Claudio Cabella

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Consulente finanziario patrimoniale

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Sanpaolo Invest Sim S.p.a.
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07/06/2019

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L’importanza di imparare a pianificare

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  • Formazione/Educazione Finanziaria
Scritto il 05.03.2021

Vi siete mai chiesti perché quando un ingegnerericeve una commessa di lavoro, si mette al computer per studiare dove poter intervenire sulla struttura, esaminando carte, rilievi e quant’altro oggi la moderna tecnologia può mettergli a disposizione?  E sarà solo dopo un’attenta analisi che darà il via ai lavori. Vi siete mai chiesti perché quando andate da un medico specialista e, a volte, ancor prima di vedervi, vi chiede di effettuare una serie di esami e radiografie?  E solo allora potrà pianificare un intervento su un paziente. Bene, il mio lavoro non si discosta molto da quello che ogni giorno, in qualunque campo operi, svolge un professionista. Inizialmente devo innanzitutto analizzare i dati. Quali dati ci si chiederà? Quelli che scaturiscono dall’intervista a cui ogni buon consulente finanziario sottopone il proprio assistito, soprattutto se poi con quest’ultimo non si è ancora abituati a lavorare insieme.   Mi è capitato in passato, qualche volta, al primo incontro, con possibili eventuali nuovi clienti, sentirmi fare questa osservazione : “Ma perché lei vuole sapere tutte queste informazioni?” e ancora “A cosa le servono?”. Ma qualcuno si è posto questo problema quando a porre le domande è, ad esempio, un medico? Conoscere il più possibile della persona che hai di fronte, mi permette di capire :  1. come il cliente ragiona 2. quali sono le sue preoccupazioni 3. quali sono le cose a cui tiene di più 4. quali sono i suoi obiettivi di vita 5. come è solito vivere le oscillazioni sui mercati 6. i tempi di maturazione dei frutti dei suoi risparmi. Non a caso, essendo da sempre abituato a ragionare in questi termini, con ogni mio assistito, è difficile che qualche mio cliente mi telefoni allarmato quando la volatilità sui mercatiaumenta. Abbiamo imparato a “dare un nome ai soldi”, cioè a pianificare. Se ogni persona venisse abituata a ragionare anche solo distinguendo tra orizzonti temporali diversi, distinguendo la parte dei propri risparmi utili per eventuali impegni a breve, a medio ed a lungo termine non ci troveremmo con oggi ben 1700 miliardi di risparmi infruttiferi depositati sui conti correnti. Ma questo è un altro film.

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Ritracciamento Nasdaq : semplice correzione?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 26.02.2021

Molti si saranno chiesti in quest’ultima settimana se, dopo aver toccato i massimi storici, il Nasdaq si starà prendendo un periodo di pausa o se dietro il ritracciamento ci sono anche altre cause. Al di là del pericolo inflazione che si è paventata a fronte di una manovra interventista sull’economia USA, che secondo molti analisti è giudicata eccessiva, ed alle solite accentuate prese di profitto che caratterizzano il mercato tecnologico USA dopo unalunga e sfrenata corsa, ritengo utile fare alcune considerazioni. 1. Perso che la rivoluzione digitale sia solo all’inizio perché se fino ad ora è stata guidata prevalentemente da USA ed in parte da Europa e Cina, sarà la crescita dei Paesi Emergenti a guidare la prossima, per altro già in atto trasformazione tecnologica;  2. Se la Cina negli ultimi 10 anni ha regnato in termini di crescita nell'e-commerce e nel mercato online, oggi stiamo sicuramente assistendo ad una seconda fase della crescita proveniente da aree geografiche più lente nella transizione digitale ma potenti in termini di popolazione e potenziale.  3. Paesi come India, Africa, Sud-est asiatico e Sud America guideranno la seconda metà di questa storia di trasformazione date le centinaia di milioni di persone che si affacciano ora a questo nuovo mondo digitale anche grazie solo al fatto di possedere uno smartphone. 4. A guidare questa seconda trasformazione mondiale digitale saranno gli appartenenti alla cosiddetta Generazione Z, cioè i nati tra il 1995 ed il 2010 e di cui 9 su 10 provengono dai mercati emergenti. Le preferenze di consumo saranno guidate da questo gruppo demografico che preferisce utilizzare i pagamenti mobili rispetto ai contanti. Le mie proposte per intercettare questo fenomeno già in atto sono semplicemente quelle di acquistare soluzioni d’investimento che vanno incontro a queste tendenze irrefrenabili con il metodo del piano d’accumulo. Se vorrai approfondire maggiormente soluzioni e metodi puoi scrivermi a claudio.cabella@spinvest.com o chiamarmi al 339-6566466.

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Ripresa economica tra virus e lockdown.

