Cristiana Sergio

Consulente finanziario

III° 2020
II° 2020
I° 2020
2019
Deutsche Bank Financial Advisors
Treviso
Fino a €20MLN
Da 5 anni a 10 anni
Laurea specialistica
57 anni
1061
19 marzo 2018
III° 2020
II° 2020
I° 2020
2019

Profilo professionale

Svolgo l’attività di Consulente Finanziario e tengo molto a delineare gli ambiti della mia professione, poiché in merito, vi è ancora oggi, tra le persone, parecchia confusione. Il Consulente Finanziario è l’unico professionista iscritto all’Albo OCF (vedi primo allegato) abilitato a promuovere e collocare prodotti finanziari e servizi d’investimento fuori sede.
Grazie alle sue competenze e alla conoscenza della materia finanziaria, instaurando un rapporto di profonda conoscenza con il cliente, può effettuare insieme a lui una pianificazione finanziaria, che vuol dire investire per obiettivi, con un adeguato orizzonte temporale e con un livello di tolleranza al rischio assolutamente personale. In banca non si fa consulenza, si fa “vendita di prodotti” in modo generalizzato ed uniforme per tutti i clienti.
Si collocano solo “prodotti di casa”, i loro prodotti, in genere obbligazioni bancarie e polizze assicurative con costi di gestione e caricamenti superiori ai rendimenti.
Questo si chiama “CONFLITTO D’INTERESSE”.
Inoltre, investendo tutto il proprio patrimonio in strumenti emessi da un unico emittente, si concentra in modo molto pericoloso il rischio di portafoglio che si lega dunque, inesorabilmente alle sorti dell’emittente stesso. Vedi casi recenti: Banca Montepaschi, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza, la lista sarebbe molto lunga... Purtroppo questo accade perché gli Italiani, in quanto a cultura finanziaria, lasciano molto a desiderare.
Un report dell’OCSE del 2013 posiziona l’Italia tra le nazioni meno preparate per quanto riguarda la conoscenza di concetti base ma fondamentali per poter compiere qualunque scelta sensata su investimenti, risparmio, pensione e credito. Giusto per dare qualche dato: più del 20% degli intervistati dichiara di non avere familiarità con alcuno strumento finanziario, quasi il 60% non sa cosa sia l’inflazione, oltre il 50% non conosce la relazione tra rischio e rendimento e solo il 6% conosce il corretto significato della diversificazione! Inoltre gli Italiani, nonostante l’elevato tasso di “ignoranza finanziaria”, si ostinano a fare in autonomia ciò che dovrebbe fare un professionista. E’ da queste contraddizioni che nascono la gran parte dei disastri finanziari che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Siamo il fanalino di coda dell’Europa. Nei Paesi Anglosassoni, il Consulente Finanziario è il professionista che segue il cliente in tutte le fasi del ciclo di vita e gli viene riconosciuta un’importanza superiore a quella che si attribuisce ad avvocati e commercialisti. Il rapporto mostra anche come chi si affida ad un professionista migliora costantemente nel tempo le proprie conoscenze finanziarie, a dimostrazione del fatto che i consulenti finanziari attualmente stanno svolgendo in Italia un’attività che il servizio pubblico non è ancora riuscito ad avviare: educare le persone alla gestione degli investimenti.

