Gianluca Pino

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21/04/2020

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Mercati azionari e agenda settimanale del 03 agosto

Scritto il 03.08.2020

ERCATI AZIONARI AMERICA Dopo avere passato la maggior parte della giornata in territorio negativo, i maggiori indici azionari statunitensi hanno chiuso venerdì in rialzo grazie a un rally nel finale di seduta. Il rialzo è stato guidato dalle società tecnologiche a maggiore capitalizzazione, che hanno beneficiato della presentazione di risultati trimestrali positivi. Apple è salita del 10,5%, andando a registrare il nuovo massimo storico, e Facebook è avanzata dell’8,2%. Caterpillar, invece, ha perso il 2,8% nonostante abbia pubblicato risultati trimestrali migliori delle attese, seppure in discesa rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Seduta in calo per Chevron (-2,7%), che ha registrato nel secondo trimestre una perdita di USD8,3 miliardi, contro un guadagno di USD4,3 miliardi di Q2 ’19. MERCATI AZIONARI ASIA Le borse asiatiche scambiano miste, influenzate dalla pubblicazione di dati macro contrastanti nei diversi Paesi e dalle nuove controversie tra Cina e Stati Uniti. In Giappone, il Pil del secondo trimestre si è contratto meno delle attese, segnando una decrescita del -0,6% t/t (decrescita identica a quella dell’1Q), mentre il PMI manifatturiero ha sorpreso in netto rialzo,  passando a 45,2 a luglio dai 40,1 di giugno. Il listino cinese viene trainato dalla rilevazione del Caixin PMI manifatturiero, che ha raggiunto a luglio un valore di 52,8 punti (a giugno si era attestato a 51,2). Il Kospi chiude poco sopra la parità grazie al lieve miglioramento dell’attività manifatturiera a luglio, mentre il Bse Sensex scambia in territorio negativo a causa di un inatteso peggioramento del PMI manifatturiero, che a luglio è diminuito a 46 punti dai precedenti 47,2. MERCATI AZIONARI EUROPA I principali listini europei hanno chiuso l’ultimo giorno della settimana in ribasso, penalizzati dalla prima lettura del Pil del 2Q e dai timori di una possibile seconda ondata di Covid-19. In particolare, il Pil del secondo trimestre in Eurozona si è contratto del -12,1% t/t, la variazione negativa più significativa dal 1995, con il dato tedesco in diminuzione del -10,1% t/t. BNP Paribas ha chiuso in rosso del -0,8% dopo aver registrato una contrazione di quasi il -7,0% a/a dell’utile netto trimestrale. Decisamente positiva Nokia, che è avanzata del 12,5% grazie alla pubblicazione di un profitto trimestrale migliore delle attese degli analisti. Sul listino italiano, Leonardo è arretrata del -5,2% a seguito della diffusione dei risultati semestrali (utile netto di EUR59 milioni rispetto a EUR252 milioni dell’1H 2019). FOREX Breve rimbalzo per l’USD in chiusura di settimana e in avvio questa notte: il cambio EUR/USD, dopo il forte apprezzamento arrivando fino a 1,1908, ha corretto scendendo sotto l’1,18. Il movimento tuttavia sembra più di medio termine sulle prese di profitto dopo aver toccato il massimo a oltre 2 anni, mentre rimangono ancora incognite sull’USD con un’economia che sarò nuovamente colpita per l’epidemia in corso. Debole il JPY che venerdì ha corretto sia contro USD che contro EUR. L’USD recupera anche su alcune divise come l’AUD, quest’ultimo soggetto alle nuove restrizioni reintrodotte in alcune città in Australia. Miste le divise emergenti. COMMODITIES Continua il movimento laterale sul greggio: dopo il recupero di venerdì, in nottata i futures correggono il guadagno acquisito. Gli investitori guardano con preoccupazione alle prospettive di un eccesso di offerta, visto che il consorzio Opec+ si prepara al previsto aumento della produzione da 1,5 milioni di barili al giorno. Oro stabile in fase laterale, sebbene in nottata abbia toccato il massimo storico a 1990,84 USD/oncia troy. Ecco la una lista con i principali avvenimenti della settimana che potrebbero influenzare i mercati: Lunedì In primissima mattinata la Cinacomunicherà l’indice manifatturiero PMI – Caixin Alle 10:00 la Germaniarilascerà l’indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero Alle 10:30 la Gran Bretagnacomunicherà l’indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero Alle 16:00 gli Stati Unitirilasceranno l’indice ISM dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero Mercoledì Alle 10:30 la Gran Bretagnacomunicherà l’indice PMI composito e l’indice dei direttori degli acquisti del settore dei servizi Alle 14:15 gli Stati Unitirilasceranno i dati sulla variazione dell’occupazione non agricola, mentre alle 16:00 comunicheranno l’indice ISM non manifatturiero. Alle 16:30 sono attesi i dati relativi alle scorte di petrolio greggio Giovedì Alle 08:00 in Gran Bretagnaè atteso il rapporto della BoE sull’inflazione, a seguire la decisione sul tasso di interesse e il rilascio dei verbali dell’incontro del MPC. Alle 10:30 sarà comunicato indice dei direttori degli acquisti del settore costruzioni, seguirà alle 13:30, il discorso del Governatore della BoE Baiely Alle 14:30 gli Stati Uniti comunicheranno il dato relativo alle richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione Venerdì Alle 14:30 gli Stati Unitirilasceranno il dato relativo alle buste paga del settore non agricolo, a seguire il tasso di disoccupazione  

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IL RECENTE TREND DELL’ORO

Scritto il 30.07.2020

  MERCATI AZIONARI I mercati azionari globali sono stati penalizzati dall’inasprimento dei rapporti tra Cina e USA, e dal continuo aumento di nuovi contagi negli Stati Uniti. I dati macro hanno comunque mostrato il proseguimento della ripresa economica dopo il forte rallentamento dovuto alla pandemia. In America,le perdite sono state contenute dagli sviluppi positivi nella ricerca di un vaccino contro il Covid-19 e dalle speranze di un nuovo stimolo da USD1.000 miliardi per supportare l’economia. I rialzi dei mercati di inizio settimana sono stati tuttavia più che controbilanciati dalle crescenti incertezze derivanti dalla questione USA-Cina: la decisione della chiusura del consolato cinese a Houston prima, e la risposta della Cina con la richiesta della chiusura del consolato americano a Chengdu poi, hanno innescato un generale sell-off sui mercati, con gli investitori che vedono con più pessimismo ora un miglioramento dei rapporti tra i due Paesi. La rilevazione di un PMI manifatturiero in deciso aumento nel mese di luglio, passato a 51,3 puntidai 49,8 di giugno (ritornando così per la prima volta dallo scoppio della pandemia al di sopra della soglia dei 50 punti) non è riuscita a ridare slancio alle quotazioni azionarie: l’aumento inatteso delle richieste di sussidi di disoccupazione settimanali (1,4 milioni di nuove richieste) ha infatti afflitto ulteriormente i mercati. Nel Vecchio Continente, il raggiungimento di un accordo tra i leader europei sul Next Generation EU per liberare EUR750 miliardi per la ripresa economica, non è riuscito a compensare le notizie negative provenienti da Cina e USA. Come negli Stati Uniti, anche in Eurozona il PMI manifatturiero ha mostrato segnali decisamente confortanti a luglio, aumentando a 51,1 punti. Il miglioramento più significativo tuttavia è stato messo a segno dal PMI dei servizi, che nello stesso periodo di riferimento ha raggiunto i 55,1 punti dai precedenti 48,3, dato che sottolinea come la riapertura del Paese e degli spostamenti abbia permesso al settore più penalizzato dalla crisi sanitaria, di recuperare gran parte del terreno perduto. In Cina,il listino azionario è stato penalizzato dagli scontri politici con gli USA, mentre in Giappone, il Nikkei ha recuperato lievemente dopo la pubblicazione di un aumento dei PMI manifatturiero e dei servizi. La performnace migliore in area asiatica è stata registrata dal listino indiano, rafforzato da alcune trimestrali superiori alle attese.   MERCATI OBBLIGAZIONARI, CURRENCY E COMMODITY Settimana tutta positiva per il mercato del debito, sia in Europa che negli Stati Uniti. I titoli del Tesoro USA,dopo aver inizialmente negoziato in un range ristretto, hanno registrato una performance positiva sul calo dei rendimenti per la debolezza del mercato azionario nella seconda parte della settimana e per le rinnovate preoccupazioni economiche a seguito di un inaspettato aumento delle nuove richieste di sussidi di disoccupazione. I rendimenti decennali hanno chiuso la settimana 4 punti base in calo allo 0,59%, mentre i rendimenti a 30 anni sono scesi di 10 punti base all’1,23%. In Europa, poco mossi i tassi dei governativi corecon la curva tedesca che ha evidenziato un calo di 1,5 punti sui rendimenti della parte a 30 anni e un aumento di 1,8 punti base sulla scadenza a 4 anni. Meglio invece il debito periferico dopo che i leader dell’UE hanno trovato un accordo su un fondo di recupero da 750 miliardi di euro martedì, aprendo la strada a significativi trasferimenti fiscali verso paesi come l’Italia e la Spagna: i rendimenti sui BTP italiani a 10 anni sono diminuiti di 17 punti base all’1,00%, mentre i rendimenti spagnoli equivalenti sono scesi di 6 punti allo 0,35%. Molto bene anche il debito corporate sia in Europa che negli Stati Uniti, con spread in restringimento sia sull’IG che sull’HY. USD debole nelle ultime sedute contro un paniere di valute: l’EUR è salito sui massimi dal 2018 grazie allo storico accordo sul Next Generation EU che ha rafforzato le prospettive per la regione e ha supportato i flussi verso le obbligazioni periferiche europee. Di contro, le preoccupazioni per la ripresa economica degli Stati Uniti a seguito di un’impennata dei casi di Covid-19e un aumento delle richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti hanno pesato sul biglietto verde. Ben supportato in settimana anche il JPY a causa di preoccupazioni geopolitiche sullo scontro fra Usa e Cina. Positive le divise emergenti che proseguono il lento trend di recupero contro USD iniziato a fine maggio. Positivi i futures sul greggio: la propensione al rischio positiva supportata dall’ottimismo sui vaccini Covid-19 e da un USD debole, ha dato supporto ai prezzi. Non sembrano invece aver influito i dati del governo degli Stati Uniti che hanno mostrato un aumento delle scorte mentre le forniture di distillati hanno raggiunto il loro massimo livello negli ultimi decenni. Nel frattempo, ancora in forte trend l’oro che beneficia della debolezza dell’USD e dei minori rendimenti dei treasury.   SOTTO I RIFLETTORI Nonostante la sua caratteristica di bene rifugio, come nel 2008 in occasione del crollo di Lehman, anche a marzo di quest’anno, sulle incertezze legate all’epidemia da Covid-19, l’oro ha registrato un forte sell-off derivante dalla necessità degli operatori di vendere qualsiasi classe di attivo – soprattutto se in profitto – per avere liquidità. Da allora, l’oro ha registrato un rimbalzo del 30%circa, di cui il 9% da inizio mese. In questo momento, i principali fattori che stanno condizionando l’andamento del metallo prezioso sono: Effetti del Covid-19 sulla crescita globale L’incertezza degli investitori sullo scenario futuro con un’epidemia che è ancora in una fase di espansione su nuovi record giornalieri di casi a livello globale e i timori di possibili altre ondate all’avvicinarsi dell’autunno, premia la caratteristica di asset rifugio dell’oro. Tensioni geopolitiche Le rinnovate tensioni fra USA e Cina sul tema Covid-19, l’ingerenza su Hong Kong e sulle più recenti accuse di spionaggio, contribuisce come nel precedente caso a supportare la caratteristica di asset rifugio. Politiche monetarie e fiscali espansive Post crisi finanziaria del 2008, l’oro è stato protagonista di un forte rally supportato da politiche monetarie espansive, le stesse ora in atto per limitare gli effetti della pandemia. Tassi reali bassi o negativi Rendimenti obbligazionari corretti per l’inflazione in territorio negativo spingono gli investitori a preferire l’oro come investimento più sicuro USD debole Il momento di debolezza dell’USD (difficoltà interne per un nuovo piano di stimoli fiscali, attese per una Fed maggiormente accomodante, epidemia negli USA ancora in espansione) è un ulteriore fattore a supporto del prezzo del metallo giallo che, essendo determinato in USD, diminuisce in valore assoluto nelle altre valute di rifermento con l’indebolimento della divisa americani. ANDAMENTO DELL’ORO E TASSI REALI Da un punto di vista di analisi tecnica, sebbene sia su livelli sostenuti, non vi sono ancora segnali di ipercomprato sul metallo giallo. Il rally è in accelerazione, con un nuovo massimo storico a 1.981 USD/oncia troy (precedente massimo a 1.918 nel 2011) e con il livello psicologico a 2.000 molto vicino. Gli indicatori MACD e RSI, pur essendo su livelli elevati, non mostrano ancora divergenzee questo potrebbe favorire un proseguimento del movimento. L’area di 1.900 punti rappresenta un livello chiave da monitorare: una rottura verso il basso andrebbe interpretato come segnale di debolezza e di possibile inversione.     CONSIDERAZIONI FINALI L’oro ha già raggiunto livelli di prezzo elevati anche se il contesto economico attuale e gli indicatori di analisi tecnica potrebbero supportare un ulteriore apprezzamento. Si conferma l’opportunità di detenere sempre una quota del portafoglio, compresa tra il 4% e il 7%, investita direttamente nell’oro, muovendosi verso la parte alta del range nelle fasi di volatilità, utile per stabilizzare la performance. Fra i vari strumenti, si possono considerare i seguenti ETC su Borsa Italiana: • cambio aperto, Invesco Physical Gold (IE00B579F325) • cambio coperto, Xtrackers Physical Gold Euro Hedged (DE000A1EK0G3