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 19.02.2021

Siamo da pochi giorni entrati nella seconda metà di febbraio, ma già si guarda avanti e ci si interroga sulle prospettive del prossimo trimestre. Alla luce della ripresa delle economie, delle campagne di vaccinazioni e delle nuove varianti del virus. In questo momento le quotazioni dei mercati riflettono le attese di un boom dell’attività economica nel secondo trimestre e sono quindi disposti ad andare oltre ad alcuni dei dati più deboli del quarto trimestre, e anche del primo trimestre del 2021, causati dal virus e dai lockdown. Ma il virus non ragiona su schemi prestabiliti e avanza con una tabella di marcia, quindi la domanda diventa: il boom dell’attività economica nel secondo trimestre potrebbe non concretizzarsi?   Al momento lo scenario appare ancora positivo. Alcuni dati hanno anzi sorpreso al rialzo: ad esempio, gli indici PMI di gennaio si sono attestati a un massimo storico di 59,1 contro il 56,5 previsto, e anche il PMI relativo al settore dei servizi - settore che ha subito il colpo più duro- ha guadagnato 2,8 punti arrivando a quota 57,5. Poi, le vendite di abitazioni continuano a essere robuste, terminando l’anno in positivo, mentre il dato sulle scorte continua ad essere basso. Pertanto, il supporto tecnico su questa asset class è molto positivo. L’edilizia residenziale è una componente importante della macchina economica, perché sprona altri settori (ad esempio, l’arredamento, l’auto, l’energia per riscaldare le abitazioni). Insomma, un andamento solido di questo settore genera effetti positivi a catena. Anche la crescita dell’occupazione è stata favorevole, con segnali di solidità. La spesa per investimenti è stata robusta, in quanto le aziende continuano a investire e ad aumentare la produttività, e vi sono persino buoni segnali per le esportazioni. Infine con gli stimoli che arriveranno, il tasso di risparmio negli Stati Uniti dovrebbe salire fino a circa il 18%, e ciò darà a molti soggetti molto potere di spesa nel secondo trimestre, e anche nell’ultima parte del primo.   A fronte di diversi aspetti positivi quindi due, secondo me, potrebbero rivelarsi gli aspetti negativi. Se restiamo bloccati temendo il virus o ulteriori peggioramenti della situazione, fermati dall’incertezza, allora ritarderemo per l’ennesima volta tutta questa potenziale attività economica. Ciò non significa che il boom non accadrà. È solo che potrebbe essere posticipato. Ma gli utili non aspetteranno. Una possibile forte crescita economica generata da tutti gli stimoli messi in campo dai vari governi che porti con sé anche un rialzo della variabile inflattiva. L’inflazione andrà sicuramente monitorata almeno a partire dal 2° semestre del 2021. Quindi l’eterno dilemma tra cosa preferire nei portafogli tra azioni ed obbligazioni dovrebbe far propendere la bilancia verso le prime. Sulle aree geografiche e/o i settori da preferire penso sia opportuno scrivermi

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Borsa italiana e non solo con più appeal se Mario Draghi riuscisse a fare il nuovo governo.

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  • Investimenti
Scritto il 12.02.2021

Mentre continuano le consultazioni per cercare il prima possibile di formare un esecutivo, si presenta l’eterno dilemma tra debito buono e debito cattivo con la strategia del debito buono che potrebbe dare l’esempio e accelerare l’integrazione europea. Ma facciamo qualche passo indietro nel tempo. “Se la Banca Centrale rifiutasse di finanziare il debito dello Stato sarebbe un atto sedizioso”, anno 1971, considerazioni finali di Guido Carli, allora governatore di Bankitalia, che vent’anni dopo da ministro del Tesoro avrebbe chiamato un poco più che quarantenne Mario Draghi come suo direttore generale. Lette in trasparenza, le parole di mezzo secolo fa di Carli sembrano anticipare la dottrina del debito buono e del debito cattivo, enunciata dal suo erede e prosecutore Draghi nell’estate del 2020, quando forse aveva già deciso che se il presidente della Repubblica lo avesse chiamato non si sarebbe tirato indietro. Nel decennio successivo alle parole di Carli, la politica italiana abusò del credito garantito dalla Banca Centrale facendo una montagna di debito cattivo per spendere a piene mani in iniziative come quella del 1973 del governo Rumor di mandare la gente in pensione a 35 anni. L’ubriacatura da debito cattivo costrinse al ‘divorzio’ tra Tesoro e Bankitalia nel 1981, aprendo la strada a un processo che nel giro di pochi anni avrebbe portato a sottoporre al giudizio dei mercati la sostenibilità del debito italiano. Quando è arrivato al timone della BCE nel novembre del 2011, Draghi si è trovato di fronte al bivio: da una parte lasciare che l’insostenibilità del debito sovrano di alcuni paesi affondasse l’euro insieme probabilmente alla tenuta sociale e democratica dei paesi membri, dall’altra la strada del sostegno monetariofatta di acquisti sul mercato dei titoli di Stato. Tenendo presente però che c’è un debito buono e un debito cattivo. Per sette anni il problema di Draghi è stato sempre lo stesso, avere contro una fazione minoritaria ma molto pesante fatta di Germania e satelliti nella cui cultura il debito buono non esiste. Nonostante il voto regolarmente contrario della Bundesbank, Draghi è andato avanti come un carrarmato con il suo Quantitative Easing e i tassi zero, tenendo a galla il sistema, non solo monetario e finanziario, ma anche politico e sociale, di tutta l’Eurozona, Germania compresa. Christine Lagarde subentrando a Draghi alla scadenza del mandato di quest’ultimo sta andando avanti sulla stessa strada, ma la vera novità è che, complice la pandemia, anche i tedeschi si sono convertiti alla dottrina del debito buono, che è l’essenza del Next Generation EU, che porta le firme teutoniche di Ursula von der Leyen e Angela Merkel. Avendo come principale obiettivo quello di far uscire l’Italia dal tunnel della crescita zero, anche la dottrina del debito buono deve essere validata cioè deve dimostrare di funzionare anche nel mondo reale. Draghi alla guida del governo italiano può calare nel mondo reale la dottrina del debito buono, tirando fuori il paese dal tunnel della crescita zero in cui è infilato da 20 anni e certificando la validità della ricetta anche per il resto d’Europa. Il patto di stabilità è sospeso a tempo indeterminato, ma non potrà essere riesumato così com’era. L’ideale sarebbe aprire adesso un cantiere che abbia come punto d’arrivo il completamento dell’unione fiscale e bancaria e la creazione di un ministero del Tesoro europeo, capace di riscuotere tasse federali ed emettere debito federale. Il debito targato Europa tra l’altro esiste già con le prime emissioni a carico del bilancio comunitario per finanziare il programma SURE e proseguirà per alimentare la Next Generation EU. Un anno di cura Draghi, con il varo e l’approvazione europea di un Recovery Plan dettagliato ed efficiente e l’avvio di due-tre riforme strutturali potrebbe dare una forte accelerazione al processo e persino fare dell’Italia un modello per il resto d’Europa. A febbraio del prossimo anno Draghi potrebbe continuare il lavoro sia in Italia che in Europa da una cabina di regia collocata sul più alto dei sette colli di Roma, vale a dire il Quirinale. Per l’investitore che guarda all’Italia, il fattore Draghi si aggiunge all’appeal dei prezzi da saldo degli asset soprattutto azionari. Tenendo a mente che resta uno strano paese dove le sorprese sono sempre in agguato, capace di produrre colossi di calibro globale come Draghi o Guido Carli ma non di darsi con continuità una classe politica mediamente accettabile per un membro del G7 e seconda potenza industriale d’Europa. Ecco quindi che una piccola scommessa sull’Italia potrebbe essere finalmente giunto il momento di prenderla in considerazione ma ancor meglio sull’intera Europa. Se vorrai conoscere più approfonditamente con quali soluzioni d’investimento affrontare “la scommessa Italia” e/o la più certa Europa

