Como, Bergamo, Milano, Monza e della Brianza
49 anni
Allianz Bank Financial Advisors Spa
114 visite
Diploma di specializzazione
Oltre a 10 anni
Oltre a €40MLN
  • I° 2020*

Profilo Professionale

Mi chiamo Francesco Danile e sono nato a Roma il 15/07/1971, ho iniziato la mia attività lavorativa nel 1992 in banca, dove, negli 8 anni successivi, ho ricoperto il ruolo di addetto ai titoli e vice responsabile di filiale.

Nel 2000 ho deciso di rimettermi in gioco per offrire ai miei clienti una consulenza finanziaria ancora più approfondita.

Cosi sono diventato un Financial Advisor di Allianz Bank e oggi mi occupo di pianificazione finanziaria, gestione dei progetti di vita, consulenza previdenziale, protezione – trasmissione e gestione dei patrimoni di famiglia; aiutando i miei clienti a prendere le decisioni più importanti per se e la propria famiglia.

I Miei Credit

  • Diploma Tecnico Commerciale 1990
  • Abilitazione iscrizione albo dei consulenti finanziari 1998
  • Attestato di partecipazione al corso “La gestione integrata dei patrimoni familiai” 2010 (Professione Finanza)
  • Attestato di partecipazione al corso “Protezione – Trasmissione – e Gestione dei Patrimoni di Famiglia” 2019 (Business School ilSole24Ore)

Le Mie Ultime Attività

Il rischio ZERO non esiste!

12.05.2020 / 79 Visualizzazioni

Siamo arrivati alla fase 2 dell'emergenza sanitaria, alcune attività produttive sono state riaperte, molte altre no e la ripresa, verso il ritorno alla normalità, sembra andare molto a rilento, Tant'è che sono in molti oggi a sollecitare il governo affinché venga dato il permesso per far ripartire tutte le imprese e le filiere di produzione e servizi. Addirittura stiamo assistendo a conflitti tra istituzioni, dove i governatori delle regioni emanano ordinanze in senso favorevole alle riaperture e i ministri che impugnano tali provvedimenti; nonostante il rischio pandemia, nella stragrande maggioranza delle regioni italiane, è ormai abbondantemente sotto controllo. Il Premier italiano e i suoi collaboratori sono molto ricalcitranti a togliere i provvedimenti del look-down, hanno paura che si possa ripresentare un nuovo focolaio e quindi attendono che l'epidemia sia del tutto debellata. Purtroppo il rischio zero non esiste e mai potrà esistere: anche quando usciamo di casa andiamo in contro all'alea di un qualunque incidente e se ragionassimo con l'idea di annullare i rischi tutte le attività umane sarebbero permanentemente bloccate e ognuno di noi dovrebbe vivere in una bolla di vetro. Impossibile! L'avversione al rischio purtroppo è una componente della cultura italiana molto presente. Abbiamo sempre avuto il retaggio di affrontare la vita in modo sicuro; avere il lavoro sicuro, la casa sicura, la pensione sicura, la sanità sicura... Fondamentalmente è una sorta di remissione dalle nostre responsabilità che scarichiamo, perché il pensiero dominante è sempre quello che qualcun altro ci penserà e quel qualcuno è lo Stato. Non è un caso che il nostro è uno dei Paesi meno e sotto assicurato, perché il nostro modo di non voler affrontare il rischio ce lo fa sottostimare e conseguentemente non lo gestiamo. Così oggi, dopo decenni di applicazione della filosofia sulla sicurezza assoluta ci ritroviamo nella incertezza più totale: la disoccupazione, specialmente quella giovanile, ai massimi, il mercato immobiliare in forte crisi, il sistema pensionistico in dissesto, la sanità non in grado di dare delle assistenze adeguate e uniformi su tutto il