Andrea Braglia

Consulente finanziario

I° 2021
IV° 2020
Consulenti Finanziari Autonomi Indipendenti
Reggio nell'Emilia
Oltre a €40MLN
Oltre a 10 anni
Laurea
51 anni
232
16 dicembre 2020
I° 2021
IV° 2020

Profilo professionale

Ho deciso di intraprendere la libera professione del Consulente Finanziario Indipendente, dopo oltre ventiquattro anni di esperienza nelle principali Banche internazionali (JP Morgan Londra) ed italiane (Cariplo, RoloBanca, Unicredit Private Banking&Wealth Management, Cordusio Sim, Credem), dove ho gestito i patrimoni di clienti Hnwi ed Uhnwi, principalmente imprenditori, clienti Istituzionali e professionali, per un Ctv di 1.4 Bln. Eur. Ho scelto la professione del Consulente Finanziario Indipendente per offrire un servizio realmente privo di qualsiasi conflitto di interesse ai miei clienti e sono stato uno dei primi ad iscrivermi all’Albo dei Consulenti Finanziari Indipendenti per aiutare gli imprenditori della mia città e le loro holding di famiglia, a prendere decisioni importanti per gestire il loro patrimonio finanziario, per investirlo e per scegliere a chi affidarlo. La mia lunga esperienza nel mondo finanziario, mi ha permesso di costruire un network di relazioni che oggi mi consente di dialogare sia con realtà indipendenti come i Family Office... Scarica la mia brochure - Guarda il mio video
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Le mie principali competenze

I miei credit

  • Università degli Studi di Parma: Laurea in Scienze dell'Economia e Gestione aziendale, dal 1990 al 1996
  • Economike Katholikie Universiteit of Brabant (Olanda): Borsa di studio Erasmus, dal 1993 al 1994
  • Assoreti Formazione Studi e Ricerche: La gestione integrata del patrimonio familiare: lifecycle strategies, dal 2006 al 2006
  • Antares Consulting: La pianificazione finanziaria della clientela private: asset allocation strategica e tattica, dal 2004 al 2004
  • SDA Bocconi: Competenze di management, dal 2002 al 2002
  • Profingest Management School: Executive in finance: finanza aziendale, dal 2000 al 2000

CERTIFICAZIONI
  • Consulente Finanziario Indipendente
  • OCF - Organismo di vigilanza e tenuta dell'Albo unico dei Consulenti Finanziari
  • EFPA Italia
  • AIFO (Associazione Italiana Family Officer)
  • NAFOP - Associazione dei Consulenti Finanziari Indipendenti
  • ACF - Arbitro per le Controversie Finanziarie

ESPERIENZE DI LAVORO
  • Consulente Finanziario Indipendente iscritto all'Albo - AIFO Qualified Family Officer dal 10/2018
  • Credem Banca - Reggio Emilia, Direzione Commerciale Advisory bank dal 09/2016 al 09/2018
  • Unicredit Private Banking - Bologna, Investment &Securities Advisory - Global Financial Advisor per clienti Uhnwi nel nord Italia dal 08/2007 al 08/2016
  • Unicredit Private Banking - Milano, Private Banking Global Investment - Senior Financial Advisor per clienti Hnwi nel centro-sud Italia. dal 01/2005 al 12/2006
  • Unicredit Private Asset Management Sgr.pa (UPAM) - Milano, Private Banking Investment & Wealth Advisory - Gestore patrimoniale di clienti Hnwi dal 01/2003 al 12/2004
  • Rolo Pioneer Sgr.pa - Bologna, Private Banking - Gestore patrimoniale dal 01/2001 al 12/2002
  • Rolo Banca - Bologna, Vice responsabile della Tesoreria - Senior trader sul desk valute ed azionario Italia dal 08/1998 al 12/2000
  • JP Morgan - Londra, Fx Middle Office and Fx option Trader dal 11/1996 al 07/1998
  • JP Morgan - Milano, Fx Back Office assistant for trading &sales dal 07/1996 al 10/1996
  • Asea Brown Boveri (ABB) - Bucarest, Dipartimento Finanziario - Assistente del Financial Controller. dal 10/1995 al 06/1996
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Le mie ultime attività

Dalla banca a consulente finanziario indipendente

05.05.2021 / 68 / 1

Andrea Braglia è un consulente finanziario indipendente con sede a Reggio Emilia. Dopo 24 anni all'interno del mondo bancario e finanziario internazionale ha deciso di avviare uno studio professionale e offrire consulenza priva di conflitti di interessi a famiglie e imprenditori.

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Il boom economico italiano del premier Mario Draghi mette la parola fine ai vecchi piani di austerità