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Possibili scenari con o senza Draghi Premier.

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 05.02.2021

Mentre la politica vive ore febbrili per trovare un equilibrio parlamentare in grado di sostenere un nuovo governo guidato da Mario Draghi, l’osservato speciale sui mercati è sempre il famigerato spread. Per i pochi che ancora non lo sapessero, stiamo parlando del differenziale di rendimento tra i titoli governativi italiani e tedeschi con scadenza decennale, ovvero tra Btp e Bund. Già da presidente del consiglio in pectore – lo stesso Draghi ha sottolineato che scioglierà la riserva solo dopo aver consultato i partiti – l’ex governatore della Bce ha avuto un effetto deciso sullo spread, passato da 114 a 105 punti base in pochissimo tempo, con i decennali italiani che rendono lo 0,56%. Complice (anche) il calo dello spread, anche Piazza Affari è sembrata rivitalizzarsi confermandosi la migliore Borsa europea. Ma la domanda che ora si pongono gli investitori è: con un governo Draghi in carica sostenuto da una maggioranza ampia, dove può arrivare lo spread? Occorre sottolineare come la scelta del presidente Mattarella sia la più gradita dai mercati: un governo istituzionale guidato da una personalità con una reputazione internazionale di primissimo livello, politicamente super partes per fronteggiare le sfide della crisi economica e sanitaria e per ottimizzare l’utilizzo dalle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea nell’avviare il processo di ricostruzione e modernizzazione del Paese. Una scelta in parte obbligata, poiché alternativa all’ipotesi “sgradita ai mercati” di un voto anticipato. Sul BTP le prospettive più favorevoli possono far ipotizzare una convergenza verso i rendimenti dei titoli governativi spagnoli che trattano, al momento, ad uno spread di 60 punti base contro il Bund tedesco. Potremmo quindi ipotizzare un’ulteriore compressione dello spread BTP/Bund fra i 20 e i 30 punti base con obbiettivo l’area 70/80 bps qualora la strada di Draghi andasse a buon fine mentre in caso di elezioni anticipate, lo spread rivedrà probabilmentepotrebbe toccare i 150bp. Se vorrai conoscere in modo più approfondito come queste dinamiche potranno influenzare gli investimenti, contattami

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Riflessioni sul cambio Euro Dollaro per il 2021 ed implicazioni sugli investimenti.

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  • Investimenti
Scritto il 29.01.2021

