Emiliano Dentico

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11/06/2020

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Cina … se ne potrà fare a meno …?

Scritto il 16.07.2020

  La Cina è ufficialmente fuori dalla pandemia , almeno di clamorosi ritorni di fiamma del Covid che comunque sono già stati gestiti in maniera seria dalle autorità del paese. Dagli ultimi dati che abbiamo avuto dalle autorità cinesi a quanto pare anche l’economia del paese si è lasciata il peggio alle spalle. l Pil nel secondo trimestre è rimbalzato del 3,2%, ma anche se restano comunque segnali di incertezza legati al calo delle vendite al dettaglio sembra proprio che la prima economia mondiale a rialzare la testa sia quella cinese. Secondo le stime del Fondo monetario la Cina dovrebbe chiudere l'anno orribile con una espansione dell'1,2%, dato che la renderebbe l'unica tra le maggiori economie al mondo in positivo. Ma alcuni analisti cominciano anche a ipotizzare che possa fare meglio e questo ovviamente si rispecchia nelle performance dei Fondi che investono nel paese più popoloso del mondo. L’economia cinese è sempre più sostenuta dalla domanda interna che la rende sempre meno dipendente dagli USA che anzi dovranno fare i conti con concorrenti sempre più agguerriti e tecnologicamente avanzati. Se da un lato la politica di Trump demonizza il nemico cinese dall’altro le grandi company usa non possono fare a meno della “clientela” cinese sempre più ricca e numerosa. Ne sono un esempio le politiche di sviluppo di mayor come Starbucks che ha un piano di espansione in Cina di dimensioni monster ( quasi 1000 punti vendita nei prossimi anni ) Non è un caso poi che Tesla abbia una delle sue più importanti sedi a Shanghai. Se prendiamo poi le 300 società più capitalizzate dell’indice cinese e ne vogliamo conoscere la quota di esportazioni verso gli Usa scopriremo un dato incredibile … zero … i bilanci di queste società si reggono sui consumi interni. Si può quindi stare fuori da questo enorme mercato ? Si può non avere una quota  di portafoglio  investita  in questo mercato ? Io ho la risposta  …. e ho anche lo strumento per entrare in maniera diretta su questo mercato …. contattatemi   a presto

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Cos'è il credito Lombard ?

Scritto il 02.07.2020

    Il credito lombard è un’alternativa interessante ma poco conosciuta al credito privato. La premessa necessaria è che si posseggano già valori mobiliari da offrire alla banca a titolo di garanzia. Nell’articolo qui sotto Vi  spiego come funziona e quali sono le cose da tenere a mente. Il credito lombard in sintesi Credito contro costituzione in pegno di valori patrimoniali Importo valuta e durata in base alle  esigenze di un investitore I vostri valori patrimoniali ( generalmente Fondi di investimento o titoli ) fungono da garanzia Disponibilità di capitale rapida e semplice a tassi oggi vantaggiosi   Il credito Lombard  è una tipologia di credito concesso dietro deposito e costituzione in pegno di garanzia e di valori patrimoniali facilmente liquidabili sul mercato. Con un credito Lombard potrete coprire eventuali esigenze di liquidità aggiuntiva e gestire il vostro patrimonio. Poiché il credito viene garantito dagli investimenti del vostro portafoglio, il costo derivante dagli interessi è in genere relativamente contenuto grazie agli attuali valori dei tassi di interesse. Garanzie L’ammontare massimo del credito dipende dal valore e dalla tipologia dei titoli del vostro portafoglio d’investimento che possono essere costituiti a garanzia del credito . Come garanzia in linea di principio possono essere utilizzati tutti i valori patrimoniali liquidi come Fondi di investimento o titoli del dossier amministrato. Facciamo un Esempio:   Il mercato immobiliare ti ha regalato un opportunità che vuoi cogliere ma non vuoi smobilitare il tuo portafoglio in fondi per 100 mila euro … ti rivolgi alla tua banca o al tuo consulente per un Credito Lombard  . La banca acconsente e ti versa la somma richiesta facciamo l’esempio di 100 K . Al contempo, però, tu concedi alla banca il diritto di servirsi dei tuoi titoli, casomai non dovessi restituire il credito. Questo sistema si chiama ‘costituzione in pegno’. ( generalmente esiste quello che si chiama “scarto” ossia per avere un credito di 100K dovrai mettere a garanzia un patrimonio più cospicuo tanto più è rischioso il tuo investimento a pegno) Se va tutto liscio riceverai i soldi che ti servono, farai il tuo investimento e restituirai gradualmente il credito con gli interessi. Le azioni come i fondi continueranno ad appartenerti e approfitterai della crescita del loro corso e delle eventuali cedole/dividendi.  Se invece per un qualche motivo tu non paghi il credito la banca venderà le tue azioni o i tuoi fondi incassando i ricavi fino a quando non compenseranno completamente i tuoi debiti. Per la banca, quindi, il rischio è molto minore rispetto a quello di un credito privato senza simili garanzie. Per questo di solito gli interessi sui crediti lombard sono più modesti, visto anche l’attuale livello dei tassi , si spuntano  prestiti controgarantiti a tassi dello 0,50 % …   In sitesi il credito Lombard offre un opportunità interessante e flessibile al fine di reperire la liquidità di cui un investitore può avere bisogno. I vostri valori patrimoniali fungono da garanzia del credito e rendono possibile un finanziamento conveniente.   Se vuoi approfondire il tema e avere maggiori informazioni la mia struttura è in grado di offrire questa forma di finanziamento a tassi molto competitivi.

