Alessandro Albanese

Consulente finanziario

II° 2020
I° 2020
2019
Widiba
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Da €20MLN a €40MLN
Oltre a 10 anni
Laurea
53 anni
1379
04 luglio 2018
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Profilo professionale

Alessandro, 51 anni. 26 anni di esperienza professionale. Certificazione Efpa. PF Specialist Oro 2017 nella categoria "Analisi dei mercati". La passione e la dedizione per il lavoro, sono struttura portante della mia ttività, per la quale partirò dai tuoi obiettivi e dopo uno studio approfondito li trasformerò in un progetto personalizzato, condividendone con te ogni dettaglio, affinché tu possa compiere consapevolmente le tue scelte. Hai al tuo fianco un professionista che ti propone soluzioni di investimento pensate su misura. Richiedimi una consulenza, sarò felice di incontrarti per un colloquio conoscitivo durante il quale potrai chiedermi, senza impegno, di analizzare la situazione patrimoniale in funzione delle esigenze, degli obiettivi e dei sogni che ti accompagnano lungo il cammino.

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Virus o non virus, questo il dilemma

30.07.2020 / 333 Visualizzazioni

  Una ripresa dei contagi da coronavirus ci ricorda che la crisi è tutt’altro che allespalle. Sta arrivando la seconda ondata di contagi che era stata paventa? Ma abbiamo mai davvero superato la prima ondata? Rischiamo una serie di ondate successive fino a quando non sarà disponibile un vaccino a livello globale? Impossibile rispondere a queste importanti domande. Sappiamo però che, secondo i dati diffusi, ogni giorno muoiono di coronavirus 5.000 persone al mondo. Non è una cifra grave come quella di metà aprile, ma segnala un peggioramento rispetto alla prima settimana di maggio. Ma quello che più preoccupa è che i numeri sono in aumento. Sebbene la maggior parte delle recenti notizie negative sul coronavirus provengadall’America Latina ed ora dai Balcani, il problema non riguarda unicamente i mercati emergenti. Negli Stati Uniti, il numero dei contagi riferito a Florida, Texas e California non è mai stato così alto e ha spinto il totale nazionale a circa 60.000 casi al giorno. La chiusura delle scuole si estenderà probabilmente fino al mese di ottobre e questo, probabilmente, renderà difficile ai lavoratori ritornare in ufficio, rallentandoulteriormente la ripresa dell’economia. Di conseguenza i dati di giugno sull’occupazione statunitense sono rimasti invariatirispetto a maggio e alcuni fornitori di dati come Open Table e Yelp sembrano indicare che le prenotazioni presso i ristoranti abbiano subito una nuova flessione, in particolare in presenza di focolai, mentre la chiusura delle imprese statunitensiavrebbe subito un’accelerazione. Non stupisce quindi che le banche stiano accantonando enormi riserve per coprire la prevista ondata di insolvenze sui prestiti. La maggior parte delle società continua a mostrarsi esitante nel fornire previsioni sugli utili proprio per via delle forti incertezze. E non sono solo le attività del commercio al dettaglio a ridimensionaregli organici, in previsione di un calo strutturale della domanda nell’economia post- coronavirus. Non mancano comunque le buone notizie, infatti sebbene negli Stati Uniti i decessi da coronavirus siano andati aumentando e nessun tasso di mortalità sopra la normasi possa considerare una “buona notizia”, il fatto che ci si mantenga nella fascia delle centinaia di casi, anziché i 2.000 al giorno circa del picco di metà aprile, è comunque positivo. A parte lo scoppio di alcuni focolai locali, nella maggior parte d’Europa ilvirus sembra essere sotto controllo. Sembrano essere stati superati anche i timori di una recrudescenza in Cina. Può darsi che anche negli Stati Uniti la situazione si stia evolvendo in tale direzione, seppure con qualche sussulto. Speriamo sia così Inoltre, il “precipizio fiscale”, che potrebbe materializzarsi con l’imminente sospensione del reddito integrativo per i disoccupati, ha reso ancor più impellenti i preparativi per un quinto pacchetto di stimoli a Washington. I Democratici hanno già presentato alla Camera dei Rappresentanti una proposta legge da 3.000 miliardi di dollari a cui i Repubblicani dovrebbero rispondere questa settimana con una contro proposta di portata minore, avviando una fase di negoziato. Nel frattempo, le principali banche centrali di tutto il mondo continuano a far fluire liquidità attraverso i mercati finanziari. Come sempre, la domanda importante di Voi investitori è se i mercati scontano buone notizie o cattive notizie. Anche se gli Stati Uniti dovessero emanare nuove misure di stimolo e registrare un appiattimento dei contagi, è probabile che la fiducia si mantenga ai livelli attualianziché subire un’impennata. La notizia di importanti passi avanti sui vaccini costituirebbe uno sviluppo positivo considerevole, ma anche in questo caso il ritorno della fiducia ai livelli pre-crisi difficilmente sarebbe veloce. Gli investitori stanno cavalcando l’onda della liquidità fornita dalle banche centralialle large cap, ma occorre una ripresa più sostenuta dei consumi e di altre attività economiche, grazie soprattutto alla scoperta di una soluzione al virus, vedi vaccino. Se aziende e consumatori continuano a dover lottare per tenersi a galla tra le onde, una simile ripresa ci metterà trimestri, non mesi, a concretizzarsi. Noi possiamo prendere opportuni provvedimenti, se solo lo volessimo...

