Laura Facchin

Consulente finanziario

2019
Widiba
Belluno, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza
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28 giugno 2019
2019

Profilo professionale

Ho iniziato a lavorare nel 1999, in banca nel 2001: nel modulo di presentazione al bando di selezione, alla domanda "che ruolo vorresti ricoprire" barrai "consulente finanziario" all'epoca senza sapere esattamente che cosa realmente significasse. La consapevolezza è un processo e quasi 20 anni di esperienza nel settore bancario hanno definito il mio campo d'azione consentendomi di prendere coscienza della mia identità professionale e riempire di significato (del mio significato) il ruolo di consulente finanziario. Come spesso accade, lungo ogni percorso di vita, ad un certo punto della mia carriera professionale, vissuta sempre con determinazione ed entusiasmo, c'è stato un intenso momento di riflessione che ha fatto scattare un BIG WHY, motore trainante, faro illuminante di ogni mia successiva decisione: dopo anni di ruggente incubazione, ho sentito l'urgenza di investire su me stessa, sulla mia professionalità, per poter restituire ai clienti valore in termini di RESPONSABILITA’, COERENZA E COMPETENZA. La decisione di abbandonare un contratto a tempo indeterminato per intraprendere la libera professione non è stata assolutamente facile ma le motivazioni avevano radici sufficientemente profonde da trasformare i miei ideali professionali in coraggio e quest'ultimo in azione: l'ingrediente magico è stata la passione che da sempre, oserei dire da subito, mi accompagna nelle scelte professionali. Sono mamma di 4 splendidi bambini (tutti maschi e no, non sono la regina della casa) che danno un senso profondo alle mie giornate: ho sviluppato nel tempo grandi capacità organizzative ed avere alle spalle una famiglia serena mi permette di vivere empaticamente il rapporto con i miei clienti ovvero di coloro che decidono di affidare a me le loro storie, il loro vissuto ed i loro progetti di vita, verso i quali nutro un profondo e sincero rispetto.
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Le mie principali competenze

I miei credit

  • Da Febbraio 2018 ad oggi financial advisor presso banca widiba
  • Dicembre 2018: acquisizione certificazione efa, european financial advisor, quale sigillo di qualità, etica professionale, impegno e preparazione da confermarsi in un processo formativo continuo e permanente nel tempo
  • Ottobre 2017: iscrizione n. 571754 all'albo dei consulenti finanziari (delibera ocf n. 856 del 05.10.2017)
  • Da Settembre 2008 a Dicembre 2017 titolre di filiale presso banca monte dei paschi di siena spa
  • Conseguimento del diploma banking&financial (abiservizi/sda bocconi) quale accreditamento della professionalità bancaria
  • Da Settembre 2001 a Settembre 2008 gestore affluent presso banca agricola mantovana
  • Dal 1999 a Settembre 2001 ruoli in ambito commerciale/marketing in realtà aziendali non bancarie
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Le mie ultime attività

MiFID II COMPLAINT.....TO BE OR NOT TO BE?

