Andrea Miculan

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PORTAFOGLI DI SOPRAVVIVENZA

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  • Titoli di Stato, Spread e Tassi di
Scritto il 06.03.2021

Abraham Wald fu un matematico ed esperto di statistica ungherese a cui venne chiesto dal governo britannico di occuparsi della risoluzione di alcune problematiche durante il secondo conflitto mondiale. La Luftwaffe tedesca aveva inflitto notevoli perdite ai nemici, in particolare alla Royal Air Force inglese. Nel bel mezzo di una guerra era complicato minimizzare queste perdite investendo nella formazione di piloti più esperti: era necessario rinforzare i mezzi in modo da renderli meno vulnerabili, decisione che comportava però non pochi rischi. Rinforzare un aereo significava infatti zavorrarlo, per cui era basilare  minimizzare le protezioni, ovvero aggiungerle solo laddove era veramente indispensabile. A tal proposito Wald cominciò ad analizzare gli aerei al ritorno dalle missioni, per mappare con precisione gli impatti dei proiettili in uno schema grafico. In questo modo si ritrovò con una mappa dei fori su una rappresentazione generica di un aereo: in rosso tutte le parti colpite, in bianco le parti non colpite su tutti gli aerei.   Qual è la reazione spontanea di fronte a questi dati? Considerazione estremamente semplice: rinforziamo le parti evidenziate, ovvero quelle colpite durante il combattimento. Cosa ne dedusse invece Wald? Che era necessario, al contrario, rinforzare le parti bianche. Il ragionamento che fece è il seguente: le osservazioni riportate sullo schema riguardavano soltanto gli aerei che erano rientrati alla base. Questi aerei erano potuti rientrare anche se erano stati colpiti: ne consegue che i colpi loro inferti, con estrema confidenza, non erano stati fatali. L’assenza di segni in certe zone su questi aerei significava quindi che non essere stati colpiti in quelle zone aveva comportato la loro salvezza. Altrettanto presumibilmente, gli aerei non rientrati alla base erano stati colpiti nelle parti intatte negli altri aerei, solo che non lo si era potuto osservare, proprio perché erano stati abbattuti. La deduzione logica degli ingegneri, dei costruttori e dei militari, inizialmente fu quella di rinforzare le aree maggiormente colpite, al fine di blindare ulteriormente i velivoli, dando loro maggiore resistenza al fuoco nemico. Secondo la geniale considerazione di Abraham Wald  le aree invece che dovevano esser rinforzate erano quelle in cui non c’erano puntini rossi, poiché se fossero state colpite l’aereo e il suo pilota non avrebbero più fatto ritorno a casa. Questa vicenda venne utilizzata successivamente a supporto della sociologia e della psicologia, per esemplificare la dissonanza cognitiva chiamata “Pregiudizio di Sopravvivenza”. Questo fenomeno avviene quando guardiamo le cose che sono sopravvissute quando invece dovremmo concentrarci su quelle che non ce l’hanno fatta. Anche in finanza spesso avviene un fenomeno simile: ci si concentra sugli eventi estremi come bolle speculative o crash di mercato, ignorando il fatto che i mercati nella maggior parte della loro esistenza statisticamente non si trovano in queste due circostanze. Ne consegue che ai fini di una corretta pianificazione dei propri investimenti è bene concentrarsi sulla parte “core” della propria strategia (che nel velivolo rappresentato in precedenza sono le zone dei motori e del pilota) e non su circostanze avverse o estremamente favorevoli, rappresentate da Wald con i palini rossi che hanno arrecato danni alle zone non vitali degli aerei sotto attacco. Così facendo ogni portafoglio, metaforicamente individuato nel velivolo della Royal Air Force inglese,  reggerà gli stress derivanti dai momenti avversi del mercato e sarà in grado di “reggere il colpo” e rientrare alla base. Un approccio statistico su rendimenti attesi, orizzonte temporale adeguato e diversificazione renderanno robusta ogni strategia di investimento: comprate e dimenticatevi (si fa per dire, chiaramente), perché statisticamente il mercato si posizionerà sulla parte centrale della curva. Per pianificare una corretta strategia di investimento o per verificare se i tuoi investimenti sono correttamente settati non esitare a contattarmi.

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Déjà vu?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 02.12.2020

