Giovanni Donini

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Consultinvest Investimenti Sim S.p.a.
Milano, Monza Brianza
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Oltre a 10 anni
Laurea
58 anni
1199
06 settembre 2016
Top Financial Educational

Awards: I-II-III 2021, anno 2020, anno 2019,

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Profilo professionale

IL PROFESSIONISTA SUPER PARTES
La scelta di un Professionista, esperto di risparmio e di investimenti, è importante quanto la scelta del proprio Medico.
E’ una scelta personale, che richiede di individuare il Professionista, in grado di offrire tutte le migliori soluzioni, del mercato nazionale e dei mercati internazionali, adeguate alle proprie esigenze.

LA DIFFERENZA SOL&FIN SIM
Le Banche, le Istituzioni Finanziari, le Compagnie internazionali ed il supporto di un Professionista Super Partes, sempre al servizio del Cliente.
La vastità e le offerte dei mercati finanziari hanno creato per l’Investitore, la necessità e la convenienza di disporre di una struttura, in grado di offrirgli un accesso unico al Mercato Globale.

SOL&FIN SIM S.p.A. lo consente, senza l’onere ed i costi di estese e complesse procedure.
Il “Sistema” SOL&FIN SIM è un “Sistema aperto puro”, dalla parte del Cliente, la cui offerta di soluzioni e prodotti, cresce con le innovazioni del mercato nazionale ed internazionale, così da offrire sempre al Cliente “il meglio selezionato e diversificato scientificamente, storicamente convalidato”.

NESSUN PRODOTTO DELLA CASA, MA SOLO E SOLTANTO, PRODOTTI DI TERZI (BANCHE, ISTITUZIONI FINANZIARIE E COMPAGNIE INTERNAZIONALI).
Gli Investitori effettuano le operazioni d’investimento, tramite bonifici e assegni bancari non trasferibili, intestati direttamente alle Banche, alle Istituzioni Finanziarie ed alle Compagnie emittenti i prodotti.
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IL MOMENTO GIUSTO PER INVESTIRE

