Emanuele Provini

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15/01/2020

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LA CESSIONE DEL QUINTO

Scritto il 25.11.2020

La cessione del quinto dello stipendio e della pensione è stata introdotta attraverso il DPR 180 del 5/1/1980 e il regolamento DPR 895 del 28/7/1950. Tale normativa ha disciplinato la cessione del quinto dello stipendio come modalità di finanziamento riservandola unicamente a dipendenti della pubblica amministrazione. Successivamente la legge n. 311 del 30/12/2004 ne ha esteso l’utilizzo anche ai dipendenti di aziende private e con la legge n. 80 del 14/5/2005 si è permesso anche ai pensionati pubblici o privati e ai lavoratori a tempo determinato di sottoscrivere questa forma di finanziamento. Questo prodotto si differenzia principalmente per le sue caratteristiche tecniche, a differenza degli altri prodotti presentati, non sono perfettamente riconducibili a strumenti tradizionali quali il mutuo o l’apertura di credito in conto corrente. In questo caso, un lavoratore dipendente ha la possibilità di stipulare un contratto tramite il quale, dietro concessione di un finanziamento, egli si impegna a effettuare il pagamento dello stesso cedendo una parte del proprio stipendio, e, in modo particolare, una quota che non superi il quinto dello stipendio stesso. L’operazione deve essere eseguita con scrittura privata: un ufficiale Giudiziario notifica al datore di lavoro che ogni mese dovrà trattenere un quinto dello stipendio al dipendente e dovrà versarlo all’ente erogatore. Per questa operazione è richiesta necessariamente una polizza contro il rischio di morte e di licenziamento, al fine di tutelare entrambe le parti dalla possibilità di incorrere in una delle due situazioni e di far si che il debitore sia in grado di ripagare il proprio debito anche qualora uno dei due eventi assicurati dovesse sopraggiungere. Il periodo di tempo massimo è pari a 10 anni e dunque a 120 rate, per un importo, lo ricordiamo, mai superiore al quinto dello stipendio. Il prestito contro cessione del quinto dello stipendio appartiene alla categoria del credito non finalizzato quindi la concessione del finanziamento non è diretta all’acquisto di uno specifico bene o una particolare esigenza dichiarata ex ante. Una volta accordato il prestito, l’intermediario si limita ad incassare le rate da parte del cliente senza intromettersi nella decisione dell’uso del finanziamento concesso. Come affermato in precedenza, la cessione del quinto dello stipendio è un prodotto di credito al consumo abbastanza complesso per questo avrà un costo leggermente più alto rispetto agli altri prodotti di credito al consumo. Tuttavia per poter ottenere un funzionamento di questo tipo l’unico requisito è quello di avere un lavoro ovvero una pensione. Gli elevati costi e la burocraticità dell’operazione dovrebbero fungere da disincentivo per le persone con un eccellente profilo di rischio, in quanto esse potrebbero usufruire di finanziamenti alternativi che gli consentirebbero di risparmiare sul costo dell’operazione. La cessione del quinto dello stipendio è invece una soluzione adatta alle persone che mostrano un profilo di rischio non ottimale e che possono concedere in garanzia solo il proprio lavoro. Come detto in precedenza, dal 2005 il finanziamento tramite la cessione del quinto dello stipendio non è più concesso ai soli dipendenti pubblici, ma anche ai privati e ai pensionati. Per quanto riguarda le caratteristiche del soggetto che ricorre a tale finanziamento, esse sono uguali per dipendenti pubblici e privati sia per quanto riguarda l’anzianità di servizio (pari a minimo 3 mesi) sia per quanto riguarda la durata (da un minimo di 24 a un massimo di 120 mesi). La differenza è solo nell’età massima, infatti se per entrambe le categorie di dipendenti l’età minima è la maggiore età, l’età massima è pari a 65 anni per il dipendente privato e a 75 per il dipendente pubblico. Tale limite di età ovviamente non è previsto per i pensionati, i quali possono accedere al finanziamento tramite cessione del quinto della pensione anche dopo i 65 anni. Addirittura alcuni prodotti concedono linee di finanziamento a soggetti che possono arrivare ad avere 95 anni al termine del finanziamento. Anche per i pensionati è obbligatoria la polizza sulla vita quale requisito basilare per l’ottenimento del finanziamento. A differenza di altri prodotti, la cessione del quinto dello stipendio consente l’accesso a linee di finanziamento anche a soggetti ritenuti cattivi pagatori che hanno avuto problemi con il rimborso di finanziamento in passato, in quanto il pagamento della rata in questo caso avviene a monte dell’erogazione dello stipendio, il quale viene pagato al dipendente già al netto del quinto da versare alla banca erogatrice. Analogamente a quanto avviene per le altre tipologie di finanziamenti, il cliente-consumatore ha la possibilità di adempiere anticipatamente, ossia pagare l’intero importo finanziato prima della scadenza del contratto o di recedere dal contratto senza penalità, ottenendo un’equa riduzione del costo complessivo del credito, secondo quanto stabilito dall’art. 125, comma 2 del TUB. Ciò significa che il cliente-consumatore ha, in questi casi, diritto di essere ristorato delle quote di commissioni pagate anticipatamente, in quanto trattenute dall’importo del finanziamento, ma non ancora maturate. È espressamente vietato dalla legge (art. 39 DPR 180/1950) contrarre una nuova cessione del quinto dello stipendio prima che sia decorso un tempo pari ai due quinti dell’intera durata del prestito iniziale, ossia se non sono trascorsi due anni dall’inizio del prestito, se questo era quinquennale, o quattro anni, se era decennale. I costi della cessione del quinto dello stipendio o della pensione Le cessioni del quinto presentano diverse voci di costo: Costi fissi/di istruttoria: costi fissi che possono essere richiesti ai cedenti per far fronte ai costi che è necessario sostenere per istruire le pratiche di cessione del quinto (costi di raccolta ed analisi della documentazione, di valutazione del merito creditizio, costi di notifica e di erogazione) ed i costi di incasso rata; Commissioni: costi che possono essere sostenuti per remunerare la rete commerciale/distributiva e per finanziare l’attività di marketing; Imposta di bollo: sui contratti di cessione del quinto grava un’imposta di bollo pari a 14,62 euro. Inoltre sulle comunicazioni periodiche, in particolare gli estratti conto inviati annualmente, è prevista un’imposta di bollo pari a 1,81 euro; Premi assicurativi: premi che è necessario pagare alle compagnie assicurative per poter beneficiare delle coperture assicurative sul rischio vita e impiego; Altri costi: possono poi essere previsti costi aggiuntivi per ulteriori servizi non standardizzati e che variano per le diverse finanziarie, e che per questa ragione non vengono presi in considerazione in questa sede. Vantaggi e svantaggi del finanziamento tramite cessione del quinto dello stipendio o della pensione La cessione del quinto serba molti vantaggi per coloro che possono accedere a questa forma di prestiti non finalizzati. Per esempio, il fatto di non dover presentare garanzie ulteriori, come capita nel caso di altri prestiti: basta la busta paga e l’essere dipendente con contratto di lavoro stabile. Questa clausola fa si che la cessione del quinto sia un finanziamento ottenibile anche se in precedenza si è stati protestati o insolventi. Anche non doversi preoccupare di andare a versare mensilmente la rata, visto che viene trattenuta automaticamente dallo stipendio o dalla pensione, è un pensiero in meno ed evita di rischiare di essere inseriti nelle liste dei cattivi pagatori, visto che il prelievo delle rate per saldare il prestito è automatico. Particolarmente vantaggioso è anche utilizzare la formula della cessione del quinto, se si hanno altri finanziamenti in corso, per procedere con il consolidamento debiti, e uniformare tutti i prestiti in una sola rata mensile. Inoltre, se si fa parte di alcune categorie di lavoratori di- pendenti, come i dipendenti pubblici, ci sono formule di finanziamenti mediante cessione del quinto pensate su misura, con condizioni di tasso di interesse particolarmente vantaggiose. Lo svantaggio principale della cessione del quinto è che non è una forma di finanziamento disponibile per tutti i lavoratori. Se non si dispone un contratto di lavoro stabile, un’anzianità lavorativa adeguata, se non si è dipendenti pubblici o statali, non si può accedere a un prestito tramite cessione del quinto. Va considerato inoltre che, nel caso di prestiti di importo ridotto o con durate brevi, la cessione del quinto può non essere il prodotto più conveniente e adatto. Mentre non ci sono particolari problemi di erogabilità del finanziamento, la raccolta della documentazione da parte della finanziaria e la preparazione della pratica di cessione richiede più tempo di una pratica di prestito personale. Quindi, rispetto ad un prestito personale, occorre aspettare più tempo per avere la somma erogata. C’è inoltre da considerare che non tutti amano far sapere al proprio datore di lavoro che si è richiesto un finanziamento, e nel caso della cessione del quinto, visto che la detrazione della rata mensile avviene dalla busta paga netta, il datore di lavoro verrà a conoscenza dell’operazione di finanziamento. Pertanto prima di optare per questa forma di finanziamento per poter soddisfare le proprie esigenze, pare opportuno tenere conto di tutti gli aspetti positivi e negativi relativi al credito al consumo e in particolare alla cessione del quinto dello stipendio. Soggetti che presentano una posizione debitoria nei confronti del sistema bancario e finanziario stabile e in bonis, dovrebbero tenere conto soprattutto degli svantaggi derivanti da tale forma di finanziamento, in quanto probabilmente un prestito rateale personale potrebbe essere più vantaggioso ed economico.

