Mirko Zocchi

Consulente finanziario

II° 2020
Finecobank
Roma
Da €20MLN a €40MLN
Da 5 anni a 10 anni
Master universitario di I° livello
34 anni
104
11 aprile 2020
II° 2020

Profilo professionale

Mi occupo di consulenza finanziaria per la clientela privata. Insieme ai miei clienti, individuiamo soluzioni personali di investimento: partendo dagli obiettivi di vita e di risparmio, troviamo le soluzioni migliori per costruire un percorso finalizzato al raggiungimento degli obiettivi posti. Monitoro costantemente il portafoglio e i mercati, per poter intervenire prontamente in caso di cambiamenti, sia del mercato che degli obiettivi del cliente.Le principali aree di competenza riguardano la costruzione di portafogli efficienti, l’ottimizzazione fiscale del patrimonio, la gestione del passaggio generazionale e la tutela del futuro con soluzioni complementari alla pensione.Da 3 anni sono entrato nel mondo Finecobank, con oltre un milione di clienti e una delle maggiori reti di consulenza in Italia con oltre 20mld nel private banking.Nel tempo libero mi piace viaggiare, leggere e fare sport. L’aforisma che più mi rappresenta e stimola è una frase di Gandhi: «Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere»

Le mie principali competenze

I miei credit

  • Iscrizione albo consulenti finanziari 276 del 2011
  • Iscrizione E000377010 del 31/03/2011
  • Certificazione EFA 2014
  • Laurea in economia e management con tesi: mifid 2, il ruolo del consulente finanziario e il conflitto di interesse
  • Master di 1 livello in finanza comportamentale con tesi: la previdenza comportamentale e il ruolo del consulente finanziario
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Le mie ultime attività

INDOVINARE PRIMA I MOMENTI DI ENTRATA E DI USCITA SUI MERCATI FINANZIARI?

27.04.2020 / 66 Visualizzazioni

Il titolo esprime un concetto sul quale non si può obiettare: nessuno, né investitori, né risparmiatori, tantomeno i consulenti o i presunti “maghi” del trading, sono in grado di sapere con esattezza cosa farà il mercato. Ed è ovvio, che questo non possa avvenire neanche in questa fase.   Ma in questa fase c’è un “però”: analizzando i dati si può notare che dal 21 febbraio al 23 marzo (la grande e rapida discesa dei mercati) gli indici hanno subito cali di dimensioni importanti; prendiamo ad esempio l’indice mondiale (Msci world) che ha subito un -33%.   Dal 24 marzo fino a venerdì della scorsa settimana, lo stesso indice ha avuto una performance del 25%.   Pur non avendo la certezza che il peggio possa essere definitivamente alle spalle, questo dato ci dice una cosa molto importante: per tornare semplicemente ai livelli pre-covid19 questo indice dovrà avere una performance di un ulteriore 20%. Eh si, perché al fine di recuperare una performance negativa del -33% sarà necessario farne una positiva del +49%.   Quindi, per le somme che decidessimo di investire oggi, avremmo la possibilità di poter ottenere da quest’ indice un rendimento del 20%. Non potremmo sapere con quali tempistiche questo possa avvenire; forse 6 mesi? Forse un anno? Forse qualcosa in più?   In altre condizioni di mercato, si sarebbero mai potute verificare condizioni per le quali, solo per tornare a valori di mercato normali, potremmo avere  un premio  del 20%?   Vale la pena assumerselo questo rischio?

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INVESTIRE E’ RISCHIOSO? SI, MA ANCHE NON FARLO LO E’

