Francesco Danile

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Consulente finanziario

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Diploma di specializzazione
49 anni
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17/02/2020

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Il rischio ZERO non esiste!

Scritto il 12.05.2020

Siamo arrivati alla fase 2 dell'emergenza sanitaria, alcune attività produttive sono state riaperte, molte altre no e la ripresa, verso il ritorno alla normalità, sembra andare molto a rilento, Tant'è che sono in molti oggi a sollecitare il governo affinché venga dato il permesso per far ripartire tutte le imprese e le filiere di produzione e servizi. Addirittura stiamo assistendo a conflitti tra istituzioni, dove i governatori delle regioni emanano ordinanze in senso favorevole alle riaperture e i ministri che impugnano tali provvedimenti; nonostante il rischio pandemia, nella stragrande maggioranza delle regioni italiane, è ormai abbondantemente sotto controllo. Il Premier italiano e i suoi collaboratori sono molto ricalcitranti a togliere i provvedimenti del look-down, hanno paura che si possa ripresentare un nuovo focolaio e quindi attendono che l'epidemia sia del tutto debellata. Purtroppo il rischio zero non esiste e mai potrà esistere: anche quando usciamo di casa andiamo in contro all'alea di un qualunque incidente e se ragionassimo con l'idea di annullare i rischi tutte le attività umane sarebbero permanentemente bloccate e ognuno di noi dovrebbe vivere in una bolla di vetro. Impossibile! L'avversione al rischio purtroppo è una componente della cultura italiana molto presente. Abbiamo sempre avuto il retaggio di affrontare la vita in modo sicuro; avere il lavoro sicuro, la casa sicura, la pensione sicura, la sanità sicura... Fondamentalmente è una sorta di remissione dalle nostre responsabilità che scarichiamo, perché il pensiero dominante è sempre quello che qualcun altro ci penserà e quel qualcuno è lo Stato. Non è un caso che il nostro è uno dei Paesi meno e sotto assicurato, perché il nostro modo di non voler affrontare il rischio ce lo fa sottostimare e conseguentemente non lo gestiamo. Così oggi, dopo decenni di applicazione della filosofia sulla sicurezza assoluta ci ritroviamo nella incertezza più totale: la disoccupazione, specialmente quella giovanile, ai massimi, il mercato immobiliare in forte crisi, il sistema pensionistico in dissesto, la sanità non in grado di dare delle assistenze adeguate e uniformi su tutto il territorio... Gli italiani purtroppo adottano tale modo di pensare anche quando si tratta di investimenti finanziari e come nei casi sopra menzionati i risultati nella maggioranza dei casi sono deludenti. Mi rendo condo che quello che affermo potrebbe offendere la sensibilità di qualche lettore, ma sono un professionista e come tale ho il dovere di raccontare la verità e non ciò che il mio interlocutore vorrebbe sentirmi dire. Solo in questo modo, dopo aver fatto luce su quelle che sono