E’ sempre assai difficile avventurarsi nel campo dei cambi a cominciare da quello tra Euro e Dollaro. Ma alcune considerazioni si possono fare. Siamo in una fase di moderato indebolimento del biglietto verde dovuto innanzitutto ad una riduzione del differenziale di rendimento tra Stati Uniti e Resto del Mondo, differenziale destinato a rimanere più compresso rispetto al passato dovuto sia all’azione della Fed sia alle aspettative di crescita del debito pubblico americano. Dobbiamo poi considerare che probabilmente gli Stati Uniti hanno perso quel potenziale di forte crescita che li differenziava in passato, indebolendo il differenziale tra Stati Uniti e Resto del Mondo. Queste due componenti sono più preponderanti nella svalutazione del dollaro rispetto al deficit commerciale ed a quello del deficit federale, deficit che dovranno comunque essere tenuti in considerazione nell’indebolimento del biglietto verde. Quest’ultimo tema risulta però assai favorevole al mondo azionario emergente, che resta probabilmente l’area su cui puntare maggiormente non solo per il 2021 ma con un’ottica addirittura decennale. Molti economisti sono favorevoli nel definire questa decade molto favorevole all’Asia così come invece la scorsa era, ed è poi stata, favorevole agli Stati Uniti.  Stati Uniti che sono destinati a perdere un po’ quel primato che avevano sia economico che di mercato a favore della Cina che resta in pole position per ricoprire invece un ruolo cruciale nel prossimo decennio. Ciò si sposa benissimo con le azioni cinesi più domestiche, quelle appartenenti alla categoria A del mercato, legate non solo a ricoprire un ruolo chiave per il 2021 ma per ben 10 anni. Se vorrai approfondire queste tematiche e come potrebbero influenzare i tuoi investimenti o quelli che andrai a sottoscrivere nel corso del 2021, potrai contattarmi al 339-6566466 o scrivermi a claudio.cabella@spinvest.com  

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Fiera del CES a Las Vegas

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  • Megatrend
Scritto il 21.01.2021

Le tendenze 2021 : 5G, smart home, macchine a energia solare alla Fiera del Ces di Las Vegas. A 50 anni dalla sua prima edizione, già il fatto stesso che il Ces si “smaterializza” è indice di quali sono le tendenze e annuncia i prodotti solo online, rinunciando, causa Covid-19, all’indotto di 170mila delegati in arrivo da tutto il mondo, che quest’anno non sciamano più intorno alle slot machine o nei bar di Las Vegas.  I trend del Ces 2021. Personalmente ritengo che mai come quest’anno se un investitore volesse cercare di capire su quali asset rivolgere parte dei suoi investimenti non potrebbe discostarsi molto dai grandi trend : 5G, smart home, auto connesse, tecnologia indossabile, mobilità, intelligenza artificiale e virtual reality che poi non sono altro che i trend che aggiungono performance sempre maggiori ai deviceannunciati dai 2mila espositori internazionali che rigorosamente online interverranno alla Fiera di Las Vegas per presentare  i loro prodotti, prodotti che verranno lanciati nel mercato con il contagocce nel corso del 2021.  Per avere un’idea delle dimensioni del business che ci aspetta, cito la ricerca presentata dal gigante dei processori, Qualcomm, e realizzata dall’istituto IHS Markit Economics: la diffusione capillare di prodotti 5G smartphone, notebook e reti totalizzeranno vendite per 13,1 trilioni di dollari al 2035. La forzata permanenza in casa di buona parte dell’umanità rilancia un settore che sembrava ormai maturo, quello delle smart tv. Prodotti che, tra l’altro, vedranno una fiammata di vendite con lo switch off in arrivo quest’anno sul nuovo standard di trasmissione DVB-T2, che riguarda 30 milioni di televisori, tutti da sostituire.  A Vegas grandi marche asiatiche come Panasonic, Sony, Samsung, Lg, Xiaomi presentano prototipi che sembrano balzati fuori da un racconto di fantascienza ma invece è solo la realtà. Lucenti schermi Oled firmati Lg che si ritraggono dentro il mobile che li sostiene, oppure televisori totalmente trasparenti come vetro, come il prototipo della cinese Xiaomi sono solo alcune delle più interessanti novità. La prima auto a energia solare. Il Ces è sempre molto ambito dai costruttori di auto, che sono sempre più “oggetti” iperconnessi. Le macchine somigliano sempre più a computer. Contengono centinaia di linee di codice e sfoggiano abitacoli che diventano estensioni del salotto di casa o dell’ufficio. La startup tedesca Sono Motors presenta ufficialmente The Sion, la prima auto al mondo che si alimenta (anche) a energia solare, regalando agli utenti un’autonomia di 34 chilometri al giorno, in aggiunta alla tradizionale ricarica elettrica. È tappezzata da 248 solar cell ed è prodotta in una vecchia fabbrica della Saab, in Svezia. È prenotabile online.  Mentre Fca porta a Las Vegas la tecnologia Uconnect 5 e la realtà aumentata, Mercedes stupisce con l’MBUX Hyperscreen. Uno schermo che si estende quasi per l’intera larghezza del cruscotto, realizzato in Gorilla Glass, quello dei migliori smartphone. E come se non bastasse MBUX è dotato di AI e machine learning per assistere il guidatore con svariate funzioni e intrattenere i passeggeri con contenuti di qualità cinematografica. Al Ces 2021 è ricchissimo il comparto della smart home, che raggiungerà 150 miliardi di dollari nel 2022 a livello mondiale. Nel mercato italiano si registra una crescita del 40%, con un volume di affari di 530 milioni. Il gesto antico di cantare sotto la doccia ha, ad esempio, ispirato un sistema audio chiamato Moxie. È possibile innestare nel soffione della doccia un altoparlante. Per essere sommersi dalla musica, oltre che dal tepore dell’acqua, nella lunga strada che ci porterà fuori dal lockdown. E questi sono solo alcuni dei trends e quindi delle opportunità che il mondo ci sta riservando. Vuoi cercare di cavalcarli in base alle tue esigenze? Chiamami al 339-6566466 o scrivimi a claudio.cabella@spinvest.com. Sono certo che saprò consigliati al meglio.

