questo senso l’ha svolto il periodo di crisi che stiamo vivendo, il quale ha generato una diffusa tendenza al disinvestimento dal risparmio gestito, con una contestuale avversione al rischio, tipica reazione degli italiani ai momenti di incertezza. È però del tutto evidente come questo atteggiamento, se pur comprensibile, non segua alcuna logica finanziaria ed anzi, rappresenti all’opposto un vero e proprio errore, soprattutto per la liquidità in eccedenza che oggi potrebbe essere allocata correttamente in una dimensione di pianificazione finanziaria.   Inoltre, per chi non si è limitato ad assumere un atteggiamento “attendista”, ma ha agito disinvestendo i propri risparmi, l’errore si è rivelato ancora più grave, figlio probabilmente della mancanza di un consulente capace di aiutare il cliente nell’analisi del nuovo scenario che andava delineandosi.   C’è da dire che oggi tanti attori si stanno muovendo in questo ambito: associazioni, scuole (corsi di educazione finanziaria) e consulenti finanziari. Questi ultimi in particolare stanno cercando di elevare il livello di conoscenza e consapevolezza delle persone, sì da evitare errori che per molti versi possono rivelarsi estremamente drammatici per le tasche ma anche per la vita futura degli italiani; non dimentichiamo, infatti, come scelte sbagliate in ambito finanziario possono provocare pesanti ripercussioni anche sulla vita privata, oltre che professionale. Ritengo, quindi, che sia necessario ponderare i propri investimenti con calma e lucidità, e in questo senso l’aiuto di un professionista è, il più delle volte, fondamentale.

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Tratti distintivi del prossimo ciclo economico: cosa ci aspetta?

Scritto il 25.06.2020

Come sarà il prossimo ciclo economico? Il più lungo ciclo economico di tutti i tempi ha infatti avuto termine con l’inizio della crisi Covid: dopo undici anni, l'espansione economica successiva alla crisi finanziaria globale si è conclusa.   La diffusione del coronavirus su scala mondiale, l'attuazione di misure di contenimento estreme, l'interruzione delle catene di fornitura e l'impennata dello stress finanziario si sono sommati creando un enorme shock per l'economia mondiale, sia dal lato della domanda sia da quello dell'offerta. E ora, da cosa sarà caratterizzato il nuovo ciclo economico   Sicuramente il maggior indebitamento creato in questi ultimi mesi potrebbe portare ad un aumento di medio lungo termine della tassazione, a partire, ad esempio dalle tasse di successione. Per molti esperti è inoltre probabile che, qualora il governo italiano dovesse ricorrere alla leva fiscale per finanziare le casse dello Stato, lo farà con un condono fiscale o con una imposta patrimoniale; del resto il debito pubblico è in aumento e il Pil in contrazione, pertanto non può escludersi il ricorso alla leva fiscale per alimentare le entrate pubbliche.   Altro elemento importante sarà dato dalla diffusione/consolidamento dei processi ambientali e dalla digitalizzazione dell’economia, soprattutto quest’ultima sarà l’elemento caratterizzante del nuovo ciclo economico, e in questo senso sarà fondamentale il ruolo di stimolo dei governi.   Le aziende dovranno inevitabilmente robotizzare i propri processi produttivi, il che porterà ad un rallentamento della globalizzazione, o meglio, si parlerà di “nuova globalizzazione”, ossia una globalizzazione con meno delocalizzazione produttiva.   Sempre sul piano dell’evoluzione tecnologica, potrebbe finalmente compiere un decisivo passo in avanti la cd telemedicina, che apporterà benefici notevoli per tutti i soggetti coinvolti.   Infine, è assai probabile che riparta l’inflazione nel medio termine, e anche per questo sarà fondamentale avere un po’ di azioni in portafoglio per non perdere potere d’acquisto.   In conclusione, il mondo cambierà? Sì, è già cambiato.

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Qualche consiglio che oggi più che mai trova conferma!

