Goffredo Tripi

Consulente finanziario

Fideuram S.p.a.
Firenze
Fino a €20MLN
Oltre a 10 anni
Laurea specialistica
55 anni
46
09 aprile 2021

Profilo professionale

Mi chiamo Goffredo Tripi e sono nato nel 1966 a Firenze, città che ha avuto ed ha un ruolo molto importante nella mia vita.
Dal 2005 ho deciso di coniugare il mio nome e di offrire le mie competenze e i miei servigi per la più solida Private Bank di investimento italiana, Fideuram, in qualità Senior Private Banker.
Fermo sostenitore della teoria della diversificazione e pianificazione, costruisco i portafogli dei miei clienti solo dopo un’attenta analisi realizzata assieme ad essi, personalizzata e mirata alle loro esigenze uniche, tali da soddisfare ogni necessità prevedibile e pronti a far fronte anche a quegli imprevisti che la vita può porci sul nostro cammino.
Controllo, analizzo e seguo i portafogli dei miei clienti utilizzando ben 5 diverse piattaforme indipendenti di analisi finanziaria al fine di garantire la massima trasparenza, conoscenza e tempestività sugli eventi e sulle variabili che possono incidere nelle valutazioni del Mondo Economico e Finanziario.
Sono a vostra completa disposizione, pronto ad aiutarvi e affiancarvi in qualunque esigenza legata agli aspetti finanziari, previdenziali, assicurativi, pensionistici. Esercito prevalentemente in Toscana, con due studi a disposizione in Firenze e in Siena, oltre che tre “workoffice” per i miei clienti a Roma, Milano e Verona ma, di fronte ad una richiesta di aiuto, non mi tirerò indietro mai, ovunque Voi siate.
Hope to see you soon,
Goffredo Tripi.
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Le mie principali competenze

I miei credit

  • Aggiornamento e Mantenimento MIFiD2 e IVASS 2021
  • Financial edge UCL Finance conference (2019)
  • Green Finance Conference (2018)
  • Easter Europe Investment Forum (2017)
  • Cantech Investment Conference (2016)
  • MorningStar Investment Conference (2015)
  • Senior Private Banker Fideuram (2015)
  • ANREV Japan Finance Conference (2014)
  • Business for a Better Tomorrow (2011)
  • Iscrizione all’Albo Consulenti Finanziari (2011)
  • London Global Mining, Investing Conference (2010)
  • PFA Fideuram (2005)
  • Upper Affluent Advisor Banca Toscana Firenze (1999)
  • Middle Affluent Advisor Banca Toscana Prato (1996)
  • Family Micro Business Advisor Banca Toscana Milano (1991)
  • Stage BA University of Derby (1990)
  • Università degli Studi Di Firenze, Scienze Matematiche (1985)
  • Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Firenze (1980)
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Le mie ultime attività

I Rendimenti del tuo portafoglio deludono? Hai controllato le correlazioni??

