Marcello Sorrentino

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Consulente finanziario

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Tassi di interesse negativi? Penalizzati più i clienti che le banche!

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  • Titoli di Stato, Spread e Tassi di
Scritto il 08.04.2021

Tra gli elementi che vengono considerati quando si svolge l’attività di Consulenza Patrimoniale ci sono anche la ricchezza liquida ed i depositi familiari e dell’azienda. In quale scenario ci stiamo muovendo oggi? Il tasso di interesse applicato dalla Banca Centrale Europea ai depositi degli Istituti di credito è negativo (è arrivato a -0,5%) ed è innegabile che questa situazione si traduca in un costo elevato per il sistema bancario. A dire il vero, nelle sue intenzioni, la BCE non avrebbe voluto penalizzare le banche ma incentivare la ripresa economica, scoraggiando l’utilizzo dei depositi di liquidità e stimolando gli operatori del credito a finanziare maggiormente i consumatori ed il mondo produttivo. Invece, un po’ per la debolezza strutturale dell’economia italiana ed un po' per il sopraggiungere della pandemia, la liquidità è rimasta dov’era, anzi ha avuto un notevole incremento, toccando il record di 1.746 miliardi di euro. In questo contesto, una nota banca on line (vedi “Il Sole 24ore del 23 marzo) sta intimando addirittura la chiusura dei conti con liquidità superiore a 100mila €, a meno che i clienti non stiano utilizzando prodotti di investimento o di finanziamento. Questa iniziativa è successiva a quella di Unicredit che, a partire da luglio dello scorso anno, ha introdotto sulle giacenze superiori al milione di euro un costo dello 0,50% annuo per i nuovi clienti imprenditori. Altre banche, invece, hanno cercato di bilanciare i maggiori costi sostenuti per il parcheggio della liquidità presso la Bce con il trasferimento sui clienti di una parte di quegli oneri. In pratica, lo scenario dei tassi negativi si sta concretizzando, indirettamente, attraverso l’innalzamento dei costi di gestione del conto corrente e di altri servizi, con commissioni più elevate per le operazioni eseguite e, talvolta, prendendo a pretesto i maggiori oneri sopportati dalla Banca per sostenere il Fondo Interbancario di garanzia e tutela dei depositi! Se pensiamo che a tutto ciò si potrebbe aggiungere, per arginare la crescita del nostro debito pubblico, anche un provvedimento di tassazione della liquidità dei conti, modello patrimoniale del 1992 del Governo Amato, il consiglio rimane sempre lo stesso: ricercare, ove possibile, soluzioni di investimento!  

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NO PANIC !

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  • La Finanza Comportamentale
Scritto il 15.03.2020

Da quando svolgo l’attività di Consulente Finanziario, cioè dal 1992, è la prima volta che in un periodo di crisi dei mercati non mi è possibile incontrare di persona i clienti, perché c’è un’altra crisi, più importante, quella sanitaria! Io sto bene, ma, nel rispetto dei clienti stessi e della collettività, è meglio seguire, tutti, le regole e i consigli degli esperti: chi può resti a casa! Fortunatamente, la tecnologia è un valido supporto, consentendo operazioni in web collaboration e firma digitale. A proposito di consigli degli esperti, anche negli investimenti ci sono delle regole e dei protocolli da seguire, perché anche gli investitori, a volte, rimangono vittime di un “virus” pericoloso per il loro patrimonio: il panico da ribassi. Il manuale degli esperti ricorda che la prima regola in periodi di elevata volatilità dei mercati, come quello che stiamo vivendo, consiste proprio nel non lasciarsi prendere dal panico. È naturale che durante un terremoto il primo istinto sia quello di fuggire in fretta dalle scale di casa, ma è altrettanto noto che è considerato il comportamento più errato. Infatti, la prima indicazione suggerita dai responsabili della protezione civile, in caso di sisma, è quella di non utilizzare mai le scale come via di fuga, ma di attendere e trovare riparo in casa sotto delle travi o, comunque, in luoghi meno esposti. Osservando il “terremoto” che si sta verificando questi giorni nei mercati finanziari (non prenderei nemmeno in considerazione quello italiano, che, con 650 miliardi di capitalizzazione, rappresenta appena l’1% delle borse mondiali) dobbiamo registrare un calo generalizzato degli stessi, come, ad esempio, l’indice S&P 500 della borsa americana, che dall’inizio dell’anno è sceso del 16%. È altrettanto vero, però, che nel 2019 aveva guadagnato quasi il 30% e se poi osserviamo il medesimo indice nel lungo termine, ad esempio dal 2009, notiamo che il suo incremento è stato addirittura di circa il 200%! Poiché, giustamente, gli investitori si stanno chiedendo cosa fare, bisogna dire che non esiste una soluzione identica per tutti e che ognuno ha la sua situazione personale, i suoi obiettivi, il suo profilo di rischio. Comunque, sono certo che molti investitori, specie coloro seguiti da un Consulente Finanziario, abbiano avuto modo di pianificare da tempo un portafoglio ben diversificato. Pertanto, in questa situazione, pur registrando inevitabilmente un calo dei valori, la regola numero uno rimane sempre la stessa: non liquidare. Difatti, secondo i dati storici, ad ogni crisi segue sempre una crescita dei mercati: ad esempio dopo l'attentato terroristico alle Torri Gemelle nel 2001 o la crisi del 2007/2008 dei mutui subprime ed il successivo fallimento della Lehman Brothers. La storia dei mercati finanziari ci ha insegnato che queste situazioni hanno determinato forte volatilità e oscillazioni negative nel breve periodo, a cui hanno fatto seguito riprese del ciclo economico, con conseguente recupero del terreno perduto. I tempi di ripresa, variando a seconda dell’evolversi delle crisi e della loro gravità, dodici mesi dopo le torri gemelle o 16 dopo la crisi del 2007/2008, non possono essere previsti ed è per questo motivo che occorre incrementare gradualmente le posizioni sull’equity, diminuendo la percentuale dell’asset obbligazionaria o, meglio ancora, attraverso iniezione di nuova liquidità. D’altronde, quest’ultima opzione per i risparmiatori italiani non sarebbe così difficile da attuare, visto che detengono, pur sempre, 1.400 miliardi in libretti, depositi e conti correnti!!!