La sfida è trasformare gli Italiani da semplici risparmiatori in investitori consapevoli! Dal 3 gennaio 2018 però, a seguito della forte crisi bancaria, è entrata in vigore la revisione della MIFID (MIFID2), che rafforza la tutela del risparmiatore e definisce le caratteristiche per ricevere un servizio di consulenza indipendente e privo di conflitto d’interesse.
Grazie alla MIFID 2 si avranno importanti innovazioni: si rafforza la normativa sulla valutazione di adeguatezza e obblighi di comunicazione alla clientela; si creano misure specifiche in tema di prodotti finanziari finalizzate alla riduzione del rischio; si definiscono le caratteristiche del servizio di consulenza indipendente. Fatta questa doverosa premessa, arrivo al punto e cioè al motivo per cui ho scelto di operare con il mandato del Gruppo Deutsche Bank. Semplicemente perché, dopo aver “testato” altre realtà ho realizzato che solo l’istituto tedesco consentiva ai propri consulenti di operare in assenza di CONFLITTO D'INTERESSI, poiché non ho l'obbligo di collocare "fondi di casa", ma sono libera di costruire un portafoglio al cliente pescando tra oltre 6.000 fondi tra i migliori gestori, rispettando gli obiettivi, la propensione al rischio e l'orizzonte temporale del cliente. Questo è ciò che si chiama fare consulenza e non vendita di prodotti! Concludo con un ultimo passaggio. La mia professione si sta evolvendo, da consulente finanziario a consulente patrimoniale.
I clienti richiedono ai loro consulenti assistenza su tutto il loro patrimonio: immobiliare, mobiliare, aziendale e reale e lungo tutto il ciclo di vita: dalla creazione, allo sviluppo, al mantenimento sino alla trasmissione ed alla successiva creazione di nuovo patrimonio. Questo senza dimenticare l’importante attività di tutela personale, familiare e patrimoniale presente in ogni fase del ciclo.
In questo contesto, al fine di poter fornire al cliente una consulenza integrata, le competenze richieste al consulente patrimoniale interessano tutti i professionisti che interagiscono con il cliente durante tutto il ciclo di vita del suo patrimonio, quali: l’avvocato, il consulente finanziario, assicurativo ed immobiliare, nasce dunque l’esigenza di evolvere verso una nuova figura professionale denominata “Consulente Patrimoniale”.
Inoltre, come ho già detto, il debutto della Mifid2 a gennaio 2018, fortemente voluta dal Legislatore Europeo, farà una “sana pulizia”nel nostro ambito lavorativo, facendo emergere solo i più preparati. In quest’ottica, facendo tesoro delle conoscenze pregresse e delle competenze acquisite durante oltre quindici anni di svolgimento dell’attività di dottore commercialista e revisore legale, ho messo a punto e scritto una guida sulla Pianificazione Successoria ed il Passaggio Generazionale. Ho anche scritto un articolo che spiega perché oggi dovremmo preoccuparci del Passaggio Generazionale, articolo che è uscito recentemente nel Corriere della Sera e Gazzettino di Padova e Treviso. Ho ritenuto, per farmi conoscere, di regalare la guida in formato Ebook, a tutti i lettori dei quotidiani che ne avessero fatto richiesta. Nella prima parte dell’Ebook vi è una presentazione personale e professionale della sottoscritta che definisce le aree di competenza, poi si passa ad una disamina sulle motivazioni che dovrebbero guidare il risparmiatore nelle scelte d’investimento, infine viene affrontata la materia successoria e di protezione patrimoniale. Ho volutamente utilizzato un linguaggio semplice poiché lo scopo di questa breve guida è quello di portare a conoscenza del maggior numero possibile di persone la tematica successoria e di protezione patrimoniale. Chi è interessato può contattarmi e richiedere gratuitamente l’Ebook utilizzando i recapiti riportati nell’articolo. Grazie.
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Le mie principali competenze

I miei credit

  • Laurea in Economia e Commercio, conseguita nel 1991 presso l’Università Statale “La Sapienza” di Roma.
  • Iscrizione al Registro dei Revisori Legali n. pubblicazione 114340.
  • Iscrizione all’Albo dei Dottori Commercialisti di Treviso dal 1992.
  • Iscrizione n. 35734 e svolgimento dell’attività professionale fino al 2008.
  • Dal 2008, seguendo la mia passione per la Finanza, dopo aver superato gli esami di Stato,
  • Iscrizione nel Registro Unico – RUI – come Intermediario Assicurativo – iscrizione n. E000409180.
  • Iscrizione All’Albo dei Consulenti Finanziari n. 383257.
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Le mie ultime attività

LA PROTEZIONE PATRIMONIALE E LA RESPONSABILITA’ DEL DEBITORE, EX ART. 2740 C.C.

