Dario Casetti

Consulente finanziario

II° 2020
2019
Allianz Bank Financial Advisors Spa
Milano, Biella
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24 maggio 2018
II° 2020
2019

Profilo professionale

Ogni risparmiatore ha i propri obiettivi, le proprie esigenze, peculiarità, aspettative e la mia professione mi porta a consigliargli i molteplici servizi che il mercato offre, evidenziando quali siano i maggiormente profittevoli, coniugandoli ognuno con i propri progetti di vita. Essere un buon consulente finanziario non vuol dire solo saper scegliere buoni investimenti, è molto di più. Implica dedizione al lavoro e un’ampia sfera di competenze tecniche e relazionali. Solo in questo modo posso guidare i miei clienti attraverso le tante scelte che, nel tempo, hanno garantito loro la corretta allocazione, protezione, ottimizzazione di tutto il patrimonio, finanziario e non solo. Il mondo sta cambiando repentinamente e io, con costante formazione multidisciplinare e un approccio analitico e concreto, sto cambiando con esso, offrendo al mio cliente una elevata personalizzazione del servizio e una qualità impeccabile, dotandomi talvolta del mio sapere, talvolta dei migliori strumenti tecnici disponibili, talvolta di team di professionisti che la Banca con la quale collaboro mi mette a disposizione. Voglio essere, per coloro che me ne daranno l’opportunità, il punto di riferimento per ogni esigenza finanziaria, assicurativa e previdenziale, dalla più semplice alla più complessa. Sono a vostra disposizione per un colloquio conoscitivo negli ambienti accoglienti e confortevoli degli uffici di BIELLA o di MILANO, oppure, se lo preferite, comodamente a casa vostra o nel vostro ufficio.
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Spread a 193

29.05.2020 / 33 Visualizzazioni

L'ufficializzazione del piano da 750 miliardi di euro dell'Ue per rilanciare l'economia travolta dal virus ha dato la spinta ai BTp con lo spread che ha chiuso gli scambi a quota 193 punti riportandosi sui minimi da inizio aprile.    Il rendimento del titolo decennale, che a inizio mese veleggiava poco sotto la soglia del 2% ha chiuso gli scambi a quota 1,51% come non accadeva ai primi di aprile.   L'annuncio della Commissione e le prime indiscrezioni sull'ammontare di risorse potenziali per l’Italia hanno incentivato gli acquisti ma il vero rally è iniziato con l'intesa franco-tedesca in cui per la prima volta si è introdotto il concetto di erogazione a fondo perduto. Ora la partita si gioca trai 27 Paesi membri che dovranno trovare l'intesa all'unanimità.    Il mercato pare convinto che la strada verso una prima iniziale mutualizzazione del debito in Europa sia segnata.    La volatilità dei titoli italiani, sebbene ancora superiore ai livelli pre-crisi, si è ridotta grazie alla Bce. Questo fattore è stato decisivo nell'attenuare i riscatti da parte degli investitori esteri che avevano terremotato il mercato nelle settimane più volatili di marzo.    Guardando al futuro tuttavia le incognite non mancano. «Le pressioni sui Paesi più indebitati e vulnerabili sono destinate ad aumentare» ha avvertito di recente la Bce, mettendo in luce l'elevata quota di debito che dovrà essere rifinanziato dal nostro Paese il prossimo anno: il 15% del totale contro il 10% di Spagna, Francia, Portogallo e Belgio.    L'accesso al mercato tuttavia non pare essere un problema per il Tesoro che è tornato ad emettere titoli sul mercato primario collocando 6,5 miliardi di euro di BoT a sei mesi con un rendimento in calo allo 0,012% da 0,227% del collocamento di aprile.

