Marco Beccaria

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Consulente finanziario

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Laurea specialistica
25 anni
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21/09/2020

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"Status quo bias"

Scritto il 23.11.2020

Gli individui appaiono estremamente conservatori quando viene loro richiesto di rivedere le scelte finanziarie fatte in precedenza. Il forte attaccamento allo stato attuale delle cose, o “status quo bias”, ha proprio nell’avversione alle perdite la sua causa principale. Infatti, cambiando le proprie scelte, si può incorrere in guadagni o in perdite, ma dato che psicologicamente le perdite pesando il doppio che i guadagni, si potrebbe tendere a scegliere l’opzione di default, la propria banca, il proprio consulente, non andando ad esaminare le scelte fatte, la loro coerenza con il momento attuale, la loro adeguatezza. Questa inerzia nei processi decisionali in merito alla gestione dei propri risparmi può arrecare danni molto seri: “ah ma io ho sempre fatto così…”, piuttosto che non “ah ma io non controllo mai, mi fido di quello che fa il mio gestore…” sono frasi molto pericolose, le cui conseguenze potrebbero essere molto pericolose che vanno dalla mancata valutazione di approcci e investimenti diversi, passando per un approccio eccessivamente conservativo, che porta a prediligere in portafoglio alcune asset class come le obbligazioni considerate più sicure, a discapito di quelle considerate meno sicure, ma più redditizie come l’azionario. È psicologicamente più semplice fare la scelta di default, decidendo magari alle volte di non scegliere. Ma siamo sicuri che sia la scelta giusta?

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Avversione al rischio o avversione alle perdite?

Scritto il 16.11.2020

Uno degli elementi principali da considerare per un’ottimale pianificazione finanziaria è la capacità della persona di assumersi rischio. Vi è una distorsione nella percezione del rischio, nel senso che le metriche utilizzate tecnicamente per misurare il rischio (es: il VaR, la volatilità dei rendimenti, il beta) NON sono quelle che le persone hanno in mente e che consentono di avere chiaro quanto rischio ci si assume con le scelte che si fanno. La finanza comportamentale ha smontato infatti quell’assunto della teoria economica classica per il quale gli investitori sono sempre avversi al rischio: le persone in realtà in alcuni momenti (guadagni) sono avversi al rischio, mentre in altri (perdite) sono propensi al rischio. Tendenzialmente quando c’è da guadagnare si preferisce farlo in maniera certa, ma nel momento in cui c’è da perdere piuttosto che perdere si preferisce rischiare, quindi si è propensi al rischio. Dunque più che essere più o meno avversi al rischio, si è AVVERSI ALLE PERDITE, e questo porta a una serie di distorsioni comportamentali se non assistiti adeguatamente. Le perdite hanno un peso emotivo più alto rispetto ai guadagni, ma spesso è la stessa paura di perdere a far perdere.

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"L'importanza del tempo nella panificazione finanziaria"

Scritto il 05.11.2020

Il fattore TEMPO è imprescindibile quando si tratta di strutturare una sana pianificazione finanziaria. Le scelte fatte devono tenere conto dell'orizzonte temporale dei propri investimenti, in quanto il loro LIVELLO DI RISCHIO cambia con il tempo. Se si considerano le due asset class core di un portafoglio, ossia le azioni e le obbligazioni, si noterà infatti come le prime con il tempo diventano sempre meno rischiose (sono sempre meno volatili), mentre le seconde tendono a diventare più rischiose (per l'aumento della duration)! Per cui, dato che la maggior parte del RENDIMENTO di un portafoglio è data dall'asset allocation strategica, bilanciare correttamente entrambe (affiancate da tutte quelle parti invece satellite dello stesso) è fondamentale! In questo modo si capisce bene che un portafoglio ha un profilo rendimento/rischio ANCHE in base all'ORIZZONTE TEMPORALE. Un'allocazione che a noi sembra inizialmente poco rischiosa nel breve termine può invece esserlo, e viceversa. Non c'è alternativa alla PERSONALIZZAZIONE in una seria consulenza finanziaria.

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"Tassi a zero a lungo: è ora di abituarsi"

Scritto il 26.10.2020

É ora che ci abituiamo, e anche in fretta. L'epoca dei conti correnti al 6% e dei BTP al 15% è FINITA, e a dire la verità è da oramai più di 10 anni che è così. Per cui se ci fosse ancora qualcuno che preferisce investire in Titoli di Stato o obbligazioni invece che studiare con un professionista un portafoglio di investimenti diversificato, robusto, di composto da strumenti di qualità ed efficiente dal punto di vista dei costi, "perché è più sicuro..." beh, allora è meglio che si abitui ad avere i propri risparmi impiegati in un modo che non solo non gli remunera nulla (il BTP a 3 anni rende -0,67% tanto per capirci e quello a 6 lo 0,20%, PARI UNICAMENTE L'IMPOSTA DI BOLLO!), ma addirittura in termini reali (al netto dell'INFLAZIONE attesa) diventa NEGATIVO. I tassi a zero sono una realtà consolidata, e prima ci abituiamo a questa situazione che durerà nel tempo e prima smetteremo di erodere i risparmi di una vita.  