le aree di miglioramento, è possibile adottare i giusti correttivi. Bisogna fare un cambio radicale nel nostro modo di pensare, il rischio va affrontato e gestito, ma soprattutto visto come una opportunità di guadagno. Nella fattispecie quando parliamo di rischio nei mercati finanzi ari essi sono di due tipi: rischio specifico dell'investimento e rischio sistemico. Il rischio specifico dell'investimento come dice la parola stessa riguarda specificatamente lo strumento su cui abbiamo intenzione di investire. È un rischio calcolabile che i gestori dei fondi fanno quotidianamente; infatti prima di decidere se comprare o vendere un asset finanziario il team di gestione compie diversi tipi di valutazioni. Analisi dei bilanci della società, studio dei piani industriali, tal volta hanno colloqui con il management della compagnia, sino a valutare il mercato in cui essa opera per verificare le potenzialità di espansione. In questo modo siamo in grado di investire, ad esempio su una azione, avendo un rischio calcolato e riducendo al minimo le possibilità di affrontare una scelta sbagliata. Il rischio sistemico, a differenza di quello precedente, è per sua natura imponderabile: è la classica tegolata che all'improvviso ci colpisce in testa, come lo è stato il COVID19. Quindi a causa della sua imprevedibilità non possiamo fare altro che subirlo, ammenoché non ci si attrezzi per affrontarlo con metodo e disciplina. Per capire come e cosa possiamo fare dobbiamo affidarci al guru della finanza, Warren Buffet, la persona che è divenuta uno degli uomini più ricchi al mondo investendo nei mercati finanziari. La sua società Berkshire Hathaway è una holding di partecipazioni azionarie che al 2018 ha realizzato, nei suoi 53 anni di gestione Buffet, un rendimento medio annuo di oltre il 20% contro un andamento dello S&P500 del 9,9%. Una delle prime regole è quella di essere coraggiosi quando i mercati scendono e pavidi quando i mercati sono ai massimi: negli investimenti non ci si deve focalizzare sui prezzi ma sul valore delle società su cui vogliamo investire e di conseguenza verificare se i prezzi stanno sopravalutando o sottostimando tale valore. La Berkshire Hathaway ogni qualvolta che chiude un anno con risultati positivi decide di accantonare una parte di essi in liquidità. In questo modo si crea un costo implicito, un perdita non figurativa, dato dal mancato guadagno nel caso in cui i mercati continuassero a dare performance positive; ma tale costo viene ampiamente ripagato nel momento in cui assistiamo alla debacle delle borse, perché in questo caso Warrent Buffet ha una grande capacità monetaria per poter acquistare azioni di società di valore a prezzi stracciati. Ognuno di noi di noi con il proprio portafoglio, grande o piccolo che sia, può adottare questa semplice approccio strategico, ma è assolutamente importante darsi poche idee e seguirle in modo ferree evitando di cambiar opinione ad ogni sobbalzo delle borse. Per maggiori informazioni potete contattarmi al 3358135217  

