Giuseppe Ghittoni

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Consulente finanziario

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Master universitario di I° livello
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23/05/2019

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EDUFIN 2020 -Il mese della formazione finanziaria- FISCALITA'

Scritto il 09.10.2020

E’ il sistema di leggi che regolano il prelievo di imposte destinate ad alimentare il bilancio dello stato e degli enti locali. Cosa c’entra con il mese del risparmio? Impatta sotto due punti di vista: il primo dal momento che la fiscalità è forse uno dei più grandi nemici del risparmio. I redditi da lavoro infatti vengono tassati e quello che si riesce ad accantonare è assalito come uno sciame di insetti da imposte quali quella di bollo e quelle sui redditi (di capitale e diversi). L’ultimo passaggio è quello relativo all’imposta di successione, la quale – solo nelle fattispecie previste dall’ordinamento – va a dare l’ultima sforbiciata. Ecco che quindi occorre valutare il secondo punto di vista: un consulente esperto conosce la fiscalità dei prodotti finanziari e cerca di ottimizzare l’impatto della stessa sul portafoglio del cliente. Nei casi più virtuosi si affianca al commercialista o al notaio (talvolta anticipandoli) per implementare delle strategie di pianificazione che permettano di ottimizzare la variabile fiscale sull’intero patrimonio. Il fisco non è certo aggirabile o bypassabile, ma si può cercare di investire e pianificare correttamente rendendone l’impatto meno fastidioso.    

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EduFIN 2020 -Il mese della formazione finanziaria- ESG

Scritto il 08.10.2020

ESG è un acronimo che sta per Environmental, Social e Governance e indica in campo finanziario tutte quelle attività legate agli investimenti responsabili e che si declinano in aspetti di natura ambientale, sociale e di governance. Qualche anno fa era una sigla sconosciuta; poi è diventata una moda, mentre oggi è un cardine insostituibile degli investimenti. Covid ha dimostrato come il mondo finanziario abbia puntato in modo convinto sulla sostenibilità: gli indici sostenibili hanno battuto quelli tradizionali e i fondi ESG hanno ottenuto performance di assoluto rilievo. Oggi l'attrattività di un'azienda per il mercato si misura non solo in termini di solidità e di utili e flussi di cassa attesi, ma anche in base all’integrazione degli aspetti di natura ambientale, sociale e di governance. La reputazione e i risultati finanziari di un'azienda sono condizionate da queste dinamiche e un bravo gestore ne è al corrente . Un'analisi condotta da Axa Investment Management nel primo trimestre 2020 ha rilevato che nell’indice azionario MSCI ACWI l’andamento dei titoli delle società con il miglior rating ESG ha superato di 16,8 punti percentuali quello delle società con rating peggiori. Questo permette al risparmiatore non solo di ottenere performance migliori, ma anche di tenere alla larga rischi che possono sfuggire alla sola analisi fondamentale, in quanto queste aziende hanno strategie di business lungimiranti. Non cogliere questo aspetto forse in passato poteva essere un errore tattico, ma oggi è senza dubbio un errore strategico.        

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EDUFIN 2020 -Il mese della formazione finanziaria- Equity

