Donato Rossiello

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Consulente finanziario

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Banca Mediolanum S.p.a.
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Laurea specialistica
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11/02/2020

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Aprile, il sentiment prospettico migliora! Tra stime riviste al rialzo e primi segnali di apertura

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 21.04.2021

  Il binomio supporti fiscali e campagne vaccinali sta spingendo i mercati finanziari a proseguire il riassetto verso la prospettiva d’una graduale riapertura delle economie e una significativa ripresa del ciclo economico globale. Nello specifico, l’azionario ha mantenuto un trend positivo, chiudendo il trimestre in rialzo del 4,2% (nonché in prossimità dei massimi storici, seppur con una volatilità abbastanza accentuata). A livello geografico sono apparsi favoriti i listini europei, nonostante i ritardi sul fronte sanitario ed economico rispetto agli USA, a causa di una marcata sovraesposizione dei settori ciclici e value e la relativa carenza di tecnologici e growth. Tra i migliori del trimestre, in particolare, si è distinto il listino italiano. In ambito obbligazionario i rendimenti dei titoli governativi a medio-lungo termine hanno registrato un incremento generalizzato, marcato soprattutto in quei Paesi progrediti nelle operazioni di contenimento del virus – su tutti gli Stati Uniti (ove si aggiunge l’ampliamento della spesa pubblica con il piano fiscale targato J. Biden); condizioni oltreoceano che hanno quindi favorito un recupero del dollaro e l’aumento del differenziale dei tassi d’interesse a stelle e strisce rispetto al resto del mondo. Da inizio anno il prezzo del petrolio è salito di oltre il 20%, stabilizzandosi poi nell’ultimo periodo intorno ai 60 dollari al barile. Come già ribadito, secondo analisti e operatori del settore nei prossimi mesi si assisterà ad una forte accelerazione del ciclo economico globale, già parzialmente in atto nei Paesi più vicini alle riaperture. Il Fondo Monetario Internazionale durante il World Economic Outlook di aprile ha sottolineato quanto (sebbene nel 2020 ci sia stata la contrazione più profonda, repentina ed estesa dal secondo dopoguerra) le ripercussioni sarebbero potute essere persino tre volte più pesanti, se non fosse stato per le eccezionali misure di supporto adottate: gli oltre 16 mila miliardi di dollari di interventi dalle autorità monetarie e governative hanno infatti notevolmente limitato i danni a medio-lungo termine. Ma le esponenziali capacità di adattamento e rinnovamento di famiglie e imprese sono state ulteriori fattori imprescindibili. In uno scenario del genere il PIL mondiale dovrebbe riuscire a recuperare i livelli pre-Covid più rapidamente di quanto ipotizzato solo fino a qualche mese fa e nonostante un’ancora significativa incertezza sull’evoluzione della pandemia. Restano evidenti le disparità tra aree geografiche e settoriali, tuttavia sono in graduale attenuazione e inizieranno a riassorbirsi progressivamente a partire dal secondo trimestre. Un deciso impulso coinciderà con la “riattivazione” della domanda in tutti gli ambiti, soprattutto in quelle categorie di servizi colpite dalle misure di distanziamento sociale, dopo oltre di un anno di repressione forzata e beneficiando dell’accumulo di un’enorme mole di risparmio. Con l’avvio della stagione estiva, poi, la mobilità internazionale dovrebbe prender quota.  

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Pronti al grande rimbalzo? Un marzo di attese e resilienza

