Marco Sestilli

Consulente finanziario

II° 2020
Widiba
Roma
Fino a €20MLN
Fino 5 anni
Laurea
30 anni
174
23 aprile 2020
II° 2020

Profilo professionale

Il pensiero e la progettazione a lungo termine migliorano il processo decisionale a breve termine. Assicurati di avere sempre in mano un piano finanziario con degli obiettivi.Diventare investitori oggi non è più una scelta, è una necessità che arriva alla mia scrivania sotto forma di responsabilità perché credo nel valore sociale del mio lavoro. Mi impegno a fornire soluzioni e opportunità per tracciare un futuro migliore per i miei clienti ed affiancarli nella pianificazione dei loro sogni.Sono il primo a pretendere il massimo del risultato, l’ambizione è la mia bussola e mi guida dove l’esperienza non arriva ancora. Io e la mia banca siamo giovani insieme, cresciamo insieme e ci confrontiamo con un mondo che respira innovazione, cavalchiamo i cambiamenti senza perdere di vista le nostre origini. Da dove veniamo è quello che siamo, ma è dove andiamo che ci rende più interessanti. Indietro ci siamo già stati, ecco perché́ dobbiamo guardare avanti. Insieme.Una cosa che faccio spesso è domandarmi dove mi vedo tra 10 anni e se sto facendo tutto quello che è nelle mie possibilità per arrivarci preparato. Voi ve lo chiedete mai? È nel porvi la domanda che vi darete la risposta migliore, interrogarsi adesso sul proprio domani è necessario per non scoprirsi impreparati di fronte agli imprevisti della vita, belli o brutti che siano. Per questo è fondamentale avere un piano finanziario e una persona che ci guidi in contesto economico sempre più complesso, perché si può sempre modificare e adattare un piano, a condizione di averne uno.Un viaggio, una famiglia, la pensione: non possiamo sapere cosa succederà ma abbiamo il diritto di affrontare la vita reale senza rinunciare ai nostri sogni. È per questo che li pianifichiamo.
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Le mie principali competenze

I miei credit

  • Dal 07/12/2016 Consulente finanziario In banca Widiba
  • Brand ambassador Banca Widiba
  • Laurea in economia e Management presso Università deli Studi di Roma Tor Vergata

Le mie ultime attività

Le obbligazioni non servono più?