26.11.2020 / 47 Visualizzazioni

LA PROTEZIONE PATRIMONIALE E LA RESPONSABILITA’ DEL DEBITORE, EX ART. 2740 C.C. Per creare una strategia efficace di protezione patrimoniale è opportuno, prima di tutto, individuare i rischi da cui vogliamo proteggerci e quali sono gli asset di ricchezza che vogliamo tutelare. Perché se è vero che il nostro Ordinamento prevede il ricorso a diversi mezzi di protezione del patrimonio, è anche vero che ognuno di questi risponde ad una propria specifica finalità, a seconda che serva a tutelare beni immobili, o mobili registrati, piuttosto che i risparmi. Ancora dobbiamo distinguere tra beni facenti capo alle attività imprenditoriali o a quelli inerenti la famiglia. Pertanto, sebbene a molti possa sembrare strano, la prima forma di difesa del patrimonio consiste nel fare attenzione a separare nettamente i due ambiti (impresa e famiglia), senza creare alcuna “confusione” tra le risorse ed evitando i punti di contatto tra le due aree. Dobbiamo partire dall’art. 2740 C.C., caposaldo del nostro ordinamento, che norma la Responsabilità Patrimoniale, tutto il patrimonio del debitore è posto dalla legge a garanzia dei creditori. La possibilità di segregare parte del patrimonio è dunque una deroga all’art. 2740 del c.c. che afferma che le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge. Sono previste quindi delle ipotesi tassative che consentono di limitare la responsabilità patrimoniale, ipotesi che trovano il loro fondamento nell’art. 1322 C.C., dell’autonomia negoziale delle parti, che possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge e purché siano meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico. Va sottolineato che la segregazione del patrimonio deve essere posta in essere in un momento di serenità; i creditori hanno infatti alcuni strumenti - a tutela delle ragioni creditorie - che possono rendere inefficaci gli strumenti segregativi. Uno di questi strumenti è l’AZIONE REVOCATORIA. L’art. 2901 del c.c. prevede che “il creditore può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni. I due presupposti per l’esercizio della revocatoria ordinaria sono l’eventus damni e il consilium fraudis. L’eventus damni è l’idoneità dell’atto ad arrecare pregiudizio alle ragioni dei creditori. Il secondo requisito è il consilium fraudis ossia la consapevolezza del terzo che l’atto arrecava pregiudizio ai creditori. Un creditore particolare è sicuramente il Fisco. L’art. 11 c.1 del D.Lgs. 74/2000 disciplina il reato di SOTTRAZIONE FRAUDOLENTA AL PAGAMENTO DELLE IMPOSTE. La ratio della norma va rapportata al pericolo che la pretesa tributaria non trovi capienza nel patrimonio del contribuente/debitore e più in generale al principio costituzionale per cui tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il reato è considerato di “pericolo concreto” poiché richiede, semplicemente, che l'atto simulato di alienazione o gli altri atti fraudolenti sui propri o altrui beni siano idonei ad impedire il soddisfacimento totale o parziale del credito tributario vantato dall’Erario. Vediamo quali sono le ipotesi previste dalla legge. Si può partire da strumenti semplici, come ad esempio la DONAZIONE, che consente di trasferire ricchezza in capo ad altri soggetti, allentando il rischio patrimoniale in capo al donante. Si prosegue con strumenti giuridici più articolati, come il Fondo Patrimoniale, i Vincoli di Destinazione, la Polizza Vita, il Fondo Pensione. Il FONDO PATRIMONIALEè uno strumento che attribuisce un primo livello di protezione, poiché attraverso esso, uno dei coniugi o entrambi, possono vincolare determinati beni destinandoli ai bisogni della famiglia. In tal