15.10.2021 / 71 / 0

In settimana un potenziale cliente mi ha chiesto quali potessero essere i pericoli di investire, soprattutto in un momento in cui la situazione dei mercati mondiali non sembra essere più così favorevole. In realtà se ne parla da tempo di questa impennata inflattiva, del pericolo del tapering, della immensa liquidità depositata sui conti correnti sottratta all’economia reale, destinata forse ad aumentare in modo spaventoso, nel caso di imprevedibili ulteriori violenti ribassi. Non da ultimo citerò il caso Evergrande che ha innescato il timore di un’altra Lehman Brothers. Di occasioni per essere preoccupati nell’immediato ce ne sono tante a volerle cercare. Tuttavia non lasciamoci catturare dallo sconforto che eventi finanziari catastrofici possano abbattersi su di noi, scatenando cosi scenari distopici. Senza predire il futuro, possiamo a ragione ritenere che il momento attuale sarà certamente diverso da quelli più lontani che ci aspettano, dove i mercati saranno prevedibilmente in un punto molto più alto di quello attuale.   Un esempio mi aiuterà a chiarire quello che intendo dire. Negli anni 70 il mondo sembrava sull’orlo di una grandissima crisi e forse lo era davvero, molto più di oggi. L’Italia non se la passava molto bene, i dati lo raccontano. Eppure oggi ci lamentiamo ancora della nostra situazione. E voi che mi leggete, come vi immaginate tra 5, 10 o 15anni? Più ricchi o più poveri di oggi? Pensate davvero che l’economia possa peggiorare nel tempo? Forse tutto cambierà ancora, come lo è stato con la pandemia, ma cambiare non è necessariamente peggiorare! La storia ci ha insegnato che il progresso aumenta il benessere e, anche se la povertà è ancora alta, non c’è mai stato un periodo simile a questo, con una povertà diffusa così bassa e una ricchezza media così alta. I dati finanziari ci aiutano a comprendere che i mercati non finiranno mai di crescere, aiutando così i nostri investimenti. Ormai questo lo sappiamo, cerchiamo di non dimenticarlo. Ritornando a dove eravamo partiti, confesso di essermi soffermato con il mio futuro cliente in particolare sul mercato cinese, che lui riteneva oggi molto rischioso. Gli ho rivelato che se quel mercato avesse per ipotesi perso ieri il 10%, sarebbe comunque da comprare, non certo da vendere. Quando i mercati scendono, se si può bisogna comprare e se non lo si fa, si commette un grave errore. Quando si acquista un bene, per noi necessario o desiderato, il nostro sorriso può rivelare al mondo di averlo fatto magari ad un prezzo scontato, facendoci felici per il grande affare fatto. Perché non dovrebbe essere lo stesso in finanza? Siamo consapevoli che se i prezzi scendono al di sotto del nostro prezzo di acquisto, potremmo credere di avere perso l’occasione della vita. In realtà, in campo finanziario così non è: un buon affare fatto, comprando con uno sconto del 10%, non compromette un affare ancora migliore se quel prezzo scende ancora di un altro 10%, proprio perché sappiamo che nel tempo i prezzi risalgono sempre. Abbassare quindi il costo medio è qualcosa di auspicabile che può solo farci del bene, proprio perché i mercati non salgono sempre in modo continuo ma discontinuo, con inclinazioni sempre diverse. Ma sappiamo che cambiano i rendimenti, ma non le gratificazioni per avere scelto di investire sull’economia reale acquistando azioni. L’andamento in rosso dell’indice azionario MSCI World dal gennaio 1999 all’ottobre 2021, dimostra quanto affermato poco sopra. Come si può osservare, pur in presenza di momenti di forte ribasso, il mercato nel tempo si è sempre ripreso, superando ampiamente i precedenti punti di minimo. Immaginiamo invece di avere comprato sui massimi e di avere rafforzato l’acquisto, comprando ancora sui minimi. Si può forse dire che tutta la performance sia stata frutto della fortuna di essere entrati al momento giusto? Di quanto avrebbe potuto incrementarsi il guadagno comprando nei momenti di massima paura? Comprare al rialzo è facile, provate a farlo quando il vostro investimento è sceso del 50%, come accaduto nel periodo 2007- 2009!   In un precedente post ho già fatto una provocazione che voglio ripetere. Coprite il grafico dell’indice MSCI World con un foglio bianco e lentamente scopritelo da sinistra verso destra. Ora ditemi se voi nei periodi cosiddetti di stress finanziario, avreste comprato o venduto. E non barate sulla risposta, perché da qui al futuro non abbiamo che l’insegnamento della storia a confortarci e a supportarci, rivelandoci quello che è stato, non quello che sarà. Quanti tra voi avrebbero comprato nei punti di minimo? Quanti avrebbero invece venduto giurando di non investire mai più? Certo ora è facile dire che cosa avreste fatto, soprattutto in virtù della scelta razionale fondata sul senno del poi. Io che c’ero vi assicuro che è stato sempre difficile convincere i clienti a non liquidare posizioni nel momento sbagliato, motivandoli invece ad incrementare la quota investita. E quando lo facevo non mi chiedevo se fosse stato raggiunto il famoso limite inferiore che rappresentava il miglior punto per investire. Lo facevo perché sapevo che tutto sarebbe cambiato e tornato a quella situazione di normalità che si chiama crescita. Per questo, devo confessarvi che ho imparato molto più dai ribassi che dai rialzi, perché i maggiori guadagni si realizzano quando tutto scende e non viceversa. Chi mi legge sa quanto io sia affezionato alla storia, la cui analisi non amplifica affatto le mie capacità di prevedere il futuro. Questa invece mi aiuta a non commettere errori imperdonabili, soprattutto verso chi si avvale del mio lavoro per raggiungere nel tempo i suoi obiettivi di investitore.      

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Quale è il miglior investimento del momento?

22.02.2019 / 939 / 9

La paura ad investire, nel medio lungo periodo ha un prezzo, ed è molto caro. Il Pic batte il Pac