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"Narrow Framing: un errore impattante"

Scritto il 13.10.2020

Nella vita come nella gestione dei propri risparmi, è importante avere una VISIONE AMPIA. Considerare l'intero contesto in cui si vive o in cui si investe risulta essenziale per una gestione ottimale del proprio tempo e delle proprie risorse. Il NARROW FRAMING è proprio la visione troppo ristretta della propria attività e rappresenta uno degli errori più impattanti per un risparmiatore. Controllare ossessivamente le proprie posizioni porta unicamente ad un aumento della voglia di muoversi, di fare qualcosa, aumentando sensibilmente il rischio di sbagliare. Non bisogna controllare troppo spesso l'andamento.   Questo è uno dei consigli che un bravo consulente finanziario dovrebbe sempre dare ai suoi clienti, aiutandoli a GESTIRE L'EMOTIVITÀ (notoriamente la peggior nemica di un risparmiatore) nelle proprie scelte finanziarie.  

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Pianificazione previdenziale

Scritto il 06.10.2020

Quando andremo in pensione? E con quanto? Queste sono domande che ci poniamo tutti, ma che pochi prendono seriamente in considerazione (in Italia il 53% delle persone non ha una forma di pensione integrativa). Eppure le pensioni che prenderemo saranno molto più basse di quelle della generazione precedente. E questo vale sia per i lavoratori dipendenti che per gli autonomi. E inizieremo a goderne più tardi nel tempo. Risulta fondamentale dunque una corretta pianificazione previdenziale, che si basi su una previsione accurata della propria pensione di base (e del relativo tasso di sostituzione) e sul calcolo del proprio gap previdenziale, in modo da porre in essere una strategia che consenta di recuperare quel gap e di integrare efficacemente la nostra pensione con il tasso di sostituzione desiderato, cogliendo al contempo i benefici fiscali che (oggi) forme pensionistiche complementari presentano.    

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CHI PAGHERÀ PER LA FESTA?

Scritto il 30.09.2020

CHI PAGHERÀ PER LA FESTA? Ad oggi sia gli Stati che le imprese hanno una quantità “monstre” di debito nei loro bilanci: secondo il Fondo Monetario Internazionale nel mondo il rapporto DEBITO/PIL arriverà a 101,5% quest’anno, c’è più debito nel mondo che produzione! Risultato delle politiche monetarie ultra-accomodanti delle BANCHE CENTRALI globali, tra tassi a zero e acquisto di debiti pubblici. L’unica via per ridurre questo debito è la presenza di un’inflazione marcata, che consentirebbe di restituire in termini reali meno di quanto si aveva preso a prestito in precedenza. Non a caso la BCE prima e la FED poi hanno modificato i propri obiettivi prevedendo la possibilità di un’INFLAZIONE MAGGIORE nei prossimi anni. Ma tutto questo, come impatta sulle PERSONE? Sui RISPARMIATORI? Il costo di tutto questo verrà sopportato in termini di un DEPREZZAMENTO REALE dei propri risparmi da coloro che, nella percezione errata di non rischiare nulla, continuano ad acquistare o mantenere titoli di Stato a rendimenti quasi zero o peggio ancora da coloro che lasciano i propri risparmi dormienti per anni sul conto corrente.  

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Un portafoglio d'investimenti non si deve valutare MAI solo dalle performance

Scritto il 24.09.2020

  Un portafoglio d'investimenti non si deve valutare MAI solo dalle performance, ma anche dell'equilibrio che riesce a trovare tra rischio e rendimento nel lungo periodo. Un rapporto, quest'ultimo, che cambia nel tempo, vuoi per dinamiche legate ai mercati, vuoi anche per cambiamenti propri personali, e che pertanto necessita di essere ricercato costantemente con l'attività di ribilanciamento degli investimenti. Il principio della DIVERSIFICAZIONE è inalterato nel tempo, ma nel contesto attuale applicarlo è sempre più difficile. Asset class quali azionario e obbligazionario (storicamente de-correlate) nell'ultimo anno hanno visto aumentare sensibilmente la correlazione tra di loro. E molto difficile trovare due asset class che si comportano in modo inverso oggi. Allora la soluzione è fare portafogli pieni di alternativi (come metalli preziosi o fondi macro)? Assolutamente no, anzi è proprio in un ambiente del genere che il valore di una consulenza professionale fa la differenza nella conservazione e valorizzazione dei propri risparmi attraverso la costruzione di portafogli di qualità, il monitoraggio costante delle variabili che influenzano l'andamento dello stesso e la sua manutenzione costante per tenerlo costantemente in equilibrio rispetto al proprio profilo di rischio/rendimento.

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Investire negli immobili oggi quanto conviene?

Scritto il 22.09.2020

Troppo spesso vi è la convinzione che l'immobiliare, "il mattone", sia un investimento sicuro. NON lo è in assoluto. Abituati da decine di anni in cui comprarsi un immobile (in passato non era così diffuso l'equity real estate) rappresentava un investimento sicuro, per sé e per i propri figli, oggi con tassi di interesse a zero ed eccesso di offerta rispetto alla domanda, la situazione non è più così. Per esempio a Cuneo nel 2018 vi è stato un decremento annuo di popolazione di -1.461 persone; messo a confronto con quanti immobili invenduti (sia nel nuovo che nell'usato) si vedono nella provincia si ha un'idea del fenomeno. Vi è un'errore di percezione, oggi più di un tempo: non è che se un immobile si vede materialmente allora è più sicuro rispetto ad investimenti finanziari. Anzi. Detto questo, l'investimento immobiliare non è assolutamente da trascurare, ma va inserito in un contesto di portafoglio di qualità e ben diversificato #realestate #investing #percezionedelrischio #portafoglio #diversificazione

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