09.09.2020 / 132 Visualizzazioni

Leggendo qualunque libro di finanza, o più in generale sugli investimenti, troveremo sempre uno degli assunti più noti della finanza, ossia: per costruire un portafoglio bilanciato non possono mancare le obbligazioni. Perché? Le obbligazioni da sempre sono considerate un modo per controbilanciare l’esposizione all’azionario nei periodi di crisi, senza per questo sacrificare i rendimenti nel lungo periodo. Infatti sono nati dei veri e propri modelli di portafoglio come il 50/50, metà azioni metà obbligazioni, o il 60/40, stesso concetto, fino ai modelli più complessi come “all weather portfolio”. Tutti questi modelli sono fondati sull’assunto che le obbligazioni controbilanciano il nostro portafoglio nelle fasi più complesse del mercato, ma oggi è ancora così? Stiamo vivendo un’epoca totalmente nuova e c’è un importante elemento di cui gli investitori devono tenere conto: i tassi d’interesse a 0. Questo è il tema su cui si è concentrato uno studio di Bridgewater associates (l’hedge fund di Ray Dalio) e tra i vari punti trattati due in particolare hanno attirato la mia attenzione: In un portafoglio di azioni e obbligazioni è ancora vero che le obbligazioni sostengono il portafoglio nei momenti di discesa dei mercati? Quindi sono ancora un reale contrappeso? Quali sono le implicazioni? Se le obbligazioni non vanno più bene come costruiamo un portafoglio efficiente? Le obbligazioni sono sempre state il contrappeso, l’airbag di sicurezza, delle azioni nei portafogli, come nel 2008 ad esempio, quando le Banche centrali tagliando i tassi d’interesse, hanno favorito l’aumento dei prezzi delle obbligazioni. In questo modo le due asset class hanno avuto comportamenti opposti nella fase più dura dell’economia, mentre le azioni scendevano, le obbligazioni salivano come evidenziato dal grafico in basso. Leggendo qualunque libro di finanza, o più in generale sugli investimenti, troveremo sempre uno degli assunti più noti della finanza, ossia: per costruire un portafoglio bilanciato non possono mancare le obbligazioni. Perché? Le obbligazioni da sempre sono considerate un modo per controbilanciare l’esposizione all’azionario nei periodi di crisi, senza per questo sacrificare i rendimenti nel lungo periodo. Infatti sono nati dei veri e propri modelli di portafoglio come il 50/50, metà azioni metà obbligazioni, o il 60/40, stesso concetto, fino ai modelli più complessi come “all weather portfolio”. Tutti questi modelli sono fondati sull’assunto che le obbligazioni controbilanciano il nostro portafoglio nelle fasi più complesse del mercato, ma oggi è ancora così? Stiamo vivendo un’epoca totalmente nuova e c’è un importante elemento di cui gli investitori devono tenere conto: i tassi d’interesse a 0. Questo è il tema su cui si è concentrato uno studio di Bridgewater associates (l’hedge fund di Ray Dalio) e tra i vari punti trattati due in particolare hanno attirato la mia attenzione: In un portafoglio di azioni e obbligazioni è ancora vero che le obbligazioni sostengono il portafoglio nei momenti di discesa dei mercati? Quindi sono ancora un reale contrappeso? Quali sono le implicazioni? Se le obbligazioni non vanno più bene come costruiamo un portafoglio efficiente? Le obbligazioni sono sempre state il contrappeso, l’airbag di sicurezza, delle azioni nei portafogli, come nel 2008 ad esempio, quando le Banche centrali tagliando i tassi d’interesse, hanno favorito l’aumento dei prezzi delle obbligazioni. In questo modo le due asset class hanno avuto comportamenti opposti nella fase più dura dell’economia, mentre le azioni scendevano, le obbligazioni salivano come evidenziato dal grafico in basso. Una nuova realtà i cui, come si evince dalla relazione di Bridgewater, le obbligazioni non serviranno più né per trovare rendimento, né per diversificare il rischio.   Quindi come costruiamo oggi un portafoglio in questa nuova realtà fatta di tassi bassissimi e in cui le Banche Centrali possono solo stampare moneta per supportare l’economia? La ricetta di Bridgewater è relativamente semplice, ossia comprare asset che nel medio-lungo periodo sovraperformeranno la liquidità e diversificare gli asset in base a diversi scenari. All’atto pratico questo vuol dire inserire nei propri portafogli una quota d’oro, l’asset per eccellenza che copre dall’inflazione come è riscontrabile in questa fase, e le obbligazioni legate all’inflazione. In uno scenario così complesso comprare obbligazioni in paesi in cui tassi sono a 0 ha meno senso di prima per i motivi citati sopra, acquistare delle obbligazioni il cui capitale e cedole si modificano al variare dell’inflazione ci garantisce una copertura e diversificazione del rischio che le obbligazioni classiche non fanno più in questi paesi. Conviene inoltre comprare obbligazioni di paesi in cui i tassi sono ancora alti, una su tutte la Cina.   Per concludere, i nuovi scenari economici mondiali ci richiedono di cambiare i paradigmi che ci hanno accompagnato per moltissimi anni. Gli investitori devono valutare molto attentamente le posizioni obbligazionarie in portafoglio per assicurarsi di disporre di diversificazione e flessibilità in questo contesto così complesso. Oggi più che mai vedere gli investimenti con uno sguardo nuovo, rivolto al futuro e non ancorato al passato, è fondamentale. Sempre partendo dal presupposto che ognuno di noi deve investire in base ai propri obiettivi di vita e alle sue esigenze, facendosi supportare da un professionista che ci aiuti a comprendere il contesto in cui viviamo.  

