Marco Bigliardi

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Il 2022 sui mercati

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  • Titoli di Stato, Spread e Tassi di i
Scritto il 29.04.2022

E' un 2022 complicato sul mercato, inutile nascondersi. L'indice US Aggregate Bond segna da inizio anno -9,4%, livelli che non si vedevano dal 1931. L'indice Hang Seng cinese continua la sua discesa, che lo porta a -35% dai massimi del 2021. Il Nasdaq e l'indice Russell 2000 sono ufficialmente entrati in mercato Orso, con correzioni importanti dai massimi di novembre 2021. Quindi che fare? Gli studi a riguardo, fra cui quello proposto da Barber ed Odean nel 1999, evidenzia come più mettiamo mano al portafoglio più aumenta la probabilità di fare danni, per cui il consiglio resta quello di evitare gli ambiti previsionali, restare diversificati, e mantenere l'asset allocation pianificata. Sì, è noioso, sì, la diversificazione ugualmente non sta premiando in questo momento, ma fare le cose giuste sul mercato non significa ottenere subito rendimenti positivi, anzi, si può anche guadagnare facendo le cose sbagliate, in Borsa, eppure questo resta il consiglio più di buon senso e utile che mi sento di condividere. Cosa farà il mercato da qui a breve? Dove andrà l'inflazione? E i tassi d'interesse? I Don't Know, ricorda Charlie Bilello in questo suo contributo molto interessante. Diversifichiamo proprio perchè non sappiamo dove andrà da qui a breve il mercato, e chiunque ci avesse preso, può attribuire più alla fortuna che ad abilità previsionali i risultati ottenuti. https://compoundadvisors.com/2022/i-dont-know Quindi, sì, è un anno complicato, ma questo non è sufficiente per abbandonare una corretta diversificazione e improvvisarsi indovini sul mercato. “Non è quello che non sai che ti mette nei guai, bensì quello che pensi di sapere" – Mark Twain Chi avesse piacere ad approfondire i temi in evidenza, può contattarmi per un consulto. Buon investimento a tutti

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Il mercato orso obbligazionario

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  • Obbligazioni - investimenti obbligaz
Scritto il 22.04.2022

L’inizio del 2022 ha visto i bond in forte sofferenza, tanto che ci si domanda ora se non stiamo vivendo di fatto un mercato Orso Obbligazionario. Il calo vistoso dei prezzi è causato principalmente dalle politiche meno accomodanti adottate dalle Banche Centrali, che, per far fronte ad un’inflazione cresciuta oltre misura, hanno avviato un percorso di rialzo dei tassi d’interesse. Ecco ad esempio quanto accaduto ai rendimenti sui bond governativi americani in questo inizio anno, saliti tutti, dai minimi precedenti, in modo vistoso: https://awealthofcommonsense.com/2022/04/is-the-fed-is-making-a-mistake/ https://awealthofcommonsense.com/2022/04/is-the-fed-is-making-a-mistake/ Le Banche Centrali stanno quindi combattendo ora una battaglia non facile, fra il dover rispondere ad un’impennata inflattiva, con un rialzo dei tassi d’interesse al fine di contenerla, ed il doversi limitare al contempo nell’attuare manovre monetarie eccessivamente restrittive, che potrebbero portare ad una recessione economica. Certo, l’inflazione ha raggiunto livelli importanti, ed è giusto calmierarla, tuttavia anche un’eventuale rallentamento economico sarebbe un tema altrettanto importante e serio, che causerebbe a sua volta ulteriori problematiche. https://awealthofcommonsense.com/2022/04/is-the-fed-is-making-a-mistake/ La situazione quindi non è facile, parliamo di un equilibrio sottile, sul quale sono chiamate e lavorare le stesse Banche Centrali, e la cui evoluzione scopriremo solo strada facendo. Fatto sta che proprio questi movimenti hanno portato ad una forte instabilità sul mercato obbligazionario, tanto che lo stesso bond index tedesco è arrivato a perdere il 15%, il maggior drawdown dal suo lancio, avvenuto negli anni ’90: https://twitter.com/Schuldensuehner/status/1513767404362514440 In America il quadro è altrettanto negativo, e vede l’indice Bloomberg Barclays US Aggregate in calo per più del 9%, dai massimi di agosto 2020, la correzione più lunga e profonda a cui abbiamo assistito, andando indietro fino al 1996: https://twitter.com/charliebilello/status/1512216042008989705 Se da una parte quindi i prezzi scendono, dall’altra l’asset obbligazionaria sta tornando ad essere un asset class investibile, anche in ottica di rendimento prospettato, visto che lo stesso ammontare dei bond in circolazione a rendimento negativo è sceso drasticamente, ai livelli minimi dal 2015. Stiamo quindi tornando pian piano alla normalità: https://twitter.com/Schuldensuehner/status/1513796059562184706 Che fare quindi?   La soluzione, come sempre, sta nella corretta pianificazione di portafoglio. All’interno di un contesto d’incertezza, che riguarda quindi l’immediato futuro, può essere che i bond continuino ora a soffrire, così come che l’economia finisca in recessione, e i bond diventino esattamente il post ideale in cui avere i nostri soldi (piuttosto che sull’azionario e altri asset di rischio). Ragioniamo quindi sempre per profilo di rischio e arco temporale d’investimento, tenendo a mente che, per chi volesse abbandonare ora l’universo bond per sposare l’equity, un cattivo anno per l’obbligazionario è solo una cattiva settimana per l’azionario.   Chi volesse approfondire ulteriormente gli argomenti in evidenza, può contattarmi per un consulto. Buon investimento a tutti