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LE CARTE REVOLVING

Scritto il 12.11.2020

La carta revolving viene emessa da un intermediario dopo aver valutato il merito creditizio del prenditore, tale carta consente di finanziare il cliente fino a un ammontare massimo accordato. le carte revolving funzionano diversamente da quelle tradizionali. La principale differenza tra carta di credito tradizionale e carta revolving è data dal fatto che la carta di credito tradizionale offre un servizio di credito gratuito il primo mese, mentre la carta revolving no. Cosa significa? Le carte di credito tradizionali permettono al cliente di rinviare una spesa al mese successivo a costo zero, in quanto sul primo mese non sono addebitate spese di interessi passivi, inoltre la somma utilizzata viene addebitata interamente il mese successivo sul conto del cliente (qualora non vi fosse sufficiente capienza allora inizierebbero a maturare interessi passivi). Le carte revolving invece fanno si che gli interessi passivi inizino a maturare già durante il primo mese, inoltre si ha la possibilità di rateizzare l’importo utilizzato su più periodi. Attraverso queste carte il cliente può anche decidere di versare l’intero importo in una sola volta il mese successivo all’acquisto ma in ogni caso, pagherebbe gli interessi dal momento dell’operazione al momento del pagamento: non esiste quindi quel periodo di franchigia, tipico delle carte di credito bancarie, in cui non sono addebitati interessi. Talvolta, in abbinamento alle carte revolving l’intermediario offre la possibilità di sottoscrivere polizze assicurative di altri prodotti/servizi di tipo bancario. Una carta revolving è come una carta di credito, solo che il saldo di fine mese può essere rimborsato a rate il cui importo può essere deciso dal cliente a partire da una cifra minima che si aggira tra il 5% e il 10% dell’importo dovuto. Ogni rata versata alimenta a sua volta il fido concesso, e mette a disposizione di nuovo denaro da spendere. La rata può essere scelta come importo fisso o come una percentuale sull’importo. Ad esempio, si può attivare una carta revolving e aprire una linea di fido di 2000 euro. Questo prestito sarà rimborsabile ad esempio con rate fisse di 100 euro al mese. Il denaro può essere prelevato un po’ alla volta oppure interamente. In seguito, ogni volta che si effettuerà un pagamento per rimborsare il fido, la carta si ricaricherà e si tornerà ad avere disponibilità finanziaria. In generale, il fido concesso si basa anche sulla credit history del cliente e il limite varia in media da un minimo di circa 1.500 euro a 5.000 euro a seconda delle carte revolving. Le carte revolving si caratterizzano spesso per l’applicazione di un tasso variabile. Le condizioni economiche applicate a questo prodotto dipendono fondamentalmente dall’uso che il cliente decide di farne. Quando sono utilizzate per l’acquisto di uno specifico bene le condizioni sono simili a quelle del rateale classico, quando invece si configurano esclusivamente come un prodotto repeat le condizioni si avvicinano a quelle di apertura di credito rotativa. Nel caso specifico delle carte revolving sicuramente vi saranno da imputare dei costi di tipo commerciale e di apertura della pratica che risultano essere più elevati rispetto a quelli dei prodotti non repeat. Questo è da ricondursi alla configurazione stessa del prestito. Inoltre per quanto riguarda le condizioni economiche, è da ricordare che con le tradizionali carte emesse dal circuito bancario l’intermediario percepisce delle merchant fee (commissioni pagate dal rivenditore del bene), mentre con le carte revolving l’unico ricavo spesso deriva dall’applicazione degli interessi sulla rateizzazione degli importi. A differenza delle carte bancarie che difficilmente permettono di pagare ratealmente, nel caso delle carte revolving, ciò è necessario affinché sia garantita l’economicità dell’operazione. Tuttavia, se la carta revolving può essere usata anche nei circuiti Mastercard e Visa, e quindi non solo negli esercizi convenzionati, allora la banca ovvero l’intermediario finanziario non traggono guadagno solo dal tasso di interesse ma anche dalle merchant fee. A seconda della tipologia di emittente si hanno costi differenti. Abbiamo detto che gli emittenti delle carte revolving possono essere sia le banche generaliste che gli intermediari specializzati. In termini di costi, la banca generalista oltre ad applicare il tasso di interesse per la rateizzazione del pagamento, applica frequentemente anche una commissione annuale, di una tantum. Gli intermediari specializzati che spesso emettono le carte in ottica di fidelizzazione del cliente non possono inserire tale commissione in quanto sarebbe assolutamente in contrasto con le politiche commerciali perseguite. Questa differenza di commissione dà la possibilità alle banche generaliste di imporre dei tassi più contenuti e quindi offrire al cliente un TAN più basso. Tuttavia per poter fare un equo confronto devono essere presi in esame tutti i costi e quindi anche l’incidenza della commissione di ingresso. L’offerta delle carte revolving è più comune tra gli operatori specializzati, e più contenuta tra le banche generaliste. Questa modalità di finanziamento è generalmente offerta dopo che l’intermediario ha valutato l’affidabilità nel tempo del cliente. Generalmente è proposta ai clienti non nuovi e che hanno già intrattenuto rapporti con l’intermediario finanziario che la sta offrendo e che si sono dimostrati affidabili nel rimborso dei finanziamenti passati. Lo spazio di utilizzo è ampio: le carte revolving sono impiegate sia per acquisti presso esercizi convenzionati sia per ottenere anticipi contante. Il fine per cui sono nate le carte revolving è quello di rendere più agevoli gli acquisti di tipo ripetitivo e di basso importo, e hanno il grosso vantaggio di fidelizzare la clientela a un determinato rivenditore. Se le carte, oltre ad essere utilizzate presso gli esercizi aventi il marchio del dealer, possono essere usate anche su circuito internazionale, allora prendono il nome di cobranded card. Ciò amplifica fortemente lo spazio di utilizzo della carta revolving. Infine ulteriore tipologia di carte revolving è quella di tipo affinity card. Queste sono carte di credito non per tutti, in quanto sono indirizzate a specifiche categorie e prevedono specifiche condizioni sia economiche sia di programmi di fidelizzazione. Senza dubbio, la carta revolving ha dalla sua parte la facilità e la comodità d’uso. Per contro, tassi elevati di interesse di solito rendono questa forma di prestito adatta a un uso temporaneo o per importi non elevati Interessanti anche sono le agevolazioni che le diverse banche e finanziarie propongono a chi apre un fido con la revolving: che propone di restituire l’1% di quanto speso per acquisti con la carta revolving, chi offre agevolazioni per l’accesso ad alcuni servizi, come sconti per il no- leggio di auto e così via, che non fa pagare la quota assicurativa annuale. Attenzione però, prima della scelta, confrontare bene: il costo dei diversi servizi proposti dai vari istituti finanziari; il TAN e il TAEG; la quota associativa annua; le commissioni varie; il costo relativo all’invio dei vari estratti conto. Altri pro dei finanziamenti con carte revolving sono: la possibilità di gestirsi la rata, l’avere una riserva di denaro sempre disponibile, la possibilità di ricevere soldi con modalità diverse. Tra i contro ci sono gli interessi decisamente più alti rispetto agli altri tipi di prestito, con un piano di ammortamento predefinito, le spese accessorie a volte anche importanti e gli interessi giornalieri.

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IL RATEALE CLASSICO e CREDIT REVOLVING

