Massimiliano Volpi

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03 aprile 2021
Top Financial Educational

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Profilo professionale

Laurea Magistrale in ‘Finanza e Mercati Finanziari’ sono da sempre appassionato al mondo della finanza e dei mercati a cui dedico la quasi totalità delle mie giornate.
Ho lavorato in Compass Banca come consulente del credito, un paio di anni come consulente aziendale e infine ho iniziato il percorso come consulente finanziario in FinecoBank, l’unica realtà aziendale dove si può esercitare veramente questo tipo di professione.
Parallelamente lavoro come trader sui mercati dei derivati Futures e ho creato una strategia propria su un particolare tipo di operatività applicabile nel trading di spread tra commodities, del quale ho scritto e pubblicato anche un manuale.
Sono fermamente convinto che ogni idea di investimento debba essere spinta da un obbiettivo finale che può essere raggiunto solo tramite una strategia mirata, personale e trasparente e, sulla base di questi semplici ma essenziali punti, si basa il mio approccio alla professione.
Sono infine sempre pronto e disponibile ad approfondire, discutere e confrontarmi con chiunque abbia bisogno, ovviamente senza impegno e vincoli.
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Le mie principali competenze

I miei credit

  • Laurea magistale in ‘Finanza e Mercati Finanziari’
  • Laurea triennale in ‘Economia Aziendale’
  • Iscrizione Albo Unico dei Consulenti Abilitati all’offerta fuori sede
  • Pubblicazione articolo in ‘B&Finance’ su ‘strategie operativi su mercati Futures’

