Massimiliano Volpi

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03 aprile 2021
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Profilo professionale

Laurea Magistrale in ‘Finanza e Mercati Finanziari’ sono da sempre appassionato al mondo della finanza e dei mercati a cui dedico la quasi totalità delle mie giornate.
Ho lavorato in Compass Banca come consulente del credito, un paio di anni come consulente aziendale e infine ho iniziato il percorso come consulente finanziario in FinecoBank, l’unica realtà aziendale dove si può esercitare veramente questo tipo di professione.
Parallelamente lavoro come trader sui mercati dei derivati Futures e ho creato una strategia propria su un particolare tipo di operatività applicabile nel trading di spread tra commodities, del quale ho scritto e pubblicato anche un manuale.
Sono fermamente convinto che ogni idea di investimento debba essere spinta da un obbiettivo finale che può essere raggiunto solo tramite una strategia mirata, personale e trasparente e, sulla base di questi semplici ma essenziali punti, si basa il mio approccio alla professione.
Sono infine sempre pronto e disponibile ad approfondire, discutere e confrontarmi con chiunque abbia bisogno, ovviamente senza impegno e vincoli.
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Le mie principali competenze

I miei credit

  • Laurea magistale in ‘Finanza e Mercati Finanziari’
  • Laurea triennale in ‘Economia Aziendale’
  • Iscrizione Albo Unico dei Consulenti Abilitati all’offerta fuori sede
  • Pubblicazione articolo in ‘B&Finance’ su ‘strategie operativi su mercati Futures’

Le mie ultime attività

I destini dell’indice americano sono sempre più dipendenti da pochi Big. Ma chi ha scommesso contro l’S&P 500 è stato sconfitto dai rialzi.

13.09.2021 / 73 / 0

L’S&P500 è uno degli indici azionari più importanti in assoluto. Esso, in breve, misura l’andamento del mercato Usa attraverso cinquecento azioni di società a larga capitalizzazione. L’indice copre, pressappoco, il 75% dell’intero tessuto produttivo statunitense. Logico, quindi, pensare che un investimento su un indice così ampio rappresenti una grande diversificazione. Il recente boom dei titoli tecnologici ha alterato profondamente la struttura dell’indice. Poiché esso si basa sulla capitalizzazione, e dato che alcune società sono cresciute di valore a dismisura, il loro peso è aumentato all’interno dell’indice. Un recente studio di JPMorgan ha acceso i riflettori su due aspetti che meritano l’attenzione dell’investitore accorto. Rischio concentrazione I primi dieci titoli dell’S&P 500 rappresentano il 30% circa del totale. Ciò significa che l’indice è molto meno diversificato di quanto si creda. Dal 1 gennaio 2001 al 31 agosto 2021 l’indice di correlazione tra l’S&P 500 ed il NASDAQ è stato dello 0,88 (pari, cioè all’88% circa). Tuttavia se esaminiamo l’andamento della correlazione su base annua notiamo come la stessa sia cresciuta negli ultimi anni: In breve ciò comporta la necessità di monitorare attentamente il mercato Usa. Di fatto investire nell’S&P 500, oggi, implica una grande concentrazione nei soliti noti (Apple, Alphabet, Amazon, Facebook, ecc). In particolare il titolo della mela copre oggi il 6% dell’intero indice. Solo alla settima posizione troviamo un titolo non appartenente al settore finanziario. Si tratta, in breve, della Berkshire Hathaway, cassaforte di Warren Buffett. Il primo titolo bancario, invece, è JPMorgan, ma si trova al decimo posto. Inoltre il peso del titolo sull’indice è di appena l’,2%. Poco, in confronto al 6% di Apple.   Il peso degli utili Gli utili per azione dei primi dieci titoli dell’S&P 500 rappresentano il 34% circa del totale. Ciò implica che eventuali segnali di rallentamento nei profitti aziendali dei big della tecnologia avranno effetti immediati sull’intero indice Usa. Rispetto al passato, quindi, l’S&P 500 è potenzialmente più volatile, nel bene e nel male. Occhi puntati sull’S&P 500 Investire nella borsa Usa oggi significa concentrarsi prevalentemente sulle azioni di società ad alta tecnologia. Ciò può essere fonte di diversificazione apparente. Infatti nel caso in cui si abbia al tempo stesso un ETF o un fondo sul NASDAQ e uno sull’S&P entrambi “insisteranno” sui medesimi titoli. Infine l’S&P 500 è dominato da società i cui fondamentali sono più cari in assoluto. A titolo di esempio il rapporto prezzo/utili dei primi dieci titoli si avvicina a trenta. Al contrario il rapporto di tutte le azioni comprese nell’inidce è di circa 22 (fonte: IlSole24Ore). Questo significa che sia tempo di uscire dall’America? 

