Andrea Miculan

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MOLTO RUMORE PER NULLA? Si chiederebbe Shakespeare…

Scritto il 09.09.2020

Prosegue la frenata di Wall Street, trainata dal crollo dei titoli tech, protagonisti di un rally poderoso in questi ultimi mesi. Da Apple a Zoom nessuno escluso: È la fine di una bolla o semplicemente una correzione? Dopo giorni di grandi rialzi di mercato, la corsa potrebbe essere arrivata al termine. Concluso il miglior Agosto dal 1986, nelle giornate di giovedì 3 settembre e di venerdì 4 settembre 2020, tutti i principali indici azionari americani hanno virato in territorio negativo. In particolare, dopo aver perso giovedì 3 settembre l’S&P il 3,51%, il Dow Jones il 2,78% e il Nasdaq del 4,96%, nella seduta di Venerdì 4 settembre sono proseguite le vendite con il Dow Jones che è sceso dello 0,56%, l’S&P 500 che ha perso lo 0,8% e il Nasdaq che è calato di oltre l’1,2%. Oggi il trend di apertura di Wall Street sembra essere il medesimo.   FINE DELLA BOLLA O SEMPLICE CORREZIONE? L’interrogativo che ora si pongono gli investitori è se le performance eccezionali delle società tech siano state solamente frutto di un’ euforia poco razionale del mercato. Guardando alla performance da inizio anno, comprensive dei minimi registrati nel 2020, in effetti i numeri sono sbalorditivi. Al 2 Settembre il Nasdaq Composite ha guadagnato il 28% da inizio anno.  Guardando alle 10 aziende che sono andate meglio, tutte hanno registrate un aumento percentuale a tre zeri. Veryfime e Novavax sono andate addirittura oltre al 2000%. Se questi dati possono essere compresi alla luce della bassa capitalizzazione di queste società e del minore prezzo delle azioni, guardare alla cerchia ristretta del Nasdaq 100 non aiuta. Società importanti come Zoom, che non più tardi di un paio di giorni fa ha superato anche Ibm per capitalizzazione di Borsa, e Tesla sono cresciute più del 400%. A quali fattori dunque attribuire un tale successo?   I corsi di queste società hanno scontato il Lockdown a loro favore, durante il quale la domanda dei consumatori per i prodotti tech è aumentata sensibilmente. Altri fattori decisivi sono stati l’enorme immissione di liquidità da parte delle banche centrali e l’aspettativa di nuovi stimoli fiscali da parte dei governi. Facili entusiasmi hanno fatto il resto. Tuttavia nonostante l’ eccessiva valutazione dei prezzi, i paragoni alla bolla “dotcom” sono assolutamente avventati. Ad onor del vero le trimestrali hanno evidenziato come il 90% delle aziende abbiano battuto le aspettative. I fondamentali a livello generale dunque rimangono forti, per via di un aumento dei fatturati guidato da una domanda in crescita. Il trend verso la digitalizzazione è oramai massiccio: la tecnologia fa parte del quotidiano di ognuno di noi e la disarmante “concentrazione” del mercato in pochi player ne testimonia l’ impatto anche in termini di capitalizzazione negli indici. A tal proposito è sufficiente osservare l’ Indice S&P 500e l’ indice azionario MSCI World: nel primo 7 dei primi 10 titoli fanno parte del mondo tech e si dividono quasi il 25% della totalità dell’ indice mentre all’ interno dell’ indice azionario mondiale dei paesi sviluppati il peso dei primi  degli 8 titoli tech è indicativamente del 16% del complessivo. Sai esattamente quanto pesa il settore tecnologico al’’ interno del tuo portafoglio e in che modo sei posizionato? Spesso molto portafogli di investimento sono eccessivamente concentrati su singoli titoli e/o settori mentre spesso capita invece che non lo siano affatto e quindi è fondamentale analizzare approfonditamente la struttura degli strumenti che abbiamo in portafoglio, soprattutto se sommati nella loro totalità. Conoscere ciò che si fa, sempre! Contattami e approfondiremo dettagliatamente la composizione settoriale del tuo portafoglio    

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CINA ED ECONOMIA CINESE: A CHE PUNTO SIAMO?