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Come la finanza potrebbe aiutare L'economia Reale 

Scritto il 26.06.2020

  Il post Covid per le PMI e per l’intera economia del nostro paese che ha nelle piccole e piccolissime imprese la sua spina dorsale sarà, molto probabilmente, un vero e proprio bollettino di guerra …. molte imprese, specialmente nei settori più colpiti come turismo e intrattenimento, non riusciranno a sopravvivere e saranno costrette alla chiusura.   Il compito di trovare soluzioni alla crisi è certamente della politica che dibatte su : Eurobond o Coronabond utilizzo di fondi europei per il finanziamento della cassa integrazione, utilizzo  del MES alleggerito dei vincoli di bilancio all’allargamento dell’ambito di intervento della BEI, fino a una soluzione di emissioni congiunte di bond di gruppi di Stati solidali (Francia, Italia, Spagna, Portogallo).   Parliamo di 150-200 miliardi di euro nei prossimi 18 mesi. La strategia da sviluppare è equivalente alla ricostruzione post bellica che porterà come conseguenza immediata un enorme innalzamento del debito pubblico con conseguenze non ancora prevedibili sul nostro sistema finanziario. L’ approccio della “liquidità con l’elicottero” sul modello USA o di un “quantitative easing per persone e imprese” è quello che serve nell’immediato ed è quello che si è fatto con i decreti DPCM ormai famosi del presidente Conte che hanno portato ai 600 euro e alle direttive sulle casse integrazioni in deroga. Trovare risorse per assicurare la tenuta del tessuto sociale ed evitare rotture senza punto di ritorno nelle nostre filiere produttive non sembra un compito difficile e questo però rientra nelle strategie per “tamponare” l’immediato. Le conseguenze della crisi Covid 19 non si fermeranno tuttavia con il finanziamento della crisi emergenziale perché gli Stati saranno comunque chiamati a ripensare il modello istituzionale e sociale della convivenza civile, le articolazioni amministrativo-organizzative, e il sistema infrastrutture e della mobilità, in quanto le conseguenze della pandemia si protrarranno nel tempo o almeno fino a quando non si troverà un vaccino. L’industria della finanza può fare qualcosa per “dare una mano” al sistema Italia e allineare gli interessi sull’obiettivo comune?   Per reagire a questa situazione e rilanciare gli investimenti, la crescita economica e l’occupazione in condizioni di sostenibilità e di stabilità della finanza pubblica, è necessario pensare soluzioni innovative rispetto ai paradigmi precedenti: occorre ampliare i canali di finanziamento disponibili alle imprese, incentivare gli investimenti infrastrutturali e strategici, favorire lo sviluppo di investitori specializzati nell’investimento in capitale di debito e di rischio delle piccole e medie imprese (private equity e venture capital) e in progetti infrastrutturali di lungo periodo, rivitalizzare il mercato dei prestiti cartolarizzati, ripensare i meccanismi di garanzia per il finanziamento delle piccole imprese. Se l’economia reale è costituita dalle imprese e dalle attività e dalle merci e dai servizi e prodotti, i mercati finanziari sono quei luoghi che dovrebbero servire primariamente a incanalare i capitali verso quelle imprese e quei progetti che creano valore. Incentivare il Private Equity attraverso i Pir Alternativi va certamente nella giusta direzione ma ancora si fa poco per “spingere” e far conoscere il mondo degli alternativi a una  più vasta platea di investitori. Portare questi investimenti nelle “casse” degli italiani non è solo un’esigenza di diversificazione ma un “dovere” civico che l’industria della finanza dovrebbe sopportare con una forza maggiore.   Mi occupo da tempo di questo genere di investimenti e per chi fosse interessato ad approfondire non esiti a contattarmi….

