Giovanni Donini

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Consultinvest Investimenti Sim S.p.a.
Milano, Monza Brianza
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Oltre a 10 anni
Laurea
59 anni
1414
06 settembre 2016
Top Financial Educational

Awards: I-2022 , anno 2021, anno 2020, anno 2019,

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Profilo professionale

IL PROFESSIONISTA SUPER PARTES
La scelta di un Professionista, esperto di risparmio e di investimenti, è importante quanto la scelta del proprio Medico.
E’ una scelta personale, che richiede di individuare il Professionista, in grado di offrire tutte le migliori soluzioni, del mercato nazionale e dei mercati internazionali, adeguate alle proprie esigenze.

LA DIFFERENZA SOL&FIN SIM
Le Banche, le Istituzioni Finanziari, le Compagnie internazionali ed il supporto di un Professionista Super Partes, sempre al servizio del Cliente.
La vastità e le offerte dei mercati finanziari hanno creato per l’Investitore, la necessità e la convenienza di disporre di una struttura, in grado di offrirgli un accesso unico al Mercato Globale.

SOL&FIN SIM S.p.A. lo consente, senza l’onere ed i costi di estese e complesse procedure.
Il “Sistema” SOL&FIN SIM è un “Sistema aperto puro”, dalla parte del Cliente, la cui offerta di soluzioni e prodotti, cresce con le innovazioni del mercato nazionale ed internazionale, così da offrire sempre al Cliente “il meglio selezionato e diversificato scientificamente, storicamente convalidato”.

NESSUN PRODOTTO DELLA CASA, MA SOLO E SOLTANTO, PRODOTTI DI TERZI (BANCHE, ISTITUZIONI FINANZIARIE E COMPAGNIE INTERNAZIONALI).
Gli Investitori effettuano le operazioni d’investimento, tramite bonifici e assegni bancari non trasferibili, intestati direttamente alle Banche, alle Istituzioni Finanziarie ed alle Compagnie emittenti i prodotti.
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Le mie principali competenze