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FONDO PENSIONE: UNO STRUMENTO ADATTO A TUTTE LE ETÀ E NON SOLO...

Scritto il 15.04.2020

Diciamoci la verità: noi italiani di fronte al problema previdenziale siamo improvvidi e il fondo pensione è forse lo strumento più bistrattato, ma soprattutto visto con sospetto dal popolo italico, che ancora ad oggi vede un tasso di partecipazione a tale strumento molto basso, specialmente nella popolazione più giovane, se rapportata alla media europea.   Eppure il secondo pilastro del nostro sistema previdenziale è fondamentale per garantirsi una vecchiaia finanziariamente più serena, senza il pericolo di sopravvivere alle proprie risorse economiche.   Se oggi un giovane, che inizia a lavorare, non si iscrive alla pensione integrativa, il suo assegno pensionistico sarà sicuramente inferiore, e non di poco, al 50% dell'ultima retribuzione; al contrario se si inizia un percorso di versamenti continui su un fondo pensione, magari facendo affluire inizialmente il TFR e poi via via che la retribuzione aumenta si aggiungono ulteriori versamenti, è logico pensare di arrivare a un reddito da pensione introno al 70-75% dell'ultimo reddito.   Ma perché siamo così restii ad aderire ad un fondo pensione? Forse per ignoranza? Non abbiamo contezza di quelli che sono i grandi vantaggi a cui rinunciamo.   Quando non conosciamo, non capiamo e quindi reputiamo lo strumento non adatto a noi.   È venuto il momento di fare chiarezza.   Aderire a un fondo pensione vuol dire avere a disposizione diversi vantaggi che molto spesso sono completamente sconosciuti dai potenziali sottoscrittori.   Il primo vantaggio è riservato ai lavoratori dipendenti che hanno la possibilità di destinare il trattamento di fine rapporto (TFR) maturando al fondo pensione, in questo modo contribuiscono alla creazione di un montante previdenziale senza dover incidere sullo stipendio e quindi sulla spesa corrente di ogni mese. Inoltre destinare il TFR alla previdenza complementare consente di beneficiare di una tassazione agevolata rispetto a quanto verrebbe applicato dall'azienda nel momento della liquidazione; infatti la tassazione in capo al fondo pensione è del 15%, tale percentuale diminuisce di uno 0,30 ogni anno dal 16mo anno di permanenza al fondo stesso, sino ad arrivare ad un minimo del 9% di tassazione.    Al contrario il TFR liquidato dal datore di lavoro è assoggettato a tassazione separata, ovvero l'aliquota applicata è pari alla media del tasso IRPEF pagato negli ultimi 5 anni, di conseguenza, essendo l'aliquota minima del 23%, avremo una tassazione che andrà dal 23% a salire contro una tassazione del fondo pensione dal 15% al 9%.   Oltre a questo gli strumenti previdenziali possono essere alimentati anche con versamenti volontari garantendo il beneficio fiscale di dedurre dall'imponibile IRPEF sino alla concorrenza massima di € 5.164,57, avendo di conseguenza un risparmio pari alla aliquota marginale, ovvero l'aliquota di tassazione più alta pagata.   In questo modo abbiamo un vantaggio di minor imposte pagate che ci consente di risparmiare da una somma di €1.187,85 sino a € 2.220, 76.   Ulteriore vantaggio fiscale è dato dall'assenza di bolli da pagare ed è esente da imposte patrimoniali; ma non solo, si beneficia di una tassazione agevolata sui rendimenti finanziari del 20% massimo, anziché il 26% pagato dai risparmiatori.   Enucleati i vantaggi fiscali per chi sottoscrive un fondo pensione è opportuno menzionare anche la possibilità di adesione su base collettiva, una speciale modalità, valida per i fondi pensione aperti, mediante la quale l'azienda con un accordo plurisoggettivo riconosce per i lavoratori il conferimento del TFR al fondo.   Nessun costo ma un grande beneficio: il lavoratore, in caso di interruzione del rapporto di lavoro per qualsiasi causa, ha la facoltà di ricevere la liquidazione dell'intera o parziale posizione maturata immediatamente dal fondo, senza attendere l'età della pensione.   Si tratta di un accordo tra datore di lavoro e il singolo dipendente con l'unico obiettivo di far convergere una scelta comune del lavoratore e della azienda nel fondo pensione, da ciò si evince che anche un solo lavoratore può aderire su base collettiva, con la possibilità di permettere, anche successivamente, di estendere il suo valore anche a futuri aderenti.   Inoltre l'accordo plurisoggettivo non limita, non modifica e non interviene su quanto pattuito dal contratto di lavoro applicato.   Infine l'accordo è efficace solamente per i lavoratori firmatari senza condizionare coloro che non vi partecipano dato che non prevede vincoli nei confronti di quest'ultimi.   