Da qualche tempo al governo, labile e perentorio allo stesso tempo, si sta innalzando un vero e proprio inno alla recessione: dopo diversi tira e molla, si ritorna a parlare di patrimoniale. All’interno della manovra di fine anno spunta un emendamento, che introduce proprio una tassazione sui patrimoni, le cui architetture sono ancora in fase di aggiustamento. Sono ormai passati quasi 30 anni da quella svalutazione della lira italiana, targata  George Soros, che mise in ginocchio le finanze del nostro Paese. Nello stesso periodo, il “fattaccio”: la patrimoniale del 6 per mille sui conti che sconvolse profondamente gli Italiani. Era il 1992 quando il governo di Giuliano Amato, al potere solo da pochi mesi, prese una decisione senza precedenti e fino a poco prima sempre convintamente smentita: applicare una patrimoniale sui conti correnti degli italiani, il famoso 6 per mille sui capitali che, erano già al netto delle imposte. Quelle tasse erano già state abbondantemente pagate, ma il crollo della lira italiana alimentato dal noto speculatore George Sorosunitamente ad altre problematiche non lasciarono altra scelta. Throwback Nei primi anni ‘90 l’economia italiana era frenata dai tassi di interesse molto alti e da un cambio valutario forte, fattori che ostacolavano l’accesso al credito alle imprese, incidendo sulla loro competitività a livello internazionale. Nell’anno del fattaccio Carlo Azeglio Ciampi era governatore della Banca d’Italia, Piero Barucci ministro del Tesoro, Mario Draghi direttore del Tesoro. La svalutazione poteva sembrare la via più facile da seguire ma l’Italia aveva già un debito pubblico enorme e dire addio alla lira forte avrebbe potuto creare non pochi problemi alle finanze pubbliche. Nell’ estate del ‘92, il prelievo del 6 per mille sui conti degli italiani, che ancor’ oggi Amato ricorda come un “male necessario”, sconvolse l’opinione pubblica. Servivano gli ultimi 8 mila miliardi di lire per la manovra correttiva da 30, Amato e i tecnici del Tesoro e delle Finanze non videro altra soluzione. Senza dubbio l’aumento dell’IVA era fuori discussione per il rischio di aumento dell’inflazione ed  un aumento l’Irpef avrebbe colpito soprattutto la fascia più debole dei cittadini.  Ma l’idea di tagliare i costi della Pubblica Amministrazione, durante quella notte di confronto non venne in mente a nessuno. Però alle 4 del mattino, come ricorda Amato, l’allora ministro delle Finanze Giovanni Goria propose l’idea del prelievo forzoso. L’indomani, al Consiglio dei Ministri, il decreto passò. Gli sviluppi Sarebbe stato molto più facile per tutti, anche per le altre valute europee in difficoltà, un apprezzamento del marco, ma i tedeschi dissero no. A questo grave quadro nell’ Agosto del si aggiunse un doppio declassamento a sorpresa sui titoli di Stato italiani ad opera dell’agenzia di rating Moody’s. La pressione era sempre più alta, così il governo Amato si vide costretto a riunirsi per privatizzare il Credito italiano e il Nuovo Pignone e sfornò i decreti su pensioni ed enti locali ancora non erano pronti. Il congelamento di tutta la spesa pubblica ai valori nominali del ’92, con relativo addio agli aggiustamenti all’inflazione o al Pil, secondo Amato avrebbe potuto salvare le sorti dello stato almeno per qualche settimana, tempo di aspettare l’arrivo dell’aiuto dai francesi, ma la Bundesbank si mise in mezzo. Il presidente Schlesinge l’11 settembre comunicò a Ciampi che dal lunedì successivo la banca centrale della Germania non sarebbe più intervenuta in difesa della lira. Ne conseguì un allargamento della fascia di fluttuazione della lira del 7%, con relativa svalutazione, per poi passare ad un crollo del 25%. Anche se le imprese italiane guardavano di buon occhio la ritrovata competitività, l’ impensabile si scatenò: file agli sportelli, fughe di capitali in Svizzera, conti statali alla deriva. Ma nel mese di Ottobre, con una giocata in stile italiano, una maxi-emissione di 47 mila miliardi salvò l’Italia dalla recessione. Tornando ai giorni nostri, Euro a parte, siamo sicuri che l’Italia abbia davvero imparato la lezione? Sembra cambiato qualcosa, Covid permettendo,  oltre agli attori e alla valuta? Karl Marx, citato in questo caso esclusivamente come similitudine e non per i suoi pensieri socio-economici, direbbe quanto segue. La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Sono a Vostra disposizione per approfondire ogni tematica riguardante la protezione dei Vostri patrimoni.

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«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma»

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 20.10.2020

Se Antoine Laurent de Lavoisier dovesse descrivere brevemente un indice utilizzerebbe senza dubbio la sua iconica citazione riguardante la legge della conservazione della massa.   Gli indici sono la sintesi del valore del paniere di titoliche rappresentano e sono utilizzati per misurare l’andamento di un settore, di una piazza di scambio o un’ economia. I movimenti dell'indice sono una buona approssimazione del variare nel tempo della valorizzazione dei titoli compresi nel portafoglio di riferimento Nel grafico in esame, che raggruppa le 10 principali aziende tech per capitalizzazione di mercato in decenni differenti,  possiamo osservare come negli intervalli di tempo rappresentati la classifica sia profondamente diversa. In giallo sono evidenziate le società che nel ventennio precedente non erano classificate tra le prime 10. All’ inesorabile declino di alcuni colossi, si sostituisce sistematicamente l’ esplosione altrettante aziende che occupano nuove fette di mercato (gli esempi sono moltissimi). Spesso ci si focalizza sui singoli titoli e sulle loro performance ignorando una “visione d’ insieme” che comunicano gli indici, che si “trasformano” replicando la media dei sottostanti. Conoscete qualcosa di più semplice e democratico? Investire in indici mediante l’ utilizzo di ETF è molto spesso una scelta corretta sia in termini di efficienza che in termini di costi, soprattutto nelle porzioni di portafoglio che investono in mercati sviluppati e “maturi”. È sempre cosi? Questa considerazione vale per tutte le asset class? Vale per ogni tipologia di strategia? La risposta è dipende. Contattami e analizzeremo in che contesto ha senso utilizzare strategie passive.  

