Claudio Cabella

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Allarme pensioni e previdenza per l’Italia : cosa fare e sapere prima che sia troppo tardi.

Scritto il 26.11.2020

A che punto è la situazione previdenziale italiana privata e pubblica nel pieno della pandemia non è sicuramente un argomento entusiasmante, ma fare gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia non è mai una grande strategia. Nel post-pandemia l’Italia non sarà comunque “più bella, forte e più superba che prima”ci dicono già tutte le statistiche economiche internazionali. Anzi secondo i dati rilasciati nelle scorse settimane dal Fondo Monetario Internazionale la nazione che nel triennio 2019/2021 vedrà fra i Paesi più sviluppati il Pil scendere di almeno il 6% c’è proprio il Belpaese. Un’Italia cenerentola d’Europa e fra i peggiori Paesi al mondo come contrazione del PIL nel triennio 2019-2021 non è una bella notizia anche per i futuri pensionati poiché il calcolo dell’assegno pensionistico è come molti sanno agganciato all’andamento del PIL. Il quadro emerso è purtroppo ricco più di ombre che di luci.  Infatti quest’anno anche per effetto delle spese straordinarie che l’Inps ha dovuto mettere in campo, la percentuale della spesa pensionistica italiana impatterà per il 17% sul PIL superando i 300 miliardi di euro. Più di noi in Europa spende solo la Grecia per le pensioni in rapporto al PIL: la media europea si aggira intorno al 13% e il livello del 17% o perfino superiore impatterà per decenni sui conti pubblici italiani visto che le attuali proiezioni vedono solo dal 2045 una discesa di questo “plateau”.   Mi sorge spontanea una domanda : chi pagherà le pensioni future? Chi andrà in pensione nei prossimi lustri vedrà quindi un rischio sempre più concreto di vedere ridursi l’assegno pensionistico, calcolato secondo il sistema retributivo (cioè in base ai contributi versati nell’arco della tua attività lavorativa) ma anche contributivo (cioè in base agli ultimi anni di versamenti), visto che le future pensioni saranno pagate dai futuri lavoratori in una sorta di “patto di Sant’Antonio” con i futuri pensionati, perché anche dalla curva demografica non arrivano buone notizie. Senza risparmi aggiuntivi per le prossime generazioni non ci sarà un’adeguata protezione della vecchiaia. Il crollo delle nascite che già in Italia era in essere da molti anni si sta ulteriormente accentuando in questi mesi di chiusure varie. Fra meno di 15 anni il 30% degli italiani avrà più di 65 anni e già oggi in molti comuni in Italia (circa 500) il numero dei pensionati è superiore a quello dei lavoratori attivi. Occorre mettere in evidenza le difficoltà dell’attuale sistema in assenza di interventi di riforma abbastanza radicale sia sul fronte della previdenza pubblica che quella complementare che in Italia non è mai decollata. E fra le ragioni di questo flop vi è il fatto che la previdenza complementare in Italia fu avviata “in un’altra epoca e che vedeva il lavoratore dipendente a tempo indeterminato come figura cardine”. Il mondo è molto cambiato in questi decenni e se una volta chi andava in pensione poteva riscuotere un assegno pensionisticodi circa il 20% inferiore oggi le proiezioni ci dicono che sarà nel 2030 magari del 40% inferioreper un lavoratore dipendente con 36 anni di contributi e addirittura del 60% inferiorese è un lavoratore autonomo. La previdenza complementare non appassiona : è sufficiente dire che lo scorso anno gli italiani hanno accantonato 16,2 miliardi di euro a fondi di categoria, fondi pensione aperti e Pip mentre hanno speso quasi 7 volte di più in slot machine, giochi e scommesse per oltre 107 miliardi di euro! Non sono messe benissimo nemmeno le casse previdenziali di intere categorie perché già prima della crisi che sta ampliando ulteriormente il problema i buchi contributivi erano già un fenomeno dilagante. Intere categorie hanno difficoltà ora più che mai a versare i contributi previdenzialie fra questi soprattutto geometri, ingegneri, architetti, giornalisti e anche gli infermieri che stanno affrontando in prima linea l’emergenza delle emergenze. E i buchi contributivi odierni saranno evidentemente un problema nel futuro. Un quinto degli iscritti alle casse private non sta versando i contributi. E anche nella previdenza complementare si sta assistendo a un simile fenomeno perché se è solo un italiano su 4 che pensa oggi alla pensione di scorta fra quelli che hanno iniziato questo percorso, un numero rilevante non versa più o solo cifre molte irrisorie. Inoltre la disinformazione regna sovrana perché molti italiani non hanno assolutamente consapevolezza di quanto hanno realmente versato e cosa li attende. La “busta arancione” è rimasta soprattutto in Italia un bel progetto mentre proprio in questi giorni in Germania si sta pensando invece di rendere accessibile tutta la panoramica previdenziale (pubblica e privata) ai lavoratori tedeschi con un solo clic. Ecco cosa può fare (e non) oggi un lavoratore o un risparmiatore?   Cosa può mettere in campo un lavoratore dipendente, autonomo o imprenditore che vuole pensare alla previdenza da subito per evitare fra qualche decennio di veder drammaticamente tagliare il proprio tenore di vita? “Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso ”recita il proverbio cinese e risulta evidente che il primo pilastro della previdenza (quello dell’Inps e delle casse previdenziali dei professionisti) rischia concretamente di essere una coperta sempre più corta. Ed è bene quindi cercare di allungarla e renderla più calda con la previdenza integrativa e il proprio risparmio. “Previdenti non si nasce, si diventa”. Prima si inizia a risparmiare meglio è se ci si prefigge di costruirsi una pensione di scorta perché per poter contare su un reddito extra di 1000 o 2000 euro al mese, le cifre che bisogna accumulare sono (devono essere, direi) veramente importanti più passa il tempo per ogni singolo lavoratore.   Al di fuori della previdenza pubblica la previdenza complementare e integrativa possono essere una stampella importante : trova il tempo di parlane con me che posso aiutarti a commettere meno errori possibili nella gestione dei risparmi nel tempo.