Scritto il 23.06.2020

L’accelerazione registrata dalle borse negli ultimi 50 giorni conferma l’importanza di avere nel proprio portafoglio investimenti legati ai megatrend dei prossimi anni.   Un po' di appetito al rischio sembra infatti essere tornato tra gli investitori: lo dimostrano gli andamenti in rialzo sui listini occidentali, gli acquisti che si sono visti in Asia e il primo declino del dollaro (che è diventato il re dei beni rifugio) dopo dieci rialzi consecutivi.   Chi non si è fatto cogliere dal panico di questa crisi sanitaria ed economica, ha infatti quasi totalmente recuperato lo storno di marzo, e per chi ha effettuato dei versamenti aggiuntivi è andata ancora meglio.   Potremmo così sintetizzare gli insegnamenti di questa crisi: I megatrend sono il futuro, ed è vitale averli in portafoglio. Essi infatti trasformano i mercati ed accelerano la selezione naturale tra le aziende, determinandone il successo o l’insuccesso. La diversificazione deve rappresentare un elemento chiave nella nostra pianificazione. L’obiettivo è far sì che le quote siano bilanciate in modo da ridurre il rischio complessivo del portafoglio stesso e massimizzare le possibili performance. Ricordarsi che quando le valutazioni scendono bisogna comprare, se non si compra al momento giusto, ossia quando i valori dell’azione sono a sconto, si corre il rischio di perdere un’importante occasione di guadagno.   In conclusione, se è vero che non possiamo pensare di prevedere il mercato, d’altro canto possiamo e dobbiamo concentrarci sulla nostra pianificazione finanziaria di medio lungo termine, cercando di cogliere le migliori opportunità nelle fasi di volatilità.

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Ci sono finalmente segnali incoraggianti di ripresa

Scritto il 19.06.2020

In Italia è stato il capo della task force per la ripartenza, Vittorio Colao, a farvi riferimento, ma già si era sentito parlare della strategia del “martello e della danza”, un metodo per guadagnare tempo ed uscire dall’emergenza Covid19.   In poche parole: miliardi di persone hanno vissuto a lungo sotto al “martello”, ovvero sotto il peso di severe misure di distanziamento sociale per contenere il virus, e ciò ha permesso sia di ridurre il ritmo del contagio sia di pensare a che cosa fare nella prossima fase, quella della “danza”, in cui si allenteranno alcune misure in modo molto attento per evitare una seconda ondata.   Ebbene, anche negli USA, ad oggi il Paese più colpito, quasi tutti i 50 stati federali hanno decretato la parziale ripresa delle attività economiche ed eliminato le restrizioni, come dimostrano i dati sulla mobilità misurati da Google o i dati del settore automobilistico. Già nella seconda metà di aprile si è infatti registrato un aumento delle ricerche relative all’acquisto di auto, il che fa sperare in una ripresa degli acquisti veri e propri nei prossimi mesi.   In piena fase di “danza” è invece la Cina, prima vittima dell’epidemia, dove oltre il 99% delle grandi società cinesi e l’84% delle piccole e medie imprese hanno già da diverse settimane riaperto i battenti; sulla stessa scia si pongono anche Taiwan e Corea.   Segnali che fanno certamente ben sperare, ogni minimo cenno di crescita contribuisce a gettare le basi per una svolta positiva sui mercati, ma è anche vero che il futuro dell’economia e dei mercati dipenderà in gran parte dalle tempistiche sulla scoperta di un medicinale contro il Covid19, soprattutto perché una terapia efficace allevierebbe la pressione sui sistemi sanitari e consentirebbe un ulteriore allentamento delle misure di contenimento.