Scritto il 01.07.2020

  Lo shock sulla crescita dovuto al COVID-19 è senza precedenti e la ripresa in corso è graduale e segmentata. L’economia cinese ha subito una contrazione di quasi il 7% su base annuale nel primo trimestre. Per fare un confronto, durante la crisi finanziaria globale, l’economia cinese ha subito un rallentamento di 5 punti percentuali, raggiungendo un minimo del 6% in un periodo di 12 mesi. Le fabbriche stanno riaprendo e l’utilizzo della capacità produttiva sta aumentando, la maggior parte delle grandi imprese industriali sono tornate al lavoro in tutto il Paese e il 75-80% delle PMI hanno ripristinato l’attività. Tuttavia, il settore dei servizi accusa un ritardo: mentre i supermercati e i centri commerciali sono aperti, i tassi di ripresa nel catering e nella ristorazione, così come l’occupazione degli alberghi, sono più bassi. I consumi sono in via di miglioramento, ma c’è una certa cautela dovuta alle preoccupazioni per l’occupazione e la crescita del reddito. Le esportazioni saranno le ultime a risollevarsi, poiché la domanda esterna per la Cina subirà un impatto negativo a causa delle ricadute globali del coronavirus. L’FMI prevede una crescita cinese dell’1,2% nel 2020 mentre noi prevediamo una crescita tra il -1 e l’1% nello stesso anno. Nel 2021 invece ci sarà una forte ripresa.   COME HA RISPOSTO LA POLITICA? La risposta politica è contenuta, graduale e articolata su più fronti. Sia gli stimoli fiscali che i tagli dei tassi di interesse risultano deboli rispetto alla maggior parte dei mercati emergenti e sviluppati, ma anche rispetto alla risposta della Cina durante la crisi finanziaria globale. Lo stimolo fiscale annunciato dall’inizio del COVID-19 è stato di circa l’1,2% del PIL, mentre durante la crisi finanziaria globale è stato di 10 punti del PIL. I tagli dei tassi sono stati di 30 punti base nel ciclo attuale rispetto ai tagli di 150 punti base della Federal Reserve statunitense. La risposta della politica monetaria cinese è stata contenuta a causa del riconoscimento di un margine di manovra più ridotto, poiché i livelli di debito in Cina sono oggi molto più elevati rispetto a dieci anni fa. Anche la risposta dei vertici politici è stata graduale, poiché esiste una relazione inversa intrinseca tra il contenimento del virus e il rilancio dell’attività. La prima fase è stata il contenimento del virus, la seconda la gestione degli impatti sulla liquidità aziendale, seguita da misure di sostegno alla normalizzazione delle attività, e l’ultima fase è quella dello stimolo della domanda (infrastrutture e investimenti). Inoltre, la risposta della Cina è stata anche articolata su più livelli, attraverso la politica monetaria e creditizia, la tolleranza normativa, il sostegno fiscale e il deprezzamento della valuta.   NEL LUNGO TERMINE QUALE SARÀ L’IMPATTO DEL CORONAVIRUS SULLA MACROECONOMIA CINESE? Nell’ultimo decennio la Cina si è riorganizzata, con i consumi e servizi che rappresentano quasi il 55% dell’economia. Questo cambiamento nel modello di crescita continuerà e forse riceverà un impulso favorevole dall’epidemia del virus. Vedremo anche nuove tendenze come un maggior consumo di servizi nel settore sanitario, nell’istruzione online e nell’intrattenimento. In Cina, il 23% delle vendite al dettaglio è già online e probabilmente continuerà ad aumentare. Inoltre, nel settore manifatturiero, vedremo una maggiore integrazione a monte, già avviata a causa della guerra commerciale. La domanda interna complessiva è stata un importante motore di crescita e costituirà un elemento trainante per la Cina a fronte di un indebolimento della crescita globale. L’attenzione a lungo termine sulle riforme è fondamentale per aumentare la produttività e sostenere la crescita potenziale.   