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Riflessioni attuali

14.06.2021 / 62 / 1

L’inflazione fa comodo agli Stati per ridurre il debito. Ma l’investitore farà bene a prendere delle contromisure per proteggere i suoi soldi.   L’inflazione destabilizza i mercati I ribassi dei listini azionari delle scorse settimane dipendono dai timori di un ritorno dell’inflazione. In modo particolare gli investitori temono che un rialzo eccessivo dei prezzi costringa le banche centrali ad un rapido aumento dei tassi di interesse. Il rientro dalle politiche monetarie espansive, in definitiva, metterebbe sotto pressione le borse azionarie come avvenne nel 2013. Tuttavia, al momento attuale, gli investitori sono convinti che l’inflazione sarà un fenomeno passeggero. Se l’inflazione avrà vita lunga l’effetto sui listini potrebbe essere a forma di J. In altri termini un ribasso iniziale delle borse potrebbe essere recuperato da rialzi successivi.   Perché l’inflazione dovrebbe rientrare a breve? Sebbene l’inflazione, per le ragioni che vedremo, rappresenterà un problema per il lungo periodo, nel breve termine essa dovrebbe rientrare. Infatti l’impennata nei prezzi deriva in prevalenza dal fatto che le quotazioni delle materie prime hanno rialzato la testa dopo un 2020 disastroso. Basti pensare, a titolo di esempio, a ciò che accadde al petrolio. Dopo aver toccato il livello zero lo scorso anno, una risalita delle quotazioni era inevitabile. Il rialzo dei prezzi, a giugno 2021, è concentrato e limitato ad alcuni settori: auto a noleggio tariffe aeree turismo ristoranti. Inoltre l’inflazione può significare un’economia forte, in cui la domanda di beni e servizi è in ripresa. Questo potrebbe favorire il mercato azionario. Inoltre una volta che la situazione si sia stabilizzata anche i prezzi dovrebbero tornare a crescere in modo meno impetuoso. Ciò, tuttavia, non significa che l’investitore non corra pericoli.   Inflazione e debito pubblico Le banche centrali, supportando la politica fiscale con l’immissione di un oceano di liquidità, gettano le premesse per un ritorno voluto dell’inflazione. Se il controllo dei prezzi, noto come inflation targeting, è stato l’obiettivo degli istituti negli ultimi 30 anni, nel 2020 qualche cosa è cambiato. Nel simposio autunnale di Jackson Hole, trasmesso in videconferenza, Jerome Powell ha affermato che la Fed sta allontanandosi dall’obiettivo di controllo dei prezzi. In breve l’istituto cerca di supportare la crescita economica, anche se ciò creerà inflazione. Ciò è strumentale ad un consolidamento strisciante del debito pubblico? L’inflazione, di fatto, diminuisce il potere di acquisto del denaro. In pratica essa avvantaggia i debitori che restituiscono meno soldi, in termini reali, di quelli che presero a prestito. Per gli Stati si tratta di un’ottima notizia ma l’investitore dovrà prendere opportune contromisure. A titolo di esempio un tasso di inflazione del 2% dimezzerà l’importo reale del debito pubblico in “soli” 35 anni. Il tutto senza che l’investitore se ne accorga, finendo con il perdere soldi in modo inconsapevole.   Consigli pratici per investire 1 – attenzione alle obbligazioni I bond a tasso fisso e a lunga scadenza sono i titoli più soggetti a perdite per effetto dell’inflazione. Infatti un rialzo dei tassi di interesse, naturale conseguenza di un livello dei prezzi più alto, ne abbatterà il valore. Se l’inflazione toccherà anche solo il 2%, soglia “tollerata” dalle banche centrali, qualunque remunerazione inferiore servirà solo a difendere in parte il potere di acquisto del capitale. Il raggiungimento di un elevato tasso di crescita del proprio portafoglio, pertanto, non potrà essere ottenuto solo dai bond.   2 – investire in strumenti anti-inflazione Ci sono alcune asset class che non possono mancare nel tuo portafoglio per spingerne la redditività. Ecco, in breve, quali sono: Azioni Sebbene la loro reattività nel breve periodo non sia necessariamente legata all’andamento dei prezzi, in quanto beni reali le azioni proteggono da una svalutazione monetaria. Certo, nel breve periodo esse saranno volatili. Tuttavia nel lungo andare il mercato azionario è un buon posto dove cercare protezione. Oro La correlazione tra l’andamento generale dei prezzi e il metallo non è perfetta. L’oro, però, è da sempre considerata la moneta per eccellenza ed una buona riserva di valore. Avere dell’oro in portafoglio, se nella giusta quantità, è un rimedio efficace contro il ritorno dell’inflazione. Bond indicizzati I titoli inflation linked permettono il recupero, al lordo dell’imposizione fiscale, della svalutazione della moneta. Al momento in cui scrivo le quotazioni sono ancora “abbordabili”. Prendi seriamente in considerazione l’acquisto di inflation linked bond, perché salveranno il tuo capitale. Immobili I Real Estate sono un investimento immobiliare fatto attraverso il mercato finanziario. Si tratta di una protezione efficace contro l’inflazione grazie al fatto che il valore delle “cose” (e delle case) probabilmente crescerà in un contesto inflativo. Metti in pratica questi suggerimenti e il tuo portafoglio sarà in gran parte immunizzato per il futuro.