modo, i beni individuati (immobili, auto e motoveicoli, titoli di credito e altro) costituiscono un patrimonio separato la cui funzione è quella di soddisfare i diritti di mantenimento e assistenza di tutti i componenti della famiglia. Il vantaggio è che i creditori particolari dei coniugi (per obblighi sorti per scopi estranei ai bisogni della famiglia) non possono soddisfare i loro diritti sui beni oggetto del fondo patrimoniale stesso. Va detto però che nel corso degli anni, la giurisprudenza della Suprema Corte ha elaborato una nozione piuttosto ampia del concetto “bisogni della famiglia”, e tale da non essere ricondotta ai soli bisogni essenziali. Se a questo, aggiungiamo il fatto che il fondo patrimoniale può essere utilizzato solo dalla famiglia fondata sul matrimonio, se ne ricava che per le coppie di fatto, o i conviventi (che oggi costituiscono un modello alternativo alla famiglia tradizionale, di impatto non trascurabile) occorrono altri strumenti di protezione. In questo caso, possiamo ricorrere ai cosiddetti Vincoli di Destinazione, ex art. 2645 ter C.C. Con l’ATTO DI DESTINAZIONE,un soggetto può sottrarre alla garanzia patrimoniale, di cui all’art. 2740 c.c., uno o più beni immobili o beni mobili registrati appartenenti al suo patrimonio imprimendo su di essi un vincolo di destinazione strumentale al soddisfacimento di interessi meritevoli di tutela, con beneficiari determinati (generalmente, i figli, ma non solo). Anche l’atto di destinazione, quindi, costituisce un patrimonio autonomoma, a differenza del fondo patrimoniale, ha il vantaggio di poter essere costituito da chiunque (compresi single e coppie di fatto), e la sua finalità si estende a un più generico interesse. Gli ultimi strumenti molto utilizzati, soprattutto per proteggere la parte liquida del patrimonio, sono il CONTRATTO DI ASSICURAZIONE SULLA VITA ED IL FONDO PENSIONE.     A questi strumenti, il legislatore riconosce un interesse meritevole di tutela, che è quello della finalità previdenziale. La POLIZZA VITAè uno strumento potentissimo nel campo dell’asset protection, grazie alla possibilità di segregazione, riconosciuta dal legislatore. La segregazione è normata dall’art. 1923 C.C. che parla di impignorabilità e insequestrabilità (che è un modo diverso per dire segregazione), “le somme dovute al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva e cautelare”. Naturalmente la segregazione trova un limite nella tutela dei creditori, di cui all'articolo 2740 del codice civile. Questo significa che viene meno la segregazione della polizza vita se è possibile esperire una azione revocatoria, posta a difesa del creditore. Del resto questa vulnerabilità è tipica di tutti gli strumenti di asset protection, non solo della polizza, poiché il nostro ordinamento salvaguarda in primis le ragioni del creditore.  Oppure, viene meno la segregazione della polizza vita, se c’è la responsabilità penale, ad esempio in caso di reati fiscali. Quindi, per sfruttare appieno la finalità della segregazione, occorre stipulare la polizza vita quando si è in bonis, cioè quando i rischi non sono ancora manifesti. Un altro vantaggio della polizza vita riguarda il passaggio dei beni. Si fa riferimento all’art. 1920 C.C. che, attribuisce un diritto “jure proprio” al beneficiario, che avrà diritto a riscuotere un capitale in forza di un diritto estraneo al diritto successorio. Pertanto, il beneficiario della polizza che dovesse rinunciare all’eredità o che dovesse accettarla con beneficio d’inventario, perché magari teme che l’eredità possa essere gravata da debiti, ha comunque diritto ad incassare il capitale erogato dalla polizza. Stesso discorso per i