10.05.2021 / 54 / 0

I rendimentidi un portafoglio dipendono da molte scelte che vengono effettuate prima di costruirlo. Alcune di esse sono ovviamente personali: dalla propensione al rischio, all’attesa di rendimento, alla volatilità sopportabile, alle eventuali esigenze di liquidità ad una certa data, e potremmo continuare a lungo. Fatte però queste valutazioni, individuate le costanti e le esigenze, la costruzione di un portafoglio è sostanzialmente racchiusa nella capacità di chi lo organizza nel saper scegliere gli strumenti e le soluzioni più opportune per realizzare l’obbiettivo dichiarato. In questa fase, saper scegliere investimenti non correlati fra loro e con un adeguato rapporto rischio/rendimento è decisamente cruciale: un portafoglio che non rispetti tali regole comporta spesso squilibri di volatilità e con rischi maggiori sul fronte dei rendimenti. Infatti, se la regola “diversificare tutto” rimane la bussola di ogni tipo di investimento, il suo corollario consequenziale è: differenziare bene. Al momento che escludiamo strumenti di risparmio che ci possano esporre a rischi “non sistematici”, la nostra attenzione deve focalizzarsi sullo scegliere comparti, settori, aree geografiche e qualità e duration obbligazionaria che siano fra loro il meno correlate possibile. Per i neofiti, la correlazione fra due strumenti finanziari è un dato numero che oscilla teoricamente dal -1 al +1 che ci dice come si comportano due determinati titoli fra loro al variare del mercato nel tempo. Due titoli che si comportano in maniera simile avranno una correlazione che si avvicina ad 1 e si definiranno correlati positivamente (o direttamente correlati). In poche parole, sebbene abbiamo differenziato in due strumenti diversi, in realtà questi due elementi si somiglieranno a tal punto da ritenerli, in termini statistici, pressoché identici. Al contrario due titoli che si comportano in maniera opposta avranno una correlazione vicina al -1, si diranno correlati negativamente (o inversamente correlati) e, a fronte del guadagno di uno dei due, consegue una perdita simile dell’altro titolo, ottenendo così rendimenti molto poveri. Pare evidente quindi che la ricerca dovrà essere strutturata in modo che il proprio portafoglio, complessivamente, abbia una matrice di correlazione il più vicina possibile allo “0”, rendendo così gli elementi che compongano il vostro portafoglio non collegati, indipendenti nei rendimenti e quindi, in ultima analisi, perfettamente diversificati.   Questa la teoria. Spesso però in pratica molti gestori dimenticano questa regola aurea per diversi motivi: una scelta attiva del portafoglio, che mira a individuare in tempo determinati trend per cavalcarli il meglio possibile e coprire le spese che comporta questa continua trasformazione; il dover collocare strumenti di investimento della propria banca, che forniscono un ritorno molto più alto alla bancae al consulente; confluire l’intero capitale in gestioni patrimoniali che spesso utilizzano solo un elevato indice rischio/rendimento, piuttosto che ad una diversificazione scientifica, al fine di poter coprire con un extra-rendimento il costo elevato delle commissioni di gestione. Sapere come è organizzato il proprio portafoglio e conoscere la matrice di correlazione dei propri strumenti è quindi una efficiente cartina di tornasole per comprendere se si stia perseguendo innanzitutto il ritorno reddituale del cliente o quello del gestore. Se, fino ad adesso, non avete mai visto la matrice di correlazione del vostro portafoglio, probabilmente è perché riserverebbe sorprese non gradite. In questo caso, qualora lo riteniate opportuno, posso fornirvi gratuitamente la matrice di correlazione dei vostri investimenti, conoscendone la composizione e la quantità dell’investito, qualunque siano gli strumenti inseriti nel vostro portafoglio. Conoscere è sempre il punto di partenza di qualunque percorso e, come diceva una persona molto più importante di me, non abbiate mai paura della verità perché solo la verità vi renderà liberi (e consapevoli).  

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2021: Ha ancora un senso investire in obbligazioni?