territorio... Gli italiani purtroppo adottano tale modo di pensare anche quando si tratta di investimenti finanziari e come nei casi sopra menzionati i risultati nella maggioranza dei casi sono deludenti. Mi rendo condo che quello che affermo potrebbe offendere la sensibilità di qualche lettore, ma sono un professionista e come tale ho il dovere di raccontare la verità e non ciò che il mio interlocutore vorrebbe sentirmi dire. Solo in questo modo, dopo aver fatto luce su quelle che sono le aree di miglioramento, è possibile adottare i giusti correttivi. Bisogna fare un cambio radicale nel nostro modo di pensare, il rischio va affrontato e gestito, ma soprattutto visto come una opportunità di guadagno. Nella fattispecie quando parliamo di rischio nei mercati finanzi ari essi sono di due tipi: rischio specifico dell'investimento e rischio sistemico. Il rischio specifico dell'investimento come dice la parola stessa riguarda specificatamente lo strumento su cui abbiamo intenzione di investire. È un rischio calcolabile che i gestori dei fondi fanno quotidianamente; infatti prima di decidere se comprare o vendere un asset finanziario il team di gestione compie diversi tipi di valutazioni. Analisi dei bilanci della società, studio dei piani industriali, tal volta hanno colloqui con il management della compagnia, sino a valutare il mercato in cui essa opera per verificare le potenzialità di espansione. In questo modo siamo in grado di investire, ad esempio su una azione, avendo un rischio calcolato e riducendo al minimo le possibilità di affrontare una scelta sbagliata. Il rischio sistemico, a differenza di quello precedente, è per sua natura imponderabile: è la classica tegolata che all'improvviso ci colpisce in testa, come lo è stato il COVID19. Quindi a causa della sua imprevedibilità non possiamo fare altro che subirlo, ammenoché non ci si attrezzi per affrontarlo con metodo e disciplina. Per capire come e cosa possiamo fare dobbiamo affidarci al guru della finanza, Warren Buffet, la persona che è divenuta uno degli uomini più ricchi al mondo investendo nei mercati finanziari. La sua società Berkshire Hathaway è una holding di partecipazioni azionarie che al 2018 ha realizzato, nei suoi 53 anni di gestione Buffet, un rendimento medio annuo di oltre il 20% contro un andamento dello S&P500 del 9,9%. Una delle prime regole è quella di essere coraggiosi quando i mercati scendono e pavidi quando i mercati sono ai massimi: negli investimenti non ci si deve focalizzare sui prezzi ma sul valore delle società su cui vogliamo investire e di conseguenza verificare se i prezzi stanno sopravalutando o sottostimando tale valore. La Berkshire Hathaway ogni qualvolta che chiude un anno con risultati positivi decide di accantonare una parte di essi in liquidità. In questo modo si crea un costo implicito, un perdita non figurativa, dato dal mancato guadagno nel caso in cui i mercati continuassero a dare performance positive; ma tale costo viene ampiamente ripagato nel momento in cui assistiamo alla debacle delle borse, perché in questo caso Warrent Buffet ha una grande capacità monetaria per poter acquistare azioni di società di valore a prezzi stracciati. Ognuno di noi di noi con il proprio portafoglio, grande o piccolo che sia, può adottare questa semplice approccio strategico, ma è assolutamente importante darsi poche idee e seguirle in modo ferree evitando di cambiar opinione ad ogni sobbalzo delle borse. Per maggiori informazioni potete contattarmi al 3358135217  