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la consulenza finanziaria costi e benefici

20.02.2020 / 669 Ascoltatori

Da consulente finanziario a consulente patrimoniale. La professione nell'era del web

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FOMO – Fear of missing out. Paura di rimanere esclusi

27.07.2020 / 398 Visualizzazioni

FOMO – Fear of missing out. Paura di rimanere esclusi Probabilmente alcune delle poste del Recovery Fund europeo proposto dall’asse franco-tedesco potrebbero rivelarsi fondamentali per l’Italia. Circa un mese fa, Parigi e Berlino avevano proposto un vigoroso piano di recupero per far ripartire l’attività economica in tutta Europa dopo l’emergenza coronavirus, con particolare attenzione per i settori più colpiti e i Paesi più deboli. Due settimane or sono, la Commissione europea, vale a dire il ramo esecutivo dell’Unione Europea, ha definito gli aspetti fondamentali del piano e i dettagli della proposta di stanziamento di fondi pubblici. Il valore totale del pacchetto sarebbe pari a 750 miliardi di euro, vale a dire il 4,5% del PIL dell’UE. L’aspetto più importante, però, è forse rappresentato dal fatto che per la prima volta gli stati membri dell’UE hanno preso in considerazione l’ipotesidi un trasferimento fiscale tra i diversi Paesi. Si tratta quindi di un passo fondamentale nell’integrazione europea. A causa della bassa produttività, la crisi economica e bancaria che ha colpito il Sud Europa nel 2010-2013 ha privato numerosi Paesi dei propri motori di crescita nel settore industriale e in quello immobiliare. Nonostante i segnali di ripresa degli ultimi 18 mesi, l’emergenza coronavirus ha allargato il divario tra i Paesi del Nord Europa, che dispongono di attività industriali altamente produttive, e quelli del Sud, che sono diventati dipendenti dai flussi d’investimento. Inoltre, l’eccessivo indebitamento dei Paesi del Sud, causato dalla necessità difinanziare le misure varate per affrontare le crisi precedenti, oggi impedisce loro di attuare interventi fiscali robusti e credibili. Per riavviare in modo efficiente l’attività economica di questi Paesi siamo dell’avviso che siano necessari afflussi di capitali esterni, non un gravoso indebitamento aggiuntivo. Di conseguenza, l’intervento posto in essere, si suddivide in due segmenti: il primo è un pacchetto di prestiti, del valore di 250 miliardi di euro, e il secondo, ben più sostanzioso, è un pacchetto di “stanziamenti a fondo perduto” del valore di 500 miliardi di euro, che verrà distribuito agli stati membri sotto forma di trasferimenti dal bilancio comunitario. Il tutto sarà finanziato tramite l’emissione di titoli di debito da parte della Commissione europea per contro degli stati membri dell’UE. Il pagamento del debito verrà poi incluso nei futuri bilanci dell’UE,il cui contribuente principale è la Germania. I fondi saranno stanziati in base alle necessità individuate dalla Commissione europea, anzichéin base alle consuete regole europee in materia di “capital key”. Il capital key è quel criterio cheviene usato per quantificare il contributo di ciascuno stato membro dell’UE alla Banca Centrale Europea e che sin dalla crisi dell’Eurozona è stato