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Una visione un po’ più a medio-lungo termine.

Scritto il 17.11.2020

Abituati dai media a conoscere giornalmente i dati del contagio in Italia e nel mondo, diventiamo assuefatti all’oggi perdendo di vista quei fattori di cambiamento dirompente che si stanno già affacciando sul versante macroeconomico ma che probabilmente si intensificheranno ancor di più nei prossimi 3 – 5 anni. Individuarli ed intercettarli dipenderà il successo o meno dei nostri investimenti. Così oggi ho provato ad estrarne 4. 1° Cina.L’ascesa della Cina come potenza economica ed il suo piano strategico per ridurre la sua dipendenza dai mercati mondiali verosimilmente sfideranno l’assetto geopolitico diventando sia fonte di volatilità ma anche di grandi opportunità. 2° Populismo. Il populismo, il protezionismo ed il nazionalismo probabilmente emergeranno rafforzati dalla recessione innescata dalla Pandemia e dai suoi effetti di aumento delle disuguaglianze. 3° Clima. Gli investitori dovranno tener conto dei rischi correlati al clima, delle catastrofi ambientali e delle relative risposte dei governi sotto forma di regolamentazione, carbon tax ed investimenti pubblici, che creeranno vincitori e perdenti fra le imprese. 4° Tecnologia.E’ sicuramente e senza tema di smentita il settore vincente di questo periodo dominato dal virus. La sua forza dirompente nei suoi aspetti sia benefici che scompaginanti si è anch’essa intensificata. L’ulteriore valore economico acquisito durante la crisi dalle nuove ed anche consolidate società tecnologiche ne accrescerà ancor di più il vigore dirompente di lungo periodo. A questi 4 fattori di cambiamento impattanti nel medio lungo termine, vorrei aggiungerne due, più immediati, dal cui esito dipenderà una svolta in un senso o nell’altro. 1° Virus. Le prospettive di breve termine dipenderanno dall’evoluzione della situazione sanitaria e dai suoi aspetti relativi ad eventuali nuove ondate d’infezione e, sul fronte opposto, alla disponibilità di vaccini e di terapie importanti. 2° Politica fiscale. Con la politica monetaria con le mani legate dai tassi prossimi allo zero, il grado di permanenza o di ripiegamento della politica fiscale potrebbe produrre sorprese positive o negative. Tutte queste sfide, alcune già attuali ed altre di lungo termine richiedono un approccio d’investimento oculato e paziente, flessibile e globale per saper cogliere le opportunità che via via si presenteranno. Se vorrai approfondire queste tematiche che già oggi ed ancor maggiormente in un “recente” futuro produrranno notevoli cambiamenti, contattami. Insieme troveremo le risposte giuste per cavalcarli e non sentirci spiazzati.      

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Trump non alza bandiera bianca, e ora cosa aspettarsi?