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Che cosa ci aspetta negli Stati Uniti?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 14.10.2020

I mercati finanziari hanno visto a Settembre una fase correttiva che, cominciata negli USA, si è diffusa chiaramente anche in Europa. Tra le ragioni principali della debolezza sicuramente ci sono state le alte valutazioni dei titoli tecnologici americani, la seconda ondata di contagi che rischia di rinviare il processo di ripresa economica globale, e non ultime le elezioni presidenziali USA del 3 Novembre. Quest’ultimo è un evento che ha tutte le premesse per essere un forte catalizzatore di mercato e riaccendere la volatilità nel breve termine. Quali potrebbero essere i settori più avvantaggiati nel caso in cui la bilancia pendesse per Biden o Trump? Con la vittoria del democratico i mercati potrebbero assistere ad una fase correttiva di breve e medio termine. Questo perché Biden intende alzare le tasse sulle corporate dal 21 al 28% per ridurre il debito americano. Ciò comporterebbe un crollo degli utili stimati e un’impennata dei P/E delle società americane, big tech in testa. Inoltre, Biden promuove un’ economia sostenibile, elemento che favorirebbe il settore delle utility e rinnovabili USA rispetto, per esempio, al settore dello shale oil americano. A sua volta, politiche in grado di rallentare la produzione USA sarebbero d’ aiuto alle quotazioni del petrolio in generale e dei produttori convenzionali. La vittoria di Trump inoltre, quantomeno sulla carta, favorirebbe i mercati nel breve termine con particolare boost per tecnologici, shale oil, aerospazio e difesa. Quanto accadrà nei prossimi anni sui mercati americani dipenderà veramente da chi verrà eletto? Una domanda che spesso si pongono gli investitori è “le Borse guadagnano di più quando il Presidente in carica è Repubblicano o Democratico?” Nella tabella seguente è riportato per ciascun presidente dal 1923 ad oggi, la performance totale e quella annualizzata con riferimento all’ indice maestro S&P500.   Notiamo come le migliori e peggiori performance annue coincidano con i mandati repubblicani. Ciò fa si che il rendimento medio annuo sotto le presidenze democratiche sia leggermente superiore a quello “generato” dai repubblicani. Un altro aspetto che vale la pena sottolineare, dal punto di vista statistico, è che con presidenti democratici la probabilità di forti shock sui mercati azionari è praticamente nulla. Il crollo delle dot.com di inizio secolo e la crisi del 1929, infatti, si sono verificati sotto presidenze repubblicane. Nonostante ciò, con una proiezione basata su lungo termine, quello che possiamo affermare con estrema confidenza è che, a prescindere da ciò che accadrà alle elezioni a stelle strisce, il progresso inarrestabile dell’ umanità farà sì che ciò avvenga inevitabilmente anche per quanto riguardalo lo sviluppo economico e le quotazioni dei mercati finanziari, favoriti peraltro da un incredibile habitat caratterizzato da tassi di interesse bassi che perdureranno ancora per molto tempo. Sono a completa disposizione per qualsiasi chiarimento in merito alle esposizioni settoriali del Tuo portafoglio pre elezioni o per scoprire come impostare al meglio un portafoglio di investimenti che possa cogliere lo slancio della crescita globale nel lungo termine.  

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MOLTO RUMORE PER NULLA? Si chiederebbe Shakespeare…

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 09.09.2020

Prosegue la frenata di Wall Street, trainata dal crollo dei titoli tech, protagonisti di un rally poderoso in questi ultimi mesi. Da Apple a Zoom nessuno escluso: È la fine di una bolla o semplicemente una correzione? Dopo giorni di grandi rialzi di mercato, la corsa potrebbe essere arrivata al termine. Concluso il miglior Agosto dal 1986, nelle giornate di giovedì 3 settembre e di venerdì 4 settembre 2020, tutti i principali indici azionari americani hanno virato in territorio negativo. In particolare, dopo aver perso giovedì 3 settembre l’S&P il 3,51%, il Dow Jones il 2,78% e il Nasdaq del 4,96%, nella seduta di Venerdì 4 settembre sono proseguite le vendite con il Dow Jones che è sceso dello 0,56%, l’S&P 500 che ha perso lo 0,8% e il Nasdaq che è calato di oltre l’1,2%. Oggi il trend di apertura di Wall Street sembra essere il medesimo.   FINE DELLA BOLLA O SEMPLICE CORREZIONE? L’interrogativo che ora si pongono gli investitori è se le performance eccezionali delle società tech siano state solamente frutto di un’ euforia poco razionale del mercato. Guardando alla performance da inizio anno, comprensive dei minimi registrati nel 2020, in effetti i numeri sono sbalorditivi. Al 2 Settembre il Nasdaq Composite ha guadagnato il 28% da inizio anno.  Guardando alle 10 aziende che sono andate meglio, tutte hanno registrate un aumento percentuale a tre zeri. Veryfime e Novavax sono andate addirittura oltre al 2000%. Se questi dati possono essere compresi alla luce della bassa capitalizzazione di queste società e del minore prezzo delle azioni, guardare alla cerchia ristretta del Nasdaq 100 non aiuta. Società importanti come Zoom, che non più tardi di un paio di giorni fa ha superato anche Ibm per capitalizzazione di Borsa, e Tesla sono cresciute più del 400%. A quali fattori dunque attribuire un tale successo?   I corsi di queste società hanno scontato il Lockdown a loro favore, durante il quale la domanda dei consumatori per i prodotti tech è aumentata sensibilmente. Altri fattori decisivi sono stati l’enorme immissione di liquidità da parte delle banche centrali e l’aspettativa di nuovi stimoli fiscali da parte dei governi. Facili entusiasmi hanno fatto il resto. Tuttavia nonostante l’ eccessiva valutazione dei prezzi, i paragoni alla bolla “dotcom” sono assolutamente avventati. Ad onor del vero le trimestrali hanno evidenziato come il 90% delle aziende abbiano battuto le aspettative. I fondamentali a livello generale dunque rimangono forti, per via di un aumento dei fatturati guidato da una domanda in crescita. Il trend verso la digitalizzazione è oramai massiccio: la tecnologia fa parte del quotidiano di ognuno di noi e la disarmante “concentrazione” del mercato in pochi player ne testimonia l’ impatto anche in termini di capitalizzazione negli indici. A tal proposito è sufficiente osservare l’ Indice S&P 500e l’ indice azionario MSCI World: nel primo 7 dei primi 10 titoli fanno parte del mondo tech e si dividono quasi il 25% della totalità dell’ indice mentre all’ interno dell’ indice azionario mondiale dei paesi sviluppati il peso dei primi  degli 8 titoli tech è indicativamente del 16% del complessivo. Sai esattamente quanto pesa il settore tecnologico al’’ interno del tuo portafoglio e in che modo sei posizionato? Spesso molto portafogli di investimento sono eccessivamente concentrati su singoli titoli e/o settori mentre spesso capita invece che non lo siano affatto e quindi è fondamentale analizzare approfonditamente la struttura degli strumenti che abbiamo in portafoglio, soprattutto se sommati nella loro totalità. Conoscere ciò che si fa, sempre! Contattami e approfondiremo dettagliatamente la composizione settoriale del tuo portafoglio    

