Cristiana Sergio

Consulente finanziario

II° 2020
I° 2020
2019
Deutsche Bank Financial Advisors
Treviso
Fino a €20MLN
Da 5 anni a 10 anni
Laurea specialistica
57 anni
1000
19 marzo 2018
II° 2020
I° 2020
2019

Profilo professionale

Svolgo l’attività di Consulente Finanziario e tengo molto a delineare gli ambiti della mia professione, poiché in merito, vi è ancora oggi, tra le persone, parecchia confusione. Il Consulente Finanziario è l’unico professionista iscritto all’Albo OCF (vedi primo allegato) abilitato a promuovere e collocare prodotti finanziari e servizi d’investimento fuori sede.
Grazie alle sue competenze e alla conoscenza della materia finanziaria, instaurando un rapporto di profonda conoscenza con il cliente, può effettuare insieme a lui una pianificazione finanziaria, che vuol dire investire per obiettivi, con un adeguato orizzonte temporale e con un livello di tolleranza al rischio assolutamente personale. In banca non si fa consulenza, si fa “vendita di prodotti” in modo generalizzato ed uniforme per tutti i clienti.
Si collocano solo “prodotti di casa”, i loro prodotti, in genere obbligazioni bancarie e polizze assicurative con costi di gestione e caricamenti superiori ai rendimenti.
Questo si chiama “CONFLITTO D’INTERESSE”.
Inoltre, investendo tutto il proprio patrimonio in strumenti emessi da un unico emittente, si concentra in modo molto pericoloso il rischio di portafoglio che si lega dunque, inesorabilmente alle sorti dell’emittente stesso. Vedi casi recenti: Banca Montepaschi, Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza, la lista sarebbe molto lunga... Purtroppo questo accade perché gli Italiani, in quanto a cultura finanziaria, lasciano molto a desiderare.
Un report dell’OCSE del 2013 posiziona l’Italia tra le nazioni meno preparate per quanto riguarda la conoscenza di concetti base ma fondamentali per poter compiere qualunque scelta sensata su investimenti, risparmio, pensione e credito. Giusto per dare qualche dato: più del 20% degli intervistati dichiara di non avere familiarità con alcuno strumento finanziario, quasi il 60% non sa cosa sia l’inflazione, oltre il 50% non conosce la relazione tra rischio e rendimento e solo il 6% conosce il corretto significato della diversificazione! Inoltre gli Italiani, nonostante l’elevato tasso di “ignoranza finanziaria”, si ostinano a fare in autonomia ciò che dovrebbe fare un professionista. E’ da queste contraddizioni che nascono la gran parte dei disastri finanziari che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Siamo il fanalino di coda dell’Europa. Nei Paesi Anglosassoni, il Consulente Finanziario è il professionista che segue il cliente in tutte le fasi del ciclo di vita e gli viene riconosciuta un’importanza superiore a quella che si attribuisce ad avvocati e commercialisti. Il rapporto mostra anche come chi si affida ad un professionista migliora costantemente nel tempo le proprie conoscenze finanziarie, a dimostrazione del fatto che i consulenti finanziari attualmente stanno svolgendo in Italia un’attività che il servizio pubblico non è ancora riuscito ad avviare: educare le persone alla gestione degli investimenti.