FONDI PENSIONE, in quanto i contributi versati alla forma di Previdenza complementare sono intangibili. In ambito imprenditoriale, gli strumenti di difesa del patrimonio che vorrei menzionare sono: conferimento dei beni in Società di Persone e di Capitali - Holding di famiglia -  e Trust   Conferimento dei beni in società di persone, di capitali e holding di famiglia. Conferire gli immobili all’interno di una società di persone offre il vantaggio di segregare i cespiti in quote societarie che sono di fatto impignorabili per tutta la durata della società. La Società Semplice (S.s.), permette ai soci un’ampia discrezionalità nella regolamentazione dei rapporti sia interni che esterni, non è obbligata alla tenuta delle scritture contabili; le si applica una tassazione per trasparenza e non richiede particolari formalità in sede di costituzione. Essa però si espone ad alcuni limiti quali: la responsabilità illimitata dei soci per le obbligazioni sociali, la possibilità per il creditore personale del socio di chiedere la liquidazione della quota ed il fatto che non può svolgere attività commerciale. E’ preferibile optare per la Società in nome collettivo (S.n.c.) e la Società in accomandita semplice (S.a.s.) Sono entrambe società di persone aventi natura commerciale, hanno obblighi di tenuta delle scritture contabili e dichiarativi più complessi rispetto alla S.s. I redditi percepiti sono considerati redditi di impresa sia in capo alla società che in capo ai soci, e questi ultimi potrebbero essere colpiti da pignoramento solo in relazione ai redditi (non anche ai beni conferiti, che sono “blindati” dal vincolo sociale e rimangono quindi impignorabili). Il creditore personale di un socio non può chiedere la liquidazione della sua quota finché dura la società. Inoltre, la S.a.s. consente di pianificare e gestire le dinamiche di passaggio generazionale tra i componenti della famiglia interessati all’amministrazione (accomandatari, illimitatamente responsabili) della società rispetto ad altri che ne siano disinteressati (accomandanti, limitatamente responsabili).   Una soluzione interessante potrebbe essere rappresentata dalla costituzione di una snc (o di una S.a.s.), nella quale far confluire gli immobili di proprietà della famiglia, e la costituzione di una holding di famiglia (ad es. sotto forma di S.r.l.) che a sua volta detiene una partecipazione rilevante nella società di persone. La holding (molto diffusa in Italia sotto forma di società in accomandita per azioni), diventa così una società detentrice di partecipazioni controllata dai componenti della famiglia, avente lo scopo di tutelare il patrimonio e garantire un adeguato passaggio generazionale. Infine il TRUST. E’ un istituto di Common Law, riconosciuto in Italia. Tale istituto ha trovato ingresso nell’ordinamento italiano grazie alla ratifica della Convenzione de l’Aja avvenuta nel 1989. Si tratta di un negozio giuridico piuttosto diffuso ma decisamente delicato, che consente di separare dal patrimonio di un soggetto alcuni beni per il perseguimento di specifici interessi a favore di determinati beneficiari, attraverso il loro affidamento e la loro gestione a una persona o ad una società professionale. Il Trust è un idoneo strumento giuridico di segregazione del patrimonio che consente di affrontare diverse esigenze nei più svariati campi del diritto, offre pertanto tutela legale in ambito dei patrimoni personali, familiari, societari e protezione di minori e incapaci. Il trust può anche trovare utili impieghi in campo imprenditoriale, in quanto può essere utilizzato per costituire garanzie patrimoniali oppure per segregare partecipazioni societarie.  