QUALI SONO LE PRINCIPALI OPPORTUNITÀ DI INVESTIMENTO DEI PROSSIMI ANNI NEL MERCATO AZIONARIO CINESE? Guardando a lungo termine è ragionevole individuare tre opportunità di investimento principali nei titoli cinesi, soprattutto dopo la normalizzazione dell’economia post COVID – 19. La prima è il consolidamento dei settori “old economy” e la comparsa di marchi nazionali competitivi. Questa opportunità è particolarmente evidente in Cina, date le dimensioni dell’economia e la frammentazione del settore industriale. Particolare attenzione, a tal proposito, verrà riposta sulla sostenibilità ambientale. La seconda è la fusione dei modelli di business online-offline ed in generali i consumi interni. La fusione online-offline sarà destinata ad aumentare ancora di più in futuro. Inoltre, è intuitivo immaginare che gran parte della globalizzazione e delle pratiche di approvvigionamento esterno/interno in futuro cercheranno un compromesso tra la riduzione dei costi nel mondo e la sicurezza della fornitura. Ciò metterà sicuramente in discussione la capacità produttiva in Cina e dimostrerà anche l’ulteriore importanza dell’e-commerce e della nuova economia nell’agevolare una vasta richiesta. Allo stesso tempo Così facendo, non solo si contribuirà a migliorare la produttività del settore dei servizi, ma anche a ristrutturare il settore manifatturiero. La terza è il miglioramento della tecnologia attraverso l’innovazione. L’importanza dell’infrastruttura online e del cloud risulta evidente per la sua capacità di agevolare il lockdown e per il funzionamento delle aziende, e continuerà anche dopo la crisi. Le interruzioni logistiche hanno anche evidenziato l’importanza di creare dei segmenti sicuri per la catena di approvvigionamento in tutto il mondo, apportando così benefici alle aziende con un solido equilibrio di operazioni integrate verticali e orizzontali per continuare ad essere partner di approvvigionamento affidabili anche in tempi di crisi.   IN CONCLUSIONE   La Cina rappresenta la seconda maggiore economia al mondo e con buona confidenza sarà destinata a superare quella statunitense entro una generazione. Ha creato benessere e offerto ricchezza ai suoi abitanti in una maniera mai vista prima e, rispetto a quanto accadeva anni fa, i consumi interni compongono buona parte del PIL. In questo modo, i cinesi sono diventati una delle forze più potenti che hanno plasmato le abitudini di consumo nel mondo attuale. Le azioni cinesi quindi offrono un accesso impareggiabile a questi cambiamenti storici. Inoltre i mercati azionari rivestiranno un ruolo fondamentale perchè saranno un meccanismo efficiente per investire l’eccedenza di capitale, che aiuterà le persone a risparmiare per il futuro e destinerà risorse alle società più meritevoli. I circa 3.420 titoli quotati sulle borse di Shanghai e Shenzhen offrono un’istantanea della Cina moderna. A fianco alla vecchia Cina dei settori nazionalizzati che danno lavoro a decine di milioni di persone, esiste la nuova Cina, composta da aziende agili del settore privato che soddisfano i bisogni dei consumatori. Il mercato delle A-share è vasto e capillare. In molti casi, questo mercato rappresenta l’unico modo per gli investitori esteri di accedere alle società che costituiscono la struttura portante della dinamica dei consumi cinesi. Un tempo le società cinesi più importanti consideravano una quotazione all’estero, in particolare negli Stati Uniti, come la prova del fatto che l’azienda fosse finalmente affermata. Nonostante le quotazioni all’estero promettano standard contabili e informativi migliori che possono risultare più interessanti anche per gli investitori stranieri, oggi si sta verificando un forte interesse da parte delle società stesse per la quotazione domestica pe i motivi citati in precedenza. Ciò premesso, lo sviluppo del mercato azionario onshore è in ritardo rispetto allo sviluppo economico. La crescita non si è ancora tradotta automaticamente in aumenti generalizzati e sostenuti dei prezzi delle azioni. I cambiamenti nella politica interna potrebbero offrire stabilità alle quotazioni e l’ apertura del mercato cinese on-shore agli investitori esteri avvenuta qualche anno fa, unitamente all’ aumento notevole del peso percentuale delle azioni cinesi all’ interno di diversi indici più importanti, sarà un motivo ulteriore per l’ apprezzamento di questo mercato. In conclusione il mercato azionario cinese costituisce un’ interessante opportunità di investimento sia perché la Cina è una nazione di quasi 1 miliardo e 400 milioni di persone che innovano e consumano, ma soprattutto perché il peso dei mercati finanziari domestici nei confronti peso globale complessivo è assolutamente disallineato rispetto al contributo che offre l’ economia cinese stessa all’ economia globale.

