Emanuele Provini

Consulente finanziario

III° 2020
II° 2020
I° 2020
Consulenti Finanziari Autonomi Indipendenti
Milano
-
Oltre a 10 anni
Master universitario di II° livello
50 anni
377
15 gennaio 2020
III° 2020
II° 2020
I° 2020

Profilo professionale

Lo Studio Provini è uno studio di analisi e consulenza finanziaria e patrimoniale indipendente, che dal 2002 eroga servizi a clienti privati (family office), aziende ed istituzioni (enti locali, banche e fondazioni).L’obiettivo primario dello Studio Provini è la protezione del patrimonio oltre che dai conflitti di interesse, anche dalle turbolenze dei mercati finanziari, dall’erosione dell’inflazione e dagli imprevisti della vita.
Lo Studio Provini affianca il cliente su ogni aspetto legato alla gestione ottimale dei propri asset non solo finanziari. Aiuta a pianificare per raggiungere uno stato di benessere complessivo. Consiglia ed assiste, in modo professionale e trasparente, alla realizzazione della pianificazione finanziaria, patrimoniale, assicurativa, previdenziale, successoria e di tutela patrimoniale.
Il dott. Emanuele Provini è titolare dello Studio, iscritto all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari dell’Organismo OCF ( delibera n. 962 del 1 Dicembre 2018), all’associazione NAFOP ( The National association of fee only planners, Associazione dei Consulenti Finanziari Indipendenti) ed Educatore Finanziario iscritto al Registro Educatori Finanziari AIEF ( Associazione Italiana Educatori Finanziari).
Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in Scienze e Tecnologie Agrarie presso l'Università di Milano, Master di secondo livello in Finanza e Controllo di Gestione presso l'Università di Economia di Pisa.Il dott. Provini è un libero professionista che opera esclusivamente nell’ interesse del cliente proteggendo e conservando il suo patrimonio o la sua azienda. E’ solo remunerato a parcella (Fee Only), non colloca prodotti finanziari, non fa interessi di terzi, né accede ai risparmi dei clienti. Il fattore che caratterizza la consulenza finanziaria e patrimoniale indipendente è la remunerazione: solo se il consulente è pagato esclusivamente dal proprio cliente e non riceve retrocessioni né provvigioni da alcuna banca, intermediario o società prodotto, allora la sua consulenza non è orientata alla vendita e pertanto non è intaccata dal conflitto di interesse.Essendo il ruolo del consulente indipendente privo di conflitto di interessi e potendo fornire un alto valore aggiunto, lavora insieme al cliente con un obiettivo comune e medesimi interessi. L’alto valore aggiunto è dato dal fatto che lo Studio Provini non svolge nessuna attività di vendita, non ha nessun rapporto con chi vende prodotti finanziari – assicurativi - previdenziali, ma presta esclusivamente consulenza ed assistenza al cliente per la corretta pianificazione del proprio patrimonio.Il consulente finanziario patrimoniale indipendente è una figura già molto affermata nei paesi finanziariamente più evoluti e da qualche anno sta riscontrando successo anche in Italia. Lo Studio Provini si avvale di un team di esperti e assiste il cliente concretamente nella corretta gestione del proprio patrimonio, ad ottimizzare i rapporti con banche e assicurazioni, nella negoziazione di un finanziamento e in ogni aspetto della pianificazione del patrimonio personale, familiare o aziendale.Il Centro Studi e Ricerche dello studio analizza tutte le tipologie di prodotti finanziari e previdenziali commercializzate in Italia ed ha implementato diversi metodi di valutazione.Lo Studio Provini collabora con studi legali, notarili, professionali e con commercialisti nell'attività di analisi, ricerca, pianificazione e valutazione di strumenti finanziari complessi, fornendo soluzioni a problematiche attinenti la gestione del proprio patrimonio.L’interesse dello Studio Provini è lo stesso interesse del cliente: dare i migliori consigli con assoluta indipendenza e imparzialità.Che cosa FacciamoI servizi erogati dallo studio professionale finanziario e patrimoniale indipendente sono: AREA INVESTIMENTI
  • Valutazione della qualità e dei rischi della banca e rete di vendita
  • Rinegoziazione di tutte le condizioni economiche applicate dalla banca o rete di vendita
  • Analisi indipendente per la valutazione dei gestori cui si è affidato il patrimonio
  • Analisi indipendente sui singoli strumenti/prodotti, presenti nel portafoglio, rischi e costi
  • Valutazione del portafoglio complessivo se rispondente ai veri obiettivi espressi
  • Analisi indipendente dello scenario macroeconomico globale, intermarket e settoriale
  • Asset allocation suddivise per rischio, patrimonio, strumenti utilizzati e temi di investimento
  • Monitoraggio e reportistica periodica della situazione di portafoglio in essere.
  • Colloqui personalizzati a richiesta su singoli temi di attualità o per specifiche richieste.
  • Formazione agli investitori in materia di strumenti e mercati finanziari
AREA PIANIFICAZIONE
  • Analisi dello stato patrimoniale, conto economico e cash-flow del nucleo familiare
  • Pianificazione previdenziale, assicurativa indipendente.
  • Pianificazione fiscale, immobiliare, successoria (collaborando con altri professionisti)
  • Pianificazione protezione del patrimonio complessivo da potenziali cause di aggressione
  • Valutazione e analisi di situazioni debitorie (mutui, leasing, fideiussioni, garanzie)
AREA AZIENDA
  • Gestione dei rapporti con gli Istituti di Credito.
  • Miglioramento e controllo e delle condizioni bancarie.
  • Valutazione del rating aziendale assegnato dalle banche.
  • Supporto per problematiche connesse a garanzie, fidejussioni e centrale rischi.
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Le mie principali competenze