Scritto il 13.11.2020

A una settimana dalle Elezioni americane, Trumpsi rifiuta di concedere la vittoria al suo sfidante anche se tutta una serie di scadenze importanti sono dietro l’angolo per Joe Biden, come riportare le lancette dell’America dove le aveva lasciate 4 anni prima da vice-presidente, riportando ad esempio gli Stati Unitidentro gli accordi di Parigi sul climaefermando la loro uscita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con tutti gli annessi e connessi che ciò comporterà. Ma prima di tutto la lotta alla Pandemia sarà in cima alla lista però dell’agenda del nuovo Presidente, per evitare in primis gli errori di sottovalutazione fatti da Trump, che a quest’ultimo, per molti, sono costate le elezioni. Ma in attesa di capire come il nuovo Presidente quali contromisure vorrà mettere in pratica per combattere la Pandemia fuori controllo negli USA, l’elezione di Joe Biden dovrebbe sicuramente portare ad una “Rivoluzione Verde”. Il Democratico in campagna elettorale ha promesso una serie di politiche per l’energia pulita che potrebbero avvantaggiare le società del settore grazie a maxi investimenti per 2 trilioni di dollari. Sotto i riflettori saranno le industrie dell’intero ecosistema green, dai veicoli elettrici, alle energie rinnovabili, dall’idrogeno al battery storage. La vittoria di Biden porterà un enorme impulso alla transizione energetica calcolando anche appunto come detto, il rientro degli Stati Uniti nell’accordo di Parigi. Come poter cavalcare questa forse mai come adesso imminente “Rivoluzione Verde”? Con tutta una serie di frecce che ho a disposizione nel mio arco e di cui sarò ben lieto di approfondire i contenuti con tutti coloro che vorranno contattarmi.

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Tra Pandemia ed elezioni USA.

Scritto il 29.10.2020

Sarebbe troppo scontato dire che i temi principali di queste ultime settimane siano la perdita di controllo dei tracciamenti dei casi Covid in tutto il mondo (Asia esclusa) e le elezioni Americane che secondo i sondaggisti vedono Biden in netto vantaggio su Trump. Ma per evitare, in un caso, di far aumentare solo l’ansia (ed in questo i media sono imbattibili) o far cadere nell’incertezza sull’esito del nuovo o meno inquilino della Casa Bianca, volevo farvi riflettere su alcuni temi. Per avvalorare ciò che scriverò, mi aiuterò con questo grafico che mostra chiaramente che chiunque Repubblicano o Democratico si insedierà a capo degli Stati Uniti, non conterà poi molto sull’andamento dei mercati, almeno su quelli USA, dove il trend di lungo termine, come mostra chiaramente il grafico, è intatto. Altro tema di investimento è la Cina : è stata la prima ad esserne coinvolta ma anche la prima ad uscirne ed oggi i casi Covid che si registrano sono risibili facendo tornare la voglia di consumare ed utilizzare tecnologie. Sono certo che potrò aiutarti a vedere il bicchiere mezzo pieno anzichè mezzo vuoto per valutare insieme le opportunità che dietro ogni crisi si celano.  

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Meglio la banca o il consulente finanziario

Scritto il 01.10.2020

  Oggi, meglio una banca o un consulente? Sempre più oggi traspare, parlando con le persone, l’insoddisfazione sull’evoluzione del rapporto banca – cliente con il Covid. Ma se sia nel periodo di lock-down che nel dopo, molti sono stati gli attestati di stima nei miei confronti da parte dei miei assistiti anche per il solo fatto che in ogni momento sapevano di avere qualcuno al loro fianco, ben diversa è stata la percezione che questi ultimi hanno avuto dai loro sportelli tradizionali tanto che molti clienti si sono sentiti del tutto abbandonati dal loro istituto, non mancando di rimarcarmelo. Frasi quali “Non mi rispondono neanche al telefono”, “Il telefono risulta sempre occupato” sono le risposte più frequenti che sento quando si tratta l’argomento. Ed oggi con aperture, in generale, sempre meno parziali, diventa più difficile far capire loro perché non si è ancora tornati ad un po’ di normalità.  In realtà questa è e sarà la nuova normalità.   Il Covid non ha fatto altro che accelerare un processo già in atto e spinto ad economie di scala feroci obbligatorie dati i bilanci. Cercherò di spiegarmi meglio. Gli istituti bancari traevano buona parte dei loro utili in passato nel prestare denaro. Il piccolo o grande risparmiatore deteneva cospicue cifre sui conti (cosa che l’incertezza generata dal Covid non ha fatto altro che incrementarli) e la banca prestava i soldi all’imprenditore o a chi semplicemente acquistava casa con un mutuo, a tassi ben superiori di quanto la banca elargiva ai depositanti. Ma da quando, in tutto il mondo, siamo entrati in un’economia a tassi zero il sistema non regge più e gli istituti bancari si sono trovati nella condizione di dover abbattere i costi con tagli del personale. Ed alla fine chi paga il conto? Come sempre il cliente fosse solo per il minor servizio che riceve e non parliamo poi della “consulenza”.   Se vorrai invece avere qualcuno che ad un cellulare risponde sempre e che se si farà in quattro per poterti aiutare quando ne avrai bisogno, ricordati di me.

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Deutsche Bank chiude il 20% delle sue filiali, colpa solo del coronavirus?