La sfida è trasformare gli Italiani da semplici risparmiatori in investitori consapevoli! Dal 3 gennaio 2018 però, a seguito della forte crisi bancaria, è entrata in vigore la revisione della MIFID (MIFID2), che rafforza la tutela del risparmiatore e definisce le caratteristiche per ricevere un servizio di consulenza indipendente e privo di conflitto d’interesse.
Grazie alla MIFID 2 si avranno importanti innovazioni: si rafforza la normativa sulla valutazione di adeguatezza e obblighi di comunicazione alla clientela; si creano misure specifiche in tema di prodotti finanziari finalizzate alla riduzione del rischio; si definiscono le caratteristiche del servizio di consulenza indipendente. Fatta questa doverosa premessa, arrivo al punto e cioè al motivo per cui ho scelto di operare con il mandato del Gruppo Deutsche Bank. Semplicemente perché, dopo aver “testato” altre realtà ho realizzato che solo l’istituto tedesco consentiva ai propri consulenti di operare in assenza di CONFLITTO D'INTERESSI, poiché non ho l'obbligo di collocare "fondi di casa", ma sono libera di costruire un portafoglio al cliente pescando tra oltre 6.000 fondi tra i migliori gestori, rispettando gli obiettivi, la propensione al rischio e l'orizzonte temporale del cliente. Questo è ciò che si chiama fare consulenza e non vendita di prodotti! Concludo con un ultimo passaggio. La mia professione si sta evolvendo, da consulente finanziario a consulente patrimoniale.
I clienti richiedono ai loro consulenti assistenza su tutto il loro patrimonio: immobiliare, mobiliare, aziendale e reale e lungo tutto il ciclo di vita: dalla creazione, allo sviluppo, al mantenimento sino alla trasmissione ed alla successiva creazione di nuovo patrimonio. Questo senza dimenticare l’importante attività di tutela personale, familiare e patrimoniale presente in ogni fase del ciclo.
In questo contesto, al fine di poter fornire al cliente una consulenza integrata, le competenze richieste al consulente patrimoniale interessano tutti i professionisti che interagiscono con il cliente durante tutto il ciclo di vita del suo patrimonio, quali: l’avvocato, il consulente finanziario, assicurativo ed immobiliare, nasce dunque l’esigenza di evolvere verso una nuova figura professionale denominata “Consulente Patrimoniale”.
Inoltre, come ho già detto, il debutto della Mifid2 a gennaio 2018, fortemente voluta dal Legislatore Europeo, farà una “sana pulizia”nel nostro ambito lavorativo, facendo emergere solo i più preparati. In quest’ottica, facendo tesoro delle conoscenze pregresse e delle competenze acquisite durante oltre quindici anni di svolgimento dell’attività di dottore commercialista e revisore legale, ho messo a punto e scritto una guida sulla Pianificazione Successoria ed il Passaggio Generazionale. Ho anche scritto un articolo che spiega perché oggi dovremmo preoccuparci del Passaggio Generazionale, articolo che è uscito recentemente nel Corriere della Sera e Gazzettino di Padova e Treviso. Ho ritenuto, per farmi conoscere, di regalare la guida in formato Ebook, a tutti i lettori dei quotidiani che ne avessero fatto richiesta. Nella prima parte dell’Ebook vi è una presentazione personale e professionale della sottoscritta che definisce le aree di competenza, poi si passa ad una disamina sulle motivazioni che dovrebbero guidare il risparmiatore nelle scelte d’investimento, infine viene affrontata la materia successoria e di protezione patrimoniale. Ho volutamente utilizzato un linguaggio semplice poiché lo scopo di questa breve guida è quello di portare a conoscenza del maggior numero possibile di persone la tematica successoria e di protezione patrimoniale. Chi è interessato può contattarmi e richiedere gratuitamente l’Ebook utilizzando i recapiti riportati nell’articolo. Grazie.
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Le mie principali competenze

I miei credit

  • Laurea in Economia e Commercio, conseguita nel 1991 presso l’Università Statale “La Sapienza” di Roma.
  • Iscrizione al Registro dei Revisori Legali n. pubblicazione 114340.
  • Iscrizione all’Albo dei Dottori Commercialisti di Treviso dal 1992.
  • Iscrizione n. 35734 e svolgimento dell’attività professionale fino al 2008.
  • Dal 2008, seguendo la mia passione per la Finanza, dopo aver superato gli esami di Stato,
  • Iscrizione nel Registro Unico – RUI – come Intermediario Assicurativo – iscrizione n. E000409180.
  • Iscrizione All’Albo dei Consulenti Finanziari n. 383257.
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Le mie ultime attività

PERCHE’ SCEGLIERE UNA POLIZZA VITA MULTIRAMO.