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Curva dei Rendimenti invertita, Recessione in arrivo?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 08.04.2022

La curva dei rendimenti USA si è recentemente invertita, fenomeno che non accadeva dal 2019, significa che la recessione è ormai in arrivo? La domanda nasce dal fatto che 6 delle ultime recessioni americane sono state precedute proprio da un’inversione della curva, con il rendimento del Treasury a 2 anni superiore a quello del decennale: https://compoundadvisors.com/2022/7-chart-monday-4-4-22 Naturalmente, prevedere quello che sarà il futuro del contesto economico resta un esercizio complesso, e anche questo dato, per quanto indicativo, resta solo uno dei tanti da prendere in considerazione, e pertanto non esaustivo. Eppure, a curva invertita, sorgono già i primi timori e preoccupazioni: https://compoundadvisors.com/2022/7-chart-monday-4-4-22 Certo, il dato merita attenzione, ma, come vediamo di seguito, non è indicativo per trarre conclusioni definitive sul futuro andamento del mercato azionario; nel grafico di seguito, possiamo infatti osservare il movimento del mercato azionario USA successivamente ai precedenti episodi di curva invertita: https://awealthofcommonsense.com/2022/04/animal-spirits-long-global-short-usa/ A questo, aggiungiamo il fatto che, anche in questo caso, comportamenti passati del mercato non sono sinonimo di comportamenti futuri di ugual tipo. Investire resta quindi un’attività complessa, e, come ci ricorda lo stesso Warren Buffet: ”If you knew what was going to happen in the economy, you still wouldn’t necessarily know what was going to happen in the stock market.”   Anche sapendo come si muoverà l’economia, comunque non sapremmo con certezza come si muoverà il mercato. Da qui l’importanza di pianificare, diversificare il rischio, ed investire con metodo.   Chi avesse piacere ad approfondire i temi in evidenza, può contattarmi per un consulto. Buon investimento a tutti

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Il 2022 per le Obbligazioni

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  • Obbligazioni - investimenti obbligaz
Scritto il 31.03.2022