Scritto il 07.10.2020

Equity è il termine inglese con il quale si definisce in bilancio il Capitale Sociale, ossia il capitale conferito da parte dei soci alla società. È frazionato in quote di pari valore, chiamate azioni.  Viene anche definito “capitale di rischio”: questo perché in caso di default la società deve rimborsare in un ordine ben prestabilito tutte le passività, prima di restituire agli azionisti il controvalore dell’eventuale capitale residuo. Quando un risparmiatore sceglie autonomamente di acquistare un’azione – o quando qualcuno gli consiglia di acquistarla – dovrebbe essere a monte fatta un’analisi dell’equilibrio economico, patrimoniale e finanziario dell’azienda di cui si accinge ad acquistarne le quote. È un lavoro estremamente complesso, svolto dagli analisti finanziari. Gli operatori professionali come i fondi di investimento si avvalgono di questi e altri professionisti per scegliere quali titoli acquistare e/o vendere. Il fatto che quello azionario si tratti di capitale di rischio, ne ha purtroppo tenuto lontana la gran parte dei risparmiatori. Alcuni infatti sono rimasti scottati da alcune crisi di mercato (ad esempio nel 2000-2001 o nel 2007-2008) e hanno giurato di non avvicinarsi più all’equity, nemmeno attraverso gestori professionali. Ma è una scelta saggia e suffragata da dati al riguardo? Certamente no. Basti guardare l’infografica di Jpm che analizza l’indice americano S&P500 per comprenderlo. In oltre sessant’anni di mercato le fasi di rialzo sono state più lunghe, numerose e gratificanti percentualmente rispetto alle fasi di ribasso. Sicuramente guardarle su un bell’istogramma colorato dovrebbe convincere anche i più scettici a detenere una fetta di equity in portafoglio, ma sappiamo che la realtà è ben diversa e che le scelte sono principalmente non razionali. Se tre premi Nobel per l’Economia sono stati assegnati a studiosi di finanza comportamentale, è perché lo studio degli errori nelle scelte è un tema di importanza fondamentale. Il mercato azionario, se guidati da una persona competente, non è solo un’opportunità per guadagni, ma un paziente alleato nel realizzare progetti di vita per sé e per i propri cari.  

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EDUFIN 2020 -Il mese della formazione finanziaria- Draw Down

Scritto il 05.10.2020

D – DRAW DOWN Ecco che arriva subito un’altra parola inglese. Il DRAW DOWN è la perdita massima potenziale che un investitore si è trovato a dover affrontare durante ogni singolo anno solare (o arco temporale considerato). È sempre citato insieme al RECOVERY PERIOD, che non è altro che l’intervallo di tempo necessario a tornare al valore antecedente alla discesa. Ma con tutte le parole che si potevano mettere in corrispondenza della lettera D, come mai proprio questa? Perché la normativa che per legge in sottoscrizione dobbiamo portare in dote al cliente per informarlo correttamente è enorme: una mole informativa scritta fittissima, da fare indigestione di dati e regole. Tutte le belle parole e i tecnicismi accademici lasciano però spesso disorientato il povero risparmiatore. Descrivere la realtà in modo molto più semplice e talora crudo è un dovere per chi fa consulenza, e il draw down ha una forza esplicativa enorme e comprensibile a tutti. Il grafico di J.P.Morgan AM vale più di mille parole: negli ultimi quarant’anni sul mercato azionario europeo i rendimenti annuali sono stati positivi 31 volte su 40. Ma ogni anno c’è un povero risparmiatore sfortunato che investe proprio il giorno prima di un ribasso. Anche negli anni più fortunati di mercato toro (ossia rialzista), c’è qualcuno che temporaneamente tocca con mano una discesa di 3-5 punti percentuali salvo poi recuperare velocemente la perdita. Questa “mappa” andrebbe consegnata ad ogni risparmiatore con la raccomandazione di tenerla vicino al telecomando e guardarla ogni volta che il telegiornale annuncia nei titoli che qualche miliardo di euro è stato “bruciato” in borsa.

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EDUFIN Consulenza Finanziaria

Scritto il 05.10.2020

  La Treccani con il termine “consulenza” riporta  “L’attività del consulente, come prestazione singola o saltuaria di consigli e pareri da parte di un esperto su materie di propria competenza, o come prestazione continuativa e professionale”. La parola è strausata, abusata in tutti i settori e solo per definire quando una persona possa essere considerata esperta potremmo scrivere un libro. Nel mese dell’educazione finanziaria mi preme dedicare alcune righe al consulente finanziario. La sua figura viene spesso confusa con un collocatore di prodotti, un broker, o un operatore di Borsa. In realtà oggi un consulente finanziario è uno specialista che cerca di capire i bisogni di una famiglia (nella sua accezione più ampia) per aiutarla a gestire le sfide economiche che la vita mette di fronte. In primis identificando e misurando i rischi che possono materializzarsi, implementando poi un piano di protezione. In secundis lavorando sugli investimenti finanziari, mantenendo però una visione d’insieme su indebitamenti, assicurazioni, patrimonio, fiscalità e previdenza. Oggi va di moda il termine “olistico” per indicare una visione del tutto e non delle singole parti e penso che la consulenza finanziaria ne sia buon esempio. Per quanto riguarda la scelta del consulente mi permetto di dare un piccolo consiglio: non scegliere in base al modello distributivo (banca tradizionale, consulente abilitato all’offerta fuori sede, consulente indipendente fee only), ma in base alla sua professionalità e alla sua esperienza.