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 20.03.2021

A fronte delle recenti restrizioni lo scenario italiano (ed europeo in generale) sembrerebbe ancora in balia del Covid-19 e lascia poco campo alla speranza di un’imminente ripresa. Allargando le prospettive, però, la situazione sanitaria è decisamente migliorata a livello globale e le attese per un ritorno alla normalità in tempi rapidi non sono poi disilluse: i nuovi contagi son scemati e gli esiti delle campagne vaccinali paiono evidenti in tutti quei Paesi avanti in tal senso; a questo si aggiunge anche una maggiore disponibilità dei farmaci e una crescente efficienza nella loro produzione/distribuzione. La presenza di alcune varianti del virus – la brasiliana e la sudafricana – nei confronti delle quali l’efficacia dei vaccini tende a diminuire, non mina la garanzia di un’elevata protezione contro le manifestazioni più gravi della malattia, ovvero ricoveri e decessi. I dati continuano a dimostrare una resilienza delle economie superiore alle attese. Dopo la flessione di fine anno, a gennaio i consumi negli USA sono in rilancio con una variazione mensile delle vendite al dettaglio del +5,3%. Un risultato che indica fiducia prospettica dei consumatori e i ben accolti effetti sul reddito grazie al rinnovo dei sussidi di disoccupazione. In ambito produttivo si registrano livelli elevati di fiducia delle imprese e l’indice ISM manifatturiero a febbraio è in crescita, raggiungendo i massimi degli ultimi 3 anni (60,8). In Europa l’avvio lento delle vaccinazioni ha costretto i governi ad estendere le misure precauzionali, con conseguente impatto sulle attività ricreative, ricettive, di ristorazione, i trasporti, portando in contrazione gli indici di fiducia delle imprese nel comparto servizi (PMI). Di contro, l’attività nel manifatturiero appare in espansione grazie alla capacità di adattamento delle famiglie e delle aziende. L’economia in Cina rallenta (con un calo degli indici PMI) ma resta comunque in territorio positivo; non sorprende affatto la decelerazione produttiva fisiologica legata a fattori stagionali, come i tradizionali festeggiamenti del Nuovo Anno Lunare. Concludendo… Nei prossimi mesi (salvo imprevisti e “cigni neri”) dovrebbe proseguire e accelerare la ripresa globale per via delle graduali riaperture e del rimbalzo della domanda soprattutto in quei settori oggi penalizzati, nonché alle politiche monetarie/fiscali orientate alla crescita. La velocità di recupero presenta diversificazioni per aree geografiche poiché direttamente proporzionale alla rapidità delle campagne di vaccinazione e alla generosità delle manovre governative di rilancio. Le recenti dinamiche di mercato stanno inoltre evidenziando la necessità di porre particolare attenzione all’inflazione che, seppur contenuta, pare destinata a segnare un incremento significativo nel breve periodo, soprattutto per via del forte rimbalzo nella domanda che, come già espresso, coinvolgerà pian piano tutte quelle categorie di servizi contratte dalla situazione pandemica.

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“O la borsa o la vita” resoconto finanziario di un 2020 da cardiopalma!

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 03.03.2021

"Ci siamo tuffati a capofitto in quest'avventura editoriale denominata “La Borsa o la vita” mossi da estremo entusiasmo. Avevamo le idee chiare su cosa esprimere e come farlo. Già dal primo giorno, infatti, si tracciava un immaginario quadro programmatico sui vari argomenti da trattare e il tono con cui esprimere. Quello che non avremmo mai potuto immaginare è l’incredibile volgere di eventi ai quali ci saremmo trovati ad assistere di lì a breve. Eravamo nel bel mezzo di una pandemia globale, il crollo del prezzo del petrolio, il boom di Tesla, etc… Col senno di poi possiamo scriverlo senza timori di smentita: il 2020 è stato un anno straordinario. Anche a livello finanziario. Per questo abbiamo creato un eBook che puoi scaricare cliccando sui link qui sotto che illustra mese dopo mese gli avvenimenti che hanno condizionato un anno molto importante per la storia.  Nel nostro piccolo abbiamo sempre cercato di alimentare uno spirito propositivo e proattivo nei nostri lettori, attraverso suggerimenti pratici e semplici consigli. Con il riscontro dei fatti. Sproni costanti a cogliere quelle enormi opportunità anche in situazioni apparentemente avverse (ad esempio, i ribassi da Coronavirus). Perché, come crediamo... “Il Bene vince sempre sul Male”. Scarica l'eBook   

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Sulla strada per la “normalità” entusiasmi e imprevisti intiepidiscono febbraio