I miei credit

  • 1996 - Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  • 2002 - Titolare dello Studio Provini
  • 2003 - Master di secondo livello in Finanza e Controllo di Gestione presso l'Università di Economia di Pisa
  • 2004 - Iscritto all’associazione NAFOP ( The National association of fee only planners), Associazione dei Consulenti Finanziari Indipendenti)
  • 2013 - Laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie presso l'Università di Milano
  • 2018 - Iscritto all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari dell’Organismo OCF ( delibera n. 962 del 1 Dicembre 2018)
  • 2018 - Educatore Finanziario iscritto al Registro Educatori Finanziari AIEF ( Associazione Italiana Educatori Finanziari)
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Le mie ultime attività

LA CESSIONE DEL QUINTO

25.11.2020 / 46 Visualizzazioni

La cessione del quinto dello stipendio e della pensione è stata introdotta attraverso il DPR 180 del 5/1/1980 e il regolamento DPR 895 del 28/7/1950. Tale normativa ha disciplinato la cessione del quinto dello stipendio come modalità di finanziamento riservandola unicamente a dipendenti della pubblica amministrazione. Successivamente la legge n. 311 del 30/12/2004 ne ha esteso l’utilizzo anche ai dipendenti di aziende private e con la legge n. 80 del 14/5/2005 si è permesso anche ai pensionati pubblici o privati e ai lavoratori a tempo determinato di sottoscrivere questa forma di finanziamento. Questo prodotto si differenzia principalmente per le sue caratteristiche tecniche, a differenza degli altri prodotti presentati, non sono perfettamente riconducibili a strumenti tradizionali quali il mutuo o l’apertura di credito in conto corrente. In questo caso, un lavoratore dipendente ha la possibilità di stipulare un contratto tramite il quale, dietro concessione di un finanziamento, egli si impegna a effettuare il pagamento dello stesso cedendo una parte del proprio stipendio, e, in modo particolare, una quota che non superi il quinto dello stipendio stesso. L’operazione deve essere eseguita con scrittura privata: un ufficiale Giudiziario notifica al datore di lavoro che ogni mese dovrà trattenere un quinto dello stipendio al dipendente e dovrà versarlo all’ente erogatore. Per questa operazione è richiesta necessariamente una polizza contro il rischio di morte e di licenziamento, al fine di tutelare entrambe le parti dalla possibilità di incorrere in una delle due situazioni e di far si che il debitore sia in grado di ripagare il proprio debito anche qualora uno dei due eventi assicurati dovesse sopraggiungere. Il periodo di tempo massimo è pari a 10 anni e dunque a 120 rate, per un importo, lo ricordiamo, mai superiore al quinto dello stipendio. Il prestito contro cessione del quinto dello stipendio appartiene alla categoria del credito non finalizzato quindi la concessione del finanziamento non è diretta all’acquisto di uno specifico bene o una particolare esigenza dichiarata ex ante. Una volta accordato il prestito, l’intermediario si limita ad incassare le rate da parte del cliente senza intromettersi nella decisione dell’uso del finanziamento concesso. Come affermato in precedenza, la cessione del quinto dello stipendio è un prodotto di credito al consumo abbastanza complesso per questo avrà un costo leggermente più alto rispetto agli altri prodotti di credito al consumo. Tuttavia per poter ottenere un funzionamento di questo tipo l’unico requisito è quello di avere un lavoro ovvero una pensione. Gli elevati costi e la burocraticità