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Analisi settimanale dei mercati

Scritto il 27.07.2020

MERCATI AZIONARI AMERICA Gli indici azionari americani hanno subito forti perdite durante l’ultima seduta della settimana, appesantiti dall’inasprirsi dei rapporti tra Cina e USA e dai pesanti ribassi dei titoli tecnologici. A influenzare le performance delle big tech americane è stato il crollo di Intel, in perdita del -16,2% dopo che la società ha posticipato l’uscita della nuova generazione di semiconduttori e ha rilasciato una guidance per il 3Q inferiore alle attese. Goldman Sachs ha terminato le contrattazioni in ribasso di quasi l’1,0% a seguito della notizia che la banca americana dovrà pagare USD3,9 miliardi per lo scandalo 1MDB in Malesia. Vendite anche su American Express (-1,4%) a causa di una contrazione delle vendite trimestrali peggiore delle attese. MERCATI AZIONARI ASIA I principali listini asiatici scambiano misti, influenzati sia dalle incertezze dei rapporti con USA che dalla pubblicazione di dati macro migliori delle attese in Cina. In particolare, i profitti delle società cinesi sono saliti dell’11,5% a/a a giugno, una crescita decisamente migliore rispetto a quella del 6,0% a/a di maggio. In Giappone, il leading index è passato a 78,4 dai precedenti 77,7, un valore inferiore rispetto ai 79,3 attesi dagli economisti. Acquisti sul Kospi, che ha chiuso in rialzo di quasi un punto percentuale, trainato dalle ottime performance dei titoli farmaceutici. Il listino indiano scambia in territorio negativo per via delle vendite sui finanziari. MERCATI AZIONARI EUROPA Le borse europee hanno chiuso in deciso ribasso, penalizzate dalle tensioni tra Cina e USA e dalle nuove incertezze circa la possibilità di raggiungere un accordo tra UK e l’Unione Europa sulla Brexit. Durante la seduta, la pubblicazione del PMI manifatturiero di luglio ha tuttavia sorpreso in positivo, superando la soglia dei 50 punti, passando a 51,1 dai 47,4 precedenti. La società energetica britannica Centrica ha messo a segno un rialzo del 16,8% grazie alla notizia della vendita del business americano Direct Energy per GBP3,0 miliardi. A Piazza Affari, Nexi ha ceduto il -6,1% in scia ad alcune indiscrezioni che vedrebbero la fusione con Sia al momento in una fase di impasse. FOREX La pandemia non ancora sotto controllo negli Stati Uniti con gli operatori che quotano la possibilità di ulteriori mosse espansive da parte delle Fed ella riunione che si terrà in settimana, mette sotto pressione l’USD. Nello stesso contesto, le preoccupazioni hanno portato in apprezzamento il JPY anche contro EUR nelle ultime 2 sedute. Intanto l’ottimismo sul Next Generation EU continua a dare supporto all’EUR che contro USD ora si è portato sopra l’1,17. Sulle valute più volatili, tengono contro un USD debole CAD, AUD e NZD mentre le valute emergenti mostrano nel complesso una correzione nelle ultime sedute. COMMODITIES Poco mossi i derivati del greggio, con gli investitori concentrati sia sui numeri sulla pandemia, che continuano ad aumentare soprattutto nel continente americano, sia sulle tensioni diplomatiche tra Usa e Cina che non potranno non avere ricadute negative sulla domanda di carburante. Forte invece l’aumento dell’oro che, dopo aver rotto i 1.900 USD/oncia nella giornata di venerdì, oggi è arrivato fino a 1.944 USD/oncia, massimo storico Di seguito una lista di avvenimenti della settimana che potrebbero influenzare i mercati: Lunedì In mattinata laGermania comunicherà l’indice IFO sulla fiducia delle aziende Alle 14:30 gli Stati Uniti rilasceranno il dato relativo ai principali ordinativi di beni durevoli Martedì Alle 16:00 gli Stati Uniti comunicheranno il dato relativo al rapporto sulla fiducia dei consumatori   Mercoledì Alle 16:00 gliStati Uniti rilasceranno i dati sui contratti pendenti di vendita di abitazioni, alle 16:30 quelli relativi alle scorte di petrolio greggio. Alle 20:00 sarà rilasciata la decisione del FOMC e quella sul tasso di interesse dei fondi FED a seguire, alle 20:30, si terrà la conferenza stampa del FOMC Giovedì Alle 09:55 in Germania sarà annunciata la variazione della disoccupazione, alle 10:00 sarà comunicato il PIL Alle 14:30 gli Stati Uniti rilasceranno il PIL trimestrale e subito dopo comunicheranno il dato relativo alle richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione Venerdì Alle 03:00 la Cina rilascerà l’indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero Alle 11:00 inZona Euro sarà comunicato l’IPC annuale  

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Deflazione o inflazione?