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 17.02.2021

Attendevamo al varco il 2021, consapevoli dei primi trimestri un po’ in sordina ma necessari a costituire una solida rampa di lancio per i mesi a venire. Lasciarsi alle spalle un anno complesso come quello scorso non è azione da poco e la strada per la ripresa viene lastricata da qualche inconveniente. Uno fra tutti l’ulteriore aumento dei contagi ad inizio gennaio, che ha costretto alcuni Paesi ad inasprire le misure di contenimento e le restrizioni vigenti; segue una diffusione di diverse varianti con maggiore trasmissibilità del virus a complicare lo scenario. Inoltre, problematiche nella produzione, distribuzione e somministrazione dei vaccini hanno dilatato i tempi e mostrato una gestione non certo ottimale del processo. Proseguono quindi le divergenze geografiche e settoriali in un quadro economico ancora debole. L’Europa (complici anche le maggiori limitazioni adottate dai governi) segna un rallentamento più deciso rispetto ad altre aree del mondo. A fine 2020 negli Stati Uniti tornano a scendere consumi e occupazione. A gennaio in Cina gli indici PMI del sentiment delle imprese registrano una flessione. E non sorprende affatto che l’ambito dei servizi sia quello su cui grava il peso di una situazione ancora incerta. Eppure, con l’andare delle settimane emergono alcuni dati incoraggianti… I report più recenti mostrano una leggera diminuzione dei casi di Covid-19, come effetto benefico delle appena avviate campagne vaccinali. Si dimostrano i costanti progressi da parte delle aziende farmaceutiche con prodotti sempre più efficaci e aumenta la presenza di potenziali competitors. Negli ultimi giorni le proiezioni sulla crescita del PIL al 4° trimestre (seppur in frenata) sono stati mediamente migliori del previsto. Insomma, nulla di paragonabile all’iniziale ondata pandemica. Se guardiamo gli utili societari delle principali società quotate statunitensi stupiscono i risultati superiori alle attese nell’82% di esse. La nuova amministrazione a guida Joe Biden, con la maggioranza democratica al Senato, ha poi proposto un nuovo piano fiscale (“American Rescue Plan”) pari quasi al 9% del PIL USA. Fondamentale a creare le condizioni per la ripartenza è il ruolo delle Banche Centrali; da un capo all’altro dell’oceano BCE e Federal Reserve estendono entrambe il loro approccio accomodante, rinnovando la loro disponibilità a intervenire in caso di necessità. Un occhio ai mercati: degno di menzione è il “curioso caso di GameStop”, che molti hanno paragonato alle scorribande del popolare eroe Robin Hood contro i giganti della finanza; un gruppo di investitori amatoriali, organizzatosi tramite Reddit, ha puntato alcune aziende su cui gli hedge fund avevano scommesso al ribasso (GameStop in primis, oppure AMC, American Airlines e BlackBerry), facendone salire il prezzo esponenzialmente nell’arco di pochi giorni e provocando uno dei più significativi “short squeeze” della storia di Wall Street. A cui si è aggiunta una discreta risonanza mediatica da rivoluzione romantica.

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2021, un avvio proiettato al futuro

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 25.01.2021

L’esordio del nuovo anno sui mercati finanziari è stato caratterizzato da una certa positività di fondo: si guarda alla tanto auspicata ripresa ciclica, schiodandosi dalle precarietà critiche attuali. Negli Stati Uniti – complice il Congresso a maggioranza Democratica – è stato approvato un ulteriore pacchetto di stimoli fiscali (900 miliardi di dollari), portando alla crescita del rendimento decennale statunitense di oltre 20 punti base nell’arco di una sola settimana (sopra l’1% per la prima volta dal fatidico marzo scorso). Questo ha contribuito a favorire quei titoli ciclici e value, tra cui i finanziari e gli energetici. L’aumento dei rendimenti a lungo termine e i timori di un possibile incremento della pressione fiscale hanno penalizzato i titoli growth, in particolare quelli tecnologici. Gennaio risulta “impreziosito” da altri due eventi, che però sembrano non aver inciso più di tanto nell’immediato, ovvero l’assalto al Congresso USA (il 6) con relativo avvio alla seconda procedura di impeachment per Donald Trump e l’acutizzarsi della crisi di governo in Italia con l’ipotesi di elezioni anticipate. È stato un avvio in bilico tra i timori e le difficoltà legate al persistere della pandemia e le speranze di un pronto ritorno alla normalità. Certo, l’insorgere poco rassicurante di varianti/mutazioni del virus ha indotto un gran numero di Stati a prolungare ed inasprire le restrizioni per il contenimento, con conseguenze dirette per l’economia. Non sorprende che i consumi e i servizi appaiano in forte flessione. Nell’Eurozona, infatti, si registra un calo delle vendite al dettaglio, nonché una contrazione dell’indice di fiducia nelle imprese di servizi; andamento analogo oltreoceano, pur in misura contenuta e con buoni livelli di fiducia (per le ragioni di cui sopra). Il settore industriale europeo sta mostrando un’elevata resilienza, ottenendo risultati quantomeno incoraggianti (per esempio gli ordini tedeschi di novembre a +2,3%). Insomma, si delinea uno scenario di generale debolezza per il primo trimestre dell’anno, soprattutto in Europa dove si prevede una caduta del PIL più marcata, sebbene in misura decisamente inferiore rispetto alla prima ondata Covid-19. Un punto cruciale per la ripresa è rappresentato dagli esiti delle campagne vaccinali. Ad oggi, sono state già somministrate oltre 30 milioni di dosi in tutto il mondo, ad un ritmo in costante accelerazione e con processi di distribuzione man mano più efficienti. Ma nel 2021 si ipotizza un gran rimbalzo dell’economia reale, proprio grazie a quei settori finora svantaggiati (turismo, ristorazione, tempo libero, ecc…). Con il ritorno alla normalità, ci sarà un’incontenibile voglia di spostarsi, viaggiare, frequentare cinema, ristoranti ed eventi dal vivo, ovvero tutto ciò a cui s’è dovuto rinunciare per un lungo periodo di tempo. L’incremento dei risparmi delle famiglie, indotto dal calo della spesa e dalle politiche fiscali dei Governi, è plausibile venga convogliato in tal senso. In generale la Banca Mondiale stima quindi una crescita del +4% (dopo il calo del -4,3% nel 2020), con differenze sostanziali tra Paesi e aree geografiche, Oriente e Occidente. La migliore gestione della pandemia nei Paesi asiatici resta un dato schiacciante di cui se ne discuterà per i mesi a venire.