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Quali settori ed aree geografiche verranno impattati dalla  rivoluzione verde?

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  • Green economy - Green bond
Scritto il 15.01.2021

Gli ultimi dati sul tema dicono che il mondo non è sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo dell'Accordo di Parigi, ossia tenere l'innalzamento della temperatura al di sotto dei 2 °C, ma qualcosa si sta muovendo nella giusta direzione. Politiche goverrnative più solide e miglioramenti nelle tecnologie per basse emissioni di carbonio consentiranno un cambiamento su larga scala in diversi importanti settori tra cui energia, trasporti, industria pesante, estrazione mineraria, immobiliare, infrastrutture, agricoltura e foreste. Ma è possibile sfruttare tutto questo dal punto di vista degli investimenti? Le previsioni si traducono in tassi di crescita degli utili molto elevati per le società che operano nella produzione di energia rinnovabile : secondo le stime degli analisti, gli utili aggregati di queste società passeranno dagli attuali 50 miliardi a 1.000 miliardi di dollari entro il 2050. Al contrario, la domanda di carbone e, in futuro, di petrolio e gas inizierà a diminuire, pertanto in questi settori si prevede che la  crescita sarà bassa o addirittura negativa. Se andiamo ad analizzare i flussi di cassa attualizzati per prevedere i rendimenti azionari a lungo termine, possiamo notare che i rendimenti degli investimenti a lungo termine sono molto sensibili ai tassi di crescita. Pertanto nella più semplice equazione di attualizzazione, più alto è il tasso di crescita, più elevato è il valore della società: se quindi i leader della transizione climatica presenteranno i tassi di crescita previsti nelle simulazioni, allora avranno valutazioni elevate. Nel contesto attuale, fatto di repressione finanziaria e tassi zero, la ricerca di “growth” da parte degli investitori è ormai frenetica. E i ritmi di crescita offerti da alcuni settori impegnati in queste tematiche, dalle energie rinnovabili ai veicoli elettrici, sono sicuramente appetibili con una sola eccezione. Se i governi dovessero fare marcia indietro rispetto alle loro ambizioni dichiarate in materia di clima, la crescita sarebbe notevolmente più bassa. Ed allo stesso modo, i tassi di interesse potrebbero non rimanere ai livelli storicamente bassi di oggi, ad esempio, potrebbero aumentare in un contesto macroeconomico più inflazionistico. Ciò ridurrebbe le valutazion ed in particolare quelle dei titoli a elevata crescita. Come muoversi quindi? Per far fronte a questa incertezza, molti studiosi ritengono sia importante valutare l'effetto sui rendimenti ipotizzando tutta una serie meteo diversi con l’aiuto di esperti climatici. Senza entrare troppo nei particolari possiamo dire che per alcuni settori (finanziario, sanitario, comunicazione), la transizione climatica ha un impatto limitato sulle valutazioni, per quello energetico è invece molto più pronunciato e prevalentemente negativo, mentre per gli industriali è prevalentemente positivo poiché il settore è composto da molte aziende che beneficeranno della crescita delle nuove tecnologie. Infine per utility e materials ci sono sia vincitori che vinti: le società di estrazione di carbone e quelle che generano energia dal carbone perdono, mentre le società che estraggono rame e litio e quelle che generano energie dalle rinnovabili vincono. Quello che sicuramente rimane di assoluta importanza è che investire in una soluzione che contempli i cambiamenti climatici ed al cui interno la gestione attiva dei settori e delle aziende dovrebbe uscire comunque vincitrice nei prossimi anni. Se vorrai approfondire tali concetti, sarò felice di presentarti tutte le soluzioni possibili.      

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Come la Pandemia sta cambiando i consumi dei Millennials.