Scritto il 23.09.2020

Gli effetti del coronavirus si abbattono anche su Deutsche Bank: il gruppo bancario prevede la chiusura del 20% delle sue filiali in Germania. A pesare sono gli effetti dell’epidemia? L’epidemia ha colpito anche il colosso bancario tedesco. A causa degli effetti del coronavirus, infatti, Deutsche Bank ha previsto di chiudere almeno 100 filiali in Germania, il 20% delle filiali, una su cinque. La decisione sarebbe arrivata in seguito alle valutazioni sui cambiamenti in atto nel post-COVID: risparmiare sui costi di gestione e incrementare i servizi online sono adesso le priorità. Gli effetti della pandemia sono stati evidenti anche nel settore bancario della potenza economica tedesca. Sono cambiate le abitudini dei clienti dopo il lockdown e la necessità di capitalizzare tali mutamenti nell’approccio alla banca sta spingendo a una diversa strategia. Il coronavirus ha ulteriormente modificato le esigenze dei servizi di consulenza e delle filiali. Anche i clienti che in precedenza non avevano molta familiarità con l’online banking ora eseguono molte semplici transazioni bancarie da casa sul proprio computer o iPad. Di conseguenza, il piano del colosso bancario tedesco prevede la riduzione a circa 400 delle 500 filiali ora attive sul territorio nazionale dove le località urbane saranno le più colpite dagli interventi di chiusura. La rivale di Deutsche, la Commerzbank, ha recentemente deciso di chiudere 200 delle sue 1.000 filiali e sta valutando la possibilità di disattivarne altre centinaia. Personalmente credo che il coronavirus abbia solo accelerato un movimento già in atto : con i tassi di interesse così risicati e persistenti per lungo tempo per le Banche tradizionali fare utili dal prestare  denaro è diventata un’operazione i cui margini non permettono più di mantenere la capillarità degli sportelli ed inoltre sono decisamente aumentati i rischi nel prestare denaro. Non a caso è aumentata la raccolta dei consulenti finanziari a scapito degli istituti bancari tradizionali, trovati del tutto impreparati ad affrontare in breve tempo gli sconvolgimenti che la pandemia ha portato e con tempi tecnici lenti nell’adeguarsi alle nuove richieste poste dal mercato. Avvalersi di un consulente, anche nel momento più duro come quello del lockdown, ha innanzitutto permesso al mio assistito di non sentirsi solo e di sapere di poter contare su una persona sempre pronta a tranquillizzare ed ascoltare.  Quando le certezze vengono meno il tuo consulente c’è sempre!

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La settimana si è caratterizzata per due interventi

Scritto il 17.09.2020

La settimana si è caratterizzata per due interventi. Quello del Presidente della Fed Jerome Powell, che non ha fatto altro che confermare che i tassi al di là dell’oceano rimarranno fermi vicino allo zero almeno fino al 2023 e che continueranno gli acquisti di titoli ai ritmi attuali (scongiurando qualsiasi default). La Federal Reserve prolunga il proprio orientamento espansivo, in seguito all'adozione della nuova strategia che le impone di raggiungere un obiettivo di inflazione del 2% medio “nel tempo”. Sicuramente qualche spunto in più lo possiamo leggere tra le righe del discorso sullo stato dell’Unione (l’appuntamento annuale per i presidenti della Commissione europea) di Ursula von der Leyen.  Dopo un 2020 da incubo e una crisi pandemica in atto, la numero uno dell’esecutivo ha virato sulla concretezza, stilando un elenco abbastanza netto di priorità.  Eccole:  • maggiore collaborazione comunitaria sulla sanità, competenza rimasta finora nelle - gelose - mani degli Stati membri. Nel 2021 si terrà un vertice mondiale della sanità in Italia, nel quadro del G20 • la crisi del Covid non ha congelato il Green new deal della Commissione, anzi. Von der Leyen ha alzato la posta in palio sul taglio delle emissioni, fissando l’obiettivo di una riduzione del 55% entro il 2030 contro l'iniziale proposta del 40%  • la transizione ecologica sarà centrale anche nella dotazione finanziaria del Recovery fund, il fondo da 750 miliardi coniato dalla Ue per contrastare la crisi del Covid-19. Il 30% delle risorse sarà raccolta con green bond (obbligazioni che finanziano progetti a impatto ambientale). Von der Leyen ha ribadito anche l’urgenza di superare il sistema di Dublino nella gestione dei flussi migratori. Il proposito è quello, già tentato, di rinforzare gli obblighi di solidarietà dei paesi Ue e istituire meccanismi di ricollocamento obbligatorio dei rifugiati. Bisognerà farlo digerire ai paesi dell’Est, da sempre riottosi a qualsiasi apertura in materia (e bersaglio indiretto della stessa von der Leyen quando ha garantito che non ci saranno «ammorbidimenti» sulla violazione dello stato di diritto...). Quali spunti trarre dal punto di vista finanziario? Inserire nei portafoglisoluzioni tematiche che perseguono rendimenti puntando sulla Green Economy non se ne potrà più fare a meno, scegliendo insieme al tuo consulente quali e con che metodo acquistarli.