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“Duemila eventi” da dimenticare o ricordare Un breve bilancio di questo intenso 2020

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 12.12.2020

Siamo alle solite! Giunge dicembre e si traggono le somme. Che si parli di bambini/e al vaglio del giudizio insindacabile di Babbo Natale o di imprese multinazionali quotate in Borsa, c’è sempre il momento in cui fare i conti [letteralmente – nda] di bilancio. Sono trascorsi ben 12 mesi da quando decidemmo di intraprendere questa nostra avventura editoriale. E, come accade spesso al termine di qualche pellicola cinematografica di quart’ordine, vi sveliamo un piccolo retroscena della rubrica. Gli incontri per stabilire quali argomenti trattare e come svilupparli hanno assunto sin da subito le sembianze di goliardiche chiacchierate – tra il molto serio e il degenerante faceto – davanti a del buon caffè fumante, un portatile, carta e penna. Il 23 febbraio scorso pubblicammo l’articolo “Il Coronavirus contagia i mercati” lasciandoci con una battuta priva di alcuna ilarità: ulteriori due settimane di persistenza del Covid-19 avrebbero implicato degli smottamenti notevoli sul piano finanziario globale. Inutile specificare cosa l’umanità sia stata costretta ad affrontare di lì a breve, arrivando persino al reintegro nell’uso consueto di termini spaventosi quali pandemia, coprifuocoe lockdown. Il 2020 è stato sì monopolizzato da un’ingombrante e virale presenza ma ha offerto anche dei preziosi spunti, sia didattici che formativi, per meglio comprendere il complesso funzionamento dei mercati. Così, quello che accadrebbe in anni ed anni è avvenuto in pochissimo tempo. Basti pensare alle dinamiche da panico scatenate dalla curva dei contagi e il crollo nel settore dei trasporti, oppure alla fiducia ritrovata degli investitori in seguito alle prime notizie di un vaccino efficace. Un esempio da montagna russa? Osserviamo i valori dell’indice Standard and Poor’s… I massimi si attestano su quota 3388 circa prima della diffusione del virus (al 20 febbraio), i minimi su 2174 durante il periodo critico (23 marzo), 3690 in data odierna. Eppure non è accaduto solo questo! Spostando il discorso su lidi più tecnici, negli ultimi 366 giorni è emersa in modo inequivocabile la fine per i rendimenti positivi dei titoli di stato governativinei paesi sviluppati. Cosa fare quando tali strumenti non garantiscono più una resa? Le strade sono tre, ovvero i titoli governativi dei mercati emergenti, i titoli obbligazionari delle società e il mercato azionario (che abbiamo visto offrire ritorni interessanti, a cui però corrispondono rischi maggiori e la necessità di gestire tutto con una metodologia prestabilita). Insomma, ce ne sarebbe di materiale di studio e analisi. Peccato lo spazio sia tiranno. Corriamo a preparare le cartellate al vincotto, i calzoncellicon pasta di mandole, senza dimenticare l’acquisto di un paio di babbucce da regalare a zio Chelino. Evitando inediti sentimentalismi, da “La Borsa o la vita” è tutto per ora. Vi auguriamo delle serene festività e, soprattutto, che i vostri obiettivi si realizzino. Ora linea al «Da Bitonto» (che ringraziamo per la calorosa ospitalità). Ad maiora!

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È tutta una Buorla? Il vaccino annunciato e incassato