03.05.2021 / 68 / 0

Con i tassi a zero investire in obbligazioni è diventata un’attività difficile! Da un lato, i tassi bassi comportano che le obbligazioni di recente emissione offrano interessi bassissimi e, in certi casi, addirittura negativi!! Dall’altro, le obbligazioni a lunga scadenza emesse in passato hanno quotazioni così elevate da rendere anche in questo caso i rendimenti bassissimi. Il rischio di investire in obbligazioni, tuttavia, non è solo quello di portarsi a casa un rendimento minimo, e quindi di perdersi opportunità d’investimento alternative, ma è, soprattutto, quello di realizzare delle forti perdite se i prezzi dovessero iniziare a scendere e si rendesse necessario, per qualsiasi esigenza, disinvestire prima del dovuto. La maggior parte degli investitori quando pensa alle obbligazioni immagina un investimento a basso rischio. In realtà, le obbligazioni, se paragonate alle azioni, effettivamente presentano un rischio inferiore. Se si portano a scadenza si perde il capitale solo se l’emittente fa default, cosa che non si verifica proprio così frequentemente. E la volatilità è senza dubbio inferiore. Tuttavia, questo non significa che le obbligazioni siano esenti da qualsiasi rischio di perdite. Il contesto storico attuale caratterizzato da tassi bassi, come anticipato prima, ha quasi del tutto azzerato i rendimenti obbligazionari. Le obbligazioni a media scadenza (decennali) oggi offrono rendimenti netti attorno al mezzo punto percentuale! Stiamo parlando praticamente del nulla! Rendimenti così ridotti potrebbero spingere gli investitori a cercare rendimenti obbligazionari più interessanti, magari spingendosi su scadenze molto più lunghe. Il rischio è che i prezzi di queste obbligazioni, già molto alti, potrebbero iniziare a scendere. Una delle motivazioni che potrebbe spingere in basso i prezzi delle obbligazioni a lunga scadenza è l’aumento delle aspettative sull’inflazione che, secondo le teorie economiche classiche, comporterebbero un intervento restrittivo sul TUS da parte delle banche centrali. L’aumento dell’inflazione è uno degli obiettivi che da tempo si sono poste le banche centrali. In teoria, quindi, prima o poi dovremmo assistere ad un effettivo aumento dei prezzi, scenari economici permettendo.   Investire in obbligazioni nel 2021: cosa scegliere? Sicuramente in questo contesto economico investire in obbligazioni è un’attività che presenta un rapporto rischio rendimento non favorevolissimo. Tuttavia, questo non significa che devi evitare a propri di investire in obbligazioni, anche perché non esiste alternativa a questo asset in un portafoglio ben organizzato. Occorre quindi definire quali, per diversi motivi, offrono un rapporto rischio/rendimento capace di sostenere motivazioni redditizie nell’acquistarle. A mio parere sono tre i macrosettori su cui posizionarci:       le obbligazioni high yield     le obbligazioni inflation linked     le obbligazioni a tasso variabile   Obbligazioni high yield Le obbligazioni high yield, dove il termine letteralmente significa “alto rendimento”, sono obbligazioni emesse da società non “investment grade“. Si tratta, quindi, di società che presentano un profilo patrimoniale-finanziario e economico non solidissimo. Queste società per attrarre capitale chiaramente devo garantire rendimenti più allettanti e quindi più alti della media. A fronte di questi vantaggi, tuttavia, c’è da considerare che le obbligazioni high yield, per loro natura, presentano un rischio emittente più alto ed una maggiore volatilità dei prezzi. Ovviamente, Il rischio emittente, decisamente reale, deve essere azzerato investendo in un paniere ampio di obbligazioni high yield tramite Fondi comuni di Investimento, Sicav o ETF. Allo stesso modo, possiamo proteggerci dal rischio cambio scegliendo FCI, SICAV e ETF in obbligazioni high yield “hedgiati”,costruiti cioè a monte con una assicurazione che neutralizza le oscillazioni dei cambi valutari La volatilità implicita nei sottostanti è invece difficile da contrastare. Qui interviene il granus salis nella pesatura dell’investo complessivo da esporre a questi strumenti, che varierà a seconda della vostra propensione di rischio e del vostro orizzonte temporale sul portafoglio che andremo a costruire.   Obbligazioni inflation linked Le obbligazioni indicizzate all’inflazione traggono vantaggio dall’aumento dei prezzi dei beni e servizi. Questo perché le obbligazioni inflation linked rivalutano le cedole ed il capitale a scadenza all’inflazione di periodo. Le politiche monetarie ultraespansive delle banche centrali potranno fare crescere l’inflazione. In questo senso l’investitore in bond inflation linked è avvantaggiato. Grazie alla rivalutazione, il patrimonio sarà protetto da una svalutazione monetaria. Al tempo stesso, la redditività dei bond indicizzati supererà quella dei titoli di stato a tasso fisso. Inoltre non bisogna dimenticare della probabilità che io giudico medio alta che, nell’area euro il TUS non varierà, anche a fronte di un inflazione elevata, in quanto i piani di recovery, il sure e tutti i denari che arriveranno nelle casse degli stati europei saranno alimentati dall’emissione di eurobond e che quindi, così come nel passato abbiamo vissuto momenti di attuazione di politiche monetarie non convenzionali per salvare l’economia europea, potremmo assistere anche alla situazione (impensabile nell’economia “classica”) di un inflazione che superi il 2/3 % senza che la BCE intervenga sul Tasso Ufficiale.   Obbligazioni a tasso variabile Il vantaggio d’investire in obbligazioni a tasso variabile è intuitivo. Le obbligazioni a tasso variabile hanno il vantaggio di rimodulare il tasso d’interesse riconosciuto, in funzione dell’andamento di alcuni parametri. Tali parametri sono collegati, in maniera più o meno diretta a secondo del parametro scelto, ai tassi definiti dalle banche centrali. Investire in obbligazioni a tasso variabile ha il vantaggio di beneficiare di un aumento dei tassi definiti dalle banche centrali. Per tale motivo, un aumento dei tassi limiterà la discesa dei prezzi di questo tipo di obbligazioni. Lo svantaggio è che di norma le obbligazioni a tasso variabile riconoscono un tasso d’interesse base più basso dei tassi medi. Questo significa che, qualora i tassi non dovessero aumentare, si porterà a casa ancora meno di un già misero rendimento offerto da un’obbligazione a tasso fisso. La volatilità di queste obbligazioni è di norma ridotta. Ne consegue che sono limitati anche i guadagni in conto capitale.   Un ultimo pensiero Benché alti, i prezzi delle obbligazioni potrebbero ancora continuare a salire. Del resto, in Europa è dalla fine del 2015 che si disincentiva l’investimento in obbligazioni tradizionali a lunga scadenza. Si riteneva che quei tassi, già allora così eccezionalmente bassi, sarebbero nel giro di poco tempo aumentatie di conseguenza i rendimenti obbligazionari scesi. Le cose, viste a distanza di anni, non sono andate proprio in quel modo! I tassi sono rimasti eccezionalmente bassi fino ad oggi, ed è probabile che lo siano ancora per qualche (o tanti?) altro anno.Inoltre, gli interventi delle banche centrali, che hanno già in pancia e stanno ancora acquistando miliardi di titoli di Stato,ne hanno sorretto le quotazioni portandole a livelli mai pensati. Se impensabili sono i livelli attuali, dobbiamo a rigor di logica considerare che esista anche questa possibilità e che cioè i prezzi possano (assurdamente) continuare a salire! Rimane comunque un settore da curare con molta attenzione e da tenere costantemente sotto un accurato controllo perché se fossimo esposti pesantemente su questi strumenti, se e quando dovesse scoppiare la bolla obbligazionaria, uscrine in tempo sarà fondamentale per non trascinarsi una pesante perdita in quota capitale che potrebbe portarci a rimanere “impiccati” su questi titoli per diversi anni.