Si ricorda comunque che è possibile richiedere anticipazioni su quanto accumulato sino al massimo del 70% del valore del fondo per l'acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé o i propri i figli e per altre cause, ma solo fino al 30% del valore del fondo, dopo 8 anni di permanenza. L'anticipazione per motivi di salute sino al 70% del valore è possibile richiederla in qualunque momento.   I Vantaggi non finisco qui, ve ne sono anche per le aziende.   Perché un datore di lavoro dovrebbe incentivare l'adesione a un fondo pensione dei propri dipendenti? Semplicemente perché la normativa prevede alcune agevolazioni per le aziende che possono dedurre dall'imponibile il 6% del monte TFR versato nei fondi pensioni, abbassando di conseguenza l'imponibile fiscale dell'azienda. Oltre a questo c'è un ulteriore risparmio pari allo 0,48% sul montante retributivo, riducendo in tal modo il costo del lavoro (0,20% fondo di garanzia e o,28% oneri impropri). Senza dimenticare che viene evitato il costo della rivalutazione del TFR conferito.   Il risparmio totale che consegue il datore di lavoro già dal primo anno sui TFR conferiti nei fondi pensioni è pari al 12%, un valore destinato a salire negli anni per via della mancata rivalutazione che obbligatoriamente l'azienda deve fare annualmente sul TFR che grava in bilancio.   Alla luce di quanto sopra si evince che i vantaggi ignorati da chi ha sempre respinto la sottoscrizione di fondo pensionistico sono molto elevati. Ma chi potrebbe usufruire di tali opportunità?   Praticamente chiunque e a qualunque età.   Per primo hanno vantaggi i lavoratori dipendenti, come già espresso se un giovane si sta affacciando per la prima volta nel mondo del lavoro, è opportuno aderire sin da subito a un fondo pensione per destinarvi il TFR che andrà a maturare. Ma è innegabile che anche chi ha già un'anzianità lavorativa, più o meno lunga, ha vantaggi ad aderire, perché si garantisce un tassazione migliore sul TFR e anche se non è detto che il datore di lavoro gli versi nel fondo anche il TFR pregresso, ciò non esclude che al momento della liquidazione dello stesso il lavoratore possa chiedere di farlo confluire all'interno del fondo.   Anche i liberi professionisti e gli imprenditori possono aderire ai fondi pensione, perché anche loro, come chiunque altro, hanno un problema di pensione non adeguata a mantenere il tenore di vita raggiunto. Ma non solo, se si tratta di amministratori di società di capitali è possibile conferire al fondo il Trattamento di fine Mandato (TFM) con le stesse modalità del TFR, attraverso l'accordo plurisoggettivo.   La stessa cosa può essere fatto con i soci amministratori delle società di persone, ma a condizione che il TFM sia previsto nell'atto costitutivo o in una sua modifica successiva.   Anche chi è già in pensione può aderire a un fondo pensione: non è un gioco di parole, ma una opportunità che la legge consente, a determinate condizioni.   La possibilità è data dalla stessa legge che regola i fondi pensione (Dl 252 del 2005), come la COVIP, la commissione di vigilanza del settore della previdenza integrativa ha ribadito (provvedimento del 24 gennaio 2008) che i titolari di pensioni di anzianità, che non hanno ancora raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia, possono aderire a un fondo pensione, purché lo facciano almeno un anno prima di compiere l’età pensionabile (per esempio 67 anni). Il pensionato che si trova in questa situazione può anche decidere autonomamente quando ricevere la prestazione pensionistica complementare.   Ma quali sono i vantaggi di un’adesione tardiva a un fondo pensione?   Innanzitutto la possibilità di ottenere la prestazione dopo un periodo di iscrizione limitato nel tempo (anche solo cinque anni), deducendo al contempo stesso, nel limite di 5.164,57 euro all’anno, i contributi versati al fondo, in sede di dichiarazione dei redditi.   In molti casi poi, al termine del periodo di contribuzione, l’entità dei versamenti effettuati è tale da consentire di incassare tutto quanto versato sotto forma di capitale. Secondo la legge, infatti, se la rendita pensionistica che si ottiene convertendo il 70% del capitale accumulato nel fondo risulta inferiore al 50% della pensione sociale, che attualmente è di € 459,83 mensili, è possibile riscuotere il capitale in un’unica soluzione.   Tutta la prestazione sarà dunque riscossa come capitale, mentre normalmente non si può superare il 50% della somma, anziché come rendita, fermi restando i benefici fiscali goduti.   Per maggiori informazioni mi potete contattare rispondendo direttamente a questo post o dalla mia pagina profilo   Grazie