utilizzato per calcolare il valore dei titoli diStato che la banca centrale può acquistare per ciascun Paese nell’ambito dei suoi programmi diquantitative easing. La Germania è il Paese che più contribuisce in termini di capitale, ma per sua sfortuna i principali beneficiari dei programmi di acquisto di attivi sono i Paesi del Sud Europa. Viceversa, pare che l’Italia sarà il principale beneficiario del nuovo Recovery Fund europeo, con 82 miliardi di euro in finanziamenti d’emergenza a fondo perduto e fino a 91 miliardi inprestiti a tasso agevolato. La Spagna dovrebbe ricevere 77 miliardi a fondo perduto, la Grecia32, la Francia 39, la Germania 30 e il Portogallo 18. All’annuncio di questa notizia, gli spreadcreditizi dei Paesi del Sud Europa si sono ristretti considerevolmente. È da anni che i Paesi del Sud Europa perorano la causa dei trasferimenti di bilancio e degli“Eurobond”, cioè titoli di debito emessi a livello europeo. Stavolta, però, la Germania è dalla loro parte, avendo capito che l’emergenza coronavirus non lascia altra scelta. Il colpo sferrato alla crescita è stato talmente duro che alcuni Paesi semplicemente non ce la farebbero a riprendersi da soli. Da canto suo, a bene vedere, la Cina è destinata a diventare presto la prima potenza economica del pianeta: un traguardo che il Covid, anziché allontanare, ha avvicinato. E con sé trascinerà l’interoindotto asiatico, la cui ascesa prosegue in modo incessante. Non detenere posizioni in questa parte di mondo equivale a perdere probabilmente le maggiori opportunità di estrarre alpha oggi disponibili nel mercato. Il colosso asiatico non solo continua a crescere a spron battuto, ma sta trasformando radicalmente ilproprio sistema economico: con l’ambizioso programma “Made in China 2025”, la Cina punta adabbandonare il ruolo di fabbrica del mondo per diventare una regione che esprime innovazione ai massimi livelli nei due pilastri del nuovo mondo, ovvero tecnologia e sostenibilità. La Cina è oggileader assoluta in tecnologie chiave come l’Intelligenza artificiale e il 5G, con largo distacco rispetto agli USA con cui rivaleggia in una guerra fredda che non è più militare e neppure commerciale, come nei proclami di Donald Trump, ma appunto tecnologica. Ed è anche il Paese che spende di più al mondo nelle energie pulite: nel 2019, ha investito 83 miliardi di dollari contro i 55 degli USA e i 16,5 del Giappone. Pechino sta d’altronde conducendo da 40 anni una politica mirata a rendere il suo sviluppo piùqualitativo che quantitativo. Lo dimostra anche il fatto che il governo di Xi Jinping non abbia fissato target di PIL per il 2020, abbandonando il diktat della crescita a ogni costo che voleva il raddoppio dell’economia in un decennio. Il progresso cinese non è, insomma, qualcosa che si costruisce in pochi anni e non è qualcosa che tre mesi di crisi possono intaccare, ma, a ben vedere, in realtà, il dominio del Paese è molto più antico: a partire dal 15° secolo e fino alla guerra dell’Oppio nel 19° secolo, la Cina è stata la più grande potenza economica del mondo. Ora, sta semplicemente tornando al vertice. Io, come Voi del resto, vorrei approfitarne!

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