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La parità di genere come sottostante degli investimenti: un modo “Smart” per far fruttare i propri risparmi

24.04.2021 / 41 / 0

Immagina un mondo dove puoi premiare le aziende che rispettano la parità di genere: immagina di poter scegliere di investire i tuoi risparmi, in piccola od in gran parte (o tutti, se vuoi), solo su quelle aziende che non hanno fatto nessuna discriminazione fra i sessi o fra le etnie al momento di decidere chi assumeree che, come unico vero parametro di giudizio, all’atto dell’assunzione abbiano puntato su qualità e capacità, sulla così detta meritocrazia. Immagina che esista un indice accuratamente costruito con metodologie scientifiche, trasparenti e calcolabili che permetta di affermare in maniera indipendente quale azienda sia virtuosa e quale no in questa specifica graduatoria e che quindi ti permetta di replicarlo al fine di poter puntare solo su quelle aziende che abbiamo dimostrato di possedere queste caratteristiche. Se questa idea di mondo ti piace, benvenuto, perché questa possibilità è(finalmente!) realtà. Possiamo parlare a lungo di diritti negati, possiamo filosofare su queste questioni e anche essere a volte infervorati da certe situazioni ma, alla fine, quello che conta è poter avere la possibilità fattivamente di fare la scelta giusta, se vogliamo, e di sostenere coi fatti, e non solo a parole, che questo modello di societàdi liberi e di uguali, non sessista e non discriminatoria, è esattamente ciò che vogliamo. La cosa che rende ancora più solida una scelta di questo tipo è che quelle aziende che puntano su queste policies di parità di genere ed etnie sono solitamente anche quelle che offrono un maggiore valore aggiunto, una più elevata qualità e, alla fine dei conti, una maggiore profittabilità. Basti pensare che, fra le Blue Value dell’indice troviamo Unilever, Astrazeneca, Roche e AT&T, aziende solide, dall’ottimo prospetto economico nei loro rispettivi settori, avanzate e dedicate anche alla ricercae a nuove soluzioni per problemi vecchi e noti. L’indicedi riferimento è il Solactive Equileap Gbl Gender Eqa, affiancato poi anche dal Morningstar gender diversity index. Dall’indicesi possono estrarre i titoli delle singole aziende virtuose e puntare su quelle che, a vostro giudizio, meritano di più il vostro denaro o, molto più semplicemente, ci si può affidare a dei replicatori di indice, attivi o passivi (ETF o FCI o SICAV), che al tempo stesso garantiscono anche una diversificazione accurata e una selezione più o meno orientata, a seconda delle vostre preferenze (volatilità, aree geografiche o settoriali), rimanendo nell’ambito di titoli inclusi nell’indice. E’ etico, è redditizio, è people friendly ed, in un ottica di medio lungo periodo, costituisce un indice fra i più competitivi rintracciabili sul tabellone finanziario. Regalatevi, dunque, un mattone che, assieme ad altri, contribuirà a trasformare il mondo in cui viviamo e a costruire un futuro più giusto e sostenibile.  

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