Scritto il 06.11.2020

Si tratta di finanziamenti in cui gli attori coinvolti sono: l’istituto erogante, il cliente finale e il convenzionato o dealer. A monte c’è la stipula di una convenzione tra l’istituto erogante e l’azienda che, nella maggior parte dei casi, è rappresentata da concessionarie di automobili, mobilieri e/o mobilifici, ipermercati, etc. Questa convenzione offre la possibilità ai clienti di rateizzare il costo del bene desiderato e la particolarità consiste nel fatto che il denaro non viene erogato al cliente ma direttamente al dealer, il quale, a sua volta, provvederà a consegnare il bene al cliente medesimo. Il cerchio si chiude con la restituzione da parte del cliente dell’importo ricevuto, gravato dagli interessi e dai costi accessori, direttamente all’Istituto erogante. Tale rimborso viene effettuato con comode e costanti rate mensili e può essere fatto mediante rid bancario/postale o bollettini postali. Questo prodotto di credito al consumo è strutturato in modo molto simile al mutuo; tipicamente, a fronte della richiesta del finanziamento, viene erogata una somma che in seguito il finanziato dovrà rimborsare con un certo numero di rate. Le caratteristiche degli importi medi sono diverse a seconda del bene che si decide di acqui- stare, generalmente le durate inferiori si ravvisano negli acquisti di elettrodomestici ed elettronica di consumo, le durate intermedie all’arredamento e le lunghe durate all’acquisto di auto. In genere il rateale classico è caratterizzato dal pagamento di rate calcolate con un tasso fisso. Oltre al tasso di interesse, vi sono altre componenti di costo: le commissioni di istruttoria e di apertura della pratica. Tutte queste voci tendono ad incidere sul TAEG per le somme di finanziamento più contenute. Una particolarità del prestito rateale classico è che, talvolta per renderlo più appetibile, o per spingere i clienti ad acquistare determinati beni, i tassi e le condizioni di utilizzo sono alquanto allettanti, talvolta addirittura si può avere un TAN pari a zero. Bisogna però tenere bene a mente che il reale costo del finanziamento non è dato dal TAN ma dal TAEG. Ciò è possibile in quanto gli interessi del finanziamento sono posti a carico dell’esercente, il quale, pur di vendere il bene offerto, decide di farsi carico di tali costi e aumentare però la mole di acquirenti. Il TAN risulta quindi pari a zero, mentre i costi aggiuntivi presentati in precedenza rimangono a carico del cliente a cui si aggiunge il mancato sconto. Pertanto il TAEG dell’operazione sarà maggiore di zero. Come già detto più volte, il prestito rateale classico fa parte della categoria dei prestiti finalizzati. Tale prodotto consente agli acquirenti di rateizzare la somma da dover pagare per poter divenire proprietari di un bene (pensate ai cellulari, computer, lavatrici, automobili, arredi per la casa). Dalpunto di vista del cliente, è una tipologia di prestito che risponde ai bisogni specifico e definito ex ante la concessione del finanziamento. Spesso al cliente che conclude positivamente un rapporto di finanziamento di questo tipo vengono offerti prodotti repeat, tipicamente carte di credito, che consentono di attivare altre tipologie di rapporti successivi. IL CREDITO REVOLVING Il credito revolving è dato da una somma di denaro messa a disposizione da parte del creditore tramite un conto corrente aperto al nome del cliente oppure tramite l’uso di una plastic card. Il cliente è libero di usare la sua riserva di cassa a sua discrezione e a seconda delle proprie preferenze. Dopo l’utilizzo della linea di credito, quest’ultima deve essere rimborsata in rate generalmente mensili. All’interno della categoria dei prodotti di credito rotativo vi sono due tipologie di strumenti differenti. L’apertura di credito rotativo che si appoggia a un conto corrente detenuto dal cliente e le carte revolving che invece generalmente vivono di vita propria. L’unico intermediario che ha la possibilità di concedere credito revolving è la banca generalista, ciò perché per poter utilizzare tale prodotto è necessario essere titolare di un conto corrente. Questa tipologia di prodotto si posiziona nella categoria di prestito personale e nonostante ciò essa si differenzia dal normale prestito personale rateale in quanto il cliente non ottiene l’immediata disponibilità dell’intera somma accordata per poi procedere al pagamento delle rate periodiche, bensì la banca mette a disposizione del cliente una linea di credito utilizzabile discrezionalmente dal cliente per un determinato periodo di tempo. Dunque l’intermediario non eroga l’intera somma immediatamente al cliente, ma il cliente ha comunque la possibilità di andare in rosso fino all’importo consentito. In merito al costo, questo tipo di finanziamento si posiziona a livello intermedio tra quello dei prestiti finalizzati e quello del prestito personale. La concorrenza tra le banche ha fatto sì che i costi a carico del cliente si siano ridotti nel tempo. Bisogna sottolineare che l’apertura di credito rotativa è sottoscritta da un soggetto che generalmente è già cliente della banca, ciò fa si che alcuni costi, come ad esempio le commissioni di apertura, si riducono o addirittura scompaiono. Può essere corretto affermare che l’apertura di credito rotativo si colloca nel mezzo tra il credito finalizzato e non finalizzato, infatti è molto difficile inquadrare questo prodotto in una o nell’altra categoria. L’apertura di credito rotativa può consistere nell’erogazione di denaro contante, rientrando quindi nel prestito non finalizzato, oppure nel finanziamento di uno specifico acquisto presso un esercizio convenzionato caratterizzatosi quindi come prestito finalizzato. L’apertura di credito può essere agganciata inoltre a una plastic card, ciò consente di ampliare fortemente lo spazio economico di utilizzo.  

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I prestiti finalizzati

Scritto il 28.10.2020

Il prestito finalizzato è una forma di finanziamento concesso da un istituto o società di credito che si ottiene direttamente presso i punti vendita di beni e/o servizi ed è strettamente legata all’acquisto che si effettua. Quando si ricorre ai prestiti finalizzati non si ottiene una somma di denaro dalla banca o dalla finanziaria ma, invece di pagare tutto in contanti al momento dell’acquisto, si paga a rate il prezzo di quello che si vuole acquistare (il denaro prestato dalla finanziaria non viene accreditato al cliente ma alla società che vende il bene/servizio per cui si richiede il finanziamento). Se ad esempio si desidera acquistare una cucina o dei mobili, il mobiliere potrebbe proporre il pagamento rateale: in questo caso dopo aver raccolto tutti i dati necessari (dati anagrafici e situazione reddituale) la finanziaria valuta la concedibilità del prestito e, in caso positivo, con- sente il pagamento del bene a rate. Le caratteristiche principali del prestito finalizzato sono le seguenti: La somma oggetto del finanziamento non è erogata al cliente ma è consegnata direttamente al venditore del bene oggetto del finanziamento; Il cliente, con la somma presa a prestito, può acquistare solo ed esclusivamente il bene dichiarato all’intermediario finanziario (il bene o servizio oggetto dell’acquisto viene specificato nel contratto). Le due principali forme di prestito finalizzato sono: il prestito rateale classico; le carte revolving Il credito finalizzato non necessita dell’apertura di un conto corrente, pertanto in questo mercato non operano solo le banche ma anche gli intermediari finanziari specializzati. Se mettiamo la categoria dei prestiti finalizzati a confronto con quella dei prestiti non finalizzati, possiamo rilevare alcune differenze di fondo. Innanzitutto si nota che i soggetti che operano nello scambio sono diversi. Nel prestito finalizzato vi sono 3 soggetti: l’intermediario finanziario, il dealer o rivenditore e il cliente o finanziato. Nel prestito non finalizzato, invece, vi sono solo due protagonisti, in quanto la banca o l’intermediario finalizzato concede direttamente al finanziato le somme oggetto del prestito. Ulteriore differenza fa riferimento alla tipologia di soggetti erogatori, infatti se nei prestiti finalizzati l’intermediario finalizzato può concedere qualsiasi tipologia di prestito finalizzato, ciò non accade dei prestiti non finalizzati come ad esempio nel caso dello scoperto di conto corrente. Ancora, in merito ai canali distributivi, se nel caso del prestito non finalizzato il canale è di tipo diretto in quanto è il finanziato ad incassare direttamente le somme, nel caso dei prestiti finalizzati i canali distributivi sono gli esercenti, ossia gli stessi venditori di beni e servizi per acquistare i quali i clienti potrebbero necessitare di un finanziamento. Le finanziarie si fanno quindi concorrenza per accaparrarsi gli esercenti in grado di veicolare i flussi di credito maggiore, e possibilmente di buona qualità. Gli esercenti dal canto loro tendono a convenzionarsi con più finanziarie, privilegiando solita- mente quelle che offrono le commissioni più elevate e/o che presentano maglie più larghe nella concessione del credito (la mancata concessione del credito è per l’esercente un doppio problema: può portarlo a rinunciare non solo alla commissione riconosciuta in caso di erogazione del credito, ma anche alla vendita del bene o servizio, e quindi al relativo margine). In generale gli esercenti che veicolano i maggiori flussi di prestiti finalizzati sono quelli che vendono beni o servizi di importo abbastanza elevato ma di acquisto abbastanza frequente: mobilifici, concessionari di auto, venditori di elettrodomestici (frigoriferi, forni, ecc.), di apparecchiature informatiche/elettroniche (computer, smartphone, tablet, ecc.). In merito alla finalità dell’utilizzo delle somme, nel caso del prestito finalizzato, il finanziato ha l’obbligo di utilizzare la somma per acquistare quel determinato bene, tanto che solitamente il soggetto finanziato non vede nemmeno il passaggio di denaro, in quanto l’intermediario finanziario paga direttamente il venditore del bene. Ciò non accade nel prestito non finalizzato in cui invece il finanziato ha la massima libertà di scelta su dove spendere il denaro ricevuto. Infine, con riferimento ai costi, generalmente i prestiti finalizzati presentano costi più contenuti, e talvolta addirittura sono a tasso zero e sono sostenuti dai venditori o dalle case produttrici dei beni. Inoltre, in linea generale non vengono chieste garanzie di sorta ai consumatori che vogliano ottenere un prestito finalizzato. Ciò risulta necessario anche per coerenza con il processo di acquisto del bene: l’istruzione del prestito e la valutazione del merito creditizio/delibera del prestito deve essere veloce. Per i prestiti non finalizzati solitamente è richiesta la stipulazione di una polizza. Le assicurazioni sui prestiti più comuni sono anche chiamate CPI (Credit protection insurance), e sempre quando si stipula una polizza assicurativa su prestito si deve tener conto che il costo dell’assicurazione incide sul costo del prestito stesso.     I vantaggi del prestito finalizzato sono legati essenzialmente alla semplicità e rapidità della pratica. Questa viene svolta direttamente nel punto vendita e ha tempi di risposta davvero rapidi, soprattutto nel caso di importi modesti. Anche i tassi di interesse applicati sono generalmente abbastanza convenienti per arrivare, in alcuni casi, alle promozioni a tasso zero. Nella valutazione se ricorrere a un prestito finalizzato o un prestito non finalizzato bisognerà però tenere conto di alcuni inconvenienti:   Limitazione di scopo: il primo difetto è nella natura stessa del prodotto: il prestito finalizzato serve esclusivamente all’acquisto di un determinato bene. Non si potrà quindi fare il ragionamento «mi faccio dare 15.000€ di cui 10.000€ li utilizzo per l’arredamento nuovo e gli altri per ristrutturare il bagno»   Limitazione di scelta: utilizzare un prestito finalizzato può limitare fortemente le possibilità di scelta. Questo accade ad esempio quando si acquista un modello di auto piuttosto che un altro perché la scelta è influenzata dal finanziamento proposto dal concessionario. Oppure quando si deve decidere se acquistare un’auto nuova o usata: quest’ultima pur rappresentando spesso la soluzione più conveniente non viene scelta perché più difficilmente viene finanziata   Costi occulti: il prestito finalizzato, sopratutto se a tasso zero ha quasi sempre un costo oc- culto rappresentato dal mancato sconto praticato dal venditore che si copre così, almeno in parte, il costo della promozione. È prassi comune che acquistando un’automobile il concessionario pratichi uno sconto del 5-10% sul listino. Questo solitamente non avviene in caso di promozioni a tasso zero o agevolato   Incertezza sull’approvazione: il prestito finalizzato rientra nella categoria dei prestiti fiduciari ed è quindi soggetto a procedura di valutazione dell’affidabilità finanziaria e del grado di indebitamento del richiedente. Questo può comportare il rifiuto del finanziamento oppure la richiesta di garanzia aggiuntive (tipicamente la firma di familiari).  