Scritto il 23.07.2020

MERCATI AZIONARI La maggior parte dei mercati azionari globali ha chiuso in positivo una settimana caratterizzata dalle nuove scoperte incoraggianti nella ricerca di un vaccino contro il coronavirus e dalla prosecuzione della stagione dei risultati trimestrali, che fino adora hanno mostrato segnali contrastanti. Negli Stati Uniti, gli indici azionari hanno aperto sotto la pari a inizio settimana, dopo chela California ha proposto nuove restrizioni a causa dell’aumento dei nuovi casi di Covid-19, per poi chiudere la settimana con un guadagno superiore al punto percentuale. A livello macro, le vendite al dettaglio di giugno hanno mostrato una crescita che, seppure inferiore a quella registrata a maggio, è stata migliore delle attese degli analisti (7,5%m/m vs 5,0%m/m), mentre la produzione industriale nello stesso periodo di riferimento è incrementata del 5,4%m/m dopo il +1,4% di maggio. Un’ulteriore spinta alle quotazioni azionarie è stata data dalla rilevazione migliore delle attese dell’inflazione core di giugno passata a 1,2%a/a dal precedente 1,1% e dall’indice manifatturiero della Fed di Philadelphia che a luglio ha registrato un miglioramento a24,1 punti, superiore alle attese. In Europa, la riunione della BCE si è conclusa come da attese con un nulla di fatto. La banca centrale ha mantenuto invariate le decisioni prese fin qui, sia in termini di tasso di interesse che di programmi di acquisto. Secondo Christine Lagarde, l’economia europea al momento sta vivendo una fase di recupero dopo il periodo di massimo rallentamento economico in marzo/aprile e non risultano quindi necessari ulteriori interventi. Il presidente della banca centrale ha comunque sottolineato come l’eventuale accordo tra i Membri europei per il Recovery Fund (raggiunto nella giornata odierna) sia fondamentale per la stabilità economica dell’Unione. Segnali rassicuranti sono arrivati dalla produzione industriale, che a maggio è tornata a crescere, segnando un + 12,4% m/m dopo il -18,2% di aprile. In Asia, nonostante la Cina abbia continuato a mostrare la resilienza della propria economia, registrando un incremento del 3,2% a/a nella prima lettura del Pil del secondo trimestre, battendo le stime del 2,5%, l’indice azionario di Shanghai ha chiuso in netto ribasso come conseguenza delle prese di profitto dopo il forte rialzo del listino messo a segno nella settimana precedente. Anche in Giappone, la riunione della banca centrale giapponese non ha riservato sorprese sull’attuale politica monetaria. Tuttavia, la BoJ ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil per il 2020 in un range tra il - 5,7% e il -4,5 %. MERCATI OBBLIGAZIONARI, CURRENCY E COMMODITY l mercato obbligazionario continua ad essere condizionato da due elementi principali: da un lato l’ottimismo sulla ripresa economica supportato spesso da dati macro in miglioramento, dall’altra dall’epidemia di Covid- 19 che, a livello mondiale, conferma essere ancora in forte espansione con un aggiornamento costante di nuovi record di contagi giornalieri. In Europa, i rendimenti dei governativi sono saliti in tutto il continente nella giornata di lunedì sull’ottimismo iniziale sull’attività economica in ripresa, poi attenuatosi nel corso della settimana per l'aumento di casi di Covid-19 in molti paesi e che ha portato ad una ridiscesa dei rendimenti. Nella riunione della BCE di giovedì, la presidente della BCE Christine Lagarde ha dichiarato l'impegno della banca centrale a spendere l'intero importo del suo programma di acquisto di pandemic-bond, dissipando i suggerimenti di alcuni membri del consiglio secondo cui potrebbe non essere necessario. Complessivamente, mentre i governativi core hanno registrato un rialzo dei rendimenti con performance negativa, il debito italiano ha tratto vantaggio dai progressi sul raggiungi mento di un accordo per il Next Generation EU (di recente approvazione), con una riduzione del rischio di credito dell’Italia e che ha visto una riduzione anche dello spread contro i bund. Poco mossi i treasury: la curva dei rendimenti si è appiattita in settimana in un clima di smorzamento. I dati economici sono stati ampiamente positivi, sebbene l'aumento dei casi di coronavirus in alcuni grandi stati abbia sollevato preoccupazioni sul fatto che i governi locali potrebbero aver riaperto l'economia troppo rapidamente. Complessivamente tuttavia, il senti mento di maggiore ottimismo ha portato ad una riduzione degli spread nei segmenti di maggior rischio di credito, con una settimana quindi positiva per i corporate, specialmente high yield. Sul fronte valutario, l’EUR ha mostrato un netto apprezzamento sull’USD sulle prospettive legate all’economia nel breve: mentre negli Usa l’epidemia non è sotto controllo e alcuni stati potrebbero reimpostare lockdowns, in Europa prosegue la riapertura delle attività grazie a nuovi casi che rimangono relativamente bassi. Debole anche il JPY che sostanzialmente chiude poco variato contro USD sulla maggiore propensione al rischio. Questo migliorato sentimento continua a dare supporto alle divise più volatili quali CAD, AUD e NZD, mentre risultano più deboli quelle emergenti. Poco mossi in setti mana brent e WTI. L’OPEC+ ha deciso di ridurrei tagli alla produzione a partire da agosto, sollevando alcune preoccupazioni sull'offerta, nonostante vi siano piani per tagli compensativi da parte di alcuni membri. Il ministro dell'Energia dell'Arabia Saudita ha dichiarato di essere fiducioso che l'offerta supplementare possa essere facilmente assorbita dal mercato con il recupero della domanda. Settimana laterale per l’oro che chiude in risalita del 0,7%. SOTTO I RIFLETTORI Il Covid-19 e le forti politiche monetarie espansive adottate dalle banche centrali stanno alimentando il dibattito tra chi ritiene che il maggiore rischio per l’economia mondiale sia una discesa dei prezzi e chi, al contrario, ritiene che nel medio periodo si possa assistere ad un’esplosione dell’inflazione. Fattori a favore di chi sostiene il rischio deflazione. Incremento del tasso di disoccupazione: a chiusura delle attività per contenere la diffusione del Covid-19 hanno portato a un marcato aumento della disoccupazione sia in USA sia in area Euro. Un ritorno alla normalità nei prossimi mesi porterebbe a un miglioramento del quadro occupazionale ma un ritorno ai livelli pre-Covid potrebbe richiedere anni. Per quanto la relazione era disoccupazione e inflazione si sia indebolita negli ultimi anni, è difficile immaginare un balzo dell’inflazione in tale scenario. Il basso utilizzo della capacità produttiva, indotto dal calo della produzione industriale, limita il potere di «governo» dei prezzi da parte delle aziende e diminuisce la domanda di investimenti. Il calo dei prezzi delle commodity, ed in particolare del petrolio, potrebbero contribuire a contenere le pressioni inflazionistiche. Le misure di lockdown hanno portato a un brusco calo della velocità di circolazione della moneta, indicatore di una minore domanda globale dei beni. In un’ottica di medio periodo il maggiore elemento a sostegno dei timori di deflazione è il fattore demografico. La crescita della popolazione potrebbe rallentare nel mondo occidentale, con l’eccezione degli USA dove invece la parte di popolazione tra i 20 e i 54anni potrebbe salire negli anni a venire, favorendo un processo di disinflazione, in linea con quanto avvenuto in Giappone negli ultimi anni.   Il principale fattore di chi ritiene possibile una decisa accelerazione dell’inflazione è il forte aumento della liquidità determinato dagli interventi espansivi delle banche centrali. Diversi indicatori della liquidità hanno toccato livelli record nelle ultime settimane. In area Euro la massa monetaria è cresciuta in maggio dell’8,9% a/a, il massimo da luglio 2008. In USA la massa monetaria M3 è aumentata del 23,1% a/a. La massa monetaria M3 potrebbe avere toccato una crescita del 12% a/a a livello globale in maggio.   Anche se il forte aumento della liquidità in circolazione non ha per ora creato pressioni sui prezzi, dato l’attuale contesto economico, ma indotto solo una crescita del tasso di risparmio, fino al 23,2% in maggio (32% in aprile), non appena la situazione ritornerà alla normalità, l’abbondante liquidità potrebbe entrare in circolo creando inflazione. Si ritiene tuttavia che lo scenario più vero simile sia quello di un’inflazione che potrà rimanere ancora contenuta per un certo periodo di tempo. Alcune considerazioni a supporto di questa ipotesi: La domanda dei consumatori potrebbe rimanere debole dato l’elevato livello del tasso di disoccupazione. Gli investimenti aziendali potrebbero rima nere contenuti ancora per diversi trimestri. La pandemia avrà la conseguenza di lasciare le aziende con livelli di debito superiori al periodo pre-Covid e livelli di redditività inferiori che potrebbero limitare gli investimenti. I governi si potrebbero trovare nella situazione di dovere rallentare le misure a sostegno dell’economia per non vedere esplodere ulteriormente il debito pubblico.   Di seguito si riportano alcune proposte operative che possono risultare interessanti nello scenario rappresentato. L’inserimento in portafoglio di strumenti legati all’inflazione consente infatti di ottenere una maggiore diversificazione degli investimenti e al tempo stesso di acquistare protezione, nel caso in cui questo rischiosi manifesti. Azioni - Settore Infrastrutture Le infrastrutture rappresentano un’eccezione rispetto alla relazione inversa tra inflazione elevata e andamento del mercato azionario. Le condizioni contrattuali, delle commesse, la regolamentazione e la posizione strategica, spesso consentono alle società del settore di incrementare il prezzo dei servizi, così da traslare l’effetto di aumento dei prezzi sul consumatore finale, senza che i propri margini siano intaccati. Da inizio anno, il settore risulta essere uno dei più penalizzati dagli investitori (Dow Jones Brookfield Global Infrastructure Index -11,81% in USD al 30.06.2020). Obbligazioni - Tasso variabile Le obbligazioni a tasso variabile rappresentano un naturale hedging rispetto all’aumento dell’inflazione, dato il collegamento diretto tra rendimento e livello dell’inflazione. Materie prime - Oro Le materie prime sono un’altra asset class che storicamente ha ben performato nei periodi di inflazione elevata, perché ne sono una delle principali componenti. La definizione del regime inflattivo o deflattivo, infatti, ha un legato molto stretto con il prezzo delle materie prime, soprattutto con quello del petrolio, ma non solo. In tal senso, l’esposizione verso l’oro combina da un lato l’investimento difensivo in caso di sell off o di ritorno della volatilità sulle altre attività rischiose, e dall’altro una copertura verso il rischio inflazione. In linea con un approccio prudente verso il mercato azionario, si preferisce l’investimento in oro fisico piuttosto che nell’equity delle società legate al settore aurifero.

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Analisi settimanale dei mercati finanziari mondiali