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CINA ED ECONOMIA CINESE: A CHE PUNTO SIAMO?

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 01.07.2020

  Lo shock sulla crescita dovuto al COVID-19 è senza precedenti e la ripresa in corso è graduale e segmentata. L’economia cinese ha subito una contrazione di quasi il 7% su base annuale nel primo trimestre. Per fare un confronto, durante la crisi finanziaria globale, l’economia cinese ha subito un rallentamento di 5 punti percentuali, raggiungendo un minimo del 6% in un periodo di 12 mesi. Le fabbriche stanno riaprendo e l’utilizzo della capacità produttiva sta aumentando, la maggior parte delle grandi imprese industriali sono tornate al lavoro in tutto il Paese e il 75-80% delle PMI hanno ripristinato l’attività. Tuttavia, il settore dei servizi accusa un ritardo: mentre i supermercati e i centri commerciali sono aperti, i tassi di ripresa nel catering e nella ristorazione, così come l’occupazione degli alberghi, sono più bassi. I consumi sono in via di miglioramento, ma c’è una certa cautela dovuta alle preoccupazioni per l’occupazione e la crescita del reddito. Le esportazioni saranno le ultime a risollevarsi, poiché la domanda esterna per la Cina subirà un impatto negativo a causa delle ricadute globali del coronavirus. L’FMI prevede una crescita cinese dell’1,2% nel 2020 mentre noi prevediamo una crescita tra il -1 e l’1% nello stesso anno. Nel 2021 invece ci sarà una forte ripresa.   COME HA RISPOSTO LA POLITICA? La risposta politica è contenuta, graduale e articolata su più fronti. Sia gli stimoli fiscali che i tagli dei tassi di interesse risultano deboli rispetto alla maggior parte dei mercati emergenti e sviluppati, ma anche rispetto alla risposta della Cina durante la crisi finanziaria globale. Lo stimolo fiscale annunciato dall’inizio del COVID-19 è stato di circa l’1,2% del PIL, mentre durante la crisi finanziaria globale è stato di 10 punti del PIL. I tagli dei tassi sono stati di 30 punti base nel ciclo attuale rispetto ai tagli di 150 punti base della Federal Reserve statunitense. La risposta della politica monetaria cinese è stata contenuta a causa del riconoscimento di un margine di manovra più ridotto, poiché i livelli di debito in Cina sono oggi molto più elevati rispetto a dieci anni fa. Anche la risposta dei vertici politici è stata graduale, poiché esiste una relazione inversa intrinseca tra il contenimento del virus e il rilancio dell’attività. La prima fase è stata il contenimento del virus, la seconda la gestione degli impatti sulla liquidità aziendale, seguita da misure di sostegno alla normalizzazione delle attività, e l’ultima fase è quella dello stimolo della domanda (infrastrutture e investimenti). Inoltre, la risposta della Cina è stata anche articolata su più livelli, attraverso la politica monetaria e creditizia, la tolleranza normativa, il sostegno fiscale e il deprezzamento della valuta.   NEL LUNGO TERMINE QUALE SARÀ L’IMPATTO DEL CORONAVIRUS SULLA MACROECONOMIA CINESE? Nell’ultimo decennio la Cina si è riorganizzata, con i consumi e servizi che rappresentano quasi il 55% dell’economia. Questo cambiamento nel modello di crescita continuerà e forse riceverà un impulso favorevole dall’epidemia del virus. Vedremo anche nuove tendenze come un maggior consumo di servizi nel settore sanitario, nell’istruzione online e nell’intrattenimento. In Cina, il 23% delle vendite al dettaglio è già online e probabilmente continuerà ad aumentare. Inoltre, nel settore manifatturiero, vedremo una maggiore integrazione a monte, già avviata a causa della guerra commerciale. La domanda interna complessiva è stata un importante motore di crescita e costituirà un elemento trainante per la Cina a fronte di un indebolimento della crescita globale. L’attenzione a lungo termine sulle riforme è fondamentale per aumentare la produttività e sostenere la crescita potenziale.   QUALI SONO LE PRINCIPALI OPPORTUNITÀ DI INVESTIMENTO DEI PROSSIMI ANNI NEL MERCATO AZIONARIO CINESE? Guardando a lungo termine è ragionevole individuare tre opportunità di investimento principali nei titoli cinesi, soprattutto dopo la normalizzazione dell’economia post COVID – 19. La prima è il consolidamento dei settori “old economy” e la comparsa di marchi nazionali competitivi. Questa opportunità è particolarmente evidente in Cina, date le dimensioni dell’economia e la frammentazione del settore industriale. Particolare attenzione, a tal proposito, verrà riposta sulla sostenibilità ambientale. La seconda è la fusione dei modelli di business online-offline ed in generali i consumi interni. La fusione online-offline sarà destinata ad aumentare ancora di più in futuro. Inoltre, è intuitivo immaginare che gran parte della globalizzazione e delle pratiche di approvvigionamento esterno/interno in futuro cercheranno un compromesso tra la riduzione dei costi nel mondo e la sicurezza della fornitura. Ciò metterà sicuramente in discussione la capacità produttiva in Cina e dimostrerà anche l’ulteriore importanza dell’e-commerce e della nuova economia nell’agevolare una vasta richiesta. Allo stesso tempo Così facendo, non solo si contribuirà a migliorare la produttività del settore dei servizi, ma anche a ristrutturare il settore manifatturiero. La terza è il miglioramento della tecnologia attraverso l’innovazione. L’importanza dell’infrastruttura online e del cloud risulta evidente per la sua capacità di agevolare il lockdown e per il funzionamento delle aziende, e continuerà anche dopo la crisi. Le interruzioni logistiche hanno anche evidenziato l’importanza di creare dei segmenti sicuri per la catena di approvvigionamento in tutto il mondo, apportando così benefici alle aziende con un solido equilibrio di operazioni integrate verticali e orizzontali per continuare ad essere partner di approvvigionamento affidabili anche in tempi di crisi.   IN CONCLUSIONE   La Cina rappresenta la seconda maggiore economia al mondo e con buona confidenza sarà destinata a superare quella statunitense entro una generazione. Ha creato benessere e offerto ricchezza ai suoi abitanti in una maniera mai vista prima e, rispetto a quanto accadeva anni fa, i consumi interni compongono buona parte del PIL. In questo modo, i cinesi sono diventati una delle forze più potenti che hanno plasmato le abitudini di consumo nel mondo attuale. Le azioni cinesi quindi offrono un accesso impareggiabile a questi cambiamenti storici. Inoltre i mercati azionari rivestiranno un ruolo fondamentale perchè saranno un meccanismo efficiente per investire l’eccedenza di capitale, che aiuterà le persone a risparmiare per il futuro e destinerà risorse alle società più meritevoli. I circa 3.420 titoli quotati sulle borse di Shanghai e Shenzhen offrono un’istantanea della Cina moderna. A fianco alla vecchia Cina dei settori nazionalizzati che danno lavoro a decine di milioni di persone, esiste la nuova Cina, composta da aziende agili del settore privato che soddisfano i bisogni dei consumatori. Il mercato delle A-share è vasto e capillare. In molti casi, questo mercato rappresenta l’unico modo per gli investitori esteri di accedere alle società che costituiscono la struttura portante della dinamica dei consumi cinesi. Un tempo le società cinesi più importanti consideravano una quotazione all’estero, in particolare negli Stati Uniti, come la prova del fatto che l’azienda fosse finalmente affermata. Nonostante le quotazioni all’estero promettano standard contabili e informativi migliori che possono risultare più interessanti anche per gli investitori stranieri, oggi si sta verificando un forte interesse da parte delle società stesse per la quotazione domestica pe i motivi citati in precedenza. Ciò premesso, lo sviluppo del mercato azionario onshore è in ritardo rispetto allo sviluppo economico. La crescita non si è ancora tradotta automaticamente in aumenti generalizzati e sostenuti dei prezzi delle azioni. I cambiamenti nella politica interna potrebbero offrire stabilità alle quotazioni e l’ apertura del mercato cinese on-shore agli investitori esteri avvenuta qualche anno fa, unitamente all’ aumento notevole del peso percentuale delle azioni cinesi all’ interno di diversi indici più importanti, sarà un motivo ulteriore per l’ apprezzamento di questo mercato. In conclusione il mercato azionario cinese costituisce un’ interessante opportunità di investimento sia perché la Cina è una nazione di quasi 1 miliardo e 400 milioni di persone che innovano e consumano, ma soprattutto perché il peso dei mercati finanziari domestici nei confronti peso globale complessivo è assolutamente disallineato rispetto al contributo che offre l’ economia cinese stessa all’ economia globale.