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ULISSE E L’INVESTITORE

27.06.2022 / 44 / 0

Siamo entrati tecnicamente da tempo in una fase di mercato orso dove l’insieme di tante concause hanno generato una tempesta perfetta, tanto potente da manifestarsi con una sequenza plurima di cigni neri. La guerra in ucraina, l’inflazione crescente senza limiti, con il rischio di un rialzo dei tassi talmente violento da fare cadere il mondo in una pericolosa recessione, per non parlare poi della strozzatura delle catene di approvvigionamento o dei nuovi contagi in Cina con blocco delle catene produttive, sono tutti elementi sufficienti per fare saltare ogni schema di diversificazione fondato sulle correlazioni negative e tendente a ridurre il rischio per chi investe. Tutto nuovo sotto il sole, niente di già visto prima direbbero i più preparati. Infatti quando i mercati si muovono tutti nella stessa direzione la diversificazione tradizionale non ha più effetto sul controllo della volatilità. Questo il motivo per il quale quando oggi si osservano gli andamenti dei valori di portafoglio, il colore DOMINANTE è diventato il rosso, simbolo che rappresenta una lama che incide la carne dell’investitore, specialmente quella dei più curiosi di conoscere l’andamento del capitale. Non che non si debba controllare il proprio investimento, ma qualche volta il coraggio sta proprio nel non guardare i numeri, evitando così di compromettere lo spirito che anima l’investitore che agisce con metodo e rigore, nel rispetto dei propri obiettivi. Spesso penso che l’investitore si dovrebbe trasformare in quell’eroe dell’Odissea chiamato Ulisse che, spinto dall’inestinguibile curiosità che lo contraddistingueva, si fece legare all’albero della nave in modo da poter ascoltare la voce delle sirene senza però poi raggiungerle cadendo loro vittima. RESISTERE, MAI DESISTERE Tuttavia diventa difficile non essere curiosi di verificare come stanno andando le cose, specialmente quando ogni settimana si pubblicano o trasmettono informazioni negative, spesso costruite ad arte non per proteggere l’investitore ma piuttosto per indebolirne le “difese immunitarie”. C’è chi cerca di insegnare come evitare di commettere errori irrimediabili, come quello ad esempio di liquidare un investimento prima del tempo per paura, ma sono molto di più tutti quelli che cercano di distruggere chi vuole spiegare come funzionano i mercati e quali siano i tranelli in cui non cadere. Spesso vengono lanciate profezie sul futuro talmente negative che indurrebbero al pessimismo anche il più ottimista tra gli investitori, che poi se ne convince. La realtà è che ogni volta nessuno può prevedere cosa accadrà e soprattutto l’esatto momento in cui l’apocalisse scatenerà i suoi malefici effetti. Da consulente e da cliente di me stesso posso però dire che la cosa non mi getta nello sconforto ma mi fa anche sorridere, nonostante il momento non sia certamente dei migliori. Perché negare l’evidenza, la vita continua nonostante tutto e come è sempre stato, i mercati certamente torneranno a salire! INVESTIRE CON METODO NELLE INCERTEZZE DEL MERCATO Comunque da consulente di me stesso posso solo dire che ora che siamo in ballo bisogna ballare, possibilmente senza lasciarsi intimidire dalle sirene dei tanti gufi del mercato che parlano di una discesa ancora non risolta, ma pronta a riconfermare amplificandoli, i suoi segnali negativi. Ma noi, consci del fatto che conosciamo la storia, rimaniamo in fiduciosa attesa di una solida ripresa, pronti con i nostri portafogli ad approfittarne. Non sappiamo quando accadrà ma siamo sicuri che questo avverrà. Mai ci siamo affidati alle previsioni, perché il mondo della finanza non si basa che sull’incertezza, unico presupposto necessario da accettare quando ci si avvicina ai mercati. Ci solo soltanto incertezze più o meno accettabili, e queste dipendono dalle nostre preferenze, che sono le motivazioni per le quali un investitore sceglie ad esempio un tempo per investire più o meno lungo, oppure un rischio più o meno alto. Ma tutto questo richiede la consapevolezza di quello che si fa. Una volta accettato il compromesso che quando si investe le certezze diventano probabilità, si passa ad utilizzare la ragione e la scienza, usando metodi che nel passato sono riusciti in presenza di qualsiasi condizione di mercato, ad assicurare grandi risultati, cosi come già accade in altre attività umane. Bisogna così smettere di credere che investire sia frutto della casualità del momento o della fortuna. Un metodo è necessario e di questo fanno parte alcuni degli elementi di cui parliamo spesso: il tempo e la pazienza, il rigoroso rispetto delle regole che ci si impone quando si sceglie un determinato rischio, il tutto naturalmente nell’ambito delle proprie preferenze. I CORSI E RICORSI STORICI Spesso mi si accusa di essere ridondante o troppo lungo nei miei editoriali ma forse è uno tra i motivi per cui i miei clienti si fidano delle cose che dico, soprattutto vivono i ribassi non con l’angoscia che di solito ci colpisce quando si presta troppa attenzione ai giornali finanziari o seguendo servizi televisivi, investiti come tutti siamo da bad news. Sappiamo molto bene che per ogni accadimento che genera movimenti sul mercato, esogeno o endogeno che sia, è importante cercare di mantenere il più possibile inalterato il proprio piano di investimento strategico, perché è questo che ne determina il successo, non le correzioni tattiche. Ma anche di ciò abbiamo già parlato quindi, visto il caldo e il periodo di vacanza che si avvicina, volevo terminare l’editoriale con una lunga provocazione rivolta ai miei appassionati lettori. Dopo avere assistito al crollo degli ultimi mesi, magari senza avere avuto la forza di comprare al ribasso per mediare le perdite, oppure senza il coraggio di vendere qualcosa che ha perso per acquistare qualcosa che è andato ancora più giù, ma che ha un alto potenziale di recupero, vedendo che gli interventi delle banche centrati volti a controllare l’inflazione, stanno raggiungendo il proprio obiettivo, cosa pensate faccia il mercato? E ancora, qualora ad una tendenziale riduzione della politica di innalzamento dei tassi seguisse un ribasso degli stessi e ci fosse una tregua alla guerra in corso ovvero una dichiarazione che il Covid è stato definitivamente sconfitto, in tutti questi casi, come pensate possa essere ancora impiegata l’enorme liquidità depositata sui conti? Non pretendo che mi diate ora una risposta ma solo che pensiate alla domanda che sto per scrivere: è scritto nella storia dei mercati finanziari che dopo un forte ribasso questi tendono a ritornare ai massimi, perché stavolta dovrebbe essere diverso?