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HEALTHCARE: UN SETTORE IN…SALUTE

Scritto il 05.05.2020

Il forte shock sull'economia innescato dalla diffusione di Covid-19 ha messo sotto pressione i mercati finanziari, seppure con profondità e ampiezza diverse in funzione al singolo settore di riferimento.   In questo contesto l'healthcare è stato il migliore settore del 2020, confermando la proprietà di resilienza in fasi di volatilità di mercato. Il carattere difensivo di questo comparto ha permesso di limitare il drawdown e ha consentito di sovra - performare i mercati azionari globali di oltre il 10% da inizio anno.   Anche nel passato, analizzando gli ultimi 15 anni di storia, è possibile apprezzare che il settore in esame ha generato ritorni decisamente più soddisfacenti rispetto al comune indice azionario globale MSCI World Index che viene preso come riferimento.       La risposta di questo settore è stata maggiormente amplificata proprio perché la crisi stessa è stata scatenata da un problema sanitario.      Ad onor del vero anche le valutazioni del settore mostrano ancora margini interessanti come si può apprezzare dal grafico sottostante:      Molto probabilmente i titoli appartenenti al settore sanitario saranno esposti a minor volatilità, che potrebbe verificarsi nuovamente nel prossimo futuro, ad esempio, per le eventuali altre tensioni correlate alle prossime elezioni statunitensi e/o alle guerre commerciali USA – CINA.   Se i professionisti in ambito sanitario sono il nuovo esercito, e i farmaci e i vaccini le nuove armi, i cittadini richiederanno probabilmente budget più sostanziosi dunque è possibile prevedere una maggiore spesa sanitaria anche da parte dei governi.   Non solo la lotta al Covid – 19 dunque, ma anche la sempre maggiore attenzione alla cura della persona e alla prevenzione, soprattutto nelle aree geografiche ancora in fase di sviluppo, farà convogliare enormi risorse nel settore stesso.   Ci si attende che la “nuova normalità” favorirà soprattutto le aziende che sviluppano apparecchiature biotecnologiche e sanitarie, e non solo i grandi gruppi farmaceutici.     Nella tabella sottostante uno spaccato dei primi 10 titoli dell’Indice MSCI World Health Care Index.     Di seguito invece alcuni esempi meno di aziende meno note i cui business avranno sicuramente ampi margini di sviluppo.     Nel prossimo futuro, con buona confidenza, possiamo affermare che sarà un trend "robusto" perché i presidi e la prevenzione diverranno un’abitudine che accompagnerà ogni gesto quotidiano e quindi il ruolo che questo settore ricoprirà all’interno della costruzione del portafoglio, non sarà solamente difensivo ma anche di natura strategica.

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Periodo…d’oro?