dell’operazione dovrebbero fungere da disincentivo per le persone con un eccellente profilo di rischio, in quanto esse potrebbero usufruire di finanziamenti alternativi che gli consentirebbero di risparmiare sul costo dell’operazione. La cessione del quinto dello stipendio è invece una soluzione adatta alle persone che mostrano un profilo di rischio non ottimale e che possono concedere in garanzia solo il proprio lavoro. Come detto in precedenza, dal 2005 il finanziamento tramite la cessione del quinto dello stipendio non è più concesso ai soli dipendenti pubblici, ma anche ai privati e ai pensionati. Per quanto riguarda le caratteristiche del soggetto che ricorre a tale finanziamento, esse sono uguali per dipendenti pubblici e privati sia per quanto riguarda l’anzianità di servizio (pari a minimo 3 mesi) sia per quanto riguarda la durata (da un minimo di 24 a un massimo di 120 mesi). La differenza è solo nell’età massima, infatti se per entrambe le categorie di dipendenti l’età minima è la maggiore età, l’età massima è pari a 65 anni per il dipendente privato e a 75 per il dipendente pubblico. Tale limite di età ovviamente non è previsto per i pensionati, i quali possono accedere al finanziamento tramite cessione del quinto della pensione anche dopo i 65 anni. Addirittura alcuni prodotti concedono linee di finanziamento a soggetti che possono arrivare ad avere 95 anni al termine del finanziamento. Anche per i pensionati è obbligatoria la polizza sulla vita quale requisito basilare per l’ottenimento del finanziamento. A differenza di altri prodotti, la cessione del quinto dello stipendio consente l’accesso a linee di finanziamento anche a soggetti ritenuti cattivi pagatori che hanno avuto problemi con il rimborso di finanziamento in passato, in quanto il pagamento della rata in questo caso avviene a monte dell’erogazione dello stipendio, il quale viene pagato al dipendente già al netto del quinto da versare alla banca erogatrice. Analogamente a quanto avviene per le altre tipologie di finanziamenti, il cliente-consumatore ha la possibilità di adempiere anticipatamente, ossia pagare l’intero importo finanziato prima della scadenza del contratto o di recedere dal contratto senza penalità, ottenendo un’equa riduzione del costo complessivo del credito, secondo quanto stabilito dall’art. 125, comma 2 del TUB. Ciò significa che il cliente-consumatore ha, in questi casi, diritto di essere ristorato delle quote di commissioni pagate anticipatamente, in quanto trattenute dall’importo del finanziamento, ma non ancora maturate. È espressamente vietato dalla legge (art. 39 DPR 180/1950) contrarre una nuova cessione del quinto dello stipendio prima che sia decorso un tempo pari ai due quinti dell’intera durata del prestito iniziale, ossia se non sono trascorsi due anni dall’inizio del prestito, se questo era quinquennale, o quattro anni, se era decennale. I costi della cessione del quinto dello stipendio o della pensione Le cessioni del quinto presentano diverse voci di costo: Costi fissi/di istruttoria: costi fissi che possono essere richiesti ai cedenti per far fronte ai costi che è necessario sostenere per istruire le pratiche di cessione del quinto (costi di raccolta ed analisi della documentazione, di valutazione del merito creditizio, costi di notifica e di erogazione) ed i costi di incasso rata; Commissioni: costi che possono essere sostenuti per remunerare la rete commerciale/distributiva e per finanziare l’attività di marketing; Imposta di bollo: sui contratti di cessione del quinto grava un’imposta di bollo