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Società Semplice e Polizza Vita, un'alchimia perfetta!

26.05.2020 / 478 Ascoltatori

la consulenza patrimoniale è oggi il servizio più completo ed avanzato per quanto riguarda i servizi alla persona ed alla sua famiglia in ambito finaziario.

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QUALI SONO I RISCHI CHE METTONO IN PERICOLO IL NOSTRO PATRIMONIO.

17.11.2020 / 68 Visualizzazioni

Il rischio è l’eventualità di subire un danno o una perdita. Poiché si tratta di avvenimenti futuri ed incerti, sui quali c’è scarsa informazione, le persone tendono a sottovalutare la portata dei rischi sul loro patrimonio, e pertanto sottostimano le conseguenze patrimoniali che ne conseguono. Il fatto poi di non conoscere comporta l’assenza di coinvolgimento emotivo della persona nell’immediato. Per sensibilizzare i clienti su questo tema, io spiego che il rischio è per ciascuno di noi un compagno di viaggio, dove per viaggio intendo tutta la nostra vita, è invisibile. Fino che è latente, non lo vediamo, non lo percepiamo, quando si manifesta generalmente è troppo tardi per trovare dei rimedi. Basterebbe riflettere sul fatto che ciascuno di noi è portatore di un proprio interesse economico e familiare, questo interesse è esposto ad eventi che ne possono minare l’integrità. Pertanto è utile intervenire con una strategia preventiva, se interveniamo quando la “frittata è fatta”, nessuno strumento giuridico di protezione patrimoniale può metterci al sicuro, poiché il nostro ordinamento garantisce in primis la tutela del creditore con l’art, 2740 C.C. sulla Responsabilità Patrimoniale e poi con l’art. 2901 C.C. sulla revocatoria ordinaria che consente ai creditori di poter rendere inefficace nei loro confronti gli atti dispositivi sul patrimonio, compiuti dal debitore. Con un’attenta analisi del patrimonio e della situazione famigliare del cliente si possono individuare i rischi a cui è esposto lo stesso e sensibilizzare il cliente che ignora! Quest’analisi consiste in una vera e propria mappatura del cliente: età, stato civile, stato di salute, professione, ecc. Perché i rischi che minacciano l’integrità dei patrimoni di famiglia possono essere di varia natura. Semplificando, potremmo raggrupparli in 4 categorie. Rischi di natura professionale Rischi specifici imprenditoriali Rischi coniugali Rischi legati all’inasprimento fiscale Per quanto riguarda i primi, possiamo dire che l’attività professionale ha sempre inevitabilmente dei risvolti, positivi o negativi sul patrimonio della famiglia. I rischi connessi all’assunzione di responsabilità nello svolgimento di un’attività professionale, riguardano chiunque svolga la libera professione, nessuno escluso. Un esempio per tutti potrebbe essere il medico che commette un errore durante un intervento e questo lo espone ad una richiesta di risarcimento dei danni dal paziente. Qui entra in gioco la responsabilità extra contrattuale o responsabilità civile, anche detta aquiliana, dalla legge romana che disciplinò per prima la responsabilità ex delicto. Per essere più chiari, è quella che consegue allorché un soggetto viola non già un dovere specifico, derivante da un preesistente rapporto obbligatorio (nel qual caso si configurerebbe responsabilità "contrattuale"), bensì un dovere generico. La norma fondamentale cui bisogna fare riferimento è l'art. 2043 C.C. in base al quale "qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno". A questo aggiungo i nuovi rischi professionali degli organi di amministrazione e controllo nelle società. Li definisco nuovi poiché sono la conseguenza dell’entrata in vigore del D. Lgs. N. 14/2019 meglio noto come Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Questa legge prevede un’estensione della responsabilità degli amministratori nelle S.r.l. che potranno subire l’azione di responsabilità anche da parte creditori sociali come già accade per le S.p.A. Spostandoci nella categoria degli imprenditori, l’analisi del rischio imprenditoriale specifico è legata all’assunzione della responsabilità limitata o illimitata. Io svolgo la mia attività in Veneto, una regione con un elevato numero di piccole e medie aziende, purtroppo molti imprenditori, ancora oggi, tendono a concentrare il loro patrimonio in un unico veicolo societario, in genere la Srl, esponendosi a rischi di aggressione, in caso di difficoltà. Al contrario, un’azienda dovrebbe diversificare creando più veicoli societari con cui gestire separatamente l’attività imprenditoriale, gli immobili strumentali e gli immobili di famiglia.  