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I consigli per investire pullulano: banche, consulenti finanziari, blog, media, amici e giornali. Ma pochi sono quelli che funzionano davvero.

01.06.2021 / 70 / 1

Tutti guru con i mercati in crescita Quando i mercati crescono tutti sono bravi a dare consigli sui migliori investimenti finanziari. In definitiva nessuno sarà smentito, fino a che il vento è favorevole. Tuttavia il passato ci ha insegnato ad essere prudenti e guardinghi. L’esplosione della bolla high tech del 2000 è stata amplificata dalle conseguenze dell’attacco terroristico dell’11/9. A distanza di pochi anni è arrivata la crisi dei mutui immobiliari. Infine una terribile pandemia ci ha travolti. Il mio augurio è che i nostri consigli ti siano utili e ti permettano di ottenere risultati diversi e migliori di quelli che hai avuto fino ad ora. Il fatto è che non esistono solo mercati toro. Prima o poi anche gli orsi arrivano. Ed è bene saperli fronteggiare per prosperare e accrescere la propria ricchezza. Consiglio # 1: accetta l’incertezza Il futuro è imprevedibile per tutti. Chi basa le proprie decisioni sulla capacità di conoscere in anticipo ciò che accadrà sui mercati verrà presto spazzato via. Il futuro prevedibile semplicemente non esiste. Per questo motivo il consiglio più importante è di basare la propria strategia di investimento su cosa sappiamo di non sapere, invece di fare affidamento su cosa crediamo di conoscere. Mettere in conto che ci sarà incertezza evita di paralizzare le nostre decisioni di investimento. Non saremo, infatti, più attagliati dal dubbio se sia o meno il momento di investire. Allo stesso modo l’avidità non prenderà il sopravvento su di noi, perché avremmo messo in conto una certa volatilità. Consiglio # 2 : pianifica l’asset allocation L‘allocazione ottimale del proprio portafoglio è l’aspetto cui gli investitori dedicano il minor tempo possibile. Essa, tuttavia, determina il 90% circa dei guadagni che otterremo (o che non avremo). Esistono tre ragioni per cui l’asset allocation è messa in secondo piano. L’incertezza è indigesta Gli investitori preferiscono pensare di essere in grado di prevedere cosa farà il mercato. O si illudono che qualche esperto super pagato sia in grado di farlo al posto loro. Ammettere la nostra ignoranza in rapporto a cosa capiterà in futuro è difficile. Ma paga. Eccesso di fiducia in sé Molti investitori credono che “seguendo” i mercati usciranno prima di un crollo. Oppure ripongono una fiducia eccessiva in quei consulenti che vendono la propria capacità di battere il mercato. Così finiscono per concentrare i propri investimenti, ricordando che i grandi investitori non diversificano. Ma scordano cosa accadde nel 2001 alla Enron, e non solo. Prodottocentrici La scarsa cultura finanziaria degli italiani, insieme con l’informazione pilotata dalle banche, spinge gli investitori a credere che il successo stia nella scelta dei prodotti migliori. Accade così che l’asset allocation diventa il risultato di scelte stratificate nel corso del tempo, e non la base di partenza per investire con successo. Ecco, allora, alcuni consigli per un’allocazione efficace. Per prima cosa ripartisci il tuo capitale tra classi di attivo poco correlate. Ad esempio prendi in considerazione questi investimenti: azioni a larga, media e piccola capitalizzazione, azioni europee ed estere, obbligazioni ad elevato rating, bond high yield e titoli indicizzati all’inflazione. Soprattutto in questo momento di mercato crea un portafoglio a prevalenza di azioni globali. Con i tassi ai minimi investire in sole obbligazioni è pericoloso e poco redditizio. Infine ricorda che l’asset allocation ottimale non deve, per nessuna ragione, dipendere dalle tue aspettative circa il futuro andamento dei mercati. Al contrario basati sul livello di rischio che puoi sopportare e tollerare. E lascia perdere il livello raggiunto dai mercati e tutto il resto. Consiglio # 3: ascolta la tua pancia Si dice che tutte le strade portino a Roma. Allo stesso modo esistono diverse filosofie di investimento che producono rendimenti simili. Tuttavia è importante scegliere quella che più ti fa sentire a tuo agio. Ossia la strategia che ha meno probabilità di venire abbandonata quando le cose andranno male. E stai certo che i tempi difficili arriveranno. Inutile, ad esempio, che tu scelga un approccio basato sull’individuazione del trend se, di fronte ad un ribasso, vorresti comprare ancora per mediare i prezzi. Al contrario se quando i mercati crescono vorresti incrementare le posizioni, “piramidando“, un approccio contrarian basato sul ribilanciamento non funzionerà. Tutto questo ti suona strano?  Per quanto sia controintuitivo, ascolta il tuo stomaco nel momento in cui scegli una strategia. Ma non ascoltarlo nell’implementazione. A quel punto sii freddo e distaccato.

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