Andrea Miculan

Consulente finanziario

Finecobank
Udine, Gorizia, Milano, Padova, Pordenone, Treviso, Trieste, Venezia
Fino a €20MLN
Da 5 anni a 10 anni
Diploma di specializzazione
29 anni
549
28 giugno 2019

Profilo professionale

Lo sport e la finanza sono le passioni che hanno caratterizzato la mia vita. Nello sport non è sufficiente il talento: disciplina, dedizione e costante allenamento sono tratti distintivi dello sportivo di successo. Cosi come lo sport anche la finanza è contraddistinta da regole semplici ma di assoluta rilevanza: indipendenza, diversificazione e pianificazione sono alcune tra le più importanti. “Investire” non è un evento, è un processo ed è per questo che in un momento storico di profondo cambiamento come quello che stiamo attraversando, il consulente finanziario ricopre una funzione cardinale. Il mio ruolo è esattamente quello di semplificare al cliente queste dinamiche, assistendolo nelle decisioni riguardanti il suo patrimonio. Questo è ciò che faccio, ogni giorno, con passione ed impegno.

Le mie principali competenze

I miei credit

  • Da Settembre 2018 a oggi - Private Banker - Consulente Finanziario presso Fineco Bank
  • Dal Ottobre 2016 a Settembre 2018 - Private Banker - Consulente finanziario presso Copernico Sim S.p.A.
  • Dal 2011 a Settembre 2016 - Responsabile commerciale, promotore finanziario e consulente assicurativo presso Alleanza Assicurazioni
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Le mie ultime attività

«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma»

20.10.2020 / 54 Visualizzazioni

Se Antoine Laurent de Lavoisier dovesse descrivere brevemente un indice utilizzerebbe senza dubbio la sua iconica citazione riguardante la legge della conservazione della massa.   Gli indici sono la sintesi del valore del paniere di titoliche rappresentano e sono utilizzati per misurare l’andamento di un settore, di una piazza di scambio o un’ economia. I movimenti dell'indice sono una buona approssimazione del variare nel tempo della valorizzazione dei titoli compresi nel portafoglio di riferimento Nel grafico in esame, che raggruppa le 10 principali aziende tech per capitalizzazione di mercato in decenni differenti,  possiamo osservare come negli intervalli di tempo rappresentati la classifica sia profondamente diversa. In giallo sono evidenziate le società che nel ventennio precedente non erano classificate tra le prime 10. All’ inesorabile declino di alcuni colossi, si sostituisce sistematicamente l’ esplosione altrettante aziende che occupano nuove fette di mercato (gli esempi sono moltissimi). Spesso ci si focalizza sui singoli titoli e sulle loro performance ignorando una “visione d’ insieme” che comunicano gli indici, che si “trasformano” replicando la media dei sottostanti. Conoscete qualcosa di più semplice e democratico? Investire in indici mediante l’ utilizzo di ETF è molto spesso una scelta corretta sia in termini di efficienza che in termini di costi, soprattutto nelle porzioni di portafoglio che investono in mercati sviluppati e “maturi”. È sempre cosi? Questa considerazione vale per tutte le asset class? Vale per ogni tipologia di strategia? La risposta è dipende. Contattami e analizzeremo in che contesto ha senso utilizzare strategie passive.  

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Che cosa ci aspetta negli Stati Uniti?

14.10.2020 / 70 Visualizzazioni

I mercati finanziari hanno visto a Settembre una fase correttiva che, cominciata negli USA, si è diffusa chiaramente anche in Europa. Tra le ragioni principali della debolezza sicuramente ci sono state le alte valutazioni dei titoli tecnologici americani, la seconda ondata di contagi che rischia di rinviare il processo di ripresa economica globale, e non ultime le elezioni presidenziali USA del 3 Novembre. Quest’ultimo è un evento che ha tutte le premesse per essere un forte catalizzatore di mercato e riaccendere la volatilità nel breve termine. Quali potrebbero essere i settori più avvantaggiati nel caso in cui la bilancia pendesse per Biden o Trump? Con la vittoria del democratico i mercati potrebbero assistere ad una fase correttiva di breve e medio termine. Questo perché Biden intende alzare le tasse sulle corporate dal 21 al 28% per ridurre il debito americano. Ciò comporterebbe un crollo degli utili stimati e un’impennata dei P/E delle società americane, big tech in testa. Inoltre, Biden promuove un’ economia sostenibile, elemento che favorirebbe il settore delle utility e rinnovabili USA rispetto, per esempio, al settore dello shale oil americano. A sua volta, politiche in grado di rallentare la produzione USA sarebbero d’ aiuto alle quotazioni del petrolio in generale e dei produttori convenzionali. La vittoria di Trump inoltre, quantomeno sulla carta, favorirebbe i mercati nel breve termine con particolare boost per tecnologici, shale oil, aerospazio e difesa. Quanto accadrà nei prossimi anni sui mercati americani dipenderà veramente da chi verrà eletto? Una domanda che spesso si pongono gli investitori è “le Borse guadagnano di più quando il Presidente in carica è Repubblicano o Democratico?” Nella tabella seguente è riportato per ciascun presidente dal 1923 ad oggi, la performance totale e quella annualizzata con riferimento all’ indice maestro S&P500.   Notiamo come le migliori e peggiori performance annue coincidano con i mandati repubblicani. Ciò fa si che il rendimento medio annuo sotto le presidenze democratiche sia leggermente superiore a quello “generato” dai repubblicani. Un altro aspetto che vale la pena sottolineare, dal punto di vista statistico, è che con presidenti democratici la probabilità di forti shock sui mercati azionari è praticamente nulla. Il crollo delle dot.com di inizio secolo e la crisi del 1929, infatti, si sono verificati sotto presidenze repubblicane. Nonostante ciò, con una proiezione basata su lungo termine, quello che possiamo affermare con estrema confidenza è che, a prescindere da ciò che accadrà alle elezioni a stelle strisce, il progresso inarrestabile dell’ umanità farà sì che ciò avvenga inevitabilmente anche per quanto riguardalo lo sviluppo economico e le quotazioni dei mercati finanziari, favoriti peraltro da un incredibile habitat caratterizzato da tassi di interesse bassi che perdureranno ancora per molto tempo. Sono a completa disposizione per qualsiasi chiarimento in merito alle esposizioni settoriali del Tuo portafoglio pre elezioni o per scoprire come impostare al meglio un portafoglio di investimenti che possa cogliere lo slancio della crescita globale nel lungo termine.  