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FONDO PENSIONE: UNO STRUMENTO ADATTO A TUTTE LE ETÀ E NON SOLO...

15.04.2020

Diciamoci la verità: noi italiani di fronte al problema previdenziale siamo improvvidi e il fondo pensione è forse lo strumento più bistrattato, ma soprattutto visto con sospetto dal popolo italico, che ancora ad oggi vede un tasso di partecipazione a tale strumento molto basso, specialmente nella popolazione più giovane, se rapportata alla media europea.   Eppure il secondo pilastro del nostro sistema previdenziale è fondamentale per garantirsi una vecchiaia finanziariamente più serena, senza il pericolo di sopravvivere alle proprie risorse economiche.   Se oggi un giovane, che inizia a lavorare, non si iscrive alla pensione integrativa, il suo assegno pensionistico sarà sicuramente inferiore, e non di poco, al 50% dell'ultima retribuzione; al contrario se si inizia un percorso di versamenti continui su un fondo pensione, magari facendo affluire inizialmente il TFR e poi via via che la retribuzione aumenta si aggiungono ulteriori versamenti, è logico pensare di arrivare a un reddito da pensione introno al 70-75% dell'ultimo reddito.   Ma perché siamo così restii ad aderire ad un fondo pensione? Forse per ignoranza? Non abbiamo contezza di quelli che sono i grandi vantaggi a cui rinunciamo.   Quando non conosciamo, non capiamo e quindi reputiamo lo strumento non adatto a noi.   È venuto il momento di fare chiarezza.   Aderire a un fondo pensione vuol dire avere a disposizione diversi vantaggi che molto spesso sono completamente sconosciuti dai potenziali sottoscrittori.   Il primo vantaggio è riservato ai lavoratori dipendenti che hanno la possibilità di destinare il trattamento di fine rapporto (TFR) maturando al fondo pensione, in questo modo contribuiscono alla creazione di un montante previdenziale senza dover incidere sullo stipendio e quindi sulla spesa corrente di ogni mese. Inoltre destinare il TFR alla previdenza complementare consente di beneficiare di una tassazione agevolata rispetto a quanto verrebbe applicato dall'azienda nel momento della liquidazione; infatti la tassazione in capo al fondo pensione è del 15%, tale percentuale diminuisce di uno 0,30 ogni anno dal 16mo anno di permanenza al fondo stesso, sino ad arrivare ad un minimo del 9% di tassazione.    Al contrario il TFR liquidato dal datore di lavoro è assoggettato a tassazione separata, ovvero l'aliquota applicata è pari alla media del tasso IRPEF pagato negli ultimi 5 anni, di conseguenza, essendo l'aliquota minima del 23%, avremo una tassazione che andrà dal 23% a salire contro una tassazione del fondo pensione dal 15% al 9%.   Oltre a questo gli strumenti previdenziali possono essere alimentati anche con versamenti volontari garantendo il beneficio fiscale di dedurre dall'imponibile IRPEF sino alla concorrenza massima di € 5.164,57, avendo di conseguenza un risparmio pari alla aliquota marginale, ovvero l'aliquota di tassazione più alta pagata.   In questo modo abbiamo un vantaggio di minor imposte pagate che ci consente di risparmiare da una somma di €1.187,85 sino a € 2.220, 76.   Ulteriore vantaggio fiscale è dato dall'assenza di bolli da pagare ed è esente da imposte patrimoniali; ma non solo, si beneficia di una tassazione agevolata sui rendimenti finanziari del 20% massimo, anziché il 26% pagato dai risparmiatori.   Enucleati i vantaggi fiscali per chi sottoscrive un fondo pensione è opportuno menzionare anche la possibilità di adesione su base collettiva, una speciale modalità, valida per i fondi pensione aperti, mediante la quale l'azienda con un accordo plurisoggettivo riconosce per i lavoratori il conferimento del TFR al fondo.   Nessun costo ma un grande beneficio: il lavoratore, in caso di interruzione del rapporto di lavoro per qualsiasi causa, ha la facoltà di ricevere la liquidazione dell'intera o parziale posizione maturata immediatamente dal fondo, senza attendere l'età della pensione.   Si tratta di un accordo tra datore di lavoro e il singolo dipendente con l'unico obiettivo di far convergere una scelta comune del lavoratore e della azienda nel fondo pensione, da ciò si evince che anche un solo lavoratore può aderire su base collettiva, con la possibilità di permettere, anche successivamente, di estendere il suo valore anche a futuri aderenti.   Inoltre l'accordo plurisoggettivo non limita, non modifica e non interviene su quanto pattuito dal contratto di lavoro applicato.   Infine l'accordo è efficace solamente per i lavoratori firmatari senza condizionare coloro che non vi partecipano dato che non prevede vincoli nei confronti di quest'ultimi.   