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 08.01.2021

La generazione dei Millennials (ovvero i nati tra il 1981 ed il 1996) potendo contare su circa 2,4 miliari di persone, è la più importante dal punto di vista sia demografico sia economico per l’entità dei consumi che porta in sé. Si tratta di una generazione di individui che ritiene l’accesso istantaneo e la trasparenza come un requisito minimo, che si muove continuamente attraverso le piattaforme, dallo smartphone al tablet e che è connessa ogni minuto di ogni giorno. I Millennials  rappresentano così una grande fonte per la pubblicità, ma al tempo stesso un contesto sfidante per le imprese con cui si relazionano. Ma con la Pandemia, il modo di  consumare è variato. Ad esempio, i marchi di cosmesi si sono dovuti adattare a un mondo in cui la maggior parte del nostro tempo è trascorso in casa, dove il glamour, anche se non dimenticato per via delle varie conference call a mezzo video, è certamente meno rilevante. Il governo degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale considerò il rossetto un bene di prima necessità mentre ora si osservano soprattutto le mascherine protettive ed infatti i make-upper occhi sono cresciute su Amazon del 204% su base annuale nel secondo trimestre 2020. I diversi brand presenti sul mercato si sono resi conto che fornire le migliori esperienze digitali è diventato cruciale per mantenere l’attenzione dei Millennials e della Generazione Z (i nati dal 1996 al 2010). La bellezza e la tecnologia si intrecciano sempre più, dando vita a un mondo completamente nuovo. I principali marchi e rivenditori di bellezza stanno adottando le più recenti tecnologie per dare ai clienti un approccio più personalizzato e su misura e stanno costruendo sistemi che consentono di ottenere prodotti personalizzati on-lineoffrendo trattamenti mirati per gestire i problemi della cute. Ora però le aziende del settore beauty rivolgono la loro attenzione anche agli uomini, finora una delle più grandi fasce di consumatori non coperte: il make-upmaschile sta diventando sempre più diffuso, sostenuto dalla TV popolare. Questo superamento dei tradizionali stereotipi di genere, indotto dai Millennials, creerà probabilmente spazio per prodotti più neutri, inclusivi e intercambiabili, tanto che un numero crescente di aziende sta iniziando a offrire prodotti per uomini. Un terzo esempio è quello delle creme solari. Millennials e Generazione Z sono oggi più interessati che mai agli ingredienti dei prodotti da applicare sul volto. “Le aziende sono state costrette ad eliminare ingredienti fortemente dibattuti come i parabeni, i solfati, i petrolati o i conservanti chimici che possono nuocere alla pelle e ai livelli ormonali, dando inizio a un’era di ingredienti naturali come l’olio di girasole, l’olio d’oliva e la cera d’api. C’è un’enfasi sulla semplicità, dagli ingredienti fino ai prodotti per il trucco dall’effetto no-make-up. Anche il rispetto di principi etici nella produzione di prodotti per il make-up, compresa l’attenzione per il “biologico”, i test sugli animali ed il commercio equo, sta acquisendo un’importanza crescente per le generazioni più giovani. Mano a mano che la “clean beauty” si trasformerà in uno stile di vita, i brande i prodotti basati sulla scienza potrebbero dominare il mercato. Ma un investitore come potrebbe intercettare questi cambiamenti e nuovi flussi di consumi? Sicuramente le soluzioni d’investimento incominciano a vedersi ed il tuo consulente saprà indicarti i modi più efficienti per approcciare tali soluzioni.

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Il mondo che verrà o … che vorrei?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 10.12.2020

“…Ed è come quello che non c’è che io rimpiangerei, quando penso che non è così il mondo che vorrei…” sono due frasi tratte da “Il mondo che vorrei” di Vasco Rossi, canzone che mi è capitato recentemente di ascoltare alla radio e che mi ha fatto riflettere. Nessuno aveva previsto un 2020 così. Alla fine del 2019 in Italia si discuteva di stagnazione della crescita, ci aspettavamo che in Europa a monopolizzare i titoli dei giornali fosse la Brexit e il Giappone si preparava ad aprire le sue porte al mondo in vista delle Olimpiadi estive. E invece è arrivato il … Covid-19, che in pochi mesi ha paralizzato l’intera economia globale, obbligando il mondo a cambiare improvvisamente e costringendo milioni di persone a doversi reinventare la propria professione sulla quale nel tempo avevano costruito le loro certezze. Il 2020 ha messo alla prova la nostra resilienza ed ora viviamo aggrappati alla speranza rappresentata dal vaccino, affrontiamo una nuova sfida: dobbiamo decidere che genere di società post-pandemica vogliamo costruire, per noi e per le prossime generazioni. Il debito pubblico sarà il nuovo mal comune. Quello del debito pubblico eccessivo non è un tema nuovo per l’Italia. Nel 2021, però, il tono del discorso cambierà radicalmente, dal momento che si tratterà di una questione globale. Secondo le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale, anche a causa della spesa necessaria per far fronte all’emergenza sanitaria, il debito pubblico mondiale raggiungerà il livello record del 100% del Pil. Affrontare il problema sarà fondamentale. Sull'argomento si è espresso anche Mario Draghi, segnalando dalle colonne del Financial Times che “livelli molto più alti di debito pubblico diventeranno una caratteristica permanente delle economie” Le maggiori banche centrali sono scese in campo garantendo massicci acquisti di titoli di Stato, ma quali strategie potranno seguire da qui in avanti le economie avanzate? La “nuova normalità”dovrà far erodere il debito dall’inflazione, far sì che le tasse   siano più alte della spesa pubblica, rendere più veloci le ristrutturazioni dei debiti, emettere bond senza scadenza o tagliare le tasse per far crescere il Pil. Quindi anche nel campo degli investimenti si dovrà innanzitutto essere flessibili, ma soprattutto avere il timone ben saldo in mano. Per questo l’aiuto di un professionista sarà ancor più necessario che in passato perché insieme si potrà rendere una strada sterrata piena di buche in un’autostrada. 

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ESG : investire oggi per aiutare a cambiare il domani.

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  • Investimenti ESG
Scritto il 04.12.2020