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IL PRESTITO PERSONALE

Scritto il 21.10.2020

Si definiscono prestiti personali i prestiti non finalizzati. Ciò significa che il soggetto finanziato ha la possibilità di richiedere una linea di credito senza fornire troppe spiegazioni all’intermediario. A seconda della tipologia di prodotto personale, l’erogatore potrà essere o solo la banca generalista, come nel caso dello scoperto di conto corrente, ovvero sia la banca generalista che l’intermediario finanziario specializzato, come nel caso dell’apertura di credito rotativa e del prestito personale rateale. Ulteriore prodotto che può essere fatto rientrare nella categoria dei prestiti personali è la cessione del quinto dello stipendio, il quale tuttavia segue delle regole ben precise che lo differenziano dagli altri prodotti, e per tale ragione sarà trattato in separata sede con un intervento specifico. Anche il credito revolving merita un approfondimento a sé stante, in modo da metterlo a paragone con le carte revolving, particolare strumento che si sta diffondendo molto velocemente tra le famiglie italiane. Pertanto in questa parte verranno trattati nel dettaglio il prestito personale rateale e lo scoperto di conto corrente. Prima di proseguire, pare opportuno precisare che una caratteristica comune a tutti gli strumenti di prestito personale è quella relativa al rapporto diretto tra richiedente e intermediario che concede il finanziamento. La somma erogata infatti è concessa direttamente al finanziato. Inoltre è da tener presente anche che generalmente in questo caso, a differenza dei prestiti finalizzati, il costo complessivo dell’operazione può essere più elevato in quanto talvolta gli intermediari finanziari richiedono delle garanzie (e pertanto la stipulazione di una polizza o una fidejussione) che garantisca la linea di finanziamento. IL PRESTITO PERSONALE RATEALE Attraverso la sottoscrizione di un prestito personale rateale la banca o l’intermediario specializzato erogano una somma al cliente, la quale deve essere restituita entro un orizzonte temporale compreso tra 24 e 36 mesi. Nel caso in cui sia erogato da una banca, il cliente dispone già di un conto corrente e qualora non ne disponga, viene invitato ad aprirne uno nuovo. La somma erogata è depositata sul conto corrente del cliente, venendosi così a creare una posi- zione a debito e una posizione a credito di pari importo. Sulla prima matureranno interessi passivi per il cliente, sulla seconda interessi attivi. In questo modo la banca non perde subito tutta la liquidità erogata. Questo sistema permette alle banche di applicare generalmente tassi di interesse più bassi rispetto a quelli applicati dagli intermediari specializzati in credito al consumo. Le rate di rimborso sono generalmente mensili e il tasso è solitamente un tasso fisso. Come facilmente comprensibile la forma tecnica di questa modalità di credito è molto simile a quella del mutuo. A volte sono richieste a copertura del credito delle garanzie personali che possono consistere nel rilascio di effetti oppure nell’acquisizione della firma di un terzo coobbligato o fideiussore. Nel caso in cui il prestito rateale personale sia erogato da un intermediario specializzato, allora si presenta una situazione diversa. L’operatore eroga totalmente la liquidità al cliente finanziato, e non può avere, a differenza delle banche, la possibilità di lucrare sulla differenza dei tassi: nel caso dell’operatore specializzato l’operazione di finanziamento è l’unica attività esercitabile e non una modalità attraverso la quale riuscire a collocare presso il finanziato anche altri prodotti. Il costo medio dei prestiti personali rateali (TEG) è rilevato trimestralmente da BI al fine di stabilire la soglia massima ai sensi della legge sull’usura. Il prestito personale ha l’obiettivo di soddisfare un bisogno non finalizzato e cioè il cliente che richiede la somma finanziata non è tenuto a dare motivazione all’erogante. Ciò significa che non vi deve sottostare il bene acquistato con il finanziamento. Il cliente ha la possibilità di spendere a proprio piacimento il denaro e può usarlo per acquistare un singolo bene o per acquistarne diversi su un orizzonte temporale più esteso. La banca generalista o l’operatore specializzato una volta acconsentito alla pratica di concessione del prestito rilascia al cliente la somma oggetto del contratto. Il cliente si impegna a restituirla seguendo quanto stabilito nel contratto di finanziamento (orizzonte temporale e ammontare delle rate).  

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CARATTERISTICHE DEL CREDITO AL CONSUMO

Scritto il 14.10.2020

Sul mercato esistono diversi prodotti di credito al consumo, i quali possono contraddistinguersi in base alle loro caratteristiche. Le principali tre macrocategorie sono rappresentate dalle: caratteristiche tecniche, economiche e legate allo spazio economico di utilizzo. Tuttavia, prima di entrare nel dettaglio di ciascuno strumento, è bene precisare che vi sono alcuni aspetti comuni. In merito al tema delle caratteristiche tecniche, è importante ricordare che nella maggior parte dei casi i prodotti di credito al consumo non fanno altro che replicare le caratteristiche di strumenti creditizi. In particolare, alcuni di questi prodotti mostrano una configurazione tecnica simile a quella del mutuo, infatti è prevista, in taluni casi, l’erogazione dell’intera somma accordata da parte dell’intermediario finanziario e un progressivo rimborso a rate da parte del finanziato. Altri prodotti di credito al consumo invece tendono a replicare, come costruzione tecnica, le caratteristiche dell’apertura di credito in conto corrente. In questo caso si definisce una soglia massima di utilizzo in termini di disponibilità finanziarie accordate dall’intermediario. In questo caso, a differenza del mutuo, la somma non viene erogata complessivamente all’inizio dell’operazione ma è il cliente che decide quando e in che quantità utilizzarla. In merito al secondo aspetto (conseguenze economiche) oltre a comprendere il significato dei tassi di interesse applicati all’operazione in particolare il TAN, TAEG e TEG, è importante anche distinguere le condizioni economiche secondo il tipo di offerente. Le due categorie di intermediari finanziari che possono erogare prodotti di credito al consumo sono: le banche generaliste e gli operatori specializzati. Le prime svolgono anche le attività tradizionali di raccolta e prestiti proprie delle banche commerciali; gli operatori specializzati offrono unicamente prodotti di credito al consumo. Infine, quando si affronta il tema dello spazio economico di utilizzo, è importante ricordare che il credito al consumo può essere di due tipi: finalizzato e non finalizzato. Il credito finalizzato è una forma di finanziamento sottoscritta al fine di acquistare un determinato bene o servizio venduto da un terzo soggetto, noto come convenzionato o dealer. In questo tipo di finanziamento, la somma erogata dallo specialista o dalla banca è versata direttamente al rivenditore. Il credito non finalizzato è invece rappresentato da una serie di finanziamenti senza alcun vincolo di destinazione. Il finanziato ottiene la somma richiesta senza dover dichiarare a priori quale sarà la destinazione d’uso dell’ammontare ottenuto in finanziamento. I prodotti di credito al consumo possono dunque essere catalogati a seconda delle proprie caratteristiche tra prodotti che possono essere erogati solo dalle banche generaliste, e cioè quei prodotti che richiedono che vi sia l’apertura di un conto corrente per poter essere utilizzati, come nel caso dello scoperto di conto e del credito revolving. Ulteriore classificazione è quella riferita allo spazio economico di utilizzo e quindi tra prestito finalizzato oppure no. I prodotti di credito al consumo sono: il prestito rateale personale, il rateale classico, lo scoperto di conto, il credito revolving e la cessione del quinto di stipendio. Tutti questi prodotti presentano caratteristiche differenti e permettono di perseguire obiettivi diversi. Ciò che può essere interessante osservare è che il costo effettivo globale TEG varia a seconda degli importi richiesti. Tanto più sarà alto l’importo, tanto più il TEG risulterà contenuto, ciò dovuto al fatto che vi sono alcune spese fisse che riducono il proprio impatto mano a mano che il livello di capitale aumenta.