Si ricorda comunque che è possibile richiedere anticipazioni su quanto accumulato sino al massimo del 70% del valore del fondo per l'acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé o i propri i figli e per altre cause, ma solo fino al 30% del valore del fondo, dopo 8 anni di permanenza. L'anticipazione per motivi di salute sino al 70% del valore è possibile richiederla in qualunque momento.   I Vantaggi non finisco qui, ve ne sono anche per le aziende.   Perché un datore di lavoro dovrebbe incentivare l'adesione a un fondo pensione dei propri dipendenti? Semplicemente perché la normativa prevede alcune agevolazioni per le aziende che possono dedurre dall'imponibile il 6% del monte TFR versato nei fondi pensioni, abbassando di conseguenza l'imponibile fiscale dell'azienda. Oltre a questo c'è un ulteriore risparmio pari allo 0,48% sul montante retributivo, riducendo in tal modo il costo del lavoro (0,20% fondo di garanzia e o,28% oneri impropri). Senza dimenticare che viene evitato il costo della rivalutazione del TFR conferito.   Il risparmio totale che consegue il datore di lavoro già dal primo anno sui TFR conferiti nei fondi pensioni è pari al 12%, un valore destinato a salire negli anni per via della mancata rivalutazione che obbligatoriamente l'azienda deve fare annualmente sul TFR che grava in bilancio.   Alla luce di quanto sopra si evince che i vantaggi ignorati da chi ha sempre respinto la sottoscrizione di fondo pensionistico sono molto elevati. Ma chi potrebbe usufruire di tali opportunità?   Praticamente chiunque e a qualunque età.   Per primo hanno vantaggi i lavoratori dipendenti, come già espresso se un giovane si sta affacciando per la prima volta nel mondo del lavoro, è opportuno aderire sin da subito a un fondo pensione per destinarvi il TFR che andrà a maturare. Ma è innegabile che anche chi ha già un'anzianità lavorativa, più o meno lunga, ha vantaggi ad aderire, perché si garantisce un tassazione migliore sul TFR e anche se non è detto che il datore di lavoro gli versi nel fondo anche il TFR pregresso, ciò non esclude che al momento della liquidazione dello stesso il lavoratore possa chiedere di farlo confluire all'interno del fondo.   Anche i liberi professionisti e gli imprenditori possono aderire ai fondi pensione, perché anche loro, come chiunque altro, hanno un problema di pensione non adeguata a mantenere il tenore di vita raggiunto. Ma non solo, se si tratta di amministratori di società di capitali è possibile conferire al fondo il Trattamento di fine Mandato (TFM) con le stesse modalità del TFR, attraverso l'accordo plurisoggettivo.   La stessa cosa può essere fatto con i soci amministratori delle società di persone, ma a condizione che il TFM sia previsto nell'atto costitutivo o in una sua modifica successiva.   Anche chi è già in pensione può aderire a un fondo pensione: non è un gioco di parole, ma una opportunità che la legge consente, a determinate condizioni.   La possibilità è data dalla stessa legge che regola i fondi pensione (Dl 252 del 2005), come la COVIP, la commissione di vigilanza del settore della previdenza integrativa ha ribadito (provvedimento del 24 gennaio 2008) che i titolari di pensioni di anzianità, che non hanno ancora raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia, possono aderire a un fondo pensione, purché lo facciano almeno un anno prima di compiere l’età pensionabile (per esempio 67 anni). Il pensionato che si trova in questa situazione può anche decidere autonomamente quando ricevere la prestazione pensionistica complementare.   Ma quali sono i vantaggi di un’adesione tardiva a un fondo pensione?   Innanzitutto la possibilità di ottenere la prestazione dopo un periodo di iscrizione limitato nel tempo (anche solo cinque anni), deducendo al contempo stesso, nel limite di 5.164,57 euro all’anno, i contributi versati al fondo, in sede di dichiarazione dei redditi.   In molti casi poi, al termine del periodo di contribuzione, l’entità dei versamenti effettuati è tale da consentire di incassare tutto quanto versato sotto forma di capitale. Secondo la legge, infatti, se la rendita pensionistica che si ottiene convertendo il 70% del capitale accumulato nel fondo risulta inferiore al 50% della pensione sociale, che attualmente è di € 459,83 mensili, è possibile riscuotere il capitale in un’unica soluzione.   Tutta la prestazione sarà dunque riscossa come capitale, mentre normalmente non si può superare il 50% della somma, anziché come rendita, fermi restando i benefici fiscali goduti.   Per maggiori informazioni mi potete contattare rispondendo direttamente a questo post o dalla mia pagina profilo   Grazie

