Michele Prignano

Consulente finanziario

Finecobank
Napoli
Da €20MLN a €40MLN
Oltre a 10 anni
Laurea
57 anni
147
23 novembre 2020

Profilo professionale

Poco dopo la laurea in Economia e Commercio, conseguita nel 1991 presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, ho iniziato il mio percorso professionale in Zetasim Spa, per poi approdare nel 1995 ad Ing Bank.
Da Gennaio 2003 sono in Unicredit Xelion Banca, poi confluita in Fineco Bank, e a Dicembre 2015 ho ottenuto la certificazione EFPA European Financial Advisor.
Dopo quasi trent’anni di appassionato lavoro, posso dire, oggi, di aver profondamente compreso la famosissima frase di Warren Buffet “Investire è semplice ma non facile”.
Oggi la selezione degli strumenti di investimento, la capacità di adattarli alle caratteristiche specifiche di ciascun cliente, la tecnologia per controllarne l’efficienza, sono dei presupposti del lavoro di un consulente finanziario, niente affatto scontati, ma pur sempre presupposti.
La gran parte del successo di un investimento dipende dalla capacità del consulente e del cliente, insieme, di attenersi rigorosamente al piano, seguendo una chiara e condivisa metodologia, evitando sistematicamente che l’emotività prenda il sopravvento, soprattutto in momenti di aspra volatilità dei mercati finanziari.
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Le mie principali competenze

I miei credit

  • La distribuzione dei prodotti di investimento assicurativo: IBIPs
  • Prodotti di investimento tra tradizione e innovazione
  • Valutazione delle esigenze del cliente
  • Principi per la costruzione, selezione e valutazione performance del portafoglio
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Le mie ultime attività

L’algebra e la finanza

27.11.2020 / 103 / 0

La finanza, spesso, è controintuitiva. Se, in algebra: A. 5% + 5% + 5% = 15% B.  10% - 15% + 20% = 15% C. 10% - 20% + 25% = 15% in finanza:   A. 5% + 5% + 5% = 15.76% B.  10% - 15% + 20% = 12.19% C. 10% - 20% + 25% = 10% In altre parole, se gli addendi fossero rendimenti annuali di un ipotetico investimento iniziale di 100.000 euro, l’investitore A dopo 3 anni realizzerebbe un capitale di 115.760 euro, l’investitore B un capitale di 112.190 euro e l’investitore C un capitale di 110.000 euro. Risultati sensibilmente diversi e, soprattutto, tanto peggiori quanto più violente le differenze di rendimento da un anno all’altro. La situazione si fa più drammatica per gli investitori B e C se allunghiamo il periodo di osservazione. Dopo 20 anni l’investitore A potrebbe contare su un capitale di 265.330 euro, l’investitore B  su un capitale di 215.350 euro e l’investitore C su un capitale di appena 188.850 euro. Un rendimento annuo costante del 5% consente il raddoppio del capitale investito in poco più di 14 anni. Gli eccessi di volatilità, oltre a danneggiare le coronarie degli investitori, distruggono sistematicamente la loro ricchezza. La tutela del patrimonio non si realizza di certo nella ricerca del prodotto magico ma, piuttosto, nella attenta valutazione delle procedure e degli strumenti di controllo del rischio.

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