Maurizio Camisa

Consulente finanziario

Iwbank Private Investments
Roma
Fino a €20MLN
Oltre a 10 anni
Diploma di specializzazione
57 anni
191
25 settembre 2019

Profilo professionale

Sono inscritto all’albo dei consulenti finanziari dal 1992. Da circa trent’anni svolgo con passione la professione di Consulente Finanziario. Credo che il ruolo che quest’ultimo svolge, sia oggi più che mai, un ruolo centrale nella società. Studiare, scegliere, pianificare, programmare nel tempo, sono i valori che esprimo in ogni mio giorno lavorativo. In un mondo che spesso omologa i prodotti e i servizi, differenziarsi con qualità è l’unica strada per emergere e restare Leader del mercato. Strutturare un modello di strategia finanziaria che si distingua dalla moltitudine, non è solo un’opportunità ma soprattutto una necessita per i nostri clienti. Inoltre, la banca che rappresento, utilizza un modello di consulenza sempre più ampio, in totale trasparenza e libero da ogni conflitto d’interesse, richiamandosi ai principi della normativa Europea denominata “MIFID”. Se a questo poi aggiungiamo la garanzia di protezione della ricchezza, vantaggio quest’ultimo espresso dall’affiancamento del terzo Gruppo Bancario Italiano, è possibile affermare che l’obiettivo di un servizio a tutto tondo per il cliente è finalmente raggiunto. La soddisfazione del cliente è la giusta ricompensa ad un impegno svolto con passione e costanza nel tempo.
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Le mie principali competenze

I miei credit

  • Da maggio 2015 a oggi - Consulente Finanziario / Group Manager presso IWBank Private Investments
  • Da marzo 2006 a gennaio 2015 - Group Manager presso UBI Banca Private Investment
  • Da gennaio 2004 a febbraio 2006 - Manager presso Banca Generali
  • Da gennaio 2001 a dicembre 2003 - Responsabile di Zona prezzo INTESA-BCI Italia SIM
  • Da maggio 1989 a dicembre 2000 - Promotore Finanziario presso Comit Distribuzone S.p.A.
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Le mie ultime attività

SCENARIO MACROECONOMICO

03.06.2020 / 88 Visualizzazioni

Il profondo deterioramento economico che sta interessando lo scenario mondiale si riscontra nelle evidenze macro che stanno comprovando l’imminente recessione per l’anno 2020. A supporto dell’economia sono intervenute, oltre alle principali Banche centrali, anche i singoli governi tramite misure straordinarie volte a contenere il declino economico dopo l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. Alle ingenti misure messe in atto dagli Stati Uniti si contrappone un quadro incerto nella sua realizzazione a livello europeo. Durante il mese di maggio in molti Paesi è stato deciso di porre fine al lockdown per il Covid-19 e di consentire progressivamente la ripresa delle attività produttive e dei servizi. In assenza di un vaccino per il quale i tempi non sembrano essere rapidi, permane il rischio che la curva dei contagi possa nuovamente tornare a salire. Rimane elevata la cautela nel fare in questo momento previsioni economiche in quanto la portata della recessione globale, la peggiore dalla Grande Recessione, è strettamente legata a quello che sarà l’andamento della pandemia. Le misure ultra - espansive di politica fiscale e monetaria sembrano non essere sufficienti ad evitare il crollo verticale del PIL nel 2020, mentre un parziale recupero dovrebbe avere inizio nella seconda metà dell’anno per poi dispiegare i maggiori effetti nel corso del 2021 ed in parte nel 2022. Oltre alle criticità sul piano della crescita, i riflessi della crisi si sono riscontrati sul mercato del lavoro che, soprattutto negli Stati Uniti, ha visto esplodere la disoccupazione e la richiesta di sussidi. Da non sottovalutare è l’enorme massa di debito in circolazione sia governativo sia corporate e soprattutto in relazione a quest’ultimo la probabilità di default e il numero di downgrade dei rating aumentati vistosamente.

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MARKET KNOW HOW

28.10.2019 / 80 Visualizzazioni

L’inversione della curva dei rendimenti USA, la guerra dei dazi, la Brexit e diversi altri sviluppi stanno alimentando i timori che la lunga corsa dei mercati finanziari sia ormai destinata a terminare, o quantomeno a rallentare. In effetti, anche se i principali listini azionari sono largamente positivi nel 2019, le performance da inizio 2018 risultano di certo meno brillanti. L’indice FTSE MIB, ad esempio, è cresciuto di circa il 24 per cento da inizio anno (dati al 17 settembre, rendimento totale netto), ma soltanto del 7 per cento da inizio 2018. Nonostante ciò, anche in una fase di crescente incertezza l’azionario rimane ancora tra le asset class più interessanti, soprattutto se confrontato con un mercato obbligazionario ai massimi storici e con rendimenti sotto lo zero per molte emissioni. Basti pensare che, ad oggi, degli 8,18 trilioni di euro di Titoli di Stato della Zona Euro, ben 5,6 trilioni di euro, ossia quasi il 69 per cento del totale, hanno un rendimento negativo, il più alto mai registrato. Il motivo di questo exploit? La scommessa di un sostegno all’economia da parte delle Banche centrali. Sostegno che non è tardato ad arrivare da entrambe le sponde dell’Atlantico. Le prospettive economiche globali si sono fatte “fragili e incerte”. Parola dell’OCSE che prevede per il 2019 un PIL globale al 2,94 per cento e al 3,4 per cento nel prossimo anno. I riflettori sono puntati soprattutto sulla Cina, uno dei due poli della guerra commerciale in atto. La crescita di Pechino dovrebbe infatti frenare gradualmente (anche se i multipli sono cresciuti del 100% dal 2006 ad oggi). Sono proprio le tensioni commerciali la principale causa della sforbiciata dell’OCSE: le revisioni al ribasso sono infatti state più significative su quei paesi che si affidano maggiormente all’export. Il botta e risposta tra Federal Reserve e Banca Centrale Europea, l’accordo sulla Brexit, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, l’attesa svolta nella politica economica tedesca, tengono i mercati in costante movimento. Senza contare i nuovi focolai di instabilità geopolitica. Un sostegno ai mercati finanziari potrebbe arrivare dalla Germania, che ha annunciato un maxi piano di stimolo economico da 50 miliardi di euro. Berlino, che cammina sul filo della recessione, ha deciso di dare una scossa alla politica economica del paese dopo aver ridotto il rapporto debito/PIL sotto il 60 per cento negli ultimi dieci anni. Le risorse per il piano di investimenti, abbondanti grazie al forte surplus di bilancio, dovrebbero essere utilizzate in particolare per una svolta “green” all’economia.

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