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EDUFIN 2020 -Il mese della formazione finanziaria- i Bond

Scritto il 05.10.2020

B - BOND Alla lettera B troviamo una parola inglese, Bond. Che altro non sono poi che le obbligazioni, ma siccome nel mondo della finanza la lingua madre è l’inglese occorre accettare gli anglicismi di buon grado. Nel mondo della musica nessuno ci ruberà mai termini come “Allegro”, “Andante”, “Adagio”, … ma nel mondo del risparmio dobbiamo tenere a portata di mano un mini lessico finanziario in un’altra lingua. I bond sono strumenti che rappresentano il rapporto tra un emittente (debitore) e un investitore (creditore). Tipicamente sono negoziati sui mercati mobiliari, anche se possono essere anche non quotati: in passato quelli non quotati erano una delle principali soluzioni di risparmio amministrato proposte agli sportelli bancari. Possono essere emessi da stati, imprese, enti pubblici, enti sovranazionali, banche, … per reperire capitali da utilizzare. In cambio chi li emette si impegna a restituire il capitale unito a degli interessi periodici. A differenza dell’azionista, il possessore del bond non ha diritto a partecipare all’attività gestionale dell’emittente. Oggi la valutazione di un bond è estremamente complessa; basti pensare alla lunghezza di un prospetto informativo rispetto al passato. Proprio per questo è assolutamente consigliato delegare la scelta ad investitori professionali. Infatti mentre si compra un rendimento obbligazionario si compra contemporaneamente uno o più rischi: rischio emittente, rischio tassi, rischio valutario, rischio liquidità, … In questa sede non è possibile affrontarli singolarmente, perché la pillola informativa diventerebbe una palla da bowling. Le tipologie di bond emessi sono tante: a tasso fisso, indicizzate, zero coupon, step up, in valuta, legate all’inflazione, ibride. Queste ultime a loro volta hanno alcune caratteristiche che le avvicinano alle azioni, avendo un livello di rischio più alto ed essendo più redditizie. Ad esempio i possessori di obbligazioni subordinate, in caso di non solvibilità dell’emittente, vengono rimborsati prima degli azionisti ma solo se sono stati rimborsati tutti gli altri detentori di bond.

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EDUFIN Asset Allocation

Scritto il 02.10.2020

Ottobre per la terza volta sarà il mese dell’Educazione Finanziaria. Un evento importante che serve per colmare un gap culturale che nel nostro paese è più ampio che altrove. Sulla carta stampata e on line ci saranno tantissime iniziative di valore. Nel mio piccolo - per celebrare l’importanza dell’evento -  ho pensato di elaborare un glossario di pillole:  una al giorno (qualche lettera dell’alfabeto coprirà più giorni) senza alcuna pretesa accademica,  ma con l’intento di far riflettere e dare spunti di conversazione. Buona lettura!   Asset Allocation È la scelta delle attività (asset) in cui allocare le risorse. Insieme al market timing (scelta dei tempi dell’investimento) e alla selezione dei titoli determina il rendimento dell’investimento. Circa trent’anni fa tre studiosi americani giunsero alla conclusione che oltre il 90% del rendimento derivi dalla politica di allocazione, contro il 10% dovuto al market timing e alla selezione dei titoli. La composizione del portafoglio determina quindi in massima parte il rendimento finale dello stesso, ma ovviamente solo se vi è un comportamento virtuoso da parte del risparmiatore che eviti di movimentarlo eccessivamente nel vano tentativo di battere il mercato. Una corretta allocazione di lungo periodo ha una giusta propensione per il mercato azionario, riconoscendone la capacità di generare rendimenti più elevati. Ad essa si unisce una corretta diversificazione per mitigare e rendere accettabile il rischio. Il famoso economista John Maynard Keynes nel 1938 scrisse: “l’idea di movimenti totali delle attività è per varie ragioni impraticabile e persino inopportuna. Quelli che ci provano in genere vendono e comprano troppo tardi, e fanno entrambe le cose troppo spesso, accollandosi pesanti costi e acquisendo una mentalità troppo irrequieta e speculativa”. Sono passati oltre ottant’anni, gli strumenti esistenti oggi sono molto più sofisticati di allora, ma l’attualità di questa frase resta intramontabile