10.09.2020 / 171 Visualizzazioni

Gentili lettori, ben ritrovati. Oggi vorrei parlarvi di uno strumento molto versatile che assolve contemporaneamente a varie funzioni: di protezione e trasmissione del patrimonio, di investimento e di tutela assicurativa. Mi riferisco alla polizza vita multi ramo. La polizza si chiama multi ramo perchè permette, grazie ad un doppio motore, assicurativo e finanziario, di trovare il giusto equilibrio tra stabilità di rendimento e opportunità di crescita.   Il motore assicurativo è rappresentato dalla Gestione Separata – Ramo I. Qui il capitale è garantito. Tutto quello che si investe non può diminuire, semmai aumentare per effetto del rendimento annuo della gestione. Il rendimento si consolida nel capitale e non si può perdere mai più. Il motore finanziario consente invece di investire nei mercati finanziari attraverso una selezione di fondi, opportunamente selezionati in base al profilo di rischio del cliente – Ramo III.La porzione di risparmio qui destinata, cogliendo le opportunità nei mercati finanziari, serve per alzare i rendimenti medi annui di polizza. E’anche possibile trasferire le eventuali plusvalenze conseguite sul ramo III nel comparto garantito. Ad esempio, se ho investito in una linea dinamica e ho conseguito un rendimento del 10%, posso trasferire il guadagno, al lordo delle imposte, nel comparto a capitale garantito, azzerando il rischio di perdere il guadagno che ho ottenuto. Ho specificato, al lordo delle imposte, perché la tassazione è differita al momento della liquidazione del capitale, consentendo dunque un notevole risparmio fiscale.   La funzione di protezione o segregazione è riconosciuta dal legislatore, che l’ha normata nell’art. 1923 C.C., che parla di impignorabilità e insequestrabilità (che è un modo diverso per dire segregazione), “le somme dovute al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva e cautelare”. Naturalmente la segregazione trova un limite nella tutela dei creditori, di cui all'articolo 2740 del codice civile, che impone una regola fondamentale: “Il debitore risponde delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Eventuali limitazioni a questo principio sono ammesse ma solo quando lo preveda la legge.” Questo significa che viene meno la segregazione della polizza vita se è possibile esperire una azione revocatoria, posta a difesa del creditore. Del resto questa vulnerabilità è tipica di tutti gli strumenti di asset protection, non solo della polizza, poiché il nostro ordinamento salvaguarda in primis le ragioni del creditore.  Oppure, viene meno la segregazione della polizza vita, se c’è la responsabilità penale, ad esempio in caso di reati fiscali. Quindi, per sfruttare appieno la finalità della segregazione, occorre stipulare la polizza vita quando si è in bonis, cioè quando i rischi non sono ancora manifesti. La funzione di trasmissione del patrimonio trova il fondamento normativo nell’art. 1920 C.C. che dice” E valida l’assicurazione sulla vita a favore di un terzo. La designazione del beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione, o con successiva dichiarazione scritta comunicata all’assicuratore, o per testamento…” Vuol dire che, per effetto della designazione, il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione. Il capitale che la compagnia darà al beneficiario designato in caso di morte non è ricompreso nell’asse ereditario. Significa che la polizza vita attribuisce un diritto “iure proprio” al beneficiario, che acquisisce un capitale in forza di un diritto estraneo al diritto successorio. Sul piano fiscale, questo vuol dire che i capitali derivanti dalle polizze vita, liquidati ai beneficiari in caso di morte dell’assicurato, non concorrono a formare l’attivo ereditario. Oltre ad essere esente dal punto di vista fiscale, non consuma neanche franchigia ai fini delle imposte disuccessione e donazione, dunque si rivela uno strumento eccellente per ottimizzare fiscalmente il passaggio dei beni. Per concludere, vorrei portare la vostra attenzione su un punto molto importante, che puntualmente torna alla ribalta della cronaca, ovvero il rischio di RIQUALIFICAZIONE DELLA POLIZZA VITA IN UN PRODOTTO FINANZIARIO. Per comprendere questo rischio, che farebbe venire meno tutti i vantaggi appena visti, occorre sapere cosa distingue un prodotto finanziario da una polizza vita. Il legislatore l’ha individuato con molta chiarezza: la FINALITA’ PREVIDENZIALE. Cioè il fatto che, sottoscrivendo una polizza vita, non sto facendo un investimento, ma sto trasferendo alla compagnia un rischio demografico di lunga sopravvivenza o un rischio morte. Sul rischio demografico non centra nulla il motore finanziario. Non rileva affatto il motore finanziario, cioè che sia una linked (Ramo III) o una gestione separata (Ramo I), ma la tipologia della polizza: caso morte, vita intera, ecc. E’ essenziale sapere questo per qualificare la polizza. Occorrerà dunque massima attenzione nella scelta della tipologia di polizze vita, tra tutte quelle che propongono le varie compagnie, prediligendo quelle che offrono una componente importante di protezione, che va valutata con particolare riguardo all’ammontare della parte di premio che copre il rischio morte, oltre all’orizzonte temporale e alla tipologia di investimento.    

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Società Semplice e Polizza Vita, un'alchimia perfetta!

26.05.2020 / 417 Ascoltatori

la consulenza patrimoniale è oggi il servizio più completo ed avanzato per quanto riguarda i servizi alla persona ed alla sua famiglia in ambito finaziario.

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HOLDING DI FAMIGLIA E CONFERIMENTO A REALIZZO CONTROLLATO.