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HEALTHCARE: UN SETTORE IN…SALUTE

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  • Investimenti
Scritto il 05.05.2020

Il forte shock sull'economia innescato dalla diffusione di Covid-19 ha messo sotto pressione i mercati finanziari, seppure con profondità e ampiezza diverse in funzione al singolo settore di riferimento.   In questo contesto l'healthcare è stato il migliore settore del 2020, confermando la proprietà di resilienza in fasi di volatilità di mercato. Il carattere difensivo di questo comparto ha permesso di limitare il drawdown e ha consentito di sovra - performare i mercati azionari globali di oltre il 10% da inizio anno.   Anche nel passato, analizzando gli ultimi 15 anni di storia, è possibile apprezzare che il settore in esame ha generato ritorni decisamente più soddisfacenti rispetto al comune indice azionario globale MSCI World Index che viene preso come riferimento.       La risposta di questo settore è stata maggiormente amplificata proprio perché la crisi stessa è stata scatenata da un problema sanitario.      Ad onor del vero anche le valutazioni del settore mostrano ancora margini interessanti come si può apprezzare dal grafico sottostante:      Molto probabilmente i titoli appartenenti al settore sanitario saranno esposti a minor volatilità, che potrebbe verificarsi nuovamente nel prossimo futuro, ad esempio, per le eventuali altre tensioni correlate alle prossime elezioni statunitensi e/o alle guerre commerciali USA – CINA.   Se i professionisti in ambito sanitario sono il nuovo esercito, e i farmaci e i vaccini le nuove armi, i cittadini richiederanno probabilmente budget più sostanziosi dunque è possibile prevedere una maggiore spesa sanitaria anche da parte dei governi.   Non solo la lotta al Covid – 19 dunque, ma anche la sempre maggiore attenzione alla cura della persona e alla prevenzione, soprattutto nelle aree geografiche ancora in fase di sviluppo, farà convogliare enormi risorse nel settore stesso.   Ci si attende che la “nuova normalità” favorirà soprattutto le aziende che sviluppano apparecchiature biotecnologiche e sanitarie, e non solo i grandi gruppi farmaceutici.     Nella tabella sottostante uno spaccato dei primi 10 titoli dell’Indice MSCI World Health Care Index.     Di seguito invece alcuni esempi meno di aziende meno note i cui business avranno sicuramente ampi margini di sviluppo.     Nel prossimo futuro, con buona confidenza, possiamo affermare che sarà un trend "robusto" perché i presidi e la prevenzione diverranno un’abitudine che accompagnerà ogni gesto quotidiano e quindi il ruolo che questo settore ricoprirà all’interno della costruzione del portafoglio, non sarà solamente difensivo ma anche di natura strategica.

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Periodo…d’oro?

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  • Investimenti
Scritto il 14.04.2020