pari a 14,62 euro. Inoltre sulle comunicazioni periodiche, in particolare gli estratti conto inviati annualmente, è prevista un’imposta di bollo pari a 1,81 euro; Premi assicurativi: premi che è necessario pagare alle compagnie assicurative per poter beneficiare delle coperture assicurative sul rischio vita e impiego; Altri costi: possono poi essere previsti costi aggiuntivi per ulteriori servizi non standardizzati e che variano per le diverse finanziarie, e che per questa ragione non vengono presi in considerazione in questa sede. Vantaggi e svantaggi del finanziamento tramite cessione del quinto dello stipendio o della pensione La cessione del quinto serba molti vantaggi per coloro che possono accedere a questa forma di prestiti non finalizzati. Per esempio, il fatto di non dover presentare garanzie ulteriori, come capita nel caso di altri prestiti: basta la busta paga e l’essere dipendente con contratto di lavoro stabile. Questa clausola fa si che la cessione del quinto sia un finanziamento ottenibile anche se in precedenza si è stati protestati o insolventi. Anche non doversi preoccupare di andare a versare mensilmente la rata, visto che viene trattenuta automaticamente dallo stipendio o dalla pensione, è un pensiero in meno ed evita di rischiare di essere inseriti nelle liste dei cattivi pagatori, visto che il prelievo delle rate per saldare il prestito è automatico. Particolarmente vantaggioso è anche utilizzare la formula della cessione del quinto, se si hanno altri finanziamenti in corso, per procedere con il consolidamento debiti, e uniformare tutti i prestiti in una sola rata mensile. Inoltre, se si fa parte di alcune categorie di lavoratori di- pendenti, come i dipendenti pubblici, ci sono formule di finanziamenti mediante cessione del quinto pensate su misura, con condizioni di tasso di interesse particolarmente vantaggiose. Lo svantaggio principale della cessione del quinto è che non è una forma di finanziamento disponibile per tutti i lavoratori. Se non si dispone un contratto di lavoro stabile, un’anzianità lavorativa adeguata, se non si è dipendenti pubblici o statali, non si può accedere a un prestito tramite cessione del quinto. Va considerato inoltre che, nel caso di prestiti di importo ridotto o con durate brevi, la cessione del quinto può non essere il prodotto più conveniente e adatto. Mentre non ci sono particolari problemi di erogabilità del finanziamento, la raccolta della documentazione da parte della finanziaria e la preparazione della pratica di cessione richiede più tempo di una pratica di prestito personale. Quindi, rispetto ad un prestito personale, occorre aspettare più tempo per avere la somma erogata. C’è inoltre da considerare che non tutti amano far sapere al proprio datore di lavoro che si è richiesto un finanziamento, e nel caso della cessione del quinto, visto che la detrazione della rata mensile avviene dalla busta paga netta, il datore di lavoro verrà a conoscenza dell’operazione di finanziamento. Pertanto prima di optare per questa forma di finanziamento per poter soddisfare le proprie esigenze, pare opportuno tenere conto di tutti gli aspetti positivi e negativi relativi al credito al consumo e in particolare alla cessione del quinto dello stipendio. Soggetti che presentano una posizione debitoria nei confronti del sistema bancario e finanziario stabile e in bonis, dovrebbero tenere conto soprattutto degli svantaggi derivanti da tale forma di finanziamento, in quanto probabilmente un prestito rateale personale potrebbe essere più vantaggioso ed economico.