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la riunione BCE di giovedí 10 settembre 2020

Scritto il 11.09.2020

C’era attesa per la riunione del 10 settembre 2020 della BCE, che però non ha introdotto alcuna variazione alla propria politica monetaria e sono state poche le novità di rilievo. La BCE si è espressa con un tono un poco più costruttivo sulla ripresa in corso, pur ribadendo che rimane soggetta ad elevata incertezza, presentando molte divergenze sia a livello di economie che di settori, essendo dipendente dall’efficacia delle misure di contenimento della pandemia. La BCE rimane però soddisfatta delle misure e degli strumenti messi in campo durante la primavera per affrontare la pandemia e non sembra intenzionata ad apportare delle modifiche a breve. A questo proposito è molto probabile che il PEPP venga usato nella sua interezza (1350 miliardi).  Il focus della conferenza stampa ha poi toccato il recente trend di apprezzamento dell’euro. La Lagarde ha confermato di considerare attentamente per le implicazioni che potrebbe avere a livello inflattivo utilizzando più volte l’espressione “carefully monitoring”, che rappresenta comunque una soglia di allerta per la BCE. La stessa Lagarde ha anche precisato che la BCE rimane pronta ad utilizzare tutti gli strumenti, se necessari, compreso lo strumento rappresentato dai tassi di interesse. Non è però emersa alcuna volontà di voler intervenire nel breve periodo, perché evidentemente la BCE non ritiene che l’attuale livello dell’euro lo richieda. Questa visione “wait and see”, che non necessita di azione immediata, è stata confermata anche dalle nuove previsioni di crescita ed inflazione, che sono rimaste pressoché immutate rispetto a giugno : il calo previsto per il PIL quest’anno è passato da -8.7% a -8%, in linea con i dati del secondo trimestre che hanno mostrato un calo meno profondo di quanto temuto inizialmente, mentre l’inflazione il prossimo anno è stata lievemente rivista al rialzo a 1% da 0.8%. Rimane invece eccezionalmente bassa la previsione di inflazione per il 2022, all’1.3%, così come le pressioni di inflazione al momento, trainate al ribasso dall’inutilizzo delle risorse produttive causato dal calo della domanda, per le quali l’apprezzamento dell’euro non aiuta. Per quanto riguarda infine la revisione della strategia di politica monetaria, è evidente che la BCE sente ora una maggiore pressione, dopo l’annuncio della Fed di avere rivisto in una direzione più accomodante il proprio approccio di politica monetaria. Dopo una pausa per rispondere alla emergenza pandemica, la revisione della strategia della BCE riprenderà questo mese, con un primo seminario il 23 settembre dedicato al tema della misurazione del livello di inflazione. Nel complesso, mi sembra che per riuscire a comunicare qualche cosa di rilevante in merito entro fine anno la strada sia ancora piuttosto lunga. Nonostante l’impressione generale emersa dalla conferenza stampa sia quella di una BCE che non si stia preparando ad agire ancora in tempi rapidi, ritengo che probabilmente l’evoluzione degli eventi lo richiederà per rispondere al debole scenario di inflazione, alle difficoltà della ripresa post rimbalzo nel terzo trimestre, all’aumento dell’indebitamento pubblico ed all’elevata incertezza sanitaria e geopolitica e potrebbero andarsi a concretizzare nei prossimi mesi con un’ulteriore mossa espansiva che potrebbe favorire i mercati europei rimasti indietro rispetto a quelli d' oltreoceano, questi ultimi favoriti dal pronto e marcato sostegno della FED.  

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Il ritorno dell’inflazione.

Scritto il 03.09.2020

Il ritorno dell’inflazione. Volevo ritornare su quanto deciso a Jackson Hole la settimana scorsa durante il simposio dei banchieri centrali dove la Fed ha promesso una politica monetaria espansiva: inflazione anche sopra il 2% ma l’importante è la piena occupazione. Ho voluto guardare dietro le quinte di questa decisione per le implicazioni che ne potrebbero scaturire. Personalmente, tre sono i punti focali : nuova benzina al rally dei mercati; ridare lavoro a milioni di americani, per tornare alla piena occupazione; dare un po’ di fiato agli istituti bancari La Fed può permetterselo perché a differenza della Bce, l’istituto Usa ha tre obiettivi: stabilità dei prezzi, occupazione e crescita economica. Non solo, come qui nel Vecchio Continente, stabilità dei prezzi. Powell ha spiegato che le motivazioni di questo profondo cambiamento sono da ricercarsi nei miglioramenti tecnologici e nella bassa crescita demografica. Il più lento ritmo di crescita della popolazione, insieme al suo invecchiamento, ha portato ad una frenata della produttività e della crescita economica. Gli effetti sul mercato non si sono fatti attendere visto l’immediata reazione della curva dei tassi con il forte aumento dei tassi a lungo periodo e calo dei tassi a breve. Tradotto significa bond che nel lungo periodo renderanno di più ma nel breve si sostiene ancora il travaso di investimenti da obbligazioni ad azioni nonostante i livelli da record. ul fronte cambi il timore è di vedere l’euro continuare a correre sul dollaro. A livello di comparti possono festeggiare quello bancario e assicurativo: un rialzo di tassi significa rialzo di margini soprattutto di lungo periodo.