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EDUFIN 2020 -Il mese della formazione finanziaria- L'ascolto

Scritto il 01.10.2020

Ottobre per la terza volta sarà il mese dell’Educazione Finanziaria. Un evento importante che serve per colmare un gap culturale che nel nostro paese è più ampio che altrove. Sulla carta stampata e on line ci saranno tantissime iniziative di valore. Nel mio piccolo - per celebrare l’importanza dell’evento -  ho pensato di elaborare un glossario di pillole:  una al giorno (qualche lettera dell’alfabeto coprirà più giorni) senza alcuna pretesa accademica,  ma con l’intento di far riflettere e dare spunti di conversazione. Buona lettura!   A ASCOLTO Johann Wolfgang von Goethe, scrittore e drammaturgo tedesco vissuto a cavallo di fine Settecento e inizio ottocento,  diceva “parlare è un bisogno, ascoltare è un’arte”. Un ascolto formale e distratto non serve a nulla, non costruisce una relazione e non è utile né a chi ascolta, né a chi è ascoltato. Ogni cliente ha la sua storia, la sua esperienza di vita, quella professionale e quella legata al proprio patrimonio e al proprio risparmio. Relativamente a questo aspetto ascolto ogni tanto storie di successo, molto più spesso storie di delusioni con conseguenze emotivamente complesse. Storie di fiducia mal riposta, di paure, di errori,… Solo ascoltando è possibile instaurare un rapporto serio e duraturo: in generale tra due persone, ma soprattutto tra un consulente e il suo assistito, un po’ come succede dal medico o dallo psicologo. Nessuna cura o terapia è efficace senza una diagnosi corretta. Nel nostro settore senza un ascolto profondo rimane solo il rumore: magari di una bellissima e tecnicissima digressione sull’andamento dei mercati finanziari, ma del tutto inutile a chi cerchi in noi un porto sicuro. Se un’ottima preparazione tecnica è la “conditio sine qua non” per ogni professionista, la capacità di ascoltare permette di creare le basi per poter essere una guida preziosa al risparmiatore. Le crisi che si sono susseguite nel corso degli ultimi lustri hanno impietosamente dimostrato che non esistono scorciatoie e portafogli miracolo che mettano al riparo dalla volatilità. Ascoltare i bisogni, le emozioni, le paure e i progetti di vita è l’incipit di ogni piano di risparmio duraturo. Non dimentichiamolo mai!

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Tassi negativi in conto corrente per chi risparmia: un problema o una opportunità?