Oggi si sente sempre più parlare di fattori ESG. Al riguardo mi sono fatto alcune domande ed a cui mi auguro di aver dato risposta nel proseguo di questo mio articolo. Sappiamo veramente a cosa ci riferiamo e perché riteniamo che siano così importanti? L’acronimo ESG sta per Environmetal, Sociale Governance (ambiente, sociale e governance), un concetto ormai affermatosi nel settore finanziario come base per indicare tutte quelle attività legate all’investimento responsabile(IR) che perseguono gli obiettivi tipici della gestione finanziaria tenendo in considerazione aspetti di natura ambientale, sociale e di governance. E allora perché è importante, quando si investe, tenere in considerazione tali fattori? Semplice: perché ci aiutano a prendere decisioni d’investimento a lungo termine più consapevoli. Integrando le considerazioni di natura ambientale, sociale e di governance nell’attività di ricerca e nel processo decisionale, possiamo comprendere meglio i rischi e le opportunità di un investimento. Focalizzare la propria attenzione esclusivamente sui rendimenti finanziari ed i fondamentali di un determinato settore o azienda è ormai diventato un esercizio riduttivo così come su un’unica soluzione d’investimento. Infatti sotto la spinta dei Millennials (i nati dal 1980 al 2000), la crescita della domanda nei settori ESG è inarrestabile come dimostrano sempre più la gamma dei prodotti offerti dalle varie case d’investimento.   Per questo motivo, oltre agli indicatori finanziari di una società, quando si investe occorre analizzare tutta una serie di importanti fattori ESG. Questi comprendono il consumo di energia, la gestione dei rifiuti, l’eterogeneità del consiglio di amministrazione, il modo in cui vengono trattati i dipendenti e il quadro di governance interna. Inoltre occorre tener presente il contesto sociale, politico e normativo in cui l’azienda opera, poiché queste informazioni sono fondamentali in un mondo in cui le relazioni e le catene di fornitura sono ormai globalizzate. Quali sono gli effetti di questo approccio sugli investimenti di natura finanziaria?. L’esperienza insegna che è difficile individuare un legame diretto tra buone pratiche ESG e performance finanziaria. Tuttavia, i dati recenti appaiono incoraggianti. Per esempio, l’analisi BAML ha rivelato una sovraperformance degli indici ESG europei rispetto agli indici non ESG tra il 1 gennaio e il 1 settembre 2020. Allo stesso tempo, i 50 titoli più popolari nei fondi ESG hanno sovraperformato i 50 titoli più impopolari del 20% circa nello stesso periodo. Esistono anche evidenze in base alle quali i fondi orientati ai fattori ESG presentano un rischio di ribasso più moderato. Morningstar ha messo a confronto la performance di quasi 11.000 fondi orientati all’ESG con i risultati dei fondi tradizionali. È emerso che i fondi che integrano criteri ESG non solo hanno generato una performance in linea con i fondi tradizionali, ma sono stati anche caratterizzati da una deviazione al ribasso inferiore del 20%. Questi fondi sono risultati anche più stabili durante le fasi di marcata volatilità dei mercati. Si tratta di un esito assolutamente realistico. Le società con buoni parametri ESG tendono a essere, per definizione, gestite e amministrate meglio rispetto a quelle con parametri ESG più vacillanti. Quali sono le prospettive future? Già prima della crisi da Covid 19, i fattori ESG avevano iniziato ad acquisire un’importanza crescente tra gli investitori. Un eccellente barometro a questo riguardo è il Global Risks Report del World Economic Forum. Dieci anni fa, a preoccupare investitori ed esponenti politici era soprattutto il rischio economico. Nel rapporto 2020, invece, a dominare la classifica sono stati i timori ambientali. Alle prime tre posizioni troviamo infatti eventi meteorologici estremi, fallimento dell’azione per il clima e disastri naturali. È facile capire il perché: gli effetti devastanti del cambiamento climaticosono sempre più evidenti, dai terribili incendi in California alle inondazioni senza precedenti nell’Europa meridionale. Attivisti di alto profilo come Greta Thunberg hanno portato il problema all’attenzione del mondo, chiedendo ai politici e alle autorità di regolamentazione di agire. La risposta più concreta è stata quella dell’Unione Europea, che di recente ha annunciato un Green Deal ecologico da 1.000 miliardi di euro, con il raggiungimento dell’obiettivo di emissioni zero per i 27 paesi dell’UE al 2050 e un abbattimento delle emissioni del 40% entro il 2030. Lo scopo è innalzare la qualità della vita rendendo l’aria più pulita, migliorando le condizioni di salute e tornando a un mondo più sostenibile – senza ridurre il livello di prosperità. Cosa verrà fatto in concreto? Per realizzare questo obiettivo saranno necessari importanti innovazioni in tutti i settori, dalle energie rinnovabili ai sistemi di cattura del carbone, dagli edifici sostenibili ai veicoli elettrici. Fortunatamente, le aziende europee sembrano essere all’altezza del compito. Ritengo quindi che l’integrazione di fattori ESG ci permetta di prendere decisioni d’investimento a lungo termine vincenti perché significa che possiamo comprendere meglio le soluzioni in cui investiamo, soluzioni che potrebbero sia essere decisive nel permetterci di cogliere le opportunità di creare un mondo più equo e sostenibile ed al contempo, aiutare voi a raggiungere i vostri obiettivi di vita.

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Allarme pensioni e previdenza per l’Italia : cosa fare e sapere prima che sia troppo tardi.