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Quale è il miglior investimento del momento?

22.02.2019 / 1038 / 10

La paura ad investire, nel medio lungo periodo ha un prezzo, ed è molto caro. Il Pic batte il Pac

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L’INEVITABILE CAMBIO DI PARADIGMA

20.06.2022 / 46 / 0

Proviamo insieme a fare un gioco: alzi la mano chi crede che il sistema economico cosi come lo conosciamo, sia ormai destinato ad una fine imminente. Ok, non molti ma qualcuno c’è. Adesso invece la alzino tutti coloro che credono che il mondo stia per essere sottoposto ad una così pesante trasformazione per cui tutte le certezze economiche, quelle che si credevano ormai consolidate, dovranno essere rimesse in discussione. Rimane nel gruppo qualche vero ottimista? C’è qualcuno che come me pensa che il mondo continuerà a progredire economicamente, così come ha fatto negli ultimi duemila anni di vita del genere umano? Naturalmente mi limito a questo periodo storico per non spingermi verso epoche ancora più remote, dove difficilmente potremmo trovare esempi convincenti di regresso economico dell’umanità.     LA TRANSIZIONE Dobbiamo ammetterlo però, siamo entrati con la pandemia e con la guerra ai confini dell’Europa, in un periodo di profonda transizione, un momento di passaggio dove molte delle variabili economiche sono messe in discussione. Questa trasformazione non solo era imprevedibile ma è stata accelerata al punto che non riusciamo nemmeno a percepire quanto questi cambiamenti siano rapidi, radicali e soprattutto duraturi. Pensiamo a quanto abbia influito sulla situazione attuale la globalizzazione, cominciata alla fine del secolo scorso, e continuata con i suoi effetti volti alla creazione di un unico mercato senza frontiere dentro il qual sono stati fatti circolare nello stesso tempo capitali, merci, servizi, informazioni, arte, cultura e molto altro ancora. Questo passaggio ha portato notevoli benefici al genere umano ma ha anche creato nuovi problemi, tra cui il sempre crescente divario tra paesi ricchi e poveri, terreno di conquista per le grandi multinazionali che, sfruttando la manodopera a basso costo delle zone più arretrate, hanno avuto come unico obiettivo quello di aumentare i profitti abbattendo appunto i costi di produzione. Cosa dire poi dello scellerato sfruttamento delle risorse ambientali, di cui siamo quasi tutti complici? Questo però non ha mai impedito la crescita economica del mondo e i mercati ne sono la rappresentazione più evidente: in pochi si sono ribellati al progresso, invocando una sua regressione.     DEGLOBALIZZAZIONE Dobbiamo però essere tutti consapevoli che anche in presenza del cambio di paradigma che porterà inevitabilmente al declino della globalizzazione, così come l’abbiamo conosciuta sino ad ora, il funzionamento dei mercati finanziari non cambierà e presto ritorneranno a correre, cosi come la storia ci ha insegnato. E non lo farà proprio perché i mercati sono sempre alla ricerca di nuove opportunità. Ormai è impossibile non riconoscerle ormai, a meno che non si voglia credere in una rivoluzione totale e definitiva che muti lo scenario economico e finanziario, traghettando l’umanità verso un improbabile mondo economico più equo o solidale, dove il profitto cessi di essere il parametro principale del loro funzionamento. Tuttavia bisogna essere coerenti senza nasconderci dietro quel dito che di solito gli viene puntato contro, perché