Scritto il 11.09.2020

Manteniamo un’eccessiva liquidità sui conti correnti, perché ci dà tranquillità. Con il lockdown si è superata la cifra mostruosa di 790 miliardi di euro. È una mossa istintiva per ridurre incertezza, ma non è assolutamente razionale. In realtà la maggior parte delle scelte che compiamo durante la giornata non lo sono affatto. “E per fortuna” aggiungerei io, visto che - anche se non ce ne rendiamo conto - sono migliaia e se non ne prendessimo la maggior parte in modo automatico impazziremmo. È il nostro sistema limbico, il centro delle emozioni del cervello, che si scontra con la corteccia cerebrale, area deputata ad effettuare in modo analitico confronti e valutazioni. Questo eterno conflitto non sempre ci porta a prendere la scelta migliore, anche perché ogni scelta stanca e più la decisione è importante più cerchiamo faticosamente di raccogliere ulteriori informazioni in merito. Vi sono centinaia di dimostrazioni sulla fallacia della nostra mente nella maggior parte dei processi decisionali, da quelli più banali che avvengono al supermercato quando facciamo la spesa, per arrivare alle decisioni più complesse. La scelta di detenere grosse cifre sui conti correnti è per la maggior parte delle persone figlia di quanto scritto. Per tanti è più facile scacciare il pensiero di dover elaborare una strategia di protezione contro gli imprevisti e di pianificazione per il futuro, ripiegando su un più confortante e confortevole deposito in conto corrente. Pur avendo – chi più e chi meno - la consapevolezza che l’inflazione andrà nel tempo a rosicchiare in termini reali come un topolino in un granaio la cifra depositata, una fetta enorme di nostri connazionali è disposta a rinunciare alla rivalutazione di quanto risparmiato in cambio di tranquillità. Alla voce tranquillità la Treccani ci dice “pace, serenità dell’animo non turbato da timori, preoccupazioni, rimorsi”. Ogni famiglia è gravata quotidianamente da pensieri da ogni tipo e le preoccupazioni legate al denaro sono sempre tra le più cupe e fastidiose. La complessità degli scenari economici e la volatilità dei mercati sono per chi non si occupa professionalmente di risparmio un peso gravoso da sopportare. Il consulente che sottostima queste paure difficilmente conquista la fiducia del proprio assistito. Sarebbe come prendere in giro un adulto che per la prima volta mette gli sci ai piedi, perdendo quelli che sono i suoi appoggi naturali con il terreno. Ci salveranno i tassi negativi? Saranno sufficienti a far vincere la paura? Le banche ormai sono compresse in una forbice dei tassi strettissima che ne pregiudica la redditività e a breve potrebbero far pagare ai clienti tassi negativi sui depositi, facendo pagare il costo del servizio al cliente finale. Da sempre la consapevolezza del cliente della banca è che la stessa movimenti il denaro affidatole, con ovvia convenienza per la stessa. È concettualmente difficile per la maggior parte delle persone accettare l’idea che la banca possa far pagare una cifra per detenere per un lasso di tempo più o meno lungo i suoi soldi faticosamente risparmiati, anzi… sembrerebbe quasi una scortesia verso il cliente che dà fiducia all’istituto e questa fiducia andrebbe comunque ripagata almeno con un tasso simbolico. Nessuno invece storce il naso per il costo del canone nel possedere una cassetta di sicurezza più o meno grande nel caveau di un istituto, che possa proteggere documenti importanti, monili e oggetti che spesso hanno un valore affettivo superiore a quello commerciale. Riusciranno i tassi negativi a spostare l’attenzione dal denaro a ciò che con il denaro possiamo realizzare? Sarà la spinta gentile per vincere le ritrosie a investire o sarà l’incipit per riportare i soldi sotto il materasso?  

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È più facile gestire bene i propri risparmi o allenare la nazionale italiana di calcio?

Scritto il 25.08.2020

La presunta truffa da 30 milioni di euro che l’allenatore dell’Inter Antonio Conte avrebbe subito in Gran Bretagna ad opera del “signor” Bochicchio mi ha stupito solo per l’importo (se confermato)!  La lista di sportivi e vip che in passato sono rimasti vittime di raggiri è chilometrica: le più eclatanti e recenti vanno dal marmo nero della cava peruviana che rapì i risparmi – tra i tanti - del “divin codino” Roberto Baggio e di Billy Costacurta, al “Madoff dei Parioli” Gianfranco Lande che riuscì a far evaporare il congruo tesoretto di oltre 700 persone (vip e non), tra cui giocatori di serie A non solo della capitale. Quello che mi ha invece infastidito è leggere l’intervista al Ct della Nazionale Roberto Mancini che, mentre nel virgolettato riportato sui social assume il tono del buon padre di famiglia - “Giovani calciatori, occhio ai truffatori” – nell’intervista snocciola perle da bar Sport in campo finanziario, con la stessa sicumera con cui gli stessi avventori criticano le sostituzioni e la formazione messa in campo dal mister. “Ho investito in azioni e ho puntualmente perso. Meglio l’obbligazionario. Adesso preferisco il mattone: hai sempre qualcosa in mano e, anche se il mercato non è sempre al massimo, prima o poi il prezzo risale. E puoi affittare, quindi è un ritorno sicuro”: così recita il mister jesino al Corriere.  Parafrasando la metafora sportiva è come se io – che pure qualche centinaio di partite dal vivo l’ho vista e che ho diversi amici nel mondo del calcio professionistico - andassi a Coverciano ai corsi della FIGC a dire “giocate con nove difensori e un attaccante: lo 0-0 è certo e con un pizzico di fortuna qualche partita certamente la vincete!”. In un calcio dove oggi la professionalità è maniacale e i match analyst usciti dai corsi della Figc conoscono anche con quale piede un giocatore di serie A scende dal letto, fanno sorridere le parole del Mancio a chi vive di finanza da mattina a sera. Ovviamente la sua esperienza personale in materia (un miliardo e quattrocento milioni di vecchie lire polverizzate con il crack della finanziaria Cofiri Tarquinia oltre vent’anni fa) è stata traumatica e chi si scotta con l’acqua bollente difficilmente si avvicina a quella tiepida. Le promesse di interessi “sicuri” superiori a quelli di mercato difficilmente hanno basi solide, un po’ come gli zecchini d’oro di Pinocchio affidati alle lusinghe del Gatto e della Volpe. Considerando però l’eco delle sue parole sarebbe stata più opportuna una considerazione nella quale invitasse ad affidarsi a bravi professionisti, iscritti ad un albo, dopo averne valutato i titoli di studio e gli anni di esperienza, esattamente come è opportuno fare in tutte le professioni. Un consulente che millanti rendimenti superiori a quelli di mercato ha la stessa credibilità di un allenatore che prometta al suo presidente di vincere il campionato, indipendentemente dalla rosa che il direttore sportivo gli andrà ad allestire. #consulenzafinanziaria #educazionefinanziaria #calcio #soccer #consulenteresiliente #rischio #rendimento  