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Fondi Alternativi 2° Capitolo Private Equity

Scritto il 19.06.2020

    Il Private Equity è un'attività finanziaria mediante la quale un'entità (generalmente un investitore istituzionale ) rileva quote di una società  definita obiettivo, sia acquisendo azioni esistenti da terzi sia sottoscrivendo azioni di nuova emissione apportando nuovi capitali all'interno dell'obiettivo. E questa è la definizione che trovate su wikipedia ….   Ma cosa sono i fondi di private Equity e come funzionano ?   Da un punto di vista strutturale, un fondo di private equity  può assumere la classica forma di fondo di investimento CHIUSO disciplinati dalla Legge 14 agosto 1993, n. 344, così come modificata dal Decreto Legislativo 21 novembre 1997 n. 461, e successivamente dal Decreto Legislativo 24 febbraio 1998 n. 58. Come per i fondi aperti il fondo di tipo chiuso costituisce patrimonio distinto a tutti gli effetti dal patrimonio della società di gestione e da quelli dei partecipanti, nonché da quello di ogni altro fondo gestito dalla medesima società di gestione. I fondi hanno una durata generalmente tra i 5 / 10 anni e aggiornano la quota ogni 6 mesi.   L’offerta italiana su questa asset class non è molto ampia e si è sempre rivolta a investitori professionali o High Net Worth Individual (HNWI) specialmente per le soglie di ingresso molto elevate che hanno da sempre contraddistinto questa tiologia di fondi.   Perché investire in Private Equity?   1 RENDIMENTI SUPERIORI. Nel lungo termine, i rendimenti hanno costantemente sovraperformato la maggior parte dei mercati tradizionali a livello globale 2 PROTEZIONE DA OSCILLAZIONI DEI MERCATI. Investimenti in aziende non quotate sono decorellati da dinamiche di mercato 3 EXTRA RENDIMENTO O PREMIO DI PERMANENZA. Investimenti in aziende non quotate vengono premiati per illiquidità 4 RIMBORSO PERIODICO DEL CAPITALE. Investimenti in aziende non quotate possono originare flussi pre-scadenza   Nel 2018 la performance complessivadel mercato italiano del Private Equity, in termini di Tasso Interno di Rendimentolordoaggregato, risulta positiva (16,9%) e in crescita rispetto ai due anni precedenti (14,5% nel 2016 e 12,5% nel 2017).   Come per I fondi di Venture Capital le performance di questa asset class alternativa sono state eccezionali.   Mi occupo da tempo di questo genere di investimenti e per chi fosse interessato ad approfondire non esiti a contattarmi….   Buona lettura

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Le tipologie di investimenti alternativi: Prima parte Venture Capital