10.04.2020 / 402 Visualizzazioni

Spesso leggendo qua e là ci imbattiamo nella famosa quanto controversa MiFID II che non è il titolo di una serie TV in onda su Netflix, anche se siamo ormai prossimi alla terza stagione con la MiFID III, ma l'acronimo di Markets In Financial Instruments Directive: è una direttiva emanata dal Parlamento Europeo per la costruzione di un mercato finanziario integrato, efficiente e competitivo nell'Unione Europea (il cd "level playing field") che nasce con il nobile intento di offrire una maggior tutela, protezione e trasparenza ad investitori e risparmiatori.   Una premessa: non ti tedierò con i riferimenti normativi della MiFID.   Perché ne parlo proprio ora? Perché è il tempo della ripartenza, per tutti noi, e prima di guardare avanti, come siamo chiamati a fare rimboccandoci le maniche, petto in fuori e pancia in dentro, dobbiamo aver chiaro in mente cosa abbiamo in mano oggi. Si ricostruisce partendo dalle fondamenta, che devono essere le più solide possibili: oggi è doveroso verificare lo siano effettivamente per non rendere vani gli sforzi futuri.   Il mio vuole essere un invito alla riflessione: se in sede di Commissione Europea è in corso una consultazione per il terzo rilascio della medesima direttiva, deve sorgere il lecito dubbio che i primi due livelli (MiFID e MiFID II) non abbiano raggiunto un soddisfacente grado di tutela rispetto ai rapporti intercorrenti tra investitori/risparmiatori da una parte e l'industria dei servizi di investimento dall'altra, a tutt'oggi separati da un'asimmetria informativa che sembra incolmabile nonostante gli sforzi del legislatore tesi a limitarne, in ultima analisi, i conflitti di interessi.   L'industria dei servizi di investimento è estremamente complessa ed in continua evoluzione, per cui anche redigere un bignamino del suo funzionamento non sarebbe di grande aiuto per il risparmiatore cui, forse, sono più utili poche ma essenziali indicazioni per la sua tutela, dove per sua intendo "cui può provvedere direttamente, in prima persona".   Eh già, la scomoda verità: il risparmiatore ha una diretta responsabilità per quanto concerne la propria tutela in materia di investimenti che non è delegabile a nessun altro. Certamente ci sono le disposizioni di legge cui, nel caso di controversie, può appellarsi ma, in primo luogo, è chiamato ad essere direttamente e consapevolmente responsabile della propria situazione finanziaria.   Il questionario MiFID è lo strumento degli strumenti, quello che definisce la tua carta di identità come investitore, l'architrave di tutti i tuoi investimenti, il manuale di guida per il consulente che ti accompagna nelle tue scelte di investimento.   Il questionario ti profila come risparmiatore per situazione finanziaria e patrimoniale conoscenza ed esperienza in materia di investimenti orizzonte temporale di riferimento degli investimenti obiettivi di investimento e propensione al rischio capacità di sostenere le perdite   Attraverso una serie di domande cui devi (non dovresti, devi!) rispondere con la massima oggettività e trasparenza per un'anamnesi finanziaria a supporto di tutte le tue scelte in termini di investimenti, profilandoti come investitore prudente piuttosto che aggressivo a seconda dell'elaborazione delle risposte date.   L'anamnesi finanziaria che ne deriva deve essere la stessa presso ogni intermediario in cui detieni o intendi detenere investimenti perché i punti sopra richiamati, quelli che ti profilano come investitore, possono variare nel tempo (al variare delle tue condizioni di vita, ad esempio in seguito alla nascita di un figlio) ma non nello spazio.   La tua carta di identità finanziaria deve essere unica, valevole per qualsiasi intermediario, non puoi averne una con la banca A che ti identifica come investitore prudente ed un'altra con la banca B che ti identifica come investitore dinamico perchè significherebbe non aver correttamente rappresentato te stesso in uno dei due casi o, peggio, in entrambi, per reticenza a rispondere, incomprensione delle domande o generale superficialità nella compilazione.   La prima grande forma di tutela verso i tuoi risparmi sei tu: non ci sono presidi di protezione che tengano se non presti attenzione tu per primo a compiere il primo scalino di ingresso nel complesso mondo degli investimenti che è per l'appunto rappresentato dalla tua profilatura come investitore.   Il questionario MiFID definisce in modo oggettivo ciò che è adeguato per te, ciò che è coerente con i tuoi obiettivi di investimento: è ben altro rispetto mettere una x in una domanda a scelta multipla.   Definire un obiettivo di investimento, quantificarlo, attribuirgli un orizzonte temporale non è facile, sono aspetti che vanno esplorati correttamente e farlo richiede tempo, attenzione e competenza: dare un nome ai propri soldi, ovvero pianificare il proprio futuro, richiede l'assistenza di un professionista che sappia fornire la giusta cornice ai tuoi progetti.   Il questionario MiFID non è una formalità di cui sbarazzarsi velocemente per parlare di altro: è la chiave di lettura dei tuoi progetti, è la garanzia che sei e sarai sul binario giusto per raggiungerli.   Questo poi è, a mio avviso, il modo corretto, trasparente ed immediato per rappresentarlo: una carta di identità finanziaria, di facile lettura, sempre a tua disposizione, che non consente scambi di persona.  

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Scusi, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?

06.04.2020 / 155 Visualizzazioni

"Investing is simple, but not easy". "It's time to say Good Buy". "Chiedo a mio cugggino". "Ripresa a V"."Ripresa a U". "Ripresa a Y".   In queste settimane in cui i mercati sono nella tempesta riecheggia nell'aria il "cosa faccio adesso?" e in ogni diverso angolo del web si possono trovare indicazioni, riflessioni, azzardi su cosa sia meglio fare, oggi.   Tanto a beneficio dell'investitore quanto del consulente finanziario che, sprovvisto della sfera di cristallo, si trova a gestire l'emotività del cliente e la propria.    Siamo inondati di analisi comparative, tabelle, grafici, portafogli robusti, portafogli modello, evidenze dei rimbalzi dopo le crisi precedenti dal 1929 ad oggi e, soprattutto, previsioni. Le stesse che sono mancate ad anticipare la crisi finanziaria in cui il Covid19 è deflagrato.    "Non sono le cose che non sai a metterti nei guai. È quello che dai per certo che, invece, non le è".    I mercati sono quella cosa che oscilla, tentenna, traballa mentre sale nel tempo, purtroppo mai in modo lineare: si può partecipare all'andamento del mercato riuscendo a selezionare gli investimenti migliori ma, se manca un'adeguata consulenza, le "stelle" sono perfettamente inutili.    Possiamo aver individuato un fondo 5 stelle Morningstar che chiude un decennio con una performance a tripla cifra ma essere noi usciti in perdita, in un qualsiasi momento lungo questo decennio.    Durante la corsa, per sudditanza psicologica rispetto a ciò che accade mentre siamo investiti, possiamo infatti prendere delle decisioni irrazionali, non programmate, sulla scorta di condizionamenti esterni che ci disarcionano dal mercato, con un timing purtroppo quasi mai adeguato.    Sui risultati di mercato non possiamo agire, sono autodeterminati: il mercato fa ciò che deve fare senza chiedere il permesso a nessuno. Sui risultati del nostro portafoglio i nostri comportamenti invece sono ciò che contribuiscono a determinarne il risultato.    Alla luce di tutto quanto osservato negli anni e confermato in queste settimane, quello che ho acquisito come fondamentale è un corretto approccio all'investimento che ponga pari attenzione a strumenti di investimento e comportamento, mettendo in conto preventivamente gli avvenimenti che fanno parte del mercato.    Se razionalmente stabiliamo a priori un business plan comportamentale, un percorso che ci impegniamo a rispettare al verificarsi di una determinata condizione, sia essa positiva o negativa, continuiamo a partecipare all'andamento del mercato senza però cadere nella trappola delle previsioni, del "cosa bolle in pentola oggi", che creano condizionamenti fuorvianti rispetto gli obiettivi che con l'investimento ci eravamo prefissati di raggiungere.    Per definire un business plan comportamentale, che stabilisca il come, deve essere necessariamente prima elaborato un business plan patrimoniale integrato ovvero un piano che ricomprenda tutte le nostre esigenze in termini di tutela, protezione ed investimenti, attribuendo ad ognuna risorse e priorità: disciplinare una pianificazione finanziaria in questi termini ci rende resilienti finanziariamente parlando.