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Il Credito

Scritto il 28.09.2020

Con il termine credito si fa riferimento all’erogazione di credito da parte di un soggetto autorizzato, a favore di una persona fisica (consumatore) per l’acquisto di determinati beni o servizi, oppure per far fronte ad altre esigenze di natura personale. La disciplina legislativa di tale tipologia negoziale si rinviene nel Testo Unico Bancario e nel codice del consumo. Tali disposizioni sono state riviste tramite il Decreto legislativo 141/2010 in occasione del recepimento in Italia della direttiva comunitaria in materia di credito ai consumatori. L’art 121 del TUB fornisce alcune importanti chiavi terminologiche che consentono di definire il credito al consumo. L’articolo permette di dare una definizione di credito al consumo come la concessione di credito sotto forma di dilazione di pagamento, finanziamento o di altra analoga facilitazione finanziaria a favore di una persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale e commerciale. Agli intermediari bancari e finanziari è stato richiesto di tenere un comportamento responsabile nei confronti dei consumatori, che deve essere contraddistinto dalla massima trasparenza e correttezza. Gli interventi previsti sono diretti a semplificare la documentazione a disposizione della clientela e favorire la comparabilità e trasparenza delle informazioni, richiedendo agli Istituti di credito schemi standard di facile lettura e comprensione. Per tale ragione, la Banca d’Italia ha intravisto la necessità di assicurare ai consumatori una migliore conoscenza e comprensione delle caratteristiche contrattuali dei prodotti offerti. Alla luce di ciò, la normativa europea prevede che vi sia un’informativa precontrattuale con il documento Informazioni europee di base sul credito al consumo, delle disposizioni inerenti la composizione e il calcolo del TAEG e negli annunci pubblicitari deve essere indicato l’ammontare complessivo del credito, il Taeg (ovvero il costo globale del finanziamento espresso in forma percentuale), l’esistenza di eventuali servizi accessori necessari per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni pubblicizzate, la durata del contratto e l’importo totale dovuto dal consumatore, nonché l’ammontare delle singole rate. Viene poi definito un nuovo concetto del merito creditizio. Prima della conclusione del contratto, il soggetto finanziatore deve valutare il merito creditizio del consumatore, facendo riferimento alle informazioni fornite dal consumatore stesso o acquisite tramite la Centrale rischi della Banca d’Italia ed i Sistemi d’informazioni creditizie. Le nuove disposizioni prevedono, a tal proposito, specifiche tutele a favore del consumatore. Prima di tutto, il cliente deve sapere se il credito è rifiutato in conseguenza di una notizia negativa rinvenuta in una banca dati e deve, in tale direzione, essere messo a conoscenza dei dati consultati; inoltre, il finanziatore deve dare informazioni al consumatore prima di inviare segnalazioni negative, spiegando anche le possibili conseguenze della segnalazione. In merito alle caratteristiche del contratto e alle possibili modifiche, le variazioni delle condizioni contrattuali devono essere sostenute da un giustificato motivo. Nei contratti con durata predeterminata, non sono in ogni caso modificabili il tasso di interesse e le spese incluse nel Taeg. È prevista poi l’estensione del diritto di recesso, di 14 giorni, a tutti i casi di sottoscrizione; la possibilità di ottenere l’annullamento del contratto di finanziamento quando il venditore del bene o servizio del contratto di acquisto collegato si rende gravemente inadempiente e la sua inadempienza continua anche dopo un sollecito formale (messa in mora). La quota del credito al consumo sul totale degli impieghi alle famiglie consumatrici è calcolata come rapporto percentuale tra il credito concesso alle persone fisiche considerate in qualità di consumatori e gli impieghi vivi, cioè lo stock dei finanziamenti concessi dalle banche a soggetti non bancari, calcolati al netto delle sofferenze. Con riferimento alla quota di credito al consumo, il valore dell’indicatore è nettamente superiore nelle regioni del mezzogiorno rispetto a quelle del centro nord: la media della ripartizione è pari a 20,6 nel primo caso mentre scende a 9,3 nel secondo. Tale risultato è riconducibile a due fattori: da un lato appare evidente che l’erosione del reddito delle famiglie del mezzogiorno, in atto da alcuni anni, ha accentuato il fenomeno del finanziamento dei consumi col ricorso al credito bancario; dall’altro un valore degli impieghi nel sud e nelle isole nettamente più contenuto rispetto alle regioni centrali e settentrionali segnala che alle famiglie del mezzogiorno vengono in effetti concessi finanziamenti per destinazioni diverse dal consumo in misura inferiore rispetto al resto d’Italia. La quota del credito al consumo sul totale degli impieghi alle famiglie consumatrici fornisce informazioni sulla rilevanza dei finanziamenti concessi per spese a titolo di consumo rispetto al totale dei finanziamenti concessi dalle banche.

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LE CONSEGUENZE ECONOMICHE DEL MUTUO