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 29.11.2020

Ricordate i “sette nani”? No, non ci stiamo riferendo alla favola con Biancaneve, Eolo e compagnia tozza, ma all’articolo pubblicato il 22 marzo scorso su questa rubrica; facemmo riferimento ai temibili “short” (ribassi) che agiscono imperturbati di notte. Giocando con il nostro solito umorismo da bar ne citammo sette, i più rilevanti in epoca recente. Se in quella disamina vi parlammo di eventi negativi, per fare il paio e completare la casistica adesso proviamo a sviscerare l’esempio opposto: una notizia positiva di rilevanza internazionale tradotta in “long” (rialzo) a Borse chiuse. Siamo a ridosso della fine di questo intenso 2020, sarebbe manchevole trascurare il lampante episodio della Pfizer e del suo annuncio di un vaccino anti-Covid potenzialmente efficace. Per rendere esplicita la dinamica, partiamo subito con dei dati statistici… Venerdì 6 novembre l’azienda farmaceutica newyorkese Pfizer Inc.ha chiuso le sue quotazioni di mercato ad un prezzo di 34,51 dollari, riaprendo poi lunedì 9 novembre ad un valore di 39,68 dollari. Vale a dire con un incremento del +15%. A determinare questa impennata c’è stata la comunicazione (a Borse statunitensi chiuse, il lunedì mattina, time zoneitaliana) del successo ottenuto dal candidato vaccino nella prima analisi ad interim dello studio di fase 3. Un risultato in collaborazione con la tedesca BioNTech che di certo tutto il mondo auspicava da tempo. In seguito all’apertura il titolo ha vissuto una fase di discesa importante, come se stessero liquidando le posizioni già acquisite in precedenza. Infatti, è emerso che il CEO di Pfizer Albert Bourla ha venduto il 62% delle proprie azioni nella società lo stesso giorno in cui il produttore di farmaci ha annunciato i promettenti risultati della sperimentazione. E quasi al valore più alto registrato dalla compagnia nell’ultimo anno. Non male! In soldoni, Bourla ha venduto circa 5,6 milioni di dollari d’azioni come parte di un piano commerciale predeterminato e approvato il 19 agosto. Il tutto si è svolto in piena legittimità, rispettando le regole di vigilanza in ambito finanziario da parte delle autorità americane (come verificato dalla stessa SEC – Securities and Exchange Commission). È lampante, stiamo vivendo una situazione in cui gli equilibri sono precari e news del genere possono davvero determinare scossoni sui mercati. Un esempio? La notizia concreta di un vaccino ha immediatamente colpito in negativo titoli legati all’e-commercee home deliverycome Amazon (-4%) che pur avevano veleggiato durante l’arco della pandemia; al contrario il settore delle compagnie aeree, tra i più penalizzati dalla crisi, ha tirato un po’ il fiato (+40%). L’idea di una prossima risoluzione medico/sanitaria che allenti le limitazioni e riduca le apprensioni si traduce in una istantanea percezione di ritorno alla “normalità”, alle consuetudini. Magari portando ad investire meno tempo ricurvi su un monitor e a rivalutare l’importanza del contatto umano.

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Democratici o Repubblicani? I candidati sgomitano, i cittadini scalpitano, i mercati snobbano.

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 13.11.2020

A volte la semplice provocazione, spesso sganciata a conclusione di sceneggiature, drammaturgie o saggi, cela una mole di spunti d’analisi, riflessioni e argomenti degna di specifici approfondimenti. Un processo simile a quanto accade nelle fiabe, con le loro morali autoesplicative in cui il senso di mille peripezie si concentra in criptiche ma inequivocabili battute finali. È quanto ci siamo ritrovati a scrivere (quasi) in calce al nostro articolo precedente…   C’eravamo lasciati con una frase ad effetto che sollevava più di un dubbio: la figura del presidente degli Stati Uniti d’America, fondamentale per le politiche interne e cruciale sullo scacchiere internazionale, è davvero così influente nell’andamento dei mercati finanziari globali?   In seguito a non poche polemiche è notizia recente l’ufficialità di Joe Bidencome 46esimo presidente USA. Quanto la preferenza del popolo americano di un candidato democratico – piuttosto che repubblicano – incide sull’ambito finanziario? Dando un’occhiata a quanto accaduto nella storia recente possiamo affermare che sia del tutto indifferente.   Perché? Bisogna anzitutto scindere la politica dai mercati. I due aspetti seppur interconnessi sono entità distinte, con pesi specifici diversi. È indubbio che “asini” ed “elefanti” spingano politicamente su temi opposti, puntando a veri e propri feticci tradizionali dell’uno o dell’altro schieramento. Paese che vai, ridondanza che trovi!   A riprova di quanto sostenuto, osserviamo con attenzione i grafici sull’andamento dell’indice S&P 500 [ricordate il già citato Standard & Poor’s 500? – nda] correlato agli ultimi cinque uomini a guida della Casa Bianca. La nostra scelta di non andare troppo a ritroso nel tempo è legata all’evoluzione della Borsa e del suo ruolo, divenuto (a partire dagli anni ‘80) sempre più determinante per le sorti del mondo rispetto al passato.   Nel gioco di alternanze si sono avvicendati il repubblicano George H. W. Bush (periodo 1989-93), poi il democratico Bill Clinton (1993-2001), il repubblicano George W. Bush (2001-09), il democratico Barack Obama (2009-17) ed infine il repubblicano Donald Trump (2017-21). La scadenza di ogni mandato e l’istituzionale scambio di consegne avviene nella data consueta del 20 gennaio.   Ebbene, durante i rispettivi insediamenti è stato realizzato +55% (Bush senior), +201% (Clinton), -36% (Bush junior), +181% (Obama), +57% (Trump). Qualcuno è stato più fortunato di altri a trovarsi in contesti favorevoli a prescindere dalla propria azione di governo; ad ogni modo, l’indice dei mercati si sviluppava in dinamiche autonome e indipendenti dal leader a stelle e strisce in carica.   In questo caso ci sentiamo di concludere ritornando a vecchie memorie machiavelliche; le virtù di un “principe” risiedono nella capacità di decidere tempestivamente ed in maniera risoluta in base alle date/mutevoli circostanze esterne, non lasciandosi travolgere dagli eventi ma traducendoli a favore proprio e della collettività.