Scritto il 14.04.2020

In questo periodo i mercati finanziari sono sotto pressione e come spesso accade è durante queste fasi che l’attenzione si focalizza su asset che normalmente non ricoprono ruoli cardinali nella costruzione di portafogli di investimento: è il caso dell’oro.   Per migliaia di anni, l’oro è stato considerato un ornamento, una moneta, una commodity e un investimento. Nel passato il prezioso metallo ha retto intere società, determinato i destini dei sovrani, spinto gli esploratori verso mete straordinarie e ispirato alcune delle più grandi opere dell’umanità. Tuttavia, con il rapido sviluppo dei mercati finanziari nel XX secolo, l’oro è passato in secondo piano e molti investitori hanno perso interesse nei suoi confronti.    Negli ultimi anni, l’interesse degli investitori è significativamente aumentato, soprattutto dopo la Crisi finanziaria globale del 2008. Gli investitori hanno capito che, grazie alle sue caratteristiche uniche e alla bassa correlazione con gli altri attivi finanziari, l’oro può offrire svariati benefici nell’ambito di un portafoglio d’investimento, sia in ottica di rendimento che di rischio.      VANTAGGI DELL’ INVESTIMENTO IN ORO     CONSERVAZIONE DELLA RICCHEZZA  Una delle principali attrattive dell’oro deriva dal suo essere considerato un’eccellente “riserva di valore”. Per la maggior parte del recente passato, il prezioso metallo è stato considerato in tutto il mondo un asset con un reale valore intrinseco in quanto fisicamente appetibile, durevole, facilmente scambiabile e, inoltre, tutto sommato anche abbastanza scarso.    Questa caratteristica ha assunto particolare importanza sulla scia della crisi finanziaria globale, poiché le banche centrali hanno espanso considerevolmente i propri bilanci e ciò ha generato il timore che le monete si potessero fortemente svalutare. Di conseguenza, molti investitori si sono rivolti all’oro alla ricerca di una copertura contro la svalutazione monetaria e per conservare il proprio potere d’acquisto nel corso del tempo. Infatti, mentre le banche centrali possono incrementare a piacimento la disponibilità di moneta, la quantità d’oro può essere creata solo attraverso l’attività mineraria.    Il prezioso metallo non può essere quindi svalutato o manipolato attraverso politiche monetarie che i vari stati mettono in campo, come di consueto accade soprattutto sulle divise principali quali dollaro statunitense, l’euro e yen giapponese        UN BENE RIFUGIO  L’oro è inoltre considerato un bene rifugio, un porto sicuro a cui, nei periodi d’incertezza economica o di elevato rischio geopolitico, gli investitori si sono storicamente rivolti alla ricerca di protezione, spingendone così il prezzo al rialzo. Pertanto, il metallo agisce come una forma di “assicurazione” sul portafoglio e offre protezione dai ribassi durante le fasi di turbolenza dei mercati.    Gli shock che spingono al ribasso i prezzi dei titoli azionari possono spesso provocare un aumento del prezzo dell’oro poiché gli investitori si affrettano ad accaparrarsi il bene rifugio, in particolar modo in un contesto di tassi zero come quello attuale, che rende meno appetibili i titoli governativi.   Ad esempio, durante la crisi finanziaria globale, il prezzo dell’oro è salito al livello massimo degli ultimi trent’anni mentre i listini sono crollati. Di conseguenza, l’oro è spesso considerato un asset “difensivo” ed è solitamente impiegato dagli investitori come copertura contro il rischio del sistema finanziario, eventi estremi e turbolenza sui mercati.   In tempi di stress ciclico sui mercati, l’oro ha storicamente performato meglio di altri attivi.    Il grafico sottostante evidenzia questa caratteristica durante gli avvenimenti geopolitici più significativi del passato, mettendo in risalto la performance relativa tra l’oro e il listino azionario globale.     Nel grafico sottostante invece viene evidenziato il differenziale di rendimento tra l’oro e l’indice MSCI World durante gli ultimi due anni.       COPERTURA CONTRO L’INFLAZIONE  Infine, l’oro può anche rappresentare un efficace strumento di copertura contro l’inflazione, in quanto ha storicamente performato bene durante i periodi d’inflazione elevata. L’inflazione si definisce come l’aumento dei prezzi di beni e servizi nel corso del tempo ed è generalmente misurata tramite l’Indice dei prezzi al consumo (Consumer Price Index o CPI). Quando l’inflazione è alta e il potere d’acquisto del denaro si erode, gli investitori si rivolgono tendenzialmente agli “hard asset” come l’oro, alla ricerca di protezione, poiché a questa tipologia di attivi si attribuisce un valore intrinseco, dovuto ad un’offerta non illimitata.       DIVERSIFICAZIONE DEL PORTAFOGLIO  Un’altra attrattiva essenziale dell’oro in prospettiva d’investimento è la sua bassa correlazione rispetto ad altre asset class come azioni, obbligazioni e immobiliare. Per tale ragione può offrire dei vantaggi di diversificazione e rafforzare le caratteristiche di rischio-rendimento dei portafogli (ad es. strategia Golden Butterfly portfolio). Il Grafico illustra come i suoi rendimenti differiscano tendenzialmente da quelli di altre classi di attivi. Da notare come nel 2008, quando i titoli azionari e il settore immobiliare sono scesi drasticamente durante la crisi finanziaria globale, l’oro abbia prodotto un rendimento positivo.        