Andrea Miculan

Consulente finanziario

IV° 2020
Finecobank
Udine, Gorizia, Milano, Padova, Pordenone, Treviso, Trieste, Venezia
Fino a €20MLN
Da 5 anni a 10 anni
Diploma di specializzazione
30 anni
928
28 giugno 2019
IV° 2020

Profilo professionale

Lo sport e la finanza sono le passioni che hanno caratterizzato la mia vita. Nello sport non è sufficiente il talento: disciplina, dedizione e costante allenamento sono tratti distintivi dello sportivo di successo. Cosi come lo sport anche la finanza è contraddistinta da regole semplici ma di assoluta rilevanza: indipendenza, diversificazione e pianificazione sono alcune tra le più importanti. “Investire” non è un evento, è un processo ed è per questo che in un momento storico di profondo cambiamento come quello che stiamo attraversando, il consulente finanziario ricopre una funzione cardinale. Il mio ruolo è esattamente quello di semplificare al cliente queste dinamiche, assistendolo nelle decisioni riguardanti il suo patrimonio. Questo è ciò che faccio, ogni giorno, con passione ed impegno.

Le mie principali competenze

I miei credit

  • Da Settembre 2018 a oggi - Private Banker - Consulente Finanziario presso Fineco Bank
  • Dal Ottobre 2016 a Settembre 2018 - Private Banker - Consulente finanziario presso Copernico Sim S.p.A.
  • Dal 2011 a Settembre 2016 - Responsabile commerciale, promotore finanziario e consulente assicurativo presso Alleanza Assicurazioni
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Le mie ultime attività

Déjà vu?

02.12.2020 / 177 / 0

Da qualche tempo al governo, labile e perentorio allo stesso tempo, si sta innalzando un vero e proprio inno alla recessione: dopo diversi tira e molla, si ritorna a parlare di patrimoniale. All’interno della manovra di fine anno spunta un emendamento, che introduce proprio una tassazione sui patrimoni, le cui architetture sono ancora in fase di aggiustamento. Sono ormai passati quasi 30 anni da quella svalutazione della lira italiana, targata  George Soros, che mise in ginocchio le finanze del nostro Paese. Nello stesso periodo, il “fattaccio”: la patrimoniale del 6 per mille sui conti che sconvolse profondamente gli Italiani. Era il 1992 quando il governo di Giuliano Amato, al potere solo da pochi mesi, prese una decisione senza precedenti e fino a poco prima sempre convintamente smentita: applicare una patrimoniale sui conti correnti degli italiani, il famoso 6 per mille sui capitali che, erano già al netto delle imposte. Quelle tasse erano già state abbondantemente pagate, ma il crollo della lira italiana alimentato dal noto speculatore George Sorosunitamente ad altre problematiche non lasciarono altra scelta. Throwback Nei primi anni ‘90 l’economia italiana era frenata dai tassi di interesse molto alti e da un cambio valutario forte, fattori che ostacolavano l’accesso al credito alle imprese, incidendo sulla loro competitività a livello internazionale. Nell’anno del fattaccio Carlo Azeglio Ciampi era governatore della Banca d’Italia, Piero Barucci ministro del Tesoro, Mario Draghi direttore del Tesoro. La svalutazione poteva sembrare la via più facile da seguire ma l’Italia aveva già un debito pubblico enorme e dire addio alla lira forte avrebbe potuto creare non pochi problemi alle finanze pubbliche. Nell’ estate del ‘92, il prelievo del 6 per mille sui conti degli italiani, che ancor’ oggi Amato ricorda come un “male necessario”, sconvolse l’opinione pubblica. Servivano gli ultimi 8 mila miliardi di lire per la manovra correttiva da 30, Amato e i tecnici del Tesoro e delle Finanze non videro altra soluzione. Senza dubbio l’aumento dell’IVA era fuori discussione per il rischio di aumento dell’inflazione ed  un aumento l’Irpef avrebbe colpito soprattutto la fascia più debole dei cittadini.  Ma l’idea di tagliare i costi della Pubblica Amministrazione, durante quella notte di confronto non venne in mente a nessuno. Però alle 4 del mattino, come ricorda Amato, l’allora ministro delle Finanze Giovanni Goria propose l’idea del prelievo forzoso. L’indomani, al Consiglio dei Ministri, il decreto passò. Gli sviluppi Sarebbe stato molto più facile per tutti, anche per le altre valute europee in difficoltà, un apprezzamento del marco, ma i tedeschi dissero no. A questo grave quadro nell’ Agosto del si aggiunse un doppio declassamento a sorpresa sui titoli di Stato italiani ad opera dell’agenzia di rating Moody’s. La pressione era sempre più alta, così il governo Amato si vide costretto a riunirsi per privatizzare il Credito italiano e il Nuovo Pignone e sfornò i decreti su pensioni ed enti locali ancora non erano pronti. Il congelamento di tutta la spesa pubblica ai valori nominali del ’92, con relativo addio agli aggiustamenti all’inflazione o al Pil, secondo Amato avrebbe potuto salvare le sorti dello stato almeno per qualche settimana, tempo di aspettare l’arrivo dell’aiuto dai francesi, ma la Bundesbank si mise in mezzo. Il presidente Schlesinge l’11 settembre comunicò a Ciampi che dal lunedì successivo la banca centrale della Germania non sarebbe più intervenuta in difesa della lira. Ne conseguì un allargamento della fascia di fluttuazione della lira del 7%, con relativa svalutazione, per poi passare ad un crollo del 25%. Anche se le imprese italiane guardavano di buon occhio la ritrovata competitività, l’ impensabile si scatenò: file agli sportelli, fughe di capitali in Svizzera, conti statali alla deriva. Ma nel mese di Ottobre, con una giocata in stile italiano, una maxi-emissione di 47 mila miliardi salvò l’Italia dalla recessione. Tornando ai giorni nostri, Euro a parte, siamo sicuri che l’Italia abbia davvero imparato la lezione? Sembra cambiato qualcosa, Covid permettendo,  oltre agli attori e alla valuta? Karl Marx, citato in questo caso esclusivamente come similitudine e non per i suoi pensieri socio-economici, direbbe quanto segue. La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Sono a Vostra disposizione per approfondire ogni tematica riguardante la protezione dei Vostri patrimoni.