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INCERTEZZA E RISCHIO

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  • La Finanza Comportamentale
Scritto il 08.02.2020

Come già enunciato in un precedente articolo, in Italia la liquidità dei depositi e conti correnti bancari ha raggiunto 1.400 miliardi di euro. Ancora una volta, questo dato conferma che non è la pianificazione a guidare le decisioni finanziarie e di investimento del risparmiatore italiano, ma la paura degli imprevisti, del “non si sa mai”. Il Prof. Stefano Zamagni, noto economista di fama mondiale, specializzatosi ad Oxford, primo italiano Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, nonché docente di Economia Politica presso l’Università di Bologna, conferma che questo comportamento degli italiani nei confronti del risparmio deriva principalmente dalla mancanza di fiducia e dal fatto che l’incertezza ha preso il sopravvento sul rischio. Infatti, continua il professore, molti confondono l’incertezza con il rischio, che, in effetti, c’è sempre stato e rappresenta la paura che qualcosa vada storto. D’altronde, a differenza dell’incertezza, il rischio può essere calcolato e valutato; l’incertezza, invece, è legata ad eventi futuri, che non hanno alcun collegamento con quanto avviene oggi o accaduto già in passato. Il rischio si può assicurare e, infatti, le società di Mutuo Soccorso sono nate proprio per questo; d’altro canto, invece, non ci sarà mai nessuna Compagnia di Assicurazione disposta ad “assicurare l’incertezza”, ovvero quei fenomeni che, per definizione, non sono prevedibili. Che sia l’incertezza lo stato d’animo dominante lo si deduce anche dall’ultimo rapporto Censis nel quale, in merito al consumo di ansiolitici e sedativi in Italia, è presente un dato allarmante: rispetto al 2015, oggi ci sono 800.000 italiani in più che ne fanno uso! Il Prof. Zamagni afferma che, in un mondo in cui la complessità sembra indecifrabile, diventa sempre più cruciale il ruolo dell’Economia; di quella “economia”, però, di cui parlava Aristotele, che la definiva come quella particolare “arte”, oggi diventata materia tecnica, che aveva lo scopo di migliorare le condizioni di vita delle persone e delle comunità. Anche nell’ultimo rapporto Consob del 2019, assieme alla constatazione della mancanza di pianificazione e di un livello molto contenuto di cultura finanziaria, si segnala che il 31% degli italiani risparmia per motivi precauzionali e a causa dell’incertezza del domani, anche se, come ci ricorda uno studio svolto dalla Università della Pennsylvania, il 91% dei fatti negativi di cui ci si preoccupa non accadrà mai! Come afferma il Prof. Zamagni, possiamo concludere che il futuro è programmabile ed è determinato dalle scelte di oggi e, come scrisse James Joyce, “domani saremo ciò che, oggi, abbiamo scelto di essere”.