SVANTAGGI DELL’ INVESTIMENTO IN ORO   L’oro può offrire agli investitori numerosi vantaggi, ma l’investimento nel prezioso metallo presenta anche qualche lato negativo, come per ogni altra asset class.    NESSUN FLUSSO DI CASSA  Un aspetto peculiare lo differenzia dalle asset class più comuni deriva dal fatto che questo asset non genera nessun flusso di cassa. Pertanto, a differenza di altri attivi come le azioni, le obbligazioni e l’immobiliare, non offre alcun reddito. Ciò significa che per rendere un investimento proficuo è necessario esclusivamente che il prezzo dell’oro aumenti.    DIFFICILE VALUTAZIONE L’assenza di flussi di cassa indica inoltre la difficoltà di attribuire un valore intrinseco al prezzo di questo metallo. Mentre altri asset possono essere valutati sulla base del valore presente di tutti i flussi di cassa futuri, per l’oro non è così. Il prezzo dell’oro è quindi determinato dalla domanda e dall’offerta, aspetti di difficile previsione.    VOLATILITÀ DEL PREZZO  L’andamento dell’oro può essere volatile. In alcuni anni, il metallo ha registrato aumenti per quasi il 30% (2010), mentre in altri casi ci sono state perdite di quasi pari valore (2013).   Come sempre, gli investitori dovrebbero pesare questo asset in maniera proporzionale alla strategia con la quale è costruito il loro portafoglio.       COME INVESTIRE IN ORO     Esistono diversi modi di aggiungere esposizione all’ andamento dell’oro in un portafoglio e ogni approccio presenta vantaggi e svantaggi. Di seguito i tre dei modi più diffusi per investire in oro.   ORO FISICO  Uno dei modi per investire sull’oro è quello di acquistarlo fisicamente da un rivenditore sotto forma di lingotti o monete. Il vantaggio di questo approccio è che gli investitori possono prenderne fisicamente possesso e conservarlo al difuori del sistema finanziario, riducendo così il rischio di parte terza. Lo svantaggio di questo approccio, tuttavia, è che il lingotto d’oro è spesso venduto ad un prezzo più alto rispetto al prezzo a pronti poiché l’acquisto di oro fisico comporta costi di transazione elevati. Oltretutto, l’oro fisico deve essere conservato in sicurezza e assicurato, sostenendo quindi costi che spesso possono risultare controproducenti per l’investimento stesso.    AZIONI DI SOCIETA MINERARIE DEL SETTORE AURIFERO  Un approccio alternativo agli investimenti nell’oro è l’acquisto di quote nelle aziende minerarie del settore aurifero. Un vantaggio di questo approccio è che quando il prezzo dell’oro sale, i titoli delle miniere aurifere spesso salgono più rapidamente ancora, in quanto fanno leva sul prezzo dell’oro. Tuttavia, lo svantaggio di questo approccio è che i titoli del settore minerario aurifero possono talora rivelarsi estremamente volatili e quando il prezzo dell’oro scende possono scendere ancora di più. Le aziende minerarie sono anche esposte a diversi altri fattori che possono incidere sulle quotazioni dei loro titoli e, pertanto, i rendimenti possono non riflettere le fluttuazioni del prezzo dell’oro.        GOLD EXCHANGE TRADED PRODUCT (ETP)  Il terzo modo d’investire sull’oro è tramite gli ETP sull’oro. Si tratta di strumenti finanziari pensati per replicare il prezzo dell’oro e offrire agli investitori esposizione sull’andamento dei prezzi dei lingotti a pronti. Gli ETP sull’oro rappresentano un modo semplice d’investire nel prezioso metallo poiché sono quotati in borsa e possono quindi essere acquistati e venduti propri come normali titoli. Il vantaggio principale degli ETP sull’oro risiede nel fatto che essi eliminano molte delle questioni associate all’acquisto dei lingotti, quali ad esempio gli elevati costi di deposito e di transazione. Gli ETP sull’oro si sono dimostrati popolari con gli investitori poiché offrono una maniera efficiente, dal punto di vista dei costi, per guadagnare esposizione sull’oro senza doversi assumere l’onere di detenerlo fisicamente. I volumi negoziati in questi strumenti sono aumentati considerevolmente negli ultimi anni e gli ETP sull’oro si trovano oggi in oltre 30 borse in tutto il mondo.      DOVE CI TROVIAMO?     L’oro ha di recente superato a 1.630 dollari per oncia la resistenza statica di breve termine che impediva ai corsi del prezzo spot di proseguire nel movimento di recupero iniziato dopo il minimo di metà marzo a 1.450.    Da inizio anno, nonostante il sell – off di Marzo che ha coinvolto praticamente qualsiasi asset class, la performance si attesta vicino al 14,5 %.   Un movimento, quello in atto, che con buone probabilità ha portato il prezzo in una posizione di ipercomprato di breve periodo.     Chi fosse interessato ad approfondire le modalità per l’ottimizzazione del portafoglio attraverso l’investimento in oro, può contattarmi per un consulto.