Questo 2022 è ad oggi certamente un brutto anno per le Obbligazioni. Anzi, è l’anno “Nero” dei Bond, come recita il Sole24Ore: I timori per l'inflazione  hanno infatti spinto le Banche  Centrali ad alzare i tassi  d'interesse, penalizzando quindi il mercato bond, tuttavia un aumento troppo aggressivo degli stessi tassi potrebbe portare l'economia in recessione, fase in cui vorremmo avere gli stessi bond in portafoglio. Quindi, che fare? Del resto, i tassi a breve termine stanno salendo in modo ripido, scontando in anticipo una serie di rialzi dei tassi per quest'anno, mentre quelli a più lungo termine salgono con meno fretta, indicando appunto timori per un possibile rallentamento economico. Come andrà a finire non ci è dato saperlo, un'inversione della curva potrebbe di fatto anticipare, come storicamente ha fatto, una recessione in arrivo, tuttavia la macchina economica resta un meccanismo complesso, non facilmente interpretabile. Fatto sta che nel frattempo le obbligazioni segnano cali vistosi, sebbene l'altra faccia della medaglia vede gli stessi rendimenti in pancia a fondi ed ETF obbligazionari salire, migliorando appeal di quest'asset class in ottica futura. E, per chi nel frattempo pensasse di evitare i bond per concentrarsi solo sull'equity, ricordiamoci che se le obbligazioni possono farci venire l'indigestione e il mal di pancia, come in questo momento, le azioni possono farci vomitare. Un brutto anno per le obbligazioni corrisponde ad una brutta settimana per le azioni. Invece di scendere quindi dal treno obbligazionario, meglio scendere da quello dell’improvvisazione e salire su quello della pianificazione. Chi avesse piacere ad approfondire ulteriormente l’argomento, può contattarmi per un consulto. Buon investimento a tutti.  

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Più Trading = Più Profitti o Perdite?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 24.03.2022

Più trading facciamo, più tendiamo a migliorare o peggiorare le nostre performance? A rispondere a questa domanda sono i professori di finanza Brad Barber e Terrance Odean, della University of California, che hanno esaminato, nel loro studio, l'attività di trading di più di 66.000 clienti, nel periodo 1991-1996. Il risultato del loro studio è chiaro: se, come investitori (e come consulenti finanziari, aggiungo), non siamo in grado di mantenere le posizioni in ottica di lungo termine, saremo condannati a raccogliere le briciole. La compravendita compulsiva è infatti un ottimo modo per trasferire ricchezza dalle nostre tasche a quelle della banca intermediaria; eppure, la nostra mente tende facilmente a cadere vittima e intrappolata nel "guadagno facile" e nell'idea che ci si possa arricchire in poco tempo. Il punto è che se qualcuno conoscesse veramente l'algoritmo o il sistema per guadagnare e tradare il mercato con ampio profitto, si terrebbe il segreto per sè anzichè condividerlo con gli altri. Se teniamo a mente questo semplice aspetto, al prossimo invito che riceviamo per Webinar promozionali, o per Corsi dal potenziale mirabolante, abbiamo fatto bingo. Ecco che investire, piuttosto che fare trading, tramite un piano ben diversificato, e gestito tramite strumenti efficienti, diventa la soluzione per valorizzare al meglio i nostri risparmi, soprattutto se durante il nostro percorso, invece di muoverci compulsivamente, abbiamo la pazienza di restare fermi, anche se tutto intorno a noi si muove. Chi avesse piacere ad approfondire ulteriormente i temi in evidenza, può contattarmi per un consulto. Buon investimento a tutti.