Scritto il 20.07.2020

MERCATI AZIONARI AMERICA Gli indici azionari americani hanno segnato nella giornata di venerdì lievi rialzi, nonostante l’aumento dei nuovi casi di Covid-19 e la trimestrale sotto le attese di Netflix. La società di streaming americana ha infatti pubblicato un aumento degli iscritti di 10,1 milioni, disattendendo il consensus che aveva previsto una crescita di 12 milioni, e un EPS di USD 0,21 al di sotto delle stime (attese di USD1,80), terminando la seduta in ribasso del -6,5%. Anche alcune delle maggiori società tecnologiche dei listini hanno mostrato debolezza, con Amazon in ribasso del -1,3% e Microsoft in rosso del -0,5%, quest’ultima in attesa della pubblicazione dei dati trimestrali in calendario per questa settimana. MERCATI AZIONARI ASIA Le borse asiatiche guadagnano in giornata, trainate dalla decisione della PBoC di lasciare invariati il loan prime rate a un anno (3,85%) e quello a cinque anni (4,65%). In Giappone, il Nikkei ha registrato un lieve rialzo nonostante il livello di esportazioni di giugno sia calato del -26,2% a/a, un miglioramento rispetto a maggio inferiore alle attese di un -24,9% a/a. La performance migliore è stata segnata dal listino di Shanghai, rinforzato oltre che dalla PBoC, anche dall’aumento al 45% del limite agli investimenti azionari imposto alle società assicurative. L’Hang Seng rimane intorno alla parità, penalizzato dal rapido aumento di contagi avvenuti nella città di Hong Kong durante il fine settimana.   MERCATI AZIONARI EUROPA I principali listini europei hanno segnato performance miste, con il settore automotive in rialzo dell’1,5% e quello bancario in contrazione del -1,0%. A guidare la salita del comparto automobilistico è stata Daimler (+4,4%), in forte guadagno dopo la pubblicazione di una perdita operativa trimestrale inferiore alle attese. Acquisti anche su Ericsson (+11,4%), che grazie a un netto miglioramento dei margini nel segmento degli accessori telefonici, ha superato le stime di consensus nel secondo trimestre e ha confermato la guidance per il periodo 2020-2022. A Piazza Affari, Enel ha guadagnato il 2,1%, in scia al trend positivo del comparto delle utilities, mentre Moncler ha chiuso in ribasso del -2,2%. FOREX L’EUR continua a rimanere vicino ai massimi ad oltre quattro mesi contro USD sui negoziati fra i Paesi membri dell’UE sul Next Generation EU; la possibilità esistente tuttavia che possa anche esserci nessun accordo in questo momento sembra frenare la divisa unica. Stabile il cambio USD/JPY, così come il cross fra USD e CAD, AUD e NZD: mentre a supportare il biglietto verde e la divisa nipponica c’è la diffusione del coronavirus; in direzione opposta c’è la maggiore propensione al rischio dovuta ai piani di stimoli fiscali in Europa e anche negli USA. COMMODITIES Venerdì è stata una giornata relativamente stabile per le materie prime, con l’indice Crb che ha chiuso sui livelli della seduta precedente. Il future sul WTI ha aperto leggermente sotto il prezzo di chiusura e perde lo 0,7%. Stessa dinamica per il Brent, che scambia a USD 42,3, a -0,8% dall’apertura odierna. Oro stabile a USD 1.810 l’oncia. Di seguito i principali avvenimenti della settimana che potrebbero influenzare i mercati: Lunedì In primissima mattinata la Cina comunicherà il tasso privilegiato d’interesse della PBoCMercoledì Alle 16:00 gli Stati Uniti comunicheranno il dato relativo alle vendite di abitazioni esistentiVenerdì Alle 08:00 in Gran Bretagna sarà rilasciato il dato sulle vendite al dettaglio. Alle 10:30 sarà comunicato l’indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero e del settore dei servizi Alle 09:30 in Germania sarà comunicato l’indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero Alle 16:00 gli Stati Uniti rilasceranno il dato relativo alle vendite di nuove abitazioni

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QUADRO MACROECONOMICO COMMENTO MENSILE LUGLIO 2020

Scritto il 16.07.2020

  I dati sul PIl relativi al 2020 che saranno pubblicati nelle prossime settimane dovrebbero evidenziare il crollo dell’attività economica a seguito della chiusura delle attività produttive non essenziali per frenare la diffusione del Covid–19. Seppure in un contesto di protratta debolezza, segnali di recupero sono tuttavia arrivati in giugno dagli indicatori anticipatori. Gli indici di fiducia delle imprese manifatturiere e dei servizi sono rimbalzati e il PMI manifatturiero in Cina e USA è tornato su valori che potrebbero anticipare una crescita dell’attività economica, nei relativi Paesi, già a partire dal 3Q20. Più debole, per il momento, è il recupero del settore dei servizi, con il balzo della disoccupazione e un atteggiamento più cauto sul fronte dei consumi da parte delle famiglie che pesano sulle prospettive nel breve. Fed e BCE continuano a mantenere un orientamento espansivo, con la BCE che a inizio giugno ha aumentato il programma di acquisto di asset e la Fed che ha annunciato l’acquisto diretto dal mercato di corporate bonds. STATI UNITI In attesa della pubblicazione del dato sul Pil del secondo trimestre, che dovrebbe vedere una contrazione del 34,5% t/t annualizzato sulla base delle stime di consensus, segnali confortanti sulle prospettive dell’economia sono giunti la scorsa settimana dall’ISM manifatturiero e dal rapporto sul mercato del lavoro. L’ISM manifatturiero ha battuto le attese degli economisti (49,5) salendo da 43,1 a.52,6. L’indice si è, così, portato sopra la soglia di 50, comunemente considerata lo spartiacque tra sviluppo e contrazione del settore, e su un valore in linea con una crescita del 2,9% del Pil. Positivo è stato anche l’incremento a 56,4 della voce nuovi ordini, che anticipa una prosecuzione del trend di recupero anche nei prossimi mesi. Migliore delle attese è stato anche l’andamento del mercato del lavoro. In giugno sono stati creati 4,8 milioni di posti di lavoro, con il tasso di disoccupazione sceso dal 13,2% all’11,1%. La riapertura delle attività produttive è alla base dell’incremento dell’occupazione, anche se continua a destare qualche timore, per le prospettive dell’inflazione, il calo dei salari orari: -1,2% m/m. L’inflazione è rimasta leggermente positiva in maggio, con il dato generale a 0,1% a/a e quello core a 1,2%. Tuttavia a destare qualche timore è il calo dell’indice core per il terzo mese consecutivo, segnale di come le pressioni deflazionistiche si stiano facendo strada. In tale scenario la Fed ha confermato il proprio orientamento espansivo, annunciando che all’interno del programma Secondary Market Corporate Credit Facility, procederà all’acquisto diretto di corporate bonds ad alto rating sul mercato, pur rispettando la diversificazione degli indici di riferimento. Non si è, invece, per il momento concretizzata l’ipotesi di una nuova manovra di politica fiscale espansiva, anche se rimane allo studio del Congresso. EUROPA Anche in area Euro le indicazioni più confortanti per i prossimi mesi sono arrivate dall’andamento degli indici di fiducia delle imprese. L’indice PMI manifatturiero dell’intera area Euro è salito da 39,4 a 47,4. Pur rimanendo sotto la soglia di 50, l’indice ha evidenziato un recupero superiore a quanto scontato in precedenza dal mercato. Positivo è stato anche il recupero dell’indice dei servizi, salito da 30,5 a 48,3. Questi dati hanno confermato le attese di un recupero dell’economia nel terzo trimestre, con le stime di consensus che vedono una crescita del Pil dell’8,7% t/t dopo la contrazione del 12,2% che dovrebbe essere stata registrata nel secondo trimestre. La forza della ripresa dei Paesi dell’area Euro, ed in particolare del blocco dei Paesi periferici, dipenderà dall’accordo tra i capi di Governo sul “Recovery Fund”. I leader europei hanno iniziato a discutere lo scorso 18-19 giugno la proposta della Commissione Europea di un fondo di EUR750 miliardi, di cui EUR500 miliardi a fondo perduto ai Paesi più colpiti dalla crisi e EUR250 miliardi sotto forma di prestiti, ma senza trovare un accordo. Le speranze sono che un accordo sia trovato entro la fine dell’anno senza grosse variazioni rispetto alla proposta originaria. GIAPPONE Gli ultimi indicatori anticipatori hanno evidenziato come il Giappone potrebbe essere il Paese sviluppato più lento nell’uscire dalla crisi a seguito del lockdown. L’indice trimestrale Tankan è sceso da -8 a -34, il livello più basso degli ultimi 11 anni. L’indice PMI manifatturiero è sì migliorato in giugno, salendo da 38,4 a 40,1, ma è rimasto su un valore in linea con una forte contrazione del comparto industriale nella prima parte del terzo trimestre. L’andamento degli indici di fiducia ha evidenziato come l’economia giapponese possa avere bisogno di nuovi stimoli monetari e fiscali anche dopo il recente incremento del programma di sostegno alle aziende da JPY75trn a JPY110trn da parte della BoJ e lo stimolo fiscale da JPY31,9trn deciso dal governo. CINA I dati più recenti hanno mostrato un’ulteriore e ampia accelerazione dell’economia cinese, guidata da infrastrutture e abitazioni grazie a un forte sostegno creditizio. Anche l’andamento delle esportazioni è iniziato a migliorare in giugno, con il surplus della bilancia commerciale superiore del 50% rispetto alle stime di consensus. Tuttavia, la ripresa della domanda del settore privato rimane poco brillante, con investimenti industriali e vendite al dettaglio in calo rispettivamente del 6,3% e del 2,8% in giugno. Complessivamente, l’economia cinese, la prima a uscire dalla fase di lockdown, sembra essere sulla buona strada per tornare a una normalizzazione. Sulla base dei dati sinora pubblicati, le stime di consensus sono per una crescita del Pil nel secondo trimestre del 9,4% t/t (dopo il -9,8% t/t di Q1) e del 2% a/a (da -6,8%). I segnali di miglioramento dell’economia hanno portato a un atteggiamento più cauto della PBoC. Tuttavia, la delicata ripresa della domanda del settore privato potrebbe portare a un maggiore sostegno nei prossimi mesi, in particolare qualora il nuovo focolaio di Covid–19 a Pechino portasse ad un ulteriore rallentamento della ripresa dei consumi. OUTLOOK L’economia mondiale sembra indirizzata verso una graduale uscita dalla forte crisi economica innescata dal Covid–19. Gli indici di fiducia segnalano un ritorno alla crescita nel mondo occidentale a partire dal terzo trimestre, mentre la Cina dovrebbe avere registrato un tasso di espansione del Pil positivo già in Q2. La ripresa dovrebbe, però, rimanere molto debole e un ritorno a livelli pre-Covid on dovrebbe avvenire prima del 2022. CRESCITA ECONOMICA Gli impatti negativi a seguito del blocco dell’attività produttiva, al fine di contrastare la diffusione della pandemia, hanno comportato un netto peggioramento dell’outlook per il 2020. La contrazione dell’economia globale nel secondo trimestre sarà significativa: la stima di consensus sul Pil statunitense è per una contrazione di oltre il 30% t/t, annualizzato mentre per l’Eurozona le attese sono per un calo del 12,2% t/t. Anche in base alle più recenti previsioni dell’OCSE (10 giugno) la ripresa dovrebbe essere lenta ed incerta e fortemente dipendente dal futuro andamento dell’emergenza sanitaria. Nello scenario più favorevole che si realizzerebbe in caso di assenza di una seconda ondata di contagi in autunno, si potrebbe assistere ad un’accelerazione della crescita economica nella seconda parte dell’anno che potrebbe limitare la contrazione del Pil mondiale nel 2020 ( -6% stima OCSE) e portare ad un importante recupero nel 2021 (+ 5,8% stima OCSE) Nel caso in cui nuovi focolai di malattia dovessero invece evidenziarsi nei prossimi mesi, il calo del PIL mondiale per l’anno in corso potrebbe essere più significativo (-7,6% stima OCSE) a fronte di una ripresa più modesta nel 2021. In entrambi i casi anche alla fine del 2021 l’attività economica non riuscirebbe a recuperare il livello raggiunto nell’ultimo trimestre del 2019. INFLAZIONE/DEFLAZIONE Il calo della domanda interna e dei prezzi delle commodity, ed in particolare del petrolio, potrebbero avere un effetto negativo sui prezzi al consumo, aumentando il rischio di una caduta in deflazione. I dati più recenti pubblicati hanno evidenziato una discesa dell’inflazione allo 0,1% a/a in USA e allo 0,3% a/a in area euro. Una discesa in deflazione sarebbe quanto mai problematica per delle economie altamente indebitate quali quella statunitense e dell’area Euro. Le banche centrali, quindi, resteranno vigili per evitare questo rischio. BANCHE CENTRALI Le banche centrali hanno agito con prontezza e risolutezza nel trovare nuove misure per contrastare l’impatto, per lo meno sui mercati finanziari, della pandemia e per ridurre al massimo i rischi di Deflazione. Dopo le misure adottate di recente, Fed e BCE potrebbero assumere un orientamento attendista per alcuni mesi per valutare la forza della ripresa nella seconda parte dell’anno. Tuttavia non sono da escludere nuove misure espansive qualora la crescita dovesse confermarsi inferiore alle attese. RISCHI Una seconda ondata di diffusione del Covid-19 rappresenta il principale rischio per la crescita economica a livello globale. Persistono anche timori legati al riaccendersi delle tensioni fra USA e Cina. AZIONI Dopo i minimi di marzo i maggiori indici azionari mondiali hanno iniziato una fase di tendenziale recupero. In particolare, gli indici statunitensi si stanno riportando sui valori pre-Covid, mentre quelli europei, seppure rimangano al di sotto dei livelli pre-pandemia, hanno sovraperformato nel periodo più recente. Le politiche monetarie e fiscali ultra-espansive adottate da banche centrali e governi sono alla base del rimbalzo degli indici. I livelli di valutazione dei mercati, però, iniziano ad essere di allarme e potrebbero limitare ulteriori progressi qualora l’economia non tornasse a crescere come nelle attese nella seconda parte dell’anno e nel 2021, portando ad una ulteriore revisione al ribasso degli utili l’anno prossimo. In tale scenario, e in vista di una maggiore volatilità dei mercati azionari nei prossimi mesi, si propende per un posizionamento neutrale/leggermente negativo sull’asset class azionaria, implementando le scelte con diversificazione, selettività e progressività. OBBLIGAZIONI L’azione tempestiva delle banche centrali è riuscita a limitare la caduta dei mercati obbligazionari e a ridurre i rendimenti delle obbligazioni governative benchmark. La progressiva uscita dai lockdown e le attese di una ripresa economica dai minimi recenti portano ora a prevedere, nel breve termine, una fase di relativa stabilizzazione dei tassi, sempre che non si registri una seconda ondata di diffusione della pandemia. I titoli governativi potrebbero rappresentare elemento di stabilizzazione dei portafogli nel caso di un peggioramento del sentiment di mercato. Su queste basi anche gli spread delle emissioni corporate hanno manifestato una forte e generalizzata compressione, favoriti dal ritorno dell’appetito per il rischio da parte degli investitori. Se lo scenario così benevolo si dovesse confermare, si potrebbe assistere ad una vivace attività sul mercato primario principalmente da parte delle aziende private e possibilmente da parte anche degli emittenti con merito di credito più basso (high yield). Si porta quindi la view sull’asset class obbligazionaria verso un posizionamento neutrale/ leggermente positivo sempre comunque improntato alla selettiva, ritenendo opportuno considerare i prossimi momenti di volatilità, eventualmente legati al periodo estivo, come valide opportunità di acquisto, per ricostruire una maggiore duration, per i diversi profili di rischio/ rendimento su un orizzonte temporale di medio e lungo termine. LIQUIDITÀ Si mantiene un posizionamento di neutralità sulla liquidità funzionale e coerente con le scelte strategiche sulle asset class principali, che potrebbero presentare nel corso del prossimo trimestre opportunità d’investimento.