28.04.2021 / 60 / 0

L’Italia può recuperare più Pil del resto dell'Europa E’ probabile che Mario Draghi riesca a orchestrare un piccolo boom economico nel nostro Paese, qualcosa come un +4% del Pil, con la conseguenza che tra un anno, chi ha “salvato l’euro” - pur riconoscendo ora le ragioni degli eurocritici - appaia come il “salvatore” dell’economia italiana. Le stime degli analisti internazionali più importanti indicano l’Italia come il paese che può recuperare più Pilrispetto al resto di tutta l’Europa, per tre motivi: i) il Recovery Fund rappresenta circa 40 miliardi di spesa addizionale all’anno (192 miliardi diviso cinque anni); ii) Draghi si può permettere un deficit pubblico di quasi il 12% del PIL e questo è il maggiore deficit (in tutta l’Europa) e cioè stimolo fiscale dei paesi OCSE dopo gli USA; iii) le garanzie pubbliche offerte alle Banche italiane sono tra le più alte al mondo (sempre in proporzione del PIL o del totale dei loro bilanci) e hanno fatto sì che per la prima volta dal 2006-7 il credito sia aumentato in modo rilevante  (circa 60 miliardi quasi tutti a imprese).     Il piano di Draghi prevede di utilizzare 150 Mld Eur Leggendo il discorso di Draghi si comprende che il premier ha un piano per “utilizzare almeno 150 Mld Eur nel 2021”, a sostegno della nostra economia Il Recovery Plan che il premier ha presentato alla Camera, prevede soprattutto: maggiori garanzie alle Banche che hanno aumentato il credito di 60 Mld Eur; maggiore deficit, pari al 12% del Pil (il più alto dopo quello degli Usa); che si traduce in un intervento unico e storico a sostegno della nostra economia, nell’unico modo possibile, ovvero “creando denaro”. +13% di credito al settore manifatturiero Questi sono dati di novembre, ma negli ultimi mesi dovrebbero essere aumentati, stando alle conference call delle Banche che ho seguito: +13% il credito al settore manifatturiero, significa appunto “creare denaro”, perchè è garantito dallo Stato.  

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CLIENTI SACRIFICATI “SULL’ALTARE DEI RIEQUILIBRI ECONOMICI” DELLE BANCHE

15.04.2021 / 85 / 0

  Unicredit e la lettera ai clienti: “da luglio nuovi costi sui conti" Le Banche italiane stanno provando a dichiarare guerra ai tassi negativi e lo fanno scaricando la loro condizione di bilancio negativo sulla clientela: dopo la decisone di Fineco, adesso è Unicredit ad uscire allo scoperto  con una proposta di “modifica unilaterale” inviata ai clienti sottoscrittori del conto “my Genius”. Anche Unicredit, come Fineco, sostiene che l’attuale contesto di mercato giustifica un aumento dei costi dei canoni mensili del conto my Genius: la Banca menziona presunti “equilibri economici” che sarebbero venuti meno e che possono essere riequilibrati, a loro modo di vedere, solo con un aumento dei costi per i clienti. Come aumentano i costi dei conti di Unicredit Di seguito sono elencati gli aumenti dei costi mensili dei diversi conti: my Genius passerà da 1,78 Eur a 3,03 Eur, con un incremento del +70% il contratto Transazionale Silver aumenterà da 7,72 Eur a 10,05 Eur (+30%) il Gold da 10,83 Eur a 14,42 Eur (+33%) il Platinum da 19,97 Eur a 23,56 Eur (+18%) i canoni dei moduli Investimento Platinum e Gold non cambieranno Clienti sacrificati "sull’altare dei riequilibri economici delle Banche" Se le Banche arrivano a tanto, è perchè sono costrette dalla contingenza economica, come scritto nella lettera di Unicredit, tuttavia resta il tema del rapporto con la clientela: un rapporto “interrotto” e privo di quella forma di dialogo che dovrebbe avvicinare le parti invece che allontanarle, dal momento che il “cliente che non investe” e che lascia i soldi in conto corrente, senza movimentarli, non può e non deve essere considerato un peso. I clienti rappresentano il patrimonio più importante delle Banche ed invece di essere tutelati ed aiutati (soprattutto nell’attuale contesto di enorme difficoltà economico-finanziaria, dovuta al lockdown ed alla pandemia), vengono sacrificati "sull’altare degli equilibri economici da ristabilire”. Per le Banche italiane il peso dei tassi negativi si è fatto più forte nell’anno del Covid-19 ed a seguito delle politiche ultra-espansive della Bce, il trend al ribasso dell’Euribor non ha avuto sosta, portando Fineco a decidere di chiudere i conti correnti inattivi con giacenze superiori ai 100.000 Eur. La decisione presa in Italia si inserisce in una serie di provvedimenti avviati anche in altri Paesi europei, dal momento che in settembre, diverse Banche francesi hanno annunciato l’applicazione di un tasso negativo sui conti correnti di clienti con patrimoni elevati: anche in Germania, la Sparkasse di Monaco, la quinta cassa di risparmio su scala nazionale, ha scelto un tasso negativo per tutti i depositi superiori a 100.000 Eur. La decisione di Fineco per contrastare i tassi negativi Dal 18 maggio i correntisti di FinecoBank dovranno sottostare a nuove regole, che prevedono che per i clienti con almeno 100.000 Eur di liquidità sul conto, ma privi di finanziamenti o di forme di investimento in prodotti di risparmio gestito od amministrato, la Banca potrà rescindere il contratto e chiudere il conto del cliente. FinecoBank lo ha annunciato in una lettera di “Proposta di modifica unilaterale del contratto”, che spiega le conseguenze dei tassi negativi per le Banche, evidenziando che, rispetto al 2019, le politiche espansive anti-pandemia adottate della Bce, hanno contribuito ad abbassare l’Euribor ad un livello tale per cui, ogni trimestre, un conto corrente con una giacenza media di 100.000 Eur, costerebbe alla Banca 24,5 Eur (l’Euribor è il tasso utilizzato dalle banche nelle proprie operazioni di finanziamento). “Il mantenimento sul conto corrente di giacenze liquide rilevanti, genera per FinecoBank significative ripercussioni negative sull’equilibrio economico fra i costi sostenuti per l’erogazione del servizio ed i ricavi derivanti dall’utilizzo dello stesso”, ha scritto la Banca.  Di fronte a questi nuovi costi, la scelta di FinecoBank è stata quella di mantenere inalterate “le condizioni economiche stabilite a novembre 2019”, ma di modificare le condizioni contrattuali, in modo da limitare i depositi di liquidità che non costituiscono per la Banca opportunità di guadagno, bensì solo costi.

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