Giovanni Donini

Consulente finanziario

III° 2020
II° 2020
I° 2020
2019
Sol&fin Sim S.p.a.
Milano, Monza Brianza
-
Oltre a 10 anni
Laurea
57 anni
862
06 settembre 2016
III° 2020
II° 2020
I° 2020
2019

Profilo professionale

IL PROFESSIONISTA SUPER PARTES
La scelta di un Professionista, esperto di risparmio e di investimenti, è importante quanto la scelta del proprio Medico.
E’ una scelta personale, che richiede di individuare il Professionista, in grado di offrire tutte le migliori soluzioni, del mercato nazionale e dei mercati internazionali, adeguate alle proprie esigenze.

LA DIFFERENZA SOL&FIN SIM
Le Banche, le Istituzioni Finanziari, le Compagnie internazionali ed il supporto di un Professionista Super Partes, sempre al servizio del Cliente.
La vastità e le offerte dei mercati finanziari hanno creato per l’Investitore, la necessità e la convenienza di disporre di una struttura, in grado di offrirgli un accesso unico al Mercato Globale.

SOL&FIN SIM S.p.A. lo consente, senza l’onere ed i costi di estese e complesse procedure.
Il “Sistema” SOL&FIN SIM è un “Sistema aperto puro”, dalla parte del Cliente, la cui offerta di soluzioni e prodotti, cresce con le innovazioni del mercato nazionale ed internazionale, così da offrire sempre al Cliente “il meglio selezionato e diversificato scientificamente, storicamente convalidato”.

NESSUN PRODOTTO DELLA CASA, MA SOLO E SOLTANTO, PRODOTTI DI TERZI (BANCHE, ISTITUZIONI FINANZIARIE E COMPAGNIE INTERNAZIONALI).
Gli Investitori effettuano le operazioni d’investimento, tramite bonifici e assegni bancari non trasferibili, intestati direttamente alle Banche, alle Istituzioni Finanziarie ed alle Compagnie emittenti i prodotti.
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Le mie principali competenze

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Le mie ultime attività

AVVISO AI SIGNORI INVESTITORI CULTORI DEL “FAI DA TE”

27.11.2020 / 80 Visualizzazioni

Quando ho cominciato la mia attività professionale quasi 30 anni fa, una delle più grandi difficoltà di noi consulenti era quella di reperire dati finanziari attendibili, che ci consentissero di fare valutazioni obiettive sull'andamento dei mercati. Oggi invece siamo in una diversa condizione perché abbiamo a disposizione una tale quantità di dati, che il vero problema è la difficoltà di selezionare le fonti più affidabili e attendibili. Per questo motivo volevo dare alcuni spunti di riflessione soprattutto ai seguaci del “faccio da me perché mi fido di più”, che ricercano dati per confermare le loro convinzioni. Vorrei innanzitutto segnalare che, a causa della situazione pandemica, gli attuali rendimenti su obbligazioni governative rimarranno ancora per lungo tempo invariati e cioè inesorabilmente tendenti ad un tasso zero o negativo. Sappiamo infatti che solo 1/3 di tutte quelle disponibili hanno un rendimento con segno positivo superiore allo zero. In questo fine settimane tra i tassi governativi positivi segnalo quelli americani a 5, 10 e 30 anni (0,38%, 0,85% e 1,57%) e quelli italiani (0,07%, 0,65% e 1,50%). Qualche segno meno si ha su quelli di altri Stati europei quali Germania  (-0,75%, -0,57% e -0,18%) e Francia (-0,66%, -0,34% e 0,32), tanto per citarne qualcuno. Anche per la BoJ in Giappone, che ha lanciato per prima molti anni fa la politica del tasso zero, non ci sono significative differenze sui rendimenti delle durate indicate (-0,12%, 0,01% e 0,63%). Pare quindi non esserci grande valore nell’investimento sui governativi, se non andando nella parte più lunga della curva, dove si riesce a spuntare qualche decimale in più, in presenza di una volatilità ben più alta. Per quanto attiene i bond corporate invece, si possono trovare tassi di poco superiori, con flussi cedolari variabili in funzione della