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“Quanto ha fatto il Dow Jones?” Dipende da dove lo guardi

Scritto il 07.04.2020

Come le emozioni influenzino il giudizio su di un indice che dal maggio 1896 accompagna chi si occupa di mercati   Il Dow Jones (nome completo Dow Jones Industrial Average) è il più noto indice azionario della borsa di New York. Prende il nome da Charles Henry Dow e Edward Davis Jones. Dow era un giornalista statunitense vissuto nella seconda metà dell’Ottocento che, oltre a inventare questo indice, fondò il famoso quotidiano Wall Street Journal e fu il papà dell’analisi tecnica. Jones invece era un matematico. Insieme a Dow e a Charles Bergstresser fondarono nel 1882 la Dow Jones & Company, agenzia di informazione finanziaria.    L’indice è composto dai principali trenta titoli di Wall Street, scelti dalla redazione del “The Wall Street Journal” tra diversi settori produttivi.   Essendo nato a fine Ottocento l’indice è passato attraverso guerre, crisi politiche, recessioni, … e in queste settimane, contraddistinte dalla pandemia Covid-19, ha visto una discesa alla quale non eravamo certo preparati.   Nonostante tutto nell’ultimo mese vi sono stati tre dei maggiori rialzi della sua storia ultracentenaria: l’ultimo – quello dello scorso 6 aprile con un bel +7,73% - rappresenta il diciannovesimo miglior guadagno di sempre.    Al di là dell’ovvia impossibilità di prevedere, al pari degli storni, il loro accadimento e dell’opportunità di rimanere comunque investiti se l’obiettivo di investimento è di lungo termine, mi sono preso la briga di affiancare cinque foto dello stesso indice: a una settimana, a un mese, a un anno, a cinque anni e a trentacinque anni dalla chiusura del 6 aprile.     A livello emotivo le sensazioni nel guardare i grafici sono profondamente diverse: dall’ottovolante settimanale ma con rendimento positivo, alla moderata insoddisfazione per gli ultimi trenta giorni, per giungere alla più cupa disperazione allargando l’orizzonte ad un anno. Su cinque anni emerge il rimpianto di non aver alleggerito la posizione a inizio 2020, ma si è comunque soddisfatti di aver incrementato del 30% il valore della cifra investita, mentre su 35 anni sembra chiaro che il mercato azionario statunitense sia sempre il miglior investimento della propria vita e non sarà certo una correzione dovuta ad uno shock esogeno a fermare la locomotiva economica del mondo!    Quanti stati d’animo diversi di fronte allo stesso indice, fotografato però da diverse angolature. Viene da sorridere pensando che un terzo delle aziende che compongono oggi l’indice erano presenti anche 35 anni fa e probabilmente lo saranno anche in un futuro remoto.   Gli orizzonti temporali, come le prospettive giocano dei brutti scherzi alle nostre emozioni. L’aveva già capito un secolo fa Mario Ponzo, psicologo e docente universitario che si occupò di localizzazioni spaziali e illusioni ottiche e che diede il nome alla famosa “illusione di Ponzo”, per cui la mente umana giudica un oggetto in base a ciò che gli sta intorno. Il nostro occhio, quando osserva qualcosa, cerca di conferire ad esso una prospettiva per collocarlo in modo corretto.     Nell’illusione di Ponzo il segmento nero di destra è percepito più lungo di quello di sinistra, ingannati dalla prospettiva convergente dell’angolo che da sinistra va verso destra.   Interpretazioni errate di dati sensoriali sono del tutto normali e vengono ad esempio sfruttate dai bravi architetti in edilizia e negli arredi d’interni per ampliare visivamente spazi angusti.   Nel giudicare un grafico dei mercati serve quindi un giusto distacco emozionale e temporale, nella consapevolezza dell’imprevedibilità degli stessi nel breve e medio periodo.    Anche l’orizzonte temporale non deve essere elastico in base alle emozioni, ma il più possibile commisurato all’effettivo bisogno di realizzare progetti legati al proprio arco di vita.   Occorre allora sforzarci di non cadere vittime della trappola che la percezione e la realtà giocano costantemente contro l’essere umano. Accade in tutti gli aspetti della vita umana ed è impossibile non esserne coinvolti. Unico “vaccino”? Guardarli sempre (magari con una buona guida e mentore in ogni settore), dalla giusta prospettiva.

