Donato Rossiello

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Consulente finanziario

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BANCA MEDIOLANUM S.P.A.
Bari, Barletta-Andria-Trani, Bologna, Lecce, Milano
-
Oltre a 10 anni
Laurea specialistica
37 anni
1387
11 febbraio 2020
MoneyController Financial Educational Award Top Financial Educational

Awards: I-2022 , anno 2021, anno 2020,

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Profilo professionale

Sono nato nel 1986 e svolgo l'attività di consulente finanziario dal 2010. La mia professione mi permette di aiutare i clienti a pianificare le proprie risorse economiche affinché possano raggiungere un’indipendenza finanziaria.Amo il mio lavoro perché mi permette di conciliare la consulenza finanziaria ad un rapporto profondo con i clienti con cui nascono dei rapporti relazionali e duraturi nel tempo.Per me, prima di tutto, il Cliente è una persona, che merita le attenzioni e il tempo che gli dedico. La mia attività è fondata sulla relazione chiara e trasparente e sono pronto ad ascoltare i miei clienti sia nella sfera economica che personale, con la massima riservatezza che mi contraddistingue. Punto ad essere un punto di riferimento per la famiglia, in grado di ascoltare e gestire tutti i bisogni, per permettere ai miei clienti la corretta pianificazione delle loro strategie di investimento.Nel mondo stanno avvenendo cambiamenti importanti, ritengo sia fondamentale assistere i miei clienti, guidandoli e cercando di soddisfare ogni loro esigenza, grazie a strategie idonee ad evitare le fasi negative e ad approfittare delle più importanti opportunità di investimento. Le mie esperienze mi permettono di analizzare il mercato insieme ai miei clienti con una profonda chiarezza e di intraprendere con loro una puntuale attività di market timing.Essenziale è la costante assistenza che garantisco personalmente con una programmazione ferrea e puntuale degli incontri.Sono iscritto all'Albo dei Consulenti Finanziari con iscrizione numero 866. Inoltre i miei studi mi hanno permesso di ottenere l'attestato EFPA che certifica i consulenti finanziari a livello europeo. Tutti i dettagli su donatorossiello.comLa mia più grande passione è la mia famiglia. Amo fare sport e attività olistiche, stare in compagnia ed uscire a cena con gli amici con i quali condivido la scoperta di nuovi ristoranti. Un lettore dovrebbe scegliermi per i seguenti motivi:
  • DISPONIBILITA’;
  • PROFESSIONALITA’;
  • ESPERIENZA E PADRONANZA DELLA MATERIA NONOSTANTE LA GIOVANE ETA’, DUE DETTAGLI CHE PRESI INSIEME MI PERMETTONO DI SUPPORTARE I CLIENTI FINO AL LORO PASSAGGIO GENERAZIONALE.
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Le mie principali competenze

Analisi strumenti finanziari, trading
Consulenza agli imprenditori
Consulenza patrimoniale
Gestione del rischio finanziario
Ottimizzazione di portafoglio
Pianificazione assicurativa
Pianificazione del patrimonio immob.
Pianificazione pensionistica
Pianificazione successoria
Valutazione Mutui e leasing

I miei credit

  • Scarica l'e-Book "La borsa o la vita: Resoconto finanziario del 2021. La quiete dopo la tempesta"
  • 2019/oggi: Consulente Finanziario con Banca Mediolanum.
  • 2018/2019: Ing Financial Academy in collaborazione con SDA Bocconi;
  • 2012/2019: Account Manager con LMAX Exchange;
  • 2010/2011: Consulente Previdenziale con Cattolica Previdenza;
  • Certificato EFPA, dettagli su donatorossiello.com;
  • Iscritto all’albo dei Consulenti Finanziari dal 2010;
  • 2008/2010: Laurea Specialistica in Marketing;
  • 2005/2008: Laurea Triennale in Economia e Commercio;
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Le mie ultime attività