Le mie ultime attività

L’inflazione corre, ma le soluzioni ci sono

20.12.2021 / 44 / 0

Pane, latte, gas ed elettricità: 475 euro in più rispetto al 2020 solo ad ottobre. Ma le ripercussioni di questa fiammata inflazionistica non si fermano qui: gli effetti si vedono anche sui risparmi, come stanno sperimentando sulla propria pelle Giorgio e Silvia. Che però stanno prendendo in considerazione alcuni strumenti per mettere il proprio capitale al riparo dall’inflazione…   L’inflazione continua a salire, in Italia e non solo. Secondo gli ultimi dati Istat, nel mese di ottobre i prezzi sono aumentati del 2,9% su base annua (+0,6% mensile), spinti in alto soprattutto dalle materie prime energetiche. A lanciare l’allarme sulla situazione dei prezzi in Italia ci ha pensato di recente Federconsumatori, che ha calcolato come, a questi livelli di inflazione, i rincari per una famiglia composta da quattro persone si aggirino in media sui 1.027 euro annui, con forti aumenti su settori fondamentali, come quello dei beni energetici e quello alimentare (pane e pasta in primis). Perché il costo liquidità è diventato un rischio troppo alto Anche se non eri più abituato a sentirne parlare, l’inflazione può avere delle ripercussioni molto concrete sul valore reale dei tuoi risparmi. Perché un aumento generalizzato dei prezzi significa che, per acquistare il medesimo prodotto, oggi ci vogliono più soldi di quanti ne servissero ieri. Anche se continui a vedere che la cifra esatta dei tuoi risparmi non cambia, è quella. Il valore reale è un’altra cosa ed è rapportato alla realtà, determinando il tuo potere di acquisto. Poniamo che con 10.000€ tu possa comprare una piccola city car elettrica nel 2021. Passano 5 anni e l’inflazione continua ad aumentare al ritmo del 2,5 annuo, mentre le mini-city car elettriche vanno a ruba sul mercato. Nel 2026 con quei 10.000 euro ti toccherà, verosimilmente, orientarti su un’utilitaria diesel usata e ben poco appetibile. In altre parole: sul tuo conto i 10.000 euro rimarranno 10.000, ma utilizzandoli comprerai meno. Come puoi far sì che il tuo potere d’acquisto rimanga stabile? Facendo fruttare quei 10.000 euro fermi sul conto non remunerato. Ad esempio, investendo. Il caso di Silvia e Giorgio: come bilanciare il rincaro dei prezzi Prendiamo l’esempio di Giorgio e Silvia, una coppia di 52 e 47 anni con due figli adolescenti. Poniamo che ciascuno dei genitori tenga sul suo conto corrente tremila euro – per le emergenze, non si sa mai – più quattromila sul conto comune dove sono domiciliate le bollette e la rata del mutuo, per un totale di diecimila euro parcheggiati su conti infruttuosi. Bene. Poniamo adesso che l’inflazione (ovviamente lo scenario è puramente ipotetico) si mantenga su una media del 2,5% di qui ai prossimi dieci anni – che è un livello ritenuto poco più che fisiologico dalle banche centrali. Cosa succederebbe ai soldi di Giorgio e Silvia in questo decennio? I diecimila euro di Giorgio e Silvia varrebbero, nel 2031, circa 7.500 euro. Quei 2.500 euro mancanti sarebbero stati erosi dall’inflazione – volatilizzati. E non è poco: con quei soldi Giorgio e Silvia avrebbero potuto pagare l’anticipo dell’auto per la figlia Sara che si avvicina ai 18 anni o una vacanza per tutta la famiglia. Bilanciare l’inflazione con un occhio alla sostenibilità Giorgio si è informato, ha parlato con i suoi amici e soprattutto con suo fratello Daniele, professione consulente finanziario: in un periodo come questo è importante mettere al riparo il vero valore dei propri soldi da aumenti inflazionistici troppo alti. Decide così, di comune accordo con la moglie Silvia, di destinare quel gruzzoletto di risparmi lasciati sul conto corrente non remunerato a un fondo d’investimento ESG, il quale contiene azioni e obbligazioni di società attente alle tematiche ambientali, sociali e di corretta gestione aziendale. Un’attenzione alla sostenibilità che non solo fa felice Silvia e la giovanissima Sara, ma che negli ultimi 10 anni ha realizzato performance importanti in Borsa, tanto che nel 2020 e nel 2021 i fondi Esg hanno resistito meglio alla crisi  posta dall’emergenza pandemica, sovraperformando le loro controparti “tradizionali”. Nel 2020, secondo ESG news, l’84% dei fondi Esg europei ha registrato un rendimento positivo. Il top performer è stato un fondo azionario che investe nel settore del climate change, il quale ha reso il 164%, mentre ben nove fondi hanno guadagnato più del 50%. Così, per almeno i prossimi 5-10 anni, i 10.000 di Giorgio e Silvia rimarranno in quel fondo, al riparo dall’inflazione e sulla via della rivalutazione. L’orizzonte di lungo periodo paga Insomma, l’andamento dei prezzi si riflette in modo tangibile sui tuoi risparmi. Ecco perché sarebbe importante fare in modo che i risparmi accumulati maturassero degli interessi almeno pari al tasso di inflazione – per evitare di perderci, se non altro. Ma si può anche ambire a guadagnare qualcosa dal meccanismo degli interessi composti. Spesso si pensa che investire sui mercati ci esponga a rischi troppo elevati, ma come abbiamo spesso precisato, non è così. O meglio, i rischi ci sono, ma non è vero che tenere i soldi “sotto il materasso” (o su un conto corrente, che poi non è tanto diverso) equivalga a non rischiare. Si rischia eccome, lo abbiamo visto: si ha la certezza che quei risparmi saranno erosi dall’inflazione. Sui mercati finanziari, invece, storicamente i risultati sono sempre stati positivi su orizzonti di lungo periodo.

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Come calcolare il rendimento obbligazionario.