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Il Costo dell'Investimento

Scritto il 10.03.2022

l costo dell'approccio all'investimento può rivelarsi più costoso degli stessi strumenti d'investimento. Se il Bull Market è infatti in grado di trasformare la paura in euforia, e rendimenti ordinari in rendimenti straordinari, quando arriva la consueta pausa ("Fine Primo Tempo" o "Intervallo"), ecco che l'euforia torna ad essere paura, e le gambe tremano mentre ci muoviamo sul mercato. Certo, i Bear Market scottano, eppure chi è che si è bruciato, ad esempio, nel corso degli ultimi, anche forti, ribassi di mercato? Chi ha venduto o chi ha comprato? Vendi Paura, Compra Pazienza. La strada è ancora lunga, ed è fatta da azioni ordinarie, più che straordinarie, mirate ad ottenere il massimo guadagno o il timing perfetto sul mercato. Concentriamoci sulle piccole cose, passo dopo passo, ricordando che la discesa fa parte della salita.     E durante le discese, l'unico modo per trasformare una correzione di mercato in perdita effettiva, è vendere in quel preciso momento. Ecco che il percorso di lungo termine di un investitore, nel processo di creazione di ricchezza, diventa un cammino mirato ad evitare e schivare le trappole. E' facile metterlo in pratica? Certamente no. L' emotività tende ad influenzare le nostre decisioni, e la voglia di entrare ed uscire dal mercato, secondo le nostre "sensazioni", ed il nostro percepito, è sempre elevata (e in questo meccanismo, il tasto di vendita è sempre facilissimo da cliccare, mentre quello successivo del reinvestimento pesa come un macigno). Senza un piano pre-definito, una strategia quindi condivisa alla partenza, un navigatore già impostato nel percorso e nelle strade alternative, ci ritroveremo a girare cercando di interpretare la cartina geografica, chiedendo nel caso informazioni ai passanti.     Chi volesse approfondire i temi in evidenza, può contattarmi per un consulto. Buon investimento a tutti.

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Guerra Russia Ucraina, che fare?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 04.03.2022

La Guerra Russia-Ucraina sta condizionando i mercati: che fare quindi, in merito ai nostri piani d’investimento? La prima considerazione da fare è che, come sempre, la diversificazione resta un’asset importantissimo, per prevenire pericolose concentrazioni di rischio; basti osservare ad esempio il pesante sell-off subito dalla Borsa Russa, in concomitanza con lo scoppio della guerra. Un calo di quasi il 50% che non ha precedenti. Lo stesso mercato azionario russo è poi stato chiuso alle negoziazioni, evento storico, se pensiamo che l’ultima volta che si verificò fu nel 1917 (e che la Borsa riaprì dopo ben 75 anni). Si inizia infatti già a prezzare un possibile default della Russia. La stessa MSCI parla di rimuovere la Russia dagli indici di mercato, il che significherebbe un deflusso importante in primis dagli ETF investiti su quest’area geografica. La Russia pesa, ad oggi, all’interno degli indici Emergenti, per il 2,7% circa. https://twitter.com/Schuldensuehner/status/1498388289899962372 Uscendo però dal contesto russo, il resto del mercato, nel suo complesso, è ben lontano da criticità come quelle sopra evidenziate. Addirittura, se osserviamo il comportamento dei principali indici azionari americani, e di alcune asset class come ad esempio Oro e Bond Governativi, al momento dell’invasione Russa, notiamo variazioni forse contrarie alle nostre aspettative: https://twitter.com/bespokeinvest/status/1497670688328536073 Il consiglio agli investitori, in questo caso, è di mantenere la rotta (o meglio “Stay the Course“, come direbbe John Bogle). Il mercato infatti ha sempre saputo superare tutte le crisi, e mettersele alle spalle, e così sarà facilmente anche questa volta. Quindi, non lasciamo che gli eventi di breve termine ostacolino una pianificazione finanziaria di lungo termine. https://twitter.com/T_Investor_/status/1497970080495247360 Le correzioni, ovvero le discese, restano parte integrante di un percorso d’investimento in salita. Certo, ogni volta ci fanno stare male, e sembra che il mondo debba finire, ogni volta per cause diverse (ieri era il Covid-19, oggi è la guerra Russia – Ucraina, domani sarà qualcos’altro, cambia il nome, ma non la sostanza). Quindi, abbiamo visto tempi migliori? Certamente. Supereremo anche questa fase? Certamente.   Chi avesse piacere ad approfondire i temi in evidenza, può contattarmi per un consulto. Buon investimento a tutti.

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Quanto azionario inserire in portafoglio?