Duemilaventitré, era ora! L’inflazione cede, la crescita respira

26.01.2023 / 30 / 0

Quello appena trascorso è stato archiviato dagli analisti in ambito finanziario come uno degli anni più complessi della storia. Alla vigilia infatti, dopo gli squilibri innescati dalla pandemia di Covid-19, ci si aspettava un periodo di normalizzazione dei mercati… Eppure il 2022 è risultato eccezionale. Sullo scenario geopolitico ed economico si sono abbattuti “shock”, fra tutti lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina oppure la complessa gestione pandemica in Cina. Da non trascurare nemmeno l’ulteriore impennata inflazionistica che ha indotto le Banche Centrali di mezzo mondo ad inasprire con polso fermo le proprie politiche monetarie. Di conseguenza molte asset class ne risultano ridimensionate nel valore, basti pensare ai Treasury 10Y con la performance annuale peggiore dal 1788 o l’S&P 500 con il quarto peggior risultato dal 1945! E avremmo segnato dati ancora più eclatanti se non fosse per quei sussulti negli scampoli di 2022. Sul fronte delle materie prime segnaliamo intense oscillazioni nei grafici. Protagonista in tal senso il gas naturale europeo, tracciando un’ascesa senza precedenti con il picco d’agosto sopra i 300 euro/MWh, salvo rientrare a livelli pre-conflitto (merito degli sforzi nel sostituire gran parte delle forniture russe e il raggiungimento di un accordo sul price cap tra i Paesi UE, non da meno il clima invernale finora mite che ha consentito il mantenimento di un elevato livello di scorte). Ma dove c’eravamo lasciati? Nell’ultimo periodo l’inflazione ha iniziato a mostrare segnali di affievolimento, sostenuti dal calo delle materie prime nonché dalla graduale risoluzione degli squilibri nelle catene di fornitura. A dicembre la variazione annua dell’indice dei prezzi al consumo è scesa, in USA al 6,5% (il picco toccato a giugno segnava 9,1%), nell’Eurozona al 9,2% (prima flessione dal 10,6% di ottobre). Le previsioni indicano poi un rientro di circa il 3% entro la fine dell’anno; ciò consentirebbe alle Banche Centrali di moderare il passo dei rialzi dei tassi, viste le recenti riunioni di Federal Reserve e BCE. Nel frattempo la crescita, pur subendo una frenata sostanziale, risulta sorprendentemente resiliente. Negli Stati Uniti è scesa sotto il potenziale ma viene sostenuta dal solido mercato del lavoro e dalla tenuta dei consumi. L’economia del Vecchio Continente, più vulnerabile alla crisi energetica, ha continuato comunque a progredire a buon ritmo. Oltre le aspettative anche l’Italia, con un incremento PIL pari al 3,9% a fine del terzo trimestre. Il succitato rallentamento dovrebbe avere un’entità piuttosto moderata – lo confermano gli indicatori del sentiment delle imprese (considerati importanti anticipatori del ciclo economico) in parziale miglioramento sia a novembre che dicembre. Stando a quanto osservato il 2023 inizia quindi con timidi recuperi e delle evidenze positive, alcune ancora in divenire.

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Prosegue la fase di recupero dei mercati. Si attenua l’inflazione, risorse e prospettive

28.12.2022 / 47 / 0

I dati in ambito macroeconomico pubblicati nell’ultimo periodo hanno sorpreso al rialzo, negli Stati Uniti ma soprattutto in Europa. L’impatto dell’inflazione e la stretta monetaria sono stati in parte controbilanciati dalla resilienza del settore privato nonché dal progressivo allentamento degli shock post-pandemici sul fronte dell’offerta. Al contempo le pressioni inflazionistiche stanno iniziando a mostrare segnali più concreti di attenuazione, prospettando quindi un ammorbidimento delle politiche adottate dalle Banche Centrali. Durante il terzo trimestre la crescita del PIL nell’Eurozona risulta ancora positiva e superiore alle attese (+0,2%); un andamento particolarmente buono per Germania (da +0,3% a +0,4%), per il contributo oltre le aspettative dei consumi privati o degli investimenti fissi. Persino meglio fa l’Italia con +0,5% (stime allo 0%). Questo dimostra l’elevata capacità di risposta dell’economia europea alla crisi energetica e al rialzo dei tassi, merito della liquidità accumulata in pandemia, unita al buon andamento del mercato del lavoro e ai supporti fiscali governativi. È interessante riflettere sugli indici per loro natura anticipatori del ciclo economico, come quelli relativi al sentiment di imprese e consumatori. Ad esempio il PMI manifatturiero di novembre, pur restando sotto la soglia di espansione, segna il primo piccolo progresso da gennaio. Salgono poi i sottoindici legati ai nuovi ordini e alla produzione futura. Si scorgono ulteriori miglioramenti dei vincoli sul lato dell’offerta, accorciandosi i tempi di consegna da parte dei fornitori e alleggerendosi le pressioni sui prezzi. Dal recente picco sono diminuiti i costi energetici, scongiurando il rischio di razionamento del gas per l’inverno corrente. Torniamo all’inflazione… Il mese scorso – per la prima volta da un anno e mezzo – è scesa, al 10% dopo il picco di 10,6%. Il rallentamento più incisivo è avvenuto in Germania e Spagna, marginalmente da noi (12,5% dal 12,6% di ottobre). Oltreoceano appaiono finora indeboliti il settore immobiliare (contratto da mesi di incrementi dei tassi) e la produzione industriale (vedasi la discesa degli indici di fiducia delle imprese manifatturiere). Tuttavia crescono gli ordini di beni durevoli, le vendite al dettaglio e si attenuano gli squilibri nelle catene di fornitura. Le proiezioni sul CPI USA superano le aspettative d’inflazione, passando dall’8,2% di settembre al 7,7% di ottobre. La Banche Centrali stanno mitigando la propria retorica, eppure sembra prematuro parlare di un effettivo cambio di rotta monetario. Si attende il sospirato “pivot”. Dai recenti verbali Federal Reserve emerge la propensione di numerosi componenti del FOMC a rallentare il ritmo dei rialzi. E nel Vecchio Continente, come segnalato da Christine Lagarde e dagli altri membri del Comitato Esecutivo della BCE, si ritiene necessario mantenere alta la guardia, sebbene a dicembre potrebbe inaugurarsi la fase meno aggressiva di interventi. Prudenza. A termine di questo 2022 si riesce a intravedere uno scenario costruttivo per il 2023, per quanto molto incerto. Le attuali previsioni dell’OCSE prospettano una crescita globale in rallentamento dal 3,1% di quest’anno al 2,2% stimato per il prossimo, ma ancora positiva in quasi tutte le principali aree geografiche.