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Jackson Hole, più inflazione asimmetrica o forward guidance?

Scritto il 28.08.2020

Sicuramente uno dei fatti più importanti dell’ultima settimana di Agosto è stato l’incontro tenutosi in America a Jackson Hole e dove gli argomenti evidenziati dai membri della Fed in diversi interventi, hanno riguardato i potenziali cambiamenti in materia di politica monetaria e processo decisionale. I due temi che sembrano essere i più rilevanti ruotano intorno alla forward guidance e a un obiettivo di inflazione asimmetrica. Dobbiamo sempre tener presente il duplice mandato della Fed: stabilità dei prezzi e massima occupazione. Il recente contesto economico ha messo in discussione entrambi gli aspetti, rendendo quanto mai pertinente una revisione delle politiche esistenti in vista di futuri interventi. Di recente l’adozione di un obiettivo di inflazione asimmetricaè diventato un argomento caldo, già accennato dai funzionari in qualche occasione. La questione che riguarda la strategia della Fed per il raggiungimento del proprio obiettivo dichiarato del 2% di inflazione può mandare in tilt qualsiasi prospettiva di ripresa economica. Ed è facile capire l’importanza di questo punto, dati i danni all’economia che hanno fatto seguito alle risposte per contenere la pandemia. Gli economisti hanno definito l’obiettivo d’inflazione come una strategia del passato, che non cerca, però, di compensare le mancanze del passato. Pensiamo ad esempio alla perdita in termini di Pil nominale a seguito del lockdown: con una ripresa economica, ci aspetteremmo (si spera) di vedere l’inflazione tornare al proprio livello del 2%, mentre il Pil nominale non avrebbe ancora recuperato i livelli pre-crisi. La Fed che, dopo aver raggiunto il suo obiettivo di inflazione al 2%, avrebbe in passato cercato di inasprire la politica monetaria ben prima del recupero in termini di Pil nominale, cosa possibile solo quando l’economia sarebbe tornata a riscaldarsi per innescare quel recupero necessario a colmare il gap creato dalla crisi. È necessaria una politica di “recupero” che forse richiede l’individuazione di un target in termini di livello nominale del Pil permettendo forse all’inflazione di superare per un certo periodo la soglia del 2%. Più in generale, forse questo richiede un obiettivo di inflazione asimmetrico che riformuli le aspettative di inflazione a un livello “medio” piuttosto che su un obiettivo specifico per un determinato momento. In ogni caso, l’idea è quella di dare alla ripresa economica la possibilità di ritornare sul proprio percorso pre-recessione, piuttosto che frenare potenzialmente sul nascere questo percorso perché un obiettivo di inflazione del 2% venga raggiunto quanto prima. E qui si è innestato il primo argomento di rottura con il passato. La Fed acconsentirebbe a mantenere tassi bassi anche con un’inflazione tendente prima al 2% ma anche oltre. L’altro argomento degno di nota è la forward guidance. Un’inflazione molto bassa significa che anche i tassi d’interesse rimarranno probabilmente bassi. E dato il livello dei tassi d’interesse nominali che oggi continuano a calare verso lo zero, diminuisce anche l’efficacia di ulteriori tagli dei tassi per contribuire a stimolare la crescita economica. Di conseguenza, il tradizionale kit di strumenti a disposizione della Fed dovrà cambiare. Quando il tasso dei Fed funds si è avvicinato al limite più basso durante la crisi finanziaria globale, la Fed ha cambiato marcia e ha iniziato a utilizzare nuovi strumenti: acquisti su larga scala di Treasury e di titoli ipotecari garantiti dal governo, insieme a dichiarazioni sull’evoluzione dei tassi di interesse a breve termine. Il primo è stato un allentamento quantitativo, il secondo una forward guidance. Entrambe miravano a mettere un freno ai tassi di interesse a lungo termine. Sembra che la Fed dovrà fare molto più affidamento sull’allentamento quantitativo e sulla forward guidance come leva fondamentale della politica monetaria, ma l’idea di basarsi sulla forward guidance è sembrato essere l’argomento più pertinente di questa settimana. Ci potrebbero essere due modi per affrontare il rafforzamento di questo strumento: uno è una forward guidance basata sui dati in cui la Fed afferma semplicemente che i tassi di non saranno aumentati almeno fino ad una certa data. Naturalmente questo potrebbe essere troppo specifico per cui potrebbe essere sufficiente una formula come “i tassi non saranno incrementati per un lungo periodo”. Il punto è che il linguaggio implica che i tassi non si muoveranno per un certo periodo di tempo. L’altra opzione è basata sul risultato, in cui la Fed delinea criteri specifici che devono essere soddisfatti prima che i tassi possano essere rivisti al rialzo. Ciò potrebbe comportare un obiettivo in termini di livello di Pil nominale, un livello specifico di occupazione o di disoccupazione. Oppure, come detto in precedenza, un tasso medio di inflazione. Anche in questo caso, la definizione di obiettivi economici specifici potrebbe essere un altro cambiamento in termini di gestione di tale forward guidance. E nel tentativo di aumentarne la credibilità basata sui risultati, la Fed potrebbe, se i tassi d’interesse incominciassero a salire, intervenire sui mercati attraverso l’acquisto di asset per riportare i tassi all’obiettivo dichiarato. Da qui il termine “limiti massimo dei tassi d’interesse”. Ciò aggiungerebbe un ulteriore livello di credibilità ed efficacia a qualsiasi cambiamento di una forward guidance basata sui risultati. A livello di suggerimenti di investimento penso possa essere una cosa sensata inserire nel proprio portafoglio di investimento almeno un 5% di titoli legati all’inflazione o, meglio ancora, un fondo che investe direttamente in infltion linked.