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 17.02.2022

Parliamo quindi di asset allocation e costruzione di portafoglio. Quando infatti si definisce un piano d’investimento, è giusto valutare con attenzione il peso assegnato a ciascun tassello parte della pianificazione, fra cui appunto la componente di equity, e da qui la domanda, quanto azionario inserire in portafoglio? L’azionario è infatti l’ingrediente a cui solitamente viene prestata più attenzione, alla luce del grado di volatilità ed oscillazione sul capitale investito a cui espone il risparmiatore. La risposta, quindi, a quanto peso assegnare all’ equity, all’interno di un ptf, varia in funzione del nostro profilo di rischio e arco temporale. Vediamo di seguito ad esempio 3 portafogli modello, con diverso grado di allocazione sull’azionario, analizzati su di un arco temporale di 5 e di 10 anni. Mentre il primo è esposto 50% azionario 50% obbligazionario, il secondo vede un profilo di rischio più dinamico, tradotto in un 75% azionario 25% obbligazionario, mentre il terzo è interamente azionario. Ecco come si sono comportati nel corso del tempo (dati in riferimento al mercato americano, dal 1926 al 2020): Il ragionamento che ne deriva è quindi molto semplice. Più incrementiamo la quota azionaria in portafoglio, più aumenta il profilo rischio/rendimento del nostro piano, rendendolo più esposto ad oscillazioni, sia in termini positivi che negativi. Più quindi siamo esposti sull’equity, più aumenta il potenziale drawdown massimo di portafoglio, in caso di scenario avverso di mercato (così come aumenta contestualmente il rendimento atteso e quindi i guadagni realizzabili): L’aumento della volatilità, all’aumentare del grado di rischio di portafoglio, è ben espresso nel seguente grafico, che mostra la dispersione dei rendimenti annui, dal 1926 al 2019, di varie allocazioni di portafoglio, dal più prudenziale (100% bond) al più dinamico (100% equity): Più aumenta la quota azionaria in portafoglio, più aumenta il range di movimento del portafoglio stesso (in termini positivi e negativi), ovvero il suo grado di rischio/rendimento. Per concludere: non esiste un portafoglio perfetto per tutti, ma tutti hanno un portafoglio perfetto per loro. Il nostro compito è trovarlo, in base al nostro profilo e arco temporale d’investimento, e tenercelo stretto, anche quando le cose sembrano non girare per il verso giusto e sale la voglia di abbandonare la nave. Chi avesse piacere ad approfondire i temi in evidenza, può contattarmi per un consulto. Buon investimento a tutti

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il Global Market Portfolio

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 10.02.2022

Approfondiamo insieme il Global Market Portfolio. Com’è composto, e qual’è stato il suo andamento ad oggi? Partiamo definendo innanzitutto di che tipo di modello di portafoglio stiamo parlando. Il Global Market Portfolio, detto anche “Optimal Portfolio“, rappresenta un portafoglio ipotetico, composto da tutte le principali asset class (liquidità esclusa), ponderate in base al loro valore di mercato. Questa la composizione dello stesso, aggiornata a dicembre 2021, in considerazione della capitalizzazione di mercato dei diversi asset inclusi: In virtù della natura stessa del portafoglio, questa l’evoluzione delle sue componenti nel corso del tempo, in termini di ponderazione all’interno del modello: Interessante notare come le performance aggiustate per il rischio (espresse di seguito tramite la variazione dell’indice di Sharpe) disegnino per il Global Market Portfolioun percorso storico certamente degno di nota: Come sempre, vale anche qui il discorso per cui, per quanto possiamo parlare di un portafoglio ottimale, non possiamo comunque ragionare di portafoglio perfetto. Infatti, la volatilità espressa, e quindi il profilo rischio/rendimento rappresentato, può non essere adatto a tutti, come si evince osservando i drawdown storici: Anche in questo caso, parliamo sempre di modelli validi per pianificazioni di lungo termine, quindi per investitori con arco temporale di lungo periodo. Sul proseguo del percorso di questo specifico portafoglio è difficile fare ipotesi, quello che possiamo fare è però analizzarne lo storico, in relazione alle stesse asset class sottostanti: Da considerare che tutte le asset class indicate sono espresse in USD. Questa quindi una breve panoramica sul Global Market Portfolio. Su come, poi, definita l’asset allocation, mantenerla strada facendo (così da declinare, insieme al “Portafoglio ottimale”, anche la “Gestione Ottimale” dello stesso), ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, altrettanto importante, relativo principalmente al tema della Gestione Attiva/Gestione Passiva. Un conto, infatti, sono i market returns, ovvero i rendimenti prodotti dal mercato, un altro sono gli investors return, ovvero i rendimenti raccolti dagli investitori.   Chi avesse piacere ad approfondire i temi evidenziati, può contattarmi per un consulto. Buon investimento a tutti.

