Giovanni Donini

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Consultinvest Investimenti Sim S.p.a.
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06 settembre 2016
Top Financial Educational

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Profilo professionale

IL PROFESSIONISTA SUPER PARTES
La scelta di un Professionista, esperto di risparmio e di investimenti, è importante quanto la scelta del proprio Medico.
E’ una scelta personale, che richiede di individuare il Professionista, in grado di offrire tutte le migliori soluzioni, del mercato nazionale e dei mercati internazionali, adeguate alle proprie esigenze.

LA DIFFERENZA SOL&FIN SIM
Le Banche, le Istituzioni Finanziari, le Compagnie internazionali ed il supporto di un Professionista Super Partes, sempre al servizio del Cliente.
La vastità e le offerte dei mercati finanziari hanno creato per l’Investitore, la necessità e la convenienza di disporre di una struttura, in grado di offrirgli un accesso unico al Mercato Globale.

SOL&FIN SIM S.p.A. lo consente, senza l’onere ed i costi di estese e complesse procedure.
Il “Sistema” SOL&FIN SIM è un “Sistema aperto puro”, dalla parte del Cliente, la cui offerta di soluzioni e prodotti, cresce con le innovazioni del mercato nazionale ed internazionale, così da offrire sempre al Cliente “il meglio selezionato e diversificato scientificamente, storicamente convalidato”.

NESSUN PRODOTTO DELLA CASA, MA SOLO E SOLTANTO, PRODOTTI DI TERZI (BANCHE, ISTITUZIONI FINANZIARIE E COMPAGNIE INTERNAZIONALI).
Gli Investitori effettuano le operazioni d’investimento, tramite bonifici e assegni bancari non trasferibili, intestati direttamente alle Banche, alle Istituzioni Finanziarie ed alle Compagnie emittenti i prodotti.
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Il pericolo di recessione negli ultimi 100 anni