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“La mattanza delle filiali bancarie”. E la consulenza?

Scritto il 21.08.2020

Un dato mi è balzato agli occhi questa settimana. Soltanto nei primi 6 mesi del 2020, sono stati chiusi sul territorio italiano 300 sportelli. E’ l’effetto del taglio alle filiali effettuato dai gruppi bancari attivi in Italia. Le cifre sono disponibili nel sito dellaFisac-Cgile sono aggiornati al 30 giugno 2020. A livello regionale, il maggior numero di chiusure si registra in Lombardia (-52), seguita dall’Emilia Romagna (-46), dal Lazioe dal Piemonte(-31). Più contenute le chiusure nelle piccole regioni. Questa tendenza sarà sempre più in atto con l’acquisizione tra banche e con il massiccio ricorso alla tecnologia. Il Covid non ha fatto altro che dare un’ulteriore spinta a questo fenomeno già in atto. Il distanziamento aveva portato prima a poter accedere negli sportelli solo previo appuntamento ma oggi nulla è cambiato. Molti clienti mi segnalano le difficoltà nel mettersi in collegamento con la propria filiale ed i tempi di attesa per un appuntamento (mediamente 3 settimane). Se molti pensavano che il tutto fosse riconducibile al momento, oggi ci si comincia a rendere conto realmente che qualcosa è cambiato e che nulla tornerà come prima. Penso che diverrà sempre più importante poter contare su un consulente, una persona sempre al tuo fianco, facilmente raggiungibile (è sufficiente una telefonata) e che si caricherà per te, anche,  di tante piccole incombenze. Ma soprattutto ti potrà aiutare sempre a pianificare l’allocazione dei tuoi risparmi non in funzione del momento, ma dei tuoi obiettivi di vita ed insieme sceglierete le strade da percorrere e con i tempi che deciderai tu.

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La banca del futuro e la realtà del consulente.