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Mercati incerti e volatili, in attesa di un calo significativo dell’inflazione

28.11.2022 / 29 / 0

I dati macro continuano a riflettere un clima di decelerazione dell’economia. L’inflazione resta su livelli elevati, il conflitto in Ucraina prosegue, il restringimento delle condizioni finanziarie permane, così come la politica zero-Covid in Cina. Tali fattori sono però controbilanciati della resilienza di consumi e occupazione, nonché dalle politiche fiscali di supporto attuate dai Governi. Negli Stati Uniti la crescita viaggia sotto il suo potenziale e fa capolino il rischio recessione a fronte della stretta monetaria della Federal Reserve; nonostante questo l’economia si è dimostrata in grado di ammortizzare i colpi a cui è sottoposta, grazie agli ingenti risparmi accumulati dalle famiglie durante la pandemia a sostenere la capacità di spesa. La domanda di lavoratori è elevata (sebbene in leggera diminuzione) e la produzione cresce. Ne consegue un PIL nel 3° trimestre a +2,6% annualizzato, in recupero rispetto ai negativi due trimestri precedenti. Per quanto riguarda gli utili societari la reporting season è apparsa meglio delle attese. La maggior parte delle aziende ha infatti riportato dei risultati superiori alle aspettative, con una crescita media non eccellente ma comunque positiva (+3,4%). Progressi ancora limitati in termini di inflazione. Calo marginale da 8,3% a 8,2%. A farla breve, si muovono lenti passi nella direzione auspicata dalla Fed: gli aumenti dei tassi stanno raffreddando l’economia (soprattutto in alcuni settori sensibili, anzitutto l’immobiliare), di conseguenza si riduce gradualmente il gap tra domanda e offerta di lavoro, che a sua volta dovrebbe tradursi in una decelerazione dei salari e prezzi in generale. E come previsto, nell’ultima riunione del 2 novembre è stato determinato un ulteriore rialzo dei tassi sui fed funds di 75 punti base. I mercati pronosticano un picco dei tassi intorno al 5% nel primo semestre del 2023, seguito poi da alcuni mesi di stabilità. In definitiva, è ancora troppo presto per parlare di tagli. In Europa permane l’annosa questione dei costi energetici a frenare i consumi delle famiglie e limitare le scelte di produzione/investimento delle imprese. Gli indici PMI di ottobre segnano una discesa in territorio di moderata contrazione – più accentuata nel comparto manifatturiero, soprattutto in Germania. Sorprende in positivo la tenuta del PIL nell’Eurozona, con +0,2% nel terzo trimestre. L’Italia si è distinta con una crescita dello 0,5% rispetto allo 0% supposto. Ad ogni modo le stime parlano di recessione europea per i prossimi due mesi. Gli effetti saranno comunque di lieve entità in quanto la situazione economica di partenza è piuttosto solida (vedasi il vivace mercato del lavoro e un’occupazione record nel secondo trimestre del 2022), il prezzo del gas è sceso a circa 100 euro/MWh e i supporti fiscali posti in essere riducono [ridurranno] l’impatto della crisi. Nel frattempo l’inflazione del Vecchio Continente sale al 10,7%. Lo scenario economico dovrebbe rimanere debole nei prossimi mesi. Le Banche Centrali non sembrano dar cenni di un cambio rotta decisivo delle politiche monetarie. Si attende con trepidazione il cosiddetto “pivot”…

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