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Mercati Azionari e agenda settimanale 13 luglio 2020

Scritto il 13.07.2020

AMERICA I maggiori indici azionari statunitensi hanno chiuso venerdì in forte rialzo nonostante l’impennata di casi di Covid-19. A dare slancio ai mercati sono stati l’annuncio di Gilead Sciences (+2,1%), secondo cui la fase 3 della sperimentazione del farmaco Remedesivir per la cura del Covid-19 sta dando buoni risultati, e la buona intonazione dei mercati internazionali, in particolare di quelli cinesi. Netflix è salita dell’8% grazie alla stima dell’analista di Goldman Sachs che la società possa avere aumentato il numero di sottoscrittori in Q2 più di quanto preventivato (12,5 milioni contro 7,5 milioni). La società annuncerà i risultati trimestrali il 17 luglio. Positiva anche la performance dei bancari alla vigilia della pubblicazione dei conti trimestrali dei big del comparto in settimana: JP Morgan +5,4%, Wells Fargo +6%, Citigroup +6,5%. ASIA I listini asiatici scambiano in deciso rialzo, con gli investitori che sembrano non preoccuparsi dei forti aumenti di nuovi contagi da coronavirus a livello globale. La borsa azionaria cinese prosegue il periodo positivo, segnando un guadagno di circa il 2,0%. Il migliore della seduta è stato tuttavia il Nikkei, trainato al rialzo anche dalle ottime performance di SoftBank (+4,2%) e Fanuc (+3,2%). Sull’Hang Seng si segnala il forte rialzo di HSBC (+3,0%), mentre sul Kospi, Samsung ha chiuso a +1,7%. Le attese di un ulteriore taglio dei tassi di interesse da parte della banca centrale indiana, nel caso il dato sull’inflazione di giugno (atteso in giornata) sia decisamente più debole di quanto stimato, ha supportato le quotazioni del Bse Sensex. EUROPA Le principali borse europee hanno chiuso la seduta in territorio positivo, trainati dalla pubblicazione di dati macro superiori alle attese. In particolare, gli investitori sono stati rassicurati dall’aumento superiore alle attese della produzione industriale di maggio in Francia (+19,6% a/a vs il +15,1% atteso) e in Italia (+42,1% a/a vs il 22,8% atteso). Carlsberg ha segnato un rialzo del 6,4% dopo che la società danese ha comunicato di aver registrato un lieve miglioramento delle vendite in Europa occidentale. A Piazza Affari, STM è stata la migliore del listino, in guadagno del 5,1%. Acquisti anche sui titoli del comparto bancario, con Intesa Sanpaolo in rialzo del 2,0%. FOREX La prosecuzione del trend positivo dei mercati azionari sulle piazze asiatiche ha favorito un calo delle valute considerate più sicure. Lo EUR si è, così, rafforzato sia nei confronti dello USD sia dello JPY. I movimenti sono, però, stati contenuti in vista della pubblicazione in settimana di importanti dati macro in USA e delle riunioni delle banche centrali in area Euro e Giappone. COMMODITIES L’indice Crb ha chiuso la giornata di venerdì con un positivo +0,8%. Il WTI ha aperto la seduta odierna in leggero ribasso rispetto all’ultima chiusura. Attualmente scambia a USD 40,28 al barile (-0,7%), con il Brent anch’esso in ribasso dello 0,5% in area USD 43 al barile. L’oro rimane sopra i USD 1.800 al barile. Di seguito i principali avvenimenti della settimana che potrebbero influenzare i mercati: Lunedì Alle 17:30 in Gran Bretagna è atteso il discorso del Governatore della BoE Bailey Martedì Alle 08:00 la Gran Bretagna comunicherà la variazione nelle richieste dei sussidi di disoccupazione, a seguire il PIL e il dato relativo alla produzione manifatturiera Alle 11:00 la Germania rilascerà la rilevazione ZEW del sentimento sull’economia tedesca Alle 14:30 gli Stati Uniti indicheranno l’indice dei principali prezzi al consumo Mercoledì Alle 05:00 il Giappone rilascerà il rapporto sulle prospettive della BoJ Alle 08:00 la Gran Bretagna comunicherà l’IPC annuale Giovedì Alle 04:00 la Cina comunicherà il PIL e il dato sulla produzione industriale Alle 08:00 la Gran Bretagna rilascerà l’indice dei salari medi inclusi bonus. Alle 13:15 è atteso il discorso il discorso del Governatore della BoE Bailey Alle 13:45 in Zona Euro saranno comunicati: il tasso sui depositi, la decisone sul tasso di interesse, le dichiarazioni sulla politica monetaria della BCE e le operazioni sulle politiche di rifinanziamento marginale della BCE. Alle 14:30 si terrà la conferenza stampa della BCE Alle 14:30 negli Stati Uniti si attende il dato relativo alle vendite al dettaglio dei beni essenziali e quello relativo alle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, è atteso inoltre, nella stessa giornata, il dato relativo alle vendite al dettaglio Venerdì Alle 08:00 in Gran Bretagna sarà rilasciato il dato sulle vendite al dettaglio. Alle 12:00 terrà un discorso il Governatore della BoE Bailey Alle 11:00 in Zona Euro sarà comunicato l’IPC annuale Alle 14:30 gli Stati Uniti rilasceranno il dato relativo ai permessi di costruzione rilasciati  

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Al VIA L'OPS INTESASANPAOLO SU UBI BANCA