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Salsa di malafede: il risparmio tradito

23.08.2019 / 324 Visualizzazioni

In questi giorni ho analizzato diversi portafogli detenuti presso terzi e gli esiti di questa analisi non sono molto confortanti: si va da portafogli caratterizzati da accanimento terapeutico (della serie “tu clienti ti fidi ed io ne approfitto” perché ho un budget da portare a casa e tra 10 minuti mi arriva la mail cui devo dare riscontro) a portafogli in cui è palese che, nella migliore delle ipotesi, durante la comunicazione delle esigenze cliente-consulente ci devono essere state parecchie interferenze, se non momenti di totale black out, tali da portare il consulente assolutamente fuori strada.   Il risparmiatore affida i propri averi al consulente di fiducia, ovvero lascia con fiducia i propri averi alla cura di una persona (significato di “affidare”) che gli trasmette un sentimento di sicurezza (significato di “fiducia”).   La sicurezza, a sua volta, viene definita “condizione oggettiva esente da pericoli” ovvero “padronanza assoluta, piena acquisizione di una capacità” ovvero “carattere assolutamente attendibile e degno di credito”.   Andando a ritroso, partendo dal significato dei termini, appare evidente che affidare i propri averi ad una terza persona è un esemplare atto di coraggio: troppo spesso, purtroppo, la storia racconta del consulente lupo travestito da docile agnellino che con capacità comunicative, relazionali, dialettiche, empatiche, offre al proprio cliente (meglio se storico) ottimi sorci verdi in salsa di malafede.   Ma chi è questo losco figuro? Il consulente della banca tradizionale? O forse quello delle reti di consulenza, viste le continue recenti evidenze di truffa?    Di certo, narra la leggenda, non un consulente indipendente, figuro anzichenò illuminato, mosso esclusivamente da etica e professionalità.   E cosa sono questi sorci verdi? Polizze unit? Subordinati? Gestioni patrimoniali? O forse fondi azionari?   Di certo, narra sempre la leggenda, non gli ETF, nostra panacea quotidiana.   Si parla di industria del risparmio gestito, e non certamente a caso, in cui operano una pluralità di attori, ad ogni titolo e grado, per produrre e commercializzare un’ampia gamma di prodotti e servizi a scopo di lucro: il suo destino, quindi, è e sarà sempre la realizzazione di profitti.    Consulenti indipendenti ed ETF compresi.   Generalizzare è sempre sbagliato o quanto meno fuorviante ma, in campo economico, alla luce della enorme varietà degli elementi che lo caratterizzano, è finanche pericoloso per la pluralità di esperienze cui è assolutamente impossibile attribuire il medesimo significato.   Ci si deve aspettare, quindi, di trovare all’ingresso di questa complessa industria un laconico cartello con scritto “LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE”?   Il giusto approccio è, secondo me, invertire le parti: non è il risparmiatore che, con cappello in mano, deve varcare le porte dell’industria del risparmio gestito ma è quest’ultima a dover bussare alla porta del risparmiatore, qualificandosi, dimostrando di presentarsi per il tramite di un soggetto abilitato alla professione, di cui sono note (e preferibilmente attestate) competenze e conoscenze, mettendogli a disposizione tutti gli strumenti per poter verificare autonomamente, in qualsiasi momento, in modo semplice trasparente ed intuitivo, la propria situazione che, pertanto, non occorre venga interpretata perché perfettamente cristallina anche per i non addetti ai lavori.   Ed in caso di dubbio, per atto di cortesia aprire la porta, far accomodare l’ospite, ringraziare per l’attenzione dedicata e prendersi tutto il tempo necessario per aver maggior conforto tecnico da un professionista terzo qualificato.   Se stai cercando un professionista qualificato, contattami senza impegno: sarà un vero piacere poterti essere d’aiuto.

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