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Italia: la convenienza del Mes

13.05.2020 / 37 Visualizzazioni

L'Italia risparmierebbe fino a 7 miliardi con il prestito da 36 miliardi a dieci anni, a un tasso prossimo allo 0%, messo a disposizione per l'emergenza pandemica della crisi Covid-19.   A calcolare il risparmio per l'Italia è il direttore generale del Mes, Klaus Regling il quale in un'intervista ha dichiarato che si tratta di denaro vantaggioso e il Paese che deve finanziare il proprio deficit ha più vantaggi a chiedere al Mes piuttosto che fare tutto da solo sui mercati, perché il tasso di interesse è più basso.   Ed è più vantaggioso anche rispetto alla Bce: gli acquisti tramite i programmi Pspp e Pepp sembrano "incondizionati" a costo zero per gli Stati, mentre invece sono dettati solo da logiche di politica monetaria. Il finanziamento Mes resta dunque "imbattibile", quando a confronto con i mercati e con il Qe.   Il Mes si è impegnato a mettere a disposizione di tutti gli Stati dell'area dell'euro una linea di credito con vita media decennale, tasso attorno allo 0%, per un importo calcolato sul benchmark pari al 2% del Pil dei singoli Paesi che vorranno richiederla. Il Mes si impegna da ora a rendere disponibile questo maxi-prestito in tempi rapidi, a condizioni equivalenti a quelle di un emittente con rating "AAA".   Messo a confronto con il rendimento attuale dei BTP decennali, che oscilla attorno al 2%, il prestito Mes consente un risparmio di 640 milioni l'anno circa.   Il Sistema europeo di banche centrali acquista titoli di Stato con logiche esclusivamente legate al grado di accomodamento della politica monetaria, mira a ridurre la frammentazione perché questa impedisce la trasmissione della politica monetaria. Per battere la convenienza della linea pandemica Eccl, a condizioni prefissate, la Bce dovrebbe poter monetizzare il debito pubblico. Ma non lo fa, questo è vietato dal Trattato.   Nel bilancio 2019, la Banca d'Italia ha restituito al Tesoro 4.393 milioni degli interessi dal Pspp e €563 milioni dei titoli di Stato italiani detenuti con il vecchio Securities market programme.   Il programma di acquisti netti di titoli di Stato Pspp in corso rientra nel programma App da 20 milioni al mese senza scadenza e con reinvestimento dei titoli acquistati. Per contro il Pepp, il programma pandemico da 750miliardi, per il momento è previsto in chiusura a dicembre e senza reinvestimento del capitale dei titoli che scadono.

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Il mercato del petrolio continua a tremare

23.04.2020 / 50 Visualizzazioni

La sfiducia originata dal collasso del prezzo del petrolio, lunedì per la prima volta sotto zero in tutta la sua lunga storia, ha accelerato la corsa ad uscire dagli investimenti giudicati più a rischio, e ha fatto altre vittime finanziarie: le Borse sono scese mentre è aumentata la richiesta di titoli di Stato. Così Milano ha ceduto il 3,6% e Francoforte, la peggiore del Continente, il 3,99%.   Persino l’oro ha perso terreno perché diversi investitori avrebbero dovuto smobilizzare le loro posizioni per coprire le perdite accumulate sul fronte del petrolio.   Il Wti, la qualità Usa oggetto del tracollo di lunedì, ha perso più del 50% del proprio valore, scendendo sotto i 10 dollari al barile. Anche il Brent ha risentito del clima generale, lasciando a sua volta più del 25% a 19 dollari al barile.    Il problema di fondo resta l’eccesso di offerta, circa 30 milioni di barili in più, e l’insufficienza delle risposte fin qui date dai produttori.    I consumi sono drammaticamente scesi. L’Unione Petrolifera ha reso noto che il calo è stato del 31% in Marzo e del 50% in Aprile. Cifre simili a quelle dei Paesi sottoposti a  lockdown.   I rappresentanti dei Paesi Opec+ si sono riuniti in videoconferenza, ma non sembrano essere intenzionati ad aumentare la portata dei tagli già decisi una decina di giorni fa.    Sembra invece evidente che a muovere qualche passo debbano essere gli Stati Uniti, da tempo primo produttore mondiale.    Donald Trump ha annunciato l’intenzione di aprire i cordoni della borsa a favore dei produttori interni. Un loro fallimento sarebbe un disastro che potrebbe mettere in crisi anche le banche finanziatrici. Da evitare, soprattutto in un anno elettorale.   

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