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Rendita immobiliare o rendita finanziaria, qual è la soluzione migliore?

06.07.2020 / 201 Visualizzazioni

  In Italia la casa ha un valore particolare, diverso da qualunque altro paese del mondo. Il mattone è da sempre considerato un “bene rifugio”, un investimento “sicuro” dove destinare i risparmi ed infatti in Italia il 73% della popolazione possiede una casa di proprietà, uno dei dati più alti al mondo. Per motivi culturali il grande risparmio privato dei cittadini italiani è spesso indirizzato sull’acquisto di uno o più immobili. Ma gli investimenti immobiliari sono realmente migliori di quelli finanziari? Intanto bisognerebbe entrare nell’ottica che l’immobiliare è un asset come un altro, solo un modo come un altro per investire i propri risparmi. Fatta eccezione per la prima casa, dovremmo smetterla di dare un valore speciale o diverso agli investimenti immobiliari rispetto a qualunque asset finanziario. Ci sono caratteristiche di un investimento immobiliare che aumentano la percezione di ricchezza dell’individuo e che in maniera errata ne offuscano gli svantaggi rispetto ad un investimento finanziario. Le valutazioni che si dovrebbero fare prima di acquistare un immobile sono diverse: il valore degli immobili, che considera gli effetti dell’inflazione, è sceso mediamente del 15% negli ultimi 25 anni. le imposte: si tende a non considerare le tasse di mantenimento della proprietà (iuc, imu, tasi, tari) e quelle sulla rendita (solitamente la cedolare secca). la liquidità: vendere un immobile richiede spesso tempo e costi di intermediazione importanti. Inoltre se servisse una parte del valore dell’immobile, per una spesa improvvisa, non si potrebbe vendere un “pezzo di casa”, come invece si potrebbe fare con un asset finanziario. affitto: il tasso di morosità in Italia è piuttosto elevato ed anche se le leggi sullo sfratto hanno garantito maggiori tutele per i proprietari, i tempi per liberare l’immobile sono sempre piuttosto lunghi. diversificazione: se si investe esclusivamente in immobili si rischia di essere esposti a crisi di settore, per questo integrare investimenti illiquidi e liquidi è la soluzione migliore per ridurre i rischi. Quindi cos’è meglio: l’investimento immobiliare o un investimento finanziario? Dipende. Intanto bisognerebbe iniziare ad approcciare agli investimenti immobiliari con lo stesso approccio critico degli investimenti finanziari, tenendo in considerazione gli elementi elencati sopra, eliminando quei bias e  quelle convinzioni legate agli immobili. Dovete sapere che dal 2010 ad oggi il valore delle case è sceso drasticamente, ma non c’è un listino chiaro che ce lo sbatte in faccia. Mentre vi siete mai chiesti cosa sia successo al mercato azionario, nello stesso periodo? Da precisare che arriviamo dal 2008, una delle crisi più grosse mai viste, che ha danneggiato il patrimonio immobiliare e finanziario. Il mercato azionario Americano (Sp500) ci ha dato un +200% in questo periodo (2010). Quindi bisogna entrare nel merito e sviscerare ogni elemento di un investimento, sia esso finanziario o immobiliare.  

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Pensione Integrativa - Perché non ci hai ancora pensato?