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Trump, Biden e i mercati finanziari Uno sguardo alle imminenti Elezioni USA 2020

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 26.10.2020

Ci siamo! Negli Stati Uniti, il prossimo 3 novembre si terranno le elezioni presidenziali. Alla guida della Casa Bianca si riconfermerà il repubblicano Donald Trumpo avrà la meglio il democratico Joe Biden? Tra l’altro, si aggiungono le votazioni per la Camera dei Rappresentanti e per il Senato. E godere della maggioranza nei due rami del Congresso agevolerebbe non poco il compito del Presidente.   Non possiamo celare il nostro interesse per l’evento in questione, ritenuto cruciale per i mercati. La figura del Presidente è, infatti, potenzialmente in grado di influenzare l’andamento dell’economia USA e di conseguenza Wall Streetanche per anni dal suo insediamento.   Come funziona il sistema elettorale americano?I cittadini dei singoli Stati non eleggono direttamente il Presidente ma i cosiddetti Grandi Elettori, i quali andranno poi ad esprimere la scelta effettiva. I “GE” sono in totale 538. Ogni Stato ne elegge un numero variabile – non meno di 2 – in base alla popolazione. Il candidato che ottiene anche un solo voto in più rispetto al contendente si aggiudica tutti i GE dello Stato in questione (tranne Nebraska e Maineche li attribuiscono con un sistema proporzionale). L’esito finale si ottiene con 270 preferenze.   Di solito a decidere il vincitore dello scontro sono gli “swing states”, ovvero quelli in cui nessuna delle due fazioni ha un sostegno predominante e si gioca tutto su una manciata di voti. Tradizionalmente gli Stati con più GE non sono contendibili (per esempio la California ha 55 GE ed è un solido baluardo democratico). Causa timori da emergenza Covid-19, quest’anno si incrementerà il già diffuso ricorso al voto postale.   In termini di programmi, le aree più rilevanti a livello economico sono tre: fisco, commercio internazionale e clima. Trump punta a stabilizzare gli sgravi fiscali realizzati in deficit, senza copertura di bilancio e in scadenza nel 2027, grazie ai quali c’è stata una straordinaria ascesa di Wall Street (circa +60% dell’S&P500); i democratici sottolineano il peggioramento dei conti pubblici e le disuguaglianze sociali, pertanto propongono di riportare la corporate taxdal 21 al 28% e l’aliquota IRPEF massima al 39,6%. Tiene banco il rapporto con la Cina e si dovrà scegliere se proseguire con un approccio bellicoso o ripristinare un multilateralismo diplomatico. Trump continua a negare i cambiamenti climatici mentre Biden vorrebbe riabbracciare l’Accordo di Parigi.   Tra le combinazioni su cui stanno ragionando i mercati c’è quella ritenuta poco probabile dai bookmaker(tra il 5 e 10%), ossia la riconferma repubblicana alla Presidenza e al Senato con la conquista della Camera; in tal caso è possibile l’innalzamento dell’asprezza con Cina ed Europa, una prospettiva premiante per la corporate Americanel breve periodo, ma che arriverebbe al prolungato protezionismo con scenari inediti. Decisamente in vantaggio (tra il 20 e 30%) l’ipotesi di   un Biden che ottiene la Presidenza e i democratici finiscono sia alla Camera che al Senato; i mercati, da subito, potrebbero non gradire l’aumento di alcune tasse ma apprezzerebbero i miliardi previsti in favore di istruzione, health caree infrastrutture.   In definitiva, Donald Trump viene considerato un “amico” dei mercati e Joe Biden offre un approccio più rassicurante nonché molti miliardi di dollari. Chiunque dovesse vincere, in fin dei conti, sarebbe ben accolto dalle Borse!   Allora chiudiamo con una provocazione… Sicuri che il Presidente degli Stati Uniti d’America conti qualcosa?

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Tesla, Inc. vince e convince? Nel frattempo Elon Musk se la ride!