27.11.2021 / 56 / 0

La formula per il calcolo del rendimento di un’obbligazione, nella sua versione più semplice, è pari a C/P* 100, dove C è la cedola netta e P il prezzo di acquisto del titolo. Quanto rendono le obbligazioni Le obbligazioni sono titoli di debito, emessi da un soggetto pubblico o privato, che di solito pagano interessi periodici sotto forma di cedola. Quest’ultima può essere di importo fisso o variabile. Esistono, infatti, titoli i cui interessi sono rapportati all’andamento di un parametro esterno come il tasso di inflazione o un saggio di interesse. Sebbene ogni emissione faccia storia a sé, di solito le cedole sono pagate una volta l’anno oppure ogni sei mesi. Ci sono, però, dei bond in circolazione che pagano interessi ogni tre mesi. Nonostante la cedola sia la forma più nota di interesse, alcuni titoli ne sono privi. È il caso, ad esempio, degli zero coupon bond. Si tratta, in questo caso, di titoli aventi durata breve o media la cui remunerazione deriva dalla differenza tra il valore di rimborso ed il prezzo di sottoscrizione o di acquisto. Di solito il guadagno di un bond deriva da due elementi: il flusso cedolare, ossia l’ammontare degli interessi periodici il guadagno in conto capitale, ossia la differenza tra il valore di rimborso e quello di acquisto. Un’ obbligazione, in breve, può essere emessa alla pari, sotto la pari o sopra la pari. Il primo caso, quello più semplice, si verifica quando il prezzo di emissione del titolo coincide con il valore di rimborso. In questo caso il rendimento deriverà unicamente dalle cedole pagate, oltre che dal tasso dell’eventuale reinvestimento delle stesse. Tuttavia se il titolo è acquistato sul mercato secondario, dopo la propria emissione, ad un prezzo inferiore al nominale cui verrà imborsato tra “enne” anni, tale differenza rappresenta un’ulteriore forma di guadagno. Essa, però, dovrà essere rapportata al tempo che manca alla scadenza, in modo da arrivare ad ottenere un valore annuale. Se, invece, il prezzo di acquisto supera quello cui il titolo sarà rimborsato, tale differenza andrà a ridurre il rendimento dell’obbligazione in modo corrispondente. Occorrerà, pertanto, dividere la perdita in conto capitale per gli anni di vita residua del titolo al fine di determinare il guadagno dell’investitore. Nel caso in cui il titolo fosse uno zero coupon il guadagno deriverebbe unicamente dal capital gain, a causa dell’assenza delle cedole periodiche. Formula di calcolo del rendimento di un bond Rendimento di un’obbligazione senza capital gain Nel caso più semplice la formula per il calcolo del rendimento di un’obbligazione è data da C/P* 100. C è la cedola annua, mentre P è il prezzo di acquisto. Immaginiamo, per semplicità, di comprare un bond che costa 100 (P), e che verrà rimborsato a 100. Se la cedola annua (C) è del 3%, il rendimento sarà pari a 3/100*100= 3%. L’esempio che abbiamo visto è volutamente semplice. In questo caso, infatti, non abbiamo differenze tra il prezzo pagato ed il valore di rimborso ad alterare il risultato. Il guadagno finale, quindi, dipenderà unicamente dalla cedola. In verità, però, la situazione reale è più complessa. Infatti raramente il prezzo di acquisto di un bond coincide con il valore di rimborso. Alla luce di ciò la nostra formula, che esprime il rendimento immediato, dovrà essere adattata nel modo che vedremo. Il rendimento in presenza di capital gain Immaginiamo, ad esempio, che il prezzo di acquisto sia di 95. In questo caso la cedola andrebbe rapportata ad un valore inferiore rispetto al nominale. Avremmo, quindi, 3/95*100=3,16%. Tuttavia il dato ottenuto non tiene conto del fatto che, alla scadenza, avremo un guadagno aggiuntivo di 5. Esso, infatti, è pari alla differenza tra il valore di rimborso e prezzo di acquisto. Se la quotazione avesse superato 100, al contrario, subiremmo una perdita al momento della scadenza. Inoltre un conto è avere un titolo che scade a 100 tra due anni. Altro discorso è avere un bond che rimborserà il capitale tra 5. La stessa differenza, in breve, dovrà essere divisa per il numero di anni che mancano alla scadenza. Nel nostro caso, ipotizzando un acquisto a 95 e una scadenza tra 5 anni dovremo dividere il guadagno percentuale di 5 per 5 anni. Otterremo così un reddito addizionale dell’1% l’anno che si andrà a sommare al 3,16%, arrivando ad un guadagno del 4,16%. Osservazioni conclusive Il tasso così calcolato non tiene conto di alcuni aspetti importanti. Ad esempio del fatto che le cedole sono tassate al 26% (o al 12,50% se si tratta di titoli di Stato), dei costi bancari e del fatto che gli interessi incassati possono essere reinvestiti. Chi volesse calcolare il rendimento effettivo, tenuto conto di tutte le variabili, potrà usare la formula TIR.X presente su un qualsiasi foglio di calcolo. Sarà sufficiente inserire in una colonna la data di acquisto del titolo, con a lato il prezzo di acquisto con il segno meno (-), seguite rispettivamente dalle date in cui saranno pagate le cedole con gli importi relativi. In breve avremo, nella colonna A, le date rilevanti in cui il titolo è comprato, paga cedole o rimborsa il capitale. Nella colonna B, invece, accanto ad ogni data avremo il flusso di cassa corrispondente. Il primo sarà l’esborso per l’acquisto del titolo. Seguiranno le cedole nette e, infine, il capitale rimborsato più l’ultima cedola. A questo punto si disporrà di tutti gli elementi utili per usare la funzione TIR.X e ottenere il rendimento dell’obbligazione che ci interessa.