In questo periodo i mercati finanziari sono sotto pressione e come spesso accade è durante queste fasi che l’attenzione si focalizza su asset che normalmente non ricoprono ruoli cardinali nella costruzione di portafogli di investimento: è il caso dell’oro.   Per migliaia di anni, l’oro è stato considerato un ornamento, una moneta, una commodity e un investimento. Nel passato il prezioso metallo ha retto intere società, determinato i destini dei sovrani, spinto gli esploratori verso mete straordinarie e ispirato alcune delle più grandi opere dell’umanità. Tuttavia, con il rapido sviluppo dei mercati finanziari nel XX secolo, l’oro è passato in secondo piano e molti investitori hanno perso interesse nei suoi confronti.    Negli ultimi anni, l’interesse degli investitori è significativamente aumentato, soprattutto dopo la Crisi finanziaria globale del 2008. Gli investitori hanno capito che, grazie alle sue caratteristiche uniche e alla bassa correlazione con gli altri attivi finanziari, l’oro può offrire svariati benefici nell’ambito di un portafoglio d’investimento, sia in ottica di rendimento che di rischio.      VANTAGGI DELL’ INVESTIMENTO IN ORO     CONSERVAZIONE DELLA RICCHEZZA  Una delle principali attrattive dell’oro deriva dal suo essere considerato un’eccellente “riserva di valore”. Per la maggior parte del recente passato, il prezioso metallo è stato considerato in tutto il mondo un asset con un reale valore intrinseco in quanto fisicamente appetibile, durevole, facilmente scambiabile e, inoltre, tutto sommato anche abbastanza scarso.    Questa caratteristica ha assunto particolare importanza sulla scia della crisi finanziaria globale, poiché le banche centrali hanno espanso considerevolmente i propri bilanci e ciò ha generato il timore che le monete si potessero fortemente svalutare. Di conseguenza, molti investitori si sono rivolti all’oro alla ricerca di una copertura contro la svalutazione monetaria e per conservare il proprio potere d’acquisto nel corso del tempo. Infatti, mentre le banche centrali possono incrementare a piacimento la disponibilità di moneta, la quantità d’oro può essere creata solo attraverso l’attività mineraria.    Il prezioso metallo non può essere quindi svalutato o manipolato attraverso politiche monetarie che i vari stati mettono in campo, come di consueto accade soprattutto sulle divise principali quali dollaro statunitense, l’euro e yen giapponese        UN BENE RIFUGIO  L’oro è inoltre considerato un bene rifugio, un porto sicuro a cui, nei periodi d’incertezza economica o di elevato rischio geopolitico, gli investitori si sono storicamente rivolti alla ricerca di protezione, spingendone così il prezzo al rialzo. Pertanto, il metallo agisce come una forma di “assicurazione” sul portafoglio e offre protezione dai ribassi durante le fasi di turbolenza dei mercati.    Gli shock che spingono al ribasso i prezzi dei titoli azionari possono spesso provocare un aumento del prezzo dell’oro poiché gli investitori si affrettano ad accaparrarsi il bene rifugio, in particolar modo in un contesto di tassi zero come quello attuale, che rende meno appetibili i titoli governativi.   Ad esempio, durante la crisi finanziaria globale, il prezzo dell’oro è salito al livello massimo degli ultimi trent’anni mentre i listini sono crollati. Di conseguenza, l’oro è spesso considerato un asset “difensivo” ed è solitamente impiegato dagli investitori come copertura contro il rischio del sistema finanziario, eventi estremi e turbolenza sui mercati.   In tempi di stress ciclico sui mercati, l’oro ha storicamente performato meglio di altri attivi.    Il grafico sottostante evidenzia questa caratteristica durante gli avvenimenti geopolitici più significativi del passato, mettendo in risalto la performance relativa tra l’oro e il listino azionario globale.     Nel grafico sottostante invece viene evidenziato il differenziale di rendimento tra l’oro e l’indice MSCI World durante gli ultimi due anni.       COPERTURA CONTRO L’INFLAZIONE  Infine, l’oro può anche rappresentare un efficace strumento di copertura contro l’inflazione, in quanto ha storicamente performato bene durante i periodi d’inflazione elevata. L’inflazione si definisce come l’aumento dei prezzi di beni e servizi nel corso del tempo ed è generalmente misurata tramite l’Indice dei prezzi al consumo (Consumer Price Index o CPI). Quando l’inflazione è alta e il potere d’acquisto del denaro si erode, gli investitori si rivolgono tendenzialmente agli “hard asset” come l’oro, alla ricerca di protezione, poiché a questa tipologia di attivi si attribuisce un valore intrinseco, dovuto ad un’offerta non illimitata.       DIVERSIFICAZIONE DEL PORTAFOGLIO  Un’altra attrattiva essenziale dell’oro in prospettiva d’investimento è la sua bassa correlazione rispetto ad altre asset class come azioni, obbligazioni e immobiliare. Per tale ragione può offrire dei vantaggi di diversificazione e rafforzare le caratteristiche di rischio-rendimento dei portafogli (ad es. strategia Golden Butterfly portfolio). Il Grafico illustra come i suoi rendimenti differiscano tendenzialmente da quelli di altre classi di attivi. Da notare come nel 2008, quando i titoli azionari e il settore immobiliare sono scesi drasticamente durante la crisi finanziaria globale, l’oro abbia prodotto un rendimento positivo.        