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  • Mercati finanziari / economia
Scritto il 21.09.2020

Vi ricordate il vecchio beneamato cinema di fantascienza? E lo stupefacente Blade Runner, film del 1982 diretto da Ridley Scott? I suoi scenari metropolitani e le sue vetture dal design avanguardistico sono ancora impressi nell’immaginario collettivo. Poi, come non parlare dei mitici anni ‘90, quando in ambito videoludico comparivano delle strambe auto poligonali che nulla avevano da spartire con le loro controparti reali; tutt’al più parevano futuristiche navicelle spaziali dal taglio moderno e luccicante, come in Wipeout. Ah, la nostalgia! Il 21 novembre 2019 molti avranno assistito con interesse [e un pizzico di ilarità – nda] alla presentazione mondiale del Tesla Cybertruck, una concept car a propulsione elettrica, presso il Tesla Design Studio di Hawthorne, in California. Potremmo considerarlo un picco di successo in termini di popolarità, marketing e comunicazione. Ma l’azienda guidata da Elon Musk come se la sta cavando in ambito finanziario? Benone, altroché! – potremmo rispondere in maniera lapidaria. Analizziamo i fatti. Per anni su Tesla ha aleggiato un alone di scetticismo generale. Tanti bei numeri e risultati ottimali in termini di rialzi, eppure tra gli analisti serpeggiavano molteplici “sì, ma le auto?”, “sì, però…”, sempre e solo “ma”. Poi, a gennaio scorso è riuscita a superare il gruppo tedesco Volkswagen per capitalizzazione, piazzandosi al secondo gradino nella classifica dei costruttori mondiali di automobili e destando un certo stupore. Stupore tramutato in clamore quando a giugno si è posizionata saldamente in vetta (oltre la giapponese Toyota) con risultati straordinari: le sue azioni passarono da quasi 900 USD a 1025 USD, un vero e proprio record per il brand californiano. I numeri evidenziano una performance in 1 solo anno pari a +379,2%. E ad oggi diviene il primo produttore mondiale di auto elettrice, avendo oltrepassato il colosso cinese BYD Auto. La sua scalata non si è limitata a questo. Ad agosto Tesla, Inc. ha raggiunto una quota superiore a 367 miliardi di dollari che le vale l’ottavo posto nella TOP 10 delle società più capitalizzate del mondo sviluppato(MSCI World Index), ovvero 0,79% del totale dell’indice. Le ragioni del successo sono molteplici e riconducibili alla sua forte identità, l’orientamento verso l’energia sostenibile, il focus a zero emissioni peculiare nel mondo dell’auto, l’inesauribile ricerca in ambito tecnologico nonché il costante incremento dell’offerta e dei volumi. Concludiamo con una piccola ma sentita provocazione: si potrà continuare a polemizzare su Chiara Ferragni, i piedi orribili e il prezzo delle bottiglie d’acqua Evian, si potrà sottolineare quanto facciano schifo i tormentoni estivi dei Boomdabash o criticare il gioco soporifero delle squadre di Massimiliano Allegrima, se i loro risultati sono vincenti e gli obbiettivi raggiunti, tutto assume il valore di vanvera, pretesti. “E chiacchiere non ce ne vogliono”!

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Settembre da incubo? Dall’attentato alle Torri Gemelle al fallimento Lehman Brothers

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 09.09.2020

Il mese di settembre nella cronaca contemporanea è stato funestato da eventi che hanno inevitabilmente alterato la nostra percezione del mondo (o di parte di esso) e smosso la coscienza collettiva. E i mercati finanziari?   Come avrete già letto, abbiamo posto in evidenza due avvenimenti di enorme portata tacciati d’essere i fattori scatenanti di un crollo dei mercati, con conseguenti perdite irrimediabili e dissesti economici negli investitori. Ma è davvero così? Scopriamolo insieme…   Tralasciando volutamente approfondimenti di natura geopolitica e sociale [non è questo il nostro ambito e scopo – nda], l’11 settembre 2001una serie di quattro attacchi aerei combinati minarono le fondamenta della sicurezza degli Stati Uniti, falciando migliaia di vite e lasciando un solco indelebile nella storia. Il crollo delle torri Nord e Sud del World Trade Center, però, non pare sia stato così determinante come ci vien spesso riportato, da un punto di vista finanziario.   Analizzando su ampia scala i dati e i rendimenti percentuali del mercato americano (valori “Standard and Poor’s”, S&P 500) appare tangibile come, ben prima dell’azione terroristica, i mercati fossero già in crisi da oltre un anno; invero dal 24 marzo 2000 al 10 settembre 2001 si registrano perdite del (-)30% circa. La settimana immediatamente successiva all’attentato c’è stato un ulteriore calo del (-)11% ma, rispetto a questo valore, al 31 dicembre dello stesso anno è stato recuperato/guadagnato un (+)7%. E, a dirla tutta, da quel maledetto 11 settembre ad oggi si documenta un incremento superiore a (+)200%!   Stessa disamina potrebbe esser fatta per il fallimento della società Lehman Brothers, avvenuto il 15 settembre 2008. Nonostante i conseguenti ed inevitabili effetti “domino” negativi (legati per lo più ai debiti non saldati), anche in questo caso il mercato globale appariva in perdita da tempo. Difatti, sino al 15 settembre si attesta una percentuale negativa del (-)22% dai massimi precedenti e del (-)45% dai minimi successivi, salvo poi riprendersi e totalizzare un ricavo del (+)170% ad ora.   In definitiva, è evidente quanto gli episodi (di carattere finanziario) succitati non siano stati la «causa di» quanto piuttosto la «conseguenza di» situazioni e andamenti pregressi. Già, molto spesso alcune dinamiche di Borsa appaiono slegate dall’economia e dalla società reale. Come si spiegherebbero altrimenti i rialzi post Covid-19, essendo i PIL mondiali in rosso, o anche i cali del (-)20% nel 2018senza che ci fosse alcun fenomeno scatenante di rilievo? Un mistero pari a quello del numero esatto di fagioli nel barattolo, in una nota trasmissione televisiva condotta dalla Carrà.   Eppure non siamo al cospetto di un ambito caotico e casuale, come si potrebbe desumere, ma pragmatico e lucido: in Borsa non esistono fatti positivi/negativi né pretesti ma soltanto impostazioni corrette o sbagliate.