Scritto il 06.08.2020

Il prenditore di fondi è chiamato, tenendo conto delle caratteristiche tecniche illustrate, a individuare fra le varie alternative confrontabili quella più adatta alle sue esigenze. Si tratta in particolare di fare valutazioni in tema di ammontare del finanziamento, garanzie richieste, flessibilità dell’operazione. Particolare rilievo è naturalmente assunto da due profili: quello di costo e quello di rischio. Sotto il profilo dei costi è evidente come l’utilizzatore punti alla minimizzazione di questo elemento. La componente di costo più caratteristica di un finanziamento è sicuramente data, come si è detto, dal tasso di interesse. Si tenga però conto che il tasso di interesse è solo una piccola parte del costo del finanziamento. Infatti, ulteriori costi che devono essere presi in esame sono quelli relativi al costo di istruttoria cioè al prezzo che la banca chiede per effettuare l’operazione e che rappresenta la remunerazione per la banca per il tempo impiegato e le risorse utilizzate per la messa a punto del finanziamento; ma anche il costo della perizia di stima da considerare quando il mutuo riguarda il finanziamento di un immobile. La banca ingaggia un perito che ha il compito di valutare l’effettivo valore del bene, vi è poi il costo relativo agli oneri accessori che può essere relativo ad esempio alla stipula di una polizza assicurativa sul bene dato in garanzia o sulla persona contraente del mutuo. Infine vi possono essere le spese notarili che fanno riferimento al pagamento degli atti per la stipulazione del contratto e per la cancellazione dell’ipoteca al momento di estinzione del mutuo. TUTTI QUESTI COSTI AGGIUNTIVI POSSONO CONDURRE A UN TASSO EFFETTIVO DIVERSO DA QUELLO NOMINALE. Tale considerazione è da tenere bene a mente, in quanto generalmente ci si sofferma sulla valutazione del tasso annuale nominale, il quale però incorpora solo il tasso di interesse che la banca ci propone, senza tener conto di tutte le spese accessorie che possono derivare dalla stipulazione di un contratto di mutuo. Al fine di considerare anche tutte queste spese è fondamentale considerare anche il TAEG, in quanto esso non solo considera il tasso di interesse ma incorpora anche l’impatto che tutti i costi relativi al notaio piuttosto che alla perizia o ai costi accessori hanno sul costo effettivo del mutuo per il cliente. La previsione di un determinato tasso di interesse riveste per il prenditore di fondi un ruolo di rilievo non solo sotto il profilo del costo, ma anche con riguardo al profilo del rischio. Questo perché la scelta fra tasso fisso e tasso variabile non è per lui senza conseguenze. La stipula del contratto a tasso fisso lo espone al rischio che le condizioni di mercato portino a un ribasso del tasso e quindi il prenditore di fondi non riuscirà a beneficiare di tale riduzione, viceversa la stipula di un tasso variabile, potrebbe esporre il soggetto finanziato a un rialzo dei tassi con un conseguente aumento della rata. Mentre il rischio legato al cambio lo si riscontra solo ed esclusivamente qualora si decida di stipulare il contratto di mutuo per un finanziamento che presenta una valuta diversa rispetto a nostra. Facendo un semplice esempio, consideriamo una coppia di giovani che voglia acquistare casa e per tale ragione necessita di un finanziamento. Il valore della casa è di 100.000 euro, il finanziamento richiesto è pari all’80% e quindi pari a 80.000 euro da rimborsare in 20 anni a tasso fisso. Inoltre, vi viene richiesto di indicare anche l’età di chi richiede il finanziamento e la tipologia di lavoro, quindi se a tempo determinato o indeterminato. Qui per comodità si è scelto un’età di un giovane che si presuppone voglia acquistare la prima casa e un lavoro a tempo indeterminato in quanto generalmente risulta difficile ottenere un finanziamento a 20-30 anni se il lavoro è a tempo determinato. Mutui online ci permette di mettere a paragone le diverse offerte delle banche che operano sul mercato dei mutui. Se dovessimo scegliere il finanziamento in base all’importo della rata sceglieremmo il finanziamento di BNL, in quanto la rata è più bassa... ma se entriamo nel dettaglio, notiamo che il TAEG di BNL è pari a 5,48% rispetto a un TAN del 5,15%, tale differenza è data dai costi relativi all’istruttoria e alla perizia. Se teniamo in considerazione tutte le spese aggiuntive che non impattano sul TAN, ma impattano sul TAEG, notiamo che la banca a concedere la linea di finanziamento più conveniente è Cariparma, la quale ha si una rata più alta sia di BNL che di INTESA SAN PAOLO, ha anche spese di istruttoria e di perizia anche più alte delle altre due condizioni, un TAN più alto che negli altri casi... ma per i primi 2 anni ci permette di pagare ad un tasso fisso del 2,50. Tale promozione impatta moltissimo sul TAEG, che rappresenta l’indicatore sintetico più importante da considerare in quanto non fa riferimento ai soli interessi che bisogna pagare alla banca ma anche di tutte le spese accessorie richieste per poter contrarre il finanziamento. Anche per la banca l’operazione di mutuo può riservare alcuni rischi. Il finanziatore deve tenere in considerazione, come il debitore, due aspetti importanti che sono quelli relativi al profilo dei costi e quella relativa al profilo di rischio In merito ai costi, certamente devono essere considerati i costi di gestione relativi alle pratiche di istruttoria e il tasso attivo che riconosce a chi a sua volta finanzia la banca al fine di finanziare il soggetto che ha richiesto il mutuo. Ciò è ovviamente il processo di trasformazione delle scadenze, la banca si finanzia sul mercato raccogliendo capitali tra i risparmiatori al fine poi di finanziare soggetti che necessitano di capitale a medio lungo termine. In merito al profilo di rischio, i due principali rischi da tenere in considerazione sono quelli di interesse e di credito. In merito al tasso di interesse si presenta la situazione contraria a quella esposta per il prenditore dei fondi, e cioè, a seconda che il mutuo sia concesso a tasso variabile o a tasso fisso, la banca dovrà far fronte a dei rischi di variazione dei tassi di mercato che la porteranno a incassare meno interesse qualora si sia in presenza di tasso variabile e i tassi di mercati sono in calo e a subire un costo opportunità qualora si sia in presenza di tasso fisso e i tassi di mercato aumentano. Con riferimento al rischio di credito, la banca deve valutare in modo adeguato il merito creditizio del cliente, al fine di definire in modo adeguato il livello di tasso da applicare e l’ammontare di accantonamenti da effettuare per far fronte alle possibili perdite derivanti da un’insolvenza del soggetto finanziato. Al fine di ridurre la propria esposizione a tale rischio di credito la banca può richiedere delle garanzie al cliente che possono essere di tipo personale, quando un garante affianca il finanziato ovvero di tipo reale se si ha invece una garanzia data dal valore del bene stesso. Generalmente comunque, i mutui richiesti per l’acquisto di un immobile sono mutui di tipo ipotecario e cioè la banca richiede come garanzia l’immobile stesso per cui si sta erogando il finanziamento. Il livello di rischio di credito che la banca si assume viene misurato nella fase ex ante l’eroga- zione del mutuo, la cosiddetta fase istruttoria, la fase in cui la banca ha la necessità di raccoglie- re tutte le informazioni sul cliente, da quelle anagrafiche a quelle di tipo mandamentale, cioè quelle relative ai rapporti che il cliente ha con la banca e con gli altri istituti di credito. Infatti solo se il cliente risulta avere buoni rapporti con il sistema bancario e avere una condizione pregressa positiva in merito a prestiti passati, riuscirà ad accedere al finanziamento. Lo spazio economico di utilizzo del mutuo Abbiamo visto che l’operazione di mutuo può essere composta con caratteristiche molto diverse. È evidente come all’interno di tale soluzione il soggetto finanziato dovrà ricercare la combinazione che egli ritiene soddisfare al meglio le esigenze. Con riferimento ai tassi di interesse, se è vero che il tasso variabile permette di beneficiare di un andamento favorevole dei tassi, è anche vero che una variazione dei tassi in aumento potrebbe portare a una crescita troppo onerosa della rata, e mettere quindi a rischio il rimborso del capitale, ciò deve essere tenuto in considerazione soprattutto da quei soggetti che hanno entrate costanti nel tempo e potrebbero preferire una rata costante e sicura così da programmare le proprie spese. Con riguardo al profilo della durata si deve infatti tenere conto che maggiore risulta essere il periodo di ammortamento tanto più elevato sarà il carico degli interessi da pagare. Sul fronte opposto, occorre considerare che una durata molto contenuta richiede il pagamento di rate più elevate e quindi un’adeguata capacità finanziaria di servizio del debito da parte del prenditore. È quindi evidente come la scelta da parte del soggetto finanziato della durata del mutuo richieda una preventiva verifica delle proprie capacità di rimborso, al fine di ottenere dall’istituto di credito la soluzione più adeguata alle proprie esigenze. Nel caso delle imprese, occorre precisare che il ventaglio dell’offerta è spesso articolato e si tratta quindi di effettuare confronti con soluzioni di finanziamento alternative. Tra queste vi è ad esempio il leasing. Infine, come si è anticipato quando si è parlato dei rischi che la banca si assume, chi richiede un mutuo deve dimostrare alla banca di essere in grado di poter restituire la somma ottenuta in prestito. Oltre ai requisiti legali minimi di cittadinanza ed età la banca valuta quindi tramite la cosiddetta istruttoria il richiedente, la sua capacità di credito e il bene immobile su cui si iscriverà l’ipoteca. Come criterio indicativo, per le banche la rata mensile non dovrebbe essere superiore ad un terzo del reddito familiare netto mensile del richiedente, ma la valutazione può cambiare a seconda del reddito e della banca. I dati e le richieste contenuti nella domanda consentono alla banca di esprimere un primo parere di fattibilità sull’operazione di mutuo. La concedibilità o meno (fattibilità dell’operazione) della somma richiesta dipende in generale dal concorso di più elementi. Essi sono: il reddito netto del richiedente e dei suoi familiari (nucleo familiare) desunto dalla dichiarazione dei redditi; il valore dell’immobile oggetto del finanziamento; la presenza di garanzie supplementari prestate da terzi (fideiussione, pegno). Dall’esame dei dati sopra elencati la banca è in grado di esprimere un proprio parere di fattibilità che, se positivo, dà l’avvio alla fase successiva consistente nella richiesta della documentazione. Uno dei principali elementi utilizzati dalla banca per determinare l’importo del mutuo è il cosiddetto rapporto rata/reddito: la rata del mutuo, calcolata ai valori del momento, non dovrebbe indicativamente superare il 30-35 % del reddito netto mensile complessivo dei richiedenti.    

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GLI ASPETTI TECNICI DEL MUTUO II° parte