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MOLTO RUMORE PER NULLA? Si chiederebbe Shakespeare…

09.09.2020 / 82 Visualizzazioni

Prosegue la frenata di Wall Street, trainata dal crollo dei titoli tech, protagonisti di un rally poderoso in questi ultimi mesi. Da Apple a Zoom nessuno escluso: È la fine di una bolla o semplicemente una correzione? Dopo giorni di grandi rialzi di mercato, la corsa potrebbe essere arrivata al termine. Concluso il miglior Agosto dal 1986, nelle giornate di giovedì 3 settembre e di venerdì 4 settembre 2020, tutti i principali indici azionari americani hanno virato in territorio negativo. In particolare, dopo aver perso giovedì 3 settembre l’S&P il 3,51%, il Dow Jones il 2,78% e il Nasdaq del 4,96%, nella seduta di Venerdì 4 settembre sono proseguite le vendite con il Dow Jones che è sceso dello 0,56%, l’S&P 500 che ha perso lo 0,8% e il Nasdaq che è calato di oltre l’1,2%. Oggi il trend di apertura di Wall Street sembra essere il medesimo.   FINE DELLA BOLLA O SEMPLICE CORREZIONE? L’interrogativo che ora si pongono gli investitori è se le performance eccezionali delle società tech siano state solamente frutto di un’ euforia poco razionale del mercato. Guardando alla performance da inizio anno, comprensive dei minimi registrati nel 2020, in effetti i numeri sono sbalorditivi. Al 2 Settembre il Nasdaq Composite ha guadagnato il 28% da inizio anno.  Guardando alle 10 aziende che sono andate meglio, tutte hanno registrate un aumento percentuale a tre zeri. Veryfime e Novavax sono andate addirittura oltre al 2000%. Se questi dati possono essere compresi alla luce della bassa capitalizzazione di queste società e del minore prezzo delle azioni, guardare alla cerchia ristretta del Nasdaq 100 non aiuta. Società importanti come Zoom, che non più tardi di un paio di giorni fa ha superato anche Ibm per capitalizzazione di Borsa, e Tesla sono cresciute più del 400%. A quali fattori dunque attribuire un tale successo?   I corsi di queste società hanno scontato il Lockdown a loro favore, durante il quale la domanda dei consumatori per i prodotti tech è aumentata sensibilmente. Altri fattori decisivi sono stati l’enorme immissione di liquidità da parte delle banche centrali e l’aspettativa di nuovi stimoli fiscali da parte dei governi. Facili entusiasmi hanno fatto il resto. Tuttavia nonostante l’ eccessiva valutazione dei prezzi, i paragoni alla bolla “dotcom” sono assolutamente avventati. Ad onor del vero le trimestrali hanno evidenziato come il 90% delle aziende abbiano battuto le aspettative. I fondamentali a livello generale dunque rimangono forti, per via di un aumento dei fatturati guidato da una domanda in crescita. Il trend verso la digitalizzazione è oramai massiccio: la tecnologia fa parte del quotidiano di ognuno di noi e la disarmante “concentrazione” del mercato in pochi player ne testimonia l’ impatto anche in termini di capitalizzazione negli indici. A tal proposito è sufficiente osservare l’ Indice S&P 500e l’ indice azionario MSCI World: nel primo 7 dei primi 10 titoli fanno parte del mondo tech e si dividono quasi il 25% della totalità dell’ indice mentre all’ interno dell’ indice azionario mondiale dei paesi sviluppati il peso dei primi  degli 8 titoli tech è indicativamente del 16% del complessivo. Sai esattamente quanto pesa il settore tecnologico al’’ interno del tuo portafoglio e in che modo sei posizionato? Spesso molto portafogli di investimento sono eccessivamente concentrati su singoli titoli e/o settori mentre spesso capita invece che non lo siano affatto e quindi è fondamentale analizzare approfonditamente la struttura degli strumenti che abbiamo in portafoglio, soprattutto se sommati nella loro totalità. Conoscere ciò che si fa, sempre! Contattami e approfondiremo dettagliatamente la composizione settoriale del tuo portafoglio    

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