19.04.2020 / 64 Visualizzazioni

    Molto spesso, quando si parla di investimenti, l'aspetto che preoccupa di più i risparmiatori è la paura di perdere i soldi; il concetto di rischio assume, quindi, un ruolo fondamentale nel processo decisionale  delle persone quando si tratta di effettuare scelte finanziarie. Ma che cos'è il rischio? comunemente, quando un risparmiatore pronuncia la seguente domanda "ma è rischioso?", intende sapere se può perdere i suoi soldi, più specificamente se sussiste l'eventualità di poter perdere tutti i suoi soldi. Vorrei cercare di semplificare al massimo il concetto di rischio in finanza: il rischio viene inteso come la possibilità che un determinato evento possa accadere. Ben diversa è la concezione della probabilità con la quale un evento possa verificarsi. Acquistare un'azione comporta un rischio, e su questo non c'è dubbio.  Anche acquistare un'obbligazione comporta un rischio, e questo non è poi così evidente per tutti. Tenere 200.000€ su un conto corrente di una banca comporta un rischio? Assolutamente si. Questo è ancor meno chiaro per la maggior parte dei risparmiatori italiani.   Vediamo nello specifico perché: acquistare un'azione di una società significa diventarne soci in quota parte, con tutti gli oneri e gli onori che ne conseguono: riceverne la distribuzione degli utili e partecipare all'eventuale aumento della relativa capitalizzazione o alla sua diminuzione. In buona sostanza, se l'azienda andrà bene si guadagnerà, se andrà male si perderà. Comprare un'obbligazione comporta molti rischi: emittente (l'azienda che emette l'obbligazione potrebbe fallire), di tasso (il tasso di interesse che ci dà l'obbligazione che abbiamo comprato potrebbe, nel tempo, non andare più di pari passo con il mercato), di liquidità (nel caso in cui avessimo bisogno di ritirare i nostri soldi prima della scadenza dell'obbligazione potremmo ritrovarci in una condizione di impossibilità di riscatto, oppure dover prendere meno soldi di quanti ne abbiamo investiti), paese (il paese di appartenenza dell'azienda che ha emesso l'obbligazione rappresenta un rischio; se dovesse essere in grave difficoltà il paese, lo sarebbe, di conseguenza, anche l'azienda stessa) e di cambio (se abbiamo acquistato un'obbligazione in una valuta diversa dall'euro, saremmo esposti al rischio di oscillazioni delle valute). Anche la liquidità sui conti correnti comporta un rischio: il rischio che la banca possa fallire. In questo caso, per gli importi sino a 100.000€ potrebbe far da garanzia il fondo interbancario, ma, nel caso in cui fosse una banca importante a fallire, non ci sarebbero abbastanza soldi per rimborsare tutti. Senza parlare dell’inflazione che, pur non essendo un rischio ma una certezza, fa perdere ai soldi sul conto corrente potere di acquisto. Quindi? mettiamo i soldi sotto il materasso? direi proprio di no. Anche se abbiamo visto che tutto, nel mondo della finanza, comporta un rischio (cioè la possibilità che un evento possa accadere), risulta molto importante verificare con quale probabilità questo evento possa verificarsi. Veder fallire una banca importante sulla quale abbiamo i soldi sul conto è possibile, ma molto poco probabile. Veder fallire una società che emette un'obbligazione è possibile e la sua probabilità dipende dal grado di rating dell'azienda. Per fare un esempio, Apple avrebbe più difficoltà a fallire di quanta ne possa avere il bar sotto casa nostra. Per ogni tipologia di investimento si può verificare il grado di rischio e il relativo premio che ci viene elargito, in termini economici, per assumersi tale rischio. Maggiore sarà il rendimento che ci viene prospettato, maggiore sarà il rischio che intendiamo assumerci. Apple ci pagherà molto meno di quanto potrebbe pagarci il bar in cui facciamo colazione ogni mattina. Affinché il rischio possa essere il più basso possibile possiamo avvalerci della diversificazione, della de-correlzione e della pianificazione finanziaria.  

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COME COMPORTARSI CON I DRAWDOWN DEI MERCATI

13.04.2020 / 117 Visualizzazioni

Oggi prenderò spunto da una foto pubblicata sul sole 24 ore di qualche settimana fa; mi sono reso conto che per i non addetti ai lavori potrebbe non rimanere molto intuitiva e ha bisogno di qualche spiegazione.     Questi dati fanno riferimento alll’indice Standard & Poor’s 500 che tiene conto delle 500 aziende americane con maggior capitalizzazione. Si prendono in considerazioni i maggiori drawdown della storia. Che cosa sono i drawdown? Sono dei Sali e scendi, ossia la discesa massima dopo il punto più alto, espresso in termini percentuali. Nello specifico ci mostra quanti mesi è durato il periodo di ribasso e l’entità del successivo rialzo con le dovute tempistiche. Sfrutteremo 2 di queste situazioni per fare degli esempi pratici di comportamenti che si potevano attuare in quelle fasi e vedremo i risultati che si sarebbero potuti ottenere: 2008/2009 e 2015/2016.   Prendiamo ad esempio 5 persone diverse: Mario, Francesca, Andrea, Chiara e Giulio. Partiamo dal ribasso del 2008/2009 durato 5 mesi con un drawdown del -52%. Diciamo che sono tutti molto sfortunati ed entrano il giorno più alto prima del ribasso, investendo 100.000€, eccezion fatta per Giulio che resta in attesa. Tutti attuano i propri comportamenti nello stesso momento e prendiamo ad esempio il "-42%" anziché il "-52%".   Facciamo ora un secondo esempio sul ribasso di dicembre 2015/ febbraio 2016, dove abbiamo assistito in 3 mesi ad un drawdown del 12,6% e una risalita del 52% Le stesse persone restano sempre molto sfortunate ed entrano il giorno più alto prima del ribasso, investendo 100.000€. Tutti decidono dopo quasi 3 mesi di attuare dei comportamenti. Questa volta gli aggiuntivi o i disinvestimenti vengono fatti nel giorno del massimo ribasso.     Tutto questo ragionamento è per rafforzare il concetto dell’importanza del fattore TEMPO che, coadiuvato da comportamenti virtuosi, può fare realmente la differenza. Quindi, in questa fase, per chi è già investito e non ha la liquidità aggiuntiva il comportamento corretto è quello di attendere;  Chi invece ha della liquidità disponibile e ha già investito, sarebbe opportuno che facesse dei versamenti aggiuntivi.   Coloro i quali non hanno investito, non potrebbero trovare un momento più vantaggioso di questo per farlo.

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