Scritto il 29.07.2020

  In merito agli aspetti tecnici del mutuo, si possono evidenziare 4 aspetti molto importanti che sono stati introdotti o rinnovati dalla legge n. 40 del 2 aprile 2007. Essi sono: l’estinzione anticipata del mutuo; la portabilità; la rinegoziazione; il pre-finanziamento. In merito all’estinzione anticipata del mutuo, il cliente può rimborsare il finanziamento ricevuto prima della scadenza contrattuale, in misura sia totale che parziale (estinzione anticipata). Per i contratti di mutuo stipulati a decorrere dal 2 febbraio 2007, per l’estinzione anticipata il debitore non deve più pagare penali, cioè non deve più pagare una somma di denaro aggiuntiva rispetto al capitale che si intende restituire. Inoltre, esiste il divieto di inserire nel contratto di mutuo clausole che pongono a carico del debitore una qualsiasi prestazione a favore della banca, e, qualora previste, tali clausole devono sempre considerarsi nulle. Per i mutui sottoscritti prima del 2 febbraio 2007, e quindi in essere a tale data, le penali di estinzione già previste contrattualmente sono ridotte; la misura della riduzione è stabilita da un accordo tra l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e le organizzazioni dei consumatori, siglato il 2 maggio 2007. Con riferimento alla portabilità, l’articolo 1202 del codice civile definisce la surrogazione come la possibilità del debitore di sostituire il creditore iniziale (ad esempio il mutuante), senza necessità di consenso di quest’ultimo, previo il pagamento del debito. Con riferimento ai mutui bancari, la surrogazione realizza la cosiddetta portabilità del mutuo, ossia permette al debitore di sostituire la banca che ha erogato inizialmente il mutuo con una nuova banca, che ad esempio propone condizioni migliori, mantenendo viva l’ipoteca originariamente costituita. Nel caso in cui si decida di trasferire il mutuo ad altro intermediario non è quindi più necessaria la cancellazione della vecchia garanzia e l’attivazione di una nuova, con riduzione di formalità e soprattutto di costi notarili. La banca che subentra provvederà a pagare il debito che residua e si sostituirà a quella precedente. Il debitore rimborserà il mutuo alle nuove condizioni concordate. Le recenti disposizioni normative rendono il ricorso a tale facoltà più agevole. É infatti prevista la nullità delle clausole contrattuali che ne impediscono ovvero ne rendono oneroso l’esercizio per il cliente. Il termine rinegoziazione è usualmente utilizzato con riferimento a quell’operazione mediante la quale le parti ridiscutono il contenuto dei patti cui si sono vincolati in precedenza. Realizzare questo tipo di attività quando si ha quale controparte contrattuale una banca non è un’eventualità irrealizzabile ed impossibile, bensì una concreta opportunità che può essere agevolmente sfruttata dalla parte che ne ha maggiore interesse. L’equilibrio, infatti, che si è raggiunto stipulando un contratto di mutuo in un determinato tempo e con determinati requisiti può essere modificato in ambito economico-finanziario dalle continue modificazioni delle condizioni di mercato che essendo, appunto, variabili, possono sbilanciare gli interessi e le utilità che ciascuna parte ha inteso preservare. La rinegoziazione del mutuo, tuttavia, non è stata disciplinata dalla legge del 2 aprile 2007 n. 40, bensì dalla legge Finanziaria del 2008 la quale fa salva la possibilità del creditore e del debitore di pattuire la variazione, senza spese, delle condizioni del contratto di mutuo in essere, mediante scrittura privata anche non autenticata. Ciò significa che non è necessario l’intervento di un notaio per l’autenticità alla mutazione delle condizioni contrattuali, ma è sufficiente l’incontro della volontà della banca e di quella del mutuatario espresso in un documento che deve essere sottoscritto da entrambi. Inoltre la stessa precisa che la rinegoziazione del mutuo deve avvenire senza spese per il mutuatario e senza privare quest’ultimo delle eventuali agevolazioni fiscali. Nella prassi può accadere che il contratto di mutuo, contratto che regolamenta le modalità di rimborso ma anche quelle di erogazione del prestito, preveda l’erogazione differita del mutuo. Il mutuo quindi verrà erogato non contestualmente ma solo dopo che sarà decorso il tempo necessario - undici giorni – affinché l’ipoteca sia definitivamente consolidata. Questa modalità di erogazione può portare a problemi per il mutuatario, soprattutto nell’ipotesi in cui questi debba impiegare la somma di denaro erogata dalla banca proprio per acquistare l’immobile sul quale deve essere iscritta l’ipoteca. Tuttavia, nella prassi può accadere che la banca conceda al cliente il prefinanziamento. Esso è in pratica una specie di scoperto in conto corrente bancario. Ciò consente al mutuatario di avere a disposizione la somma richiesta immediatamente, così da poter effettuare l’investimento subito. Il prefinanziamento andrà quindi a coprire il periodo che va dalla firma del con- tratto di mutuo fino all’effettiva erogazione dello stesso, momento in cui il prefinanziamento verrà estinto. Naturalmente l’istituto di credito non concede detto strumento finanziario gratuitamente, sulla somma anticipata mediante prefinanziamento dovranno essere pagati gli interessi passivi, che in genere sono di poco superiori a quelli convenuti per il mutuo. Di fatto il costo del prefinanziamento, pur con un tasso d’interesse maggiore, comporta per il mutuatario l’esborso di una somma più contenuta rispetto alla normale rata del mutuo, questo perché dovrà rimborsare solo gli interessi e non anche una quota di capitale (come invece accade nella rata di rimborso del mutuo) e perciò il costo del prefinanziamento non andrà a influire negativamente nei conti economici del mutuatario.    

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Gli aspetti tecnici del mutuo

Scritto il 23.07.2020

Il piano di ammortamento Come qualsiasi finanziamento, anche per il mutuo è previsto un piano di ammortamento, il quale non deve essere confuso con l’ammortamento dei beni durevoli. Se nel caso dei beni si fa riferimento al valore del bene spalmato su tutta la sua vita economica utile, nel caso del mutuo si parla di piano di ammortamento quando si fa riferimento al piano di restituzione del capitale. Generalmente, è lasciata libertà ai debitori su come effettuare il rimborso del finanziamento ottenuto dalla banca. I debitori possono decidere la durata, la periodicità delle rate pagate e la forma delle rate, cioè se rate costanti o decrescenti nel tempo. Quest’ultimo aspetto dipende proprio dal tipo di piano di ammortamento per cui si opta. Nel caso di rate decrescenti, si è in presenza di un ammortamento italiano. Ciò significa che decidiamo di pagare rate via via più basse e ciò è reso possibile dalla modalità di costruzione della rata. Per rendere la rata decrescente si opta per una quota capitale costante, cioè fissa nel tempo e poi si hanno invece interessi decrescenti, in quanto come già detto gli interessi vengono calcolati sul livello di capitale residuo che per definizione decresce nel tempo. Altra possibilità di scelta è rappresentata dall’ammortamento alla francese, in cui invece la rata rimane costante nel tempo. Per far ciò quindi a variare sono sia le quote capitale che le quote interessi. Infatti definito il livello della rata, questa si comporrà in parte da interessi e in parte da capitale. Per definizione, inizialmente il debitore pagherà più interessi rispetto al capitale in quanto il capitale residuo all’inizio è molto elevato. Solo successivamente, quando il capitale residuo si sarà ridotto abbastanza si inizierà una quota di capitale più alta e una quota interessi più contenuta. Un esempio permetterà di chiarire meglio le idee. In questo caso, il cliente ha stipulato un contratto di mutuo di importo pari a 50.000 euro, da rimborsare in 10 rate semestrali, con un tasso semestrale del 3%. Come detto in precedenza, nell’ammortamento italiano ciò che resta costante è la quota capitale da rimborsare. Pertanto per calcolare la quota capitale basta dividere il capitale richiesto per il numero di rate in cui deve essere rimborsato. Si ottiene così facilmente la quota capitale pari a 5.000 euro. Pertanto è facile anche calcolare l’andamento del capitale residuo. Ogni semestre il capitale residuo si ridurrà di 5.000 euro fino ad essere totalmente estinto. La quota interessi al tempo t viene calcolata sul capitale residuo al tempo t-1. Pertanto  alla scadenza del primo semestre, l’interesse del 3 per cento sarà calcolato sul capitale inizialmente ottenuto, pari cioè a 50.000 euro. Cosi facendo la quota interesse della prima rata sarà pari a 1.500 euro, per una rata complessiva data dalla somma tra quota capitale e quota interessi pari a 6.500 euro. Si proseguirà così per tutti i semestri successivi fino all’estinzione totale del mutuo. Si può dunque notare come la prima rata di 6.500 euro sia più elevata dell’ultima rata pari a 5.150 euro, ciò proprio perché nell’ultima rata, la quota capitale è rimasta pari a 5.000 euro, mentre la quota interessi è stata calcolata sul capitale residuo al 9 semestre pari a 5.000 euro, dunque il 3 per cento di 5.000 euro è ovviamente pari a 150 euro. Passando ora a vedere invece l’esempio dell’ammortamento francese, che è anche quello più consueto e utilizzato nella realtà italiana, anche in questo caso il debitore ha contratto un mutuo per 50.000 euro rimborsabile in 10 rate semestrali e anche in questo caso il tasso di interesse è pari al 3% semestrale. Come anticipato in precedenza, caratteristica basilare di tale piano di ammortamento è quella relativa alla costanza della rata. Per fare ciò dunque a variare saranno sia la quota interessi che la quota capitale. Per calcolare la rata si applica una forma matematica che vedremo tra poco. Comunque, dall’esempio si nota come la prima quota interessi è pari a 1.500 euro, mentre la quota capitale è pari a 4.361,53, così da formare una rata pari a 5.861,53 che sarà mantenuta costante nel tempo. Via via che passerà il tempo e il capitale residuo su cui sono calcolati gli interessi si riduce, anche la quota interessi si ridurrà, lasciando maggior spazio alla quota capitale. Da notare è che due mutui, che presentano caratteristiche identiche in termini di ammontare iniziale, tasso di interesse e periodo di ammortamento, presentano due rate profondamente diverse. Nel piano italiano, la prima rata ammonta a ben 6.500 euro, mentre in questo secondo caso abbiamo come prima rata 5.861,53. Ciò è da tenere in considerazione in quanto generalmente chi richiede un finanziamento, all’inizio della restituzione non ha elevate disponibilità, pertanto potrebbe essere preferibile un piano alla francese così da mantenere fisse le uscite anziché un piano all’italiana dove sì le rate sono decrescenti, ma all’inizio sono più elevate. Come si è potuto vedere dai due esempi appena illustrati, ciò che contraddistingue fondamentalmente il piano di ammortamento alla francese da quello all’italiana è la tipologia di rata pagata. Con riferimento al calcolo della rata del mutuo secondo il piano alla francese, la formula della rata vede coinvolti tre diversi parametri, il tasso di interesse, il capitale totale preso a prestito e il periodo di rimborso. Il calcolo non prevede una semplice moltiplicazione della quota capitale per il tasso di interesse, bensì, affinché la rata possa rimanere costante, è necessario calcolare una quota interessi e una quota capitale che si compensino tra di essi. Pertanto il capitale preso a prestito viene moltiplicato per una componente che vede impegnato il tasso di interesse sia al numeratore che al denominatore i quali sono elevati al numero di periodi in cui il finanziamento è ripartito. Invece, per il calcolo della rata del piano italiano, la formula della rata è molto più semplice, in quanto la quota capitale è data semplicemente dal capitale totale diviso il numero delle rate, e la quota interessi che sarà invece decrescente, è data dal prodotto tra il debito residuo, che decresce di volta in volta per effetto del pagamento della quota capitale, e il tasso di interesse applicato al mutuo. La somma della quota capitale e della quota interessi permette di conoscere la rata del finanziamento. Anche il debito estinto e di conseguenza il debito residuo, cresce e decresce in modo costante, in quanto la quota capitale pagata rimane costante nel tempo.