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Vi racconto una storia

Scritto il 18.03.2020

Investire il nostro patrimonio correttamente impone darsi delle regole ben precise, senza le quali è quasi impossibile avere dei risultati soddisfacenti. La prima regola è la diversificazione, la modalità secondo cui un portafoglio viene suddiviso in diverse categorie di strumenti finanziari, come differenti tipologie di azionari e/o obbligazioni, con il fine di ridurre il rischio totale affrontato con i nostri investimenti. È un concetto fondamentale che sta alla base di chi, come me, svolge l'attività di consulente finanziario e ritorna alla ribalta in momenti come quello attuale dove i crac delle borse mondiali si fanno sentire molto forte. Ma come fa la diversificazione ad abbattere il rischio? Innanzi tutto è una questione di buon senso: il vecchio adagio recita che non è opportuno mettere tutte le uova nello stesso paniere, perché se quest'ultimo dovesse cadere si romperebbero tutte. Ma dietro alla diversificazione c'è una precisa spiegazione matematica, dimostrata negli anni cinquanta del secolo scorso dall'economista Harry Markowitz, che grazie ai suoi contributi pionieristici nell'ambito dell'economia finanziaria ha vinto il premio Nobel per l'economia nel 1990. Dagli studi condotti si è scoperto che due strumenti inseriti nello stesso portafoglio possono avere delle correlazioni diverse che vanno da -1 a +1; ovvero abbiamo strumenti correlati a -1 quando uno strumento finanziario sale e il secondo specularmente scende; al contrario abbiamo strumenti finanziari correlati perfettamente (+1) quando al salire di uno strumento il secondo replica la stesso movimento. Per fare una buona diversificazione occorre lavorare con strumenti finanziari che hanno correlazioni parzialmente positive o negative; in questo modo abbiamo la possibilità di abbassare il profilo di rischio del nostro portafoglio ma avere all'interno strumenti finanziari che singolarmente hanno un profilo più alto e conseguentemente anche opportunità di guadagni più alti nel periodo di orizzonte temporale prescelto. Questo è il beneficio della diversificazione di portafoglio, che sicuramente non protegge da ogni rischio, ma attuarla è la prima regola da seguire. La seconda regola fondamentale da seguire è darsi un orizzonte temporale che deve essere osservato pedissequamente. Il tempo è il nostro miglior alleato, in grado di mitigare tutte le tempeste finanziarie che possono abbattersi sui mercati. Approntare un buon investimento è come fare una bella torta, noi possiamo avere i migliori ingredienti e amalgamarli alla perfezione, però se non rispettiamo il tempo di cottura in forno non avremo mai un dolce commestibile. Purtroppo questo elemento fondamentale per i nostri investimenti viene completamente dimenticato da noi italiani nel momento in cui si verificano discese importanti degli indici di borsa, perché siamo più propensi ad agire sulla base delle emozioni piuttosto che farci guidare dalla razionalità. Ho voluto fare questo lungo preambolo per raccontare una breve storia. Ai primi di gennaio di quest'anno acquisisco un nuovo cliente con cui concordiamo un progetto di investimento che prevedeva un 40% sui mercati obbligazionari, il 20% investito sui mercati azionari, in particolare orientati sui megatrends e il restante 40% su un fondo di liquidità che sarebbe stato gradualmente girato sugli azionari nel corso dei 12 mesi successivi. Questa è un'impostazione che ha aumentato la sua efficacia ed efficienza nel momento in cui i mercati hanno iniziato a perdere in maniera consistente, perché avevamo la possibilità di acquistare maggiori quote investendo mensilmente la stessa cifra sulle azioni e mediando sempre più il prezzo al ribasso. In questo modo nel momento del recupero, che prima o poi arriva sempre dopo ogni crisi, avremmo ottenuto un risultato molto lusinghiero. Purtroppo il mal di pancia del cliente ha avuto il sopravvento, e dopo vari tentativi dal dissuaderlo da un errore madornale, lunedì scorso, 16 marzo 2020, ha deciso di girate tutto, obbligazionario e azionario, sul fondo di liquidità e aspettare, come lui mi ha riferito, il momento giusto per rientrare. Se esistesse una metodologia per individuare il punto giusto per entrare o uscire dal mercato e se lo conoscessi è assai probabile che non lo direi a nessuno e lo terrei per me e diventare estremamente ricco. Ma la realtà è che non esiste un sistema del genere ed è per questo motivo che si attuano le regole sopra citate, perché sono la strategie migliori per affrontare in maniera seria e professionale la gestione dei patrimoni dei nostri clienti. La razionalità deve essere sempre il driver che ci deve accompagnare nelle scelte di investimento e mai gettarsi nello sconforto che ci fa pronosticare sciagurate conseguenze dei mercati senza rimedi, perché alla fine non è mai stato così con le crisi passate e non lo sarà mai. Vi lascio con una piccola riflessione: lunedì scorso l'indice Down Jones ha perso quasi il 13% a 20188,59 punti, da quando è iniziata questa crisi la perdita è stata del 31,21%. Il giorno dopo, martedì 17 marzo, lo stesso indice è rimbalzato registrando + 5,2%. Ora non so quando questa crisi, dovuta al Coronavirus, terminerà, però so che i mercati si riprenderanno velocemente e se facessero una media del +5% al giorno in 7 giorni di borsa avremmo recuperato la perdita che oggi accusa. Alla luce di quanto detto vien naturale pensare che la terza fondamentale regola per un corretto investimento è sempre e comunque l'ottimismo, perché non si è mai visto un pessimista che abbia avuto successo. Per maggiori informazioni potete contattarmi al 3358135217

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Il mondo sta finendo...anzi no!