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LE CARTE REVOLVING

12.11.2020 / 52 Visualizzazioni

La carta revolving viene emessa da un intermediario dopo aver valutato il merito creditizio del prenditore, tale carta consente di finanziare il cliente fino a un ammontare massimo accordato. le carte revolving funzionano diversamente da quelle tradizionali. La principale differenza tra carta di credito tradizionale e carta revolving è data dal fatto che la carta di credito tradizionale offre un servizio di credito gratuito il primo mese, mentre la carta revolving no. Cosa significa? Le carte di credito tradizionali permettono al cliente di rinviare una spesa al mese successivo a costo zero, in quanto sul primo mese non sono addebitate spese di interessi passivi, inoltre la somma utilizzata viene addebitata interamente il mese successivo sul conto del cliente (qualora non vi fosse sufficiente capienza allora inizierebbero a maturare interessi passivi). Le carte revolving invece fanno si che gli interessi passivi inizino a maturare già durante il primo mese, inoltre si ha la possibilità di rateizzare l’importo utilizzato su più periodi. Attraverso queste carte il cliente può anche decidere di versare l’intero importo in una sola volta il mese successivo all’acquisto ma in ogni caso, pagherebbe gli interessi dal momento dell’operazione al momento del pagamento: non esiste quindi quel periodo di franchigia, tipico delle carte di credito bancarie, in cui non sono addebitati interessi. Talvolta, in abbinamento alle carte revolving l’intermediario offre la possibilità di sottoscrivere polizze assicurative di altri prodotti/servizi di tipo bancario. Una carta revolving è come una carta di credito, solo che il saldo di fine mese può essere rimborsato a rate il cui importo può essere deciso dal cliente a partire da una cifra minima che si aggira tra il 5% e il 10% dell’importo dovuto. Ogni rata versata alimenta a sua volta il fido concesso, e mette a disposizione di nuovo denaro da spendere. La rata può essere scelta come importo fisso o come una percentuale sull’importo. Ad esempio, si può attivare una carta revolving e aprire una linea di fido di 2000 euro. Questo prestito sarà rimborsabile ad esempio con rate fisse di 100 euro al mese. Il denaro può essere prelevato un po’ alla volta oppure interamente. In seguito, ogni volta che si effettuerà un pagamento per rimborsare il fido, la carta si ricaricherà e si tornerà ad avere disponibilità finanziaria. In generale, il fido concesso si basa anche sulla credit history del cliente e il limite varia in media da un minimo di circa 1.500 euro a 5.000 euro a seconda delle carte revolving. Le carte revolving si caratterizzano spesso per l’applicazione di un tasso variabile. Le condizioni economiche applicate a questo prodotto dipendono fondamentalmente dall’uso che il cliente decide di farne. Quando sono utilizzate per l’acquisto di uno specifico bene le condizioni sono simili a quelle del rateale classico, quando invece si configurano esclusivamente come un prodotto repeat le condizioni si avvicinano a quelle di apertura di credito rotativa. Nel caso specifico delle carte revolving sicuramente vi saranno da imputare dei costi di tipo commerciale e di apertura della pratica che risultano essere più elevati rispetto a quelli dei prodotti non repeat. Questo è da ricondursi alla configurazione stessa del prestito. Inoltre per quanto riguarda le condizioni economiche, è da ricordare che con le tradizionali carte emesse dal circuito bancario l’intermediario percepisce delle merchant fee (commissioni pagate dal rivenditore del bene), mentre con le carte revolving l’unico ricavo spesso deriva dall’applicazione degli interessi sulla rateizzazione degli importi. A differenza delle carte bancarie che difficilmente permettono di pagare ratealmente, nel