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Le variabili che definiscono il mutuo

Scritto il 16.07.2020

Il contratto di mutuo presenta diverse variabili che sono fondamentali al fine di capirne a pieno le caratteristiche. Innanzitutto, la rata rappresenta l’ammontare che deve essere pagato periodicamente al fine di rimborsare il debito contratto. Essa si compone di una quota capitale e di una quota interessi. La somma delle quote capitali permettono di definire l’ammontare totale del debito, mentre la quota interessi è data dal prodotto tra il debito residuo del periodo appena precedente a quello considerato e il tasso di interesse applicato al finanziamento. Altri due elementi che possono essere utili per capire come sta procedendo il rimborso del proprio finanziamento sono il debito estinto e il debito residuo. In merito al debito estinto, come dice la parola stessa, esso rappresenta quanto debito via via stiamo pagando ed è dato dal debito estinto nel periodo precedente cioè t-1 meno la quota capitale pagata, pertanto come è evidente, non deve essere sottratta l’intera rata in quanto in essa oltre alla quota capitale vi è anche la quota interessi, la quale rappresenta semplicemente la remunerazione per la banca che ci ha finanziato. Infine, il debito residuo è dato dal capitale iniziale meno il debito estinto all’epoca che stiamo considerando. Anche tale elemento è importante in quanto ci consente di definire, via via, qual è la quota interessi del periodo che stiamo considerando. Tutti questi elementi sono alla base del piano di ammortamento, che approfondiremo in un’al- tra lezione. Pertanto al fine di comprendere come sta procedendo il pagamento del nostro finanziamento, o ancor prima, al fine di comprendere bene la struttura del contratto di mutuo che stiamo per sottoscrivere è bene comprendere nel dettaglio tutte queste voci.  

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Il Mutuo

Scritto il 10.07.2020

  Il mutuo è definito dall’articolo 1813 del codice civile come il contratto col quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di danaro o di altre cose fungibili e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità. Si tratta di una definizione piuttosto ampia che è stata definita meglio dalla prassi bancaria. In generale, con il termine mutuo si intende un contratto di finanziamento a medio lungo termine di carattere monetario in cui è previsto che il rimborso del prestito non avvenga in un’unica soluzione, al termine del periodo concordato, ma gradualmente nel tempo mediante un rimborso a rate. Il finanziamento può essere in euro o in altra valuta e di solito è erogato in unica soluzione. Si tratta di un’operazione destinata a soddisfare il fabbisogno finanziario di medio lungo termine che i prenditori di fondi possono manifestare in particolari periodi del ciclo di vita e/o in corrispondenza dell’effettuazione di determinati investimenti. Infatti, il mutuo è un contratto di finanziamento di carattere monetario che può essere contratto per soddisfare diverse esigenze, tra le quali quella di acquistare, costruire o ristrutturare un immobile, che può essere ad esempio l’acquisto della casa da parte di una famiglia, oppure può essere richiesto al fine di finanziare la realizzazione di uno specifico progetto come ad esempio la costruzione di un impianto, o ancora per coprire un fabbisogno aziendale di medio termine. A tal proposito, generalmente, l’orizzonte temporale è piuttosto lungo, e si aggira attorno ai 10-15-20 anni, fino ad arrivare a 30 anni per i mutui di tipo ipotecario. Occorre poi sottolineare come il mutuo si presuma a titolo oneroso, quindi l’eventuale assenza di interessi (titolo gratuito) deve essere esplicitata all’interno del contratto. Il costo è solitamente individuato da un tasso di interesse espresso in percentuale in modo tale da renderlo direttamente proporzionale al tempo e al capitale. L’erogazione avviene, in genere, in un’unica soluzione, cioè il finanziatore eroga immediatamente al finanziato l’intera somma pattuita. Altro elemento importante in questo contratto è la richiesta di garanzie, le quali possono essere di tipo reale o personale. Quando a garanzia del mutuo è dato il bene, il finanziatore potrà ricorrere a un perito esterno per effettuare la verifica del valore del bene stesso. Solitamente, al fine di tutelarsi da possibili errori di stima, il mutuo viene concesso non per l’intero valore attribuito al bene, ma per circa il 75/80% dell’importo riconosciuto. Uno dei principali profili sui quali è possibile intervenire per caratterizzare un’operazione di mutuo e renderla maggiormente attenta alle esigenze del privato o dell’impresa è quello legato al piano di rimborso. Di solito il modo più consueto di rimborso è il pagamento di rate periodiche Tipicamente, l’intermediario concede un finanziamento che non supera l’80% del valore dell’immobile, valore stabilito in base alla perizia effettuata da un esperto.   Il tasso di interesse Come detto in precedenza, il mutuo è un contratto che generalmente prevede il pagamento di un tasso di interesse. Il tasso di interesse applicato al mutuo può essere di diverse tipologie. Il tasso è fisso quando il tasso di interesse resta quello fissato dal contratto per tutta la durata del mutuo. Solitamente si prende in considerazione quale base di partenza il tasso IRS al quale la banca aggiunge uno spread, cioè un differenziale. Lo svantaggio è non poter sfruttare eventuali riduzioni dei tassi di mercato che potrebbero verificarsi nel tempo. Il tasso fisso è consigliato a chi teme che i tassi di mercato possano crescere e fin dal momento della firma del contratto vuole essere certo degli importi delle singole rate e dell’ammontare complessivo del debito da restituire. A fronte di questo vantaggio l’intermediario spesso applica condizioni più onerose rispetto al mutuo a tasso variabile. Infatti, generalmente, il tasso di partenza è più alto nel tasso fisso rispetto a quello variabile, proprio perché comunque rimarrà lo stesso tasso di interesse per i prossimi 20 o 30 anni e la banca deve cercare di tutelarsi e prevedere l’andamento del tasso nel corso dell’orizzonte temporale preso a riferimento. Il tasso è definibile variabile quando può variare a scadenze prestabilite rispetto al tasso di partenza, seguendo le oscillazioni di un parametro di riferimento, di solito un tasso di mercato o di politica monetaria. Il rischio principale è un aumento insostenibile del tasso e dell’importo delle rate di conseguenza. A parità di durata, i tassi variabili all’inizio sono più bassi di quelli fissi, ma possono aumentare nel tempo facendo così aumentare l’importo delle rate, anche in misura consistente. Tuttavia, tale forma di tasso può essere indicata da quei soggetti che non temono le oscillazioni di tasso e dunque che non temono il variare della rata, in quanto preferiscono godere dei periodi di decrescita del tasso che conduce al pagamento di una quota interessi più contenuta. Il tasso di interesse può passare da fisso a variabile (o viceversa) a scadenze fisse e/o a determinate condizioni indicate nel contratto. Vantaggi e svantaggi sono alternativamente quelli del tasso fisso o del tasso variabile. È questo il tasso misto. In pratica, il cliente della banca ha la possibilità in determinati periodi di trasformare il proprio tasso di interesse da fisso a variabile o viceversa a seconda della condizione iniziale a cui si è stipulato il mutuo. Così facendo, il cliente si riserva la possibilità di modificare il proprio mutuo senza spese aggiuntive o senza dover rinegoziarlo. Ovviamente tale opzione solitamente comporta un costo leggermente maggiore rispetto ai classici mutui a tasso fisso e a tasso variabile. Inoltre bisogna tener presente che il passaggio da un tasso all’altro non è libero da qualsiasi cosa, ma deve sottostare a dei vincoli generalmente di natura temporale. Infine, Il mutuo a tasso variabile con CAP, definito anche Tetto Massimo è semplicemente un mutuo a tasso variabile, con una soglia prefissata contrattualmente oltre la quale il tasso di interesse applicato al mutuo (il TAN) non può oltrepassare. In sostanza, dato il Tetto Massimo imposto al Tasso Annuo Nominale, l’importo della rata del mutuo, pur legato agli andamenti dei mercati finanziari, non può superare un determinato valore. Di fatto, in situazioni macroeconomiche in cui i tassi di riferimento (l’Euribor) scendono, il mutuatario gode di una riduzione dell’importo mensile della rata, mentre in periodi caratterizzati ad esempio da alta inflazione, con i tassi di interesse in salita, il mutuatario gode di una protezione: oltre un determinato valore imposto dal contratto la rata del mutuo non potrà salire. Chiaramente, il Tetto Massimo è possibile visto che la banca acquista una vera e propria assicurazione (si tratta di un derivato sui tassi associati ai mutui) con cui si protegge dalle fluttuazioni dei tassi, il cui costo è di fatto ribaltato sullo spread applicato al mutuo. I mutui a tasso variabile con CAP hanno infatti uno spread maggiore rispetto ai mutui a tasso variabile puri, in quanto ricomprendono il costo dell’assicurazione.  

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