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«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma»

20.10.2020 / 60 / 0

Se Antoine Laurent de Lavoisier dovesse descrivere brevemente un indice utilizzerebbe senza dubbio la sua iconica citazione riguardante la legge della conservazione della massa.   Gli indici sono la sintesi del valore del paniere di titoliche rappresentano e sono utilizzati per misurare l’andamento di un settore, di una piazza di scambio o un’ economia. I movimenti dell'indice sono una buona approssimazione del variare nel tempo della valorizzazione dei titoli compresi nel portafoglio di riferimento Nel grafico in esame, che raggruppa le 10 principali aziende tech per capitalizzazione di mercato in decenni differenti,  possiamo osservare come negli intervalli di tempo rappresentati la classifica sia profondamente diversa. In giallo sono evidenziate le società che nel ventennio precedente non erano classificate tra le prime 10. All’ inesorabile declino di alcuni colossi, si sostituisce sistematicamente l’ esplosione altrettante aziende che occupano nuove fette di mercato (gli esempi sono moltissimi). Spesso ci si focalizza sui singoli titoli e sulle loro performance ignorando una “visione d’ insieme” che comunicano gli indici, che si “trasformano” replicando la media dei sottostanti. Conoscete qualcosa di più semplice e democratico? Investire in indici mediante l’ utilizzo di ETF è molto spesso una scelta corretta sia in termini di efficienza che in termini di costi, soprattutto nelle porzioni di portafoglio che investono in mercati sviluppati e “maturi”. È sempre cosi? Questa considerazione vale per tutte le asset class? Vale per ogni tipologia di strategia? La risposta è dipende. Contattami e analizzeremo in che contesto ha senso utilizzare strategie passive.  

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Che cosa ci aspetta negli Stati Uniti?

14.10.2020 / 73 / 0

I mercati finanziari hanno visto a Settembre una fase correttiva che, cominciata negli USA, si è diffusa chiaramente anche in Europa. Tra le ragioni principali della debolezza sicuramente ci sono state le alte valutazioni dei titoli tecnologici americani, la seconda ondata di contagi che rischia di rinviare il processo di ripresa economica globale, e non ultime le elezioni presidenziali USA del 3 Novembre. Quest’ultimo è un evento che ha tutte le premesse per essere un forte catalizzatore di mercato e riaccendere la volatilità nel breve termine. Quali potrebbero essere i settori più avvantaggiati nel caso in cui la bilancia pendesse per Biden o Trump? Con la vittoria del democratico i mercati potrebbero assistere ad una fase correttiva di breve e medio termine. Questo perché Biden intende alzare le tasse sulle corporate dal 21 al 28% per ridurre il debito americano. Ciò comporterebbe un crollo degli utili stimati e un’impennata dei P/E delle società americane, big tech in testa. Inoltre, Biden promuove un’ economia sostenibile, elemento che favorirebbe il settore delle utility e rinnovabili USA rispetto, per esempio, al settore dello shale oil americano. A sua volta, politiche in grado di rallentare la produzione USA sarebbero d’ aiuto alle quotazioni del petrolio in generale e dei produttori convenzionali. La vittoria di Trump inoltre, quantomeno sulla carta, favorirebbe i mercati nel breve termine con particolare boost per tecnologici, shale oil, aerospazio e difesa. Quanto accadrà nei prossimi anni sui mercati americani dipenderà veramente da chi verrà eletto? Una domanda che spesso si pongono gli investitori è “le Borse guadagnano di più quando il Presidente in carica è Repubblicano o Democratico?” Nella tabella seguente è riportato per ciascun presidente dal 1923 ad oggi, la performance totale e quella annualizzata con riferimento all’ indice maestro S&P500.   Notiamo come le migliori e peggiori performance annue coincidano con i mandati repubblicani. Ciò fa si che il rendimento medio annuo sotto le presidenze democratiche sia leggermente superiore a quello “generato” dai repubblicani. Un altro aspetto che vale la pena sottolineare, dal punto di vista statistico, è che con presidenti democratici la probabilità di forti shock sui mercati azionari è praticamente nulla. Il crollo delle dot.com di inizio secolo e la crisi del 1929, infatti, si sono verificati sotto presidenze repubblicane. Nonostante ciò, con una proiezione basata su lungo termine, quello che possiamo affermare con estrema confidenza è che, a prescindere da ciò che accadrà alle elezioni a stelle strisce, il progresso inarrestabile dell’ umanità farà sì che ciò avvenga inevitabilmente anche per quanto riguardalo lo sviluppo economico e le quotazioni dei mercati finanziari, favoriti peraltro da un incredibile habitat caratterizzato da tassi di interesse bassi che perdureranno ancora per molto tempo. Sono a completa disposizione per qualsiasi chiarimento in merito alle esposizioni settoriali del Tuo portafoglio pre elezioni o per scoprire come impostare al meglio un portafoglio di investimenti che possa cogliere lo slancio della crescita globale nel lungo termine.  

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