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Performance annuali degli ultimi 9 anni dell’ indice MSCI World

Scritto il 19.09.2019

Questo spaccato evidenzia le performance annuali degli ultimi 9 anni dell’ indice MSCI World (indice che include una raccolta dei maggiori titoli azionari di tutti i mercati dei paesi sviluppati) e di alcuni indici composti da titoli azionari facenti parti di settori che maggiormente sono cresciuti nel recente passato.     Lo stravolgimento sociale ed economico a cui andremo incontro nei prossimi anni sarà legato ad alcuni driver fondamentali: DEMOGRAFIA, SVILUPPO TECNOLOGICO, SOSTENIBILITA AMBIENTALE ed URBANIZZAZIONE.   Questi “MEGATREND” saranno quindi un’ ottima opportunità di investimento (sempre e comunque con i giusti pesi %) nel lungo termine sia in termini di crescita che in termini di decorrelazione rispetto alle asset class fondamentali.   I Megatrend però devono rispettare le seguenti caratteristiche per poter essere considerati appetibili in una strategia di investimento di lungo termine: ATTENDIBILI: Dimostrati scientificamente attraverso ricerche e dati statisticamente rilevanti. IDENTIFICABILI: Possiamo assistere a questi Megatrend in azione? DUREVOLI : Prospettiva di crescita nel lungo periodo (+10 anni). INVESTIBILI: Ci sono aziende che operano in questo settore? Il Megatrend in questione può diventare parte di un'opportunità di investimento accessibile?                

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Negli ultimi mesi si è parlato moltissimo del mercato AIM

Scritto il 19.09.2019

AIM è l’acronimo di Alternative Investment Market e ha l’obiettivo di raccogliere fondi per le PMI che vogliono tentare la carta del mercato azionario come strategia alternativa ai normali canali di credito.   Le numerose quotazioni avvenute nel recente passato, le performance a doppia o tripla cifra di alcuni tra i titoli quotati e il rendimento deludente che lo scenario "classico" sta dimostrando hanno ingolosito la platea di investitori italiani: come spesso accade i titoli vengono valutati principalmente per le performance passate senza considerare alcuni aspetti basilari che guidano il processo di analisi e selezione di un titolo.     Il mercato AIM nasconde alcune insidie in più rispetto ai mercati più conosciuti:  Il prospetto delle aziende infatti non viene autorizzato dalla Consob e per questo il mercato è "diversamente" vigilato. Il rischio di liquidità è molto più elevato perché spesso e volentieri i volumi di scambio sono molto bassi e la differenza tra domanda e offerta è ampia. Fatturati e capitalizzazione delle aziende quotate sono contenuti (ed è normale che sia così essendo PMI) e quindi sono maggiormente soggette all' andamento dei loro business.     Le recenti vicissitudini del titolo Bio On riassumono quanto appena descritto. Chi decide di cogliere le interessanti opportunità dell' AIM avrà bisogno di una strategia di maggiore diversificazione, che consideri il peso % dei titoli non solo sotto l' aspetto del profilo di rischio dell' investitore ma anche sotto l' aspetto dei volumi di scambio complessivi dei titoli stessi.

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