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IL RITORNO DELL’INFLAZIONE TRA INVESTIMENTI E SPECULAZIONE

07.10.2021 / 69 / 0

Ci stavamo preoccupando per nulla quando negli ultimi anni ci preoccupavamo per la scomparsa dell’inflazione. Ora è finalmente tornata per dare il suo valido contributo alla crescita del Pil mondiale e per riportare l’economia alla normalità mediante l’accelerazione del tapering. Parliamo qui di quella manovra di cui tanto si sente parlare, che tende a ridurre e azzerare l’azione delle banche centrali nell’acquisto generalizzato obbligazioni, che mira a supportare l’economia nei momenti di crisi. Questa situazione inflattiva disegna Il nuovo paradigma, che prevede futuri scenari con possibili ribassi anche delle azioni, con un rialzo sempre più deciso del ritorno dei titoli obbligazionari di nuova emissione. Le conseguenze non saranno indolori, soprattutto per i tanti appassionati dei mercati obbligazionari. Questo perché un loro rialzo procura una discesa automatica della quotazione dei titoli emessi. Quello che stiamo vivendo oggi è proprio l’anticipazione di scenari futuri, dato che le aspettative degli investitori sul mercato sono fattori determinanti per la determinazione del prezzo attuale. Quando c’è un’inversione dei tassi verso l’alto, le obbligazioni a cedola fissa, specialmente quelle a più lunga scadenza, diventano una sorta di prigione per chi le detiene in portafoglio. Infatti il loro corso scende maggiormente rispetto a quelle di durata più corta, diventando pressoché invendibili se non con sacrifici in conto capitale. Diverso destino invece per le obbligazioni a tasso variabile, le quali subiscono oscillazione più limitate grazie alle cedole che si adeguano al rialzo. Grande festa invece per tutti i possessori di obbligazioni indicizzate all’inflazione, che regalano rendimenti in linea con la sua crescita. Da ciò risulta evidente come oggi, guardando al prossimo futuro, sia più opportuno mantenere in portafoglio obbligazioni a tasso fisso con scadenze corte oppure a tasso variabile. Per chi volesse avvicinarsi a quelle indicizzate all’inflazione, consiglio di fare una attenta valutazione del loro corso prima dell’acquisto. La conseguenza del movimento dei tassi non lascerà indenne nemmeno il mercato azionario, ma con effetti diversi, data la sua diversa natura e funzione. Tutti noi sappiamo infatti che il ritorno azionario nel lungo periodo è sempre positivo. Per il mercato USA, considerato il più evoluto, il ritorno è stato negli ultimi 100 anni mediamente del 7,5% annuo. L’indice MSCI World, che ci restituisce una media basata su diversi paesi evoluti, ci restituisce un significativo 4,78%, calcolato sugli ultimi 20 anni (fonte Quantalys). Naturalmente non vogliamo nascondere che a volte si possono registrare momenti di forti ribassi, come quelli del periodo 2000-2003 che hanno toccato livelli vicini al – 20% o, ancora peggio, nel periodo 2007-2009, con ribassi sino al -50%. Tuttavia mi piace sempre controbattere agli amici gufi dei mercati, che i momenti di ribasso sono infinitamente più rari dei rialzi. La cosa affascinante è che nella storia i recuperi ci sono sempre stati e le perdite più consistenti, sono state realizzate solo da coloro che si sono lasciati prendere dalla paura, liquidando il proprio capitale nel momento (SBAGLIATO PER VENDERE) di massimo ribasso. Chi invece ha avuto pazienza e la forza di non cedere alla paura, ha SEMPRE RECUPERATO, quindi ha anche GUADAGNATO. La pazienza e la resilienza hanno sempre determinato lo spartiacque tra chi vince e chi perde sui mercati. Ecco perché è consigliato, a chi non ha le doti descritte, di stare sempre lontano da investimenti che possono per lui, e solo per lui, costituire un azzardo. La MIFD 2 quando è impiegata nel giusto modo, consente di impedire che investitori non idonei, per condizione oggettiva o soggettiva, si avvicinino al mercato del rischio, che non è solo quello azionario, come erroneamente si tende a credere. Ritorniamo ora all’inflazione e poniamoci la domanda delle domande per concludere il nostro discorso: cosa fare oggi della liquidità accumulata sui conti correnti, in presenza di una inflazione italiana che oggi è del 3%? Naturalmente tutti noi siamo sempre alla ricerca di certezze che però nell’esperienza umana sono spesso chimere. Ecco perché si parla di rischio e probabilità, soprattutto in finanza. Una certezza però esiste: chi non ha il coraggio di investire seguendo le indicazioni di cui abbiamo parlato nei post precedenti, vedrà materializzarsi la perdita del 3% in valore nominale sul capitale tenuto sul conto, perdita che andrà sommata a quella realizzata negli anni passati, ancorché l’inflazione sia stata bassa. Per tutti gli scettici che non credono all’inflazione consiglio di leggere l’articolo di Riccardo Sorrentino pubblicato sul Sole24Ore di sabato 2 ottobre dal titolo “Eurozona: balzo dell’inflazione ai massimi da 13 anni (+ 3,4%). È auspicabile quindi che l’investitore che non si sente pronto ad affrontare i mercati, sia consapevole che perdere è una scelta che può essere evitata SOLO usando nel giusto modo il tempo e la pazienza, naturalmente quando se ne sia dotati. Ogni altra realtà che venisse chiamata INVESTIMENTO, ma che non fosse dotata di quantificazione temporale, assumerebbe connotati diversi più simili all’AZZARDO e alla SPECULAZIONE.

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