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Ogni quanto è giusto monitorare il portafoglio?

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 04.02.2022

Oggi, gli investitori possono monitorare costantemente i loro portafogli tramite app e piattaforme online, anche molto ben strutturate. Tuttavia, questo, anzichè aiutare l'investitore, finisce per condizionare il suo giudizio e spingere all'azione continua, laddove un piano ben allocato non necessita di modifiche frequenti, ma solo di una buona disciplinae tolleranza alla volatilità. https://advisors.vanguard.com/insights/article/volatilemarketsunderscoreimportanceofdiscipline App, algoritmi e software ci proporranno poi sempre una visione limitata delle cose, in quanto durante i Bull Market, i rischi non sempre sono visibili, e spariscono dai nostri radar, così come durante i Bear Market, le opportunità non sono visibili, e tutto ciò che vediamo è il segno meno. Report e rendicontazioni finiscono quindi per mostrarci solo ciò che vogliamo vedere. Osservare quotidianamente il nostro piano finanziario oggi è quindi molto facile, il richiamo al login sul conto è sempre forte, e sempre più alla portata, con 2 semplici click; riuscire a slegarci da questa dinamica è quindi molto difficile, eppure incredibilmente funzionale per una corretta gestione emotiva e comportamentale lungo il nostro percorso d'investimento, mirato a raggiungere i nostri obiettivi di lungo periodo, quali costruzione di un pilastro pensionistico, o valorizzazione del patrimonio a sostegno dei nostro figli. Less you See, More you Get. Chi volesse approfondire i temi evidenziati, può contattarmi per un consulto. Buona consapevolezza finanziaria a tutti.  

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Quando finirà il calo di mercato?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 28.01.2022

Nessuno può saperlo, o gode di abilità previsionali tali da poter sapere in anticipo cosa succederà da qui a breve. Tutto quello che conta ora è mantenere la rotta, e superare anche questa fase, così come si sono superate le altre. E' vero, non fare nulla è un duro lavoro, soprattutto durante le correzioni di mercato, eppure è il modo che ci permette di creare ricchezza nel tempo, anzichè distruggerla. Per tutto il resto, come sempre è divertente leggere le view degli analisti o degli esperti di mercato, sulla futura direzionalità delle Borse. Basti osservare i consigli degli analisti dati a gennaio 2020, tutti lanciati sulle aziende tecnologiche. La stessa Netflix, caldamente suggerita, è tornata ora ai livelli del 2018, dopo una sola seduta da -20%. Chi vuole quindi seguire questo approccio, si accomodi. Per tutti gli altri, gambe in spalla e andare, la strada è ancora lunga. “Se riesci a mantenere il controllo mentre tutti intorno a te lo perdono, se riesci ad aspettare mentre tutti intorno a te hanno perso la pazienza, sarai un grande investitore” Chi volesse approfondire i temi in evidenza, può contattarmi per un consulto. Buona consapevolezza finanziaria a tutti.