Scritto il 09.07.2020

  MERCATI AZIONARI Settimana estremamente positiva per i listini azionari, con l'indice globale che ha segnato un rialzo superiore al 3,0%. La rinata propensione al rischio degli investitori è stata conseguenza di dati macro rassicuranti soprattutto negli Stati Uniti e delle nuove scoperte in ambito sanitario nella ricerca di cure e rimedi contro il Covid-19, nonostante le preoccupazioni su una nuova ondata di contagi continuino a permanere. In America, l'S&P500 ha segnato un rialzo del 4,0% grazie al miglioramento del sentiment economico e delle aspettative degli investitori su un recupero più rapido del previsto. Il primo fattore è stato mostrato dalla crescita superiore alle attese del dato sulla fiducia dei consumatori calcolato dal Conference Board, che a giugno è salito a 98,1 punti (contro la stima di 91,5 del consensus), I segnali positivi sulla solidità del recupero economico sono stati invece riscontrati nella rilevazione dell'ISM manifatturiero: il dato ha superato la soglia dei 50 punti a giugno, attestandosi a 52,6, superiore rispetto alle attese di 49,8, trainato dalle componenti della produzione e dei nuovi ordini. A dare un'ulteriore spinta alle quotazioni azionarie americane e globali è stata inoltre la pubblicazione dell'employment report a fine settimana (questa settimana avvenuta di giovedì per via della chiusura dei mercati americani nella giornata di venerdì per la Festa dell'Indipendenza). La rilevazione ha infatti mostrato un deciso miglioramento inatteso del mercato del lavoro americano, con la creazione di 4,8 milioni di nuovi posti di lavoro e un abbassamento del tasso di disoccupazione all'11,1%, proseguendo il trend positivo iniziato a maggio. In Europa, i listini sono stati trainati dai dati americani sopra citati, e dai miglioramenti inattesi nel mese di giugno sia del PMI manifatturiero, passato a 47,4 punti dai precedenti 39,4, che del livello di inflazione, in aumento a 0,3% a/a rispetto allo 0,1% a/a di maggio. Anche sul fronte dei servizi si è potuto assistere a un significativo recupero dopo i minimi dei mesi scorsi, con il PMI dei servizi che ha raggiunto i 48,3 punti dai 30,5 di maggio. In settimana hanno recuperato anche i listini emergenti dell'America Latina in scia al resto del mondo e alle notizie incoraggianti sugli studi su un vaccino contro il Covid-19. In Cina, il forte rialzo è stato sorretto dall'uscita di un Caixin PMI manifatturiero superiore alle attese (51,2 vs 50,5), dato che consolida il recupero dell'economia cinese, iniziato prima degli altri Paesi del resto del mondo. MERCATI OBBLIGAZIONARI, CURRENCY E COMMODITY Il generale risk-on mostrato in settimana dagli investitori ha penalizzato i governativi dei Paesi con più alto merito creditizio, a favore di quei titoli obbligazionari più rischiosi come corporate e governativi periferici. Il rendimento del decennale tedesco è salito di 5 punti base a -0,4%, mentre quello del Btp si è contratto di 4 punti base raggiungendo l'1,2%, con gli acquisti che sono lievemente diminuiti in chiusura di settimana dopo le discussioni tra i diversi membri dell'Unione Europea riguardo all'aiutare di più, attraverso il programma di emergenza di acquisto bond, quei Paesi maggiormente in difficoltà a livello economico come l'Italia. A beneficiare del rinnovato appetito per il rischio degli investitori sono stati i titoli corporate, sia Investment Grade che High Yield. Sul suoloamericano, il miglioramento del sentiment dopo i dati macro decisamente positivi, insieme all'aumento di nuovi contagi e i dubbi su un possibile utilizzo da parte della Fed di una politica di controllo della curva, ha provocato un irripidimento della curva dei rendimenti, con il rendimento del titolo a due anni in contrazione di 1 punto base a 0,15% e quello del decennale in aumento di 3 punti base a 0,7%. Acquisti anche sugli obbligazionari dei Paesi emergenti, in scia alla settimana positiva dei mercati azionari. Sul fronte valutario, lo USD si è deprezzato nei confronti delle principali valute, con il ritrovato appetito per il rischio degli investitori che ha diretto i flussi lontano dalle valute rifugio come lo USD. Il GBP ha mostrato un forte apprezzamento nei confronti dello USD dopo che il Primo Ministro Boris Johnson ha proposto in settimana un nuovo progetto per la ripresa economica post-Covid. Per quanto riguarda le commodity, si è assistito a un significativo rialzo del prezzo del petrolio, dopo che la US Energy Information Administration ha comunicato una caduta delle scorte di petrolio negli Stati Uniti di 7,2 milioni di barili. Al contrario, l'oro è rimasto invariato a USD1.772 l'oncia. SOTTO I RIFLETTORI L’Offerta Pubblica di Scambio di IntesaSanPaolo (ISP) su UBI Banca (UBI) annunciata lo scorso17 febbraio ha iniziato lunedì il proprio iter finale con l’avvio del periodo di adesione che si chiuderà il 28 luglio. La regolazione dell’operazione per gli aderenti all’offerta è in programma il 3agosto. Il rapporto di concambio dell’operazione è rimasto invariato: gli azionisti di UBI riceveranno 17 azioni ISP per ogni 10 azioni portate in offerta. Il mancato pagamento da parte di entrambe le banche del dividendo relativo al bilancio 2019, in linea con le indicazioni della BCE, non ha portato ad unavariazione delle condizioni dell’offerta iniziali. L’eventuale pagamento del dividendo da parte di ISP nell’ultimo trimestre dell’anno, possibilità non esclusa dal CEO Carlo Messina, renderebbe l’accordo ancora più conveniente per gli azionisti UBI in caso di riuscita dell’offerta. Il dividendo pagato sarebbe,infatti, pari a EUR0 0,192 per azione, corrispondente ad a un dividend yield dell’11% alle attuali quotazioni di ISP. Il dividend yield di UBI sarebbe stato del 4,1%. ISP ha comunicato che l’OPS sarà valida alraggiungimento del 66,67% del capitale sociale di UBI. Tale condizione può essere derogata da ISP a sua sola discrezione, laddove abbia acquisito almeno il 50% + 1 azione del capitale di UBI. La maggior parte degli azionisti Investitori istituzionali e privati di UBI dovrebbe, tuttavia, aderireall’offerta, garantendo il raggiungimento della soglia del 50%+1 azione sulla base delle seguenti considerazioni: • L’offerta garantisce un premio del 30% rispetto al concambio ISP/UBI prevalente sul mercato nei 3 anni precedenti l’offerta; • La banca che deriverà dall’unione dei due istituiti di credito coinvolti presenterà una redditività superiore (grazie alle sinergie l’incremento dell’utile pre-tasse dovrebbe essere pari a circa il 18% rispetto alle due banche stand alone) e maggiore solidità patrimoniale (CET1 ratio stimato al 13% nel 2021 contro il 12,3% al 31/12/2019 e al 12,8% del 31/3/20 di UBI). Senza il supporto dei tre patti di sindacato e del maggiore azionista Parvus Fund è, però, difficile che possa essere raggiunta la soglia del 66,67%, ma questo non dovrebbe impedire a ISP di arrivare al 50%+1 azione, che le consentirebbe comunque di acquisire il controllo di UBI. In tale caso non si potrebbe procedere alla fusione ma ISP potrebbe comunque nominare la maggioranza dei consiglieri nelCdA di UBI. In questa ipotesi ISP ha stimato che potrebbero realizzarsi circa l’87% delle sinergie previste, rendendo comunque conveniente l’operazione per gli azionisti.È tuttavia possibile che IntesaSanpaolo possa rivedere in senso migliorativo la proposta, eventualità su cui sta scommettendo il mercato, per ottenere il favore dei patti di sindacato. Le norme consentonoall’Offerente la facoltà di apportare modifiche all’Offerta fino al giorno antecedente a quello previsto perla chiusura del periodo di adesione. Non si attende tuttavia una revisione radicale del rapporto diconcambio dato che l’incremento di valore per gli attuali azionisti ISP, pari a circa il 7%, verrebbein tal caso eroso in maniera significativa. Un incremento del concambio da 1,7x a 1,9x porterebbe il peso degli azionisti UBI in ISP dall’11,1% al 12,4%.

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Mercati Azionari e agenda settimanale

Scritto il 06.07.2020

I mercati azionari statunitensi sono rimasti chiusi venerdì in occasione della Festa dell’Indipendenza. MERCATI AZIONARI ASIA Giornata di forti acquisti sulle più importanti borse asiatiche, in deciso rialzo grazie al miglioramento del sentiment economico in scia ai continui dati macro positivi dopo le riaperture delle attività. In Giappone, gli investitori si sono diretti anche su quei comparti che più erano stati penalizzati dalla pandemia, come automotive e travel&leisure, con Mazda e Japanese Airlines in guadagno del 4,1% e del 2,9% rispettivamente. Il Kospi è statovtrainato dal forte balzo in avanti di Samsung (+2,6%), mentre sui listini di Hong Kong e cinese, che segnano le performance migliori, gli acquisti si sono diretti su tutti i settori. Il Bse Sensex viene trainato dai comparti metallurgico (+2,4%) e finanziario (+1,9%). MERCATI AZIONARI EUROPA Chiusura di settimana negativa per i principali listini europei, appesantiti dall’aumento di nuovi contagi da Covid-19, con il comparto delle risorse base che ha segnato la performance peggiore, in ribasso del -1,7%. Tra i singoli titoli, Rolls Royce ha perso il - 10,0% dopo che Fitch ha peggiorato il giudizio sul debito societario della compagnia a negativo. A Piazza Affari UBI è salita del 2,5% con i vertici dell’istituto che hanno valutato l’offerta di Intesa Sanpaolo non congrua per gli azionisti. FCA ha chiuso in rosso del -1,1% sulla notizia di una possibile trasformazione del dividendo da EUR5,5 miliardi, propedeutico per la fusione con PSA, in una distribuzione in asset. FOREX Le maggiori valute scambiano relativamente poco mosse in assenza di notizie rilevanti in arrivo dagli Usa. Al contrario, le valute emergenti perdono terreno nei confronti delle valute forti. La Lira Turca è stata penalizzata dal balzo dell’inflazione al 12,6% a/a in giugno e dalle dichiarazioni dell’agenzia di rating Fitch secondo cui il Paese rimane a rischio di uno stop di finanziamenti dall’estero. L’EUR si rafforza in scia al generale clima di risk-on presente sui mercati. COMMODITIES Le materie prime chiudono la seduta di venerdì con un incoraggiante +3,9% su base settimanale. Il risultato positivo è stato soprattutto frutto del rialzo del prezzo del petrolio. Il future front month sul WTI ha realizzato +5,5% nell’ultima settimana e ha aperto flat nella seduta odierna a quota USD40,60 al barile. Più tonico il Brent, che dall’apertura guadagna quasi l’1% a quota USD43,19 al barile. L’oro rimane sui livelli dell’ultima chiusura a USD1.774 l’oncia. Di seguito i principali avvenimenti della settimana che potrebbero influenzare i mercati: Lunedì In mattinata la Gran Bretagna rilascerà l’indice dei direttori degli acquisti del settore costruzioni Alle 16:00 Gli Stati Uniti comunicheranno l’ISM non manifatturiero Martedì Alle 16:30 negli Stati Uniti sono attesi i dati elativi ai nuovi lavori JOLTs Mercoledì Alle 16:30 gli Stati Uniti rilasceranno il dato relativo alle scorte di petrolio greggio Giovedì Alle 14:30 gli Stati Uniti rilasceranno il dato relativo alle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione Venerdì Alle 14:30 negli Stati Uniti è atteso l’IPP mensile