SVANTAGGI DELL’ INVESTIMENTO IN ORO   L’oro può offrire agli investitori numerosi vantaggi, ma l’investimento nel prezioso metallo presenta anche qualche lato negativo, come per ogni altra asset class.    NESSUN FLUSSO DI CASSA  Un aspetto peculiare lo differenzia dalle asset class più comuni deriva dal fatto che questo asset non genera nessun flusso di cassa. Pertanto, a differenza di altri attivi come le azioni, le obbligazioni e l’immobiliare, non offre alcun reddito. Ciò significa che per rendere un investimento proficuo è necessario esclusivamente che il prezzo dell’oro aumenti.    DIFFICILE VALUTAZIONE L’assenza di flussi di cassa indica inoltre la difficoltà di attribuire un valore intrinseco al prezzo di questo metallo. Mentre altri asset possono essere valutati sulla base del valore presente di tutti i flussi di cassa futuri, per l’oro non è così. Il prezzo dell’oro è quindi determinato dalla domanda e dall’offerta, aspetti di difficile previsione.    VOLATILITÀ DEL PREZZO  L’andamento dell’oro può essere volatile. In alcuni anni, il metallo ha registrato aumenti per quasi il 30% (2010), mentre in altri casi ci sono state perdite di quasi pari valore (2013).   Come sempre, gli investitori dovrebbero pesare questo asset in maniera proporzionale alla strategia con la quale è costruito il loro portafoglio.       COME INVESTIRE IN ORO     Esistono diversi modi di aggiungere esposizione all’ andamento dell’oro in un portafoglio e ogni approccio presenta vantaggi e svantaggi. Di seguito i tre dei modi più diffusi per investire in oro.   ORO FISICO  Uno dei modi per investire sull’oro è quello di acquistarlo fisicamente da un rivenditore sotto forma di lingotti o monete. Il vantaggio di questo approccio è che gli investitori possono prenderne fisicamente possesso e conservarlo al difuori del sistema finanziario, riducendo così il rischio di parte terza. Lo svantaggio di questo approccio, tuttavia, è che il lingotto d’oro è spesso venduto ad un prezzo più alto rispetto al prezzo a pronti poiché l’acquisto di oro fisico comporta costi di transazione elevati. Oltretutto, l’oro fisico deve essere conservato in sicurezza e assicurato, sostenendo quindi costi che spesso possono risultare controproducenti per l’investimento stesso.    AZIONI DI SOCIETA MINERARIE DEL SETTORE AURIFERO  Un approccio alternativo agli investimenti nell’oro è l’acquisto di quote nelle aziende minerarie del settore aurifero. Un vantaggio di questo approccio è che quando il prezzo dell’oro sale, i titoli delle miniere aurifere spesso salgono più rapidamente ancora, in quanto fanno leva sul prezzo dell’oro. Tuttavia, lo svantaggio di questo approccio è che i titoli del settore minerario aurifero possono talora rivelarsi estremamente volatili e quando il prezzo dell’oro scende possono scendere ancora di più. Le aziende minerarie sono anche esposte a diversi altri fattori che possono incidere sulle quotazioni dei loro titoli e, pertanto, i rendimenti possono non riflettere le fluttuazioni del prezzo dell’oro.        GOLD EXCHANGE TRADED PRODUCT (ETP)  Il terzo modo d’investire sull’oro è tramite gli ETP sull’oro. Si tratta di strumenti finanziari pensati per replicare il prezzo dell’oro e offrire agli investitori esposizione sull’andamento dei prezzi dei lingotti a pronti. Gli ETP sull’oro rappresentano un modo semplice d’investire nel prezioso metallo poiché sono quotati in borsa e possono quindi essere acquistati e venduti propri come normali titoli. Il vantaggio principale degli ETP sull’oro risiede nel fatto che essi eliminano molte delle questioni associate all’acquisto dei lingotti, quali ad esempio gli elevati costi di deposito e di transazione. Gli ETP sull’oro si sono dimostrati popolari con gli investitori poiché offrono una maniera efficiente, dal punto di vista dei costi, per guadagnare esposizione sull’oro senza doversi assumere l’onere di detenerlo fisicamente. I volumi negoziati in questi strumenti sono aumentati considerevolmente negli ultimi anni e gli ETP sull’oro si trovano oggi in oltre 30 borse in tutto il mondo.      DOVE CI TROVIAMO?     L’oro ha di recente superato a 1.630 dollari per oncia la resistenza statica di breve termine che impediva ai corsi del prezzo spot di proseguire nel movimento di recupero iniziato dopo il minimo di metà marzo a 1.450.    Da inizio anno, nonostante il sell – off di Marzo che ha coinvolto praticamente qualsiasi asset class, la performance si attesta vicino al 14,5 %.   Un movimento, quello in atto, che con buone probabilità ha portato il prezzo in una posizione di ipercomprato di breve periodo.     Chi fosse interessato ad approfondire le modalità per l’ottimizzazione del portafoglio attraverso l’investimento in oro, può contattarmi per un consulto.