Scritto il 13.03.2020

La giornata di borsa di ieri (12 marzo 2020) é stata letteralmente selvaggia, gli indici azionari sono precipitati in caduta libera come poche volte si é assistito nei momenti crisi; i mercati obbligazionari sono in grave difficoltà, anche negli Stati Uniti, situazione che ha indotto la FED a iniettare 1500miliardi di dollari di liquidità per contrastare la sfiducia degli investitori e dare un segnale forte dicendo che saranno a fianco dei mercati garantendo interventi a loro sostegno. Detto ciò è bene capire cosa è successo.  Il forte ribasso delle borse é stato innescato da due delusioni che sono arrivate quasi simultaneamente: la prima é data da Donald Trump che esclude l’utilizzo di poteri di emergenza per combattere la diffusione del Coronavirus negli USA, i mercati tremano di fronte alla prospettiva del contagio; poi in Europa la seconda delusione arriva da Madama Christine Lagarde, la quale, nel suo primo test vero come nuovo Governatore della BCE, non convince i mercati, promette un Quantitative Easing più ricco, aumentandolo sino a 120 miliardi di euro, promette tassi negativi sino allo 0,75% per i prestiti elargiti alle banche che daranno soldi alle imprese e alle famiglie in difficoltà. Ma non taglia il tasso di interesse che resta a -0,5% e si permette una gaffe affermando che il compito della BCE non é quello di chiudere gli spread. Tali dichiarazioni hanno creato il panico nei mercati che hanno innescato l’accelerazione al ribasso. Certo che quello che stiamo assistendo é una presa di coscienza, forse in modo eccessivo, di una situazione reale del mercato che si riposiziona a fronte di una previsione di un PIL globale deludente se i leader mondiali non lo affronteranno nella maniera dovuta. Quando ciò avverrà sarà molto semplice risolvere il problema. Comunque non siamo di fronte alla fine del mondo, le crisi ci sono sempre state e ci saranno: non credo che ci sia individuo che possa pensare che le fasi rialziste possano durare per sempre, allo stesso tempo non ne esiste una ribassista che sia eterna. Inoltre é bene ricordare che a repentini momenti sfavorevoli possono seguire andamenti diametralmente opposti e se manteniamo i nervi saldi e continuiamo ad avere fiducia negli investimenti condivisi con il proprio consulente finanziario, possiamo guardare con fiducia al futuro. Questa fase di mercati può comunque essere una opportunità: se ci si muove in maniera accorta e con gradualità quella attuale può rappresentare l’occasione per tornare ad accumulare azioni, soprattutto per i risparmiatori italiani. Occorre mettere da parte l’emotività, muoversi con cautela e ragionare sui prezzi, ovvero riflettere sul fatto che essi, con i ribassi accusati, non riflettano più il valore intrinseco che essi realmente hanno.  Oggi spendiamo poco per comprare azioni di valore! Investire con successo sui mercati finanziari necessita di tre regole fondamentali : darsi il tempo giusto, usare la diligenza, e avere pazienza. Se tali regoli, molto semplici, non vengono rispettate alla fine avremo sempre delle delusioni dai nostri investimenti. Peter Lynch ha gestito per 13 anni il fondo Magellan realizzando un risultato del 2700%; ebbene più del 50% dei suoi sottoscrittori ha ottenuto un risultato negativo. Perché? Semplice, molti non si sono attenuti alle sopra citate regole, non hanno rispettato i tempi di investimento, non si sono dati un metodo e non hanno avuto la pazienza di aspettare. L’indice Standard&Porr’s 500 é usato come stima e sintesi del mercato azionario mondiale. Se si osservano gli ultimi 92 anni emerge che i rendimenti rolling a 10 anni hanno una media annua dell’11,82%.  Chi avesse investito il 2 gennaio del 2007 avrebbe chiuso dopo 12 mesi con un risultato positivo del 5,48%, l’anno successivo però avrebbe accumulato un rendimento negativo del 36,85%. Ma l’investitore che ha perseverato nel suo investimento, perché aveva concordato un orizzonte di 10 anni, ha potuto constatare che la sua scelta si é rilevata vincente, perché a fine 2016 ha conseguito una plusvalenza dell’86,50%, un rendimento medio annuo dell’8,65%. Se il mercato é imprevedibile é altrettanto palese che in 92 anni di storia l’indice S&P 500 nel 73% dei casi ha generato risultati positivi e alla luce di questa osservazione si può affermare con maggiore convinzione che la qualità degli investimenti, associata al congruo orizzonte temporale, genera risultati soddisfacenti. Un ribasso di mercato, per quanto violento, non deve spaventare più del dovuto..  Per maggiori informazioni potete contattarmi al 3358135217.