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Un’estate nei FAANG I titoli che hanno veleggiato durante il lockdown

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  • Consulenza finanziaria
Scritto il 27.07.2020

  Una massima, all’inizio di quest’anno, sembrava riecheggiare come una sorta di presagio: “anno bisesto, anno funesto”. Molti si sono persino cimentati in una serie di rituali apotropaici – antiscarogna – magari battezzandosi immersi nel latte scremato con prezzemolo e finocchio, per contrastare l’Innominæto. Sebbene esistano periodi particolarmente ostici e le difficoltà, gli imprevisti e i già citati “cigni neri” siano sempre dietro l’angolo, la capacità di saper reagire con lucido ottimismo smentisce senza dubbio alcuno questa vetusta diceria.   Anche in momenti bui come quello del lockdown pandemico esistono delle concrete opportunità, nonché delle possibilità di investimento sui mercati finanziari. Non solo crisi, crolli e fallimenti, dunque!   Parliamo del caso lampante dei FAANG, acronimo che si riferisce ai titoli azionari di cinque prominenti compagnie specializzate nel settore tecnologico, ovvero Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google, in grado di resistere, recuperare e superare quelle terribili correnti di ribassi dovute all’emergenza Coronavirus. Perché?   Le ragioni sono molteplici e sfaccettate ma risiedono innanzitutto nella tipologia di offerta che ogni azienda produce. È abbastanza intuitivo comprendere quanto gran parte della popolazione mondiale costretta in quarantena abbia rivolto la propria esistenza su social, internet, servizi di streaming, serie tv, per comunicare e intrattenersi, oppure abbia adoperato il commercio elettronico per l’approvvigionamento di risorse introvabili altrove.   Esse sono singolarmente riuscite a (r)innovarsi, perfezionando il loro pacchetto di risorse in queste mutate condizioni, riuscendo a cogliere le esigenze inedite e contingenti del proprio bacino d’utenza. Facebook ha avviato un strumento (Rooms) in grado di facilitare le videoconferenze, estendendo la possibilità di videochiamate sino a 50 ospiti, Amazon ha assunto oltre 150.000 dipendenti in lungo e largo per far fronte alla crescente mole di ordini on-line, Apple e Google hanno rilasciato a maggio la loro discussa app per il tracciamento dei contagi e Netflix ha registrato un incremento record di 15,8 milioni d’abbonati aggiuntivi nel solo primo trimestre del 2020.   Apple, in particolare, costituisce l’azienda più capitalizzata del mondo. Vi ricordate il riferimento dei mercati globali di cui vi parlammo qualche articolo fa, l’onnipresente MSCI World Index? Beh, la compagnia fondata da Steve Jobs da sola ha un indice superiore a quello di tutta l’Italia nel complesso… Potremmo affermare che le sue azioni hanno assunto il valore di “beni rifugio”, come l’oro e il franco svizzero di un tempo; conseguentemente risulta oggetto di strumenti finanziari passivi delle banche che si riferiscono al MSCI World Index (es: su 100 euro, più di 3 vengono automaticamente indirizzati sulla compagnia californiana).   In molti ritenevano che questi titoli avrebbero rallentato e terminato la loro corsa man mano che lo stato di emergenza si fosse placato con le progressive aperture in «fase 1», «fase 2», […], «fase n» ma così non è stato. A luglio, fondi di investimento in ambito hi-tech stanno registrando incrementi del +50%. Altro che materassini sgonfi, qui si naviga a gonfie vele!

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