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Performance annuali degli ultimi 9 anni dell’ indice MSCI World

Scritto il 19.09.2019

Questo spaccato evidenzia le performance annuali degli ultimi 9 anni dell’ indice MSCI World (indice che include una raccolta dei maggiori titoli azionari di tutti i mercati dei paesi sviluppati) e di alcuni indici composti da titoli azionari facenti parti di settori che maggiormente sono cresciuti nel recente passato.     Lo stravolgimento sociale ed economico a cui andremo incontro nei prossimi anni sarà legato ad alcuni driver fondamentali: DEMOGRAFIA, SVILUPPO TECNOLOGICO, SOSTENIBILITA AMBIENTALE ed URBANIZZAZIONE.   Questi “MEGATREND” saranno quindi un’ ottima opportunità di investimento (sempre e comunque con i giusti pesi %) nel lungo termine sia in termini di crescita che in termini di decorrelazione rispetto alle asset class fondamentali.   I Megatrend però devono rispettare le seguenti caratteristiche per poter essere considerati appetibili in una strategia di investimento di lungo termine: ATTENDIBILI: Dimostrati scientificamente attraverso ricerche e dati statisticamente rilevanti. IDENTIFICABILI: Possiamo assistere a questi Megatrend in azione? DUREVOLI : Prospettiva di crescita nel lungo periodo (+10 anni). INVESTIBILI: Ci sono aziende che operano in questo settore? Il Megatrend in questione può diventare parte di un'opportunità di investimento accessibile?                

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Negli ultimi mesi si è parlato moltissimo del mercato AIM

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Scritto il 19.09.2019

AIM è l’acronimo di Alternative Investment Market e ha l’obiettivo di raccogliere fondi per le PMI che vogliono tentare la carta del mercato azionario come strategia alternativa ai normali canali di credito.   Le numerose quotazioni avvenute nel recente passato, le performance a doppia o tripla cifra di alcuni tra i titoli quotati e il rendimento deludente che lo scenario "classico" sta dimostrando hanno ingolosito la platea di investitori italiani: come spesso accade i titoli vengono valutati principalmente per le performance passate senza considerare alcuni aspetti basilari che guidano il processo di analisi e selezione di un titolo.     Il mercato AIM nasconde alcune insidie in più rispetto ai mercati più conosciuti:  Il prospetto delle aziende infatti non viene autorizzato dalla Consob e per questo il mercato è "diversamente" vigilato. Il rischio di liquidità è molto più elevato perché spesso e volentieri i volumi di scambio sono molto bassi e la differenza tra domanda e offerta è ampia. Fatturati e capitalizzazione delle aziende quotate sono contenuti (ed è normale che sia così essendo PMI) e quindi sono maggiormente soggette all' andamento dei loro business.     Le recenti vicissitudini del titolo Bio On riassumono quanto appena descritto. Chi decide di cogliere le interessanti opportunità dell' AIM avrà bisogno di una strategia di maggiore diversificazione, che consideri il peso % dei titoli non solo sotto l' aspetto del profilo di rischio dell' investitore ma anche sotto l' aspetto dei volumi di scambio complessivi dei titoli stessi.

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