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Cosa c’è di diverso questa volta? Niente

Scritto il 25.02.2020

Sabato scorso mi sono recato a far spesa insieme a mia moglie al supermercato e ho osservato scene di assalto agli scaffali degne di una carestia. Persone con guanti in lattice e maschere, che mi ricordavano quelle che a militare indossavamo per gli addestramenti NBC (per simulazioni contro attacchi nucleari e batteriologici ndr), caricavano i carrelli di confezioni di latte e pasta come se il supermercato non dovesse mai più riassortire gli scaffali. Tra lo stupito e il rassegnato, per deformazione professionale nella mia mente già mi immaginavo l’apertura delle borse di lunedì, i titoli dei TG, qualche cliente allarmato, …   Anche se la realtà ha superato la fantasia e l’agenda della settimana è stata stravolta, aver liberato forzatamente qualche impegno mi ha permesso di scambiare con alcuni colleghi un paio di riflessioni su tutte le “catastrofi” che abbiamo visto in qualche lustro, partendo dalle malattie. Influenza aviaria, suina, SARS, … sembravano lontani ricordi, ma evidentemente non era così.   Da lì a ricordare eventi sociopolitici come la Brexit o finanziari come la crisi del debito italiano o di quello greco o la bolla della New Economy, il passo è stato breve. Parimenti dalla guerra del Golfo, all’attacco alle Torri Gemelle o alle metropolitane di Londra e Madrid, anche terrorismo ed eventi bellici hanno da sempre accompagnato l’andamento altalenante dei mercati finanziari.   Come sempre le reazioni emotive, più o meno marcate, durano qualche giorno e non condizionano in modo significativo trend di più lungo periodo, positivi o negativi che siano.   Sapevo di aver tenuto traccia di svariata letteratura e articoli in materia, ma – senza nemmeno la fatica di scartabellare - questa mattina mi è apparso un tweet di Charlie Bilello – fondatore e CEO di Coumpound Capital Advisors – che ha elencato in una chiarissima tabella le correzioni dell’indice S&P 500 che hanno superato il 5% da marzo 2009 ad oggi.   Quanti “schiaffoni” presi con maggior o minor consapevolezza dai risparmiatori, appesantiti dal fatto che il dispiacere della perdita è doppio rispetto alla gioia del guadagno, come ben sa chi ha letto qualche libro di finanza comportamentale.    Anche questa volta occorrerà rimboccarsi le maniche e aiutare i clienti a non valutare i rischi sulla base delle proprie paure, ma a portare avanti progetti di pianificazione finanziaria e patrimoniale utili per sé e per i propri cari. Semplice? No, anche perché sociologi e psicologi hanno dimostrato che in momenti di forte stress i comportamenti dei singoli sono fortemente influenzati da quelli dei gruppi di riferimento.    Lasciamo fare agli immunologi e ai virologi il loro lavoro e ai consulenti finanziari altrettanto!    #coronavirus #panicselling #consulenzafinanziaria #consulenzapatrimoniale  

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