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Una possibile nuova bolla finanziaria?

26.10.2021 / 912 / 0

Bolla finanziaria: cos’è e come si forma La bolla speculativa è l’incremento repentino del prezzo di una determinata attività finanziaria che ne porta le quotazioni a valori insostenibili sulla base dei fondamentali sottostanti. Le bolle speculative si formano periodicamente sui mercati. Spesso, ma non sempre, esse sono bolle azionarie. Tuttavia la storia ci consegna un’ampia serie di bolle finanziarie che vanno dai tulipani agli immobili. Capire cosa sia e come si formi una bolla speculativa ci darà le conoscenze necessarie per comprendere cosa aspettarci oggi. Le fasi di una bolla finanziaria E se i bond fossero in bolla? È possibile estrarre valore dalle obbligazioni?  Affinché si formi una bolla speculativa occorre che vi siano alcune condizioni di base. Anzitutto ci deve essere un ottimismo dilagante che permette l’attecchimento della teoria dei castelli per aria. Questa afferma che gli investitori comprano azioni perché ritengono che, sebbene le quotazioni siano elevate, qualcun altro sarà disposto a comprarle a prezzi più alti. Le bolle speculative, in breve, hanno una forte connotazione psicologica. Esse, infatti, si basano sull’effetto gregge, che innesca un processo emulativo, e sull’avidità che spinge le persone a “gettarsi nella mischia” senza riflettere su cosa potrebbe accadere. Una bolla speculativa, di solito, si sviluppa attraverso queste fasi. Evento scatenante A scatenare la speculazione è un evento, o una serie di eventi, che canalizzano il risparmio verso una certa asset class. Ad esempio nel 2000 la sensazione di una “nuova era” fece esplodere i titoli TMT (tecnologia, media e telecomunicazioni). Nel 1600, invece, l’entusiasmo smodato per i tulipani, arrivati da poco in Olanda dalla Turchia, ne fece esplodere i prezzi. La fiducia smisurata nel potere salvifico delle banche centrali, i bassi tassi di interesse e la liberazione dalla pandemia da COVID-19 potrebbero aver innescato la formazione di una nuova bolla speculativa. Boom Gli investitori iniziano a cercare l’arricchimento facile. Essi proiettano la recente impennata dei prezzi nel futuro, creando un’aspettativa eccessivamente ottimistica (effetto recenza). La salita delle quotazioni diventa oggetto di copertura mediatica. I rialzi creano, per effetto delle curve di retroazione, altri rialzi. Questi, in definitiva, sono generati dai nuovi compratori attratti dalla salita precedente delle quotazioni. Euforia irrazionale Quando le quotazioni sono salite a livelli tali da non trovare corrispondenza nei fondamentali sottostanti, la bolla finanziaria è all’apice. Gli investitori considerano le sole notizie positive, mentre i segnali di un ribasso sono ignorati. Quando il mercato inizia a correggere le persone pensano che si tratti di una caduta normale, cui seguirà un nuovo boom dei prezzi. Panico Un evento esterno, solitamente irrilevante in quanto tale, scatena le vendite. È la fine della bolla speculativa. Gli investitori si svegliano dal torpore e si rendono conto che non ci sarà nessuno “stupido” che comprerà i loro titoli a prezzi più alti. In breve tutti corrono a vendere, facendo scendere le quotazioni oltre il livello giustificato dai fondamentali stessi (overshooting). Una sequenza simile si era osservata nel 1840 in occasione del boom delle ferrovie, nel 1920 per automobili e radio, nel 1950 rispetto ai transistor elettronici e nel 1980 per home computer e biotecnologie. Le conseguenze della bolla speculativa Le bolle azionarie hanno effetti devastanti sull’economia reale. La distruzione di valore creata a causa del crollo delle quotazioni, riduce i consumi. Dato che