27.09.2022 / 13 / 0

Dall’Enciclopedia Treccani prendo a prestito la definizione di recessione indicata come il “Periodo di tempo, non inferiore ai sei mesi, durante il quale l’attività economica si riduce, il livello del reddito reale scende, cala l’occupazione e aumenta la disoccupazione. È una fase del ciclo economico che termina con la successiva ripresa, cui segue un periodo più o meno lungo di tempo durante il quale vi è espansione economica, fino alla successiva recessione. E ancora “Se la recessione si aggrava e diventa permanente, si parla di stagnazione e nei casi più gravi di depressione, per intendere una situazione in cui la ripresa non arriva mai e quindi il reddito non torna a crescere ma resta ai livelli minori cui è sceso e anche l’occupazione non aumenta più e la disoccupazione resta elevata o continua ad aumentare”. Il costo per ridurre l’inflazione La recessione è lo spettro che oggi si aggira sul mercato e che punirà tutti coloro che ignorano, o non vogliono accettare il fatto, che nella storia i mercati finanziari crescono tra ribassi e rialzi poiché ciò fa parte della sua “natura”. Tutti coloro che si aspettano di guadagnare investendo senza incorrere in periodi di crisi, o sono folli oppure sono stati ingannati da chi ha parlato loro di investimenti senza rischi e perennemente in crescita. Fortunatamente per me tutti coloro che mi leggono sanno che investire è qualcosa che richiede tempo, pazienza, conoscenza, non da ultimo anche solidi e concreti obiettivi da realizzare. Naturalmente il rischio è di interrompere prima del tempo un investimento la cui durata non può che essere proporzionale al rischio assunto. Questi sono gli elementi che aiutano l’investitore nei momenti di crisi del mercato come quella che stiamo vivendo. Ormai abbiamo tutti preso consapevolezza che la Fed ha dichiarato l’inflazione come il pericolo più grande contro cui combattere, soprattutto in una economia globalizzata come l’attuale. E ciò va fatto anche a costo di innescare una recessione: l’obiettivo dichiarato dalla Fed è di riportarla intorno al 2% il prima possibile. Quanto dura una recessione A questo punto sono due le domande che l’investitore si deve porre per affrontare con sufficiente consapevolezza questa crisi. Come al solito però, sapendo che non si può prevedere il futuro, proviamo a trovare spunti per agire, partendo dall’osservazione del passato, traendo dall’insegnamento che la storia ci consegna le nostre motivazioni per continuare il nostro viaggio. La prima riguarda la durata delle recessioni nella storia; la seconda attiene invece agli impatti che hanno sul mercato. Utilizzerò come prima risposta e per semplicità espositiva, i dati relativi al mercato Usa, limitando l’analisi soltanto alla mediana e ai picchi raggiunti. Nel primo caso una tabella tratta dal Sole 24 Ore OnLine, contenuto nell’articolo“Quanto tempo occorre per sconfiggere l’inflazione?”, a firma di Vito Lops, ci indica che dal 1923 al 2023 la Fed è intervenuta ben 11 volte per raffreddare l’economia con un aumento dei tassi. Il tempo medio per ridurre l’inflazione con l’obiettivo dichiarato del 2%, è stato di 16,2 mesi. Gli estremi sono i 41 mesi del 1981, con una discesa dal 14,8% al 2,5%, contro i 5 necessari nel 2008 per una riduzione dal 5,6% al -2,6%. Lascerò per brevità espositiva che siano i lettori a scoprire i dati intermedi riportati nella tabella. Da ciò otteniamo la risposta che volevamo e anche qualcosa di più: dalle recessioni si esce sempre, soprattutto in tempi non particolarmente lunghi. L’impatto sul mercato La risposta sul quanto invece possa incidere sui listini azionari una recessione ci viene dalle due tabelle successive, che ci mostrano il volto del passato. Entrambe sono tratte dal blog INVESTIRE CON BUON SENSO. In un interessante post dal titolo “Le recessioni fanno bene alle borse”, Lorenzo Biagi ci aiuta nel nostro intento. Scopriamo così che in un periodo di quasi un secolo (1929 – 2020) una recessione può fare subire al mercato ribassi mediamente del 39% che possono durare sino 12,8 mesi, con punte estreme massime del -86%, registrata una sola volta durante il famoso crollo di Wall Street del 1929, con una durata di periodo pari a 25,7 mesi, e minime del -19,9%, come è accaduto in occasione dell’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nel 1990, con una durata flash di meno di 3 mesi, sempre che di recessione si possa parlare in questo caso. Da questi dati dobbiamo scorporare quanto accaduto nel 2020 in occasione della pandemia: si è registrata una discesa del -34% circa, risolta però in poco più di un mese, ma in assenza di una vera e propria recessione. Comunque rileviamo che in ogni caso la ripresa del mercato è SEMPRE e COMUNQUE ARRIVATA! Una seconda tabella stimola la nostra attenzione suggerendoci di non vendere nelle fasi di ribasso. Da inizio anno il mercato USA ha registrato una perdita di circa il 22% e siamo in attesa di una recessione annunciata per ridurre l’inflazione. I dati contenuti nell’analisi  ci insegnano che nel periodo 1948 – 2020, durante le fasi precedenti ad una recessione, il mercato è stato negativo nel 58% dei casi mentre si scende al 50% nel durante. Nei periodi successivi invece, il dato è confortante poiché ci rivela come solo nell’8% di casi il mercato sia stato negativo. In particolare ad un anno il passato ci insegna che non ci sono mai stati ribassi, ma solo rialzi. Conclusioni Per concludere, non possiamo dimenticare che ciò che è stato appena detto appartiene al passato  e dobbiamo arrenderci all’evidenza che ogni recessione ha avuto ed avrà il suo andamento, unico e diverso da tutti quelli che l’hanno preceduta. La verità su ciò che ci aspetta la scopriremo solo quando saremo usciti da questa fase ampiamente ribassista. Tuttavia, con un poco di fantasia e di visione ottimistica fondata sull’esperienza, proviamo solo per un istante ad immaginare il rammarico di chi, avendo ceduto alla tentazione di liquidare i propri investimenti, si ritroverà suo malgrado prima o poi a vivere la prevedibile fase di ripresa, incerta nel quando ma non nel se. L’alternativa sarebbe quella di accettare uno scenario distopico mondiale fatto di stagnazione e depressione globale. Vogliamo davvero credere che questo sarà il futuro che ci attende?

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Quale è il miglior investimento del momento?

22.02.2019 / 1142 / 10

La paura ad investire, nel medio lungo periodo ha un prezzo, ed è molto caro. Il Pic batte il Pac

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QUANTO DURERÀ ANCORA L’ATTUALE FASE DI RIBASSO?