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Coronavirus che fare

Scritto il 27.02.2020

Non c’è giornale, televisione o social network che non ne parli, oggi il Coronavirus é sulla bocca di tutti e appare come una nuova peste che sta allarmando la popolazione di tutto il globo.  Anche i mercati finanziari sembrano essere preoccupati che la diffusione della malattia si trasformi in pandemia con conseguente blocco della produzione industriale e dei relativi consumi. In parole brevi il rischio per gli investitori é che l’emergenza sanitaria porti a una recessione.  Personalmente negli ultimi giorni sono stato letteralmente bombardato da newsletter con cui i vari gestori tentano di fare il punto sulla situazione dando la loro visione su come il mercato si comporterà.  A mio modesto parere ritengo che siamo presi dal panico e il nostro stato psicologico influisce anche sulla razionalità, creando delle vere e proprie distorsioni cognitive e conseguentemente andiamo a sopravvalutare i rischi a cui effettivamente siamo esposti.  Se facciamo un’attenta lettura su quelli che nel passato sono stati gli episodi storici più gravi relative alle epidemie o pandemie dei tempi moderni ci accorgiamo che quella più grave, la famosa influenza Spagnola del 1918, ha avuto una durata di un anno e mezzo. Già tale analisi ci fa ben comprendere che, nell’ipotesi più pessimistica, se il Corona Virus dovesse contagiare i mercati finanziari con pesanti perdite ciò avverrebbe per un periodo assai limitato.  Se facciamo un ulteriore passo nella nostra analisi arriviamo alla conclusione che una situazione di questo tipo é sicuramente un’opportunità di acquisto per gli investitori a condizione che si abbia l’atteggiamento dell’investitore e non del trader, quindi con un corretto orizzonte temporale.  Purtroppo per chi fa il mio mestiere spesso si scontra con l’emotività dei clienti, perché quando si verificano gravi emergenze siamo più occupati a trovare una soluzione del momento e ci dimentichiamo di alzare gli occhi per guardare lontano e riflettere su come il problema di oggi può essere un’opportunità per domani.  Concretamente dico che é corretto e sensato cercare di contestualizzare il profilo di rischio del Coronavirus, anzi la sua misurazione é preziosa, ma allo stesso tempo é utile mettere alcuni paletti come quello di verificarne l’effettiva pericolosità.  Dati di oggi ci dicono che nel 95% dei casi i pazienti guariscono autonomamente e solo il 5% ha delle situazioni patologiche gravi; mentre il 3% muore a causa di precedenti complicanze.  Essere consapevoli di questi dati ci aiuta innanzi tutto ad essere razionali, evitando di   sopravvalutare o sottovalutare la situazione a causa delle nostre reazioni emozionali.  Qualcuno ha già classificato gli eventi del Coronavirus come un “cigno nero” ovvero qualcosa che può capitare con una probabilità molto bassa ma che allo stesso tempo crea conseguenze molto negative. Fino a che punto l’economia globale potrà rallentare? Come saranno influenzati i mercati?  Blasonati gestori e analisti hanno dichiarato che é in corso una grande conseguenza, ovvero che questo virus é in grado di mettere in discussione la concezione stessa del nostro mondo, del modo in cui viviamo e lavoriamo; con impatti estesi e molto profondi su ognuno di noi.  Se ciò fosse vero vuol dire che siamo di fronte a quello che gli anglosassoni definirebbero “disruptions”, una autentica rottura tra il vecchio e il nuovo, tra ciò che prima era vero e ora non più e viceversa. Conseguentemente siamo di fronte a una nuova evoluzione mondiale che porterebbe nuovi stili di business e quindi opportunità nuove di guadagni per chi per primo saprà prendere il treno in corsa.  Ricordo che la crisi dei mutui sub-prime del 2007/2008 ha dato origine a una disruption creando quella che Pimco, il più grande gestore obbligazionario al mondo, chiamò “la nuova normalità”. Da quel momento il mercato dei tassi si é completamente trasformato portando le percentuali sotto zero, evento che mai si era registrato se si analizzano i dati storici dai tempi della civiltà Babilonese!  Quindi la crisi che vediamo oggi sui mercati si risolverà come le precedenti, portando a nuovi massimi gli indici azionari come già recentemente é successo a seguito della debacle dei mercati azionari del 2018. Alla fine la storia si ripete sempre.  Spesso mi piace far riferimento a Warren Buffet, uno degli uomini più ricchi al mondo che ha costruito la sua fortuna con gli investimenti finanziari. Lo scorso lunedì (24 febbraio 2020) a una domanda di un giornalista sulla situazione dei mercati crollati a causa del Coronavirus ha commentato dicendo che gli investitori razionali che hanno un orizzonte di lungo periodo non dovrebbero guardare le notizie del giorno. Il fondo Berkshire oggi é certamente più propenso ad acquistare azioni rispetto a venerdì scorso. Questo ribasso non lo preoccupa minimamente, anzi é una buona notizia. Gli investitori dovrebbero comprare azioni costantemente in un’ottica di lungo periodo e torniamo sulle azioni quando dopo un ribasso é necessario riequilibrare il loro peso all’interno di una corretta asset allocation. É come comprare cibo, tutti noi continuiamo a farlo nel corso della nostra vita, senza aspettare che il prezzo si azzeri. Le persone dovrebbero imparare ad approfittare di queste correzioni. Alla fine il mio consiglio é quello di avere nervi saldi e farsi aiutare da un consulente finanziario per gestire al meglio il proprio portafoglio ed individuare la giusta strategia di investimento per approfittare dei prezzi da Black Friday dei mercati azionari.  Per saperne di più ed avere una consulenza potete contarmi al 3358135217.