Scritto il 14.08.2020

Il Covid-19 ha accelerato il processo di digitalizzazione delle banche italiane e la filiale è diventata un luogo dove si riceve su appuntamento, che piaccia o meno, così come già da anni avveniva per i clienti dei consulenti finanziari. La pandemia? Ha spazzato via dalla sera alla mattina il concetto di filiale bancaria. L’idea di un luogo fisico dove fruire di servizi finanziari, pur con la massima dotazione di strumenti digitali all’avanguardia, è stata ampiamente superata dallo tsunami dell’emergenza sanitaria che impone distanziamento sociale e sanificazione degli ambienti. Il Coronavirus cambia le nostre abitudini di vita e i nostri business: anche la finanza ne è travolta con tutto quello che ne conseguirà in termini di nuove organizzazioni e modalità di lavoro inedite. Redditività bancaria sotto pressione Lo abbiamo visto nei primi giorni del lockdown, con il settore in agitazione, le sedi fisiche a scartamento ridotto ma costrette a lavorare perché servizi essenziali e le richieste pressanti di ricevere i clienti solo su appuntamento. Gli istituti si sono organizzati per gestire l’emergenza, ma il futuro richiederà uno sforzo strategico non indifferente. Il virus ha innanzitutto l’effetto di mettere sotto pressione i bilanci bancari. E potrebbe vanificare alcuni dei passi in avanti fatti dal sistema bancario italiano per aumentare i livelli di capitalizzazione. Boom dei servizi digitali Quel che è certo è che la digitalizzazione dei servizi non potrà essere più rimandata dalle banche che vorranno restare nell’arena competitiva. Nel mondo, un cliente bancario su quattro pianifica di usare meno le filiali anche dopo la crisi di smettere del tutto di visitarle. Lo rileva la prima edizione dell’indagine “Retail Banking in the New Reality”, condotta su 5mila consumatori del retail banking in 15 Paesi da Boston Consulting Group. Gli italiani sono stati tra i più attivi su online e mobile banking: secondi solo ai cittadini di Singapore (con il 51% degli intervistati) sono i consumatori che più hanno intensificato il proprio rapporto con la banca di riferimento sul canale online, mentre il 54% – dopo Singapore e Hong Kong – ha aumentato l’uso del mobile. Il 27%, sopra la media globale, prevede poi di ridurre o cessare la frequentazione della filiale anche a crisi terminata. Il 58% dei clienti bancari italiani si è dichiarato pronto ad aprire un conto attraverso online banking o mobile nel caso in cui la filiale non fosse accessibile.  Insomma, il lockdown imposto per fronteggiare la pandemia da Coronavirus ha incentivato la trasformazione del modo in cui i consumatori interagiscono con le loro banche. Come cambia il rapporto con i clienti Entrambe queste dinamiche vanno gestite dimostrando reale vicinanza ai clienti.E’ necessario massimizzare azioni di Corporate Social Responsibility e gestire la Customer Experience dei clienti. La capacità delle banche di adottare un approccio forward looking e di indirizzare famiglie e imprenditori sulle giuste strategie di uscita dalla crisi, costituirà il vero ruolo ‘sociale’ che il sistema finanziario dovrà assumere. La gestione della Customer Experience sarà l’altro grande tema su cui lavorare: affrontare un cliente che sta vedendo il valore dei propri investimenti scendere in modo consistente richiede un approccio professionale, ma anche fortemente empatico. Chi in questa fase riuscirà a gestire con efficacia il rapporto, si garantirà un livello di fidelizzazione di lungo periodo e una maggior fiducia. Anche i clienti abituati a operare in filiale sono stati migrati forzatamente sul canale digitale remoto con un salto in avanti – che hanno dovuto fare in molti casi anche le banche – di 5-7 anni in tre settimane. La migrazione su digitale potrebbe passare da fase contingenziale ad abitudine, con un impatto positivo alla digitalizzazione del sistema Paese e dando impulso agli investimenti nel digitale anche per gli operatori che storicamente sono sempre stati legati a un rapporto incentrato sulla filiale.  Come sarà la filiale del futuro La filiale tradizionale, con ogni probabilità non esisterà più. Il che significherà che si dovranno immaginare nuovi modelli per continuare a servire quelle generazioni di clienti che non possono prescindere dall’approccio fisico ma che sono anche le più vulnerabili alla virulenza del virus.  Sarà necessario ridefinire le logiche degli spazi lavorativi e prevedere ampie disponibilità di dotazioni di presidi di sicurezza sia nella fase emergenziale sia per quella successiva. Sarà necessario gestire punti di contatto con la clientela retail sul territorio, dotando queste sedi di adeguati presidi di contenimento, per separare fisicamente operatore di sportello e clientela. Robotica e intelligenza artificiale applicate a processi critici consentirebbe un più agevole presidio in caso di mancanza del personale, così come la più rapida migrazione verso sistemi e infrastrutture cloud possono supportare picchi di smart working ogni volta che si rendano necessari. Già oggi, nei Paesi più avanti nella curva pandemica come la Cina, è aumentato l’uso di Whatsapp nella relazione col cliente e la firma digitale è la soluzione prevalentemente usata per la conclusione dei contratti, seguita dal cartaceo con scambio di documenti via scanner. App, wealth management platform, roboadvisory, strumenti di maching learning e di goals based planning costituiranno sempre più la consuetudine nell’offerta dei servizi bancari. Con miglioramenti di efficienza anche nella consulenza: le nuove tecnologie consentiranno ai consulenti digitali di gestire maggiori asset nell’ordine del 40% e portafogli con una dimensione media superiore del 42%, aumentando del 22% la quantità di prodotti o servizi collocati per cliente.  Sembra fantascienza ma è più vicina di quanto avremmo pensato solo a inizio anno ma poi non è tanto distante da come, personalmente,mi sto muovendo con i miei assistiti. Infatti se le banche più tradizionali sono state travolte da un vero e proprio tsunamy, per me si è trattato di modificare solo un po’ l’approccio con i miei clienti utilizzando tutti ciò che la realtà per cui opero da più di 19 anni mi ha messo a disposizione per poter continuare comunque a star “vicino” ai miei assistiti. Se mi contatterai, avrò piacere di dimostrarti che tutto quello che il Covid ha accelerato, per me e per i miei assistiti era già realtà.

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