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  • Previdenza e Pensioni
Scritto il 26.11.2020

A che punto è la situazione previdenziale italiana privata e pubblica nel pieno della pandemia non è sicuramente un argomento entusiasmante, ma fare gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia non è mai una grande strategia. Nel post-pandemia l’Italia non sarà comunque “più bella, forte e più superba che prima”ci dicono già tutte le statistiche economiche internazionali. Anzi secondo i dati rilasciati nelle scorse settimane dal Fondo Monetario Internazionale la nazione che nel triennio 2019/2021 vedrà fra i Paesi più sviluppati il Pil scendere di almeno il 6% c’è proprio il Belpaese. Un’Italia cenerentola d’Europa e fra i peggiori Paesi al mondo come contrazione del PIL nel triennio 2019-2021 non è una bella notizia anche per i futuri pensionati poiché il calcolo dell’assegno pensionistico è come molti sanno agganciato all’andamento del PIL. Il quadro emerso è purtroppo ricco più di ombre che di luci.  Infatti quest’anno anche per effetto delle spese straordinarie che l’Inps ha dovuto mettere in campo, la percentuale della spesa pensionistica italiana impatterà per il 17% sul PIL superando i 300 miliardi di euro. Più di noi in Europa spende solo la Grecia per le pensioni in rapporto al PIL: la media europea si aggira intorno al 13% e il livello del 17% o perfino superiore impatterà per decenni sui conti pubblici italiani visto che le attuali proiezioni vedono solo dal 2045 una discesa di questo “plateau”.   Mi sorge spontanea una domanda : chi pagherà le pensioni future? Chi andrà in pensione nei prossimi lustri vedrà quindi un rischio sempre più concreto di vedere ridursi l’assegno pensionistico, calcolato secondo il sistema retributivo (cioè in base ai contributi versati nell’arco della tua attività lavorativa) ma anche contributivo (cioè in base agli ultimi anni di versamenti), visto che le future pensioni saranno pagate dai futuri lavoratori in una sorta di “patto di Sant’Antonio” con i futuri pensionati, perché anche dalla curva demografica non arrivano buone notizie. Senza risparmi aggiuntivi per le prossime generazioni non ci sarà un’adeguata protezione della vecchiaia. Il crollo delle nascite che già in Italia era in essere da molti anni si sta ulteriormente accentuando in questi mesi di chiusure varie. Fra meno di 15 anni il 30% degli italiani avrà più di 65 anni e già oggi in molti comuni in Italia (circa 500) il numero dei pensionati è superiore a quello dei lavoratori attivi. Occorre mettere in evidenza le difficoltà dell’attuale sistema in assenza di interventi di riforma abbastanza radicale sia sul fronte della previdenza pubblica che quella complementare che in Italia non è mai decollata. E fra le ragioni di questo flop vi è il fatto che la previdenza complementare in Italia fu avviata “in un’altra epoca e che vedeva il lavoratore dipendente a tempo indeterminato come figura cardine”. Il mondo è molto cambiato in questi decenni e se una volta chi andava in pensione poteva riscuotere un assegno pensionisticodi circa il 20% inferiore oggi le proiezioni ci dicono che sarà nel 2030 magari del 40% inferioreper un lavoratore dipendente con 36 anni di contributi e addirittura del 60% inferiorese è un lavoratore autonomo. La previdenza complementare non appassiona : è sufficiente dire che lo scorso anno gli italiani hanno accantonato 16,2 miliardi di euro a fondi di categoria, fondi pensione aperti e Pip mentre hanno speso quasi 7 volte di più in slot machine, giochi e scommesse per oltre 107 miliardi di euro! Non sono messe benissimo nemmeno le casse previdenziali di intere categorie perché già prima della crisi che sta ampliando ulteriormente il problema i buchi contributivi erano già un fenomeno dilagante. Intere categorie hanno difficoltà ora più che mai a versare i contributi previdenzialie fra questi soprattutto geometri, ingegneri, architetti, giornalisti e anche gli infermieri che stanno affrontando in prima linea l’emergenza delle emergenze. E i buchi contributivi odierni saranno evidentemente un problema nel futuro. Un quinto degli iscritti alle casse private non sta versando i contributi. E anche nella previdenza complementare si sta assistendo a un simile fenomeno perché se è solo un italiano su 4 che pensa oggi alla pensione di scorta fra quelli che hanno iniziato questo percorso, un numero rilevante non versa più o solo cifre molte irrisorie. Inoltre la disinformazione regna sovrana perché molti italiani non hanno assolutamente consapevolezza di quanto hanno realmente versato e cosa li attende. La “busta arancione” è rimasta soprattutto in Italia un bel progetto mentre proprio in questi giorni in Germania si sta pensando invece di rendere accessibile tutta la panoramica previdenziale (pubblica e privata) ai lavoratori tedeschi con un solo clic. Ecco cosa può fare (e non) oggi un lavoratore o un risparmiatore?   Cosa può mettere in campo un lavoratore dipendente, autonomo o imprenditore che vuole pensare alla previdenza da subito per evitare fra qualche decennio di veder drammaticamente tagliare il proprio tenore di vita? “Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso ”recita il proverbio cinese e risulta evidente che il primo pilastro della previdenza (quello dell’Inps e delle casse previdenziali dei professionisti) rischia concretamente di essere una coperta sempre più corta. Ed è bene quindi cercare di allungarla e renderla più calda con la previdenza integrativa e il proprio risparmio. “Previdenti non si nasce, si diventa”. Prima si inizia a risparmiare meglio è se ci si prefigge di costruirsi una pensione di scorta perché per poter contare su un reddito extra di 1000 o 2000 euro al mese, le cifre che bisogna accumulare sono (devono essere, direi) veramente importanti più passa il tempo per ogni singolo lavoratore.   Al di fuori della previdenza pubblica la previdenza complementare e integrativa possono essere una stampella importante : trova il tempo di parlane con me che posso aiutarti a commettere meno errori possibili nella gestione dei risparmi nel tempo.

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