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IL MERCATO DEL LAVORO USA

Scritto il 02.07.2020

  MERCATI AZIONARI I principali listini globali hanno reagito negativamente all’accelerazione dei nuovi contagi da Covid-19 in alcuni Stati americani. A compromettere ulteriormente le performance settimanali è stata la pubblicazione delle nuove previsioni di crescita del Pil del FMI: l’istituto ha rivisto al ribasso tutte le stime per l’anno 2020 proposte ad aprile. I dati macro positivi hanno provato a supportare le quotazioni, riducendo le perdite e segnalando i primi dati rassicuranti dalla riapertura dell’attività produttiva. L’America è stata fortemente impattata da un nuovo aumento di contagi: in Texas, il governatore ha deciso di rimandare l’apertura di alcune attività commerciali per via dell’incremento dei casi. Intanto i dati macro usciti in settimana hanno mostrato i primi effetti benefici della riapertura di inizio maggio. In particolare, ilPMI manifatturiero è aumentato a 49,6 punti a giugno, dopo il 39,8 di maggio, trainato dall’incremento delle componenti dei nuovi ordini e dell’occupazione, mentre il dato sugli ordini di beni durevoli di maggio ha sorpreso in netto rialzo, passando a una crescita del 15,8% m/m dalla contrazione del -18,1% di aprile. Segnali rassicuranti sono giunti anche dalla rilevazione della fiducia dei consumatori calcolata dall’Università del Michigan: il dato è infatti salito a 78,1 punti dai 72,3 precedenti, come conseguenza del miglioramento delle aspettative dei consumatori per i prossimi mesi. Le borse europee hanno seguito quelle americane, chiudendo la settimana in deciso ribasso. Le perdite sono state tuttavia contenute grazie all’intervento della BCE, che ha garantito ulteriore liquidità alle banche centrali al di fuori dell’area euro, attraverso il Eurosystem repo facility for central banks (EUREP), programma che rimarrà valido fino a giugno 2021. Il PMI manifatturiero di giugno ha sorpreso in rialzo, raggiungendo i 46,9 punti: seppure al di sotto della soglia dei 50 punti, il dato ha decisamente superato il consensus, che si attendeva un aumento a 44,5. Un balzo in avanti ancora più deciso è stato mostrato dalPMI dei servizi che, dopo il crollo avvenuto durante il periodo peggiore della crisi sanitaria, è tornato a giugno a 47,3 punti (a maggio si era attestato a 30,5). In settimana è proseguito il periodo difficile dei Paesi emergenti dell’America Latina, ancora attanagliati dal problema sanitario. I listini asiatici hanno di contro segnato lievi rialzi, supportati dalla situazione relativamente migliore in Asia nella battaglia contro il Covid-19. MERCATI OBBLIGAZIONARI, CURRENCY E COMMODITY L’incertezza che ha caratterizzato la settimana con il calo dell’equity ha offerto buone performance per l’obbligazionario governativo. Negli USA si è assistito ad un appiattimento della curva dei treasuries, con il decennale sceso di 5 punti base allo 0,64% di rendimento e il due anni di 2 punti al 0,17%. Ad inizio settimana il segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin ha dichiarato di non essere preoccupato per l'impatto a breve termine dell'aumento del livello del debito pubblico e che l'amministrazione Trump sta seriamente prendendo in considerazione un ulteriore pacchetto di incentivi fiscali. In Germania invece la curva ha mostrato una correzione maggiore dei rendimenti nel tratto intermedio fino agli 8 anni per poi rimanere costante: ora la curva ha accentuato l’inversione del tratto a breve con il rendimento a 6 mesi e equivalente a quello a 8 anni e superiore a tutte le scadenze intermedie a tale tratto. La buona performance del governativo core è stata propiziata dalla debole propensione al rischio, tuttavia la risalita dei prezzi è stata limitata dall’ottimismo per una risoluzione sulla disputa fra la BCE e la corte costituzionale tedesca. Le incognite ancora legate al Covid-19 con diversi stati americani che evidenziano come la pandemia sia ancora in espansione ha aumentato gli spread sulla carta corporate, colpendo soprattutto quella più sensibile e di minor credito come l’high yield. Settimana volatile sull’EUR/USD, che ha cambiato più volte direzionalità. Nel complesso, l’EUR ha trovato supporto da dati PMI migliori del previsto e dal rilascio dei verbali della riunione della BCE di giugno – di tono dovish – che supportano le prospettive per la ripresa economica della regione. Debole invece la GBPche accusa le incertezze su come il Regno Unito uscirà dalla UE, mentre il JPY rimane stabile contro USD. Nonostante l’incertezza dei mercati, le divise emergenti hanno registrato un leggero apprezzamento contro USD. Nella settimana, i prezzi del greggio sono scesi a causa della debole propensione al rischio e dell'aumento del numero di casi Covid-19 in molte regioni, che hanno pesato sulle prospettive della domanda globale di carburante. I dati della US Energy Information Administration hanno anche mostrato un accumulo più grande del previsto nelle scorte di greggio la scorsa settimana. Positivo invece l’oro che continua nel suo trend di apprezzamento e arrivando vicino ai 1.800 USD/oncia, livello toccato poche volte e da cui ha quasi sempre corretto. SOTTO I RIFLETTORI Due sono le variabili chiave per valutare le prospettive dell’economia statunitense, e di conseguenza di quella mondiale, nel corso dei prossimi mesi: l’andamento del mercato del lavoro e dell’inflazione. Per quanto secondo molti economisti la relazione tra le due variabili non sia più stretta come in passato, come era stato teorizzato nella curva di Philipps qualche decennio fa, è possibile che i tempi eccezionali che si stanno vivendo, con la diffusione della pandemia da Covid–19 che ha portato alla chiusura di gran parte delle attività economiche per diverse settimane per rallentarne la diffusione, possano fare rifiorire la relazione tra le due. Il forte balzo della disoccupazione, infatti, potrebbe provocare una frenata delle spese personali, che rappresentano il 70% dell’economia statunitense, portando a un forte calo dei prezzi al consumo. L’andamento del tasso del mercato del lavoro, inoltre, fornisce indicazioni rilevanti sulle prospettive della politica monetaria. Come evidenziato dal grafico a lato, le variazioni annue dei tassi sui Fed Fund riflettono con in segno inverso le variazioni del tasso di disoccupazione. Una discesa del tasso di disoccupazione nei prossimi mesi, quindi, potrebbe incoraggiare la Fed se non ad alzare i tassi almeno a non effettuare nuovi interventi straordinari di politica monetaria. In particolare saranno le variazioni nella seconda parte dell’anno, quando si dovrebbe tornare a una maggiore normalizzazione dell’attività economica, a determinare le prossime mosse della banca centrale. Per questo motivo il rapporto sul mercato del lavoro di giugno, straordinariamente in calendario oggi e non di venerdì per la chiusura dei mercati finanziari in osservanza della festività del giorno dell’indipendenza, potrebbe rivelarsi l’appuntamento economico più importante delle prossime settimane per i mercati. Le attese del consensus degli economisti sono per un incremento dell’occupazione nel settore non-agricolo di circa 3 milioni, un ulteriore miglioramento rispetto al sorprendente balzo di 2,5 milioni registrato in maggio. Il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere dal 13,3% al 12.4%. La riapertura delle attività produttive dovrebbe essere alla base del miglioramento del mercato del lavoro, anche se, sulla base delle indicazioni in arrivo dalle richieste di sussidi di disoccupazione, c’è una grande spazio per sorprese negative. Queste, infatti, continuano a restare vicino alla soglia di 1,5 milioni, un valore che non lascia intravvedere forti miglioramenti nel breve. La debolezza del dato, inoltre, potrebbe essere sottolineata dall’andamento dei lavoratori part-time non per scelta, che potrebbero rimanere sopra la soglia dei 10 milioni, e dal calo dei salari orari, stimati in discesa dello 0,8% m/m. Il dato sul mercato del lavoro, quindi, da una parte dovrebbe sottolineare come lo scenario economico sia in miglioramento ma dall’altra evidenziare come rimanga molto debole. Le prospettive di nuovi interventi di politica monetaria o fiscale espansive rimangono ben presenti.