solvibilità del debitore. Per gli amanti del rischio obbligazionario invece, la pandemia ha generato ritorni interessanti tra i titoli High Yield, con rendimenti che in taluni casi possono raggiungere e superare anche il 9%. Segnalo però che anche qui esistono limiti dovuti al taglio minimo che raramente oscilla tra i 1.000 e 10.000 euro, sempre più spesso orientato a quantità minime intorno ai 50.000 - 100.000 euro, se non addirittura superiori. Ed è proprio su queste obbligazioni che bisogna sempre ponderare molto bene il trade off rischio-rendimento, senza mai dimenticare che qui una ampia diversificazione deve sempre essere preferita alla concentrazione su titoli più remunerativi, anche a costo della rinuncia a porzioni di rendimento. Tutto questo però ha delle conseguenze, poiché il tasso di default per le Società meno solvibili che hanno emesso debito aumenterà. Alcune sono inesorabilmente destinate a scomparire non appena il sostegno delle banche centrali verrà meno. Da una recente ricerca di Bloomberg sull'indice americano Russell 3000 emerge che oltre 527 Società tra quelle a più alta capitalizzazione, cioè il 20% di esse, non sono state in grado nel 2020 di guadagnare abbastanza per ripagare gli interessi sul proprio debito, così come non saranno in grado di rimborsare nemmeno il capitale a debito (es. Boeing, Delta Airlines, ExxonMobil, Macy’s e Carnival Corp.). La pandemia ha aggravato questa situazione, aggiungendone altre alle 378 che erano già in queste condizioni a fine 2019. Per quanto riguarda l’Europa uno studio effettuato da Generali Investments rivela invece che il tasso di default previsto si assesterà qui invece ad un livello più basso, non superiore al 5-6% entro prossimi 12 mesi, proprio in virtù del sostegno della BCE, che certamente dovrà continuare per un periodo di tempo superiore a quello dichiarato dalla Fed. Certamente, sino a che continuerà l'impegno delle banche centrali sui mercati, si assisterà ad un aumento generalizzato del debito, che qualcuno prima o poi oi qualcuno dovrà ripagare. Sia significativo a questo riguardo il solo dato americano del debito societario che ammonta ormai alla straordinaria cifra di oltre 1,4 trilioni di dollari. E questa situazione di indebitamento, supportato ma condizionato al tempo che non sarà infinito, creerà certamente ostacoli alla crescita lineare dei mercati, aumentando la volatilità. Qualche eccezione ci sarà ed alcune delle realtà che oggi sono vicine al default si salveranno, magari aiutate dalla scoperta dei vaccini. Parte degli effetti che si produrranno li abbiamo già vissuti parzialmente all'annuncio del primo vaccino: innalzamento delle quotazioni di società farmaceutiche e di quelle di aziende legate ai trasporti, al turismo e alla ristorazione. Per questo motivo ritengo doveroso segnalare che sarà anche con il contributo del risparmio gestito, con i suoi ricercati processi di investimento, che sfruttando anche l’inarrestabile interesse per le tematiche ESG, riuscirà a garantire i necessari controlli sulle Società più in difficoltà, abbandonando quelle ormai non più in grado di sopravvivere, incrementando invece gli investimenti su quelle il cui progresso sarà inevitabile dopo questa pandemia (es. transizione energetica, ricerca scientifica e tecnologica, la protezione informatica e la gestione dei Big Data, salute e telemedicina, domotica e robotica, ecc.). Oggi insomma, il portafoglio deve essere curato con maggiore attenzione e impegno, non solo per non perdere tutte le occasioni generate dalla crescita dei macro trend accelerati dalla scoperta del vaccino, ma soprattutto per non rimanere ancorati a vecchi concetti di investimento ormai destinati ad un veloce e inesorabile declino. Tra questi deve essere incluso anche il “fai da te”.   