Una soluzione interessante è costituita dalla holding di famiglia, che se costituita utilizzando la veste giuridica di società a base personale, ad esempio la S.a.s. offre numerosi vantaggi, consente di separare la proprietà dalla gestione operativa, ma soprattutto protegge da responsabilità personali; ricordo che l’art. 2.305 del C.C. afferma che il creditore particolare del socio non può chiedere la liquidazione della quota del debitore finché la società è in essere. Infine, c’è il rischio connesso al rilascio di garanzie personali e reali. E’ frequente che il socio di S.r.l. rilasci garanzie personali o reali in funzione di finanziamenti alla società stessa. E sappiamo bene quanto possano essere pericolose le fidejussioni.   Poi ci sono i rischi connessi alla vita coniugale. Oggi il concetto di famiglia è molto cambiato rispetto al passato. Alla famiglia tradizionale si sono aggiunti altri modelli: famiglia mono genitoriale, Unioni civili, coppie di fatto. Ogni realtà famigliare è diversa ed ha esigenze e criticità patrimoniali specifiche. Pensiamo ai conviventi, che sono la categoria meno tutelata. La legge n. 76/2016, Cirinnà, dà loro la possibilità di stipulare un contratto di convivenza con il quale regolare i rapporti economici e scegliere il regime patrimoniale, ma non godono di nessun diritto successorio in mancanza di testamento, inoltre il convivente non gode di nessuna franchigia e paga l’imposta massima dell’8%. Nella famiglia tradizionale, le criticità emergono tra coniugi, in caso di divorzio. Fino a poco tempo fa, ai sensi della legge 898 del 1970, la legge divorzile italiana, il coniuge redditualmente e patrimonialmente più forte doveva riconoscere all’altro i mezzi adeguati al mantenimento dello stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. Questa è stata l’interpretazione della Cassazione che ha guidato per decenni i nostri giudici fino a poco tempo fa, poiché a maggio 2017, una nuova sentenza della Suprema Corte, relativa al caso Grilli di cui si è tanto parlato, ha completamente ribaltato tale principio, eliminando il criterio dello stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio ed introducendo solo il concetto di autosufficienza economica.  Nonostante ciò, un professionista preparato in materia potrebbe supportare vantaggiosamente il cliente ed aiutarlo, in vista di una separazione, a tutelare il patrimonio per evitare di soccombere alle richieste economiche dell’ex coniuge. Per quanto riguarda l’inasprimento fiscale, il rischio più elevato oggi è quello della riforma della Legge sulle Donazioni e Successioni. L’imposta sulle Donazioni e Successioni ha avuto da sempre un peso importante all’interno del nostro diritto tributario, ad eccezione del periodo 2001 – 2006 durante il quale il Governo Berlusconi la ha soppressa. Oggi, l’Italia è considerata un paradiso fiscale dall’Europa in questa materia, poiché le aliquote in vigore sono le più basse e le franchigie le più alte tra i paesi europei. La situazione è la seguente: un erede diretto, ad esempio, un figlio che si trovasse ad ereditare, sotto il milione non pagherebbe imposta, sulla parte eccedente pagherebbe solo il 4%, calcolato sugli immobili ancora a valore catastale, sulle aziende ancora a patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. In Francia, lo stesso erede, sopra i centomila euro, pagherebbe un’aliquota che oscilla tra il 5% ed il 45%. Si tratta di un’aliquota progressiva, più è alto il patrimonio oggetto di trasferimento, più elevata è l’aliquota. In Inghilterra, il nostro erede, al di sotto di 325mila sterline non pagherebbe nulla, oltre tale soglia si vedrebbe applicata un’aliquota unica fissa, pari al 40%.   Inoltre la direzione presa dall’Europa, che con il progetto di Riforma del 2014, ha voluto introdurre una armonizzazione fiscale di medio/lungo termine in tutti i Paesi membri, comporterà un abbattimento delle imposte sui redditi Irpef ed Ires ma un inasprimento della base imponibile sulla tassazione immobiliare. Corollario di quest’ultimo punto è la riforma della legge sul Catasto, avviata in Italia sempre nel 2014, in base alla quale i valori catastali verranno calcolati non più solo con riferimento al numero dei vani dell’immobile ma con riferimento anche alla metratura e alla ubicazione, con la conseguenza di moltiplicare il valore delle case ed il conto del fisco.

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