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La storia dell'ETF Ark Innovation

Scritto il 21.01.2022

La storia dell’ETF Ark Innovation, strumento dalle mirabolanti performance storiche, è un esempio molto interessante e utile ad approfondire il mondo della gestione attiva/passiva e delle scelte comportamentali  degli investitori. Perchè parliamo di Ark Innovation? Un grafico vale più di 1.000 parole. Queste infatti le performance maturate al 2020: I numeri sono impressionanti. Neanche il tanto applaudito Nasdaq è riuscito a tenergli testa. La strategia dell’ ETF (strumento passivo, ma che segue, a maggior ragione in questo caso, una gestione di tipo attivo), come dichiarato da Cathie Wood, a capo di Ark Investment Management, è quella di investire in aziende con un elevato potenziale innovativo e di disruption, nel campo, ad esempio, della tecnologia, dell’automazione, della robotica, intelligenza artificiale e fintech. La narrativa pubblicizzata quindi da Cathie Wood, circa le potenzialità dello strumento (del resto, chi non vorrebbe investire nell’ innovazione?), abbinata a performance che hanno dell’incredibile, ci hanno portato a registrare afflussi, da parte degli investitori, sugli ETF di Ark, veramente pazzeschi. Le masse in gestione sono infatti passate da 2 miliardi di dollari a più di 40. Immettere montagne di liquidità in uno strumento, ETF o fondo che sia, a corsa compiuta, raramente si rivela però essere una mossa saggia; investire infatti con lo specchietto retrovisore, sulla base del rendimento storico, con l’aspettativa che questo si replichi anche in futuro, rischia di creare danni in portafoglio, più che valore aggiunto. Eppure, quello che abbiamo assistito su Ark è stata proprio la corsa, da parte degli investitori, per salire sul carro, sull’onda dei rendimenti però già maturati. Il richiamo delle performance è stato irresistibile. Ed ecco infatti i flussi mensili, registrati su Ark, crescere in concomitanza con i rendimenti maturati dall’ETF: Il caso Ark è molto interessante, e valido come esempio su come non investire. Rincorrere infatti le performance passate, che ricordiamo non sono mai sinonimo di performance future, rischia di compromettere i risultati del nostro investimento. La storia infatti è piena di fondi d’investimento dai numeri impressionanti, finiti dalle stelle alle stalle in un batter d’occhio. Eppure, ARK Innovation sembra essere diventata ad un certo punto l’Isola del Tesoro su cui tutti volevano approdare. Finchè la ruota ha smesso di girare. E, proprio a proposito di bias comportamentali, ecco cosa è successo quando le  performance hanno smesso di brillare; gli investitori, così com’erano saliti sul carro, sono scesi alla velocità della luce, sull’onda delle perdite che Ark Innovation ha iniziato a registrare nell’ultimo periodo: A soffrire ora sono infatti proprio le aziende legate al settore tecnologico, su cui è fortemente esposto ARKK, particolarmente sensibili all’inversione di rotta adottata dalle Banche Centrali in ottica di politica monetaria; il contesto infatti di tassi d’interesse al rialzo non ha aiutato questi titoli, che erano arrivati scambiare a P/E particolarmente elevati. Ed eccoci quindi arrivati al sell-off più importante subito da Ark Innovation, dal suo lancio: Questa storia ci insegna nuovamente come il tema gestione attiva/gestione passiva non possa essere limitato al tipo di strumento utilizzato, ma è importante che consideri anche la parte comportamentale degli investitori. Nello specifico, su Ark Innovation, ad esempio, seppur parliamo di ETF, noti per essere strumenti di tipo passivo (anche se, ripetiamo, ARKK segue una gestione che è quanto di più attivo ci possa essere), i comportamenti degli investitori sullo strumento sono stati iper-attivi, influenzati dalle variazioni dei prezzi sullo strumento, e hanno determinato (in peggio), più dell’andamento del mercato, l’andamento delle performance maturate in portafoglio dagli investitori stessi. Le performance quindi molto spesso sono dettate dai nostri stessi comportamenti, più che dal mercato. Anche per questo, è importante potersi affidare ad un consulente finanziario professionista che possa assisterci al meglio lungo il percorso, piuttosto che improvvisare.   Chi avesse piacere ad approfondire i temi in evidenza, può contattarmi per un consulto. Buon investimento a tutti  

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