caso delle carte revolving, ciò è necessario affinché sia garantita l’economicità dell’operazione. Tuttavia, se la carta revolving può essere usata anche nei circuiti Mastercard e Visa, e quindi non solo negli esercizi convenzionati, allora la banca ovvero l’intermediario finanziario non traggono guadagno solo dal tasso di interesse ma anche dalle merchant fee. A seconda della tipologia di emittente si hanno costi differenti. Abbiamo detto che gli emittenti delle carte revolving possono essere sia le banche generaliste che gli intermediari specializzati. In termini di costi, la banca generalista oltre ad applicare il tasso di interesse per la rateizzazione del pagamento, applica frequentemente anche una commissione annuale, di una tantum. Gli intermediari specializzati che spesso emettono le carte in ottica di fidelizzazione del cliente non possono inserire tale commissione in quanto sarebbe assolutamente in contrasto con le politiche commerciali perseguite. Questa differenza di commissione dà la possibilità alle banche generaliste di imporre dei tassi più contenuti e quindi offrire al cliente un TAN più basso. Tuttavia per poter fare un equo confronto devono essere presi in esame tutti i costi e quindi anche l’incidenza della commissione di ingresso. L’offerta delle carte revolving è più comune tra gli operatori specializzati, e più contenuta tra le banche generaliste. Questa modalità di finanziamento è generalmente offerta dopo che l’intermediario ha valutato l’affidabilità nel tempo del cliente. Generalmente è proposta ai clienti non nuovi e che hanno già intrattenuto rapporti con l’intermediario finanziario che la sta offrendo e che si sono dimostrati affidabili nel rimborso dei finanziamenti passati. Lo spazio di utilizzo è ampio: le carte revolving sono impiegate sia per acquisti presso esercizi convenzionati sia per ottenere anticipi contante. Il fine per cui sono nate le carte revolving è quello di rendere più agevoli gli acquisti di tipo ripetitivo e di basso importo, e hanno il grosso vantaggio di fidelizzare la clientela a un determinato rivenditore. Se le carte, oltre ad essere utilizzate presso gli esercizi aventi il marchio del dealer, possono essere usate anche su circuito internazionale, allora prendono il nome di cobranded card. Ciò amplifica fortemente lo spazio di utilizzo della carta revolving. Infine ulteriore tipologia di carte revolving è quella di tipo affinity card. Queste sono carte di credito non per tutti, in quanto sono indirizzate a specifiche categorie e prevedono specifiche condizioni sia economiche sia di programmi di fidelizzazione. Senza dubbio, la carta revolving ha dalla sua parte la facilità e la comodità d’uso. Per contro, tassi elevati di interesse di solito rendono questa forma di prestito adatta a un uso temporaneo o per importi non elevati Interessanti anche sono le agevolazioni che le diverse banche e finanziarie propongono a chi apre un fido con la revolving: che propone di restituire l’1% di quanto speso per acquisti con la carta revolving, chi offre agevolazioni per l’accesso ad alcuni servizi, come sconti per il no- leggio di auto e così via, che non fa pagare la quota assicurativa annuale. Attenzione però, prima della scelta, confrontare bene: il costo dei diversi servizi proposti dai vari istituti finanziari; il TAN e il TAEG; la quota associativa annua; le commissioni varie; il costo relativo all’invio dei vari estratti conto. Altri pro dei finanziamenti con carte revolving sono: la possibilità di gestirsi la rata, l’avere una riserva di denaro sempre disponibile, la possibilità di ricevere soldi con modalità diverse. Tra i contro ci sono gli interessi decisamente più alti rispetto agli altri tipi di prestito, con un piano di ammortamento predefinito, le spese accessorie a volte anche importanti e gli interessi giornalieri.