usato impropriamente da molti come sinonimo di ingiustizia. Oggi però questa rivoluzione silenziosa è in verità già partita e si nasconde timidamente dietro l’acronimo ESG. L’investitore può già scegliere prodotti finanziari che investono secondo i fattori che sembrano diventare segni di una giusta nemesi contro il profitto considerato come segno di profonda ingiustizia, perché usati per generare vantaggi economici non solo per sé, ma anche e soprattutto per la collettività. Tramite le proprie preferenze ESG, si può decidere la destinazione degli investimenti oppure a quali business non si vuole affatto partecipare, diventando attori del business sottostante.   LA RESPONSABILITA’ DELL’INVESTITORE Ma il paradosso della crescita dei mercati sta proprio in questa trasformazione: oggi, a differenza di qualche anno fa, ciascun investitore può e deve fare la sua parte, pretendendo che il proprio capitale investito sia diretto verso qualcosa di ESG compliance, dove non è più solo il profitto l’obiettivo. I nuovi fattori dominanti sono quindi quelli ambientali, che considerano il modo in cui un'azienda produce, quelli sociali, che esaminano il modo in cui vengono gestiti i rapporti con i dipendenti, i fornitori, i clienti, compreso l’impatto che ha sulla comunità in cui opera. E ancora la governance, che mira ad una sana gestione aziendale, in particolare prestando attenzione alla retribuzione dei dirigenti, all’audit interno sui processi dell’attività produttiva, sui controlli che mirano a rispetto della mission aziendale, comprensiva quindi anche del rispetto del diritto di tutti gli azionisti. Questi sono fattori che in modo indiscusso riducono il rischio, aumentando i ricavi. Anche noi investitori siamo e facciamo parte del mercato: proprio per questo dobbiamo sentire il peso della responsabilità per quello che facciamo, accettandone le regole anche quando le cose non vanno come noi ci saremmo aspettati. Non è infatti solo questione del SE rimanere investiti ma anche e soprattutto del PERCHÈ oggi vale la pena farlo, nonostante i ribassi che da mesi ci stanno preoccupando. Sembra un paradosso ma cambiare il paradigma di come e perché investire dipende da noi, dalle nostre scelte e dai nostri comportamenti. Essere ESG significa appunto attuare una rivoluzione, uscendo dalla logica del profitto fine a sé stesso. Questo sarà lo stimolo propulsivo per il futuro prossimo, così come aveva sostenuto anni fa l’economista Muhammad Yunus, vincitore nel 2006 del Premio Nobel per la Pace: “Ho come la sensazione che l'economia basi le sue leggi su presupposti che ignorano gli esseri umani. Tratta gli uomini come macchine e nega gli elementi essenziali della natura umana. Considera gli imprenditori uomini come dalle capacità eccezionali e così ignora le potenzialità della gran massa dell'umanità. L'economia ama definirsi come una scienza sociale ma non lo è! Parla di lavoro e manodopera, non parla di uomini, donne e bambini quindi non può ignorare l'ambiente che pretende di analizzare!”.   CONCLUSIONI Questo è solo uno tra i tanti motivi per i quali dobbiamo pretendere di più dai nostri investimenti, senza scappare nel momento in cui le cose sembrano andare male, soprattutto quando la storia dei mercati e l’esperienza ci suggeriscono che i momenti di ribasso sono sempre e comunque splendide opportunità d’acquisto, questa volta anche per il bene dell’umanità.  

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