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Da Risparmiatore ad Investitore

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 10.01.2020

La “ricchezza non immobiliare” degli italiani ammonta a circa 4.000 miliardi di euro, di cui poco più di un terzo, circa 1.400, è parcheggiata su conti e depositi, quasi sempre senza alcuna remunerazione! Molti risparmiatori, infatti, appaiono indecisi sul da farsi e perennemente in attesa di affrontare spese impreviste e pagamenti di vario genere, oppure sembrano sempre in procinto di effettuare acquisti di auto o di immobili, anche se poi tali eventi si verificano piuttosto raramente. Spesso chi detiene ingenti somme di denaro in liquidità fa confusione tra risparmio ed investimento, a causa degli “allettanti” interessi, si fa per dire, tra lo zero e l’uno per cento lordo, che riesce ad ottenere dalla propria Banca. Per usare una metafora, sarebbe come se un agricoltore, anziché piantarle nel suo campo, continuasse a conservare le sementi nei contenitori dentro i quali li ha acquistati! Non è così raro, infatti, incontrare clienti che utilizzano forme di risparmio e di liquidità per un periodo molto prolungato, cioè alla stregua di investimenti, perdendo così opportunità di guadagno, o che, al contrario, pur avendo esigenze di breve termine, utilizzano inconsapevolmente prodotti di investimento, correndo inutili rischi in periodi di elevata volatilità dei mercati finanziari. Comunque, per loro fortuna, sono sempre più numerosi coloro che scelgono la strada della PIANIFICAZIONE FINANZIARIA. Infatti, secondo un sondaggio condotto dalla Società “Swg e Cnp Partners”, risulta che, dei 2.600 miliardi di euro di ricchezza degli italiani che non è parcheggiata in liquidità, circa un 20% viene affidato ai Consulenti Finanziari. Questa percentuale, se si considerano esclusivamente nuclei con reddito familiare medio alto, si eleva addirittura al 35%. Un altro aspetto molto importante di questa ricerca è che l’investitore non limita l’attenzione esclusivamente ad una maggiore redditività del risparmio, ma si affida ai Consulenti per una GESTIONE DEL PATRIMONIO NEL SUO COMPLESSO, includendo, tra le tematiche affrontate, anche la protezione del capitale umano e dei beni della famiglia, l’analisi del tenore di vita post lavorativo, nonché la valutazione e la pianificazione del patrimonio immobiliare e degli aspetti successori. Ne consegue che il Consulente Finanziario ha il compito di seguire il cliente nel suo processo di trasformazione da risparmiatore ad investitore, quindi di assisterlo nella semina, per raccogliere i frutti del domani, aiutandolo, nel contempo, a difendersi dalle condizioni atmosferiche avverse, cioè dai rischi legati alla gestione ed alla pianificazione del patrimonio.

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La Consulenza Patrimoniale

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 25.11.2019

In considerazione della molteplicità dei temi dei quali si occupa, la Consulenza Patrimoniale, cioè quella materia che tratta gli argomenti della pianificazione del patrimonio finanziario, assicurativo, immobiliare, aziendale, della ridefinizione delle quote di proprietà ai fini fiscali e successori, nonché del trasferimento dei rischi collegati ad essi ed al capitale umano, per sua stessa definizione, si rivela inevitabilmente un’attività di carattere interdisciplinare.   La Consulenza Patrimoniale è il risultato di un lungo percorso evolutivo della consulenza finanziaria, che ha visto gli albori negli anni ’80, con la normativa sui fondi comuni d’investimento di diritto italiano, e si è consolidata nel 1991, con l’istituzione dell’albo dei Promotori Finanziari.   Questa lenta metamorfosi è andata di pari passo con lo sviluppo del risparmio gestito, la globalizzazione dei mercati e le crisi finanziarie, le modifiche introdotte dalle normative Mifid, le innovazioni tecnologiche e, infine, i cambiamenti demografici, che hanno profondamente trasformato la società italiana del nuovo millennio, rendendo più complesse le esigenze di chi detiene patrimoni.   Il Consulente che non si è accontentato di continuare a vestire i panni, pur onorevoli, del Promotore Finanziario, si è così adeguato ai cambiamenti, per trasformarsi in una figura professionale del tutto inedita.   La Consulenza Patrimoniale, inoltre, è oggi argomento di attenzione da parte di Rettori e Facoltà Universitarie, come ad esempio quella Bolognese o la Cattolica di Milano, che hanno istituito nuovi corsi e master post-universitari, idonei a fornire, contemporaneamente, competenze di tipo giuridico, economico finanziario, di gestione aziendale e relazionali.   Negli ultimi anni, un numero sempre più considerevole di clienti di Consulenti Finanziari ha potuto apprezzare i molteplici vantaggi di una gestione integrata dell’intero processo evolutivo del patrimonio, partendo dalla creazione del capitale per singoli obiettivi, passando per il suo incremento e consolidamento, per arrivare alla protezione ed al passaggio generazionale dei beni e della ricchezza accumulata.   In una simile contesto, ovviamente, il Consulente Finanziario non dovrà pretendere di conoscere ogni branca del sapere, ma, grazie ad una solida preparazione ed alla capacità di conoscere il cliente, potrà rivelarsi la figura di riferimento del network di professionisti, che lui stesso ha il dovere e la possibilità di promuovere, perché, come rammenta un proverbio africano, “Se vuoi arrivare prima corri da solo, ma se vuoi andare lontano cammina insieme!”.

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