19.09.2022 / 63 / 0

Capita sempre più spesso che chi investe soffra per lo stress causato dai ribassi, nel timore che questi continuino all’infinito. La mia esperienza mi ha insegnato che la pazienza è la migliore arma di difesa in momenti simili a quelli che stiamo vivendo. Tuttavia, ogni volta che un mercato scende, nonostante l’esperienza maturata, siamo comunque tutti preda dell’ansia di conoscere quanto potrà durare la discesa. I miei lettori più attenti sanno che io non ho la risposta. Posso solo limitarmi a ripetere che ad ogni ribasso segue sempre un rialzo, essendo ignoto il quando, non il se! L’ERRORE DI INVESTIRE CON “L’ANSIA DA PRESTAZIONE” Ammettiamolo però, lo stress è notevole ed aumenta ogni giorno che passa. Questo è il motivo per cui bisogna smettere di controllare GIORNALMENTE l’andamento del nostro capitale investito, perché altrimenti ci si potrebbe fare del male. L’ansia da prestazione, conseguenza di un controllo ossessivo, può minare alle fondamenta la fiducia e le convinzioni dell’investitore più resiliente! Se si sono scelti gli strumenti giusti, investendo in un mercato dotato di efficienza, con una giusta diversificazione e con un tempo coerente, scegliendo un rischio specifico sulla base delle proprie preferenze, diventerà impossibile perdere e il guadagno diventerà solo una questione di tempo. Ormai anche questo sappiamo, a meno che … non si decida di cedere alla paura, nell’erronea convinzione che il periodo a cui si era pensato inizialmente sia diventato improvvisamente troppo lungo e quel denaro sia ORA diventato assolutamente necessario. E questa scusa è la dichiarazione più evidente che il panico sta per sopraffare la nostra motivazione a resistere!   Prima di passare ai numeri, necessari per rispondere alla domanda da cui siamo partiti sulla lunghezza dei ribassi, volevo sommessamente ricordare che quando qualcuno decide di vendere, altri comprano. Bisognerebbe sforzarsi di risolvere questo delicato enigma se il folle sia chi compra e il furbo chi vende, ovvero sia vero il contrario. Mi rendo conto solo ora di quanto questa risposta possa essere ritenuta pleonastica ai più, dato che la storia ci conferma sempre che il furbo è chi paga poco qualcosa che qualcuno ha pagato molto e di cui si vuole disfare, pur non avendo affatto bisogno di quel denaro. Poi magari chi ha venduto ricomprerà quel bene quando i prezzi saranno ritornati almeno al livello iniziale, rendendo ricco chi era stato ritenuto folle per avere comprato al ribasso! LA LUNGHEZZA DEI RIBASSI NELLA STORIA Sono debitore di una risposta e per questo userò una tabella pubblicata il 10 settembre scorso sul blog di Charlie Bilello, Amministratore Delegato di Compound Capital Advisors. Nel post dal titolo How the Worst Market Timer in History Built a Fortune, pubblicato su compoundadvisors.com il 10 settembre scorso, Bilello ci racconta dell’esperienza di investimento di due fratelli gemelli con abitudini opposte, che avranno la sorpresa di avere due risultati diversi alla fine dello stesso periodo di investimento. A noi però qui non interessa parlare del racconto, del quale consiglio vivamente la lettura, quanto piuttosto prendere a prestito i dati per supportare il nostro discorso.   Come si può facilmente notare, dall’agosto 1956 sino al marzo 2020 abbiamo avuto sul mercato Usa, di conseguenza per proprietà transitiva anche su molti altri, periodi più o meno lunghi. Si va infatti dai 31 mesi del periodo marzo 2000 - ottobre 2002, a quello più corto e a noi più vicino, la cui durata è di un mese soltanto dal febbraio 2020 al marzo 2020. Lascerò quindi ai miei pazienti lettori il compito di osservare le altre date e i ribassi generati, sottolineando con forza che chi ha investito sui minimi è colui che è risuscito a cogliere al meglio l’opportunità che il mercato ha offerto. Certo è facile parlare affidandosi all’esperienza del senno del poi, ma chi ha vissuto quel periodo senza avere approfittato di quelle opportunità, certamente ricorda con profondo rammarico la scelta dettata dalla paura, di non avere investito! MA QUESTA VOLTA È  DIVERSO! Per concludere mi sia concessa una riflessione specificatamente rivolta a tutti coloro che, mentre leggono le mie parole, sentono una flebile ma decisa vocina che sussurra loro “questa volta è diverso!”. Ditemi, non è che per caso la sentite anche voi? Confesso che io stesso l’ho sentita, ma non era così flebile perché talvolta era urlata da qualche cliente nel corso della mia trentennale carriera. Volete sapere quante volte? Provo a riflettere sulla mia esperienza mentre guardo la tabella sopra riportata e rispondo: l’ho sentita nel luglio del 1990 e in quello del 1998, per poi ripetersi nel marzo 2000 e nell’ottobre del 2007. Per venire a periodi a noi più recenti l’ho sentita nel settembre 2018 e nel febbraio 2020. Io c’ero nelle date indicate dalla tabella e anche in molte altre occasioni. Sono sicuro che anche molti di voi ricordano molto bene quei momenti in cui la paura tentava di prendere possesso delle nostre emozioni.   UNA PROVOCAZIONE Oggi questa voce IO la sento ancora forte e chiara, e chissà se davvero questa volta sarà diverso. Tuttavia volevo lasciarvi con una domanda: e se non fosse diverso, siete disposti a rischiare di perdere una così ghiotta occasione, l’ennesima offerta per comprare ai minimi, per poterne coglierne i frutti in un momento che potrebbe non essere troppo lontano nel tempo? I numeri per rispondere alla domanda iniziale sono stati dati. Tuttavia la scelta del comportamento che consegue alla mia provocazione spetta invece a ciascuno dei miei lettori!

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