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COMMENTO SETTIMANALE: SEGNALI DI RECUPERO DAGLI INDICI PMI

Scritto il 25.06.2020

MERCATI AZIONARI I principali listini globali hanno chiuso la settimana in deciso rialzo, nonostante l’aumento di nuovi casi di Covid-19 in America e Cina in particolare. A trainare le quotazioni sono stati i primi segnali macro di una graduale ripresa economica, con i dati di giugno che hanno iniziato a mostrare i primi effetti positivi della riapertura dell’attività produttiva. Le borse americane hanno sottoperformato l’indice globale a causa del significativo aumento di nuovi contagi in alcune Regioni del Paese. Tuttavia, i dati macro usciti in settimana hanno risollevato gli animi degli investitori, mostrando i primi passi verso la ripresa economica. In particolare, le vendite al dettaglio hanno sorpreso in netto rialzo del 17,7% m/m a maggio, dopo il crollo del -14,7% di aprile, mentre la produzione industriale è cresciuta dell’1,4% m/m (ad aprile si era contratta del -12,5%). A inizio settimana, il sentiment economico è migliorato grazie sia alla notizia che la Fed, nei termini del programma Secondary Market Corporate Credit Facility (SMCCF), provvederà ad acquistare un vasto portafoglio di corporate bonds a supporto della liquidità di mercato, sia all’annuncio da parte del governo di un possibile pacchetto da USD1.000 miliardi a favore di progetti infrastrutturali. In Europa, la maggior parte dei listini ha segnato performance decisamente superiori a quelle mostrate in USA. Il miglioramento della fiducia nell’economia dopo la riapertura di maggio dell’attività produttiva si è rispecchiato nella rilevazione dell’indice Zew tedesco, che ha proseguito il trend positivo anche a giugno, passando a 63,4 punti dai 51,0 di maggio. Tuttavia, i continui interventi fiscali e monetari proposti dalle diverse banche centrali sia in America che in Asia, hanno contribuito in maniera significativa ai rialzi messi a segno dai listini europei. In Asia, le performance positive sono state trainate dalla decisione della Cina di aumentare gli acquisti di beni agricoli provenienti da fattorie americane, al fine di soddisfare alcuni requisiti proposti nell’accordo di Fase 1 con l’America. Allo stesso tempo, durante la riunione di settimana scorsa, la Bank of Japan ha incrementato i fondi a supporto delle imprese più colpite dal rallentamento economico, portando l’ammontare totale a USD1.000 miliardi, ovvero USD300 miliardi in più di quanto precedentemente comunicato. MERCATI OBBLIGAZIONARI, CURRENCY E COMMODITY Ancora acquisti sui governativi, con gli investitori che si sono diretti su asset meno rischiosi sulla notizie di aumenti di contagi in alcuni Paesi (tra cui America, Cina e America Latina). I governativi americani sono rimasti pressoché invariati, nonostante il sostegno all'asset class dato dagli acquisti della Fed e dalle preoccupazioni di una nuova ondata di Covid-19 all'interno del Paese, la ripresa delle attività e dati macro incoraggianti hanno controbilanciato il movimento. In Germania, il rendimento del decennale è salito di 2 bp a -0,4% sul miglioramento del sentiment (come riportato dall'indice Zew), mentre in Italia il rendimento ha subito una contrazione di 9 pb sulla riduzione dello spread. Nel Regno Unito, la decisione della BoE di rallentare il piano di aquisto di titoli ha invece provocato un lieve aumento (3 pb) del rendimento del gilt (che si è attestato a 0,24%) e nonostante la decisione di aumentare di GBP100 miliardi l'ammontare del programma di acquisto. In settimana hanno performato bene soprattutto le asset class obbligazionarie più rischiose: nonostante l'aumento dei tassi di default dell'ultimo periodo, gli High Yield europei hanno segnato performance positive (rendimento in contrazione). Parimenti, ottima performance anche per gli emergenti in hard currency. A livello valutario, lo USD ha riguadagnato terreno nei confronti dell'EUR, per effetto della sua caratteristica di valuta rifugio. Nonostante i dati macro positivi e gli interventi delle diverse banche centrali, i dubbi sulla questione Cina-USA e i timori di una nuova ondata di contagi, hanno portato a nuovi afflussi verso lo USD, a discapito di EUR e del paniere delle valute dei Paesi sviluppati (come JPY e GBP). Questo effetto si è maggiormente riscontrato contro le valute emergenti, in cui l'apprezzamento dello USD è stato superiore in media all'1,0%. L'effetto valuta ha altresì causato il rendimento negativo dell'indice governativo degli emergenti in valuta locale. Sul fronte commodity, il prezzo del petrolio ha continuato a mostrare una forte volatilità, recuperando circa il 10,0% dopo la significativa contrazione della settimana precedente, trainato dalla decisione dell'Iraq di sottostare ai tagli della produzione decisi dall'OPEC+. L'oro ha mostrato una performance positiva, in scia ai timori degli investitori dopo le nuove incertezze dell'ultima settimana, salendo a USD1.744 l'oncia. SOTTO I RIFLETTORI L’impatto della pandemia del Covid - 19 sulla crescita economica nel trimestre che sta per concludersi sarà rilevante. La fine delle misure più strette di distanziamento sociale in tutto il mondo occidentale tra maggio e giugno fanno sì che l’attività economica possa riprendersi nella seconda parte dell’anno, anche se tra gli economisti rimangono i dubbi sulla forza della ripresa. In particolare, le incertezze riguardano la ripresa dei consumi personali dato che molte restrizioni rimangono in atto e che lo shock della pandemia potrebbe persistere a lungo. Nel breve termine, quindi, gli indicatori che saranno sotto maggiore osservazione da parte di economisti e investitori sono quelli che anticipano in maniera più fedele l’andamento dell’economia. In tal sensoindicazioni confortanti sono arrivate dai preliminari degli indici di fiducia PMI di giugno. Gli indici di fiducia sono migliorati in tutti i paesi, con l’eccezione del Giappone, dove il PMI manifatturiero è inaspettatamente sceso da 38,4 a 37,8, rimanendo quindi su valori in linea con una contrazione della produzione manifatturiera nei prossimi mesi. In area Euro, gli indici PMI sono rimasti su valori in linea con una contrazione dell’attività economica all’inizio del terzo trimestre dell’anno ma hanno mostrato un miglioramento superiore alle attese degli economisti. Questo lascia intravvedere la possibilità che il recupero dell’attività economica nei prossimi mesi possa essere più rapido del previsto. Il PMI composito dell’area Euro è salito da 31,9 a 47,5, con un forte recupero sia del settore manifatturiero (da 39,4 a 46,9) sia, soprattutto, del settore servizi (da 30,5 a 47,3). A sorprendere sono stati soprattutto i dati francesi, con gli indici tornati sopra 50, valore in linea con una crescita dell’economia. In Germania gli indici sono rimasti sotto la soglia di 50, continuando a segnalare una contrazione dell’attività economica, ma hanno comunque battuto le attese della vigilia. In USA, l’indice PMI manifatturiero si è portato a un passo dalla soglia di 50, salendo da 39,8 a 49,6, e anche l’indice dei servizi ha messo un rimbalzo da 37,5 a 46,7. Il punto critico è ora valutare se l’incremento dei casi di Covid – 19 nelle ultime settimane possa portare a una caduta della fiducia in luglio. Gli indici PMI di giugno hanno confermato come la fine delle misure più strette di distanziamento sociale possa portare a un miglioramento della situazione economica nella seconda parte dell’anno ma per stimare un ritorno alla crescita sono necessarie ulteriori conferme. In area Euro il Pil è atteso salire dell’8,7% nel terzo trimestre dell’anno. Tuttavia, il trend di recupero dovrebbe confortare in particolari le banche centrali, facendo sì che nuovi interventi possano essere decisi in caso di un nuovo rallentamento dell’economia o di tensioni sui mercati finanziari.

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Mercati azionari e agenda settimanale

Scritto il 22.06.2020

MERCATI AZIONARI AMERICA     I mercati azionari statunitensi hanno chiuso venerdì all’insegna della debolezza, con solo il Nasdaq capace di evitare il segno meno. A preoccupare gli investitori è l’evoluzione della pandemia in Usa, con Apple che ha deciso di richiudere 11 Apple store in Florida, Arizona e Nord e Sud Carolina per il peggioramento della situazione sanitaria. Seduta negativa per la compagnie di crociere, con Norwegian Cruise a 5,6%, Carnival a -5,3% e Royal Caribbean a -6,9% dopo che l’associazione di categoria ha deciso una sospensione volontaria delle operazioni dai porti statunitensi fino al 15 settembre. CarMax, rivenditore di auto usate, ha chiuso in calo del 6,2% dopo avere registrato un calo dell’utile nel trimestre chiuso al 31 maggio da USD266,7 milioni dell’anno prima a USD4,978 milioni.     MERCATI AZIONARI ASIA     Le maggiori borse azionarie asiatiche scambiano in territorio negativo, a causa dei timori sull’aumento di nuovi contagi da Covid-19, soprattutto in USA e in Brasile. Nella riunione odierna, la PBoC ha deciso di mantenere i tassi d’interesse invariati, con il loan prime rate a 1 anno fermo al 3,85% e quello a 5 anni al 4,65%. L’Hang Seng e il Kospi hanno segnato le performance peggiori, mentre i listini giapponese e cinese rimangono vicini alla parità. In controtendenza il Bse Sensex, che scambia in guadagno, trainato dal settore farmaceutico (circa +1,8%), con la società Glenmark Pharmaceuticals in rialzo del 31,5% grazie alla notizia del lancio del primo farmaco antivirale (il Favipiravir), prodotto da una compagnia indiana, contro il Covid-19.     MERCATI AZIONARI EUROPA     I principali listini europei hanno chiuso la seduta in rialzo, dopo la notizia dell’inizio delle negoziazioni tra i Paesi membri dell’Unione Europea per la proposta di un recovery fund da EUR750 miliardi. A livello macro, nel Regno Unito le vendite al dettaglio sono aumentate del 12,0% m/m a maggio, in netto miglioramento dal -18,0% di aprile. Il periodo nero di Wirecard è continuato, con le azioni della società tedesca che hanno perso un altro -35,3% dopo le dimissioni del CEO Markus Braun. Sul Ftsemib Atlantia ha perso il -0,6% dopo la notizia di una lettera inviata alla Commissione Europea in cui si evidenzia come il governo stia spingendo alla nazionalizzazione di Autostrade per l’Italia.   FOREX I timori che possa esserci una seconda ondata di contagi da Covid-19 raffredda l’appetito per il rischio degli operatori con JPY e USD che continuano ad attrarre flussi nelle ultime settimane. L’EUR, dopo l’apice in occasione della presentazione del Next Generation EU, sta gradualmente deprezzandosi contro USD arrivando ora a poco sotto l’1,12. Debole invece la GBP che da metà maggio ha mostrato un notevole, ma lento, deprezzamento arrivando ora a quotare sopra le 0,90 pound per euro, livelli raramente mantenuti negli ultimi 5 anni, quando il cambio è rimasto per lo più nell’intervallo 0.85-0,90. In leggera correzione anche le divise legate alla crescita ed emergenti.   COMMODITIES L’indice Crb ha chiuso la seduta di venerdì con un positivo + 0,7%, portando il risultato settimanale a +2,7%. Il prezzo del petrolio torna a salire, con il future front month sul WTI che aggancia quota USD 40 al barile. Il futures front month sul Brent scambia in area USD 42 al barile, dopo che nella giornata di venerdì aveva toccato i USD 43 al barile. In rialzo il prezzo dell’oro, che si porta in area USD 1752 l’oncia.   Ecco i principali avvenimenti della settimana che potrebbero influenzare i mercati:   Lunedì In primissima mattinata la Cina comunicherà il tasso privilegiato d’interesse della PBoCAlle 16:00 gli Stati Uniti rilasceranno il dato relativo alle vendite di abitazioni esistenti   Martedì Alle 09:30 la Germania comunicherà l’indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero Alle 10:30 la Gran Bretagna rilascerà l’indice PMI composito e quello del direttore degli acquisti del settore manifatturiero e del settore servizi. Alle 10:45 è atteso il discorso del Governatore della BoE Bailey Alle 16:00 gli Stati Uniti comunicheranno le vendite di nuove abitazioni   Mercoledì Alle 10:00 la Germania rilascerà l’indice IFO sulla fiducia delle aziende Alle 16:30 gli Stati Uniti comunicheranno la situazione sulle scorte di petrolio greggio   Giovedì Alle 14:30 gli Stati Uniti comunicheranno il dato relativo ai principali ordinativi di beni durevoli subito dopo il PIL e le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione  

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