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Quale è il miglior investimento del momento?

22.02.2019 / 669 Ascoltatori

La paura ad investire, nel medio lungo periodo ha un prezzo, ed è molto caro. Il Pic batte il Pac

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IL VERO RISCHIO È “FARE DA SOLI”

20.11.2020 / 85 Visualizzazioni

Mi piace cominciare questo editoriale partendo da una domanda che mi è stata rivolta in settimana mentre aspettavo di essere sottoposto ad un controllo medico. Nel dialogare con un altro paziente che attendeva con me, venuto a conoscenza della mia professione, mi ha rivolto una interessantissima domanda: “lei che se ne intende, mi può suggerire un metodo semplice per costruire un portafoglio che possa reggere l'impatto del mercato in ogni condizione, possibilmente senza necessariamente l'ausilio di esperti del settore?”. La domanda nasceva da una serie di brutte esperienze vissute con alcuni consulenti finanziari, dei quali voleva disfarsi il prima possibile. Ho così pensato di coinvolgerlo in una serie di riflessioni sulla cattiva abitudine degli italiani consigliandogli poi in modo provocatorio, di seguire un metodo che prende il nome di “investimento perfetto”. Per quanto attiene la prima parte della risposta, ho evocato la capacità di noi italiani nel fare da soli perché condizionati troppo dagli eventi negativi vissuti anche recenti, senza dimenticare però che non sono i mercati che sbagliano ma il modo con cui si approcciano. Sono infatti le persone che commettono errori non gli strumenti finanziari. Purtroppo nel tempo siamo stati abituati ad ogni tipo di proposta finanziaria che mira a parlare dello strumento e mai del bisogno che deve soddisfare. Soprattutto oggi per la cura dei propri investimenti serve un professionista, perché farlo è diventato molto complicato. Non molti anni fa acquistare un titolo di Stato con alti rendimenti e bassissimi rischi era facile. Oggi non è più così, dato che siamo circondati da tassi negativi o nulli, ecco perché trovare valore sul mercato è diventato molto più complicato. Conseguenza di ciò è l’abitudine ormai consolidata di tenere troppo denaro liquido sul conto. Si tende in generale ad allontanare il problema di come investire, usando la scusa della volontà di farlo non appena la situazione contingente sarà in via di miglioramento. Meglio quindi tenere il denaro liquido sul conto anche in attesa di quel “non si sa mai”, che però non è certo che arrivi. Fortunatamente però ogni tanto qualche moto di preoccupazione risveglia le coscienze sugli investimenti: alzi la mano chi oggi non ha paura di una mossa a sorpresa del nostro Governo che possa mettere le mani sulle ricchezze mobiliari o immobiliari degli italiani? Diciamo la verità, chi non si è informato nelle scorse settimane circa possibili manovre governative che hanno risvegliato i vecchi fantasmi di una patrimoniale sui conti correnti? In verità il problema della liquidità è (quasi) sempre una questione di fiducia verso qualcuno o di diffidenza verso qualcosa: non sarà certo una pandemia a risolverlo.   Nella seconda parte della risposta ho quindi suggerito al mio cortese compagno di sala d’aspetto di leggere un libro pubblicato nel 1999, opera dell’analista finanziario Harry Edson Browne, dal titolo Fail-Safe Investing (Investimento a prova di errore: sicurezza finanziaria permanente in 30 minuti). Il testo è tuttora in vendita su Amazon e nella descrizione possiamo leggere: “Non devi diventare un genio degli investimenti per proteggere i tuoi risparmi. Trasformando la saggezza della sua esperienza trentennale in lezioni che possono essere applicate in trenta minuti, Harry Browne ti mostra ciò che devi sapere per rendere i tuoi risparmi e investimenti sicuri e redditizi, indipendentemente da ciò che fanno l'economia e i mercati degli investimenti”. Su questa citazione l'animo del mio curioso interlocutore si è ripreso nella certezza di avere trovato l'appiglio per risolvere facilmente il suo annoso problema di ridurre i costi della consulenza, facendo tutto da solo, evitando così di chiedere consigli alle persone sbagliate! L’investimento perfetto di cui stiamo parlando è realizzabile con alcuni semplici passaggi: diversificare il capitale acquistando il 25% in azioni del mercato americano, il 25% in oro, il 25% in obbligazioni USA di lungo termine e il 25% restante in obbligazioni di breve termine sempre sul mercato americano. Il tutto con l'accortezza di bilanciare annualmente il portafoglio riportandolo nella proporzione iniziale, indipendentemente dalle condizioni di mercato. Ora ditemi, siete curiosi anche voi di sapere se il metodo funziona? La risposta è ampiamente positiva poiché la strategia funziona davvero molto bene. Chi ad esempio avesse scelto questa diversificazione nel marzo del 2008, alla soglia della grande crisi finanziaria, cadendo all'inizio del suo viaggio di investimento nel baratro del crollo di mercato (dal marzo all'ottobre 2008) avrebbe realizzato una performance negativa di portafoglio soltanto del -13,38%, che sarebbe stata del -24,63%, senza il bilanciamento richiesto, a fronte però di un mercato azionario che era crollato del 50%. Ci sono però voluti ulteriori 11 mesi affinché le quotazioni ritornassero ai valori del pre drawdown.A conferma della bontà di questa metodica sul sito troviamo anche un interessante studio che ci conforta anche per periodi più ampi (1978 – 2018) dove il rendimento annuo composto è stato in quel periodo dell’8,58% (4,89% al netto dell’inflazione).    Ma io sono un provocatore: se il metodo è così da perfetto da mettere in crisi l'attività di consulenza, suggerirei a chi ne volesse intraprendere la strada di farlo solo dopo avere risposto ad alcune domande, in modo da avere consapevolezza che questa metodica È SOLO UNA SEMPLICE SCORCIATOIA. Per formularle nel modo giusto userò la similitudine con l'attività del medico, nella cui veste dovrà mettersi l’investitore fai da te:  1. Come formulare la diagnosi? (quali esigenze risolve il portafoglio perfetto, è rispettoso delle attuali preferenze, dei tempi necessari, del grado di sopportabilità personale ed oggettivo del rischio scelto); 2. Come somministrarsi da soli la terapia? (quali prodotti acquisterà tra i tanti disponibili, con quale diversificazione, con quali pesi e con quale tempo); 3. Come controllare l'effetto dei farmaci e con quali criteri (come controllare e quando ri-bilanciare eventualmente l’asset); 4. Come comportarsi in caso di effetti collaterali? (se la crisi durasse troppo reggerà il ribasso, cosa modificherà in caso di rialzo)? 5. Chi gli suggerirà nel futuro nuovi farmaci per una più efficace somministrazione della terapia, per una migliore e più veloce guarigione? (ad esempio come impatterà ad esempio il portafoglio non ESG sui nuovi trend di crescita in previsione di una necessaria rotazione settoriale nel tempo).    Insomma per concludere, crediamo davvero che il semplice metodo del "FAI DA TE", ancorché dotato di infallibilità come quello che ho appena descritto, possa sopperire ai tanti fattori necessari per svolgere l'attività di consulenza finanziaria (competenza, cultura, esperienza, conoscenza dei prodotti e delle strategie di investimento, ecc.), tra l'altro riservata per legge agli iscritti di un albo professionale a cui si accede tramite un esame non così facile?  

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