18.08.2020 / 89 Visualizzazioni

  La risposta ad interpello 9 giugno 2020 n. 170 dell’Agenzia delle Entrate mi offre lo spunto per parlare di un tema ricorrente nelle aziende italiane, costituite per lo più da piccole e medie realtà imprenditoriali, che va affrontato con estrema cautela considerati i risvolti fiscali. Mi riferisco alla valutazione antiabuso di una riorganizzazione aziendale attuata mediante il conferimento contestuale di partecipazioni da parte di persone fisiche in una società di capitali di nuova costituzione. Il caso è quello di una Società per azioni partecipata da una pluralità di persone fisiche, legate da vincoli di parentela di vario grado tra le quali solo alcune interessate alle dinamiche aziendali e coinvolte nella gestione societaria. Poiché l’eccessiva frammentazione della compagine societaria non assicurava unità di indirizzo e di governo imprenditoriale alle attività svolte dalla società, i soci valutavano l’opportunità di mettere in atto una riorganizzazione dei rispettivi assetti proprietari, attraverso la costituzione di una holding di famiglia (società di capitali), cui trasferire la maggioranza (57,27%) delle azioni della società, rappresentativa anche della maggioranza assoluta dei diritti di voto esercitabili in assemblea. Pertanto i soci interpellavano l’Agenzia sulla possibilità di usufruire del regime di cui all’articolo 177, comma 2, del TUIR, come una legittima alternativa alla regola generale di cui all’art. 9 TUIR, senza incorrere in un abuso del diritto, richiedendo altresì la conferma che al conferimento fosse applicabile l'imposta di registro in misura fissa. Con tale risposta, l’Agenzia affronta il tema del regime del realizzo controllato o di “neutralità indotta” che cercherò di sintetizzare nei punti essenziali. Gli articoli che disciplinano il regime di realizzo controllato sono il 175 ed il 177 del TUIR. Quello che rileva in questo caso è il secondo, in quanto applicabile anche ai soggetti privati non imprenditori. Con riguardo alle imposte dirette, l'articolo 177, comma 2, del TUIR stabilisce che le azioni o quote ricevute a seguito di conferimenti in società, mediante i quali la società conferitaria acquisisce il controllo di un'altra società (cd. "scambiata"), ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, n. 1, del codice civile, ovvero incrementa (in virtù di un obbligo legale o di un vincolo statutario) la percentuale di controllo, "sono valutate, ai fini della determinazione del reddito del conferente, in base alla corrispondente quota delle voci di patrimonio netto formato dalla società conferitaria per effetto del conferimento". In parole semplici, la norma non prevede tout court un regime di neutralità, ma un modo particolare di quantificazione del valore di realizzo del conferimento, basato sul valore contabile dell’incremento di patrimonio netto a seguito del conferimento e quindi “controllato” dalle parti (realizzo controllato) con l’opportunità di ottenere, come nel caso in oggetto, una sostanziale “neutralità” (neutralità indotta). L’acquisizione deve però avvenire “uno actu”, cioè all’interno di un progetto ordinato di acquisizione della partecipazione e deve avere ad oggetto una partecipazione che consenta, comunque, alla società acquirente di assumere il controllo della società scambiata. Inoltre, il comma 2 dell'articolo 175 del TUIR, richiamato dal citato articolo 177, comma 3 del medesimo testo unico, reca una norma di carattere antielusivo finalizzata ad evitare che lo scambio di partecipazioni possa essere strumentalizzato per trasformare partecipazioni plusvalenti estranee all'ambito applicativo della participation exemption, previsto dall'articolo 87 del TUIR, in interessenze idonee a fruire del regime di parziale esenzione. Infatti il richiamato articolo 175, comma 2 prende in considerazione l'ipotesi in cui, a fronte dell'apporto di partecipazioni ex articolo 2359 del codice civile richiamato dall'articolo 177, comma 2, per le quali non sia fruibile la pex, il conferente consegua titoli potenzialmente rientranti nella sfera di esenzione. Considerato che nella fattispecie in esame i soggetti conferenti sono persone fisiche non imprenditori, l’Agenzia ha ritenuto di escludere tout court l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 87 del TUIR (e di conseguenza, dell'articolo 177, comma 3); infatti, per tale tipologia di contribuente le plusvalenze eventualmente realizzate costituiscono un reddito diverso ai sensi dell'articolo 67 del TUIR. Pertanto, con riguardo al caso in esame, l’Agenzia ha rilevato che l'operazione è inquadrabile nell'articolo 177 comma 2 del TUIR e, pertanto, non emergerebbero plusvalenze tassabili in capo ai soggetti conferenti. Concludendo, l’Agenzia ha ritenuto che l'operazione di conferimento di cui sopra non fosse idonea a produrre un vantaggio fiscale in contrasto con alcuna norma o principio dell'ordinamento, né con la ratio della norma applicata. La neutralità fiscale, seppur "indotta" dal comportamento contabile della società conferitaria, è un effetto implicitamente previsto dal legislatore che ha, in tal modo, inteso agevolare le riorganizzazioni societarie, con riferimento tanto alle operazioni di scambio che attuino un'aggregazione di imprese tra soggetti terzi, quanto a quelle realizzate all'interno dello stesso gruppo per modificare gli assetti di "governance".  

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