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Vi racconto una storia

18.03.2020

Investire il nostro patrimonio correttamente impone darsi delle regole ben precise, senza le quali è quasi impossibile avere dei risultati soddisfacenti. La prima regola è la diversificazione, la modalità secondo cui un portafoglio viene suddiviso in diverse categorie di strumenti finanziari, come differenti tipologie di azionari e/o obbligazioni, con il fine di ridurre il rischio totale affrontato con i nostri investimenti. È un concetto fondamentale che sta alla base di chi, come me, svolge l'attività di consulente finanziario e ritorna alla ribalta in momenti come quello attuale dove i crac delle borse mondiali si fanno sentire molto forte. Ma come fa la diversificazione ad abbattere il rischio? Innanzi tutto è una questione di buon senso: il vecchio adagio recita che non è opportuno mettere tutte le uova nello stesso paniere, perché se quest'ultimo dovesse cadere si romperebbero tutte. Ma dietro alla diversificazione c'è una precisa spiegazione matematica, dimostrata negli anni cinquanta del secolo scorso dall'economista Harry Markowitz, che grazie ai suoi contributi pionieristici nell'ambito dell'economia finanziaria ha vinto il premio Nobel per l'economia nel 1990. Dagli studi condotti si è scoperto che due strumenti inseriti nello stesso portafoglio possono avere delle correlazioni diverse che vanno da -1 a +1; ovvero abbiamo strumenti correlati a -1 quando uno strumento finanziario sale e il secondo specularmente scende; al contrario abbiamo strumenti finanziari correlati perfettamente (+1) quando al salire di uno strumento il secondo replica la stesso movimento. Per fare una buona diversificazione occorre lavorare con strumenti finanziari che hanno correlazioni parzialmente positive o negative; in questo modo abbiamo la possibilità di abbassare il profilo di rischio del nostro portafoglio ma avere all'interno strumenti finanziari che singolarmente hanno un profilo più alto e conseguentemente anche opportunità di guadagni più alti nel periodo di orizzonte temporale prescelto. Questo è il beneficio della diversificazione di portafoglio, che sicuramente non protegge da ogni rischio, ma attuarla è la prima regola da seguire. La seconda regola fondamentale da seguire è darsi un orizzonte temporale che deve essere osservato pedissequamente. Il tempo è il nostro miglior alleato, in grado di mitigare tutte le tempeste finanziarie che possono abbattersi sui mercati. Approntare un buon investimento è come fare una bella torta, noi possiamo avere i migliori ingredienti e amalgamarli alla perfezione, però se non rispettiamo il tempo di cottura in forno non avremo mai un dolce commestibile. Purtroppo questo elemento fondamentale per i nostri investimenti viene completamente dimenticato da noi italiani nel momento in cui si verificano discese importanti degli indici di borsa, perché siamo più propensi ad agire sulla base delle emozioni piuttosto che farci guidare dalla razionalità. Ho voluto fare questo lungo preambolo per raccontare una breve storia. Ai primi di gennaio di quest'anno acquisisco un nuovo cliente con cui concordiamo un progetto di investimento che prevedeva un 40% sui mercati obbligazionari, il 20% investito sui mercati azionari, in particolare orientati sui megatrends e il restante 40% su un fondo di liquidità che sarebbe stato gradualmente girato sugli azionari nel corso dei 12 mesi successivi. Questa è un'impostazione che ha aumentato la sua efficacia ed efficienza nel momento in cui i mercati hanno iniziato a perdere in maniera consistente, perché avevamo la possibilità di acquistare maggiori quote investendo mensilmente la stessa cifra sulle azioni e mediando sempre più il prezzo al ribasso. In questo modo nel momento del recupero, che prima o poi arriva sempre dopo ogni crisi, avremmo ottenuto un risultato molto lusinghiero. Purtroppo il mal di pancia del cliente ha avuto il sopravvento, e dopo vari tentativi dal dissuaderlo da un errore madornale, lunedì scorso, 16 marzo 2020, ha deciso di girate tutto, obbligazionario e azionario, sul fondo di liquidità e aspettare, come lui mi ha riferito, il momento giusto per rientrare. Se esistesse una metodologia per individuare il punto giusto per entrare o uscire dal mercato e se lo conoscessi è assai probabile che non lo direi a nessuno e lo terrei per me e diventare estremamente ricco. Ma la realtà è che non esiste un sistema del genere ed è per questo motivo che si attuano le regole sopra citate, perché sono la strategie migliori per affrontare in maniera seria e professionale la gestione dei patrimoni dei nostri clienti. La razionalità deve essere sempre il driver che ci deve accompagnare nelle scelte di investimento e mai gettarsi nello sconforto che ci fa pronosticare sciagurate conseguenze dei mercati senza rimedi, perché alla fine non è mai stato così con le crisi passate e non lo sarà mai. Vi lascio con una piccola riflessione: lunedì scorso l'indice Down Jones ha perso quasi il 13% a 20188,59 punti, da quando è iniziata questa crisi la perdita è stata del 31,21%. Il giorno dopo, martedì 17 marzo, lo stesso indice è rimbalzato registrando + 5,2%. Ora non so quando questa crisi, dovuta al Coronavirus, terminerà, però so che i mercati si riprenderanno velocemente e se facessero una media del +5% al giorno in 7 giorni di borsa avremmo recuperato la perdita che oggi accusa. Alla luce di quanto detto vien naturale pensare che la terza fondamentale regola per un corretto investimento è sempre e comunque l'ottimismo, perché non si è mai visto un pessimista che abbia avuto successo. Per maggiori informazioni potete contattarmi al 3358135217

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*Francesco Danile ha ottenuto il nostro attestato "Top MoneyController Financial Educational Award" per la sua attività finalizzata all’educazione finanziaria rivolta ai lettori di MoneyController I trimestre 2020

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