essi sono una parte importante del reddito nazionale, una bolla finanziaria sovente crea una recessione economica. Lo scoppio di una bolla sovente crea le premesse per quella successiva. Ad esempio le masse di denaro che escono dal mercato azionario gonfiano il mercato dei bond, o quello delle cryptovalute. La distruzione di ricchezza è aggravata dal fatto che gli investitori fuggono nel momento peggiore per poi rientrare quando le quotazioni saranno di nuovo elevate. I segnali premonitori dello scoppio della bolla finanziaria Secondo la Banca per i Regolamenti Internazionali (BIS) ci sono alcuni elementi cui occorre prestare attenzione. Ecco di che si tratta. Mercato obbligazionario e bolle speculative L’enorma massa di liquidità immessa dalle banche centrali ha spinto i rendimenti di molti titoli sotto zero. Gli investitori in fuga dall’obbligazionario si sono riversati sul mercato azionario. Tuttavia le quotazioni sono elevate ovunque. Che fare con i bond?  Se la bolla sui bond dovesse scoppiare i tassi offerti salirebbero immediatamente. Le tensioni che si notano, in tal senso, sono eloquenti. Nel momento in cui le obbligazioni renderanno di nuovo non ci sarà più motivo di tenere i soldi sull’azionario, che con price earning alti non è più competitivo. Ciò potrebbe innescare una reazione a catena. L’invasione dei traders La BIS osserva come, sul mercato americano, sia cresciuta la presenza di investitori “speculativi” attratti dai guadagni a breve termine. In un recente report, in breve, si legge: Segnali rivelatori della crescente attività di questo tipo di investitori sono emersi analizzando i volumi di scambio di azioni e i movimenti di prezzo. I piccoli trader sembrano essere spesso attratti dalla natura speculativa dei singoli titoli, piuttosto che dai vantaggi della diversificazione. Il livello di turnover per Exchange Traded Fund (ETF) che seguonol’S&P 500, ad esempio, in Usa si è appiattito negli ultimi quattro anni, mentre quello per i singoli componenti del paniere ha registrato una tendenza al rialzo nello stesso periodo Bank for International Settlements La distanza tra quotazioni e fondamentali Secondo il report della BIS i piccoli investitori, che stanno spendendo i soldi ricevuti con i sussidi (ndr), non guardano affatto i fondamentali delle società comprate. Ciò porta ad una sovrastima delle prospettive future degli utili, soprattutto per alcuni comparti. La situazione è simile a quella del 2000. Allora, tuttavia, la bolla finanziaria fu “mitigata” dall’assenza delle piazze virtuali e dai social dove le notizie si propagano in fretta, auto alimentando il fenomeno. Conclusioni e linee guida per il futuro Se i mercati finanziari non correggeranno, è probabile che una nuova bolla speculativa si prepari ad esplodere nei prossimi anni. Il persistente basso livello dei tassi di interesse, ed il progressivo rientro dalle politiche espansive, dovrebbe avvenire senza traumi, per lo meno in teoria. Le azioni, quindi, dovrebbero ancora performance bene per i prossimi mesi. Tuttavia se le quotazioni non si raffredderanno è possibile che una notizia negativa funga da detonatore per le vendite. Se queste avvengono in un mercato euforico, dove tutti hanno già comprato, i venditori non troveranno una controparte per le proprie operazioni. Questo potrebbe portare ad una variazione selvaggia dei prezzi (Mandelbrot) e allo scoppio della bolla finanziaria del nuovo secolo. Tuttavia siamo ancora lontani da quel livello. Molto dipenderà da cosa succederà nei prossimi mesi. Una correzione salutare, magari seguita da un periodo di stabilità, potrebbe evitare l’esplosione di una dolorosa e pervasiva bolla azionaria.

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