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IL RATEALE CLASSICO e CREDIT REVOLVING

06.11.2020 / 52 Visualizzazioni

Si tratta di finanziamenti in cui gli attori coinvolti sono: l’istituto erogante, il cliente finale e il convenzionato o dealer. A monte c’è la stipula di una convenzione tra l’istituto erogante e l’azienda che, nella maggior parte dei casi, è rappresentata da concessionarie di automobili, mobilieri e/o mobilifici, ipermercati, etc. Questa convenzione offre la possibilità ai clienti di rateizzare il costo del bene desiderato e la particolarità consiste nel fatto che il denaro non viene erogato al cliente ma direttamente al dealer, il quale, a sua volta, provvederà a consegnare il bene al cliente medesimo. Il cerchio si chiude con la restituzione da parte del cliente dell’importo ricevuto, gravato dagli interessi e dai costi accessori, direttamente all’Istituto erogante. Tale rimborso viene effettuato con comode e costanti rate mensili e può essere fatto mediante rid bancario/postale o bollettini postali. Questo prodotto di credito al consumo è strutturato in modo molto simile al mutuo; tipicamente, a fronte della richiesta del finanziamento, viene erogata una somma che in seguito il finanziato dovrà rimborsare con un certo numero di rate. Le caratteristiche degli importi medi sono diverse a seconda del bene che si decide di acqui- stare, generalmente le durate inferiori si ravvisano negli acquisti di elettrodomestici ed elettronica di consumo, le durate intermedie all’arredamento e le lunghe durate all’acquisto di auto. In genere il rateale classico è caratterizzato dal pagamento di rate calcolate con un tasso fisso. Oltre al tasso di interesse, vi sono altre componenti di costo: le commissioni di istruttoria e di apertura della pratica. Tutte queste voci tendono ad incidere sul TAEG per le somme di finanziamento più contenute. Una particolarità del prestito rateale classico è che, talvolta per renderlo più appetibile, o per spingere i clienti ad acquistare determinati beni, i tassi e le condizioni di utilizzo sono alquanto allettanti, talvolta addirittura si può avere un TAN pari a zero. Bisogna però tenere bene a mente che il reale costo del finanziamento non è dato dal TAN ma dal TAEG. Ciò è possibile in quanto gli interessi del finanziamento sono posti a carico dell’esercente, il quale, pur di vendere il bene offerto, decide di farsi carico di tali costi e aumentare però la mole di acquirenti. Il TAN risulta quindi pari a zero, mentre i costi aggiuntivi presentati in precedenza rimangono a carico del cliente a cui si aggiunge il mancato sconto. Pertanto il TAEG dell’operazione sarà maggiore di zero. Come già detto più volte, il prestito rateale classico fa parte della categoria dei prestiti finalizzati. Tale prodotto consente agli acquirenti di rateizzare la somma da dover pagare per poter divenire proprietari di un bene (pensate ai cellulari, computer, lavatrici, automobili, arredi per la casa). Dalpunto di vista del cliente, è una tipologia di prestito che risponde ai bisogni specifico e definito ex ante la concessione del finanziamento. Spesso al cliente che conclude positivamente un rapporto di finanziamento di questo tipo vengono offerti prodotti repeat, tipicamente carte di credito, che consentono di attivare altre tipologie di rapporti successivi. IL CREDITO REVOLVING Il credito revolving è dato da una somma di denaro messa a disposizione da parte del creditore tramite un conto corrente aperto al nome del cliente oppure tramite l’uso di una plastic card. Il cliente è libero di usare la sua riserva di cassa a sua discrezione e a seconda delle proprie preferenze. Dopo l’utilizzo della linea di credito, quest’ultima deve essere rimborsata in rate generalmente mensili. All’interno della categoria dei prodotti di credito rotativo vi sono due tipologie di strumenti differenti. L’apertura di credito rotativo che si appoggia a un conto corrente detenuto dal cliente e le carte revolving che invece generalmente vivono di vita propria. L’unico intermediario che ha la possibilità di concedere credito revolving è la banca generalista, ciò perché per poter utilizzare tale prodotto è necessario essere titolare di un conto corrente. Questa tipologia di prodotto si posiziona nella categoria di prestito personale e nonostante ciò essa si differenzia dal normale prestito personale rateale in quanto il cliente non ottiene l’immediata disponibilità dell’intera somma accordata per poi procedere al pagamento delle rate periodiche, bensì la banca mette a disposizione del cliente una linea di credito utilizzabile discrezionalmente dal cliente per un determinato periodo di tempo. Dunque l’intermediario non eroga l’intera somma immediatamente al cliente, ma il cliente ha comunque la possibilità di andare in rosso fino all’importo consentito. In merito al costo, questo tipo di finanziamento si posiziona a livello intermedio tra quello dei prestiti finalizzati e quello del prestito personale. La concorrenza tra le banche ha fatto sì che i costi a carico del cliente si siano ridotti nel tempo. Bisogna sottolineare che l’apertura di credito rotativa è sottoscritta da un soggetto che generalmente è già cliente della banca, ciò fa si che alcuni costi, come ad esempio le commissioni di apertura, si riducono o addirittura scompaiono. Può essere corretto affermare che l’apertura di credito rotativo si colloca nel mezzo tra il credito finalizzato e non finalizzato, infatti è molto difficile inquadrare questo prodotto in una o nell’altra categoria. L’apertura di credito rotativa può consistere nell’erogazione di denaro contante, rientrando quindi nel prestito non finalizzato, oppure nel finanziamento di uno specifico acquisto presso un esercizio convenzionato caratterizzatosi quindi come prestito finalizzato. L’apertura di credito può essere agganciata inoltre a una plastic card, ciò consente di ampliare fortemente lo spazio economico di utilizzo.  

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