21.05.2020 / 208 Visualizzazioni

Il tema è centrale da anni, sia per questioni politiche che culturali. Sempre più persone decidono di prendere in mano il loro futuro e gestire la loro pensione. Costruire un piano di previdenza integrativa e trasferire il tfr in un fondo pensione porta un grande valore aggiunto: migliori rendimenti, maggiore sicurezza, agevolazioni fiscali e l'impignorabilità del patrimonio, sono solo alcuni dei vantaggi del fondo pensione. Razionalmente, scegliere i fondi pensione è la scelta giusta. E invece quasi l’80% degli italiani ha deciso di non costruirsi una pensione complementare. Tant’è che un giorno andare in pensione, anziché una risorsa, per molti sarà un problema. O forse solo un “lusso” che non tutti potranno permettersi.   Ma perché ancora pochi italiani hanno sottoscritto un fondo pensione?   Una domanda, tante risposte che sembrano scontate perché siamo abituati a darle o a sentirle. Sbagliando. Ecco perché, partendo dallo studio di Assoprevidenza, ho voluto approfondirle. Insieme a voi.   Partiamo dal quesito:     Queste sono le motivazioni per le quali non ci si avvale di un fondo pensione e non si costruisce una pensione integrativa. Analizziamo le principali:   1. è troppo caro: questa risposta dimostra che i fondi pensione sono spesso incompresi. Analizziamoli:   il costo di attivazione di un fondo pensione è, media di mercato, di 29,36 euro i costi di gestione variano in base alla linea d’investimento, ma comunque sono esattamente in linea con quello dei fondi comune, anche qui parliamo di una media vicino all'1.60% del montante.   A parità di costo e con la premessa che uno non esclude l’altro, perché preferire il fondo pensione al fondo comune?   Per i vantaggi fiscali. I fondi pensione non possono assumersi rischi troppo elevati come i gestori dei fondi che offrono probabilmente un rendimento maggiore, ma questo gap viene ampiamente colmato e perfettamente bilanciato con la fiscalità. Infatti, si può dedurre annualmente fino a 5.164,57 euro, secondo l’imposta sulla plusvalenza tassata al 20% piuttosto che al 26% come per gli altri strumenti finanziari. Senza contare che l’imposta sulla rendita per chi avrà mantenuto il fondo pensione per 35 anni sarà solamente del 9%.   La motivazione del costo è, quindi, frutto di una credenza e non dell’analisi di dati effettivi, se parliamo di Fondi Pensione Aperti. Lo strumento che invece ha sicuramente un costo troppo elevato, a causa della sua natura assicurativa, è il Piano Individuale Pensionistico che infatti sconsiglio a beneficio di un FPA.   2. La pensione pubblica sarà sufficiente: questa è la motivazione che più mi preoccupa perché rispondere in questa maniera vuol dire non rendersi conto del contesto in cui viviamo. Lo Stato non riesce più a fornirci i servizi che fino ad oggi garantiva, come la sanità e appunto la pensione.   Il tasso di sostituzione è di circa il 60%, che tradotto in soldoni vuol dire che tra il nostro ultimo stipendio e il primo assegno dell’INPS ci sarà un gap del 40%. Come pensiamo di poter mantenere inalterato il nostro stile di vita? Dobbiamo aiutarci da soli e aderire ad una forma di previdenza integrativa il prima possibile.   3. è presto ci penserò più avanti: questo è definito in gergo “effetto procrastinazione”. Vi faccio degli esempi per capire quanto costa non decidere oggi:   quanto devo risparmiare per una rendita pensionistica di 100 euro al mese? 25enne --> 20 euro 40 anni --> 55 euro 48 anni --> 100 euro 53 anni --> 134 euro   Questo è il risparmio per soli 100 euro di pensione integrativa. Considerando che mediamente il gap previdenziale è di circa 1.100 euro a persona, è evidente che se si inizia troppo tardi recuperare diventa impossibile.   Non facciamoci spaventare dalle false informazioni, non accontentiamoci di arrivare alla pensione con lo “stipendio” dello Stato che non ci permetterà di vivere la stessa vita di prima, non fermiamoci ad aspettare che piova dal cielo un consiglio, o meglio ancora un consulente, magari in un momento di difficoltà. Agiamo oggi, programmiamo il domani. Non è mai troppo presto per pensare al nostro futuro.

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