Scritto il 16.06.2020

Esistono diverse tipologie di investimenti alternativi. Hedge fund Private equity/debt fund Venture capital fund   Il venture capital è l'apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l'avvio o la crescita di un'attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo... questa è la definizione che potete trovare su wikipedia ….   Quali sono le caratteristiche principali? In che modo si differenziano con i fondi di private equity?   In questo primo capitolo del mio approfondimento sui fondi alternativi cercherò  di darvi ulteriori informazioni e notizie utili su questa particolare asset class.   Nonostante facciano riferimento alla stessa tipologia di investimenti, il concetto di venture capital e quello di private equity vantano una profonda differenza. In entrambi i casi, comunque, stiamo parlando dell’investimento in capitale di rischio di aziende non quotate ma con alto potenziale di crescita. Se stiamo investendo in una vera e propria start upallora parliamo di venture capital. Se invece stiamo investendo in una società che si trova in una fase più avanzata della crescita allora parliamo di private equity.   Il gestore del fondo di Venture Capital non si limita all’investimento. Di solito è prevista la presenza nel direttivo della società che viene finanziata: vengono difatti acquistate quote e automaticamente si forniscono competenze operative e manageriali. Naturalmente tutto questo sarà finalizzato alla crescita della società finanziata e al conseguente profitto derivante dall’investimento iniziale.   Se la società in cui si è investito ha successo, l'uscita dell'investitore istituzionale si ha quando la società ha raggiunto lo sviluppo previsto. Nel caso di insuccesso l’investitore abbandona quando si rende conto che non è più possibile risolvere la situazione di crisi.   Il disinvestimento può avvenire:• con la quotazione in Borsa dei titoli della partecipata;• con la vendita dei titoli ad un’altra società o investitore istituzionale• con il riacquisto della partecipazione da parte del gruppo imprenditoriale originario;• con la vendita a nuovi e vecchi soci.   Quali sono i ritorni di questa Asset class così particolare ? Prendiamo i dati relativi al 2018 che tutti ricordiamo come un anno particolarmente “drammatico” per il mercato dell’equity , ebbene il mercato italiano dei fondi di venture capital nel 2018 è andato a gonfie vele. Con un tasso interno di rendimento dell’11,41%, il mercato italiano del capitale di rischio si è infatti posizionato come primo in Europa per rendimenti. Un risultato ancora più brillante se si considera che è il migliore anche a livello globale, escludendo solo gli Stati Uniti.   Una volta tanto primi... 

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Che cosa è un Pir Alternativo?

Scritto il 11.06.2020

I Pir alternativi sono dei prodotti di tipo chiuso che si affiancano agli attuali Pir (Piani individuali di risparmio), ma con soglie di investimento più elevate e differenti vincoli di investimento (almeno il 70% del valore complessivo del piano va a beneficio di Pmi quotate e non, prestiti e crediti delle medesime imprese), e con gli stessi incentivi fiscali dei Pir aperti (esenzione fiscale per le plusvalenze sulle somme investite).   Il Pir alternativo è specializzato in Pmi ma, a differenza del Pir ordinario, deve  rispettare i tempi lunghi propri di un investimento illiquido. Ecco perché chi investirà nei nuovi Pir potrà contare su un investimento massimo detassabile pari a 150mila euro annui fino a un valore complessivo di 1,5 milioni di euro. Si tratta di investimenti con soglie rafforzate che si adattano a una clientela più evoluta. Il vincolo di concentrazione degli investimenti è pari al 20% (rispetto al 10% dei Pir tradizionali).   Se per i Pir tradizionali l’aspetto diversificazione di portafoglio non è prioritario avendo una soglia massima di 30 mila euro , risulta invece centrale nella pianificazione del portafoglio dei Pir Alternativi.   Qui però nasce la difficoltà perché nel panorama dell’offerta di strumenti idonei ad essere inseriti nel dossier i tagli minimi sono generalmente molto elevati ( nell’ordine dei 150/300K ) rimane quindi molto difficile per portafogli medi poter rispettare la sana regole della diversificazione.   Io credo fermamente che l’investimento in economia reale sia non solo molto redditizio per il cliente ma molto utile per il paese , specialmente in questo contesto storico e di mercato con tassi a zero e volatilità dei mercati finanziari ai massimi.   Se poi si unisce il vantaggio fiscale che il decreto Rilancia Italia ha riservato con l’introduzione del Dossier Pir Alternativi non ve dubbio che approfondire la conoscenza di questa asset class sia assolutamente prioritario in un ottica di diversificazione e di pianificazione finanziaria.

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