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Restano delle carenze nella cultura finanziaria degli italiani

Scritto il 17.06.2020

Ora, a qualche settimana di distanza, possiamo valutare i dati del mese di marzo e percepire come gli stessi siano fortemente emblematici, soprattutto nel momento in cui segnano forti deflussi sui fondi azionari con conseguente triplicazione dei depositi su conto corrente, tanto da raggiungere quota 1150 miliardi.   Questo risultato evidenzia invero una certa mancanza di “educazione finanziaria” degli italiani (le statistiche ci ricordano che siamo oltre il sessantesimo posto a livello mondiale). La scelta più saggia, in un momento di forte volatilità, sarebbe quella di non toccare i propri investimenti; molti, al contrario, probabilmente presi dal panico, hanno deciso di disinvestire in attesa di tempi migliori, con il risultato di perdere le occasioni di quello che potremmo definire come “il miglior aprile di tutti i tempi”, caratterizzato infatti da un fortissimo rimbalzo.   Anzi, a dirla tutta, in questa fase la scelta più azzeccata sarebbe stata quella di realizzare versamenti aggiunti e sfruttare così “i saldi di mercato”. Un altro elemento che spinge a riflettere è dato dal fortissimo successo del Btp Italia/Covid degli ultimi giorni, considerate infatti che la domanda di investitori individuali ha superato i 14 miliardi. La promessa di rendimento è pari a 1,4% di rendimento lordo per 5 anni, più un bonus dello 0,8%, e così per un totale del 1,56% (1,365% netto); in definitiva non batteremo nemmeno l’inflazione (in aumento) verso il 2% annuo.   Ricapitolando, al di là di considerazioni nazionalistiche, prestiamo soldi ad un paese fortemente indebitato (il rating attuale è BBB) per avere, probabilmente, al netto dell’inflazione meno di quanto abbiamo investito, dunque esattamente il contrario di quanto bisognerebbe fare per definire una buona pianificazione finanziaria. È anche vero che non tutti i dati sono deludenti: si registra un forte aumento delle sottoscrizioni di pac azionari, il che rappresenta un barlume di speranza sul fronte della strategia finanziaria, tenete presente, infatti, che il 2020 è l’anno ideale per far partire una pac azionario, con importanti opportunità da sfruttare.   Ultimo dato che vorrei condividere, ancora in negativo purtroppo, è quel 15% relativo alla percentuale di clienti che si avvalgono di un consulente finanziario, un dato estremamente basso rispetto alla totalità dei risparmi degli italiani.

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È il momento di una analisi approfondita dei nostri portafogli

Scritto il 15.06.2020

Vorrei porre un interrogativo: sapete esattamente che caratteristiche hanno i fondi presenti nel vostro portafoglio?   Spesso infatti ci è poco chiaro come abbiamo diversificato il nostro portafoglio, ed è per questo che risulta fondamentale tornare ad analizzare la tipologia di fondi presenti sul mercato. In particolare, i fondi aperti possono essere classificati in 5 macrocategorie, distinte in base alla percentuale minima e massima di investimento azionario: 1. Azionari, 2. Bilanciati, 3. Obbligazionari, 4. Flessibili, 5. Monetari.   Le suddette macrocategorie sono indicate in ordine crescente rispetto alla proporzione di azioni detenibili in portafoglio. Per intenderci abbiamo le seguenti possibilità: i fondi obbligazionari prevedono la presenza di obbligazioni per almeno il 70% del patrimonio, al contrario i fondi azionari prevedono almeno il 70% del patrimonio in azioni, dunque con un livello di rischio generalmente elevato. I fondi bilanciati, come suggerisce il nome, investono in proporzione variabile sia in azioni che in obbligazioni, e a loro volta si dividono in bilanciati "puri" (percentuale di azioni compresa tra il 30% e il 70%), bilanciati “azionari” (percentuale di azioni compresa tra il 50% e il 90%) e bilanciati “obbligazionari” (percentuale di azioni compresa tra il 10% e il 50%). I fondi monetari sono i prodotti a rischio più contenuto poiché investono in strumenti del mercato monetario, le cui oscillazioni sono piuttosto limitate. Infine, i fondi flessibili, che non hanno vincoli di asset allocation azionaria (0%-100%).   Fatta questa precisazione, ritengo quindi utile analizzare in maniera approfondita la vera composizione del proprio portafoglio, sì da comprendere appieno se abbiamo effettivamente diversificato i nostri investimenti o se invece sono presenti dei “doppioni”, come tali poco utili all’efficienza della nostra strategia. A tal fine, consiglio di consultare il vostro consulente, e come sempre sono a vostra disposizione.

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