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La preparazione e la conoscenza alla base della consulenza efficiente

Scritto il 17.02.2020

Il mondo della finanza oggi si presenta sempre più globalizzato e complesso, di conseguenza la gestione dei patrimoni richiede una consulenza altamente qualificata.   A tale scopo, per essere un professionista apprezzato, è fondamentale essere adeguatamente preparato, perché alla fine la conoscenza è di gran lunga l'investimento più redditizio.   Le scelte di investimento che faccio per i miei clienti sono sempre scelte condivise: è fondamentale che io fornisca le informazioni più dettagliate possibili in modo tale che chi si affida a me abbia la piena consapevolezza di come verranno gestiti i suoi risparmi.   Il mio obiettivo è diventare il punto di riferimento per coloro che desiderano un'analisi approfondita del proprio contesto patrimoniale, per poter effettuare le scelte importanti per se stessi e per i propri cari.   Ciò che mi ha portato a svolgere l'attività di consulente finanziario è il fascino che ha sempre suscitato in me il mondo dell'economia e della finanza e questo mio interesse ha sempre influito sulle mie scelte di vita. Infatti dopo gli studi ho intrapreso la carriera lavorativa come dipendente presso la BCC di Triuggio lavorando all'ufficio titoli arrivando a svolgere la finzione di vice direttore di filiale.   Successivamente ho sostenuto brillantemente l'esame di abilitazione per l'iscrizione all'albo dei promotori finanziari, passo necessario per poter abbracciare la libera professione.   Nel 2000, convinto di poter dare una maggiore e migliore consulenza ai miei clienti ho deciso di diventare un Financial Advisor Allianz Bank.   Oggi ho la fortuna di fare della mia passione la mia professione, con la soddisfazione di essere riconosciuto dai miei clienti come una persona affidabile e competente.   Se dovessi definire il servizio da me offerto direi che è unico, personalizzato e altamente professionale.   Per i miei clienti sono certamente la figura di riferimento per tutto ciò che è legato ai risparmi: dalla pianificazione finanziaria a quella successoria, dall'analisi previdenziale agli investimenti passando per la protezione patrimoniale.   Grazie all'aggiornamento continuo sono in grado di identificare le esigenze dei clienti e offrire loro portafogli scegliendo tra le soluzioni del Gruppo e fra quelle dei maggiori e migliori asset manager internazionali.   Le persone conosco la mia competenza ed efficienza e apprezzano che io lavori con un grande Gruppo finanziario-assicurativo come Allianz SE, che gode di una solida e seria reputazione.   Da quanto sopra esposto si evince che oggi più che mai la figura del consulente finanziario non può essere intesa come colui a cui affidare i propri risparmi in cambio di un mero investimento.   Dietro c'è molto di più!   Una famosa massima di L.A. Seneca recita: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Allo stesso modo non esiste un profitto soddisfacente per l'investitore che non definisce i suoi obiettivi.   Per tale ragione per me è assai importante caratterizzare il mio lavoro nel saper individuare, insieme al cliente, quali sono i progetti di vita e i rischi da disinnescare. Successivamente mi adopero per pianificare l'impiego dei suoi danari, attuali e futuri, al fine di raggiungere i traguardi prefissati.

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